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sabato 8 marzo 2025

GROENLANDIA - Interessi esterni e indipendenza, la Groenlandia va al voto(agenzia Fides 8 marzo 2025)

 


di Cosimo Graziani

Nuuk (Agenzia Fides) - Anche se la globalizzazione viene tanto criticata ultimamente, forse mai come quest’anno elezioni locali con meno di sessantamila aventi diritto hanno fatto tanto notizia. Eppure la Groenlandia, l’enorme isola di sovranità danese ma geograficamente America settentrionale, si appresta a vivere le elezioni del prossimo 11 marzo con tutti gli occhi del mondo addosso.

Questa attenzione è accresciuta dopo le parole del presidente statunitense Donald Trump, che a stretto giro dal suo giuramento del 21 gennaio scorso ha proposto, come aveva già fatto durante il primo mandato, che gli Stati Uniti prendano il controllo dell’isola, giustificando tale idea con la sua importanza strategica dal punto di vista economico per gli USA. La Danimarca, Paese alleato degli Stati Uniti e membro della Nato, ha subito ribattuto che l’isola non è in vendita e che ogni decisione sul suo futuro riguarda solo i suoi abitanti.

La Groenlandia fin dagli anni ‘70 è un territorio autonomo e nel 2009 le fu garantito il diritto di organizzare un referendum per ottenere l’indipendenza da Copenaghen. In questi sedici anni il dibattito sull’indipendenza – anche in relazione al passato coloniale con le sue pagine buie – è stato al uno dei temi della politica locale e dopo le parole di Trump ha guadagnato ancor più forza, anche per il fatto che le dichiarazioni del presidente americano siano cadute nell’ultimo periodo della legislatura locale.

Il motivo per cui da Washington si guarda alla Groenlandia in maniera così intensa è la sua posizione strategica. Si trova tra l’Oceano Atlantico settentrionale e il Mar Glaciale Artico in una posizione cruciale per il controllo di una parte delle rotte commerciali che si possono aprire con lo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord. Si tratta di una zona di contesa geopolitica tra le grandi potenze mondiali: Stati Uniti, Russia e Cina – alla lunga potrebbe esserci anche spazio per l’Unione Europea, ma i fattori perché si proietti sono difficili da realizzarsi nel lungo periodo e sono ancor meno probabili con l’attuale crisi.

La rotta artica che più interessa gli Stati Uniti è quella del Passaggio a Nord-Ovest, la quale costeggia l’Alaska settentrionale, il Canada e appunto la Groenlandia. Si tratta di una delle tre che potrebbero aprirsi con lo scioglimento dei ghiacci, le altre due sono la Trans-Artic Ruote che passa proprio in mezzo al Mar Glaciale Artico e l’altra è la Rotta del Mare del Nord, che può essere sfruttata da Cina e Russia. Il Passaggio a Nord-Ovest è una rotta alternativa al Canale di Panama e controllarla per gli Stati Uniti significa avere un percorso che colleghi le due coste del paese sicuro da ogni ingerenza straniera – il Canale secondo la nuova amministrazione americana è controllato dalla Cina – attraverso cui spostare merci e navi militari in minor tempo rispetto alla rotta panamense.

L’altra importante ragione per la quale Trump ha messo gli occhi sull’isola sono i giacimenti di terre rare, e non solo, in Groenlandia ma anche sui fondali dei mari nordici. In questo caso la Groenlandia avrebbe anche un’altra funzione: quella di proiettare ulteriormente gli Stati Uniti su quei mari e sull’Oceano Atlantico.

Stiamo vedendo in questi giorni l’importanza che Trump da all’approvvigionamento di terre rare con i negoziati in Ucraina, ebbene nei pensieri del coinquilino della Casa Bianca Ucraina e Groenlandia hanno la stessa importanza per l’economia del suo Paese. Sull’isola atlantica sarebbero presenti quarantadue milioni di tonnellate di materiali considerati critici dal governo statunitense, tra cui cobalto, rame, grafite, litio e nichel, mentre nel Mar Glaciale Artico sarebbero presenti anche ingenti giacimenti di gas e petrolio. Anche qui la corsa è contro la Cina che già da qualche anno ha dato il via all’esplorazione dei fondali.

Tutto ciò passa però dalla politica interna dell’isola a sovranità danese e i risultati delle prossime elezioni. Attualmente il governo è formato da una coalizione composta dal partito Inuit Ataqatigiit e dal partito Siumut, il primo di sinistra e indipendentista, il secondo più spostato su istanze socialdemocratiche. Il premier è Múte Inequnaaluk Bourup Egede, leader del partito Inuit Ataqatigiit, il quale ha reagito alle parole di Trump dichiarando che l’isola non era in vendita. Il Parlamento poi ha approvato due leggi alla luce di queste attenzioni indesiderate: una che limita i fondi stranieri e locali ai partiti in vista delle elezioni, un’altra che limita l’acquisizione di terre sull’isola. Nonostante queste misure prese e la volontà della popolazione di non voler entrare a far parte degli Stati Uniti uscita fuori da un recente sondaggio, le posizioni dei due partiti al governo riguardo la possibilità di indire un referendum dopo le elezioni non sono le stesse.

Esponenti del Siumut si sono detti a favore di referendum dopo le elezioni legislative, mentre l’Inuit Araqatigiit è stato più cauto. Una differenziazione di rilievo, perché rompe l’unità su una questione importante, in un momento delicato come questo. C’è da aspettarsi che le interferenze continuino? Per avere una risposta certa occorre aspettare i risultati dell’11 marzo, ma azzardando una previsione si può dire che sicuramente una divisione su un tema tanto sentito, quanto urgente da discutere, favorisce gli attori esterni che vogliono interferire sulla politica locale.

Di conseguenza Trump potrebbe sfruttare questa fessura tra le posizioni dei due principali partiti. Gli effetti si sentirebbero anche nelle relazioni con la Danimarca e con l’Europa nel complesso, con un nuovo tema a irrigidire i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. (Agenzia Fides 8/3/2025)

giovedì 28 ottobre 2021

AFRICA/SUDAN - I Vescovi: la nazione torna al passato; dietro le Forze armate ci sono i Fratelli musulmani

 

AFRICA/SUDAN - I Vescovi: la nazione torna al passato; dietro le Forze armate ci sono i Fratelli musulmani
 
El Obeid (Agenzia Fides) - “Stiamo tornando all’era militare del Sudan, alla guerra piuttosto che la pace”. Lo dice all’Agenzia Fides Mons. Yunan Tombe Trille, Vescovo di El Obeid, in Sudan, e Presidente della Conferenza episcopale di Sudan e Sud Sudan, all’indomani del golpe che ha riportato l’orologio del Paese indietro di due anni e mezzo, quando a governarlo, dopo oltre tre decenni, c’era ancora il dittatore Omar al-Bashir. “Credo che dietro le forze armate ci siano i Fratelli Musulmani; da giorni, prima del golpe, li si vedeva nel Palazzo della Repubblica. La loro richiesta alla società civile e al governo era molto chiara: fatevi da parte e consegnate tutto nelle mani dei militari. Nel frattempo è stato dichiarato lo stato di emergenza e il Consiglio Supremo, il governo, le cariche istituzionali, sono state sciolte”.
Il Sudan, a quattro giorni dal golpe, resta in una situazione di sospensione generale. Il capo dell'esercito, Abdel Fattah al Burhan, ha dichiarato “finita l’esperienza del governo di transizione per difendere la Rivoluzione”. Il discorso ha diviso l’opinione pubblica, creando maggiore opposizione da una parte e attendismo dall’altra. I toni sono stati moderati e, come li definisce una fonte di Fides che chiede l’anonimato, “perfino suadenti”. Hamdok, il capo del governo che godeva di grande prestigio, dopo aver invitato la popolazione a "scendere in piazza e riprendersi la democrazia che ci è stata scippata”, si è ritirato da giorni in un totale silenzio. Secondo alcuni, potrebbe essergli impedito di parlare e potrebbe essere minacciato e costretto ad accettare il nuovo corso.
“Purtroppo lo scenario che si apre davanti a noi – riprende il Vescovo Tombe Trille, – non è affatto roseo; credo che i militari prenderanno tutto il potere e irrideranno il mondo con la celebrazione di elezioni (che i golpisti hanno annunciato per il 2023, ndr) che saranno l’ennesima farsa e che legittimeranno un potere illegittimo, esattamente come è successo con i governi nel passato. La gente con tutta probabilità continuerà a scendere in piazza, ma con questa situazione, prevedo che ci sarà molta sofferenza”.
Il 26 ottobre, il capo dell’esercito Burhan, in una lunga conferenza pubblica ha giustificato il colpo di stato addossando le principali responsabilità alle Forze per la Libertà e il Cambiamento (la maggior piattaforma firmataria dell’accordo con l’esercito per la transizione, siglato nell’agosto 2019, ndr). Tali Forze, secondo lui, avrebbero per troppo tempo attaccato l’esercito e reso la transizione impossibile. Burhan ha richiamato tutti alla calma e chiamato il capo del governo spodestato Hamdok “fratello”, evitando di toccare la questione della violenza che sta insanguinando il Sudan, mentre si rincorrono voci su “uccisioni di massa”. “La piattaforma civile – informa la fonte di Fides - annuncia manifestazioni imponenti per sabato prossimo. Tensioni e incertezza sono a livello altissimo”.
(LA) (Agenzia Fides 28/10/2021)

lunedì 25 ottobre 2021

Agenzia Fides 25 ottobre 2021

 

VATICANO - Il Papa nella Giornata Missionaria: grazie a chi testimonia il Vangelo nelle terre che non conoscono Gesù
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Un «grazie» e la richiesta di «un grande applauso» per «i tanti missionari e missionarie – sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici - che in prima linea spendono le loro vite energie al servizio della Chiesa, pagando in prima persona, a volte a caro prezzo, la loro testimonianza». Così, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, celebrata in tutto il mondo dalla Chiesa cattolica nella penultima domenica di ottobre, Papa Francesco ha voluto esprimere la sua gratitudine verso tutti i battezzati coinvolti nella “missio ad gentes”, attestando che il loro prendere parte all’opera apostolica non fiorisce «per fare proselitismo, ma per testimoniare il Vangelo nella loro vita nelle terre che non conoscono Gesù».
Le semplici parole di gratitudine nei confronti di chi opera nelle missioni sono state pronunciate dal Vescovo di Roma domenica 24 ottobre, dopo la tradizionale recita della preghiera mariana dell’Angelus. Parlando dalla finestra del Palazzo apostolico, davanti alla moltitudine presente a Piazza San Pietro, il Papa ha suggerito con un accenno lieve anche l’intima affinità genetica che corre tra la testimonianza resa da missionari e missionarie e quella offerta dai santi e dalle sante canonizzati dalla Chiesa. Richiamando le figure di suor Lucia dell’Immacolata – religiosa delle Ancelle della Carità beatificata a Brescia sabato 23 ottobre – e di Sandra Sabattini – studentessa figlia spirituale di don Oreste Benzi, beatificata a Rimini proprio domenica 24 ottobre, (vedi Fides 23/10/2021) – il Pontefice ha suggerito di guardare nella Giornata Missionaria Mondiale «a queste due nuove Beate come a testimoni che hanno annunciato il Vangelo con la loro vita».
Prima della recita dell’Angelus, commentando l’incontro tra Gesù e Bartimeo - il cieco di Gerico a cui Cristo ridona la vista - raccontato nel brano evangelico della liturgia del giorno, Papa Francesco aveva anche suggerito che un tratto inconfondibile della vita cristiana – e quindi anche di ogni opera missionaria e di ogni esperienza di autentica santità - è la mendicanza dei miracoli, gesti che possono essere compiuti solo da Cristo stesso, a cominciare dal miracolo del cambiamento che Lui solo può operare nel cuore degli uomini e delle donne di ogni tempo. «Bartimeo» ha fatto notare Papa Francesco «aveva perso la vista, ma non la voce! Infatti, quando sente che sta per passare Gesù, inizia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”. Gesù sente, e subito si ferma. Dio ascolta sempre il grido del povero, e non è per nulla disturbato dalla voce di Bartimeo, anzi, si accorge che è piena di fede, una fede che non teme di insistere, di bussare al cuore di Dio». A Gesù – ha aggiunto il Papa nella parte centrale della sua breve catechesi – Bartimeo «non chiede qualche spicciolo come fa con i passanti. No. A Colui che può tutto chiede tutto. Alla gente chiede degli spiccioli, a Gesù che può fare tutto, chiede tutto: “Abbi pietà di me, abbi pietà di tutto ciò che sono”». Quando la fede è viva – ha rimarcato il Papa – la preghiera « non mendica spiccioli, non si riduce ai bisogni del momento. A Gesù, che può tutto, va chiesto tutto. Non dimenticatevi di questo. A Gesù che può tutto va chiesto tutto, con la mia insistenza davanti a Lui. Egli non vede l’ora di riversare la sua grazia e la sua gioia nei nostri cuori, ma purtroppo siamo noi a mantenere le distanze, forse per timidezza o pigrizia o incredulità». Per offrire un’immagine concreta a concerma delle sue esortazioni, il Successore di Pietro ha anche riproposto un episodio attinto dalla sua lunga esperienza pastorale: «Tanti di noi, quando preghiamo» ha notato il Pontefice «non crediamo che il Signore può fare il miracolo. Mi viene in mente quella storia – che io ho visto – di quel papà a cui i medici avevano detto che la sua bambina di nove anni non passava la notte; era in ospedale. E lui ha preso un bus ed è andato a settanta chilometri al santuario della Madonna. Era chiuso e lui, aggrappato alla cancellata, passò tutta la notte pregando: “Signore, salvala! Signore, dalle la vita!”. Pregava la Madonna, tutta la notte gridando a Dio, gridando dal cuore. Poi al mattino, quando tornò in ospedale, trovò la moglie che piangeva. E lui pensò: “È morta”. E la moglie disse: “Non si capisce, non si capisce, i medici dicono che è una cosa strana, sembra guarita”. Il grido di quell’uomo che chiedeva tutto – ha rimarcato Papa Francesco - è stato ascoltato dal Signore che gli aveva dato tutto. Questa non è una storia: questo l’ho visto io, nell’altra diocesi. Abbiamo questo coraggio nella preghiera? A Colui che può darci tutto, chiediamo tutto, come Bartimeo, che un grande maestro, un grande maestro di preghiera. Lui, Bartimeo ci sia di esempio con la sua fede concreta, insistente e coraggiosa». (GV) (Agenzia Fides 24/10/2021).
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VATICANO - “La centralità del Regno” il filo conduttore del nuovo numero del Bolletino della POSI
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) -“La centralità del Regno” è il titolo e il tema del Bollettino di ottobre 2021 del Segretariato Internazionale della Pontificia Opera della Santa Infanzia (POSI) in distribuzione in questi giorni. Il mese di ottobre, apertosi con la memoria liturgica di santa Teresina di Lisieux, è il mese missionario per eccellenza che è culminato domenica 24 ottobre con la celebrazione della Giornata Missionaria mondiale dal tema “Non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20).
“Credo che il tema di quest’anno sia più̀ che mai a misura di bambino, poiché́ ne evidenzia due caratteristiche genuine quali la semplicità̀ e la spontaneità̀” scrive nel suo editoriale sr. Roberta Tremarelli, Segretario Generale della Pontificia Opera Santa Infanzia che riprende “Sono le stesse che ogni Cristiano, evangelizzatore, testimone, discepolo missionario dovrebbe avere nell’annunciare il Vangelo, sfruttando ogni occasione opportuna e inopportuna, come diceva San Paolo. Proprio come i bambini, nella loro semplicità̀ e senza veli. Chi meglio di un bambino e di un ragazzo può̀ insegnarci ad annunciare il Vangelo ed essere missionario? Il bambino non pensa né prevede le contrarietà̀, procede e basta, fidandosi”. Suor Tremarelli ricorda come questo spirito fosse già prefigurato in Pauline Marie Jaricot, fondatrice nel maggio del 1822 della prima Opera missionaria, quella della Propagazione della fede della quale è prossima la beatificazione: “in questi giorni è stata annunciata la data della sua beatificazione: il 22 maggio 2022 a Lione. Gioiamo con tutta la Chiesa per questa prossima nuova Beata, una donna di fede che nella sua sensibilità e semplicità ha dato vita ad un’Opera che da 200 anni sostiene i missionari e la missione della Chiesa universale”.
Il tema del Bollettino “La centralità del Regno” viene trattato da padre Leonardo Rodriguez, Direttore nazionale delle PP.OO.MM in Uruguay che, facendo riferimento all’invito di Gesù a diventare come i bambini, cerca di identificare alcune caratteristiche della capacità di legame/vincolo/ relazione del bambino per individuare da questa analisi le caratteristiche della spiritualità cristiana, mentre “Una spiritualità per l’infanzia missionaria secondo santa Teresa di Lisieux e san Giovanni Paolo II” è il contributo a firma di Rafael Santos, collaboratore della Direzione nazionale PP.OO.MM. in Spagna, che offre il seguente richiamo: “Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, patrona delle Missioni all’età di sette anni è entrata a far parte dell’Opera della Santa Infanzia, chiamata oggi Infanzia Missionaria, dettaglio importante perché “suggerisce che, ricondurre alla nostra epoca la vita e la spiritualità di questa Santa può far luce sulla vita e sulla spiritualità dell’Infanzia Missionaria dei giorni nostri”.
Fra gli altri argomenti trattato in questo numero: la voce dei bambini dalle direzioni nazionali Sri Lanka, Pakistan, Malawi, Colombia, Filippine; notizie dalle diocesi: Bolivia, Nicaragua, Nigeria, India, Liberia, Guinea Bissau, Perù. Si narra anche dei “Piccoli missionari in Burundi” e si raccontano progetti di educazione religiosa e assistenza di base per i bambini dei villaggi remoti di Babiko, Mou e Rapa, e il centro di reinserimento Ndjiatar per bambini diversamente abili.
(EG) (25/10/2021)



LINK
Bollettini POSI -> https://www.ppoomm.va/it/documentazioni/documenti-posi/posi-bollettini.html
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AFRICA/SUDAN - I militari prendono il potere con un golpe, la gente scende in piazza
 
Khartoum (Agenzia Fides) - “Mentre siamo parlando si sentono spari. Come temevamo, l’esercito ha preso a sparare sui dimostranti che fin dalle prime ore della mattinata si sono riversati nelle strade per chiedere l’immediata fine del processo di golpe e il ritorno alla transizione democratica”. Lo riferiscono fonti di Fides nella Chiesa in Sudan, chiedendo “specie in questo momento di grandi incertezza e timori” di restare anonima. La fonte di Fides è stata raggiunta a fatica al telefono (dall’alba sono interrotti al 90% linee telefoniche, internet e strade) nella tarda mattinata di lunedì 25 ottobre, poche ore dopo l’avvenuto colpo di Stato. Il grande Paese africano, due anni e mezzo fa teatro di una “Primavera” che sorprese il mondo per la conduzione pacifica e incruenta, soprattutto, per la cacciata del dittatore Omar al-Bashir, sembra piombare di nuovo nel caos autocratico e alimentare i timori di un ritorno al passato.
“Nella notte – riferiscono le nostre fonti - dopo giorni in cui si rincorrevano voci e si temevano conferme, c'è stato il colpo di stato. Linee internet e telefoniche, strade e aeroporto sono chiusi. Alla radio, da questa mattina, passano solo ed esclusivamente l'inno nazionale. C’è una presenza militare massiccia e si tratterà di capire chi sarà il nuovo leader e, soprattutto, come reagirà la popolazione che, piuttosto che tornare indietro, è pronta a tutto. Da questa notte ci poniamo molte domande ma sono due gli aspetti che più ci preoccupano. Da una parte la reazione dei militari alle manifestazioni che stanno avvenendo: da queste prime avvisaglie, l’intenzione è di reprimere duramente anche se, nel frattempo, ci giungono notizie di soldati ai posti di blocco che invece fanno passare i manifestanti. Dall’altra chi ci sia dietro questa mossa. Chi sono i militari realmente alla testa del golpe? Sono islamisti? Una fronda più laica? E poi, nel gruppo dei militari golpisti rientrano forse anche i Janjaweed del Darfur (le famigerate milizie autrici di efferati eccidi e stragi nella regione centro-occidentale, ndr)? ”
Si accavallano, nel frattempo, notizie riguardo la situazione di tensione del Paese. Dopo l’arresto, avvenuto nelle prime ore dell’alba, del Primo Ministro Abdalla Hamdok e della moglie, camionette militari hanno circondato le abitazioni dei ministri civili dell’informazione Hamza Baloul, dell’industria Ibrahim al-Sheikh, del governatore della capitale Khartoum, Ayman Khalid, del consigliere per i rapporti con i media Faisal Mohammed Saleh e del portavoce per il consiglio sovrano Mohammed al-Fiky Suliman, per arrestarli.
“Sono persone buone che si erano impegnate in prima persona – riprende la fonte – e che pagano proprio per la lealtà al popolo. Sembra che i militari vogliano che il Primo ministro si dimetta ‘spontaneamente’ e si dichiari pronto a entrare in un esecutivo golpista; ma Hamdok tiene duro e anzi chiama la gente a protestare. Gli ufficiali vogliono il potere senza perdere la faccia, come se la gente fosse stupida e non sia già consapevole delle manovre”.
Il golpe avviene al culmine di un periodo di forti tensioni fra i militari e la società civile che 2 anni fa avevano siglato un accordo di transizione che prevedeva una “presidenza a rotazione” e che, il prossimo 17 novembre, avrebbe dovuto condurre a una presidenza espressa dalla società civile e alla prosecuzione dell’esperienza di governo al 50% e 50%. I militari, in realtà, hanno fatto comprendere con sempre maggiore chiarezza che non volevano lasciare la presidenza e, per diffondere caos e panico, hanno innescato e foraggiato manifestazioni di fette di popolazione invocanti il “pugno duro” per mettere fine alla pesante crisi economica e politica degli ultimi tempi.
Conclude la fonte di Fides: “Il presidente del Consiglio di transizione Abdel Fattah al-Burhan ha proclamato lo stato di emergenza in tutto il Paese, con la dissoluzione del suddetto Consiglio e del governo. Hanno sostanzialmente sciolto il consiglio sovrano e l’esecutivo, praticamente stracciato l’accordo fra civili e militari di 2 anni fa. Dicono di averlo fatto per salvare la rivoluzione ma è un atto che la seppellisce definitivamente”.
(LA) (Agenzia Fides 25/10/2021)
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AFRICA/SUD SUDAN - "School Children We Are for Peace": gli studenti celebrano la Giornata annuale delle scuole cattoliche
 
Tombura Yambio (Agenzia Fides) - Mentre il Paese continua a vivere una crisi umanitaria molto pesante, i ragazzi della diocesi di Tombura Yambio non rinunciano a celebrare la Giornata delle scuole cattoliche con l’obiettivo di portare speranza e fiducia in se stessi nel travagliato Stato dell'Equatoria occidentale.
La celebrazione, che si tiene ogni anno, rientra nei programmi della diocesi. Solitamente vede riunite tutte le istituzioni scolastiche cattoliche della diocesi. Tra queste l'Università Cattolica, le scuole superiori, le scuole secondarie, le scuole primarie e le scuole pre-primarie.
A guidare la celebrazione eucaristica di centinaia di studenti e alunni nella Parrocchia Santa Maria Madre di Dio di Yambio, il Vicario generale ad interim della diocesi, p. Tombe Charles. Ricordando San Daniele Comboni, patrono diocesano dell'istruzione che portò il primo seme della fede e dell'educazione cattolica nell'allora Sudan, p. Tombe ha detto: “San Daniele Comboni ci invita a ricominciare la vita di nuovo, per essere più vicini a Gesù Cristo, e attraverso l’istruzione ottenere qualcosa di nuovo che prima non c'era”.
“Nonostante le sfide, è importante concentrarsi su ciò che vogliamo essere – ha aggiunto il Vicario generale - . Tutti noi possiamo realizzarci solo se lavoriamo per la pace che viene da Dio, questo significa accettare completamente Lui” prosegue la nota pervenuta all’Agenzia Fides.
“Siamo uniti da Dio per la missione di portare la pace alle persone” ha puntualizzato p. Tombe, aggiungendo che gli studenti e gli alunni stanno ricevendo un'istruzione per essere persone competenti che dovrebbero lavorare per l'unità e l'amore per tutta l'umanità nel prossimo futuro.
“Crediamo che per raggiungere la missione dell'Educazione cattolica nella diocesi cattolica di Tombura-Yambio, dobbiamo sviluppare la nostra capacità di agire come una comunità in continuo apprendimento” ha detto il Vescovo della diocesi, Mons. Eduardo Hiiboro Kussala nel messaggio letto a suo nome dal Vicario durante la celebrazione. Incoraggiando alunni, studenti, insegnanti e tutti coloro che lavorano nel settore educativo della diocesi, il Vescovo ha affermato che l’obiettivo di tutte le scuole cattoliche è quello di fornire un'educazione cattolica che ispiri tutti gli studenti ad apprendere e sperimentare la crescita accademica in un ambiente sicuro e accogliente, basato sui valori del Vangelo. Il carisma delle scuole cattoliche diocesane è servire Dio e la comunità con coraggio e integrità; vedere la luce splendente in ogni bambino.
"School Children We Are for Peace" è stato il tema delle celebrazioni di quest'anno, iniziate con il raduno di tutte le scuole a Yambio Freedom Square al mattino e proseguite in marcia attraverso la città fino alla Parrocchia Santa Maria Madre di Dio di Yambio.
La diocesi cattolica di Tombura-Yambio ha attualmente cinque istituti di istruzione superiore, 8 scuole secondarie in otto diverse parrocchie, 28 scuole primarie e 24 scuole materne.
(AP) (Agenzia Fides 25/10/2021)
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ASIA/BANGLADESH - Il Cardinale D'Rozario: garantire dignità e protezione ai Rohingya
 
Cox's Bazar (Agenzia Fides) – “Apriamo i nostri cuori alle persone che hanno bisogno del nostro sostegno per garantire la loro esistenza in questo mondo”: lo ha detto il Cardinale Patrick D'Rozario, dopo aver visitato, nei giorni scorsi, il più grande campo profughi del mondo a Cox's Bazar, dove vivono 1,1 milioni di Rohingya. In un videomessaggio diffuso per l'occasione e pervenuto all'Agenzia Fides, il Cardinale ha raccontato la sua esperienza dicendo: “Siamo accanto a loro. Chiediamo solidarietà alle persone di altre nazioni. Quando sono arrivato qui per la prima volta, tutti erano tristi. Non si avvicinavano nemmeno chiamandoli. Ora vedo campi ben organizzati e stanno vivendo in modo umano”.
Il Cardinale ha spiegato: “I Rohingya riescono a soddisfare alcune necessità di base della loro vita e dispongono di rifugi dignitosi. E' un passo avanti. Ho parlato del ruolo della Caritas. La dedizione, l'assistenza, una buona pianificazione degli aiuti hanno davvero dato all'ambiente un volto umano”.
Naturalmente l'auspicio è che i Rohingya possano tornare nella loro terra natale, in Myanmar: “Ma questa non è semplicemente una decisione bilaterale, tra Myanmar e Bangladesh. La comunità internazionale si sta impegnando per questo ed è coinvolta. Se i profughi non saranno sicuri dei loro diritti umani, della cittadinanza, della sicurezza, non saranno disposti ad andarci. Non possiamo costringerli a uscire, anche questo è disumano. Queste persone dovrebbero essere ben accolte, dovrebbero essere protette, dovrebbero essere accompagnate nello sviluppo e nella promozione umana. La situazione è molto difficile”.
Il Cardinale ha citato la preoccupazione di Papa Francesco per i Rohingya: “Il Santo Padre parla dei Rohingya, ricorda e prega per i Rohingya, e conserva sempre bei ricordi nel suo cuore", ha detto, ricordando che nel 2017 Papa Francesco ha incontrato alcuni rifugiati Rohingya durante la sua visita a Dhaka.
Dopo la visita del Cardinale, Immanual Chayan Biswas, capo delle operazioni del Programma di risposta alle emergenze in Caritas Bangladesh, dichiara a Fides: “In tre anni d impegno abbiamo lavorato a un programma di accoglienza, che ha visto i profughi passare da rifugi temporanei a rifugi più stabili. Con la nostra azione, cerchiamo di offrire solidarietà concreta e dare speranza. Nel 2017, la maggior parte delle donne e dei bambini Rohingya sono venuti qui con traumi psicologici e, in tre anni, grazie al nostro programma di sostegno psicologico e sociale, molte donne, molti bambini hanno iniziato a tornare alla vita normale".
Caritas Bangladesh opera in Cox's Bazar accanto all'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, mettendo a disposizione un centro comunitario e 175 rifugi per i residenti del campo. Diversi programmi di assistenza sociale promossi da Caritas Bangladesh stanno aiutando i rifugiati Rohingya nella promozione umana, per favorire condizioni di vita dignitose.
(FC) Agenzia Fides, 22/10/2021)
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ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita sugli scontri di Tayyouneh: chi ha difeso “la sicurezza del proprio ambiente” non diventi “capro espiatorio”
 
Beirut (Agenzia Fides) - Lo Stato, con le sue istituzioni, ha il compito di “proteggere il suo popolo”. E se ciò non accade in maniera efficace, quelli che hanno difeso “la loro dignità e la sicurezza del proprio ambiente” non possono essere trattati alla stregua di un “capro espiatorio”. Così il Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca della Chiesa maronita, è intervenuto sulla delicata fase politica attraversata dal Paese dei Cedri, tintasi di sangue dopo che sette manifestanti sciiti sono stati uccisi giovedì 14 ottobre, a Beirut, da cecchini appostati sui tetti nel quartiere “cristiano” di Tayyouneh.
Le parole del Patriarca, pronunciate durante l’omelia della celebrazione liturgica da lui presieduta domenica 24 ottobre nella sede patriarcale di Bkerké, sono state lette da molti media nazionali come un implicito sostegno offerto dal Cardinale libanese alle posizioni di chi considera i fatti di sangue registrati a Tayyouneh come un fatale incidente, seguito al tentativo di auto-difesa messo in atto dagli abitanti del quartiere di fronte alle scorribande di militanti sciiti arrivati dall’esterno con armi intenti intimidatori. "Noi che crediamo nella giustizia” ha detto il Patriarca, “non accettiamo che coloro che hanno difeso la loro dignità e la sicurezza del loro ambiente siano trasformati in un capro espiatorio. Queste persone, insieme ad altre, avevano difeso il Libano e offerto migliaia di martiri per il bene della sua unità e sovranità".
Dopo la strage, il partito sciita di Hezbollah e i suoi media di riferimento avevano attaccato frontalmente, come autori del massacro, miliziani delle Forze Libanesi, Partito guidato dal leader cristiano Samir Geagea, che dal canto suo aveva respinto le accuse di aver realizzato un “agguato” premeditato, sostenendo che alcuni residenti di Ain al Remmaneh- Tayyouneh si erano soltanto “difesi” dai miliziani sciiti “che hanno cercato di entrare nelle loro case”. Sui media e nei contributi di alcuni analisti è cominciata a riaffiorare la retorica settaria sulle milizie impegnate a “difendere” e “proteggere” i quartieri cosiddetti “cristiani” dalle incursioni dei gruppi legati ai Partiti sciiti Hezbollah e Amal.
In seguito al massacro, ventisei persone sono state arrestate dopo le violenze nell'area di Tayyouneh-Ain al-Remmaneh, la maggior parte delle quali appartenenti alle Forze Libanesi. Riguardo a tali provvedimenti giudiziari, il Patriarca nella sua omelia ha chiesto che le indagini siano svolte senza mettere in atto "intimidazioni", e senza criminalizzare “una singola parte, come se fosse responsabile esclusiva degli incidenti".
Il Cardinale libanese ha anche messo in guardia da eventuali tentativi di utilizzare le indagini sugli incidenti di Tayyouneh-Ain al-Remmaneh per oscurare e rallentare quelle condotte dal giudice Tarek Bitar che ha messo nel mirino uomini di Amal – Partito sciita guidato dal Presidente del Parlamento Nabih Berri - per le loro presunte responsabilità penali in merito alle tragiche esplosioni avvenute nel porto di Beirut il 4 agosto 2020. (GV) (Agenzia Fides 25/10/2021)
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AMERICA/CILE - Crescono violenza e polarizzazione in vista delle elezioni: i Vescovi chiamano al dialogo e alla responsabilità
 
Santiago (Agenzia Fides) – “Preoccupati per l'attuale clima di belligeranza e polarizzazione nella vita politica, specialmente nella campagna presidenziale, che dovrebbe essere invece l'occasione per confrontarsi con idee, progetti e programmi sul presente e sul futuro della nazione, in un esercizio che infonda speranza, senso di appartenenza e impegno per il bene comune”, i Vescovi cileni hanno pubblicato un messaggio, pervenuto a Fides, ad un mese dalle elezioni presidenziali, parlamentari e regionali del 21 novembre.
Il Comitato permanente dell'Episcopato cileno, nella nota intitolata “Per vivere il processo elettorale nella pace e nella concordia cittadina”, rileva: “purtroppo le manifestazioni di violenza
stanno crescendo tra noi. La polarizzazione e l'aggressività si esprimono a molti livelli della nostra convivenza, anche nei nostri rapporti quotidiani con gli altri. Gli omicidi e altre azioni criminali sono aumentati ultimamente. Il traffico di droga e la criminalità occupano ampi settori e spazi delle nostre città. La legittima protesta politica diventa spesso, per l'azione di alcuni gruppi, distruttiva di beni e spazi pubblici e privati".
Di fronte a questa situazione, i Vescovi esortano i cileni a “rivedere seriamente il nostro modo di vivere insieme", a "fermare la violenza”, a “imparare a dialogare come fratelli, tutti abitanti dello stesso Paese e casa comune”. Un altro motivo di preoccupazione viene dallo scenario economico, con le sue conseguenze negative che colpiscono soprattutto i poveri e le famiglie vulnerabili, cui si aggiunge la pandemia che ha generato problemi che dureranno a lungo. "È contraddittorio – proseguono - che, mentre cerchiamo e aneliamo a livelli più elevati di benessere e giustizia, non costruiamo con l'azione politica scenari più stabili, che ci permettano veramente di affrontare le sfide sociali ed economiche che abbiamo. Dobbiamo scommettere ancora di più per il bene del Paese, al di là dei calcoli elettorali".
I Vescovi quindi invitano tutti “ad agire in modo responsabile”, sottolineando che “per chiunque verrà a governare il Paese nel prossimo periodo, il compito sarà difficile e complesso, a causa del contesto economico e politico che stiamo vivendo, senza dimenticare la presenza della crisi sanitaria”. Occorre quindi fare attenzione alle parole che vengono usate e alle iniziative che vengono intraprese, “per non generare quella polarizzazione che rende più opaco il nostro presente". Infine esortano i credenti a "pregare per la nostra Patria, per i suoi governanti e leader, per le sue istituzioni e per i processi politici e sociali in corso, per ciascuno dei suoi abitanti", affidando alla Vergine del Monte Carmelo “questo tempo di sfide per la nostra patria”. (SL) (Agenzia Fides 25/10/2021)

lunedì 29 marzo 2021

Agenzia Fides 29 marzo 2021

 

AFRICA/MOZAMBICO - “Preghiamo per i nostri fratelli a Palma” dove la situazione è drammatica
 
Maputo (Agenzia Fides) – Sono almeno 7 le vittime tra le persone che sono scappate dall’Hotel Amerula in un convoglio che è stato colpito in un’imboscata dei terroristi. Lo ha annunciato un portavoce dell’esercito del Mozambico, che ha condotto un’operazione per liberare le persone intrappolate nell’albergo di Palma, la città nel nord del Mozambico, presa d’assalto da un gruppo di almeno 100 jihadisti.
L’assalto a Palma è iniziato la sera del 24 marzo, quando un’avanguardia jihadista si è infiltrata nella cittadina che si trova nei pressi di un’importante struttura del gas dal valore di oltre 60 miliardi di euro. L’assalto vero e proprio è iniziato il 25 marzo, quando oltre 100 miliziani colpiscono selvaggiamente la popolazione civile, la maggior parte della quale si rifugia nella foresta. Alcune delle vittime sarebbero state decapitate. Nell’hotel Amerula si rifugiano circa 190 persone, in maggiore parte tecnici stranieri che lavorano al vicino giacimento di gas di Afungi, protetti da un manipolo di soldati mozambicani, appoggiati da elicotteri cannonieri di una società militare privata sudafricana (vedi Fides 27/3/2021).
Il giorno successivo un convoglio di 17 veicoli tenta la fuga dalla cittadina, ma vengono fermati in un’imboscata, solo 7 veicoli riescono a fuggire. La città viene data alle fiamme dai jihadisti. Domenica 28 marzo, 1.300 persone sono evacuate via mare dal sito gasiero di Afungi. Al quarto giorno di assedio a Palma, la situazione è ancora incerta mentre proseguono le operazioni di soccorso.
Palma fa parte della provincia di Cabo Delgado, sconvolta dal 2017 dalle violenze dei jihadisti. “Ci affidiamo a Gesù per mettere fine alle sofferenze della nostra provincia di Cabo Delgado, in modo che questa guerra che nessuno capisce e calpesta tutti, finisca non appena possibile” ha detto Sua Ecc. Mons. António Juliasse Ferreira Sandramo, Vescovo ausiliare di Maputo e Amministratore apostolico di Pemba, il capoluogo della provincia, nell’omelia della Domenica delle Palme. Il Vescovo ha poi sottolineato che “non c'è religione della violenza” e chi governa non può “lavarsi le mani” come Pilato, perché “lavarsi le mani è condannare gli innocenti”. Al termine della celebrazione, l'Amministratore apostolico di Pemba ha espresso la sua “comunione con i fratelli del distretto di Palma” e ha invitato i cattolici della regione a partecipare alle celebrazioni della Settimana Santa attraverso radio e social network, nell'impossibilità di farlo di persona a causa della sospensione delle celebrazioni a causa della pandemia Covid-19. (L.M.) (Agenzia Fides 29/3/2021)
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AFRICA/MADAGASCAR - Istruzione ed evangelizzazione: la presenza missionaria nel Sudovest del paese
 
Ankililoaka (Agenzia Fides) - Ad Ankililoaka, nella zona sud occidentale del Madagascar, la missione dei Salesiani rappresenta per la popolazione locale, poverissima, un importante punto di riferimento. Attualmente 4 religiosi di Don Bosco si occupano di offrire loro accoglienza, assistenza medica, istruzione, ma soprattutto aiuto e speranza. Uno di loro, don Giovanni Corselli, missionario nel Paese da quasi 40 anni, racconta all’Agenzia Fides come è cambiata la sua vita quando, a settembre del 2019, è arrivato nel distretto missionario di Ankililoaka, proprio dove aveva iniziato l'opera salesiana con l'attuale Vescovo di Moramanga, Mons. Rosario Vella, nel lontano settembre 1981.
“Dopo essere stato sempre in piccoli villaggi, sul campo di lavoro - scrive don Corselli a Fides - a 76 anni, i superiori mi hanno nominato direttore qui ad Ankililoaka. Per noi è importante essere accanto alla gente, sempre. Nella nostra comunità ci sforziamo di compiere un’opera di evangelizzazione e di promozione umana cercando di educare i giovani e la popolazione al lavoro comune, all’aiuto reciproco, stimolandoli alla riflessione e a ricercare una loro autonomia. Il problema principale, per non dire l’unico - prosegue il missionario -, è quello dell’acqua, che purtroppo in questi ultimi anni abbiamo visto diminuire in modo vistoso. Le piogge sono diminuite di molto e per una popolazione agricola che aspetta tutto dalle piogge diventa problematico riuscire a sbarcare il lunario. Quest’anno è piovuto quasi niente e le persone hanno raccolto poco. Nella sua struttura sociale, la popolazione conserva molte caratteristiche della vita di un villaggio. La maggior parte conserva le tradizioni degli antenati e dei culti ancestrali con tabù, credenze tradizionali, e la presenza degli stregoni che guida la vita delle persone. Si è aggiunta inoltre la pandemia di Coronavirus che continua a imperversare e ha fatto aumentare le restrizioni, che per la gente che vive alla giornata, di espedienti, divengono insopportabili.”
“Naturalmente – spiega don Giovanni - in questo contesto, l’ultima cosa a cui pensano i genitori è la scolarizzazione dei loro figli, anzi non ci pensano neanche, in quanto la loro attenzione è rivolta alle cose più essenziali. Nonostante la presenza e l’uso dei mezzi di comunicazione sociale, la popolazione non è molto aperta al mondo esterno. Questo crea molta difficoltà per l’educazione e per l’evangelizzazione, i nostri principali obiettivi. Per questo noi cerchiamo di far studiare i piccoli, di educare i genitori e, indirettamente di indirizzarli ad attività redditizie di vario genere per poter diventare autonomi. Ad Ankililoaka abbiamo14 scuole elementari nei villaggi con una popolazione scolastica di 2599 allievi ed una grande scuola media e liceo con circa 750 allievi. Inoltre le Suore trinitarie di Valenza, che lavorano con noi, gestiscono un dispensario ed una scuola elementare e materna con circa 700 allievi.”
“Dovunque ho lavorato – conclude il missionario - sia a Tulear nell’ambito di attività parrocchiali e animazione dei quartieri, scuola professionale, promozione femminile, scuola elementare di recupero, sia a Benaneviky, distretto missionario di prima evangelizzazione molto esteso, con grandi difficoltà di collegamento, scuole elementari nei villaggi, costruzione di pozzi, ho potuto constatare che per la gente noi siamo un punto di riferimento, e che hanno bisogno di essere aiutati, incoraggiati, animati e sostenuti per poter arrivare lentamente ad una sufficiente autonomia, anche se lo Stato per il momento non fa quasi niente e la gente non ha fiducia nelle strutture statali. Noi non ci scoraggiamo e ci affidiamo al Signore ed alla Vergine Maria Ausiliatrice ed anche se i progressi sono molto lenti e tante volte sembra che si vada indietro, continuiamo a lottare e ad incoraggiare.”
(GC/AP) (Agenzia Fides 29/03/2021)
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ASIA/MYANMAR - Appello dei francescani: "Per la comunità internazionale è il momento di agire per ripristinare pace e democrazia"
 
Bangkok (Agenzia Fides) - "Esprimiamo profonda tristezza e grave preoccupazione per la repressione in corso di milioni di cittadini in Myanmar, a seguito di un colpo di stato militare": lo dicono i francescani in una lettera inviata al Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres. Nella missiva, inviata anche all'Agenzia Fides, firmata dal Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, in rappresentanza di circa 12.500 religiosi e sacerdoti cattolici presenti e operanti in 116 paesi, si nota: "I francescani in Myanmar hanno assistito in prima persona alla brutalità delle forze di sicurezza e all’insicurezza che ciò ha creato", stigmatizzando "la violenza coordinata e continua che cresce quotidianamente". Il testo deplora "la morte di civili e la detenzione arbitraria di migliaia di persone impegnate in proteste pacifiche, distruzione delle protezioni legali, gravi restrizioni all’accesso ad Internet e alle comunicazioni, e il sovvertimento della volontà del popolo del Myanmar espressa nelle elezioni del novembre 2020". I frati minori che vivono e lavorano in Myanmar hanno chiesto a tutti i francescani del mondo di intercedere per il popolo del Myanmar.
I francescani lanciano un appello: "Ora è il momento per la comunità internazionale di agire in modo unito e deciso per evitare ulteriori perdite di vite umane, la distruzione di proprietà e per garantire il ripristino senza indugio del governo democraticamente eletto del Myanmar. Ciò dovrebbe includere la richiesta alla giunta militare di desistere immediatamente dall’uso della forza contro il popolo del Myanmar, il rilascio di coloro che sono detenuti illegalmente, il ripristino delle protezioni garantite dalla legge, compreso il diritto di protestare pacificamente". Fra Michael A. Perry, Ministro generale OFM, conclude con un auspicio: "Possa il popolo del Myanmar sperimentare ancora una volta un ritorno alla democrazia e che l’attuale crisi trovi una soluzione pacifica e duratura".
Nei giorni scorsi un altro intervento era giunto dalla Conferenza dei Ministri dell’Asia orientale e dalla Commissione "Giustizia, Pace e Integrità del Creato" dell’Ordine dei Frati Minori: "Ci uniamo al popolo del Myanmar nella sua battaglia per l’auto-determinazione con un governo regolarmente eletto. Siamo uniti a loro nel chiedere una risoluzione pacifica. Siamo con loro nell’invocare la liberazione dei membri del governo eletti democraticamente, degli attivisti e dei giovani. Siamo al loro fianco nel difendere la dignità e i diritti umani".
i frati, vedendo la sofferenza della popolazione del Myanmar, si dicono "edificati dalla testimonianza del popolo del Myanmar per la giustizia e la verità. Siamo colpiti dalla carità che esercitano verso i loro fratelli. Ci uniamo al loro dolore e a quello dei tanti cristiani in Myanmar – preti, missionari e laici - pregando con loro che questo periodo di oscurità nella loro terra finisca presto".
I seguaci del Poverello di Assi si rivolgono all'esercito birmano, "Tatmadaw": "Guardate I vostri fratelli e sorelle. Guardate alla lunga sofferenza del Myanmar, vittime dell’avidità coloniale, dell’oppressione, della rabbia. Fermiamo lo spargimento di sangue. Smettiamo di lasciare che sia l’odio a governare il nostro cuore. Invochiamo il Signore, che ha promesso di essere vicino al suo popolo, perché la giustizia e la pace possano regnare nel Myanmar, e la riconciliazione tanto attesa possa avere inizio".
La presenza francescana in Myanmar è stata ufficializzata nel 2005 con la "Fondazione San Francesco d'Assisi". Le suore Francescane Missionarie di Maria (FMM) e l'Ordine Francescano Secolare hanno accompagnato fin dall'inizio i frati della Fondazione. Nel paese sono fiorite le vocazioni francescane, e attualmente ci sono cinque frati locali professi solenni, quattro sacerdoti, altri professi temporanei, novizi e aspiranti.
(PA) (Agenzia Fides 29/3/2021)
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ASIA/INDONESIA - Attacco suicida a una chiesa cattolica in Sulawesi: rafforzate le misure di sicurezza per la Settimana santa
 
Makassar (Agenzia Fides) - Sdegno e paura nella comunità cattolica indonesiana, che si stringe intorno alla comunità di Makassar, nel Sud dell'isola di Sulawesi, colpita da un attentato suicida alla Cattedrale cattolica del Sacro Cuore di Gesù, avvenuto nella mattina di ieri, domenica 28 marzo, mentre i fedeli celebravano la messa per la Domenica della Palme. L'attentato è stato ricordato da Papa Francesco nell'Angelus del 28 marzo: "Preghiamo per tutte le vittime della violenza, in particolare per quelle dell’attentato avvenuto questa mattina in Indonesia, davanti alla Cattedrale di Makassar" ha detto il Papa.
Come comunicato dal parroco della Cattedrale, p. Wilhelmus Tulak, al momento dell'esplosione, avvenuta all'ingresso laterale della chiesa, era in corso la Celebrazione eucaristica mentre nella piazza si trovavano numerose persone. Due attentatori in motocicletta hanno cercato di entrare in chiesa ma sono stati fermati dalle guardie di sicurezza e sono morti nell'esplosione che ha fatto almeno 20 feriti, tuttora in ospedale, come riferisce a Fides p. Alfius Tandirassing, sacerdote dell'Arcidiocesi di Makassar e membro della Commissione per i giovani a Makassar. “Sacerdoti, religiosi e fedeli che erano in chiesa sono al sicuro. Finora non ci sono state vittime ad eccezione degli autori dell'attacco. Alcune persone sono state leggermente ferite” racconta.
In un comunicato pervenuto a Fides, l'Arcidiocesi di Makassar si dice preoccupata, "condanna l'incidente e ogni tipo di violenza, esortando tutte le persone a rimanere calme e vigili", e riferisce che l'attività liturgica e pastorale si ferma per qualche giorno, con l'auspicio di poterla riprendere per le celebrazioni pasquali.
"E' stato un attacco crudele. Ora occorre mantenere la calma e avere fiducia nella autorità" ha detto Gomar Gultom, capo del Consiglio delle Chiese indonesiane. La polizia, che ha avviato le indagini, ha reso noto che uno dei due attentatori suicidi era membro di un movimento radicale che sostiene lo Stato Islamico (IS) e ha effettuato precedenti attacchi alle chiese indonesiane e nelle Filippine. Secondo gli inquirenti, si tratta del gruppo "Jamaah Ansharut Daulah" (JAD), responsabile anche di attacchi a Jolo, nelle Filippine, nel 2019. Il Presidente indonesiano Joko Widodo ha definito l'attentato un "atto di terrore". "Il terrorismo è un crimine contro l'umanità: chiedo al mondo intero di lottare contro il terrorismo e il radicalismo, che sono contrari ai valori religiosi", ha detto.
Il Ministro federale per gli Affari religiosi, Yaqut Cholil Qoumas, ha condannato con forza l'attentato a Makassar. "E' un atto atroce che vuole offuscare la tranquillità della vita sociale. E' una azione molto lontana dagli insegnamenti di qualsiasi religione" ha detto, auspicando una efficace azione di polizia per scoprire i collegamenti e le reti criminali interne e internazionali. Il Ministro ha chiesto alla polizia di aumentare le misure di sicurezza nei luoghi di culto a livello nazionale, in vista della festività cristiana della Pasqua.
In Indonesia negli ultimi anni si sono verificati attentati suicidi presso le chiese e luoghi pubblici. Nel 2018 furono colpite tre chiese a Surabaya East sono. Le chiese ricordano con amarezza gli attacchi a Natale del 2000 e in altri attentati nel 2004. L'Indonesia è un paese con 270 milioni di abitanti, 230 milioni dei quali sono musulmani. Ci sono 24 milioni di cristiani nel Paese e tra loro 7 milioni sono cattolici.
(ES-PA) (Agenzia Fides 29/3/2021)
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AMERICA/CILE - “Allargare lo sguardo” esorta l’Arcivescovo Chomali per le elezioni di aprile, con la possibilità di rinvio a causa del Covid
 
Concepción (Agenzia Fides) - Con un incontro virtuale attraverso Zoom, trasmesso dai social media e trasmesso da Radio Chilena Concepción, è stato presentato il documento "Riflettere prima di votare il 10 e 11 aprile", scritto da Mons. Fernando Chomali, Arcivescovo di Concepción in vista delle elezioni del prossimo mese. Secondo le ultime informazioni dei media locali, a causa della pandemia, è stata presentata la richiesta di rinviare l'appuntamento elettorale per la designazione di 155 membri della Costituente, 17 governatori, 345 sindaci e oltre mille consiglieri comunali. Il ministro della Salute cileno, Enrique Paris, ha fatto sapere di aver preso atto che il Comitato dei consulenti Covid ha chiesto all'unanimità al governo di rinviare il voto.
Mons. Chomali, nel documento pervenuto a Fides, ha sottolineato la necessità di “allargare lo sguardo”: “Dobbiamo guardare non solo a ciò che sta accadendo nella regione, non solo a ciò che sta accadendo in Cile. Dobbiamo guardare a ciò che sta accadendo nel mondo, stiamo vivendo eventi drammatici che affliggono il mondo contemporaneo, dove ci sono situazioni che gridano al cielo, il che implica avere una nuova prospettiva".
Quindi ha ricordato che "la Dottrina Sociale della Chiesa cattolica ha valori, principi, che sono tremendamente attuali e che in qualche modo possono illuminare la coscienza per votare a dovere. Si tratta quindi di una riflessione etica che ha le sue radici in una visione dell'uomo".
"La nostra condizione trascendente - ha proseguito - ha un significato profondo anche nella dimensione del lavoro, attraverso cui possiamo generare fratellanza, ci sono esperienze che possono aiutarci in quella linea. Crediamo soprattutto che l'uomo costituisca il fondamento, il fine e la causa delle istituzioni sociali".
Dopo aver enunciato 10 consigli, l’Arcivescovo ha fatto riferimento alla situazione del Paese nell'attuale crisi sanitaria, chiedendo un grande impegno alla comunità: “Vi chiedo di restare a casa e di seguire le regole che sono già note".
La Chiesa in Concepción, come tutto il Cile, si prepara a vivere una Settimana Santa sotto rigide norme di sicurezza per evitare l'aumento dei casi di Covid, che la buona campagna di vaccinazione non riesce a fermare soprattutto in alcune città.
Sui social media dei principali mezzi d'informazione del paese, ha colpito molto la scena di quanto accaduto a Valparaiso: il sistema sanitario di quella città è collassato e non c'era più posto per i morti per Covid, così il principale ospedale della città, l'Ospedale Carlos Van Buren, ha deciso di parcheggiare un enorme TIR frigo dietro l'ospedale per congelare i cadaveri.
Secondo l'ultimo rapporto epidemiologico del Ministero della Salute cileno, al 25 marzo sono stati registrati 54.136 casi attivi. A tale data sono stati registrati 1.125.521 contagi, di cui 962.321 confermati dal laboratorio e 163.200 probabili, e più di 23 mila decessi.
(CE) (Agenzia Fides 29/03/2021)
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AMERICA/COLOMBIA - La memoria storica per la riconciliazione e la pace: progetto nella diocesi di Valledupar
 
Bogotà (Agenzia Fides) - "Rafforzare tutti i processi di ricordo e di memoria storica sta dando radici alle comunità, e quando una comunità ha radici, può resistere a molti venti e difficoltà" ha sottolineato il Vescovo di Valledupar, Mons. Oscar Vélez Isaza, che ha sottolineato anche l’importanza della riconciliazione con la casa comune, che “è un campo importante in cui la Diocesi continuerà a lavorare sodo”.
Grazie ad una iniziativa sostenuta dalla Commissione Nazionale di Conciliazione (CCN) e dall'Ambasciata norvegese in Colombia, tra dicembre 2020 e marzo 2021, la Diocesi di Valledupar, attraverso il suo team di Pastorale Sociale, ha accompagnato le comunità di Guacoche e Guachochito nel Dipartimento di Cesar, offrendo spazi di incontro, sostegno pastorale e psicosociale, oltre che di rafforzamento culturale, utili alla costruzione della memoria storica e ai processi di riconciliazione e pace, con un approccio ambientale. Le popolazioni che abitano questo territorio, situato vicino al fiume Cesar, sono state profondamente colpite dai conflitti armati.
Secondo le informazioni della Conferenza Episcopale, pervenute a Fides, al lancio del progetto, denominato "Ricostruzione storica afrodiscendente attraverso il dialogo della conoscenza per la riconciliazione e la pace a Guacoche e Guacochito" hanno partecipato bambini, giovani e adulti. Il cibo tipico, le danze popolari e la cultura locale sono i principali elementi di coesione sociale, attraverso i quali si è cercato anche di contribuire al rafforzamento del tessuto sociale. Sacerdoti, operatori pastorali, psicologi e assistenti sociali hanno partecipato allo sviluppo dell'iniziativa. (SL) (Agenzia Fides 29/03/2021)
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AMERICA/VENEZUELA - Vivere la Settimana Santa come Chiesa domestica in tempo di pandemia
 
Caracas (Agenzia Fides) – I Vescovi del Venezuela, attraverso il Dipartimento della Liturgia, hanno preparato un sussidio per la celebrazione della Settimana Santa in famiglia, facilitando l'esperienza di vivere questi giorni santi come Chiesa domestica. "Questi tempi di Covid-19 richiedono la massima responsabilità nella cura reciproca, e il grande sacrificio che molti non possano partecipare alla vita liturgica della Chiesa, ma rispondere a questa emergenza ci offre l'opportunità di crescere e rafforzare la vita spirituale come famiglia, Chiesa domestica, il desiderio di poterci incontrare di nuovo per cantare insieme le lodi al Signore" è scritto nell’introduzione del sussidio, pervenuto a Fides.
In diverse nazioni, in seguito alla pandemia di Covid 19, non sarà possibile ai fedeli partecipare in presenza alle celebrazioni della Settimana Santa, le Conferenze episcopali hanno quindi preparato alcuni sussidi e schede che le famiglia potranno utilizzare in questi giorni, dalla Domenica delle Palme alla Domenica della Risurrezione. "Presentiamo questi sussidi – si afferma nel testo del Venezuela - con l'intenzione di mantenere viva la spiritualità cristiana attraverso la preghiera e la celebrazione familiare della Settimana Santa e, soprattutto, del Triduo pasquale, il mistero della Pasqua, centro della vita liturgica e spirituale della Chiesa".(SL) (Agenzia Fides 29/03/2021)

lunedì 11 gennaio 2021

Agenzia Fides 11 gennaio 2021

 

AFRICA/UGANDA - Elezioni, i Vescovi: “No alla violenza della polizia, sì al dialogo e alla riconciliazione nazionale”
 
Kampala (Agenzia Fides) – “No all’abuso delle autorità e alle violenze della polizia contro i cittadini innocenti e i legittimi rappresentati dell’opposizione” ammoniscono i Vescovi dell’Uganda, nella loro lettera pastorale per le elezioni presidenziali del 14 gennaio, pervenuta all’Agenzia Fides. Ricordando le settanta vittime della violenta repressione del 18 e 19 novembre di alcune proteste durante le elezioni primarie, i Vescovi denunciano “il fatto che molte delle vittime siano morte o siano rimaste ferite nelle mani di agenzie di sicurezza incaricate di proteggere la vita e la proprietà dei cittadini”. “Oltre a dimostrare la mancanza di maturità politica, tale violenza indebolisce le basi della democrazia poste dalla Costituzione della Repubblica dell'Uganda del 1995”.
Ogni elezione, dall'indipendenza, ha prestato scarsa attenzione ai diritti umani. Tuttavia, i diritti umani sono inalienabili, sono radicati nella legge naturale” constatano i Vescovi, che denunciano inoltre la compravendita dei voti e la corruzione prevalente nel Paese.
“Chiediamo quindi a tutti di comportarsi in modo da promuovere la pace, l'unità, l'uguaglianza, la libertà e la giustizia sociale. Dobbiamo tutti concentrarci sulla costruzione e non sulla distruzione della nostra casa comune, l'Uganda. Non possiamo farlo se non dimostriamo un alto livello di maturità politica. Ciò include l'accettazione di coloro che sono diversi da noi nelle loro opinioni” rimarcano i Vescovi.
I Vescovi chiedono ai responsabili dell'organizzazione delle prossime elezioni, di stabilire un processo elettorale credibile, il cui esito sarà rispettato da tutte le parti interessate e agli elettori di partecipare in gran numero per votare i candidati di loro scelta. “E una volta terminate le elezioni, consigliamo al partito che salirà al potere di avviare un processo di dialogo e riconciliazione nazionale. Vi sono molte questioni in sospeso nel nostro Paese che non possono essere risolte con le elezioni o il semplice cambio di leadership. Gli ugandesi devono avere l'opportunità di tracciare un futuro insieme e sforzarsi di promuovere una società che si addice a Dio e all'umanità” concludono. (L.M.) (Agenzia Fides 11/1/2021)

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AFRICA/NIGER - Aumentano gli sfollati dopo i massacri del 2 gennaio
 
Niamey (Agenzia Fides) – Il terrore seminato dal duplice assalto a due villaggi in Niger il 2 gennaio (vedi Fides 4/1/2021), ha provocato la fuga di oltre 10.000 abitanti nella regione di Tillaberi, nell'ovest. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), circa 10.600 persone sono state sfollate dopo l'attacco che ha causato 105 vittime, 73 a Tchombangou e 32 a Zaroumadareye.
Il governo del Niger ha fornito sostegno iniziale alle persone colpite, compresi cibo, forniture mediche alle strutture sanitarie e assistenza finanziaria alle famiglie dei civili deceduti.
A seguito degli attacchi del 2 gennaio in due villaggi nella regione di Tillaberi, la maggior parte degli sfollati interni ha trovato rifugio nel villaggio di Mangaize presso famiglie che già vivono in condizioni precarie. Secondo le Nazioni Unite, attualmente più di 500 bambini sfollati non vanno a scuola.
Dal 2017 la regione di Tillaberi è frequentemente presa di mira da gruppi terroristici basati in Mali. Il Niger, il Burkina Faso e il Mali nel Sahel sono l'epicentro di una delle crisi di sfollamento in più rapida crescita al mondo.
Anche nel sud del Niger si registrano attacchi jihadisti. Il mese scorso, almeno 28 persone sono state uccise e altre centinaia ferite in un attacco, successivamente rivendicato dal gruppo terroristico Boko Haram, nella regione di Diffa sud-orientale del Niger. La regione ospita già 851.000 rifugiati e quasi 2 milioni di sfollati, secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Nonostante le violenze dei gruppi jihadisti, il Niger si appresta al pacifico passaggio di poteri dal Presidente uscente Mahamadou Issoufou, che lascia il potere dopo due mandati, e il successore che emergerà dal secondo turno delle elezioni presidenziali che si terranno il 20 febbraio. “Questa è la prima volta in sessant'anni che avviene un passaggio di consegne da un Presidente democraticamente eletto a un altro democraticamente eletto. Stiamo stabilendo una tradizione democratica” ha sottolineato il Presidente uscente che ha nettamente respinto ogni ipotesi di cambiare la Costituzione per presentarsi per un terzo mandato, a differenza da quanto fatto da alcuni suoi colleghi africani: “Non si possono avere istituzioni forti giocherellando con le Costituzioni, cambiando le regole del gioco durante il gioco, non posso imbarcarmi nell'avventura del terzo mandato. Ciò avrebbe indebolito le istituzioni che stiamo costruendo”. (L.M.) (Agenzia Fides 11/1/2021)
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ASIA/KIRGHIZSTAN - Elezioni e referendum costituzionale: il paese verso il presidenzialismo con il leader Japarov
 
Bishkek (Agenzia Fides) - “Non sorprende che Sadyr Japarov sia risultato vincitore, con quasi l’80% delle preferenze, nelle elezioni presidenziali kirghise. Il dato significativo è un altro: ieri si è tenuto anche il referendum costituzionale che chiedeva agli elettori se avessero preferito continuare con un sistema istituzionale parlamentare o passare a un sistema presidenziale. I risultati preliminari raccontano che c’è stata una netta maggioranza per secondo. Il quadro del Kirghizistan, quindi, non sembra dei più rosei: hanno un presidente controverso, che fino a quattro mesi fa era in carcere e che è accusato di essere legato, in maniera più o meno esplicita, a organizzazioni criminali locali. A ciò si aggiunge che si sta procedendo verso un sistema presidenziale: il che, se di per sé non è un problema, potrebbe sfociare in atteggiamenti di autoritarismo, se inseriti in un contesto come quello del Kirghizistan in questa fase storica. Questo non rappresenterebbe una novità per l’Asia centrale, zona in cui già esistono regimi autoritari, ma colpisce che accada in Kirghizistan, che è sempre stato visto come il paese faro della democrazia in quell’area geografica”. E’ l’analisi, di Davide Cancarini, ricercatore ed esperto di politica dell’Asia centrale, che commenta in un colloquio con l’Agenzia Fides, le elezioni presidenziali e il referendum costituzionale, tenutisi ieri, 11 gennaio, in Kirghizistan.
Il nuovo turno elettorale si è reso necessario dopo il caos dello scorso 4 ottobre. Nelle ore successive al voto, infatti, le evidenze di brogli avevano portato in piazza a Bishkek, capitale del paese centroasiatico, un nutrito gruppo di manifestanti, che chiedevano l’annullamento delle elezioni, da cui risultava vincitore il filorusso Sooronbay Jeenbekov. I dimostranti avevano occupato edifici governativi e liberato politici incarcerati, tra i quali l’ex presidente Almazbek Atambayev e Sadyr Japarov, poi nominato primo ministro e presidente. Gli scontri avevano provocato, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute kirghiso, un morto e 590 feriti.
La crisi è rientrata solo dieci giorni dopo le elezioni, con le dimissioni del primo ministro Kubatbek Boronov, del presidente del Parlamento Dastanbek Jumabekov e dello stesso presidente eletto Jeenbekov. Tale situazione ha portato a un accentramento dei poteri nelle mani di Sadyr Japarov, nominato, in poche ore, Primo ministro e Presidente ad interim. Japarov si è poi dimesso da questo ruolo per potersi candidare alle nuove elezioni. Secondo Cancarini, il periodo che ha preceduto l’appuntamento elettorale di ieri non è stato caratterizzato da particolari instabilità: “Dopo il caos post-elettorale del 4 ottobre, la situazione si è normalizzata, c’è stata una campagna elettorale tutto sommato normale. Nel paese non ci sono stati scontri o crisi. Ma l’affluenza alle urne è stata davvero scarsa, pari al circa il 33% della popolazione. Nelle elezioni del 2017 si era superato abbondantemente il 50%: ciò denota una disaffezione molto forte dei cittadini verso la politica”.
Una delle sfide che il governo kirgiso si troverà ad affrontare è quella della povertà: secondo l’Asian Development Bank, il 22,4% della popolazione kirghisa vive al di sotto della soglia di povertà. Soprattutto a questa fascia di persone si rivolge l’operato della piccola comunità cattolica: circa 1.500 fedeli, che portano avanti numerosi progetti facendo leva su carità ed istruzione, focalizzati particolarmente sui giovani provenienti da famiglie povere e villaggi rurali.
(LF) (Agenzia Fides 11/1/2021)
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ASIA/SINGAPORE - Il contributo delle infermiere cattoliche per l'assistenza sanitaria durante la pandemia: un canale dell'amore di Dio
 
Singapore (Agenzia Fides) - E' un valido e prezioso contributo quello offerto dalle infermiere cattoliche a Singapore, nel tempo della pandemia, ed è uno straordinari canale per comunicare l'amore di Dio: lo afferma l'Arcidiocesi di Singapore, apprezzando l'opera della "Catholic Nurses Guild of Singapore" (CNG), ente che riunisce le donne che operano nel campo della sanità, e che oggi è membro della Caritas Singapore.
Secondo l'Arcivescovo di Singapore, William Goh, le infermiere "svolgono un ruolo vitale nella guarigione dei malati, avviando un processo integrale che include la guarigione del cuore, della mente e del corpo. La loro responsabilità è curare a volte, alleviare spesso e confortare sempre".
“Essere infermiera è più di una professione e, soprattutto per una cattolica, è pura dedizione. Durante questa pandemia di Covid-19, le infermiere ci hanno dato un esempio di eroismo nella loro disponibilità a rischiare la vita per gli altri. Rendiamo omaggio al loro coraggio e al loro sacrificio guidato dal loro amore per Cristo”, afferma padre Johnson Fernandez, direttore spirituale di CNG, in una nota inviata all'Agenzia Fides. Secondo p. Fernandez, le donne della CNG, che accoglie circa 250 membri, portano da 50 anni, ogni giorno, "compassione, cura e conforto alle persone, specialmente durante una pandemia in corso". "Le infermiere cattoliche nel Paese sono il volto della Chiesa di Singapore e svolgono la missione di Gesù" rileva, elogiando l'organizzazione che ha celebrato nel 2020 il giubileo d'oro della sua esistenza.
“Oggi siamo orgogliosi di essere un'associazione di 250 infermiere impegnate e premurose, vivendo la nostra vocazione e missione secondo i principi morali cristiani e l'insegnamento sociale cattolico. Non solo ci sforziamo di mantenere la massima competenza tecnica e medica, ma ci dedichiamo a favorire e promuovere lo sviluppo umano integrale dei nostri membri, non solo professionalmente ma anche socialmente e spiritualmente, per il bene comune dei nostri pazienti e della società” dice all'Agenzia Fides Theresa Cheong, ex presidente di CNG.
Operando sotto l'egida della Caritas, prima della pandemia di Covid-19, CNG ha partecipato attivamente e sostenuto la Chiesa locale in molte attività per aiutare i malati, i portatori di handicap, gli anziani e i bambini con bisogni speciali. Collaborando con la Commissione pastorale diocesana per i lavoratori migranti e itineranti, offre corsi di formazione sull'assistenza medica di base ai lavoratori domestici stranieri. Inoltre CNG si prende cura dei pazienti con HIV/AIDS nell'ambito del "Catholic Aids Relief Effort" (CARE), interagendo e fornendo loro educazione sanitaria due volte al mese. L'ente si occupa di fornire copertura medica e di pronto soccorso per eventi ecclesiali e organizza cliniche mediche gratuite e laboratori di assistenza pastorale per laici. Per le missioni all'estero, collabora cn il programma della Caritas Humanitarian Aid and Relief Initiatives (CHARIS).
La CNG è stata avviata nel 1970, originariamente a Kedah, in Malaysia, da padre Albert Fortier, un prete francese. Successivamente CNG ha aperto le sue filiali in tutta la Malaysia, inclusa Singapore. Dopo l'indipendenza di Singapore nel 1965, nel 1969 CNG Malaysia e CNG Singapore divennero due realtà distinte, ciascuna delle quali si occupava delle infermiere cattoliche nei propri paesi.
CNG è membro del Comitato Cattolico Internazionale degli Infermieri e Assistenti Medico-Sociali, che collabora con il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, il Pontificio Consiglio della Famiglia e il Pontificio Consiglio dei Laici della Santa Sede.
(SD-PA) (Agenzia Fides 11/01/2021)
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ASIA/IRAQ - “Siete tutti fratelli”. Pubblicati motto e logo della visita papale in Iraq
 
Baghdad (Agenzia Fides)- “Siete tutti Fratelli”. L’espressione di Gesù, tratta da un versetto del Vangelo di Matteo (“Ma voi non fatevi chiamare ‘rabbì’, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli”, Mt 23, 8) è stata scelta come “slogan” ufficiale dell’annunciato viaggio di Papa Francesco in Iraq, in programma dal 5 all’8 marzo 2021. Le parole di Gesù, scritte in arabo, incorniciano il logo della visita, reso noto dal Patriarcato caldeo, e rinviano intenzionalmente anche al titolo dell’ultima Enciclica di Papa Francesco, “Fratelli Tutti”.
Nel logo, su sfondo bianco, compare la foto di Papa Francesco in atteggiamento di saluto, accanto al disegno stilizzato della mappa del Paese, attraversata dai fiumi Tigri e Eufrate. A completare la simbologia del logo contribuiscono l’immagine di una palma e la colomba bianca che vola sopra le bandiere del Vaticano e della Repubblica dell'Iraq, portando il ramoscello d’ulivo, simbolo della pace.
Un mese fa, in un messaggio rivolto “ai cristiani e a tutti gli iracheni” (vedi Fides 10/12/2020), il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako aveva scritto che l’annunciata visita apostolica di Papa Francesco in Iraq sarà per i battezzati iracheni e di tutto il Medio Oriente una occasione provvidenziale per compiere un “pellegrinaggio” di conversione e un “ritorno alle nostre prime sorgenti”, e annunciare con più entusiasmo la salvezza promessa nel Vangelo, a vantaggio di tutti. Per questo – aveva aggiunto il Patriarca - tutti sono chiamati a vigilare affinché questa circostanza propizia non passi “senza lasciare un segno in noi, nella nostra Chiesa e nel nostro Paese”. (GV) (Agenzia Fides 11/1/2021)
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AMERICA/VENEZUELA - Violazioni al diritto all'informazione e al diritto al lavoro dei giornalisti denunciate dall'arcidiocesi di Caracas
 
Caracas (Agenzia Fides) - Sabato 9 gennaio 2021 si è svolta in modalità virtuale la terza sessione dell'Assemblea Plenaria Ordinaria dell'Episcopato Venezuelano (CEV), durante la quale gli Arcivescovi e i Vescovi hanno potuto conoscere il lavoro svolto durante il 2020 dall'Istituto di previdenza sociale del Clero, dalla Pastorale Sociale-Caritas del Venezuela e dall'Associazione di promozione e Educazione Popolare, nonché valutare la proposta di Ristrutturazione del Segretariato Permanente dell'Episcopato Venezuelano.
Il Cardinale Baltazar Porras, Arcivescovo di Mérida e Amministratore Apostolico di Caracas, ha presentato il Riepilogo della Gestione di Cáritas Venezuela, in qualità di Presidente, illustrando le azioni pastorali intraprese a livello nazionale, durante l'anno 2020. Il rapporto evidenzia il servizio ai più svantaggiati, in tempi di pandemia, soprattutto attraverso consegne di medicinali, kit per l'igiene e alimenti, con oltre 9 milioni di beneficiari diretti e indiretti. "L'accompagnamento spirituale e il sostegno psicosociale è stato il lavoro essenziale di quest'anno, allo stesso tempo abbiamo lavorato duramente per contribuire alla vita materiale delle famiglie fornendo beni alimentari e di altro genere ad un gran numero di famiglie" ha detto il Cardinale Porras.
A conclusione della giornata, l'Arcivescovo di Maracaibo e Presidente della CEV, Mons. José Luis Azuaje, ha rivolto parole di incoraggiamento ai Vescovi, per continuare l'azione pastorale e missionaria della Chiesa in Venezuela anche in mezzo alle difficili circostanze a cui devono adattarsi e reinventarsi. Una prova su come i Vescovi del Venezuela seguono da vicino la realtà delle proprie comunità è stata la denuncia, attraverso l’account Twitter dell’arcidiocesi di Caracas, guidata dal Cardinale Baltazar Porras, che sabato 9 gennaio ha scritto: “La libertà di espressione è sinonimo di democrazia. Se i media vengono violati, di conseguenza, la democrazia viene violata. Siamo solidali con gli operatori dell'informazione che questo venerdì hanno visto violato il loro diritto all'informazione e il loro diritto al lavoro”.
Infatti, secondo fonti dell’arcidiocesi, venerdì 8 gennaio ci sono stati tre attacchi a due portali e ad una stazione televisiva. Il governo di Nicolás Maduro ha inviato al canale Venezolanos por la Información (VPItv) e Panorama, a Zulia, i funzionari della Commissione nazionale per le telecomunicazioni (Conatel) e del Servizio nazionale integrato di amministrazione doganale e fiscale (Seniat). Nel primo caso hanno confiscato le apparecchiature per la trasmissione, nonché i computer e altri strumenti di lavoro dal canale, che viene mantenuto solo con la promozione dei suoi programmi. Panorama è stato chiuso per cinque giorni per presunta violazione dei doveri formali. Il portale TalCualDigital ha subito un attacco digitale che è riuscito a superare in breve tempo, grazie all'impegno del proprio staff. Allo stesso tempo, media ufficiali come El Universal e Globovisión, hanno trasmesso presunti lavori di indagine, in cui hanno accusato i portali Efecto Cocuyo, El Pitazo, Caraota Digital, Radio Fe y Alegría e l'Unione nazionale dei lavoratori della stampa, di aver ricevuto finanziamenti dal governo dell'Inghilterra per attaccare Nicolás Maduro.
(CE) (Agenzia Fides 11/01/2021)
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AMERICA/HAITI - Liberata la suora rapita l’8 gennaio; ogni giorno si verificano decine di atti di violenza
 
Port-au-Prince (Agenzia Fides) - Secondo le informazioni pervenute a Fides dal Segretario Generale della Conferenza dei Religiosi di Haiti, padre Gilbert Peltrop, suor Dachoune Sévère, religiosa della Congregazione delle Piccole Sorelle di Santa Teresa di Gesù Bambino, che era stata rapita da banditi armati venerdì 8 gennaio (vedi Fides 10/01/2021) è stata rilasciata dai suoi rapitori la sera di ieri, domenica 10 gennaio 2021. Attualmente si trova nella sua comunità, da dove era stata rapita. “Rendiamo grazie a Dio per la liberazione della suora, e allo stesso tempo ringraziamo tutti coloro che hanno pregato per la sua liberazione” scrive padre Gilbert Peltrop.
P. Renold Antoine, CSsR, missionario redentorista ad Haiti, ricorda che il rapimento della suora è solo un caso tra le decine che vengono registrati quotidianamente nell'area metropolitana di Port-au-Prince. Infatti la situazione si complica sempre di più su tutto il territorio nazionale. “Finora le autorità statali non hanno fatto nulla per fermare questa deriva che semina paura e lutto tra la popolazione haitiana. Poiché questa situazione rappresenta oggi una minaccia significativa per tutti i cittadini haitiani, imploriamo la misericordia di Dio su Haiti, in modo che cessi questo male che sta divorando la società”, conclude il missionario.
(CE) (Agenzia Fides 11/01/2021)
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AMERICA/CILE - Nuove violenze in Araucania: dichiarazione del Vescovo di Temuco, “solo la fraternità genera pace sociale”
 
Temuco (Agenzia Fides) – “In questi giorni la nostra regione, già profondamente colpita dalla pandemia, dalla povertà e dalla mancanza di opportunità, dalla polarizzazione, dal mancato mantenimento delle promesse fatte al popolo Mapuche e dal sentimento di abbandono per quella che considera una mancanza dello Stato, è stata sconvolta da nuovi atti di violenza gravissima che sono oggetto di indagine”: lo scrive il Vescovo di Temuco, Monsignor Héctor Vargas, in una sua dichiarazione del 9 gennaio giunta a Fides, in cui denuncia gli ultimi episodi di violenza avvenuti nell’Araucania. Anche nell’ultima Assemblea della Conferenza episcopale cilena, svoltasi a novembre, i Vescovi avevano ribadito “la ferita permanente che sanguina nella regione dell'Araucanía” (vedi Fides 27/11/2020).
Le ultime violenze si aggiungono a quanti nel mondo rurale “hanno perso la vita, sono stati feriti o hanno visto violati i loro diritti, a causa di azioni indiscriminate indipendentemente da età, sesso, razza o condizione sociale". Il Vescovo sottolinea che le conseguenze di tali atti sono devastanti in molti modi, e alcune dureranno per tutta la vita, ricordando che il peccato più grande che esiste rimane quello di concedersi il diritto di porre fine alla vita di un altro essere umano. “Questa sarà sempre la base di una grande violenza, che può solo portare a nuovi e gravi mali. La storia insegna che la violenza non sarà mai il cammino migliore per un’autentica trasformazione, la dovuta giustizia e una sana convivenza sociale, ancor meno se irrazionale, indiscriminata e contro innocenti".
Nell’Araucania, prosegue il Vescovo, all’origine di questa situazione ci sono anche profonde ingiustizie e conflitti politici, ideologici, sociali ed economici di lunga data, che né la società né le istituzioni democratiche hanno saputo valutare e risolvere. “Insieme a Papa Francesco, siamo fermi nella convinzione che solo la fraternità genera pace sociale, perché crea un equilibrio tra libertà e giustizia, tra responsabilità personale e solidarietà, tra il bene delle persone e il bene comune. Quindi la nostra comunità politica, ha l'obbligo inderogabile di promuovere tutto questo con trasparenza e responsabilità”.
Il Vescovo ribadisce la vicinanza al dolore delle vittime di ieri e di oggi, invitando a non indurire il nostro cuore con odio, risentimento o vendetta, ma aspettando, con pazienza, il conforto di Dio e della sua giustizia. Infine, ricordando le parole di Papa Francesco, “la vita è l'arte di una cultura dell’incontro”, Monsignor Héctor Vargas evidenzia che “si tratta di costruire la società secondo un'altra logica, in cui accettando il grande principio dei diritti che derivano dal possesso di una dignità umana inalienabile, è possibile accettare la sfida di sognare e pensare un'altra politica, un'altra umanità e un'altra Araucanía”. (SL) (Agenzia Fides 11/01/2021)
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Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Lamentazione dello Scriba

 Potessi dirti Signore stasera: Tu sei lamia vita, altro io non ho...