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Pasolini: il rumore delle guerre copre il bene, ma la forza umile dell’amore genera pace


 Il predicatore della Casa pontificia illustra i temi al centro delle prediche di Quaresima che da domani, 6 marzo, terrà in Vaticano dinanzi al Papa e alla Curia romana: conversione al Vangelo, speranza, fraternità, missione. Il tutto alla luce dell’esempio di San Francesco che “parla al cuore di tutti”. Sull’attualità: “Solo una visione astratta della fede può immaginare una separazione tra Vangelo e vita concreta. È segno di un cristianesimo ridotto a teoria o ideale"

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Era una scelta naturale per un predicatore pontificio francescano che, negli 800 anni dalla morte di san Francesco, il Poverello fosse al centro delle sue prediche di Quaresima. Al Papa e alla Curia romana da domani 6 marzo per tutti i venerdì fino al 27, prima dell'inizio della Settimana Santa, padre Roberto Pasolini proporrà quindi nelle sue meditazioni il santo di Assisi “come itinerario concreto di conversione e di vita evangelica”. “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura (2Cor 5,17). La conversione al Vangelo secondo San Francesco” è il filo conduttore delle riflessioni, declinato nelle tematiche di libertà, speranza, missione, fraternità. Sempre con uno sguardo all'attualità ferita da conflitti e violenze, anche verbali. Perché il Vangelo è strettamente connesso alla vita concreta e alle sue tensioni, afferma Pasolini: solo la “visione astratta” di un cristianesimo teorico o idealistico può separarli.

Padre Roberto, quale tema affronterà nelle meditazioni di Quaresima? E perché questa scelta?

Il tema della predicazione, in fondo, è sempre lo stesso: il Signore Gesù Cristo, l’annuncio della sua Pasqua e la grazia di una vita nuova in lui, mediante il dono dello Spirito. Poi, a seconda delle circostanze, questo unico tema si declina in forme diverse. Quest’anno, nel ricordo degli ottocento anni dalla morte di san Francesco e nell’Anno giubilare voluto dal Santo Padre per questa ricorrenza, per un predicatore apostolico francescano la scelta era quasi naturale: proporre il Poverello di Assisi come itinerario concreto di conversione e di vita evangelica.

Neppure tre mesi fa si è concluso il Giubileo della Speranza. Una speranza messa a dura prova da guerre, tensioni e paure. Come vivere il tempo quaresimale in mezzo a tutto questo?

La speranza cristiana porta il segno della croce: è insieme luminosa e fragile. Dio ha scelto di governare il mondo con l’amore, rispettando la nostra libertà. Ha preso sul serio il mistero del male e della violenza, ma ha deciso di affrontarlo solo con la forza del bene. Per questo i cammini di pace sono lenti: dipendono da cuori e menti disposti ad accogliere la logica della croce e a viverla con umile coraggio dentro i conflitti. Eppure il seme di una civiltà nuova — quella della fraternità — è già stato piantato. Il Regno di Dio “in tutto il mondo porta frutto e si sviluppa”. Il problema è che il rumore delle guerre copre spesso la crescita silenziosa del bene. Facciamo fatica a credere che la forza umile dell’amore, alla fine, generi frutti duraturi di giustizia e di pace.

In qualche modo l’attualità troverà spazio nelle sue meditazioni?

Non in modo diretto. Non credo sia questo il mio compito in questa sede. Tuttavia solo una visione astratta della fede può immaginare una separazione tra Vangelo e vita concreta. Spesso pensiamo che da una parte ci siano i valori cristiani e dall’altra la realtà, con le sue tensioni. È il segno di un cristianesimo ridotto a teoria o a ideale irraggiungibile. Ma quando il Vangelo ci tocca davvero, cambia subito il nostro modo di vivere. E cambiando noi, modifica anche il mondo: diventiamo più capaci di amare, di creare giustizia, di allargare la fraternità, semplicemente lasciando agire in noi lo Spirito che ci conforma a Cristo.

ùOltre alla violenza militare, si registra oggi anche una violenza verbale. Il Papa invita a digiunare dalle parole che feriscono. Quali parole suggerisce di usare in questo tempo?

Non credo che il disarmo linguistico si riduca a un elenco di parole da dire o da evitare. Un simile elenco andrebbe continuamente aggiornato. Ciò che genera violenza non sono solo le parole, ma i toni e le intenzioni. Siamo violenti quando parliamo senza ascoltare. Quando presumiamo di conoscere l’altro senza comprenderne le ragioni. Quando parliamo solo per affermare noi stessi. Quando non scegliamo con cura le parole adatte alla situazione. E rischiamo di ferire anche quando, parlando da posizioni di autorità o privilegio, non consideriamo l’influenza che le nostre parole esercitano. Il disarmo verbale nasce da una domanda semplice: siamo disposti ad affrontare la fatica del dialogo e a costruire relazioni rispettose e paritarie?

La conversione al Vangelo secondo san Francesco sarà il filo conduttore delle sue riflessioni. Quale messaggio offre oggi la sua figura? Perché è ancora attuale?

San Francesco è attuale perché ricorda, in modo limpido e radicale, che Dio è vivo e può abitare la nostra vita se gli apriamo spazio. In un tempo in cui il cristianesimo rischia di ridursi a sforzo morale o a coerenza etica, la sua esperienza ci riporta all’essenziale: il Vangelo come parola viva, da ascoltare e da vivere con libertà. Francesco parla al cuore di tutti perché ha intercettato le attese più profonde dell’umano: riconoscerci fratelli e sorelle, guardare al creato con gratitudine, costruire una convivenza più giusta e pacifica. La sua attualità non dipende dalle celebrazioni, ma dalla sua capacità di mostrare che una vita riconciliata con Dio diventa immediatamente più umana, più semplice, più fraterna.

Agenzia Fides notizie settembre e fine agosto 3 settembre 2025

 

Solo callar, para que Dios me defienda - Agenzia Fides 19 novembbre 2021



 


VATICANO - “Solo callar, para que Dios me defienda”: suor Gloria Cecilia Narvaez Argoti e il suo sequestro da religiosa perseguitata per la fede
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Era il 7 febbraio 2017 quando un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella casa delle Suore Francescane di Maria Immacolata di Karangasso, nel sud del Mali, e ha portato via in ostaggio suor Gloria Cecilia Narvaez Argoti. La religiosa, di nazionalità colombiana, si è offerta al posto di una sorella più giovane. Preghiere, veglie, incontri hanno mantenuto vivo il ricordo di suor Gloria per i 4 lunghi anni e 8 mesi durante i quali è stata sequestrata.
A salvare suor Gloria certamente ha contribuito una fede ferrea, non ha mai accettato la continua minaccia a convertirsi all’islam e il suo “motto” nei giorni più bui è stato: “Solo callar, para que Dios me defienda” (Solo silenzio, così che Dio possa difendermi).
In attesa di poter rientrare in Colombia suor Gloria è stata per un periodo di riposo nella casa delle religiose a Riano. Venerdì 12 novembre, in occasione dell’incontro che la religiosa ha avuto con il cardinale Luis Tagle, presso la Congregazione per l’evangelizzazione dei Popoli del quale è Prefetto, l’Agenzia Fides ha potuto rivolgerle alcune domande.

Agenzia Fides: Suor Gloria, benvenuta e bentornata. Abbiamo tanto pregato per lei e siamo onorati di averla qui. Può raccontarci come si svolgeva la sua vita prima del rapimento?
Suor Gloria: Prima di essere sequestrata svolgevo la mia missione in Africa con le mie consorelle dove ci dedicavamo alla promozione delle donne. Insegnavamo loro a ricamare, cucire a macchina, leggere oltre ad offrire strumenti che permettessero l’avviamento di attività di microcredito. Tra le nostre priorità ci sono stati sempre anche i bambini, neonati che spesso vengono abbandonati dalle mamme al giorno del parto perchè non hanno di che sfamarli. Seguivamo il centro sanitario e assistevamo gli ammalati facendo visita anche alle famiglie. La mia vita e il mio pensiero di persona e di consacrata era concentrata sull’incontro e la vicinanza.

Agenzia Fides: Quattro anni e otto mesi sono tanto tempo. Come trascorreva le sue lunghe giornate di prigioniera?
Suor Gloria: La mattina pregavo contemplando il sorgere del sole nel deserto, qualcosa di meraviglioso, sentivo il vento a volte violento e a volte soave che si sollevava dalla sabbia. Scrivevo lettere a Dio, con pezzetti di carbone, manifestandogli la mia totale e sconfinata fiducia in Lui. Raccoglievo la legna per riscaldare quel poco di acqua che mi veniva dato ogni giorno per prepararmi il te. Pregavo sempre per la libertà dei tanti ostaggi che ci sono in tutto il mondo e pensavo alla sofferenza di tanta gente che muore di fame. Mi sono tornati alla memoria tutti i momenti della mia vita, dal cammino fatto con le sorelle della mia Congregazione, la mia famiglia, la mia vita come religiosa e la risposta che stavo dando alla volontà di Dio. La mia preghiera era rivolta anche ai gruppi che mi tenevano in ostaggio, per ognuno di loro. Quando era il momento di spostarci di luogo mi dedicavo a sgombrare il campo.

Agenzia Fides: Che idea si era fatta di questo protrarsi della sua prigionia? I suoi carcerieri le spiegavano i motivi del protrarsi del sequestro?

Suor Gloria: Tutti i gruppi ai quali sono stata affidata facevano riferimento alla religione. Volevano mettere a dura prova la mia fede. Per loro in Mali dovrebbe esistere solo l’Islam. Ho pensato anche che fossero sopraggiunti problemi tra di loro che hanno fatto ritardare la mia liberazione.

Agenzia Fides: Il tempo passava, riusciva a dare un senso a questa dura esperienza che stava vivendo?
Suor Gloria: E’ stata un’esperienza di profonda fede, di riaffermarmi in Dio, di aumentare la mia fiducia in Lui nell’accettare ogni tipo di umiliazione e vessazione per crescere e vivere quello che la nostra Fondatrice, la Beata Madre Carità Brader Zahner, diceva: ‘rimanere in silenzio affinchè Dio ci difenda’. Allo stesso tempo, è stata per me una opportunità di vivere il rispetto verso le altre religioni, -in questo caso la loro- e mi tornava alla mente l’enciclica di Papa Benedetto XVI, Deus Caritas est, nel documento che parla del rispetto verso la libertà religiosa e come noi cristiani dobbiamo essere messaggeri di pace e riconciliazione con i nostri atteggiamenti.

Agenzia Fides: I suoi carcerieri erano sempre con Lei? Come si comportavano, l’hanno maltrattata?
Suor Gloria: In generale i gruppi mi umiliavano molto, mi insultavano in maniera offensiva e dura a causa della religione o per il fatto di essere donna. Però anche tra di loro vedevo che c’era gente buona che voleva liberarmi anche per non correre tanto pericolo.

Agenzia Fides: Ci sono stati gesti particolari di umanità – o di cattiveria – da parte dei sequestratori nei suoi confronti, che Lei ricorda?
Suor Gloria: La notte in particolare vedevo che i gruppi erano molto agitati, urlavano tra di loro, si avvicinavano alla tenda dove ero io. Verso la mezzanotte arrivava da me il capo e mi diceva: Gloria! Stai bene?

Agenzia Fides: La mamma è morta aspettando il suo ritorno. Questo dolore aggiunto alla storia dolorosa del rapimento non è troppo?
Suor Gloria: Ho pregato tanto e ho pensato al fatto che mia madre fosse già avanti con l’età. Ripensavo alle parole che mi aveva detto quando sono andata in vacanza a casa e poi sono tornata in Mali: ‘non andare così lontano, perché il Mali è la religione dell'Islam e può succederti qualcosa o forse non puoi più vedermi’. Le risposi: ‘Mamma, lascia che sia ciò che Dio vuole. Potrebbe succedere qualcosa a te o a me. Non siamo sicuri di quale sia la volontà di Dio’.

Agenzia Fides: Quale frase o gesto rivolto a lei da Papa Francesco l’ha colpita di più, e non dimenticherà?
Suor Gloria: Non dimenticherò mai il suo gesto di accoglienza e la sua benedizione come padre e pastore della nostra Chiesa. Nè la sua richiesta: ‘prega per me’.

Agenzia Fides: Pensa di rientrare in Africa e riprendere da dove ha lasciato? Come guarda al suo futuro? Cosa l’aspetta? E in che modo l’esperienza vissuta ha cambiato il suo sguardo sulla vita e sulle cose del mondo?
Suor Gloria: Se Dio mi dona la salute, continuerò ad essere missionaria, vicina ai più poveri e bisognosi, continuerò ad elevare a Dio la mia preghiera di eterna gratitudine, ma più incarnata nelle sofferenze delle persone prive di libertà, di coloro che hanno fame e sete. Continuerò a pregare per la pace in tanti paesi in guerra. Per il Santo Padre Francesco, sacerdoti, religiosi e religiose di tutto il mondo perché abbiamo il coraggio di dare la vita per chi soffre. Questa esperienza mi porta a vedere la vita come un compito per creare fratellanza universale. Non chiudersi in noi stessi ma essere portatori di speranza e testimoni della nostra vita di fede.
Non è necessario fare tante cose ma dare una testimonianza di fede, di ascolto, per valorizzare tutti coloro che hanno bisogno di noi, agli anziani per tutta la loro saggezza e per quanto hanno contribuito, ai giovani per il loro coraggio e profetismo. Dobbiamo continuare a pregare Dio affinchè susciti vocazioni buone e sante per la Chiesa che possano raggiungere luoghi lontani dove quasi nessuno arriva. Come diceva la nostra Fondatrice: Dio non si lascia vincere nella generosità e non dobbiamo dimenticare le opere buone che la Congregazione ha nelle sue mani: i poveri e tanta carità e fratellanza con tutti. Il che significa dare la vita per l'altro.

Suor Gloria il 15 novembre 2021 finalmente è tornata in Colombia dove si fermerà per un periodo di riposo con i familiari e le consorelle.
(AP) (19/11/2021 Agenzia Fides)
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Agenzia Fides 25 ottobre 2021

 

VATICANO - Il Papa nella Giornata Missionaria: grazie a chi testimonia il Vangelo nelle terre che non conoscono Gesù
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Un «grazie» e la richiesta di «un grande applauso» per «i tanti missionari e missionarie – sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici - che in prima linea spendono le loro vite energie al servizio della Chiesa, pagando in prima persona, a volte a caro prezzo, la loro testimonianza». Così, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, celebrata in tutto il mondo dalla Chiesa cattolica nella penultima domenica di ottobre, Papa Francesco ha voluto esprimere la sua gratitudine verso tutti i battezzati coinvolti nella “missio ad gentes”, attestando che il loro prendere parte all’opera apostolica non fiorisce «per fare proselitismo, ma per testimoniare il Vangelo nella loro vita nelle terre che non conoscono Gesù».
Le semplici parole di gratitudine nei confronti di chi opera nelle missioni sono state pronunciate dal Vescovo di Roma domenica 24 ottobre, dopo la tradizionale recita della preghiera mariana dell’Angelus. Parlando dalla finestra del Palazzo apostolico, davanti alla moltitudine presente a Piazza San Pietro, il Papa ha suggerito con un accenno lieve anche l’intima affinità genetica che corre tra la testimonianza resa da missionari e missionarie e quella offerta dai santi e dalle sante canonizzati dalla Chiesa. Richiamando le figure di suor Lucia dell’Immacolata – religiosa delle Ancelle della Carità beatificata a Brescia sabato 23 ottobre – e di Sandra Sabattini – studentessa figlia spirituale di don Oreste Benzi, beatificata a Rimini proprio domenica 24 ottobre, (vedi Fides 23/10/2021) – il Pontefice ha suggerito di guardare nella Giornata Missionaria Mondiale «a queste due nuove Beate come a testimoni che hanno annunciato il Vangelo con la loro vita».
Prima della recita dell’Angelus, commentando l’incontro tra Gesù e Bartimeo - il cieco di Gerico a cui Cristo ridona la vista - raccontato nel brano evangelico della liturgia del giorno, Papa Francesco aveva anche suggerito che un tratto inconfondibile della vita cristiana – e quindi anche di ogni opera missionaria e di ogni esperienza di autentica santità - è la mendicanza dei miracoli, gesti che possono essere compiuti solo da Cristo stesso, a cominciare dal miracolo del cambiamento che Lui solo può operare nel cuore degli uomini e delle donne di ogni tempo. «Bartimeo» ha fatto notare Papa Francesco «aveva perso la vista, ma non la voce! Infatti, quando sente che sta per passare Gesù, inizia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”. Gesù sente, e subito si ferma. Dio ascolta sempre il grido del povero, e non è per nulla disturbato dalla voce di Bartimeo, anzi, si accorge che è piena di fede, una fede che non teme di insistere, di bussare al cuore di Dio». A Gesù – ha aggiunto il Papa nella parte centrale della sua breve catechesi – Bartimeo «non chiede qualche spicciolo come fa con i passanti. No. A Colui che può tutto chiede tutto. Alla gente chiede degli spiccioli, a Gesù che può fare tutto, chiede tutto: “Abbi pietà di me, abbi pietà di tutto ciò che sono”». Quando la fede è viva – ha rimarcato il Papa – la preghiera « non mendica spiccioli, non si riduce ai bisogni del momento. A Gesù, che può tutto, va chiesto tutto. Non dimenticatevi di questo. A Gesù che può tutto va chiesto tutto, con la mia insistenza davanti a Lui. Egli non vede l’ora di riversare la sua grazia e la sua gioia nei nostri cuori, ma purtroppo siamo noi a mantenere le distanze, forse per timidezza o pigrizia o incredulità». Per offrire un’immagine concreta a concerma delle sue esortazioni, il Successore di Pietro ha anche riproposto un episodio attinto dalla sua lunga esperienza pastorale: «Tanti di noi, quando preghiamo» ha notato il Pontefice «non crediamo che il Signore può fare il miracolo. Mi viene in mente quella storia – che io ho visto – di quel papà a cui i medici avevano detto che la sua bambina di nove anni non passava la notte; era in ospedale. E lui ha preso un bus ed è andato a settanta chilometri al santuario della Madonna. Era chiuso e lui, aggrappato alla cancellata, passò tutta la notte pregando: “Signore, salvala! Signore, dalle la vita!”. Pregava la Madonna, tutta la notte gridando a Dio, gridando dal cuore. Poi al mattino, quando tornò in ospedale, trovò la moglie che piangeva. E lui pensò: “È morta”. E la moglie disse: “Non si capisce, non si capisce, i medici dicono che è una cosa strana, sembra guarita”. Il grido di quell’uomo che chiedeva tutto – ha rimarcato Papa Francesco - è stato ascoltato dal Signore che gli aveva dato tutto. Questa non è una storia: questo l’ho visto io, nell’altra diocesi. Abbiamo questo coraggio nella preghiera? A Colui che può darci tutto, chiediamo tutto, come Bartimeo, che un grande maestro, un grande maestro di preghiera. Lui, Bartimeo ci sia di esempio con la sua fede concreta, insistente e coraggiosa». (GV) (Agenzia Fides 24/10/2021).
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VATICANO - “La centralità del Regno” il filo conduttore del nuovo numero del Bolletino della POSI
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) -“La centralità del Regno” è il titolo e il tema del Bollettino di ottobre 2021 del Segretariato Internazionale della Pontificia Opera della Santa Infanzia (POSI) in distribuzione in questi giorni. Il mese di ottobre, apertosi con la memoria liturgica di santa Teresina di Lisieux, è il mese missionario per eccellenza che è culminato domenica 24 ottobre con la celebrazione della Giornata Missionaria mondiale dal tema “Non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20).
“Credo che il tema di quest’anno sia più̀ che mai a misura di bambino, poiché́ ne evidenzia due caratteristiche genuine quali la semplicità̀ e la spontaneità̀” scrive nel suo editoriale sr. Roberta Tremarelli, Segretario Generale della Pontificia Opera Santa Infanzia che riprende “Sono le stesse che ogni Cristiano, evangelizzatore, testimone, discepolo missionario dovrebbe avere nell’annunciare il Vangelo, sfruttando ogni occasione opportuna e inopportuna, come diceva San Paolo. Proprio come i bambini, nella loro semplicità̀ e senza veli. Chi meglio di un bambino e di un ragazzo può̀ insegnarci ad annunciare il Vangelo ed essere missionario? Il bambino non pensa né prevede le contrarietà̀, procede e basta, fidandosi”. Suor Tremarelli ricorda come questo spirito fosse già prefigurato in Pauline Marie Jaricot, fondatrice nel maggio del 1822 della prima Opera missionaria, quella della Propagazione della fede della quale è prossima la beatificazione: “in questi giorni è stata annunciata la data della sua beatificazione: il 22 maggio 2022 a Lione. Gioiamo con tutta la Chiesa per questa prossima nuova Beata, una donna di fede che nella sua sensibilità e semplicità ha dato vita ad un’Opera che da 200 anni sostiene i missionari e la missione della Chiesa universale”.
Il tema del Bollettino “La centralità del Regno” viene trattato da padre Leonardo Rodriguez, Direttore nazionale delle PP.OO.MM in Uruguay che, facendo riferimento all’invito di Gesù a diventare come i bambini, cerca di identificare alcune caratteristiche della capacità di legame/vincolo/ relazione del bambino per individuare da questa analisi le caratteristiche della spiritualità cristiana, mentre “Una spiritualità per l’infanzia missionaria secondo santa Teresa di Lisieux e san Giovanni Paolo II” è il contributo a firma di Rafael Santos, collaboratore della Direzione nazionale PP.OO.MM. in Spagna, che offre il seguente richiamo: “Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, patrona delle Missioni all’età di sette anni è entrata a far parte dell’Opera della Santa Infanzia, chiamata oggi Infanzia Missionaria, dettaglio importante perché “suggerisce che, ricondurre alla nostra epoca la vita e la spiritualità di questa Santa può far luce sulla vita e sulla spiritualità dell’Infanzia Missionaria dei giorni nostri”.
Fra gli altri argomenti trattato in questo numero: la voce dei bambini dalle direzioni nazionali Sri Lanka, Pakistan, Malawi, Colombia, Filippine; notizie dalle diocesi: Bolivia, Nicaragua, Nigeria, India, Liberia, Guinea Bissau, Perù. Si narra anche dei “Piccoli missionari in Burundi” e si raccontano progetti di educazione religiosa e assistenza di base per i bambini dei villaggi remoti di Babiko, Mou e Rapa, e il centro di reinserimento Ndjiatar per bambini diversamente abili.
(EG) (25/10/2021)



LINK
Bollettini POSI -> https://www.ppoomm.va/it/documentazioni/documenti-posi/posi-bollettini.html
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AFRICA/SUDAN - I militari prendono il potere con un golpe, la gente scende in piazza
 
Khartoum (Agenzia Fides) - “Mentre siamo parlando si sentono spari. Come temevamo, l’esercito ha preso a sparare sui dimostranti che fin dalle prime ore della mattinata si sono riversati nelle strade per chiedere l’immediata fine del processo di golpe e il ritorno alla transizione democratica”. Lo riferiscono fonti di Fides nella Chiesa in Sudan, chiedendo “specie in questo momento di grandi incertezza e timori” di restare anonima. La fonte di Fides è stata raggiunta a fatica al telefono (dall’alba sono interrotti al 90% linee telefoniche, internet e strade) nella tarda mattinata di lunedì 25 ottobre, poche ore dopo l’avvenuto colpo di Stato. Il grande Paese africano, due anni e mezzo fa teatro di una “Primavera” che sorprese il mondo per la conduzione pacifica e incruenta, soprattutto, per la cacciata del dittatore Omar al-Bashir, sembra piombare di nuovo nel caos autocratico e alimentare i timori di un ritorno al passato.
“Nella notte – riferiscono le nostre fonti - dopo giorni in cui si rincorrevano voci e si temevano conferme, c'è stato il colpo di stato. Linee internet e telefoniche, strade e aeroporto sono chiusi. Alla radio, da questa mattina, passano solo ed esclusivamente l'inno nazionale. C’è una presenza militare massiccia e si tratterà di capire chi sarà il nuovo leader e, soprattutto, come reagirà la popolazione che, piuttosto che tornare indietro, è pronta a tutto. Da questa notte ci poniamo molte domande ma sono due gli aspetti che più ci preoccupano. Da una parte la reazione dei militari alle manifestazioni che stanno avvenendo: da queste prime avvisaglie, l’intenzione è di reprimere duramente anche se, nel frattempo, ci giungono notizie di soldati ai posti di blocco che invece fanno passare i manifestanti. Dall’altra chi ci sia dietro questa mossa. Chi sono i militari realmente alla testa del golpe? Sono islamisti? Una fronda più laica? E poi, nel gruppo dei militari golpisti rientrano forse anche i Janjaweed del Darfur (le famigerate milizie autrici di efferati eccidi e stragi nella regione centro-occidentale, ndr)? ”
Si accavallano, nel frattempo, notizie riguardo la situazione di tensione del Paese. Dopo l’arresto, avvenuto nelle prime ore dell’alba, del Primo Ministro Abdalla Hamdok e della moglie, camionette militari hanno circondato le abitazioni dei ministri civili dell’informazione Hamza Baloul, dell’industria Ibrahim al-Sheikh, del governatore della capitale Khartoum, Ayman Khalid, del consigliere per i rapporti con i media Faisal Mohammed Saleh e del portavoce per il consiglio sovrano Mohammed al-Fiky Suliman, per arrestarli.
“Sono persone buone che si erano impegnate in prima persona – riprende la fonte – e che pagano proprio per la lealtà al popolo. Sembra che i militari vogliano che il Primo ministro si dimetta ‘spontaneamente’ e si dichiari pronto a entrare in un esecutivo golpista; ma Hamdok tiene duro e anzi chiama la gente a protestare. Gli ufficiali vogliono il potere senza perdere la faccia, come se la gente fosse stupida e non sia già consapevole delle manovre”.
Il golpe avviene al culmine di un periodo di forti tensioni fra i militari e la società civile che 2 anni fa avevano siglato un accordo di transizione che prevedeva una “presidenza a rotazione” e che, il prossimo 17 novembre, avrebbe dovuto condurre a una presidenza espressa dalla società civile e alla prosecuzione dell’esperienza di governo al 50% e 50%. I militari, in realtà, hanno fatto comprendere con sempre maggiore chiarezza che non volevano lasciare la presidenza e, per diffondere caos e panico, hanno innescato e foraggiato manifestazioni di fette di popolazione invocanti il “pugno duro” per mettere fine alla pesante crisi economica e politica degli ultimi tempi.
Conclude la fonte di Fides: “Il presidente del Consiglio di transizione Abdel Fattah al-Burhan ha proclamato lo stato di emergenza in tutto il Paese, con la dissoluzione del suddetto Consiglio e del governo. Hanno sostanzialmente sciolto il consiglio sovrano e l’esecutivo, praticamente stracciato l’accordo fra civili e militari di 2 anni fa. Dicono di averlo fatto per salvare la rivoluzione ma è un atto che la seppellisce definitivamente”.
(LA) (Agenzia Fides 25/10/2021)
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AFRICA/SUD SUDAN - "School Children We Are for Peace": gli studenti celebrano la Giornata annuale delle scuole cattoliche
 
Tombura Yambio (Agenzia Fides) - Mentre il Paese continua a vivere una crisi umanitaria molto pesante, i ragazzi della diocesi di Tombura Yambio non rinunciano a celebrare la Giornata delle scuole cattoliche con l’obiettivo di portare speranza e fiducia in se stessi nel travagliato Stato dell'Equatoria occidentale.
La celebrazione, che si tiene ogni anno, rientra nei programmi della diocesi. Solitamente vede riunite tutte le istituzioni scolastiche cattoliche della diocesi. Tra queste l'Università Cattolica, le scuole superiori, le scuole secondarie, le scuole primarie e le scuole pre-primarie.
A guidare la celebrazione eucaristica di centinaia di studenti e alunni nella Parrocchia Santa Maria Madre di Dio di Yambio, il Vicario generale ad interim della diocesi, p. Tombe Charles. Ricordando San Daniele Comboni, patrono diocesano dell'istruzione che portò il primo seme della fede e dell'educazione cattolica nell'allora Sudan, p. Tombe ha detto: “San Daniele Comboni ci invita a ricominciare la vita di nuovo, per essere più vicini a Gesù Cristo, e attraverso l’istruzione ottenere qualcosa di nuovo che prima non c'era”.
“Nonostante le sfide, è importante concentrarsi su ciò che vogliamo essere – ha aggiunto il Vicario generale - . Tutti noi possiamo realizzarci solo se lavoriamo per la pace che viene da Dio, questo significa accettare completamente Lui” prosegue la nota pervenuta all’Agenzia Fides.
“Siamo uniti da Dio per la missione di portare la pace alle persone” ha puntualizzato p. Tombe, aggiungendo che gli studenti e gli alunni stanno ricevendo un'istruzione per essere persone competenti che dovrebbero lavorare per l'unità e l'amore per tutta l'umanità nel prossimo futuro.
“Crediamo che per raggiungere la missione dell'Educazione cattolica nella diocesi cattolica di Tombura-Yambio, dobbiamo sviluppare la nostra capacità di agire come una comunità in continuo apprendimento” ha detto il Vescovo della diocesi, Mons. Eduardo Hiiboro Kussala nel messaggio letto a suo nome dal Vicario durante la celebrazione. Incoraggiando alunni, studenti, insegnanti e tutti coloro che lavorano nel settore educativo della diocesi, il Vescovo ha affermato che l’obiettivo di tutte le scuole cattoliche è quello di fornire un'educazione cattolica che ispiri tutti gli studenti ad apprendere e sperimentare la crescita accademica in un ambiente sicuro e accogliente, basato sui valori del Vangelo. Il carisma delle scuole cattoliche diocesane è servire Dio e la comunità con coraggio e integrità; vedere la luce splendente in ogni bambino.
"School Children We Are for Peace" è stato il tema delle celebrazioni di quest'anno, iniziate con il raduno di tutte le scuole a Yambio Freedom Square al mattino e proseguite in marcia attraverso la città fino alla Parrocchia Santa Maria Madre di Dio di Yambio.
La diocesi cattolica di Tombura-Yambio ha attualmente cinque istituti di istruzione superiore, 8 scuole secondarie in otto diverse parrocchie, 28 scuole primarie e 24 scuole materne.
(AP) (Agenzia Fides 25/10/2021)
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ASIA/BANGLADESH - Il Cardinale D'Rozario: garantire dignità e protezione ai Rohingya
 
Cox's Bazar (Agenzia Fides) – “Apriamo i nostri cuori alle persone che hanno bisogno del nostro sostegno per garantire la loro esistenza in questo mondo”: lo ha detto il Cardinale Patrick D'Rozario, dopo aver visitato, nei giorni scorsi, il più grande campo profughi del mondo a Cox's Bazar, dove vivono 1,1 milioni di Rohingya. In un videomessaggio diffuso per l'occasione e pervenuto all'Agenzia Fides, il Cardinale ha raccontato la sua esperienza dicendo: “Siamo accanto a loro. Chiediamo solidarietà alle persone di altre nazioni. Quando sono arrivato qui per la prima volta, tutti erano tristi. Non si avvicinavano nemmeno chiamandoli. Ora vedo campi ben organizzati e stanno vivendo in modo umano”.
Il Cardinale ha spiegato: “I Rohingya riescono a soddisfare alcune necessità di base della loro vita e dispongono di rifugi dignitosi. E' un passo avanti. Ho parlato del ruolo della Caritas. La dedizione, l'assistenza, una buona pianificazione degli aiuti hanno davvero dato all'ambiente un volto umano”.
Naturalmente l'auspicio è che i Rohingya possano tornare nella loro terra natale, in Myanmar: “Ma questa non è semplicemente una decisione bilaterale, tra Myanmar e Bangladesh. La comunità internazionale si sta impegnando per questo ed è coinvolta. Se i profughi non saranno sicuri dei loro diritti umani, della cittadinanza, della sicurezza, non saranno disposti ad andarci. Non possiamo costringerli a uscire, anche questo è disumano. Queste persone dovrebbero essere ben accolte, dovrebbero essere protette, dovrebbero essere accompagnate nello sviluppo e nella promozione umana. La situazione è molto difficile”.
Il Cardinale ha citato la preoccupazione di Papa Francesco per i Rohingya: “Il Santo Padre parla dei Rohingya, ricorda e prega per i Rohingya, e conserva sempre bei ricordi nel suo cuore", ha detto, ricordando che nel 2017 Papa Francesco ha incontrato alcuni rifugiati Rohingya durante la sua visita a Dhaka.
Dopo la visita del Cardinale, Immanual Chayan Biswas, capo delle operazioni del Programma di risposta alle emergenze in Caritas Bangladesh, dichiara a Fides: “In tre anni d impegno abbiamo lavorato a un programma di accoglienza, che ha visto i profughi passare da rifugi temporanei a rifugi più stabili. Con la nostra azione, cerchiamo di offrire solidarietà concreta e dare speranza. Nel 2017, la maggior parte delle donne e dei bambini Rohingya sono venuti qui con traumi psicologici e, in tre anni, grazie al nostro programma di sostegno psicologico e sociale, molte donne, molti bambini hanno iniziato a tornare alla vita normale".
Caritas Bangladesh opera in Cox's Bazar accanto all'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, mettendo a disposizione un centro comunitario e 175 rifugi per i residenti del campo. Diversi programmi di assistenza sociale promossi da Caritas Bangladesh stanno aiutando i rifugiati Rohingya nella promozione umana, per favorire condizioni di vita dignitose.
(FC) Agenzia Fides, 22/10/2021)
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ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita sugli scontri di Tayyouneh: chi ha difeso “la sicurezza del proprio ambiente” non diventi “capro espiatorio”
 
Beirut (Agenzia Fides) - Lo Stato, con le sue istituzioni, ha il compito di “proteggere il suo popolo”. E se ciò non accade in maniera efficace, quelli che hanno difeso “la loro dignità e la sicurezza del proprio ambiente” non possono essere trattati alla stregua di un “capro espiatorio”. Così il Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca della Chiesa maronita, è intervenuto sulla delicata fase politica attraversata dal Paese dei Cedri, tintasi di sangue dopo che sette manifestanti sciiti sono stati uccisi giovedì 14 ottobre, a Beirut, da cecchini appostati sui tetti nel quartiere “cristiano” di Tayyouneh.
Le parole del Patriarca, pronunciate durante l’omelia della celebrazione liturgica da lui presieduta domenica 24 ottobre nella sede patriarcale di Bkerké, sono state lette da molti media nazionali come un implicito sostegno offerto dal Cardinale libanese alle posizioni di chi considera i fatti di sangue registrati a Tayyouneh come un fatale incidente, seguito al tentativo di auto-difesa messo in atto dagli abitanti del quartiere di fronte alle scorribande di militanti sciiti arrivati dall’esterno con armi intenti intimidatori. "Noi che crediamo nella giustizia” ha detto il Patriarca, “non accettiamo che coloro che hanno difeso la loro dignità e la sicurezza del loro ambiente siano trasformati in un capro espiatorio. Queste persone, insieme ad altre, avevano difeso il Libano e offerto migliaia di martiri per il bene della sua unità e sovranità".
Dopo la strage, il partito sciita di Hezbollah e i suoi media di riferimento avevano attaccato frontalmente, come autori del massacro, miliziani delle Forze Libanesi, Partito guidato dal leader cristiano Samir Geagea, che dal canto suo aveva respinto le accuse di aver realizzato un “agguato” premeditato, sostenendo che alcuni residenti di Ain al Remmaneh- Tayyouneh si erano soltanto “difesi” dai miliziani sciiti “che hanno cercato di entrare nelle loro case”. Sui media e nei contributi di alcuni analisti è cominciata a riaffiorare la retorica settaria sulle milizie impegnate a “difendere” e “proteggere” i quartieri cosiddetti “cristiani” dalle incursioni dei gruppi legati ai Partiti sciiti Hezbollah e Amal.
In seguito al massacro, ventisei persone sono state arrestate dopo le violenze nell'area di Tayyouneh-Ain al-Remmaneh, la maggior parte delle quali appartenenti alle Forze Libanesi. Riguardo a tali provvedimenti giudiziari, il Patriarca nella sua omelia ha chiesto che le indagini siano svolte senza mettere in atto "intimidazioni", e senza criminalizzare “una singola parte, come se fosse responsabile esclusiva degli incidenti".
Il Cardinale libanese ha anche messo in guardia da eventuali tentativi di utilizzare le indagini sugli incidenti di Tayyouneh-Ain al-Remmaneh per oscurare e rallentare quelle condotte dal giudice Tarek Bitar che ha messo nel mirino uomini di Amal – Partito sciita guidato dal Presidente del Parlamento Nabih Berri - per le loro presunte responsabilità penali in merito alle tragiche esplosioni avvenute nel porto di Beirut il 4 agosto 2020. (GV) (Agenzia Fides 25/10/2021)
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AMERICA/CILE - Crescono violenza e polarizzazione in vista delle elezioni: i Vescovi chiamano al dialogo e alla responsabilità
 
Santiago (Agenzia Fides) – “Preoccupati per l'attuale clima di belligeranza e polarizzazione nella vita politica, specialmente nella campagna presidenziale, che dovrebbe essere invece l'occasione per confrontarsi con idee, progetti e programmi sul presente e sul futuro della nazione, in un esercizio che infonda speranza, senso di appartenenza e impegno per il bene comune”, i Vescovi cileni hanno pubblicato un messaggio, pervenuto a Fides, ad un mese dalle elezioni presidenziali, parlamentari e regionali del 21 novembre.
Il Comitato permanente dell'Episcopato cileno, nella nota intitolata “Per vivere il processo elettorale nella pace e nella concordia cittadina”, rileva: “purtroppo le manifestazioni di violenza
stanno crescendo tra noi. La polarizzazione e l'aggressività si esprimono a molti livelli della nostra convivenza, anche nei nostri rapporti quotidiani con gli altri. Gli omicidi e altre azioni criminali sono aumentati ultimamente. Il traffico di droga e la criminalità occupano ampi settori e spazi delle nostre città. La legittima protesta politica diventa spesso, per l'azione di alcuni gruppi, distruttiva di beni e spazi pubblici e privati".
Di fronte a questa situazione, i Vescovi esortano i cileni a “rivedere seriamente il nostro modo di vivere insieme", a "fermare la violenza”, a “imparare a dialogare come fratelli, tutti abitanti dello stesso Paese e casa comune”. Un altro motivo di preoccupazione viene dallo scenario economico, con le sue conseguenze negative che colpiscono soprattutto i poveri e le famiglie vulnerabili, cui si aggiunge la pandemia che ha generato problemi che dureranno a lungo. "È contraddittorio – proseguono - che, mentre cerchiamo e aneliamo a livelli più elevati di benessere e giustizia, non costruiamo con l'azione politica scenari più stabili, che ci permettano veramente di affrontare le sfide sociali ed economiche che abbiamo. Dobbiamo scommettere ancora di più per il bene del Paese, al di là dei calcoli elettorali".
I Vescovi quindi invitano tutti “ad agire in modo responsabile”, sottolineando che “per chiunque verrà a governare il Paese nel prossimo periodo, il compito sarà difficile e complesso, a causa del contesto economico e politico che stiamo vivendo, senza dimenticare la presenza della crisi sanitaria”. Occorre quindi fare attenzione alle parole che vengono usate e alle iniziative che vengono intraprese, “per non generare quella polarizzazione che rende più opaco il nostro presente". Infine esortano i credenti a "pregare per la nostra Patria, per i suoi governanti e leader, per le sue istituzioni e per i processi politici e sociali in corso, per ciascuno dei suoi abitanti", affidando alla Vergine del Monte Carmelo “questo tempo di sfide per la nostra patria”. (SL) (Agenzia Fides 25/10/2021)

Agenzia Fides 30 settembre 2021

 


VATICANO - Si apre il Mese missionario: "Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato"
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Con la memoria liturgica di Santa Teresa di Lisieux, proclamata da Papa Pio XI Patrona delle missioni al pari di San Francesco Saverio, si apre il mese di Ottobre, Mese Missionario, che vedrà domenica 24 la celebrazione della 95ma Giornata Missionaria Mondiale. Il tema scelto da Papa Francesco nel messaggio diramato nella solennità dell’Epifania è tratto dagli Atti degli Apostoli: “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20). Scrive il Santo Padre: “Come gli Apostoli e i primi cristiani, anche noi diciamo con tutte le nostre forze: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Tutto ciò che abbiamo ricevuto, tutto ciò che il Signore ci ha via via elargito, ce lo ha donato perché lo mettiamo in gioco e lo doniamo gratuitamente agli altri. Come gli Apostoli che hanno visto, ascoltato e toccato la salvezza di Gesù (cfr 1 Gv 1,1-4), così noi oggi possiamo toccare la carne sofferente e gloriosa di Cristo nella storia di ogni giorno e trovare il coraggio di condividere con tutti un destino di speranza, quella nota indubitabile che nasce dal saperci accompagnati dal Signore”.
Afferma una nota diffusa dai Segretariati internazionali delle Pontificie Opere Missionarie (POM) , anche tramite la Sala Stampa della Santa Sede: "È la testimonianza il filo conduttore del messaggio il cui tema è tratto da quello che Papa Francesco definisce “libro che i discepoli missionari tengono sempre a portata di mano”. “Celebrare ogni anno il Mese missionario e la Giornata Missionaria Mondiale significa fare memoria del fatto che la nostra fede è sempre missionaria. Non possiamo tacere quello che abbiamo udito, visto e vissuto nell’incontro con il Signore”, rimarca l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie.
La testimonianza si accompagna alla memoria perché nella Giornata Missionaria Mondiale che si celebra ogni anno, nella penultima domenica di ottobre, sottolinea il Papa: “Ricordiamo con gratitudine tutte le persone che, con la loro testimonianza di vita, ci aiutano a rinnovare il nostro impegno battesimale di essere apostoli generosi e gioiosi del Vangelo. Ricordiamo specialmente quanti sono stati capaci di mettersi in cammino, lasciare terra e famiglia affinché il Vangelo possa raggiungere senza indugi e senza paure gli angoli di popoli e città dove tante vite si trovano assetate di benedizione”.
Nessuno è escluso dalla misericordia di Dio e i missionari, che condividono la loro vita con i fedeli a loro affidati, lo ricordano anche nel messaggio video nato dalla collaborazione tra alcune direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie nel mondo. Il video, in diverse lingue, dà voce a migliaia di donne e uomini in missione nel mondo: “Siamo ancora qui e non possiamo non parlare di quello che abbiamo visto e sentito”.
Intanto, nel mondo fervono le iniziative di formazione, preghiera, animazione per preparare e celebrare la Giornata Missionaria Mondiale, nonostante il perdurare della pandemia che in alcuni paesi colpisce ancora duramente.
Nelle Americhe il coordinamento continentale delle Pontificie Opere Missionarie ha prodotto materiale formativo, schemi di preghiera di animazione liturgica, temi di riflessione frutto del lavoro comune delle Direzioni Nazionali delle POM del continente.
In Africa, la Chiesa dell’Uganda fa ricorso sempre più attivamente ai nuovi media, che durante il lockdown hanno tenuta unita la comunità cristiana, sia in termini di animazione missionaria e di preghiera. In Tanzania sono state scelte alcune persone influenti e alcuni leader laici per trasmettere il messaggio della Giornata Missionaria in Radio e TV.
Passando all’Europa, in Svizzera il Mese missionario è occasione per avvicinarsi particolarmente alla Chiesa in Vietnam, mentre in Spagna la Giornata Missionaria Mondiale è conosciuta con l’acronimo Domund e ricorda ai fedeli che “siamo tutti missionari” [il link è
https://domund.es ]
In Asia, dove la situazione pandemica è ancora molto complessa, le POM in Vietnam sono impegnate ad aiutare concretamente la popolazione colpita dal virus si stanno preparando materiali di animazione, programmando diverse iniziative di preghiera on-line.
Nel continente oceanico, in Australia la Giornata verrà vissuta con una particolare attenzione e sensibilità verso l’opera pastorale e missionaria delle Suore del Buon Pastore in Thailandia, a sostegno dei bambini provenienti da ambienti vulnerabili e svantaggiati.
Accanto a tutte le attività dedicate al Mese missionario, sul sito web delle POM, [www.ppoomm.va], a partire dal 1° ottobre sarà pubblicato ogni giorno un approfondimento dedicato alla fondatrice della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, la venerabile Pauline Jaricot, dal titolo: “Conoscere meglio Pauline Marie Jaricot e meditare sulla missione della Chiesa”.
(Agenzia Fides 30/9/2021)
LINK
Il video di animazione delle POM in diverse lingue -> https://youtube.com/playlist?list=PLvTQ_o7P68LP9HD12KDSiZmM1BhB9oHOg
Il sito web delle POM -> https://www.ppoomm.va/it.html
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AFRICA/KENYA - Sinodo 2021-2023: “Non rimanere fermi a guardare” dice il Vescovo Muhatia
 
Nairobi (Agenzia Fides) – “Un cammino ecclesiale che ha un'anima, che è lo Spirito Santo”: definisce così il Sinodo sulla sinodalità, che il Papa inaugurerà il prossimo 9 e 10 ottobre 2021, il Vicepresidente della Conferenza episcopale del Kenya (KCCB), Mons. Maurice Muhatia Makumba, Vescovo della diocesi di Nakuru. Rivolto agli oltre cento partecipanti al recente webinar sul tema, il Vescovo Muhatia ha ribadito l'appello di Papa Francesco affinché tutti i fedeli siano coinvolti nella prossima XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che culminerà nel 2023.
Il Presule ha esortato ogni cristiano, indipendentemente dalla posizione nella Chiesa, a partecipare attivamente ai preparativi sinodali per un migliore esito dell’evento. “Incoraggio e invito ognuno di voi a non rimanere seduti a guardare, perché non c'è spazio per gli spettatori” si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides.
“La Chiesa di Dio è per il popolo di Dio, siamo tutti chiamati a camminare insieme come popolo battezzato, e a partecipare pienamente alla missione profetica di Gesù Cristo”, ha spiegato il Vescovo di Nakuru, sottolineando l’importanza del ruolo dei fedeli laici per la crescita della Chiesa. L’auspicio del Presule è che l’evento sia un cammino comune per i laici, i pastori e il Vescovo di Roma, “una sorta di sinodo decentrato”.
All’inaugurazione ufficiale seguirà la fase diocesana, con l'avvio in tutte le Chiese locali. “I coordinatori diocesani sinodali nominati dai Vescovi saranno il punto di riferimento nella diocesi e il collegamento con la Conferenza episcopale”. Spiegando l’iter secondo il quale si svolgeranno le fasi sinodali, Mons. Muhatia ha spiegato che il materiale raccolto sarà inviato alle rispettive Conferenze Episcopali e sintetizzato “in ascolto di ciò che lo Spirito ha ispirato nelle Chiese loro affidate”, verrà poi trasmesso alla Segreteria Generale che redigerà il primo Instrumentum laboris, sulla base delle risposte delle Chiese locali. Una volta inviato alle Chiese particolari, seguirà un periodo di sei mesi, da settembre 2022 a marzo 2023, che porterà alla fase continentale. Ciascun gruppo continentale redigerà poi un documento finale che sarà inviato alla Segreteria Generale e, sulla base delle risposte continentali, verrà redatto un secondo Instrumentum laboris.
L’intero processo sinodale culminerà nell'ottobre 2023, segnato dalla fase universale con la celebrazione dell'Assemblea Generale dei Vescovi a Roma, e presieduta dal Vescovo di Roma.
(AP) (30/9/2021 Agenzia Fides)
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ASIA/INDIA - I Vescovi al governo: "No" alle leggi anti-conversione
 
New Delhi (Agenzia Fides) - Una delegazione dei Vescovi indiani, cattolici e di altre confessioni cristiane, ha incontrato i ministri federali per chiedere l'abrogazione delle leggi anti-conversione, approvate dai governi in alcuni stati della Federazione indiana. Come appreso da Fides, tra i presenti nella delegazione, Mons. Anil Joseph Thomas Couto, Arcivescovo di Delhi, Mons. Kuriakose Bharanikulangara, Arcivescovo di Faridabad, della Chiesa siro-malabarese di rito orientale, e Mons. Subodh C. Mondal, della Chiesa Metodista in India nell'area episcopale di Delhi, hanno avuto uno speciale incontro con Mukhtar Abbas Naqvi, Ministro federale per gli affari delle minoranze, e John Barla, sottosegretario. La delegazione, che ha incontrato le autorità il 28 settembre, era composta da 50 leader cristiani in rappresentanza di diverse denominazioni. A nome di tutti, Mons. Couto ha presentato un Memorandum contenente diverse questioni che toccano le minoranze cristiane nel Paese e il tema della libertà religiosa.
Le leggi anti-conversione, in vigore in diversi stati indiani, proibiscono la conversione religiosa con la forza o con l'inganno, e sono un reato punibile con diverse sanzioni. Alcuni degli stati che hanno promulgato leggi per vietare le conversioni religiose sono Odisha, Uttar Pradesh, Arunachal Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Jharkhand, Himachal Pradesh, Madhya Pradesh e Uttrakhand.
Le leggi anti-conversione, secondo i Vescovi, violano la lettera e lo spirito della Costituzione indiana che prevede la libertà di praticare, promuovere e propagare la propria religione secondo coscienza e libertà.
In questa fase, un altro stato, il Karnataka nel sud dell'India, sta progettando di emanare una legge simile. Il 28 settembre, il Primo ministro dello Stato, Basavaraj Bommai, ha emesso un ordine per limitare la “conversione religiosa forzata”, sebbene i dieci Vescovi del Karnataka lo abbiano incontrato nei giorni precedenti, auspicando di non procedere con alcuna nuova normativa.
Il Karnataka è una vasto stato nel Sud dell'India governato dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP). Seguendo un'ideologia diffusa nel BJP (la cosiddetta "Hindutva"), i nazionalisti indù vorrebbero trasformare l'India da paese laico a stato teocratico indù. Attualmente, sono governati dal BJP gli stati di Himachal Pradesh, Uttar Pradesh e Madhya Pradesh, che hanno già emanato controverse leggi anti-conversione.
La delegazione dei Vescovi ha espresso ai ministri federali preoccupazione sulle nuove restrizioni legali che limitano o impediscono la possibilità di donazioni straniere per opere di beneficenza rivolte alle comunità povere e vulnerabili del Paese. Il ministro Naqvi ha sottolineato il patrimonio culturale condiviso e l'eredità della convivenza tra le varie comunità religiose. Ha anche detto che "qualsiasi tentativo di disturbare questo tessuto di unità e armonia danneggerà l'anima dell'India", ha aggiunto.
La delegazione ha inoltre informato il governo federale delle ripetute violenze contro i cristiani e di episodi di distruzione o saccheggio delle chiese in tutto il Paese. In un recente caso avvenuto il 17 settembre, cinque famiglie cristiane del distretto di Kandhamal, nello stato di Odisha, hanno subito abusi e violenze dagli indù e almeno una casa appartenente a un cristiano è stata bruciata. Nella maggior parte dei casi - hanno affermato i Vescovi - la polizia e i funzionari del governo non prestano molta attenzione alle lamentele dei cristiani. Anche in questo caso, i ministri hanno assicurato ai leader cristiani che esamineranno la questione.
La delegazione ha informato il governo sulla discriminazione (su base religiosa) a danno dei Dalit cristiani e musulmani, che non possono godere dei benefici concessi dal governo ai dalit, che toccano il lavoro, l'occupazione e altri provvedimenti di welfare.
Infine i leader delle Chiese hanno chiesto al governo federale, contributi per istituire un'università cristiana federale, con fondi pubblici e privati, pensandola come una grande polo di istruzione a beneficio di tutti i cittadini, di ogni cultura, etnia o religione.
Secondo il censimento indiano del 2011, gli indù sono 966 milioni, circa l'80% della popolazione indiana stimata in 1,3 miliardi. I musulmani sono 172 milioni (14%), mentre i cristiani sono 29 milioni (circa il 2,3%)
(SD-PA) (Agenzia Fides 30/9/2021)
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ASIA/PAKISTAN - Docenti di religione cristiana per le scuole statali: al via un Corso di formazione
 
Multan (Agenzia Fides) - “È nostra priorità formare docenti di religione e catechisti con gli insegnamenti autentici della Chiesa, e aiutarli ad apprendere e a proclamare l'annuncio della fede. In questo corso intensivo, organizzato appositamente per insegnanti di religione e catechisti cattolici, il nostro obiettivo è quello di formarli anche alla luce del nuovo Curriculum Nazionale Unico (Single National Curriculum, SNC), offrendo la giusta e completa formazione ai nostri insegnanti, al fine di soddisfare le esigenze delle scuole e dei college governativi e statali. Allo stesso tempo, questa iniziativa andrà anche a beneficio delle nostre scuole cattoliche, per far sì che i docenti ben formati possano insegnare il Catechismo della Chiesa Cattolica”: è quanto dice all'Agenzia Fides il domenicano p. Jamshed Albert OP, Direttore dell'Istituto Pastorale di Multan, che ha organizzato uno speciale Corso di formazione per catechisti e insegnanti di religione.
P. Jamshed Albert OP, afferma: “La Commissione episcopale per la catechesi sta lavorando per organizzare questo programma da quattro anni. Spesso agli studenti delle scuole medie e superiori manca l'insegnamento della fede cattolica per carenza di insegnanti. Per avere insegnanti qualificati, stiamo iniziando questo Corso intensivo per insegnanti di religione". Il corso prevede lezioni su: Catechismo della Chiesa Chiesa Cattolica, Sacra Scrittura, Sacramenti, Storia della Chiesa, Liturgia, Cristologia, Storia della Salvezza, Mariologia, Preghiera cristiana, Etica cristiana, Eresie e Apologetica, Metodologie didattiche per l'insegnamento della fede. Iniziato il 24 settembre, il Corso prevede otto mesi di formazione per 112 ore di studio, fino a maggio 2022, e si tiene presso l'Istituto Pastorale di Multan che lo organizza da ormai 20 anni. Sono iscritti 34 giovani docenti e catechisti provenienti da varie città del Pakistan, tra cui Karachi, Hyderabad e Rawalpindi.
In Pakistan gli esponenti della minoranze religiose hanno accolto con favore l'iniziativa del governo di approvare, a luglio 2020, il nuovo "Curriculum Nazionale Unico" (SNC), che mira a eliminare le pratiche discriminatorie nei contesti educativi e ha l'obiettivo di offrire "a tutti i bambini un'opportunità equa e paritaria di ricevere un'istruzione di alta qualità". Mentre è in corso l'implementazione del nuovo SNC nelle varie province della nazione, in tale cornice si inserisce l'opera delle associazioni e Chiese cristiane, per poter includere corsi di educazione religiosa specifica per gli studenti non musulmani che frequentano le scuole pubbliche, a seconda della loro fede, avviando così cicli di lezioni relative al cristianesimo nelle scuole statali.
Anjum James Paul, professore cattolico e presidente della "Associazione degli insegnanti delle minoranze religiose del Pakistan", parlando all'Agenzia Fides spiega: “Il nostro obiettivo è far introdurre, nell'arco di tre anni, un Curriculum di studi specifico sul cristianesimo nelle scuole di diverso ordine e grado. Il contenuto del corso di formazione, nato dalla collaborazione tra la Chiesa cattolica e protestante, si basa sui quattro aree principali: Fede e preghiera; vita di Gesù Cristo; Valori etici e morali; esempi e vite dei santi”. Aggiunge Anjum Paul: “Per formare i nostri giovani ad essere docenti di religione cristiana c'è bisogno di tempo. Il Curriculum Nazionale Unico prevede standard di apprendimento alti e verificabili. Nei prossimi anni vi saranno maggiori opportunità di lavoro per gli insegnanti cristiani nelle scuole statali: dobbiamo essere pronti”.
Emmanuel Neno, segretario esecutivo della Commissione catechetica nella Conferenza Episcopale Cattolica, ha dichiarato: “Vogliamo che i nostri insegnanti cattolici siano saldi nella loro fede, apprendano gli insegnamenti corretti della Chiesa e li insegnino correttamente nelle scuole cattoliche e nelle scuole statali. In questo Corso si affrontano varie questioni inerenti la fede cattolica nel rapporto con il mondo, per formare bene i nostri insegnanti e di conseguenza gli studenti".
(AG-PA) (Agenzia Fides 30/9/2021)
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ASIA/LIBANO - Crisi delle scuole cristiane, il Patriarca siro cattolico esonera le famiglie dal pagamento delle rette scolastiche
 
Beirut (Agenzia Fides) - Il Patriarca siro cattolico Ignace Youssef III Younan, ha dato disposizione di esentare dal pagamento delle rette scolastiche per l’anno 2021-2022, le famiglie degli studenti siro-cattolici che frequentano le scuole collegate al Patriarcato. Lo riferiscono gli organi di comunicazione del Patriarcato di Antiochia dei siro-cattolici, specificando che l’esenzione si applica agli studenti del Lycée Mathaf e della scuola Deir El-Shorfa School).
La disposizione patriarcale rappresenta un tentativo concreto di rispondere almeno in parte alla crisi strutturale affrontata dalle scuole libanesi non statali, che rappresentano la parte preponderante del sistema scolastico nazionale. Una crisi aggravata negli ultimi anni dallo stato di paralisi economica in cui è sprofondato il Paese dei Cedri.
La misura di esentare dal pagamento delle tasse scolastiche gli studenti siro-cattolici che frequentano le scuole del Patriarcato, era stata presa anche per il precedente anno scolastico 2020-2021, durante il quale la crisi pandemica ha costretto gli istituti scolastici a tenere chiuse le aule e a sperimentare – con risultati non sempre soddisfacenti – sistemi di didattica a distanza.
In Libano, la rete di scuole e istituti d’istruzione non statali appariva in affanno già prima della pandemia da Covid-19, e denunciava la progressiva erosione delle risorse necessarie per assicurare la continuità dell’opera educativa svolta al servizio dell’intero Paese (vedi Fides 2/9/2017 e 5/7/2018). All’inizio di settembre (vedi Fides 6/9/2021), il Presidente Michel Aoun aveva annunciato la convocazione di una Conferenza straordinaria per affrontare l’emergenza-scuola, divenuta ormai una allarmante questione nazionale. L’annuncio era stato diffuso dopo un incontro tra il Capo di Stato e i rappresentanti della Federazione degli Istituti Educativi, che avevano sottoposto ad Aoun un memorandum contenente dati e documenti che attestano la condizione e le difficoltà ormai insostenibili in cui gran parte degli istituti educativi continuano a portare avanti il proprio servizio, esposti ogni giorno al rischio di chiudere per sempre le porte dei propri edifici scolastici. (GV) (Agenzia Fides 30/9/2021)
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AMERICA/CILE - Valore della vita e dignità della persona umana sono un fondamento essenziale e inalienabile della vita in società
 
Santiago (Agenzia Fides) – “Il valore della vita e la dignità della persona umana sono un fondamento essenziale e inalienabile della vita in società” ribadiscono i Vescovi cileni dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati, del disegno di legge che depenalizza l’aborto fino alla 14.ma settimana di gestazione.
Nella nota diffusa dal Comitato permanente della Conferenza Episcopale Cilena all’indomani dell’approvazione, i Vescovi “si rammaricano profondamente di questa decisione e ribadiscono, davanti all’opinione pubblica, i valori essenziali che sono in gioco su questo tema”. Citando Papa Francesco, ricordano che “la difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di tutti i diritti umani” (EG 213), quindi “il primo dei diritti umani è il diritto alla vita, che deve essere rispettata dal concepimento fino alla morte naturale”.
Sul tema dell’inizio della vita al momento della fecondazione, i Vescovi si erano già espressi nel 2015, e in questa occasione ribadiscono che “il rispetto incondizionato della vita umana è ciò che dovrebbe guidare ogni considerazione etica, legislativa, umana e sanitaria dinanzi alla realtà di una gravidanza indesiderata”. Certamente, riconoscono, a volte si verificano situazioni umane complesse e talvolta drammatiche che portano ad una gravidanza, tuttavia non si risolvono certo “con la deliberata eliminazione di un essere umano indifeso e innocente". La società è chiamata a prendersi cura dei più deboli, che devono essere sempre trattati in virtù della loro dignità, e non certo a trovare soluzioni ai problemi con la violenza.
I Vescovi cileni ricordano poi che le leggi a favore dell’aborto inizialmente vengono considerate un’eccezione, solo in casi particolari, ma “l’esperienza ci dice che si finisce per affermare ‘il diritto all’aborto’ e al primato dei diritti sessuali e riproduttivi della donna, ignorando completamente l’esistenza e i diritti dell’altro essere umano” e si arriva alla creazione di “una mentalità contraria alla vita della persona generata, come se il bambino fosse una cosa o un nemico, e non un essere umano, un dono meraviglioso di Dio”.
Nella conclusione i Vescovi ricordano ai cattolici che “l'immoralità dell'aborto è tra gli insegnamenti costanti della Chiesa”, e citano Papa Giovanni Paolo II, che definì l'aborto "un grave disordine morale, l'eliminazione deliberata di un essere umano innocente" (EV 62). Infine invocano il Signore perché illumini “la coscienza e il cuore di chi deve prendere decisioni a favore del bene comune, perchè difenda sempre i più deboli". (SL) (Agenzia Fides 30/09/2021)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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