II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA - ANNO A 12 aprile 2026

 domenica 12 Aprile 2026

Messa del Giorno

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA - ANNO A

Colore Liturgico bianco


Antifona

Come bambini appena nati
desiderate il genuino latte spirituale:
vi farà crescere verso la salvezza. Alleluia. (Cf. 1Pt 2,2)
 
Oppure:

Entrate nella gioia e nella gloria e rendete grazie a Dio,
che vi ha chiamato al regno dei cieli. Alleluia. (Cf. 4 Esd 2,36-37 (Volg.))

Si dice il Gloria.

Colletta


Signore Dio nostro,
che nella tua grande misericordia
ci hai rigenerati a una speranza viva,
accresci in noi la fede nel Cristo risorto,
perché credendo in lui
abbiamo la vita nel suo nome.
Egli è Dio, e vive e regna con te. 

Prima Lettura

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

Dagli Atti degli Apostoli
At 2,42-47

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 117 (118)

R. Rendete grazie al Signore perché è buono: 
il suo amore è per sempre.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».  R.

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.  R.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d'angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!  R.

Seconda Lettura

Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 1,3-9

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro - destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco -, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Parola di Dio.

SEQUENZA

Facoltativa 

Víctimae pascháli laudes
ímmolent christiáni.
Agnus redémit oves:
Christus ínnocens 
Patri reconciliávit peccatóres.
Alla vittima pasquale,
s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'Agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.
  
Mors et vita
duéllo conflixére mirándo:
dux vitae mórtuus regnat vivus.
Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.
  
Dic nobis, María,
quid vidísti in via?
Sepúlcrum Christi vivéntis:
et glóriam vidi resurgéntis.
Angélicos testes,                         
sudárium et vestes.
Surréxit Christus spes mea:
praecédet suos in Galilaéam.
«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
 «La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».
  

Scimus Christum 
surrexísse a mórtuis vere:
tu nobis, victor Rex,
miserére. 

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.       

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! (Gv 20,29)

Alleluia.

Vangelo

Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV nella Veglia Pasquale (4 aprile 2026)

 

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA


OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di San Pietro
Sabato Santo, 4 aprile 2026

[Multimedia]

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«Il santo mistero di questa notte […] dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace» (Preconio pasquale).

Così, cari fratelli e sorelle, il diacono, all’inizio di questa celebrazione, ha inneggiato alla luce di Cristo Risorto, simboleggiata nel Cero pasquale. Da quest’unico Cero tutti abbiamo acceso i nostri lumi e, ciascuno portando una fiammella attinta allo stesso fuoco, abbiamo illuminato questa grande basilica. È il segno della luce pasquale, che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo. All’annuncio del diacono abbiamo risposto “amen”, affermando il nostro impegno ad abbracciare questa missione, e tra poco ripeteremo il nostro “sì” rinnovando le Promesse battesimali.

Questa, carissimi, è una Veglia piena di luce, la più antica della tradizione cristiana, detta “madre di tutte le veglie”. In essa riviviamo il memoriale della vittoria del Signore della vita sulla morte e sugli inferi. Lo facciamo dopo aver percorso, nei giorni scorsi, come in un’unica grande celebrazione, i misteri della Passione del Dio fatto per noi «uomo dei dolori» (Is 53,3), «disprezzato e reietto dagli uomini» (ibid.), torturato e crocifisso.

C’è una carità più grande? Una gratuità più totale? Il Risorto è lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, così sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita.

Ce lo ha ricordato la prima Lettura, con il racconto delle origini. In principio Dio ha creato il cielo e la terra (cfr Gen 1,1), traendo dal caos il cosmo, dal disordine l’armonia, e affidando a noi, fatti a sua immagine e somiglianza, il compito di esserne custodi. E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora più sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso.

Il “santo mistero di questa notte”, allora, affonda le sue radici anche là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia.

Di tale cammino la liturgia ci ha proposto alcune tappe attraverso i testi sacri che abbiamo ascoltato. Ci ha ricordato come Dio ha fermato la mano di Abramo, pronto a sacrificare il figlio Isacco, a indicarci che non vuole la nostra morte, ma piuttosto che ci consacriamo ad essere, nelle sue mani, membra vive di una discendenza di salvati (cfr Gen 22,11-12.15-18). Così pure ci ha invitato a riflettere su come il Signore ha liberato gli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto, facendo del mare, luogo di morte e ostacolo insormontabile, la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera. E lo stesso messaggio è tornato come un’eco nelle parole dei Profeti, in cui abbiamo sentito le lodi del Signore come sposo che chiama e raccoglie (cfr Is 54,5-7), fonte che disseta, acqua che feconda (cfr Is 55,1.10), luce che mostra la via della pace (cfr Bar 3,14), Spirito che trasforma e rinnova il cuore (Ez 36,26).

In tutti questi momenti della storia della salvezza abbiamo visto come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita. Li abbiamo rievocati insieme, intercalandone il racconto con salmi e preghiere, per ricordarci che, per la Pasqua di Cristo, «sepolti insieme a lui nella morte […] anche noi possiamo camminare in una vita nuova […] morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6,4-11), consacrati nel Battesimo all’amore del Padre, uniti nella comunione dei santi, fatti per grazia pietre vive per la costruzione del suo Regno (cfr 1Pt 2,4-5).

In questa luce leggiamo il racconto della Risurrezione, che abbiamo ascoltato nel Vangelo secondo Matteo. Il mattino di Pasqua, le donne, vincendo il dolore e la paura, si sono messe in cammino. Volevano andare alla tomba di Gesù. Si aspettavano di trovarla sigillata, con una grande pietra all’imboccatura e soldati che facevano la guardia. Questo è il peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza. Maria di Magdala e l’altra Maria, però, non se ne sono lasciate intimidire. Sono andate al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, sono state le prime testimoni della Risurrezione. Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”. L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare. Così il Crocifisso ha regnato dalla croce, l’angelo si è seduto sulla pietra e Gesù si è presentato a loro vivo dicendo: «Salute a voi!» (Mt 28,9).

È questo, oggi, carissimi, anche il nostro messaggio al mondo, l’incontro che vogliamo testimoniare, con le parole della fede e con le opere della carità, cantando con la vita l’“Alleluia” che proclamiamo con le labbra (cfr S. Agostino, Sermo 256, 1). Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa Basilica, per portare a tutti la buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace, di unità, come «moltitudine di uomini e insieme […] un uomo solo, poiché, pur essendo molti i cristiani, uno solo è il Cristo» (S. Agostino, Enarrationes in Psalmos, 127,3).

A questa missione si consacrano i fratelli e le sorelle che, qui presenti, provenienti da varie parti del mondo, tra poco riceveranno il Battesimo. Dopo il lungo cammino del catecumenato, oggi rinascono in Cristo per essere creature nuove (cfr 2Cor 5,17), testimoni del Vangelo. Per loro, e per tutti noi, ripetiamo ciò che Sant’Agostino diceva ai cristiani del suo tempo: «Annuncia il Cristo, semina […], spargi dappertutto ciò che hai concepito nel tuo cuore. (Sermo 116, 23-24).

Sorelle, fratelli, non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare! Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’Apostolo Pietro, «con parole di Dio» (1Pt 4,11) e di agire «con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio» (ibid.).

Lasciamoci muovere dal loro esempio e in questa Notte santa facciamo nostro il loro impegno, perché ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace.

Riassunto in video della messa della vigilia di Pasqua celebrata da Papa Leone XIV(4 aprile 2026)

 https://youtu.be/uV895Ap4VX4?si=Gw1VdnxYVdJs_s0I



Vatican News 5 aprile 2026

 

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