Visualizzazione post con etichetta diaconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diaconi. Mostra tutti i post

Francisco Buon Cammino

 

Festa grande in Cattedrale: Federico, Francisco, Pierluigi e Demetrio sono diaconi



«Ammetto di essere molto emozionato» ha confidato uno di loro prima della celebrazione. “Loro” sono Federico Cussigh, Francisco Garzon Medina, Pierluigi Morsanutto e Demetrio Spanti, ordinati diaconi nel pomeriggio di domenica 4 gennaio in Cattedrale a Udine. «Se il matrimonio è stato un momento decisivo nella mia vita, sento che ora si apre una nuova pagina altrettanto decisiva». «Però c’è tua moglie, state camminando in due», ribattiamo. «Si, è vero. Meno male. Essere in due è fondamentale». Non sono le parole di un ragazzino, ma di un uomo con gli occhi lucidi dall’emozione. Nella sua famiglia – come nelle famiglie di altri due uomini e nel percorso di discernimento del giovane Francisco – è maturata la vocazione a un  particolare, ulteriore, nel diaconato. Il più umile dei gradi dell’ordine sacro, improntato alla carità e al servizio nella comunità. Un “Eccomi” detto a voce alta davanti all’arcivescovo Riccardo Lamba, all’emerito Andrea Bruno Mazzocato, a decine di preti e neo-confratelli diaconi, e a tantissima gente accorsa in Cattedrale per la felice circostanza.

«Nella mentalità mondana si fa avanti la pretesa di avere un ruolo importante, un posto di prestigio, un potere decisionale. Il vostro motto, tuttavia, sia quello che vi consegna Gesù: “Io sono con voi come colui che serve”». È con poche parole che l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba ha tracciato il profilo del nuovo servizio a cui sono chiamati i quattro uomini, in piedi dinanzi a lui nel duomo di Udine.

Una Cattedrale che ha ripreso la piacevole abitudine di essere assolutamente stretta per accogliere tutte le persone che, anche questa domenica, l’hanno affollata. Dopo le celebrazioni natalizie e la grande Messa di chiusura del Giubileo, lo scorso 28 dicembre, il duomo udinese anche il 4 gennaio ha faticato a contenere amici e parenti, colleghi di lavoro e compagni di studi dei quattro neo-diaconi, provenienti da storie diversissime ma, per dirla con le parole dello stesso Arcivescovo, «accomunati da una relazione di amicizia così forte con Gesù, che quando vi ha chiesto di essere sempre più uniti a Lui avete risposto “Eccomi!”, “Ci sto!”, “Sono disponibile!”, “Conta su di me!”».

Il rito dell’ordinazione prevede momenti carichi di intensa emozione: la chiamata dei candidati al diaconato, la loro prostrazione con il canto delle litanie, l’imposizione delle mani dell’Arcivescovo, la posa delle mani dei candidati in quelle dell’Arcivescovo stesso, le promesse, la consegna del Vangelo. Momenti di grande tensione emotiva accompagnati dalle sicure parole del rito: la liturgia è una scuola di affidamento dell’uomo a Dio.

«Quest’anno – ha ricordato mons. Lamba ai quattro diaconi – celebriamo gli 800 anni della morte di San Francesco: abbracciate con la sua letizia uno stile di vita laborioso, che renda partecipi della vostra testimonianza di carità tutti coloro che incontrate. Non siete voi i protagonisti, ma gli animatori dell’evangelizzazione di tante persone. È necessario uno stile di ministero che rifugga il protagonismo per farvi eco della Parola di Dio, comunicatori di una voce che salva. A voi è chiesta una cura delle relazioni con i vostri confratelli diaconi, ma anche con le loro famiglie e con tutto il presbiterio, in modo da assaporare il gusto della fraternità, un gusto che diventa profumo di amore. Sono certo che se questo cammino proseguirà conformando la vostra vita a quella di Gesù Cristo, anche attraverso di voi Dio susciterà altre vocazioni al presbiterato e al diaconato, al servizio suo, della sua Chiesa e di tutta l’umanità».

Da sinistra: Andrea Venturini, don Federico Grosso, Federico Cussigh, mons. Riccardo Lamba, mons. Andrea Bruno Mazzocato, don Francisco Garzon Medina, Pierluigi Morsanutto, Demetrio Spanti

Le parole dell’arcivescovo sono risuonate anche nell’intervento a fine celebrazione di don Federico Grosso, delegato episcopale per il diaconato permanente. «L’ordinazione di quattro diaconi, che prossimamente saranno raggiunti da un quinto compagno di strada, è un fatto notevole», ha riconosciuto. «Il fatto che queste vocazioni nascano in famiglia può far intuire a molti di noi, anche qui presenti, che il Signore chiama a servirlo in modo particolare nella vita ordinaria, facendo germogliare un “sì” anche seguendo le vicende ordinarie di una famiglia e una professione».

Don Francisco Garzon Medina, diacono che proseguirà il discernimento verso il presbiterato

La gioia della Cattedrale si è sciolta nell’applauso che ha accompagnato la commozione di don Francisco Garzon Medina, unico tra i quattro diaconi a proseguire il cammino di discernimento verso il sacerdozio. Nel suo saluto – in tre lingue: friulano, italiano e spagnolo – don Francisco ha ringraziato la famiglia di origine (giunta appositamente dalla Colombia) e la famiglia di adozione, il seminario, con le comunità di Rivignano e San Giorgio di Nogaro che l’hanno accolto nel suo servizio. Per lui la gioia continua verso il sacerdozio.

Ma anche per la Chiesa udinese la festa non ha fine: l’appuntamento è per il 18 gennaio a Moggio Udinese, per l’ordinazione diaconale di Giulio Deganutti. È una Chiesa che genera vocazioni particolari, al diaconato, in attesa di nuovi e fecondi “sì” anche per il sacerdozio.

G.L.

Gioia nella Chiesa udinese per l’ordinazione di quattro nuovi diaconi

 

Gioia nella Chiesa udinese per l’ordinazione di quattro nuovi diaconi

La Chiesa udinese si appresta a vivere la grande gioia per l'ordinazione di quattro diaconi, uno dei quali proseguirà il percorso di discernimento verso il presbiterato. La celebrazione avrà luogo domenica 4 gennaio alle 16 in Cattedrale a Udine. Una quinta ordinazione diaconale sarà il 18 gennaio a Moggio Udinese.

Federico Cussigh, 56 anni, imprenditore e scout. Pierluigi Morsanutto, anche lui 56enne, impiegato in banca e impegnato nella pastorale della famiglia. Demetrio Spanti, 49 anni, un impiego nel mondo dell’educazione accanto alle fragilità. Con loro, Francisco Garzon Medina, seminarista di origini colombiane, che dopo il diaconato proseguirà il discernimento verso l’ordinazione presbiterale.

Sono loro i quattro candidati che l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba ordinerà diaconi domenica 4 gennaio 2026 nel corso di una solenne celebrazione in Cattedrale a Udine, alle ore 16. La festa, tuttavia, si protrarrà ancora per qualche settimana: un ulteriore candidato, Giulio Deganutti, sarà ordinato diacono domenica 18 gennaio a Moggio Udinese, sua comunità.


Francisco Garzon Medina, verso il sacerdozio

Francisco Garzon Medina con l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba

Nato a Pitalito (Huila, Colombia) nel 1997, è cresciuto in una famiglia cattolica e impegnata nella locale pastorale familiare. La sorella minore, Maria Jose, si sta preparando a entrare nel noviziato nell’Ordine monastico di Santa Chiara, in Colombia.

La fede vissuta in famiglia, assieme al fascino per la figura del presbitero (che in Colombia viene chiamato sempre “padre”), hanno fatto germogliare in Garzon Medina la vocazione al sacerdozio: dopo l’ordinazione diaconale, infatti, Francisco proseguirà verso l’ordinazione presbiterale.

Tornando al suo discernimento vocazionale, nell’ultimo periodo della formazione scolastica il desiderio di diventare presbitero si è scontrato con il sogno di diventare medico e di avere una famiglia.

Il suo arrivo in Friuli viene definito dallo stesso Garzon Medina un segno della Provvidenza: nel 2019 conobbe l’allora arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, grazie a un sacerdote colombiano in servizio nell’Arcidiocesi udinese. Da quell’incontro Garzon Medina decise di trasferirsi in Friuli, iniziando a frequentare il Seminario di Castellerio.

Negli anni, Garzon Medina ha prestato servizio come seminarista nelle comunità di Rivignano e di San Giorgio di Nogaro. Ha ottenuto il baccalaureato in Teologia a Castellerio nel 2024; attualmente sta perfezionando gli studi in Teologia morale presso la Pontificia università Gregoriana di Roma.

Dodici incontri nelle otto foranie

 Dodici incontri nelle otto foranie – a partire da martedì 11 novembre –, guidati dal vicario generale mons. Dino Bressan e dal delegato episcopale per la pastorale mons. Ivan Bettuzzi, per dialogare con le persone che animano in prima persona le Collaborazioni pastorali. L’obiettivo? Valutare l’attuazione (e l’efficacia) delle Collaborazioni pastorali a oltre sette anni dalla loro introduzione. Questi i passi che attendono la Chiesa udinese durante i mesi di novembre e dicembre. «Fin dalla preparazione del documento che ha dato avvio alle Collaborazioni pastorali, era prevista una revisione del progetto. Sono passati sette anni e molti, me compreso, hanno sentito l’esigenza di un confronto per capire quanto questo percorso è stato utile: quali passi sono stati intrapresi e cosa, invece, ha bisogno di ulteriori miglioramenti». Intervenendo a Radio Spazio durante i festeggiamenti per il 32° compleanno dell’emittente diocesana, l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba ha spiegato le motivazioni di questi incontri – ormai imminenti – nelle Foranie. «Con il Consiglio pastorale diocesano si è pensato di dedicare quest’anno alla revisione del progetto; se questo breve cammino di revisione porterà a proposte reali, in primavera prenderemo alcune decisioni concrete», ha spiegato ancora l’Arcivescovo.

Un nuovo ascolto? Non proprio

Proprio il Consiglio pastorale è stato teatro delle prime riflessioni, a partire dalla seduta del 10 maggio scorso, ripresa nel recente incontro del 4 ottobre. Nelle due circostanze, i consiglieri – raggruppati per Foranie – hanno espresso alcune considerazioni in merito ai primi anni di “vita” delle Collaborazioni pastorali. Ora, per una raccolta più ampia di pareri e suggerimenti, si prospettano in agenda questi dodici incontri per le otto Foranie. Non si tratta, come in passato, di un ascolto reciproco e di incoraggiamento: queste fasi si sono già ripetute ben due volte in pochi mesi, in occasione della rapida visita pastorale con cui mons. Andrea Bruno Mazzocato ha concluso il suo servizio in Diocesi e del primo “giro” nelle Collaborazioni dell’attuale arcivescovo, mons. Riccardo Lamba. Stavolta si guarda con spirito critico a quanto è stato fatto e a quanto, invece, è bene “aggiustare”. O addirittura aggiungere. Per questo gli incontri si rivolgono a una platea più ampia di invitati: sacerdoti, diaconi, direttori e direttrici dei Consigli pastorali delle Collaborazioni, referenti pastorali d’ambito. Potenzialmente sono coinvolte, quindi, circa cinquecento persone (un numero molto più ampio rispetto alla settantina di componenti del Consiglio pastorale diocesano). Potremo definirla, senza paura di esagerare, una piccola e breve dinamica sinodale.

Quattro sguardi

Sono quattro i temi su cui ruoteranno i diversi appuntamenti foraniali. Si inizierà chiedendosi quali dei sette ambiti pastorali delineati dal progetto delle Cp sono realmente operativi e quali, invece, non sono stati ancora attivati (e soprattutto per quali motivazioni): di per sé, per fare alcuni esempi, quasi tutte le Cp hanno attivato collaborazioni tra le diverse comunità sul versante della catechesi e della liturgia, molto meno sulla pastorale familiare o nell’ambito della cultura e della comunicazione: sarà interessante indagare le cause di queste difficoltà, magari traendo spunto da quanto, invece, funziona. In seconda istanza, alla luce dell’evoluzione della società ci si chiederà quali nuove strade è opportuno solcare come Chiesa diocesana (e come Collaborazioni pastorali): va da sé che un ruolo determinante sarà giocato dalle caratteristiche dei diversi territori: luoghi a vocazione turistica, per esempio, hanno necessità pastorali proprie rispetto a zone di campagna, così come la città – con la sua composizione sociale – ha esigenze diverse dalle valli di montagna. Il terzo focus sarà dedicato agli organismi di partecipazione (essenzialmente il Consiglio pastorale di Collaborazione, ma anche i gruppi di riferimento parrocchiali o i consigli per gli affari economici), per capirne l’attuazione e l’efficacia in ordine all’evangelizzazione delle comunità della Cp (non va dimenticato, infatti, che è questo l’obiettivo ultimo delle Collaborazioni pastorali: vivere e portare l’annuncio cristiano). Infine, nei singoli territori si indagheranno eventuali specificità che richiedono adeguate risposte di tipo pastorale.

I primi incontri

Dodici incontri a partire da martedì 11 novembre, quando alle 20.30 l’oratorio di Palmanova ospiterà gli invitati della Forania del Friuli centrale. Si proseguirà, poi, lunedì 17 novembre al centro San Francesco di Cividale per i delegati delle Cp della Forania del Friuli orientale. Giovedì 20 dicembre sarà la volta del Medio Friuli, riunito alle 20.30 nell’oratorio di Codroipo. Il calendario completo, con tutti gli appuntamenti, è pubblicato sul sito dell’Arcidiocesi di Udine.

Segnaliamo che la Forania della Montagna e il Vicariato urbano prevedono ciascuno tre incontri distinti, per motivazioni legate alle distanze geografiche – nel caso della montagna – e alla complessità del territorio – per la città e il suo hinterland –.

Giovanni Lesa

MERCOLEDÌ 12 GIUGNO IL RITIRO DEL CLERO DIOCESANO NELLE OTTO FORANIE

 

MERCOLEDÌ 12 GIUGNO IL RITIRO DEL CLERO DIOCESANO NELLE OTTO FORANIE

Otto incontri di spiritualità nelle altrettante foranie. Si svolgerà mercoledì 12 giugno il consueto ritiro spirituale del clero diocesano, a conclusione dell'anno pastorale e prima dell'inizio delle attività estive.

Ultimo appuntamento di spiritualità dell’anno pastorale per i sacerdoti e i diaconi del clero diocesano e per i religiosi in servizio in Diocesi. Mercoledì 12 giugno, a partire dalle 9.30, una sede per ogni Forania ospiterà una mattinata di preghiera e meditazione che si concluderà, per il clero, con un pranzo fraterno. Preti e diaconi danno quindi seguito al recente incontro avvenuto sempre in sede foraniale con l’arcivescovo, mons. Riccardo Lamba, una cui sintesi è disponibile sul settimanale diocesano “La Vita Cattolica”.

Ciascuno degli otto incontri si aprirà con la preghiera dell’ora media, cui seguirà una meditazione che sarà offerta da otto diversi predicatori. La mattinata proseguirà con un tempo di preghiera personale nell’adorazione eucaristica.

 

Le sedi degli incontri e i predicatori

  • Forania della Bassa friulana: Ronchis, chiesa parrocchiale. Predicatore: don Federico Grosso;
  • Forania del Friuli centrale: Santa Maria la Longa, Piccolo Cottolengo friulano. Predicatore: S.E. mons. Riccardo Lamba;
  • Forania del Friuli collinare: Martignacco, cripta della chiesa parrocchiale. Predicatore: don Stefano Romanello;
  • Forania del Friuli orientale: Santuario di Castelmonte. Predicatore: don Marcin Gazzetta;
  • Forania del Medio Friuli: Codroipo, oratorio. Predicatore: mons. Sergio De Cecco;
  • Forania della Montagna: Tolmezzo, casa della Gioventù. Predicatore: don Loris Della Pietra;
  • Forania Pedemontana: Montegnacco di Cassacco, monastero del Carmelo. Predicatore: don Davide Gani;
  • Vicariato urbano di Udine: Udine, casa dei padri saveriani. Predicatore: mons. Ivan Bettuzzi

Manca il prete che dice Messa? «Ecco le nostre liturgie con diaconi e laici»(da Avvenire 10 ottobre 2023)

 Domenica scorsa il diacono permanente Andrea Venturini si è presentato davanti all’altare di due chiese dell’arcidiocesi di Udine per annunciare che l’Eucaristia non ci sarebbe stata. «Oggi il sacerdote non può essere presente - ha spiegato -. Così celebreremo insieme la liturgia della Parola». Erano in settanta in una parrocchia; in trenta nell’altra. E nessuno si è stupito a Ospedaletto di Gemona e Campolessi di Gemona quando Venturini ha preso il posto del prete per la celebrazione festiva. «La gente sa che non è una Messa se entra un diacono o un laico, invece del presbitero - racconta lo stesso Venturini che è marito, padre e nonno -. Ma ogni volta teniamo a ribadire che la liturgia in assenza del prete non va equiparata alla Messa, anche se viene distribuita la Comunione». Non accade tutte le domeniche che nella zona pastorale di Gemona del Friuli l’Eucaristia sia “sostituita” dalla liturgia della Parola. Cinque parrocchie con numerose chiese sparse sul territorio. «I preti sono sufficienti nell’ordinario per coprire le celebrazioni festive. Però, se ne manca anche uno solo, qualche comunità resta scoperta», dice il diacono. Allora tocca a lui. «I fedeli sono ormai abituati. E, soprattutto nelle aree meno vicine ai centri più popolosi, il fatto che non si chiuda la chiesa e non si sospendano le celebrazioni viene visto in maniera positiva: è considerato un gesto d’attenzione alle comunità più ridotte e lontane», aggiunge Venturini.

L’arcidiocesi di Udine ha imboccato da tempo questa strada. «Già negli anni Novanta c’era stata una sperimentazione. Tuttavia è nell’ultimo decennio che l’opzione ha preso campo», ripercorre Venturini. Diaconi e laici possono guidare i riti basati sul sussidio del 2020 “Liturgia festiva in assenza di celebrazione eucaristica” con la presentazione dell’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato. Un testo dove si ribadisce la centralità dell’Eucaristia ma in cui si prende atto che, «a causa della diminuzione del numero dei presbiteri, in alcune zone si rileva ormai l’impossibilità di garantire in ogni parrocchia la celebrazione eucaristica domenicale». È ciò che avviene in varie diocesi dell’Italia, in particolare del Centro-Nord, dove la prospettiva della liturgia della Parola che subentra in caso di necessità alla Messa è entrata nella prassi pastorale.

Vicenza risale al 2018 il documento diocesano “L’assemblea domenicale nell’impossibilità della celebrazione eucaristica”. «Liturgia della Parola e liturgia della Comunione sono i due cardini», spiega Graziano Cazzaro. Impiegato comunale, sposato, è uno dei laici a cui è successo di presiedere l’appuntamento festivo quando il sacerdote non c’era nella sua unità pastorale: quella di Barbarano-Mossano-Villaga. «Abbiamo due preti residenti e altri due di aiuto», spiega. Accade che qualcuno manchi. Ma nessun incontro settimanale intorno all’altare viene cancellato. «Si tiene in altra forma - precisa Cazzaro -. È un modo per celebrare comunque il giorno del Signore. Sono liturgie preparate, accompagnate dal canto, che la nostra gente accoglie senza difficoltà». Neppure se un laico si presenta all’ambone. «Tutti sanno chi sono all’interno delle parrocchie», ribatte.

Nell’arcidiocesi di Torino sono le piccole comunità rurali o di montagna ad avere le liturgie della Parola se la Messa festiva non “arriva”. A guidarle i diaconi. «Sotto stretta sorveglianza - avverte don Alexandru Rachiteanu, addetto dell’Ufficio liturgico -. Perché è il vescovo che insieme ai moderatori delle unità pastorali incarica i diaconi a svolgere questo servizio in paesi con pochi abitanti. E perché questa possibilità non vada a discapito dell’Eucaristia: infatti la stessa comunità destinataria è invitata a spostarsi per partecipare alla Messa». In quest’ottica l’arcivescovo Roberto Repole ha lanciato nella sua Lettera pastorale il progetto dei Centri eucaristici. «Sono fari per più parrocchie dove l’Eucaristia viene celebrata in tutta la sua dignità e dove le comunità possono ritrovarsi intorno alla mensa del Signore in pienezza, valorizzando i diversi ministeri».


 













Auguri Matteo Lanaro

 

Chiesa udinese in festa per l’ordinazione di cinque giovani diaconi

Domenica 10 ottobre la solenne celebrazione in Duomo a Udine, presieduta dall’arcivescovo monsignor Andrea Bruno Mazzocato

Chiesa udinese in festa per l’ordinazione di cinque giovani diaconi

Chiesa udinese in festa per l’ordinazione diaconale in vista del sacerdozio di ben cinque giovani che domenica 10 ottobre vivranno la tappa più importante del loro percorso verso il “sì” al Signore per tutta la vita. La celebrazione – presieduta dall’arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato – si terrà alle 16 in Cattedrale.

Ecco chi sono i cinque nuovi diaconi. Matteo Lanaro, 34 anni, di Povoletto, è attualmente in servizio pastorale nella Parrocchia di Treppo Grande, nella Collaborazione Pastorale di Colloredo di Monte Albano. Davide Larcher, 23 anni, di Imponzo, presta servizio nella Parrocchia (e Collaborazione pastorale) di San Daniele del Friuli. Gabriele Pighin, 24 anni, di Rivignano, svolge il suo servizio nella Collaborazione Pastorale di Reana del Rojale. Mario Pulvirenti, 38 anni, è originario di Catania, ma risiede in Friuli da molti anni; si è avvicinato alla vocazione nella parrocchia udinese di San Pio X. Ora svolge servizio a Tarcento. Alberto Santi, con i suoi 23 anni, è il più giovane del gruppo, originario di Ursinins Piccolo, nella parrocchia di Buja, svolge servizio a Basiliano.

"Si tratta di giovani molto diversi tra loro per età ed esperienze, e questo dice molto sulla fantasia dello Spirito" commenta il rettore del Seminario interdiocesano, don Loris Della Pietra, che conferma la loro grande emozione per il momento che stanno per vivere.

"Quest’emozione – osserva don Della Pietra – è anche determinata dal fatto che ora per loro si concretizzano le premesse, le promesse, le attese e la preparazione di tanti anni. Tutto ciò che hanno ricevuto, assimilato, e il discernimento che hanno fatto in loro stessi, sta per tradursi in realtà. A questi giovani viene chiesto un passo in avanti, che fa sì appello alla loro responsabilità, ma è anche un dono immenso, dato loro dallo Spirito. E a chi è dato tanto viene anche chiesto anche tanto: la dedizione totale di tutta la vita".

Nella foto da sinistra, Alberto Santi, Davide Larcher, Gabriele Pighin, Matteo Lanaro e Mario Pulvirenti


Agenzia fides 29 maggio 2020

AFRICA/KENYA - “Il Vangelo è attualizzato attraverso la carità” dice il Direttore Nazionale delle POM nel Kenya a rischio fame per il blocco da COVID-19
 


Nairobi (Agenzia Fides) – “La pandemia da COVID 19 ha influenzato negativamente la vita sociale, economica e religiosa, a causa della chiusura dei movimenti in entrata e in uscita da Nairobi, Mombasa, e dalla contee di Kwale e Kilifi, e del coprifuoco dall'alba al tramonto che è stato imposto il 27 marzo come misure di contenimento per frenare la diffusione del Coronavirus in Kenya” dice all’Agenzia Fides p. Bonaventure Luchidio, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) in Kenya.
“Questa situazione ha messo la maggioranza dei keniani che vive nei settori informali a rischio fame e malnutrizione. Questo perché il 48% della popolazione keniana vive di guadagni giornalieri nel settore informale. Quelli che hanno un impiego fisso hanno dovuto sopportare la riduzione dei salari fino al 50%, mentre ad altri è stato concesso un congedo non retribuito indeterminato. Queste circostanze hanno come conseguenza due problemi principali: la fame e lo stress nelle famiglie.” afferma p. Luchidio.
“Anche la Chiesa- dice il Direttore Nazionale delle POM- risente della situazione perché dipende interamente dalle offerte della domenica per realizzare le proprie attività e mantenere i sacerdoti. Coloro che vivono nelle aree rurali sopportano il peso maggiore perché, a parte la mancanza dei beni di base, la comunità in quelle aree guarda ai sacerdoti e ai religiosi per il sostegno spirituale e il sostentamento materiale. I sacerdoti devono interagire in modo creativo con i parrocchiani condividendo il poco che ricevono dalle persone di buona volontà”.
Il Fondo speciale di emergenza delle POM è quindi un’iniziativa più che benvenuta in Kenya. P. Luchidio dice che “il Fondo in primo luogo serve a sostenere le diocesi e i sacerdoti e i religiosi che sono rinchiusi in case e che stanno sperimentando la fame, dando loro l'opportunità di contattare i fedeli in difficoltà nelle loro parrocchie in cerca di cibo”.
“In secondo luogo, il Fondo aiuta le diocesi a pagare il personale che è stato mandato a casa in congedo non retribuito perché le diocesi non possono sostenere con i loro stipendi ogni mese. È diventato difficile per i Vescovi gestire i loro segretariati a causa di fondi insufficienti per pagare il personale” dice p. Luchidio.
“In terzo luogo, i fondi aiuteranno a rendere le chiese conformi ai protocolli governativi in modo che, quando verrà annunciata la loro riapertura saranno in grado di tenere le celebrazioni secondo le linee guida del Ministero di Salute”.
P Luchidio dice che “la Conferenza Episcopale ha lanciato un programma di raccolta chiamato “adotta un programma familiare” in cui una famiglia mantiene un'altra famiglia che ha bisogno di cibo. A seguito dell'appello dei Vescovi, le persone di buona volontà si sono organizzate. Siamo toccati dalle diverse forme di coesione sociale e solidarietà; le persone hanno aperto le loro case per accogliere i vicini bisognosi che non sono stati in grado di pagare l'affitto, altri hanno raccolto razioni alimentari per famiglie affamate. Alcuni hanno persino fatto di tutto per sostenere i sacerdoti in aree remote in modo che questi possano raggiungere le famiglie bisognose”. “Questi atti di carità e solidarietà hanno toccato il cuore di così tante persone e fatto capire loro che il Vangelo è attualizzato attraverso la carità” sottolinea p. Luchidio.
“Questa esperienza ci ha insegnato che in effetti è possibile nutrire 5000 persone con 5 pagnotte di pane e due pesci” conclude il Direttore Nazionale delle POM in Kenya. (L.M.) (Agenzia Fides 29/5/2020)
 top^ 
 
 
 
AFRICA/MOZAMBICO - “Cabo Delgado è diventato il palcoscenico di una guerra misteriosa e incomprensibile” denunciano i Vescovi
 


Maputo (Agenzia Fides) - “Siamo profondamente preoccupati per il peggioramento della situazione a Cabo Delgado che è diventato il palcoscenico di una guerra misteriosa e incomprensibile” affermano in un comunicato giunto all’Agenzia Fides, i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Nampula, nel nord del Mozambico, regione sconvolta dalle violenze di gruppi jihadisti (vedi Fides 31/3/2020 e 16/4/2020).
“La guerra iniziata dall'ottobre 2017, si sta diffondendo in tutta la Provincia e con essa molte altre forme di violenza e violazione dei diritti umani, deteriorando le condizioni di vita già precarie e causando grandi sofferenze alle popolazioni” denunciano i Vescovi.
“Le drammatiche conseguenze di questa crisi sono evidenti: incendi di villaggi, distruzione di infrastrutture economiche e sociali, popolazioni spaventate e affamate, famiglie in fuga, confuse e disorientate senza sapere dove cercare riparo e protezione” afferma la dichiarazione. “E come se ciò non bastasse, la stessa provincia di Cabo Delgado, già così duramente colpita, è purtroppo diventata, in Mozambico, l'epicentro dello scoppio della pandemia globale causato dal Covid-19”.
“Come pastori, vogliamo esprimere la nostra vicinanza e solidarietà con tutti i nostri fratelli e concittadini a Cabo Delgado e, allo stesso tempo, incoraggiarli a non perdere mai il coraggio e la speranza in tempi migliori. Gesù Cristo risorto e vincitore delle forze del peccato e della morte, ci assicura che l'odio, la distruzione e la morte non hanno l'ultima parola, ma la vittoria della vita, della giustizia e dell'amore” dicono i Vescovi che esprimono apprezzamento e riconoscimento “a tutti coloro che, dentro o fuori, prendono e moltiplicano le iniziative per mitigare la sofferenza delle persone.
I Vescovi raccomandano infine i fedeli della provincia di Cabo Delgado a non allentare le precauzioni necessarie per prevenire l'ulteriore diffusione del Coronavirus. “Per amore della vita, nostra e altrui, tutti dobbiamo osservare rigorosamente le misure di contenimento indicate dalle autorità sanitarie e dal nostro governo”. (L.M.) (Agenzia Fides 29/5/2020)
 top^ 
 
 
 
AFRICA/ERITREA - I Lazzaristi accanto ai piccoli di ogni religione, sulle orme di san Giustino
 
Hebo (Agenzia Fides) - Sono vicini ai bambini da 73 anni. Li nutrono, li vestono, li aiutano a crescere e poi li inseriscono nella comunità di origine. Dal 1947, in Eritrea, i padri vincenziani (missionari Lazzaristi), insieme alla suore Figlie della Carità, non hanno mai smesso di stare vicino ai più piccoli, in particolare quelli più poveri e dimenticati. Senza chiedere nulla in cambio, anzi, rispettando le loro culture e le loro tradizioni.
Il progetto, che fin dall’inizio si chiama «Salvavita», affonda le radici nella storia. I padri Lzzaristi arrivano in quella che allora si chiama Abissinia nel 1839 sulle orme della predicazione di San Giustino de Jacobis. Creano strutture, aiutano la povera gente. Finché alla guida della congregazione non viene nominato un religioso francese. Le autorità coloniali italiane temono che i religiosi possano lavorare a favore della Francia, allora potenza nemica. I lazzaristi vengono così costretti a lasciare l’Eritrea, ma il loro ricordo non svanisce. E non si allenta neppure il legame tra la congregazione e il piccolo Paese. Negli anni Trenta, quando scoppia la guerra contro l’Etiopia, numerosi lazzaristi sono chiamati a servire come cappellani nell’esercito italiano. Si stringe nuovamente un rapporto con l’Eritrea.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, una parte di essi decide di non tornare in Italia. «La situazione nel Paese è delicata - spiega a Fides Joseph Zeracristos, Lazzarista eritreo - la gente è poverissima. Molte mamme muoiono durante il parto e i bambini rimangono soli. Nel 1947 decidono, insieme alle suore Figlie della carità, di prendersi cura di questi piccoli. I primi quattro neonati vengono ospitati al primo piano della loro comunità».
Parte così il progetto «Salvavita» che, da allora, non si è mai fermato. «L’Eritrea è una nazione piccola e orgogliosa, ma anche molto povera – continua padre Zeracristos -. Nel tempo, purtroppo, la situazione sanitaria non è migliorata. Fatta eccezione per un breve periodo negli anni Novanta, dopo la fine della guerra civile, nel quale il governo ha creato molte strutture sanitarie, la condizione delle mamme è sempre stata molto precaria».
I religiosi e le religiose hanno così continuato a ospitare nella loro struttura di Hebo (la città nella quale sorge il santuario intitolato a San Giustino de Jacobis) ospitano ogni anno tra i 38 e i 45 bambini. Inizialmente li accudivano fino al 18° anno di vita, poi la decisione di curarli fino ai 6 anni e reintrodurli nelle loro comunità. «Arrivano bambini di famiglie ortodosse, musulmane, cattoliche – continua il padre Lazzarista -, noi li ospitiamo tutti, ma abbiamo sempre rispettato la loro cultura e la la loro fede. Se sono musulmani non li battezziamo, se sono ortodossi rispettiamo e accompagniamo la loro confessione di fede. Una volta reinseriti nelle loro comunità ci penseranno i parenti a formarli alla loro fede. Noi, una volta in famiglia, li seguiamo e li aiutiamo comunque».
Ogni anno, nel corso della festa di San Giustino de Jacobis (30 luglio), molti padri e figli tornano a Hebo sobbarcandosi anche viaggi lunghi per ringraziare i padri Lazzaristi per il sostegno dato loro. Ma qual è il segreto di questo progetto così longevo? «Ci sono tanti elementi - conclude padre Zeracristos -. Intanto direi che non è il progetto di un singolo missionario, ma della nostra intera comunità Lazzarista eritrea. Dal 1947 è la comunità a farsene carico e a portarlo avanti. In secondo luogo, direi che è importante la generosità di molti italiani che, attraverso il sostegno a distanza, ci aiutano ad accudire i piccoli. Noi non abbandoneremo mai i piccoli. Staremo loro vicino aiutandoli a crescere e a diventare buoni cittadini».
(EC) (Agenzia Fides 29/5/2020)
 top^ 
 
 
 
ASIA/INDIA - Preghiera, empatia solidarietà della Chiesa verso le vittime del ciclone Amphan
 
New Delhi (Agenzia Fides) - Preghiera, empatia, vicinanza e solidarietà concreta: così la Chiesa cattolica in India mostra la sua vicinanza alle popolazioni vittime del ciclone Amphan che negli ultimi giorni ha colpito parti degli stati indiani di Odisha e Bengala Occidentale, e del Bangladesh.
"Nelle nostre preghiere, ricordiamo tutte le persone colpite da questo ciclone, dal Covid- 19 e tutti quei migranti che stanno ancora tornando a casa", ha dichiarato in una nota, pervenuta a Fides, il Cardinale Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell'India (Cbci). Esprimendo vicinanza e solidarietà, il messaggio invita le autorità civili, le organizzazioni umanitarie le comunità religiose a portare sollievo a tutte le persone colpite dal ciclone.
L'Arcivescovo Thomas D'Souza, alal guida della comunità cattolica di Calcutta, ha lanciato un appello tutte le parrocchie e le istituzioni ecclesiali a mobilitarsi per aiutare le persone colpite con materiale di soccorso (cibo e alloggio), in collaborazione di Caritas India e Seva Kendra, l'ente benefico dell'arcidiocesi.
Le strade sono state allagate a Calcutta, la capitale del Bengala occidentale, dove vivono 15 milioni di persone, mentre le linee elettriche sono state abbattute e gli alberi caduti hanno bloccato le strade. Circa 200 soldati dell'esercito indiano si sono uniti a oltre 4.000 agenti di soccorso e volontari locali che lavorano per le strade con la polizia dopo che la tempesta ha devastato la città.
L'intervento tempestivo da parte del governo del Bengala occidentale a l'evacuazione di milioni di persone dalle zone colpite ha evitato la strage ma almeno 112 persone nell'India orientale e in Bangladesh sono morte durante la tempesta, la più forte che ha colpito la regione dal 1999.
Oltre il 60% della popolazione è stata interessata dalle conseguenze del ciclone nel Bengala Occidentale con interi villaggi devastati. Le strade e l'elettricità rimangono tagliate in gran parte del Bengala Occidentale e oltre 5000 alberi sono caduti a causa di venti e forti piogge.
Una team delle Nazioni Unite in India ha definito il ciclone Amphan ancora più distruttivo del ciclone Aila, che nel 2009 ha causato danni diffusi nella stessa regione dell'India orientale e del Bangladesh meridionale.
(SD-PA) (Agenzia Fides 29/5/2020)

 
 top^ 
 
 
 
ASIA/UZBEKISTAN - La pandemia rallenta la registrazione di una nuova parrocchia, ma la vita della Chiesa continua grazie alla tecnologia
 
Tashkent (Agenzia Fides) - “Il lockdown ha avuto l’effetto di bloccare la procedura di costruzione e registrazione di una nuova parrocchia nella città di Angren. All'inizio dell’anno avevamo iniziato a raccogliere i documenti necessari per l’apertura ufficiale di un nuova chiesa e di una nuova unità pastorale, ma tutto si è fermato a causa della pandemia, perché gli uffici amministrativi sono chiusi. Ci rimetteremo a lavoro non appena sarà possibile. In Uzbekistan, la quarantena durerà almeno fino al 1° giugno. I luoghi di culto sono chiusi e per ora non si hanno notizie sulla riapertura, perché, nonostante il numero di contagi da coronavirus non sia altissimo, ogni giorno continua a registrarsi qualche nuovo caso. Certamente tutto ciò comporta delle difficoltà, ma cerchiamo di avere pazienza. In questo tempo intensifichiamo la preghiera affinché Dio possa aiutarci a fermare l’epidemia in tutto il mondo”. Lo riferisce all’Agenzia Fides l’Amministratore Apostolico dell’Uzbekistan, il francescano p. Jerzy Maculewicz.
Il distanziamento sociale non ha frenato, comunque, il fervente dialogo interreligioso che caratterizza il paese dell’Asia centrale: “Tramite la chat di Telegram che tiene in contatto noi leader religiosi, lo scorso 14 maggio ho chiesto a tutti di unirsi alla giornata di preghiera interreligiosa promossa dall’Alto Comitato per la Fratellanza Umana. Noi cattolici abbiamo organizzato l’esposizione del Santissimo, a cui molti hanno preso parte da casa grazie a internet”. All’inizio della pandemia, infatti, p. Maculewicz ha chiesto ai sacerdoti più giovani di cercare dei mezzi tecnologici per rimanere in contatto con i fedeli durante il tempo di isolamento: “Abbiamo acquistato una videocamera per poter garantire una buona qualità delle riprese. Trasmettiamo messe, momenti di preghiera e incontri biblici su piattaforme online. Le celebrazioni si tengono a porte chiuse a Tashkent, ma siamo felici di sapere che, grazie alla tecnologia, vi partecipano anche i fedeli delle altre città”.
Il missionario racconta che nel paese dell’Asia centrale il numero di contagi si aggira intorno al numero complessivo di 3mila unità, mentre la riapertura sta seguendo passi graduali: da alcuni giorni, alcune fabbriche e imprese di costruzione hanno ripreso le attività, mentre scuole, università, trasporti pubblici, bar e ristoranti restano ancora chiusi. Il diritto all’istruzione viene garantito a distanza, grazie alla rete Internet. Coloro che non sono dotati di computer, usano lo smartphone o possono seguire le lezioni trasmesse da un’emittente televisiva nazionale.
Attualmente la piccola comunità cattolica uzbeka, composta da circa 3.000 battezzati ha, nel complesso, in tutto il paese, 5 parrocchie: ai circa 700 fedeli di Tashkent, se ne aggiungono altri presenti tra Samarcanda, Bukhara, Urgench e Fergana. Ad Angren, dove si vuole costruire la nuova chiesa, vi sono 25 fedeli.
Su 30 milioni di abitanti, la popolazione uzbeka è al 90% musulmana. Circa il 3,5% è di fede cristiana ortodossa russa, mentre un altro 3% comprende piccole comunità cristiane di altre confessioni, inclusi i cattolici.
(LF) (Agenzia Fides 29/5/2020)
 top^ 
 
 
 
AMERICA/CILE - I candidati al diaconato permanente in formazione attraverso la connessione virtuale
 
La Serena (Agenzia Fides) - Nel bel mezzo delle difficoltà che affronta la nazione, tra tensioni sociali e pandemia, la scuola di diaconi di San Lorenzo de La Serena, entità responsabile della formazione dei candidati per il diaconato permanente non ha interrotto la su attività e ha continuato il loro percorso di formazione online.
Le riunioni si svolgono regolarmente dal lunedì al giovedì, utilizzando una piattaforma virtuale.
Padre José Luis Flores, direttore della Scuola Diaconale arcidiocesana, parlando a Fides, ha fatto riferimento alla sfida di iniziare le attività nel mezzo di una pandemia: "All'inizio - racconta - abbiamo ascoltato le notizie sull'invito a lavorare dalle nostre case, tramite telelavoro, e anche a insegnanti e studenti per tenere lezioni online. Questa situazione sanitaria non solo ha reso difficile la relazione personale, ma anche la vita di fede, attraverso la partecipazione e l'accesso all'Eucaristia domenicale. La sfera digitale ci offerto nuove possibilità. Il virtuale non toglie lo reale, lo completa. Alla fine dell'anno scorso è stato difficile tenere lezioni o incontri nel bel mezzo della crisi sociale".
Nella Chiesa si sono affrontate le sfide poste dal Covid-19: "Pertanto - prosegue p. Flores - abbiamo deciso di iniziare a lavorare online. La grande preoccupazione era come farlo, se non usiamo mai quei mezzi. Eravamo scettici e dubbiosi di questo strumento di apprendimento a distanza. Tuttavia, col tempo, abbiamo scoperto che non è un problema acquisire conoscenze attraverso l'ambiente online . Ci siamo resi conto che questa opzione di utilizzo della tecnologia è possibile, che non ci sono barriere all'apprendimento, alla comunicazione e che tutto viene realizzato con un po' di adattamento, impegno, costanza e coerenza".
Il sacerdote ha aggiunto che “stare insieme è il sogno di Gesù di costruire un mondo in cui tutto può essere migliore. È importante essere presenti per ascoltarci, pregare, condividere i nostri bisogni e seminare speranza", ha concluso".
In Cile, varie difficoltà sono sorte dallo scorso ottobre. Manifestazioni e protesti sociali, movimenti di studenti e operai. Negli ultimi mesi l'incertezza causata dall'epidemia sociale e le conseguenze della pandemia di Coronavirus ha cambiato il normale funzionamento di molte attività di diverso tipo, nella soceità, nel mondo del lavoro, nella Chiesa.
(CE) (Agenzia Fides 29/05/2020)
 top^ 
 
 
 
AMERICA/GUATEMALA - La tecnologia, "buon alleato" per portare la Parola di Dio nelle case
 
Città di Guatemala (Agenzia Fides) - La tecnologia è diventata "un buon alleato" perfetto per le Chiese guatemalteche, nel raggiungere migliaia di fedeli a cui è proibito incontrarsi per le liturgia, causa il blocco imposto aella assemblee per fermare la diffusione del Covid-19. Sia la Chiesa cattolica che la Chiesa evangelica in Guatemala invitano i fedeli a "non perdere la fiducia in Dio e a non disperarsi" nel bel mezzo della pandemia. "Questa passerà presto, a Dio piacendo ma, come popolo santo di Dio, manteniamo la speranza, proteggiamo la vita", dice in un messaggio ai fedeli padre Donaldo Rodríguez parroco della parrocchia di San Pedro nella capitale di Guatemala.
La tecnologia, spiega a Fides il parrco, è diventata uno strumento utile per portare la Parola di Dio nelle case dei guatemaltechi, ma è anche una sfida: “Questa realtà e la nuova modalità ha rappresentato per noi una vera sfida,. Non sapevamo usare i media come Internet, Facebook, questi media attuali ", racconta. E ora, rileva, "anche il lavoro del prete è aumentato: a volte devo predicare otto volte, la domenica".
"Il fatto che la comunità non venga fisicamente in chiesa - spiega - e il fatto che non possiamo recarci noi nelle comunità, non significa che il bisogno di Dio sia stato sospeso: al contrario, oggi rimane forte nel cuore dei fedeli, soprattutto in questo tempo di difficoltà. La Parola di Dio ha la forza di portare, allora, consolazione e speranza tra la gente", afferma padre Rodríguez. E i fedeli, rileva, cercano la vicinanza e l'annuncio della Parola di Dio attraverso Internet, che si rivela un mezzo utile in questa precaria situazione di impedimento di ogni relazione umana.
Guatemala, El Salvador, Honduras e Costa Rica tengono tuttora chiusi i loro templi religiosi. In Nicaragua rimangono aperte solo le chiese evangeliche. (CE) (Agenzia Fides 29/05/2020)
 top^ 
 
 
 
OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - I giovani: confidare in Dio per superare ogni difficoltà
 
Port Moresby (Agenzia Fides) - Positività, fiducia, condivisione, speranza sono alcuni punti cardine sui quali un gli studenti della "Don Bosco Technical School" (DBTS), a Gabutu, si sono confrontati sulle onde radio del programma “Chat Room”, della stazione radiofonica cattolica Tribe 92 FM, dedicata e incentrata sui giovani in Papua Nuova Guinea. In tempo di Covid-19, tra tanta disperazione e negatività i giovani papuani hanno esortato i coetanei a mantenere uno stato d’animo fiducioso nonostante le difficoltà, a confidare in Dio per superare ogni ostacolo.
Focus dell’incontro sono stati l'importanza della positività in tutte le sue forme nei giovani e la solidarietà. Tra gli intervenuti c’è stato chi ha definito una mentalità positiva come " trampolino di lancio verso il successo nella vita per grazia di Dio".
Nella nota pervenuta all’Agenzia Fides i ragazzi definiscono il processo di crescita "una fonte di confusione e distrazione": “Dobbiamo quindi rimanere sempre positivi ed impegnarci ad essere la migliore versione di noi stessi per ispirare gli altri verso obiettivi sempre più alti, nella consapevolezza della vocazione e della missione che Dio ci ha dato”, ha detto. “Per sviluppare una struttura mentale positiva in un giovane - ha detto un altro studente - la strada inizia da noi stessi e da cosa ci viene insegnato nelle nostre case. Se siamo costantemente incoraggiati, verrà fuori una mente positiva che si rifletterà nella nostra persona”.
“In passato non ero fiducioso come lo sono oggi – aggiunge un altro studente intervenuto alla trasmissione. Stavo seguendo un percorso negativo fino a quando non mi sono iscritto alla DBTS, dove mi sono stati ricordati i miei valori personali.”
“Alla DBTS abbiamo anche i Family Days ai quali mio padre è sempre stato presente per darmi il suo sostegno. Mi ha incoraggiato a partecipare alle attività della scuola e sapere che è lì per me è una grande motivazione”.
A concludere il dibattito uno studente ha messo in luce le tre caratteristiche essenziali necessarie per far prevalere una mente positiva. “La presenza di Dio nella nostra vita ha la precedenza in tutto ciò che facciamo; in secondo luogo dobbiamo poterci affidare a persone con le quali relazionarci, e infine bisogna lasciarsi guidare da una forte pratica di autodisciplina”, ha detto. Facebook e i social media hanno l'effetto di isolanre le persone, c’è bisogno di "disconnettersi e riconnettersi alle persone che ci circondano", hanno detto i giovani.
“Continuate ad essere l'ispirazione per molti giovani”, ha detto p. Ambrose Pereira sdb, Segretario per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, ringraziando i ragazzi per aver condiviso il loro ottimismo, la loro genuinità e le loro convinzioni.
(AP) (29/5/2020 Agenzia Fides)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

6 Gennaio 2026 Epifania- Papa Leone XIV chiude la Porta Santa