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Medaglia al Valor Militare a Livio Conti

 

Sarà consegnata il 25 aprile la Medaglia al Valor Militare a Livio Conti

Il Patriota rigutinese della Brigata Osoppo – Friuli fucilato dai nazisti il 29 aprile 1945

Si avvicina il giorno della consegna della Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Memoria di Livio Conti, il Patriota rigutinese della Brigata Osoppo – Friuli fucilato dai nazisti il 29 aprile 1945 a San Giorgio di Nogaro.

Richiesta nel 2022 dal Sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, su delega di Roberto Conti, fratello di Livio, la Medaglia al Valor Militare è stata concessa dal Presidente Mattarella con Decreto 2084 del 13 maggio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre dello stesso anno.

Tra le consuete lungaggini burocratiche e altri contrattempi, alla fine è stato deciso che la Medaglia sarà consegnata il prossimo 25 aprile, in coincidenza dei festeggiamenti della Liberazione in Piazza Poggio del Sole ad Arezzo, di fronte al Monumento alla Resistenza.

Purtroppo, i familiari di Livio che risiedono in Francia vicino a Lione, non potranno essere presenti sia per l’età del fratello Roberto, che ha 86 anni, sia per inderogabili impegni di lavoro della nipote Grazia. A ritirare la Medaglia sarà il Sindaco Ghinelli, che aveva richiesto l’onorificenza per Livio. Grazia Conti aveva espresso il desiderio di potersi collegare telefonicamente al momento della consegna della Medaglia, in modo da poter ringraziare il Presidente Mattarella, il Sindaco e le altre persone che si sono adoperate per arrivare a questa onorificenza alla Memoria dello zio Livio, ma il Prefetto non lo ha consentito per ragioni di protocollo e di scaletta. Peccato davvero. Vista l’impossibilità del collegamento telefonico della figlia Grazia, Roberto Conti ha fatto pervenire al Sindaco Ghinelli un messaggio dove scrive: “Ringrazio profondamente a mio nome e famiglia il Presidente Mattarella per aver concesso a Livio la Medaglia di Bronzo al Valore Militare, riconoscendo che Livio è stato un eroe della guerra partigiana nella Brigata Osoppo – Friuli e che ha offerto la sua vita per la sua Patria. Ringrazio tutti quelli che hanno permesso di commemorare Livio Conti, che resterà un eroe per l’eternità per la sua famiglia e per l’Italia. Ringrazio il Sindaco di Arezzo, Ing. Alessandro Ghinelli”.

Comunque, Grazia Conti potrà collegarsi telefonicamente il prossimo lunedì 27 aprile con San Giorgio di Nogaro, il luogo dove lo zio Livio fu fucilato il 29 aprile di 81 anni fa. Infatti, quel giorno a Villa Dora sarà presentato il mio libro «Il ragazzo che scelse la Libertà. Livio Conti, patriota rigutinese della ‘Brigata Osoppo’». Una biografia di Livio voluta dal Presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, finanziata dall’Associazione stessa e pubblicata dalle Edizioni Effigi di Arcidosso (GR). Il racconto della breve vita di Livio, che riemerge dopo decenni di oblio e ne mette in luce angoli sconosciuti, come la dolce storia d’amore con Pierina, una sua coetanea di Rigutino.

La presentazione del libro è stata organizzata dall’Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, con il patrocinio del Comune di San Giorgio di Nogaro e il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Prima della presentazione della biografia di Livio si terrà una breve cerimonia presso il Cimitero di San Giorgio di Nogaro, dove per l’occasione l’Associazione Partigiani Osoppo ha fatto restaurare la lapide collocata dopo la guerra nel luogo dove Conti fu fucilato insieme al suo compagno Enzo Fiumalbi.


Papa Francesco, instancabile portatore di un messaggio di pace (Osservatore Romano 21 aprile 2026)

 

Mattarella: Papa Francesco, instancabile portatore di un messaggio di pace

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella su L’Osservatore Romano ricorda il Pontefice argentino ad un anno dalla sua morte. Nel ricordo del Capo di Stato si sottolinea come “il suo pontificato abbia attraversato stagioni difficili della vita internazionale e abbia lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità, nella vita della Chiesa, nella coscienza dei costruttori di pace".

di Sergio Mattarella

È trascorso un anno dalla scomparsa dell’amatissimo Papa Francesco e il popolo italiano custodisce con affetto e gratitudine la memoria della sua figura e del suo insegnamento. 

Il suo pontificato ha attraversato stagioni difficili della vita internazionale e ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità, nella vita della Chiesa, nella coscienza dei costruttori di pace, di chi ha fame e sete di giustizia, delle donne e degli uomini di buona volontà.  Vescovo di Roma, guida della Chiesa cattolica universale, la voce di Francesco è stata autorevole e ascoltata oltre ogni confine geografico, religioso e culturale. Con il coraggio morale e spirituale che lo contraddistingueva, ha richiamato con vigore la dignità della persona, la responsabilità verso i più fragili, il valore del dialogo, la centralità della pace. 

Il legame con l’Italia è stato, per Papa Francesco, saldo e affettuoso. Il nome scelto per la sua missione pontificale è stato quello del poverello d’Assisi, Santo della Chiesa universale, in Italia riferimento da secoli e scelto come suo Patrono. Roma, capitale della nostra Repubblica, è stata, per Francesco, oltre alla sede della Cattedra di Pietro anche la città nella quale — suo Vescovo — ha voluto farsi prossimo, nelle periferie, negli incontri con i giovani, nella vicinanza alle realtà del volontariato e dell’accoglienza, nell’attenzione costante alle ferite sociali e alle marginalità.  Nei confronti della Repubblica e delle sue istituzioni ha manifestato una costante vicinanza, valorizzando il legame storico tra Santa Sede e Italia e non facendo mai mancare — specialmente nei momenti più difficili, come durante la pandemia — il suo conforto. 

La sua preghiera sul sagrato della Basilica, in una piazza San Pietro deserta, è stata, per il mondo intero, voce dell’umanità. Conservo come patrimonio prezioso il ricordo dei rapporti intrattenuti, sobri e profondi, nella consapevolezza della distinzione dei rispettivi ruoli. Nel dialogo istituzionale, negli incontri ufficiali, nelle occasioni di visita privata o al margine di celebrazioni religiose, si è trattato, per me, di un costante recepire la chiarezza e il calore della sua premura per la promozione della pace, per la condanna di ogni violenza, per la cura del bene comune, per la tutela dei diritti di ciascuno. 

Francesco aveva acuta capacità di individuare i problemi, i punti di rottura, i rischi di divisione, il dono di guardare lontano — come è caratteristica del Magistero pontificio — oltre l’orizzonte limitato del contingente. Da leader religioso e morale ha fatto sentire nel mondo il suo Magistero e la sua influenza, incoraggiando a non cedere all’indifferenza e alla disperazione, a rafforzare la coesione sociale, a esercitare l’arte paziente del dialogo e del confronto. Papa Francesco ha saputo parlare al mondo con il linguaggio schietto ed essenziale del Vangelo e con la sapienza del conoscitore degli animi e della storia, consapevole e incurante del rischio di apparire utopistico, di porsi controcorrente. 

Il suo richiamo alla misericordia, l’esortazione a non attendere che l’altro si presenti ma a cercarlo, ad andargli incontro, la sua esortazione alla fraternità, all’interdipendenza dei popoli e degli Stati, alla «cultura dell’incontro», lo hanno reso nel nostro tempo figura di riferimento universale per credenti e non credenti, leader spirituale e morale di grande e ammirevole saggezza. Davanti alle guerre, alle persecuzioni, alle povertà, alle disuguaglianze, ha chiesto ai popoli e agli Stati di ritrovare appieno la propria umanità, di resistere alla tentazione dell’odio, dello scarto, dello spreco. Li ha esortati a dare voce a chi non ne ha. La sua testimonianza ha sollecitato governi, comunità e singole coscienze a scegliere la via della giustizia, del disarmo morale e materiale, della cooperazione tra i popoli, della protezione dei migranti e dei rifugiati, dell’equità sociale. 

Con l’enciclica Fratelli tutti ha ricordato all’umanità la consapevolezza di costituire un’unica «famiglia umana», necessariamente coesa, solidale, interdipendente.  Il Documento sulla Fratellanza Umana per la pace Mondiale e la Convivenza Comune, sottoscritto nel 2019, ad Abu Dhabi, unitamente al Grande Imam di Al-Azar, Ahmad al-Tayyeb, ne rappresenta forte manifestazione, rivolta ai credenti e ai non credenti, a tutte le persone di buona volontà. Fino alla fine, anche durante la lunga, faticosa malattia, Papa Francesco è stato instancabile portatore del messaggio di pace e di amore. Sentiva su di sé la responsabilità incomprimibile del suo alto magistero e, probabilmente, anche l’acuirsi delle tensioni internazionali che rischiano di allontanare il mondo dagli ideali di pace, accoglienza, comprensione, diritto, dialogo e rispetto reciproco, così come viene ammonito con forza e autorevolezza da Leone XIV. 

Oggi, a un anno di distanza dal suo transito, rinnoviamo riconoscenza per l’insegnamento di Francesco che rappresenta un sostegno di speranza per tutti gli uomini di pace. 

Una lettera riassunto da Roma dall'associazione Sant'Egidio

 

Unica notizia del Giorno su Vatican News: il Papa premia Mattarella

 


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Vatican news 25 maggio 2026

  Non riesci a vedere la newsletter?   Guardala online Le notizie del giorno 25/05/2026 L’enciclica di Leone XIV: l’IA serva l’umanità, non ...