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Gioia nella Chiesa udinese per l’ordinazione di quattro nuovi diaconi

 

Gioia nella Chiesa udinese per l’ordinazione di quattro nuovi diaconi

La Chiesa udinese si appresta a vivere la grande gioia per l'ordinazione di quattro diaconi, uno dei quali proseguirà il percorso di discernimento verso il presbiterato. La celebrazione avrà luogo domenica 4 gennaio alle 16 in Cattedrale a Udine. Una quinta ordinazione diaconale sarà il 18 gennaio a Moggio Udinese.

Federico Cussigh, 56 anni, imprenditore e scout. Pierluigi Morsanutto, anche lui 56enne, impiegato in banca e impegnato nella pastorale della famiglia. Demetrio Spanti, 49 anni, un impiego nel mondo dell’educazione accanto alle fragilità. Con loro, Francisco Garzon Medina, seminarista di origini colombiane, che dopo il diaconato proseguirà il discernimento verso l’ordinazione presbiterale.

Sono loro i quattro candidati che l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba ordinerà diaconi domenica 4 gennaio 2026 nel corso di una solenne celebrazione in Cattedrale a Udine, alle ore 16. La festa, tuttavia, si protrarrà ancora per qualche settimana: un ulteriore candidato, Giulio Deganutti, sarà ordinato diacono domenica 18 gennaio a Moggio Udinese, sua comunità.


Francisco Garzon Medina, verso il sacerdozio

Francisco Garzon Medina con l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba

Nato a Pitalito (Huila, Colombia) nel 1997, è cresciuto in una famiglia cattolica e impegnata nella locale pastorale familiare. La sorella minore, Maria Jose, si sta preparando a entrare nel noviziato nell’Ordine monastico di Santa Chiara, in Colombia.

La fede vissuta in famiglia, assieme al fascino per la figura del presbitero (che in Colombia viene chiamato sempre “padre”), hanno fatto germogliare in Garzon Medina la vocazione al sacerdozio: dopo l’ordinazione diaconale, infatti, Francisco proseguirà verso l’ordinazione presbiterale.

Tornando al suo discernimento vocazionale, nell’ultimo periodo della formazione scolastica il desiderio di diventare presbitero si è scontrato con il sogno di diventare medico e di avere una famiglia.

Il suo arrivo in Friuli viene definito dallo stesso Garzon Medina un segno della Provvidenza: nel 2019 conobbe l’allora arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, grazie a un sacerdote colombiano in servizio nell’Arcidiocesi udinese. Da quell’incontro Garzon Medina decise di trasferirsi in Friuli, iniziando a frequentare il Seminario di Castellerio.

Negli anni, Garzon Medina ha prestato servizio come seminarista nelle comunità di Rivignano e di San Giorgio di Nogaro. Ha ottenuto il baccalaureato in Teologia a Castellerio nel 2024; attualmente sta perfezionando gli studi in Teologia morale presso la Pontificia università Gregoriana di Roma.

lo sgombero drammatico: da San Giorgio di Nogaro raggiunsero Portogruaro a piedi

 

Crocerossine al fronte: le sorelle Astuto nella ricerca di

 Alessandro Gradenigo

Le sorelle Astuto

San Pietro di Feletto, tra colline e archivi di famiglia, c’è una storia che porta dritto negli ospedali da campo della Prima guerra mondiale. È la vicenda delle sorelle Astuto, tre crocerossine impegnate in prima linea nella cura dei soldati feriti, raccontata oggi dallo storico per passione Alessandro Gradenigo, già geologo dell’Eni e residente proprio in queste zone. Il loro percorso è ricostruito nel volume “Le crocerossine Astuto. In prima linea nella Grande Guerra”, pubblicato da Gaspari Editore, dove la grande storia del fronte incontra la vita quotidiana di tre giovani donne decise a “servire” sotto la bandiera della Croce Rossa Italiana.

Si chiamavano MercedesDolores – detta “Lola” – e Adriana le tre sorelle che scelsero di diventare infermiere volontarie. A differenza di quanto accadeva di solito, furono inviate sempre insieme negli stessi treni ospedale, negli stessi nosocomi, negli ospedaletti da campo e nelle ambulanze chirurgiche, condividendo l’intero arco del conflitto. Di quegli anni terribili rimangono soprattutto le pagine dei diari personaliMercedes pubblicò nel 1935 il suo “I vivi, diario di guerra”, mentre il taccuino di Dolores, un piccolo block notes che copre i mesi tra agosto-ottobre 1917 e gennaio-febbraio 1918, finì a lungo dimenticato in un cassetto, per riemergere solo negli anni Sessanta, ritrovato dal figlio. Da questi testi, incrociati con le fotografie e i documenti di famiglia, nasce il lavoro di Gradenigo.

Le sorelle Astuto appartenevano a una famiglia di origine siciliana e di ascendenze nobili. In casa erano in cinque fratelli: oltre a MercedesDolores e Adriana, c’erano Riccardo, destinato a diventare governatore dell’Eritrea, e Giorgioingegnere civile morto al fronte nel 1917. La famiglia risiedeva a Roma, a pochi passi da Villa Borghese. Il padre, ufficiale della Regia Marina, fece carriera fino a lavorare anche presso il Ministero della Marina, mentre la madre proveniva da una famiglia napoletana di origine fiamminga. Un contesto che racconta l’intreccio tra borghesia colta, vita militare e apertura internazionale.

Allo scoppio della guerra, le tre figlie sentirono il bisogno di dare un contributo diretto. Come molte giovani del tempo, si iscrissero ai corsi per infermiere volontarie promossi dalla Croce Rossa Italiana, ma il padre pretese che venissero mandate sempre insieme, scelta affettiva e protettiva che oggi colpisce per la sua unicità. Nel volgere di pochi anni le crocerossine Astuto furono attive su diversi fronti: tra VicenzaAsiago, il CarsoRoncade – dove Dolores conobbe un ufficiale che sarebbe poi diventato suo marito – e Venezia, seguendo gli spostamenti delle truppe e delle strutture sanitarie.

Per Alessandro Gradenigo questa storia è il frutto di una ricerca cominciata quasi per caso. Dopo 35 anni di lavoro come geologo all’Eni, tra AfricaInghilterra e Norvegia, ha iniziato a dedicarsi in modo sistematico alla memoria familiare, partendo dal libro sul nonno Carlo Campariufficiale di cavalleria e gentiluomo di corte del duca d’Aosta. Proprio sfogliando i diari della duchessa d’Aosta, si è accorto che negli anni della guerra le tre sorelle venivano nominate di frequente, perché la duchessa, ispettice della Croce Rossa, effettuava continue ispezioni al fronte con l’auto dell’associazione. Da lì è iniziato un paziente lavoro di approfondimento, intrecciando fonti diverse.

Un passaggio decisivo è stato l’incontro a Cortina con la figlia di Dolores Astuto, che gli ha confidato come in casa non si fosse quasi mai parlato apertamente di quegli anni. Soltanto in un secondo momento è venuta alla luce una cassetta colma di fotografie e documenti, fra cui il diario di Dolores. Quel block notes non copriva l’intero periodo bellico, ma dalle pagine e dalle annotazioni è emerso che le sorelle scrivevano alla famiglia praticamente ogni giorno, ricevendo a loro volta una fitta corrispondenza. Nelle lettere da Roma e dalla casa al mare di Santa Marinella, località elegante tra le due guerre, la madre si preoccupava soprattutto di questioni pratiche, mentre il padreammiraglio della Regia Marina e membro del consiglio di amministrazione della Croce Rossa Italiana, si soffermava su notizie geopolitiche e aggiornamenti sul conflitto.

Dalle pagine dei diari e dalle foto dell’archivio Astuto Schiavetti prende forma il quadro del lavoro sanitario al fronte. Le tre sorelle operarono tra Schio, l’altopiano di AsiagoVermegliano sul Carso, fino a Cervignano del Friuli. Le loro parole raccontano corsie improvvisatetende mobili montate e smontate in fretta, ambulanze ben lontane da quelle di oggi, malati gravi da assistere con mezzi limitati. Descrivono anche le visite dei giornalisti, come quelli del Corriere della Sera, e l’arrivo di Arturo Toscanini, che si esibì per dare coraggio alle truppe: dettagli che restituiscono il clima di un fronte dove convivono sofferenzaorganizzazione militare e momenti di sospeso conforto.

Uno degli episodi più forti è datato 26-27 ottobre 1917. In quei giorni una corsia ospedaliera venne bombardata e arrivò l’ordine di sgomberare il campo. Alle sorelle fu intimato di rientrare a Roma, ma loro si rifiutarono, perché non volevano abbandonare i feriti. Nei diari è riportato lo sgombero drammatico: da San Giorgio di Nogaro raggiunsero Portogruaro a piedi, impiegando 24 ore per coprire pochi chilometri, sotto la pressione del ripiegamento e con l’urgenza di mettere in salvo chi poteva ancora essere spostato. Sono pagine che danno un volto concreto allo spirito di servizio di molte donne di quell’epoca.

La vicenda delle crocerossine Astuto mostra come la ricerca storica possa partire da una valigia dimenticata e da qualche fotografia, per poi aprire finestre su ciò che veniva considerato “storia minore”, ma che in realtà racconta molto del Primo conflitto mondiale. È interessante, osserva Gradenigo, confrontare il modo di scrivere delle sorelleMercedes, la maggiore, usa uno stile ampolloso e ricco di descrizioni, mentre Dolores preferisce un tono telegrafico, asciutto, che ricorda quello della stessa duchessa d’Aosta, fatta di brevi indicazioni più che di lunghe pagine narrative.

Sul fondo di tutto rimane il ruolo della Croce Rossa Italiana e delle sue volontarie. La duchessa d’Aosta era ispettrice del Corpo d’armata, con un grado equiparato a quello di un generale, e nel tempo arrivò a inventare i gradi per le crocerossine, rendendoli corrispondenti a quelli dell’esercito. In questo modo le infermiere non potevano essere maltrattate o prese sottogamba dai soldati, pena l’intervento della giustizia militare. La maggior parte delle crocerossine proveniva dalla borghesia e dalla nobiltà, poche dal popolo, e proprio in quegli anni prese forma una vera sanità d’emergenza, capace di organizzare in modo nuovo il soccorso ai feriti.

Per chi oggi visita le colline tra San Pietro di FelettoConegliano e l’altopiano di Asiago, il libro di Alessandro Gradenigo aggiunge un tassello prezioso alla lettura del paesaggio: dietro alle strade e ai paesi ci sono state anche le tende da campo di Mercedes, Dolores e Adriana, i loro passi nei corridoi degli ospedali militari, le cartoline spedite ogni giorno a Roma. La loro storia di donne al fronte nasce lontano, tra Villa Borghese e Santa Marinella, ma oggi passa anche per una casa di San Pietro di Feletto, dove diari, fotografie e documenti continuano a tenere viva la memoria delle sorelle Astuto, crocerossine in prima linea nella Grande Guerra.

Tutti a Villa Dora di San Giorgio di Nogaro

 Intenso fine settimana a Villa Dora di San Giorgio di Nogaro. Venerdì 28 novembre, alle 18.00, nell'edificiio Liberty, a 1700 anni dal Concilio di Nicea (325 d.c.) si terrà la conferenza del Patrologo, Alessio Persic. Sarà un'occasione per capire meglio cosa è successo davvero e perché il Consiglio di Nicea, tappa fondamentale per la fede cristiana, è ancora così importante. Per informazioni: Associazione Ad Undecimum APS,info@adundecimum.it

In questi giorni è aperta in Biblioteca la mostra “La guerra di Angiolino, immagini della Resistenza nella bassa friulana” (fino al 29 novembre). Domenica 30, alle 10.30, nella Sala Conferenze, L'Orto Cultura presenterà il libro di Arianna Maturi: “Piccola Odissea fra le terre emerse” di Arianna Maturi. Dialogherà con l'autrice Paola Venturini. Interverranno: Maura Pontoni, direttore della Casa Editrice l'Orto della Cultura e Silvia Scaron Blasel, presidente del Gruppo Archeologico Aquileiese. Musiche di Paolo Scozziero. Hanno collaborato l'Associazione Ad Undecimum, il Comune di San Giorgio di Nogaro e il Club per l'Unesco di Udine, con il patrocinio dei Comuni di Aquileia e Marano Lagunare.



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Federsanità ANCI FVG, focus su ASP e Case di Riposo comunali, sempre piu’ “Centri servizi” per i Comuni e le comunità locali

 Le strutture residenziali per anziani, ASP – Aziende pubbliche per i servizi alla Persona e le Case di Riposo comunali, sono realtà fondamentali per un crescente numero di persone anziane (e non solo), non autosufficienti e le loro famiglie. Garantire qualità di servizi e assistenza è obiettivo prioritario per le realtà pubbliche associate a Federsanità ANCI FVG, complessivamente 34. È stato questo il tema principale della riunione del Comitato direttivo di Federsanità ANCI FVG che si è tenuto nei giorni scorsi, presso la sede della Regione Friuli Venezia Giulia, a Udine. Oltre alle esperienze del FVG si è parlato anche dei confronti e scambi di esperienze avviati, negli scorsi mesi, con le principali realtà di altre regioni, sia tramite Federsanità nazionale, che tramite la partecipazione al Gruppo di lavoro del CNEL, nonché in occasione della due giorni “Prospettiva Salute” (13-14 ottobre scorsi), a Bergamo. In sintesi, la prospettiva per le ASP è quelle di diventare sempre più “Centri servizi” (pubblici), in rete con i Comuni, Aziende sanitarie, MMG, farmacie e gli altri protagonisti della Rete dell’assistenza sul territorio, ad es. per rafforzare l’assistenza domiciliare. Dopo i saluti, il presidente, Giuseppe Napoli, ha dato il benvenuto al neo presidente dell’ ASP di Cividale del Friuli, Carlo Monai, che ha ringraziato il suo predecessore, Piera Beuzer e ha dato la sua disponibilità per rafforzare la Rete delle ASP e Case di Riposo comunali associate.

Quindi, Napoli ha informato i presenti sulla campagna nazionale “Ricordati di stare bene”, dedicata alla sensibilizzazione dei cittadini per l’aderenza terapeutica, promossa da “Happy Ageing – Alleanza per l’invecchiamento attivo” e Federsanità nazionale, per la quale Federsanità ANCI FVG insieme ad ANCI FVG, ha trasmesso nei giorni scorsi una mail dedicata a tutti i 215 Comuni del FVG,
Infine, su proposta del coordinatore dei DG delle ASP e Case di riposo comunali, Giovanni Di Prima, a seguito del pensionamento della DG Fabrizia Titon, a cui è andato il ringraziamento di tutti per il lavoro svolto, il Direttivo ha integrato il coordinamento DG ASP con Tamico Nonino, DG ASP “G. Chiabà” di San Giorgio Nogaro e Nicoletta Tofani, DG ASP di Cividale del Friuli.
Alla riunione hanno, inoltre, partecipato la coordinatrice dei presidenti delle ASP, Stefania Tassotti, presidente dell’ ASP Covil di Paluzza, il presidente dell’ ASP Umberto Primo di Pordenone, Giorgio Siro Carniello, presidente di Credima 360 s.m.s. la DG e dell’ ASP “Fondazione Muner dè Giudici” di Pradamano, Nada Uliana e la segretaria regionale di Federsanità ANCI FVG, Tiziana Del Fabbro. In videocollegamento: gli assessori del Comune di Pordenone, Guglielmina Cucci, del Comune di Codroipo, Paola Bortolotti, del Comune di Mortegliano, Lorena Contin e il presidente della “Fondazione Colledani – Bulian” di Sesto al Reghena, Valentino Florean.

Sanità: Riccardi, attivi 11 Punti Salute Asufc e in sviluppo rete Asfo

 


Sanità: Riccardi, attivi 11 Punti Salute Asufc e in sviluppo rete Asfo

Trieste, 6 nov - "Gli undici Punti Salute dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, pienamente operativi e collegati alle rispettive Case della Comunità Hub, costituiscono una rete territoriale capillare che garantisce assistenza continua e prossimità ai cittadini. Ogni sede risponde alle caratteristiche del territorio, offrendo un mix di servizi sanitari, infermieristici, specialistici e socio-assistenziali". Lo ha detto oggi a Trieste in sede di III Commissione del Consiglio regionale l'assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi rispondendo a un'interrogazione. Come è stato spiegato dall'esponente della Giunta regionale, nei centri maggiori, come San Giorgio di Nogaro, Povoletto e Buja, si concentrano le attività ambulatoriali, i servizi CUP, i punti prelievi e la continuità assistenziale, affiancati da ambulatori specialistici e infermieristici. Le sedi montane di Moggio Udinese, Pontebba, Paluzza, Ampezzo e Ovaro garantiscono la presenza del medico di continuità, l'assistenza infermieristica, le attività di screening ostetrico e l'assistenza riabilitativa domiciliare, estendendo il presidio sanitario anche alle zone più periferiche. I punti stagionali di Lignano Sabbiadoro e Sappada operano nei periodi di maggiore afflusso turistico, con pronto soccorso e guardia medica dedicati. Mortegliano, in fase di riallestimento, rafforzerà la rete con servizi di medicina generale, infermieristica e attività motoria per la popolazione anziana. In relazione all'area di competenza dell'Azienda sanitaria Friuli Occidentale, i Punti Salute verranno attivati progressivamente con l'apertura delle Case della Comunità, mentre alcune sedi distrettuali periferiche erogano già servizi infermieristici e di base. L'organizzazione varia tra 3 e 20 ore settimanali a seconda delle esigenze territoriali. Il quadro si completa con la spinta verso la telemedicina, inserita nel percorso attuativo del Pnrr-Missione 6 "Salute" e regolata da piani regionali approvati nel 2023. Le nuove piattaforme informatiche consentono televisite, teleconsulto, telemonitoraggio e teleassistenza, in piena integrazione con il Sistema informativo sanitario regionale. Come ha aggiunto Riccardi, l'obiettivo è superare le distanze geografiche, sostenere l'assistenza domiciliare e migliorare l'efficienza delle cure. Nel complesso, secondo l'assessore, la rete dei Punti Salute di Asufc e la futura estensione in ambito Asfo rappresentano un modello di sanità territoriale moderna e integrata, capace di coniugare la presenza di prossimità con l'innovazione tecnologica, restituendo ai cittadini un servizio accessibile, continuo e omogeneo in tutto il Friuli Venezia Giulia. ARC/GG/ma

Da La Vita Cattolica: Mons. Dino Bressan sarà il Vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine

 

Mons. Dino Bressan sarà il Vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine

Monsignor Dino Bressan sarà il nuovo Vicario generale e Moderatore di Curia dell’Arcidiocesi di Udine. È stato lo stesso arcivescovo mons. Riccardo Lamba ad annunciarlo al clero diocesano riunito giovedì 5 giugno ad Aquileia per il pellegrinaggio dedicato proprio a sacerdoti e diaconi. Il nuovo incarico di mons. Bressan – accolto tra gli applausi dal clero Udinese presente ad Aquileia – avrà decorrenza a partire dal 1° settembre 2025; egli lascerà dunque le Parrocchie di Tricesimo, Ara e Fraelacco, la cui nuova guida sarà resa nota nelle prossime settimane.

Nel consegnare il suo annuncio, mons. Riccardo Lamba ha rivolto un pensiero all’attuale Vicario generale uscente, mons. Guido Genero. «Visto anche il lungo servizio che ha offerto alla nostra Arcidiocesi come Vicario generale, ho chiesto che ci fosse un altro “Cireneo”… e l’ho chiesto a mons. Dino Bressan». «Io so – ha proseguito l’Arcivescovo rivolgendosi ai sacerdoti – quanto gli costi lasciare la parrocchia. È successo anche a me come a diversi di voi: quando mi è stato chiesto è stato veramente molto, molto difficile. Ma in questo mio primo anno a Udine ho imparato che lui, come tanti di voi, ama la Diocesi».

«Confido – ha concluso mons. Lamba – che don Dino, con l’aiuto di tutti i Vicari foranei e di coloro che hanno responsabilità nei vari uffici pastorali, possa aiutarci ad accompagnare il cammino di questa Chiesa nei prossimi anni con amore e con spirito di sacrificio».

Mons. Bressan: «Mi metto al servizio della nostra Arcidiocesi»

«Questa nomina da parte del nostro Arcivescovo genera in me un po’ di timore» afferma mons. Dino Bressan, neo-nominato Vicario generale che proprio oggi compie 68 anni. «Sono però convinto che il Signore operi sempre attraverso i suoi Pastori, e quindi mi affido completamente alla volontà di Dio, mettendomi ancora a servizio della nostra Arcidiocesi».

«I miei genitori, dal cielo, mi sosterranno con la loro preghiera – prosegue –. Così pure mi sosterranno i tanti e santi vescovi, preti e diaconi che ho conosciuto nel mio ministero. Oltre a questi, so di poter contare sulla fiducia di mons. Arcivescovo, del mio predecessore mons. Guido, e sulla preghiera dei tanti amici e parrocchiani delle comunità che ho servito».

«Per il resto – conclude –, non ho altro desiderio che servire Gesù, buon Pastore, imparando ogni giorno da Lui e da Maria ad amare il santo Popolo di Dio che è in Friuli».

Bressan succede a mons. Guido Genero

Mons Bressan succede a mons. Guido Genero che, dopo quasi 15 anni di servizio, lascia quindi la seconda carica diocesana. Classe 1947, mons. Genero fino a nuova comunicazione mantiene i suoi incarichi di Amministratore parrocchiale di Flambro, Flumignano, Gradisca di Sedegliano, Nespoledo, Salt del Torre, Sant’Andrat del Cormor e della Parrocchia-Santuario della Madonna Missionaria in Tricesimo. Mons. Genero mantiene anche i suoi incarichi di consulente ecclesiastico dell’Unione cristiana imprenditori e dirigenti (UCID) e dell’Unione dei giuristi cattolici di Udine (UGCI). Egli è anche canonico residenziale dell’Insigne Collegiata di Cividale.

«Don Guido è stata una presenza molto bella per me – ha affermato l’Arcivescovo -, perché è stato una presenza discreta, riservata, sempre attenta, intelligente. Mi ha dato sempre tante “dritte”. Ma capivo che era arrivato anche il momento di sollevarlo da questo incarico».

Il servizio del Vicario generale

Il Vicario generale è il principale collaboratore dell’Arcivescovo per tutto quanto attiene le questioni di governo dell’Arcidiocesi. Nelle sue vesti di Moderatore della Curia, al Vicario generale spetta anche il coordinamento dell’attività degli uffici della Curia arcivescovile.

Mons. Dino Bressan

Chi è mons. Dino Bressan

Figlio di genitori emigrati dal Friuli, mons. Bressan nacque il 5 giugno 1957 a Charleroi, in Belgio. Fu ordinato sacerdote dall’allora arcivescovo mons. Alfredo Battisti il 26 settembre 1981 nella sua parrocchia di origine, Cussignacco. Trascorse il primo anno di sacerdozio a San Giorgio di Nogaro, dove svolse il ministero di collaboratore parrocchiale, prima di assumere, nel 1982, il ruolo di vicerettore del seminario, prima a Udine, poi a Castellerio. In seminario ha dato avvio alla nuova Comunità giovanile, seguendola per sei anni, per poi passare ai seminaristi di teologia. Contemporaneamente, dal 1988 al 1994, è stato Direttore del Centro diocesano di Pastorale Vocazionale.

In quegli anni don Bressan perfezionò gli studi conseguendo la Licenza in Teologia morale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e in bioetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Dal 1992 al 1999 don Bressan è stato Presidente del Collegio della Provvidenza di Udine e Presidente dell’ASPAC.

Nel 1993 mons. Alfredo Battisti nominò don Bressan parroco di Pradamano, ruolo ricoperto fino al 1997. Fu in quell’anno che don Dino Bressan assunse la guida della cappellania dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Udine e, contestualmente, l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute. Negli anni trascorsi nella cappellania ospedaliera, don Bressan è stato membro dei Comitati Etici dell’Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia di Udine e del Policlinico Universitario di Udine.

Da ottobre 2004 a settembre 2012 mons. Bressan è stato Rettore del Seminario Interdiocesano “San Cromazio di Aquileia” per le diocesi di Gorizia, Trieste e Udine. Dal 2010 al 2021 è stato delegato episcopale per il Diaconato permanente nell’Arcidiocesi di Udine e, dal 2011 al 2021, responsabile della Commissione triveneta per il Diaconato permanente. Mons. Dino Bressan ha ricoperto anche gli incarichi di direttore dell’Ufficio di Pastorale vocazionale (2004-2010), coordinatore della formazione del Clero (2004-2011), incaricato per i preti di recente ordinazione (2009-2011) e assistente del Serra Club di Udine (2004-2012). È stato membro del Consiglio presbiterale diocesano in diversi mandati: 1993-1998, 2003-2013, 2014-2021 e nell’attuale Consiglio. Inoltre, è membro per la Commissione della formazione del clero.

Nel 2012 fu nominato parroco di Basiliano, Basagliapenta, Blessano, Orgnano, Variano, Villaorba e Vissandone, comunità che ha guidato fino alla nomina, avvenuta nel novembre 2021, a parroco di Tricesimo, Ara e Fraelacco. Dal febbraio 2024 mons. Bressan è Vicario foraneo per la Forania della Pedemontana; questi ultimi incarichi termineranno quando mons. Bressan assumerà il servizio di Vicario generale e di Moderatore di Curia.

messaggeroveneto.gelocal.it Riaperta l’area all’interno della chiesa dell’Addolorata.

 

Nuove scoperte e scavi: ecco il sito paleocristiano di San Giorgio

Riaperta l’area all’interno della chiesa dell’Addolorata. Ritrovati i resti di una basilica risalente al IV-V secolo 

SAN GIORGIO DI NOGARO. Torna patrimonio della comunità il sito archeologico paleocristiano del IV secolo, della chiesa di San Giorgio Martire, affettuosamente chiamata chiesa della Madonna per la presenza della statua dei sette dolori.

Da sabato, il luogo sacro, è stato restituito ai sangiorgini con una cerimonia ricca di emozioni e ricordi di quell’idea nata da alcuni giovani studenti agli inizi degli anni Ottanta, che portò agli scavi del 1988 e alla scoperta di quell’eccezionale ritrovamento della basilica paleocristiana, e del lacerto mosaicato che hanno rilevato l’importanza della chiesa di Villa San Giorgio in quel periodo, come affermato dall’architetto Claudia Carraro.

Grazie a uno speciale cristallo, a un moderno sistema di aerazione, e a una adeguata illuminazione, si è valorizzato il sito, quel sito che ha portato a rifare la storia del territorio.

A disposizione dei visitatori anche un video sull’evoluzione della chiesa visionabile su un pannello tattile all’interno, un video che ripercorre la storia dello scavo fino all’ultima realizzazione, un pieghevole sulla storia di San Giorgio e la ricchezza delle opere d’arte che si trovano nella chiesa, una monografia sulla chiesa che approfondisce alcuni aspetti come l’importanza dei teleri seicenteschi e della statua della Madonna dei sette dolori venerata dalla comunità sangiorgina perché invocata a far cessare la peste del 1759.

Come ha ricordato Alberto Vicenzino, che assieme a Curzio Conti (che poi divenne primo presidente dell’associazione Ad Undecimum, nata a seguito della scoperta e oggi continua nella valorizzazione del territorio) e dell’archeologo Massimo Lavarone, l’emozione il primo assaggio di scavi iniziato nel 1986 e poi concretizzatosi nel 1988 con la ricercatrice della Soprintendenza Paola Lopreato, quando la chiesa era in fase di messa in sicurezza a seguito dei danni subiti dal sisma due anni prima.

È stato lo stesso Lavarone poi a ricordare come da quello scavo vennero messi in luce l’edificio paleocristiano risalente al IV-V secolo oltre ai tre edifici di culto che erano stati costruiti nei secoli seguenti sullo stesso sito che ospita la chiesa attuale completata nel 1798.

Lavarone ha anche sottolineato che tra i reperti rinvenuti c’è il famoso anello di San Giorgio, una rarità nel suo genere: due simili sono conservati al British Museum di Londra. Presenti alla cerimonia il sindaco Pietro Del Frate e monsignor Igino Schiff, grazie alla cui tempestività nel chiedere contributo alla Regione, è stato possibile l’intervento. 

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Chi è un Diacono, quali incarichi gli sono affidati?

 Prendo spunto dal libretto della celebrazione svoltasi in cattedarale a Udine, celebrante l'arcivescovo Mons. Pietro Lamba