Cordoglio dell’Arcidiocesi di Udine per la morte della sig.ra Gabriella Breda ved. Brunato
L'arcivescovo mons. Riccardo Lamba, unitamente a tutta la Chiesa udinese, affida in preghiera alla misericordia di Dio l'anima della defunta, il cui figlio don Cristian Brunato è vicario parrocchiale di quattro comunità nella Collaborazione pastorale di Udine sud-est.
La Chiesa udinese si stringe in affettuoso cordoglio attorno a don Cristian Brunato e alla sua famiglia, affidando al Signore la mamma, sig.ra Gabriella Breda, salita al cielo martedì 16 giugno 2026 all’età di 72 anni in ospedale a Palmanova. Don Brunato, sacerdote fidei donum della Diocesi di Trieste, è attualmente vicario parrocchiale della B.V. del Carmine, di San Paolino e della B.M. Vergine del Rosario in Laipacco, nella Collaborazione di Udine sud-est.
Con la sicura speranza della Risurrezione, l’Arcivescovo e la Chiesa udinese affidano al Signore l’anima di questa sorella, esprimendo vicinanza al figlio don Cristian e ai parenti tutti.
Le esequie saranno celebrate venerdì 19 giugno alle ore 16 nel duomo di San Giorgio di Nogaro. Giovedì 18 giugno alle 18 la medesima chiesa ospiterà un Santo Rosario in suffragio della defunta.
Sotto uno splendido sole, 80 studenti delle prime e seconde medie di Porpetto, San Giorgio di Nogaro e Torviscosa hanno vissuto un'entusiasmante esperienza in canoa sul fiume Corno. L'uscita in acqua ha rappresentato la conclusione di un progetto promozionale ideato dal professor Paolo Scrazzolo all'interno dell'Istituto Comprensivo sangiorgese, iniziato tra i banchi di scuola con lezioni teoriche e simulazioni al pagaiergometro. Grazie alla collaborazione con la professoressa Claudia Battistella e al supporto della Società Canoa San Giorgio, che ha messo a disposizione i mezzi, i ragazzi hanno potuto concretizzare lo stage teorico affrontando prima gare su imbarcazioni singole e doppie, e successivamente cimentandosi sui Dragon Boats con equipaggi da otto pagaiatori guidati da un timoniere e un tamburino. La memorabile mattinata si è conclusa con la consegna di medaglie di partecipazione per tutti gli studenti a ricordo della bellissima esperienza fluviale.
Le famiglie di Planais a San Giorgio di Nogaro, chiedono che il parco che avrà anche pannelli a inseguimento alti oltre 4 metri, venga spostato
Lillo Montalto Monella
Le famiglie di Planais a San Giorgio di Nogaro, chiedono che il parco che avrà anche pannelli a inseguimento alti oltre 4 metri, venga spostato
Rai
A Planais contro il parco fotovoltaico
Parco fotovoltaico da 7 megawatt, quasi 14mila moduli; inverter; trasformatori; cabine elettriche. Letteralmente a dieci passi da casa. Potrebbe sorgere davanti alle abitazioni di un gruppo di famiglie a Planais.
Terreni a Carlino, case a San Giorgio di Nogaro. Tutt’intorno, la zona industriale e altri parchi fotovoltaici. Due delle dieci famiglie firmatarie di una lettera appello a Regione, Comuni, società proponente di Milano, si troverebbero interamente accerchiate.
Renzo Pezzan, residente Planais: sarà circondata dai pannelli, questi sono già in funzione, queste sono le case mie e di mio figlio, tra l’altro abbiamo una bimba di due anni che crescerà in mezzo ai pannelli solari, e poi di qua questo terreno fino al bosco sarà ricoperto da pannelli solari
Chiedono che la transizione ecologica non si compia a detrimento della salute pubblica, della qualità della vita e della dignità dei residenti.
Marisa Barbiero: “Abbiamo dovuto fare diverse battaglie per i rumori per l’inquinamento (…) anche noi abbiamo diritto di vivere!”
I residenti hanno fatto richiesta di accesso agli atti per ottenere le carte del progetto. Deplorano una assenza di consultazione: i soggetti maggiormente esposti agli impatti dell’opera sono "invisibili", scrivono. L’impianto è sottoposto a procedura abilitativa semplificata comunale.
Giovanni Zanetti: “Visualizzando la mappa vediamo subito che davanti a casa mia hanno messo una cabina di trasformazione (…) metteranno una protezione metteranno qualcosa ma sentiremo sempre una vibrazione davanti casa.”
Rai
A Planais contro il parco fotovoltaic
Parco fotovoltaico da 7 megawatt, quasi 14mila moduli; inverter; trasformatori; cabine elettriche. Letteralmente a dieci passi da casa. Potrebbe sorgere davanti alle abitazioni di un gruppo di famiglie a Planais.
Terreni a Carlino, case a San Giorgio di Nogaro. Tutt’intorno, la zona industriale e altri parchi fotovoltaici. Due delle dieci famiglie firmatarie di una lettera appello a Regione, Comuni, società proponente di Milano, si troverebbero interamente accerchiate.
Renzo Pezzan, residente Planais: sarà circondata dai pannelli, questi sono già in funzione, queste sono le case mie e di mio figlio, tra l’altro abbiamo una bimba di due anni che crescerà in mezzo ai pannelli solari, e poi di qua questo terreno fino al bosco sarà ricoperto da pannelli solari
Chiedono che la transizione ecologica non si compia a detrimento della salute pubblica, della qualità della vita e della dignità dei residenti.
Marisa Barbiero: “Abbiamo dovuto fare diverse battaglie per i rumori per l’inquinamento (…) anche noi abbiamo diritto di vivere!”
I residenti hanno fatto richiesta di accesso agli atti per ottenere le carte del progetto. Deplorano una assenza di consultazione: i soggetti maggiormente esposti agli impatti dell’opera sono "invisibili", scrivono. L’impianto è sottoposto a procedura abilitativa semplificata comunale.
Giovanni Zanetti: “Visualizzando la mappa vediamo subito che davanti a casa mia hanno messo una cabina di trasformazione (…) metteranno una protezione metteranno qualcosa ma sentiremo sempre una vibrazione davanti casa.”
I pannelli ad inseguimento solare saranno alti fino a 4metri e mezzo. Sono previste opere di mitigazione, ma i residenti si dicono preoccupati dalla possibilità di inquinamento acustico, e luminoso. I terreni su cui dovrebbe sorgere l’impianto sono di proprietà di due privati cittadini. Tutt’intorno, dicono, industrie senza pannelli sui tetti. Chiedono una delocalizzazione dell’impianto o quantomeno una fascia di rispetto vicino alle abitazioni
Luciana Barbiero: “Non siamo contrari, ma non attaccati alle case, non a ridosso delle case, quando gireranno così ci faranno da specchio nelle case, una roba allucinante.”
Inaugurato venerdì 29 maggio il nuovo presidio della Cassa Rurale FVG
Aprire una nuova filiale, oggi, è una decisione che esprime una visione precisa del fare banca. In un contesto caratterizzato dalla continua riduzione della presenza fisica degli istituti di credito sul territorio, la Cassa Rurale FVG ha scelto di investire inaugurando una nuova filiale a San Giorgio di Nogaro, in Via Roma 3, nel cuore del centro cittadino.
Un investimento che rappresenta non solo l’apertura di una nuova sede, ma una precisa scelta strategica: rafforzare la propria presenza in un’area ad alta vocazione produttiva e logistica, portando anche in questo territorio il proprio modello fondato su prossimità, consulenza e relazione diretta con clienti e imprese.
Con la nuova apertura, la rete della Cassa Rurale FVG sale a 23 filiali tra le province di Gorizia, Udine e Trieste. Una presenza costruita in 130 anni di storia, che la banca celebra proprio nel 2026 con un programma di eventi dedicati e con una serie di interventi concreti a favore del territorio, confermando una vocazione cooperativa che dopo oltre un secolo resta immutata nel sostegno alle comunità locali.
L’investimento si inserisce in una fase di crescita per la banca, che ha chiuso il 2025 con un utile netto di 16,5 milioni di euro, in aumento del 35,9% rispetto all’anno precedente, confermando solidità patrimoniale e capacità di sostenere l’economia dei territori in cui opera. Nel corso dell’anno, infatti, la Cassa ha intensificato il proprio supporto all’economia locale, con 113 milioni di euro di nuove erogazioni, in forte crescita rispetto al 2024 (+34,5%).
“L’apertura di questa nuova filiale interpreta pienamente la nostra idea di banca cooperativa – sottolinea il neoeletto presidente della Cassa Rurale Fvg, Roberto Tonca –. Celebrare 130 anni di storia significa riaffermare un’identità costruita sulla relazione, sulla fiducia e sulla vicinanza concreta alle comunità. L’inaugurazione di San Giorgio di Nogaro si inserisce proprio in questo percorso: crescere mantenendo saldo il legame con il territorio e continuando a investire nelle persone, nelle imprese e nello sviluppo delle comunità locali. Ma soprattutto- prosegue Tonca – vogliamo rafforzare il nostro impegno verso le nuove generazioni: dobbiamo essere capaci di coinvolgerli, ascoltarli e offrire loro opportunità, perché saranno loro a portare avanti il progetto cooperativo della nostra banca nei prossimi anni”.
“San Giorgio di Nogaro è un’area strategica, caratterizzata da un tessuto economico dinamico e strutturato, che richiede interlocutori competenti, capacità di ascolto e soluzioni finanziarie adeguate – prosegue il direttore generale Andrea Musig –. Per questo abbiamo scelto di investire qui, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per le imprese ma anche per le famiglie”.
La nuova filiale nasce infatti con una particolare attenzione al comparto corporate, grazie alla presenza di professionalità dedicate alla consulenza alle imprese, mantenendo al contempo un’offerta completa di servizi bancari e consulenziali per la clientela retail.
L’inaugurazione si inserisce in un più ampio piano di investimenti che la banca ha destinato al miglioramento dei propri presidi territoriali: negli ultimi mesi, infatti, la Cassa Rurale FVG ha portato a termine gli interventi di ristrutturazione della filiale di Farra d’Isonzo, con l’obiettivo di offrire ambienti moderni e funzionali, pensati per una consulenza qualificata e vicina alle esigenze di Soci e clienti.
La cerimonia è proseguita con gli interventi del presidente del Consorzio di Sviluppo Economico del Friuli, Marco Bruseschi, e del sindaco di San Giorgio di Nogaro, Pietro Del Frate, seguiti dalla benedizione dei locali impartita da don Alex De Nardo. Nel suo intervento, Del Frate ha definito l’apertura della nuova filiale “un segnale di fiducia nelle potenzialità del territorio, cresciuto negli anni grazie all’azione delle istituzioni, al ruolo della zona industriale oggi gestita dal Cosef, agli investimenti della Regione e alla presenza del porto, autentico motore di sviluppo”.
Con 156 dipendenti, oltre 36.700 clienti e più di 9.500 Soci, la Cassa Rurale FVG consolida il proprio percorso di crescita, rafforzando una presenza territoriale che continua a fare della relazione e della prossimità i propri elementi distintivi.
A San Giorgio di Nogaro prende forma una delle opere simbolo della ciclovia Trieste-Lignano-Venezia: un progetto da oltre 33 milioni che punta su turismo, sicurezza e collegamenti sostenibili
Ponte sul fiume Corno
Proseguono i lavori della ciclovia Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia e oggi, a San Giorgio di Nogaro, è stata completata una delle operazioni più attese dell’intero progetto: il varo del nuovo ponte ciclopedonale sul fiume Corno. L’infrastruttura, inserita nel tratto tra Torviscosa, San Giorgio di Nogaro e Carlino, viene considerata dalla Regione uno dei punti strategici dell’intera ciclovia TriLiVe, destinata a collegare la fascia costiera del Friuli Venezia Giulia con il Veneto attraverso un percorso dedicato alla mobilità sostenibile.
“Il varo del ponte sul Corno rappresenta uno dei momenti più significativi dell’intero progetto della ciclovia Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia”, ha dichiarato l’assessore regionale alle Infrastrutture Cristina Amirante. “Si tratta dell’opera più importante e strategica della tratta regionale della TriLiVe, un’infrastruttura destinata a migliorare concretamente la mobilità sostenibile e la qualità dei collegamenti della Bassa Friulana”.
Il ponte sul Corno
L’intervento rientra nel lotto 1B della ciclovia nazionale e interessa un tratto lungo quasi 10 chilometri. Il valore complessivo dei lavori è di 8,74 milioni di euro, finanziati con fondi regionali e statali. Il nuovo ponte rappresenta l’opera principale del lotto: una struttura a campata unica con una luce di 45 metri e una carpenteria reticolare in acciaio ad altezza variabile, progettata per garantire sicurezza, durata nel tempo e inserimento nel paesaggio lagunare. Con il varo dell’impalcato sulle strutture di sostegno si è conclusa la fase ingegneristica più delicata dell’opera.
Turismo, bici e collegamenti ferroviari
Secondo Amirante, la ciclovia potrà avere un impatto simile a quello già avuto dalla FVG1 Alpe Adria, diventata negli anni un punto di riferimento per il cicloturismo internazionale. “Con la ciclovia TriLiVe la Regione sta investendo in una rete ciclabile moderna e sicura, capace di connettere territori, servizi e poli turistici lungo tutta la fascia costiera”, ha spiegato l’assessore. “Ci sono tutti i presupposti perché l’impatto dell’opera sia analogo a quello della FVG1 Alpe Adria, che ha trasformato concretamente l’economia e l’attrattività di molti territori”. L’opera punta anche a migliorare la sicurezza lungo un asse stradale molto trafficato e utilizzato quotidianamente da ciclisti diretti verso attività produttive e servizi della zona. Il nuovo tracciato sarà inoltre collegato alla FVG2 “del Mare Adriatico” e integrato con la stazione ferroviaria di San Giorgio di Nogaro, favorendo l’intermodalità tra bici e treno.
Un progetto da oltre 33 milioni
La ciclovia turistica nazionale Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia si svilupperà complessivamente per 278 chilometri, di cui 160 in Friuli Venezia Giulia. Il progetto regionale vale oltre 33 milioni di euro ed è suddiviso in quattro lotti. Il percorso interesserà diversi territori della Bassa Friulana, da San Canzian d’Isonzo a Grado e da Torviscosa a Lignano Sabbiadoro, passando per San Giorgio di Nogaro, Carlino, Muzzana del Turgnano, Palazzolo dello Stella, Precenicco, Marano Lagunare e Latisana. “I lavori proseguiranno con i lotti successivi”, ha concluso Amirante, “portando avanti un progetto strategico per il Friuli Venezia Giulia, capace di generare benefici concreti dal punto di vista turistico, economico e ambientale”.
Marcegaglia Plates di San Giorgio di Nogaro, sciopero e presidio davanti allo stabilimento: “Serve un confronto vero e risposte rapide”
Udine -
San Giorgio di Nogaro (UD) – Sciopero e presidio questa mattina davanti ai cancelli della Marcegaglia Plates, dove le lavoratrici e i lavoratori hanno incrociato le braccia per richiamare l’attenzione su una serie di questioni ancora aperte nei rapporti con l’azienda.
Alla base della mobilitazione, spiegano dalla USB, non c’è una rottura del confronto, ma la difficoltà a renderlo realmente efficace. Negli ultimi mesi, infatti, gli incontri con la RSU non sono mancati, ma a fronte dei momenti di confronto le risposte attese non sono arrivate oppure si sono protratte eccessivamente nel tempo, lasciando irrisolti diversi nodi.
Tra i punti segnalati dal sindacato ci sono il premio di risultato, la gestione delle ferie – con contestazioni su utilizzi unilaterali – e alcune criticità legate alla sicurezza e al ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
Un ulteriore elemento di tensione riguarda le modalità con cui si svolgono gli incontri sindacali. In particolare, viene evidenziata l’impossibilità, in alcune occasioni, di garantire la presenza dei funzionari USB a supporto della RSU. Una situazione che, secondo il sindacato, ha contribuito a generare incomprensioni e a rendere più complesso il confronto, anziché facilitarlo.
Nel corso della giornata l’azienda ha manifestato una prima timida disponibilità a proseguire il dialogo.
Un segnale che viene considerato positivo, ma ancora insufficiente se non accompagnato da risposte concrete e tempi certi.
La mobilitazione odierna si inserisce quindi in un percorso volto a sollecitare un cambio di passo nelle relazioni sindacali, con l’obiettivo di arrivare a un confronto più strutturato e risolutivo sui temi aperti.
Dal presidio emerge una richiesta chiara: riattivare un dialogo pieno, trasparente e supportato, che consenta di affrontare nel merito le questioni sul tavolo e di dare risposte alle lavoratrici e ai lavoratori dello stabilimento.
RIFIUTI. MARTINES-POZZO (PD): NO A PROGETTI IN FVG SENZA CONDIVISIONE
13.01.2026
17:31
(ACON) Trieste, 13 gen - "Il territorio di San Giorgio di Nogaro e la Bassa Friulana sono già stati scottati dalla vicenda dell'acciaieria, dove le cose sono state gestite male a partire dal metodo e dal mancato coinvolgimento del territorio. Non si ripetano iniziative con impatti potenziali significativi, senza trasparenza e informazione ai Comuni e ai cittadini". Così, in una nota, i consiglieri regionali Francesco Martines e Massimiliano Pozzo (Pd) sull'ipotesi di un termovalorizzatore a San Giorgio di Nogaro, in zona industriale.
"In varie occasioni abbiamo chiesto alla Regione di assicurare sui grandi progetti il coinvolgimento dei Comuni e dei territori. Questa ipotesi di un impianto a San Giorgio, se è reale - rimarcano Pozzo e Martines - veda il massimo coinvolgimento delle amministrazioni comunali e dei cittadini. Da quanto ci è dato sapere, al momento non ci sono stati atti formali di presentazione di progetti presso la Regione o gli enti coinvolti. Chiediamo che, se ci sono ipotesi concrete, siano esplicitate e chiarite". "Sul tema del rifiuti la politica regionale spesso si è dimostrata carente, in particolare nella programmazione, lasciando i territori e i Comuni a se stessi. Ricordiamo le autorizzazioni a varie discariche, per esempio - rammentano i due dem -, senza una reale valutazione del fabbisogno complessivo. In questa provincia sono impegnate due società importanti, Aet 2000 e Net, nella gestione del ciclo dei rifiuti, società partecipate interamente dai nostri Comuni, coinvolte in un processo di aggregazione. Siano anch'esse rese partecipi in qualsiasi ipotesi di progettualità".
Martines e Pozzo concludono: "Come consiglieri regionali che seguono in particolare anche il territorio friulano e della Bassa, assicuriamo massima serietà come già dimostrato nella vicenda dell'acciaieria o del polo logistico di Porpetto per chiedere trasparenza e coinvolgimento reale della popolazione, anche tramite una richiesta formale di audizione in IV Commissione consigliare nel caso in cui venisse formalizzato qualche atto". ACON/COM/rcm
Gioia nella Chiesa udinese per l’ordinazione di quattro nuovi diaconi
La Chiesa udinese si appresta a vivere la grande gioia per l'ordinazione di quattro diaconi, uno dei quali proseguirà il percorso di discernimento verso il presbiterato. La celebrazione avrà luogo domenica 4 gennaio alle 16 in Cattedrale a Udine. Una quinta ordinazione diaconale sarà il 18 gennaio a Moggio Udinese.
Federico Cussigh, 56 anni, imprenditore e scout. Pierluigi Morsanutto, anche lui 56enne, impiegato in banca e impegnato nella pastorale della famiglia. Demetrio Spanti, 49 anni, un impiego nel mondo dell’educazione accanto alle fragilità. Con loro, Francisco Garzon Medina, seminarista di origini colombiane, che dopo il diaconato proseguirà il discernimento verso l’ordinazione presbiterale.
Sono loro i quattro candidati che l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba ordinerà diaconi domenica 4 gennaio 2026 nel corso di una solenne celebrazione in Cattedrale a Udine, alle ore 16. La festa, tuttavia, si protrarrà ancora per qualche settimana: un ulteriore candidato, Giulio Deganutti, sarà ordinato diacono domenica 18 gennaio a Moggio Udinese, sua comunità.
Francisco Garzon Medina, verso il sacerdozio
Francisco Garzon Medina con l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba
Nato a Pitalito (Huila, Colombia) nel 1997, è cresciuto in una famiglia cattolica e impegnata nella locale pastorale familiare. La sorella minore, Maria Jose, si sta preparando a entrare nel noviziato nell’Ordine monastico di Santa Chiara, in Colombia.
La fede vissuta in famiglia, assieme al fascino per la figura del presbitero (che in Colombia viene chiamato sempre “padre”), hanno fatto germogliare in Garzon Medina la vocazione al sacerdozio: dopo l’ordinazione diaconale, infatti, Francisco proseguirà verso l’ordinazione presbiterale.
Tornando al suo discernimento vocazionale, nell’ultimo periodo della formazione scolastica il desiderio di diventare presbitero si è scontrato con il sogno di diventare medico e di avere una famiglia.
Il suo arrivo in Friuli viene definito dallo stesso Garzon Medina un segno della Provvidenza: nel 2019 conobbe l’allora arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, grazie a un sacerdote colombiano in servizio nell’Arcidiocesi udinese. Da quell’incontro Garzon Medina decise di trasferirsi in Friuli, iniziando a frequentare il Seminario di Castellerio.
Negli anni, Garzon Medina ha prestato servizio come seminarista nelle comunità di Rivignano e di San Giorgio di Nogaro. Ha ottenuto il baccalaureato in Teologia a Castellerio nel 2024; attualmente sta perfezionando gli studi in Teologia morale presso la Pontificia università Gregoriana di Roma.
Crocerossine al fronte: le sorelle Astuto nella ricerca di
Alessandro Gradenigo
Le sorelle Astuto
A San Pietro di Feletto, tra colline e archivi di famiglia, c’è una storia che porta dritto negli ospedali da campo della Prima guerra mondiale. È la vicenda delle sorelle Astuto, tre crocerossine impegnate in prima linea nella cura dei soldati feriti, raccontata oggi dallo storico per passione Alessandro Gradenigo, già geologo dell’Eni e residente proprio in queste zone. Il loro percorso è ricostruito nel volume “Le crocerossine Astuto. In prima linea nella Grande Guerra”, pubblicato da Gaspari Editore, dove la grande storia del fronte incontra la vita quotidiana di tre giovani donne decise a “servire” sotto la bandiera della Croce Rossa Italiana.
Si chiamavano Mercedes, Dolores – detta “Lola” – e Adriana le tre sorelle che scelsero di diventare infermiere volontarie. A differenza di quanto accadeva di solito, furono inviate sempre insieme negli stessi treni ospedale, negli stessi nosocomi, negli ospedaletti da campo e nelle ambulanze chirurgiche, condividendo l’intero arco del conflitto. Di quegli anni terribili rimangono soprattutto le pagine dei diari personali: Mercedes pubblicò nel 1935 il suo “I vivi, diario di guerra”, mentre il taccuino di Dolores, un piccolo block notes che copre i mesi tra agosto-ottobre 1917 e gennaio-febbraio 1918, finì a lungo dimenticato in un cassetto, per riemergere solo negli anni Sessanta, ritrovato dal figlio. Da questi testi, incrociati con le fotografie e i documenti di famiglia, nasce il lavoro di Gradenigo.
Le sorelle Astuto appartenevano a una famiglia di origine siciliana e di ascendenze nobili. In casa erano in cinque fratelli: oltre a Mercedes, Dolores e Adriana, c’erano Riccardo, destinato a diventare governatore dell’Eritrea, e Giorgio, ingegnere civile morto al fronte nel 1917. La famiglia risiedeva a Roma, a pochi passi da Villa Borghese. Il padre, ufficiale della Regia Marina, fece carriera fino a lavorare anche presso il Ministero della Marina, mentre la madre proveniva da una famiglia napoletana di origine fiamminga. Un contesto che racconta l’intreccio tra borghesia colta, vita militare e apertura internazionale.
Allo scoppio della guerra, le tre figlie sentirono il bisogno di dare un contributo diretto. Come molte giovani del tempo, si iscrissero ai corsi per infermiere volontarie promossi dalla Croce Rossa Italiana, ma il padre pretese che venissero mandate sempre insieme, scelta affettiva e protettiva che oggi colpisce per la sua unicità. Nel volgere di pochi anni le crocerossine Astuto furono attive su diversi fronti: tra Vicenza, Asiago, il Carso, Roncade – dove Dolores conobbe un ufficiale che sarebbe poi diventato suo marito – e Venezia, seguendo gli spostamenti delle truppe e delle strutture sanitarie.
Per Alessandro Gradenigo questa storia è il frutto di una ricerca cominciata quasi per caso. Dopo 35 anni di lavoro come geologo all’Eni, tra Africa, Inghilterra e Norvegia, ha iniziato a dedicarsi in modo sistematico alla memoria familiare, partendo dal libro sul nonno Carlo Campari, ufficiale di cavalleria e gentiluomo di corte del duca d’Aosta. Proprio sfogliando i diari della duchessa d’Aosta, si è accorto che negli anni della guerra le tre sorelle venivano nominate di frequente, perché la duchessa, ispettice della Croce Rossa, effettuava continue ispezioni al fronte con l’auto dell’associazione. Da lì è iniziato un paziente lavoro di approfondimento, intrecciando fonti diverse.
Un passaggio decisivo è stato l’incontro a Cortina con la figlia di Dolores Astuto, che gli ha confidato come in casa non si fosse quasi mai parlato apertamente di quegli anni. Soltanto in un secondo momento è venuta alla luce una cassetta colma di fotografie e documenti, fra cui il diario di Dolores. Quel block notes non copriva l’intero periodo bellico, ma dalle pagine e dalle annotazioni è emerso che le sorelle scrivevano alla famiglia praticamente ogni giorno, ricevendo a loro volta una fitta corrispondenza. Nelle lettere da Roma e dalla casa al mare di Santa Marinella, località elegante tra le due guerre, la madre si preoccupava soprattutto di questioni pratiche, mentre il padre, ammiraglio della Regia Marina e membro del consiglio di amministrazione della Croce Rossa Italiana, si soffermava su notizie geopolitiche e aggiornamenti sul conflitto.
Dalle pagine dei diari e dalle foto dell’archivio Astuto Schiavetti prende forma il quadro del lavoro sanitario al fronte. Le tre sorelle operarono tra Schio, l’altopiano di Asiago, Vermegliano sul Carso, fino a Cervignano del Friuli. Le loro parole raccontano corsie improvvisate, tende mobili montate e smontate in fretta, ambulanze ben lontane da quelle di oggi, malati gravi da assistere con mezzi limitati. Descrivono anche le visite dei giornalisti, come quelli del Corriere della Sera, e l’arrivo di Arturo Toscanini, che si esibì per dare coraggio alle truppe: dettagli che restituiscono il clima di un fronte dove convivono sofferenza, organizzazione militare e momenti di sospeso conforto.
Uno degli episodi più forti è datato 26-27 ottobre 1917. In quei giorni una corsia ospedaliera venne bombardata e arrivò l’ordine di sgomberare il campo. Alle sorelle fu intimato di rientrare a Roma, ma loro si rifiutarono, perché non volevano abbandonare i feriti. Nei diari è riportato lo sgombero drammatico: da San Giorgio di Nogaro raggiunsero Portogruaro a piedi, impiegando 24 ore per coprire pochi chilometri, sotto la pressione del ripiegamento e con l’urgenza di mettere in salvo chi poteva ancora essere spostato. Sono pagine che danno un volto concreto allo spirito di servizio di molte donne di quell’epoca.
La vicenda delle crocerossine Astuto mostra come la ricerca storica possa partire da una valigia dimenticata e da qualche fotografia, per poi aprire finestre su ciò che veniva considerato “storia minore”, ma che in realtà racconta molto del Primo conflitto mondiale. È interessante, osserva Gradenigo, confrontare il modo di scrivere delle sorelle: Mercedes, la maggiore, usa uno stile ampolloso e ricco di descrizioni, mentre Dolores preferisce un tono telegrafico, asciutto, che ricorda quello della stessa duchessa d’Aosta, fatta di brevi indicazioni più che di lunghe pagine narrative.
Sul fondo di tutto rimane il ruolo della Croce Rossa Italiana e delle sue volontarie. La duchessa d’Aosta era ispettrice del Corpo d’armata, con un grado equiparato a quello di un generale, e nel tempo arrivò a inventare i gradi per le crocerossine, rendendoli corrispondenti a quelli dell’esercito. In questo modo le infermiere non potevano essere maltrattate o prese sottogamba dai soldati, pena l’intervento della giustizia militare. La maggior parte delle crocerossine proveniva dalla borghesia e dalla nobiltà, poche dal popolo, e proprio in quegli anni prese forma una vera sanità d’emergenza, capace di organizzare in modo nuovo il soccorso ai feriti.
Per chi oggi visita le colline tra San Pietro di Feletto, Conegliano e l’altopiano di Asiago, il libro di Alessandro Gradenigo aggiunge un tassello prezioso alla lettura del paesaggio: dietro alle strade e ai paesi ci sono state anche le tende da campo di Mercedes, Dolores e Adriana, i loro passi nei corridoi degli ospedali militari, le cartoline spedite ogni giorno a Roma. La loro storia di donne al fronte nasce lontano, tra Villa Borghese e Santa Marinella, ma oggi passa anche per una casa di San Pietro di Feletto, dove diari, fotografie e documenti continuano a tenere viva la memoria delle sorelle Astuto, crocerossine in prima linea nella Grande Guerra.