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Vatican News 7 giugno 2026

 

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Vatican News

Le notizie del giorno

07/06/2026

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Nell’omelia della Santa Messa a Plaza de Cibeles, Leone XIV ha una consegna per tutta la Spagna: la religiosità non sia un museo da visitare ma una scuola di fede che ci porti fuori dall’egoismo cieco e dall’indifferenza, verso i poveri, i malati e gli scartati. Nessuno può inginocchiarsi davanti al ... 

Plaza de Cibeles gremita di fedeli per la Messa del Papa
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Nelle parole di Leone ai fedeli spagnoli un’indicazione per tutta la Chiesa 

Il Papa saluta e ringrazia i 15mila presenti al Movistar Arena di Madrid
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All’incontro “Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport” nel Movistar Arena di Madrid, al crepuscolo del secondo giorno ... 

La testimonianza dell'attore e regista Antonio Banderas all'incontro del Papa con la società civile spagnola nella Movistar Arena di Madrid
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Le testimonianze alla Movistar Arena di Madrid, nella serata del 7 giugno, per l’evento “Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e ... 

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Immagini esclusive di Vatican Media che raccontano l'arrivo e gli appuntamenti di Leone XIV in Spagna, nel suo secondo giorno del quarto viaggio apostolico 

Il Papa incontra i membri dell'ordine agostiniano in Spagna
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Nel pomeriggio di oggi, nella Nunziatura Apostolica di Madrid, il Papa ha ricevuto 220 padri agostiniani delle diverse comunità e vari membri della famiglia ... 

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Dalla capitale spagnola, Massimiliano Menichetti racconta i primi momenti del viaggio apostolico di Leone XIV, l'entusiasmo dell'arrivo e l’incontro con i ... 

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Il secondo giorno del viaggio apostolico a Madrid si è aperto con la solenne celebrazione del Corpus Domini con a oltre un milione di persone stipate nel centro ... 

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Nel videomessaggio inviato in occasione del Congresso apostolico mondiale della misericordia, a Vilnius, in Lituania, Leone XIV sottolinea che “il mondo d’oggi, ... 

PRIMO PIANO

Nelle strade dell'Avana, la gente riempie secchi e contenitori d'acqua prelevandola da serbatoi di stoccaggio
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Ai media vaticani l’intervista a Giovanni Impagliazzo, responsabile per il Centroamerica della Comunità di Sant'Egidio: “L’embargo statunitense che già esisteva ... 

Vatican news 9 novembre 2023

 

AFRICA/UGANDA - Nuovi casi “falsi preti” cattolici scoperti in Uganda
 
Kampala (Agenzia Fides) – Nuovo avvertimento ai fedeli cattolici ugandesi sulla presenza di “falsi preti” in giro per le diocesi del Paese. Dopo l’avvertimento lanciato agli inizi di settembre nella provincia ecclesiastica di Kampala (vedi Fides 7/9/2023), è ora la volta di. p. Didas Kasapuri, parroco della chiesa dei martiri dell'Uganda a Mbarara, a mettere in guardia i fedeli cattolici sulla presenza di falsi preti.
Queste persone hanno invitato i parrocchiani a recarsi in case e in altri luoghi con il pretesto di offrire preghiere e benedizioni.
Tra questi c’è uno chiamato p .Hillary, che guida sessioni di preghiera ogni martedì e venerdì a Kakukuzi, e un certo p. Kiyemba, che tiene sessioni di preghiera ogni mercoledì e giovedì di ogni mese nella sua casa a Kakyeeka, nella città di Mbarara.
Altri si spacciano per frati cattolici, come Henry e Ambrose, nonché Kimuli Erineo, che secondo quanto riferito ha abbandonato la fede cattolica per diventare pastore in un altro gruppo religioso.
“Chiunque continui a frequentare le case delle persone menzionate e altri luoghi da loro indicati dovrebbe smettere di ricevere i santi sacramenti. Chiunque desideri funzioni religiose nelle proprie case deve avvisare l'ufficio del parroco”, ha avvertito p. Kasapuri in una dichiarazione.
Inoltre il parroco ha anche sospeso in via precauzionale tutti i pellegrinaggi fuori dalla diocesi, comprese le visite a luoghi sacri come Kibeho in Ruanda, Bukalango a Kampala e Kiwamirembe a Wakiso.
La sospensione è in vigore dal 5 novembre al 31 dicembre, con p. Kasapuri esorta coloro che intendono intraprendere tali pellegrinaggi in modo indipendente ad avvisare la parrocchia.
Il fenomeno di individui che si spacciano per pastori riguarda anche altre denominazioni cristiane in Uganda come la Chiesa anglicana. (L.M.) (Agenzia Fides 9/11/2023)
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AMERICA/CUBA - “La Chiesa è dove c'è il cristiano, e lì c'è il Signore”: Anno Giubilare per il V centenario della prima diocesi in terra cubana
 
Santiago de Cuba (Agenzia Fides) – E’ stato un evento storico, dalla portata sociale, culturale e religiosa quello vissuto dall’intera popolazione cubana caratterizzato dall’apertura dell’Anno Giubilare per il 500° anniversario della fondazione della Diocesi di Santiago de Cuba, prima diocesi in terra cubana, celebrato lo scorso 22 ottobre.

“In occasione di queste celebrazioni, Papa Francesco, su nostra richiesta, ha dichiarato Anno Giubilare il periodo che va dal 21 ottobre 2023 al 22 ottobre 2024 nel quale sarà concessa l'Indulgenza Plenaria a tutti coloro che quest'anno compiranno un pellegrinaggio alla Cattedrale de Nuestra Señora de la Asunción e attraverseranno la Porta Santa – ha detto Dionisio García Ibáñez, Arcivescovo di Santiago de Cuba, in una nota inviata all’Agenzia Fides.

“Iniziamo questo anno di Grazia, perché sia un anno di vita, di purificazione, di conversione, di ritorno alla fonte, di ritorno alle radici. Un tempo dove incontrare Dio che è il centro della nostra esistenza - ha detto il presule. Sarà un tempo di ringraziamento, di gioia in mezzo alle tante difficoltà quotidiane. L'anno giubilare è anche tempo di conversione, di ritorno a Dio, di ricongiunzione con Lui se lo abbiamo dimenticato. Sarà il momento per rafforzare la nostra fiducia in Lui, oltre ad essere un momento favorevole per cercarlo e provare a ritrovarlo se non lo conosciamo, sicuri che non rimarremo delusi.”

Nella Messa di apertura dell’Anno Giubilare per il V centenario della creazione della diocesi di Santiago de Cuba, il vescovo Dionisio ha espresso la sua gratitudine al Signore per essere sempre stato presente, alla comunità intera e ai fratelli di altre comunità cristiane che hanno preso parte.

“Grazie Signore, perché sei sempre stato presente qui su questa terra, e in questo popolo così diverso ma unito dal desiderio di essere fratelli, con il desiderio del bene, della pace, della giustizia.”

Il vescovo ha voluto sottolineare in modo particolare la presenza dei fratelli delle altre comunità cristiane: “ho voluto che festeggiassero con noi perché anche per loro la Parola di Dio è regola di vita. Noi, cattolici o appartenenti ad altre chiese e gruppi cristiani, che crediamo che Gesù Cristo è il nostro unico Salvatore, celebriamo tutti insieme 500 anni di presenza e di predicazione del Suo messaggio, che è sempre stato ed è un messaggio di umanizzazione, di misericordia e di Salvezza”.

Questa celebrazione ha anche un fondamento storico ha spiegato il vescovo Dionisio. Nell'anno 1517 si decise di fondare ed erigere una diocesi a Cuba. Fu scelta Baracoa, la città più grande dell'epoca. Venne nominato vescovo il sacerdote belga Juan Witte che non potette insediarsi a causa di molteplici difficoltà. Fu lui stesso a chiedere che la sede della diocesi venisse spostata e, quando il 22 ottobre 1523 tutte le pratiche burocratiche furono espletate fu eretta la diocesi con il nuovo nome di Diocesi di Santiago de Cuba. “Celebriamo non solo i 500 anni di presenza della Parola di Dio in questo paese e nella comunità cristiana, ma anche i 500 anni dalla dichiarazione dell'elevazione della Villa de Santiago a città di Santiago, a città di Cuba, come veniva chiamata all'epoca, strettamente legata all'insediamento della diocesi. Si tratta di un evento religioso, storico e di incontro tra culture, con tutte le diversità che rappresentano ognuno di noi, virtù e peccati, di allora e di adesso. La cosa importante è che Cristo ha cominciato a essere predicato e sappiamo che è il Signore della vita ed è il Signore della storia.”

“Molti di noi potranno dire: io ero presente all’anniversario dei 500 anni della creazione della Diocesi. Abbiamo preso parte a quello che abbiamo studiato sui libri di storia alle elementari. Qui in questo stesso luogo predichiamo la Parola di Dio e, grazie a Dio non solo noi, ma anche tanti fratelli in tanti altri luoghi, con e senza un tempio, perché sappiamo che la Chiesa è dove c'è il cristiano, e lì c'è il Signore” ha concluso il presule.

(AP) (Agenzia Fides 9/11/2023)

Agenzia Fides 9 settembre 2020

 

EUROPA/SPAGNA - Verso la Giornata Missionaria Mondiale: “Nonostante le avversità, non ce ne andremo!” videomessaggio di speranza dei missionari di tutto il mondo
 
Madrid (Agenzia Fides) - Di fronte all'incertezza creata dalla pandemia, la Chiesa missionaria mostra la sua volontà unanime di restare in missione, tra la gente. Le Pontificie Opere Missionarie (POM) della Spagna lanciano un video internazionale in cui missionari di tutto il mondo e rappresentanti delle Chiese locali dei territori di missione uniscono le loro voci per lanciare un messaggio di speranza al mondo. Questo video, iniziativa di varie Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie, invita a “scaldare i motori” nel cammino verso la Giornata Missionaria Mondiale, che si svolgerà il 18 ottobre in tutto il mondo.
"Il mondo è cambiato e tutto sembra incerto ... Le vite sono cambiate ...". Inizia così il video #WeAreStilHere (# SeguimosAquí), che mostra in modo corale vari missionari e rappresentanti dei territori di missione. “Ma lasciate che vi diciamo una cosa: una cosa è certa. Non ce ne andremo" continua. “Non ci arrenderemo, perché siamo missionari. Con Dio non c'è niente di impossibile”. Concludono quindi con l’invito a partecipare al loro lavoro.
Il video raccoglie le testimonianze di responsabili di circoscrizioni ecclesiastiche di territori di missione, come il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon (Myanmar), o il gesuita spagnolo Kike Figaredo, Prefetto apostolico di Battambang (Cambogia), e di missionari di varie nazionalità. Tra questi il Padre bianco spagnolo José María Cantal Rivas, che in Algeria lavora nel dialogo interreligioso; suor Veronika, missionaria croata che si trova nelle Isole Salomone, con la comunità Buma; P. Anton, missionario maltese in Guatemala, parroco nella foresta pluviale; suor Francise, missionaria irlandese in Pakistan, che opera tra i più emarginati della società.
Usando lingue diverse che mostrano l'universalità della Chiesa - inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, maltese, swahili, coreano, tagalog, birmano ... - i missionari lanciano un unico messaggio: la fedeltà alla missione, anche nel momenti avversi come quelli che stiamo vivendo. “Avere una missione è amare. E l'amore rende tutto possibile. Ed è per questo che continueremo qui”. (SL) (Agenzia Fides 9/9/2020)
LINK
Guarda il video della campagna di sensibilizzazione delle POM -> https://www.youtube.com/watch?v=OQuikKxh2mY&feature=youtu.be
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AFRICA/MOZAMBICO - Pandemia e violenze a Capo Delgado: la solidarietà dei Vescovi dell’Africa australe
 

Maputo (Agenzia Fides) – “La violenza, la perdita di vite umane e la realtà degli sfollati nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, ci preoccupa profondamente” affermano i membri dell’IMBISA (Inter-Regional Meeting of the Bishops of Southern Africa, che raggruppa i Vescovi di Angola, Botswana, Eswatini, Lesotho, Mozambico, Namibia, São Tomé e Príncipe, Sudafrica e Zimbabwe) in un messaggio di solidarietà ai fedeli della regione, sconvolti dall’emergenza COVID-19 e nel caso specifico di Cabo Delgado dalle violenze dei jihdisti della “Provincia dell’Africa centrale dello Stato islamico” (ISCAP, vedi Fides 17/8/2020).
Le persone vivono nella paura, non solo del COVID-19, ma anche della violenza che viene frequentemente esercitata su di loro” afferma il messaggio pervenuto a Fides, firmato da Sua Ecc. Mons. Lucio Andrice Muandula, Vescovo di Xai-Xai, Presidente dell’IMBISA e pubblicato al termine dell’incontro del Comitato Permanente dell’organizzazione.
“Vogliamo anche, seguendo il buon esempio di Papa Francesco, esprimere la nostra vicinanza e sostegno a Mons. Luiz Fernando Lisboa della diocesi di Pemba, Mozambico, e alla gente di Cabo Delgado. Vi invitiamo a pregare affinché gli sforzi per la pace possano produrre i frutti desiderati in quella bellissima terra. Ricordando il motto della visita papale dello scorso anno in Mozambico, "Speranza, riconciliazione e pace", vi chiediamo di pregare incessantemente affinché la pace possa diventare una realtà nella provincia di Cabo Delgado. Segnali di speranza in questa direzione sono già presenti, il che è molto incoraggiante, come testimoniato dall'incontro del Presidente Felipe Nyusi del Mozambico con Mons. Luiz” afferma il messaggio facendo riferimento all’incontro del 31 agosto tra il Capo dello Stato mozambicano e Sua Ecc. Mons. Luis Fernando Lisboa, Vescovo di Pemba. L’incontro ha permesso di superare una difficile fase di due settimane di crescente tensione tra la Chiesa e lo Stato (vedi 18/8/2020).
La pandemia ha sconvolgo la vita sociale ed economica dei Paesi membri dell’IMBISA. “La nuova pandemia COVID-19 ha causato profondi danni spirituali, sociali, psicologici, economici e medici a molte dei nostri fedeli” sottolineano i Vescovi. “Le celebrazioni eucaristiche hanno dovuto essere annullate o per lo meno frequentate da pochi, sono state sospese le lezioni di catechismo, limitata la partecipazione ai funerali e ridotto il contatto fisico tra i ministri della Chiesa e i fedeli. I protocolli riguardanti COVID-19 hanno fatto sì che molte scuole, luoghi di lavoro e altre strutture per lo sviluppo delle persone siano rimaste chiuse”.” Ciò ha influito sulla salute mentale di molte persone e ha aumentato l'incidenza di molte forme di violenza domestica. L'interruzione dell'attività economica ha causato la perdita di mezzi di sussistenza che a sua volta può portare alla perdita di vite umane causata dalla fame e da altri problemi sociali. Tutti i Paesi dell'IMBISA, già in difficoltà economiche, rimangono con infrastrutture sanitarie fragili e limitate”.
Il messaggio conclude rinnovando l’invito alla preghiera per la fine della pandemia e chiedendo ai governi di evitare la tentazione della corruzione per dare invece alle popolazioni in difficoltà l’assistenza necessaria. (L.M.) (Agenzia Fides 9/9/2020)
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AFRICA - “No alla violenza e sì alla pace”: appello dei Vescovi africani ad un anno dalla visita di Papa Francesco
 
Roma (Agenzia Fides) – Pace, Speranza e Riconciliazione. Sono queste le parole chiave della visita effettuata da Papa Francesco un anno fa in Mozambico, Madagascar e Mauritius, dal 4 al 10 settembre 2019 (vedi Fides4/9/2019), ricorda il messaggio pubblicato per l’anniversario dal Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar (SECAM/SCEAM).
“Per papa Francesco tutto si perde con la guerra e tutto si guadagna con la pace. Ha detto: "Con la guerra, molti uomini, donne e bambini soffrono perché non hanno una casa in cui vivere, niente cibo, niente scuole per istruirsi, ospedali per curarsi, chiese per incontrarsi per la preghiera e campi per impiegare la forza lavoro. Molte migliaia di persone sono costrette a spostarsi in cerca di sicurezza e di mezzi per sopravvivere (…) No alla violenza e sì alla pace!” dice il messaggio pervenuto a Fides.
Per il Santo Padre- continua il messaggio- la pace non è solo assenza di guerre, ma impegno instancabile - soprattutto di chi è in posizione di maggiore responsabilità - a riconoscere, garantire e ricostruire concretamente la dignità, così spesso dimenticata o ignorata, dei nostri fratelli e sorelle, in modo che possano sentirsi i principali protagonisti del destino della loro nazione e continente”-
I Vescovi africani ricordano che “Papa Francesco ha insistito sul fatto che per rendere possibile la riconciliazione è necessario superare i tempi di divisione e violenza, di xenofobia e tribalismo. A questo proposito, dobbiamo raccogliere la sfida di accogliere e proteggere i migranti che arrivano in cerca di lavoro e alla ricerca di migliori condizioni di vita per le loro famiglie, di difendere gli incontri ecumenici e interreligiosi e di trovare modi per promuovere la collaborazione tra tutti - cristiani, religioni tradizionali, musulmani - per un futuro migliore per l'Africa”.
“È passato un anno dalla memorabile visita di Papa Francesco in Africa. In effetti, il calore della sua presenza e la ricchezza dei suoi messaggi sono ancora sentiti dalle persone di buon cuore. Tuttavia, atti di violenza brutali sono commessi in diversi Paesi africani, tra cui uno di quelli che il Santo Padre ha visitato lo scorso anno (Mozambico)” recita la conclusione. “In un discorso alla popolazione del Paese in occasione del primo anniversario della storica visita, i Vescovi del Mozambico hanno affermato: “Il Santo Padre ci ha lasciato un messaggio di incoraggiamento, animazione e guida per la nostra situazione attuale. Questo messaggio richiede da noi un impegno forte, continuo e rinnovato per la sua realizzazione”.
“Pertanto, con la presente ripetiamo l'appello di Papa Francesco che; tutti noi dobbiamo dire continuamente "no alla violenza e sì alla pace"; tutti devono unirsi per mano per porre fine alla povertà e tutti devono essere attivamente coinvolti nella cura della nostra casa comune. Ringraziamo Papa Francesco, messaggero di speranza, annunciatore di pace e fautore della riconciliazione” conclude il messaggio. (L.M.) (Agenzia Fides 9/9/2020)
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ASIA/PAKISTAN - Cristiano condannato a morte per "blasfemia"; i Vescovi chiedono una campagna del governo per i diritti delle minoranze
 
Lahore (Agenzia Fides) - Un tribunale di Lahore, capitale della provincia del Punjab pakistano, ha condannato a morte un cristiano per aver commesso "blasfemia": si tratta di Asif Pervaiz, 37 anni, è in carcere dal 2013 con l'accusa di aver inviato messaggi di testo SMS "blasfemi" al datore di lavoro Muhammad Saeed Khokher. Come riferito dall'avvocato Saif-ul-Malook, il legale musulmano che ha difeso anche la cristiana Asia Bibi, il tribunale non ha dato credito alla sua testimonianza, in cui l'uomo negava ogni addebito, e lo ha condannato a morte ieri, 8 settembre. Secondo la versione di Pervaiz, riferita dall'avvocato Malook, "Khokher voleva convincerlo a convertirsi all'Islam e, quando egli non ha acconsentito, lo ha accusato falsamente di blasfemia". Secondo Malook, "si tratta di un altro caso in cui la legge viene utilizzata ingiustamente contro le minoranze religiose". In Pakistan la "Legge di blasfemia" (gli articoli 295 "b" e "c" del Codice penale") prevede l'ergastolo o la pena di morte per il reato di vilipendio al Profeta Maometto, all'Islam o al Corano.
P. Qaisar Feroz OFM Cap, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan, rileva in un colloquio con l'Agenzia Fides: "La comunità cristiana del Pakistan è profondamente addolorata per la condanna a morte di Asif Pervaiz. Chiediamo vivamente al governo del Pakistan di far sì che si possa riconsiderare la decisione della Corte in modo che sia fatta giustizia. I casi di blasfemia aumentano di giorno in giorno in Pakistan, il che non è affatto un buon segno, per una società dove regna la tolleranza. Raccomandiamo vivamente al Primo Ministro Imran Khan di lanciare una campagna di sensibilizzazione in video per promuovere i diritti delle minoranze e la dignità umana".
Raggiunto dall'Agenzia Fides, padre Mario Rodrigues, prete e parroco a Karachi, commenta: "Pur non conoscendo direttamente il caso, non crediamo alle accuse. Ci sono troppi precedenti e casi di false accuse, in cui si strumentalizza la legge. Nessun cristiano in Pakistan si sognerebbe mai di insultare l'Islam o il Profeta Maometto. Siamo un popolo di persone rispettose verso tutte le religioni, tantopiù nella condizione in cui viviamo, sapendo che quello della blasfemia è un tasto molto delicato. Siamo tristi perchè le strumentalizzazioni e gli abusi della legge continuano. E' tempo di fare giustizia e reale uguaglianza per tutti i cittadini pakistani: anche i musulmani sono spesso vittime di false accuse".
Vi sono attualmente almeno 80 persone in prigione in Pakistan per il reato di "blasfemia", e almeno la metà di lro rischia l'ergastolo o la pena di morte. le persone accusate in base alle legge sono principalmente musulmani, in un paese in cui il 98% della popolazione segue l'Islam ma, come notano la gli attivisti cristiani della Commissione "Giustizia e pace" dei Vescovi cattolici pakistani, "la legge prende di mira in modo sproporzionato membri di minoranze religiose come cristiani e indù".
Vi sono inoltre casi di esecuzioni extragiudiziali, dato che leader radicali esortano i militanti a "farsi giustizia da soli", uccidendo persone ritenute colpevoli di blasfemia, anche se non sono condannate in tribunale o sono accusate falsamente. Secondo la Ong "Centro per la giustizia sociale", fondata e guidata dal cattolico pakistano Peter Jacob, a partire dal dal 1990, almeno 77 persone sono state uccise in esecuzioni extragiudiziali, in relazione ad accuse di blasfemia: tra gli uccisi vi sono persone accusate di blasfemia, i loro familiari, avvocati e giudici che hanno assolto gli accusati del reato. L'ultimo clamoroso omicidio del genere è avvenuto alla fine luglio, quando un uomo pakistano, ma con cittadinanza americana, Tahir Ahmad Naseem, 57 anni, accusato di blasfemia e sotto processo a Peshawar, è stato colpito a morte con sei colpi di arma da fuoco dal 19enne musulmano Faisal, mentre si trovava dentro al palazzo del tribunale di Peshawar.
A partire dal 2017, dopo una serie di sit-in di protesta su larga scala, i partiti politici di matrice islamica hanno incluso con sempre maggiore frequenza la questione della "difesa della legge di blasfemia" nelle loro piattaforme e agende politiche. Il partito politico Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP), formato dal leader Khadim Hussain Rizvi conduce una dura aperta campagna per la difesa delle legge sulla blasfemia. Attivisti, Ong, gruppi religiosi non islamici ne chiedono la revisione per evitare gli abusi della legge e l'uso improprio come "arma" per vendette private.
(PA) (Agenzia Fides 9/9/2020)
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ASIA/MALAYSIA - Un Vescovo nel Comitato per il Piano di unità nazionale, "per costruire l'armonia e il bene comune"
 
Kuching (Agenzia Fides) - "Vivo questa nomina come un servizio al bene comune per aiutare il governo a promuovere la pace, l'armonia, la comprensione, la solidarietà e lavorare per lo sviluppo": come appreso dall'Agenzia Fides, con queste parole l'Arcivescovo di Kuching, mons. Simon Peter Poh Hoon Seng, ha accolto la nomina a membro dello speciale Comitato federale per il Piano d'azione per l'unità nazionale (2021-2025). L'Arcivescovo è uno dei 20 rappresentanti del Sarawak, l'unico stato della Federazione della Malaysia che è a maggioranza cristiana. Lo speciale Comitato governativo, composto da leder della società civile, uomini politici, personalità di rilievo nel mondo della cultura e della religione, ha il compito di assistere e sostenere il Ministero dell'Unità Nazionale (Kementerian Perpaduan Negara) nella sua azione di rafforzare l'armonia tra i cittadini nella società malaysiana, multiculturale, multietnica e multireligiosa. Il Comitato è in linea con l'aspirazione del governo che intende consolidare l'unità nazionale come fondamento dell'economia, della politica e della stabilità sociale in Malaysia.
Il governo malaysiano ha lanciato nei giorni scorsi uno speciale sondaggio popolare tra i cittadini per raccoglier opinioni sul Piano d'azione per l'unità nazionale (2021-2025), con lo scopo di raccogliere contributi e idee per applicare i principi del "Rukun Negara" e con l'intento di avere suggerimenti su programmi, iniziative e attività idonei ad promuovere l'unità. Il documento del "Rukun Negara" ("Principi nazionali") è la dichiarazione della filosofia alla base della nazione, approvata a partire dalla proclamazione della "Giornata nazionale", nel 1970. Mons. Seng è stato, accanto a funzionari governativi, responsabili di ONG, capi di associazioni, tra coloro che hanno partecipato al lancio e hanno illustratole finalità e obiettivi sondaggio popolare: si intente, infatti coinvolgere il più possibile la società civile, con una azione capillare affinchè il "Piano per l'unità" non venga percepito come "calato dall'alto", ma divenga reale espressione di una volontà popolare.
L'Arcivescovo è persona apprezzata da leader religiosi e politici, sempre impegnato a mantenere buone relazioni interreligiose e con le istituzioni. Da anni il suo impegno è riconosciuto in programmi e attività che mirano al miglioramento della società, e a promuovere l'armonia tra persone di diverse fedi.
Il Sarawak è lo stato più grande della Federazione della Malaysia. Situato sul Borneo malaysiano, copre un'area quasi uguale a quella della Malesia peninsulare. La capitale, Kuching, la maggiore città del Sarawak, è l centro economico dello stato e la sede del governo dello stato del Sarawak. Si tratta di uno stato caratterizzato dal pluralismo etnico, culturale e linguistico e religioso. I principali gruppi etnici sono Iban, Malay, Chinese, Melanau, Bidayuh e Orang Ulu. Su popolazione del Sarawak era di 2,6 milioni di abitanti (censimento 2015) il Sarawak è l'unico stato della Malesia dove i cristiani (42,6%) sono più numerosi dei musulmani (32,2%). Altre comunità religiose professano buddismo, induismo, culti tradizionali o animisti.
(SD-PA) (Agenzia Fides 9/9/2020)
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AMERICA/CUBA - Per la prima volta i media hanno trasmesso la festa religiosa della Vergine della Carità
 
L'Avana (Agenzia Fides) - La televisione cubana ha trasmesso la solenne Eucaristia in onore della Vergine della Carità, patrona di Cuba, celebrata la mattina di ieri, 8 settembre, nel suo santuario di El Cobre, una cittadina vicino alla città di Santiago de Cuba. A Cuba finora non erano mai stati trasmessi eventi religiosi dai media del governo, quindi tale gesto viene considerato come l'inizio di una nuova epoca.
La messa, presieduta da Mons. Dionisio García, Arcivescovo di Santiago de Cuba, è stata trasmessa in differita, alla sera, da uno dei canali nazionali della televisione cubana, in spirito di collaborazione tra la Chiesa e lo Stato, affinché il rito religioso potesse raggiungere il maggior numero di fedeli durante l’attuale pandemia di Covid-19.
Lo stesso Presule aveva spiegato la scorsa settimana che i festeggiamenti previsti per il giorno della festa della Vergine si sarebbero adeguati alle misure preventive a causa dell'epidemia. Solo un gruppo ristretto di fedeli ha assistito alla messa nella Basilica del Cobre.
Anche le radio provinciali trasmettono da domenica scorsa le preghiere dei Vescovi di ciascuna diocesi, come atto di venerazione della Vergine della Carità, che ogni anno per la sua festa vede radunarsi migliaia di cubani devoti alla loro Santa Patrona.
Conosciuta tra i cubani come la 'Vergine Mambisa', poiché venerata dai combattenti per l'indipendenza cubana, che secondo la storia portarono la sua immagine sui campi di battaglia, fu proclamata Patrona di Cuba da Papa Benedetto XV nel 1916.

Agenzia Fides 18 maggio 2020

VATICANO - L’ansia missionaria di San Giovanni Paolo II, “Pastore vicino al popolo”
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Mentre nel mondo si celebrava la Giornata Missionaria Mondiale, domenica 22 ottobre 1978, il nuovo Papa, Giovanni Paolo II, iniziava in Piazza San Pietro il suo ministero di Pastore universale con una vigorosa esortazione che sarebbe stata l’emblema del suo pontificato: “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”. L’Arcivescovo di Cracovia, il Card. Karol Wojtyla (1920-2005), era stato eletto il 16 ottobre successore di Pietro.
La circostanza dell’inizio del ministero petrino venne evidenziata dallo stesso Pontefice nel suo primo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, il 14 giugno 1979, in cui ricordava la “felice coincidenza”: “Non potei omettere, tra le intenzioni primarie che fervevano nel mio animo in quella solenne circostanza, il riferimento al problema sempre attuale ed urgente della dilatazione del Regno di Dio tra i popoli non cristiani”.
Beatificato da Benedetto XVI il 1° maggio 2011 e canonizzato da Papa Francesco il 27 aprile 2014, San Giovanni Paolo II è stato definito “il Papa itinerante, il Papa missionario, il Papa evangelizzatore”. Papa Francesco, celebrando questa mattina la santa Messa nella Basilica Vaticana sull’altare che custodisce le sue spoglie mortali, nel centenario della nascita di Karol Wojtyla, ha sottolineato la sua ansia missionaria, definendolo “uomo di vicinanza”. “Non era un uomo distaccato dal popolo – ha detto Papa Francesco -, anzi andava a trovare il popolo e girò il mondo intero, trovando il suo popolo, cercando il suo popolo, facendosi vicino. E la vicinanza è uno dei tratti di Dio con il suo popolo… Una vicinanza di Dio con il popolo che poi si fa stretta in Gesù, si fa forte in Gesù. Un pastore è vicino al popolo, al contrario non è pastore, è un gerarca, è un amministratore, forse buono ma non è pastore. Vicinanza al popolo. E san Giovanni Paolo II ci ha dato l’esempio di questa vicinanza: vicino ai grandi e ai piccoli, ai vicini e ai lontani, sempre vicino, si faceva vicino”.
I suoi intensi 26 anni di pontificato, a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, sono stati interamente caratterizzati da una forte connotazione missionaria espressa in mille modi, a cominciare dai messaggi per l’annuale Giornata Missionaria, che hanno avuto come filo conduttore l’invito alla corresponsabilità di tutte le componenti della Chiesa all’opera di evangelizzazione del mondo, sottolineando il ruolo centrale svolto dalle Pontificie Opere Missionarie per l’animazione e la cooperazione missionaria.
Il suo ricco Magistero ha segnato inequivocabilmente la storia della missione, aprendo nuovi sentieri, indicando nuovi traguardi. La sua eredità principale resta l’Enciclica “Redemptoris Missio” (1990), sulla perenne validità del mandato missionario, definita la magna charta della missione del terzo millennio. Nel 1995 Giovanni Paolo II dedicò un ciclo di 9 catechesi durante l’udienza generale del mercoledì, agli elementi fondamentali ed essenziali della missione della Chiesa, ai capisaldi su cui essa si fonda, nonché alle nuove sfide della missione ed alle questioni legate al crescente impegno per l’ecumenismo. Tutti i suoi documenti, dalle esortazioni apostoliche agli incontri con i Vescovi per le visita ad limina, alle omelie, sono intessuti dall’invito a proclamare il Signore risorto, a non tirarsi indietro dall’annuncio, a non lasciarsi vincere dallo scoraggiamento e dal pessimismo. Per la prima volta nella storia della Chiesa ha convocato Assemblee speciali del Sinodo dei Vescovi dedicate ad analizzare e studiare la situazione dell’evangelizzazione nei diversi continenti, facendo convenire a Roma gli Episcopati di Africa, Asia, America, Oceania, Europa.
Spiccano in questo ministero i suoi 104 viaggi internazionali, ad imitazione dell’Apostolo Paolo, con cui ha raggiunto le comunità missionarie sparse nel mondo, anche quelle più distanti geograficamente e numericamente esigue, avendo sempre cura di incontrare non solo sovrani e capi di stato, ma soprattutto i poveri, i malati, gli anziani, i carcerati, gli handicappati e quanti sono generalmente messi ai margini della società, come “un pastore vicino al popolo, vicino ai grandi e ai piccoli” ha ricordato Papa Francesco. (SL) (Agenzia Fides 18/5/2020)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - L'impegno delle POM ai tempi di Covid-19: i mezzi di comunicazione sociale, una risorsa missionaria
 
Abidjan (Agenzia Fides) – - “Il periodo che stiamo attraversando è un periodo difficile in tutti gli aspetti della vita umana e la Chiesa non sfugge alle conseguenze; ma la missione continua a essere svolta” afferma p. Jean Noel Gossou, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) della Costa d'Avorio, in un colloquio con l’Agenzia Fides sulle conseguenze della pandemia da Covid-19 sulle attività della missione nel Paese.
P. Gossou ricorda che “la missione è il comandamento di Cristo, il volere di Cristo è che andiamo da tutte le nazioni e facciamo discepoli, è un andare verso gli altri, ma oggi con questa pandemia, questo andare diventa difficile e quindi sono stati trovati altri mezzi per svolgere la missione affidata alle POM”.
Secondo il Direttore nazionale delle POM, “la missione viene svolta oggi grazie all'intelligenza degli uomini attraverso i mezzi di comunicazione: radio, tv, reti sociali o messaggi (i versetti biblici vengono inviati ai cristiani per incoraggiarli, mantenere accesa la fiamma del risveglio missionario)”.
P. Gossou afferma che il Covid-19 non dovrebbe fermare la missione: "anche se limitati negli spostamenti, possiamo continuare la missione dando testimonianza dell'amore di Cristo ovunque ci troviamo".
Secondo lui, "quando testimoniamo, siamo testimoni dell'amore, della solidarietà, della carità, nell'ambiente di vita, e quindi è la missione che continua", e questo fatto è una realtà in questo periodo di crisi sanitaria in cui i gesti di solidarietà si moltiplicano da un ambito all'altro.
P. Jean Noel Gossou aggiunge che “nonostante la pandemia di Coronavirus, la missione viene svolta anche con la preghiera, che è una parte essenziale delle Pontificie Opere Missionarie e della Chiesa Universale”. (S.S.) (L.M.) (Agenzia Fides 18/5/2020)
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AFRICA/MALAWI - “No alla violenza politica”: i leader religiosi condannano il massacro di Lilongwe
 
Lilongwe (Agenzia Fides) – "Ogni vita umana è sacra" ha dichiarato in una nota la Commissione per gli affari pubblici (PAC), un organismo che riunisce tutte le comunità religiose del Malawi, dopo l’attacco condotto con bottiglie incendiarie contro una famiglia a Lilongwe che ha causato la morte di almeno 4 persone, bruciate vive.
La famiglia viveva nei locali usati dal partito United Transformation Movement (UTM), obiettivo dell’attacco. L’UTM è il partito del vicepresidente Saulos Chilima, che ha rotto l’alleanza con il Presidente Peter Mutharika.
"L'incidente è da condannare nei termini più severi, in quanto viola i diritti umani e mira a intimidire il confronto democratico delle idee e a mettere a tacere le voci alternative", afferma la dichiarazione del PAC firmata dal Presidente Mons. Patrick Thawale, Vicario generale di Lilongwe e dal Segretario per le comunicazioni, il Vescovo Dr. Gilford Emmanuel Matonga dell'Associazione evangelica.
I membri del PAC hanno avvertito che "gli atti di violenza barbarici, codardi e incivili manifestano un senso di disperazione mentre il Malawi si appresta alle nuove elezioni presidenziali".
Per questo motivo, i leader religiosi chiedono un’indagine seria: "Il PAC desidera aggiungere la sua voce alle richieste di indagini rapide e imparziali sugli atti di violenza politica senza compiacenze nei confronti di chiunque" si legge nel comunicato dell’organismo costituito nel 1992 durante la transizione politica del Paese dal sistema a partito unico al multipartitismo.
“Il PAC chiede un dialogo aperto e inclusivo nella gestione delle controversie politiche - un meccanismo che ha il pieno sostegno di tutti i malawiani amanti della pace. Chiediamo inoltre a tutti i cittadini di rispettare la legge e di evitare qualsiasi forma di violenza politica”.
La violenza politica è in aumento in vista del voto del 19 maggio, convocato dopo che la Corte costituzionale ha annullato quelle tenute lo scorso maggio. (L.M.) (Agenzia Fides 18/5/2020)
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ASIA/BANGLADESH - Il Covid-19 tra i rifugiati Rohingya: "Urgono misure di prevenzione e sensibilizzazione"
 
Cox's Bazar (Agenzia Fides) - "E' un lavoro difficile, ma ora la priorità è fermare l'infezione. In questi insediamenti, dove è quasi impossibile mantenere la distanza fisica, i rifugiati Rohingya sono ad alto rischio per la veloce diffusione del contagio da Covid-19. Urge mettere in campo tutte le misure necessarie": lo dice all'Agenzia Fides il cattolico bangladese George Mithu Gomes, che lavora a Cox's Bazar come "Program Manager for Disaster Response" della Ong "World Renew" . Nei campi profughi a Cox's Bazar è scattato l'allarme dopo la conferma che due donne e tre uomini di etnia Rohingya sono infetti nel campo di Lambashia, uno dei 34 insediamenti che accolgono i profughi.
Nella località di Cox's Bazar, poco oltre il confine tra Myanmar e Bangladesh, il governo bengalese ospita la più grande comunità di rifugiati del mondo: qui vivono 1,1 milioni di rifugiati di etnia Rohingya e di religione musulmana, fuggiti dal Myanmar. Tra questi, 700.000 sono arrivati ​​nel 2017 mentre un sanguinoso conflitto etnico ha avuto luogo in Myanmar tra l'esercito e i gruppi armati Rohingya.
George Mithu Gomes afferma a Fides: "La preoccupazione è alta. In queste precarie condizioni di vita, non è possibile controllare l'infezione e il contagio potrebbe velocemente diffondersi nei 34 campi profughi dove vivono i Rohingya. Bisogna agire prontamente per fermare l'infezione nei campi profughi. "Bisognerebbe effettuare tamponi e controlli, allestire strutture e luoghi per una quarantena. È inoltre necessario sensibilizzare la popolazione dei Rohingya, che non sono istruiti sulla malattia, bisogna insegnare loro i comportamenti necessari per prevenire e contenere la diffusione del Covid-19" prosegue.
Fides ha raccolto le parole di alcuni rifugiati Rohingya, i quali pensano che, se l'infezione di coronavirus si diffonderà nei campi, non riceveranno trattamenti necessari : "Nei campi non abbiamo ricevuto cure mediche adeguate: se il virus arriva, moriremo senza cure" afferma Mahammod Jubiar, 65enne Rohingya. Un altro rifugiato Rohingya, Iqubal Islam, ritiene urgente la sensibilizzazione tra i rifugiati: "Essendo molti analfabeti, i rifugiati non sanno come si può diffondere il virus, non sanno come possono difendersi, non hanno idea delle misure di prevenzione". Come riferito a Fides, all'opera di prevenzione si stanno dedicando Caritas e altre Ong, che da settimane hanno attivato in campo programmi specifici per informare i rifugiati.
Abu Toha Bhuya, a capo del sevizio sanitario dell'Ufficio governativo per i soccorsi e il rimpatrio dei rifugiati, spiega: "Di notte i Rohingya spesso vanno fuori dai campi. Comprano medicinali e altri beni per le necessità quotidiane. Alcuni, poi, sono anche coinvolti nello spaccio di droga: ecco come il virus può essere arrivato qui". Inoltre nei campi di Rohingya a Cox's bazar, operano 30.000 lavoratori di 140 Organizzazioni Non Governative, che vanno spesso a Dhaka e in altre città. In questo modo potrebbero essere vettori del coronavirus.
In Bangladesh attualmente sono 22.268 le persone infettate da Covid-19. Tra questi 4.373 sono guarite e 328 sono morte.
(FC) (Agenzia Fides, 18/5/2020)
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ASIA/INDIA - La "Settimana Laudato Si'", per un domani migliore
 
Mumbai (Agenzia Fides) - "Come comunità cattolica in India vogliamo riflettere, pregare, confrontarci e agire per un domani più giusto e sostenibile": lo dice all'Agenzia Fides p. Joseph Gonsalves, capo dell'ufficio arcidiocesano per l'ambiente di Bombay, raccontando come la Chiesa indiana celebra il 5° anniversario della enciclica “Laudato Si”, vivendo la speciale "Settimana Laudato Si' " dal 16 al 24 maggio.
L'Ufficio arcidiocesano per l'ambiente ha preparato un breve opuscolo suggerendo varie attività per gruppi e famiglie, anche nel periodo di confinamento, imposto per contenere il coronavirus. Si consigliano comportamenti e iniziative di sensibilizzazione per uno stile di vita sostenibile durante tutto l'anno, per genitori, giovani, studenti. Nel frattempo, p. Ivel Mendanha, Redentorista, ha realizzato una serie di video che riflettono sul documento di Papa Francesco: “Insieme con una riflessione quotidiana su un diverso aspetto della tutela del Creato, forniamo anche attività che si possono praticare ogni giorno, durante la settimana dal 16 al 24. Uniamoci per proteggere la nostra Casa comune " ha detto a Fides p. Ivel. Mentre il mondo è bloccato a causa della pandemia di Covid-19, riponiamo la nostra fiducia in Dio e facciamo la nostra parte per costruire un mondo migliore. Siamo una famiglia unita con Dio, con l'umanità, con il Creato: prendiamoci cura gli uni degli altri, per la generazioni future” aggiunge P. Mendanha, esortando tutti i battezzati indiani a prendere sul serio un cammino di riflessione e di azione, seguendo i criteri indicati nella Laudato si'.
Tra le varie comunità e ordini religiosi impegnati nella sensibilizzazione, i Gesuiti indiani hanno rilanciato l'importanza dell'enciclica Laudato Si' per le scuole, raccomandando tutta una serie di risorse e azioni. Gli studenti sono incoraggiati a unirsi a "Tarumitra" ("Amici degli alberi"), grande organizzazione studentesca in India, che ha come missione "proteggere e promuovere un ambiente sano sulla Terra". Il movimento studentesco è stato concepito e lanciato dai Gesuiti della provincia di Patna nel 1998 e ora è un progetto della Conferenza dei gesuiti dell'Asia meridionale. Il movimento copre una rete di centinaia di scuole superiori e college in tutta l'India: nella Settimana Laudato si' tutti i membri sono invitati a diffondere una sensibilità ecologica e promuovere una spiritualità e una visione del mondo che siano "amiche della terra" e non considerino la "Casa comune" come un ambiente da sfruttare . (SD-PA) (Agenzia Fides 18/5/2020)


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ASIA/VIETNAM - Riprendono le attività pastorali, con attenzione alla solidarietà interreligiosa
 
Hanoi (Agenzia Fides) - Sono riprese in Vietnam, seppure con le dovute cautele, le attività religiose pubbliche bloccate per almeno sei settimane a causa dell’emergenza Covid-19. Il via libera delle autorità è arrivato l’8 maggio quando Vu Chien Thang, a capo del Comitato per gli affari religiosi del governo, ha reso noto che il virus era ormai “sotto controllo” e che tutte le province erano ormai a basso rischio infezione. Il Comitato ha pertanto autorizzato tutte le organizzazioni religiose a riprendere le normali attività, purché siano garantite le misure preventive necessarie, compresa la quarantena per chi viene da fuori. Una notizia accolta con sollievo anche dalla Chiesa cattolica: “Siamo lieti di ringraziare Dio e di credere che le preghiere dei fedeli di tutto il mondo abbiano contribuito a contrastare la pandemia”, è stato il commento a caldo dell'Arcivescovo Joseph Vu Van Thien di Hanoi.
Sebbene non vi siano stati contagi del virus nel paese per più di un mese e il Vietnam non abbia registrato nessun decesso, l’attenzione resta alta. Osservare le precauzioni, però, non significa stare fermi: con questo spirito i Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani) a Hue, l’antica capitale, stanno lavorando fianco a fianco di suore buddiste con un obiettivo specifico: le persone con gravi disabilità fisiche, segmento molto vulnerabile della popolazione. Come appreso da Fides, alcuni giorni dopo la riapertura, alcuni sacerdoti e volontari laici guidati da padre Joseph Phan Tan Ho, responsabile della Congregazione del Sacro Cuore a Hue, hanno visitato e offerto doni al Centro buddista per bambini disabili di Hue, dove sono stati ricevuti dalla monaca buddista Thich Nu Thoai Nghiem, vicedirettore della Pagoda di Long Tho: “Il Centro si basa principalmente sulle donazioni e chiediamo sostegno perché abbiamo carenza di cibo a causa dell'epidemia di Coronavirus” ha detto. La giornata ha visto sacerdoti e volontari cucinare, servire pasti e giocare coi bambini.
La situazione per le comunità più vulnerabili della popolazione, infatti, si è aggravata col Covid-19: l’Ufficio Onu per gli affari umanitari di Ginevra ha pubblicato una guida apposita mentre il locale ufficio del Programma Onu per lo sviluppo (Undp) ha appena reso nota una ricerca su virus e disabilità nel Paese (“Rapid Assessment of the Socio-economic impact of COVID-19 on persons with disabilities in Viet Nam”). Secondo i risultati dell’inchiesta, l'82% degli intervistati è preoccupato per gli effetti del virus e il 70% fra loro ha difficoltà non solo ad accedere all’assistenza medica e ai servizi di riabilitazione, ma anche ai controlli e ai medicinali. Il 25% fra loro ha infine difficoltà nel procurarsi mascherine e disinfettanti. (MG-PA) (Agenzia Fides 18/5/2020)
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AMERICA/CUBA - "Dignità e libertà valgono le nostre preghiere con tutte le forze": l'arcidiocesi dell'Avana dinanzi all'emergenza sanitaria
 
L'Avana (Agenzia Fides) - Cuba sta vivendo momenti di sconforto dinanzi all'emergenza sanitaria. La popolazione, sebbene informata della necessità di seguire le misure di mantenere la distanza sociale per evitare i contagi di Covid 19, non ha fermato l'attività commerciale e gli incontri di gruppi in tanti luoghi. "Osservando gli agglomerati reiterati di migliaia di cubani che si affannano per avere 'il nostro pane quotidiano', qualcuno ha detto, solo pochi giorni fa: "Non c'è dubbio, solo Dio protegge questo popolo". Lo ha scritto la rivista Palabra Nueva dell'Arcidiocesi dell'Avana in riferimento alle enormi code che si verificano in tutta Cuba nonostante la pandemia di Covid-19.
Secondo la pubblicazione ufficiale della Chiesa cattolica dell'isola, Papa Francesco e i Vescovi cubani hanno invocato la speranza in mezzo alla pandemia che il mondo sta soffrendo in questi giorni, e l'hanno definita "una dura prova" in una nota pubblicata sul suo account Facebook. "Guardiamo attraverso gli occhi di Gesù, l'autore della speranza. Facciamolo, credenti o no, gente semplice, sovrani. Dignità e libertà valgono le preghiere con tutte le forze" conclude il testo.
Su questa linea di vicinanza da parte della Chiesa, l'Arcivescovo dell'Avana, il Cardinale Juan de la Caridad García Rodríguez, due giorni fa ha inviato un messaggio ai giovani cubani: "Siete la nostra speranza, guardate quante sono le persone anziane, voi siete sempre molti di più. Siate attenti dinanzi a questa situazione nuova" ha ribadito, poi li ha esortati a imitare l'esempio delle persone anziane che sono rimaste fedeli alla Chiesa nel corso degli anni difficili. "Cercate di non deludere Gesù, che è e sarà sempre il nostro punto di riferimento" ha concluso in un video messaggio attraverso il Facebook dell'arcidiocesi.
Dinanzi all'emergenza sanitaria, in seguito alla decisione della Conferenza Episcopale di sospendere tutte le celebrazioni religiose pubbliche, con un gesto inedito senza precedenti, il governo cubano ha autorizzato l'accesso della Chiesa cattolica alla radio e alla televisione ufficiali per trasmettere le liturgie, dal momento che la popolazione è soggetta all'isolamento.
A Cuba sono stati registrati circa due mila casi confermati di Covid 19, con 79 decessi.
(CE) (Agenzia Fides 18/05/2020)
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - I cattolici non credono alla magia: l'impegno per sradicare le pratiche violente della superstizione
 
Bereina (Agenzia Fides) – “La polizia ha salvato due donne mentre venivano torturate, accoltellate e bruciate con spranghe di ferro; intorno a loro, una folla di cinquecento persone osservava. Poche settimane fa questa notizie era nella prima pagina del giornale nazionale, in Papua Nuova Guinea. Come può essere che una tortura avvenga sotto gli occhi di così tante persone? Quello che è successo è stato un episodio di violenza, tristemente frequente in questo Paese, correlata ad un’accusa di stregoneria. Ma ancor più triste è dover parlare di omicidi per accuse di stregoneria, quando la violenza sorpassa ogni limite". A parlare all’Agenzia Fides di questa grave emergenza è suor Anna Pigozzo, missionaria della Fraternità Cavanis Gesù Buon Pastore a Bereina.
“Così, mentre il pandemico Coronavirus sta mietendo molte vittime, queste notizie ci ricordano che nel mondo ci sono persone che ancora soffrono e muoiono per terribili ingiustizie" spiega la missionaria.
“Qui in Papua Nuova Guinea, infatti, il credere alla magia e alla superstizione è ancora molto radicato: se per esempio, una persona muore improvvisamente e senza nessuna visibile malattia, la gente tende a pensare che la morte sia stata causata da un maleficio da parte di ‘nemico’. Per questo, cercano di identificare il ‘nemico’ per punirlo e vendicare la morte. È considerata una forma di giustizia e, fino al 2013, anche la legge teneva in considerazione questo tratto culturale, alleggerendo la punizione di una sentenza per omicidio qualora ci fosse stata una presunta accusa di magia contro la vittima. Nel 2013 la legge è stata modificata e nel 2015 il Governo ha approvato il Sorcery National Action Plan, la cui realizzazione è ancora evidentemente lunga e difficoltosa. Infatti, la Papua Nuova Guinea, sia nelle zone rurali che nelle città, ha registrato un aumento di attacchi violenti da parte di gruppi numerosi che, accusando le vittime di stregoneria, vogliono farsi giustizia da soli. Testimoni oculari dell’omicidio di una vittima accusata di stregoneria non denunceranno il crimine, per paura di perdere anche la loro vita o quella dei loro familiari.”
“Tutti parlano dell’importanza dello sviluppo della Papua Nuova Guinea, ma focalizzandosi solo su quello economico. Senza una crescita morale, questo Paese non potrà progredire. Anzi, si smarrirà, per sempre. Oggi è il momento di allontanare questa grande vergogna dalla nostra comunità, dal nostro Paese, dalla nostra fede. Ora” scriveva nel 2012 p. Donald Lippert, O.F.M. Cap, Vescovo di Mendi, una zona dove l’accusa di stregoneria è una problematica grave e che necessita un’azione urgente.
Suor Anna sottolinea il fatto che “violenza e odio non possono certo essere combattute con ulteriore violenza e odio e che, riflettendo su queste problematiche, siamo ancor più convinte di quanto sia importante continuare il lavoro di evangelizzazione ed educazione in questo Paese, dove la fede cristiana è arrivata da soli centotrenta anni.” La missionaria ricorda inoltre: "Già nel 2012 p. Lippert diceva alla gente che non si può essere cattolici e credere nel sanguma (magia), nelle pozioni, nella stregoneria. La mancata denuncia di torture o di omicidi di vittime accusate di stregoneria significa credere nella stregoneria. Tutto ciò è incompatibile con la fede cattolica. E così domandava ai suoi fedeli di pregare, digiunare e rigettare questo peccato.”
“In questa battaglia culturale - conclude - abbiamo come strumenti l’educazione, per sviluppare un pensiero critico e un senso di responsabilità, per imparare a distinguere fatti da opinioni. Abbiamo la preghiera, i sacramenti, la nostra fede cattolica nella quale professiamo di credere in Dio, Padre, Onnipotente, per aiutare ad allontanare violenza, superstizione, odio e qualsiasi altro peccato. Non possiamo essere testimoni silenziosi di violenze, abusi e crimini. Ogni volta e in qualsiasi modo, impegniamoci a condividere la carità e la pace di Cristo.” (AP/AP) (Agenzia Fides 18/5/2020)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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