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Gmg 2027, a Seoul tra un anno. I giovani di Padova si preparano (prima notizia su GNG 2027)

 Dal 3 all’8 agosto 2027, si incontreranno 500 mila giovani, tra cui 600 padovani, “attorno” al tema «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». L’attesa è già tanta








Manca giusto un anno alla prossima Giornata mondiale della gioventù, che si terrà dal 3 all’8 agosto 2027 a Seoul, in Corea del Sud. Nonostante i mesi che li separano dalla partenza, le centinaia di giovani delle nostre parrocchie che parteciperanno e i loro accompagnatori stanno già guardando all’evento con desiderio e curiosità, e soprattutto con la volontà di prepararsi a vivere al meglio un’occasione che, nelle sue ultime edizioni, ha saputo lasciare il segno in chi vi ha preso parte, ravvivando il loro entusiasmo e aiutandoli a compiere significativi passi nel proprio cammino di fede.

Quattro le opzioni presentate dall’ufficio diocesano di Pastorale dei giovani: vivere la “sola” settimana di Gmg, oppure accompagnare l’esperienza a Seoul con un gemellaggio: sempre nella capitale coreana, a Bangkok, o in entrambe le destinazioni. Ad attenderli, dunque, non solo un’occasione di incontro con centinaia di migliaia di giovani da ogni parte del mondo, ma anche la possibilità di conoscere da vicino realtà, come quella coreana e thailandese, profondamente differenti dalla nostra, sotto diversi punti di vista: culturale, sociale, ma anche spirituale.

«Nonostante ci siano, come è normale, alcune preoccupazioni – spiega a questo proposito Anna Bacco, uno dei 26 giovani del gruppo della collaborazione pastorale Levante – magari legate al cibo, oppure al lungo viaggio in aereo, siamo tuttavia soprattutto desiderosi di cogliere a pieno l’importanza di ciò che vivremo. Siamo curiosi di entrare in contatto con realtà diverse dalla nostra, di lasciarci affascinare da culture e persone nuove e di essere allo stesso tempo anche testimoni della bellezza delle nostre comunità, portando con noi entusiasmo e disponibilità all’incontro».

Molti dei giovani conservano ancora nel cuore la ricchezza dell’esperienza vissuta, appena un anno fa, al Giubileo dei giovani, a Roma, e ora si apprestano a rivivere quelle emozioni anche insieme ad alcuni volti nuovi: «Il nostro gruppo – racconta infatti Margherita Masiero, giovane di Casalserugo – è composto, oltre che dai ragazzi della nostra parrocchia, anche da un gruppetto di Saletto di Vigodarzere, con i quali abbiamo condiviso proprio l’esperienza del Giubileo. Quei giorni a Roma sono stati talmente significativi da spingerci non solo a vivere insieme anche il viaggio a Seoul, ma anche a coinvolgere più di qualche giovane che non era riuscito a partire per Roma. Io in primis ho sperimentato sulla mia pelle il “potere” di queste esperienze, capaci davvero di cambiarci, come singoli, ma anche come membri di una comunità: ci aiutano a vivere la fede e il servizio in parrocchia in modo rinnovato, più consapevole e “coraggioso”».

È proprio sul coraggio – tema della Gmg: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33) – che insiste Masiero, che spera che questa esperienza possa dare la forza a molti giovani di essere se stessi e di testimoniare senza paura la propria fede, a volte oggi motivo di imbarazzo o di timori.

Il tema della Gmg accompagnerà anche i circa sessanta giovani di Piove di Sacco (ex unità pastorale), che in questi mesi affronteranno un cammino formativo intitolato proprio “Hwaiting”, traduzione in coreano di “coraggio”. «L’obiettivo del percorso – afferma Carlo Ranzato, un giovane del gruppo – è di aiutarci a vivere con profondità quanto ci verrà proposto alla Gmg; e ci lasceremo accompagnare in questo da alcuni brani del Vangelo che propongono una serie di sfaccettature del coraggio. Tutte le nostre comunità, d’altro canto, saranno toccate e coinvolte nelle iniziative, in particolar modo in un’occasione speciale, prima della partenza. In quella circostanza, noi pellegrini ci presenteremo, raccontando i nostri desideri e motivazioni in vista della Gmg, e consegneremo a ciascuno dei presenti una foto di uno dei giovani, con l’invito ad accompagnarlo, nel viaggio, con la preghiera e il pensiero». Ritengono infatti fondamentale, i giovani di Piove di Sacco, riuscire a vivere al meglio questi delicati mesi di formazione e preparazione verso Seoul: un cammino, per certi versi impegnativo, di chiamata alla consapevolezza, personale e di gruppo.

È con questo desiderio che anche i giovani di Sant’Angelo di Piove di Sacco si stanno preparando, con in programma due occasioni di ritiro, che aiutino i 17 partecipanti e i loro cinque accompagnatori a conoscere più a fondo se stessi e gli altri compagni di viaggio.

«La domanda che ci guida – spiega Filippo Marcato, uno degli educatori del gruppo – è: dove stiamo andando? Certamente una risposta più superficiale potrebbe essere “a Seoul”, ma scavando un po’ emergono le grandi questioni che ciascuno di noi si pone nella propria vita: qual è la mia meta? Quali passi sto compiendo per raggiungerla? Crediamo che la Corea sia solo la destinazione fisica di un viaggio più profondo e interiore, che chiede di essere vissuto a pieno, per poter lasciare segni duraturi. Nonostante la Gmg coinvolga moltissimi giovani, rimane infatti comunque fondamentale il dialogo personale con il Signore che si instaura in occasioni come questa e nei mesi di preparazione».

I giovani chiedono il sostegno delle loro comunità

I giovani che si stanno preparando a vivere la Gmg e i gemellaggi con le Diocesi di Seoul e di Bangkok invitano le proprie comunità a custodire e a realizzare insieme a loro questo sogno. Non solo dando una mano da un punto di vista economico – pur fondamentale, considerati i costi del viaggio – ma soprattutto con la presenza e l’affiancamento nei vari passaggi di formazione. La Gmg infatti è una proposta che chiama al coinvolgimento di tutta la comunità parrocchiale, nella preghiera e nell’accompagnamento in occasioni così significative dei cammini di vita cristiana dei giovani.

Gmg 2027, 4 le proposte della Pastorale dei giovani

Sono circa 600 i giovani padovani che, a giugno di quest’anno, avevano manifestato interesse per partecipare alla prossima Giornata mondiale della gioventù di Seoul, la seconda in Asia, dopo quella di Manila del 1995. Sono chiamati ora a perfezionare la propria iscrizione, versando la caparra, entro il mese di agosto. Quattro le opzioni proposte dall’ufficio di Pastorale dei giovani: la “sola” settimana di Gmg, oppure la possibilità di affiancarla a un’esperienza di gemellaggio: nella capitale sudcoreana, a Bangkok, o in entrambe le destinazioni (info: giovanipadova.it). Ad attenderli, poi, a Seoul, ci saranno altri 500 mila giovani da ogni parte del mondo, con i quali condivideranno attività formative e momenti spirituali,
tra cui la veglia con il papa e la celebrazione eucaristica conclusiva, per le quali sono attesi in totale un milione di giovani.

Sostegno della Cei e del Servizio di pastorale giovanile

La Cei e il Servizio nazionale di pastorale giovanile stanno dando un prezioso contributo, in questi mesi, alla preparazione della Gmg: mettendo a disposizione del comitato organizzatore due giovani volontari di lungo periodo; agevolando il sistema di iscrizioni dei pellegrini italiani e mantenendo aperto un canale di comunicazione con l’organizzazione centrale coreana.



Agenzia fides 18 novembre 2021

 


AFRICA/UGANDA - Attentato a Kampala: “Gli ugandesi sono uniti nella preghiera”, dice una missionaria
 
Kampala (Agenzia Fides) - “La situazione a Kampala è ancora di stato di allerta. Il Parlamento resta chiuso e non si sa quando riprenderà le sessioni di lavoro. Le forze dell’ordine hanno invitato i cittadini a rimanere il più possibile a casa, limitandosi agli spostamenti necessari. Le immagini dei kamikaze che si fanno saltare in aria, mostrate nei telegiornali, sono davvero scioccanti ma, nonostante ciò, la vita continua: la gente deve portare a casa il pane quotidiano. Si devono superare paura e barriere, e la preghiera è un’arma straordinaria”. A riferirlo all’Agenzia Fides è Suor Fernanda Cristinelli, missionaria comboniana che opera in Uganda come responsabile del "Comboni Children Center" per il recupero di bimbi vittime di tratta nella capitale Kampala, parlando della duplice esplosione avvenuta in città nei pressi della Centrale di polizia e del Parlamento (vedi Fides 17/11/2021).
Il bilancio delle vittime è salito a 5 morti e 33 feriti, “anche se il numero delle vittime – rileva suor Fernanda - potrebbe essere superiore a quanto riportato finora, poiché cinque dei feriti sono in condizioni critiche”. “Le autorità ugandesi - conferma la religiosa - stanno indagando sugli attacchi e, secondo le rivendicazioni giunte finora, la responsabilità della violenza dovrebbe essere delle Allied Democratic Forces” (ADF), che si dice abbiano legami con lo Stato islamico”. In uno scenario di panico e di generale sgomento per la brutale violenza, “in queste ore concitate - riferisce la suora - la risposta dei fedeli è molto sentita: tutti gli ugandesi sono uniti nella preghiera”.
L’Uganda, solitamente risparmiata dal terrorismo, è stata teatro il mese scorso di una recrudescenza di attacchi: il primo è avvenuto il 23 ottobre, quando una bomba è esplosa in un ristorante di Kampala; due giorni dopo, il 25 ottobre, una seconda bomba è esplosa su un autobus che percorreva l’autostrada Kampala-Masaka; una terza esplosione è avvenuta il 29 ottobre nel distretto di Nakaseke, a 60 chilometri a nord di Kampala. I primi due attentai sono stati rivendicati dallo Stato islamico.
Su 47 milioni di abitanti, i cristiani in Uganda sono circa l'85% della popolazione (40% cattolici, 32% Anglicani, 10% Pentecostali, e gruppi di altre confessioni), mentre il 13% della popolazione è musulmano, mentre minoranze seguono culti tradizionali.
(ES-PA) (Agenzia Fides 18/11/2021)
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AFRICA/TANZANIA - "Impatto ambientale sullo sviluppo umano sostenibile": i Vescovi lanciano la Plenaria Amecea 2022
 
Mwanza (Agenzia Fides) – "Abbiamo la responsabilità di evangelizzare prima noi stessi, in modo da poter cambiare il nostro atteggiamento nei confronti dell'ambiente e ricordare alle persone l'importanza di prenderci cura di ciò che ci circonda mentre evangelizziamo" ha affermato l'Arcivescovo Gervas Nyaisonga, Presidente della Conferenza Episcopale della Tanzania (TEC), in occasione della recente inaugurazione della XX Assemblea Plenaria dell'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Orientale (AMECEA) che la Tanzania ospiterà a luglio 2022.
“La TEC sta coordinando i preparativi. Esortiamo a collaborare tutti i fedeli a livello diocesano e le agenzie governative - si legge in una nota pervenuta all’Agenzia Fides -, questo è il momento in cui mostriamo solidarietà come tanzaniani, per garantire una Plenaria di successo e per dimostrare che l'Africa è una” ha insistito il Presidente.
L’Arcivescovo Nyaisonga ha evidenziato l’importanza della tutela di tutto ciò che circonda l’uomo. “Questo pianeta è tutto ciò che abbiamo; se non lo proteggiamo, saremo in pericolo perché distruggere l'ambiente significa distruggere la vita umana. Siamo esortati come esseri umani, a cui è affidata la responsabilità di governare tutto il Creato di Dio, a riflettere su come possiamo rendere l'ambiente migliore per noi e per la prossima generazione.”
Il Presule ha inoltre confermato l’impegno della Chiesa cattolica nel paese a rendere la Tanzania verde, lanciando una campagna di rimboschimento familiare che consentirà ai membri di ogni famiglia di piantare tre alberi.
Nel documento dei Vescovi si evince inoltre che prenderanno parte alla Plenaria di 10 giorni i Vescovi di nove paesi dell'Africa orientale che rifletteranno sulla tutela dell'ambiente e assicureranno che la Madre Terra sia protetta dal degrado ambientale, in linea con il tema dell’incontro “Impatto ambientale sullo sviluppo umano sostenibile”.
Da parte sua, il Viceministro per il territorio, l'edilizia abitativa e lo sviluppo degli insediamenti umani, la signora Angelina Mabula, ha affermato che la campagna proposta dalla TEC aiuterebbe a salvare il paese dai pericoli della desertificazione. “Anche se il governo prevede di piantare 1.500.000 alberi in ogni distretto, non tutti potrebbero crescere, ma attraverso questa campagna crediamo che il successo della piantagione nel paese sarà visibile e il nostro paese sarà verde” ha detto la signora Mabula.
L'inaugurazione della Plenaria AMECEA è stata seguita da una cerimonia di piantumazione di alberi per illustrare la conservazione dell'ambiente. L’evento si è tenuto presso il centro di pellegrinaggio della Vergine Maria di Kawekamo nella diocesi cattolica di Mwanza. Ad inaugurarlo è stato l'Arcivescovo Nyaisonga, in collaborazione con il Segretariato AMECEA, rappresentato dal Direttore del Dicastero Pastorale AMECEA, don Emanuel Chimombo.
(AP) (Agenzia Fides 18/11/2021)
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ASIA/COREA DEL SUD - "L'amore nutre": solidarietà e gioia nel servire i poveri
 
Seoul (Agenzia Fides) - "L'amore nutre" è il motto e il titolo di un libro in cui il missionario degli Oblati di Maria Immacolata, padre Vincenzo Bordo racconta la sua straordinaria storia ed esperienza di prossimità ai poveri in Corea. Il missionario ha fondato e dirige a Seongnam, periferia di Seoul, la "Casa di Anna", centro di accoglienza per senzatetto e adolescenti senza famiglia, oltre a una mensa che da 30 anni nutre 800 senzatetto ogni giorno. Lì, oltre a offrire cibo, "distribuisce sorrisi, abbracci e preghiera", raccontano a Fides i volontari impegnati con lui. Padre Vincenzo è l'incarnazione della "Chiesa del grembiule", e il suo nome coreano è padre Kim Ha-jong, ovvero "Servo di Dio".
"Con cuore amorevole si prende cura della dignità degli esseri umani, dei più poveri" raccontano i suoi collaboratori. Il pasto alla mensa si svolge in un'atmosfera amichevole e luminosa, in cui "è l'amore a nutrire, prima di tutto, ogni essere umano" afferma padre Bordo, che ha pubblicato in lingua coreana il testo dove racconta la sua esperienza, dall'arrivo in Corea come missionario nel 1990, fino ad oggi. Tutte le entrate ottenute con la vendita del testo, saranno devolute ai poveri e ai senzatetto. "Ogni volta che si vende un libro, si offre un pasto ad un senzatetto. E' l'amore che nutre, insieme con il pane" rileva.
La accresciuta sensibilità della Chiesa coreana verso i poveri si è espressa con chiarezza nella "Giornata mondiale dei Poveri", indetta da Papa Francesco, celebrata il 14 novembre in tutte le diocesi. L'Arcidiocesi di Seoul ha ideato una serie di eventi per celebrare la Giornata dei Poveri, annunciando che non saranno gesti isolati o compiuti solo per un giorno all'anno.
“Spero che questo servizio possa essere un'occasione per tutti noi di renderci conto che siamo poveri e vulnerabili davanti a Dio. Noi, come una famiglia umana, siamo chiamati a mostrare solidarietà con i poveri, condividendo e tendendo le nostre mani a coloro che sono nel bisogno” ha affermato l'Arcivescovo eletto di Seoul, Mons. Peter Chung, impegnato nel corso della speciale Giornata, accanto al Cardinale Andrew Yeom Soo-jung e ad altri Vescovi di Seoul, nel servire pasti ai senzatetto alla mensa "Myeongdong Babjib", presso il complesso della Cattedrale di Seoul.
I Presuli hanno espresso gratitudine ai volontari che hanno preparato i pasti fin dalle prime ore del mattino. Sono 874 i volontari registrati, e tra loro 72 non cattolici, a turno impegnati alla mensa. Il Cardinale Yeom ha detto: "In questa Giornata siamo tutti invitati dallo Spirito Santo a unirci come sorelle e fratelli. Questa occasione speciale ci ricorda il fatto che siamo davvero Fratelli tutti, chiamati a camminare insieme come un'unica famiglia”.
'Myeongdong Babjib' è una mensa per i poveri gestita dal Movimento "One Body One Spirit", che ha sede proprio accanto alla Cattedrale di Myeongdong. Nella struttura si offrono pasti gratuiti ai senzatetto ogni mercoledì, venerdì e domenica. Secondo i dati registrati, oltre 70.000 senzatetto hanno visitato la mensa fino al 30 ottobre 2021. Accanto alla mensa vi è la "Clinica Raphael Nanum" gestita dalla Fondazione Raphael Nanum, struttura medica gratuita che ha iniziato la sua attività il 13 giugno 2021 in cooperazione con la "Myeongdong Babjib". La Clinica ha fornito servizi di assistenza sanitaria a 2.160 senzatetto negli ultimi 4 mesi.
(PA) (Agenzia Fides 18/11/2021)
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ASIA/IRAQ - Kurdistan iracheno, passi avanti nella lotta alle espropriazioni illegali subite da proprietari cristiani
 
Dohuk (Agenzia Fides) – Nella Regione autonoma del Kurdistan iracheno prosegue senza interruzioni la raccolta di documenti e denunce sugli espropri illegali di beni immobili – case e terreni – subiti negli ultimi lustri da proprietari cristiani. Comitati locali hanno avviato le procedure per realizzare una mappatura dettagliata delle proprietà espropriate illegalmente e acquisire informazioni relative ai titoli di possesso dei legittimi proprietari e alle circostanze concrete in cui sono avvenuti gli espropri illegali.
Mercoledì 17 novembre Reber Ahmed, Ministro dell’interno nel governo della Regione autonoma, ha dato conto in una conferenza stampa dei riscontri avuti durante la visita da lui compiuta nel governatorato di Dohuk, per verificare sul campo le procedure di raccolta dati avviate dalla Commissione istituita ad hoc lo scorso aprile, su input del governo regionale, con l’intento di contrastare il fenomeno degli accaparramenti abusivi di beni immobiliari appartenenti per lo più a membri di comunità etniche e di fede minoritarie, a partire dai cristiani (vedi Fides 14/4/2021).
Il Ministro ha confermato ai media di aver avuto ragguagli incoraggianti sull’acquisizione di denunce e materiali acquisiti in questa fase istruttoria dai comitati costituiti in loco, e negli incontri avuti con i rappresentanti delle amministrazioni locali - compresi quelli del governatorato di Dohuk e della città di Zakho – ha confermato la risoluta intenzione del governo regionale di procedere a un integrale ripristino per via legale dei diritti di proprietà violati negli ultimi lustri a danno di cittadini cristiani e appartenenti ad altri gruppi minoritari. Il materiale raccolto dai comitati locali sarà sottoposto all’attenzione della Commissione governativa competente, che dovrà poi definire le procedure concrete per restituire ai legittimi proprietari terreni e case espropriati illegalmente, sia prima che dopo la caduta del regime di Saddam Hussein.
L’istituzione di una Commissione governativa ad hoc incaricata di verificare e frenare i sistematici espropri illegali subiti negli ultimi anni da proprietari cristiani nel Kurdistan iracheno (e soprattutto nel governatorato di Dohuk), ha concretizzato un input espresso dal Governo della Regione autonoma nell’agosto 2020. Il compito affidato alla Commissione è quello di raccogliere documentazione, ascoltando anche le istanze e le giustificazioni delle parti coinvolte, in modo da tracciare una vera e propria mappatura delle proprietà dei cristiani fatte oggetto di esproprio abusivo negli anni in cui tutta l’area nord-irachena viveva la drammatica esperienza connessa alle conquiste delle milizie jihadiste di Daesh e alla creazione dell’auto-proclamato Stato Islamico.
Gli espropri su vasta scala di terreni e beni immobiliari appartenenti a famiglie cristiane sire, assire e caldee della regione del Kurdistan iracheno, come riferito dall'Agenzia Fides, furono denunciati con particolare veemenza nel 2016 (vedi Fides 14/4/2016 e 7/7/2016). Secondo le denunce presentate, gli espropri illegali venivano messi in atto da concittadini curdi, che operavano singolarmente o in maniera coordinata con altri membri del proprio clan tribale. Già a quel tempo il dottor Michael Benjamin, direttore del Centro Studi Ninive, riferiva che nel solo Governatorato di Dohuk esisteva una lista di 56 villaggi in cui l'area di terreno sottratto illegalmente a famiglie cristiane era pari a 47.000 acri. Il 13 aprile 2016, alcune centinaia di cristiani siri, caldei e assiri, provenienti dalla regione di Nahla (Governatorato di Dohuk) avevano organizzato una manifestazione davanti al Parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno (vedi foto) per protestare contro le espropriazioni illegali dei propri beni immobiliari subite negli anni precedenti ad opera di influenti notabili curdi, già più volte denunciate senza esito presso i tribunali competenti.
Negli ultimi anni, gli espropri illegali hanno preso di mira in maggior parte terre e case appartenenti a cristiani che hanno lasciato l'area soprattutto a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, per sfuggire ai conflitti regionali e alle violenze settarie e tribali esplose con maggior virulenza dopo gli interventi militari delle coalizioni internazionali. (GV) (Agenzia Fides 18/11/2021)
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AMERICA/VENEZUELA - Elezioni: “non rimaniamo nella diatriba e nel conflitto, ma lavoriamo per superarli in nome di un bene più grande”
 
Caracas (Agenzia Fides) – Domenica 21 novembre si terranno in Venezuela le elezioni regionali e municipali per eleggere i Governatori dei 23 stati in cui è suddiviso il territorio nazionale, i Sindaci dei 335 municipi, oltre ai consiglieri regionali e municipali. Al voto anche 69 comunità indigene, che votano secondo proprie regole i loro rappresentanti. Il 49% dei candidati è rappresentato da donne.
Per l’appuntamento elettorale, la Commissione permanente della Conferenza episcopale venezuelana ha pubblicato un messaggio intitolato "Oltre le elezioni regionali" in cui propone alcune considerazioni sulla realtà nazionale e sulle prospettive dopo il voto. “Il Venezuela come nazione è ferita nei suoi aspetti umani, sociali e istituzionali – è scritto all’inizio del messaggio -, in larga misura conseguenza di un modello politico autoreferenziale, di vocazione totalitaria, che abbiamo più volte definito come ‘moralmente inaccettabile’, per la mancanza di rispetto per i diritti umani, riconosciuta a livello internazionale, per la distruzione della struttura produttiva e per un impoverimento senza precedenti della grande maggioranza della popolazione”.
Di fronte a questo panorama, prosegue il testo dei Vescovi, "siamo consapevoli che l’argomento elettorale ha provocato apatia in una grande maggioranza della popolazione, arroganza in una minoranza, e ha portato a una frattura di molte opzioni politiche partitiche". "In ogni caso – evidenziano -, la cosa fondamentale non è rimanere nella diatriba e nel conflitto, ma affrontarli e lavorare per superarli, in nome di un bene più grande, che è un presente e un futuro più degni del popolo venezuelano, la nostra nazione". L’obiettivo della consultazione elettorale, sottolineano ancora, “non è solo scegliere un gruppo di autorità, ma inviare un segnale inequivocabile di determinazione e impegno per la rifondazione della vita, della libertà, della giustizia e della pace di 30 milioni di persone”.
I Vescovi ricordano che "spetta a ogni cittadino assumere in questa situazione, la decisione di partecipare o meno, essendo consapevole che qualunque cosa accada, avrà un grande impatto sul futuro della comunità, della regione e del paese, in quanto ci troviamo in un momento di particolare gravità, e per questo di suprema importanza e responsabilità trascendentale, personale, familiare e civile, di fronte a Dio e alla Patria."
I candidati che saranno eletti in questa situazione, dovranno assumersi la responsabilità di rafforzare l’integrazione e non l’esclusione, l’amicizia sociale e non la vendetta, la creazione di opportunità e non la chiusura di strade; devono operare in modo che le risorse raggiungano realmente i destinatari e non si perdano nella corruzione e nell'appropriazione indebita; dialoghino con tutti, principalmente con i più poveri ed esclusi.
Esortando a evitare le reciproche denigrazioni tra oppositori politici, i Vescovi ricordano che “il bene omune implica rispetto e un dialogo permanente con le comunità e le istituzioni sociali, anche se la pensano diversamente o provengono da un partito diverso da quello al potere". “C'è la possibilità e la necessità che attraverso questo processo elettorale emergano nuovi leader sociali che dovranno proporre alternative nuove al progetto accentratore del governo nazionale, ma dovranno anche cercare vie di incontro per il giusto sviluppo politico, economico e sociale delle situazioni particolari regionali e locali”.
Il comunicato ribadisce, nella parte conclusiva, la necessità di “una buona e nuova politica, dove la cosa più importante sia l’interesse per le persone, specialmente le più vulnerabili, e coordinare il nazionale con il regionale e il locale”. L’astensione non porta a generare i cambiamenti necessari, tantomeno un voto cieco che non tenga conto della drammatica situazione della nazione. E’ necessario “recuperare la politica come luogo di partecipazione, esercizio dei diritti democratici e protagonismo civico”. “Per tutto questo è indispensabile raddoppiare la speranza umana e Cristiana, nella dignità e potenzialità di ognuno dei venezuelani, e nella bontà e misericordia di Dio nostro Padre – esortano I Vescovi -. Se ognuno metterà il meglio di sé, costruiremo, dal calore dei focolari, dalla solidarietà delle nostre comunità e dalle tradizioni della nostra regioni, le basi per l'auspicata ricostruzione nazionale”. (SL) (Agenzia Fides 18/11/2021)
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Agenzia Fides 14 novembre 2019

AFRICA/MALAWI - Urge una soluzione politica: i Vescovi chiedono dialogo
 
Lilongwe (Agenzia Fides) – Il Malawi, definito “cuore caldo dell’Africa”, si trova coinvolto nel pieno di turbolenze politiche. Le elezioni generali dello scorso maggio, che hanno visto il Presidente in carica Arthur Peter Mutharika del Partito Democratico Progressista (DPP) dichiarato vincitore dalla Commissione elettorale del Malawi (vedi Fides 21/5/2019), continuano ad essere oggetto di forti contestazioni. I due leader dell'opposizione, Lazarus Chakwera del Malawi Congress Party (MCP) e l'ex vicepresidente Saulos Klaus Chilima del United Transformation Movement (UTM), hanno respinto i risultati e si sono rimessi alla Corte costituzionale. Da allora tutto il paese è coinvolto in atti di violenza, proteste, saccheggi e distruzione (vedi Fides 23/10/2019).
Lo scorso 27 ottobre, la Chiesa del Malawi ha indetto una “Giornata di preghiera nazionale per la pace, l’unità e la riconciliazione” in cui i Vescovi hanno chiesto in modo accorato di riattivare il dialogo tra tutti gli attori politici su questioni di interesse nazionale. E prosegue una campagna di sensibilizzazione e di preghiera auspicando un confronto pacifico tra i leader, orientato al bene della nazione.
“Noi cattolici di tutte le otto diocesi del paese abbiamo pregato e continuiamo a farlo, invitando i leader di tutti i partiti politici a scacciare il loro orgoglio, a riunirsi e a guardare la nazione che brucia e trovare una soluzione politica”, ha detto il Presidente della Conferenza episcopale del Malawi, mons. Luke Thomas Msusa, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides.
“All’unanimità, noi Vescovi cattolici imploriamo il partito al potere perché la direzione del partito di opposizione possa avviare un dialogo fecondo su questioni di interesse nazionale. Ciò di cui il Malawi ha urgente bisogno è una soluzione politica. Ecco perché tutti noi cattolici chiediamo il dialogo” conclude mons. Msusa.
Non è mancato il messaggio di solidarietà di Papa Francesco: il Santo Padre ha sottolineato l’importanza delle preghiere per portare alla conversione dei cuori e alla riconciliazione, al servizio della pace e dell'armonia sociale. (AP) (14/11/2019 Agenzia Fides)
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ASIA/INDONESIA - Il Cardinale Suharyo: dal Papa un invito alla convivenza, i cattolici indonesiani sono in prima linea
 
Giacarta (Agenzia Fides) - "È stato Papa Francesco a esortare noi Vescovi indonesiani ad approfondire il Documento sulla fratellanza umana, diffuso ad Abu Dhabi, e a metterlo in pratica, guardando all'Indonesia come un paese moderno, in cui le minoranze religiose possono vivere pacificamente con la maggioranza dei musulmani, in un clima sociale di rispetto, tolleranza, fraternità": lo afferma all'Agenzia Fides il Cardinale Ignatius Suharyo, Arcivescovo di Giacarta e Presidente della Conferenza episcopale indonesiana, a conclusione dell'assemblea annuale dei Vescovi dell'arcipelago, tenutasi a Bandung dal 4 al 14 novembre.
Il Cardinale, rilevando che "i nostri amici musulmani indonesiani hanno studiato seriamente quel documento", ha illustrato il messaggio conclusivo dell'assemblea, ricordando la sfida dell'estremismo religioso, fautore di violenza, e, in questo contesto, la sfida del dialogo interreligioso e della convivenza, nel paese musulmano più popoloso del mondo, dove oltre 80 milioni di musulmani moderati aderiscono all'organizzazione "Nahdlatul Ulama" e altri 60 milioni alla "Muhammadiyah".
Il Cardinale ribadisce che “la Chiesa cattolica indonesiana è messa alla prova e chiamata a promuovere la fratellanza fraterna e la pace, come sostenuto dalla Dichiarazione di Abu Dhabi. Questo spirito fraterno deve basarsi sui valori dell'umanità che vanno interiorizzati a livello personale e sociale, per poi tradurli nella società e nelle relazioni umane".
Il Cardinale, al termine di un'assemblea dell'episcopato in cui si è avuto modo di approfondire il testo della Dichiarazione di Abu Dhabi, rileva che "ogni diocesi dovrebbe promuovere il contenuto e il messaggio della Dichiarazione di Abu Dhabi, in ogni modalità, inclusa quella che passa attraverso i social media", auspicando che "sacerdoti e religiosi abbiano il coraggio di 'uscire', entrando in contatto con comunità di altre confessioni religiose", per contribuire a costruire la fratellanza umana nella nazione, in Asia, nel mondo. (MH) (Agenzia Fides 14/11/2019).
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ASIA/COREA DEL SUD - Andrea Kim Dae-geon, un santo universale: patrocinio Unesco al Giubileo
 
Parigi (Agenzia Fides) - L'Unesco (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) ha riconosciuto il patrocinio alle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Andrea Kim Dae-geon (1821-1846), primo sacerdote e martire coreano. Come appreso dall'Agenzia Fides, alla cerimonia che si svolge oggi a Parigi, durante la 40a Conferenza generale dell'Unesco, sono presenti autorità civili coreane e il Vescovo Lazzaro You Heung-sik, alla guida della diocesi coreana di Daejeon, in rappresentanza della Chiesa coreana.
I Vescovi coreani, nell'assemblea annuale dello scorso ottobre, hanno annunciato le celebrazioni per il 200° anniversario della nascita di Sant'Andrea Kim Dae-geon (21 agosto 1821), primo prete cattolico coreano, decapitato a Seul il 16 settembre 1846, nel corso dell'ondata di persecuzioni lanciate dalla dinastia Joseon. Sant'Andrea è uno dei 103 martiri coreani canonizzati il 6 maggio 1984 da San Giovanni Paolo II.
In una domanda congiunta, le autorità civili coreane e la Chiesa cattolica hanno chiesto il patrocinio dell'Unesco per l'importante evento giubilare, e l'organismo Onu ha confermato il proprio supporto.
Nota il Vescovo Lazzaro You all'Agenzia Fides: "Si tratta di un riconoscimento importante perché Andrea Kim Dae-geon diventa un segno di unità e di fraternità a diversi livelli: per la società coreana, divisa tra ricchi e poveri, o polarizzata per questini politiche; per la Corea intera, nel suo cammino di riavvicinamento e di riconciliazione tra Nord e Sud, che negli ultimi tempi ha subito un rallentamento; per l'intera umanità, segnata da conflittualità e tensioni. Andrea Kim è davvero un esempio universale non solo di apostolato e di santità, ma anche di promozione dei valori di uguaglianza, giustizia, dignità e diritti umani, della cultura, dell'istruzione, della riconciliazione, dello scambio fecondo tra culture diverse".
Nella diocesi di Daejeon, si trova un santuario dedicato al santo, che venne ordinato sacerdote a Shanghai e, una volta rientrato in Corea, fu ucciso "in odium fidei" insieme ai suoi compagni. Mons. You rimarca che "il suo esempio è una luce per i fedeli in Corea, che oggi sono invitati a prendere sul serio l'incontro con Cristo e a tradurre in pratica i valori evangelici, che sono valori universali, per il bene dell'umanità”..
Il santo, ricorda l'mons Lazzaro, "è stato anche un ponte tra Oriente e Occidente dato che sapeva parlare e scrivere in latino, francese e cinese, e ha lasciato diverse opere scritte in quelle lingue. Fu il primo coreano, in assoluto, a studiare la cultura e le lingue occidentali e con la sua opera, contribuì ad ampliare la comprensione reciproca tra Occidente e Oriente”.
"Oggi - conclude il Vescovo - a tenerne viva l'eredita spirituale, morale, culturale, di azione pastorale e sociale, sono i seimila sacerdoti coreani impegnati accanto ai poveri, malati e vulnerabili in tutto il mondo". Le celebrazioni per il Giubileo della nascita di Andrea Kim inizieranno in Corea nel 2020 e continueranno nel 2021. Previsti anche progetti, in nome del santo, in altri paesi del mondo. (PA) (Agenzia Fides 14/11/2019)
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AMERICA/CILE - Profanato il Tempio di San Francisco de Valdivia, messa di riparazione a Talca
 
Valdivia (Agenzia Fides) – Dolore per la profanazione e i danni arrecati alla chiesa di San Francisco, patrimonio del sud del Cile e della Valdivia, sono stati espressi da Mons. Nelson R. Huaiquimil, Vicario generale della diocesi cilena di Valdivia. In un comunicato scrive: “Siamo profondamente addolorati per la distruzione che il Tempio di San Francisco de Valdivia ha subito, sappiamo che la cosa più importante in ogni situazione sono sempre le persone, e lì vivono cinque fratelli dehoniani, persone consacrate al servizio della comunità Stanno bene, ma provano un naturale stato di impotenza e di dolore. Ci addolora che siano entrati nel Tempio e sia stato profanato il Santissimo Sacramento, distrutte le immagini sacre, distrutti gli arredi e procurati danni generali a questa parte del patrimonio, che appartiene a tutti i Valdiviani”.
La crisi politica e sociale che il Cile sta attraversando, si accompagna a manifestazioni violente e incontrollate che prendono di mira anche i luoghi di culto (vedi Fides 21,26,28/10/2019). I Vescovi hanno manifestato il loro dolore “per l'attacco alle chiese e ai luoghi di preghiera senza rispetto per Dio e per coloro che credono in Lui” ricordando che “le chiese e gli altri luoghi di culto sono sacri” (vedi Fides 11/11/2019).
Il Vicario generale di Valdivia condivide la legittima ricerca di giustizia e pace intrapresa da tanti cileni in tutto il paese, “ci sono belle manifestazioni che devono riempirci di speranza”, tuttavia sciocca vedere morti e feriti, e tante persone che hanno subito distruzioni e danni a causa della violenza. Infine invita tutti “a unirsi nella preghiera e nella ricerca del bene, a pregare per tutti coloro che hanno subito violenza e che causano violenza di diverso tipo”, esortando a guardarsi l'un l'altro “non come nemici, ma come quelli che sono in grado di costruire insieme la famiglia umana che tutti ci aspettiamo”.
Nella notte di lunedì 12 novembre, un gruppo di violenti ha fatto irruzione nel Santuario “María Auxiliadora” di Talca, distruggendo le immagini sacre, danneggiando i banchi e profanando il tabernacolo. Martedì 12 novembre l’Amministratore Apostolico della diocesi, Mons. Galo Fernández, ha presieduto la Messa di riparazione, concelebrata dai sacerdoti salesiani e da altri sacerdoti della diocesi.
Padre Pedro Pablo Cuello, direttore dei Salesiani a Talca, prima della messa ha informato che i danni non sono stati ancora quantificati, e ha aggiunto: “Il messaggio che voglio dare a tutti gli abitanti di Talca, ai giovani, agli adulti e ai bambini è che dobbiamo lavorare per la pace, non dobbiamo riposarci per raggiungerla, è il lavoro di tutti, dobbiamo tutti lavorare per questo”.
Nell'omelia il Vescovo ha detto che "non è la perdita materiale di un numero di panche, né la distruzione in sé delle immagini in gesso che rappresentano il Signore, i Santi, che ci hanno fatto del male. Siamo feriti dall’essere testimoni della violenza che subiamo nella nostra patria, dal disaccordo tra cileni ". Quindi ha esortato: “Non lasciamo che l'odio, che la rabbia di cui siamo stati vittime accenda l'odio o la rabbia in noi, è un grande errore. La rabbia, la violenza, non costruisce, distrugge. Non distrugge solo i beni materiali, ma la cosa più preziosa, la convivenza dei fratelli”. (S.L.) (Agenzia Fides 14/11/2019)
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AMERICA/VENEZUELA - False informazioni sui social media attribuite alla Conferenza episcopale, la Chiesa è sempre con il popolo
 
Caracas (Agenzia Fides) – Senza mettere in dicussione il diritto a manifestare pacificamente, l'Episcopato Venezuelano non ha chiesto concentrazioni di natura politica. In particolare, non ha invitato o invita alla manifestazione del 16 novembre 2019. Anzi, l’informazione che circola sui social network al riguardo è un'informazione falsa, che non dovrebbe essere diffusa, per non creare confusione nella popolazione venezuelana. E’ quanto dichiara il Segretario generale della Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV), Mons. José Trinidad Fernández Angulo, Vescovo ausiliare di Caracas.
Secondo il post condiviso con l'agenzia Fides, la CEV "ribadisce che il diritto alla protesta pacifica è sancito dall'articolo 68 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in modo che i venezuelani siano liberi di convocare e partecipare a manifestazioni pubbliche, come stabilito dalla legge”. Tuttavia la CEV denuncia “l'uso scorretto e non autorizzato del logo della Conferenza Episcopale Venezuelana in questa pubblicazione, la cui origine è incerta e sconosciuta, e non conforme al protocollo di sicurezza per l'uso dell'identità grafica della CEV."
Da quando è iniziata la crisi nel paese, la CEV ha avuto problemi con il proprio sito internet e adesso è costretta ad usare il proprio account Facebook per comunicare. Ecco perchè insiste per chiarire questo falso messaggio di invito politico, che ha lo scopo di allontarnare i Vescovi dalla popolazione o da parte di essa. L'Arcivescovo di Maracaibo e Presidente della Conferenza episcopale venezuelana (CEV), Mons. José Luis Azuaje, all'apertura della 102a Assemblea Plenaria dei Vescovi, nel mese di luglio, dichiarò che la Chiesa rimarrà con il popolo, specialmente con coloro che più soffrono nella grave crisi generata dal regime di Nicolás Maduro (vedi Fides 11/07/2019).
La Chiesa in Venezuela, come documentato da Fides e da altri organi di stampa, ha sempre proposto la via del dialogo per risolvere la crisi nel paese (vedi Fides 24/06/2019, 12/07/2019). Dialogo ribadito dal Cardinale Baltazar Porras solo pochi giorni fa alla stampa locale: "La Chiesa si mantiene attenta a qualsiasi via di dialogo per cercare una uscita a questa crisi". Tuttavia, come ha dichiarato il Cardinale Urosa Savino a Union Radio il 10 novembre, la Chiesa ha posto 4 condizioni per riuscire in questo dialogo, che ancora non è stato avviato: "La restituzione dei poteri all'Assemblea nazionale, gli aiuti umanitari per risolvere la crisi della fame, il rilascio dei prigionieri politici e elezioni eque e pulite".
“Il degrado generale del Paese - ha continuato il Cardinale Urosa Savino -, si manifesta in uno degli ultimi problemi: l'esodo degli insegnanti. Molte scuole hanno perso gran parte dei loro insegnanti e i bambini non hanno chi li educa in materie importanti… Non avere insegnanti competenti è un suicidio per il Paese. Sostituire un professore universitario con 15 o 20 anni di esperienza è molto difficile. Il problema è molto complesso e si riflette sul futuro del Venezuela" ha concluso il Cardinale.
(CE) (Agenzia Fides, 14/11/2019)

Agenzia fides 3 ottobre 2019

EUROPA/SVIZZERA - Lettera di "invio in missione" dei Vescovi all’inizio del Mese Missionario Straordinario
 
Friburgo (Agenzia Fides) - “Con questa lettera rinnoviamo l’invio in missione nel nome di Gesù, per rispondere alla chiamata di Dio per la vostra vita! Contiamo su di voi, Cristo conta su di voi e tutta la Chiesa è con voi per percorrere il cammino della conversione pastorale e missionaria. Siate certi della nostra preghiera e della nostra benedizione e ‘andate in tutto il mondo, proclamate il Vangelo a tutte le creature’ (Mc 16.15).” E’ l’invito a tutti i battezzati contenuto nella lettera dei Vescovi svizzeri, diffusa il 1° ottobre, durante la celebrazione di apertura del Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019, che si è svolta presso il battistero di Riva San Vitale nel Canton Ticino, il più antico battistero della Svizzera (vedi Fides 19/9/2019).
I Vescovi si rivolgono “a ognuno di voi, cari fratelli e sorelle”, e sebbene auspichino che questo messaggio raggiunga il maggior numero di battezzati, allo stesso tempo vorrebbero che fosse considerato “molto personale”. “Sapete che con il vostro battesimo siete diventati nuove creature e che siete una sola persona con Gesù Cristo? Lui stesso non ha smesso di chiamare e inviare donne e uomini, e prima di salire da suo Padre, vi ha affidato una missione come alla Chiesa intera. La missione dell'inviato non è diversa dalla missione di Gesù stesso. Come successori degli Apostoli, vogliamo proclamare oggi che questo invio che ci rivolge Cristo è di urgente attualità e riguarda voi stessi, inviati in missione in tutto il mondo, iniziando da dove vi trovate”.
Secondo le informazione inviate a Fides da Missio Svizzera, i partecipanti alla liturgia di apertura del Mese Missionario Straordinario erano guidati da sei Vescovi, rappresentanti delle regioni linguistiche, e dal diacono Martin Brunner, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie. I fedeli hanno avuto l'opportunità di rinnovare le loro promesse battesimali attingendo l’acqua dallo storico battistero per aspergersi. L'acqua del battistero è stata poi inviata alle parrocchie dei vari comuni, invitando le comunità locali a rinnovare il loro battesimo e ad essere discepoli missionari. Al termine il Vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey, e Presidente del gruppo di lavoro del Mese Missionario Straordinario, ha annunciato la pubblicazione della lettera della Conferenza episcopale svizzera, indirizzata a tutti i battezzati del paese. (SL) (Agenzia Fides 3/10/2019)
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AFRICA - I Vescovi dell’Africa del Nord: “Nell’ultimo anno sono stati fatti passi importanti nella fratellanza islamica-cristiana”
 
Roma (Agenzia Fides) - “Quest'anno è stato caratterizzato da eventi che stimolano le nostre Chiese a lavorare per la fratellanza islamica-cristiana” scrivono i membri della Conferenza dei Vescovi della Regione Nord dell’Africa (CERNA) nel documento conclusivo della loro Assemblea, che si è tenuta a Roma a fine settembre.
Il messaggio, inviato all’Agenzia Fides, cita in particolare la beatificazione del Vescovo Pierre Claverie l'8 dicembre 2018 e dei suoi diciotto compagni e martiri (vedi Fides10/12/2018) che “ha permesso a tutti i cristiani e musulmani riuniti per l'occasione di "disegnare nel cielo dell'Algeria un grande segno di fraternità per il mondo” secondo le parole del Santo Padre indirizzate alla riunione dell'assemblea di Orano”.
“Il documento sulla fraternità umana firmato il 4 febbraio ad Abu Dhabi da Papa Francesco e il grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, ci appare anche come un segnale molto incoraggiante che ci porta ad adottare "la cultura del dialogo come percorso, la collaborazione congiunta come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio” sottolineano inoltre i Vescovi della CERNA.
Segue poi la visita di Papa Francesco in Marocco il 30 e 31 marzo. “L'accoglienza che Papa Francesco ha ricevuto dal popolo, dal suo Sovrano e dalle comunità cristiane e le parole scambiate ci incoraggiano nella nostra missione”.
Infine “la scelta di Mons. Cristóbal Lopez Romero, Arcivescovo di Rabat, come Cardinale, ci incoraggia anche a condividere meglio il modo in cui viviamo la gioia del Vangelo, specialmente nel dialogo interreligioso e nell'accompagnamento delle persone più fragili”.
I Vescovi del Nord d’Africa invitano alla preghiera “per i nostri Paesi e in particolare la Libia, il cui Vescovo non ha potuto unirsi a noi” e dichiarano di voler “impegnarci di più come Chiesa, in collaborazione con i musulmani, in un servizio comune per i fragili e i poveri”.
“I nostri Paesi sono contrassegnati dalla presenza di migranti che ci ricordano i grandi sconvolgimenti economici, climatici e politici del nostro mondo” sottolinea il messaggio. “Siamo convinti che la lotta contro questi sconvolgimenti sia l’unica maniera efficace per consentire a tutti di scegliere di vivere nella terra dei propri antenati. Nei nostri Paesi, oggi, vogliamo sostenere coloro che stanno vivendo la sofferenza della migrazione”. (L.M.) (Agenzia Fides 3/10/2019)
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AFRICA/KENYA - Rinnovamento missionario della Chiesa in Africa, in vista del 400° anniversario di fondazione di “Propaganda Fide”
 
Nairobi (Agenzia Fides) – “Riunire un numero di accademici per analizzare lo stato dell'evangelizzazione in Africa e proporre possibili nuove strade e soluzioni missionarie”: è stato questo l’obiettivo della prima Conferenza continentale in vista delle celebrazioni per il 400° anniversario di fondazione della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide), in programma per il 2022, organizzata di recente dal Tangaza University College, dell'Università cattolica dell'Africa orientale (CUEA). Come riferisce p. Joseph Caramazza, comboniano del Tangaza University College, la conferenza, dal tema “Mission in Africa, Evangelizing the Future”, è stata organizzata da Missio Aachen in collaborazione con la Pontificia Università Urbaniana di Roma e il Tangaza University College di Nairobi.
“L'evangelizzazione in Africa richiede un viaggio concreto nel futuro. L’anno dell'evangelizzazione in Africa su questa prospettiva è anche l’anno del nostro rinnovamento missionario di tutta la Chiesa”, ha dichiarato p. Leonardo Sileo, OFM, Magnifico Rettore della Pontificia Università Urbaniana, nel messaggio inviato ai partecipanti, letto a suo nome da p. Paul Steffen, SVD.
I tre punti chiave sui quali si sono confrontati i partecipanti includevano: attività e azioni di avvicinamento del Vangelo al reale contesto sociale culturale e tecnologico; il ruolo delle donne nella vita e nella missione della Chiesa di oggi, che riveste un'importanza particolare e un'opportunità per il rinnovamento missionario; infine il rapporto tra il Vangelo e il futuro dell'umanità visibile nella simbiosi tra missione e sviluppo integrale dell'umanità.
Klaus Vellguth, a nome di “Missio Aachen”, ha fornito una breve panoramica della storia della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, fondata da Papa Gregorio XV nel 1622 per contrastare la perdita di influenza che la Chiesa cattolica aveva subito a causa della diffusione del protestantesimo in Europa. “L'attenzione della congregazione sull'Europa è cambiata rapidamente poco dopo la sua istituzione perché la Chiesa, alla fine dei 30 anni di guerra, non aveva raggiunto un equilibrio tra le chiese cristiane”, ha sottolineato il dott. Klaus.
Tra i documenti presentati alla conferenza, di grande impatto la storia del rapporto di Propaganda Fide con le Chiese locali africane. Le tre conferenze continentali, in Africa (2019), in America Latina (2020) e in Asia (2021) culmineranno in una conferenza intercontinentale a Roma nel 2022.
(AP) (3/10/2019 Agenzia Fides)
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ASIA/COREA DEL SUD - I Vescovi per il Mese Missionario: "Non è il momento dell'auto-compiacimento, ma dell'annuncio del Vangelo ai più poveri"
 
Seoul (Agenzia Fides) - "Vi sono ancora molte persone nella società coreana che non conoscono Gesù né comprendono la sua volontà. Dobbiamo proclamare la Parola di Gesù Cristo e fare del nostro meglio per permettere alla Sua volontà e al Suo amore di permeare ogni angolo della nostra società". E' l'esortazione rivolta a tutti i fedeli coreani dalla Conferenza Episcopale della Corea in occasione del "Mese Missionario Straordinario", proclamato da Papa Francesco per l'ottobre 2019, per celebrare il centenario della Lettera apostolica di Benedetto XV "Maximum Illud".
In un messaggio firmato da p. Thomas Aquinas Kim Joon Chul, Segretario Generale della Conferenza Episcopale della Corea e inviato all'Agenzia Fides, la Chiesa coreana si pone in sintonia con il Santo Padre: "Il Papa ha invitato tutta la Chiesa ad esprimere il suo spirito missionario e il suo zelo. In preparazione al Mese Missionario Straordinario - si legge - la Chiesa cattolica in Corea si sforza di rinnovare la consapevolezza e l'impegno missionario di tutti i credenti".
Il testo ricorda che, come ha detto Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2019, "ogni cristiano è un missionario: per l'amore di Dio, nessuno è inutile o insignificante. Ognuno di noi è una missione per il mondo, poiché ognuno di noi è il frutto dell'amore di Dio".
La nota dell'Episcopato coreano prosegue: "La nostra ragione per proclamare il Vangelo è realizzare il sogno di Gesù affinché tutti i popoli vivano nel Regno di Dio, pieno di amore, pace e speranza. Il Regno di Dio che Gesù voleva non era semplicemente un posto in cui gli uomini possano andare dopo la morte. In realtà, il Regno di Dio è già presente, anche se non ancora pienamente realizzato, nella nostra vita quotidiana. Il Regno di Dio è in mezzo a voi', dice il Vangelo di Luca (Lc 17,21). Il Regno di Dio, che Gesù ha predicato, è una società in cui la giustizia, la pace e l'amore di Dio prevalgono e guidano tutte le cose del mondo. Pertanto, l'autentica attività missionaria è comunicare la volontà del nostro Signore a tutti i popoli e portarli alla pienezza del suo amore, pace e giustizia".
"Oggi, man mano che la società coreana diventa più caotica - rileva il testo giunto a Fides - i valori cristiani, più che mai, devono essere comunicati. Noi cattolici coreani dobbiamo guidare il popolo coreano verso una profonda conversione interiore all'insegna del Vangelo. Se non pratichiamo amore, pace e giustizia per il bene della società, la nostra fede non avrà senso".
I Vescovi riconoscono che "i cattolici coreani hanno dato un contributo importante alla democratizzazione della società coreana e alla promozione dei diritti umani. Tuttavia, questo non è il momento per noi di essere auto-soddisfatti o auto-compiaciuti: piuttosto dovremmo lottare per la crescita spirituale". "Proprio come Gesù ha mostrato il suo amore preferenziale per i poveri, gli emarginati e i reietti della società - conclude la nota - anche noi dovremo portare il Suo amore in tutti gli angoli della società, mostrando attenzione per i più vulnerabili. Attraverso le opere missionarie, le parole di Gesù si diffonderanno fino ai confini della terra". (PA) (Agenzia Fides 3/10/2019)
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ASIA/INDIA - Cristiani in preghiera per l'India in occasione dell'anniversario della nascita di Gandhi
 
Nuova Delhi (Agenzia Fides) - "Preghiamo per l'India e per gli amministratori politici, collaborando per lo sviluppo, il progresso e il bene della nostra Terra Madre": è l'appello diffuso dall'Arcivescovo Anil Couto, alla guida dell'arcidiocesi di Delhi, invitando i cristiani del Paese a pregare, in occasione del raduno di preghiera organizzato il 2 ottobre a Delhi, in occasione del 150° anniversario della nascita del Mahatma Gandhi, il padre della nazione. All'incontro di preghiera, organizzato dalla "Fellowship of Christians" e tenutosi nell'auditorium della scuola Jesus and Mary vicino alla Cattedrale cattolica del Sacro Cuore, hanno preso parte fedeli di oltre 20 denominazioni e organizzazioni cristiane
Tra le autorità politiche presenti vi erano Rakhi Birla, vice presidente dell'Assemblea legislativa di Delhi, Rajendra Pal Gautam, ministro della cultura del governo e Avtar Singh, sindaco di Delhi nord. Durante l'incontro i rappresentanti di varie Chiese hanno pregato per il presidente, per il primo ministro, e per tutti i ministri federali e statali.
La "Fellowship of Christians" è un'iniziativa dell'Arcidiocesi cattolica di Delhi che "intende riunire i cristiani di tutte le confessioni su una piattaforma comune per pregare per la nazione", ha spiegato p.Divino Felix Oliveira, tra gli organizzatori de raduno.
 "Ogni anno in questo giorno noi, cristiani indiani, ci riuniamo per pregare per la nostra nazione", ha aggiunto.
L'India sta affrontando una seria sfida socio-politica, essendo attraversata da fenomeni come i crimini d'odio contro cristiani, musulmani e dalit, mentre l'attuale governo del primo ministro Narendra Modi, del partito nazionalista indù Bharatiya Janata (BJP) è un fiancheggiatore dei gruppi estremisti indù che hanno chiesto l'espulsione di tutti i missionari stranieri dall'India, accusandoli di utilizzare il lavoro sociale come facciata per convertire i dalit.
Mohandas Karamchand Gandhi, comunemente noto con l'appellativo onorifico di Mahatma (in sanscrito: "grande anima"), è stato un politico, filosofo e avvocato indiano, noto come "il padre della patria". Nacque a Porbandar (località attualmente parte dello stato indiano del Gujarat) il 2 ottobre 1869 e morì a Nuova Delhi, 30 gennaio 1948, ucciso con tre colpi di pistola da Nathuram Godse, un fanatico radicale indù che aveva legami anche con il gruppo estremista indù "Mahasabha". (SD) (Agenzia Fides 3/10/2019)
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ASIA/LIBANO - “Giornata della Fraternità umana” promossa a Tripoli dalle POM per celebrare il Mese missionario straordinario
 
Tripoli (Agenzia Fides) - La prima “Giornata di Tripoli per la Fraternità umana” (Tripoli Human Fraternity Day), dedicata al “futuro delle relazioni islamo-cristiane dopo la Missione di Papa Francesco ad Abu Dhabi", si svolgerà domenica 6 ottobre presso il Convento di San Francesco, nella città del Libano settentrionale, sotto l'egida della Pontificia Unione Missionaria, delle Pontificie Opere Missionarie del Libano e della Custodia di Terrasanta. L'evento è organizzato in collaborazione con il Religion & Security Council, con Dialogue for Life and Reconciliation, e con il Sustainable Network di leader religiosi nel nord del Libano.
All’iniziativa interreligiosa saranno presenti come partner numerosi altri organismi e ONG come Caritas Lebanon, la Camera del Commercio di Tripoli, l’Agenzia locale per lo sviluppo economico del Libano settentrionale, il Club degli imprenditori di Tripoli, il Comitato per la gioventù maronita dell’Arcieparchia di Tripoli, il Comitato patriarcale della Gioventù melchita, il Maronite Youth Pastoral Ehden 'gharta, il Middle East Institute for Research and Strategic Studies, il Fly for the Lebanese Youth, il Mousawat Association, e Utopia.
L’ordine dei lavori della giornata prevede un Forum Interreligioso dei Giovani e un Forum Interreligioso dei Leader. Il Forum Interreligioso giovanile coinvolgerà una delegazione di 50 studenti universitari e giovani professionisti delle comunità sunnita, alawita e cristiana di Tripoli e del Libano settentrionale. Il Forum Interreligioso dei Leader vedrà la partecipazione di importanti personalità religiose cristiane e musulmane, tra cui il Gran Mufti di Tripoli e l’Arcivescovo Joseph Spiteri, Nunzio apostolico in Libano.
Nello spirito del Documento sulla Fratellanza umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune, sottoscritto ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo Sheikh Ahmad El Tayyeb, Grande Imam di Al Azhar, il "Tripoli Human Fraternity Day" intende promuovere il dialogo e la cooperazione interreligiosa tra cristiani e musulmani come via per promuovere la convivenza pacifica e l'armonia sociale a Tripoli e in tutto il Nord del Libano.
L'evento si terrà nel quadro del programma di formazione in corso sulla "Missione dei Giovani Cristiani a Tripoli e nel Libano settentrionale", ospitato dal Convento di San Francesco e promosso dalla Pontificia Unione Missionaria e dalle Pontificie Opere Missionarie del Libano. Il programma di formazione fa parte delle iniziative organizzate dalle Pontificie Opere Missionarie del Libano per celebrare il Mese Missionario Straordinario “Ottobre 2019”, convocato da Papa Francesco sul tema "Battezzati e inviati: La Chiesa di Cristo in missione nel mondo". Il Mese missionario straordinario culminerà nella "Giornata Missionaria mondiale"di domenica 20 ottobre, quando si svolgerà anche la cerimonia di chiusura del programma di formazione.
Per venire incontro all'invito di Papa Francesco a rivitalizzare la missio ad gentes e rinnovare la vocazione missionaria nei cristiani di tutto il mondo, il programma di formazione mira a rafforzare l'identità missionaria, la consapevolezza e le competenze dei giovani partecipanti cristiani, preparandoli a impegnarsi attivamente nella società civile, nella vita comunitaria nel contesto interculturale e interreligioso di Tripoli. In tale contesto, il Programma di formazione metterà a fuoco il ruolo specifico dei cristiani e della loro missione rispetto a importanti problematiche locali, come la questione del lavoro e della disoccupazione, la povertà e le opera di carità, la protezione dell'ambiente, i diritti delle donne, l'ecumenismo, la costruzione della pace e la risoluzione dei conflitti. Anche il dialogo interreligioso e le relazioni cristiano-musulmane saranno trattati in occasione della "Tripoli Human Fraternity Day". (Agenzia Fides 3/10/2019)
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AMERICA/COLOMBIA - Ucciso un parroco nel Cauca, terreno di scontro tra bande armate vecchie e nuove
 
Villavicencio (Agenzia Fides) – "Innalziamo preghiere al Signore perché padre Jhony sia accolto nella casa del Padre; preghiamo per la conversione dei suoi assassini e rifiutiamo tutte le forme di violenza che minacciano la vita e la dignità delle persone", con queste parole l'arcidiocesi di Villavicencio, per bocca del suo Pastore, Mons. Oscar Urbina Ortega, informa della morte violenta del presbitero Jhony Ramos, parroco della parrocchia Jesus de la Misericordia nel quartiere Comuneros nella città di Villavicencio, avvenuta il giorno 2 ottobre.
Il sacerdote di 53 anni è stato trovato morto, legato piedi e mani, nella casa parrocchiale. Un primo commento della polizia che investiga su quanto accaduto è che sia stato vittima di un furto, visto che da poco organizzava una lotteria parrocchiale. "I primi segni mostrano che il sacerdote è stato soffocato e colpito alla testa con un elemento contundente, speriamo di saperne di più con i risultati dell'autopsia" ha commentato alla stampa un membro delle forze dell'ordine responsabile dell'indagine.
Padre Jhony è il secondo sacerdote colombiano ucciso in questo anno 2019 (vedi Fides 20/02/2019). Era molto benvoluto da tutti i fedeli, anche se guidava la parrocchia da solo 4 mesi.
Il Cauca è stato conteso tra esercito, paramilitari e guerriglieri delle Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia (Farc). Al posto della guerriglia, smobilitata, oggi bande armate vecchie e nuove stanno cercando di “riconquistarlo”. In gioco c’è il controllo dei campi di coca, o meglio, della terra che i gruppi armati vorrebbero trasformare in piantagioni di droga, dato il clima favorevole.
La Chiesa è sempre stata protagonista nel sollecitare la presenza dello Stato e lo sviluppo nella zona. Dopo i violenti scontri del 3 aprile nel Cauca, dove un manifestante è morto e altri sei sono rimasti feriti gravi, il sindaco di Pasto, Pedro Vicente Obando, aveva chiesto di incontrare Mons. Oscar Urbina, Presidente della Conferenza episcopale, con l'obiettivo di chiedere formalmente la mediazione della Chiesa cattolica per cercare di promuovere il dialogo tra le comunità indigene del Cauca e il presidente Duque (vedi Fides 9/04/2019). Il 15 marzo la Chiesa cattolica, attraverso il Vescovo di Popayán e i Vicari Apostolici di Guapi e Tierradentro, le giurisdizioni ecclesiastiche che comprendono il territorio del Cauca, avevano insistito sulla richiesta di "progredire nella costruzione di un popolo riconciliato e pacifico".
(CE) (Agenzia Fides, 03/10/2019)

Bollettino Agenzia Fides 7 gennaio 2017

AFRICA/NIGERIA - “La cultura della violenza e della morte rischia di distruggerci” denuncia Mons. Kaigama
 

Abuja (Agenzia Fides)-“Siamo diventati così sadici da non vedere che tali brutalità creano una cultura di impunità, caos, anarchia e rovina?” chiede Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, nel suo messaggio per l’anno nuovo, nel quale si esprime forte preoccupazione per le violenze che colpiscono alcuni Stati della Federazione, e in particolare quello del Southern Kaduna. “Per il minimo malinteso che sia di origine religiosa, politica o etnica, vi sono nigeriani pronti a commettere il più macabro omicidio dei propri concittadini” sottolinea Mons. Kaigama.
“Come se gli insensati massacri di Boko Haram non fossero abbastanza, stiamo adesso sviluppando una cultura della brutalità che non ha confronti nella storia della nazione” continua l’Arcivescovo ricordando le diverse crisi subite dalla Nigeria dall’indipendenza ad oggi: la guerra civile per la secessione del Biafra, definita un “disastro monumentale” che ha provocato milioni di morti; le tensioni legate alla introduzione della Sharia in alcuni Stati settentrionali e persino quelle per la tenuta del concorso di Miss Mondo in Nigeria; la guerriglia nella regione del Delta, ed altro ancora. La risposta delle forze di sicurezza a queste crisi, sottolinea Mons. Kaigama, si è risolta spesso nell’esecuzione di omicidi extragiudiziari. “Anche se siamo grati a coloro che hanno sacrificato la loro vita per difenderci, non siamo inconsapevoli dell’uso della forza bruta da parti di agenti di sicurezza che ritengono che l’arma che imbracciano conferisca loro la lice nza di molestare quelli che si suppone debbano difendere”.
L’Arcivescovo afferma che la mancanza del rispetto della vita va oltre agli omicidi, portando l’esempio degli scioperi selvaggi negli ospedali che portano alla morte di migliaia di pazienti privati delle cure necessarie. La stessa corruzione uccide, rimarca Mons. Kaigama, facendo l’esempio dello stato pietoso delle strade nigeriane che concorrono a provocare incidenti mortali.
“Il modo deliberato e imprevedibile con il quale si prendono le vite nel Southern Kaduna e in diverse altre aree sconvolte della nostra nazione è equivalente ad una dichiarazione di guerra contro i nigeriani innocenti e indifesi. Le autorità devono smettere di temporeggiare nell’offrire una risposta efficace a questi atti selvaggi” conclude Mons. Kaigama. (L.M.) (Agenzia Fides 7/1/2017)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Rivolta dei militari in diverse città della Costa d’Avorio
 

Abidjan (Agenzia Fides)- Una rivolta militare è in corso in Costa d’Avorio. Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, i soldati in rivolta hanno preso il controllo di Bouaké, la seconda città del Paese ed epicentro della ribellione che ha sconvolto la Costa d’Avorio dal 2002 al 2011.
I militari chiedono aumenti salariali e un sistema di promozioni più rapido. La rivolta è scoppiata a Bouaké e si è poi estesa ad altre città come Korhogo, Odienné, Daloa, Daoukro e Man.
Il Ministro della Difesa si è recato a Bouaké per cercare un contatto con i militari in rivolta, la maggior parte dei quali sarebbero ex membri delle Force Nouvelle, la ribellione che controllava il nord del Paese durante la crisi del 2002-2011 e che erano favorevoli all’attuale Presidente Alassane Ouattara. Quest’ultimo, che si trovava in Ghana, è rientrato in anticipo nel Paese per presiedere un Consiglio dei Ministri straordinario. (L.M.) (Agenzia Fides 7/1/2017)
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ASIA/COREA DEL SUD - Crisi politica: i vescovi chiedono le dimissioni della presidente Park
 
Seul (Agenzia Fides) - Mentre la Corea del Sud è attraversata da una vicenda che ha travolto la nazione, con il processo per impeachment in corso a carico della presidente Park Geun-hye, la Conferenza episcopale cattolica , preoccupata di “proteggere e sviluppare la democrazia in maniera pacifica e matura” nel paese, ha diffuso un messaggio titolato “La giustizia scorra come un torrente perenne”, in cui i vescovi sposano la richiesta popolare di dimissioni della presidente.
Per oltre tre mesi si sono susseguite imponenti manifestazioni di piazza a Seul e nelle altre principali città coreane per chiedere le dimissioni della Park. La donna, eletta nel 2012, è al centro di uno scandalo a causa della sua controversa relazione con Choi Soon-sil, figlia di un leader di un culto sciamanico. Secondo quanto emerso, la PArk è stata manipolata dalla santona Choi Soon-sil che ha usato questa influenza per controllare gli affari di stato (accedendo a documenti riservati) e nel contempo per arricchirsi, pilotando contributi dei grandi gruppi industriali a fondazioni da lei controllate. Il Parlamento coreano ha autorizzato il processo di impeachment a carico della Park per corruzione, frode, abuso di potere, in violazione degli obblighi costituzionali.
Nel documento pervenuto all’Agenzia Fides, la Chiesa cattolica coreana ribadisce il suo l'impegno e “discernimento, con atteggiamento profetico, per interpretare i segni dei tempi”. I vescovi scrivono: “Desideriamo che la pace e la giustizia scorrano come un fiume e preghiamo per la benedizione di Dio" sulla Corea, attraversata da una fase di profonda crisi e di grande tensione politica e sociale.
Dicendosi preoccupati per la violazione della sovranità nazionale e dei principi cardine dello stato di diritto, i vescovi coreani chiedono esplicitamente le dimissioni del Park e invitano il Parlamento nazionale ad agire per l'interesse e il bene comune della nazione.
Il crollo della leadership - rileva il testo - rischia di far affondare il paese in una paralizzante crisi economica, con conseguenze dannose per tutti: per questo, senza indugiare, la classe politica è chiamata a “versare lacrime di penitenza” e a “ristabilire la fiducia e la speranza della gente” che in modo legittimo ha espresso forte disapprovazione e amarezza verso l'intera vicenda.
Per evitare “instabilità e disordine”, bisognerebbe accettare che la Presidente Park non è più politicamente in grado di svolgere il suo compito, e che si dimetta, essendo decaduta la fiducia della popolazione: per questo si invoca “un nuovo capitolo nella storia della democrazia in Corea, tenendo unito tutto paese”.
A tal fine vi è un forte richiamo ai parlamentari perchè mettano da parte le logiche di partito e il calcolo politico e profondano “uno sforzo bipartisan per normalizzare la situazione, senza risparmiarsi”, restituendo un buon governo alla nazione e rispondendo alle attese delle gente, che è molto indignata. Il tutto al fine di garantire “pace e giustizia alla Corea”. (PA) (Agenzia Fides 7/1/2016)

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