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San Newman iscritto nel Calendario Romano, la festa il 9 ottobre

 

Il drappo di san Newman nel giorno della proclamazione a dottore della Chiesa, il 1°novembre 2025Il drappo di san Newman nel giorno della proclamazione a dottore della Chiesa, il 1°novembre 2025

San Newman iscritto nel Calendario Romano, la festa il 9 ottobre

Pubblicato il Decreto del Dicastero per il Culto Divino con il quale il Papa iscrive il santo inglese, canonizzato nel 2019, e proclamato dottore della Chiesa il 1°novembre 2025, nel Calendario romano generale. Stabilita la celebrazione della memoria facoltativa da inserire in tutti i calendari e libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Dio mi ha creato per rendergli un servizio preciso. Io ho una parte in questa grande opera; sono un anello di una catena, un legame di connessione tra le persone. Egli non mi ha creato per nulla”. Cosi scriveva il cardinale John Henry Newman, canonizzato nel 2019 e proclamato dottore della Chiesa da Papa Leone XIV il 1°novembre 2025, nella solennità di Tutti i Santi e Giubileo del mondo educativo. Il Pontefice lo ha proclamato anche “co-patrono, insieme a san Tommaso d’Aquino, di tutti i soggetti che partecipano al processo educativo”. E ha deciso di iscrivere il nome di san John Henry Newman nel Calendario romano generale, il calendario che disciplina ricorrenze e celebrazioni dell'anno liturgico.

La memoria il 9 ottobre, giorno della conversione

A stabilirlo è un decreto, pubblicato oggi, 3 febbraio, del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, ma firmato dal cardinale prefetto Arthur Roche, e dal segretario, l'arcivescovo Vittorio Viola il 9 novembre 2025, festa della Dedicazione della Basilica Lateranense. In esso si dispone che la memoria facoltativa del santo sia celebrata da tutti il 9 ottobre, il giorno della conversione di Newman, pastore anglicano, al cattolicesimo, nel 1845. Sarà così possibile da oggi, in tutta la Chiesa, celebrare la Messa e recitare lodi, vespri e altre preghiere della Liturgia delle Ore in memoria del santo teologo.

La luce gentile di Dio e la pace nella Chiesa cattolica

Il decreto sottolinea subito che “la luce gentile della grazia di Dio, che venne in questo mondo per illuminare le genti, ha condotto John Henry Newman a trovare la pace nella Chiesa cattolica”. E aggiunge che durante la sua lunga vita il cardinale Newman “fu instancabile nella missione a cui era stato chiamato, compiendo il ministero della ricerca intellettuale, della predicazione e dell’insegnamento, nonché del servizio ai poveri e agli ultimi”. Un grande intellettuale cristiano, si spiega, la cui mente vivace “ci ha lasciato durevoli monumenti di grande importanza in materia teologica ed ecclesiologica, così come composizioni poetiche e devozionali”. La costante ricerca del cardinal Newman “di uscire fuori dalle ombre e dalle immagini verso la pienezza della verità è divenuta un esempio per ogni discepolo del Risorto”. Così il Decreto stabilisce che san John Henry Newman, “essendo stato riconosciuto come una luce fulgente per la Chiesa pellegrina attraverso la storia, può giustamente essere annoverato tra gli altri santi Dottori iscritti nel Calendario Romano Generale”.

I testi liturgici

"Questa nuova memoria sia inserita in tutti i Calendari e Libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore", si legge ancora nel Decreto, in cui si stabilisce di adottare i testi liturgici in lingua latina allegati allo stesso Decreto "che devono essere tradotti, approvati" e, dopo la conferma del Dicastero, "pubblicati" a cura delle Conferenze Episcopali. Si tratta dell'orazione colletta, delle letture, dei testi relativi alla Liturgia delle Ore e il testo del Martirologio romano.

Nel 1825 pastore anglicano, nel 1847 sacerdote cattolico

John Henry Newman nasce a Londra il 21 febbraio 1801, in una famiglia anglicana. Nel maggio 1825 viene ordinato pastore della Chiesa d’Inghilterra, incaricato di seguire gli studenti universitari come vicario della parrocchia dell’Università di Oxford. Fra il 1832 e 1833, durante un viaggio di ritorno dall’Italia, Newman compone Lead, Kindly Light (Guidami, luce gentile), che diviene in seguito un popolare inno religioso. Negli anni seguenti avvia con altri amici il Movimento di Oxford, per contrastare il diffondersi nelle università inglesi del liberalismo religioso. Quando molti ecclesiastici anglicani, per lo più appartenenti a questo Movimento, passano alla Chiesa Cattolica, Newman va incontro ad una crisi religiosa che lo porta nel 1845 ad aderire al cattolicesimo. Il 30 maggio 1847, viene ordinato presbitero nella cappella di Propaganda Fide a Roma. Affascinato dal carisma di San Filippo Neri, fonda la Congregazione dell’Oratorio in Inghilterra.

"Sarò un angelo di pace, predicatore di verità"

Con la sua maggiore opera sul tema della coscienza, la Lettera al Duca di Norfolk (1875), aiuta molti cattolici inglesi ad accogliere il dogma dell’infallibilità del Papa, proclamato in quegli anni. Riflettendo sulla sua vocazione nella Chiesa, scrive: “sarò un angelo di pace, un predicatore di verità, se solo osservo i suoi comandamenti e lo servo nella mia chiamata”. Il 12 maggio 1879 Papa Leone XIII lo crea cardinale, assegnandogli la Diaconia di San Giorgio al Velabro. Continua a vivere a Birmingham, presso l’Oratorio, dove muore l’11 agosto 1890. A quasi settanta anni dalla morte, si avvia il Processo per la sua beatificazione e canonizzazione. Nel 1991 San Giovanni Paolo II autorizza la pubblicazione del decreto riguardante l’esercizio eroico delle virtù. Newman viene proclamato Beato da Papa Benedetto XVI il 19 settembre 2010, a Birmingham e iscritto nell’Albo dei Santi da Papa Francesco il 13 ottobre 2019.

La beatificazione del cardinal Newman, celebrata da Papa Benedetto XVI nel 2010 a Birmingham
La beatificazione del cardinal Newman, celebrata da Papa Benedetto XVI nel 2010 a Birmingham

Terza Assemblea sinodale: le conclusioni del Card. Zuppi(25 ottobre 2025)

 “È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi”. Sono queste alcune delle parole contenute nello scritto che tutti i membri della Chiesa di Gerusalemme sottoscrivono e inviano alla Chiesa nascente di Antiochia. Chi di noi oserebbe ripetere a cuor leggero quelle parole: “Questo è parso bene allo Spirito Santo e a noi”? Senza alcuna presunzione e supponenza, anzi, umili ma forti di un cammino che ha coinvolto migliaia di persone e raccoglie il lavoro di tanti, oggi, a conclusione di questo tratto del Cammino sinodale, dopo quattro anni di strada insieme, finalmente ci sentiamo in diritto di ripetere quello che all’unisono i diversi componenti della Chiesa madre di Gerusalemme hanno detto duemila anni fa, mentre congedavano quel testo: “Questo è parso bene allo Spirito Santo e a noi”. Possiamo tornare anche noi a ripetere questa espressione perché il cammino di questi anni non è stato un mero sintonizzarsi di credenti – uomini e donne – dalle differenti opinioni. Le conclusioni non erano scritte prima di cominciare! Abbiamo, piuttosto, provato ad ascoltare tutti insieme la voce dello Spirito, nella certezza di avventurarci in un’operazione coraggiosa, soprattutto quando il trambusto delle voci avrebbe potuto lasciare poco spazio al vibrante silenzio in cui tale suono “spirituale” si può più facilmente percepire. Ha senso, insomma, usare il “noi” e indicare la presenza dello Spirito. Fa piacere poterlo fare, ci aiuta a proteggere la Chiesa dal penoso protagonismo individuale, dall’esibizione delle proprie originalità, da un pensiero stantio ridotto a ideologia, ben diverso dal mettere a servizio tutto se stessi e dal camminare con responsabilità e passione assieme.

Mi sembra che questi anni ci abbiano protetto dai rischi indicati da Papa Francesco del formalismo, curare la facciata senza cercare la sostanza, di strumenti e strutture, dell’intellettualismo, del “parlarci addosso” superficiale e mondano, dell’immobilismo, che non prende sul serio il tempo che abitiamo. Solo la nostra fede nel Cristo Gesù, morto e risorto per noi e la missione per una messe che è abbondante, la spinta che nasce dalla commozione evangelica di Gesù per la folla stanca e sfinita, ci ha ispirato e orientato sin dai primi passi, nel 2021. Se dimentichiamo questo facilmente ci riduciamo alle polarizzazioni di sempre, a volte stupefacenti per la presunzione e la supponenza delle proprie convinzioni. Il dialogo non è stato complicare le cose semplici e l’ascolto non è stato omologarci al pensiero mondano, ma vivere quello che con tanta profondità ci ha indicato Papa Leone: “la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero” e per questo ha suggerito “che il cammino delle Chiese in Italia includa, in coerente simbiosi con la centralità di Gesù, la visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale. Senza una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata”. Per questo raccomandava “di coltivare la cultura del dialogo. È bello che tutte le realtà ecclesiali – parrocchie, associazioni e movimenti – siano spazi di ascolto intergenerazionale, di confronto con mondi diversi, di cura delle parole e delle relazioni. Perché solo dove c’è ascolto può nascere comunione, e solo dove c’è comunione la verità diventa credibile”. Credibili e più credenti. Certo: se pensiamo che il dialogo sia cedevolezza o compromesso finiamo per essere come gli abitanti di Nazareth o come il fratello maggiore della parabola che non ha nessun interesse ad accogliere qualcuno che sente ormai come estraneo – dimenticando che è suo fratello – e che rimprovera il padre di poca responsabilità e verità. Ci siamo mossi, smettendo di ignorare i problemi e smettendo di credere possibile continuare a rimandare le scelte, seguendo solo il Signore Gesù che ci ha insegnato a non scappare e non avere paura, anzi, ad amare percorrendo le strade della sua terra, attraversando i luoghi in cui vivevano i suoi contemporanei, facendosi maestro itinerante e compagno di viaggio con i suoi discepoli. Solo se abbiamo il cuore pieno di passione per tanta sofferenza, per cercare di raggiungere i confini della terra, quindi senza avere confini, capiamo il cammino sinodale. Così ci chiese Papa Francesco: “Una Chiesa del dialogo è una Chiesa sinodale, che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra. In effetti, quello sinodale non è tanto un piano da programmare e da realizzare, ma anzitutto uno stile da incarnare. Non è un parlamento, la sinodalità non è fare il parlamento. La sinodalità non è la sola discussione dei problemi, di diverse cose che ci sono nella società… È oltre. La sinodalità non è cercare una maggioranza, un accordo sopra soluzioni pastorali che dobbiamo fare. Quello che fa che la discussione, il ‘parlamento’, la ricerca delle cose diventino sinodalità è la presenza dello Spirito: la preghiera, il silenzio, il discernimento di tutto quello che noi condividiamo. Non può esistere sinodalità senza lo Spirito, e non esiste lo Spirito senza la preghiera”. Lo abbiamo fatto, perché le Chiese che sono in Italia con passione evangelica vogliono essere sempre più fedeli al Vangelo e vicine alle donne e agli uomini di oggi, radicate nella Parola e missionarie, “umili, disinteressate e beate” (Francesco, Discorso al Convegno ecclesiale di Firenze, 10 novembre 2015).
È proprio il cosiddetto Concilio di Gerusalemme – richiamato da padre Chialà nella sua meditazione introduttiva – l’immagine che corrisponde meglio al nostro Cammino sinodale. Allora i credenti in Cristo sono stati presto sfidati a incarnare in modo sapienziale la loro fede nel qui ed ora. Da una parte la fede nel Crocifisso Risorto e dall’altra la realtà, le domande che sorgono dalla vita. Hanno saputo tenerli insieme. E ora spetta a noi fare altrettanto. Ma come fare?
Il libro degli Atti rimanda subito allo Spirito Santo: ed in effetti, sin dall’inizio, dalla fase cioè dell’ascolto, ci siamo detti che il Cammino sinodale sarebbe stato anzitutto l’ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese (cfr. Ap 2-3). Cosa ha significato questo? Ha significato dare la priorità a Dio e alla sua Parola, evitando di parlarsi addosso, ma aprendosi alle sorprese dello Spirito che “soffia dove vuole, ne puoi udire la voce, ma non sai né da dove viene né dove va” (Gv 3,8). L’ascolto, infatti, ci ha spesso spiazzato, a volte persino disturbato: ma è stato sempre salutare, carico di novità utili per edificare una Chiesa intenta a far crescere sempre di più il Regno di Dio nella storia (LG 5) e per questo motivo sempre più competente in umanità.
Insieme con lo Spirito abbiamo scoperto un altro soggetto del Cammino sinodale: è il “noi” ecclesiale. La seconda fase, quella del discernimento, ci ha visti tutti coinvolti. Anche la Chiesa di Gerusalemme di cui parlano gli Atti ha scoperto e ha dato voce al suo interno a vari carismi e ruoli istituzionali: tutti sono stati liberi e capaci di intervenire secondo la propria sensibilità e competenza. Siamo soggetti ecclesiali diversi, con compiti diversi, non impegnati a difendere le posizioni singole e di parte, ma piuttosto impegnati a dialogare, a confrontarci, a cercare una sintesi che tenga conto delle sensibilità anche altrui, soprattutto in difesa dei più piccoli. Il Cammino sinodale è stato come un grande cantiere di “corresponsabilità differenziata”, nel quale abbiamo investito sulla ricchezza dei carismi di ciascuno, assumendoci il compito faticoso ma necessario di armonizzarli nelle loro differenze e nella loro necessaria complementarità. Proprio questa parola – corresponsabilità – è tornata spesso nel cuore, nella mente e sulla bocca di tanti di noi: l’abbiamo considerata come una forma concreta di quella comunione, che è anzitutto trinitaria e poi sempre più cifra della Chiesa di oggi. È la comunione, essenza della Chiesa.
La scelta finale della Chiesa di Gerusalemme è stata una scelta che ha distinto bene le priorità dalle cose accessorie, ciò su cui convergere subito tutti da ciò su cui consentire a ciascuno di esprimere la propria creatività. La profezia non è massimalista né minimalista: è evangelicamente realista. Sa, cioè, camminare nella storia, tenendo lo sguardo alto, allargando sempre gli orizzonti, tenendo le finestre aperte e le vele spiegate.
Una volta che oggi questa Assemblea sinodale ha congedato il testo con il suo voto, è ora compito dei Pastori assumere tutto, individuare priorità, coinvolgere forze vecchie e nuove per dare corpo alle parole. Collegialità e sinodalità. La prossima Assemblea Generale della CEI avrà proprio la discussione su questo documento come tema portante. A questo proposito, vorrei tornare al gesto che i Vescovi hanno compiuto lo scorso aprile, quando la seconda Assemblea sinodale non si era riconosciuta nel documento arrivato in aula. Contravvenendo alla tradizione, l’Assemblea della CEI di maggio è stata spostata a novembre, per consentire di maturare un testo migliore, che rispondesse meglio all’intero cammino compiuto insieme. Davvero possiamo dire che la logica del “si è sempre fatto così” non ha avuto la meglio. Spostare l’Assemblea Generale è stato invece un modo per coinvolgersi sino in fondo in una fatica della Chiesa. E così abbiamo trasformato una sosta inattesa nel cammino in un’opportunità per ripartire insieme con nuovo slancio.
Colgo quindi l’occasione per ringraziare quanti con resilienza si sono sobbarcati la fatica di rimettere mano al testo e di tessere, spesso faticosamente, le bellissime trame della comunione. Se il Cammino sinodale oggi è terminato, ci accompagnerà lo stile sinodale che ci spinge a realizzare nel tempo – consapevoli delle urgenze – quello che abbiamo intuito, discusso, messo per iscritto e infine votato. Questo cammino inedito, nella forma, rappresenta uno sviluppo dei convegni ecclesiali che hanno caratterizzato il cammino della Chiesa in Italia fin dal post Concilio. Sempre camminando insieme alla Chiesa universale, al suo Sinodo Generale, per vivere e trasmettere la fede nella tradizione e nella comunione.
Concludo con quanto ci disse Papa Leone: “Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose! Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici. Abbiate cura che i fedeli laici, nutriti della Parola di Dio e formati nella dottrina sociale della Chiesa, siano protagonisti dell’evangelizzazione nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, negli ambienti sociali e culturali, nell’economia, nella politica. Dio è più grande delle nostre mediocrità: lasciamoci attirare da Lui!”. Sia così. È così.

25 Ottobre 2025

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C 26 ottobre 2025

 domenica 26 Ottobre 2025 (foglietto CP di San Giorgio di Nogaro)

Messa del Giorno

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Colore Liturgico verde


Antifona

Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto. (Sal 104,3-4)

Si dice il Gloria.

Colletta


O Dio, che sempre ascolti la preghiera dell’umile,
guarda a noi come al pubblicano pentito,
e fa’ che ci apriamo con fiducia alla tua misericordia,
che da peccatori ci rende giusti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

La preghiera del povero attraversa le nubi.

Dal libro del Siràcide
Sir 35,15b-17.20-22a

 
Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 33 (34)

R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
 
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R.
 
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R.
 

Seconda Lettura

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 4,6-8.
16-18
 
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cf. 2Cor 5,19)

Alleluia.

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C 19 ottobre 2025

domenica 19 Ottobre 2025

Messa del Giorno

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Colore Liturgico verde


Antifona

Io t’invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi. (Sal 16,6.8)

Si dice il Gloria.

Colletta


O Padre, che hai accolto l’intercessione di Mosè,
dona alla Chiesa di perseverare
nella fede e nella preghiera
fino a quando farai giustizia ai tuoi eletti
che a te gridano giorno e notte.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva.

Dal libro dell'Èsodo
Es 17,8-13
 
In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 120 (121)

R. Il mio aiuto viene dal Signore.

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra. R.
 
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele. R.
 
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte. R.
 
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. R.
 

Seconda Lettura

L’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 3,14-
4,2

Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

La parola di Dio è viva ed efficace,
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. (Cf. Eb 4,12)

Alleluia.

Vangelo

Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,1-8
 
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore.
 

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C 12 ottobre 2025

 domenica 12 Ottobre 2025  (foglietto collaborazione)

Messa del Giorno

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

Colore Liturgico verde


Antifona

Se consideri le colpe, o Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Con te è il perdono, Dio d’Israele. (Cf. Sal 129,3-4)

Si dice il Gloria.

Colletta


O Dio, che nel tuo Figlio
liberi l’uomo dal male che lo opprime
e gli mostri la via della salvezza,
donaci la salute del corpo e il vigore dello spirito,
affinché, rinnovati dall’incontro con la tua parola,
possiamo renderti gloria con la nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore.

Dal secondo libro dei Re
2Re 5,14-17

In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 97 (98)

R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo, 
perché ha compiuto meraviglie. 
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, 
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. 
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.

Tutti i confini della terra hanno veduto 
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra, 
gridate, esultate, cantate inni! R.

Seconda Lettura

Se perseveriamo, con lui anche regneremo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 2,8-13
 
Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Parola di Dio.
 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

In ogni cosa rendete grazie:
questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. (1Ts 5,18)

Vangelo

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Angelus di domenica 12 aprile 2026

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