SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI (Messa del Giorno) ======================================================
Per capire l’azione e insieme la bellezza della narrazione del Vangelo, bisogna considerare il suo sfondo geografico. Cesarea di Filippo si estendeva ai piedi del monte Ermon. Una delle grotte era dedicata al dio Pan e alle ninfe. Sulla sommità di una rupe, Erode aveva fatto costruire un tempio in onore di Cesare Augusto, mentre Filippo, suo figlio, aveva ingrandito questa località dandole il nome di Cesarea. Venerare un idolo e un uomo dagli Ebrei era considerato un’opera satanica, e perciò la grotta era considerata l’ingresso del regno di Satana: l’inferno. Ci si aspettava che, un giorno o l’altro, gli abissi infernali scuotessero questa rupe e inghiottissero il tempio sacrilego. In questo luogo spaventoso, si svolse un dialogo fra Gesù, il Figlio del Dio vivente, e Simone, il figlio di Giona. Gesù parla di un’altra pietra sulla quale edificherà un altro tempio, la Chiesa di Dio. Nessuna potenza infernale potrà mai prevalere su di essa. Simone, in quanto responsabile e guardiano, ne riceve le chiavi, e così il potere di legare e di sciogliere, cioè l’autorità dell’insegnamento e il governo della Chiesa. Grazie a ciò, Simone ne è diventato la pietra visibile, che assicura alla Chiesa ordine, unità e forza. La Chiesa non potrà essere vinta né da Satana né dalla morte, poiché Cristo vive ed opera in essa. Ogni papa è il Pietro della propria epoca.
Antifona d'ingresso Sono questi i santi apostoli che nella vita terrena hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa: hanno bevuto il calice del Signore, e sono diventati gli amici di Dio.
Colletta O Dio, che allieti la tua Chiesa con la solennità dei santi Pietro e Paolo, fa’ che la tua Chiesa segua sempre l’insegnamento degli apostoli dai quali ha ricevuto il primo annunzio della fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
PRIMA LETTURA (At 12,1-11) Ora so veramente che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode.
Dagli Atti degli Apostoli
In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Àzzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione. Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si allontanò da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 33) Rit: Il Signore mi ha liberato da ogni paura.
Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino.
Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce.
L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
SECONDA LETTURA (2Tm 4,6-8.17-18)
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 16,18) Alleluia, alleluia. Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. Alleluia.
VANGELO (Mt 16,13-19) Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli Gesù nel Vangelo viene riconosciuto da Pietro come il Messia. Chiediamo al Padre di rendere anche noi capaci di riconoscere in Gesù il salvatore del mondo, l’inviato di Dio e Signore della nostra vita. Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.
1. Perché la Chiesa non mostri al mondo soltanto le rughe di un’organizzazione terrena, ma lasci intravedere una comunità operosa di discepoli fedeli al Signore Gesù. Preghiamo. 2. Per il Papa, perché sappia aprirsi all’azione dello Spirito al fine di essere pastore e guida della Chiesa che Gesù gli ha affidato. Preghiamo. 3. Perché i cristiani sappiano incarnare la logica del vangelo, vivendo con sobrietà e aderendo ai valori della carità, dell’unità, della responsabilità. Preghiamo. 4. Per i battezzati che oggi sono privi del sostegno della fede, perché incontrino cristiani veri e credibili, innamorati di Gesù Cristo, che li richiamino alla possibilità di una autentica conversione. Preghiamo. 5. Per la nostra comunità, perché rimanga unita anche quando la croce ferisce e prova la fede, testimoniando l’amore per il Signore anche nelle difficoltà. Preghiamo.
O Padre, tu sai come siamo attaccati alle nostre cose, ai nostri progetti, al nostro individualismo. Dacci una fede autentica e sincera, affinché sappiamo edificare la tua Chiesa, vivendo da fratelli, nell’obbedienza alla tua volontà e nella logica del tuo amore. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte O Signore, la preghiera dei santi Apostoli accompagni l’offerta che presentiamo al tuo altare e ci unisca intimamente a te nella celebrazione di questo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede. Per Cristo nostro Signore.
MARIOTTI HA CONSEGNATO A SEABOURN CRUISE LINE LA NUOVA AMMIRAGLIA SUPERLUSSO SEABOURN ODYSSEY
26/06/2009 21:00
.Mariotti ha consegnato a Seabourn Cruise Line (luxury brand del gruppo Carnival consede a Miami) la nuova ammiraglia superlusso Seabourn Odyssey. La prima di una commessa del valore di 550 milioni di euro per tre navi gemelle concepite per rappresentare l’esempio assoluto di lusso e tecnologia completamente “Made in Italy”. Seabourn Odyssey è la prima nave nel segmento luxury degli ultimi 6 anni e la prima costruita per Seabourn da più di 15 anni. Testimonia la fiducia di Seabourn nel segmento superlusso del mercato crocieristico e nel suo potenziale per il futuro.
Il battesimo è avvenuto il 24 giugno a Venezia nel segno dell’eleganza e dell’unicità che porterà nei mari del mondo. La cerimonia si è svolta a bordo, sul ponte principale della nave nella suggestiva atmosfera Veneziana dei Sette Martiri al tramonto, non lontano da Piazza San Marco. Madrine e Padrini di Seabourn Odyssey gli affezionati croceristi prenotati da tempo, a bordo per il Maiden Voyage. Un’emozionante spettacolo suggellato da una bottiglia di Prosecco prodotto nella stessa zona in cui è cominciata la costruzione di Seabourn Odyssey.
“Il progetto di Seabourn Odyssey ha richiesto al team T.Mariotti creatività e ricerca per concepire una nuova idea di nave” afferma Marco Bisagno (Presidente del Cantiere T.Mariotti di Genova) “penso che Seabourn Odyssey rappresenti un ulteriore passo avanti nella costruzione di navi da crociera; non a caso è Yacht of Seabourn: confort e allure a bordo paragonabili ad uno yacht, complessità tecnica di una nave di ultima generazione”. Solo i lavori a bordo hanno occupato circa un migliaio di persone, generando ulteriore indotto e opportunità d’impiego.
Fondato nel 1928 come officina di riparazioni navali, e rinomato sin dalle origini per un’eccezionale artigianalità abbinata alla più avanzata tecnologia sia costruttiva che progettuale, T. Mariotti si conferma leader nel segmento della costruzione di navi da crociera superlusso. La nuova Seabourn testimonia inoltre un modello di organizzazione ed efficienza: la parziale delocalizzazione a San Giorgio di Nogaro per ampliarsi e rimanere competitivi, data la carenza di spazi a Genova, si è dimostrata una scelta vincente. La nave appena consegnata è un ulteriore esempio di innovazione, che inaugura una nuova generazione di navi da crociera superlusso destinate a diventare un riferimento per la costruzione navale. 32.000-GRT, lunga 198 metri, Seabourn Odyssey accoglie gli ospiti in 225 luxury suites, il novanta per cento delle quali con veranda privata offrendo il rapporto spazio/passeggero tra i più alti del mercato. La più grande Seabourn presenta un classico del marchio decisamente unico per una cruiseship di queste dimensioni: una vera e propria “marina” a poppa, da cui raggiungere direttamente il mare.
PRIMA LETTURA(Sap 1,13-15; 2,23-24) Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.
Dal libro della Sapienza
Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra. La giustizia infatti è immortale. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono. Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE(Sal 29) Rit: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato, non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me. Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi, mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. Rit.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, della sua santità celebrate il ricordo, perché la sua collera dura un istante, la sua bontà per tutta la vita. Alla sera ospite è il pianto e al mattino la gioia. Rit.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me, Signore, vieni in mio aiuto! Hai mutato il mio lamento in danza, Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. Rit.
SECONDA LETTURA(2Cor 8,7.9.13-15) La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno». Parola di Dio
Canto al Vangelo(Cf 2Tm 1,10) Alleluia, alleluia. Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo. Alleluia.
VANGELO(Mc 5,21-43) Fanciulla, io ti dico: Àlzati!
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore.
Preghiera dei fedeli Con l'atteggiamento fiducioso dell'uomo che si rivolge a Gesù per guarire la propria figlia, affidiamo al Signore le nostre suppliche, sapendo che lui non resterà sordo al nostro grido. Preghiamo insieme e diciamo: Illuminaci con la tua parola, Signore.
1. Per la Chiesa di Dio: perché diffonda nel mondo la parola di Gesù, che dona la vita ed offre la speranza, e per il papa perché sappia aprirsi all’azione dello Spirito al fine di essere pastore e guida della Chiesa che Gesù gli ha affidato. Preghiamo. preghiamo. 2. Per tutti i cristiani: in tutti i luoghi dove le tragedie affliggono l'umanità, possano essere segno della presenza del Signore, che allevia le sofferenze degli ultimi e protegge la vita di tutti gli essere viventi, preghiamo. 3. Per tutti i poveri, per i senza tetto: perché, guardando a Cristo, che si è fatto povero perché noi diventassimo ricchi, tutti sappiamo riscoprire il valore delle cose, e viviamo la solidarietà evitando gli sprechi e accogliendo i bisogni dei più disagiati, preghiamo.
4. Per tutti i volontari della parrocchia perché siano sempre protetti dalla tua mano nel lavoro generoso che loro offrono, in particolare ti chiediamo la salute per Giancarlo. preghiamo.
5. Per i ragazzi e i bambini del nostro oratorio, perché rispettino i loro coetanei sia nelle attività di laboratorio, sia nei giochi, preghiamo
6 Per il nostro fratello TAVERNA BENIGNO che Dio ha reso partecipe del Mistero Pasquale di Cristo, perché viva in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.
O Padre, che ci hai resi ricchi con il dono della vita del tuo Figlio Gesù, donaci la grazia di vivere per sempre con te, nella gioia del Paradiso, dove la vita non avrà mai fine. Per Cristo nostro Signore.
Sabato 27 giugno, l'ordinazione in Cattedrale a Udine
UDINE (26 giugno, ore 13) - Cresce l’attesa nella Chiesa udinese per il grande evento ecclesiale che si vivrà sabato 27 giugno, alle ore 16 in Cattedrale (DIRETTA su Radio Spazio 103), quando l’arcivescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, ordinerà due nuovi presbiteri. Riceveranno il sacramento don Luca Calligaro, di Buja, che diventa presbitero nel clero diocesano, e don Denis Iurigh, di S. Giovanni al Natisone, che diventa sacerdote nell’ordine dei Saveriani.
Ma cerchiamo di conoscere più da vicino i nuovi sacerdoti, a cominciare da quello diocesano. Don Luca Calligaro, nato a Gemona del Friuli nel 1982, è cresciuto nella fede nella Pieve di S. Lorenzo di Buja. Dopo aver completato gli studi superiori, ha frequentato la comunità vocazionale e quindi ha scelto di entrare in Seminario nel 2001 per diventare sacerdote. Dopo aver prestato servizio pastorale nella parrocchia di origine, attualmente è in forza da più di un anno nella parrocchia di Lignano Sabbiadoro accanto al parroco don Angelo Fabris.
Don Denis Iurigh, 33 anni, originario di Bolzano, piccola frazione di San Giovanni al Natisone, ha iniziato, una decina di anni fa, gli studi nell’ordine dei missionari Saveriani nelle case di Desio, Ancona, Parma. Ha trascorso l’infanzia e la giovinezza con un’entusiasta e costante presenza in parrocchia, nell’animazione dei giovani. Assieme ad alcuni di essi ha frequentato per lungo tempo la casa Saveriana di Udine, maturando l’amore per l’unità della Chiesa e per il suo compito missionario. A fianco dello studio teologico e della preghiera padre Denis ha sempre privilegiato, oltre all’animazione dei giovani nelle parrocchie, il servizio nelle cooperative di disabili e alle persone più emarginate come i carcerati: negli ultimi anni, infatti, è stato assistente spirituale nel carcere di massima sicurezza di Parma.
Quella di sabato 27 giugno è una festa per tutte le comunità cristiane del Friuli, ma in particolare per quelle che hanno visto crescere al loro interno questi due «sì» a Dio per tutta la vita. E infatti Buja, Lignano e S. Giovanni al Natisone saranno presenti «in forze» in Cattedrale.
Don Luca Calligaro celebrerà la sua prima S. Messa a Buja domenica 28 giugno alle ore 10.30 nel Duomo di S. Stefano. Al termine della celebrazione eucaristica, presso la Casa della gioventù, seguirà un momento conviviale a cui tutti sono invitati. Nel pomeriggio, alle ore 15, sempre in Duomo, vespro solenne con il canto del «Te Deum» di ringraziamento per il dono che Dio ha voluto fare alla comunità.
Padre Iurigh celebrerà la sua prima S. Messa nella chiesa parrocchiale di San Giovanni al Natisone, domenica 28 giugno, alle ore 10.30. Giovedì 2 luglio, è in programma un momento di festa per padre Denis con le comunità parrocchiali di San Giovanni, Dolegnano e Bolzano, alle ore 20.30 nella canonica di San Giovanni.
E' cominciato stamattima l'oratorio estivo al quale si sono iscritti 170 bambini e ragazzi, partecipano con la loro febbrile attività 48 animatori delle Superiori, circa una ventina di responsabili di laboratorio. Il parroco don Livio fa da GRAN CAPO, ma i laici che operano con lui non sono da meno! I laboratori, cioè le attività alle quali si applicano le giovani braccia e le fervide menti sono: modellismo in gesso, Bricolage 1 e 2, ricamo e uncinetto, pronto soccorso, giochi motori, balli di gruppo, fai date,economia domestica, perle e gioielli, teatro e recitazione... il tema dell'anno è ispirato al libro SEBASTIANO E LA SUA ADDOLORATA, anzi Sebastiano e Valentina, i protagonisti, ispireranno i nostri ragazzi e bambini. Noi adulti, spettatori invidiosi e impegnati nella spesa abbiamo già notato un calo del peso dovuto al parcheggio lontano....stamattina a san Zorz le auto non avevano più gli spazi parrocchiali e si son dovute arrangiare! Intanto viene annunciata la prima gita!
Un importante saggio dell’autorevole filosofo e sociologo tedesco Ralph Dahrendorf, pubblicato dalla rivista l’Internazionale.
Tutti i paesi dell’europa occidentale e del Nordamerica sono ricchi. Poche altre nazioni nel mondo hanno lo stesso reddito pro capite: il Giappone, Singapore, Israele, i paesi produttori di petrolio. Gli ambiziosi paesi emergenti avranno bisogno di un’altra generazione per raggiungere il livello dell’occidente, e di molto più tempo per distribuire la ricchezza nello stesso modo. Gli occidentali, però, sono diventati più insicuri: hanno scoperto che il loro benessere non è affatto scontato. Per la prima volta nella storia, i genitori statunitensi devono dire ai loro figli: “Probabilmente non starete bene come noi”. Questa preoccupazione, che a volte è così forte da diventare paura, dipende da molti fattori. Parlare di cicli congiunturali o ricordare che nella vita niente cresce all’infinito sarebbe un discorso troppo astratto. Meglio limitarsi a constatare che i paesi occidentali hanno avuto una fiducia eccessiva nelle loro forze. Il reddito è aumentato senza sosta, ma allo stesso tempo sono cresciute le pretese nei confronti dei servizi dello stato, cioè quello che chiamiamo welfare state. Così le nuove generazioni devono pagare i costi del benessere delle generazioni precedenti. La conseguenza è un aumento preoccupante dell’indebitamento pubblico. A questo punto la ribellione dei più giovani è solo una questione di tempo. Inoltre ci sono intere zone del pianeta abitate da nuovi ricchi che vogliono partecipare ai vantaggi del benessere. I paesi occidentali sono costretti a misurarsi con un mercato globalizzato molto competitivo e hanno capito che è più facile creare il benessere che mantenerlo.
I disoccupati della classe media
Già nel decennio scorso è comparso un fenomeno preoccupante, la joblessgrowth, cioè la crescita caratterizzata dall’aumento del pil ma dalla creazione di pochi posti di lavoro spesso malpagati. I lavori ben retribuiti sono sempre meno e molti rifiutano di adattarsi a un’occupazione precaria. A volte, inoltre, l’eccesso di regolamentazione rallenta la creazione di nuovi posti di lavoro. Il risultato è che oggi la perdita di benessere e la disoccupazione non minacciano solo chi è già svantaggiato ma soprattutto la classe media, limitando drasticamente le possibilità di ascesa sociale. I disoccupati della classe media rappresentano una potenziale minaccia per una società libera. Negli anni trenta furono determinanti per il successo dei movimenti autoritari e totalitari. I paesi occidentali sono di fronte a un dilemma. Per mantenere il benessere devono restare competitivi. Ma in un mercato mondiale globalizzato questo richiede tagli e cambiamenti strutturali. Quanto sia complicato e doloroso compierli, lo dimostrano le difficoltà incontrate in questi ultimi anni dai governi europei. Dove sono stati realizzati, per esempio in Gran Bretagna, sono stati pagati a caro prezzo: l’aumento del pil e dell’occupazione è stato garantito dalla riduzione delle imposte, dai tagli ai servizi sociali, dall’aumento del precariato, dalla deregolamentazione. Tutte misure che fanno aumentare il divario tra i redditi più alti e i salari più bassi. Povertà ed esclusione sono evidenti. I nuovi lavori sono più occupazioni occasionali che impieghi stabili. Anche le imprese nascono e muoiono a ritmi vertiginosi. L’economia cresce, ma le persone stanno peggio. La ricchezza non produce più benessere.
Si può parlare ancora di una società solidale e civilizzata?
A parte il malcontento della classe media, questa situazione può mettere a rischio la libertà. L’appello dei cittadini a fare qualcosa, diventa subito una richiesta di leader “forti”. Nella confusione generale, la domanda di legalità e di ordine diventa sempre più forte. Alcuni arrivano a dire che quando le persone non accettano i lavori offerti, bisognerebbe costringerle attraverso forme di servizio obbligatorio, il workfare, cioè l’accettazione di certi lavori come condizione per godere di una serie di diritti sociali. La dissoluzione del vecchio mercato del lavoro indebolisce innanzitutto le forme tradizionali di controllo sociale. Cosa verrà dopo? Uno stato più forte che punisce severamente chi getta per strada i mozziconi d isigaretta? Uno stato che controlla tutti i cittadini attraverso un’organizzazione capillare, condominio per condominio? Non si tratta di esempi inventati, ma della realtà di Singapore,dove i giornali devono dare conto di ogni minima critica e i parlamentari dell’opposizione possono essere arrestati per qualsiasi manifestazione di protesta contro il governo.
Privilegi ed esclusione
La società ricca, la società buona e la società libera – cioè la concorrenza, la solidarietà sociale e la democrazia liberale – non sono la stessa cosa. è un’illusione credere che il benessere possa garantire da solo la libertà e la solidarietà. La ricchezza di pochi o anche di molti non raggiunge automaticamente tutti gli altri: privilegi ed esclusione sociale restano. La libertà è una conquista continua. Può esserci benessere senza libertà e anche libertà nella povertà. Da queste premesse molti ricavano, esplicitamente o implicitamente, brutti presagi. Dobbiamo deciderci, dicono: si può essere ricchi e liberi, ma non essere anche buoni. Si può essere buoni e liberi,ma allora dobbiamo rinunciare al benessere. E possiamo essere ricchi e buoni,o quanto meno socialmente giusti, ma allora bisogna fissare dei limiti alla libertà. Insomma, si possono soddisfare due condizioni alla volta, ma tutte e tre no. E si fanno gli esempi degli Stati Uniti (il capitalismo anglosassone), della Germania (l’economia sociale di mercato), di Singapore (il capitalismo asiatico). Il capitalismo puro esiste solo nei manuali di economia delle università americane. Nella realtà ci sono tante forme di capitalismo. In Europa, per esempio, c’è il capitalismo familiare italiano, che ha dato prova di una grande capacità di adattamento e potrebbe perfino rappresentare un modello in grado di coniugare mobilità economica e solidarietà sociale, e c’è l’economia sociale di mercato della Germania, che di certo non sarà cancellata dalla globalizzazione. Non bisogna farsi intimidire dai modelli dei manuali. E’ proprio questa la straordinaria conseguenza della caduta del Muro di Berlino: non viviamo più in un mondo caratterizzato da sistemi antagonisti, ma in un mondo aperto in cui economia di mercato e democrazia sono compatibili con tutte le particolari tradizioni della cultura economica e politica locale. Proviamo allora a delineare cinque direttrici socioeconomiche da cui partire per ottenere la quadratura del cerchio, cioè una società ricca, buona e allo stesso tempo libera. E la prima è proprio la particolare cultura, anche economica, di ogni paese. Ci sono almeno due categorie di persone interessate allo sviluppo delle imprese. La prima è quella dei soci, che cercano di far crescere il valore delle partecipazioni. Il loro interesse è il cosiddetto shareholder value: vogliono che le imprese valgano molto in borsa, non solo per incassare ricchi dividendi, ma anche per poter vendere le quote con una sostanziosa plusvalenza. La seconda categoria è quella di chi non possiede delle partecipazioni in un’impresa ma è comunque interessato alla sua stabilità. Ne fanno parte i dipendenti, i comuni in cui operano le aziende, i fornitori, i clienti. Questi sono glistakeholder, che hanno un interesse indiretto ma al tempo stesso molto concreto: gli stipendi per i dipendenti, le imposte per il comune, il fatturato per i fornitori.
Le culture economiche si differenziano nettamente tra loro per il signiicato che attribuiscono a queste due categorie. Nelle economie degli stakeholder conta il volume d’affari, in quelle degli shareholder conta il profitto. La Germania è un’economia di stakeholder, come dimostrano la partecipazione dei lavoratori all’amministrazione delle aziende, i legami tra imprese e comuni, gli accordi di fornitura di lungo periodo, il valore attribuito alla fiducia dei clienti. La Gran Bretagna, invece, è un’economia di shareholder. Ma a Londra, oggi, i politici discutono se si debba dare più peso agli stakeholder. Ogni volta che il tema viene rilanciato dalla sinistra, però, la destra ripete puntualmente una critica: in questo modo si danneggia il benessere economico britannico. Quello che conta sono gli azionisti, gli shareholder, soprattutto perché molti cittadini hanno un interesse diretto al valore di borsa delle imprese attraverso i fondi pensione e le società di assicurazione. Per questo,quindi, in alcuni paesi l’economia privilegia i risultati a breve termine e in altri quelli a lungo termine. In certi paesi i profitti vengono distribuiti e in altri vengonore investiti. Un’economia degli stakeholder, però ,può risultare anche dispendiosa e rigida. Nonostante le molte resistenze, infatti, è inevitabile che in futuro anche le imprese tedesche si orientino di più verso il profitto. Bisogna chiedersi fino a che punto si può spingere questo processo senza rischiare di perdere i vantaggi indubitabili della cultura degli stakeholder. Il problema è che per essere competitivi sul mercato globale il costo del lavoro deve essere conveniente. Questa è la seconda questione. Tredici mensilità di stipendio, le ferie, i giorni di malattia, la settimana corta e i costi diretti della rete di previdenza sociale rendono la vita difficile alle imprese tedesche. Ma questi diritti sono allo stesso tempo l’asse portante del benessere nazionale: in Germania è impossibile modificarli senza scatenare ondate di protesta. Per questo è necessaria innanzitutto una concezione chiara di come dovrà essere lo stato sociale in futuro e di come costruirlo senza distruggere tutto quello che sta a cuore a molti cittadini. Si tratta di un nuovo equilibrio tra prestazioni garantite ai singoli e obblighi verso la collettività. Per essere più precisi, per il welfare di domani sono importanti tre pilastri: dovrà essere statale, cioè le prestazioni dovranno essere pagate con le entrate fiscali; i diritti dovranno essere finanziati dai datori di lavoro e dai dipendenti; i contributi dovranno essere individuali e volontari. Il primo e il secondo di questi pilastri si ridurranno, mentre il terzo crescerà.
Molti intellettuali si sono occupati della società buona
Studiosi come Walter Lippmann, Robert Bellah e AmitaiEtzioni si sono concentrati sul concetto di comunità. Questo è il terzo tema centrale per la quadratura del cerchio. Si è parlato di valore borsistico anglosassone e di economia familiare italiana. In Germania l’asse portante della forza economica e sociale è la Gemeinde, il comune, in particolare le città piccole e di medie dimensioni. Ogni indebolimento della Gemeinde penalizza sia il benessere sia la solidarietà sociale. Oggi la globalizzazione sta riducendo la forza delle piccole comunità, al punto che molti hanno lanciato lo slogan “pensare globalmente, agire localmente”. Sarebbe molto rischioso, infatti, se continuassero le tendenze accentratrici di questi ultimi anni e se la capacità finanziaria dei comuni fosse ulteriormente indebolita. Purtroppo le comunità locali non hanno molti mezzi per difendersi: in Germania i Länder possono rivolgersi al Bundesrat (il senato federale), mentre i consigli comunali possono al massimo puntare sui parlamentari dei singoli collegi elettorali. Il nesso tra economia e comune è particolarmente evidente nel sistema bancario tedesco. Senza le banche cooperative e quelle comunali, la struttura decentrata dell’economia tedesca crollerebbe. Inoltrei comuni tedeschi possono puntare sulle casse di risparmio per molti progetti che in altri paesi sono faticosamente realizzati attraverso finanziamenti misti pubblici e privati.
Il volontariato
I comuni sono anche il luogo dove è più forte la presenza di quelle attività che possiamo definire volontarie. E questo è il quarto tema. Il cosiddetto terzo settore, o settore del volontariato, dovrà diventare, accanto allo stato e alle imprese private, un elemento centrale di una società ricca e allo stesso tempo buona. Gli esempi più efficaci del “comunitarismo” di Amitai Etzioni si trovano in quelle società dove i singoli sostituiscono lo stato nelle attività che l’amministrazione pubblica non può più sostenere. Come l’assistenza agli anziani malati. Il finanziamento delle ong attraverso lotterie o concerti ha raggiunto ovunque proporzioni notevoli. Il fatto che le persone donino volontariamente tempo e denaro sta diventando un elemento fondamentale della società buona. Anche qui vale la pena di accennare alle differenze culturali. Nelle società stataliste del continente europeo, soprattutto in Germania e in Francia, il terzo settore ha più difficoltà di quante ne incontra nelle vecchie società borghesi del mondo anglosassone. Spesso le grandi fondazioni finanziano le iniziative pubbliche insieme allo stato invece di agire per conto loro. Ma in questo campo stanno cambiando molte cose. E il punto di partenza sono ancora una volta le comunità locali: una garanzia contro la lacerazione del tessuto sociale è la partecipazione dei cittadini alle associazioni, dai vigili del fuoco volontari agli enti sportivi e di beneficenza. A causa delle difficoltà finanziarie, in futuro i governi saranno disposti più di prima a cedere determinati compiti ai privati. Quindi saranno utili al volontariato degli incentivi basati sulle agevolazioni fiscali. E, soprattutto, bisognerà evitare ogni eccesso di regolamentazione: il volontariato funziona meglio quando è un caos creativo fatto di organizzazioni piccole e grandi, ognuna con una finalità propria, anche se in contrasto tra loro. Le iniziative spontanee e volontarie ci portano – e questo è il quinto punto – al tema degli esclusi dalla società, che sta diventando particolarmente urgente nelle economie moderne. Oggi, in un’economia in crescita, non è più necessario includere tutti, né come lavoratori né come consumatori. Prima la diseguaglianza era un grande tema della riforma sociale, perché si partiva dal presupposto che tutti fossero necessari. Oggi la diseguaglianza è diventata relativamente sopportabile perché colpisce chi è meno integrato nel tessuto sociale. Chi fa parte del mercato del lavoro, della comunità politica, della società può spesso migliorare le sue condizioni con le proprie forze. Ci sono però molte persone che non ne fanno parte: disoccupati di lunga data che hanno perso l’accesso al mercato del lavoro, stranieri che non godono dei diritti politici. Ci sono fin troppe persone che non osano neanche entrare nei ristoranti o nei supermercati e vivono in disparte, ai margini, spesso di stenti. L’esclusione sociale può essere sopportabile per l’economia, ma non per la società. Una società che esclude non crede davvero nei suoi valori, cioè i diritti civili fondamentali per tutti. Una società di questo tipo non può meravigliarsi se altri – tra cui i suoi stessi membri, soprattutto i giovani – violano deliberatamente i valori condivisi. Non sono gli esclusi quelli che infrangono per primil e regole del diritto e dell’ordine: è la loro stessa esistenza la causa scatenante di queste infrazioni. Le diseguaglianze sociali del passato creavano quelle contraddizioni che si possono definire lotte di classe. Oggi l’esclusione sociale produce quella sensazione diffusa e fondata di non essere più al sicuro né per la strada né in casa propria. Chi vuole vivere in una società civile e in cui si rispettano le leggi dovrebbe volere l’inclusione di tutte le persone che vivono nel paese.
Nuovo autoritarismo
Una società ricca è caratterizzata da un alto reddito pro capite unito a una distribuzione della ricchezza che garantisce a tutti delle opportunità e alla maggior parte dei cittadini un tenore di vita decente. Una società buona, invece, è più difficile da definire: è complicato applicare categorie morali alle società. Si può pensare a una società che vive dell’iniziativa spontanea delle persone, che non esclude e in cui prevale una solidarietà sufficiente a non lasciare cadere nessuno, in linea di principio, attraverso le maglie della rete. Ma oltre alla società ricca e a quella buona, la quadratura del cerchio che abbiamo proposto è composta da un terzo elemento: la società libera. E’ proprio questo oggi il terreno più rischioso. Alcune società sono disposte a sacrificare le libertà politiche per raggiungere obiettivi economici e sociali. In questo modo si diffonde la convinzione che il cambiamento sia possibile solo limitando la libertà. Il pericolo di un nuovo autoritarismo è evidente. Questo fenomeno ha delle cause precise. I cambiamenti necessari per essere economicamente competitivi sono doloros ie non si può certo pretendere che l’elettorato li accetti passivamente. Così cresce la tentazione di sospendere in qualche modo il processo democratico, governando attraverso decreti o grandi coalizioni. Questa tendenza è rafforzata dalla difficoltà di trovare risposte democratiche a problemi evidenti. Non si potrebbero costringere i disoccupati a lavorare invece di sprecare il denaro dei contribuenti con i sussidi? Quando alcuni reati diventano più frequenti, non bisognerebbe stabilire pene più severe, soprattutto se a commetterli sono i giovani? La reazione inorridita dei progressisti non basta: chi vuole una società buona, oltre che libera, deve farsi venire in mente qualche idea. Il Partito laburista britannico si è rafforzato anche grazie al suo slogan Tough on crime, toug hon the causes of crime, duri con il crimine, duri con le cause del crimine. Bisogna varare provvedimenti duri contro i reati, ma combattere in modo altrettanto deciso le loro cause. Stare in guardia contro il nuovo autoritarismo è importante, perché non si presenta apertamente come una dittatura. Può consistere nello svuotamento strisciante dei diritti e delle libertà civili, e non necessariamente per opera di partiti estremisti, ma anche dei partiti dell’arco costituzionale. E probabilmente con il consenso dei cittadini.
La città pulita
Faccio solo un esempio. In un’intervista su un giornale ho letto: “Non è una città aperta, ma è pulita e non ci sono tossicodipendenti. Fino a non molto tempo fa era una colonia povera e sfruttata, dovesi soffriva la fame e c’erano malattie e altri problemi. Ora le persone sono tornate ad abitare in appartamenti di tre stanze, hanno un lavoro e le strade sono pulite”. E la libertà? “Al 90 per cento delle persone interessa più una vita migliore dal punto di vista materiale che il diritto di voto”. Non cerco polemiche spicciole, quindi non dirò di quale città si tratta. Né dirò chi è il magnate occidentale de imass media che l’ha elogiata in questo modo. L’esempio serve solo a evidenziare le tentazioni esercitate da un mondo ricco e socialmente controllato, ma senza libertà di parola e di associazione, senza elezioni e senza la garanzia dei diritti fondamentali. Il compito di cui stiamo parlando, quindi, non è affatto facile. Risolvere la paralisi del cambiamento senza ricorrere alla coercizione, competere sul mercato globale senza distruggere la solidarietà sociale: sono obiettivi a cui aspira in modo particolare chi ama la libertà. Forse non li raggiungeremo pienamente, ma dobbiamo fare del nostro meglio se vogliamo vivere in società ricche, buone e libere.
Gesù buon Pastore, che sempre guardi con simpatia i bambini e i giovani,
ti preghiamo per il nostro Oratorio: fa che sia come una famiglia unita, una comunità viva, un luogo di vera giovinezza per tutta la comunità cristiana.
Signore, donaci l'amore perchè in Oratorio crescano armonia, concordia, collaborazione, stima reciproca, sana gara nel bene.
Signore, donaci la pazienza perchè i ritardi, le infedeltà, le mancanze di ciascuno di noi non siano motivo di divisione ma impegno a crescere anche nella fatica.
Signore, donaci il rispetto per ogni persona che viene in Oratorio con le sue doti e i suoi difetti perchè nel profondo, ognuno cerca te.
Signore, donaci la speranza perchè il bene è ciò che rimane e tu sai moltiplicare, anche oggi, il poco che sappiamo fare.
Sostieni coloro che guidano e sono al servizio per il nostro Oratorio perchè non li sorprenda scoraggiamento e sfiducia.
Sostieni i sacerdoti perchè siano fermento, segno e vincolo di unità.
Maria, madre tua e nostra, interceda presso di Te che vivi con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli. Amen