Filippesi 1,4 ... e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia...
Bollettino Fides News del 16 maggio 2015
AFRICA/BURUNDI - I mezzi di informazione duramente colpiti durante il fallito golpe
Bujumbura (Agenzia Fides)-“Attaccare dei mezzi di informazione non è mai una soluzione, specialmente quando i cittadini hanno la necessità di sapere quello che sta accadendo attorno loro e coloro che hanno il potere hanno il dovere di ascoltare quello che il popolo sta dicendo” afferma Sue Valentine, coordinatrice del Programma Africa del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), in un comunicato inviato all’Agenzia Fides sulla crisi in Burundi. Secondo il CPJ almeno 5 radio private sono state attaccate, durate gli scontri tra dimostranti e polizia e il fallito tentato golpe dei giorni scorsi.
Il 14 maggio alcune persone non identificate hanno tirato delle granate nel compound che ospita le stazioni radio Bonesha FM, Renaissance Radio, Radio Isanganiro e Radio Publique Africaine (che a dispetto del nome è di proprietà privata), il cui direttore è stato costretto a fuggire all’esterno, perché, a suo dire, minacciato di morte.
La sede di quest’ultima emittente è stata bruciata dopo essere stata colpita da un razzo. Il 13 maggio era stata data alle fiamme la radio filo-governativo Rema FM. Tutte le radio colpite non sono in grado di trasmettere. Un fatto grave, sottolinea CPJ, perché solo l’1,3% della popolazione ha accesso a Internet. In Burundi la radio continua dunque a rimanere la principale fonte di informazione. Tra l’altro anche l’accesso ai social network attraverso gli smartphone è stato reso inaccessibili
Anche Iwacu, il giornale più diffuso, è stato costretto a sospendere le pubblicazioni, dopo aver ricevuto delle minacce. Come riportato da Fides(vedi Fides 15/5/2015), i militari fedeli al Presidente Pierre Nkurunziza e quelli golpisti, leali al generale Godefroid Niyombare, si sono battuti per il controllo della Radio Televisione Nazionale del Burundi, l’emittente di Stato, l’unica emittente in grado di coprire l’interno territorio nazionale. (L.M.) (Agenzia Fides 16/5/2015)
Il 14 maggio alcune persone non identificate hanno tirato delle granate nel compound che ospita le stazioni radio Bonesha FM, Renaissance Radio, Radio Isanganiro e Radio Publique Africaine (che a dispetto del nome è di proprietà privata), il cui direttore è stato costretto a fuggire all’esterno, perché, a suo dire, minacciato di morte.
La sede di quest’ultima emittente è stata bruciata dopo essere stata colpita da un razzo. Il 13 maggio era stata data alle fiamme la radio filo-governativo Rema FM. Tutte le radio colpite non sono in grado di trasmettere. Un fatto grave, sottolinea CPJ, perché solo l’1,3% della popolazione ha accesso a Internet. In Burundi la radio continua dunque a rimanere la principale fonte di informazione. Tra l’altro anche l’accesso ai social network attraverso gli smartphone è stato reso inaccessibili
Anche Iwacu, il giornale più diffuso, è stato costretto a sospendere le pubblicazioni, dopo aver ricevuto delle minacce. Come riportato da Fides(vedi Fides 15/5/2015), i militari fedeli al Presidente Pierre Nkurunziza e quelli golpisti, leali al generale Godefroid Niyombare, si sono battuti per il controllo della Radio Televisione Nazionale del Burundi, l’emittente di Stato, l’unica emittente in grado di coprire l’interno territorio nazionale. (L.M.) (Agenzia Fides 16/5/2015)
ASIA/INDIA - Cinque attacchi in cinque giorni ai cristiani del Madhya Pradesh
New Delhi (Agenzia Fides) – Nell’arco di cinque giorni, dal 10 al 15 maggio 2015, ci sono stati cinque attacchi contro i cristiani i loro luoghi di culto in Madhya Pradesh. Gli attacchi, condotti da gruppi fondamentalisti indù nell’area di Indore, sono avvenuti senza alcuna provocazione o motivo apparente, se non “l’odio verso i cristiani indifesi” e “l’obiettivo di terrorizzarli”, dice all’Agenzia Fides Sajan George, responsabile del “Global Council of Indian Christians” (GCIC).
George lancia un appello: “Dato che la situazione è tesa e le violenze rischiano di diffondersi a macchia d’olio, urge che lo stato prenda misure tempestive ed appropriate: è prioritario proteggere i diritti dei cristiani inermi in Madhya Pradesh e garantire giustizia”.
I cinque episodi censiti sono: il 10 maggio, il Pastore Ronald Emmanuel Sinclair, è stato fermato, contestato e percosso. Il 12 maggio un ostello per i bambini mentalmente disabili gestiti da suore agostiniane è stato attaccato da malfattori sconosciuti nel villaggio di Pipaldhar.
Tre chiese sono state attaccate a Indore l’11 e il 12 maggio da militanti che hanno cercato di devastarle e incendiarle. Secondo le prime indagini il gruppo responsabile è il “Sanskritik Jagran Manch”, noto come organizzazione induista radicale e violenta. (PA) (Agenzia Fides 16/5/2015)
George lancia un appello: “Dato che la situazione è tesa e le violenze rischiano di diffondersi a macchia d’olio, urge che lo stato prenda misure tempestive ed appropriate: è prioritario proteggere i diritti dei cristiani inermi in Madhya Pradesh e garantire giustizia”.
I cinque episodi censiti sono: il 10 maggio, il Pastore Ronald Emmanuel Sinclair, è stato fermato, contestato e percosso. Il 12 maggio un ostello per i bambini mentalmente disabili gestiti da suore agostiniane è stato attaccato da malfattori sconosciuti nel villaggio di Pipaldhar.
Tre chiese sono state attaccate a Indore l’11 e il 12 maggio da militanti che hanno cercato di devastarle e incendiarle. Secondo le prime indagini il gruppo responsabile è il “Sanskritik Jagran Manch”, noto come organizzazione induista radicale e violenta. (PA) (Agenzia Fides 16/5/2015)
ASIA/TERRA SANTA - Pax Christi International ricorda la “Nakba” a Betlemme
Betlemme (Agenzia Fides) – I 160 partecipanti all'Assemblea internazionale di Pax Christi in corso in Terra Santa hanno dato vita la sera di giovedì 14 maggio a una veglia per commemorare i 67 anni dalla Nakba, l'esodo forzato della popolazione araba palestinese durante la guerra arabo-israeliana del 1948, seguita alla fondazione dello Stato d'Israele. Alla veglia, iniziata sulla piazza della Mangiatoia, si sono uniti anche rappresentanti e membri di organizzazioni umanitarie e educative palestinesi. Durante la veglia sono stati ricordati i nomi dei villaggi palestinesi rimasti deserti dopo la fuga di massa.
Furono più di 700mila i palestinesi che lasciarono città e villaggi durante la Nakba, espressione che in arabo significa “catastrofe”. La disputa sul destino di quei profughi palestinesi e sul “diritto al ritorno” dei loro discendenti rimane al centro del nodo conflittuale arabo-israeliano.
Il Segretario generale di Pax Christi International, Josè Henriquez, non ha potuto partecipare alla veglia di Betlemme perchè le autorità israeliane non gli hanno concesso di entrare in Israele dal confine con la Giordania. Pax Christi International ha diffuso un comunicato in cui si manifesta “profondo dispiacere” per la decisione operata dalle autorità israeliane, esprimendo pieno sostegno al proprio Segretario generale. “Conoscendolo come un uomo integro” si legge nel comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides “non riusciamo a immaginare nessuna ragione capace di giustificare il rifiuto opposto al suo ingresso” (GV) (Agenzia Fides 16/5/2015).
Furono più di 700mila i palestinesi che lasciarono città e villaggi durante la Nakba, espressione che in arabo significa “catastrofe”. La disputa sul destino di quei profughi palestinesi e sul “diritto al ritorno” dei loro discendenti rimane al centro del nodo conflittuale arabo-israeliano.
Il Segretario generale di Pax Christi International, Josè Henriquez, non ha potuto partecipare alla veglia di Betlemme perchè le autorità israeliane non gli hanno concesso di entrare in Israele dal confine con la Giordania. Pax Christi International ha diffuso un comunicato in cui si manifesta “profondo dispiacere” per la decisione operata dalle autorità israeliane, esprimendo pieno sostegno al proprio Segretario generale. “Conoscendolo come un uomo integro” si legge nel comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides “non riusciamo a immaginare nessuna ragione capace di giustificare il rifiuto opposto al suo ingresso” (GV) (Agenzia Fides 16/5/2015).
AMERICA/CILE - Morti due studenti durante le proteste; la Chiesa lancia un appello alla non violenza
Valparaiso (Agenzia Fides) – Una ferma condanna e un appello a riflettere sulla gravità di quanto è accaduto è stata espressa dalla Chiesa cattolica in seguito all'uccisione degli studenti Exequiel Borvarán Salinas (18) e Diego Guzman Farias (24), il 14 maggio durante una marcia di protesta a Valparaiso.
“È una vera tragedia” afferma il Cardinale Ricardo Ezzati, Presidente della Conferenza Episcopale del Cile in una nota inviata a Fides da Santo Domingo (Repubblica Dominicana), dove partecipa all'Assemblea generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM). “Esprimo anche la mia ferma condanna per l'episodio di violenza" ha detto l'Arcivescovo di Santiago che ha poi chiesto “il dono della pace”.
Secondo notizie raccolte da Fides durante una protesta degli studenti, che si svolgeva a Valparaíso, due ragazzi sono stati uccisi mentre stavano disegnando dei graffiti su un muro. È stato accusato dell’omicidio un altro ragazzo di 22 anni, proprietario dell’edifico su cui i ragazzi stavano scrivendo.
Il 14 maggio si sono tenute proteste in tutto paese che hanno portato in piazza centinaia di studenti per chiedere la riforma del sistema scolastico. I manifestanti chiedono che il governo porti a termine le riforme promesse al sistema educativo. (Vedi Fides 29/01/2015, 19/11/2014) Il movimento studentesco cileno chiede una riforma della scuola dal 2011. Attualmente nel paese solo la scuola elementare è gratuita, tutti gli altri gradi di istruzione sono finanziati da risorse pubbliche solo al 25 per cento. Per questo la maggior parte degli studenti deve chiedere prestiti e indebitarsi per portare al termine gli studi e frequentare l’università.
(CE) (Agenzia Fides, 16/05/2015)
“È una vera tragedia” afferma il Cardinale Ricardo Ezzati, Presidente della Conferenza Episcopale del Cile in una nota inviata a Fides da Santo Domingo (Repubblica Dominicana), dove partecipa all'Assemblea generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM). “Esprimo anche la mia ferma condanna per l'episodio di violenza" ha detto l'Arcivescovo di Santiago che ha poi chiesto “il dono della pace”.
Secondo notizie raccolte da Fides durante una protesta degli studenti, che si svolgeva a Valparaíso, due ragazzi sono stati uccisi mentre stavano disegnando dei graffiti su un muro. È stato accusato dell’omicidio un altro ragazzo di 22 anni, proprietario dell’edifico su cui i ragazzi stavano scrivendo.
Il 14 maggio si sono tenute proteste in tutto paese che hanno portato in piazza centinaia di studenti per chiedere la riforma del sistema scolastico. I manifestanti chiedono che il governo porti a termine le riforme promesse al sistema educativo. (Vedi Fides 29/01/2015, 19/11/2014) Il movimento studentesco cileno chiede una riforma della scuola dal 2011. Attualmente nel paese solo la scuola elementare è gratuita, tutti gli altri gradi di istruzione sono finanziati da risorse pubbliche solo al 25 per cento. Per questo la maggior parte degli studenti deve chiedere prestiti e indebitarsi per portare al termine gli studi e frequentare l’università.
(CE) (Agenzia Fides, 16/05/2015)
AMERICA - “Vivere una conversione missionaria come chiesa in uscita”; messaggio della XXXV Assemblea Generale del CELAM
Santo Domingo (Agenzia Fides) – La traduzione del Nuovo Testamento della "Bibbia della Chiesa in America" (BIA), la creazione della rete ecclesiale Pan-Amazzonia (REPAM) per rispondere efficacemente alle sfide dell'Amazzonia, la "fruttuosa esperienza missionaria che ha sollevato la V Conferenza dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi ad Aparecida", sono i principali temi del messaggio finale della XXXV Assemblea Generale Ordinaria del CELAM.
Firmato dal nuovo presidente del CELAM, il cardinale Rubén Salazar Gómez, il documento riassume in 10 punti l'impegno della chiesa latinoamericana per il periodo 2015-2019.
Il messaggio ribadisce infine lo spirito missionario della Chiesa perché afferma che si continua l'impegno della Missione Continentale: "inviteremo tutte le chiese locali a vivere una vera e propria conversione missionaria, insistendo sull'esempio di Papa Francesco riguardo a una Chiesa in uscita".
(CE) (Agenzia Fides, 16/05/2015)
Firmato dal nuovo presidente del CELAM, il cardinale Rubén Salazar Gómez, il documento riassume in 10 punti l'impegno della chiesa latinoamericana per il periodo 2015-2019.
Il messaggio ribadisce infine lo spirito missionario della Chiesa perché afferma che si continua l'impegno della Missione Continentale: "inviteremo tutte le chiese locali a vivere una vera e propria conversione missionaria, insistendo sull'esempio di Papa Francesco riguardo a una Chiesa in uscita".
(CE) (Agenzia Fides, 16/05/2015)
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Canonizzazione di suor Maria di Gesù Crocifisso e di Marie Alphonsine.
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Ascensione, fra cielo e Terra
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Bollettino Fides News del 12 maggio 2015
AFRICA/COSTA D’AVORIO - I Vescovi esortano a “lavorare per la riconciliazione in vista delle elezioni”
Abidjan (Agenzia Fides) - Disarmo, riconciliazione degli animi, verità sul recente passato della Costa d’Avorio, giustizia equa, perdono, dialogo tra gli avversari politici e all’interno degli stessi partiti. Sono alcune delle indicazioni offerte dai Vescovi ivoriani nel messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea, che si è conclusa il 10 maggio, in vista delle elezioni presidenziali di ottobre.
Nel loro messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi riconoscono i progressi effettuati dalla Costa d’Avorio in questi pochi anni trascorsi dalla fine della guerra civile, nel 2011. “Dopo la crisi nata dalle ultime elezioni, le nuove autorità del Paese, coscienti della frattura sociale, hanno optato per la riconciliazione dei figli e delle figlie del Paese”. Una politica che si è tradotta nella costituzione della Commissione Dialogo, Verità e Riconciliazione (CDVR), nell’avvio del disarmo e nell’inserimento nella società civile degli ex combattenti, e nel rientro dei profughi.
“Malgrado tutte questa azioni condotte in così poco tempo, si deve però costatare che molto rimane da fare” afferma il messaggio. In particolare la CDVR “è arrivata al termine del suo mandato senza aver superato la sfida della riconciliazione. È vero che i rancori, le tensioni, le frustrazioni, i traumi e la pratica della manipolazione etnica sono ancora presenti nel nostro Paese”.
“D'altra parte - continuano i Vescovi - il fronte sociale in ebollizione ci inquieta”. Per questo la Conferenza Episcopale incoraggia tutti a “creare le condizioni di una vera riconciliazione”.
Tra le indicazioni offerte dai Vescovi, si chiede ai giovani di essere vigilanti per non farsi strumentalizzare dai politici e ai giornalisti di evitare di “scrivere articoli incendiari che possono compromettere la fragile pace”. (L.M.) (Agenzia Fides 12/5/2015)
Nel loro messaggio, pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi riconoscono i progressi effettuati dalla Costa d’Avorio in questi pochi anni trascorsi dalla fine della guerra civile, nel 2011. “Dopo la crisi nata dalle ultime elezioni, le nuove autorità del Paese, coscienti della frattura sociale, hanno optato per la riconciliazione dei figli e delle figlie del Paese”. Una politica che si è tradotta nella costituzione della Commissione Dialogo, Verità e Riconciliazione (CDVR), nell’avvio del disarmo e nell’inserimento nella società civile degli ex combattenti, e nel rientro dei profughi.
“Malgrado tutte questa azioni condotte in così poco tempo, si deve però costatare che molto rimane da fare” afferma il messaggio. In particolare la CDVR “è arrivata al termine del suo mandato senza aver superato la sfida della riconciliazione. È vero che i rancori, le tensioni, le frustrazioni, i traumi e la pratica della manipolazione etnica sono ancora presenti nel nostro Paese”.
“D'altra parte - continuano i Vescovi - il fronte sociale in ebollizione ci inquieta”. Per questo la Conferenza Episcopale incoraggia tutti a “creare le condizioni di una vera riconciliazione”.
Tra le indicazioni offerte dai Vescovi, si chiede ai giovani di essere vigilanti per non farsi strumentalizzare dai politici e ai giornalisti di evitare di “scrivere articoli incendiari che possono compromettere la fragile pace”. (L.M.) (Agenzia Fides 12/5/2015)
AFRICA/GHANA - “Giovani, rimanete in Africa, l’Europa non garantisce conforti e piaceri”: appello dei leader cristiani
Accra (Agenzia Fides) - “Siamo rattristati dalle notizie di così tanti migranti africani che periscono nei deserti dell’Africa settentrionale e nel Mediterraneo e facciamo appello agli Stati e ai governi africani perchè adottino delle misure preventive per frenare questa minaccia. Chiediamo con forza ai governi africani di fare tutto quello che possono per creare le necessarie condizioni socio-economiche e politiche e le opportunità di impiego per la nostra brulicante gioventù disoccupata. Incoraggiamo i giovani africani a rimanere nel loro Paese natale e a lavorare duramente per guadagnare il proprio pane quotidiano. Non devono credere che l’Europa e altri posti al di fuori dell’Africa garantiscano automaticamente conforti e piaceri”. Lo scrivono, in un messaggio congiunto, la Conferenza Episcopale del Ghana e il Christian Council of Ghana (CCG), al termine del loro incontro.
I leader cristiani del Ghana, nel testo pervenuto a Fides, si dichiarano “sorpresi dalla notizia che il Ghana è di fronte al rischio reale di cadere nella categoria dei Paesi altamente indebitati in difficoltà (High Debt Distress Countries, HDDC) del Fondo Monetario Internazionale sulla base dei prestiti eccessivi accesi dal Ghana, che sono stimati a circa 76 miliardi di Ghana Cedis (17.542 miliardi di Euro), a dicembre dello scorso anno”.
Quindi i leader cristiani scrivono: “facciamo appello al governo perché faccia tutto quello che può per salvare l’economia del nostro Paese”, affinché non ripiombi nella categoria degli HDDC, dalla quale era uscito da poco. Infine esprimono la speranza che gli emendamenti alle legge sulle entrate petrolifere porteranno maggiori benefici ai cittadini del Paese. (L.M.) (Agenzia Fides 12/5/2015)
I leader cristiani del Ghana, nel testo pervenuto a Fides, si dichiarano “sorpresi dalla notizia che il Ghana è di fronte al rischio reale di cadere nella categoria dei Paesi altamente indebitati in difficoltà (High Debt Distress Countries, HDDC) del Fondo Monetario Internazionale sulla base dei prestiti eccessivi accesi dal Ghana, che sono stimati a circa 76 miliardi di Ghana Cedis (17.542 miliardi di Euro), a dicembre dello scorso anno”.
Quindi i leader cristiani scrivono: “facciamo appello al governo perché faccia tutto quello che può per salvare l’economia del nostro Paese”, affinché non ripiombi nella categoria degli HDDC, dalla quale era uscito da poco. Infine esprimono la speranza che gli emendamenti alle legge sulle entrate petrolifere porteranno maggiori benefici ai cittadini del Paese. (L.M.) (Agenzia Fides 12/5/2015)
AFRICA/EGITTO - Commenti positivi e polemiche sul caso dei cristiani etiopi liberati in Libia con l'intervento egiziano
Il Cairo (Agenzia Fides) – Il caso recente di 27 cristiani etiopi rapiti in Libia e liberati grazie al coinvolgimento decisivo degli apparati egiziani sta suscitando valutazioni positive intorno all'impegno profuso dal governo egiziano nell'operazione. Giovedì 7 maggio, è stato lo stesso Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ad accogliere all'aeroporto del Cairo i 24 etiopi liberati dopo che erano caduti nelle mani di gruppi jihadisti operanti in territorio libico. I media egiziani hanno confermato il coinvolgimento diretto degli apparati militari e di intelligence egiziana nella liberazione degli ostaggi, senza fornire dettagli sulle modalità dell'operazione e il livello dell'implicazione egiziana.
Il Presidente al-Sisi, durante l'accoglienza dei sequestrati liberati, si è limitato a dire che gli apparati egiziani “hanno fatto ogni sforzo” per “liberare e proteggere i nostri fratelli etiopi”. L'efficacia dell'intervento egiziano è stata apprezzata ed esaltata da commentatori e politici etiopi. Il Primo Ministro etiope Hailemariam Desalegn ha telefonato ad al-Sisi, esprimendogli riconoscenza per tutte le decisioni che mirano a “assicurare stabilità all'Egitto e ai Paesi arabi e africani la cui sicurezza legata a quella del Mar Rosso”. Mentre il professore e opinion maker Alemayehu G.Mariam ha pubblicamente polemizzato con le autorità etiopiche per lo scarso impegno adoperato nella tutela degli etiopi esposti in Libia alle violenze delle bande armate. (GV (Agenzia Fides 12/5/2015).
Il Presidente al-Sisi, durante l'accoglienza dei sequestrati liberati, si è limitato a dire che gli apparati egiziani “hanno fatto ogni sforzo” per “liberare e proteggere i nostri fratelli etiopi”. L'efficacia dell'intervento egiziano è stata apprezzata ed esaltata da commentatori e politici etiopi. Il Primo Ministro etiope Hailemariam Desalegn ha telefonato ad al-Sisi, esprimendogli riconoscenza per tutte le decisioni che mirano a “assicurare stabilità all'Egitto e ai Paesi arabi e africani la cui sicurezza legata a quella del Mar Rosso”. Mentre il professore e opinion maker Alemayehu G.Mariam ha pubblicamente polemizzato con le autorità etiopiche per lo scarso impegno adoperato nella tutela degli etiopi esposti in Libia alle violenze delle bande armate. (GV (Agenzia Fides 12/5/2015).
ASIA/LAOS - Il Vicario di Paksè: “Speriamo in un’unica celebrazione per i 17 martiri laotiani”
Paksè (Agenzia Fides) – “Siamo molto felici per il riconoscimento del martirio di padre Mario Borzaga, giovane missionario degli Oblati di Maria Immacolata, e del catechista laotiano Paul. Aspettiamo con trepidazione il buon esito anche della seconda causa di beatificazione, tuttora aperta, che riguarda altri 15 martiri, tra missionari e laici laotiani”: lo dice in un colloquio con l’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, Vicario Apostolico di Paksé, nel Sud del Laos, e responsabile dell’Ufficio dei martiri nella Conferenza episcopale di Laos e Cambogia (CELAC).
Il Vicario è appena rientrato in Laos da Phnom Penh: nella capitale cambogiana si è tenuta l’assemblea della Conferenza episcopale cui hanno preso parte i quattro Vescovi laotiani. Durante l’incontro è giunta da Roma la notizia del decreto di ricoscimento della Santa Sede del martirio di Borzaga e Paul, che ha generato “gioia, soddisfazione e speranza”, rimarca. “L’esperienza dell’incontro è sempre proficua, molto preziosa per noi Vescovi del Laos. Abbiamo condiviso questa bella notizia per la nostra Chiesa. Stiamo crescendo nella condivisione e nella collaborazione tra Vescovi” racconta il Vicario.
Sui martiri dice: “Vorremmo celebrarli tutti insieme. Tutti e 17 appartengono al Vicariato di Luang Prabang. Non sappiamo ancora come, dove e quando potremo celebrare la santa Messa di beatificazione. Certo sarà un evento di grande testimonianza cristiana che coinvolgerà tutta la Chiesa in Laos. Speriamo in un’unica celebrazione da tenersi in Laos. Desideriamo farla in Laos: sarebbe molto significativo per il piccolo gregge della nostra Chiesa. E credo potremo averne la possibilità, anche concordandola con le autorità civili”.
Il Vescovo riferisce come la Chiesa locale, pur vivendo in condizioni a tratti difficili, continua nel suo lavoro pastorale, confidando nell’aiuto della Provvidenza: e questo riconoscimento del martirio “è proprio un dono di Dio per la piccola Chiesa laotiana”, rimarca. (PA) (Agenzia Fides 12/5/2015)
Il Vicario è appena rientrato in Laos da Phnom Penh: nella capitale cambogiana si è tenuta l’assemblea della Conferenza episcopale cui hanno preso parte i quattro Vescovi laotiani. Durante l’incontro è giunta da Roma la notizia del decreto di ricoscimento della Santa Sede del martirio di Borzaga e Paul, che ha generato “gioia, soddisfazione e speranza”, rimarca. “L’esperienza dell’incontro è sempre proficua, molto preziosa per noi Vescovi del Laos. Abbiamo condiviso questa bella notizia per la nostra Chiesa. Stiamo crescendo nella condivisione e nella collaborazione tra Vescovi” racconta il Vicario.
Sui martiri dice: “Vorremmo celebrarli tutti insieme. Tutti e 17 appartengono al Vicariato di Luang Prabang. Non sappiamo ancora come, dove e quando potremo celebrare la santa Messa di beatificazione. Certo sarà un evento di grande testimonianza cristiana che coinvolgerà tutta la Chiesa in Laos. Speriamo in un’unica celebrazione da tenersi in Laos. Desideriamo farla in Laos: sarebbe molto significativo per il piccolo gregge della nostra Chiesa. E credo potremo averne la possibilità, anche concordandola con le autorità civili”.
Il Vescovo riferisce come la Chiesa locale, pur vivendo in condizioni a tratti difficili, continua nel suo lavoro pastorale, confidando nell’aiuto della Provvidenza: e questo riconoscimento del martirio “è proprio un dono di Dio per la piccola Chiesa laotiana”, rimarca. (PA) (Agenzia Fides 12/5/2015)
ASIA/INDIA - Villaggio attaccato dagli estremisti indù: cristiani in fuga
Guwahati (Agenzia Fides) – I cristiani sono fuggiti da un villaggio nello stato di Assam, nel Nordest dell'India, dopo l’attacco di circa cento estremisti indù che hanno ferito 18 fedeli, tre dei quali gravemente. Tra i feriti gravi vi è una bambina di sette anni. I militanti, armati di spade, bastoni e pietre hanno attaccato nei giorni scorsi i cristiani nel villaggio di Amtola, nel distretto di Golpara.
“In questo momento non ci sono cristiani nel villaggio, tutti sono fuggiti” ha detto il Rev. David Boro, che si trova a Guwahati, capitale dello stato. “Le famiglie cristiane ora sono al sicuro, i feriti sono in ospedale”. Gli estremisti, prosegue “non accontentandosi dell’aggressione, hanno distrutto le abitazioni di queste famiglie cristiane”.
I fedeli sono preoccupati soprattutto per una bambina di sette anni, Pranita Rabha, che ha subito gravi lesioni al torace e al cranio, e che ora si trova in ospedale a Guwahati. “Gli aggressori non hanno risparmiato donne e bambini: li hanno picchiati senza pietà” riferiscono i fedeli.
Le ostilità contro i cristiani di una comunità protestante locale sono iniziate l'anno scorso e dal dicembre 2014 gli episodi di violenza contro i cristiani del villaggio sono stati cinque. Secondo i primi riscontri, gli anziani del villaggio hanno istigato i militanti indù contro i fedeli.
Secondo il rev. Vijayesh Lal, della “Evangelical Fellowship of India”, “la brutalità dell'incidente è stata scioccante. Il modo in cui i bambini sono stati malmenati mostra un alto livello di odio”. I cristiani nello stato di Assam sono circa il 3% della popolazione, a maggioranza tribale. (PA) (Agenzia Fides 12/5/2015)
“In questo momento non ci sono cristiani nel villaggio, tutti sono fuggiti” ha detto il Rev. David Boro, che si trova a Guwahati, capitale dello stato. “Le famiglie cristiane ora sono al sicuro, i feriti sono in ospedale”. Gli estremisti, prosegue “non accontentandosi dell’aggressione, hanno distrutto le abitazioni di queste famiglie cristiane”.
I fedeli sono preoccupati soprattutto per una bambina di sette anni, Pranita Rabha, che ha subito gravi lesioni al torace e al cranio, e che ora si trova in ospedale a Guwahati. “Gli aggressori non hanno risparmiato donne e bambini: li hanno picchiati senza pietà” riferiscono i fedeli.
Le ostilità contro i cristiani di una comunità protestante locale sono iniziate l'anno scorso e dal dicembre 2014 gli episodi di violenza contro i cristiani del villaggio sono stati cinque. Secondo i primi riscontri, gli anziani del villaggio hanno istigato i militanti indù contro i fedeli.
Secondo il rev. Vijayesh Lal, della “Evangelical Fellowship of India”, “la brutalità dell'incidente è stata scioccante. Il modo in cui i bambini sono stati malmenati mostra un alto livello di odio”. I cristiani nello stato di Assam sono circa il 3% della popolazione, a maggioranza tribale. (PA) (Agenzia Fides 12/5/2015)
ASIA/NEPAL - Distribuzione degli aiuti ai terremotati nelle zone più lontane
Kathmandu (Agenzia Fides) – La disorganizzazione nella distribuzione degli aiuti alle popolazioni gravemente colpite dal terremoto che vivono nelle zone più remote del Nepal, continua ad alimentare lo spirito di cooperazione di tanti che da ogni parte del mondo si sono messi in viaggio con l’unico obiettivo di aiutare questi fratelli abbandonati. Tra questi, alcuni cooperanti della ong Perigeo onlus sono partiti dall’Italia per una prima ricognizione degli aiuti necessari e della reale situazione di emergenza (vedi http://fidesorg.blogspot.it/ 2015/05/progetto-amici-dal- mondo-nepal.html).
“Arrivati a Kathmandu sabato 9 maggio, abbiamo trovato ritmi di vita ‘normali’ ma una grande disorganizzazione per la distribuzione degli aiuti e la localizzazione delle zone colpite” racconta all’Agenzia Fides il direttore strategico di Perigeo, Gianluca Frinchillucci, in viaggio con il suo collaboratore nepalese Samman Khatewoda. “La capitale del Paese è ‘viva’, continua, la gente è coinvolta e impegnatissima a collaborare, purtroppo la parte storica è andata completamente distrutta. Dopo una prima ricognizione, insieme a due nepalesi esperti conoscitori della zona e a due volontarie aggregatesi al team, giunte da Australia e America, abbiamo deciso di raggiungere il piccolo villaggio di Darme, a 5 ore di distanza da Kathmandu, nella valle del Trisuli” racconta Frinchillucci.
“Attraverso strade a dir poco dissestate, con un furgone abbiamo raggiunto Darme, popolato da un centinaio di abitanti ma andato completamente distrutto. Grazie alle indicazione di un rappresentante del piccolo villaggio abbiamo avuto una lista delle priorità e così abbiamo comprato acqua, teli, tende, riso, medicinali. A Baneshwor poi abbiamo visitato una scuola per bambini disabili per fortuna tutti sopravvissuti ma terrorizzati dalla grande distruzione che regna intorno a loro. Siamo riusciti a distribuire anche a loro tende per riparo” aggiunge il direttore strategico di Perigeo. Sulla strada di ritorno dal villaggio, a 18 km di distanza, il gruppo ha sostato a Nuwakot Durbar, sito storico in cui sorge il palazzo che fu dimora per circa venti anni del primo Re del Nepal, Prithvi Narayan Shah che nel 1768 unificò il Paese. Il terremoto ha lasciato evidenti segni anche sulla maestosa residenza del Re. (AP) (12/5/2015 Agenzia Fides)
“Arrivati a Kathmandu sabato 9 maggio, abbiamo trovato ritmi di vita ‘normali’ ma una grande disorganizzazione per la distribuzione degli aiuti e la localizzazione delle zone colpite” racconta all’Agenzia Fides il direttore strategico di Perigeo, Gianluca Frinchillucci, in viaggio con il suo collaboratore nepalese Samman Khatewoda. “La capitale del Paese è ‘viva’, continua, la gente è coinvolta e impegnatissima a collaborare, purtroppo la parte storica è andata completamente distrutta. Dopo una prima ricognizione, insieme a due nepalesi esperti conoscitori della zona e a due volontarie aggregatesi al team, giunte da Australia e America, abbiamo deciso di raggiungere il piccolo villaggio di Darme, a 5 ore di distanza da Kathmandu, nella valle del Trisuli” racconta Frinchillucci.
“Attraverso strade a dir poco dissestate, con un furgone abbiamo raggiunto Darme, popolato da un centinaio di abitanti ma andato completamente distrutto. Grazie alle indicazione di un rappresentante del piccolo villaggio abbiamo avuto una lista delle priorità e così abbiamo comprato acqua, teli, tende, riso, medicinali. A Baneshwor poi abbiamo visitato una scuola per bambini disabili per fortuna tutti sopravvissuti ma terrorizzati dalla grande distruzione che regna intorno a loro. Siamo riusciti a distribuire anche a loro tende per riparo” aggiunge il direttore strategico di Perigeo. Sulla strada di ritorno dal villaggio, a 18 km di distanza, il gruppo ha sostato a Nuwakot Durbar, sito storico in cui sorge il palazzo che fu dimora per circa venti anni del primo Re del Nepal, Prithvi Narayan Shah che nel 1768 unificò il Paese. Il terremoto ha lasciato evidenti segni anche sulla maestosa residenza del Re. (AP) (12/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/LIBANO - Partiti dei due blocchi sottoscrivono un documento di “Partenariato nazionale” proposto dalla Lega Maronita
Beirut (Agenzia Fides) - Otto Partiti libanesi, legati ad ambedue i blocchi che da anni dominano la scena politica nazionale e la paralizzano con le loro contrapposizioni, hanno accettato di sottoscrivere un documento intitolato “Partenariato nazionale per rafforzare lo stato e contrastare il terrorismo” predisposto e proposto su iniziativa della Commissione politica della Lega Maronita come base per rilanciare il dialogo politico e riattivare le istituzioni paralizzate dalle contrapposizioni e dei veti reciproci. Tra i sottoscrittori del documento figurano anche i rappresentanti del Partito sciita Hezbollah, quelli delle Forze Libanesi, del Partito Futuro e della Corrente Patriottica Libera. Il documento è stato presentato la sera di sabato 9 maggio in una conferenza organizzata all'Hotel Metropolitan di Beirut, dove gli intervenuti hanno anche riferito che il testo verrà presto sottoposto all'attenzione del Patriarca maronita Bechara Boutros Rai.
“Noi, rappresentanti dei Partiti politici citati” si legge nel testo del documento, pervenuto all'Agenzia Fides “affermiamo la nostra appartenenza a un Libano unito e pluralista, e ribadiamo la nostra adesione al partenariato previsto nel documento di intesa nazionale (…) e al rispetto reciproco tra i cittadini, qualsiasi siano le loro differenze religiose, culturali e politiche”. La condivisione di questo terreno comune – sottolinea il documento - “è la via giusta per proteggere il Libano dall'ondata di estremismo e di fanatismo violento che deforma le religioni e colpisce certi Paesi e società, tra cui alcune società arabe”. Nell'incontro, il ministro della Cultura Rony Araigi, rappresentante del Movimento al-Marada, ha fatto riferimento a difficoltà e sofferenze patite in Medioriente dai cristiani, indicandoli come le prime vittime del “caos creativo” perseguito da potenze globali e regionali per ridisegnare a proprio vantaggio gli scenari e i rapporti di forza nell'area m ediorientale. (GV) (Agenzia Fides 12/5/2015).
“Noi, rappresentanti dei Partiti politici citati” si legge nel testo del documento, pervenuto all'Agenzia Fides “affermiamo la nostra appartenenza a un Libano unito e pluralista, e ribadiamo la nostra adesione al partenariato previsto nel documento di intesa nazionale (…) e al rispetto reciproco tra i cittadini, qualsiasi siano le loro differenze religiose, culturali e politiche”. La condivisione di questo terreno comune – sottolinea il documento - “è la via giusta per proteggere il Libano dall'ondata di estremismo e di fanatismo violento che deforma le religioni e colpisce certi Paesi e società, tra cui alcune società arabe”. Nell'incontro, il ministro della Cultura Rony Araigi, rappresentante del Movimento al-Marada, ha fatto riferimento a difficoltà e sofferenze patite in Medioriente dai cristiani, indicandoli come le prime vittime del “caos creativo” perseguito da potenze globali e regionali per ridisegnare a proprio vantaggio gli scenari e i rapporti di forza nell'area m ediorientale. (GV) (Agenzia Fides 12/5/2015).
AMERICA/STATI UNITI - Il sistema migratorio è diventato una “industria disumana” denunciano i Vescovi
Washington (Agenzia Fides) – La Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) ha denunciato attraverso un rapporto appena pubblicato, che il sistema dei centri di detenzione degli immigrati negli Stati Uniti è diventato una "industria disumana", e ha chiesto ampie e urgenti riforme. Dal 1994 al 2013 si è passati da una popolazione media giornaliera di detenuti pari a 6.785 immigrati irregolari a 34.260, per un totale rispettivamente di 85.000 e 440.000 detenuti all’anno.
"E' il momento per la nostra nazione di riformare questo sistema disumano, che detiene inutilmente la gente, particolarmente le persone vulnerabili che non sono una minaccia" ha detto nella presentazione del rapporto il Vescovo ausiliare di Seattle, Sua Ecc. Mons. Eusebio Elizondo, che è Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni.
Lo studio della USCCB mostra che la crescita dei centri di detenzione ha provocato un sistema che crea "disallineamenti, famiglie spezzate, violazioni dei diritti umani, petizioni legali abbandonate e minor prestigio nazionale". "Per molti aspetti, i detenuti immigrati sono trattati meno bene in confronto agli imputati criminali" conclude la relazione intitolata “Unlocking Human Dignity: A Plan to Transform the U.S. Immigrant Detention System”.
Secondo le norme del Department of Homeland Security (DHS), i detenuti immigrati non vengono rilasciati neanche quando c'è la possibilità di porli sotto stretta sorveglianza, si legge nel rapporto.
(CE) (Agenzia Fides, 12/05/2015)
"E' il momento per la nostra nazione di riformare questo sistema disumano, che detiene inutilmente la gente, particolarmente le persone vulnerabili che non sono una minaccia" ha detto nella presentazione del rapporto il Vescovo ausiliare di Seattle, Sua Ecc. Mons. Eusebio Elizondo, che è Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni.
Lo studio della USCCB mostra che la crescita dei centri di detenzione ha provocato un sistema che crea "disallineamenti, famiglie spezzate, violazioni dei diritti umani, petizioni legali abbandonate e minor prestigio nazionale". "Per molti aspetti, i detenuti immigrati sono trattati meno bene in confronto agli imputati criminali" conclude la relazione intitolata “Unlocking Human Dignity: A Plan to Transform the U.S. Immigrant Detention System”.
Secondo le norme del Department of Homeland Security (DHS), i detenuti immigrati non vengono rilasciati neanche quando c'è la possibilità di porli sotto stretta sorveglianza, si legge nel rapporto.
(CE) (Agenzia Fides, 12/05/2015)
Links:
Il rapporto integrale della USCCB:
http://www.usccb.org/about/ migration-and-refugee- services/upload/unlocking- human-dignity.pdf
Il rapporto integrale della USCCB:
http://www.usccb.org/about/
AMERICA/PERU’ - I Vescovi chiedono azione urgente e dialogo, “mai più violenza” per il caso Tia Maria
Lima (Agenzia Fides) – Sono ormai trascorsi 50 giorni da quando sono iniziate le proteste a Islay, paese vicino ad Arequipa, circa 800 km a sud della capitale peruviana, contro il progetto di estrazione della Southern Copper, e governo e manifestanti non riescono a raggiungere un accordo, anzi, ci sono stati altri scontri con vittime e feriti. “Le proteste contro il progetto minerario ‘Tia Maria’ continuano!" gridano i rappresentanti del gruppo che manifesta e gli abitanti di Islay, zona militarizzata dallo scorso fine settimana.
Di fronte a questa situazione, la Conferenza Episcopale Peruviana chiede “una profonda riflessione che porti ad un’azione urgente in difesa della vita, della costruzione della pace e della giustizia”. Nel documento, pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi affermano: “Siamo consapevoli dell’importanza di un progetto come quello di Tía María, perché implica investimenti di alto livello per l’economia della regione, con la conseguente creazione di posti di lavoro, opere di infrastrutture, insieme al contributo alle risorse pubbliche e quindi a favore della qualità della vita”.
Dal momento che per la maggior parte la zona è agricola, i Vescovi ribadiscono che “l’agricoltura va protetta, perché aiuta l’alimentazione, migliora l’economia delle famiglie”. Come tutti sanno, per favorire le coltivazioni “è necessario tutelare le acque, sia di superficie che del sottosuolo, insieme alla qualità dell’aria e della terra, elementi essenziali per raggiungere i necessari livelli di produttività”. Quindi "è assolutamente necessario il dialogo, con la buona volontà di tutte le parti in causa, che devono partecipare al ristabilimento della pace” concludono i Vescovi, esortando ““Mai più vittime! Mai più violenza!".
Il conflitto denominato "Tia Maria" si trascina da quasi 6 anni, e ha causato ormai 5 morti, se aggiungiamo gli ultimi due di questi ultimi giorni: un poliziotto e un operaio che manifestava.
(CE) (Agenzia Fides, 12/05/2015)
Di fronte a questa situazione, la Conferenza Episcopale Peruviana chiede “una profonda riflessione che porti ad un’azione urgente in difesa della vita, della costruzione della pace e della giustizia”. Nel documento, pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi affermano: “Siamo consapevoli dell’importanza di un progetto come quello di Tía María, perché implica investimenti di alto livello per l’economia della regione, con la conseguente creazione di posti di lavoro, opere di infrastrutture, insieme al contributo alle risorse pubbliche e quindi a favore della qualità della vita”.
Dal momento che per la maggior parte la zona è agricola, i Vescovi ribadiscono che “l’agricoltura va protetta, perché aiuta l’alimentazione, migliora l’economia delle famiglie”. Come tutti sanno, per favorire le coltivazioni “è necessario tutelare le acque, sia di superficie che del sottosuolo, insieme alla qualità dell’aria e della terra, elementi essenziali per raggiungere i necessari livelli di produttività”. Quindi "è assolutamente necessario il dialogo, con la buona volontà di tutte le parti in causa, che devono partecipare al ristabilimento della pace” concludono i Vescovi, esortando ““Mai più vittime! Mai più violenza!".
Il conflitto denominato "Tia Maria" si trascina da quasi 6 anni, e ha causato ormai 5 morti, se aggiungiamo gli ultimi due di questi ultimi giorni: un poliziotto e un operaio che manifestava.
(CE) (Agenzia Fides, 12/05/2015)
Bollettino fides News 11 maggio 2015
AFRICA/KENYA - “Un governo che non è in grado di proteggere la sua stessa popolazione perde la legittimità di governare” avvertono i Vescovi
Nairobi (Agenzia Fides) - “I keniani sono preoccupati e disperati. Il governo, che ha giurato di proteggerli, sembra incapace di offrire una soluzione duratura all’insicurezza costante” affermano i Vescovi keniani in una dichiarazione, invita all’Agenzia Fides, pubblicata al termine della loro Assemblea conclusasi l’8 maggio.
“Abbiamo iniziato il nostro incontro con la triste notizia dell’orribile massacro di più di 50 keniani nel North Rift e in altre parti del Paese” sottolineano i Vescovi, che ricordano che nella stessa area 42 membri delle forze di sicurezza erano stati uccisi nel novembre 2012 in un agguato da parte di un gruppo armato (vedi Fides 13/11/2012). “Questi omicidi sono avvenuti nemmeno un mese dopo il massacro di 148 studenti nell’attacco terroristico all’Università di Garissa (vedi Fides 8/4/2015). Le uccisioni, come prendere di mira deliberamene i cristiani, sono inaccettabili”.
“Nel caso del North Rift abbiamo costantemente avvertito che il conflitto sta peggiorando, specialmente dopo la scoperta del petrolio e di altri minerali. Centinaia, se non migliaia di vite, sono state perse in questo conflitto perenne che è stato erroneamente chiamato ‘razzie di bestiame’.” Un allarme che è stato rilanciato durante la conferenza stampa di presentazione della dichiarazione (vedi Fides 9/5/2015).
Di fronte alla situazione di insicurezza, i Vescovi richiamano il governo alle sue responsabilità: “Non smetteremo di richiamare il governo ad adempiere al suo mandato costituzionale e di proteggere i keniani. Un governo che non è in grado di proteggere la sua stessa popolazione perde la legittimità di governare”.
I Vescovi denunciano inoltre la corruzione “che sta quasi paralizzando non solo l’economia ma l’intero Paese” e chiedono al Presidente di affrontare i casi di corruzione in maniera rapida, giusta e conclusiva. Nel documento infine si denuncia la cieca adozione di ideologie autodistruttive che minacciano la famiglia. (L.M.) (Agenzia Fides 11/5/2015)
“Abbiamo iniziato il nostro incontro con la triste notizia dell’orribile massacro di più di 50 keniani nel North Rift e in altre parti del Paese” sottolineano i Vescovi, che ricordano che nella stessa area 42 membri delle forze di sicurezza erano stati uccisi nel novembre 2012 in un agguato da parte di un gruppo armato (vedi Fides 13/11/2012). “Questi omicidi sono avvenuti nemmeno un mese dopo il massacro di 148 studenti nell’attacco terroristico all’Università di Garissa (vedi Fides 8/4/2015). Le uccisioni, come prendere di mira deliberamene i cristiani, sono inaccettabili”.
“Nel caso del North Rift abbiamo costantemente avvertito che il conflitto sta peggiorando, specialmente dopo la scoperta del petrolio e di altri minerali. Centinaia, se non migliaia di vite, sono state perse in questo conflitto perenne che è stato erroneamente chiamato ‘razzie di bestiame’.” Un allarme che è stato rilanciato durante la conferenza stampa di presentazione della dichiarazione (vedi Fides 9/5/2015).
Di fronte alla situazione di insicurezza, i Vescovi richiamano il governo alle sue responsabilità: “Non smetteremo di richiamare il governo ad adempiere al suo mandato costituzionale e di proteggere i keniani. Un governo che non è in grado di proteggere la sua stessa popolazione perde la legittimità di governare”.
I Vescovi denunciano inoltre la corruzione “che sta quasi paralizzando non solo l’economia ma l’intero Paese” e chiedono al Presidente di affrontare i casi di corruzione in maniera rapida, giusta e conclusiva. Nel documento infine si denuncia la cieca adozione di ideologie autodistruttive che minacciano la famiglia. (L.M.) (Agenzia Fides 11/5/2015)
AFRICA/BURUNDI - Sono già oltre 50.000 i burundesi rifugiati nei Paesi vicini
Bujumbura (Agenzia Fides) - Il Burundi, protagonista di uno dei migliori programmi di reinserimento di rifugiati degli ultimi anni, vede di nuovo parte della sua popolazione cercare rifugio all’estero a causa della grave crisi politica legata alle proteste contro il Presidente uscente Pierre Nkurunziza, che intende presentarsi alle elezioni del 26 giugno per un terzo mandato.
Secondo l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), oltre 50.000 burundesi si sono rifugiati in Rwanda (25.000), Tanzania (18.689) e nella Repubblica Democratica del Congo (oltre 8.000). “La maggior parte provengono dalle province settentrionali di Ngozi e Muyinga” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides. “Questa settimana, però, abbiamo visto l’arrivo di persone provenienti da aree urbane, inclusi diversi studenti universitari e delle scuole superiori”.
L’UNHCR afferma che diversi rifugiati hanno trovato difficoltà nel lasciare il Burundi, donne che sono state minacciate di stupro da parte di uomini armati e costrette pagare per superare dei posti di blocco. L’UNHCR chiede al governo burundese di garantire la libertà di movimento delle persone, e ringrazia le autorità dei Paesi limitrofi per l’ospitalità concessa ai profughi. (L.M.) (Agenzia Fides 11/5/2015)
Secondo l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), oltre 50.000 burundesi si sono rifugiati in Rwanda (25.000), Tanzania (18.689) e nella Repubblica Democratica del Congo (oltre 8.000). “La maggior parte provengono dalle province settentrionali di Ngozi e Muyinga” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides. “Questa settimana, però, abbiamo visto l’arrivo di persone provenienti da aree urbane, inclusi diversi studenti universitari e delle scuole superiori”.
L’UNHCR afferma che diversi rifugiati hanno trovato difficoltà nel lasciare il Burundi, donne che sono state minacciate di stupro da parte di uomini armati e costrette pagare per superare dei posti di blocco. L’UNHCR chiede al governo burundese di garantire la libertà di movimento delle persone, e ringrazia le autorità dei Paesi limitrofi per l’ospitalità concessa ai profughi. (L.M.) (Agenzia Fides 11/5/2015)
AFRICA/LIBERIA - Guarito anche l’ultimo caso di ebola ma non bisogna abbassare la guardia
Monrovia (Agenzia Fides) – Al 9 maggio 2015 erano 42 giorni che in Liberia non venivano registrati casi di ebola e, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il Paese libero dal virus. Tuttavia l’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF), in un comunicato inviato all’Agenzia Fides, avverte che l’epidemia non può ancora dirsi conclusa perché nuovi casi vengono ancora registrati nei Paesi vicini, Guinea e Sierra Leone e ricorda che il controllo lungo le frontiere deve continuare.
“Il governo e la popolazione liberiana hanno lavorato sodo per aiutarci a raggiungere 42 giorni di zero casi ebola, ma è un risultato che potrebbe cancellarsi in un istante. Adesso i bisogni sanitari devono diventare la priorità” ha dichiarato il capo missione di MSF in Liberia. Quasi 200 operatori sanitari liberiani sono morti dopo aver contratto il virus, e l’epidemia ha decimato il già fragile sistema sanitario nazionale. MSF si sta occupando dei bisogni sanitari in Liberia dopo l’ebola, e ha avviato una clinica ospedaliera pediatrica a Monrovia. Sta anche lavorando con il Ministero della Salute del Paese per effettuare una campagna di vaccinazione contro il morbillo, attualmente in corso in tre distretti della capitale.
La Liberia è uno dei Paesi che sono stati più duramente colpiti dall’epidemia. I casi registrati sono stati 10.564 e 4.716 i morti. Il picco si è verificato tra agosto e ottobre 2014, quando MSF ha aperto quello che è diventato il più grande centro di trattamento per l’ebola del mondo, ELWA 3, a Monrovia, con 400 posti letto. Nel Paese l’ong ha curato 1.663 casi confermati e 910 sono guariti. Inoltre, 9.470 persone sono state ammesse nei suoi centri di trattamento ebola e sono stati curati 5.170 pazienti contagiati, di cui 2.553 sopravvissuti e 2.956 morti. In tutta l’Africa occidentale hanno inoltre perso la vita a causa del virus 14 operatori MSF. (AP) (11/5/2015 Agenzia Fides)
“Il governo e la popolazione liberiana hanno lavorato sodo per aiutarci a raggiungere 42 giorni di zero casi ebola, ma è un risultato che potrebbe cancellarsi in un istante. Adesso i bisogni sanitari devono diventare la priorità” ha dichiarato il capo missione di MSF in Liberia. Quasi 200 operatori sanitari liberiani sono morti dopo aver contratto il virus, e l’epidemia ha decimato il già fragile sistema sanitario nazionale. MSF si sta occupando dei bisogni sanitari in Liberia dopo l’ebola, e ha avviato una clinica ospedaliera pediatrica a Monrovia. Sta anche lavorando con il Ministero della Salute del Paese per effettuare una campagna di vaccinazione contro il morbillo, attualmente in corso in tre distretti della capitale.
La Liberia è uno dei Paesi che sono stati più duramente colpiti dall’epidemia. I casi registrati sono stati 10.564 e 4.716 i morti. Il picco si è verificato tra agosto e ottobre 2014, quando MSF ha aperto quello che è diventato il più grande centro di trattamento per l’ebola del mondo, ELWA 3, a Monrovia, con 400 posti letto. Nel Paese l’ong ha curato 1.663 casi confermati e 910 sono guariti. Inoltre, 9.470 persone sono state ammesse nei suoi centri di trattamento ebola e sono stati curati 5.170 pazienti contagiati, di cui 2.553 sopravvissuti e 2.956 morti. In tutta l’Africa occidentale hanno inoltre perso la vita a causa del virus 14 operatori MSF. (AP) (11/5/2015 Agenzia Fides)
AFRICA/ALGERIA - Leader salafita: chiudiamo tutte le chiese del Paese
Algeri (Agenzia Fides) – Bisogna chiudere tutte le chiese cristiane sparse sul territorio algerino, e trasformarle in moschee, dove è possibile. E' questa la proposta lanciata dal leader algerino salafita Abdel Fattah Zarawi, Presidente del Fronte libero salafita d'Algeria, che la fa passare come legittima reazione davanti agli episodi di islamofobia che, a suo giudizio, starebbero dilagando in molti Paesi europei, a partire dalla Francia. Lo riferiscono fonti algerine consultate dall'Agenzia Fides. Nella campagna anti-chiese, subito rilanciata sui social network e sui blog legati ai gruppi salafiti, anche le basiliche d'Algeria (come Notre Dame d'Afrique ad Algeri e la basilica di Sant'Agostino a Annaba) vengono indicati come residui dell'epoca coloniale da cui il Paese deve essere liberato. (GV) (Agenzia Fides 11/5/2015).
ASIA/PAKISTAN - Linciaggio di Youhanabad: 47 cristiani trattenuti in carcere
Lahore (Agenzia Fides) – Quarantasette pakistani cristiani sono stati trattenuti in carcere con l’accusa di essere coinvolti nel linciaggio di due musulmani avvenuto dopo i due attentati suicidi contro due chiese del quartiere di Youhanabad a Lahore. Nelle esplosioni del 15 marzo, 17 fedeli sono stati uccisi e oltre 80 persone sono rimaste ferite. Come appreso da Fides, il provvedimento di custodia per i 47 cristiani è stato confermato da un tribunale anti-terrorismo di Lahore, allargando la custodia ad altri 27 detenuti, che si aggiungono ai 22 già fermati. Si tratta delle persone che, dopo gli attentati, in preda alla rabbia, hanno colpito a morte due musulmani credendoli complici della strage.
Nei giorni successivi al linciaggio, la polizia pakistana ha compito numerosi raid nel quartiere di Youhanabad, arrestando fino a 300 cristiani per cercare i colpevoli. Per i 47 trattenuti in custodia si prospetta un rinvio a giudizio.
L’atto di linciaggio ha generato nella comunità cristiana unanime condanna e disapprovazione. Anche il ministro degli interni pakistano ha paragonato il linciaggio “a un atto di terrorismo”.
Ma, secondo gli avvocati cristiani, la giustizia dovrebbe procedere “con pari passo e con pari velocità quando si tratta di vittime cristiane o delle minoranze religiose”: “Ci sono numerosi casi, verificatisi in passato, di linciaggio ai danni dei cristiani e di attacchi a interi quartieri cristiani da parte di estremisti musulmani: attacchi rimasti tuttora impuniti”, ricorda a Fides l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill. (PA) (Agenzia Fides 11/5/2015)
Nei giorni successivi al linciaggio, la polizia pakistana ha compito numerosi raid nel quartiere di Youhanabad, arrestando fino a 300 cristiani per cercare i colpevoli. Per i 47 trattenuti in custodia si prospetta un rinvio a giudizio.
L’atto di linciaggio ha generato nella comunità cristiana unanime condanna e disapprovazione. Anche il ministro degli interni pakistano ha paragonato il linciaggio “a un atto di terrorismo”.
Ma, secondo gli avvocati cristiani, la giustizia dovrebbe procedere “con pari passo e con pari velocità quando si tratta di vittime cristiane o delle minoranze religiose”: “Ci sono numerosi casi, verificatisi in passato, di linciaggio ai danni dei cristiani e di attacchi a interi quartieri cristiani da parte di estremisti musulmani: attacchi rimasti tuttora impuniti”, ricorda a Fides l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill. (PA) (Agenzia Fides 11/5/2015)
ASIA/LIBANO - Patriarca maronita: per la pace in Medio Oriente servono politica e diplomazia, non interventi militari
Bkerkè (Agenzia Fides) - La crisi in Medio Oriente tormenta i popoli di Palestina, Iraq, Siria e Yemen che "subiscono la violenza della guerra" e "aspirano a una pace giusta, globale e duratura". Ma l'avvento della pace è possibile solo "attraverso i canali diplomatici e non attraverso le guerre che generano solo altre guerre". E questa l'unica via d'uscita dai conflitti che insanguinano il Medio Oriente indicata dal Patriarca maronita Bechara Boutros Rai durante l'omelia della messa domenicale da lui celebrata ieri, presso la sede patriarcale di Bkerkè. Nell'omelia, il cui testo è pervenuto all'Agenzia Fides, il Cardinale Rai per l'ennesima volta sollecita le forze politiche libanesi a trovare un accordo per eleggere un nuovo Presidente della Repubblica prima del 25 maggio, giorno in cui sarà raggiunto il primo anno di vacanza della carica presidenziale. "Le prove per la nostra nazione” ha detto tra l'altro il Patriarca Rai “finiranno solo quando la pace di Cristo reg nerà nei cuori e nelle coscienze dei politici. Ed è per questa intenzione che preghiamo ogni giorno". (GV) (Agenzia Fides 11/5/2015).
AMERICA/MESSICO - “Vogliamo proposte piuttosto che promesse” chiede Mons. Armendáriz ai candidati
Santiago de Querétaro (Agenzia Fides) – “Noi tutti vogliamo delle proposte piuttosto che delle promesse, e di non abbandonare le sfide che ci sono dal punto di vista sociale. Per esempio, a chi promette di costruire più ospedali, chiediamo di sostenere gli ospedali attuali e di dare un buon servizio al nostro popolo" ha detto Sua Ecc. Mons. Faustino Armendáriz Jiménez vescovo della diocesi di Querétaro (Messico), in vista delle elezioni del 7 giugno. Il Presule ha fatto queste dichiarazioni dopo la celebrazione della Messa domenicale di ieri, e ha sottolineato come esempio che "ci sono ospedali dove vediamo i malati che affollano le sale d'attesa. E’ vero che c'è una crescita della popolazione di Queretaro, ma proprio per questo anche le sfide aumentano."
Tutto il Messico si sta preparando per le elezioni del 7 giugno, quando si dovrà votare per 9 governatori, 641 consigli municipali, 500 seggi alla Camera dei deputati, 993 sindaci e 16 delegazioni dei singoli stati a Città del Messico (vedi Fides 14/04/2015).
Ieri, secondo la nota inviata a Fides, a Santiago de Querétaro, capitale dello stato che porta lo stesso nome, Mons. Armendáriz Jiménez ha insistito sulla campagna elettorale affermando che i candidati devono mettere fine alla guerra sporca, devono giocare pulito e devono pensare al bene comune.
(CE) (Agenzia Fides, 11/05/2015)
Tutto il Messico si sta preparando per le elezioni del 7 giugno, quando si dovrà votare per 9 governatori, 641 consigli municipali, 500 seggi alla Camera dei deputati, 993 sindaci e 16 delegazioni dei singoli stati a Città del Messico (vedi Fides 14/04/2015).
Ieri, secondo la nota inviata a Fides, a Santiago de Querétaro, capitale dello stato che porta lo stesso nome, Mons. Armendáriz Jiménez ha insistito sulla campagna elettorale affermando che i candidati devono mettere fine alla guerra sporca, devono giocare pulito e devono pensare al bene comune.
(CE) (Agenzia Fides, 11/05/2015)
AMERICA/CANADA - "E’ una come noi": primo santuario in Canada per Santa Gianna Beretta Molla
Winnipeg (Agenzia Fides) – In molte parti del mondo ieri si è celebrata la "festa della mamma", ma in Canada, a Winnipeg la giornata di festa è stata particolare perché tutta la comunità ha celebrato l'inaugurazione del primo Santuario consacrato alla donna italiana che rappresenta tutte le mamme del mondo: Gianna Beretta Molla, canonizzata da Papa Giovanni Paolo II nel 2004. La figlia, Gianna Emanuela Molla, era ieri in Canada per la benedizione del primo Santuario canadese dedicato a sua madre.
Santa Gianna (1922-1962), pediatra, moglie devota e madre premurosa, morì all'età di 39 anni, dopo aver rifiutato le cure mediche che avrebbero messo in pericolo il bambino che portava in grembo. "Conosco mia madre molto bene per la devozione della comunità e delle persone. Tutti mi hanno parlato di lei" spiega la figlia, che aveva solo una settimana quando la madre morì, a padre Darren Gurr. "Abbiamo scelto il suo nome perché ci siamo sentiti rappresentati al meglio come comunità parrocchiale. Era una giovane donna, una professionista, una moglie, una madre" ha detto padre Gurr riguardo alla crescente comunità parrocchiale di 500 famiglie di Winnipeg. "Per molte persone, è la prima volta che possiamo dire di un santo: è una come noi" ha riferito uno dei fedeli della parrocchia. "Era una madre di famiglia, sciava, amava i bei vestiti e andava all'opera." (CE) (Agenzia Fides, 11/05/2015)
Santa Gianna (1922-1962), pediatra, moglie devota e madre premurosa, morì all'età di 39 anni, dopo aver rifiutato le cure mediche che avrebbero messo in pericolo il bambino che portava in grembo. "Conosco mia madre molto bene per la devozione della comunità e delle persone. Tutti mi hanno parlato di lei" spiega la figlia, che aveva solo una settimana quando la madre morì, a padre Darren Gurr. "Abbiamo scelto il suo nome perché ci siamo sentiti rappresentati al meglio come comunità parrocchiale. Era una giovane donna, una professionista, una moglie, una madre" ha detto padre Gurr riguardo alla crescente comunità parrocchiale di 500 famiglie di Winnipeg. "Per molte persone, è la prima volta che possiamo dire di un santo: è una come noi" ha riferito uno dei fedeli della parrocchia. "Era una madre di famiglia, sciava, amava i bei vestiti e andava all'opera." (CE) (Agenzia Fides, 11/05/2015)
OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Lo sport, strumento di crescita: Lettera dei Vescovi per i “Giochi del Pacifico”
Port Moresby (Agenzia Fides) – “La Chiesa riconosce lo sport come uno degli strumenti delle moderne società che aiuta le persone a realizzare il loro potenziale umano, costruisce i legami di comunità” e promuove valori come “fiducia reciproca e responsabilità”: è quanto affermano i Vescovi della Conferenza di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone in una Lettera pastorale diffusa in vista della XV edizione dei Giochi del Pacifico, che si terranno a Port Moresby, in Papua Nuova Guinea, dal 4 al 18 luglio 2015.
Nel testo della Lettera, inviato a Fides, si afferma: “Lo sport contribuisce alla salute e al benessere fisico e mentale. Insegna alle persone, in particolare ai giovani, competenze e capacità. Quando i giovani vengono coinvolti nella pratica sportiva, dedicano energie allo spirito di squadra e vivono insieme in un ambiente sano, dimenticando attività antisociali come la violenza e la criminalità”.
“Lo sport – proseguono i Vescovi – unisce le persone in modi nuovi: genitori, insegnanti e volontari”. Inoltre la pratica sportiva tocca senza discriminazione donne e uomini, si nota. E speciali competizioni sportive “sono aperte ad atleti disabili”: questo è un altro segno molto positivo.
Lo sport, afferma la Lettera - firmata dal Vescovo Arnold Orowae, Presidente della Conferenza Episcopale - da un lato “apre al mondo esterno”, in quanto si vedono in gara atleti di tutte le nazionalità, dall’altro aumenta “l’orgoglio nazionale”, quando un atleta del proprio paese vince una competizione.
Il testo prosegue: “Quando tali interazioni offrono divertimento, competitività, abilità e definizione degli obiettivi, vi è un ambiente fertile per lo sviluppo personale. Lo sport forma il carattere. Insegna la disciplina e il gioco secondo il rispetto delle regole. Promuove valori come equità, fermezza e coraggio morale: è un meraviglioso spazio in cui aiutare i giovani a crescere”.
Scongiurando e condannando ogni forma di violenza, sul campo e sugli spalti, i Vescovi concludono con le parole di san Paolo ai Corinzi (1 Cor 9,25): “Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; noi, una incorruttibile”. (PA) (Agenzia Fides 11/5/2015)
Nel testo della Lettera, inviato a Fides, si afferma: “Lo sport contribuisce alla salute e al benessere fisico e mentale. Insegna alle persone, in particolare ai giovani, competenze e capacità. Quando i giovani vengono coinvolti nella pratica sportiva, dedicano energie allo spirito di squadra e vivono insieme in un ambiente sano, dimenticando attività antisociali come la violenza e la criminalità”.
“Lo sport – proseguono i Vescovi – unisce le persone in modi nuovi: genitori, insegnanti e volontari”. Inoltre la pratica sportiva tocca senza discriminazione donne e uomini, si nota. E speciali competizioni sportive “sono aperte ad atleti disabili”: questo è un altro segno molto positivo.
Lo sport, afferma la Lettera - firmata dal Vescovo Arnold Orowae, Presidente della Conferenza Episcopale - da un lato “apre al mondo esterno”, in quanto si vedono in gara atleti di tutte le nazionalità, dall’altro aumenta “l’orgoglio nazionale”, quando un atleta del proprio paese vince una competizione.
Il testo prosegue: “Quando tali interazioni offrono divertimento, competitività, abilità e definizione degli obiettivi, vi è un ambiente fertile per lo sviluppo personale. Lo sport forma il carattere. Insegna la disciplina e il gioco secondo il rispetto delle regole. Promuove valori come equità, fermezza e coraggio morale: è un meraviglioso spazio in cui aiutare i giovani a crescere”.
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