Agenzia Fides 12 novembre 2019

EUROPA/ITALIA - Riconfermata alla guida delle Scalabriniane
suor Neusa de Fatima Mariano: “grandi sfide da affrontare nei prossimi sei anni”
 
Rocca di Papa (Agenzia Fides) - E’ stata riconfermata alla guida delle suore Missionarie di San Carlo Borromeo, note come Scalabriniane, suor Neusa de Fatima Mariano. Continuerà quindi a guidare la congregazione per i prossimi 6 anni, dal 2019 al 2025. Suor Neusa è brasiliana, ed è laureata in pedagogia. L’ha eletta il XIV Capitolo generale in corso a Rocca di Papa, che ha anche rinnovato le altre cariche del Consiglio (vedi Fides 28/10/2019). Le Scalabriniane sin dalla loro fondazione si occupano dei migranti in tutto il mondo.
“Ringrazio le sorelle che hanno partecipato al Capitolo e tutte quelle che, nei diversi luoghi del mondo dove operiamo, ci sono state accanto con la preghiera – ha detto suor Neusa de Fatima Mariano nella nota inviata all’Agenzia Fides –. Nei sei anni precedenti abbiamo avviato un profondo percorso di riorganizzazione, in grado di stare al passo con i tempi, con un mondo sempre più globalizzato e con esigenze ed emergenze migratorie profonde e diverse. I quattro verbi di Papa Francesco - accogliere, proteggere, promuovere e integrare -, sono per noi i punti cardinali di un cammino a sostegno dei migranti e dei rifugiati, per la loro tutela e la loro inclusione. Nei prossimi sei anni ci saranno grandi sfide da affrontare, tenendo presente che nel nostro cuore sono presenti le parole e gli insegnamenti di Gesù Cristo, che illuminano il mondo di speranza e gioia. Lo abbiamo fatto e lo faremo sempre, con gli esempi di vita cristiana di San Carlo Borromeo, del nostro fondatore il Beato monsignor Giovanni Battista Scalabrini, e dei nostri cofondatori, la Beata Madre Assunta Marchetti e il Venerabile Padre Giuseppe Marchetti”. (S.L.) (Agenzia Fides 12/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AFRICA/KENYA - “Unitevi alla campagna contro la corruzione” chiedono i Vescovi
 
Nairobi (Agenzia Fides) - “Uniamo le forze per combattere la corruzione nel Paese”. Così i Vescovi del Kenya chiedono a tutti i keniani di sostenere la campagna intitolata “Spezziamo le catene della corruzione” da loro lanciata il 5 novembre (vedi Fides 6/11/2019).
“Ci impegniamo a sostenere questa campagna inizialmente per i prossimi sei mesi e poi di proseguirla” affermano i Vescovi in una dichiarazione pubblicata al termine della loro Assemblea Plenaria di novembre. “Continuiamo a contare sul vostro supporto perché il mostro della corruzione non può essere affrontato da soli. Dobbiamo unire le nostre forze nella lotta per eliminare questa piaga della nostra società. Rinnoviamo l’appello a tutte le Chiese, alle altre Fedi e alle persone di buona volontà per unirsi seriamente alla guerra contro la corruzione in modo da portare onestà e integrità nella nostra società”.
Nella dichiarazione si definisce uno spettro molto ampio di corruzione che va oltre quella praticata da politici e funzionari disonesti. “Tutto ciò che promuove la cultura della morte è la corruzione” affermano i Vescovi portando ad esempio: “La distruzione dell’ambiente è corruzione; uccidere i bambini non ancora nati, l'infedeltà nel matrimonio e la violenza domestica è corruzione della famiglia; vendere droga ai giovani, attirarli nella promiscuità e abusarne è la peggiore forma di corruzione; sollecitare favori e privilegi a svantaggio degli altri, corrompendo o usando la tribù, la religione, il clan, l'affiliazione politica, la carica pubblica o l'intimidazione è corruzione”. Anche “il cercare di imbrogliare gli esami è una terribile forma di corruzione che distrugge la credibilità del Paese”.
Tra gli altri temi affrontati dalla Plenaria c’è la conferenza dell’ONU sulla popolazione che si tiene a Nairobi, dal titolo “Nairobi Summit on International Conference on Population and Development (ICPD).
“Il summit, affermando di voler perseguire il progresso e lo sviluppo delle donne, sta promuovendo i cosiddetti 'diritti alla salute sessuale e riproduttive' come mezzo per raggiungere lo sviluppo delle donne” ricordano i Vescovi che affermano di non credere “che questi siano i problemi che riguardano veramente lo sviluppo delle donne e dell'umanità in generale”. Occorre invece “migliorare la condizione di donne e bambini che vivono nella povertà estrema, attraverso strategie per lo sviluppo, l'alfabetizzazione e l'educazione, incoraggiando la cultura della pace, sostenendo la famiglia come unità di base della società, e ponendo fine alla violenza contro le donne”.
“Respingiamo l'introduzione di ideologie incentrate sul genere e su altre pratiche estranee, che vanno contro la nostra cultura africana e il nostro patrimonio religioso. Consideriamo questo programma come un tentativo di corrompere la nostra gioventù e di renderla schiava di ideologie straniere, ad esempio le unioni omosessuali”. (L.M.) (Agenzia Fides 12/11/2019)
 top^ 
 
 
 
ASIA/SIRIA - Prete armeno e suo padre uccisi presso Deir ez Zor. L’Arcivescovo Marayati: “per noi sono martiri. E la guerra non è finita”
 
Qamishli (Agenzia Fides) – Si sono svolti stamane a Qamishli i funerali del sacerdote armeno cattolico Hovsep Hanna Petoyan e di suo padre Hanna Petoyan, uccisi lunedì 11 novembre da due killer in moto mentre erano diretti in automobile verso la città di Deir ez Zor, nel nord–est della Siria. “Per noi sono martiri. E quello che è accaduto a loro è una conferma che la guerra qui non è finita, come invece avevamo sperato” dichiara all’Agenzia Fides Boutros Marayati, Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo.
Le esequie del sacerdote e di suo padre sono state celebrate nella chiesa armeno cattolica di San Giuseppe, alla presenza di sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli di tutte le comunità cristiane presenti nell’area. A presiedere la liturgia funebre è stato padre Antranig Ayvazian, Vicario episcopale della comunità armena cattolica dell’Alta Mesopotamia e della Siria del nord.
Padre Hovsep, 46 anni, sposato e padre di tre figli, ordinato presbitero da 5 anni, era il sacerdote della comunità armena cattolica di Qamishli, nella provincia siriana nord orientale di Hassake. “Nella città di Qamishli” racconta all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Marayati “ sono confluiti anche tanti profughi cristiani fuggiti da Deir ez-Zor, quando quella città era stata devastata dalla guerra. Lui svolgeva anche tra di loro la sua opera pastorale, e da tempo seguiva anche i progetti messi in atto anche con l’aiuto di gruppi internazionali per ricostruire la chiesa e le case dei cristiani a Deir ez Zor, distrutte dalla guerra. Per questo si recava ogni due settimane a Deir ez Zor, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori. Finora aveva compiuto a questo scopo già sei viaggi in quella città così cara alla memoria degli armeni, dove c’è il santuario dei martiri del genocidio, anch’esso devastato durante il conflitto. Lungo il tragitto, le altre volte, non c’erano stati problemi e tutto era andato liscio”.
Al momento dell’agguato, il sacerdote e suo padre viaggiavano insieme a un diacono armeno – rimasto ferito durante l’assalto – e a un altro accompagnatore. I due attentatori, in moto, avevano il volto coperto e sono fuggiti dopo l’agguato. Il padre del sacerdote è morto sul colpo. Padre Hovsep, ferito al petto, è stato portato dai soccorritori in un ambulatorio di Deir ez Zor e poi trasferito in ambulanza a un ospedale di Hassakè, dove è giunto già privo di vita.
La città di Deir ez Zor è controllata dall’esercito siriano, ma nell’area ci sono anche forze curde e operano ancora militari USA. Nel sotto-distretto di al-Busayrah, area dove è avvenuto l’agguato, sono concentrati anche gruppi armati affiliati al sedicente Stato Islamico (Daesh), che nella giornata di ieri ha anche diffuso sui siti jihadisti la rivendicazione del duplice omicidio (ma affermando, in maniera erronea, di aver eliminato “due sacerdoti”). “Si tratta di gruppi che agiscono come lupi solitari, non c’è più il Daesh con i blindati e l’artiglieria. Ma è evidente che questa volta non hanno colpito a caso. Sull’automobile con cui viaggiavano il sacerdote e i suoi accompagnatori c’era la scritta della Chiesa armena”.
La TV di stato siriana SANA ha definito "martirio" l’uccisione del sacerdote armeno cattolico e di suo padre, mentre i media curdi hanno presentato la recrudescenza di attacchi sanguinosi attribuibili a Daesh come una conseguenza indiretta dell’intervento militare turco in Siria, che avrebbe costretto le milizie curde operanti nell’area a rivedere le proprie strategie e a sospendere le operazioni militari rivolte contro le cellule jihadiste ancora presenti nel nord-est della Siria.
Secondo i curdi del Centro d’informazione Rojava, i jihadisti di Daesh avrebbero realizzato 30 attacchi nei primi dieci giorni di novembre, con un aumento del 300 per cento dai suoi livelli di attività rispetto al periodo precedente all’iniziativa militare turca in territorio siriano. (GV) (Agenzia Fides 12/11/2019).
 top^ 
 
 
 
ASIA/INDIA - Violenze in crescita: i cristiani indiani reclamano i loro diritti costituzionali
 
New Delhi (Agenzia Fides) – “Le atrocità contro i cristiani sono in aumento. Nel 2014 sono stati segnalati circa 150 episodi di violenza contro la comunità. Nel 2016 il conteggio è salito a 200 e nel 2017 è andato ulteriormente a salire fino a 270 incidenti. Nel 2018 ci sono stati 292 episodi di violenza contro i cristiani. E nel 2019 (fino a settembre) sono stati segnalati 247 casi, 60 dei quali nello stato dell’Uttar Pradesh. Nell'anno scorso, 40 chiese sono state chiuse per le violenze subite. In Chhattisgarh, le comunità e altri gruppi cristiani affrontano persino il boicottaggio sociale. Chiediamo al governo di porre fine alle molestie dei pastori e alla violenza contro la comunità cristiana”. Lo afferma all’Agenzia Fides la leader cristiana Minakshi Singh, tra i responsabili cristiani che nei giorni scorsi hanno convocato una manifestazione pubblica a Delhi. Tra i punti sollevati dalla comunità cristiana, quello di porre fine agli attacchi e alle violenze su preti, religiosi, suore e laici, spesso ingiustamente accusati di “conversioni fraudolente”.
I cristiani indiani chiedono al governo federale di proteggere il benessere delle minoranze religiose, in particolare i cristiani, in tutti i settori della vita. Le comunità cristiane si rammaricano del fatto che il governo del Primo Ministro Narendra Modi non abbia dato rappresentanza alle minoranze religiose, non includendo alcun ministro cristiano nel governo. “Auspichiamo che Modi possa presto nominare un ministro cristiano nel suo gabinetto che abbia la fiducia della comunità e sia in grado di salvaguardare gli interessi e i diritti dei cristiani nei tempi a venire" afferma Minakshi Singh.
“Le minoranze religiose, come cristiani e musulmani, sono prese di mira da gruppi nazionalisti di stampo induista. Per questo urgono misure rigorose e urgenti contro i gruppi responsabili di tali violenze”, ha detto a Fides A. C.Michael, leader indiano della “Alleanza per la difesa della libertà (ADF), organizzazione globale che difende i diritti dei cristiani. Secondo Michel, che è anche coordinatore dello United Christian Forum, i leader cristiani hanno anche attirato l'attenzione del governo sulle Leggi chiamate “Freedom of Religion Act”, in vigore in sette stati indiani, abitualmente utilizzate in modo scorretto come pretesto per colpire la comunità cristiana. “Queste leggi dovrebbero essere immediatamente ritirate per garantire la totale libertà religiosa” nota Michael, laico cattolico.
I leader cristiani hanno espresso preoccupazione per il rialzo dei casi di violenze sui fedeli, confermate dal National Crime Records Bureau (NCRB). Il Vescovo protestante emerito Karam Masih di Delhi, ha dichiarato: “I nostri diritti dovrebbero essere protetti. Siamo persone amanti della pace. Il governo dovrebbe fare di tutto per mantenere la pace. Il governo dovrebbe sostenere i valori costituzionali”. (SD) (Agenzia Fides 12/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AMERICA - Il Presidente del CELAM: “In tutta la nostra regione c'è una sorta di ‘esplosione sociale’ senza precedenti”
 
Trujillo (Agenzia Fides) – “Desidero esprimere il mio più forte rifiuto della violenza, da qualunque parte provenga, e appellarmi ai governanti e alle autorità della nostra regione perchè attuino politiche concrete e reali che garantiscano la promozione della persona umana e del bene comune, basate sui diritti fondamenti di libertà, rispetto, equità, giustizia e cura della nostra casa comune, in modo che i nostri popoli possano davvero avere uno sviluppo umano integrale”. Lo afferma Mons. Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, OFM, Presidente del Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), in un suo messaggio al popolo cileno, di fronte alla grave situazione che sta vivendo, simile a quella di molti altri paesi dell’America Latina. “È importante ricordare – sottolinea l’Arcivescovo - che la politica, che è innanzitutto un servizio, non è al servizio delle ambizioni individuali, né del potere delle fazioni, perché l'immunità di cui godono molti politici non dovrebbe mai diventare impunità”.
“Profonda solidarietà e vicinanza alla Chiesa e al popolo cileno che soffrono aggressioni e violenze, che colpiscono soprattutto le persone più umili e vulnerabili” sono espresse da Mons. Cabrejos Vidarte, che richiama le parole del Consiglio permanente della Conferenza episcopale del Cile: "le persone non sono solo stanche dell'ingiustizia, ma anche della violenza".
Nel suo messaggio dell’11 novembre, che ha per titolo un versetto del profeta Isaia: “La pace è frutto della giustizia” (Is 32,17), Mons. Cabrejos Vidarte, che è Arcivescovo di Trujillo e Presidente della Conferenza episcopale peruviana, ricorda anche “i nostri fratelli e sorelle nella regione dell'America Latina e dei Caraibi che stanno soffrendo per la violenza che affligge intere famiglie, specialmente in Bolivia, Venezuela, Haiti, Honduras, Nicaragua, Portorico, Ecuador, Cile e Perù”.
Per il Presidente del CELAM le cause di questa situazione “si trovano nella corruzione, nelle democrazie imperfette e nelle situazioni di povertà, disuguaglianza, disoccupazione o sottoccupazione, nella scarsa qualità e copertura dei servizi sanitari, educativi e di trasporto, che hanno fatto accumulare un grande malcontento. In tutta la nostra regione c'è una sorta di ‘esplosione sociale’ senza precedenti”.
Mons. Cabrejos Vidarte, dopo aver ricordato che la Chiesa in America Latina e nei Caraibi è un corpo unico e “quando una parte di quel corpo soffre, la Chiesa tutta ne soffre, condivide il suo dolore, ma anche la sua speranza”, insiste sulla necessità di “cercare la pace attraverso il dialogo, con la partecipazione di tutti i protagonisti e le istituzioni, per trovare soluzioni reali orientate al bene comune.” Alla Vergine Maria, il Presidente del CELAM chiede di aiutare, orientare e illuminare “la ricerca della pace, della giustizia e del bene comune”. (S.L.) (Agenzia Fides 12/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AMERICA/MESSICO - Cinque temi all’esame dell’Assemblea plenaria dei Vescovi
 
Ciudad de Mexico (Agenzia Fides) – Mons. Rogelio Cabrera López, Arcivescovo di Monterrey e Presidente della Conferenza Episcopale Messicana (CEM), all'inizio dellìAssemblea plenaria n.108, l'11 novembre, ha illustrato il programma dell'incontro: "Questa Assemblea - ha detto come premessa - è uno spazio privilegiato per ‘indicare priorità e linee pastorali di livello nazionale e incoraggiarne l'esecuzione’ come leggiamo nel nostro Statuto, che abbiamo incorporato nel nostro Progetto pastorale globale 2031 - 2033".
Mons. Cabrera ha poi presentato 5 punti di riflessione. Anzitutto vivere il ministero episcopale assumendo un atteggiamento critico, offrendo anche vie di soluzione alle difficoltà a livello economico, politico e sociale che vive il paese. Quindi svolgere una "Pastorale dell'intervento", che significa agire attraverso le nostre commissioni in tutte le dimensioni, con a fianco specialisti per illuminare la realtà del paese.
Secondo tema: avere occhi e cuore di Pastori, perché la pastorale ha sempre un doppio sguardo, vicino e lontano, locale e globale. Questa Assemblea proverà a rispondere a tre sfide: Kerigmatica-mistica: come va la nostra catechesi e l’evangelizzazione; Comunitaria-Sinodale: come va la comunione fra le parrocchie e i centri cristiani; Etico-Morale: come rispondiamo alla crisi antropologica attuale per la difesa della dignità umana e la ricostruzione del tessuto sociale.
Terzo argomento: vivere una sinodalità missionaria, sotto la guida del Pontefice, diventare Pastori missionari con l’odore delle pecore, con una vita austera e misericordiosa e ricordando le parole del Papa: "Mai un vescovo lontano dal Papa e dal popolo". Occorre seguire i consigli del CELAM come istituzione latinoamericana, perché conosce la nostra realtà e il nostro cammino di conversione.
Quarto tema: seguire un itinerario spirituale, con una formazione permanente e una forte spiritualità per realizzare il Progetto Globale di Pastorale (PGP).
Quinto argomento: concretizzare il tutto in una "Assemblea Nazionale della Chiesa in Messico", per incontrare tutti i membri, religiosi, seminaristi, laici, giovani, tutte le realtà sociali della nostra nazione. Saranno incontri a livello di provincia e diocesi.
Nella conclusione il Presidente della CEM ha ricordato che preparando la festa della Madonna di Guadalupe, “la Chiesa in Messico ha bisogno di vivere la speranza di essere un popolo unito, di ripristinare la responsabilità e annunciare la Redenzione”.
(CE) (Agenzia Fides, 12/11/2019)
 top^ 
 
 
 
OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Un Vescovo australiano: “I rifugiati vivono in condizioni disumane”
 
Port Moresby (Agenzia Fides) - “Avevo sentito parlare delle condizioni precarie dei rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea. Tuttavia, dopo averne incontrati alcuni, ho capito che la situazione in cui vivono è disumana e disumanizzante: la loro storia di sofferenza mi ha toccato molto. Incontrare i richiedenti asilo mi ha dato anche l’occasione per esprimere la nostra solidarietà e trasmettere loro il sostegno, le preghiere e la buona volontà del popolo australiano, che vanta grande tradizione nella cura dei migranti e dei rifugiati. Sono grato per questo incontro, ma sono preoccupato per le loro condizioni”. E’ quanto racconta, in una nota inviata all’Agenzia Fides, Mons. Vincent Van Long, OFM, Vescovo della Diocesi di Paramatta, Australia, e responsabile della Commissione per i migranti e i rifugiati nella Conferenza episcopale australiana, dopo la visita compiuta in Papua Nuova Guinea e l’incontro con alcuni rifugiati e richiedenti asilo di Nauru e Manus Island.
Le due isole, situate nel pieno dell’Oceano Pacifico, sono sede di campi profughi dove vengono trasferiti e trattenuti in condizioni disumane i migranti e i richiedenti asilo diretti in Australia dopo essere stati respinti: i rifugiati presenti sull’isola vivono in quel limbo ormai da anni e alcuni di loro, in uno stato di disperazione e prostrazione fisica e psicologica, sono giunti a compiere atti di autolesionismo fino a tentare il suicidio per porre fine alle proprie sofferenze .
Le parole di Mons. Van Long giungono a commento dell’incontro, avvenuto nei giorni scorsi e a Port Moresby, tra una delegazione di sette membri della Chiesa australiana e alcuni dei rifugiati da anni bloccati in Papua Nuova Guinea. Nel corso della visita, il Vescovo ha avuto occasione di visitare le case offerte dal governo papuano ai migranti: l’iniziativa era stata lanciata lo scorso agosto con l’intento di trasferire i richiedenti asilo dall’Isola di Manus alla capitale papuana, offrendo loro una sistemazione dignitosa, con un’abitazione e assistenza sanitaria. “Questa soluzione, che pure rappresenta un passo avanti, non sembra comunque placare la disperazione dei rifugiati detenuti”, ha rilevato il Vescovo dopo aver visitato le case destinate ai migranti. “Esorto la Chiesa cattolica locale a proseguire i suoi sforzi di assistenza umanitaria e assicuro il pieno sostegno della Conferenza episcopale cattolica australiana e delle sue comunità”, ha concluso Mons. Long.
Dal 2013, il governo australiano ha adottato la politica del “No Way”, basata sulla totale chiusura nei confronti dei migranti: le coste sono sorvegliate da un massiccio schieramento di unità navali e chi arriva via nave non avrà il diritto di stabilirsi legalmente nel Paese. Alcuni migranti vengono riportati nel Paese di origine, mentre altri ottengono di essere reinsediati nell’isola di Manus, territorio della Papua Nuova Guinea, o nell’isola di Nauru, dove sono organizzati campi profughi e dove i richiedenti asilo restano per lungo periodo. (LF) (Agenzia Fides 12/11/2019)
 top^ 
 
 
 
OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Dialogo ed evangelizzazione nella famiglia
 
Port Moresby (Agenzia Fides) – “Un dialogo costante ed eloquente nelle famiglie è essenziale per costruire relazioni sane”. Come appreso dall’Agenzia Fides, questo è stato il messaggio principale trasmesso dal Vicario generale della diocesi di Goroka, p. Piotr Michalski, MSF, durante il seminario annuale dei Coordinatori diocesani delle commissioni dedicate alla famiglia, in corso a Port Moresby.
“Quando preghiamo insieme con i bambini tendiamo a sentire la necessità di dare loro il buon esempio” ha detto p. Piotr sottolineando l’importanza di creare e mantenere e coltivare il dialogo nelle famiglie, come occasione per diffondere i semi del Vangelo.“Una famiglia che manca di uno stretto dialogo o di comunicazione tra i suoi membri tende a isolarsi” ha ricordato.
Suore, religiose, laici coordinatori diocesani delle realtà che si occupano della vita familiare provenienti da tutto il paese hanno preso parte al seminario che ha voluto riflettere sul ruolo che preti, religiosi e laici posso svolgere nella vita delle famiglie cattoliche, accompagnandole nel percorso di crescita spirituale e nell’approfondimento della fede. I partecipanti hanno la possibilità di condividere le loro esperienze ed evidenziare le sfide affrontate come coniugi nelle famiglie.
“La famiglia è il cuore della società e deve essere formata con valori cristiani per prosperare in felicità e unità”, ha detto suor Lucy D’Souza, MSI, Segretario nazionale della Commissione per la vita familiare.
Suor Hendrina Sinipo SSpS, coordinatrice della commissione per vita familiare dell'Arcidiocesi di Mount Hagen, ha espresso la sua gratitudine per il seminario, affermando che è necessario fare di più nella sua diocesi, in particolare per affrontare la poligamia e i matrimoni minorili. “Sebbene vi sia la tendenza alla poligamia e ai matrimoni minorili, sono pronta a fare tutto il possibile per aiutare le famiglie, in particolare le coppie, a migliorare le loro relazioni e dimostrare l'importanza di Dio al loro interno”, ha detto.
Il seminario è in corso presso la Conferenza episcopale a Port Moresby e si concluderà il 15 novembre. Tra gli ospiti attesi anche l’Arcivescovo di Madang, Mons. Anthon Bal, e il Segretario generale della Conferenza episcopale, P. Giorgio Licini PIME.
(AP) (12/11/2019 Agenza Fides)

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - C 10 Novembre 2019

III Giornata Mondiale dei poveri:
“La speranza dei poveri non sarà mai delusa”
10 Novembre 2019

Padre della vita e autore della risurrezione


INTRODUZIONE
G – Celebriamo la XXXII Domenica del Tempo Ordinario.
Avvicinandosi il termine dell’Anno liturgico, la Liturgia ci invita a meditare sul nostro futuro, sulle cose ultime e definitive che interesseranno la nostra esistenza dopo la morte. Ma pensare al nostro futuro non vuol dire evadere dal presente, ma viverlo in maniera sempre più autentica ed impegnata. Gesù ci insegna che l’eternità la stiamo preparando già fin d’ora.
Lasciamoci incontrare dal Signore risorto perché ridesti in noi la gioia della vita eterna.

SALUTO
C – Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.   T – Amen.
C – Il Signore, che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi.  
T – E con il tuo spirito.

ATTO PENITENZIALE
C – Fratelli e sorelle, da sempre il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe convoca il suo popolo per nutrirlo della sua stessa vita.
Mentre ci disponiamo ad ascoltare la sua Parola e a mangiare del suo Pane, che ci offrono che ci aprono il passaggio alla vita che non ha fine, liberiamo i nostri cuori dal peso del peccato e dall’amore sbagliato per le cose della terra; chiediamo con fiducia perdono e misericordia.
-          Signore, pace del cuore e unica speranza nei giorni di tribolazione e di angoscia, [abbi pietà di noi]   T – Signore, pietà!
-          Cristo, promessa di risurrezione per chi fonda su di te la propria esistenza, [abbi pietà di noi]   T – Cristo, pietà!
-          Signore, vita donata a piene mani a chi vive nella fede e nell’amore, [abbi pietà di noi]  
T – Signore, pietà!

C – Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.   T – Amen.

GRANDE DOSSOLOGIA

COLLETTA
C - Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo...   T - Amen.

oppure:
C - O Dio, Padre della vita e autore della risurrezione, davanti a te anche i morti vivono; fa' che la parola del tuo Figlio seminata nei nostri cuori, germogli e fruttifichi in ogni opera buona, perché in vita e in morte siamo confermati nella speranza della gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...  
T – Amen.


LITURGIA DELLA PAROLA

PRESENTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
G – La speranza cristiana si fonda su Dio che è origine della vita, per questo non illude, non inganna. In molti modi Dio ci comunica già ora la sua vita. A noi è lasciato il compito di affidarci a lui, aprendo la mente e il cuore per riconoscere la sua presenza.

PRIMA LETTURA: 2 Mac 7,1-2.9-14
Il re dell'universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.  
Dal secondo libro dei Maccabèi

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE: dal Salmo 16

Rit.  Ci sazieremo, Signore,contemplando il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.

SECONDA LETTURA: 2 Ts 2,16-3,5
Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Parola di Dio

CANTO AL VANGELO: Ap 5,1.6

Alleluia, alleluia.
Gesù Cristo è il primogenito dei morti:
a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.
Alleluia.

VANGELO: Lc 20,27-38
Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore.

PROFESSIONE DI FEDE

PREGHIERA DEI FEDELI
C – Fratelli e sorelle, gridiamo al Signore il desiderio di vita che è dentro di noi. Lui, che è il Dio dei vivi e che in Gesù ci ha aperto la speranza della risurrezione e della vita eterna, sorregga con la sua provvidenza la nostra vita presente.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Padre della vita, ascoltaci!
1.       Per la Chiesa di Cristo: la speranza della risurrezione che continuamente vie­ne annunciata agli uomini, sia sorgente d’impegno per creare un mondo più giusto e più fraterno; preghiamo.
2.       Per tutti i cristiani: sentendosi, in forza del Battesimo, figli della risurrezione, sappiano scegliere tutto ciò che favorisce la crescita della vita in ogni sua for­ma e in tutte le sue responsabilità; preghiamo.
3.       Per la pace nel mondo: ogni uomo riconosca la preziosità dei talenti ricevuti e sappia condividerli per l’edificazione comune e non per interessi egoistici, mirati a fruttare i fratelli, dove il fratello diventa avversario da annientare; preghiamo.
4.       Per tutti i poveri della terra: non siano gli scarti della società, ma trovino la nostra pronta attenzione e la nostra mano tesa nel condividere quanto occorre loro per un sostentamento dignitoso; preghiamo.
5.       Per la nostra umanità: non scelga la morte, fabbricando armi, distruggendo la natura, seminando la violenza, ma scelga tutto ciò che favorisce il diffondersi della vita in tutta la sua pienezza; preghiamo.
6.       Per questa nostra Comunità parrocchiale: la speranza della risurrezione doni autenticità all’impegno nel rendere la nostra vita aperta al servizio di tutti gli uomini, no­stri fratelli; preghiamo.
7.       Per tutti noi qui radunati nella gioia del Signore risorto: il nostro camminare verso la pienezza della vita eterna non sia scandito dall’angoscia e neanche dall’indifferenza, ma dall’ascolto della Parola di Dio, dalla grazia dei Sacramenti e dall’attenzione verso tutti coloro che vivono al nostro fianco; preghiamo.
C – O Dio, provvidenza infinita, paternità che risplende nella creazione e nella vita abbondante ed eterna che prometti ai tuoi figli, lenisci con i tuoi doni la fatica del nostro camminare nel tempo. Con la fede nel tuo Cristo risorto, aiutaci a trasformare la storia in annuncio e speranza di nuovi cieli e nuove terre dove ogni uomo sia degno figlio della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.   T - Amen.

 G – «Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà».
Sono parole queste, o Signore,
che recito ogni Domenica, a voce alta,
ma con un po’ di incertezza o in maniera distratta.
Sono intossicato dalla cultura materialistica
per la quale la vita nell’aldilà
è un’alienazione fuorviante
ed anche dalla cultura edonistica del benessere,
per la quale bisogna godere oggi
perché del domani non c’è certezza.
Riaccendi in me, Signore, la fede nella risurrezione
giacché se mi hai fatto tuo figlio
non è perché vuoi essermi Padre
solo per qualche tempo;
se con il Battesimo mi hai divinizzato,
non posso pensare che tu mi impedisca
di respirare il tempo eterno come fai tu.
Lo Spirito Santo, che mi hai infuso,
non è un prestito, ma un dono gratuito
che già mi eternizza.
(Averardo Dini)






Agenzia Fides 7 novembre

AFRICA/SUD SUDAN - I Vescovi sono “Pastori e amministratori della delicata vigna di Dio”
 
Juba (Agenzia Fides) – “Come Vescovi del Sudan e del Sud Sudan riteniamo prioritaria la tutela dei minori e ci impegniamo a lavorare per la prevenzione di ogni forma di abuso, atrocità e violenza contro i bambini. Sono contento che durante questa Plenaria, tra i molti argomenti sia stata scelta la tutela dei minori”: lo ha detto Mons. Edward Hiiboro, Vescovo di Tombura-Yambo e Presidente della Conferenza Episcopale del Sudan, a conclusione di un recente seminario organizzato a Juba dall’Associazione dei Vescovi delle Conferenze episcopali dell'Africa orientale (AMECEA), che ha coinvolto i Vescovi di Sudan e Sud Sudan sull’istituzione di un apposito Dipartimento per la tutela dei minori.
Oltre al tema della tutela dei minori, il Vescovo Hiiboro ha affermato che l'Assemblea Plenaria è stata “per i vescovi del Sudan e del Sud Sudan, un'opportunità di connettersi in primis con Dio, fonte della loro vita; in secondo luogo per rafforzarsi reciprocamente come Pastori e amministratori della delicata vigna di Dio; infine per meditare sulla loro missione verso il popolo di Dio nei due paesi.
I Vescovi di entrambi i paesi, nonostante le difficoltà che stanno affrontando, hanno preso posizione e hanno voluto agire per proteggere, individuare e bloccare qualsiasi abuso contro i minori e contro le persone più vulnerabili. “L’incontro è partito dalle raccomandazioni di Papa Francesco”, ha detto il funzionario per la tutela dei minori dell'AMECEA George Thuku, che ha condiviso con i Vescovi le politiche e le linee guida e le priorità stabilite da alcune Conferenze episcopali della regione.
(AP) (7/11/2019 Agenzia Fides)
 top^ 
 
 
 
ASIA/INDONESIA - I Vescovi: attualizzare il Documento di Abu Dhabi per migliorare il dialogo con l'islam
 
Bandung (Agenzia Fides) - "La fraternità umana per un'Indonesia pacifica" è il tema dell'Assemblea dei Vescovi indonesiani, in corso a Bandung (4-11 novembre), con l'obiettivo di "comprendere bene il Documento di Abu Dhabi sulla fraternità umana per la pace e la vita nel mondo, firmato congiuntamente da Papa Francesco e dal Grande Imam Ahmed el-Tayeb ad Abu Dhabi lo scorso febbraio, attualizzando il documento nel contesto indonesiano, al fine di rafforzare il dialogo della Chiesa indonesiana con l'islam nell'arcipalago" recita una nota inviata all'Agenzia Fides.
Come appreso da Fides, i Vescovi indonesiani hanno fortemente voluto dedicare la loro Assemblea alla riflessione su quel Documento, per trovare strade di applicazione nella realtà tanto diversa e plurale dell'arcipelago indonesiano. I relatori, ospiti nelle giornate di studio, sono stati l'Imam della Moschea Istiqlal di Jakarta, Nasaruddin Umar; il Segretario dell'Istituto internazionale per le relazioni della organizzazione islamica "Muhammadiyah", Wachid Ridwan; la coordinatrice nazionale del movimento "Gusdurian Network", Alissa Wahid; Padre Damiano Fadjar Tejo Soekarno, prete della diocesi di Malang, attivista in una comunità interreligiosa nell'isola di Madura.
Secondo il Cardinale Ignatius Suharyo, Presidente della Conferenza episcopale indonesiana, "il tema scelto dai Vescovi era conforme alla richiesta di Papa Francesco, che ha chiesto all'episcopato di tutto il mondo di trovare modalità di attualizzare le idee contenute nel documento di Abu Dhabi".
L'Arcivescovo Piero Pioppo, Nunzio Apostolico in Indonesia, nel suo discorso ai Vescovi indonesiani ha affermato che "quel Documento è molto importante soprattutto per la situazione nazionale dell'Indonesia, laddove la ricerca di pace, armonia e convivenza è una sfida che dobbiamo affrontare insieme".
“Come Vescovi della Chiesa cattolica che ha dato un grande contributo alla nascita della nostra nazione, e come nazione indipendente, unita e sovrana, ne avete bisogno per preservare i valori condivisi della società. Dobbiamo guidare la nostra comunità, umilmente, in un dialogo fraterno con tutte le persone, per proclamare sempre in Indonesia i valori del Vangelo e dell'unità ("Ut unum sint"), che sono il nostro contributo speciale al futuro della nazione”, ha affermato il Nunzio Apostolico.
Secondo il Segretario esecutivo della Commissione episcopale per la comunicazione, padre Steven Lalu, "le discussioni durante i giorni di studio dei Vescovi hanno portato a comprendere che tutte le parti coinvolte devono impegnarsi a diffondere i buoni valori del Documento e a concretizzarlo in attività che costruiscono la pace e la convivenza. Oltre a questo, si è detto durante i lavori, la tolleranza è necessaria non per trovare somiglianze ma piuttosto per abituarsi a vivere le differenze". (PP) (Agenzia Fides 7/11/2019)
 top^ 
 
 
 
ASIA/NEPAL - I missionari Clarettiani: cura e istruzione dei bambini vittime del terremoto
 
Kathmandu (Agenzia Fides) - I missionari Clarettiani sono impegnati a costruire il futuro dei bambini orfani e poveri, vittime del terremoto del 2015 in Nepal, fornendo loro assistenza e istruzione. “Abbiamo visitato il Nepal dopo il terremoto del 2015 e abbiamo contribuito a ricostruire il villaggio di Wasbang, nel distretto di Chitwan, nel centro del Nepal. Ci siamo imbattuti in un bambino orfano e abbiamo iniziato a prendercene cura. Oggi stiamo aiutando e educando oltre 400 studenti. Il nostro obiettivo è aiutare 900 studenti entro il 2025 ”, dice all'Agenzia Fides il padre Clarettiano Jojo Peter Ancheril, tra i responsabili dell'iniziativa, avviata dai missionari Clarettiani di Macao.
Oltre 400 bambini, orfani, poveri e con disabilità fisiche, risiedono nella casa dei bambini di Antyodaya a Parsa, nel distretto di Chitwan. La casa è stata costruita il 13 maggio 2017. "Intendiamo raggiungere i bambini meno fortunati dei villaggi remoti offrendo loro l'educazione e lo sviluppo della personalità", afferma padre Ancheril.
Il 12 aprile 2015 il forte sisma colpì il Nepal, uccidendo migliaia di persone e lasciando milioni di persone senza tetto e senza la possibilità di soddisfare i bisogni primari. Imponente fu la mobilitazione internazionale e la casa dei bambini di Antyodaya rientrò in questa ondata di solidarietà.
Padre Ancheril, dopo un primo viaggio in Nepal, iniziò a coinvolgere parrocchiani e benefattori per ricostruire case per le famiglie colpite dal sisma, nel villaggio di Wasbang, anche grazie al supporto dei Padri della Little Flower Society di Narayangh. Dopo un successivo viaggio con circa 30 pellegrini, questo impegno si fortificò e stabilizzò. Un giorno Bobby Anthony, project manager in Nepal, si imbattè in una bambina di circa quattro anni che vagava nella giungla. Sua madre era malata di cancro (e poco dopo morì), suo padre era vecchio e fragile. Iniziarono così a prendersene cura e così venne l'ispirazione di occuparsi stabilmente di bambini in situazioni simili, costruendo una apposita casa per loro. Yessermaya, assistente sociale del luogo, si interessò ai lavori di costruzione e identificò altri bambini bisognosi. Ben preso si aggiunsero altri bambini da villaggi rurali, dove non vi erano scuole e le famiglie vivono in estrema povertà.
"Oggi la Casa per bambini di Antyodaya offre agli studenti una nuova vita per crescere, lavorare e sperare nel futuro. Agli studenti viene data la giusta attenzione e cure speciali per i bisognosi, oltre che istruzione e assistenza sanitaria. L'amore di Dio non conosce limiti". conclude suor Liza Franca Augustine, collaboratrice del progetto e missionaria in Nepal. (SD) (Agenzia Fides 7/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AMERICA/ARGENTINA - “Superare le diverse forme di violenza e costruire un'amicizia sociale” chiedono i Vescovi
 
Pilar (Agenzia Fides) – “Chiediamo a Dio di aiutarci affinché il percorso democratico si traduca in una vita dignitosa, sviluppo integrale, lavoro per tutti, accesso alla salute e istruzione di qualità”: lo affermano i Vescovi dell’Argentina in un messaggio dal titolo “Il rafforzamento della nostra nazione”, che hanno pubblicato mentre si svolge la loro Assemblea Plenaria nella città di Pilar. Dal 4 al 9 novembre infatti l’Episcopato argentino è riunito per affrontare diversi temi relativi alla realtà sociale e pastorale, tra cui la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa, il Congresso Mariano dell’anno prossimo, l’elaborazione del catechismo argentino, il Sinodo per l’Amazzonia, la riforma economica.
Dopo le elezioni del 27 ottobre, che hanno decretato la vittoria al primo turno del candidato peronista Alberto Fernandez, che ha ottenuto il 48,10% dei voti, mentre il presidente uscente liberale Mauricio Macri non è andato oltre il 40,37%, i Vescovi nel loro messaggio pervenuto a Fides, ribadiscono che “all'inizio di un nuovo periodo della nostra democrazia, per il quale abbiamo optato irreversibilmente, vogliamo camminare con gli argentini per consolidarla ogni giorno di più”.
“La Patria richiede a tutti – proseguono - un rinnovato sforzo di dialogo sincero e di ricerca del consenso al fine di generare una sintesi superiore. La grandezza della nostra leadership si manifesterà in questo tentativo se saprà incorporare anche gli sforzi e le ricerche dei più poveri”.
I Vescovi sottolineano poi il crimine della corruzione e ribadiscono che il reale rafforzamento della democrazia non sarà possibile “senza una ferma opzione etica ai diversi livelli della vita sociale, senza una vera divisione dei poteri dello Stato e una partecipazione quotidiana e generosa di ogni argentino”. Infine esortano, come cittadini responsabili, “a formare un popolo che, al di là delle discrepanze, mantenga riferimenti stabili conformi ad un progetto comune”, questo presuppone “un rinnovato impegno per superare le diverse forme di violenza e per costruire un'amicizia sociale”. (S.L.) (Agenzia Fides 07/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AMERICA/PARAGUAY - L’Arcivescovo di Asunción: “immorale” aumentare lo stipendio dei politici invece di sostenere i più poveri
 
Luque (Agenzia Fides) – E’ "immorale" la richiesta di aumentare gli stipendi ai politici invece di destinare il denaro a creare e rafforzare programmi per la salute, l’istruzione e l’alloggio destinati ai settori più vulnerabili della popolazione, continuamente in crescita: lo ha denunciato l’Arcivescovo di Asunción, Mons. Edmundo Valenzuela, durante una conferenza stampa tenuta ieri, in occasione dell’Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale del Paraguay, che si tiene a Luque (vedi Fides 5/11/2019) e prende in considerazione i principali temi legati alla realtà sociale ed ecclesiale del paese.
Durante la conferenza stampa, sollecitato dai giornalisti, Mons. Valenzuela ha sottolineato che la richiesta di aumento degli stipendi conviene solo ai politici, e ha aggiunto: "sappiamo già che con i politici non avremo certo giustizia e solidarietà". Ha quindi ribadito che la richiesta è "immorale" proprio perché non esiste da parte delle autorità l'interesse ad aumentare il bilancio per la salute, l'istruzione e l'edilizia abitativa, in particolare per quei settori che sono a rischio continuo.
L’Arcivescovo ha invitato i rappresentanti dei partiti politici a riconsiderare la richiesta e a ripensare la situazione usando come esempio gli avvenimenti in Cile e in Bolivia, in quanto ciò "può essere una causa di rivolta, in seguito alle ingiustizie, a causa di una realtà ingiusta".
“Con i soldi dati ai politici non ci sono progressi. Almeno finora non l'abbiamo visto. Chiediamo che il buon denaro pubblico sia ben utilizzato nei programmi che promuovono lo sviluppo dell'agricoltura familiare, dell'istruzione e della salute che sono sempre molto minacciati” ha ribadito Mons. Valenzuela.
Sebbene attraverso il programma Tekoporà del Ministero dello Sviluppo Sociale, 612 mila persone in estrema povertà percepiscano un bonus per i servizi fondamentali, la realtà dei circa 7 milioni di abitanti del Paraguay è che le famiglie povere ed in estrema necessità aumentano ogni giorno. Inoltre nei programmi di sostegno alle famiglie, le famiglie indigene vengono penalizzate ricevendo sussidi inferiori.
L'incontro dei Vescovi culminerà venerdì 8 novembre nella casa di riposo “Emmaus”, situata nella periferia della città di Luque.
(CE) (Agenzia Fides, 07/11/2019)

Agenzia Fides 6 novembre 2019

AFRICA/KENYA - “No alla corruzione”: i Vescovi lanciano una campagna anticorruzione di sei mesi
 
Nairobi (Agenzia Fides) - “La corruzione è una putrefazione del cuore”. Non usano mezzi termini i Vescovi del Kenya nel lanciare la loro compagna anticorruzione che avrà una durata di sei mesi. Nell’ambito della lotta alla corruzione, tra l’altro, la Conferenza Episcopale keniana (Kenya Conference of Catholic Bishops) ha deciso di proibire donazioni in denaro contante e di accettare solo quelle effettuate elettronicamente per potere tracciare i donatori ed evitare compromissioni con denaro di dubbia provenienza.
Presentata ad inizio ottobre presso il Santuario Nazionale di Subukia, la campagna dal titolo “Spezziamo le catene della corruzione”, è incentrata su un’attività educativa e di preghiera. Per l’occasione è stata scritta una preghiera che recita:
“Padre che sei nei cieli, provvedi sempre a tutte le tue creature, affinché possano vivere come hai sempre voluto. Hai benedetto il nostro paese, il Kenya, con enormi risorse umane e naturali da utilizzare in tuo onore e gloria e per il benessere di ogni keniano.
Siamo profondamente addolorati per l'uso scorretto di questi tuoi doni e benedizioni attraverso la corruzione, a seguito della quale molti appartenenti al nostro popolo sono affamati, malati, senzatetto e sfollati, ignoranti e indifesi. Padre, solo tu puoi guarirci da questa malattia che porta alla morte.
Umilmente ti preghiamo, tocca le nostre vite e quelle dei nostri leader affinché possiamo comprendere che la corruzione è un male e impegnarci a lavorare duramente per eliminarla. Ad ogni cittadino che ha acquisito qualcosa con mezzi corrotti, Signore, dai a lui o a lei lo spirito di coraggio per restituire il maltolto e tornare da te.
Fai sì che leader timorati di Dio si prendono cura di noi e ci guidino sul cammino della pace, della giustizia, della prosperità, del progresso e soprattutto dell'amore”. (L.M.) (Agenzia Fides 6/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AFRICA/TOGO - Fede e preghiera a conclusione del Mese del Rosario e del Mese Missionario nella piccola comunità di Kolowaré
 
Kolowaré (Agenzia Fides) – “Bisognava essere presenti per essere immersi nell’atmosfera orante, permeata di fede, di quel momento. Il Mese Missionario e il Mese del Rosario dell’Ottobre 2019 hanno rappresentato un tempo di intensa preghiera, un tempo di grazia” ha detto all’Agenzia Fides padre Silvano Galli, sacerdote della Società per le Missioni Africane (SMA) in Togo.
“Il 1° ottobre, nella nostra missione di Kolowarè, abbiamo iniziato il Mese Missionario e il Mese del Rosario davanti alla grotta fiorita di Maria. Per il primo giorno le cinque comunità di base si sono date tutte appuntamento davanti alla grotta e nei giorni successivi ogni comunità ha pregato nel rispettivo quartiere”, racconta il missionario.”
“La conclusione delle celebrazioni è stata ancora più solenne e maestosa dell’apertura. C’è stata una grande assemblea di fedeli davanti alla grotta. Ogni fedele portava due ceri: uno veniva deposto acceso negli anfratti della grotta, e un altro lo tenevano in mano . La preghiera è stata animata dall’Armata Azzurra, un gruppo di preghiera legato a Fatima. Al termine tutti hanno acceso il secondo cero che avevano in mano, e hanno iniziato una serie di canti a Maria. L’intera folla seguiva osannante, con danze, alzando e porgendo, quasi offrendo la candela ad ogni Ave Maria cantata, al vicino e a tutta l’assemblea. Nella notte che ci avvolgeva, la preghiera aveva un gusto speciale. Davanti a noi la grotta illuminata con i ceri, la folla in piedi con le candele accese: eravamo tutti immersi nel mistero di Dio, in compagnia dei nostri defunti che riposano nel cimitero accanto.”
“Quella preghiera - conclude p. Silvano – ha avuto il suo completamento e culmine nel giorno dei Santi. Ogni anno celebriamo una cerimonia per ricordare i defunti. Dopo la comunione, davanti all’altare viene posto un bacile pieno di sabbia. Il catechista proclama il nome dei defunti deceduti dall’inizio dell’anno e un familiare viene ad accendere una candela al Cero pasquale, per poi deporla davanti all’altare. Al termine della preghiera, i fedeli si sono poi recati processione nei due cimiteri del villaggio per benedire le tombe e pregare per tutti coloro che ivi riposano”. (SG/AP) (6/11/2019 Agenzia Fides)
 top^ 
 
 
 
ASIA/SINGAPORE - La compassione di Cristo nel braccio della morte
 
Singapore (Agenzia Fides) - Portare le misericordia e la compassione e l'amore di Cristo tra i detenuti nel braccio della morte: è la missione di suor Gerarda Fernandez, 81 anni, delle Suore del Buon Pastore, che da 40 anni vive e lavora a Singapore e, nei suoi lunghi anni di ministero pastorale in carcere, ha accompagnato e sostenuto 18 tra donne e uomini che erano reclusi nel braccio della morte, fino a quando sono stati giustiziati. Con somma sorpresa della Chiesa locale, la religiosa cattolica, nativa di Singapore, è stata inserita nella lista annuale stilata dalla BBC tra le 100 donne più influenti del mondo.
Suor Gerarda, nata nel 1938, racconta a Fides: “Vengo da una famiglia in cui i genitori mi hanno educato alla fede e hanno fatto conoscere i meravigliosi talenti che tutti noi avevamo per la musica. Abbiamo cantato e suonato diversi strumenti musicali; le nostre adunanze e liturgie domenicali erano all'insegna della preghiera in musica. Nella mia famiglia, tre di noi fratelli oggi sono consacrati".
La compassione di Gesù Buon Pastore ha avvolto il suo cuore e ha segnato il suo ministero. In 40 anni trascorsi a visitare i detenuti in prigione, il momento che definisce "speciale" è stato quello della vicinanza ai detenuti nel braccio della morte, nella prigione di Changi a Singapore. "L'amore di Dio per noi va oltre ogni comprensione: questo è il messaggio che lasciamo loro", dice.
Parlando della sua opera, rileva: "Tutte le persone nel braccio della morte hanno contrastato i piani di Dio e hanno distrutto le loro giovani vite. Ma, grazie alla misericordia di Gesù, Dio si fa presente e cambia quest'ultima fase della loro vita. Molti di loro hanno vissuto il miracolo della conversione e della trasformazione del loro cuore. Il Buon Pastore ha ritrovato le sue pecorelle. Ho avuto il privilegio di stare con loro negli ultimi istanti della loro vita terrena".
"La chiamata di Dio a camminare a fianco delle persone vulnerabili mi ricorda ogni giorno che Dio ci ha amati per primo", e dona loro "guarigione e perdono attraverso il suo amore". Un omicida, prima dell'esecuzione capitale, le ha detto: "Non preoccuparti sorella. So che Dio mi ama. Domani mattina lo vedrò faccia a faccia".
L'ispirazione per il ministero pastorale nel braccio della morte è nata dalla sua consorella suor Susan Chia che, nel 2005, aveva seguito il trafficante di droga Van Tuong Nguyen Caleb che si diresse verso il patibolo cantando l'inno "Amazing Grace". Suor Gerarda dice: “Ho chiesto al Signore come fosse possibile che, in un luogo dove si stava consumando un'esecuzione capitale, ci fosse tanta pace, persino gioia. Un amico sacerdote mi ha dato la risposta: perché il Bene ha trionfato sul male".
La suora dice di "detestare la pena di morte che è crudele, disumana e viola il diritto alla vita". “Ogni vita è sempre preziosa, anche quando è richiesta una punizione. La punizione e la giustizia devono sempre includere la rieducazione e la misericordia. Uniamo molte voci in tutto il mondo facendo appello ai nostri leader per cercare alternative alla pena di morte" afferma. Oggi, racconta con soddisfazione, "la nostra preghiera è stata ascoltata: c'è una revisione della pena di morte a Singapore e diversi detenuti nel braccio della morte hanno ricevuto una sospensione dalle loro sentenza capitale".
E conclude con una frase della fondatrice del suo istituto religioso, le Suore della Carità del Buon Pastore, suor Maria Eufrasia : "Una persona è più preziosa del mondo intero". (SD) (Agenzia Fides 6/11/2019)
 top^ 
 
 
 
ASIA/BANGLADESH - Evangelizzare con il teatro e la musica
 
Barisal (Agenzia Fides) - “Nel distretto di Barisal, nel centro-sud del Bangladesh, per tradizione culturale la gente ama il canto e la musica. In questa zona circolano diverse opere teatrali di carattere e tema religioso. L'opera teatrale di contenuto biblico oggi è per noi uno strumento importante per annunciare il messaggio cristiano ed è un valido aiuto per l'opera di evangelizzazione”. Lo afferma all'Agenzia Fides padre Anol Terence D'Costa, Segretario della Commissione per la Comunicazioni sociali nella diocesi di Barishal, raccontando di un recente seminario organizzato in loco per sacerdoti, religiosi e soprattutto laici, in cui si è fatto il punto sulle attività di evangelizzazione attraverso le performance teatrali e la musica.
"Abbiamo notato che le persone assistono alle opere teatrali in numero maggiore che alla messa. Pertanto, abbiamo preso l'iniziativa di organizzare meglio questo servizio come forma di opera missionaria", ha spiegato padre Anol. Oggi nella diocesi opere teatrali e musical sulla vita di Gesù , Maria e sulle vite dei Santi sono molto popolari e attraggono molti giovani. Attori e musicisti sono soprattutto volontari laici e questo impegno è stato anche molto apprezzato dai Vescovi bengalesi.
Padre Anol dice: “Abbiamo lanciato un appello per reclutare registi, cantati e attori e ora esiste un comitato che si occupa di creare nuove sceneggiature e opere teatrali".
Ruben Dewri, 32enne cattolico e giovane cantante dice a Fides: “Il canto è nel nostro sangue. Adoriamo cantare e così predichiamo la Parola di Dio con le canzoni. Con il canto il Vangelo può attrarre e raggiungere il cuore delle persone. Fedeli cristiani e non cristiani vengono a godersi il nostro spettacolo".
Come spiega padre Anol, la Commissione per le comunicazioni sociali, in tal modo, "cerca di rispondere alla missione di promuovere la Buona Novella di Cristo attraverso i mezzi di comunicazione sociale; di stimolare, sviluppare e risvegliare la coscienze; di ispirare e formare il personale della Chiesa all'uso dei mezzi di comunicazione". (FC) (Agenzia Fides, 6/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AMERICA/BRASILE - Il CIMI: gli indigeni non possono più muoversi in sicurezza nei loro territori
 Articolo e foto del 3 novembre clicca
Brasilia (Agenzia Fides) – "Il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI), con indignazione e tristezza, accusa e incolpa lo Stato e il governo brasiliano per l'assassinio codardo di Paulo Paulino Guajajara, avvenuto la sera di venerdì 1 novembre all'interno del territorio indigeno Arariboia a Maranhão. L'indigeno aveva 26 anni e lascia moglie e figlio": questo il comunicato del CIMI inviato a Fides. Paulino Guajajara e Laércio Souza Silva avevano lasciato il villaggio di Lagoa Comprida, a nord della Terra indigena, a 100 km dal comune di Amarante, per andare a caccia. Nei boschi sono stati sorpresi da cinque taglialegna armati, riferisce la nota.
Gli uomini, con le armi in mano, hanno chiesto a Paulino e Laercio di consegnare archi e frecce, strumenti tradizionali usati per la caccia. I Guajajara non avevano molte possibilità di difesa.
Membri della polizia civile di Amarante sono andati sul posto con un elicottero, per prelevare il corpo di Paulino e portarlo nella sua comunità per i funerali. Un primo rapporto della polizia parla di un agguato.
La regione del villaggio di Lagoa Comprida viene regolarmente invasa dai taglialegna già da molti anni. Nel 2007 l'indigeno Tomé Guajajara venne assassinato proprio in quella zona. L'anno seguente, nel 2008, i taglialegna invasero il villaggio di Cabeceira, sparando agli indigeni.
Il territorio indigeno Arariboia è riconosciuto ufficialmente e registrato dal 1990 con 413 mila ettari. Qui vivono circa 6 mila indigeni Guajajara, o Tenetehar, e Awá-Guajá.
Il CIMI ha denunciato l'aumento delle invasioni dei territori indigeni, in seguito all'incoraggiamento di quanti si oppongono alla regolarizzazione dei territori censiti dalla Costituzione federale. Oggi non è esagerato affermare che gli indigeni non possono più muoversi in sicurezza nei loro territori.
Il CIMI oltre a chiedere un'investigazione sul tragico fatto, denuncia chi ha incoraggiato e permesso le invasioni delle terre indigene, associate ad attacchi, omicidi, minacce, rivolte, incendi dolosi.
I discorsi ricorrenti del Presidente della Repubblica contro la delimitazione e la regolarizzazione dei territori, sommati ad un ambiente regionale prevenuto contro le popolazioni indigene, sono stati il principale invito alle invasioni e alla violenza contro le popolazioni indigene in Brasile, sostiene la nota.
Inoltre il CIMI ricorda che il sangue di Paulino e di tanti altri indigeni è stato e sarà versato “perché coloro che possono prevenire la barbarie tacciono, non fanno nulla”, e ribadisce la necessaria indagine sui fatti e la punizione esemplare dei colpevoli come il minimo che si possa fare in questa situazione. In sintonia con le famiglie degli indigeni assassinati, il CIMI ritiene l'attuale governo colpevole di non aver rispettato la Costituzione federale in difesa dei territori indigeni.
Il documento è firmato dal Segretariato generale del CIMI, con la data 2 novembre 2019. Da gennaio a settembre 2019, la Commissione contro la violenza sui popoli indigeni del Brasile, ha contato 160 casi di invasioni in 153 territori indigeni in 19 stati del Brasile.
(CE) (Agenzia Fides, 06/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AMERICA/PANAMA - Per i Vescovi servono “ascolto, rispetto e dialogo per costruire la patria”
 
Città di Panama (Agenzia Fides) – Un appello a cittadini e autorità perché prevalgano “rispetto reciproco, ascolto attento, dialogo, saggezza e tolleranza come modi per trovare il consenso nazionale su una questione così delicata e importante come le riforme costituzionali” è stato lanciato dal Comitato permanente della Conferenza Episcopale di Panama all’inizio del mese della Patria.
Nel comunicato, pervenuto a Fides, i Vescovi rilevano che il clima di tensione e di violenza degli ultimi giorni, che ha causato feriti e danni, desta “grande preoccupazione per gli abitanti di questo paese”, e sebbene “il diritto fondamentale di protestare e manifestare su questioni nazionali e vitali per il paese non è negoziabile”, non meno importante è che tutto avvenga senza violenza e nel rispetto, “in modo che la voce della gente non sia distorta”.
“Le riforme costituzionali richiedono la piena partecipazione di tutti i settori del paese, senza l'esclusione di nessuno – ribadiscono i Vescovi -, quindi dobbiamo garantire che ciò sia possibile attraverso un meccanismo serio, agile e trasparente, in cui tutti i contributi possano essere registrati, per raggiungere un consenso nazionale. Panama merita una Costituzione che risponde alle sfide del mondo di oggi, fatti salvi i valori e i principi etici e morali che l'hanno sostenuta nel corso della sua storia”.
Le riforme che il governo di Panama vuole attuare, modificano 40 articoli della Costituzione, e toccano temi fondamentali come la salute, l’educazione e l’ambiente. Secondo la popolazione, i cambiamenti potrebbero causare un aumento delle discriminazioni, oltre a favorire l’impunità e la corruzione. Da qui nascono le proteste popolari e gli scontri, che erano iniziate da diverse settimane e che si sono inasprite negli ultimi giorni. A Panama infatti si registra un grande malcontento per una distibuzione della ricchezza che privilegia solo una classe ristretta di persone cui si contrappongono folle di poveri e di emarginati.
Il comunicato dei Vescovi si conclude sottolineando l’urgenza di “restituire la speranza persa a causa dell'ingiustizia, della corruzione e dell'esclusione” e per raggiungere questo scopo ognuno deve “seminare segni visibili e tangibili che fanno germogliare credibilità e fiducia nel Panama”. (S.L.) (Agenzia Fides 06/11/2019)
 top^ 
 
 
 
AFRICA/GABON - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “Saint Augustin” a Libreville
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 30 luglio 2019 ha nominato Rettore del Seminario maggiore interdiocesano “Saint Augustin” nell’arcidiocesi di Libreville, in Gabon, il rev. Yves-Edgard Pambou, del clero diocesano di Mouila.
Il nuovo Rettore è nato il 18 settembre 1971 a Tchibanga ed è stato ordinato sacerdote l’8 giugno 2008. Nel 1994 è entrato al Seminario maggiore Saint Augustin a Libreville per il ciclo propedeutico, quindi ha studiato filosofia al Seminario maggiore internazionale spiritano Daniel Brottier. Dopo un anno di stage pastorale, dal 1998 al 2001 ha studiato teologia all’UCAC di Yaoundé, in Camerun, conseguendo la licenza. Dal 2004 al 2009 ha studiato a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito il dottorato in Storia della Chiesa. E’ stato viceparroco e parroco, vicario generale della diocesi di Mouila, professore alla facoltà di teologia dell’UCAC, oltre che segretario particolare e delegato del rettore, membro del GRFCAC (Gruppo di ricerca Fede e Cultura in Africa centrale). (SL) (Agenzia Fides 6/11/2019)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Da vatican news 4 maggio 2026

  Terra Santa, dal segno della croce la forza e la speranza del cristiano Davanti agli episodi di violenza che si sono verificati recentemen...