Riassunto dell'ottava Giornata in Africa di Papa Leone

 

Papa Leone XIV con una degente della Casa di accoglienza per anziani a Saurimo, in Angola
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Il Pontefice è decollato da Luanda la mattina presto per atterrare a Saurimo, dove ha visitato la Casa di accoglienza per anziani e presieduto la Messa sulla ... 

Medaglia al Valor Militare a Livio Conti

 

Sarà consegnata il 25 aprile la Medaglia al Valor Militare a Livio Conti

Il Patriota rigutinese della Brigata Osoppo – Friuli fucilato dai nazisti il 29 aprile 1945

Si avvicina il giorno della consegna della Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Memoria di Livio Conti, il Patriota rigutinese della Brigata Osoppo – Friuli fucilato dai nazisti il 29 aprile 1945 a San Giorgio di Nogaro.

Richiesta nel 2022 dal Sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, su delega di Roberto Conti, fratello di Livio, la Medaglia al Valor Militare è stata concessa dal Presidente Mattarella con Decreto 2084 del 13 maggio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre dello stesso anno.

Tra le consuete lungaggini burocratiche e altri contrattempi, alla fine è stato deciso che la Medaglia sarà consegnata il prossimo 25 aprile, in coincidenza dei festeggiamenti della Liberazione in Piazza Poggio del Sole ad Arezzo, di fronte al Monumento alla Resistenza.

Purtroppo, i familiari di Livio che risiedono in Francia vicino a Lione, non potranno essere presenti sia per l’età del fratello Roberto, che ha 86 anni, sia per inderogabili impegni di lavoro della nipote Grazia. A ritirare la Medaglia sarà il Sindaco Ghinelli, che aveva richiesto l’onorificenza per Livio. Grazia Conti aveva espresso il desiderio di potersi collegare telefonicamente al momento della consegna della Medaglia, in modo da poter ringraziare il Presidente Mattarella, il Sindaco e le altre persone che si sono adoperate per arrivare a questa onorificenza alla Memoria dello zio Livio, ma il Prefetto non lo ha consentito per ragioni di protocollo e di scaletta. Peccato davvero. Vista l’impossibilità del collegamento telefonico della figlia Grazia, Roberto Conti ha fatto pervenire al Sindaco Ghinelli un messaggio dove scrive: “Ringrazio profondamente a mio nome e famiglia il Presidente Mattarella per aver concesso a Livio la Medaglia di Bronzo al Valore Militare, riconoscendo che Livio è stato un eroe della guerra partigiana nella Brigata Osoppo – Friuli e che ha offerto la sua vita per la sua Patria. Ringrazio tutti quelli che hanno permesso di commemorare Livio Conti, che resterà un eroe per l’eternità per la sua famiglia e per l’Italia. Ringrazio il Sindaco di Arezzo, Ing. Alessandro Ghinelli”.

Comunque, Grazia Conti potrà collegarsi telefonicamente il prossimo lunedì 27 aprile con San Giorgio di Nogaro, il luogo dove lo zio Livio fu fucilato il 29 aprile di 81 anni fa. Infatti, quel giorno a Villa Dora sarà presentato il mio libro «Il ragazzo che scelse la Libertà. Livio Conti, patriota rigutinese della ‘Brigata Osoppo’». Una biografia di Livio voluta dal Presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, finanziata dall’Associazione stessa e pubblicata dalle Edizioni Effigi di Arcidosso (GR). Il racconto della breve vita di Livio, che riemerge dopo decenni di oblio e ne mette in luce angoli sconosciuti, come la dolce storia d’amore con Pierina, una sua coetanea di Rigutino.

La presentazione del libro è stata organizzata dall’Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, con il patrocinio del Comune di San Giorgio di Nogaro e il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Prima della presentazione della biografia di Livio si terrà una breve cerimonia presso il Cimitero di San Giorgio di Nogaro, dove per l’occasione l’Associazione Partigiani Osoppo ha fatto restaurare la lapide collocata dopo la guerra nel luogo dove Conti fu fucilato insieme al suo compagno Enzo Fiumalbi.


Papa Francesco, instancabile portatore di un messaggio di pace (Osservatore Romano 21 aprile 2026)

 

Mattarella: Papa Francesco, instancabile portatore di un messaggio di pace

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella su L’Osservatore Romano ricorda il Pontefice argentino ad un anno dalla sua morte. Nel ricordo del Capo di Stato si sottolinea come “il suo pontificato abbia attraversato stagioni difficili della vita internazionale e abbia lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità, nella vita della Chiesa, nella coscienza dei costruttori di pace".

di Sergio Mattarella

È trascorso un anno dalla scomparsa dell’amatissimo Papa Francesco e il popolo italiano custodisce con affetto e gratitudine la memoria della sua figura e del suo insegnamento. 

Il suo pontificato ha attraversato stagioni difficili della vita internazionale e ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità, nella vita della Chiesa, nella coscienza dei costruttori di pace, di chi ha fame e sete di giustizia, delle donne e degli uomini di buona volontà.  Vescovo di Roma, guida della Chiesa cattolica universale, la voce di Francesco è stata autorevole e ascoltata oltre ogni confine geografico, religioso e culturale. Con il coraggio morale e spirituale che lo contraddistingueva, ha richiamato con vigore la dignità della persona, la responsabilità verso i più fragili, il valore del dialogo, la centralità della pace. 

Il legame con l’Italia è stato, per Papa Francesco, saldo e affettuoso. Il nome scelto per la sua missione pontificale è stato quello del poverello d’Assisi, Santo della Chiesa universale, in Italia riferimento da secoli e scelto come suo Patrono. Roma, capitale della nostra Repubblica, è stata, per Francesco, oltre alla sede della Cattedra di Pietro anche la città nella quale — suo Vescovo — ha voluto farsi prossimo, nelle periferie, negli incontri con i giovani, nella vicinanza alle realtà del volontariato e dell’accoglienza, nell’attenzione costante alle ferite sociali e alle marginalità.  Nei confronti della Repubblica e delle sue istituzioni ha manifestato una costante vicinanza, valorizzando il legame storico tra Santa Sede e Italia e non facendo mai mancare — specialmente nei momenti più difficili, come durante la pandemia — il suo conforto. 

La sua preghiera sul sagrato della Basilica, in una piazza San Pietro deserta, è stata, per il mondo intero, voce dell’umanità. Conservo come patrimonio prezioso il ricordo dei rapporti intrattenuti, sobri e profondi, nella consapevolezza della distinzione dei rispettivi ruoli. Nel dialogo istituzionale, negli incontri ufficiali, nelle occasioni di visita privata o al margine di celebrazioni religiose, si è trattato, per me, di un costante recepire la chiarezza e il calore della sua premura per la promozione della pace, per la condanna di ogni violenza, per la cura del bene comune, per la tutela dei diritti di ciascuno. 

Francesco aveva acuta capacità di individuare i problemi, i punti di rottura, i rischi di divisione, il dono di guardare lontano — come è caratteristica del Magistero pontificio — oltre l’orizzonte limitato del contingente. Da leader religioso e morale ha fatto sentire nel mondo il suo Magistero e la sua influenza, incoraggiando a non cedere all’indifferenza e alla disperazione, a rafforzare la coesione sociale, a esercitare l’arte paziente del dialogo e del confronto. Papa Francesco ha saputo parlare al mondo con il linguaggio schietto ed essenziale del Vangelo e con la sapienza del conoscitore degli animi e della storia, consapevole e incurante del rischio di apparire utopistico, di porsi controcorrente. 

Il suo richiamo alla misericordia, l’esortazione a non attendere che l’altro si presenti ma a cercarlo, ad andargli incontro, la sua esortazione alla fraternità, all’interdipendenza dei popoli e degli Stati, alla «cultura dell’incontro», lo hanno reso nel nostro tempo figura di riferimento universale per credenti e non credenti, leader spirituale e morale di grande e ammirevole saggezza. Davanti alle guerre, alle persecuzioni, alle povertà, alle disuguaglianze, ha chiesto ai popoli e agli Stati di ritrovare appieno la propria umanità, di resistere alla tentazione dell’odio, dello scarto, dello spreco. Li ha esortati a dare voce a chi non ne ha. La sua testimonianza ha sollecitato governi, comunità e singole coscienze a scegliere la via della giustizia, del disarmo morale e materiale, della cooperazione tra i popoli, della protezione dei migranti e dei rifugiati, dell’equità sociale. 

Con l’enciclica Fratelli tutti ha ricordato all’umanità la consapevolezza di costituire un’unica «famiglia umana», necessariamente coesa, solidale, interdipendente.  Il Documento sulla Fratellanza Umana per la pace Mondiale e la Convivenza Comune, sottoscritto nel 2019, ad Abu Dhabi, unitamente al Grande Imam di Al-Azar, Ahmad al-Tayyeb, ne rappresenta forte manifestazione, rivolta ai credenti e ai non credenti, a tutte le persone di buona volontà. Fino alla fine, anche durante la lunga, faticosa malattia, Papa Francesco è stato instancabile portatore del messaggio di pace e di amore. Sentiva su di sé la responsabilità incomprimibile del suo alto magistero e, probabilmente, anche l’acuirsi delle tensioni internazionali che rischiano di allontanare il mondo dagli ideali di pace, accoglienza, comprensione, diritto, dialogo e rispetto reciproco, così come viene ammonito con forza e autorevolezza da Leone XIV. 

Oggi, a un anno di distanza dal suo transito, rinnoviamo riconoscenza per l’insegnamento di Francesco che rappresenta un sostegno di speranza per tutti gli uomini di pace. 

III DOMENICA DI PASQUA - ANNO A (19 aprile 2026)

 domenica 19 Aprile 2026

Messa del Giorno

III DOMENICA DI PASQUA - ANNO A


Antifona

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode. Alleluia. (Sal 65,1-2)

Si dice il Gloria.

Colletta


O Dio, che in questo giorno santo
raduni la tua Chiesa pellegrina nel mondo,
donaci di riconoscere il Cristo crocifisso e risorto
che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture
e si rivela a noi nello spezzare il pane.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
 

Prima Lettura

Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.

Dagli Atti degli Apostoli
At 2,14.22-33

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: "Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza".
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: "questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione".
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 15 (16)

R. Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.

Seconda Lettura

Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 1,17-21

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli. (Cf. Lc 24,32)

Alleluia.

Vangelo

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e con- versavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi sperava- mo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore.

Vatican news 12 aprile 2026

 

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