Prefestiva a Cividale

Allo scriba non piacciono le inaugurazioni, mi piace Cividale...da prima che vi arrivasse Don Livio.
C'è un evento che si è aperto oggi, una mostra: "il Crocifisso di Cividale e la scultura lignea nel Patriarcato di Aquileia al tempo di Pellegrino II".
Con un tempo da ...inverno, lo scriba è arrivato a Cividale, si è caricato del messaggio della mostra,. spero sia per tutti:... il Crocefisso come messaggio di fede!
Poi via ad approfondirla, la fede, ...messa prefestiva...tanto minacciava pioggia, ma non osava piovere(che italiano).
Dentro ogni foglietto c'era un altro foglietto, ma ben fatto giudicate voi:

(mi scuso per la qualità, lo scanner è invecchiato)
Ho scattato qualche foto perchè è raro trovare una chiesa così ben illuminata:







San Pio I papa..origini di Aquileia

San Pio I Papa e martire
Aquileia ? - † Roma, 155
(Papa dal 140 al 155).
Nato ad Aquileia, le fonti ci informano che era fratello di Erma, uno dei Padri apostolici, autore dell'opera "Il Pastore".
Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. intuitivo)
Martirologio Romano: A Roma, commemorazione di san Pio I, papa, che, fratello del celebre Erma, autore dell’opera intitolata “Il Pastore”, custodì come un buon pastore per quindici anni la Chiesa. 

Anche per s. Pio I, come per quasi tutti i pontefici dei primi secoli della Chiesa, le notizie pervenutaci, oltre che poche sono anche incerte; non si sa praticamente nulla, salvo quanto narrato dalle tradizioni.
Il “Liber Pontificalis” riporta che nacque ad Aquileia, figlio di un certo Rufino; Eusebio nella sua ‘Storia Ecclesiastica’ considera verosimilmente la durata del suo pontificato in quindici anni, dal 140 al 155; dal “frammento Muratoriano” sappiamo che era fratello di Erma, l’autore del ‘Pastore’.
Gli si attribuisce la data della celebrazione della Pasqua nella domenica dopo il plenilunio di marzo; sono importanti le sue norme per la conversione dei giudei.
Combatté lo gnostico Marcione (85-160) filosofo eretico, che contrapponeva al Dio imperfetto e ingiusto del Vecchio Testamento, il Dio buono che aveva assunto un’apparente forma umana in Cristo.
San Pio I non ebbe culto nell’antichità e perciò il suo nome manca negli antichi Martirologi, finché Adone lo inserì per primo nel suo ‘Martirologio’ all’11 luglio come ‘confessore’, mentre il ‘Martirologio Romano’ confermando la data dell’11 luglio, lo considera ‘martire’; come del resto lo furono quasi tutti i primi 31 pontefici, che governarono la Chiesa nel triste periodo delle persecuzioni, fino all’avvento di Costantino imperatore.


Il nome Pio è un nome già in uso in età imperiale, poi divenuto fondamentalmente cristiano, con chiaro riferimento alla pietà cristiana e alla devozione a Dio. 

La Caritas della Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha lanciato un appello

AFRICA/CONGO RD - Appello della Caritas: “aiutateci a riportare a casa oltre 2.400 espulsi da Brazzaville”
Kinshasa (Agenzia Fides) - La Caritas della Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha lanciato un appello per aiutare i congolesi espulsi dalla Repubblica del Congo (Congo Brazzaville) che si trovano in condizioni precarie in un campo di accoglienza a Maluku alla periferica orientale di Kinshasa. Si stima che almeno 2.400 persone, delle quali mille sono bambini, vivano nel campo da maggio, quando sono iniziate le operazioni di espulsione dei congolesi irregolari da Brazzaville.
Queste persone sono originarie di altre aree della RDC e non hanno i mezzi per potervi rientrare. “Che ogni persona di buona volontà possa venire in aiuto ai nostri fratelli che vivono in condizioni difficili. Ci sono molti espulsi che necessitano di rientrare nelle loro province. Se ci sono persone che pensano di poter mettere a loro disposizione i mezzi per rientrare a casa, questo le aiuterebbe a lasciare le condizioni precarie nelle quali vivono” ha affermato Gratien Mundia, coordinatore delle operazioni di emergenza e della protezione sociale di Caritas RDC.
La Caritas ha organizzato la raccolta e la distribuzione di generi di prima necessità nel campo di Maluku, alcuni dei quali forniti dalla MONUSCO (Missione ONU nella RDC). (L.M.) (Agenzia Fides 10/7/2014)

Le responsabilità delle leadership politiche e religiose

ASIA/TERRA SANTA - Escalation a Gaza. Giustizia e Pace: si infligge una “punizione collettiva” al popolo palestinese
Gerusalemme (Agenzia Fides) - La responsabilità del nuovo sangue sparso in Terra Santa appartiene in larga misura a leadership politiche che “versano benzina sul fuoco”, alimentando il conflitto con parole e atti irresponsabili. E utilizzare l'omicidio dei tre israeliani “per infliggere una punizione collettiva al popolo palestinese nel suo complesso e nel suo legittimo desiderio di essere libero, rappresenta una tragica strumentalizzazione di quella tragedia e non fa che aumentare la violenza e l'odio”. Così, in un comunicato diffuso ieri, 8 luglio, la Commissione Giustizia e Pace dell'Assemblea degli Ordinari cattolici in Terra Santa interviene sulla nuova ondata di violenze esplosa nella regione, che ha visto impennarsi il bilancio delle vittime con l'escalation di incursioni israeliane nella Striscia di Gaza, dove oltre 160 raid hanno già provocato decine di morti.
“Israele e la Palestina - si legge nel testo del comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides - riecheggiano del pianto di madri e padri, di fratelli e sorelle, delle persone care dei giovani caduti vittime dell'ultima tornata di violenza che affligge questa terra”. Alcune delle vittime – fa notare il comunicato di Giustizia e Pace – sono ben conosciute, perché “i media hanno raccontato i dettagli delle loro vite, mentre altri - molto più numerosi – sono meri dati statistici, senza nome e senza volto”.
L'analisi della situazione espressa da Giustizia e Pace chiama in causa le responsabilità delle leadership politiche e religiose. Da un lato, il linguaggio violento di chi in Israele chiede vendetta “è alimentato dagli atteggiamenti e dalle espressioni di una leadership che continua a promuovere un discorso discriminatorio, promuovendo i diritti esclusivi di un gruppo e l'occupazione con tutte le sue conseguenze disastrose. Vengono costruiti nuovi insediamenti, le terre sono confiscate, le famiglie sono separate, le persone care vengono arrestate e perfino uccise”. Sull'altro fronte, il linguaggio violento della strada palestinese “è alimentato dagli atteggiamenti e dalle espressioni di coloro che hanno perduto ogni speranza di raggiungere una giusta soluzione per il conflitto attraverso i negoziati”. Una frustrazione che apre la strada a “quelli che cercano di costruire una società monolitica totalitaria, in cui non c'è spazio per alcuna differenza o diversità, e guadagnano il sostegno popolare sfruttando questa condizione di disperazione”.
Secondo i responsabili di Giustizia e Pace della Terra Santa, occorre comunque riconoscere che “la resistenza contro l'occupazione non può essere equiparata al terrorismo. La resistenza all'occupazione è un diritto legittimo, il terrorismo è parte del problema”. L'unica via per uscire dal ciclo senza fine della violenza che insanguina la terra di Gesù è “affrancarsi da qualsiasi leadership che alimenti il ciclo della violenza” e appoggiare leader disposti a riconoscere “che Dio ha piantato qui tre religioni: ebraismo, cristianesimo e islam, e due popoli: palestinesi e israeliani”. In questo orizzonte, il testo di Giustizia e Pace ripropone le prospettive suggerite da Papa Francesco nella sua recente visita in Terra Santa. Anche i leader religiosi vengono richiamati al dovere di parlare il “linguaggio profetico” che “si rifiuta di attribuire lo status di nemico a chi è figlio di Dio”. (GV) (Agenzia Fides 9/7/2014).

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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