Domenica 21 dicembre 2008







IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)

PRIMA LETTURA (2Sam 7,1-5.8-12.14.16)
Il regno di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore.

Dal secondo libro di Samuèle

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 88)
Rit: Canterò per sempre l’amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». Rit.

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono». Rit.

«Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele». Rit.

SECONDA LETTURA (Rm 16,25-27)
Il mistero avvolto nel silenzio per secoli, ora è manifestato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli,
a colui che ha il potere di confermarvi
nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo,
secondo la rivelazione del mistero,
avvolto nel silenzio per secoli eterni,
ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti,
per ordine dell’eterno Dio,
annunciato a tutte le genti
perché giungano all’obbedienza della fede,
a Dio, che solo è sapiente,
per mezzo di Gesù Cristo,
la gloria nei secoli. Amen.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 1,38)
Alleluia, alleluia.
Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola.
Alleluia.

VANGELO (Lc 1,26-38)
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, Maria nostra Madre ci è oggi modello nel fare la volontà di Dio e nell'essere servi del Signore e dei fratelli.
Per sua intercessione, Lo invochiamo dicendo: Signore, aiutaci a compiere la tua volontà!

1. Per il Papa, i Vescovi, i sacerdoti e i diaconi: non si stanchino mai di annunciare con gioia ed entusiasmo il mistero di Cristo, servo e Salvatore del mondo, preghiamo.
2. Per i giovani chiamati a seguire Cristo più da vicino nel sacerdozio e nella vita consacrata: sappiano, come Maria, consegnargli un cuore che vive per Lui e per il servizio dei fratelli, preghiamo.
3. Per quanti si dedicano al servizio dei poveri e dei sofferenti: la loro sollecitudine semplice e nascosta sia consolata e sostenuta dalla certezza di servire Cristo, preghiamo.
4. Per la nostra comunità cristiana: Maria ci aiuti ad accettare con generosità la volontà del Signore, preghiamo.
5. Per tutti noi, perché celebriamo il Natale del Signore orientando le nostre attenzioni verso le antiche e le nuove povertà, tenendo lontane le tentazioni del consumismo e del denaro, preghiamo.


Padre Santo, che hai scelto Maria, tua umile serva, come madre del tuo Figlio, salvatore del mondo, aiutaci ad imitarla nell'accettare con amore la tua volontà e nel servire con sollecitudine i nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore.

Calendario settimanale 14 dicembre 2008


Commento alla parola 14 dicembre 2008


Terza settimana d’Avvento

. . . non era la luce,

ma doveva rendere

testimonianza

alla luce…

Giovanni non era la luce, ma doveva portare luce! Chissà quante volte ci siamo sentiti come lui: imperfetti, non all’altezza della situazione, e forse, anche al posto sbagliato; insomma, tutt’altro che luce! Eppure, ci avevano chiesto di testimoniare la luce con l’impegno, con parole di coraggio, parlando di Gesù e, alla fine, ci hanno detto: “in te c’è qualcosa di speciale!” mentre nel nostro cuore il caos. Come è possibile? Non essere luce, eppure portare la luce? La risposta è semplice: non è importante quello che siamo, ma chi diventiamo nelle mani di Dio; tutto questo è meraviglioso! Nonostante non siamo i migliori, Dio è capace di fare delle nostre piccolezze e inadeguatezze il trampolino di lancio per la sua luce: l’amore!

Comunità: casa della testimonianza

Se la Chiesa è ‘casa della testimonianza’ comprendiamo che la necessità del testimone si pone quando è in atto un processo. Il vangelo di Giovanni ci insegna appunto che nel corso della storia si svolge un immenso processo al centro del quale sta Gesù - la verità di Dio - e durante il quale la comunità dei credenti è costantemente chiamata ad essere, come testimone, dalla parte di Gesù, dalla parte di Dio, di quel volto di Dio che Gesù ha fatto conoscere. La nostra comunità deve rendere visibile quel volto nelle proprie opere.

In questa luce è utile riprendere la prima lettura, dove quello Spirito Santo che è sul profeta e, poi, su Gesù, è ora donato alla Chiesa. Quest’ultima deve stare attenta a «non spegnerlo».

Lo Spirito riveste la Chiesa del «manto della giustizia», la rende capace di parlare di Dio con le opere, di dire la buona novella ai poveri di oggi. Capace di «fasciare le piaghe dei cuori spezzati»: dobbiamo quindi impegnarci per operare nei cuori una guarigione che non ha nulla di miracolistico, ma che richiede pazienza come una ferita che si rimargina solo col tempo.

Altro nostro compito è «proclamare la libertà degli schiavi e dei prigionieri», ricordando che ci sono schiavitù evidenti e altre latenti, ma non meno gravi, da superare. Infine siamo chiamati a «promulgare un anno di misericordia»: è necessario che comprendiamo come il nostro tempo, spesso sprecato nel male, deve essere invece guardato con rispetto e spirito di discernimento come l’occasione di grazia che il Signore ci offre.

Dunque con la comparsa del Messia-sposo rivestito di giustizia nasce in noi la solidarietà, viene attuata la condivisione, esplode quella gioia che non è vera, se non è partecipata. Sappiamo bene che non saremo mai pienamente all’altezza di questo programma di giustizia e di fraternità, ma il continuo rimando a colui che solo è sposo e luce permetterà alla forza della carità di non venir meno in noi.

Ci hai esortato alla gioia, Signore: «State lieti, sempre». Anzi, ci hai insegnato le parole per dire la gioia: «Io esulto e gioisco nel Signore, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza». Fa’ di me, o Signore, un cristiano lieto: lieto come Giovanni nel vedere la luce che già viene, nel sentirsi voce al servizio della Parola; lieto come il profeta, nel sapersi riempito del tuo Spirito di santità; lieto come Maria nel riconoscere e magnificare quello che tu hai già compiuto per me e in me.

Ci hai esortato alla preghiera, Signore: «Pregate incessantemente». Mi sembra quasi impossibile: abituato a separare preghiera e lavoro, penso sempre che la preghiera si possa fare solo stando in ginocchio. Eppure lo so che sei continuamente presente, a condividere le mie giornate e il mio lavoro. Sei tu, anzi, che mi vuoi santificare «fino alla perfezione», tu che guidi i miei passi incerti sul sentiero della santità. Insegnami a vivere costantemente alla tua presenza, a fare ogni cosa per amore tuo.

Ci hai esortato al ringraziamento, Signore: «In ogni cosa rendete grazie». Nell’eucaristia ci unisci al tuo ringraziamento. Fa’ che non mi limiti a pronunciare parole di riconoscenza, magari stanche e convenzionali, ma a dire grazie al Padre testimoniando il suo amore, nel servizio concreto del prossimo.

Vieni, Spirito Santo,

diventa in noi gioia, preghiera, ringraziamento, carità

Articolo di Padre Sorge, idee del Cardinale Martini....un libro per pensare!



Per una Chiesa audace

Bartolomeo Sorge S.I.
Direttore di «Aggiornamenti Sociali»

Che fine ha fatto la Chiesa coraggiosa e aperta, di cui il Concilio Vaticano II aveva tracciato il profilo? È la domanda che oggi molti si pongono. Le risposte manifestano più delusione e preoccupazione che fiducia e speranza. La Chiesa - si dice - oggi non guarda più al futuro, ma al passato. E si citano l'involuzione in atto nei confronti della riforma liturgica; l'impasse del movimento ecumenico; l'insistenza sui «valori non negoziabili» che ostacola il dialogo; gli interventi della Gerarchia che condizionano l'autonomia dei laici in politica. In realtà, non ci si può fermare a questi (e altri) casi, per quanto significativi. La questione è più di fondo.

Una risposta seria viene ora dal volume, fresco di stampa, del card. Carlo Maria Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede (Mondadori, Milano 2008). È un condensato della ricca esperienza dottrinale, spirituale e pastorale del Cardinale, che si traduce in un chiaro invito al coraggio e alla speranza. Non è senza significato che, per lanciare questo messaggio, egli si rivolga ai giovani. Infatti, il volume contiene una serie di risposte alle domande di ragazzi, ospiti in un Centro per giovani in Romania, animato dal gesuita Georg Sporschill, che nel libro svolge la funzione di intervistatore. Il vero pregio della lunga intervista sta certamente nella sensibilità pastorale che Martini dimostra verso il mondo giovanile e i suoi problemi, ma in realtà il messaggio riguarda tutti.

Con la parresia evangelica che lo contraddistingue, il Cardinale inizia rilevando che oggi «vi è un'indubbia tendenza a prendere le distanze dal Concilio. Il coraggio e le forze non sono più grandi come a quell'epoca e subito dopo». Come mai? «È indubbio - riconosce - che nel primo periodo di apertura alcuni valori sono stati buttati a mare. La Chiesa si è dunque indebolita»; pertanto non devono sorprendere le paure e le resistenze di molti: «Posso ben comprendere le loro preoccupazioni se solo penso a quanti in questo periodo hanno abbandonato il sacerdozio, a come la Chiesa sia frequentata da un numero sempre minore di fedeli e a come nella società e anche nella Chiesa sia emersa una sconsiderata libertà» (p. 103). Tuttavia, i limiti del postconcilio non tolgono nulla alla grandezza dell'evento conciliare. Nonostante tutto - conclude Martini - «Dobbiamo guardare avanti. [...] credo nella prospettiva lungimirante e nell'efficacia del Concilio» (p. 104).

Talune riflessioni contenute nel libro potranno risultare ostiche e discutibili. Non è un caso che i mass media insistano soprattutto su quanto Martini ha detto circa l'ordinazione di viri probati per fare fronte alla crisi di sacerdoti (p. 100); a proposito della «timidezza» della Chiesa nella valorizzazione piena della donna (p. 108); sulla ripresa del dialogo ecumenico e interreligioso (p. 112); intorno al tema della sessualità (p. 91 ss.). In realtà, il contributo più importante del libro è la «ventata» di fiducia e di speranza che da esso emana e si trasmette a chi legge. Il vero messaggio del lungo dialogo con i giovani si può riassumere in tre prospettive, che costituiscono la chiave dell'intero colloquio: 1) la necessità per i cristiani di «pensare in modo aperto»; 2) il bisogno che la Chiesa ha di riscoprire il ruolo dei giovani; 3) l'urgenza di costruire una nuova «cultura della relazione».

1. «Pensare in modo aperto»

L'invito a «pensare in modo più aperto» (p. 21) è esplicito e continuo. Esso richiama alla mente il «sogno» di cui l'Arcivescovo parlò, nel 1999, al Sinodo dei Vescovi d'Europa. Martini non chiedeva un Concilio Vaticano III, come erroneamente gli attribuirono i mass media; auspicava invece la convocazione, di tempo in tempo, di assemblee rappresentative di tutto l'episcopato per affrontare i nodi che il Concilio non aveva risolto. Oggi, a dieci anni di distanza, il Cardinale fa rivivere con parole diverse il medesimo «sogno» di una Chiesa coraggiosa e aperta. «Un tempo - dice - avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo. Sognavo che la diffidenza venisse estirpata. Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. Oggi non ho più questi sogni. A settantacinque anni mi sono deciso a pregare per la Chiesa» (p. 61 s.). Il libro, però, lo smentisce. Dal lungo colloquio con i giovani traspare un cardinal Martini capace, come sempre, di «pensare in modo aperto». Nonostante gli anni e la malattia, continua a «guardare avanti», a sognare, esortando i cristiani a fare altrettanto. Questa volta, però, insiste sul criterio educativo fondamentale a cui ispirarsi perché il «sogno» divenga realtà: «Il fondamento dell'educazione cristiana - dice - è la Bibbia [...]. Non pensare in modo biblico ci rende limitati, ci impone dei paraocchi non consentendoci di cogliere l'ampiezza della visione di Dio» (p. 20). Il pericolo nel quale si può incorrere (anche nella Chiesa) è quello di lasciarsi condizionare dalla «mentalità ristretta» dell'individualismo imperante, dalla paura del diverso e dall'indifferenza per i bisogni dell'altro, preoccupati soltanto di guardare a se stessi, fino a fare di se stessi un assoluto.

È necessario, dunque, formarsi alla scuola della Parola. Infatti, spiega Martini, «in tutta la Bibbia, Dio ama gli stranieri, aiuta i deboli, vuole che soccorriamo e serviamo in diversi modi tutti gli uomini» (p. 20). Secondo la Bibbia, neppure le istituzioni, comprese quelle ecclesiali, sono un assoluto: certo, ne abbiamo bisogno, ma Dio non si può ridurre a esse: «Non puoi rendere Dio cattolico. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo» (p. 20). «Per proteggere questa immensità [di Dio] non conosco modo migliore che continuare sempre a leggere la Bibbia» (p. 21). È importante la formazione biblica, per imparare a «pensare in modo aperto». Questa, oggi, è una necessità, se «dobbiamo aiutare il mondo a trovare una direzione [...], [se] dobbiamo decidere dove la società debba andare» (ivi); altrimenti si rimane asserviti alle mode culturali del momento e a tendenze ideologiche, che rendono incapaci di discernimento e di iniziative efficaci.

Ugualmente, se manca una formazione biblica, non è possibile progredire nel cammino con le altre confessioni religiose: non basta infatti essere informati, leggere e studiare. In proposito, Martini dà ai ragazzi un consiglio molto pratico: «Fatti invitare a una preghiera dal tuo interlocutore e un giorno portalo con te a messa. Se vuoi entrare in un altro mondo religioso, hai bisogno di un amico che ti accompagni. Questo non ti allontanerà dal cristianesimo, anzi renderà il tuo essere cristiano più profondo. Non avere paura dello straniero» (p. 28). Più conosceremo i fedeli di altre confessioni, più saremo tenuti a dare ragione della speranza e della fede che sono in noi. Così facendo, ameremo ancora di più la Chiesa: «Sarai felice di essere cattolico, e altrettanto felice che l'altro sia evangelico o musulmano. Queste diverse famiglie esistono per aiutare il maggior numero possibile di persone a trovare una patria in Dio» (p. 33). «Nella gioventù, cristiani e musulmani possono imparare con ancor maggiore facilità a convivere, a comunicare nella fede e a servire insieme l'umanità» (p. 46).

Ma il fondamento di questo «pensare in modo aperto» dovrà sempre essere la formazione biblica. Solo così infonderemo nei giovani gioia e coraggio, proponendo loro non solo riflessioni teoriche, ma anche grandi traguardi concreti.

2. Riscoprire il ruolo dei giovani

Il libro rende ragione di questo approccio positivo verso i giovani da parte del Cardinale. Esso sta sostanzialmente nella capacità di ascolto. Nessuno - spiega Martini - può essere considerato «oggetto» di pastorale. Tanto meno i giovani: «Sono soggetti che stanno di fronte a noi, con cui cerchiamo una collaborazione e uno scambio. I giovani hanno qualcosa da dirci. Essi sono Chiesa, a prescindere dal fatto che concordino o meno con il nostro pensiero e le nostre idee o con i precetti ecclesiastici. Questo dialogo alla pari, e non da superiore a inferiore o viceversa, garantisce dinamismo alla Chiesa» (p. 47). Il Cardinale insiste molto su questa metodologia pastorale per avvicinare i giovani d'oggi: «Il metodo giusto non è predicare alla gioventù come deve vivere per poi giudicarla con l'intenzione di cercare di conquistare coloro che rispettano le nostre regole e le nostre idee. La comunicazione deve cominciare in assoluta libertà [...]. L'essere umano che incontro è fin dal principio un collaboratore e un soggetto. Dialogando insieme giungiamo a nuove idee e a nuovi passi condivisi» (p. 59 s.).

A questo proposito, Martini fa due affermazioni coraggiose. La prima riguarda l'importanza del ruolo critico (o profetico) che i giovani, per loro stessa natura, sono chiamati a svolgere nella Chiesa e nella società: «La generazione più giovane verrebbe meno al suo dovere se con la sua spigliatezza e con il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo fa progredire noi e soprattutto la Chiesa» (p. 60). Ovviamente la funzione critica non contrasta con la necessità che i giovani hanno di essere aiutati e accompagnati. Il problema, appunto, è come formarli: non imponendo loro una educazione, quasi siano incapaci di giudicare e di scegliere - insiste il Cardinale -, ma considerandoli sul serio collaboratori responsabili della loro stessa crescita umana e spirituale.

La seconda affermazione, che farà discutere, è contenuta nella risposta a un giovane che gli chiede se non abbia mai avuto paura di prendere decisioni sbagliate: «Alcune decisioni prese sono senz'altro da riconsiderare - risponde -. Ma [...] ritengo che una scelta sbagliata sia preferibile a non scegliere affatto», perché, in fondo, una decisione sbagliata si può anche correggere; «mi angustiano, invece, le persone che non pensano, che sono in balìa degli eventi» (p. 64). Lo stesso - pare di capire - si deve dire dei giovani: è meglio che abbiano un ideale sbagliato, piuttosto che non ne abbiano alcuno; l'ideale sbagliato certo è pericoloso, perché conduce fuori strada; ma si può correggere. Invece, un giovane senza ideale, è già vecchio; non nel senso che gli anziani non abbiano ideali, ma nel senso che senza ideali la giovinezza è bruciata. «Vorrei individui pensanti - conclude perciò Martini -. Questo è l'importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti» (ivi).

3. Costruire una «cultura della relazione»

La terza prospettiva aperta dal dialogo di Martini con i giovani costituisce il cuore di tutta l'intervista. Non è un caso che essa si trovi nella risposta alla difficile domanda sull'enciclica Humanae vitae e sulla barriera che il divieto della pillola e della contraccezione affermato da Paolo VI avrebbe eretto tra la Chiesa e la gioventù. «L'enciclica - risponde il Cardinale - ha posto in giusta evidenza molti aspetti umani della sessualità. Oggi, tuttavia, abbiamo un orizzonte più ampio in cui affrontare le questioni della sessualità» (p. 92). E qui il Cardinale introduce la prospettiva di una «nuova cultura della tenerezza» (o della relazione), che si dovrà elaborare nella direzione di una convivenza cristiana; di essa il Cardinale coglie i primi segni nei discorsi che oggi si fanno in tema di sessualità. In che cosa consiste questa nuova cultura?

Movendo dal principio evangelico secondo cui ogni rinuncia può essere solo conseguenza di amore e abnegazione, Martini parla di un modo positivo - migliore di quello seguito fin qui dalla Chiesa - per affrontare i temi delicati della sessualità, della vita e dell'amore. «In confronto a quando ero giovane, oggi il mondo è assai diverso, quanto meno più aperto e sincero. Una volta non si poteva e non si voleva quasi parlare dell'argomento sessualità, era relegato al confessionale e all'ambito della colpa. Non è quello il posto che gli compete, lo è solo quando si tratta davvero di colpa e di problemi. Oggi c'è una grande spigliatezza. Nell'incontro e nel dialogo tra genitori, figli e figlie, adulti e bambini, vedo un'opportunità per una sessualità sana e umana» (p. 96). «La dedizione - dice - è la chiave dell'amore: questo per me è fondamentale. L'essere umano è chiamato ad andare oltre se stesso. Ciò significa essere presente per gli altri e avere bisogno di loro. La dedizione, tuttavia, riguarda anche la trascendenza. Possiamo salire da un livello a un altro superiore. Nell'amore coniugale è insita questa dinamica, che parte dall'elemento animale e dalla riproduzione della specie, ma ha uno scopo. Tramite l'amicizia e la collaborazione, la protezione dei deboli e l'educazione, la trascendenza conduce al regno di Dio. Nella dedizione di sé gli esseri umani si aprono a Dio. Nell'incontro fisico si tende verso questo traguardo. Guardare la meta è più importante che domandarsi se sia permesso o se sia peccato» (p. 95). «Se vogliamo proteggere la famiglia e promuovere la fedeltà coniugale, dobbiamo rivedere il nostro modo di pensare. Illusioni e divieti non portano nulla» (p. 96). «Soprattutto in queste problematiche profondamente umane, come sessualità e corporeità, non si tratta di ricette, ma di percorsi che iniziano e proseguono con le persone» (p. 97). Ecco perché «la Chiesa deve lavorare a una nuova cultura della sessualità e della relazione» (p. 99).

4. Conclusione

Abbiamo offerto solo alcuni assaggi della lunga intervista, sperando di aver invogliato a leggere il libro. In conclusione, per realizzare la Chiesa coraggiosa e aperta, annunziata dal Concilio, Martini insiste sulla necessità di prendere la Bibbia come punto di riferimento, consapevole che ciò condurrà ineluttabilmente - come è successo a Karl Rahner, Pierre Teilhard de Chardin, Henri de Lubac tra altri grandi teologi -, a «confrontarsi con chi nutriva timori e voleva salvare qualcosa della teologia neoscolastica» (p. 103). In altri termini, è maturo il tempo di riaprire la questione ermeneutica sul Concilio Vaticano II.

Infatti, di fronte alla svolta antropologica della cultura postmoderna, le categorie filosofiche e teologiche neoscolastiche, usate dai Padri conciliari, si rivelano insufficienti per rispondere agli interrogativi di oggi. Il suggerimento di Martini sta nel superare (o integrare) le categorie ecclesiastiche tradizionali, attraverso un ricorso maggiore a quelle bibliche. Del resto, lo suggerisce anche la costituzione dogmatica Dei Verbum del Concilio Vaticano II, quando riconosce che per la Chiesa la Bibbia ha valore normativo: «È necessario, dunque, che la predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura» (n. 21). «In ultima istanza - commenta il Cardinale -, la Chiesa può e deve tuttavia richiamarsi alla Bibbia» (p. 97). Dunque, la «novità» delle prese di posizione di Martini non sta nel supposto tentativo di prendere le distanze dalle posizioni ufficiali della Chiesa, bensì nel ripensarle prendendo a punto di riferimento la Sacra Scrittura e renderle così più comprensibili alla cultura moderna.

Occorre, cioè, - come fa la Bibbia - enunciare con chiarezza alcuni principi e riferirsi poi alla responsabilità dei singoli. Il Cardinale è convinto che la valorizzazione della responsabilità della coscienza personale faciliterà il dialogo e la mutua comprensione tra culture. La ragione è che la verità di Dio è accessibile solo attraverso le mediazioni storiche e culturali. Pertanto, alla luce della Bibbia, l'«inculturazione» della fede non è la rigida trasmissione, da una generazione all'altra, di un sistema dottrinale certo e immutabile (il depositum fidei), ma è fare storia e cultura attraverso le necessarie «mediazioni». Il discorso sulla verità non si può disgiungere da quello sulla prassi pastorale. È molto diverso intendere la nuova evangelizzazione come mero adeguamento della verità rivelata (intesa come un sistema dottrinale astorico) ai problemi del mondo moderno, oppure intenderla nel senso di quel «pensare in modo più aperto» (e biblico), di cui Martini offre un esempio nelle sue risposte ai giovani. Ciò consente di ampliare gli orizzonti pastorali e di entrare in dialogo con la cultura dei nostri giorni, anche se molte riflessioni del libro difficilmente saranno condivise da quanti sono fermi all'impostazione scolastica, prevalente negli stessi documenti conciliari.

Ritorna il dilemma di sempre: primato della verità o primato della carità? Cultura della presenza o cultura della mediazione? Il contributo del card. Martini può aiutare a superare questa contrapposizione, in realtà più artificiale che reale. La soluzione va cercata nella direzione indicata da san Paolo, quando parla di «fare la verità nella carità» (Efesini 4,15). La verità, cioè, non «s'impone»; la verità «si fa» nel servizio, nella vita, nella storia, nella cultura. Il modo più efficace di trasmettere la verità evangelica alle nuove generazioni è testimoniarla con la parola e con la vita, mediandola nel linguaggio, nella storia e nella cultura. Inverando la fede nella carità, direbbe Benedetto XVI: «Il cristiano sa - scrive nell'enciclica Deus caritas est - quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. Egli sa che Dio è amore (cfr I Giovanni 4,8) e si rende presente proprio nei momenti in cui nient'altro viene fatto fuorché amare» (n. 31 c).

Questo, appunto, chiede Martini ai cristiani adulti, rispondendo all'ultima domanda: come tramandare ai giovani il cristianesimo e farlo rifiorire? Conclude lapidariamente il Cardinale: «Consegna ai tuoi figli un mondo che non sia rovinato. Fa' sì che siano radicati nella tradizione, soprattutto nella Bibbia. Leggila insieme a loro. Abbi profonda fiducia nei giovani, essi risolveranno i problemi. Non dimenticare di dare loro anche dei limiti. Impareranno a sopportare difficoltà e ingiurie se per loro la giustizia conta più di ogni altra cosa» (p. 126).

Domenica 14 dicembre 2008








III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B) - GAUDETE

PRIMA LETTURA (Is 61,1-2.10-11)
Gioisco pienamente nel Signore.

Dal libro del profeta Isaìa

Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Lc 1)
Rit: La mia anima esulta nel mio Dio.

L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Rit.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono. Rit.

Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia. Rit.

SECONDA LETTURA (1Ts 5,16-24)
Spirito, anima e corpo si conservino irreprensibili per la venuta del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Is 61,1)
Alleluia, alleluia.

Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

VANGELO (Gv 1,6-8.19-28)
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, mentre ci avviciniamo al Natale, preghiamo il Padre, perché ridesti in noi la gioia per la salvezza donataci da Gesù.
Preghiamo insieme e diciamo: Ridesta la nostra gioia, Signore!

1. Per la Chiesa di Dio: continui nel mondo la missione di Gesù di annunciare che Dio ama i poveri e gli affamati di giustizia, preghiamo.
2. Per i responsabili della vita economica nella società civile: Dio li aiuti a mettere al primo posto nel loro piani i poveri, gli emarginati, i senza tetto, preghiamo.
3. Per coloro che hanno il cuore spezzato, i prigionieri, gli oppressi: l'azione dei cristiani li aiuti a vincere le difficoltà della loro vita, preghiamo.
4. Per la nostra comunità: nei momenti difficili continui ad avere la serenità e la pace che nasce dalla certezza che Gesù ci ha donato la sua gioia, preghiamo.

5. Per il nostro fratello PITTON ROMANO che Dio ha reso partecipe del Mistero Pasquale di Cristo, perché viva in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.

O Padre, che hai mandato Gesù a salvarci dal peccato e dalla morte, aiuta tutti noi a ricevere con gioia il dono della salvezza, e ad essere segno del mondo della salvezza che Gesù ci ha conquistato a caro prezzo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Festa degli operatori pastorali 2008
























Oggi, festa dell'Immacolata è stato conferito il mandato agli operatori pastorali della parrocchia, nel Duomo consacrato l'8 dicembre di tre anni fa durante la messa delle 11.
E' stata una messa dedicata alla Beata Vergine Immacolata e al suo esempio vivente di "serva del Signore".
Il coro femminile parrocchiale ha accompagnato la celebrazione sottolineandone il carattere mariano: degno di nota il "Tota pulchra" nel quale la solista dialoga con il coro.
Prima della preghiera finale don Livio ha benedetto gli operatori e li ha ringraziati per il regalo fattogli: una casula che è stata indossata per l'occasione.
Alle 12.30 tutti si sono ritrovati per un pranzo breve, ma ben preparato dalle cuoche Stefania e Linda nella Scuola Materna.
Ogni operatore ha ricevuto l'immagine-ricordo che alleghiamo dove è stato riprodotto il logo del 250° anniversario del Voto alla madonna Addolorata.
Nel link a fianco troverete le foto della festa nella Scuola Materna.

Anche quest'anno....mercatinoooooooooooooo!!!!












Decisioni pastorali importanti





















Consiglio Pastorale Parrocchiale

Il Consiglio,riunitosi questa settimana, dopo aver visto le attività pastorali attuali, ha preso atto di quelle in cantiere, in collaborazione con tutte le associazioni sangiorgine e l'Amministrazione Comunale, per le celebrazioni del 250° del Voto all'Addolorata.
E' stata anche presentata la proposta di un PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA della nostra Comunità per l'inizio di settembre del prossimo anno. Maggiori informazioni saranno date nei prossimi mesi.

Commento alla parola 7 dicembre 2008

Calendario settimanale 7 dicembre 2008

Lunedì 8 Dicembre 2008







IMMACOLATA CONCEZIONE

DELLA BEATA VERGINE MARIA

3° ANNIVERSARIO

DEDICAZIONE DEL DUOMO


PRIMA LETTURA (Gen 3,9-15.20)
Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna.

Dal libro della Gènesi

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 97)
Rit: Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. Rit.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. Rit.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! Rit.

SECONDA LETTURA (Ef 1,3-6.11-12)
In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 1,28)
Alleluia, alleluia.
Rallègrati, piena di grazia,
il Signore è con te,
benedetta tu fra le donne.
Alleluia.

VANGELO (Lc 1,26-38)
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.



Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle, nella Vergine Madre preservata dal peccato originale Dio ci offre l’immagine dell’umanità nuova, che partecipa in pienezza alla vittoria di Cristo. Per intercessione di Maria immacolata, innalziamo al Padre la nostra preghiera.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Benedici e proteggi i tuoi figli, Signore.

1. Perché la Chiesa di Cristo, a imitazione di Maria vergine e madre, come sposa santa e immacolata, vada incontro al Signore che viene, preghiamo.

2. Perché ogni uomo riconosca in Maria Immacolata un segno di consolazione e di speranza in mezzo alle prove della vita, preghiamo.

3. Perché ogni vita nuova, concepita nel grembo materno, sia accolta e custodita come un valore intangibile e una benedizione di Dio, preghiamo.

4. Perché la potenza del Signore tolga dalla nostra vita il peso e la tristezza del peccato e ci faccia gustare la vera libertà dei figli, preghiamo.

5. Perché tutti i cristiani, nel 43° anniversario della Conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, sappiano farsi attenti alla voce dello Spirito che ha ispirato i Padri conciliari e si impegnino a celebrare la loro fede nella consapevolezza che scaturisce dai messaggi dello stesso Concilio, preghiamo.

6. Perché questa nostra Comunità parrocchiale assieme agli operatori pastorali viva il cammino cristiano nella preghiera e nella carità, seguendo l’esempio di Maria, la Madre di Gesù, preghiamo.

C – O Signore, che in Maria immacolata hai fatto risplendere sul mondo l’aurora di salvezza, rendi feconda l’opera della tua Chiesa, perché tutti gli uomini, mediante la remissione dei peccati, siano rigenerati nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

T - Amen.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Vatican News 7 giugno 2026

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