Oggi hanno ricevuto il sacramento del Battesimo:
Pelos Edoardo
Seravalle Margherita
Targato Jacopo Andrea
Pantanali Riccardo
Franceschinis Dalila
Filippesi 1,4 ... e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia...
PARROCCHIA SAN GIORGIO M.
Foglio per i lettori
PRIMA LETTURA (Sap 1,13-15; 2,23-24)
Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.
Dal libro della Sapienza
Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza,
in esse non c’è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 29)
Rit: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. Rit.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia. Rit.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. Rit.
SECONDA LETTURA (2Cor 8,7.9.13-15)
La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa.
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Cf 2Tm 1,10)
Alleluia, alleluia.
Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.
Alleluia.
VANGELO (Mc 5,21-43)
Fanciulla, io ti dico: Àlzati!
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore.
Preghiera dei fedeli
Con l'atteggiamento fiducioso dell'uomo che si rivolge a Gesù per guarire la propria figlia, affidiamo al Signore le nostre suppliche, sapendo che lui non resterà sordo al nostro grido.
Preghiamo insieme e diciamo: Illuminaci con la tua parola, Signore.
1. Per la Chiesa di Dio: perché diffonda nel mondo la parola di Gesù, che dona la vita ed offre la speranza, e per il papa perché sappia aprirsi all’azione dello Spirito al fine di essere pastore e guida della Chiesa che Gesù gli ha affidato. Preghiamo. preghiamo.
2. Per tutti i cristiani: in tutti i luoghi dove le tragedie affliggono l'umanità, possano essere segno della presenza del Signore, che allevia le sofferenze degli ultimi e protegge la vita di tutti gli essere viventi, preghiamo.
3. Per tutti i poveri, per i senza tetto: perché, guardando a Cristo, che si è fatto povero perché noi diventassimo ricchi, tutti sappiamo riscoprire il valore delle cose, e viviamo la solidarietà evitando gli sprechi e accogliendo i bisogni dei più disagiati, preghiamo.
4. Per tutti i volontari della parrocchia perché siano sempre protetti dalla tua mano nel lavoro generoso che loro offrono, in particolare ti chiediamo la salute per Giancarlo. preghiamo.
5. Per i ragazzi e i bambini del nostro oratorio, perché rispettino i loro coetanei sia nelle attività di laboratorio, sia nei giochi, preghiamo
6 Per il nostro fratello TAVERNA BENIGNO che Dio ha reso partecipe del Mistero Pasquale di Cristo, perché viva in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.
O Padre, che ci hai resi ricchi con il dono della vita del tuo Figlio Gesù, donaci la grazia di vivere per sempre con te, nella gioia del Paradiso, dove la vita non avrà mai fine. Per Cristo nostro Signore.

Un importante saggio dell’autorevole filosofo e sociologo tedesco Ralph Dahrendorf, pubblicato dalla rivista l’Internazionale.
Tutti i paesi dell’europa occidentale e del Nordamerica sono ricchi. Poche altre nazioni nel mondo hanno lo stesso reddito pro capite: il Giappone, Singapore, Israele, i paesi produttori di petrolio. Gli ambiziosi paesi emergenti avranno bisogno di un’altra generazione per raggiungere il livello dell’occidente, e di molto più tempo per distribuire la ricchezza nello stesso modo. Gli occidentali, però, sono diventati più insicuri: hanno scoperto che il loro benessere non è affatto scontato. Per la prima volta nella storia, i genitori statunitensi devono dire ai loro figli: “Probabilmente non starete bene come noi”. Questa preoccupazione, che a volte è così forte da diventare paura, dipende da molti fattori. Parlare di cicli congiunturali o ricordare che nella vita niente cresce all’infinito sarebbe un discorso troppo astratto. Meglio limitarsi a constatare che i paesi occidentali hanno avuto una fiducia eccessiva nelle loro forze. Il reddito è aumentato senza sosta, ma allo stesso tempo sono cresciute le pretese nei confronti dei servizi dello stato, cioè quello che chiamiamo welfare state. Così le nuove generazioni devono pagare i costi del benessere delle generazioni precedenti. La conseguenza è un aumento preoccupante dell’indebitamento pubblico. A questo punto la ribellione dei più giovani è solo una questione di tempo. Inoltre ci sono intere zone del pianeta abitate da nuovi ricchi che vogliono partecipare ai vantaggi del benessere. I paesi occidentali sono costretti a misurarsi con un mercato globalizzato molto competitivo e hanno capito che è più facile creare il benessere che mantenerlo.
I disoccupati della classe media
Già nel decennio scorso è comparso un fenomeno preoccupante, la joblessgrowth, cioè la crescita caratterizzata dall’aumento del pil ma dalla creazione di pochi posti di lavoro spesso malpagati. I lavori ben retribuiti sono sempre meno e molti rifiutano di adattarsi a un’occupazione precaria. A volte, inoltre, l’eccesso di regolamentazione rallenta la creazione di nuovi posti di lavoro. Il risultato è che oggi la perdita di benessere e la disoccupazione non minacciano solo chi è già svantaggiato ma soprattutto la classe media, limitando drasticamente le possibilità di ascesa sociale. I disoccupati della classe media rappresentano una potenziale minaccia per una società libera. Negli anni trenta furono determinanti per il successo dei movimenti autoritari e totalitari. I paesi occidentali sono di fronte a un dilemma. Per mantenere il benessere devono restare competitivi. Ma in un mercato mondiale globalizzato questo richiede tagli e cambiamenti strutturali. Quanto sia complicato e doloroso compierli, lo dimostrano le difficoltà incontrate in questi ultimi anni dai governi europei. Dove sono stati realizzati, per esempio in Gran Bretagna, sono stati pagati a caro prezzo: l’aumento del pil e dell’occupazione è stato garantito dalla riduzione delle imposte, dai tagli ai servizi sociali, dall’aumento del precariato, dalla deregolamentazione. Tutte misure che fanno aumentare il divario tra i redditi più alti e i salari più bassi. Povertà ed esclusione sono evidenti. I nuovi lavori sono più occupazioni occasionali che impieghi stabili. Anche le imprese nascono e muoiono a ritmi vertiginosi. L’economia cresce, ma le persone stanno peggio. La ricchezza non produce più benessere.
Si può parlare ancora di una società solidale e civilizzata?
A parte il malcontento della classe media, questa situazione può mettere a rischio la libertà. L’appello dei cittadini a fare qualcosa, diventa subito una richiesta di leader “forti”. Nella confusione generale, la domanda di legalità e di ordine diventa sempre più forte. Alcuni arrivano a dire che quando le persone non accettano i lavori offerti, bisognerebbe costringerle attraverso forme di servizio obbligatorio, il workfare, cioè l’accettazione di certi lavori come condizione per godere di una serie di diritti sociali. La dissoluzione del vecchio mercato del lavoro indebolisce innanzitutto le forme tradizionali di controllo sociale. Cosa verrà dopo? Uno stato più forte che punisce severamente chi getta per strada i mozziconi d isigaretta? Uno stato che controlla tutti i cittadini attraverso un’organizzazione capillare, condominio per condominio? Non si tratta di esempi inventati, ma della realtà di Singapore,dove i giornali devono dare conto di ogni minima critica e i parlamentari dell’opposizione possono essere arrestati per qualsiasi manifestazione di protesta contro il governo.
Privilegi ed esclusione
La società ricca, la società buona e la società libera – cioè la concorrenza, la solidarietà sociale e la democrazia liberale – non sono la stessa cosa. è un’illusione credere che il benessere possa garantire da solo la libertà e la solidarietà. La ricchezza di pochi o anche di molti non raggiunge automaticamente tutti gli altri: privilegi ed esclusione sociale restano. La libertà è una conquista continua. Può esserci benessere senza libertà e anche libertà nella povertà. Da queste premesse molti ricavano, esplicitamente o implicitamente, brutti presagi. Dobbiamo deciderci, dicono: si può essere ricchi e liberi, ma non essere anche buoni. Si può essere buoni e liberi,ma allora dobbiamo rinunciare al benessere. E possiamo essere ricchi e buoni,o quanto meno socialmente giusti, ma allora bisogna fissare dei limiti alla libertà. Insomma, si possono soddisfare due condizioni alla volta, ma tutte e tre no. E si fanno gli esempi degli Stati Uniti (il capitalismo anglosassone), della Germania (l’economia sociale di mercato), di Singapore (il capitalismo asiatico). Il capitalismo puro esiste solo nei manuali di economia delle università americane. Nella realtà ci sono tante forme di capitalismo. In Europa, per esempio, c’è il capitalismo familiare italiano, che ha dato prova di una grande capacità di adattamento e potrebbe perfino rappresentare un modello in grado di coniugare mobilità economica e solidarietà sociale, e c’è l’economia sociale di mercato della Germania, che di certo non sarà cancellata dalla globalizzazione. Non bisogna farsi intimidire dai modelli dei manuali. E’ proprio questa la straordinaria conseguenza della caduta del Muro di Berlino: non viviamo più in un mondo caratterizzato da sistemi antagonisti, ma in un mondo aperto in cui economia di mercato e democrazia sono compatibili con tutte le particolari tradizioni della cultura economica e politica locale. Proviamo allora a delineare cinque direttrici socioeconomiche da cui partire per ottenere la quadratura del cerchio, cioè una società ricca, buona e allo stesso tempo libera. E la prima è proprio la particolare cultura, anche economica, di ogni paese. Ci sono almeno due categorie di persone interessate allo sviluppo delle imprese. La prima è quella dei soci, che cercano di far crescere il valore delle partecipazioni. Il loro interesse è il cosiddetto shareholder value: vogliono che le imprese valgano molto in borsa, non solo per incassare ricchi dividendi, ma anche per poter vendere le quote con una sostanziosa plusvalenza. La seconda categoria è quella di chi non possiede delle partecipazioni in un’impresa ma è comunque interessato alla sua stabilità. Ne fanno parte i dipendenti, i comuni in cui operano le aziende, i fornitori, i clienti. Questi sono glistakeholder, che hanno un interesse indiretto ma al tempo stesso molto concreto: gli stipendi per i dipendenti, le imposte per il comune, il fatturato per i fornitori.
Le culture economiche si differenziano nettamente tra loro per il signiicato che attribuiscono a queste due categorie. Nelle economie degli stakeholder conta il volume d’affari, in quelle degli shareholder conta il profitto. La Germania è un’economia di stakeholder, come dimostrano la partecipazione dei lavoratori all’amministrazione delle aziende, i legami tra imprese e comuni, gli accordi di fornitura di lungo periodo, il valore attribuito alla fiducia dei clienti. La Gran Bretagna, invece, è un’economia di shareholder. Ma a Londra, oggi, i politici discutono se si debba dare più peso agli stakeholder. Ogni volta che il tema viene rilanciato dalla sinistra, però, la destra ripete puntualmente una critica: in questo modo si danneggia il benessere economico britannico. Quello che conta sono gli azionisti, gli shareholder, soprattutto perché molti cittadini hanno un interesse diretto al valore di borsa delle imprese attraverso i fondi pensione e le società di assicurazione. Per questo,quindi, in alcuni paesi l’economia privilegia i risultati a breve termine e in altri quelli a lungo termine. In certi paesi i profitti vengono distribuiti e in altri vengonore investiti. Un’economia degli stakeholder, però ,può risultare anche dispendiosa e rigida. Nonostante le molte resistenze, infatti, è inevitabile che in futuro anche le imprese tedesche si orientino di più verso il profitto. Bisogna chiedersi fino a che punto si può spingere questo processo senza rischiare di perdere i vantaggi indubitabili della cultura degli stakeholder. Il problema è che per essere competitivi sul mercato globale il costo del lavoro deve essere conveniente. Questa è la seconda questione. Tredici mensilità di stipendio, le ferie, i giorni di malattia, la settimana corta e i costi diretti della rete di previdenza sociale rendono la vita difficile alle imprese tedesche. Ma questi diritti sono allo stesso tempo l’asse portante del benessere nazionale: in Germania è impossibile modificarli senza scatenare ondate di protesta. Per questo è necessaria innanzitutto una concezione chiara di come dovrà essere lo stato sociale in futuro e di come costruirlo senza distruggere tutto quello che sta a cuore a molti cittadini. Si tratta di un nuovo equilibrio tra prestazioni garantite ai singoli e obblighi verso la collettività. Per essere più precisi, per il welfare di domani sono importanti tre pilastri: dovrà essere statale, cioè le prestazioni dovranno essere pagate con le entrate fiscali; i diritti dovranno essere finanziati dai datori di lavoro e dai dipendenti; i contributi dovranno essere individuali e volontari. Il primo e il secondo di questi pilastri si ridurranno, mentre il terzo crescerà.
Molti intellettuali si sono occupati della società buona
Studiosi come Walter Lippmann, Robert Bellah e AmitaiEtzioni si sono concentrati sul concetto di comunità. Questo è il terzo tema centrale per la quadratura del cerchio. Si è parlato di valore borsistico anglosassone e di economia familiare italiana. In Germania l’asse portante della forza economica e sociale è la Gemeinde, il comune, in particolare le città piccole e di medie dimensioni. Ogni indebolimento della Gemeinde penalizza sia il benessere sia la solidarietà sociale. Oggi la globalizzazione sta riducendo la forza delle piccole comunità, al punto che molti hanno lanciato lo slogan “pensare globalmente, agire localmente”. Sarebbe molto rischioso, infatti, se continuassero le tendenze accentratrici di questi ultimi anni e se la capacità finanziaria dei comuni fosse ulteriormente indebolita. Purtroppo le comunità locali non hanno molti mezzi per difendersi: in Germania i Länder possono rivolgersi al Bundesrat (il senato federale), mentre i consigli comunali possono al massimo puntare sui parlamentari dei singoli collegi elettorali. Il nesso tra economia e comune è particolarmente evidente nel sistema bancario tedesco. Senza le banche cooperative e quelle comunali, la struttura decentrata dell’economia tedesca crollerebbe. Inoltrei comuni tedeschi possono puntare sulle casse di risparmio per molti progetti che in altri paesi sono faticosamente realizzati attraverso finanziamenti misti pubblici e privati.
Il volontariato
I comuni sono anche il luogo dove è più forte la presenza di quelle attività che possiamo definire volontarie. E questo è il quarto tema. Il cosiddetto terzo settore, o settore del volontariato, dovrà diventare, accanto allo stato e alle imprese private, un elemento centrale di una società ricca e allo stesso tempo buona. Gli esempi più efficaci del “comunitarismo” di Amitai Etzioni si trovano in quelle società dove i singoli sostituiscono lo stato nelle attività che l’amministrazione pubblica non può più sostenere. Come l’assistenza agli anziani malati. Il finanziamento delle ong attraverso lotterie o concerti ha raggiunto ovunque proporzioni notevoli. Il fatto che le persone donino volontariamente tempo e denaro sta diventando un elemento fondamentale della società buona. Anche qui vale la pena di accennare alle differenze culturali. Nelle società stataliste del continente europeo, soprattutto in Germania e in Francia, il terzo settore ha più difficoltà di quante ne incontra nelle vecchie società borghesi del mondo anglosassone. Spesso le grandi fondazioni finanziano le iniziative pubbliche insieme allo stato invece di agire per conto loro. Ma in questo campo stanno cambiando molte cose. E il punto di partenza sono ancora una volta le comunità locali: una garanzia contro la lacerazione del tessuto sociale è la partecipazione dei cittadini alle associazioni, dai vigili del fuoco volontari agli enti sportivi e di beneficenza. A causa delle difficoltà finanziarie, in futuro i governi saranno disposti più di prima a cedere determinati compiti ai privati. Quindi saranno utili al volontariato degli incentivi basati sulle agevolazioni fiscali. E, soprattutto, bisognerà evitare ogni eccesso di regolamentazione: il volontariato funziona meglio quando è un caos creativo fatto di organizzazioni piccole e grandi, ognuna con una finalità propria, anche se in contrasto tra loro. Le iniziative spontanee e volontarie ci portano – e questo è il quinto punto – al tema degli esclusi dalla società, che sta diventando particolarmente urgente nelle economie moderne. Oggi, in un’economia in crescita, non è più necessario includere tutti, né come lavoratori né come consumatori. Prima la diseguaglianza era un grande tema della riforma sociale, perché si partiva dal presupposto che tutti fossero necessari. Oggi la diseguaglianza è diventata relativamente sopportabile perché colpisce chi è meno integrato nel tessuto sociale. Chi fa parte del mercato del lavoro, della comunità politica, della società può spesso migliorare le sue condizioni con le proprie forze. Ci sono però molte persone che non ne fanno parte: disoccupati di lunga data che hanno perso l’accesso al mercato del lavoro, stranieri che non godono dei diritti politici. Ci sono fin troppe persone che non osano neanche entrare nei ristoranti o nei supermercati e vivono in disparte, ai margini, spesso di stenti. L’esclusione sociale può essere sopportabile per l’economia, ma non per la società. Una società che esclude non crede davvero nei suoi valori, cioè i diritti civili fondamentali per tutti. Una società di questo tipo non può meravigliarsi se altri – tra cui i suoi stessi membri, soprattutto i giovani – violano deliberatamente i valori condivisi. Non sono gli esclusi quelli che infrangono per primil e regole del diritto e dell’ordine: è la loro stessa esistenza la causa scatenante di queste infrazioni. Le diseguaglianze sociali del passato creavano quelle contraddizioni che si possono definire lotte di classe. Oggi l’esclusione sociale produce quella sensazione diffusa e fondata di non essere più al sicuro né per la strada né in casa propria. Chi vuole vivere in una società civile e in cui si rispettano le leggi dovrebbe volere l’inclusione di tutte le persone che vivono nel paese.
Nuovo autoritarismo
Una società ricca è caratterizzata da un alto reddito pro capite unito a una distribuzione della ricchezza che garantisce a tutti delle opportunità e alla maggior parte dei cittadini un tenore di vita decente. Una società buona, invece, è più difficile da definire: è complicato applicare categorie morali alle società. Si può pensare a una società che vive dell’iniziativa spontanea delle persone, che non esclude e in cui prevale una solidarietà sufficiente a non lasciare cadere nessuno, in linea di principio, attraverso le maglie della rete. Ma oltre alla società ricca e a quella buona, la quadratura del cerchio che abbiamo proposto è composta da un terzo elemento: la società libera. E’ proprio questo oggi il terreno più rischioso. Alcune società sono disposte a sacrificare le libertà politiche per raggiungere obiettivi economici e sociali. In questo modo si diffonde la convinzione che il cambiamento sia possibile solo limitando la libertà. Il pericolo di un nuovo autoritarismo è evidente. Questo fenomeno ha delle cause precise. I cambiamenti necessari per essere economicamente competitivi sono doloros ie non si può certo pretendere che l’elettorato li accetti passivamente. Così cresce la tentazione di sospendere in qualche modo il processo democratico, governando attraverso decreti o grandi coalizioni. Questa tendenza è rafforzata dalla difficoltà di trovare risposte democratiche a problemi evidenti. Non si potrebbero costringere i disoccupati a lavorare invece di sprecare il denaro dei contribuenti con i sussidi? Quando alcuni reati diventano più frequenti, non bisognerebbe stabilire pene più severe, soprattutto se a commetterli sono i giovani? La reazione inorridita dei progressisti non basta: chi vuole una società buona, oltre che libera, deve farsi venire in mente qualche idea. Il Partito laburista britannico si è rafforzato anche grazie al suo slogan Tough on crime, toug hon the causes of crime, duri con il crimine, duri con le cause del crimine. Bisogna varare provvedimenti duri contro i reati, ma combattere in modo altrettanto deciso le loro cause. Stare in guardia contro il nuovo autoritarismo è importante, perché non si presenta apertamente come una dittatura. Può consistere nello svuotamento strisciante dei diritti e delle libertà civili, e non necessariamente per opera di partiti estremisti, ma anche dei partiti dell’arco costituzionale. E probabilmente con il consenso dei cittadini.
La città pulita
Faccio solo un esempio. In un’intervista su un giornale ho letto: “Non è una città aperta, ma è pulita e non ci sono tossicodipendenti. Fino a non molto tempo fa era una colonia povera e sfruttata, dovesi soffriva la fame e c’erano malattie e altri problemi. Ora le persone sono tornate ad abitare in appartamenti di tre stanze, hanno un lavoro e le strade sono pulite”. E la libertà? “Al 90 per cento delle persone interessa più una vita migliore dal punto di vista materiale che il diritto di voto”. Non cerco polemiche spicciole, quindi non dirò di quale città si tratta. Né dirò chi è il magnate occidentale de imass media che l’ha elogiata in questo modo. L’esempio serve solo a evidenziare le tentazioni esercitate da un mondo ricco e socialmente controllato, ma senza libertà di parola e di associazione, senza elezioni e senza la garanzia dei diritti fondamentali. Il compito di cui stiamo parlando, quindi, non è affatto facile. Risolvere la paralisi del cambiamento senza ricorrere alla coercizione, competere sul mercato globale senza distruggere la solidarietà sociale: sono obiettivi a cui aspira in modo particolare chi ama la libertà. Forse non li raggiungeremo pienamente, ma dobbiamo fare del nostro meglio se vogliamo vivere in società ricche, buone e libere.
Ralph Dahrendorf
L’Internazionale 02/03/2009
Gesù buon Pastore, che sempre guardi con simpatia i bambini e i giovani,
ti preghiamo per il nostro Oratorio: fa che sia come una famiglia unita, una comunità viva, un luogo di vera giovinezza per tutta la comunità cristiana.
Signore, donaci l'amore perchè in Oratorio crescano armonia, concordia, collaborazione, stima reciproca, sana gara nel bene.
Signore, donaci la pazienza perchè i ritardi, le infedeltà, le mancanze di ciascuno di noi non siano motivo di divisione ma impegno a crescere anche nella fatica.
Signore, donaci il rispetto per ogni persona che viene in Oratorio con le sue doti e i suoi difetti perchè nel profondo, ognuno cerca te.
Signore, donaci la speranza perchè il bene è ciò che rimane e tu sai moltiplicare, anche oggi, il poco che sappiamo fare.
Sostieni coloro che guidano e sono al servizio per il nostro Oratorio perchè non li sorprenda scoraggiamento e sfiducia.
Sostieni i sacerdoti perchè siano fermento, segno e vincolo di unità.
Maria, madre tua e nostra, interceda presso di Te che vivi con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli. Amen
La signoria di Gesù sulle acque che tumultuano e minacciano rinvia certamente, nel linguaggio e nel simbolismo biblico, alle acque dell’esodo, quando Dio si rivelò al suo popolo, attraverso Mosè, come “liberatore”’. L’evangelista Matteo, infatti, nella sua redazione dello stesso episodio coglie bene questo parallelismo e usa, a proposito di Gesù, il verbo “salvare”: Gesù si rivela ora il vero “salvatore”! Marco, invece, lascia in sottofondo questo collegamento, per mettere in risalto la “reazione” degli uomini: egli pone al centro dell’attenzione il tema della fede. «Non avete ancora fede?», chiede infatti Gesù ai discepoli. Essi sono ancora dominati dalla loro paura.
E interessante notare che qui sembra esserci, nel testo, una contraddizione: Gesù interroga i discepoli a proposito della loro “fede” proprio quando essi si sono rivolti a lui apparentemente con fede: «Maestro, non t’importa che moriamo?». L’apparente contraddizione scompare se si riflette su quello che muove la “fede” dei discepoli: essi chiedono un intervento “interessato”, ciò che li muove è la preoccupazione per la loro pelle, essi sono ancora dominati dall’interesse a ottenere “qualcosa”.
Così sono anche tante nostre preghiere di domanda, espressione di una fede ancora molto imperfetta e che chiede “miracoli”. Sembra quasi che Gesù, nel testo di Marco, spinga i discepoli d’ogni tempo a una purificazione della loro fede e dell’immagine di Dio che la fonda: il Dio del vero credente sta oltre il mondo degli interessi terreni e le sue “leggi”, e quindi non può essere raggiunto solo a partire da questo mondo.
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La fede è essere afferrati da ciò che ci riguarda incondizionatamente. L’uomo è, come ogni altro essere vivente, turbato dalla preoccupazione per molte cose, soprattutto dalla preoccupazione per quelle cose che condizionano la sua vita, come il cibo e la casa. E, a differenza degli altri esseri viventi, l’uomo ha anche bisogni sociali e politici. Molti di essi sono urgenti, alcuni molto urgenti e ognuno di essi può riguardare le cose quotidiane d’importanza essenziale tanto per la vita di ogni singolo uomo, quanto per quella di una comunità. Quando ciò accade, richiede la totale dedizione di colui che risponde affermativamente a questa pretesa; e ciò promette totale realizzazione, anche se tutte le altre esigenze dovessero essere sottomesse a essa o abbandonate per amor suo.
La fede, in quanto essere afferrati da ciò che ci riguarda incondizionatamente, è un atto di tutta la persona. Si verifica al centro della vita personale e abbraccia tutte le sue strutture. La fede è l’atto più profondo e più completo di tutto lo spirito umano [...]. Tutte le funzioni dell’uomo sono riunite nell’atto di fede (P. Tillich).
Apertura dell’Anno Sacerdotale
“Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars. Questa toccante espressione ci permette di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità”: è uno dei pensieri iniziali della lettera con la quale Benedetto XVI introduce la Chiesa all’ANNO SACERDOTALE, che si è aperto il 19 giugno, giornata dedicata alla preghiera per la santificazione del clero. “Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza”, prosegue il Papa, sottolineando le “innumerevoli situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi dell’esperienza umana del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?”.
PARROCCHIA S. GIORGIO M.
Foglio per i lettori
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
PRIMA LETTURA (Gb 38,1.8-11)
Qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.
Dal libro di Giobbe
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
«Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno,
quando io lo vestivo di nubi
e lo fasciavo di una nuvola oscura,
quando gli ho fissato un limite,
gli ho messo chiavistello e due porte
dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 106)
Rit: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.
Coloro che scendevano in mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,
videro le opere del Signore
e le sue meraviglie nel mare profondo. Rit.
Egli parlò e scatenò un vento burrascoso,
che fece alzare le onde:
salivano fino al cielo, scendevano negli abissi;
si sentivano venir meno nel pericolo. Rit.
Nell’angustia gridarono al Signore,
ed egli li fece uscire dalle loro angosce.
La tempesta fu ridotta al silenzio,
tacquero le onde del mare. Rit.
Al vedere la bonaccia essi gioirono,
ed egli li condusse al porto sospirato.
Ringrazino il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini. Rit.
SECONDA LETTURA (2Cor 5,14-17)
Ecco, son nate cose nuove.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Lc 7, 16)
Alleluia, alleluia.
Un grande profeta è sorto tra noi,
e Dio ha visitato il suo popolo.
Alleluia.
VANGELO (Mc 4,35-41)
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Come gli apostoli, anche noi ci rivolgiamo con fiducia al Signore Gesù, morto e risorto per noi, perché con la sua pace doni forza e coraggio per resistere alle tempeste della vita.
Con fiducia di essere esauditi, proclamiamo: Sii benedetto, Signore nostro Dio.
1. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per il dono e la bellezza della tua creazione: fa' che sappiamo apprezzarla e custodirla da chi la vuole sfruttare e distruggere, preghiamo.
2. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per la tua Chiesa che custodisce l'amore che Cristo ha manifestato per gli uomini, e ti chiediamo di non vivere più per noi stessi, ma per Lui e per i nostri fratelli, preghiamo.
3. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, perché nelle tempeste della vita tu sei sempre al nostro fianco: fa' che non dubitiamo mai del tuo amore e della tua presenza, anche quando perdiamo la fiducia, preghiamo.
4. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per il bene che hai seminato in tante persone di buona volontà, che nel mondo si impegnano per difendere i diritti dell'uomo, preghiamo
(!!!)
5. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per la Comunità di Zellina, che(oggi benedice) ieri sera ha benedetto la chiesa restaurata... fa’ che sia sempre più unita nella carità e nell’accoglienza dei fratelli, preghiamo
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6. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per i nostri bambini e ragazzi che hanno concluso l’anno scolastico e in questa settimana iniziano l’oratorio, stai accanto a loro durante le vacanze, preghiamo
Benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo, che hai donato al mondo la salvezza in Cristo, ridestandolo dalla morte e offrendo a noi la speranza di colmare in Lui tutte le nostre speranze. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
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