

Filippesi 1,4 ... e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia...
Parrocchia di San Giorgio Martire
Foglio per i Lettori e il Celebrante
IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)
Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.
Dal libro di Giosuè
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. Rit.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. Rit.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. Rit.
SECONDA LETTURA (2Cor 5,17-21)
Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Lc 15,18)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Lc 15,1-3.11-32)
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
C – Sicuri dell’Amore di Dio, rivolgiamo al Padre della Misericordia le nostre intenzioni di preghiera, perché ascolti la voce dei Suoi figli, che riconoscono il loro peccato e si portano dentro la nostalgia di Lui, Fonte della Riconciliazione e della Grazia.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Donaci la tua misericordia, o Padre!
1. Rendi le Comunità cristiane luoghi di incontro e di riconciliazione. I ministri del Vangelo annuncino e trasmettano il tuo perdono che trasforma e salva ogni uomo. Preghiamo.
2. Trasforma la vita politica e sociale del nostro Paese perché le diversità non provochino conflitti insanabili , ma ci sia l’impegno ad ascoltare le ragioni gli uni degli altri e si cerchi l’intesa e la collaborazione per il bene comune. Preghiamo.
3. Non permettere, o Signore, che siano l’odio e il desiderio di vendetta ad impossessarsi di tante vite segnate dalla violenza, ferite dall’abbandono. Suscita cristiani generosi, disposti ad offrire loro un accompagnamento discreto e sereno, che li aiuti a superare i traumi del passato. Preghiamo.
4. Apri i nostri occhi su quegli uomini e donne che si trascinano un fardello pesante o che brancolano nel buio, disorientati. Desta operatori capaci di offrire collaborazione per affrontare i problemi con pazienza e lucidità. Preghiamo.
5. Indica alle famiglie lacerate dall’incomprensione, dall’infedeltà, dal rancore le strada della riconciliazione e del perdono. Ispira gesti e parole di rispetto e di comprensione perché si cerchi di comporre le divisioni e le separazioni. Preghiamo.
6. Ti sei donato perché tutti gli uomini fossero salvi: accogli nel tuo regno la nostra sorella defunta ZANCHIN ELISA MORATTI, che questa settimana ci ha lasciato, ti preghiamo.
C – O Padre, il mondo non può vivere senza il tuo perdono e la tua misericordia: ascolta le preghiere che ti abbiamo rivolto e concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per Cristo nostro Signore. T - Amen.
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Carissime famiglie cristiane, carissimi giovani che abitate in questo quartiere e che frequentate la parrocchia, lasciatevi sempre più coinvolgere dal desiderio di annunciare a tutti il Vangelo di Gesù Cristo. Non aspettate che altri vengano a portarvi altri messaggi, che non conducono alla vita, ma fatevi voi stessi missionari di Cristo per i fratelli, dove vivono, lavorano, studiano o soltanto trascorrono il tempo libero”. E’ l’esortazione lanciata dal Santo Padre Benedetto XVI durante la visita pastorale compiuta, domenica 7 marzo, alla parrocchia di San Giovanni della Croce, nel settore nord della diocesi di Roma.
Nell’omelia della Santa Messa, il Papa ha commentato le letture proclamate, ribadendo il tema fondamentale di questo tempo dell’anno liturgico: l'invito alla conversione ed a compiere opere di penitenza. “In Quaresima, ciascuno di noi è invitato da Dio a dare una svolta alla propria esistenza pensando e vivendo secondo il Vangelo – ha spiegato il Papa -, correggendo qualcosa nel proprio modo di pregare, di agire, di lavorare e nelle relazioni con gli altri. Gesù ci rivolge questo appello non con una severità fine a se stessa, ma proprio perché è preoccupato del nostro bene, della nostra felicità, della nostra salvezza”.
Illustrando il brano evangelico della parabola del fico sterile, Benedetto XVI ha sottolineato che “il dialogo che si sviluppa tra il padrone e il vignaiolo, manifesta, da una parte, la misericordia di Dio, che ha pazienza e lascia all’uomo, a tutti noi, un tempo per la conversione; e, dall’altra, la necessità di avviare subito il cambiamento interiore ed esteriore della vita per non perdere le occasioni che la misericordia di Dio ci offre per superare la nostra pigrizia spirituale e corrispondere all’amore di Dio con il nostro amore filiale. Anche San Paolo, nel brano che abbiamo ascoltato, ci esorta a non illuderci: non basta essere stati battezzati ed essere nutriti alla stessa mensa eucaristica, se non si vive come cristiani e non si è attenti ai segni del Signore”.
Rivolgendosi ai numerosi fedeli presenti, che solo da pochi anni dispongono di una chiesa e di un complesso parrocchiale adeguato, il Papa li ha esortati “a realizzare sempre meglio quella Chiesa di pietre vive che siete voi”, invitandoli a fare della chiesa “un luogo in cui si impara sempre meglio ad ascoltare il Signore che ci parla nelle sacre Scritture”. Compiacendosi del fatto che fin dal suo nascere, la parrocchia si sia aperta ai Movimenti ed alle nuove Comunità ecclesiali, “maturando così una più ampia coscienza di Chiesa e sperimentando nuove forme di evangelizzazione”, Benedetto XVI ha esortato “a proseguire con coraggio in questa direzione”, impegnandosi però a coinvolgere tutte le realtà presenti “in un progetto pastorale unitario”. Circa lo sforzo della comunità a promuovere la corresponsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio, il Santo Padre ha ribadito che “ciò esige un cambiamento di mentalità, soprattutto nei confronti dei laici, ‘passando dal considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo così la promozione di un laicato maturo ed impegnato’.” (SL) (Agenzia Fides 8/03/2010)
Sembra una favola l’avventura umana fin qui vissuta da don Davide Larice nell’assistenza prestata ai giovani con problemi di tossicodipendenza. C’era una volta, quindi, un giovane cappellano che, fin dai primordi del suo ministero, si occupa di ragazzi. Per la sua seconda esperienza di religioso è sbalzato dalla parrocchia di Feletto Umberto a quella defilata di Ampezzo. Quasi un confino. Dall’intensa attività svolta a getto continuo con centinaia di giovani a una parrocchia priva di ragazzi. Per avvicinarli e per togliersi di dosso il senso dell’inutile e dell’isolato, accetta l’incarico di segretario del patronato della scuola elementare. In quella veste gestisce anche il doposcuola, praticamente privo di alunni. Del centinaio di bambini che frequentano l’Istituto, solo cinque o sei si presentano a fare i compiti previsti per casa. Tutti gli altri abitano lontano o in casolari isolati.
A questo punto scatta l’innato senso dell’organizzazione di don Larice. Chiede e ottiene che le maestre non assegnino compiti a casa, che sia garantito un pasto caldo a mezzogiorno e che, nell’ambito del doposcuola, siano inserite materie che possano interessare i ragazzi, anche se non previste dai programmi ministeriali. Si parte subito con studio del territorio, topografia, toponomastica, storia del paese ricavata attraverso interviste agli anziani, educazione stradale. Per vincere la naturale ritrosia dei montanari, don Davide escogita il ‘Teatro ad personam’, con scene inventate e sperimentate in ambito famigliare le migliori delle quali rappresentate, poi, direttamente da ragazzi, genitori e nonni. Infine, riesce a sublimare la sua opera formativa inventando un giornalino, secondo gli schemi pedagogici di Freinet, basati sulla libera espressione dei bambini in voga al tempo. Testi e disegni liberi e redazione collettiva per correggere le bozze.
Riesce pure a far installare una piccola stamperia, gestita in proprio. L’effetto di tutto questo darsi da fare è dilagante. Come per magia i ragazzi si decuplicano. Letteralmente. Da 6, passano a 60. Nel frattempo, legge don Milani, Levi e Sardelli. Resta colpito soprattutto dagli scritti e dal lavoro sociale svolto a Roma da quest’ultimo personaggio. Don Roberto Sardelli si occupa delle 650 famiglie di baraccati romani che vivono in condizioni subumane. A scuola, i loro bambini sono collocati in classi differenziate. Don Roberto va a vivere con loro, si fa carico delle loro pene. Costituisce la ‘Scuola 725’ a tempo pieno per i loro figli, per toglierli dalla ghettizzazione. Scrive il ‘Non tacere’, libro-denuncia sui mali di Roma, che fa scalpore negli ambienti sonnolenti della politica romana.
Il nostro don Larice, attratto dal lavoro condotto da questo prete di frontiera, con il quale peraltro deve sentirsi in perfetta sintonia, si reca a Roma per conoscerlo e riceverne indirizzi. Gli mancano i soldi per il viaggio? Nessun problema. Viaggia in autostop. E anche nella Città Eterna, si sposta sempre a piedi. Sono gli anni ‘70 e anche nelle Valli carniche striscia già la serpe della droga. Sono in crisi i modelli religiosi. La ricerca spiritualistica volge a oriente, non esclusi i viaggi compiuti per prenderne contatto diretto. Don Larice avverte su di se queste realtà giovanili. Se ne fa carico morale e, nel contempo, agisce sul piano pratico, a partire dai suoi aspetti più spiccioli. La porta della sua canonica resta perennemente aperta, proprio in senso fisico.
Spesso, rientrando a casa, il sacerdote trova i giovani sbandati ad attenderlo. Li accoglie, li ascolta, li segue. Li va a visitare in galera quando, non infrequentemente, sono arrestati. Legge le loro lettere, che arrivano anche da siti lontani e indirizzate al prete amico, unico faro nel loro buio esistenziale. Si rende pure conto che l’area d’azione ampezzana è limitata e sente fortemente di dover fare qualcosa di più importante. Dopo un anno di meditazione sul da farsi, chiede e ottiene dall'Arcivescovo Monsignor Alfredo Battisti di spostarsi a Udine. Gli viene assegnato l’incarico di insegnante al Malignani. Impegno che gli lascia tempo da dedicare ai suoi ragazzi. Scende a Udine e trovandosi, nell’immediato, privo di alloggio, dorme in auto. Riesce, poi, a trovare un locale di fortuna dai frati di via Ronchi. Un ripostiglio privo di acqua, di riscaldamento e mobili. Nel frattempo è avvicinato da tossicodipendenti e con loro condivide gli stenti di quella triste stanza. Dormono per terra, in sacco a pelo.
“Con il mio magro stipendio non riesco a dar da mangiare ai 12 ragazzi arrivati da me – racconta don Davide - non parliamo poi di riscaldamento, servizi e suppellettili. Arriva finalmente un piccolo colpo di fortuna: affitto di un ambiente di 80 metri quadri, sostenuto da piccole offerte, questuate. Ci spostiamo. Bombola a gas per scaldarci e al mangiare provvediamo anche con la cura di un piccolo orto, oltre al mio magro stipendio. Tutto resta azzerato nel 1976, per il terribile sisma che colpisce il Friuli. Dopo tre anni riprendo a cucire le fila della mia missione. Questa volta in forma organizzata, anche in virtù del contributo di 5 milioni di lire (1979), elargizioni su interessamento dell’assessore alla sanità della Regione, Giacomo Romano. Aiuto che, peraltro, mi pone problemi di strategie d’impiego dell’insperata risorsa. Mi trovo davanti a un trivio: provvedere al mangiare dei miei ragazzi, installare il riscaldamento o preoccuparmi in primis delle necessità psicologiche di recupero dei tossicodipendenti che ospito”.
“Decido per quest’ultima soluzione – continua don Larice - e assumo uno specialista psicologo, che avvia immediatamente la terapia d’urgenza. La psiche stravolta da guarire, prima delle necessità pratiche elementari e prima di parlare di anima”. Una forma di caritas pragmatica che, alla distanza, produce anche gli sperati frutti spirituali. Duraturi, in quanto guadagnati con il proprio intimo. Da questo momento il motore della solidarietà di don Larice parte, cammina e si alimenta ancora una volta di donazioni e atti di liberalità.
Nel 1989, altro colpo grosso, richiamato dalla riconosciuta opera meritoria che l’organizzazione di don Larice svolge sul territorio. Il Lyons Udine Lionello offre un superbo aiuto economico. E ancora una volta: in quale direzione ottimizzarlo? Fra le mille pressanti esigenze, la priorità assoluta è riconosciuta alla necessità di prestare cure odontoiatriche ai ragazzi eroinomani. Potrebbe apparire una stranezza. Ma solo per chi non conosce uno dei tanti terribili effetti aggiuntivi che derivano dell’assunzione di eroina. Droga che attacca ed erode ossa e denti. Senza denti, o con gli stessi malconci, non si può masticare, quindi nemmeno alimentarsi a dovere. Da rilevare, inoltre, che i dentisti privati, al tempo non mettevano volentieri le mani in bocca a un drogato o, ancora peggio, a un ammalato di Aids. Quindi, don Davide chiede al Lyons Udine Lionello la possibilità di supportare l’allestimento di un moderno gabinetto dentistico. Il sogno si realizza con l’impiego di 35 milioni di lire. Si trova pure il medico disponibile a gestirlo. Infine, per non creare il senso del ghetto, lo studio dentistico è aperto anche per l’assistenza ai poveri del territorio.
Sabato 6 Marzo 2010 è stato inaugurato il
CENTRO DI ASCOLTO CARITAS FORANIALE
Piazza Duomo – San Giorgio di Nogaro c/o Casa della Gioventù
Orario: ogni Sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.00
Parrocchia di San Giorgio Martire
Foglio per i Lettori e il Celebrante
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)
PRIMA LETTURA (Es 3,1-8.13-15)
Io-Sono mi ha mandato a voi.
Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?».
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 102)
Rit: Il Signore ha pietà del suo popolo.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. Rit.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. Rit.
Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. Rit.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono. Rit.
SECONDA LETTURA (1Cor 10,1-6.10-12)
La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 4,17)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Convertitevi, dice il Signore,
il regno dei cieli è vicino.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Lc 13,1-9)
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore
PREGHIERA DEI FEDELI
C – Affidiamo al Padre le nostre invocazioni. Egli, paziente e benevolo, non si ferma alle nostre parole, ma realizza ben più di ciò che osiamo chiedere e sperare. L – Con fiducia, preghiamo dicendo: Vieni in nostro aiuto, Signore!
Hai messo nelle mani della Chiesa il Vangelo e i santi Sacramenti, segni di salvezza. Liberale dall’orgoglio e dalla presunzione. Rendile attente all’azione dello Spirito nella storia. Ti preghiamo.
Sulla terra vi sono popoli che da troppo tempo attendono che si metta fine alla loro miseria, allo sfruttamento delle loro risorse che li inchioda alla fame e alle malattie. Apri una breccia nella coscienza dei governanti. Ti preghiamo.
Tu continui a suscitare profeti e testimoni dell’amore. Incoraggia gli sforzi di chi trasmette uno sguardo nuovo sul mondo e si impegna a favore di una convivenza civile e rispettosa, all’insegna della solidarietà. Ti preghiamo.
Tu accompagni gli operatori di misericordia che si chinano sulle vittime della violenza e dell’odio. Desta attorno a loro una collaborazione generosa perché possano contare sull’aiuto di molti. Ti preghiamo.
Tu conosci il desiderio di una vita nuova che abita tanti uomini e donne del nostro tempo. Non permettere che venga meno la loro volontà di conversione. Metti accanto a loro pastori santi e fratelli attenti e premurosi. Ti preghiamo.
C – O Padre, la tua bontà è una forza viva che trasforma la nostra esistenza: apri i nostri occhi sulle meraviglie del tuo amore e dona slancio ed energie alle nostre braccia perché portino frutti di vita nuova. Per Cristo nostro Salvatore. T - Amen
Messa del Giorno V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A Antifona Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie; agli occhi delle...