Bollettino Fides News del 1 giugno 2015

AFRICA/BURUNDI - Sventato un attentato contro l’Arcivescovo di Bujumbura durante la processione mariana
Bujumbura (Agenzia Fides) - Era pronto un attentato contro l’Arcivescovo di Bujumbura, Sua Ecc. Mons. Evariste Ngoyagoye durante la processione di ieri, domenica 31 maggio, per la chiusura del mese mariano. “È quanto ha riferito a Voice of America uno dei presunti componenti del commando che doveva agire ieri” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa burundese, che per motivi di sicurezza desiderano non essere citate. “Il servizio di sicurezza, formato dai giovani dell’Arcidiocesi, ha contribuito a sventare l’attacco” affermano le nostre fonti.
La Conferenza Episcopale con due recenti dichiarazioni ha preso una posizione netta nella crisi nata dopo che il Presidente Pierre Nkurunziza ha annunciato l’intenzione di presentarsi alle elezioni prevista il 26 giugno per un ottenere un terzo mandato, in violazione della Costituzione e degli Accordi di pace di Arusha.
In un messaggio del 12 maggio (vedi Fides 21/5/2015) i Vescovi hanno chiesto il rinvio delle elezioni, mentre con quello di fine maggio (vedi Fides 28/5/2015) hanno annunciato il ritiro dei sacerdoti che avevano ricevuto il permesso di far parte delle commissioni elettorali indipendenti.
Sempre ieri, 31 maggio, si è tenuto a Dar es Salaam in Tanzania, il vertice dei Capi di Stato dell’Africa orientale. “L’opposizione burundese è delusa del vertice dei Capi di Stato perché hanno preso una posizione giudicata molto debole” dicono le fonti di Fides. “I partecipanti hanno solo chiesto di rimandare le elezioni di un mese e mezzo, non si è invece chiesta la riapertura delle radio dell’opposizione e della questione del terzo mandato di Nkurunziza. I leader dell’opposizione hanno quindi annunciato la ripresa delle manifestazioni dopo una pausa di alcuni giorni. La situazione rimane quindi molto tesa” concludono le fonti locali di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 1/6/2015)
AFRICA/NIGERIA - “Preghiamo per il nuovo Presidente” invita il Presidente della Conferenza Episcopale
Abuja (Agenzia Fides)- “Il Presidente Buhari ha affermato di appartenere a tutti e a nessuno. Penso che intenda dire che non sarà un leader settario” ha affermato Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, nella Messa per l’elevazione a parrocchia dell’area pastorale San Michele di Pwomol-Heipang. “È un fatto positivo e dobbiamo continuare a pregare per lui, perché possa realizzare la sua visione del Paese” ha aggiunto Mons. Kaigama, che ha sottolineato che la Nigeria ha urgente bisogno di pace e servizi come acqua, strade ed elettricità.
Buhari ha assunto l’incarico di Presidente della Nigeria, il 29 maggio, dopo aver vinto le elezioni del 28 marzo, sconfiggendo il Capo dello Stato uscente, Goodluck Jonathan.
Il Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria ha voluto ringraziare Jonathan “per non aver creato problemi” nel riconoscere la vittoria dell’avversario, in caso contrario “la Nigeria non avrebbe goduto della pace che sta attualmente godendo”. Mons. Kaigama si riferisce al fatto che, a parte le aree nel nord-est sconvolte dalla ribellione di Boko Haram, il resto del Paese vive in una situazione di relativa calma, che sarebbe stata profondamente turbata in caso di contestazione del risultato del voto. (L.M.) (Agenzia Fides 1/6/2015)
ASIA/SIRIA - Leader islamici per il rilascio di padre Murad, ma i rapitori sono estranei al tessuto sociale
Homs (Agenzia Fides) – Padre Jaques Murad, il sacerdote rapito nella zona di Homs il 21 maggio, era noto e apprezzato nell’area del villaggio di Al-Qaryatayn, dove viveva, nel monastero di Sant’Elia, per la sua opera di prossimità, dialogo, vicinanza e amicizia verso tutta la comunità locale, in una zona a larga maggioranza musulmana sunnita. Per questo, afferma una fonte di Fides nella Chiesa locale, “i leader musulmani della comunità, i capi del villaggio, i capi dei clan hanno stigmatizzato il rapimento e oggi stanno cercando di aprire un canale e individuare una strada per il rilascio”. Tuttavia “per ora gli sforzi sono vani, in quanto sembra che le persone o i gruppi che lo hanno sequestrato siano estranei al tessutolo sciale, etnico e religioso dell’area”.
Secondo la fonte di Fides, “la tempestività tra la caduta di Palmira, città vicina, e il sequestro di padre Murad, avvenuto subito dopo, lascia supporre un collegamento con lo Stato islamico (IS). Se questo fosse confermato, non sarebbe un segnale promettente: le autorità islamiche locali non hanno influenza sull’IS. L’ipotesi circolante è che alcuni abitanti della zona, per puro odio settario, lo abbiano preso per poi consegnarlo o venderlo allo Stato Islamico”.
Padre Murad risiedeva nel villaggio di Al-Qaryatayn, nei pressi di Homs, da oltre 10 anni. Fin dal 1991 aveva contribuito a scavare per recuperare i resti dell’antico monastero di Sant’Elia, dove poi si era stabilito. Ora il monastero è chiuso. Il sacerdote, della stessa comunità monastica di padre Paolo Dall’Oglio, animava la parrocchia siro-cattolica locale, con circa 300 fedeli, promuovendo molte iniziative a livello ecumenico e interreligioso, costruendo una sostanziale armonia fra tutte le diverse componenti etniche e religiose locali.
Negli ultimi due anni, con lo scatenarsi della guerra, la propaganda settaria si è acuita e gruppi jihadisti hanno iniziato a screditare e disprezzare i non musulmani. “Padre Jaques viveva una costante dedizione al dialogo, alla preghiera, alla riconciliazione. Promuoveva il lavoro comune, la solidarietà tra le famiglie di diverse religioni, era un esempio di servizio umanitario senza etichette religiose o etniche. La sua vita era un esempio per disinnescare il settarismo”, prosegue la fonte di Fides.
Le speranze di un suo rilascio oggi “vengono solo dalla comunità locale, dalle autorità islamiche, dalle persone di buona volontà. Ma sarà difficile, in quanto non ci sono ponti con l'IS, dato che questa è una entità senza legami con la comunità sul territorio”, conclude la fonte di Fides. (PA) (Agenzia Fides 1/6/2015)
ASIA/INDIA - I Salesiani avviano un Centro per le energie rinnovabili nel Nordest
Guwahati (Agenzia Fides) – E’ un Centro creato grazie alla partnership dei padri Salesiani con altre aziende già presenti nel settore: il Centro Don Bosco per le energie rinnovabili, all’interno dell’Istituto Tecnico Don Bosco a Maligaon, nello stato nordorientale dell’Assam, è stato inaugurato nei giorni scorsi, alla presenza dei responsabili della congregazione, di professori universitari, di autorità civili e manager.
In una nota inviata a Fides, il Direttore dell’istituto Don Bosco di Maligaon, p. Benny Alex dice; “Il Centro è il primo del genere nell’India nordorientale. Agirà come una piattaforma per la ricerca integrata su sviluppo, innovazione, formazione e supporto principalmente nel campo delle tecnologie energetiche rinnovabili”. “Oltre ad aiutare giovani provenienti dalla regione di nordest a diventare imprenditori, il Centro fungerà da riferimento per le grandi industrie. Si spera che, attraverso questo Centro, ci sarà creazione di manodopera qualificata per aziende che operano nel campo delle energie rinnovabili nei prossimi cinque anni”.
I Salesiani affermano che la sfida delle energie rinnovabili “non è più rinviabile, rappresenta un’urgenza per l’India” sulla scia di quanto afferma il Papa e di quanto approfondirà nella prossima enciclica, dedicata ai temi dell’ecologia. (PA) (Agenzia Fides 1/6/2015)
AMERICA/EL SALVADOR - “Si aumentano le cifre degli omicidi per creare il caos” denuncia Mons. Rosa Chavez
San Salvador (Agenzia Fides) – In El Salvador, paese afflitto dalla violenza delle bande, le cifre degli omicidi sono manipolate per creare un clima di ingovernabilità. Lo ha denunciato il Vescovo ausiliare di San Salvador, Sua Ecc. Mons. Gregorio Rosa Chávez, che parlando ieri, 31 maggio, nella sua solita conferenza stampa dopo la Messa domenicale, ha affermato: “Ci sono meccanismi diabolici in El Salvador, non solo ora, ma da molto tempo, attraverso i quali si possono alzare o abbassare le statistiche. Basta con gli squadroni della morte, basta con gli squadroni di pulizia sociale". Senza fare nomi dei responsabili di questa manipolazione degli omicidi, Mons. Rosa Chavez ha spiegato che "in certi momenti alcuni sono interessati a creare questo clima di ingovernabilità totale, di caos totale, e non importa se questo costa vite umane", si legge nella nota inviata a Fides.
Il giorno precedente, 30 maggio, il Presidente Sanchez Ceren aveva detto che lui non rimane "a braccia incrociate" dinanzi alla violenza omicida, e aveva ricordato che nel suo primo anno di gestione ha smantellato 200 gruppi criminali, inoltre ha riconosciuto che il paese è senza sicurezza cittadina da molti decenni. Il Vescovo ha commentato citando le notizie che circolano sui media del paese: "maggio ha registrato 594 omicidi, vale a dire, è stato il mese più violento dalla fine della guerra civile, nel 1992". Qualche mese prima si parlava di una media di 21 omicidi al giorno. El Salvador, dopo Honduras, è comunque considerato uno dei paesi più violenti d’America.
(CE) (Agenzia Fides, 01/06/2015)
AMERICA/GUATEMALA - In migliaia chiedono le dimissioni del Presidente accusato di corruzione
Città del Guatemala (Agenzia Fides) – La Piazza della Costituzione, a Città del Guatemala, è stata il luogo dove si sono concentrati in tanti sabato 30 maggio: accademici, insegnanti, gruppi sociali, gruppi ed istituzioni private, religiosi e molte famiglie. In migliaia portavano degli striscioni che chiedevano le dimissioni del Presidente Otto Pérez Molina, dopo uno scandalo legato alla corruzione che è già costato il posto alla Vicepresidente, Roxana Baldetti, ed al Ministro dell’Energia, Archila Dehesa. Un gruppo di giudici infatti ha scoperto il mese scorso un caso di tangenti che ha coinvolto diversi ufficiali delle tasse e funzionari dello Stato. La popolazione guatemalteca si è quindi organizzata per manifestare suonando trombe e tamburi, e urlando slogan con i quali hanno chiesto a Otto Perez di ritirarsi. (CE) (Agenzia Fides, 01/06/2015)
AMERICA/HAITI - Ordinati sacerdoti nove redentoristi haitiani
Port au Prince (Agenzia Fides) – Durante una celebrazione molto sentita, con la presenza di tantissimi fedeli, nella parrocchia di San Gerardo a Puert au Prínce ieri, festa della Santissima Trinità, sono stati ordinati sacerdoti 9 diaconi redentoristi (CSSR). La celebrazione è stata presieduta dal Vescovo di Les Cayes, il Card. Chibly Langlois, con il quale hanno concelebrato molti sacerdoti e missionari venuti anche dai paesi vicini. I neo sacerdoti avevano continuato gli studi anche fuori da Haiti a causa del terremoto che aveva sconvolto l’isola nel 2010 (vedi Fides 16/01/2013). Il Card. Langlois, alla fine del rito, ha chiesto per tutti la benedizione dei nuovi sacerdoti.

La presenza dei Redentoristi ad Haiti risale al 1929 ed è molto importante per la Chiesa locale. Prima del terremoto del 2010, i Redentoristi avevano aperto case missionarie, centri di assistenza, parrocchie e una scuola molto grande nella capitale. "Una esperienza speciale redentorista è la predicazione delle Missioni popolari nel quadro della Famiglia Alfonsiana. I Redentoristi lavorano in collaborazione con le Compagne di Gesù, una congregazione autoctona di suore, fondata da P. Josef Claessens, Redentorista di origine belga, e con la Santa Famiglia, movimento laico di animazione missionaria nelle parrocchie, fondato anch’esso da Josef Claessens negli anni ’70. E’ un servizio molto apprezzato dalla Chiesa di Haiti” aveva detto uno dei Consultori generali dei redentoristi nella sua ultima visita all'isola. (CE) (Agenzia Fides, 01/06/2015)
ASIA/INDIA - Nomina del Vescovo di Varanasi
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Santo Padre Francesco, in data 30 maggio 2015, ha
nominato Vescovo della diocesi di Varanasi (India), il Rev. Eugene Joseph, del clero di Varanasi e Amministratore diocesano della medesima Sede.
Il nuovo Vescovo di Varanasi è nato l’8 ottobre 1958, nell’arcidiocesi di Madurai. Ha studiato Filosofia e Teologia presso il St. Charles Seminary, Nagpur, come seminarista di Varanasi. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha conseguito un Bachelor in Education dalla Gorakhpur University, Varanasi, un Masters in Inglese dal Mahatma Gandhi K.V. University, Varanasi, ed un Masters in Business Administration dal Townsend School of Business, New York, U.S.A. È stato ordinato sacerdote il 10 aprile 1985 per la diocesi di Varanasi.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1985-1989: Vicario parrocchiale di St. Thomas Parish, Shahganj, e docente presso l’annesso St. Thomas Inter-College; 1989-1990: Vice Rettore del Seminario minore diocesano; 1990-1997: Principal del St. John Inter-College, Varanasi; 1997-2001: Parroco di Our Lady of Lourdes Parish, Ghazipur; Vicario Foraneo della Ghazipur Deanery; Principal di St. John Inter-College, Ghazipur; Membro del Governing Board dell’Education Society della diocesi di Varanasi; Membro del Consiglio per gli Affari Economici e Consultore diocesano; 2001-2005: Direttore del Regional Pastoral Centre della Conferenza Episcopale Regionale, con sede a Varanasi, e Principal del Nav Sadhana College, Varanasi; 2006-2008: Studi per il Master’s Degree in Business Administration and Management alla Townsend School of Business di New York, U.S.A.; 2008-2012: Direttore dell’Ospedale diocesano St. Mary’s Hospital, Varanasi, e Direttore della St. Mary’s School of Nursing, Varanasi, da lui stesso fondata; 2012-2013: Vicario Generale e Segretario dell’Education Society della Diocesi di Varanasi. Dal dicembre 2013 è Amministratore diocesano di Varanasi. (SL) (Agenzia Fides 1/06/2015)

Popoli tutti acclamate al Signore - con testo Santissima Trinità



Questo è il canto finale della Festa della Santissima Trinità, forse cantato meglio dal Coro Parrocchiale, ci ha aiutato a pregare davanti al Santissimo assieme al celebrante.
































Bollettino Fides news del 30/5/2015

AFRICA/KENYA - Occorre maggiore consapevolezza per la cura di colera e diarrea acquosa
Nairobi (Agenzia Fides) – Uno dei killer principali dei bambini in Kenya è la diarrea acuta e, spesso, purtroppo tanti genitori non sanno che un trattamento reidratante basterebbe a salvare la vita dei propri figli. La cura principale per questo tipo di patologia letale è infatti l’uso di flebo che consentono una più rapida diffusione delle sostanze liquide nell’organismo deperito. Tuttavia, nel Paese, è abbastanza comune che molti genitori, una volta portati i figli in ospedale, si rifiutino di far fare loro le flebo. Ad aggravare la situazione, ad oggi contribuiscono le piogge e le inondazioni in corso in molte zone del Kenya, comprese Homa Bay, Migori e Nairobi, che stanno favorendo una recrudescenza di malattie come il colera, infezione che si manifesta in maniera più evidente con la diarrea acquosa e che deve essere gestita con la somministrazione di sostanze liquide idratanti. Allo stesso tempo, il Paese continua a fare passi avanti nella cura di HIV/AIDS, altro grave problema di salute tra i bambini. Studi recenti del Kenya Aids Indicator Survey dimostrano che il numero di bambini affetti da HIV, di età compresa tra 18 mesi e 14 anni, è calato da 184 mila nel 2007 a 104 mila nel 2012. (AP) (30/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/PAKISTAN - L’Istituto Jinnha: vita difficile per le minoranze religiose
Islamabad (Agenzia Fides) – In Pakistan, lo spazio e la libertà per le minoranze etniche e religiose e per le comunità emarginate si va continuamente restringendo e quanti difendono i diritti umani sono presi di mira: è quanto hanno affermato i partecipanti alla conferenza dal titolo “Minoranze religiose e la libertà di espressione in Pakistan”, organizzata nei giorni scorsi dall'Istituto Jinnah, prestigioso centro studi con sede a Karachi, intitolato al fondatore della patria Ali Jinnah. La conferenza ha riunito attivisti e rappresentanti delle minoranze, attivisti della società civile per discutere sulla questione delle minoranze religiose in Pakistan.
Prima di tutto i presenti hanno notato una carenza nel sistema di comunicazione e informazione: i giornalisti stessi, infatti, vengono minacciati e non possono scrivere liberamente di tali problemi.
Durante la conferenza si è ricordato che uomini politici, attivisti, accademici, professori, agenti di polizia, uomini d'affari e gli altri, sono stati colpiti e uccisi. Tra loro, menzionati i casi di Saleem Shahzad, Salmaan Taseer, Rashid Rehman, Sabeen Mahmud e molti altri.
Questo accade perché la società si è eccessivamente radicalizzata: “La glorificazione di un unico sistema di credenze, quello islamico, a spese di tutti gli altri ha danneggiato la nostra società. Nessuno oggi ammette che le nostre leggi sono discriminatorie. Il dissenso e la modernizzazione sono stati costantemente demonizzati”, hanno detto i presenti.
Il politico Ramesh Kumar Vankwani, intervenendo alla conferenza ha ammesso che la leadership politica non ha mostrato molto interesse a risolvere i problemi delle minoranze, e ha ricordato che la Costituzione garantisce i diritti fondamentali. La cattolica Romana Bashir ha notato che dopo l’attacco alle chiese di Youhanabad a Lahore, i mezzi si comunicazione hanno dato più spazio all’episodio successivo, il linciaggio di due musulmani, piuttosto che agli attentatati kamikaze. Tra le radici di questo atteggiamento, la diffusione dell’odio che viene coltivato sia nelle scuole, sia nelle moschee. (PA) (Agenzia Fides 30/5/2015)
ASIA/NEPAL - Emergenza monsoni: Caritas Nepal promuove un piano di intervento
Kathmandu (Agenzia Fides) – A poco più di un mese dal devastante terremoto che ha distrutto il Nepal, si profila una nuova emergenza. Con oltre tre milioni di sfollati e centinaia di migliaia di edifici danneggiati o distrutti, a preoccupare è anche l’arrivo delle piogge monsoniche. Caritas Nepal ha lanciato un piano di intervento organico in favore di 20 mila famiglie, circa 100 mila persone, per i prossimi due mesi. Il piano prevede la distribuzione di kit per alloggi temporanei: teloni, corde, materassini, coperte; kit di generi non alimentari di prima necessità: lampade a energia solare, taniche, secchi, pentole e utensili da cucina; pastiglie per la potabilizzazione dell’acqua; kit igienico sanitari composti da sapone, disinfettante, panni sanitari, panno di cotone, biancheria, asciugamani, spazzolino e dentifricio. L’intervento è rivolto alle famiglie le cui abitazioni sono crollate o sono state gavemente danneggiate, con priorità per le più vulnerabili, donne ca pofamiglia, minori non accompagnati e disabili. Caritas Nepal prevede anche un accompagnamento e attività di formazione nell’utilizzo dei materiali forniti, oltre che un monitoraggio successivo, anche al fine di prevenire abusi e sfruttamento. E’ previsto anche un programma per garantire sostegno psicosociale e per l’impostazione di un successivo piano di ricostruzione e riattivazione socio-economica. (AP) (30/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/SIRIA - Vescovo di Aleppo: poco attendibili le voci sullo jihadista decapitato da un soldato assiro. E i cristiani non giustificano mai la vendetta con argomenti religiosi
Aleppo (Agenzia Fides) Il Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, considera “poco attendibili e comunque non verificabili” la voce diffusa da Londra dal Syrian Observatory for Human Rights e rilanciata dai media inglesi secondo cui un miliziano jihadista affiliato allo Stato Islamico (Is) sarebbe stato decapitato “per vendetta” da un soldato cristiano assiro, dopo essere stato preso come prigioniero nella provincia siriana nord orientale di Jazira. Secondo l'organizzazione operante a Londra, il soldato cristiano avrebbe catturato il combattente jihadista a Tal Shamiram, uno dei villaggi della valle del Khabur recentemente abbandonati dalle milizie dello Stato Islamico dopo un occupazione durata più di 3 mesi e tornati sotto il controllo delle formazioni militari curde e assire. Una volta scoperta l'appartenenza del prigioniero alle milizie jihadiste, il soldato assiro lo avrebbe decapitato “per vendetta davanti agli abusi compiuti da quel gruppo nella regione”. La vicenda è presentata in termini generici, senza precisarne i dettagli o senza citare i nomi dei protagonisti e degli eventuali testimoni. “La manipolazione dell'informazione” fa notare a tale proposito il Vescovo Abou Khazen “è anche essa uno dei mezzi usati per moltiplicare le violenze e gli orrori di questo conflitto. E alcune centrali sono specializzate in manipolare le cose per fomentare o giustificare rappresaglie. In questo caso” prosegue il Vescovo francescano “sappiamo che più di 230 cristiani assiri sequestrati nei villaggi del Khabur sono ancora ostaggi dei jihadisti. Solo uno sconsiderato potrebbe aver compiuto un gesto del genere, quando gli altri sono in pericolo, e tutto può essere preso a pretesto per giustificare ritorsioni. E soprattutto” aggiunge il Vicario apostolico di Aleppo “noi cristiani non giustifichiamo alcuna vendetta o violenza con argomenti religiosi. L'unica vendetta che conosciamo è il perdono , per essere anche segno di luce per tutti, e mostrare che ci sono alte vie da percorrere. Le vendette approfondiscono solo le ferite, e allungano la spirale dell'odio” . Il Vescovo Abou Khazen conferma che “questo sentimento si ritrova in tutti i cristiani, soprattutto nei più semplici, che vivono le sofferenze come agnelli in mezzo ai lupi: sono loro i primi a ripetere che il circolo perverso della violenza e della vendetta va interrotto da qualcuno, e questa è l'unica strada per non soccombere e aprire strade di riconciliazione”. Abou Khazen conferma all'Agenzia Fides che nella parrocchia latina della città di Aleppo, tra tante difficoltà e sofferenze, i padri e i loro collaboratori hanno comunque aperto il “capo estivo” per i bambini e i ragazzi: “E' un segno di speranza, in questa città martire. E' un'occasione per dare un po' di sollievo a tanti poveri bambini, permettere loro di uscire dalle case dove vivono costantemente reclusi, e dove spesso manca anche la luce e l 'acqua”. (GV) (Agenzia Fides 30/5/2015).
ASIA - Cristiani in Asia all’insegna di ecumenismo e dialogo
Giacarta (Agenzia Fides) – “Il Signore Dio vuole che i cristiani in Asia vivano insieme in una obbedienza comune, testimoniando l’amore di Dio nel mondo”: questa la conclusione della 14a assemblea generala della “Conferenza Cristiana dell'Asia” organismo ecumenico che promuove la cooperazione tra le Chiese cristiane nel continente. Come riferito a Fides, alla recente assemblea celebratasi a Giacarta dal 21 al 28 maggio sul tema “Vivere insieme nella casa di Dio” hanno preso parte 440 rappresentanti delle Chiese provenienti da 28 paesi.
L’assemblea ha esaminato il lavoro degli anni scorsi e programmato il futuro, ribadendo la scelta fondamentale del “dialogo” come forma di testimonianza e di presenza nei paesi dell’Asia. I partecipanti si sono confrontati su questioni e temi emergenti per la testimonianza del cristianesimo in Asia.
Il nuovo Segretario generale George Mathews Chunakara, indiano, ha espresso grandi aspettative per l'assemblea e per l’importanza del messaggio d’amore di Cristo per le terre asiatiche, rimarcando che “c’è bisogno di un dialogo tra tutte le religioni al fine di ridurre le tensioni sociali tra le comunità di tutto il mondo”. (PA) (Agenzia Fides 30/5/2015)
AMERICA/URUGUAY - La devozione latinoamericana verso Romero anche in Uruguay
Melo (Agenzia Fides) – Una piccola cappella all'interno dell'Uruguay porta il nome del Beato Oscar Romero, in riconoscimento del" Vescovo martire" di El Salvador, recentemente beatificato. Mons. Romero (1917-1980), noto per la sua predicazione in difesa dei diritti umani, è stato arcivescovo di San Salvador fino alla sua morte violenta 35 anni fa.

Secondo la rivista “Comunione”, della diocesi di Melo (387 km a nord est di Montevideo), l'umile tempio è stato nominato "Cappella del beato Romero e martiri latino americani". A destra dell'altare c'è un'immagine del Beato Romero che impartisce la benedizione.

La costruzione della cappella è stata una iniziativa da p. Miguel Garcia Cava, sacerdote spagnolo che ha lavorato nelle missioni in Cile e Argentina, e più tardi nel Uruguay fino alla sua morte nel 2004.

Secondo la pubblicazione, inviata a Fides, la cappella fu inaugurata nel 1993 e dedicata ai martiri dell'America Latina, a cominciare da Alonso Rodriguez, Juan del Castillo e Roque Gonzalez (martiri in Paraguay), tra gli altri. Padre Miguel avrebbe voluto inizialmente dare il nome di Romero alla cappella, ma le regole della Chiesa non lo permettevano (è possibile solo dopo il riconoscimento ufficiale di venerabile).

Domenica scorsa, dopo aver visto insieme alla comunità il documentario "Oscar Romero: un missionario di Dio", il vescovo della diocesi di Melo, Sua Ecc. Monsignor Heriberto Andrés Bodeant Fernández, che ha celebrato la messa, ha evidenziato il lavoro di p. Miguel e annunciato la nuova denominazione della cappella. (CE) (Agenzia Fides, 30/05/2015)
AMERICA/VENEZUELA - Sei giovani in sciopero della fame in una chiesa a Caracas
Caracas (Agenzia Fides) – Sei studenti venezuelani sono in sciopero della fame da due giorni in una Chiesa di Caracas: come riferisce una nota pervenuta a Fides, il loro scopo è quello di ottenere il rilascio dei compagni ancora in carcere. Gli studenti chiedono poi che sia definita la data per le elezioni legislative previste per questo anno e l'intervento della Chiesa cattolica come mediatrice, riferisce il direttore nazionale del movimento Juventud Activa Venezuela (JAVU), Jesus Gomez.

Gli studenti auspicano la liberazione dei colleghi arrestati in relazione alle proteste anti-governative in Venezuela durante la prima metà del 2014 e che ancora sono in carcere (Vedi Fides 15/03/2014). Altri giovani continuano ad unirsi agli studenti in digiuno.

“Speriamo di vedere crescere ogni giorno la nostra protesta”, ha detto il direttore. “Siamo una piattaforma di studenti molto seria e saremo qui fino a quando regge il nostro corpo. Abbiamo esaurito tutte le vie di protesta nel quadro della Costituzione ma ancora ci sono compagni detenuti, rapiti dal regime”, ha ribadito.

Intanto Leopoldo López, leader dell'opposizione, ha convocato una marcia nazionale per oggi, sabato 30, dove si chiederà per la liberazione dei prigionieri politici e per che sia definita la data per le elezioni legislative. (CE) (Agenzia Fides, 30/05/2015)

Un pensiero del grande padre della Chiesa Sant’Ireneo di Lione

“Quelli che hanno ricevuto la libertà mettono a disposizione di Dio tutti i loro beni, dando gioiosamente e generosamente i beni più piccoli perché hanno la speranza dei beni più grandi, come la vedova povera che getta tutta la sua sostanza nel tesoro di Dio”.
Sant'Ireneo

Bollettino del 25 maggio 2015, in evidenza il messaggio del Papa per la Giornata Missionaria 2015

VATICANO - Il Messaggio del Papa per la Giornata Missionaria 2015
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Pubblichiamo il testo integrale del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria 2015, che si celebrerà quest’anno domenica 18 ottobre.

Cari fratelli e sorelle,
la Giornata Missionaria Mondiale 2015 avviene sullo sfondo dell’Anno della Vita Consacrata e ne riceve uno stimolo per la preghiera e la riflessione. Infatti, se ogni battezzato è chiamato a rendere testimonianza al Signore Gesù annunciando la fede ricevuta in dono, questo vale in modo particolare per la persona consacrata, perché tra la vita consacrata e la missione sussiste un forte legame. La sequela di Gesù, che ha determinato il sorgere della vita consacrata nella Chiesa, risponde alla chiamata a prendere la croce e andare dietro a Lui, ad imitare la sua dedicazione al Padre e i suoi gesti di servizio e di amore, a perdere la vita per ritrovarla. E poiché tutta l’esistenza di Cristo ha carattere missionario, gli uomini e le donne che lo seguono più da vicino assumono pienamente questo medesimo carattere.
La dimensione missionaria, appartenendo alla natura stessa della Chiesa, è intrinseca anche ad ogni forma di vita consacrata, e non può essere trascurata senza lasciare un vuoto che sfigura il carisma. La missione non è proselitismo o mera strategia; la missione fa parte della “grammatica” della fede, è qualcosa di imprescindibile per chi si pone in ascolto della voce dello Spirito che sussurra “vieni” e “vai”. Chi segue Cristo non può che diventare missionario, e sa che Gesù «cammina con lui, parla con lui, respira con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 266).
La missione è passione per Gesù Cristo e nello stesso tempo è passione per la gente. Quando sostiamo in preghiera davanti a Gesù crocifisso, riconosciamo la grandezza del suo amore che ci dà dignità e ci sostiene; e nello stesso momento percepiamo che quell’amore che parte dal suo cuore trafitto si estende a tutto il popolo di Dio e all’umanità intera; e proprio così sentiamo anche che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo amato (cfr ibid., 268) e a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero. Nel comando di Gesù: “andate” sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa. In essa tutti sono chiamati ad annunciare il Vangelo con la testimonianza della vita; e in modo speciale ai consacrati è chiesto di ascoltare la voce dello Spirito che li chiama ad andare verso le grandi periferie della missione, tra le genti a cui non è ancora arrivato il Vangelo.
Il cinquantesimo anniversario del Decreto conciliare Ad gentes ci invita a rileggere e meditare questo documento che suscitò un forte slancio missionario negli Istituti di vita consacrata. Nelle comunità contemplative riprese luce ed eloquenza la figura di santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, quale ispiratrice dell’intimo legame della vita contemplativa con la missione. Per molte congregazioni religiose di vita attiva l’anelito missionario scaturito dal Concilio Vaticano II si attuò con una straordinaria apertura alla missione ad gentes, spesso accompagnata dall’accoglienza di fratelli e sorelle provenienti dalle terre e dalle culture incontrate nell’evangelizzazione, tanto che oggi si può parlare di una diffusa interculturalità nella vita consacrata. Proprio per questo è urgente riproporre l’ideale della missione nel suo centro: Gesù Cristo, e nella sua esigenza: il dono totale di sé all’annuncio del Vangelo. Non vi possono essere compromessi su questo: chi, con la grazia di Dio, accoglie la missione, è chiamato a vivere di missione. Per queste persone, l’annuncio di Cristo, nelle molteplici periferie del mondo, diventa il modo di vivere la sequela di Lui e ricompensa di tante fatiche e privazioni. Ogni tendenza a deflettere da questa vocazione, anche se accompagnata da nobili motivazioni legate alle tante necessità pastorali, ecclesiali o umanitarie, non si accorda con la personale chiamata del Signore a servizio del Vangelo. Negli Istituti missionari i formatori sono chiamati sia ad indicare con chiarezza ed onestà questa prospettiva di vita e di azione, sia ad essere autorevoli nel discernimento di autentiche vocazioni missionarie. Mi rivolgo soprattutto ai giovani, che sono ancora capaci di testimonianze coraggiose e di imprese generose e a volte controcorrente: non lasciatevi rubare il sogno di una missione vera, di una sequela di Gesù che implichi il dono totale di sé. Nel segreto della vostra coscienza, domandatevi quale sia la ragione per cui avete scelto la vita religiosa missionaria e misurate la disponibilità ad accettarla per quello che è: un dono d’amore al servizio dell’annuncio del Vangelo, ricordando che, prima di essere un bisogno per coloro che non lo conoscono, l’annuncio del Vangelo è una necessità per chi ama il Maestro.
Oggi, la missione è posta di fronte alla sfida di rispettare il bisogno di tutti i popoli di ripartire dalle proprie radici e di salvaguardare i valori delle rispettive culture. Si tratta di conoscere e rispettare altre tradizioni e sistemi filosofici e riconoscere ad ogni popolo e cultura il diritto di farsi aiutare dalla propria tradizione nell’intelligenza del mistero di Dio e nell’accoglienza del Vangelo di Gesù, che è luce per le culture e forza trasformante delle medesime.
All’interno di questa complessa dinamica, ci poniamo l’interrogativo: “Chi sono i destinatari privilegiati dell’annuncio evangelico?”. La risposta è chiara e la troviamo nel Vangelo stesso: i poveri, i piccoli e gli infermi, coloro che sono spesso disprezzati e dimenticati, coloro che non hanno da ricambiarti (cfr Lc 14,13-14). L’evangelizzazione rivolta preferenzialmente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare: «Esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 48). Ciò dev’essere chiaro specialmente alle persone che abbracciano la vita consacrata missionaria: con il voto di povertà si sceglie di seguire Cristo in questa sua preferenza, non ideologicamente, ma come Lui identificandosi con i poveri, vivendo come loro nella precarietà dell’esistenza quotidiana e nella rinuncia all’esercizio di ogni potere per diventare fratelli e sorelle degli ultimi, portando loro la testimonianza della gioia de l Vangelo e l’espressione della carità di Dio.
Per vivere la testimonianza cristiana e i segni dell’amore del Padre tra i piccoli e i poveri, i consacrati sono chiamati a promuovere nel servizio della missione la presenza dei fedeli laici. Già il Concilio Ecumenico Vaticano II affermava: «I laici cooperino all’opera evangelizzatrice della Chiesa, partecipando come testimoni e come vivi strumenti della sua missione salvifica» (Ad gentes, 41). È necessario che i consacrati missionari si aprano sempre più coraggiosamente nei confronti di quanti sono disposti a collaborare con loro, anche per un tempo limitato, per un’esperienza sul campo. Sono fratelli e sorelle che desiderano condividere la vocazione missionaria insita nel Battesimo. Le case e le strutture delle missioni sono luoghi naturali per la loro accoglienza e il loro sostegno umano, spirituale ed apostolico.
Le Istituzioni e le Opere missionarie della Chiesa sono totalmente poste al servizio di coloro che non conoscono il Vangelo di Gesù. Per realizzare efficacemente questo scopo, esse hanno bisogno dei carismi e dell’impegno missionario dei consacrati, ma anche i consacrati hanno bisogno di una struttura di servizio, espressione della sollecitudine del Vescovo di Roma per garantire la koinonia, così che la collaborazione e la sinergia siano parte integrante della testimonianza missionaria. Gesù ha posto l’unità dei discepoli come condizione perché il mondo creda (cfr Gv 17,21). Tale convergenza non equivale ad una sottomissione giuridico-organizzativa a organismi istituzionali, o ad una mortificazione della fantasia dello Spirito che suscita la diversità, ma significa dare più efficacia al messaggio evangelico e promuovere quell’unità di intenti che pure è frutto dello Spirito.
L’Opera Missionaria del Successore di Pietro ha un orizzonte apostolico universale. Per questo ha bisogno anche dei tanti carismi della vita consacrata, per rivolgersi al vasto orizzonte dell’evangelizzazione ed essere in grado di assicurare un’adeguata presenza sulle frontiere e nei territori raggiunti.
Cari fratelli e sorelle, la passione del missionario è il Vangelo. San Paolo poteva affermare: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16). Il Vangelo è sorgente di gioia, di liberazione e di salvezza per ogni uomo. La Chiesa è consapevole di questo dono, pertanto non si stanca di annunciare incessantemente a tutti «quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi» (1 Gv 1,1). La missione dei servitori della Parola – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – è quella di mettere tutti, nessuno escluso, in rapporto personale con Cristo. Nell’immenso campo dell’azione missionaria della Chiesa, ogni battezzato è chiamato a vivere al meglio il suo impegno, secondo la sua personale situazione. Una risposta generosa a questa universale vocazione la possono offrire i consacrati e le consacrate, mediante un’intensa vita di preghiera e di unione con il Signore e col suo sacrificio redentore.
Mentre affido a Maria, Madre della Chiesa e modello di missionarietà, tutti coloro che, ad gentes o nel proprio territorio, in ogni stato di vita cooperano all’annuncio del Vangelo, di cuore invio a ciascuno la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 24 maggio 2015
Solennità di Pentecoste
FRANCESCO
(Agenzia Fides 25/05/2015)
AFRICA/MALI - Malgrado le ultime violenze, si spera nei colloqui di Algeri per ritrovare finalmente la pace
Bamako (Agenzia Fides)- “La popolazione del Mali aveva riposto grande speranza nell’accordo di pace firmato il 15 maggio, ma purtroppo le violenze continuano nelle regioni del nord” dice all’Agenzia Fides don Edmond Dembele, Segretario della Conferenza Episcopale del Mali.
“Da circa tre settimane nel nord del nostro Paese ci sono scontri quasi quotidiani tra l’esercito maliano, alcune milizie filo-governative e il Coordinamento dei Movimenti dell’Azawad. Questa situazione preoccupa molto le popolazioni locali, che non sanno quando potranno ritrovare la pace” riferisce don Dembele.
Uno dei problemi da risolvere per ritrovare la pace è la spaccatura che si è originata all’interno dei gruppi Toureg. “In effetti - spiega il sacerdote - due gruppi del Coordinamento si sono presentati il 15 maggio a Bamako per firmare gli accordi di pace. Ma i gruppi principali del Coordinamento, come l’MNLA (Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad), si sono finora rifiutati di aderire all’accordo del 15 maggio e hanno chiesto di proseguire il negoziato per ottenere maggiori concessioni”.
Proprio oggi, 25 maggio, ad Algeri, si dovrebbero tenere nuovi colloqui per trovare delle soluzioni che permettano di regolare alcuni dettagli dell’applicazione dell’accordo del 15 maggio, che non sarà però oggetto di negoziato in quanto tale, perché il governo del Mali ha affermato che non intende modificarlo. “Malgrado la recrudescenze delle violenze delle ultime settimane, ci sono buone speranze che in Algeria si possano trovare delle intese per ritrovare la pace. D’altronde non abbiamo alternative” conclude don Dembele. (L.M.) (Agenzia Fides 25/5/2015)
AFRICA/BURUNDI - Minacciata di morte Maggy Barankitse, la “mamma nazionale” del Burundi
Bujumbura (Agenzia Fides)- Marguerite (Maggy) Barankitse, la “mamma nazionale” del Burundi, è minacciata di morte ed è costretta a nascondersi, secondo quanto denuncia Info Catho del Belgio.
Dopo l’uccisione di Zedi Ferzi, presidente di uno dei partiti dell’opposizione, si moltiplicano le minacce di morte nei confronti di esponenti dell’opposizione e della società civile, mentre continuano le proteste popolari contro la decisione del Presidente Pierre Nkurunziza di presentarsi alle elezioni per un terzo mandato.
Tra le persone che hanno ricevuto minacce di morte c’è Maggy Barankitse, una cattolica impegnata, che dal 1993 all’inizio della guerra civile, conclusasi nel 2006, non si è tirata indietro cercando di salvare bambini e ragazzi dalla violenza. È lei ad avere creato la “Maison Shalom” un’ong che gestisce nel Paese una serie di centri di accoglienza per bambini e ragazzi.
Secondo le notizie raccolte dal sito cattolico belga, nelle ultime settimane Maggy Barankitse ha visitato gli ospedali per portare viveri ai feriti degli scontri e le prigioni, dove ha denunciato le condizioni di detenzione. “Questo è stato sufficiente per metterla in testa nella lista nera delle persone ricercate e di essere catalogata come coinvolta nel fallito golpe militare (vedi Fides 15/5/2015)” ha dichiarato uno dei suoi amici.
Sono giunte intimidazioni ad amici, familiari e agli operatori di Maison Shalom e dell’ospedale da lei fondato. I suoi familiari sono dovuti fuggire e Maggy Barankitse è costretta a nascondersi in un luogo sicuro. Per i suoi sforzi umanitari, Maggy Barankitse ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. (L.M.) (Agenzia Fides 25/5/2015)
AFRICA/MAROCCO - Il matrimonio precoce aggravato da povertà e ignoranza
Casablanca (Agenzia Fides) - Il matrimonio precoce coinvolge 15 milioni di bambine ogni anno in tutto il mondo. E’ un fenomeno crescente aggravato da povertà, ignoranza e paura. E’ la denuncia pervenuta all’Agenzia Fides dai partecipanti ad un recente forum tenutosi in Marocco. Secondo la ong Girls not brides, che raccoglie 450 organizzazioni di 70 Paesi e che ha organizzato questo forum di tre giorni a Casablanca, circa il 10% delle donne di tutto il mondo sono sposate prima di aver compiuto 18 anni. Se non si prendono subito provvedimenti, da qui al 2050 circa 1.200 milioni di bambine saranno costrette a sposarsi. Nei Paesi in via di sviluppo una bambina su tre si sposa prima dei 18 anni di età e una su nove prima dei 15. Tra i più colpiti da questo fenomeno Bangladesh, India e Niger, dove ogni anno si sposano 244 mila bambine non ancora diciottenni. Sono bambine che non vanno a scuola, secondo quanto dichiarato da un membro della Coalizione delle Organizzazioni Nige rine dei Diritti del Bambino (Conide), e la povertà e l’ignoranza contribuiscono a far crescere i matrimoni precoci. In India si registrano il 40% dei matrimoni infantili di tutto il mondo.
Alla fine del 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato per la prima volta una risoluzione che sollecitava i Governi a vietare i matrimoni minorili. L’Unione Africana, da parte sua, ha lanciato una campagna di due anni per porre fine al matrimonio precoce, mentre vari governi dell’Asia meridionale hanno adottato un piano di azione regionale. Tuttavia il fenomeno non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo, è una tradizione anche tra le comunità di emigranti. In occasione di una campagna di sensibilizzazione, la Fondazione Ytto ha denunciato che la pratica è attuata anche nelle comunità marocchine di Spagna e Francia. In Marocco, il matrimonio dei minori continua a creare preoccupazione e, nonostante il codice sulla famiglia adottato nel 2004 lo proibisca, il giudice ha l’autorità di registrarli. Nel 2013, ne sono stati registrati oltre 35 mila, di fronte ai 18 mila degli ultimi dieci anni. (AP) (25/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo al governo birmano: “Compassione e misericordia con i boat people”
Yangon (Agenzia Fides) – “Un'agonia immensa si svolge sui mari del Sudest asiatico: una nuova ondata di boat people, fuggiti a causa di povertà e conflitti da Myanmar e Bangladesh, è alla deriva nei mari. Sfruttati da trafficanti senza scrupoli, uomini, donne e bambini sono ammassati in squallidi barconi e spesso muoiono in mare. Una nuova ferita si apre. Lasciamo che misericordia e compassione scorrano come un fiume nella terra di Bhudda”: è l’appello lanciato dal Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, mentre è ancora in corso l’emergenza dei rifugiati Rohingya, che cercano asilo in nazioni come Thailandia, Malaysia, Indonesia.
In un messaggio inviato a Fides, il Cardinale ricorda i boat people del Vietnam e anche gli sbarchi nel Mediterraneo, e afferma: “I profughi fuggono per cercare dignità e sicurezza. Con un grande gesto di umanità, Malesia, Filippine e Indonesia hanno aperto le loro porte. Il governo del Myanmar ha salvato due barche alla deriva. Questo gesto, proveniente da una nazione devota al Signore della Compassione, Buddha, è altamente lodevole” afferma. Ma, aggiunge, in tempi recenti nel paese si sono diffusi “l’odio e la negazione del diritto”, riferendosi alla violenza perpetrata da frange buddiste nei confronti dei musulmani Rohingya e all’ostilità mostrata dal governo birmano.
Mons. Bo rimarca: “ Sollecitiamo fortemente il governo a non consentire che discorsi di odio sovvertano la gloriosa tradizione birmana di compassione. I cittadini del Myanmar hanno l'obbligo morale di proteggere e promuovere la dignità di tutte le persone umane. Una comunità non può essere demonizzata e non le si possono negare i suoi diritti di base come l’identità, la cittadinanza e il diritto di essere comunità”.
Citando grandi monaci buddisti che sono “faro di compassione per il mondo”, l’Arcivescovo ricorda che “questa religione presenta la compassione come la virtù più nobile” rivolta a tutti gli esseri viventi, animati e inanimati. Compassione e misericordia sono due occhi di questa nazione, che permettono una visione di pace e dignità. Lasciate che misericordia e compassione scorrano come un fiume nella nostra terra” conclude il Card. Bo. (PA) (Agenzia Fides 25/5/2015)
ASIA/PAKISTAN - Accusa di blasfemia: violenza in un quartiere cristiano di Lahore, ma “nessun allarmismo”
Lahore (Agenzia Fides) – Il quartiere cristiano di Sanda, nella zona più antica di Lahore, è stato teatro di nuova violenza, ieri pomeriggio, 24 maggio, in seguito a un caso di blasfemia. “La polizia è intervenuta tempestivamente, fermando sul nascere ed evitando la violenza di massa. Oggi i rangers presidiano la zona e la situazione è del tutto sotto controllo” riferisce all’Agenzia Fides Cecil Shane Chaudhry, Direttore Esecutivo della Commissione “Giustizia e Pace” dei Vescovi pakistani (NCJP), minimizzando l’accaduto, dopo rapporti allarmistici ed esagerati diffusi da alcuni mass media. “Non ci sono stati né morti, né feriti. Nessuna chiesa è stata bruciata. Alcuni manifestanti hanno gettato sassi e tentato di penetrare e saccheggiare la chiesa cattolica di san Giuseppe, ma non ci sono riusciti per il pronto intervento delle forze dell’ordine che hanno fermato e anche incriminato alcuni aggressori. Alcune case private di fedeli cristiani del distretto hanno subito d anni, ma non rilevanti” spiega il Direttore, chiedendo di non cedere agli allarmismi. “Vi sono persone e gruppi che tendono ad ampliare gli incidenti e le violenze sui cristiani, per propri interessi personali o anche per motivi economici. Bisogna stare molto attenti a diffondere notizie, che spesso vengono all’origine manipolate” nota Chaudhry.
L’episodio è stato scatenato da un presunto caso di blasfemia. Ieri la polizia, ricevuta una segnalazione, aveva arrestato un uomo per la presunta dissacrazione di alcune pagine del Corano. A carico del cristiano Humayun Faisal Masih è stato quindi registrato un caso di blasfemia secondo l’art 295-b del Codice penale (profanazione del Corano). L’uomo, mentalmente disabile, è accusato da alcuni musulmani di aver bruciato pagine del libro sacro all’islam. Alcuni passanti lo hanno denunciato. Dopo l’arresto, un gruppo di persone ha iniziato a raccogliersi presso la stazione di polizia, compiendo atti violenti, ma gli agenti hanno disperso la folla. I manifestanti hanno allora cercato di rivolgere la loro rabbia verso il quartiere cristiano, ma la polizia ha controllato la situazione.
P. James Channan, Domenicano, direttore del “Peace Center” di Lahore, nota a Fides: “E’ un clichet che si ripete: accuse di blasfemia, tutte da verificare, a cui seguono violenze di massa. E’ già accaduto in passato. I cristiani sono terrorizzati perché all’improvviso possono essere attaccati. Secondo la legge sulla blasfemia, esiste una procedura da rispettare e a nessuno dev’essere consentito di farsi giustizia da sé. Le istituzioni e la polizia devono garantire sicurezza e giustizia. D’altro canto noi possiamo operare per contenere e contrastare la cultura dell’odio che gruppi estremisti diffondono nella società, operando per il dialogo e l’armonia”. (PA) (Agenzia Fides 25/5/2015)
ASIA/SIRIA - Il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III: preghiere e digiuni per invocare la liberazione di padre Murad e del diacono Hanna
Homs (Agenzia Fides) – Nella giornata di ieri, domenica 24 maggio, in tutte le chiese siro-cattoliche del mondo i fedeli hanno pregato per chiedere al Signore la liberazione di padre Jacques Murad, il sacerdote siriano sequestrato da sconosciuti venerdì 22 insieme al diacono Boutros Hanna, presso il monastero di Mar Elian, di cui è Priore. Dei due rapiti non si hanno notizie dal momento del loro sequestro. Già venerdì scorso, il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III aveva invitato tutti i fedeli siro-cattolici del mondo a esprimere con la preghiera e con altri atti di devozione e penitenza la propria comunione spirituale con i due sequestrati. “Offriamo preghiere, messe, suppliche e digiuni” si legge nel messaggio inviato dal Patriarca a tutte le comunità siro-cattoliche sparse per il mondo “nella speranza che padre Jacques sia liberato e torni presto alla sua parrocchia”. Nel testo, pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarca invita tutti i fedeli “a essere fermi nella fede, nella speranza e nella fiducia nel Signore e nelle sue promesse che non deludono, supplicando la Madre di Dio e tutti i santi martiri e confessori per la liberazione di padre Jacques. Nella festa di Pentecoste chiediamo che lo Spirito Santo ci illumini, ci consoli e ci custodisca”. (GV) (Agenzia Fides 25/5/2015).
ASIA/TERRA SANTA - La Society of St. Yves organizza una giornata di studio sulla confisca delle terre in Cisgiordania
Gerusalemme (Agenzia Fides) – La Society of St. Yves, organismo impegnato nella difesa dei diritti umani collegato con il Patriarcato latino di Gerusalemme, torna a puntare i riflettori sulla delicata questione delle confische di terre appartenenti a palestinesi realizzate dal governo d'Israele in Cisgiordania. I responsabili dell'organizzazione – riferiscono i media ufficiali del Patriarcato latino – hanno deciso di dedicare a tale questione un'escursione guidata prevista mercoledì 27 maggio per celebrare il santo patrono Sant'Ivo (la cui festa cade in realtà il 19 maggio). In quell'occasione, alcuni consulenti della Society of St. Yves, esperti in diritto internazionale, terranno delle conferenze itineranti per illustrare la prassi e le giustificazioni giuridiche e politiche seguite dalle autorità israeliane nei recenti casi di confisca di terre palestinesi nella cosiddetta “Area C” della Cisgiordania, in violazione delle leggi internazionali.
La giornata si articolerà intorno alla visita sulle terre appartenenti a proprietari palestinesi che hanno usufruito dei servizi di tutela giuridica offerti dalla Società nel villaggio palestinese di Battir e nell'area di Al Makhrour, nei dintorni di Beit Jala. Gli assistiti della Society of St. Yves racconteranno le proprie esperienze sui tentativi di confisca subiti da parte del governo israeliano. La visita includerà anche una tappa nella Valle di Cremisan, dove i membri della Society of St. Yves esporranno gli effetti e le implicazione del pronunciamento recente dell'Alta Corte d'Israele che ha di fatto bloccato la costruzione del tratto del Muro di separazione progettato in quella zona. (GV) (Agenzia Fides 25/5/2015).
AMERICA/EL SALVADOR - Beatificato l’Arcivescovo Romero: “simbolo di pace, di concordia, di fratellanza”
San Salvador (Agenzia Fides) - Se i persecutori di Mons. Romero “sono spariti nell’ombra dell’oblio e della morte, la memoria di Romero invece continua a essere viva e a dare conforto a tutti i derelitti e gli emarginati della terra”: lo ha sottolineato il Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, che sabato 23 maggio ha presieduto a San Salvador la solenne celebrazione per la beatificazione dell’Arcivescovo Oscar Arnulfo Romero Galdámez, ucciso “in odium fidei” il 24 marzo 1980 (vedi Fides 29/4/2015; 19/5/2015).
Nella sua omelia il Card. Amato ha sottolineato che l’opzione per i poveri di Romero “non era ideologica ma evangelica. La sua carità si estendeva anche ai persecutori ai quali predicava la conversione al bene e ai quali assicurava il perdono, nonostante tutto”. Mons. Romero non si fece scoraggiare dalle minacce di morte né dalle critiche quotidiane che riceveva, anzi, andava avanti senza rancori per nessuno, per questo, ha sottolineato il Cardinale, non è un “simbolo di divisione, ma di pace, di concordia, di fratellanza. Ringraziamo il Signore per questo suo servo fedele, che alla Chiesa ha donato la sua santità e all’umanità la sua bontà e la sua mitezza”.
La Conferenza Episcopale di El Salvador, nel messaggio pubblicato per la Beatificazione di Mons. Romero intitolato “Entra nella gioia del tuo Signore” (cfr Mt 25,21), ricorda che “la morte di Mons. Romero commosse il mondo”, e in questi trentacinque anni da allora “il cammino non è stato facile… la difficoltà maggiore è stata la manipolazione della figura e delle parole del prossimo beato”. Per questo nel loro messaggio i Vescovi sottolineano, citando ampiamente le sue stesse parole, che Romero “fu uomo di Dio”, uomo di profonda comunione, totalmente abbandonato alla volontà di Dio. Fu anche “uomo della Chiesa”, secondo il suo motto episcopale “Sentire cum Ecclesia”, a cui dedicò le quattro lettere pastorali scritte durante il suo ministero di Arcivescovo. In una di queste “spiegò ampiamente che la Chiesa esiste per annunciare e rendere presente il mistero di Cristo” ed illustrò come la Chiesa che desiderava costruire in El Salvador fosse “in totale sintonia con la dottrina d el Concilio Vaticano II come è stata intepretata dai documenti di Medellin”.
L’aspetto più conosciuto di Mons. Romero fu “il suo amore per i poveri e la sua completa dedizione per la promozione e la difesa della loro dignità come persone e come figli di Dio”, facendo propria l’opzione dei Vescovi Latinoamericani espressa a Puebla, nel 1977. L’ultimo aspetto su cui si soffermano i Vescovi riguarda “Mons.Romero testimone della fede fino allo spargimento del suo sangue”. “Mons. Romero fu assassinato perchè amava i poveri, sull’esempio del suo Maestro, Gesù di Nazareth – scrivono -. A loro prestò la sua voce di profeta, e a loro dedicò la sua vita, rinunciando alla comoda soluzione di abbandonare il gregge e fuggire come fanno i mercenari”.
“Questo è l’uomo di Dio che a partire dal 23 maggio veneriamo come beato – concludono i Vescovi -. La sua testimonianza ci stimoli a vivere coerentemente gli impegni battesimali. La sua parola illumini il nostro cammino di vita cristiana. La sua intercessione apra vie di riconciliazione tra noi e ci aiuti a vincere tutte le forme di violenza perché si stabilisca tra noi il Regno della vita, della giustizia, della verità, dell’amore e della pace”. (SL) (Agenzia Fides 25/5/2015)
Links:
Il testo integrale del Messaggio della Conferenza Episcopale (in spagnolo)
http://arzobispadosansalvador.org/index.php/noticias-y-eventos/noticias-y-eventos/noticias-y-eventos-18
AMERICA/ARGENTINA - E’ povero un quarto dei bambini con meno di 4 anni
Buenos Aires (Agenzia Fides) – In Argentina il 26,2% dei bambini compresi nella fascia di età che va da 0 a 4 anni è povero, rispetto al 10,8% della popolazione totale. E’ quanto emerge dai dati diffusi dal Centro di Attuazione delle Politiche Pubbliche per l’Uguaglianza e la Crescita (CIPPEC): si tratta di un bambino povero su quattro. Quelli che vivono nei settori più emarginati non ricevono alcun sussidio e c’è grande disuguaglianza anche per l’accesso ai servizi di assistenza e all’istruzione. Secondo il CIPPEC, oggi il 74,5% dei bambini usufruisce di qualche aiuto, ma oltre il 25% dei minori della fascia più povera e il 20% di quelli poveri in seconda battuta non ricevono alcun tipo di aiuto. Oltre al settore educativo e sociale, c’è grande divario anche in quello sanitario. Nonostante un calo del tasso di mortalità infantile del 58% tra il 1990 e il 2013, il 61,8% dei casi di decesso sono stati registrati per cause evitabili. (AP) (25/5/2015 Agenzia Fides)

Bollettino Fides News del 23 maggio 2015

AFRICA/CONGO RD - Le guerriglie continuano a finanziarsi con le risorse dell’est congolese: nuova denuncia Onu e Ong
Kinshasa (Agenzia Fides) - “È paradossale come l’abbondanza di risorse naturali sia diventata in qualche modo, una disgrazia” ha affermato Ibrahim Thiaw, Vice Direttore esecutivo del PNUE (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente con sede a Nairobi) nel presentare il rapporto sul saccheggio delle risorse naturali dell’est della Repubblica Democratica del Congo.
Secondo il rapporto “alcuni gruppi criminali internazionali militarizzati sono implicati in un vasto traffico di minerali, oro, legname, carbone e avorio”, con un giro di 1,3 miliardi di dollari all’anno.
Il PNUE afferma che questi fondi finanziano - secondo le varie stime - tra 25 e 49 gruppi armati, congolesi e stranieri, “alimentando continui conflitti” in una regione in cui, da vent’anni, le successive ribellioni seminano terrore e caos tra la popolazione locale. Il commercio dell’oro costituisce una delle maggiori entrate illegali, pari a 120 milioni di dollari all’anno.
Il controllo delle zone più ricche di minerali (oro, stagno, coltan ...) è uno degli elementi che alimentano l’instabilità cronica provocata dalle varie milizie attive nell’est della RDC, soprattutto nella Provincia Orientale, nel Nord e Sud Kivu e nel Katanga, province che sfuggono in gran parte al controllo dell’autorità dello Stato.
“Questi fondi captati dalle bande criminali (...) avrebbero potuto essere utilizzati per costruire scuole, strade, ospedali e per pagare insegnanti e medici” ha dichiarato Martin Kobler, il capo della missione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO). Secondo il PNUE, solo il 2% (cioè 13 milioni di euro) degli utili netti dei traffici vanno ai gruppi armati, sufficienti tuttavia per garantire “il mantenimento di base di circa 8.000 combattenti” e per “permettere a dei gruppi sconfitti o disarmati di riemergere e di destabilizzare la regione”.
Il resto del denaro finisce nelle tasche di "reti criminali transnazionali che operano dentro e fuori della RDC", soprattutto nei Paesi limitrofi (Uganda, Rwanda, Burundi e Tanzania), permettendo loro di mantenere la strategia del "dividere per regnare" e di fare in modo che nessun gruppo armato possa dominare sugli altri e controllare il traffico.
A loro volta, in un rapporto intitolato "Una miniera di trasparenza?", Amnesty International e Global Witness, rivelano che quasi l’80% delle società quotate in borsa negli Stati Uniti non verificano correttamente se i loro prodotti contengono minerali provenienti da zone di conflitto dell’Africa centrale e non forniscono sufficienti informazioni a questo proposito, violando la Sezione 1502 della legge Dodd-Frank (vedi Fides 15/2/2011) che ha come obiettivo quello di ridurre il rischio che gli acquisti di minerali nell’Africa centrale contribuisca ad alimentare conflitti o violazioni dei diritti umani. (L.M.) (Agenzia Fides 23/5/2015)
AFRICA/SUD SUDAN - Situazione umanitaria allarmante: aumenta la violenza
Juba (Agenzia Fides) – L’intensificarsi dei combattimenti in Sud Sudan sta creando una situazione umanitaria allarmante che espone i civili a un’escalation di violenza e limita l’arrivo e l’accesso agli aiuti. L’allarme viene dalla ong medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF). Il forte aumento di violenza negli stati di Unity, Jonglei e dell’Upper Nile ha portato la sospensione dei servizi medici, la distruzione delle strutture sanitarie e l’evacuazione del personale medico. Nel comunicato inviato all’Agenzia Fides, l’ong riferisce che nello stato di Upper Nile, MSF fornisce assistenza medica salvavita alle persone ferite nei violenti combattimenti a Melut, nonostante non sia più possibile far arrivare per via aerea forniture mediche e personale. L’insicurezza permanente impedisce l’atterraggio degli aerei e ha costretto negli ultimi giorni centinaia di persone a cercare rifugio nei campi della ‘Protezione dei Civili’ (PoC) gestito dalle Nazioni Unite. La capacit à di MSF di fornire assistenza a chi ha disperato bisogno è ora a rischio se non viene garantito un passaggio sicuro da cui far transitare personale e materiale medico.
A Malakal, dove hanno avuto luogo la maggior parte dei combattimenti, l’ong sta curando le persone ferite nei recenti combattimenti, anche se la scorsa settimana gli scontri hanno impedito la fornitura di assistenza medica a circa 30 mila persone che vivono nell’area dei campi della PoC. Nello stato di Jonglei, la città di Phom El-Zeraf (New Fangak) è stata la linea del fronte negli ultimi mesi. La città è andata completamente distrutta. L’ospedale, una delle principali strutture sanitarie nella parte settentrionale dello stato, è demolito. Nello stato di Unity, MSF è stata costretta ad evacuare il suo ospedale nella città di Leer, il 9 maggio scorso, lasciando circa 200 mila persone nella zona senza assistenza medica. A Bentiu, i combattimenti e l’insicurezza delle ultime settimane hanno costretto le equipe a sospendere diverse cliniche mobili nelle zone circostanti. L’ong continua a gestire un ospedale all’interno dei campi della PoC a Bentiu che ha visto più di 11 mila nuo vi arrivi, di cui la maggior parte donne e bambini. Molte persone hanno raccontato a MSF la violenza da cui stavano fuggendo: interi villaggi rasi al suolo, famiglie separate, attentati e omicidi, l’abbandono dei feriti, e la violenza sessuale contro donne e bambini. La stagione delle piogge in arrivo e le condizioni di sovraffollamento aggravato dal recente afflusso di nuove persone in diversi campi sono ulteriori cause di preoccupazione. (AP) (23/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/INDIA - La Chiesa in Orissa riflette su sfruttamento minerario e migrazione
New Delhi (Agenzia Fides) – “E 'estremamente importante per noi conoscere la situazione attuale, al fine di portare la pace, la giustizia e la dignità nella società. Industrie e grandi compagnie minerarie si insediano nelle zone tribali. Questa è la principale causa di maggiore preoccupazione per lo sviluppo delle popolazioni indigene”: è quanto ha detto S. Ecc. Mons Niranjan Sual Singh, Vescovo di Sambalpur, in Orissa, inaugurando un seminario organizzato in Orissa dalla Commissione per la Giustizia, la Pace e lo Sviluppo della Conferenza episcopale dell'India. Come riferito a Fides, il seminario, promosso da p. Charles Irudayam, Segretario della Commissione episcopale, si è tenuto il 19 e 20 maggio incentrato sul tema “Sfruttamento minerario e migrazione”. Vi hanno preso parte circa 60 delegati provenienti da diverse diocesi dell'Orissa.
“Una società può avere buone strade, ferrovie, abitazioni, ma i poveri e gli oppressi devono ricevere una maggiore attenzione per il loro sviluppo integrale” ha ricordato il Presule, focalizzando il discorso su due fenomeni: lo sfruttamento minerario e la migrazione.
Il primo “ha un impatto rovinoso sulle popolazioni tribali, in quanto porta degrado ambientale e l'inquinamento. Le popolazioni tribali sono completamente dipendenti dalla loro terra per il sostentamento”,ha notato. Il fenomeno interessa l’intera nazione. Dayamani Barla, attivista per i diritti dei dalit e tribali, ha ricordato che “ i popoli indigeni sono i coloni e gli abitanti originari della terra. La loro vita, i comportamenti, il linguaggio e l’etica hanno un collegamento diretto con l'acqua, la terra e la giungla. La cultura adivasi (tribali indiani ndr) muore dal momento in cui essi sono costretti a lasciare il loro ambiente: i popoli indigeni sono sfollati in nome dello sviluppo”.
P. Charles Irudayam, nel suo discorso, ha spiegato ai partecipanti perché la Chiesa è preoccupata per i diritti umani e perché i cattolici si coinvolgono in questioni sociali: “Dio ha dato a ogni essere umano una dignità intrinseca e inalienabile, che comporta diritti fondamentali. La Chiesa ha il compito di proteggere i diritti umani e di educare i suoi membri sulla dignità, libertà e uguaglianza di tutti gli esseri umani. Il rispetto dei diritti umani è il requisito per la pace”.
P. John Kerketta, direttore dei servizi sociali della diocesi di Sambalpur, ha concluso affermando che “la Chiesa ha svolto un ruolo significativo in Orissa nel campo dell'istruzione, della sanità e del lavoro sociale”, ribadendo che continuerà ad impegnarsi per la difesa della dignità di ogni uomo. (PA) (Agenzia Fides 23/5/2015)
ASIA/INDONESIA - Un francescano: “La ricchezza della storia della Chiesa in Indonesia è luce per il presente”
Giacarta (Agenzia Fides) – Conoscere e apprezzare la storia del cattolicesimo in Indonesia contribuisce a far luce sul presente: è quanto afferma il francescano indonesiano p. Eddy Kristiyanto OFM, che ha di recente pubblicato un nuovo libro sulla storia della Chiesa in Indonesia.
In un messaggio giunto a Fides, il francescano nota: “Non molte persone, religiosi e laici, la conoscono e ne apprezzano la ricchezza. La memoria della nostra storia è essenziale per comprendere l’oggi. La Chiesa cattolica in Indonesia, sia quella istituzionale, sia i semplici fedeli, hanno avuto e ricoprono tutt’oggi una notevole influenza e, d’altra parte, la fede cristiana è stata influenzata dalla cultura locale, nei rapporto con lo stato, così come nella sua vocazione e missione”.
Il francescano, nativo di Yogyacarta, ha compiuto 15 anni di studio sulla storia del cattolicesimo in Indonesia, curando con accuratezza la ricerca delle fonti. Il sacerdote, sostenuto nel suo progetto dalla Conferenza episcopale dell'Indonesia, ribadisce l’importanza della storia: “Preti e laici, presi da questioni concrete e dal lavoro pastorale, avrebbero benefici se rivolgessero maggiore attenzione alla storia”.
La Chiesa indonesiana oggi costituisce circa il 2,7% della popolazione: nell’immenso arcipelago di 17 mila isole, oggi comprende quasi cinque milioni di cattolici, divisi in 34 diocesi.
La prima presenza cattolica in Indonesia è segnalata a Pancur, nel nord-ovest di Sumatra, nel VII secolo. Nel IX secolo la presenza cattolica è a Giava. Nel 1323 si registra la predicazione di Oderico da Pordenone a Giava, nel Borneo e a Sumatra. Nel 1534 i portoghesi portano il Vangelo nelle Molucche, che san Francesco Saverio visiterà nel 1546.
Nel 1562 i Domenicani portano il Vangelo sulle isole di Timor e di Flores ma dal 1596, con l’arrivo degli olandesi calvinisti, che prendono possesso dell’arcipelago, la religione cattolica viene proibita fino al 1807, anno che segna il ritorno dei missionari e la creazione della prima Prefettura Apostolica a Batavia (Giacarta).
Nel 1863 le missioni di Flores vengono affidate ai Gesuiti. Nel 1902 nascono nuove Prefetture Apostoliche. In seguito le regioni orientali vengono affidate al Missionari del Sacro Cuore, il Borneo e Sumatra ai Cappuccini, Nusa Taggara e Flores ai Missionari Verbiti. Nel 1926 c’è la consacrazione del primo sacerdote indigeno e nel 1940 quella del primo Vescovo.
Nel 1950 viene eretta la Nunziatura Apostolica a Giacarta, nel 1955 nasce la prima università cattolica a Bandung e nel 1961 c’è l’istituzione della Gerarchia cattolica.
Nel 1967 viene creato il primo Cardinale indonesiano. Nel 1970 l’Episcopato indonesiano emana le prime direttive che regolano il comportamento dei cattolici nella società indonesiana. (PA) (Agenzia Fides 23/5/2015)
ASIA/CINA - Affidare la vocazione alla Madonna: ordinazioni diaconali e presbiterali in diverse diocesi
Shi Jia Zhuang (Agenzia Fides) – Servire e condividere l’unica fede, sentirsi parte di un unico gregge e avere un unico Pastore: è questa l’esortazione ricorrente della comunità cattolica cinese rivolta ai diaconi ed ai nuovi sacerdoti ordinati in questo periodo. Diverse diocesi hanno infatti celebrato le ordinazioni durante il mese mariano, perché la Madonna custodisca la vocazione dei nuovi pastori.
Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nel giorno della festa della Madonna di Fatima, 13 maggio, la diocesi di Nan Chong della provincia di Si Chuan, ha celebrato l’ordinazione di un diacono e di un sacerdote. Alcuni fedeli che hanno partecipato al rito hanno sottolineato che “i nuovi operai della vigna del Signore sono preziosi”, lanciando un invito “a tutti i giovani perchè rispondano alla chiamata del Signore, anche se non sono della nostra diocesi, perché tutti siamo dello stesso gregge”.
Oltre 3 mila fedeli hanno partecipato all’ordinazione sacerdotale di due diaconi nella diocesi di An Yang, nella provincia di He Nan. I nuovi sacerdoti, al termine della celebrazione, hanno ringraziato la Madonna che li ha accompagnati e guidati lungo il loro cammino vocazionale.
Anche la comunità cattolica della provincia di Guang Xi, nel sud del continente, ha accolto un gruppo di sei sacerdoti novelli. L’ordinazione è avvenuta il primo maggio, festa di S. Giuseppe lavoratore e primo giorno del mese mariano.
(NZ) (Agenzia Fides 2015/05/23)
AMERICA/NICARAGUA - La povertà nel Paese costringe i bambini a lasciare la scuola per lavorare
Blufields (Agenzia Fides) - Blufields è il comune più grande della provincia autonoma della costa atlantica del Nicaragua. E’ anche la regione più povera di un Paese povero, dove l’abbandono scolastico e il lavoro minorile continuano ad aumentare vertiginosamente. Il rapporto tra questi due fenomeni è molto stretto e ha come origine comune la povertà. Il Nicaragua è infatti un Paese di 6,1 milioni di persone, il secondo più povero dell’America dopo Haiti. Secondo l’Unesco nel Paese ci sono oltre 2 milioni di bambini in età scolare. La metà di tutti i bambini e adolescenti sono poveri. L’Unicef ha stimato che 500 mila piccoli nicaraguensi nella fascia di età tra 3 e 17 anni non rientra nel sistema educativo. La maggior parte vive nelle zone rurali, o sono poveri, indigeni o disabili. Lo studio più recente del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha dimostrato che l’applicazione da parte del governo del Nicaragua di alcune leggi sul lavoro non è sufficiente, e le st rategie per lottare contro il lavoro minorile e tutelare i bambini non sono totalmente applicate. Le leggi del Paese latinoamericano permettono che i piccoli inizino a lavorare all’età di 14 anni, anche se esclude ambienti pericolosi come le piantagioni di canna da zucchero, miniere o cave. In Nicaragua, i bambini hanno l’obbligo di frequenza delle scuole fino ai 12 anni. Solo il 65% dei piccoli appartenenti alle famiglie più povere hanno ultimato la scuola primaria rispetto al 90% di quelli più ricchi. Nelle regioni povere della costa atlantica, dove si trova Bluefields, solo il 58% ha completato i sei anni di scuola primaria. Nelle famiglie più povere, soltanto il 6% dei bambini ha portato a termine la scuola secondaria. (AP) (23/5/2015 Agenzia Fides)

Bollettino Fides News del 22 maggio 2015

AFRICA/MALAWI - “Il bilancio statale dia priorità alle vittime delle alluvioni” chiede “Giustizia e Pace”
Lilongwe (Agenzia Fides) - “Vi esortiamo, onorevoli parlamentari, a prendere in considerazione la grave situazione di coloro che sono stati colpiti dalle inondazioni e dalla siccità. Attraverso l’elaborazione del budget attualmente in corso, potrete aiutare le persone colpite in modo da restaurare le loro condizioni di vita. Si può inoltre rafforzare la capacità di produrre cibo fornendo loro le risorse per supportare il raccolto invernale” ha affermato p. Emmanuel Chimombo, Segretario Generale facente funzioni della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” del Malawi durante un incontro con i parlamentari cattolici.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, il meeting si è tenuto nel momento in cui il Parlamento del Malawi sta discutendo il bilancio dello Stato per l’anno fiscale 2015-2016. “Giustizia e Pace” ha colto l’occasione per ricordare che una delle priorità dello Stato deve essere l’aiuto alle popolazioni colpite dalle alluvioni di gennaio, quando due settimane di piogge intense hanno provocato 275 morti e costretto allo sfollamento più di 230.000 persone in 15 dei 28 distretti del Paese (vedi Fides 17/3/2015). A causa delle inondazioni oltre 64.000 ettari di terra coltivabile sono stati devastati in un Paese dove l’agricoltura rappresenta il 30% del Prodotto Interno Lordo. Nei mesi seguenti è stata invece la siccità a distruggere i raccolti al punto che manca il 30% del cibo occorrente (vedi Fides 1/4/2015).
La Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” ha elaborato un’analisi che sottolinea come il budget statale deve essere finalizzato a mettere in atto piani di recupero a medio e lungo termine, che vadano quindi oltre la fase di risposta immediata all’emergenza. (L.M.) (Agenzia Fides 22/5/2015)
AFRICA/CONGO RD - La società civile denuncia il ruolo ambiguo dell’esercito nei massacri nel territorio di Beni
Kinshasa (Agenzia Fides) - “Nel territorio di Beni, nel Nord Kivu (est della Repubblica Democratica del Congo) la popolazione continua ad essere vittima di massacri e furti” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalle Rete Pace per il Congo. Dall’8 al 13 maggio, in soli 5 giorni, sono state assassinate ben 35 persone. Generalmente, le vittime sono uccise all’arma bianca: nel tardo pomeriggio, quando rientrano dal lavoro nei campi, o di notte, sorprese in pieno sonno. Intensificatisi nelle ultime settimane, gli attacchi sono attribuiti a un gruppo armato d’origine ugandese, le Forze Democratiche Alleate (ADF).
Spesso però, questi massacri avvengono in zone "controllate" dall’esercito nazionale e in prossimità di basi militari. Un ribelle ADF arrestato e interrogato ha rivelato l’esistenza di una rete di appoggio alle ADF guidata da un ufficiale superiore delle FARDC (le forze armate congolesi). L’ultimo massacro, quello di Mapiki e Sabu, avvenuto il 13 maggio, è stato compiuto meno di 24 ore dopo la visita del Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni, Evariste Boshab, a Beni, per una missione di valutazione della situazione di insicurezza nella regione (vedi Fides 18/5/2015).
In seguito a queste constatazioni, la popolazione locale si sente abbandonata dall’autorità centrale dello Stato, mette in dubbio l’efficacia dell’esercito che dimostra di essere incapace di assicurare la sua sicurezza e sospetta alcuni vertici militari di complicità con le ADF.
Per questo la popolazione chiede: la sostituzione del comando militare dell’operazione Sokola 1 condotta contro le ADF; l’intensificazione delle operazioni militari contro le ADF; il rafforzamento della presenza della polizia sul territorio; il rafforzamento dei servizi di intelligence; l’apertura di inchieste su eventuali complicità militari e civili con le ADF; la ripresa della collaborazione militare con le forze della MONUSCO (Missione ONU nella RDC). (L.M.) (Agenzia Fides 22/5/2015)
AFRICA/EGITTO - Il Patriarca Tawadros interviene alla conferenza sulla “diaspora copta”
Il Cairo (Agenzia Fides) - “Dobbiamo farci carico di tutte le domande e le richieste che vengono dal nostro popolo”. E' questo il messaggio che il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha voluto lanciare intervenendo giovedì 21 maggio alla prima Conferenza da lui convocata per affrontare tutti i problemi connessi allo sviluppo delle comunità copte in diaspora, che raccolgono il crescente numero di cristiani copti emigrati dall'Egitto per vivere stabilmente in altri Paesi.
Il programma della conferenza – che si tiene nel Monastero di San Paolo eremita, non lontano dal Mar Rosso - intende delineare alcuni criteri-guida per lo sviluppo delle comunità copte sparse nel mondo per i prossimi 25 anni. Nel suo intervento, Papa Tawadros ha sottolineato la necessità di operare in modo che le strutture ecclesiastiche e canoniche siano sempre poste al servizio delle dinamiche vitali in atto nella compagine ecclesiale, dovunque essa sia presente. (GV) (Agenzia Fides 22/5/2015).
AFRICA/MALAWI - Il Villaggio del sole: centro di assistenza e accompagnamento per i bambini più bisognosi
Dedza (Agenzia Fides) – Il Malawi è una striscia di terra dell’Africa orientale abitata da circa 15 milioni di persone dove mancano cibo, acqua, strutture medico sanitarie e dove dilaga l’Aids tra grandi e piccoli. Tra le tante associazioni umanitarie impegnate a portare aiuti a questa martoriata popolazione, c’è il gruppo di volontariato “S.O.S. Infanzia Negata”, nato nel 2004 e dal 2008 coinvolto in progetti di sviluppo nel Paese africano, in particolare nella diocesi di Dedza. Don Alfonso Raimo, presidente dell’associazione, racconta all’Agenzia Fides come decisero di intervenire in Malawi. “Ad attirare la nostra attenzione fu la condizione deplorevole dei bambini di quello che è considerato uno dei più poveri Paesi del mondo. Decidemmo così di dar vita al ‘Progetto Malawi’ che a Dedza tendeva a far fronte ad una emergenza, sanitaria e scolastica. La situazione del piccolo Stato africano è drammatica, la percentuale dei bambini colpiti dall’AIDS per trasmissione ver ticale e degli orfani a causa del virus è terrificante” aggiunge padre Raimo.
“Il Progetto - continua il sacerdote - fu concepito come collaborazione alla Commissione Diocesana per la Salute della diocesi di Dedza, e prevedeva il sostegno alle diverse iniziative a favore dei bambini poveri e ammalati assistiti nei centri medici diocesani. A causa della rapida diffusione del virus, molti genitori muoiono lasciando bambini soli, senza nessuno che si prenda cura di loro, e la cui fragile esistenza deve fare, inoltre, i conti con la mancanza di cibo, acqua potabile, con malaria, colera e con altre malattie endemiche. La diocesi di Dedza garantisce l’assistenza sanitaria attraverso alcuni presidi sanitari dislocati su un vasto territorio. Strutture anguste, scarsi mezzi e materiale obsoleto rendono vani gli sforzi del ridotto personale” racconta don Raimo. “Per l’anno in corso abbiamo un progetto che prevede la costruzione del ‘Villaggio del sole’ che ospiterà e curerà i bambini più bisognosi dai 2 ai 5/6 anni. E’ pensato come un centro di assistenza e acco mpagnamento diurno, con possibilità di residenza, nel quale offrire a bambini particolarmente bisognosi, assistenza sanitaria, nutrimento e stimoli didattici, senza sradicarli dai contesti di origine.” “E’ necessario muoversi in fretta perché le urgenze sono tante e le devastanti alluvioni che colpiscono periodicamente il Paese continuano a fare numerose vittime, soprattutto tra i bambini” conclude il sacerdote. (AP/AR) (22/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/SIRIA - Rapito padre Jacques Murad, della stessa comunità di padre Paolo Dall'Oglio
Homs (Agenzia Fides) – Il sacerdote Jacques Murad, Priore del Monastero di Mar Elian, è stato rapito da alcuni sequestratori che lo hanno prelevato dal Monastero sotto la minaccia delle armi. Secondo alcune fonti locali, contattate dall’Agenzia Fides, il sequestro sarebbe avvenuto lunedì 18 maggio, mentre altre fonti sostengono che il sacerdote è stato rapito nella giornata di giovedì 21 maggio. La notizia è stata confermata oggi dall’arcidiocesi siro cattolica di Homs, che ha chiesto a tutti i fedeli di invocare il Signore nella preghiera affinchè padre Jacques sia liberato e possa tornare alla sua vita di preghiera, al servizio dei fratelli e di tutti i siriani. Secondo alcune fonti locali, insieme a padre Jacques sarebbe stato prelevato dai rapitori anche il diacono Boutros Hanna. Ma tale indiscrezione non è stata al momento confermata dall’arcidiocesi siro-cattolica di Homs.
Secondo le prime ricostruzioni, il rapimento è stato realizzato da uomini armati giunti in moto al Monastero di Mar Elian. I sequestratori hanno costretto padre Jacques a mettersi alla guida della propria auto e, sotto la minaccia delle armi, gli hanno imposto di dirigersi verso una destinazione sconosciuta.
Fonti locali consultate da Fides ipotizzano che dietro il rapimento ci siano gruppi salafiti presenti nella zona, che si sono sentiti rafforzati dai recenti successi dei jihadisti di al-Nusra e dello Stato Islamico in territorio siriano.
Padre Jacques Murad è Priore del Monastero di Mar Elian e parroco della comunità di Qaryatayn, 60 chilometri a sud est di Homs. L'insediamento monastico, collocato alla periferia di Quaryatayn, rappresenta una filiazione del Monastero di Deir Mar Musa al Habashi, rifondato dal gesuita italiano p. Paolo Dall'Oglio, rapito anche lui il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa, capoluogo siriano da anni sotto il controllo dei jihadisti dello Stato Islamico.
Negli anni del conflitto, la città di Qaryatayn era stata più volte conquistata da miliziani anti-Assad e bombardata dall'esercito siriano. Proprio padre Jacques, insieme a un avvocato sunnita, avevano assunto la funzione di mediatori per garantire che il centro urbano di 35mila abitanti fosse risparmiato per lunghi periodi dagli scontri armati.
Nel Monastero sono stati ospitati centinaia di rifugiati, compresi più di cento bambini sotto i dieci anni. Padre Jacques e i suoi amici hanno provveduto a trovare il necessario per la loro sopravvivenza anche ricorrendo all'aiuto di donatori musulmani.
Bastano questi pochi cenni a far intuire quale oasi di carità rappresenti il Monastero di Mar Elian per tutto il popolo siriano, massacrato da una guerra assurda, alimentata dall'esterno. (GV) (Agenzia Fides 22/5/2015).
ASIA/PAKISTAN - 106 incriminati per l’omicidio dei due cristiani arsi vivi: “Un passo verso la giustizia”
Faisalabad (Agenzia Fides) – “E’ un passo avanti verso la giustizia. Speriamo e auspichiamo che sia fatta giustizia in un caso che ha sconvolto la comunità cristiana in Pakistan”: così padre Waseem Walter, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan, commenta all’Agenzia Fides la notizia che un tribunale antiterrorismo ha incriminato ufficialmente 106 persone per l'omicidio di una coppia cristiana, Shahzad e Shama Masih, linciati e bruciati vivi dopo essere stati accusati di blasfemia a novembre del 2014 nella città di Kot Radha Kishan, in Punjab.
I due avevano quattro figli e Shama era incinta. Sono stati segregati, percossi e bruciati in un forno di mattoni da un folla di musulmani che li accusavano di aver bruciato pagine del Corano. L'incidente suscitò l'indignazione internazionale.
Secondo la ricostruzione basata su alcune testimonianze acquisite dal tribunale, tre capi religiosi delle moschee locali sono accusati di aver istigato una folla di circa 400 musulmani a linciare i due coniugi, dopo aver rinvenuto alcune pagine del Corano bruciate nei pressi della loro abitazione. La folla avrebbe chiesto a Masih e alla moglie di convertirsi all'islam o di affrontare le conseguenze di un’azione di blasfemia. I due si sono rifiutati. Sono stati rinchiusi e sequestrati per una notte, poi dati in pasto alla folla che li ha uccisi.
Le 106 persone accusate ieri sono state condotte dinanzi al giudice di Lahore fra rigorose misure di sicurezza. Si ritiene che altri 32 sospetti siano ancora a piede libero. Il tribunale ha confermato l’incriminazione per l'omicidio. Non tutti si sono dichiarati colpevoli. Secondo la polizia, oltre ai tre imam Mohammad Hussain, Arshad Baloch e Noorul Hassan, anche Yousaf Gujjar, il padrone della fornace di mattoni, ha incitato la folla.
Come appreso da Fides, gli avvocati cristiani ritengono questo processo un passo fondamentale per mostrare che la giustizia in Pakistan è uguale per tutti e non fa discriminazioni quando le vittime appartengono alle minoranze religiose. (PA) (Agenzia Fides 22/5/2015)
ASIA/INDONESIA - Non è più obbligatorio indicare la religione sulla carte di identità
Giacarta (Agenzia Fides) – Non è più obbligatorio in Indonesia indicare la religione sulla carta di identità. I cittadini indonesiani, alla voce “religione” del documento, potranno lasciare uno spazio in bianco oppure indicare una fede anche al di fuori delle sei riconosciute ufficialmente dallo stato. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Tjahjo Kumolo, affermando che la disposizione è stata inoltrata a tutti i capi distretto. Secondo la Costituzione indonesiana, sono solo sei le religioni ufficialmente riconosciute dal governo: Islam, Protestantesimo, Cattolicesimo, Induismo, Buddismo e Confucianesimo. Finora i cittadini indonesiani hanno dovuto obbligatoriamente indicare sulla propria carta di identità uno di questi sei culti, indipendentemente dalle loro effettive convinzioni (come per gli atei, gli animisti, etc).
Tjahjo, membro dell’esecutivo del Presidente Joko Widodo, ha riferito che uno dei motivi principali per il cambio della regola è avere la precisa informazione dei riti funerari da osservare in caso di morte di una persona.
“Non bisogna forzare le persone, ad esempio, a scegliere l'Islam se la loro fede assomiglia insegnamenti islamici ma non è la stessa”, ha detto Tjahjo, spiegando che il suo ministero ha vagliato consigli e input da diversi leader, forum e enti religiosi, come Consiglio degli Ulema indonesiani e il Ministero degli affari religiosi, prima di giungere a questa decisione.
Pur se presentata come una “mossa amministrativa”, si tratta di un grande passo avanti in nome della libertà religiosa per gli indonesiani di tutte le fedi. Alfiere di tale modifica è stato Basuki Tjahaja Purnama, politico cristiano, governatore del distretto della capitale Giacarta. Fra l’altro, notano alcuni studiosi, l’obbligo di scelta fra le sei religioni riconosciute ha indotto milioni di cittadini indonesiani a definirsi ufficialmente “musulmani”, mentre, di fatto, seguono e praticano culti tradizionali indigeni. Eliminare l’obbligatorietà, dunque, potrebbe ridefinire il volto religioso della nazione indonesiana oggi.
“Per la crescita futura dell’Indonesia occorre avere il coraggio di modificare una norma ormai desueta” ha detto Purnama, ricordando che in tal modo si potranno eliminare le discriminazioni che spesso subiscono i cittadini non musulmani, anche in scuole e posti di lavoro pubblici. (PA) (Agenzia Fides 22/5/2015)
ASIA/NEPAL - Un programma radiofonico di sostegno ai bambini traumatizzati dal terremoto
Kathmandu (Agenzia Fides) – Gli effetti del catastrofico terremoto che ha devastato il Nepal lo scorso 25 maggio continuano a manifestarsi nel terrore dei tanti bambini che lo hanno subito e sono sopravvissuti. Di fronte all’ospedale di Dhading, a Dhadingbesi, l’Unicef ha allestito due tende da campo dove accogliere i tanti feriti che continuano a cercare aiuti. Tra le iniziative l’ong ha lanciato il programma radiofonico Bhandai Sundai, nel quale i genitori preoccupati per i continui attacchi di panico dei rispettivi figli, espongono i loro problemi e ascoltano gli esperti. L’edizione pomeridiana, concentrata a dare sostegno psicosociale ai piccoli colpiti dal terremoto, è condotta da psicologi e specialisti i quali, rivolgendosi ai genitori che chiamano la redazione, danno suggerimenti, consigli come quello di tenere i bambini impegnati in giochi o attività di gruppo. Il programma radiofonico è stato accolto con entusiasmo anche dai nepalesi che vivono in altre zone del Paese, fortunatamente non colpite dal sisma. Attori, sportivi, personalità del Nepal e altri personaggi pubblici hanno chiesto di poter prendere parte al programma per risollevare gli animi dei milioni di bambini rimaste vittime del terremoto. (AP) (22/5/2015 Agenzia Fides)
AMERICA/COLOMBIA - Nella tragedia una luce di vita: celebrati i funerali di 33 degli 84 morti per la frana a Salgar
Salgar (Agenzia Fides) – Il comune di Salgar, devastato tra il 18 e 19 maggio da una enorme frana causata da un’alluvione che ha lasciato 84 morti, ha celebrato ieri in forma comunitaria i funerali di 33 vittime. Lunedì 18 maggio infatti dalla gola "La Liboriana" è venuta giù una valanga così grande che ha raso al suolo il villaggio di Las Margaritas e colpito tre distretti nel perimetro urbano di Salgar, dipartimento di Antioquia (Colombia). Salgar si trova 265 km a nord ovest di Bogotà
I funerali sono stati celebrati nella piazza principale della città di Salgar dal Vescovo di Jerico, Sua Ecc. Mons.Noel Antonio Londoño Buitrago, C.SS.R., con la partecipazione di migliaia di persone, che hanno perso amici e parenti. Tra i presenti al funerale c'erano il governatore di Antioquia, Sergio Fajardo; l'ex presidente e senatore Alvaro Uribe, e il capo della polizia, il generale Rodolfo Palomino.
In mezzo alla tragedia c'è stata una luce di vita, un simbolo di vita, ha notato Mons. Londoño durante l'omelia, perché è stato salvato un bambino di appena 11 mesi, sopravvissuto al disastro. E’ stato trovato circondato da fango, bastoni e pietre, a cinque chilometri dal punto in cui si trovava casa sua.
Il Dipartimento Amministrativo di prevenzione dei disastri (Dapard) di Antioquia ha reso noto un primo bilancio della tragedia: 84 morti, 57 feriti, un numero non definito di dispersi, centinaia di senzatetto. Le agenzie di soccorso stanno lavorando per trovare i dispersi, ma le possibilità di trovare qualcuno vivo sono poche. Attraverso il Segretario di Stato vaticano, Cardinale Pietro Parolin, Papa Francisco ha espresso solidarietà alla Colombia e alle vittime di Salgar e ha offerto "preghiere al Signore per l'eterno riposo dei defunti". (CE) (Agenzia Fides, 22/05/2015)
AMERICA/BRASILE - Raccolte più di 630 mila firme per la Riforma politica ed elezioni pulite
Brasilia (Agenzia Fides) – Nella Giornata nazionale di mobilitazione contro la costituzionalizzazione della corruzione, oltre duemila persone hanno partecipato all'atto culturale e alla marcia a favore della riforma politica democratica. La manifestazione, organizzata dalla Coalizione per la riforma politica democratica ed elezioni pulite, ha avuto luogo mercoledì 20 maggio, a Brasilia. La marcia è partita dalla Cattedrale verso la sede del Congresso Nazionale, per la consegna delle firme raccolte a favore della riforma politica democratica. In tutto sono state consegnate 630.089 firme (vedi Fides 25/02/2015). La raccolta prosegue con l'obiettivo di raggiungere 1milione e mezzo di firme.
“Mai perdere la speranza” ha esortato il Vescovo ausiliare di Belo Horizonte e Presidente del Comitato per il monitoraggio della riforma politica della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), Sua Ecc. Mons. Joaquim Mol. "Far vedere al Congresso che ci sono più di 600 mila firme, vuol dire che la volontà del popolo brasiliano è di cambiare. La democrazia brasiliana è l'unica strada da seguire se le imprese vengono eliminate definitivamente dalla politica" ha sottolineato Mons. Mol. Uno dei principali obiettivi dell'iniziativa è di intraprendere una profonda riforma politica vietando il finanziamento delle campagne elettorali da parte delle imprese.
(CE) (Agenzia Fides, 22/05/2015)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

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