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Filippesi 1,4 ... e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia...
Terra Santa News 13/05/2016
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Bollettino Agenzia Fides di lunedì 9 maggio 2016
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| AFRICA/NIGERIA - Massacri nel sud-est: “c’è chi soffia sul fuoco dello scontro religioso” avverte il Card. Onaiyekan | |||
Abuja (Agenzia Fides) - “C’è un vento terribile che soffia nel nostro Paese. Ci sono così tante persone che stanno alimentando le fiamme della discordia e dell’odio che sta diventando molto difficile predicare l’unità e il naturale amore reciproco, mentre alcuni già prevedono uno scontro tra cristiani e musulmani”. È il grido d’allarme lanciato dal Card. John Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, dopo i recenti massacri attribuiti a pastori Fulani nel sud-est della Nigeria (vedi Fides 2/5/2016). Riferendosi ai massacri il Card. Onaiyekan ha affermato: “Vi sono persone che interpretano gli scontri tra pastori e agricoltori come la linea del fronte della battaglia. Alcuni stanno affilando i coltelli per essere pronti alla battaglia decisiva”. Il Cardinale ha sottolineato che “una delle responsabilità primarie del governo è quella di garantire la sicurezza della vita e delle proprietà di tutti i nigeriani; questo significa che quando hai gruppi di persone, che siano pastori o sequestratori, o banditi armati, il governo deve trovare i modi per sconfiggerli”. “Grazie a Dio - ha rimarcato - ci sono tanti nigeriani che credono che non siamo condannati ad ucciderci l’un l’altro e che c’è la speranza di vivere insieme”. Un fatto che il Cardinale Onaiyekan ricorda sempre quando si trova all’estero. “Vado in giro per il mondo a dire che in Nigeria abbiamo non meno di 80 milioni di cristiani e 80 milioni di musulmani che vivono insieme, giorno per giorno”. Il Cardinale ha ricordato che mali comuni, come Ebola o la corruzione, colpiscono indistintamente tutti i nigeriani, a qualunque religione appartengano, così ci sono ladri e corrotti tra i cristiani come tra i musulmani. “Tutti noi soffriamo a causa della corruzione. Abbiamo il compito comune di chiedere con insistenza un buon governo e l’onestà di chi ci governa. Per questo, dobbiamo unirci e affrontare insieme le sfide comuni” ha concluso. (L.M.) (Agenzia Fides 9/5/2016) | |||
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| ASIA/FILIPPINE - La Chiesa agli elettori: “Pensate a Cristo al momento del voto” | |||
| Manila (Agenzia Fides) – Tenere Cristo nei pensieri, mentre si esprime il voto per le elezioni politiche di oggi, 9 maggio: è l’esortazione rivolta agli elettori dalla Chiesa filippina in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, celebrata ieri. “Esercitando il nostro sacro dovere del voto, pensiamo sempre a Cristo prima di parlare, di comunicare, di agire” ha detto p Chris Arthur Militante, portavoce dell'Arcidiocesi di Palo. Concorda suor Gemma Ria Dela Cruz, delle Figlie di San Paolo, invitando a “mettere l'amore e la misericordia di Cristo al centro dell’importante esercizio politico di quest'anno”, seguendo il criterio della “verità nella carità” come guida per gli elettori nella scelta i leader nazionali. “Urge votare per la pace. Il voto per la pace significa la scelta di candidati che lavoreranno per una pace giusta e duratura” e “che vedono il servizio pubblico come mezzo per lavorare per il bene comune”, hanno aggiunto i leader dell’organizzazione Philippine Ecumenical Peace Platform (PEPP), che riunisce enti cristiani di diverse confessioni. Il forum segnala quegli uomini che “sappiano affrontare le sfide della giustizia sociale e la necessità di riforme socio-economiche fondamentali, toccando i temi della povertà e della disuguaglianza, radici del conflitto armato nel Sud del paese”. Nei giorni scorsi anche il Card. Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, nel corso di una Messa nella Cattedrale di Manila, ha ribadito che “l'elezione di un candidato è una benedizione che porta con sé una grande responsabilità”. L’eletto è chiamato a “realizzare i sogni della gente e il bene comune”. La Chiesa ha proposto a tutti candidati la firma di una simbolica convenzione che li impegna a essere “veritieri, responsabili, trasparenti e onesti”. (PA) (Agenzia Fides 9/5/2016) | |||
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| ASIA/IRAQ - Il Patriarca Luis Raphael I scrive alla diocesi caldea in Usa: i sacerdoti emigrati senza permesso riflettano sulla propria vocazione | |||
| Baghdad (Agenzia Fides) – Dividere il corpo ecclesiale in gruppi separati è “un peccato grave”, in un momento in cui la Chiesa caldea è sollecitata anche dalle drammatiche circostanze storiche a custodire con particolare cura l'unità. Per questo, anche le comunità in diapora che appartengono all'eparchia di san Pietro dei Caldei, con sede a San Diego, in California, sono chiamate a camminare sulla via della riconciliazione, e approfittare della nomina del nuovo Amministratore apostolico per favorire il ritorno al proprio “eccellente inizio”. Così il Patriarca Louis Raphael I si rivolge ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli della diocesi caldea negli Usa, nella lettera in cui annuncia anche la nomina come loro Amministratore apostolico sede vacante dell'Arcivescovo Shlemon Warduni, Vescovo ausiliare di Baghdad, in attesa che il Sinodo caldeo proceda all'elezione del nuovo Vescovo, dopo che sabato 7 maggio Papa Francesco ha accettato la rinun cia al governo pastorale dell'Eparchia presentata da Mons. Sarhad Jammo. Nel messaggio inviato all'eparchia di San Pietro dei Caldei a San Diego, il Patriarca si rivolge in particolare alla "coscienza" dei monaci e sacerdoti caldei che dall'Iraq si sono trasferiti negli Usa senza il consenso dei propri superiori. Il Patriarca li invita a riflettere sulle proprie responsabilità di persone consacrate a Cristo, e a liberarsi da tutti gli ostacoli che gli impediscono di compiere la loro missione, a cominciare dalla tentazione di mantenere posizioni comode e di prestigio. "Per favore”, ripete il primate della Chiesa caldea, “non permettete a nessuno di separarvi dalle vostre diocesi e dai vostri monasteri d'origine... Il vostro futuro consiste nell'affidarsi al Signore, per rendere testimonianza a Cristo non solo a parole, ma con l'esempio, rinnegando voi stessi, amando e servendo la vostra gente, a partire da chi è nel bisogno”. La vicenda dei monaci e dei sacerdoti diocesani che hanno lasciato le proprie diocesi e comunità religiose in Iraq per emigrare e trasferirsi all'estero senza il consenso dei superiori è da lungo tempo al centro della sollecitudine pastorale del Patriarcate caldeo e del Sinodo caldei. “Dobbiamo vivere e morire nel luogo dove Dio ci chiama” aveva scritto il Patriarca Luis Raphael in un messaggio dedicato a questo problema pastorale già nel settembre 2014 (Vedi Fides 23/9/2014). Sacerdoti e religiosi – si leggeva già in quel proninciamento patriarcale, rilanciato dall'Agenzia Fides - “non devono avere come aspirazione la ricerca di condizioni di vita confortevoli, ma servire i fratelli seguendo Cristo, anche accettando di portare la croce, quando ciò viene richiesto dalla circostanze. Per questo nessuno può abbandonare la propria diocesi o la propria comunità religiosa senza l'approvazione formale del Vescovo o del proprio superiore, secondo quanto è stato ribadito anche in occasione del Sinodo dei Vescovi caldei tenutosi nel giugno 2013”. (GV) (Agenzia Fides 9/5/2016) | |||
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| ASIA/CAMBOGIA - Nell’Anno del Giubileo 111 battesimi e 80 catecumeni | |||
| Phnom Penh (Agenzia Fides) – Sono 111 i nuovi battezzati che arricchiscono la Chiesa cambogiana nell’Anno della Misericordia, e 80 i catecumeni ammessi, durante il tempo di Quaresima, a camminare nella comunità preparandosi al Sacramento del battesimo: lo riferisce all’Agenzia Fides il Vicariato apostolico di Phnom Penh, guidato dal Vescovo Olivier Schmitthaeusler. I 111 nuovi fedeli hanno ricevuto il battesimo durante la Veglia pasquale, nella cattedrale di Phnom Penh, per la grande gioia della intera comunità. Il cammino giubilare è stato segnato, riferisco il Vescovo, da diversi momenti molto importanti, come il ritiro spirituale sul tema della misericordia, a cui hanno preso parte circa 500 fedeli provenienti dai diversi settori pastorali del Vicariato. Mons. Olivier, parlando ai presenti, si è soffermato sul tema della grazia. “La grazia è dono di Dio. La grazia è la compassione. Dio aspetta, accoglie e perdona l'umanità sempre. La grazia ci ispira a vivere una vera conversione del cuore con la misericordia e la giustizia”. Il Vescovo ha esortato i fedeli a mettere in pratica le opere di misericordia corporali e spirituali, inviando anche un messaggio ai parroci perché continuino a sollecitare le loro comunità per praticarle insieme, in forma comunitaria. Nella lettera pastorale diffusa all’inizio del Giubileo straordinario, il Vicario apostolico aveva invitato a vivere l’Anno della Misericordia all'insegna di opere di carità ispirate dal Vangelo del Buon Samaritano e compiendo almeno un pellegrinaggio. (PA) (Agenzia Fides 9/5/2016) | |||
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| ASIA/EMIRATI ARABI - Il Catholicos Aram I inaugura la scuola e il Centro culturale armeno a Abu Dhabi | |||
| Abu Dhabi (Agenzia Fides) – Centinaia di immigrati armeni che lavorano negli Emirati Arabi Uniti hanno preso parte, sabato 7 maggio, all'inauguraizone ufficiale del nuovo Centro culturale armeno, situato nell'area di Musaffah, a Abu Dhabi, e annesso alla prima chiesa armena apostolica inaugurata nella capitale degli Emirati nel dicembre del 2014. All'inauguarazione del Centro, cha rappresenterà d'ora in poi un importante punto di riferimento per la vita culturale e sociale dei cristiani armeni presenti nel Paese, ha preso parte anche lo Sheikh Nahyan Bin Mubarak Al Nahyan, Ministro della cultura, insieme al Catholicos armeno della Grande Casa di Cilicia Aram I. Rivolgendosi ai presenti, il Ministro Nahyan ha voluto sottolineare che il luogo di culto, e ora il Centro culturale ad esso collegato, rappresentano una conferma che “la tolleranza e il rispetto delle altre fedi sono pilastri fondamentali del nostro Paese, possono convivere in pace e sicurezza”. In occasione dell'inaugurazione, fonti locali hanno rilanciato le affermazioni di padre Mesrob Sarkissian, responsabile delle comunità armene apostoliche locali, secondo il quale gli armeni negli Emirati Arabi sono almeno 10mila. (GV) (Agenzia Fides 9/5/2016). | |||
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| AMERICA/ARGENTINA - Incontro delle diocesi di frontiera di 4 paesi dedicato all’ambiente e ai cambiamenti climatici | |||
| El Paso (Agenzia Fides) – Si apre oggi, 9 maggio, e si concluderà l’11 maggio, il 31° Incontro delle “Diocesi di frontiera” che vedrà riunite un centinaio di persone tra Vescovi, sacerdoti, religiose e laici di quattro nazioni: Argentina, Paraguay, Brasile e Uruguay. La riunione si svolge al Paso de la Patria, località nota come El Paso, nella provincia argentina di Corrientes, e analizzerà i problemi pastorali comuni alle circoscrizioni ecclesiastiche di frontiera delle quattro nazioni. Quest’anno il tema scelto è quello dell’ambiente, seguendo la recente enciclica “Laudato Sì”. Secondo le informazioni pervenute a Fides, i partecipanti discuteranno vari temi legati all'ecologia e alla cura dell'ambiente, con tutto ciò che attualmente comportano i cambiamenti climatici nella regione e i problemi che interessano l'area. Tra le altre questioni da affrontare sono evidenziate: la desertificazione, ambiente e sviluppo, il modello agroindustriale argentino, gli impatti sull'economia, l'ambiente, la salute, i conflitti sociali. (SL) (Agenzia Fides 9/05/2016) | |||
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| AMERICA/BRASILE - Settimana per l’unità dei cristiani: rispettosi, non solo tolleranti, verso i migranti | |||
| San Paolo (Agenzia Fides) – In Brasile, come in diversi altri paesi dell’America Latina, la settimana che precede la solennità di Pentecoste è dedicata alla preghiera per l’unità dei cristiani. “Chiamati e chiamate a proclamare le grandi opere del Signore" è il tema scelto per la settimana di quest’anno in Brasile, dall’8 al 15 maggio, che trae spunto dal versetto biblico 1Pt 2,9 richiamando la realtà delle migrazioni. Secondo le informazioni pervenute a Fides, la proposta del tema è del movimento ecumenico della Lettonia, adattata in Brasile dal Movimento Ecumenico Curitiba (MoveC). Nella lettera dei rappresentanti delle diverse comunità cristiane brasiliane diffusa per la circostanza, si sottolinea che “l'anno 2015 è stato caratterizzato dalle ondate migratorie. Anche all'inizio di quest'anno, abbiamo visto in Europa, migranti e rifugiati disperati alla ricerca di nuove condizioni di vita. I loro paesi sono stati distrutti da guerre e disastri ambientali. Alcuni paesi hanno scelto di chiudere le proprie frontiere per impedire l'ingresso ai migranti. Altri stanno pensando a questa possibilità”. Quindi evidenziano che “in Brasile, la situazione non è così drammatica come lo è in Europa. Ma anche qui è aumentato il numero di migranti e rifugiati… Purtroppo, nel 2015, alcuni migranti sono stati picchiati e sono stati oggetto di preconcetti. Atteggiamenti razzisti e pregiudizi non sono coerenti con le grandi opere di Dio”. Il testo ricorda che in passato un numero significativo di gruppi etnici è arrivato in Brasile per motivi legati alla fame e alla guerra, trovando qui accglienza e protezione. “Il battesimo ci chiama al rispetto per i migranti. Più che tolleranti, dobbiamo essere rispettosi – esorta la lettera -. La tolleranza dovrebbe portare al riconoscimento del diritto alla dignità che è insito in ogni essere umano. Siamo chiamati e chiamate a proclamare le grandi opere del Signore! Che questa proclamazione si traduca in atteggiamenti di dialogo, accoglienza e rispetto per quelle persone che vengono nel nostro paese in cerca di nuove opportunità di vita”. (SL) (Agenzia Fides 9/05/2016) | |||
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| AMERICA/MESSICO - Nuovi progetti per arginare il fenomeno dei bambini di strada | |||
| Villahermosa (Agenzia Fides) - Le istituzioni locali dello Stato messicano di Tabasco si stanno unendo per affrontare il problema dei bambini di strada e porre un rimedio tutti insieme. Nonostante esista un Centro di Assistenza per i Minori e gli Adolescenti (CAIMA), creato per offrire tutela sociale integrale a bambini e adolescenti di strada, nelle fascia di età tra 10 e 17 anni, a rischio di farmaco dipendenza, privi del loro ambiente familiare e senza una dimora fissa alla quale fare riferimento, questo non viene utilizzato a causa delle gravi lacune che esistono nella legge. Tra l’altro è previsto che i minori rimangano solo se lo vogliono e le autorità non possono obbligarli. Attualmente al CAIMA ci sono solo 9 bambini. Qui hanno da dormire, vestiti, cibo, assistenza medica, psicologica, laboratori, attività ricreative e culturali, sportive. (AP) (9/5/2016 Agenzia Fides) | |||
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| AMERICA - Un anno di zika in America latina | |||
| Brasilia (Agenzia Fides) - Dalla sua scoperta in Uganda, nel 1947, il virus Zika non era mai uscito dall’Africa fino a quando nel 2007 sono stati registrati 185 casi sospetti in Micronesia, nel Pacifico. L’unico precedente dell’attuale epidemia in America latina è stato registrato nel 2013 nella Polinesia francese. Negli ultimi sette anni sono stati diagnosticati casi sporadici del virus un Cambogia, Thailandia, Indonesia, Nuova Caledonia, Isola di Pasqua (Cile) o Isole Cook. Dal 7 maggio del 2015 lo Zika ha iniziato a dilagare i 42 Paesi. In Brasile, epicentro dell’epidemia, sono stati confermati 1.168 casi di microcefalia in neonati, anche se i sospetti riferiscono circa 7.150. Inoltre, sono stati riscontrati 246 decessi in aborti o immediatamente dopo il parto a causa dei danni cerebrali. Nel mese di febbraio 2015, un gruppo di medici del nordest del Brasile ha iniziato ad individuare un numero fuori dal normale di pazienti con sintomi simili all’influenza, con febbre, senso di malessere e eruzioni cutanee. A fine marzo, il numero di contagi superava i 7 mila: si trattava del virus Zika. (AP) (9/5/2016 Agenzia Fides) | |||
Chiesa confiscata dal governo
ASIA/TURCHIA - Premio europeo per la chiesa armena di Diyarbakir, confiscata dal governo
Forti turche, consultate dall'Agenzia Fides, riferiscono che il premio dell'Unione Europea per il patrimonio culturale era stato assegnato alla storicha chiesa armena di Diyarbakir per l'ottima riuscita dei lavori di restauro che l'avevano riportata al suo antico splendore. L'opera di ripristino, sostenuta dalle comunità armene apostoliche di tutta la Turchia, aveva anche rappresentato un momento significativo di riconciliazione tra le diverse componenti cittadine e di collaborazione con le autorità locali.
Quella di Diyarbakir è la più grande chiesa armena del Medio Oriente. La sua torre maestosa può essere vista da ogni angolo della città, rappresenta un rifacimento di quella originale, che fu distruttaa cannonate nel 1914.
A fine marzo, il governo turco ha sequestrato un'ampia area della metropoli che sorge lungo la riva del fiume Tigri, nel quadro delle operazioni militari messe in atto nella Turchia meridionale contro le postazioni curde del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).
Nell'area urbana sequestrata sorgono tutte le chiese presenti a Diyarbakir: oltre alla chiesa armena apostolica di San Giragos (Ciriaco), c'è anche la chiesa siriaca dedicata alla Vergine Maria, la chiesa caldea di Mar Sarkis (San Sergio), la chiesa armeno-cattolica e un luogo di culto protestante, oltre a più di 6mila abitazioni, dislocate in gran parte nel centro storico. Già al momento dell'esproprio, nessuna chiesa cristiana di Diyarbakir risultava aperta al culto. Nelle ultime settimane (vedi Fides 3/5/2016), mentre a Diyarbakir si prolunga il coprifuoco disposto dalle autorità turche, si moltiplicano anche i ricorsi presentati dai rappresentanti legali delle fondazioni legate alle comunità cristiane contro l'ordine di esproprio urgente imposto dal governo. (GV) (Agenzia Fides 6/5/2016).
Bollettino Agenzia Fides del 7 maggio 2016
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| ASIA/PAKISTAN - La Chiesa del Punjab unita, oltre la frontiera indo-pakistana |
| Lahore (Agenzia Fides) – Superare le divisioni, le differenze, le tensioni politiche che esistono tra India e Pakistan e riscoprire le radici comuni, nel segno della cultura, della fede, della fratellanza: con questo spirito la diocesi di Lahore, capitale del Punjab pakistano, ha organizzato alla fine di aprile un pellegrinaggio giubilare nel Punjab indiano, visitando le diocesi indiane confinanti e “compiendo un’esperienza di unità, condivisione, comunione e fraternità”, ha sottolineato a Fides l’Arcivescovo Sebastian Francis Shaw di Lahore, che ha guidato una delegazione di 16 sacerdoti diocesani. “Siamo andati in India con il triplice scopo di visitare ifratelli cristiani indiani; stabilire relazioni cordiali con la Chiesa locale, per la partecipazione ai seminari, conferenze e ritiri in entrambi i paesi; esplorare collaborazione nei campi della formazione permanente di sacerdoti, suore e catechisti e laici interessati; e infine per condividere informazioni sulle attività pastorali, nel segno della testimonianza evangelica”, ha spiegato a Fides l’Arcivescovo di Lahore. E’ una esperienza che accada per la prima volta nella storia dei 130 anni dalla nascita della diocesi di Lahore. Nel 1886, la diocesi di Lahore fu ufficialmente eretta, staccando un territorio dalla arcidiocesi di Agra, e l’opera missionaria iniziò in loco grazie ai missionari francesi, italiani e ai frati cappuccino belgi. Nel 1947, il territorio della regione del Punjab fu diviso in due: una parte pakistana, una parte indiana. La delegazione pakistana ha visitato le diocesi di Agra e Jalandhar, nel Punjab indiano, e anche New Delhi. “Ci auguriamo che in questo Anno della misericordia possiamo rivalutare i luoghi storici, le chiese, le esperienze di vita dei fedeli e, con la nostra condivisione, essere il sale della terra e la luce del mondo. Speriamo di essere testimoni del Vangelo nel sub-continente indiano”, ha rimarcato l’Arcivescovo. Il gruppo dei sacerdoti di Lahore ha trovato questa esperienza di fraternità ecclesiale formativa, gioiosa e stimolante”, commenta a Fides p. Inayat Bernard, uno dei partecipanti. Il pellegrinaggio dei sacerdoti ora sarà ricambiato: preti e religiosi provenienti dall’India si recheranno in visita in Pakistan. (PA) (Agenzia Fides 7/5/2016) |
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| ASIA/LIBANO - Il Patriarca maronita Rai incontra di nuovo i leader politici per discutere della crisi istituzionale |
| Beirut (Agenzia Fides) – A quasi due anni dalla fine del mandato di Michel Sleiman, la carica di Presidente della Repubblica libanese rimane vacante per i veti inncrociati tra i diversi blocchi politici. Davanti alla paralisi istituzionale ormai incancrenita, il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai continua ad avere incontri di alto livello con i leader politici nazionali per sollecitarli a riempire al più presto un vuoto che contribuisce a indebolire il Paese dei Cedri e a esporlo al contagio dei conflitti che sconvolgono l'area mediorentale. Nella mattinata di venerdì 6 maggio, il capo del Partito sunnita “Futuro”, Saad Hariri, è stato ricevuto dal Primate della Chiesa maronita nella sede patriarcale di Bkerkè per discutere ancora una volta della vacanza presidenziale. Dopo l'incontro, Hariri ha ribadito in alcune dichiarazioni rilasciate ai media libanesi la ferma intenzione di “rispettare la parità tra musulmani e cristiani", riferendosi anch e alle imminenti elezioni municipali. Inoltre, riguardo alla mancata elezione del Presidente, l'ex Primo Minstro Hariri ha sollecitato tutte le forze politiche a non boicottare le prossime convocazioni del Parlamento e a scegliere tra le due candidature ormai delineate, quella del leader del Partito Marada Suleiman Franjieh (sostenuta dal Partito “Futuro”), e quella di Michel Aoun, fondatore del Movimento patriottico libero, sostenuta dal leader delle Forze libanesi Samir Geagea e dal Partito sciita Hezbollah. "Ci sono due candidati, dobbiamo andare in Parlamento per eleggere uno di loro, e congratularci con il vincitore, chiunque esso sia" ha dichiarato Hariri. Due settimane fa – riferiscono fonti libanesi – l'elezione del Presidente e la fine della paralisi istituzionale erano state al centro di un colloquio tra il Patriarca Rai e Hassan Nasrallah, leader del Partito sciita Hezbollah. (GV) (Agenzia Fides 7/5/2016). |
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| AMERICA/COLOMBIA - Mons. García Peláez: “Solidarietà dinanzi alla drammatica situazione delle vittime delle alluvioni” |
| Istmina (Agenzia Fides) – Un appello di solidarietà per le vittime dalle recenti alluvioni: lo ha diffuso la Conferenza episcopale colombiana, rilanciando l’appello di monsignor Julio Hernando García Peláez, vescovo della diocesi di Istmina-Tadó, che segnala le drammatiche situazioni in cui stanno vivendo numerose famiglie. Il territorio del dipartimento del Chocó, Colombia occidentale, bagnata dall’Oceano Pacifico, è stato flagellato in questi giorni dal fenomeno del Niño, che sta causando piogge forti, alluvioni e allagamenti in molti Paesi del Sudamerica. “Va migliorata una volta per tutte la condizione delle abitazioni e della loro qualità di vita – ha detto mons. Garcia - soprattutto pensando alle famiglie con diversi figli”. L’esigenza è quella di avere una casa “che sia degna e adeguata, non facilmente inondabile, per dare una soluzione definitiva al problema”. Il Vescovo rivolge un appello agli organismi nazionali e internazionali e a tutte le persone di buona volontà, perché portino solidarietà alla gente colpita, segnalando che le popolazioni afro-indigene sono quelle maggiormente provate perché “subiscono un colpo mortale alle loro attività economiche”. Si tratta di popolazioni tra le più povere della Colombia, che vivono di un’economia di sussistenza. I volontari della Pastorale sociale nazionale e diocesana stanno prestando assistenza alle persone, che vengono ospitate in alberghi o nelle parrocchie. Attualmente, sempre tramite la Pastorale sociale e Caritas, vengono assistiti con un generi alimentari, vestiario, coperte, materassi, medicinali e articoli per l’igiene personale. Secondo le ultime stime, sono 17 morti, 53 feriti e un numero che supera i 9.000 le famiglie senza tetto a causa delle piogge forti e delle alluvioni in tutto il paese. (CE) (Agenzia Fides, 07/05/2016) |
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| AMERICA/CANADA - Incendi a Fort McMurray: la preghiera del Papa |
| Fort McMurray (Agenzia Fides) – La città di Fort McMurray, nel nord Alberta (Canada), è completamente deserta, abbandonata dai suoi abitanti a causa di un incendio che ha distrutto almeno 1600 edifici. Il fuoco ha costretto all'evacuazione di oltre 90.000 persone. I numeri della tragedia sono impressionanti che ormai è considerata la "catastrofe naturale più costosa della storia del Canada". Da quando è iniziato l'incendio, il 1 maggio, il fuoco si è esteso senza fermarsi: il primo giorno ha interessato un’area di circa 500 ettari (5 chilometri quadrati) mentre fino a ieri, 6 maggio, gli ettari colpiti dalle fiamme sono almeno 100.000 ettari (1.000 chilometri quadrati). La drammatica situazione di Fort McMurray ha toccato Papa Francesco che, addolorato dalla situazione, ha chiesto di pregare per la popolazione. Ieri, in una lettera inviata in loco, il segretario di Stato vaticano, Sua Ecc. Mons. Pietro Parolin, ha detto che "il Santo Padr e è triste per la distruzione e la sofferenza causati dagli incendi che infuriano nella zona di Fort McMurray". "Egli prega per tutti gli sfollati - soprattutto i bambini - che hanno perso le loro case", si legge nella lettera pervenuta a Fides. La città di Fort McMurray è cresciuta dai 35.000 abitanti che aveva all'inizio del 1990 agli oltre 125.000 nel 2015. Questo grazie ad una sola attività: l'estrazione di petrolio in una superficie di circa 140.000 km2 delle cosiddette “sabbie bituminose”. La produzione del greggio, che ha dato fama, denaro e sviluppo a questa zona, è stata molto criticata dagli ecologisti per la contaminazione richiesta per la produzione. La causa del incendio delle foreste è collegata ai cambiamenti climatici (l’inverno è divenuto troppo mite). La popolazione è fuggita al sud verso le città più vicine, che sono a circa 600 km. (CE) (Agenzia Fides, 07/05/2016) |
Il Friûl al ringrazie e nol dismentee
40° terremoto Friuli: mons. Mazzocato (Udine), “riuniti nel duomo Gemona per ringraziare e non dimenticare”
“Il Friûl al ringrazie e nol dismentee”, “il Friuli ringrazia e non dimentica”. “Questa frase, apparsa sui muri delle case diroccate, ha espresso uno dei sentimenti più genuini del popolo friulano provato dal terremoto. È questo sentimento che ci ha riuniti anche oggi, a 40 anni dal tragico sisma, nel duomo di Gemona che conserva in sé tanti segni di quella tremenda distruzione e, insieme, è testimone della volontà dei friulani di rinascere dalle macerie con la testa e col cuore”. Lo ha detto, stasera, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, nella messa celebrata nel duomo di Gemona, in occasione del quarantesimo anniversario del terremoto del Friuli. “A 40 anni di distanza la Chiesa friulana si è riunita ancora in questo duomo per ringraziare e non dimenticare”, ha proseguito; in particolare, per “ricordare il tempo travagliato del terremoto per non perdere un momento della nostra storia particolarmente denso di valore e di significato”. Il presule ha rammentato, prima di tutto, i “fratelli che, in quella tragica notte sono rimasti vittime sotto le macerie. Tra le lacrime e le preghiere delle esequie cristiane li abbiamo allora affidati alla misericordia di Dio. Continuiamo a farlo”.
Monsignor Mazzocato ha ricordato, poi, le “oltre 80 diocesi italiane si sono spontaneamente gemellate con le nostre parrocchie colpite dal sisma, offrendo aiuti di ogni genere”: “Ricordiamo, ancora una volta e con riconoscenza, il miracolo di solidarietà umana e cristiana sorto in mezzo al terremoto”. C’è ancora una terza esperienza da non dimenticare “per la quale sentiamo un sentimento di gratitudine”: “Mi riferisco al cammino virtuoso di ricostruzione su quale si è incamminata la Chiesa e il popolo friulano, partendo dal terremoto. Questo cammino è stato guidato dalla parola appassionata, familiare e, insieme, autorevole, del suo pastore, monsignor Battisti”, ha concluso monsignor Mazzocato.
Monsignor Mazzocato ha ricordato, poi, le “oltre 80 diocesi italiane si sono spontaneamente gemellate con le nostre parrocchie colpite dal sisma, offrendo aiuti di ogni genere”: “Ricordiamo, ancora una volta e con riconoscenza, il miracolo di solidarietà umana e cristiana sorto in mezzo al terremoto”. C’è ancora una terza esperienza da non dimenticare “per la quale sentiamo un sentimento di gratitudine”: “Mi riferisco al cammino virtuoso di ricostruzione su quale si è incamminata la Chiesa e il popolo friulano, partendo dal terremoto. Questo cammino è stato guidato dalla parola appassionata, familiare e, insieme, autorevole, del suo pastore, monsignor Battisti”, ha concluso monsignor Mazzocato.
Terra Santa News 6 maggio 2016
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Bollettino agenzia Fides 3 maggio 2016
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| AFRICA/CONGO RD - I Vescovi ricordano Papa Wemba come ambasciatore della cultura congolese e cattolico impegnato | |||
Kinshasa (Agenzia Fides) - “Un cristiano cattolico impegnato che ha portato la testimonianza della Chiesa diffondendo il messaggio del Sinodo dei Vescovi per l’Africa sulla riconciliazione, la giustizia e la pace”. Così Sua Ecc. Mons. Nicolas Djomo, Vescovo di Tshumbe e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo (CENCO), ricorda Papa Wemba, al secolo Jules Shungu Wembadio, considerato l’icona della musica congolese e ambasciatore della cultura nazionale. Il cantante è morto ad Abidjan (Costa d’Avorio) il 24 aprile, mentre si esibiva, a seguito di un malore. Nel porgere alla famiglia le condoglianza“ a nome della CENCO e miei personali”, Mons. Djomo intende “attraverso questo messaggio raggiungere tutti coloro che si sentono colpiti da questo lutto”. “In particolare - prosegue il testo - penso all’intero popolo congolese che piange uno dei suoi ambasciatori della musica e della cultura che ha portato al di fuori delle frontiere la ricchezza straordinaria della musica congolese”. Il Presidente della CENCO sottolinea inoltre l’impegno cristiano di Papa Wemba. “È con fierezza ricordiamo di Papa Wemba, oltre al suo immenso talento e alla sua brillante carriera musicale, la figura di cristiano cattolico impegnato, che ha portato la testimonianza della Chiesa diffondendo il messaggio del Sinodo dei Vescovi per l’Africa sulla riconciliazione, la giustizia e la pace. Ha partecipato all’uscita, nel 2011, dell’Album Afrika Tenda Amani (“Africa per la pace” in swahili), un album prodotto dalla Radio Vaticana per accompagnare la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale “Africae Munus”. Nel novembre 2011, Papa Wemba- ricorda Mons. Djomo- aveva partecipato al concerto per l’arrivo di Papa Benedetto XVI a Cotonou in Benin, sempre nel quadro della consegna dell’ dell’Esortazione post-sinodale “Africae Munus”, un concerto basato sulle sue principali tematiche: la riconciliazione, la giustizia e la pace”. (L.M.) (Agenzia Fides 3/5 /2016) | |||
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| AFRICA/ETIOPIA - “Non è qui, è risorto! Inni as hin jiru; ka’eera!” : Pasqua nella missione di Robe | |||
| Kofale (Agenzia Fides) – “Questa Pasqua è stata caratterizzata dalla pioggia e dalle tenebre. Siamo stati senza corrente elettrica le intere giornate di sabato santo e domenica. Prevedendo che non ci sarebbe stato posto sufficiente in chiesa, abbiamo preparato la liturgia dell’acqua e del battesimo sul sagrato della nostra piccola chiesa di Kofale. Tutto ben preparato con erba, fiori ed una forte lampada, ma la corrente elettrica non è tornata”. Padre Angelo Antolini, Prefetto apostolico di Robe, racconta all’Agenzia Fides come ha celebrato insieme alla sua comunità la santa Pasqua, domenica 1 maggio. “Ha piovuto forte tutto il pomeriggio - continua - e non è stato facile gestire le 180 persone presenti alla veglia, ma ce l’abbiamo fatta e bene. Abbiamo arrangiato un generatore per la notte e durante la processione della luce, che facciamo sempre partendo dalla casa adiacente delle suore, la pioggia è diminuita. Una volta in chiesa abbiamo sistemato tutti con ordine, quelli di Kofale, di Gode e Denda, quelli che dovevano ricevere il battesimo, la cresima e altri sacramenti, i bambini piccoli avevano il loro posto per poter dormire, quando ne avevano bisogno. La liturgia della Parola si è svolta con ordine e attenzione. Ogni tre letture ho lasciato uno spazio alle riflessione. Ho sempre spezzato una parola come il Signore mi ispirava e, confidando in Lui, mi ha aiutato a dare una parola semplice ma profonda e sentita. All’una di notte siamo arrivati alla liturgia dell’acqua. Sembrava che non piovesse più. Appena siamo usciti invece è ricominciata una pioggerellina fine e fastidiosa ed in più la grande lampada non si è voluta accendere. Un pò di panico per trovare una soluzione con un’altra lampada arrangiata lì per lì, e tanta confusione con la poca luce per i trentacinque catecumeni che dovevamo riuscire a mettere in ordine in qualche modo insieme ai loro padrini. La pioggerellina ci ha accompagnati sempre, ma nessuno se ne è accorto, ce ne siamo accorti quando verso le due siamo rientrati in chiesa e l’evaporazione ha reso il pavimento tutto bagnato e saturo di umidità. La liturgia eucaristica è stata molto più celere, ma anche molto profonda nella commozione dei neofiti, davvero presi dal grande mistero. Qualcuno ha dato anche la sua testimonianza di contentezza e felicità della vita nuova che cominciava in Lui. La presenza dello Spirito del Signore risorto era palpabile, quasi fisica e ci ha messo nella pace profonda del cuore. Abbiamo terminato prima delle tre e con tutta la comunità abbiamo consumato il tradizionale agnello pasquale.” “In questa notte di Pasqua - conclude padre Angelo - alla lettura del Vangelo: … lui non è qui; è risorto! - Inni as hin jiru; ka’eera!, ho provato una grande commozione, circondato dall’Amore di tutti i miei fratelli”. (AP) (3/5/2016 Agenzia Fides) | |||
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| ASIA/TURCHIA - Aumentano i ricorsi delle comunità cristiane contro l'espropriazione delle chiese a Diyarbakir | |||
| Diyarbakir (Agenzia Fides) – Mentre a Diyarbakir si prolunga il coprifuoco disposto dalle autorità turche, si moltiplicano anche i ricorsi presentati dai rappresentanti legali delle fondazioni legate alle comunità cristiane contro l'ordine di esproprio urgente con cui il governo turco, a fine marzo, ha sequestrato un'ampia area della metropoli che sorge lungo la riva del fiume Tigri, nel quadro delle operazioni militari messe in atto nella Turchia meridionale contro le postazioni curde del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Nell'area urbana sequestrata sorgono tutte le chiese presenti a Diyarbakir: la chiesa armena apostolica di San Giragos (Ciriaco), la chiesa siriaca dedicata alla Vergine Maria, la chiesa caldea di Mar Sarkis (San Sergio), la chiesa armeno-cattolica e un luogo di culto protestante, oltre a più di 6mila abitazioni, dislocate in gran parte nel centro storico. Già al momento dell'esproprio, nessuna chiesa cristiana di Diyarbakir risultava aperta al culto. I rappresentanti della Fondazione siriaca e gli esponenti della locale comunità cristiana evangelica avevano presentato ricorso contro l'esproprio alla Corte di Diyarbakir già a metà aprile (vedi Fides 19/4/2016). Adesso – riferiscono fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – anche la Fondazione della chiesa armena apostolica di San Giragos ha depositato davanti al Consiglio di Stato un ricorso in cui si chiede di annullare l'ordine di esproprio. La richiesta chiama direttamente in causa il Primo Ministro turco, Ahmet Davutoglu, e il Ministro per l'ambiente e la pianificazione urbana, Idris Gulluce. Secondo Ali Elbeyoglu, avvocato della Fondazione, i motivi dell'esprorpio non sono indicati con chiarezza, contrariamente a quanto previsto dalla legislazione vigente. La disposizione di esproprio del governo (vedi Fides 30/3/2016) era stata pubblicata anche sulla Gazzetta ufficiale del Consiglio dei Ministri. Il sequestro dell'area era stato giustificato come misura preventiva presa con procedura d'urgenza per salvaguardare il centro storico di Diyarbakir dalle devastazioni provocate dal conflitto. (GV) (Agenzia Fides 3/5/2016). | |||
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| ASIA/YEMEN - A due mesi dal massacro di Aden, si tratta ancora per la liberazione di padre Tom | |||
| Aden (Agenzia Fides) - A due mesi dal massacro perpetrato da un commando terrorista nella casa di cura di Aden (vedi Fides 4/3/2016), dove hanno perso la vita quattro suore Missionarie della Carità insieme ad altre 12 persone, non si hanno ancora notizie certe di padre Tom Uzhunnalil, il sacerdote salesiano che si trovava nella struttura e che i terroristi hanno prelevato e portato via con loro dopo aver compiuto la strage. Nell'assenza di informazioni verificate, continuano a circolare voci sulla sua permanenza in vita e sulle trattative in atto per ottenere la sua liberazione. “Le ultime parole, in un certo senso rassicuranti, mi sono giunte in maniera indiretta circa dieci giorni fa. Mi è stato detto che padre Tom è vivo e che il suo ritorno in libertà potrebbe essere imminente. Ma da allora non è successo nulla. Speriamo e preghiamo per lui” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Paul Hinder OFM Cap, Vicario apostolico per l'Arabia meridionale. Nelle trattative sono coinvolti apparati di sicurezza locali, che continuano a seguire la vicenda con la discrezione dovuta, pur nell'assenza di sviluppi concreti. Durante la Settimana santa, erano circolate nella rete web indiscrezioni che accreditavano senza alcun riscontro l'uccisione per crocifissione del sacerdote salesiano di nazionalità indiana. Martedì 29 marzo la Congregazione salesiana, in un comunicato ufficiale, aveva invitato tutti a non dar credito a falsi annunci diffusi in rete sulla sorte di padre Tom (vedi Fides 1/4/2016). Intanto, le suore di Madre Teresa presenti in Yemen continuano a operare nelle loro case di Sana'a e a Hodeyda, al servizio di chi soffre di più, in un Paese ancora dilaniato dal conflitto tra le forze armate governative e i ribelli Huthi. (GV) (Agenzia Fides 3/5/2016). | |||
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| AMERICA/PORTO RICO - “Rifondare Puerto Rico, ma per questo dobbiamo essere uniti” dice Mons. González Nieves | |||
| San Juan (Agenzia Fides) – "Oggi il paese ci chiede di non tacere. Tacere significa rassegnarsi. E noi portoricani sono uomini di pace, ma non ci rassegniamo": con queste parole l'Arcivescovo di San Juan di Puerto Rico, il francescano Mons. Roberto Octavio González Nieves, è intervenuto a New York, durante il forum svoltosi presso il Center for Puerto Rican Studies presso l'Hunter College, il 22 e 23 aprile, dal titolo "Refundemos a Puerto Rico". Nel suo discorso, Mons. González in primo luogo si è rivolto agli emigrati portoricani di New York e ai figli degli immigrati nati nel paese nordamericano, sottolineando che "ogni riflessione sul popolo portoricano che escluda i portoricani della diaspora sarebbe incompleta". Quindi ha proseguito: "noi portoricani siamo molto divisi e polarizzati, non siamo uniti. La nostra unità è necessaria se vogliamo progredire, se eliminiamo le disuguaglianze tra noi e riusciamo a vivere con i nostri diversi punti di vista in uno spirito di rispetto reciproco, con amore e misericordia. In questo senso, lo sforzo di rifondare il nostro Paese può diventare un progetto per creare quell'unità così necessaria e voluta da tutti i portoricani". Il forum di New York ha trattato anche la situazione economica e politica connessa alla grave crisi che sta vivendo Puerto Rico (vedi Fides 18/3/2016;12/4/2016; 21/4/2016). Alla fine del 2015 nel paese risultavano circa 3 milioni e mezzo di abitanti, mentre all’estero (principalmente negli USA) ce ne erano circa 5 milioni (senza contare i figli di portoricani nati fuori). Solo negli ultimi mesi hanno lasciato il paese circa 500 mila residenti, in modo ufficiale. Il governo di Puerto Rico da tempo non riesce a pagare i debiti contratti. Il governatore Alejandro García Padilla ha annunciato i mancati pagamenti del 1 maggio in un discorso televisivo e ha implorato il Congresso americano di dare a Puerto Rico gli strumenti legali necessari per ristrutturare il proprio debito. (CE) (Agenzia Fides, 03/05/2016) | |||
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| AMERICA/COLOMBIA - Il Vescovo di Tibú: “Alcuni sono interessati a non far arrivare alla fine i processi di pace” | |||
| Tibú (Agenzia Fides) – “La comunità di La Gabarra, i leader della comunità, la famiglia di Henry Perez e noi, siamo in grande attesa, perché crediamo che Henry sia vivo, malgrado ancora sotto sequestro, e la società continuerà a domandare notizie su di lui": lo ha dichiarato Sua Ecc. Mons. Omar Alberto Sánchez Cubillos, OP, Vescovo della diocesi colombiana di Tibú, durante la conferenza stampa convocata il 1 maggio per ringrazione dello spazio che i media locali dedicano alla vicenda. Henry Perez, leader contadino, rappresentante della comunità di La Gabarra, è scomparso il 26 gennaio. Conosciuto in tutta la zona di Tibù, ha lavorato molto a favore della pace e della promozione dei contadini, della difesa dei diritti umani e del processo di pace nella zona. Le FARC e l’ELN si sono contese la zona di Tibù in modo violento, con scontri armati fra loro e minacce alla popolazione. "La società è disposta a perdonare i responsabili, ma Henry deve tornare alla sua comunità, perché siamo in un processo di riconciliazione" ha aggiunto Mons. Sánchez Cubillos, sottolinendo tuttavia la paura e la preoccupazione di gran parte della popolazione a causa della violenza. "Dovremmo avere un clima sociale calmo, ma tutti noi sappiamo che ci sono gruppi interessati al fatto che questi processi di pace non vengano mai alla fine oppure siano lenti" ha aggiunto il Vescovo. Secondo la nota inviata a Fides, il Vescovo di Tibú ha concluso chiedendo alle istituzioni dello Stato di ridare fiducia alla popolazione e di impegnarsi nelle comunità per dimostrare la loro vicinanza. (CE) (Agenzia Fides, 03/05/2016) | |||
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