Messaggio dell'Arcivescovo di Udine - Natale 2019


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Messaggio dell'Arcivescovo di Udine per il Natale 2019
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Messaggio dell'Arcivescovo di Udine per il Natale 2019
Arcidiocesi di Udine

Agenzia fides 20 dicembre 2019

EUROPA/GERMANIA - Al via la Campagna dei Cantori della Stella 2020: “Portare la benedizione, essere benedizione. Pace! In Libano e in tutto il mondo”
 
Aachen (Agenzia Fides) - “Portare la benedizione, essere benedizione. Pace! In Libano e in tutto il mondo” è il motto della prossima campagna dei Cantori della Stella 2020 che come paese simbolo quest’anno ha scelto il Libano. La campagna verrà inaugurato a livello nazionale sabato 28 dicembre a Osnabrück.
Indossando i vestiti dei Re Magi, con la stella cometa ed i loro canti, nei giorni precedenti all’Epifania i “Cantori della Stella” bussano alle porte delle case tedesche. Circa 300mila bambini delle parrocchie cattoliche della Germania porteranno la benedizione “C+M+B” (“Christus mansionem benedicat - Cristo benedica questa casa”) alle famiglie, raccogliendo offerte per i loro coetanei che soffrono in tutto il mondo.
Ogni anno, dal 1984, i Cantori della Stella portano la loro benedizione “C+M+B” anche alla Cancelleria federale, a Berlino: 108 Cantori della Stella verranno nella capitale tedesca con le loro stelle dorate e le loro corone lucenti. Martedì 7 gennaio la cancelliera Angela Merkel accoglierà i piccoli e grandi membri dell’Infanzia Missionaria tedesca per la 15esima volta. I Cantori vengono da tutte le 27 diocesi tedesche in rappresentanza di circa 300.000 ragazze e ragazzi di circa 10.000 parrocchie che partecipano alla 62a campagna dei Cantori della Stella (Aktion Dreikönigssingen). Il giorno dell'Epifania, lunedì 6 gennaio, saranno accolti anche dal Presidente federale, Frank-Walter Steinmeier, nella sua residenza.
Rappresentanti degli Sternsinger di Germania, Austria, Svizzera, Slovacchia, Romania, Ungheria e Italia (Alto Adige) parteciperanno il 1° gennaio alla celebrazione della solennità di Maria Madre di Dio, Giornata Mondiale per la Pace, con Papa Francesco nella Basilica di San Pietro.
“Sono grato per questo nuovo compito e non vedo l'ora di conoscere e affrontare le nuove sfide. Insieme allo staff di Missio Aachen e dell’Infanzia Missionaria (Kindermissionswerk/'Die Sternsinger') continueremo a mettere in pratica la solidarietà universale della Chiesa per darle un volto credibile e vicino alle persone" aveva affermato il nuovo Direttore nazionale dell'Infanzia missionaria tedesca e di Missio Aachen, il rev. Dirk Bingener, dopo la sua nomina.
(MS) (Agenzia Fides 20/12/2019)
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AFRICA/NIGER - “Nella zona di Bomoanga minacce contro i cristiani e uccisioni mirate per gli altri”, riferisce un missionario
 
Niamey (Agenzia Fides) - Come va a Bomoanga? “Male. Le cose peggiorano”. “All’approssimarsi del Natale la domanda era scontata ma la risposta dell’animatore di comunità no” riferisce all’Agenzia Fides P. Mauro Armanino, delle Società delle Missioni Africane (SMA) da Niamey. Bomoanga è il villaggio dove il 17 settembre dell’anno scorso è stato rapito P. Pierluigi Maccalli, sempre della SMA (vedi Fides 18/11/2018), del quale non si hanno da allora notizie.
“L’animatore conferma con una serie di esempi concreti la sua affermazione. E cita, a titolo di esempio, la recente uccisione del capo villaggio e ‘consigliere’ nominato dal governo, del villaggio di Kouadjieni, ad appena una decina di chilometri da Bomoanga” afferma p. Armanino.
“Invece nel villaggio di Koutougou, a una quarantina di Km da Bomoanga, è stato ucciso lo ‘stregone’ locale, sul luogo stesso dove soleva fare i sacrifici rituali prescritti dalla religione tradizionale. La chiesa della comunità cristiana non è lontana dal luogo dell’assassinio. Poco dopo la sua uccisione, è stata la volta del nipote, cristiano, ad essere minacciato e ‘invitato’ dal capo del gruppo ad informare la comunità cristiana del villaggio che, se andranno a pregare in chiesa, le uniche persone a sopravvivere saranno le donne e i bambini”.
“Ciò che lascia perplessi in queste vicende - dice il missionario - è l’assoluta libertà di manovra e di azione di questi gruppi armati che, seppur localizzati, non sono minimamente disturbati dalle forze dell’ordine. Queste ultime sono stazionate nella scuola di Ngoula, ad appena una ventina di chilometri dal villaggio dove i cristiani sono stati minacciati. Testimonianze credibili dei contadini della parrocchia di Bomoanga attestano avvistamenti, in moto e armati, di elementi di questi gruppi terroristi”.
“Il prossimo Natale per la parrocchia di Bomoanga sarà molto vicino all’originale di Betlemme, con gli Erode del momento” conclude p. Armanino. (L.M.) (Agenzia Fides 20/12/2019)
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AFRICA/EGITTO - Sale a 1322 il numero di chiese e edifici ecclesiastici “condonati” dalle autorità egiziane
 
Il Cairo (Agenzia Fides) - Il governo egiziano ha emesso nei giorni scorsi un nuovo decreto in cui riconosce la piena conformità di altre 37 chiese con gli annessi 50 edifici ecclesiastici alle disposizioni che regolano la costruzione dei luoghi di culto cristiani. Con la nuova risoluzione governativa, pubblicata sulla gazzetta ufficiale, sale a 1322 il numero di chiese e edifici di servizio ausiliari che sono stati condonati da quando è iniziato il processo di “legalizzazione” dei luoghi di culto cristiani costruiti in passato senza i permessi richiesti.
La cadenza alquanto ravvicinata degli incontri in cui vengono verificati e approvati i procedimenti che attestano la piena rispondenza dei luoghi di culto cristiani alle norme sulla costruzione di tali edifici (vedi Fides 29/9/2019) conferma la determinazione con cui le autorità egiziane portano avanti il progetto di regolarizzazione delle chiese costruite in passato senza i permessi richiesti.
Il processo di verifica e regolarizzazione è iniziato a partire dall’approvazione della nuova legge sulla costruzione e la gestione dei luoghi di culto, ratificata dal Parlamento egiziano quasi tre anni fa, il 30 agosto 2016.
Le chiese sottoposte al vaglio del Comitato governativo costituito ad hoc sono soprattutto quelle costruite prima che entrasse in vigore la nuova legge sulla costruzione degli edifici di culto cristiani. Il Comitato è incaricato di verificare se migliaia di chiese e luoghi di preghiera cristiani costruiti in passato senza le autorizzazioni richieste, rispondano agli standard stabiliti dalla nuova legge. La verifica si risolve ordinariamente nella regolarizzazione dei luoghi di culto.
Nei decenni scorsi, molte chiese e cappelle erano state costruite in maniera spontanea, senza tutte le dovute autorizzazioni. Ancora oggi proprio tali edifici, tirati su dalle comunità cristiane locali senza permessi legali, continuano di tanto in tanto ad essere utilizzati come pretesto dai gruppi islamisti per fomentare violenze settarie contro i cristiani.
La legge sui luoghi di culto dell’agosto 2016 ha rappresentato per le comunità cristiane egiziane un oggettivo passo avanti rispetto alle cosiddette “10 regole” aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana dal Ministero dell'interno, che vietavano tra l'altro di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l'applicazione rigida di quelle regole aveva impedito di costruire chiese in città e paesi abitati dai cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell'Alto Egitto. (GV) (Agenzia Fides 20/12/2019)
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ASIA - La missione nelle società "post-umane": l'Asia ha sete di Cristo
 
Roma (Agenzia Fides) - "In Asia le grandi trasformazioni sociali, antropologiche, culturali, tecnologiche generano in alcuni casi, società post-umane. Accanto a questo fenomeno, vi è quello di persone che vivono in condizioni sub-umane. Intanto fenomeni come il nazionalismo religioso o l'intolleranza religiosa , già menzionati nel documento post-sinodale 'Ecclesia in Asia' vent'anni fa, continuano a crescere. In questa cornice la Chiesa cattolica annuncia il Vangelo all'uomo di oggi ed esercita la sua missione profetica": lo ha detto il Carmelitano indiano p. Benedict Kanakappally OCD, vice rettore della Pontificia Università Urbaniana, a margine del congresso "Transforming Asia", tenutosi il 18 e 19 dicembre a Roma, organizzato congiuntamente dalla Pontificia Facoltà teologica S. Bonaventura-Seraphicum, dalla Pontificia Università Urbaniana e dalla Pontificia Unione Missionaria. "Ci siamo interrogati su come, e se è possibile, contribuire a trasformare, e come rinnovare l'opera missionaria nel contesto del continente asiatico, così vasto e plurale. L'Asia ha sete di Cristo, diceva Ecclesia in Asia. A vent'anni da quel documento, le comunità cristiane in Asia possono riflettere e fare il punto sull'opera di evangelizzazione e su come è necessario trasformare anche la missione della Chiesa", ha spiegato il vice Rettore.
Ribadisce all'Agenzia Fides il prof. Dinh Anh Nhue Nguyen OFMConv, Preside della Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura e Direttore dell'Istituto Francescano di studi teologici asiatici: "Il continente asiatico è una realtà diversificata e complessa, in tutti i suoi aspetti e le sue dinamiche, nei diversi contesti regionali e nazionali. La Chiesa con il Sinodo e con l'Ecclesia in Asia ha compiuto un 'opera di riflessione sulla presenza della fede in quel continente. Oggi ci chiediamo se l'Ecclesia in Asia sia rilevante e quali sono le nuove sfide che oggi si pongono alla missione della Chiesa in Asia. Crediamo si debba ripartire dalla Bibbia, dalla centralità della Parola di Dio, vissuta, celebrata e annunciata".
"La sfida irrinunciabile - prosegue p. Anh Nhue - è l'annuncio del Vangelo, cui seguono altre sfide come l'inculturazione, la teologia missionaria, l'adattamento della pastorale ordinaria, a seconda dei contesti. Questo annuncio si fa carne nella testimonianza di vita, nelle opere sociali, nella prossimità verso ogni uomo. Queste attività non sono appannaggio solo della Chiesa, ma i cristiani le portano avanti per amore di Gesù Cristo, e questo fa la differenza. E' importante dirlo sempre con chiarezza, dando ragione della speranza che è in noi, senza paura di offendere le cultura o le altre religioni, riscoprendo la ragione profonda del nostro essere e operare".
Conclude il Preside: "L'annuncio del Vangelo in Asia passa anche attraverso il dialogo, ed è una missione molto delicata. Non bisogna avere paura del dialogo, ma rifuggire i due estremi: il primo è evitare il dialogo per non compromettersi; il secondo è compiere una sorta di autocensura della propria identità cristiana, per dialogare. In Asia i cristiani sono comunque ben riconoscibili nelle società: oggi sentiamo il bisogno di un rinnovamento e un ripensamento della missione, di fronte alle nuove sfide". (PA) (Agenzia Fides 20/12/2019)
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AMERICA/HAITI - Avviata la discussione tra governo, opposizione e società civile, ma una soluzione alla crisi è ancora lontana
 
Port au Prince (Agenzia Fides) – E’ purtroppo fallito il secondo incontro fra rappresentanti del governo e membri dell'opposizione per risolvere la drammatica crisi che vive il paese. Mercoledì 18 dicembre, su iniziativa di Helen La Lime, rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite ad Haiti, si è tenuto il secondo giorno di discussione nella sede della Nunziatura apostolica, cui hanno preso parte leader di partiti e gruppi di opposizione politica, rappresentanti della società civile, autorità locali, della presidenza, la stessa Helen La Lime e rappresentanti dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS), lontani da microfoni e telecamere, nel tentativo di trovare una soluzione consensuale alla crisi.
A questo incontro non era presente Rosemond Pradel, rappresentante del gruppo "Maché kontre", affermando che le discussioni non stavano andando nella giusta direzione e ricordando la posizione assunta da coloro che avevano stipulato l'accordo di Marriott, che richiede le dimissioni del Capo dello Stato come prerequisito.
Alla fine di questo secondo giorno di incontro, i partecipanti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, pervenuta a Fides e pubblicata dai media locali: “Noi, partiti, gruppi politici dell'opposizione, rappresentanti della presidenza, delle organizzazioni della società civile e delle autorità locali riuniti alla nunziatura il 17 e 18 dicembre 2019, abbiamo completato due giorni di riflessioni e scambi intorno della crisi politica, sociale ed economica che ha scosso il paese da diversi mesi. Questo è un passo positivo e un approccio costruttivo che deve continuare per riunire tutti i rappresentanti della società al fine di risolvere la crisi. Cogliamo l'occasione per ringraziare la Nunziatura Apostolica per la sua ospitalità e gli attori internazionali che hanno accompagnato questo sforzo, in particolare le Nazioni Unite e l'OAS. Petion Ville, 18 dicembre 2019".
Il documento è firmato dal senatore Joseph Lambert, coordinatore di Konbit Masyonal (KONA); dall’ex senatore Paul Denis, coordinatore di Inifos; da Éric Jean-Baptiste, segretario generale di RNPD, come testimoni di questo dialogo.
La nota inviata a Fides da un missionario, commenta che, sebbene l'incontro sia già un passo avanti perché il governo ha partecipato alla riunione, si vede che ancora non c'è una via di uscita chiara.
La situazione continua ad essere bloccata nonostante gli aiuti dall’estero per programmi sociali. L’ Unione Europea, attraverso il suo ambasciatore nella vicina Repubblica Dominicana, Gianluca Grippa, ha dichiarato una settimana fa che attende una soluzione veloce per riattivare i programmi di aiuti umanitari offerti ad Haiti da un decennio. Ieri la UE ha destinato più di 15 milioni di euro come aiuti per l'America Latina e i Caraibi, tra cui Haiti.
Due giorni fa la Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR), ha iniziato la sua visita ad Haiti, rispondendo all’invito delle autorità, per verificare la segnalazione dell'ONU secondo cui si sono registrati più di 42 morti in due mesi per gli interventi della polizia alle manifestazioni che chiedono le dimissioni del Presidente Jovenel Moïse.
La Chiesa cattolica, presente anche con i missionari in tutto il territorio dell’isola, non riesce ad organizzare il proprio lavoro pastorale e sociale a causa della crisi, come testimoniano a Fides alcuni missionari presenti da tempo ad Haiti.
(CE) (Agenzia Fides, 20/12/2019)

Agenzia Fides 18 dicembre 2019

AFRICA/GUINEA BISSAU - Una preghiera ecumenica e inter-religiosa per la pace unisce cristiani e musulmani
 
Bissau (Agenzia Fides) - “Siamo tutti guineani e siamo un solo popolo; che ha un unico Dio Creatore di tutti”. È stata questa la preghiera ecumenica e interreligiosa per la pace e per il buon andamento del processo elettorale del secondo turno delle elezioni presidenziali, che si terrà domenica 29 dicembre. Il momento di preghiera ecumenica e interreligiosa alla quale hanno partecipato oltre ai capi religiosi, studenti, insegnanti e persone di fede impegnate per il bene della Guinea-Bissau, si è tenuto il 12 dicembre a Empada, nel sud della Guinea-Bissau, nella diocesi di Bafatá, presso il Liceo “Dom Settimio A. Ferrazzetta.
La comunità cattolica dell'Empada, insieme alle comunità evangelica e musulmana, ha ritenuto opportuno anticipare il momento di preghiera per la pace perché la situazione socio politica e religiosa del Paese vede accentuato il clima di profonda tensione. Una tensione alimentata dalle enormi difficoltà nelle quali vive la maggior parte della popolazione, con livelli di povertà estrema, e dalle notizie diffuse dai mass media tradizionali e dai social network che accrescono i timori di fratture sociali violente.
Dopo aver cantato l'inno nazionale, p. Augusto Mutna Tamba, parroco della chiesa di Nostra Signora della Consolata, ha dato il benvenuto ai presenti e ha ringraziato tutti coloro che hanno facilitato questa importante e storica giornata.
Nei loro interventi, i leader religiosi della Guinea-Bissau hanno fatto appello a tutti i guineani affinché preghino per la pace e l'unità nazionale, condizioni essenziali per lo sviluppo socio-economico del Paese. Nel suo discorso, Ustas Aladje Abubacar, Imam della Moschea centrale di Mansoa e Presidente dell'Associazione Imam della Guinea Bissau, ha elogiato l'evento svoltosi presso la scuola Mons. Settimio A. Ferrazzetta, primo Vescovo della Guinea-Bissau, figura di riferimento per la pace e l'unità del Paese. L’Iman ha invitato i guineani a seguire l'eredità del grande Vescovo e ha esortato la classe politica ad astenersi da un linguaggio violento, lamentando il fatto di aver ascoltato troppi discorsi che pongono l’accento sulle divisioni presenti nel Paese.
Sua Ecc. Mons. Pedro Carlos Zilli, Vescovo di Bafatá, ha ricordato il messaggio lanciato il 31 ottobre dei leader religiosi della Guinea-Bissau in occasione del primo turno elettorale del 24 novembre, sottolineando le parole finali del messaggio: “Dio ci benedica, benedica la nostra giovane democrazia e ci conservi la pace interiore e sociale". (C.J.C/A.B.) (L.M.) (Agenzia Fides 18/12/2019)
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ASIA - "Essere con" è la via per portare Cristo in Asia
 
Roma (Agenzia Fides) - "Essere con. Da qui inizia l'annuncio cristiano in Asia. 'Essere con' è la via per evangelizzare. E' importante in primis 'essere', la nostra presenza in un contesto, una comunità, una società. Poi viene il fare. La vita silenziosa, ricca, felice di ogni cristiano attrae perché comunica Gesù. L'annuncio cristiano è la testimonianza di una vita felice, traboccante di gioia: questa è la missione dei cristiani in Asia": lo dice all'Agenzia Fides il domenicano vietnamita p. Joseph Nguyen Tat Thang OP, a margine del convegno organizzato il 18 e 19 dicembre a Roma dalla Pontificia Facoltà Teologica "San Bonaventura" - Seraphicum, in collaborazione con la Pontificia Università Urbaniana.
Il Domenicano Tot Tahng, intervenuto sul tema "Tendenze della Vita consacrata nella Chiese del Sudest asiatico", nota a Fides che "tra le sfide più grandi per la vita consacrata nel continente asiatico, attraversato da rapidi cambiamenti sociali, antropologici, culturali, vi è la formazione, per comprendere, entrare in empatia con la cultura, facilitare l'incontro di ogni persona con Cristo. Siamo tutti asiatici, siamo messaggeri della Buona Novella, e la collaborazione tra i diversi carismi e le diverse famiglie religiose è importante, dato che ogni congregazione presenta e vive un aspetto del volto di Cristo, e tutti formiamo un mosaico che restituisce e dona il volto di Cristo alla società, in ogni nazione asiatica".
Inoltre, prosegue il Domenicano, "la via per l'annuncio è la testimonianza del Vangelo: le comunità cristiane nei diversi paesi asiatici, spesso piccole minoranze, sono un segno della presenza e della vita di Cristo. Come dice il n. 41 dell'Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Asia, la loro presenza testimonia la ricerca di Dio, mostra la comunione fraterna, esprime l'essere accanto ai fratelli, ovvero il servizio di carità al prossimo. Questa è la via per costruire il Regno di Dio in Asia oggi".
Infine il sacerdote vietnamita rileva che "in Asia molta dell'attività pastorale e missionaria della Chiesa è affidata ai catechisti. In Vietnam ne abbiamo 50mila. Nel primo millennio la Chiesa è andata avanti grazie alla responsabilità degli apostoli e dei sacerdoti; nel secondo millennio sono stati i religiosi e i consacrati i protagonisti della missione; il terzo è il millennio dei laici, in Asia e in tutto il mondo". (PA) (Agenzia Fides 18/12/2019)
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ASIA/INDIA - Impegno della Chiesa verso le persone colpite dalla lebbra
 
Chhattisgarh (Agenzia Fides) – La Chiesa ha una lunga tradizione missionaria di assistenza verso i malati di lebbra: questo è il caso del Jeevodaya Social and Leprosy Rehabilitation Center, che da cinquant’anni assiste le persone colpite da questa pandemia. L’istituto venne fondato dal sacerdote e medico polacco padre Adam Wisniewski, della congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia, nel 1969, con l’obiettivo di creare una casa per i lebbrosi dove poter offrire non solo cure mediche ma anche riabilitazione in due fasi, fisica e sociale, fino al raggiungimento della totale accettazione e dignità umana all’interno della società che finora li aveva respinti.
Nella nota giunta all’Agenzia Fides emerge che Jeevodaya è anche una casa che accoglie i bambini delle famiglie colpite dalla pandemia. Qui i piccoli vengono istruiti e non corrono il rischio di tornare nei bassifondi delle colonie dove ancora vengono emarginate le persone colpite dalla lebbra. In questo modo, con una buona istruzione, i ragazzi possono essere in grado di iniziare una nuova vita e aiutare i loro genitori.
Alla cerimonia per il 50° della fondazione, celebrata il 9 dicembre a Jeevodaya Nagar, Abhanpur, distretto di Raipur. Chhattisgarh, hanno preso parte Mons. Victor Henry Thakur, Arcivescovo di Raipur, e Adam Burakowski, Ambasciatore della Repubblica polacca in India.
Purtroppo la lebbra esiste ancora e, negli ultimi anni, sta riprendendo piede in alcuni Paesi a causa della miseria, della povertà, oltre che dell’emarginazione. Secondo le statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle aree più povere del mondo si trova infatti il 94% dei nuovi ammalati. Il Paese più colpito dal morbo di Hansen si conferma l'India con 135.485 casi. Secondo l'ultimo Annuario Statistico della Chiesa, in India la Chiesa gestisce 248 lebbrosari su un totale mondiale di 646.
(AP) (18/12/2019 Agenzia Fides)
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ASIA/IRAQ - Patriarca caldeo: ìl Natale doni speranza per l’Iraq che soffre. No a“soluzioni militari”della crisi
 
Baghdad (Agenzia Fides) - Quest’anno, in Iraq, il Natale arriva in mezzo a “circostanze tanto dolorose”, visto che nel Paese “le ferite dello Stato islamico non sono ancora state guarite”, e nel frattempo violenza, povertà e disoccupazione “hanno spinto migliaia di persone, soprattutto giovani, a manifestare pacificamente, chiedendo il diritto di vivere con dignità e libertà in una patria stabile, sicura, forte e indipendente”. In questa situazione, “Gesù Cristo nasce tra noi quando l'amore e la misericordia riempiono il nostro cuore; quando scegliamo la fraternità e la compassione e rifiutiamo di assecondare il male, allora avremo la gioia della pace”. Lo ha scritto il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, nel suo messaggio di Natale diffuso attraverso i canali ufficiali del Patriarcato.
Nel messaggio, il Cardinale Primate della Chiesa caldea esorta a calare l’annuncio del Natale nella vita quotidiana per trovare consolazione, visto che la nascita di Gesù rappresenta per tutti l’annuncio di una vita felice. Riferendosi all’ennesima fase travagliata che sta attraversando il Paese, il Patriarca Sako ripete che in Iraq le attese oggi espresse dalle manifestazioni di massa vengono tradite dal 2003, anno in cui la fine del regime di Saddam Hussein era stata presentata come una chance di nuovo inizio per la storia nazionale. Invece sono continuati gli attentati, i conflitti, le stragi, e sembra che “gli iracheni non siano in grado di trovare un modo efficace per mettere il paese sulla strada giusta, eliminare il settarismo, la corruzione, l'arricchimento illegale e l'ingiusto sequestro di proprietà pubbliche e private”.
In una condizione così desolata, e prendendo atto che “nessuno sa dove andrà l'Iraq, il Patriarca invita politici e funzionari della sicurezza a “ascoltare la voce del loro popolo in questa terra benedetta di Abramo. La voce di coloro che sono stati uccisi e di coloro che sono ancora sottoposti a ingiustizia, miseria e umiliazione”. Soprattutto, il Patriarca chiede di “evitare soluzioni militari” alla crisi, esorcizzando una scelta che provocherebbe un’ulteriore escalation di morti e feriti.
Il Messaggio del Patriarca chiede anche ai battezzati di mostrare prossimità verso tutti gli iracheni, “cristiani, musulmani e tutti gli altri”, sia dal punto di vista spirituale che nella forma del soccorso caritativo e umanitario, “rispondendo ai loro bisogni con particolare cura, sull'esempio di Gesù Cristo. In definitiva, ricorda il Patriarca caldeo, “Dio ci riterrà responsabili del nostro amore e del servizio che offriamo agli altri”. (GV) (Agenzia Fides 18/12/2019).
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AMERICA/MESSICO - Per molti la migrazione è diventata l'unica opzione per salvare la propria vita
 
Madrid (Agenzia Fides) - “Nuovi volti, molto dinamici. Processi migratori in Messico" è il titolo del rapporto presentato a Madrid in occasione della Giornata internazionale dei migranti, che si celebra oggi, da Entreculturas, ong gesuita spagnola per la cooperazione e lo sviluppo. I dati sono stati raccolti dalla Rete di Documentazione delle Organizzazioni di difesa dei Migranti (Red de Documentación de las Organizaciones Defensoras de Migrantes, REDODEM), che comprende 23 ostelli, case, camere, mense e organizzazioni distribuite in 13 stati del Messico.
Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, REDODEM ha censito oltre 36.000 persone, la maggior parte uomini, registrati nel sud del paese. La fascia di età maggioritaria è costituita da persone in età lavorativa, il che dimostra l'impossibilità di mantenere un'attività economica nei paesi di origine, condannando queste persone all'esilio. Le più vulnerabili sono le donne in gravidanza e i 3.881 bambini e adolescenti, che rappresentano il 10,7% dei dati totali. Il 57,7% dei bambini viaggiano da soli. Le ragazze e le adolescenti sono molto più esposte a rischi durante il viaggio rispetto ai ragazzi.
Elisabeth Figueroa Ruiz, segreteria tecnica di REDODEM, presentando il rapporto alla stampa, ha spiegato che, oltre all'accompagnamento, l'obiettivo della rete è registrare e documentare la situazione delle persone in mobilità, nonché i crimini e le violazioni dei diritti umani commessi contro di loro, al fine di basare le azioni di patrocinio, cambiare le politiche e avere un approccio ai diritti umani. La difficile situazione dei migranti è aggravata dalla politica migratoria attuata in Messico durante l'amministrazione di Peña Nieto, che ha dimostrato la mancanza di interesse istituzionale di rispondere ai bisogni delle persone in mobilità secondo un approccio basato sui diritti umani. Sebbene il Messico abbia firmato il Patto Mondiale sulle Migrazioni, a livello internazionale, la sua politica nazionale rimane dominata da un approccio basato sulla sicurezza e sulla criminalizzazione dei migranti.
Suor Magdalena Silva Rentería, coordinatrice di REDODEM, oltre che fondatrice e attuale direttrice della “Casa di accoglienza, formazione e responsabilizzazione delle donne migranti e rifugiate” (CAFEMIN), ha sottolineato il ruolo e l'impatto dei media nelle campagne xenofobe di criminalizzazione dei migranti, dei difensori dei diritti umani e dei centri di accoglienza. "Finora nel 2019 ci sono 9 casi documentati di interventi della Guardia nazionale in queste case, che hanno comportato una violazione sistematica dei diritti umani dei migranti". Suor Magdalena ha anche messo in luce la situazione al confine meridionale del Messico, caratterizzata dal "sovraffollamento di massa in situazioni disumane, con cui il governo cerca di fermare il flusso migratorio", e al confine settentrionale con gli Stati Uniti, dove "si verifica la stessa situazione di sovraffollamento e dove, dopo numerosi tentativi infruttuosi di richiedere lo status di rifugiato, le persone vengono deportate nei loro paesi di origine”.
La realtà del flusso migratorio in Messico è complessa, ed è molto difficile differenziare le ragioni della partenza, in quanto le cause sono molteplici: motivi economici, precarietà della vita, mancanze istituzionali, cambiamenti climatici e violenza diffusa. Così la migrazione è diventata l'unica opzione per preservare la propria vita. (SL) (Agenzia Fides 18/12/2019)
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AMERICA/COSTA RICA - Comunicato dei Vescovi: “lo Stato non adempie al suo dovere di garantire il diritto alla vita”
 
San José (Agenzia Fides) – “Come Pastori della Chiesa e cittadini del Costa Rica, basandoci sulla Parola di Dio e sul Magistero della Chiesa, siamo profondamente addolorati e reiteriamo il nostro rifiuto e la nostra indignazione di fronte alla firma del Presidente della Repubblica, Carlos Alvarado Quesada, del decreto ‘Comunicado Firma Norma Tecnica para el Procedimento Medico vinculado con el articulo 121 del Codigo Penal’, il 12 dicembre, giorno in cui celebriamo Nostra Signora de Guadalupe”. Inizia così il testo della Conferenza Episcopale del Costa Rica, pervenuto all’Agenzia Fides, che era stato annunciato nel precedente comunicato (vedi Fides 17/12/2019) e pubblicato il 17 dicembre, sulla firma della “Norma tecnica” che rende possibile l’interruzione della gravidanza quando è in pericolo “la vita o la salute della madre”.
I Vescovi lamentano che la redazione di questa Norma non ha preso in considerazione l’opinione degli esperti in diritto e in medicina, e ancora meno l’opinione di un’alta percentuale del popolo costaricano. Con la firma di questo decreto quindi “lo Stato non adempie al suo dovere di garantire il diritto alla vita di ogni essere umano dal suo concepimento, come è riconosciuto dalla nostra Costituzione e dal nostro ordinamento giuridico”.
Nel comunicato i Vescovi presentano 8 punti di riflessione. Sottolineano in primo luogo che l’articolo 121 del Codice penale del 1970 “ha stabilito una norma al fine di preservare la vita della madre in un caso urgentissimo e specialissimo in cui si trovi in un pericolo imminente”. La Norma tecnica si basa sul concetto di “pericolo per la vita o la salute della madre”, senza definire il termine “salute” che è quindi soggetto a libere interpretazioni, aprendo di fatto la porta all’aborto libero. La Norma poi parla del non nato come “un prodotto”, non parla di aborto né fissa un periodo gestazionale in cui si possa praticare il procedimento.
I Vescovi ritengono che questa Norma “apra la porta all’aborto eugenetico” contraddicendo così la dignità della vita umana, e proseguono: “Come Pastori, in unione con i nostri fedeli, manifestiamo il nostro irremovibile sostegno a tutti i medici, infermieri e infermiere, e tutti gli operatori sanitari del Costa Rica che lottano sempre per salvare le ‘due vite’…E’ inammissibile che medici o infermieri siano obbligati a collaborare per effettuare aborti e debbano scegliere tra legge cristiana e situazione professionale”.
Nell’ultimo punto i Vescovi ritengono “urgente e necessario che la Norma Tecnica sia sottoposta all’approvazione legislativa, attraverso una Legge della Repubblica, in quanto si tratta della regolazione della vita umana che costituisce il diritto di base di tutte le libertà pubbliche”.
Infine, rivolgendosi al Popolo di Dio, ricordano che un cristiano non può mai conformarsi ad una legge immorale in sé stessa, né promuovere norme favorevoli all’aborto o all’eutanasia, e invitano “ad alzare la voce a nome di coloro che non possono farlo per se stessi, a difendere i derelitti che sono nel ventre della loro madre, per preservare la cultura della vita, che sempre ci ha distinto come un paese pacifico e solidale, specialmente con i più bisognosi della nostra società”. (SL) (Agenzia Fides 18/12/2019)
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AFRICA/BURUNDI - Nomina del Vescovo di Ngozi
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Santo Padre Francesco il 17 dicembre ha nominato Vescovo della Diocesi di Ngozi (Burundi), S.E. Mons. Georges Bizimana, finora Vescovo Coadiutore di Bubanza. (SL) (Agenzia Fides 18/12/2019)

Agenzia Fides 17 dicembre 2019

VATICANO - Le sfide della missione in Asia: un convegno all'Urbaniana
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - E' incentrato sulle sfide della missione cristiana in Asia il convegno che, in occasione del 20° anniversario della esortazione post-sinodale "Ecclesia in Asia", si tiene alla Pontificia Università Urbaniana il 18 e 19 dicembre. Organizzato grazie alla partenership tra la Pontificia Facoltà teologica di San Bonaventura - Seraphicum, la Pontificia Università Urbaniana e la Pontificia Unione Missionaria, il convegno, dal titolo "Trasforming Asia" analizzerà, nella prima sessione, lo stato dell'evangelizzazione nelle società del Sudest asiatico. Dopo il l'apertura affidata al Prof. Dinh Anh Nhue Nguyen OFMConv, Preside della Pontificia Facoltà Teologica di San Bonaventura e Direttore dell'Istituto Francescano di studi teologici asiatici, p. Gianni Criveller PIME, interverrà sulle "Trasformazioni antropologiche e sociali nell'Asia contemporanea", mentre il domenicano Fr. Joseph Nguyen Tat Thang OP si soffermerà sulle "Tendenze nella vita religiosa cattolica nel Chiese del Sudest asiatico". Nelle successive relazioni, con la moderazione di p. Fabrizio Meroni, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria, p. Paulus Y Pham tratteggia le "Prospettive vietnamite sull'Ecclesia in Asia", mentre Fr. Paulus Budi Kleden SVD parla delle "Sfide che la missione cristiana deve affrontare in Indonesia". Al francescano Fr. Francis Yongho Lee OFM è affidata una "Riflessione buddista sulla spiritualità francescana", secondo la teologia comparativa, alla luce di "Ecclesia in Asia".
La seconda giornata dei lavori si concentra, poi, sull'analisi della missione cristiana nella società indiana e in quella cinese. Il prof Gaetano Sabetta indaga le "Prospettive religiose cristiane di fronte a quelle asiatiche: necessità, possibilità e limiti del dialogo", mentre la prof.ssa Elisa Giunipero parlerà su "L'Accordo tra la Santa Sede e Cina: sviluppi e sfide". Infine una sguardo all'Asia del Sud con l'analisi di contesti come India, Sri Lanka, Pakistan. (Agenzia Fides 17/12/2019)
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EUROPA/ITALIA - Padre Maccalli è “un filo che ci unisce da 15 mesi: lo affidiamo al Signore”
 
Crema (Agenzia Fides) – Sono passati quindici mesi dal giorno in cui non si hanno più notizie di padre Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane rapito in Niger nel settembre 2018 (vedi Agenzia Fides 18/9/2018). Tante persone continuano a mantenere vivo il suo ricordo nonostante questi lunghi mesi di silenzio:
“Ti vorrebbero tutti subito nuovamente a casa per poterti abbracciare, pensarti al sicuro e in buona salute, stare in tua compagnia. Qualcuno ha detto che vorrebbe tanto poter accarezzare la tua barba. Manchi a tutti padre Gigi, a chi ha avuto la fortuna di conoscerti bene, ma manchi anche a chi ti ha conosciuto meno" scrive Lucia Pavan, laica che frequenta la comunità SMA di Crema.
Prosegue la lettera giunta a Fides: “Esiste una ‘comunione di vite’ che va al di là dei tempi e dei modi. E la tua vita sta coinvolgendo e interrogando oggi la vita di molte persone, vicine o lontane. Che conoscevi o anche no. C’è un filo che ci unisce. A volte non lo vediamo, non ce ne accorgiamo, ma siamo tutti legati, gli uni agli altri. E ciò che mi capita, porta sempre un significato e una domanda a chi mi sta accanto, e viceversa. Nessuno sa che cosa tu stia vivendo. Nessuno sa accettare un’ingiustizia come il tuo rapimento senza farsi domande, senza reagire emotivamente. Ci sono momenti nella vita in cui possiamo solo affidarci al Signore e lasciare che Lui faccia. E così oggi, padre Gigi, vogliamo credere che anche in questo momento il Signore sta agendo attraverso la tua vita di padre missionario lì dove ti trovi, con chi hai accanto”.
Dal Niger un giorno Padre Maccalli scriveva ai suoi amici: “La speranza è la virtù africana per eccellenza e molti sono coloro che sperano un futuro diverso”. “Non avresti mai voluto che tutte le nostre attenzioni – dicono oggi nella comunità che lo attende e prega per lui – si concentrassero solo per te. E così ti affidiamo al Signore, insieme ad ogni uomo che in questo momento è privato della sua libertà e della sua dignità. Dietrich Bonhoeffer dalla sua cella ad Auschwitz scriveva: Io credo che Dio può e vuole far nascere il bene da ogni cosa. Per questo egli ha bisogno di uomini che sappiano servirsi di ogni cosa per il fine migliore. Ciao Padre Gigi, chiediamo al Signore di custodirti, di darti forza e tanta speranza”.
(LP/AP) (17/12/2019 Agenzia Fides)
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AFRICA/MALAWI - Due importanti incontri ecclesiali in Malawi
 
Blantyre (Agenzia Fides) - "L'incontro ci ha aiutato a pianificare e a prepararci al meglio all'Anno della Bibbia", ha detto il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM), p. Vincent Mwakwawa, al termine della riunione di pianificazione dell'anno biblico, tenutasi presso il Centro Pastorale Nantipwiri, nell'Arcidiocesi di Blantyre. All’incontro hanno partecipato i membri delle POM, i Coordinatori Pastorali e gli appartenenti all’Apostolato familiare del Malawi.
I partecipanti, provenienti dalle otto diocesi del Paese, hanno anche discusso della preparazione della festa dell'Epifania, che si celebrerà il 5 gennaio del prossimo anno nella diocesi di Karonga, nella Cattedrale di San Giuseppe operaio.“È stato anche un modo per capire come le POM possano aiutare a prendersi cura delle famiglie, in particolare formare i genitori come insegnanti dei bambini, e come trasformare una famiglia in una scuola di missione” ha aggiunto p. Mwakhwawa.
Un altro importante incontro è stata l’Assemblea Generale Annuale Nazionale della Catholic Women Organization (CWO) tenutasi presso il campus principale della DMI University, nella diocesi di Mangochi, dal 12 al 15 dicembre. Aprendo l’incontro Sua Ecc. Mons. Montfort Stima, Vescovo di Mangochi, ha invitato le donne a rispondere alla chiamata di Dio alla santità.
Sua Ecc Mons. Peter Martin Musikuwa, Vescovo di Chikwawa, durante la celebrazione dell'Eucaristia ha invitato le donne a essere operatrici di pace, giustizia e amore per i poveri nel Paese. Mons. Musikuwa, ha inoltre pregato le donne della CWO di usare correttamente i social media, dicendo che questi dovrebbero essere uno strumento per portare la salvezza alle persone e non indurle a peccare contro la volontà di Dio.
P. Vincent Mwakhwawa, responsabile nazionale per i laici ha elogiato le opere della CWO in tutte le otto diocesi del Malawi. Lucy Vokhiwa, presidente della CWO in Malawi, ha annunciato che i membri della CWO svolgeranno sessioni di studio su tematiche quali l’Enciclica Laudato Si; la cura dei vulnerabili della società; il lavoro missionario delle donne cattoliche. (Agenzia Fides 17/12/2019)
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ASIA/INDIA - La nuova legge sulla cittadinanza agli immigrati "è incostituzionale": appello alla "disobbedienza civile"
 
New Delhi (Agenzia Fides) - "La nuova legge sulla cittadinanza (Citizenship Amendment Act 2019), approvata dal Parlamento e promulgata il 12 dicembre dopo la firma del Presidente dell'India, è palesemente discriminatoria, divisiva e draconiana. Inoltre è incostituzionale e va contro lo spirito democratico dell'India": lo afferma all'Agenzia Fides il Gesuita indiano p. Cedrik Prakash, attivista impegnato nel Jesuit Refugee Service, esprimendo i sentimenti della comunità cristiana in India.
Il nuovo provvedimento rende ammissibili alla cittadinanza gli immigrati irregolari di comunità indù, cristiane, buddiste, sikh e zoroastriane provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, escludendo, in modo significativo, quelli di religione musulmana. Il governo opera una distinzione tra i musulmani, considerati "immigrati illegalmente", e i "rifugiati" che cercano di sfuggire alle persecuzioni nel loro paese di origine. Il Ministro degli Interni Amit Shah ha pubblicamente parlato di "infiltrati", riferendosi agli immigrati musulmani. La società civile indiana, scesa in piazza per protestare, lamenta la patente violazione degli articoli 14 e 15 della Costituzione indiana, che garantisce il diritto alla parità e alla non-discriminazione.
Nota p. Prakash all'Agenzia Fides: "La legge ha un chiaro costrutto maggioritario e discriminatorio. Esiste un piano per istituire in India un 'Regno induista', come si diceva tra i gruppi estremisti indù già negli anni '30 del secolo scorso. Ma poi, grazie a indiani illuminati come Gandhi, Nehru, Patel, Ambedkar e altri, questo piano non è riuscito. Tuttavia, in modo surrettizio e insidioso, oggi questa mentalità è di nuovo in in ascesa". Il Gesuita prosegue: "Il cosiddetto 'approccio umanitario' nei confronti delle minoranze perseguitate in altri paesi, se fosse autentico, dovrebbe prendere in considerazione anche i Rohingya del Myanmar, i Tamil e i singalesi dello Sri Lanka, gli Hazara afghani e gli Ahmadi dal Pakistan. Se fosse un reale approccio umanitario, non dovrebbe discriminare nessuno".
Ora, secondo gli attivisti cristiani in India, "il prossimo passo è un ricorso alla Corte Suprema, per far dichiarare la legge incostituzionale", nota. "L'unica opzione per noi, popolo dell'India - dice il Gesuita - è la disobbedienza civile. Diversi eminenti cittadini hanno intrapreso la disobbedienza civile. Per tutelare la nostra identità e democrazia, dobbiamo prendere spunto dal Mahatma Gandhi, che promuoveva la disobbedienza come forma di resistenza e di ribellione senza violenza".
Conclude p. Prakash: "Dobbiamo agire rapidamente per garantire che il Citizenship Amendment Act sia ritirato prima che gli estremisti prendano il controllo delle nostre vite e della nazione". (PA) (Agenzia Fides 17/12/2019)
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ASIA/TURCHIA - Il nuovo Patriarca armeno: la questione del Genocidio armeno strumentalizzata per strategie economico-politiche
 
Istanbul (Agenzia Fides) - “Ci addolora vedere gli eventi capitati agli armeni 100 anni fa su queste terre, trasformati in strumenti di pressione economica, politica o strategica da parte dei Parlamenti di altri Stati. Riteniamo che questo conduca a una situazione che si rivolta in maniera inappropriata contro i nostri antenati”. Lo ha detto il nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli, Sahak II Machalyan, nelle prime dichiarazioni pubbliche diffuse dalla stampa turca dopo la sua elezione patriarcale e con evidente riferimento alla risoluzione approvata giovedì 12 dicembre dal Senato USA che ha riconosciuta il carattere genocidario dei massacri di armeni perpetrati durante la Prima Guerra Mondiale nei territori della Penisola anatolica.
I media nazionali danno ampio spazio alla netta presa di posizione da parte del nuovo Patriarca, proposta come un tratto di forte connotazione dei primi passi del suo nuovo mandato ecclesiale. In un’intervista rilasciata a Sabah, subito dopo il voto del Senato USA, il neoeletto Patriarca armeno aveva minimizzato: “Queste cose non vanno prese troppo sul serio” aveva detto Sahak II, facendo notare che i parlamenti hanno il compito istituzionale di approvare leggi e risoluzioni, e questo non comporta nessun coinvolgimento da parte delle comunità e delle autorità ecclesiali armene. Nel contempo, il Patriarca ha comunque suggerito che le campagne di mobilitazione sul riconoscimento del Genocidio armeno fanno parte di strategie più ampie, e vengono usate come strumenti di pressione geopolitica.
“Avremmo voluto” ha aggiunto il nuovo Patriarca “che gli eventi vissuti su queste terre fossero trattati dalle persone che vivono in queste terre; avremmo voluto il miglioramento delle relazioni tra Turchia e Armenia. E che le due parti potessero dialogare tra loro. È proprio perché le due parti non parlano tra loro che altri Paesi, dell'altra sponda dell'Atlantico, si arrogano il diritto di immischiarsi in queste vicende”.
In altre dichiarazioni rilanciate negli ultimi due giorni dai media turchi, Sahak II ha richiamato la condizione singolare vissuta dagli armeni In Turchia, che in parte li differenzia dal resto delle comunità armene sparse nel mondo, anche riguardo alla memoria dei sanguinosi eventi del 1915. “Come armeni” ha detto il Patriarca di Costantinopoli “siamo integrati in Turchia e abbiamo legato il nostro avvenire con quello della Turchia. Siamo in armonia con tutte le componenti di questa nazione”. La scelta di vivere in Turchia – ha riconosciuto Sahak – comporta un modo particolare di vivere la memoria dei fatti di sangue vissuti dagli armeni nella Penisola anatolica (eventi che il Patriarca non definisce mai pubblicamente con l’espressione “Genocidio”). “Abbiamo vissuto il trauma del 1915” sottolinea Sahak II “e l'abbiamo superato in qualche modo, continuando a vivere qui. E naturalmente gli sviluppi politici registrati al di fuori della comunità armena della Turchia ci riguardano. E l'eccitazione provocata in Turchia ha come effetto quello di fomentare odio”. (GV) (Agenzia Fides 17/12/2019).
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AMERICA/COSTA RICA - “La vita è sacra”: i Vescovi indignati per le norme sulla depenalizzazione dell’aborto
 
San José (Agenzia Fides) – “Netto rifiuto e indignazione” per la firma della cosiddetta “Norma tecnica” sulla depenalizzazione dell’aborto da parte del Presidente Carlos Alvarado Quesada, è stata espressa della Conferenza Episcopale del Costa Rica, in quanto “contraddice il sentimento espresso, in modo molto chiaro, da un popolo convinto del suo amore per Dio e per la vita nascente".
Nel comunicato intitolato “La vita umana è sacra”, pervenuto all’Agenzia Fides, i Vescovi ricordano di essersi sempre espressi “contro questa e ogni azione che intenda aprire la porta per attentare alla vita umana, specialmente quella dei più vulnerabili, come il bambino che deve nascere, perché il Vangelo della Vita è al centro del messaggio di Gesù”. Allo stesso tempo i Vescovi riconoscono l’onestà e l’impegno di quanti “hanno sostenuto che ogni vita ha valore”, specialmente i legislatori e i diversi settori sociali che lo hanno ribadito con fermezza. “I credenti devono difendere e promuovere il diritto alla vita” prosegue il comunicato, che invita a chiedere al Signore della vita che guidi il nostro cammino “come un paese sovrano, e non continui ad allinearsi alla cultura della morte che gli si sta imponendo”.
Il Presidente della Costa Rica, Carlos Alvarado Quesada, ha firmato il 13 dicembre il decreto contenente il “regolamento tecnico” relativo alla depenalizzazione dell’aborto. L’interruzione volontaria della gravidanza era stata depenalizzata nel Paese nel 1970, se fatta “allo scopo di evitare un pericolo per la vita o la salute della madre”. In assenza di un decreto attuativo, tale normativa non era però applicabile nella sua interezza. Dopo le sollecitazioni della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), lo Stato ha predisposto il regolamento tecnico, che è stato approvato dal Fondo di previdenza sociale nazionale, ed è stato firmato dal Capo dello Stato il 13 dicembre.
I Vescovi hanno sempre sostenuto la sacralità della vita umana fin dal suo concepimento e nel comunicato del 10 ottobre avevano espresso pieno appoggio alla campagna “40 giorni per la vita” che invitava a pregare “perché l’aborto non venga mai legalizzato in Costa Rica”. Con rispetto e piena convinzione che “la vita umana è inviolabile” secondo la Costituzione del Costa Rica, invitavano il Presidente della Repubblica “a non firmare la norma tecnica”, in quanto bisogna difendere quanti non hanno la possibilità di gridare per la loro vita. (SL) (Agenzia Fides 17/12/2019)
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AMERICA/MESSICO - Tendere una mano ai migranti: iniziativa congiunta delle diocesi di frontiera di Brownsville e Matamoros
 
Matamoros (Agenzia Fides) - La Casa del Migrante San Juan Diego e San Francisco, nella città di Matamoros, stato messicano di Tamaulipas, confinante con la parte meridionale dello stato statunitense del Texas, ha ricevuto tre tonnellate di cibo, oltre a una donazione in denaro, dall'organizzazione internazione dei Cavalieri di Colombo degli Stati Uniti. Secondo le informazioni diffuse dalla diocesi di Matamoros, pervenute a Fides, si tratta di una delle iniziative congiunte promosse dai Vescovi di questa regione di frontiera per assistere i migranti, attraverso la Pastorale Sociale nel nord di Tamaulipas e la Caritas del Texas.
“In questo momento l'attenzione solidale è focalizzata su Matamoros, considerando l'arrivo di molti fratelli migranti in questa regione” ha detto il Vescovo di Brownsville, Mons. Daniel Flores, che insieme al suo Ausiliare, Mario Aviles, ha partecipato alla consegna degli aiuti. Quindi ha aggiunto: “invitiamo tutti e ognuno a continuare a sostenere la comunità migrante, senza giudicare e condannare". Il Vescovo di Matamoros, Eugenio Lira, ha commentato: "è un bel segno di solidarietà dei Cavalieri di Colombo, che hanno fatto uno sforzo per sostenere questa Casa del Migrante, dove si cerca di tendere una mano ai nostri fratelli e sorelle che, per vari motivi, hanno dovuto lasciare le loro case e sono venuti a cercare il sogno americano".
La consegna degli aiuti è stata l’occasione, per i Vescovi, di incontrare i migranti del sud del Messico e del Centroamerica che sono temporaneamente ospitati nella Casa del Migrante, di ascoltare le loro angosce, necessità, tristezze e illusioni, prima di condividere la cena in un clima di fraternità e di speranza. Erano presenti anche i membri dei Cavalieri di Colombo della diocesi di Matamoros, l’équipe di coordinamento della Pastorale sociale, i collaboratori della Casa del Migrante, oltre a giornalisti di entrambi i paesi. (SL) (Agenzia Fides 17/12/2019)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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