La vera Libertà



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Papa: La vera libertà non è semplice liberazione dal peccato
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“La speranza offerta dal Vangelo è l’antidoto contro lo spirito di disperazione che sembra crescere come un cancro in mezzo alla società che è esteriormente ricca, ma tuttavia spesso sperimenta interiore amarezza e vuoto”. Al suo secondo giorno nella Repubblica di Corea, nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, Papa Francesco celebra la messa nel World Cup Stadium di Daejeon e auspica che ai giovani non venga rubata la speranza nel domani. Troppo spesso oggi, ha precisato il Pontefice nell’omelia, il fascino del materialismo “soffoca gli autentici valori spirituali e culturali”, mentre uno “spirito di sfrenata competizione” “genera egoismo e conflitti”, senza considerare i “modelli e ...

Secondo stime, i cristiani rifugiati in varie parti del Paese, sono oltre 100.000, su circa 1.000.000 di sfollati.

VATICANO - "Difendere il diritto dei cristiani", attività del Cardinale Filoni, Inviato del Papa
Ankawa (Erbil), (Agenzia Fides) – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha inviato a Fides da Erbil un breve resoconto .della sua giornata del 14 agosto come Inviato Personale del Papa:

Ankawa (Erbil), (Agenzia Fides) – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha inviato a Fides da Erbil un breve resoconto .della sua giornata del 14 agosto come Inviato Personale del Papa:

La giornata di oggi si è aperta con la visita al Presidente della Regione curda Masoud Barzani che ha avuto luogo alle ore 11.
L’inviato di Papa Francesco gli ha presentato la lettera che il Sommo Pontefice gli ha indirizzato per informarlo della presenza del Suo Inviato Personale al fine di manifestare apprezzamento per l’accoglienza dei profughi nella Regione curda, sia a nord che a sud della Piana di Ninive, e per ringraziare il Governo curdo per l’assistenza in favore dei profughi.
Il Presidente Barzani ha ricordato con piacere l’incontro avuto in Vaticano circa 2 mesi fa con il Santo Padre e si è detto lieto del sostegno morale e delle preghiere che i cattolici rivolgono a Dio nella presente difficile situazione in cui si trova l’Iraq e tutto il Kurdistan in particolare.
Il Presidente ha assicurato che con il suo Governo farà ogni sforzo per venire incontro alle più urgenti necessità dei cristiani e delle altre minoranze sradicate dalle loro case e dai loro villaggi e ha fortemente ribadito l’impegno per liberare ogni luogo nelle mani dei jhadisti dell’ISIS essendo l’Iraq la patria di ogni iracheno e di ogni curdo. Ha anche auspicato che i cristiani rimangano in questo Paese poiché essi sono parte della cultura e della tradizione più antica di esso. Il Presidente ha inoltre ringraziato i Paesi “amici” che si sono mossi per sostenere il Kurdistan in questo suo impegno politico-militare. Spera che i Paesi che hanno promesso aiuto mantengano le loro promesse e ha criticato quanti ignorano la difficile situazione in cui versa l’Iraq e il Kurdistan. Egli ha sottolineato di non avere bisogno di uomini per difendere la Patria ma piuttosto di armi moderne e di una copertura aerea. A questo riguardo chiede la solidarietà internazionale diretta.
Da parte sua, l’Inviato Personale del Santo Padre ha vivamente ringraziato, apprezzato e incoraggiato ogni sforzo ricordando che non soltanto la Chiesa parla per i cristiani ma anche per i diritti di tutte le altre minoranze. Ha difeso il diritto dei cristiani che desiderano di vivere in questa terra e di tornare nei propri villaggi. Il Cardinale, inoltre, ha rilevato che alcuni Paesi hanno una grave responsabilità morale sull’attuale situazione.
Raccontando poi quanto ha avuto modo già di vedere e di sentire tra i rifugiati, ha manifestato la preoccupazione che nel cuore dei rifugiati venga meno la voglia di ricominciare in questo Paese dopo aver perso tutto ed è forse questo l’aspetto più delicato della loro vicenda.
Inoltre, manifestando il proprio apprezzamento per quanto generosamente si sta facendo per sovvenire alle prime urgenti necessità materiali della gente, ha parlato anche di quello che è un secondo livello di interventi, e cioè la migliore loro sistemazione.
Secondo stime, i cristiani rifugiati in varie parti del Paese, sono oltre 100.000, su circa 1.000.000 di sfollati. Attualmente in Ankawa, quartiere cristiano di Erbil, ci sono 23 campi di rifugiati dove sono accolte non meno di 20.000 persone, mentre altre famiglie si trovano ospitate in case private o in altri alloggi di fortuna. Il Cardinale ha sottolineato la generosità di tanta gente sia nel campo del volontariato sia anche nell’aprire le porte delle proprie case ai rifugiati.
Il Presidente Barzani con molto senso di partecipazione ha più volte esclamato: tutti insieme moriremo o vivremo in questa Patria. Nel pomeriggio, il Cardinale, accompagnato dal Patriarca Sako, dal Nunzio Apostolico, dall’Arcivescovo locale, Mons. Bashar Warda, nonché da altri Presuli, ha visitato un campo di rifugiati presso la Chiesa siro-cattolica, dove ha incontrato varie persone, parlato con loro, raccolto le loro confidenze e preoccupazioni, visitato malati e handicappati e ha ascoltato storie struggenti di come questa gente è stata cacciata dalle loro case. Qui ha anche incontrato una comunità di una minoranza tribale non-cristiana, i kaki, grati per l’essere stati accolti dalla Chiesa cattolica non avendo come piccola minoranza altra alternativa dove poter trovare rifugio.
Successivamente ha visitato il campo della parrocchia caldea di Mar Elia, dove numerosi bambini, che venivano intrattenuti da giovani volontari, hanno cantato e pregato insieme. Ad essi ha portato l’abbraccio e l’affetto del Papa.
Infine, presso la Chiesa della comunità Siro-ortodossa, presente l’Arcivescovo ortodosso di Mossul, ha pregato con loro, ha portato una parola di incoraggiamento e di gratitudine, e ha visitato la comunità rifugiatasi nei locali della Chiesa stessa.
La serata si è conclusa con un’ulteriore visita ad un campo di rifugiati non lontano dalla casa dell’Arcivescovo caldeo di Erbil la cui abitazione è tutta circondata da qualche migliaio di rifugiati che dormono per terra, all’aperto, non solo per la carenza di strutture ma anche per il caldo torrido di questi giorni dell’estate irachena (45 gradi di calore).
A tutti ha dato un incoraggiamento e portato la benedizione del Santo Padre con l’assicurazione anche dei responsabili delle Chiese locali di venire incontro alle loro più urgenti necessità.
Nei prossimi due giorni è prevista anche una visita al centro Lalish degli Yezidi a cui rimetterà una somma di denaro a nome del Santo Padre. In seguito si recherà ai campi dei rifugiati della regione al nord della Piana di Ninive dove si trovano non meno di 60.000 persone, ossia a Zakho, Amadya e Duhok. Qui celebrerà la Messa dell’Assunta con la comunità locale e i rifugiati.

Ankawa (Erbil), 14 agosto 2014

(Agenzia Fides, 15/08/2014)

Pregate per l'Asia, la partenza del Papa

Papa Francesco vola in Corea del Sud. «Pregate per l'Asia tutta»


In Corea per rivolgersi a tutta l'Asia e invitare alla pace, all'evangelizzazione e alla riconciliazione. Papa Francesco è partito alle 16 a bordo di un Airbus A330 dell'Alitalia, dopo un veloce saluto a Fiumicino con il premier Matteo Renzi. Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/nvKjQ8

La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace

VATICANO - Dichiarazione del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – In una dichiarazione fatta ieri, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha chiesto una condanna chiara e coraggiosa da parte dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani, e di tutte le persone di buona volontà, dei crimini commessi in Iraq dai jihadisti dello Stato Islamico contro cristiani, yazidi e altre minoranze religiose.
Fides propone il testo completo della dichiarazione:

Dichiarazione del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, 12.08.2014

Il mondo intero ha assistito stupefatto a quella che è ormai chiamata "la restaurazione del Califfato", che era stato abolito il 29 ottobre 1923 da Kamal Ataturk, fondatore della Turchia moderna.

La contestazione di questa restaurazione da parte della maggioranza delle istituzioni religiose e politiche musulmane non ha impedito ai jihadisti dello "Stato Islamico" di commettere e di continuare a commettere atti criminali indicibili. Questo Pontificio Consiglio, tutti coloro che sono impegnati nel dialogo interreligioso, i seguaci di tutte le religioni, così come tutti gli uomini e le donne di buona volontà, non possono che denunciare e condannare senza ambiguità queste pratiche indegne dell’uomo:

- il massacro di persone per il solo motivo della loro appartenenza religiosa;

- l’esecrabile pratica della decapitazione, della crocifissione e dell’impiccagione di cadaveri nelle piazze pubbliche;

- la scelta imposta ai cristiani e agli Yazidi tra la conversione all'Islam, il pagamento di un tributo (la jizya) o l’esodo;

- l’espulsione forzata di decine di migliaia di persone, compresi i bambini, anziani, donne incinte e malati;

- il rapimento di ragazze e di donne appartenenti alle comunità Yazidi e cristiane come bottino di guerra (Sabaya);

- la barbara imposizione della pratica dell'infibulazione;

- la distruzione dei luoghi di culto e dei mausolei cristiani e musulmani;

- l'occupazione forzata o la profanazione di chiese e monasteri;

- la rimozione di crocifissi e di altri simboli religiosi cristiani e di altre comunità religiose;

- la distruzione del patrimonio religioso e culturale cristiano di valore inestimabile;

- la violenza abietta allo scopo di terrorizzare la gente per costringerla ad arrendersi o a fuggire.

Nessuna causa può giustificare tale barbarie e certamente non una religione. Si tratta di una gravissima offesa all'umanità e a Dio che è il Creatore, come ha spesso detto il Papa Francesco.

D’altra parte non possiamo dimenticare che cristiani e musulmani hanno vissuto insieme – sia pure con alti e bassi - nel corso dei secoli, costruendo una cultura della convivialità e civiltà di cui sono orgogliosi. Del resto, è su questa base che, negli ultimi anni, il dialogo tra cristiani e musulmani ha continuato e si è approfondito. La situazione drammatica dei cristiani, degli Yazidi e di altre comunità religiose numericamente minoritarie in Iraq esige una presa di posizione chiara e coraggiosa da parte dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani, delle persone impegnate nel dialogo interreligioso e di tutte le persone di buona volontà. Tutti devono unanimemente condannare senza alcuna ambiguità questi crimini e denunciare l’invocazione della religione per giustificarli. Altrimenti quale credibilità avranno le religioni, i loro seguaci e i loro leader? Quale credibilità potrebbe avere ancora il dialogo interreligioso così pazientemente perseguito negli ultimi anni?

I leader religiosi sono inoltre chiamati ad esercitare la loro influenza sui governanti per la cessazione di questi crimini, la punizione di coloro che li commettono e il ripristino dello Stato di diritto in tutto il Paese, assicurando il rientro di chi è stato cacciato. Ricordando la necessità di un’etica nella gestione delle società umane, questi stessi leader religiosi non mancheranno di sottolineare che sostenere, finanziare e armare il terrorismo è moralmente riprovevole.

Detto questo, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è grato a tutti coloro che hanno già levato la loro voce per denunciare il terrorismo, in particolare chi usa la religione per giustificarlo.

Uniamo dunque le nostre voci a quella di Papa Francesco: "Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace".


** il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, organo della Curia Romana, ha come finalità la promozione del dialogo interreligioso, in adesione allo spirito del Concilio Vaticano II.
(CE) (Agenzia Fides, 13/08/2014)
Links:
Testo originale francese: (traduzione italiana sala stampa vaticana):
http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/08/12/0567/01287.html

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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