Bollettino Fides News del 23 maggio 2015

AFRICA/CONGO RD - Le guerriglie continuano a finanziarsi con le risorse dell’est congolese: nuova denuncia Onu e Ong
Kinshasa (Agenzia Fides) - “È paradossale come l’abbondanza di risorse naturali sia diventata in qualche modo, una disgrazia” ha affermato Ibrahim Thiaw, Vice Direttore esecutivo del PNUE (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente con sede a Nairobi) nel presentare il rapporto sul saccheggio delle risorse naturali dell’est della Repubblica Democratica del Congo.
Secondo il rapporto “alcuni gruppi criminali internazionali militarizzati sono implicati in un vasto traffico di minerali, oro, legname, carbone e avorio”, con un giro di 1,3 miliardi di dollari all’anno.
Il PNUE afferma che questi fondi finanziano - secondo le varie stime - tra 25 e 49 gruppi armati, congolesi e stranieri, “alimentando continui conflitti” in una regione in cui, da vent’anni, le successive ribellioni seminano terrore e caos tra la popolazione locale. Il commercio dell’oro costituisce una delle maggiori entrate illegali, pari a 120 milioni di dollari all’anno.
Il controllo delle zone più ricche di minerali (oro, stagno, coltan ...) è uno degli elementi che alimentano l’instabilità cronica provocata dalle varie milizie attive nell’est della RDC, soprattutto nella Provincia Orientale, nel Nord e Sud Kivu e nel Katanga, province che sfuggono in gran parte al controllo dell’autorità dello Stato.
“Questi fondi captati dalle bande criminali (...) avrebbero potuto essere utilizzati per costruire scuole, strade, ospedali e per pagare insegnanti e medici” ha dichiarato Martin Kobler, il capo della missione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO). Secondo il PNUE, solo il 2% (cioè 13 milioni di euro) degli utili netti dei traffici vanno ai gruppi armati, sufficienti tuttavia per garantire “il mantenimento di base di circa 8.000 combattenti” e per “permettere a dei gruppi sconfitti o disarmati di riemergere e di destabilizzare la regione”.
Il resto del denaro finisce nelle tasche di "reti criminali transnazionali che operano dentro e fuori della RDC", soprattutto nei Paesi limitrofi (Uganda, Rwanda, Burundi e Tanzania), permettendo loro di mantenere la strategia del "dividere per regnare" e di fare in modo che nessun gruppo armato possa dominare sugli altri e controllare il traffico.
A loro volta, in un rapporto intitolato "Una miniera di trasparenza?", Amnesty International e Global Witness, rivelano che quasi l’80% delle società quotate in borsa negli Stati Uniti non verificano correttamente se i loro prodotti contengono minerali provenienti da zone di conflitto dell’Africa centrale e non forniscono sufficienti informazioni a questo proposito, violando la Sezione 1502 della legge Dodd-Frank (vedi Fides 15/2/2011) che ha come obiettivo quello di ridurre il rischio che gli acquisti di minerali nell’Africa centrale contribuisca ad alimentare conflitti o violazioni dei diritti umani. (L.M.) (Agenzia Fides 23/5/2015)
AFRICA/SUD SUDAN - Situazione umanitaria allarmante: aumenta la violenza
Juba (Agenzia Fides) – L’intensificarsi dei combattimenti in Sud Sudan sta creando una situazione umanitaria allarmante che espone i civili a un’escalation di violenza e limita l’arrivo e l’accesso agli aiuti. L’allarme viene dalla ong medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF). Il forte aumento di violenza negli stati di Unity, Jonglei e dell’Upper Nile ha portato la sospensione dei servizi medici, la distruzione delle strutture sanitarie e l’evacuazione del personale medico. Nel comunicato inviato all’Agenzia Fides, l’ong riferisce che nello stato di Upper Nile, MSF fornisce assistenza medica salvavita alle persone ferite nei violenti combattimenti a Melut, nonostante non sia più possibile far arrivare per via aerea forniture mediche e personale. L’insicurezza permanente impedisce l’atterraggio degli aerei e ha costretto negli ultimi giorni centinaia di persone a cercare rifugio nei campi della ‘Protezione dei Civili’ (PoC) gestito dalle Nazioni Unite. La capacit à di MSF di fornire assistenza a chi ha disperato bisogno è ora a rischio se non viene garantito un passaggio sicuro da cui far transitare personale e materiale medico.
A Malakal, dove hanno avuto luogo la maggior parte dei combattimenti, l’ong sta curando le persone ferite nei recenti combattimenti, anche se la scorsa settimana gli scontri hanno impedito la fornitura di assistenza medica a circa 30 mila persone che vivono nell’area dei campi della PoC. Nello stato di Jonglei, la città di Phom El-Zeraf (New Fangak) è stata la linea del fronte negli ultimi mesi. La città è andata completamente distrutta. L’ospedale, una delle principali strutture sanitarie nella parte settentrionale dello stato, è demolito. Nello stato di Unity, MSF è stata costretta ad evacuare il suo ospedale nella città di Leer, il 9 maggio scorso, lasciando circa 200 mila persone nella zona senza assistenza medica. A Bentiu, i combattimenti e l’insicurezza delle ultime settimane hanno costretto le equipe a sospendere diverse cliniche mobili nelle zone circostanti. L’ong continua a gestire un ospedale all’interno dei campi della PoC a Bentiu che ha visto più di 11 mila nuo vi arrivi, di cui la maggior parte donne e bambini. Molte persone hanno raccontato a MSF la violenza da cui stavano fuggendo: interi villaggi rasi al suolo, famiglie separate, attentati e omicidi, l’abbandono dei feriti, e la violenza sessuale contro donne e bambini. La stagione delle piogge in arrivo e le condizioni di sovraffollamento aggravato dal recente afflusso di nuove persone in diversi campi sono ulteriori cause di preoccupazione. (AP) (23/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/INDIA - La Chiesa in Orissa riflette su sfruttamento minerario e migrazione
New Delhi (Agenzia Fides) – “E 'estremamente importante per noi conoscere la situazione attuale, al fine di portare la pace, la giustizia e la dignità nella società. Industrie e grandi compagnie minerarie si insediano nelle zone tribali. Questa è la principale causa di maggiore preoccupazione per lo sviluppo delle popolazioni indigene”: è quanto ha detto S. Ecc. Mons Niranjan Sual Singh, Vescovo di Sambalpur, in Orissa, inaugurando un seminario organizzato in Orissa dalla Commissione per la Giustizia, la Pace e lo Sviluppo della Conferenza episcopale dell'India. Come riferito a Fides, il seminario, promosso da p. Charles Irudayam, Segretario della Commissione episcopale, si è tenuto il 19 e 20 maggio incentrato sul tema “Sfruttamento minerario e migrazione”. Vi hanno preso parte circa 60 delegati provenienti da diverse diocesi dell'Orissa.
“Una società può avere buone strade, ferrovie, abitazioni, ma i poveri e gli oppressi devono ricevere una maggiore attenzione per il loro sviluppo integrale” ha ricordato il Presule, focalizzando il discorso su due fenomeni: lo sfruttamento minerario e la migrazione.
Il primo “ha un impatto rovinoso sulle popolazioni tribali, in quanto porta degrado ambientale e l'inquinamento. Le popolazioni tribali sono completamente dipendenti dalla loro terra per il sostentamento”,ha notato. Il fenomeno interessa l’intera nazione. Dayamani Barla, attivista per i diritti dei dalit e tribali, ha ricordato che “ i popoli indigeni sono i coloni e gli abitanti originari della terra. La loro vita, i comportamenti, il linguaggio e l’etica hanno un collegamento diretto con l'acqua, la terra e la giungla. La cultura adivasi (tribali indiani ndr) muore dal momento in cui essi sono costretti a lasciare il loro ambiente: i popoli indigeni sono sfollati in nome dello sviluppo”.
P. Charles Irudayam, nel suo discorso, ha spiegato ai partecipanti perché la Chiesa è preoccupata per i diritti umani e perché i cattolici si coinvolgono in questioni sociali: “Dio ha dato a ogni essere umano una dignità intrinseca e inalienabile, che comporta diritti fondamentali. La Chiesa ha il compito di proteggere i diritti umani e di educare i suoi membri sulla dignità, libertà e uguaglianza di tutti gli esseri umani. Il rispetto dei diritti umani è il requisito per la pace”.
P. John Kerketta, direttore dei servizi sociali della diocesi di Sambalpur, ha concluso affermando che “la Chiesa ha svolto un ruolo significativo in Orissa nel campo dell'istruzione, della sanità e del lavoro sociale”, ribadendo che continuerà ad impegnarsi per la difesa della dignità di ogni uomo. (PA) (Agenzia Fides 23/5/2015)
ASIA/INDONESIA - Un francescano: “La ricchezza della storia della Chiesa in Indonesia è luce per il presente”
Giacarta (Agenzia Fides) – Conoscere e apprezzare la storia del cattolicesimo in Indonesia contribuisce a far luce sul presente: è quanto afferma il francescano indonesiano p. Eddy Kristiyanto OFM, che ha di recente pubblicato un nuovo libro sulla storia della Chiesa in Indonesia.
In un messaggio giunto a Fides, il francescano nota: “Non molte persone, religiosi e laici, la conoscono e ne apprezzano la ricchezza. La memoria della nostra storia è essenziale per comprendere l’oggi. La Chiesa cattolica in Indonesia, sia quella istituzionale, sia i semplici fedeli, hanno avuto e ricoprono tutt’oggi una notevole influenza e, d’altra parte, la fede cristiana è stata influenzata dalla cultura locale, nei rapporto con lo stato, così come nella sua vocazione e missione”.
Il francescano, nativo di Yogyacarta, ha compiuto 15 anni di studio sulla storia del cattolicesimo in Indonesia, curando con accuratezza la ricerca delle fonti. Il sacerdote, sostenuto nel suo progetto dalla Conferenza episcopale dell'Indonesia, ribadisce l’importanza della storia: “Preti e laici, presi da questioni concrete e dal lavoro pastorale, avrebbero benefici se rivolgessero maggiore attenzione alla storia”.
La Chiesa indonesiana oggi costituisce circa il 2,7% della popolazione: nell’immenso arcipelago di 17 mila isole, oggi comprende quasi cinque milioni di cattolici, divisi in 34 diocesi.
La prima presenza cattolica in Indonesia è segnalata a Pancur, nel nord-ovest di Sumatra, nel VII secolo. Nel IX secolo la presenza cattolica è a Giava. Nel 1323 si registra la predicazione di Oderico da Pordenone a Giava, nel Borneo e a Sumatra. Nel 1534 i portoghesi portano il Vangelo nelle Molucche, che san Francesco Saverio visiterà nel 1546.
Nel 1562 i Domenicani portano il Vangelo sulle isole di Timor e di Flores ma dal 1596, con l’arrivo degli olandesi calvinisti, che prendono possesso dell’arcipelago, la religione cattolica viene proibita fino al 1807, anno che segna il ritorno dei missionari e la creazione della prima Prefettura Apostolica a Batavia (Giacarta).
Nel 1863 le missioni di Flores vengono affidate ai Gesuiti. Nel 1902 nascono nuove Prefetture Apostoliche. In seguito le regioni orientali vengono affidate al Missionari del Sacro Cuore, il Borneo e Sumatra ai Cappuccini, Nusa Taggara e Flores ai Missionari Verbiti. Nel 1926 c’è la consacrazione del primo sacerdote indigeno e nel 1940 quella del primo Vescovo.
Nel 1950 viene eretta la Nunziatura Apostolica a Giacarta, nel 1955 nasce la prima università cattolica a Bandung e nel 1961 c’è l’istituzione della Gerarchia cattolica.
Nel 1967 viene creato il primo Cardinale indonesiano. Nel 1970 l’Episcopato indonesiano emana le prime direttive che regolano il comportamento dei cattolici nella società indonesiana. (PA) (Agenzia Fides 23/5/2015)
ASIA/CINA - Affidare la vocazione alla Madonna: ordinazioni diaconali e presbiterali in diverse diocesi
Shi Jia Zhuang (Agenzia Fides) – Servire e condividere l’unica fede, sentirsi parte di un unico gregge e avere un unico Pastore: è questa l’esortazione ricorrente della comunità cattolica cinese rivolta ai diaconi ed ai nuovi sacerdoti ordinati in questo periodo. Diverse diocesi hanno infatti celebrato le ordinazioni durante il mese mariano, perché la Madonna custodisca la vocazione dei nuovi pastori.
Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nel giorno della festa della Madonna di Fatima, 13 maggio, la diocesi di Nan Chong della provincia di Si Chuan, ha celebrato l’ordinazione di un diacono e di un sacerdote. Alcuni fedeli che hanno partecipato al rito hanno sottolineato che “i nuovi operai della vigna del Signore sono preziosi”, lanciando un invito “a tutti i giovani perchè rispondano alla chiamata del Signore, anche se non sono della nostra diocesi, perché tutti siamo dello stesso gregge”.
Oltre 3 mila fedeli hanno partecipato all’ordinazione sacerdotale di due diaconi nella diocesi di An Yang, nella provincia di He Nan. I nuovi sacerdoti, al termine della celebrazione, hanno ringraziato la Madonna che li ha accompagnati e guidati lungo il loro cammino vocazionale.
Anche la comunità cattolica della provincia di Guang Xi, nel sud del continente, ha accolto un gruppo di sei sacerdoti novelli. L’ordinazione è avvenuta il primo maggio, festa di S. Giuseppe lavoratore e primo giorno del mese mariano.
(NZ) (Agenzia Fides 2015/05/23)
AMERICA/NICARAGUA - La povertà nel Paese costringe i bambini a lasciare la scuola per lavorare
Blufields (Agenzia Fides) - Blufields è il comune più grande della provincia autonoma della costa atlantica del Nicaragua. E’ anche la regione più povera di un Paese povero, dove l’abbandono scolastico e il lavoro minorile continuano ad aumentare vertiginosamente. Il rapporto tra questi due fenomeni è molto stretto e ha come origine comune la povertà. Il Nicaragua è infatti un Paese di 6,1 milioni di persone, il secondo più povero dell’America dopo Haiti. Secondo l’Unesco nel Paese ci sono oltre 2 milioni di bambini in età scolare. La metà di tutti i bambini e adolescenti sono poveri. L’Unicef ha stimato che 500 mila piccoli nicaraguensi nella fascia di età tra 3 e 17 anni non rientra nel sistema educativo. La maggior parte vive nelle zone rurali, o sono poveri, indigeni o disabili. Lo studio più recente del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha dimostrato che l’applicazione da parte del governo del Nicaragua di alcune leggi sul lavoro non è sufficiente, e le st rategie per lottare contro il lavoro minorile e tutelare i bambini non sono totalmente applicate. Le leggi del Paese latinoamericano permettono che i piccoli inizino a lavorare all’età di 14 anni, anche se esclude ambienti pericolosi come le piantagioni di canna da zucchero, miniere o cave. In Nicaragua, i bambini hanno l’obbligo di frequenza delle scuole fino ai 12 anni. Solo il 65% dei piccoli appartenenti alle famiglie più povere hanno ultimato la scuola primaria rispetto al 90% di quelli più ricchi. Nelle regioni povere della costa atlantica, dove si trova Bluefields, solo il 58% ha completato i sei anni di scuola primaria. Nelle famiglie più povere, soltanto il 6% dei bambini ha portato a termine la scuola secondaria. (AP) (23/5/2015 Agenzia Fides)

Bollettino Fides News del 22 maggio 2015

AFRICA/MALAWI - “Il bilancio statale dia priorità alle vittime delle alluvioni” chiede “Giustizia e Pace”
Lilongwe (Agenzia Fides) - “Vi esortiamo, onorevoli parlamentari, a prendere in considerazione la grave situazione di coloro che sono stati colpiti dalle inondazioni e dalla siccità. Attraverso l’elaborazione del budget attualmente in corso, potrete aiutare le persone colpite in modo da restaurare le loro condizioni di vita. Si può inoltre rafforzare la capacità di produrre cibo fornendo loro le risorse per supportare il raccolto invernale” ha affermato p. Emmanuel Chimombo, Segretario Generale facente funzioni della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” del Malawi durante un incontro con i parlamentari cattolici.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, il meeting si è tenuto nel momento in cui il Parlamento del Malawi sta discutendo il bilancio dello Stato per l’anno fiscale 2015-2016. “Giustizia e Pace” ha colto l’occasione per ricordare che una delle priorità dello Stato deve essere l’aiuto alle popolazioni colpite dalle alluvioni di gennaio, quando due settimane di piogge intense hanno provocato 275 morti e costretto allo sfollamento più di 230.000 persone in 15 dei 28 distretti del Paese (vedi Fides 17/3/2015). A causa delle inondazioni oltre 64.000 ettari di terra coltivabile sono stati devastati in un Paese dove l’agricoltura rappresenta il 30% del Prodotto Interno Lordo. Nei mesi seguenti è stata invece la siccità a distruggere i raccolti al punto che manca il 30% del cibo occorrente (vedi Fides 1/4/2015).
La Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” ha elaborato un’analisi che sottolinea come il budget statale deve essere finalizzato a mettere in atto piani di recupero a medio e lungo termine, che vadano quindi oltre la fase di risposta immediata all’emergenza. (L.M.) (Agenzia Fides 22/5/2015)
AFRICA/CONGO RD - La società civile denuncia il ruolo ambiguo dell’esercito nei massacri nel territorio di Beni
Kinshasa (Agenzia Fides) - “Nel territorio di Beni, nel Nord Kivu (est della Repubblica Democratica del Congo) la popolazione continua ad essere vittima di massacri e furti” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalle Rete Pace per il Congo. Dall’8 al 13 maggio, in soli 5 giorni, sono state assassinate ben 35 persone. Generalmente, le vittime sono uccise all’arma bianca: nel tardo pomeriggio, quando rientrano dal lavoro nei campi, o di notte, sorprese in pieno sonno. Intensificatisi nelle ultime settimane, gli attacchi sono attribuiti a un gruppo armato d’origine ugandese, le Forze Democratiche Alleate (ADF).
Spesso però, questi massacri avvengono in zone "controllate" dall’esercito nazionale e in prossimità di basi militari. Un ribelle ADF arrestato e interrogato ha rivelato l’esistenza di una rete di appoggio alle ADF guidata da un ufficiale superiore delle FARDC (le forze armate congolesi). L’ultimo massacro, quello di Mapiki e Sabu, avvenuto il 13 maggio, è stato compiuto meno di 24 ore dopo la visita del Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni, Evariste Boshab, a Beni, per una missione di valutazione della situazione di insicurezza nella regione (vedi Fides 18/5/2015).
In seguito a queste constatazioni, la popolazione locale si sente abbandonata dall’autorità centrale dello Stato, mette in dubbio l’efficacia dell’esercito che dimostra di essere incapace di assicurare la sua sicurezza e sospetta alcuni vertici militari di complicità con le ADF.
Per questo la popolazione chiede: la sostituzione del comando militare dell’operazione Sokola 1 condotta contro le ADF; l’intensificazione delle operazioni militari contro le ADF; il rafforzamento della presenza della polizia sul territorio; il rafforzamento dei servizi di intelligence; l’apertura di inchieste su eventuali complicità militari e civili con le ADF; la ripresa della collaborazione militare con le forze della MONUSCO (Missione ONU nella RDC). (L.M.) (Agenzia Fides 22/5/2015)
AFRICA/EGITTO - Il Patriarca Tawadros interviene alla conferenza sulla “diaspora copta”
Il Cairo (Agenzia Fides) - “Dobbiamo farci carico di tutte le domande e le richieste che vengono dal nostro popolo”. E' questo il messaggio che il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha voluto lanciare intervenendo giovedì 21 maggio alla prima Conferenza da lui convocata per affrontare tutti i problemi connessi allo sviluppo delle comunità copte in diaspora, che raccolgono il crescente numero di cristiani copti emigrati dall'Egitto per vivere stabilmente in altri Paesi.
Il programma della conferenza – che si tiene nel Monastero di San Paolo eremita, non lontano dal Mar Rosso - intende delineare alcuni criteri-guida per lo sviluppo delle comunità copte sparse nel mondo per i prossimi 25 anni. Nel suo intervento, Papa Tawadros ha sottolineato la necessità di operare in modo che le strutture ecclesiastiche e canoniche siano sempre poste al servizio delle dinamiche vitali in atto nella compagine ecclesiale, dovunque essa sia presente. (GV) (Agenzia Fides 22/5/2015).
AFRICA/MALAWI - Il Villaggio del sole: centro di assistenza e accompagnamento per i bambini più bisognosi
Dedza (Agenzia Fides) – Il Malawi è una striscia di terra dell’Africa orientale abitata da circa 15 milioni di persone dove mancano cibo, acqua, strutture medico sanitarie e dove dilaga l’Aids tra grandi e piccoli. Tra le tante associazioni umanitarie impegnate a portare aiuti a questa martoriata popolazione, c’è il gruppo di volontariato “S.O.S. Infanzia Negata”, nato nel 2004 e dal 2008 coinvolto in progetti di sviluppo nel Paese africano, in particolare nella diocesi di Dedza. Don Alfonso Raimo, presidente dell’associazione, racconta all’Agenzia Fides come decisero di intervenire in Malawi. “Ad attirare la nostra attenzione fu la condizione deplorevole dei bambini di quello che è considerato uno dei più poveri Paesi del mondo. Decidemmo così di dar vita al ‘Progetto Malawi’ che a Dedza tendeva a far fronte ad una emergenza, sanitaria e scolastica. La situazione del piccolo Stato africano è drammatica, la percentuale dei bambini colpiti dall’AIDS per trasmissione ver ticale e degli orfani a causa del virus è terrificante” aggiunge padre Raimo.
“Il Progetto - continua il sacerdote - fu concepito come collaborazione alla Commissione Diocesana per la Salute della diocesi di Dedza, e prevedeva il sostegno alle diverse iniziative a favore dei bambini poveri e ammalati assistiti nei centri medici diocesani. A causa della rapida diffusione del virus, molti genitori muoiono lasciando bambini soli, senza nessuno che si prenda cura di loro, e la cui fragile esistenza deve fare, inoltre, i conti con la mancanza di cibo, acqua potabile, con malaria, colera e con altre malattie endemiche. La diocesi di Dedza garantisce l’assistenza sanitaria attraverso alcuni presidi sanitari dislocati su un vasto territorio. Strutture anguste, scarsi mezzi e materiale obsoleto rendono vani gli sforzi del ridotto personale” racconta don Raimo. “Per l’anno in corso abbiamo un progetto che prevede la costruzione del ‘Villaggio del sole’ che ospiterà e curerà i bambini più bisognosi dai 2 ai 5/6 anni. E’ pensato come un centro di assistenza e acco mpagnamento diurno, con possibilità di residenza, nel quale offrire a bambini particolarmente bisognosi, assistenza sanitaria, nutrimento e stimoli didattici, senza sradicarli dai contesti di origine.” “E’ necessario muoversi in fretta perché le urgenze sono tante e le devastanti alluvioni che colpiscono periodicamente il Paese continuano a fare numerose vittime, soprattutto tra i bambini” conclude il sacerdote. (AP/AR) (22/5/2015 Agenzia Fides)
ASIA/SIRIA - Rapito padre Jacques Murad, della stessa comunità di padre Paolo Dall'Oglio
Homs (Agenzia Fides) – Il sacerdote Jacques Murad, Priore del Monastero di Mar Elian, è stato rapito da alcuni sequestratori che lo hanno prelevato dal Monastero sotto la minaccia delle armi. Secondo alcune fonti locali, contattate dall’Agenzia Fides, il sequestro sarebbe avvenuto lunedì 18 maggio, mentre altre fonti sostengono che il sacerdote è stato rapito nella giornata di giovedì 21 maggio. La notizia è stata confermata oggi dall’arcidiocesi siro cattolica di Homs, che ha chiesto a tutti i fedeli di invocare il Signore nella preghiera affinchè padre Jacques sia liberato e possa tornare alla sua vita di preghiera, al servizio dei fratelli e di tutti i siriani. Secondo alcune fonti locali, insieme a padre Jacques sarebbe stato prelevato dai rapitori anche il diacono Boutros Hanna. Ma tale indiscrezione non è stata al momento confermata dall’arcidiocesi siro-cattolica di Homs.
Secondo le prime ricostruzioni, il rapimento è stato realizzato da uomini armati giunti in moto al Monastero di Mar Elian. I sequestratori hanno costretto padre Jacques a mettersi alla guida della propria auto e, sotto la minaccia delle armi, gli hanno imposto di dirigersi verso una destinazione sconosciuta.
Fonti locali consultate da Fides ipotizzano che dietro il rapimento ci siano gruppi salafiti presenti nella zona, che si sono sentiti rafforzati dai recenti successi dei jihadisti di al-Nusra e dello Stato Islamico in territorio siriano.
Padre Jacques Murad è Priore del Monastero di Mar Elian e parroco della comunità di Qaryatayn, 60 chilometri a sud est di Homs. L'insediamento monastico, collocato alla periferia di Quaryatayn, rappresenta una filiazione del Monastero di Deir Mar Musa al Habashi, rifondato dal gesuita italiano p. Paolo Dall'Oglio, rapito anche lui il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa, capoluogo siriano da anni sotto il controllo dei jihadisti dello Stato Islamico.
Negli anni del conflitto, la città di Qaryatayn era stata più volte conquistata da miliziani anti-Assad e bombardata dall'esercito siriano. Proprio padre Jacques, insieme a un avvocato sunnita, avevano assunto la funzione di mediatori per garantire che il centro urbano di 35mila abitanti fosse risparmiato per lunghi periodi dagli scontri armati.
Nel Monastero sono stati ospitati centinaia di rifugiati, compresi più di cento bambini sotto i dieci anni. Padre Jacques e i suoi amici hanno provveduto a trovare il necessario per la loro sopravvivenza anche ricorrendo all'aiuto di donatori musulmani.
Bastano questi pochi cenni a far intuire quale oasi di carità rappresenti il Monastero di Mar Elian per tutto il popolo siriano, massacrato da una guerra assurda, alimentata dall'esterno. (GV) (Agenzia Fides 22/5/2015).
ASIA/PAKISTAN - 106 incriminati per l’omicidio dei due cristiani arsi vivi: “Un passo verso la giustizia”
Faisalabad (Agenzia Fides) – “E’ un passo avanti verso la giustizia. Speriamo e auspichiamo che sia fatta giustizia in un caso che ha sconvolto la comunità cristiana in Pakistan”: così padre Waseem Walter, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan, commenta all’Agenzia Fides la notizia che un tribunale antiterrorismo ha incriminato ufficialmente 106 persone per l'omicidio di una coppia cristiana, Shahzad e Shama Masih, linciati e bruciati vivi dopo essere stati accusati di blasfemia a novembre del 2014 nella città di Kot Radha Kishan, in Punjab.
I due avevano quattro figli e Shama era incinta. Sono stati segregati, percossi e bruciati in un forno di mattoni da un folla di musulmani che li accusavano di aver bruciato pagine del Corano. L'incidente suscitò l'indignazione internazionale.
Secondo la ricostruzione basata su alcune testimonianze acquisite dal tribunale, tre capi religiosi delle moschee locali sono accusati di aver istigato una folla di circa 400 musulmani a linciare i due coniugi, dopo aver rinvenuto alcune pagine del Corano bruciate nei pressi della loro abitazione. La folla avrebbe chiesto a Masih e alla moglie di convertirsi all'islam o di affrontare le conseguenze di un’azione di blasfemia. I due si sono rifiutati. Sono stati rinchiusi e sequestrati per una notte, poi dati in pasto alla folla che li ha uccisi.
Le 106 persone accusate ieri sono state condotte dinanzi al giudice di Lahore fra rigorose misure di sicurezza. Si ritiene che altri 32 sospetti siano ancora a piede libero. Il tribunale ha confermato l’incriminazione per l'omicidio. Non tutti si sono dichiarati colpevoli. Secondo la polizia, oltre ai tre imam Mohammad Hussain, Arshad Baloch e Noorul Hassan, anche Yousaf Gujjar, il padrone della fornace di mattoni, ha incitato la folla.
Come appreso da Fides, gli avvocati cristiani ritengono questo processo un passo fondamentale per mostrare che la giustizia in Pakistan è uguale per tutti e non fa discriminazioni quando le vittime appartengono alle minoranze religiose. (PA) (Agenzia Fides 22/5/2015)
ASIA/INDONESIA - Non è più obbligatorio indicare la religione sulla carte di identità
Giacarta (Agenzia Fides) – Non è più obbligatorio in Indonesia indicare la religione sulla carta di identità. I cittadini indonesiani, alla voce “religione” del documento, potranno lasciare uno spazio in bianco oppure indicare una fede anche al di fuori delle sei riconosciute ufficialmente dallo stato. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Tjahjo Kumolo, affermando che la disposizione è stata inoltrata a tutti i capi distretto. Secondo la Costituzione indonesiana, sono solo sei le religioni ufficialmente riconosciute dal governo: Islam, Protestantesimo, Cattolicesimo, Induismo, Buddismo e Confucianesimo. Finora i cittadini indonesiani hanno dovuto obbligatoriamente indicare sulla propria carta di identità uno di questi sei culti, indipendentemente dalle loro effettive convinzioni (come per gli atei, gli animisti, etc).
Tjahjo, membro dell’esecutivo del Presidente Joko Widodo, ha riferito che uno dei motivi principali per il cambio della regola è avere la precisa informazione dei riti funerari da osservare in caso di morte di una persona.
“Non bisogna forzare le persone, ad esempio, a scegliere l'Islam se la loro fede assomiglia insegnamenti islamici ma non è la stessa”, ha detto Tjahjo, spiegando che il suo ministero ha vagliato consigli e input da diversi leader, forum e enti religiosi, come Consiglio degli Ulema indonesiani e il Ministero degli affari religiosi, prima di giungere a questa decisione.
Pur se presentata come una “mossa amministrativa”, si tratta di un grande passo avanti in nome della libertà religiosa per gli indonesiani di tutte le fedi. Alfiere di tale modifica è stato Basuki Tjahaja Purnama, politico cristiano, governatore del distretto della capitale Giacarta. Fra l’altro, notano alcuni studiosi, l’obbligo di scelta fra le sei religioni riconosciute ha indotto milioni di cittadini indonesiani a definirsi ufficialmente “musulmani”, mentre, di fatto, seguono e praticano culti tradizionali indigeni. Eliminare l’obbligatorietà, dunque, potrebbe ridefinire il volto religioso della nazione indonesiana oggi.
“Per la crescita futura dell’Indonesia occorre avere il coraggio di modificare una norma ormai desueta” ha detto Purnama, ricordando che in tal modo si potranno eliminare le discriminazioni che spesso subiscono i cittadini non musulmani, anche in scuole e posti di lavoro pubblici. (PA) (Agenzia Fides 22/5/2015)
ASIA/NEPAL - Un programma radiofonico di sostegno ai bambini traumatizzati dal terremoto
Kathmandu (Agenzia Fides) – Gli effetti del catastrofico terremoto che ha devastato il Nepal lo scorso 25 maggio continuano a manifestarsi nel terrore dei tanti bambini che lo hanno subito e sono sopravvissuti. Di fronte all’ospedale di Dhading, a Dhadingbesi, l’Unicef ha allestito due tende da campo dove accogliere i tanti feriti che continuano a cercare aiuti. Tra le iniziative l’ong ha lanciato il programma radiofonico Bhandai Sundai, nel quale i genitori preoccupati per i continui attacchi di panico dei rispettivi figli, espongono i loro problemi e ascoltano gli esperti. L’edizione pomeridiana, concentrata a dare sostegno psicosociale ai piccoli colpiti dal terremoto, è condotta da psicologi e specialisti i quali, rivolgendosi ai genitori che chiamano la redazione, danno suggerimenti, consigli come quello di tenere i bambini impegnati in giochi o attività di gruppo. Il programma radiofonico è stato accolto con entusiasmo anche dai nepalesi che vivono in altre zone del Paese, fortunatamente non colpite dal sisma. Attori, sportivi, personalità del Nepal e altri personaggi pubblici hanno chiesto di poter prendere parte al programma per risollevare gli animi dei milioni di bambini rimaste vittime del terremoto. (AP) (22/5/2015 Agenzia Fides)
AMERICA/COLOMBIA - Nella tragedia una luce di vita: celebrati i funerali di 33 degli 84 morti per la frana a Salgar
Salgar (Agenzia Fides) – Il comune di Salgar, devastato tra il 18 e 19 maggio da una enorme frana causata da un’alluvione che ha lasciato 84 morti, ha celebrato ieri in forma comunitaria i funerali di 33 vittime. Lunedì 18 maggio infatti dalla gola "La Liboriana" è venuta giù una valanga così grande che ha raso al suolo il villaggio di Las Margaritas e colpito tre distretti nel perimetro urbano di Salgar, dipartimento di Antioquia (Colombia). Salgar si trova 265 km a nord ovest di Bogotà
I funerali sono stati celebrati nella piazza principale della città di Salgar dal Vescovo di Jerico, Sua Ecc. Mons.Noel Antonio Londoño Buitrago, C.SS.R., con la partecipazione di migliaia di persone, che hanno perso amici e parenti. Tra i presenti al funerale c'erano il governatore di Antioquia, Sergio Fajardo; l'ex presidente e senatore Alvaro Uribe, e il capo della polizia, il generale Rodolfo Palomino.
In mezzo alla tragedia c'è stata una luce di vita, un simbolo di vita, ha notato Mons. Londoño durante l'omelia, perché è stato salvato un bambino di appena 11 mesi, sopravvissuto al disastro. E’ stato trovato circondato da fango, bastoni e pietre, a cinque chilometri dal punto in cui si trovava casa sua.
Il Dipartimento Amministrativo di prevenzione dei disastri (Dapard) di Antioquia ha reso noto un primo bilancio della tragedia: 84 morti, 57 feriti, un numero non definito di dispersi, centinaia di senzatetto. Le agenzie di soccorso stanno lavorando per trovare i dispersi, ma le possibilità di trovare qualcuno vivo sono poche. Attraverso il Segretario di Stato vaticano, Cardinale Pietro Parolin, Papa Francisco ha espresso solidarietà alla Colombia e alle vittime di Salgar e ha offerto "preghiere al Signore per l'eterno riposo dei defunti". (CE) (Agenzia Fides, 22/05/2015)
AMERICA/BRASILE - Raccolte più di 630 mila firme per la Riforma politica ed elezioni pulite
Brasilia (Agenzia Fides) – Nella Giornata nazionale di mobilitazione contro la costituzionalizzazione della corruzione, oltre duemila persone hanno partecipato all'atto culturale e alla marcia a favore della riforma politica democratica. La manifestazione, organizzata dalla Coalizione per la riforma politica democratica ed elezioni pulite, ha avuto luogo mercoledì 20 maggio, a Brasilia. La marcia è partita dalla Cattedrale verso la sede del Congresso Nazionale, per la consegna delle firme raccolte a favore della riforma politica democratica. In tutto sono state consegnate 630.089 firme (vedi Fides 25/02/2015). La raccolta prosegue con l'obiettivo di raggiungere 1milione e mezzo di firme.
“Mai perdere la speranza” ha esortato il Vescovo ausiliare di Belo Horizonte e Presidente del Comitato per il monitoraggio della riforma politica della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), Sua Ecc. Mons. Joaquim Mol. "Far vedere al Congresso che ci sono più di 600 mila firme, vuol dire che la volontà del popolo brasiliano è di cambiare. La democrazia brasiliana è l'unica strada da seguire se le imprese vengono eliminate definitivamente dalla politica" ha sottolineato Mons. Mol. Uno dei principali obiettivi dell'iniziativa è di intraprendere una profonda riforma politica vietando il finanziamento delle campagne elettorali da parte delle imprese.
(CE) (Agenzia Fides, 22/05/2015)

Marie Alphonsine e Mariam di Gesu’ crocifisso sono sante!

Bollettino Fides News del 16 maggio 2015

AFRICA/BURUNDI - I mezzi di informazione duramente colpiti durante il fallito golpe
Bujumbura (Agenzia Fides)-“Attaccare dei mezzi di informazione non è mai una soluzione, specialmente quando i cittadini hanno la necessità di sapere quello che sta accadendo attorno loro e coloro che hanno il potere hanno il dovere di ascoltare quello che il popolo sta dicendo” afferma Sue Valentine, coordinatrice del Programma Africa del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), in un comunicato inviato all’Agenzia Fides sulla crisi in Burundi. Secondo il CPJ almeno 5 radio private sono state attaccate, durate gli scontri tra dimostranti e polizia e il fallito tentato golpe dei giorni scorsi.
Il 14 maggio alcune persone non identificate hanno tirato delle granate nel compound che ospita le stazioni radio Bonesha FM, Renaissance Radio, Radio Isanganiro e Radio Publique Africaine (che a dispetto del nome è di proprietà privata), il cui direttore è stato costretto a fuggire all’esterno, perché, a suo dire, minacciato di morte.
La sede di quest’ultima emittente è stata bruciata dopo essere stata colpita da un razzo. Il 13 maggio era stata data alle fiamme la radio filo-governativo Rema FM. Tutte le radio colpite non sono in grado di trasmettere. Un fatto grave, sottolinea CPJ, perché solo l’1,3% della popolazione ha accesso a Internet. In Burundi la radio continua dunque a rimanere la principale fonte di informazione. Tra l’altro anche l’accesso ai social network attraverso gli smartphone è stato reso inaccessibili
Anche Iwacu, il giornale più diffuso, è stato costretto a sospendere le pubblicazioni, dopo aver ricevuto delle minacce. Come riportato da Fides(vedi Fides 15/5/2015), i militari fedeli al Presidente Pierre Nkurunziza e quelli golpisti, leali al generale Godefroid Niyombare, si sono battuti per il controllo della Radio Televisione Nazionale del Burundi, l’emittente di Stato, l’unica emittente in grado di coprire l’interno territorio nazionale. (L.M.) (Agenzia Fides 16/5/2015)
ASIA/INDIA - Cinque attacchi in cinque giorni ai cristiani del Madhya Pradesh
New Delhi (Agenzia Fides) – Nell’arco di cinque giorni, dal 10 al 15 maggio 2015, ci sono stati cinque attacchi contro i cristiani i loro luoghi di culto in Madhya Pradesh. Gli attacchi, condotti da gruppi fondamentalisti indù nell’area di Indore, sono avvenuti senza alcuna provocazione o motivo apparente, se non “l’odio verso i cristiani indifesi” e “l’obiettivo di terrorizzarli”, dice all’Agenzia Fides Sajan George, responsabile del “Global Council of Indian Christians” (GCIC).
George lancia un appello: “Dato che la situazione è tesa e le violenze rischiano di diffondersi a macchia d’olio, urge che lo stato prenda misure tempestive ed appropriate: è prioritario proteggere i diritti dei cristiani inermi in Madhya Pradesh e garantire giustizia”.
I cinque episodi censiti sono: il 10 maggio, il Pastore Ronald Emmanuel Sinclair, è stato fermato, contestato e percosso. Il 12 maggio un ostello per i bambini mentalmente disabili gestiti da suore agostiniane è stato attaccato da malfattori sconosciuti nel villaggio di Pipaldhar.
Tre chiese sono state attaccate a Indore l’11 e il 12 maggio da militanti che hanno cercato di devastarle e incendiarle. Secondo le prime indagini il gruppo responsabile è il “Sanskritik Jagran Manch”, noto come organizzazione induista radicale e violenta. (PA) (Agenzia Fides 16/5/2015)
ASIA/TERRA SANTA - Pax Christi International ricorda la “Nakba” a Betlemme
Betlemme (Agenzia Fides) – I 160 partecipanti all'Assemblea internazionale di Pax Christi in corso in Terra Santa hanno dato vita la sera di giovedì 14 maggio a una veglia per commemorare i 67 anni dalla Nakba, l'esodo forzato della popolazione araba palestinese durante la guerra arabo-israeliana del 1948, seguita alla fondazione dello Stato d'Israele. Alla veglia, iniziata sulla piazza della Mangiatoia, si sono uniti anche rappresentanti e membri di organizzazioni umanitarie e educative palestinesi. Durante la veglia sono stati ricordati i nomi dei villaggi palestinesi rimasti deserti dopo la fuga di massa.
Furono più di 700mila i palestinesi che lasciarono città e villaggi durante la Nakba, espressione che in arabo significa “catastrofe”. La disputa sul destino di quei profughi palestinesi e sul “diritto al ritorno” dei loro discendenti rimane al centro del nodo conflittuale arabo-israeliano.
Il Segretario generale di Pax Christi International, Josè Henriquez, non ha potuto partecipare alla veglia di Betlemme perchè le autorità israeliane non gli hanno concesso di entrare in Israele dal confine con la Giordania. Pax Christi International ha diffuso un comunicato in cui si manifesta “profondo dispiacere” per la decisione operata dalle autorità israeliane, esprimendo pieno sostegno al proprio Segretario generale. “Conoscendolo come un uomo integro” si legge nel comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides “non riusciamo a immaginare nessuna ragione capace di giustificare il rifiuto opposto al suo ingresso” (GV) (Agenzia Fides 16/5/2015).
AMERICA/CILE - Morti due studenti durante le proteste; la Chiesa lancia un appello alla non violenza
Valparaiso (Agenzia Fides) – Una ferma condanna e un appello a riflettere sulla gravità di quanto è accaduto è stata espressa dalla Chiesa cattolica in seguito all'uccisione degli studenti Exequiel Borvarán Salinas (18) e Diego Guzman Farias (24), il 14 maggio durante una marcia di protesta a Valparaiso.
“È una vera tragedia” afferma il Cardinale Ricardo Ezzati, Presidente della Conferenza Episcopale del Cile in una nota inviata a Fides da Santo Domingo (Repubblica Dominicana), dove partecipa all'Assemblea generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM). “Esprimo anche la mia ferma condanna per l'episodio di violenza" ha detto l'Arcivescovo di Santiago che ha poi chiesto “il dono della pace”.
Secondo notizie raccolte da Fides durante una protesta degli studenti, che si svolgeva a Valparaíso, due ragazzi sono stati uccisi mentre stavano disegnando dei graffiti su un muro. È stato accusato dell’omicidio un altro ragazzo di 22 anni, proprietario dell’edifico su cui i ragazzi stavano scrivendo.
Il 14 maggio si sono tenute proteste in tutto paese che hanno portato in piazza centinaia di studenti per chiedere la riforma del sistema scolastico. I manifestanti chiedono che il governo porti a termine le riforme promesse al sistema educativo. (Vedi Fides 29/01/2015, 19/11/2014) Il movimento studentesco cileno chiede una riforma della scuola dal 2011. Attualmente nel paese solo la scuola elementare è gratuita, tutti gli altri gradi di istruzione sono finanziati da risorse pubbliche solo al 25 per cento. Per questo la maggior parte degli studenti deve chiedere prestiti e indebitarsi per portare al termine gli studi e frequentare l’università.
(CE) (Agenzia Fides, 16/05/2015)
AMERICA - “Vivere una conversione missionaria come chiesa in uscita”; messaggio della XXXV Assemblea Generale del CELAM
Santo Domingo (Agenzia Fides) – La traduzione del Nuovo Testamento della "Bibbia della Chiesa in America" (BIA), la creazione della rete ecclesiale Pan-Amazzonia (REPAM) per rispondere efficacemente alle sfide dell'Amazzonia, la "fruttuosa esperienza missionaria che ha sollevato la V Conferenza dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi ad Aparecida", sono i principali temi del messaggio finale della XXXV Assemblea Generale Ordinaria del CELAM.
Firmato dal nuovo presidente del CELAM, il cardinale Rubén Salazar Gómez, il documento riassume in 10 punti l'impegno della chiesa latinoamericana per il periodo 2015-2019.
Il messaggio ribadisce infine lo spirito missionario della Chiesa perché afferma che si continua l'impegno della Missione Continentale: "inviteremo tutte le chiese locali a vivere una vera e propria conversione missionaria, insistendo sull'esempio di Papa Francesco riguardo a una Chiesa in uscita".
(CE) (Agenzia Fides, 16/05/2015)

Canonizzazione di suor Maria di Gesù Crocifisso e di Marie Alphonsine.



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IN PARTENZA PER LA CANONIZZAZIONE A ROMA
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1195 - Servizio di Francesco Zampini - Dal Carmelo di Betlemme in partenza il gruppo di Suore Carmelitane e di altri partecipanti alla canonizzazione di suor Maria di Gesù Crocifisso e di Marie Alphonsine. Tanto entusiasmo per le nuove Sante di questa terra.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Maxi impianto di depurazione a san Giorgio di Nogaro

  Il maxi impianto da 13 milioni che rende il Fvg autonomo sui fanghi di depurazione - UdineToday UdineToday Completato a San Giorgio di No...