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Filippesi 1,4 ... e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia...
Terra Santa News 03/07/2015
Bollettino Fides News del 1 Luglio 2015
VATICANO - Il Papa consegna il Pallio a 46 Arcivescovi metropoliti, 13 dei territori di Propaganda Fide
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il 29 giugno, secondo la consuetudine, il Santo Padre Francesco ha benedetto e consegnato il Pallio a 46 Arcivescovi Metropoliti nominati durante l’anno, nel corso della solenne Concelebrazione eucaristica che ha presieduto nella Basilica Vaticana. Degli Arcivescovi, 13 sono ordinari di territori affidati alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli: 7 dell’Africa, 5 dell’Asia, 1 dell’America centrale.
Questi i loro nomi: Mons. Julian Leow Beng Kim, Arcivescovo di Kuala Lumpur (Malaysia); Mons. Anthony Pappusamy, Arcivescovo di Madurai (India); Mons. Thomas Aquino Manyo Maeda, Arcivescovo di Osaka (Giappone); Mons. Djalwana Laurent Lompo, Arcivescovo di Niamey (Niger); Mons. Jean Mbarga, Arcivescovo di Yaoundé (Camerun); Mons. Beatus Kin Yaiya, O.F.M. Cap. Arcivescovo di Dodoma (Tanzania); Mons. Filomeno do Nascimento Vieira Dias, Arcivescovo di Luanda (Angola); Mons. Martin Musonde Kivuva, Arcivescovo di Mombasa (Kenya); Mons. Benjamin Ndiaye, Arcivescovo di Dakar (Senegal); Mons. Juan Nsue Edjang Mayè, Arcivescovo di Malabo (Guinea Equatoriale); Mons. Yustinus Harjosusanto, M.S.F., Arcivescovo di Samarinda (Indonesia); Mons. David Macaire, O.P., Arcivescovo di Fort-De-France (Martinica); Mons. Thomas Ignatius Macwan, Arcivescovo di Gandhinagar (India).
Il Pallio, simbolo del legame di comunione tra il Papa e la sede di Roma con le Chiese di tutto il mondo, che è stato benedetto e consegnato dal Pontefice, verrà imposto dal Rappresentante Pontificio ad ogni Arcivescovo nel corso di una celebrazione che si svolgerà nelle rispettive Chiese particolari. (SL) (Agenzia Fides 30/6/2015)
Questi i loro nomi: Mons. Julian Leow Beng Kim, Arcivescovo di Kuala Lumpur (Malaysia); Mons. Anthony Pappusamy, Arcivescovo di Madurai (India); Mons. Thomas Aquino Manyo Maeda, Arcivescovo di Osaka (Giappone); Mons. Djalwana Laurent Lompo, Arcivescovo di Niamey (Niger); Mons. Jean Mbarga, Arcivescovo di Yaoundé (Camerun); Mons. Beatus Kin Yaiya, O.F.M. Cap. Arcivescovo di Dodoma (Tanzania); Mons. Filomeno do Nascimento Vieira Dias, Arcivescovo di Luanda (Angola); Mons. Martin Musonde Kivuva, Arcivescovo di Mombasa (Kenya); Mons. Benjamin Ndiaye, Arcivescovo di Dakar (Senegal); Mons. Juan Nsue Edjang Mayè, Arcivescovo di Malabo (Guinea Equatoriale); Mons. Yustinus Harjosusanto, M.S.F., Arcivescovo di Samarinda (Indonesia); Mons. David Macaire, O.P., Arcivescovo di Fort-De-France (Martinica); Mons. Thomas Ignatius Macwan, Arcivescovo di Gandhinagar (India).
Il Pallio, simbolo del legame di comunione tra il Papa e la sede di Roma con le Chiese di tutto il mondo, che è stato benedetto e consegnato dal Pontefice, verrà imposto dal Rappresentante Pontificio ad ogni Arcivescovo nel corso di una celebrazione che si svolgerà nelle rispettive Chiese particolari. (SL) (Agenzia Fides 30/6/2015)
AFRICA/TUNISIA - “Non abbandonate la Tunisia, altrimenti vi ritroverete gli estremisti in casa” dice il parroco di Sousse
Tunisi (Agenzia Fides) - “Vogliono punire la Tunisia per i suoi progressi in campo democratico. Per questo non la si deve lasciare sola” dice all’Agenzia Fides p. Jawad Alamat, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) della Tunisia, che è anche parroco a Sousse, dove il 26 giugno in un attentato contro un resort turistico, sono morte almeno 38 persone (in gran parte turisti stranieri) e una quarantina sono rimaste ferite.
“Ero a Tunisi il giorno dell’attentato, quando ho saputo la notizia mi sono precipitato a Sousse e mi sono messo a disposizione di chi aveva bisogno di conforto” dice p. Jawad. “Piangiamo le vittime di questo terribile attentato, ma viviamo in solidarietà con tutti i tunisini, che sono a loro volta vittime di questa violenza, che non rappresenta quello che è veramente la Tunisia” sottolinea il sacerdote.
P. Jawad evidenzia che “la Tunisia ha bisogno del vostro aiuto, della vostra visita. Isolarla significa far vincere i terroristi. Bisogna combattere l’isolamento che i terroristi vogliono imporre alla Tunisia aumentando la solidarietà, dobbiamo combattere coloro che vogliono toglierci la gioia di vivere e lo stare insieme. Le misure di sicurezza sono state rafforzate, ma noi dobbiamo combattere così, perché se i terroristi ci fanno paura allora hanno vinto”.
“Se il nuovo corso iniziato dalla Tunisia con la rivoluzione del 2011 avrà successo, porterà beneficio a tutto l’area” avverte p. Jawad. “In caso contrario, il pericolo islamista busserà alle porte dell’Europa. Basta vedere quello che è successo in Libia. Non si è trovata una soluzione per questo Paese ed ora i suoi problemi sono diventati comuni agli altri Paesi del Mediterraneo” conclude il sacerdote. (L.M.) (Agenzia Fides 30/6/2015)
“Ero a Tunisi il giorno dell’attentato, quando ho saputo la notizia mi sono precipitato a Sousse e mi sono messo a disposizione di chi aveva bisogno di conforto” dice p. Jawad. “Piangiamo le vittime di questo terribile attentato, ma viviamo in solidarietà con tutti i tunisini, che sono a loro volta vittime di questa violenza, che non rappresenta quello che è veramente la Tunisia” sottolinea il sacerdote.
P. Jawad evidenzia che “la Tunisia ha bisogno del vostro aiuto, della vostra visita. Isolarla significa far vincere i terroristi. Bisogna combattere l’isolamento che i terroristi vogliono imporre alla Tunisia aumentando la solidarietà, dobbiamo combattere coloro che vogliono toglierci la gioia di vivere e lo stare insieme. Le misure di sicurezza sono state rafforzate, ma noi dobbiamo combattere così, perché se i terroristi ci fanno paura allora hanno vinto”.
“Se il nuovo corso iniziato dalla Tunisia con la rivoluzione del 2011 avrà successo, porterà beneficio a tutto l’area” avverte p. Jawad. “In caso contrario, il pericolo islamista busserà alle porte dell’Europa. Basta vedere quello che è successo in Libia. Non si è trovata una soluzione per questo Paese ed ora i suoi problemi sono diventati comuni agli altri Paesi del Mediterraneo” conclude il sacerdote. (L.M.) (Agenzia Fides 30/6/2015)
AFRICA/CONGO RD - I Vescovi denunciano l’insicurezza e le minacce alla famiglia
Kinshasa (Agenzia Fides) - I Vescovi della Repubblica Democratica del Congo denunciano l’insicurezza nel nord, nell’est e nel sud del Paese, in un comunicato inviato all’Agenzia Fides al termine della loro 52esima Assemblea Plenaria, che si è tenuta a Kinshasa dal 22 al 26 giugno.
“I Vescovi – è scritto nel comunicato - hanno ascoltato il grido d’allarme della popolazione del Territorio di Bondo, a seguito dei massacri e dei rapimenti perpetrati dall’LRA (Esercito di Resistenza del Signore), così come il toccante messaggio dell’Assemblea Episcopale Provinciale di Bukavu (vedi Fides 26/5/2015), che denuncia il silenzio di fronte ai tre principali pericoli in Kivu: un clima di genocidio; un focolaio d’integralismo jihadista e un processo di balcanizzazione”.
Nel documento si ribadisce la posizione della Conferenza Episcopale sul dialogo nazionale promosso dal Presidente Joseph Kabila, che “deve avvenire nel rispetto assoluto del quadro costituzionale e istituzionale in vigore”. Ovvero senza che si arrivi ad un cambiamento costituzionale per permettere al Presidente uscente di presentarsi alle elezioni per ottenere un terzo mandato.
Sul piano pastorale i Vescovi segnalano i pericoli cui deve far fronte la famiglia, vittima di “diverse forze che mirano a deformarla e persino a distruggerla”. Per questo, dopo il Sinodo di ottobre dedicato alla famiglia, i Vescovi congolesi hanno indetto per il mese di febbraio 2016, un Congresso nazionale sulla famiglia. (L.M.) (Agenzia Fides 30/6/2015)
“I Vescovi – è scritto nel comunicato - hanno ascoltato il grido d’allarme della popolazione del Territorio di Bondo, a seguito dei massacri e dei rapimenti perpetrati dall’LRA (Esercito di Resistenza del Signore), così come il toccante messaggio dell’Assemblea Episcopale Provinciale di Bukavu (vedi Fides 26/5/2015), che denuncia il silenzio di fronte ai tre principali pericoli in Kivu: un clima di genocidio; un focolaio d’integralismo jihadista e un processo di balcanizzazione”.
Nel documento si ribadisce la posizione della Conferenza Episcopale sul dialogo nazionale promosso dal Presidente Joseph Kabila, che “deve avvenire nel rispetto assoluto del quadro costituzionale e istituzionale in vigore”. Ovvero senza che si arrivi ad un cambiamento costituzionale per permettere al Presidente uscente di presentarsi alle elezioni per ottenere un terzo mandato.
Sul piano pastorale i Vescovi segnalano i pericoli cui deve far fronte la famiglia, vittima di “diverse forze che mirano a deformarla e persino a distruggerla”. Per questo, dopo il Sinodo di ottobre dedicato alla famiglia, i Vescovi congolesi hanno indetto per il mese di febbraio 2016, un Congresso nazionale sulla famiglia. (L.M.) (Agenzia Fides 30/6/2015)
AFRICA/EGITTO - Cordoglio del Consiglio delle Chiese cristiane per l'assassinio del Procuratore generale
Il Cairo (Agenzia Fides) – Il Consiglio delle Chiese in Egitto ha espresso il cordoglio unanime di tutte le comunità cristiane egiziane per l'assassinio del Procuratore generale Hisham Barakat, rimasto vittima lunedì 29 giugno di un attentato terroristico. In un comunicato diffuso dal sacerdote copto ortodosso Bishoy Elmy, responsabile della Segreteria generale del Consiglio, Barakat viene definito “uomo coraggioso” e si ricorda la sua tenacia nel difendere la giustizia e il diritto, senza farsi intimorire dai pericoli. Nel testo si porgono anche le condoglianze ai familiari della vittima e a tutta la magistratura egiziana.
Fonti copte riferiscono che il Patriarca copto ortodosso Tawadros, alla notizia dell'attentato omicida, ha immediatamente interrotto la sua visita al monastero della Vergine Maria a Wadi Natrun e ha fatto ritorno al Cairo. In un altro comunicato, la Chiesa copta ortodossa ha fatto appello a tutte le forze nazionali a rimanere salde e unite davanti all'attacco dell'estremismo e del terrorismo, chiedendo a Dio di preservare la nazione egiziana da ogni pericolo.
Il 65enne Hisham Barakat era una figura chiave nei processi contro la Fratellanza Musulmana dopo la deposizione del Presidente islamista Mohammed Morsi, nel luglio 2013. L'attentato che lo ha ucciso è stato rivendicato dal gruppo islamista al-Moqawma al-Shabia, considerato vicino alla Fratellanza Musulmana. Ai funerali, in programma per oggi in una moschea nel sobborgo cairota di Heliopolis, prenderà parte anche il Presidente Abdel Fattah al-Sisi, mentre la Chiesa copta ortodossa sarà rappresentata da Anba Theodosius, Vescovo copto ortodosso della diocesi di Giza. (GV) (Agenzia Fides 30/6/215).
Fonti copte riferiscono che il Patriarca copto ortodosso Tawadros, alla notizia dell'attentato omicida, ha immediatamente interrotto la sua visita al monastero della Vergine Maria a Wadi Natrun e ha fatto ritorno al Cairo. In un altro comunicato, la Chiesa copta ortodossa ha fatto appello a tutte le forze nazionali a rimanere salde e unite davanti all'attacco dell'estremismo e del terrorismo, chiedendo a Dio di preservare la nazione egiziana da ogni pericolo.
Il 65enne Hisham Barakat era una figura chiave nei processi contro la Fratellanza Musulmana dopo la deposizione del Presidente islamista Mohammed Morsi, nel luglio 2013. L'attentato che lo ha ucciso è stato rivendicato dal gruppo islamista al-Moqawma al-Shabia, considerato vicino alla Fratellanza Musulmana. Ai funerali, in programma per oggi in una moschea nel sobborgo cairota di Heliopolis, prenderà parte anche il Presidente Abdel Fattah al-Sisi, mentre la Chiesa copta ortodossa sarà rappresentata da Anba Theodosius, Vescovo copto ortodosso della diocesi di Giza. (GV) (Agenzia Fides 30/6/215).
ASIA/SIRIA - Migliaia di famiglie cristiane in fuga da Hassakè. L'Arcivescovo Hindo: i jihadisti hanno trovato appoggi nella popolazione locale
Qamishli (Agenzia Fides) – Nella città siriana di Hassakè, maggiore centro abitato della provincia nord-orientale di Jazira, si combatte strada per strada, dopo che i miliziani jihadisti dello Stato Islamico (Daesh) sono riusciti giovedì scorso, 25 giugno, a entrare in alcuni quartieri, provocando l'esodo di massa di almeno 120mila persone. Tra i primi a fuggire, si contano quasi 4mila famiglie cristiane appartenenti a varie Chiese (caldei, assiri, siri cattolici e siri ortodossi) che hanno in gran parte trovato rifugio nella vicina area urbana di Qamishli.
L'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'arcieparchia siro-cattolica di Hassakè Nisibi, ha abbandonato insieme ai suoi fedeli Hassakè e attualmente ha trovato riparo anche lui a Qamishli. Il suo racconto offre un'immagine concreta dei tanti fattori in gioco nel conflitto siriano: “L'esercito governativo - riferisce l'Arcivescovo Hindo all'Agenzia Fides - sta momentaneamente riguadagnando terreno, con molta difficoltà, visto che si combatte in ambiente urbano. D'altro canto, le milizie curde presenti nella zona hanno risposto alle incursioni del Daesh solamente quando i jihadisti hanno provato ad attaccare i quartieri curdi, concentrati nella parte orientale della città. Fino a quel momento non avevano fornito sostegno all'esercito governativo. C'è anche da aggiungere che una parte della popolazione locale si è messa dalla parte dei miliziani del Daesh: quando questi sono arrivati nel quartiere sud-orientale di al-Nachwa, da lì hanno fatto uscire le donne e i bambin i. Ma i maschi giovani e adulti sono rimasti, e si sono schierati col Daesh. E adesso proprio quel grande quartiere è al centro degli scontri più violenti tra le forze governative quelle del cosiddetto Stato islamico”.
Intanto per la nuova massa di profughi concentrata soprattutto a Qamishli, è già iniziata l'emergenza umanitaria: “Caritas Siria ha mandato i suoi aiuti” riferisce l'Arcivescovo Hindo, “ma le esigenze aumentano di giorno in giorno. Tra i cristiani non ci sono feriti, ma anche molti di loro, come tutti gli altri, sono concentrati in accampamenti di fortuna. Tanti dormono all'aperto, e la situazione si complica di giorno, a causa del caldo insopportabile”. (GV) (Agenzia Fides 30/6/2015).
L'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'arcieparchia siro-cattolica di Hassakè Nisibi, ha abbandonato insieme ai suoi fedeli Hassakè e attualmente ha trovato riparo anche lui a Qamishli. Il suo racconto offre un'immagine concreta dei tanti fattori in gioco nel conflitto siriano: “L'esercito governativo - riferisce l'Arcivescovo Hindo all'Agenzia Fides - sta momentaneamente riguadagnando terreno, con molta difficoltà, visto che si combatte in ambiente urbano. D'altro canto, le milizie curde presenti nella zona hanno risposto alle incursioni del Daesh solamente quando i jihadisti hanno provato ad attaccare i quartieri curdi, concentrati nella parte orientale della città. Fino a quel momento non avevano fornito sostegno all'esercito governativo. C'è anche da aggiungere che una parte della popolazione locale si è messa dalla parte dei miliziani del Daesh: quando questi sono arrivati nel quartiere sud-orientale di al-Nachwa, da lì hanno fatto uscire le donne e i bambin i. Ma i maschi giovani e adulti sono rimasti, e si sono schierati col Daesh. E adesso proprio quel grande quartiere è al centro degli scontri più violenti tra le forze governative quelle del cosiddetto Stato islamico”.
Intanto per la nuova massa di profughi concentrata soprattutto a Qamishli, è già iniziata l'emergenza umanitaria: “Caritas Siria ha mandato i suoi aiuti” riferisce l'Arcivescovo Hindo, “ma le esigenze aumentano di giorno in giorno. Tra i cristiani non ci sono feriti, ma anche molti di loro, come tutti gli altri, sono concentrati in accampamenti di fortuna. Tanti dormono all'aperto, e la situazione si complica di giorno, a causa del caldo insopportabile”. (GV) (Agenzia Fides 30/6/2015).
ASIA/NEPAL - I frutti dell’aiuto della Caritas dopo il terremoto
Kathmandu (Agenzia Fides) – Nei due mesi successivi al terremoto del 25 aprile, Caritas Nepal ha raggiunto oltre 269.000 persone bisognose di assistenza e fornito 54mila alloggi a famiglie. Le persone hanno ricevuto cibo, materiali per costruire alloggi temporanei, kit per l’igiene. Come informa una nota della Caritas Nepal inviata a Fides, la Caritas ha raggiunto numerose comunità emarginate come quelle di Chepang e Tamang, in villaggi remoti. Inoltre sono state aiutate persone socialmente escluse e comunità indigenti come dalit e musulmani.
Nei giorni scorsi la Caritas Nepal ha organizzato due giornate di formazione e riflessione per tutto il personale coinvolto, con la partecipazione del Vescovo, Sua Ecc. Mons. Paul Simick, Vicario Apostolico del Nepal, in cui sono stati illustrati i frutti di un inteso lavoro di assistenza, svolta anche grazie agli aiuti di Caritas Internationalis.
Come riferisce la nota, l’organizzazione sta programmando di raggiungere altre 11.000 famiglie, anche progettando di servire le comunità locali con iniziative di microcredito, programmi di formazione professionale, soprattutto nei settori dell’agricoltura e delle imprese rurali, avviando la fase della ripresa e della ricostruzione del tessuto sociale ed economico. La Caritas Nepal offrirà anche alcune borse di studio e piccoli prestiti per la costruzione di case, destinate a chi ha visto la propria abitazione completamente distrutta, e intende contribuire alla ricostruzione di scuole e ospedali danneggiati. (PA) (Agenzia Fides 30/6/2015)
Nei giorni scorsi la Caritas Nepal ha organizzato due giornate di formazione e riflessione per tutto il personale coinvolto, con la partecipazione del Vescovo, Sua Ecc. Mons. Paul Simick, Vicario Apostolico del Nepal, in cui sono stati illustrati i frutti di un inteso lavoro di assistenza, svolta anche grazie agli aiuti di Caritas Internationalis.
Come riferisce la nota, l’organizzazione sta programmando di raggiungere altre 11.000 famiglie, anche progettando di servire le comunità locali con iniziative di microcredito, programmi di formazione professionale, soprattutto nei settori dell’agricoltura e delle imprese rurali, avviando la fase della ripresa e della ricostruzione del tessuto sociale ed economico. La Caritas Nepal offrirà anche alcune borse di studio e piccoli prestiti per la costruzione di case, destinate a chi ha visto la propria abitazione completamente distrutta, e intende contribuire alla ricostruzione di scuole e ospedali danneggiati. (PA) (Agenzia Fides 30/6/2015)
ASIA/PAKISTAN - Beffato dai suoi avvocati un cristiano accusato di blasfemia
Lahore (Agenzia Fides) – Il cristiano Humayun Faisal, disabile mentale accusato di blasfemia a Lahore, resterà in carcere in quanto i suoi avvocati hanno ritirato la domanda di libertà su cauzione. Come riferito a Fides dal pool di avvocati cristiani dell’Ong “Lead” , i nuovi avvocati del giovane, nell’udienza del 27 giugno davanti all’Alta Corte di Lahore, hanno ufficialmente cancellato la domanda di libertà su cauzione, in precedenza inoltrata da altri legali. Secondo l’Ong “Lead” vi sono degli avvocati che “intervengono in casi nei quali i cristiani sono accusati di blasfemia o di altri crimini e, invece di ottenere giustizia, non operano nell’interesse degli imputati, loro assistiti, ma agiscono per altri scopi, ostacolando di fatto la giustizia”. L’Ong “Lead” denuncia a Fides questa pratica, che rappresenta un tradimento del mandato professionale di un legale.
Faisal era stato denunciato il 24 maggio 2015 e, in seguito all’accusa, una folla di radicali islamici istigati da una moschea aveva tentato di assaltare il quartiere di Sanda, a Lahore, sobborgo interamente cristiano. In quell’occasione una strage è stata evitata solo grazia al tempestivo intervento della polizia. (PA) (Agenzia Fides 30/6/2015)
Faisal era stato denunciato il 24 maggio 2015 e, in seguito all’accusa, una folla di radicali islamici istigati da una moschea aveva tentato di assaltare il quartiere di Sanda, a Lahore, sobborgo interamente cristiano. In quell’occasione una strage è stata evitata solo grazia al tempestivo intervento della polizia. (PA) (Agenzia Fides 30/6/2015)
ASIA/PAKISTAN - Mille vittime in 5 giorni per il caldo torrido, la maggior parte poveri e mendicanti
Karachi (Agenzia Fides) – In seguito all’ondata di caldo torrido che sta colpendo Karachi, la città più grande del Pakistan dove vivono 23 milioni di abitanti, sono morte 950 persone in soli 5 giorni. Gli obitori non sono sufficienti ad accogliere tutti i cadaveri che continuano ad arrivare e gli ospedali sono saturi. Il fenomeno è il peggiore registrato negli ultimi 50 anni. Sebbene il caldo riguardi tutta la provincia australe del Sindh, dove sono morte 1.100 persone, la capitale rimane la più colpita, e la maggior parte dei decessi sono registrati tra i poveri, doppiamente danneggiati per la mancanza di accesso all’elettricità e perché vivono ammassati in locali poco riparati dal sole e dal calore.
Secondo la principale organizzazione umanitaria del Paese, la Fondazione Edhi, il 50% dei morti sono stati raccolti per la strada ed è altamente probabile che si tratti di mendicanti, tossicodipendenti e piccoli lavoratori. Gli ospedali sono sotto pressione per dover accogliere circa 40 mila persone di tutta la provincia colpite da insolazione e disidratazione. Secondo le autorità sanitarie del principale Ospedale Civile di Karachi, il centro si sta occupando esclusivamente dei casi di emergenza. Le ong sostengono che ci siano decine di migliaia di persone che vivono e lavorano in strada tra mendicanti, venditori ambulanti e lavoratori manuali. Oltre il 62% della popolazione di Karachi vive in insediamenti informali con una densità di quasi 6 mila persone per chilometro quadrato.
Molti sono privi dei servizi basilari come acqua e elettricità. Una modalità molto diffusa per accedere alla rete dell’energia elettrica è tramite sistemi illegali. Tuttavia anche il 46% delle famiglie del Paese che sono collegate alla rete elettrica non hanno la garanzia di avere energia senza interruzioni. Le famiglie più ricche possono ricorrere ai generatori, ma i circa 91 milioni di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno non hanno alcuna opzione. (AP) (30/6/2015 Agenzia Fides)
Secondo la principale organizzazione umanitaria del Paese, la Fondazione Edhi, il 50% dei morti sono stati raccolti per la strada ed è altamente probabile che si tratti di mendicanti, tossicodipendenti e piccoli lavoratori. Gli ospedali sono sotto pressione per dover accogliere circa 40 mila persone di tutta la provincia colpite da insolazione e disidratazione. Secondo le autorità sanitarie del principale Ospedale Civile di Karachi, il centro si sta occupando esclusivamente dei casi di emergenza. Le ong sostengono che ci siano decine di migliaia di persone che vivono e lavorano in strada tra mendicanti, venditori ambulanti e lavoratori manuali. Oltre il 62% della popolazione di Karachi vive in insediamenti informali con una densità di quasi 6 mila persone per chilometro quadrato.
Molti sono privi dei servizi basilari come acqua e elettricità. Una modalità molto diffusa per accedere alla rete dell’energia elettrica è tramite sistemi illegali. Tuttavia anche il 46% delle famiglie del Paese che sono collegate alla rete elettrica non hanno la garanzia di avere energia senza interruzioni. Le famiglie più ricche possono ricorrere ai generatori, ma i circa 91 milioni di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno non hanno alcuna opzione. (AP) (30/6/2015 Agenzia Fides)
AMERICA/NICARAGUA - “Stiamo perdendo i valori e il rispetto per la vita” mette in guardia il Card. Brenes
Managua (Agenzia Fides) – Il Cardinale Arcivescovo di Managua, Leopoldo Brenes, ha messo in guardia sul fatto che la società sta perdendo il rispetto della vita e dei valori morali, facendo riferimento ai crimini violenti verificatisi in varie parti del paese nelle ultime settimane, motivati da avidità, dispute sull'eredità di famiglia o da conflitti tra parenti. “Stiamo perdendo i valori e il rispetto per la vita, abbiamo anche perso il rispetto, l'amore e l'affetto nei confronti della società e della famiglia" ha detto il Cardinale dopo la Messa domenicale di ieri, celebrata nella Cattedrale di Managua.
Secondo quanto riferisce la nota inviata a Fides da una fonte locale, il Cardinale ha sottolineato che famiglia, scuola e Chiesa devono promuovere il rispetto per le persone e prevenire così ulteriori casi di violenza. “Le persone sono alla ricerca di eredità che non potranno mai godere, perché il denaro sporco non produce mai progresso, questi crimini sono riprovevoli” ha detto il Card. Brenes, esortando i media a mettere in evidenza i valori positivi e a non mostrare continuamente scene di violenza, perché anche questo contribuisce a creare una società violenta.
"Dobbiamo lavorare insieme, la società con le chiese e i media, per fare un ‘bombardamento positivo’ verso i bambini e i giovani con valori buoni, per evitare la cultura della morte, la distruzione e l'odio che si è installato nel Paese" ha concluso.
In Nicaragua si sono verificati molti episodi di violenza familiare nelle ultime settimane, ampiamente riportati dai media. Tra questi, il giovane Nahum Bravo è stato condannato alla massima pena per aver ucciso suo padre, la sorella e la matrigna per appropriarsi del denaro e delle proprietà del padre. Un altro omicidio è stato perpetrato nella regione di Waslala, dove un uomo è stato ucciso dal fratello e dal figlio di questo per impossessarsi di una fattoria.
(CE) (Agenzia Fides, 30/06/2015)
Secondo quanto riferisce la nota inviata a Fides da una fonte locale, il Cardinale ha sottolineato che famiglia, scuola e Chiesa devono promuovere il rispetto per le persone e prevenire così ulteriori casi di violenza. “Le persone sono alla ricerca di eredità che non potranno mai godere, perché il denaro sporco non produce mai progresso, questi crimini sono riprovevoli” ha detto il Card. Brenes, esortando i media a mettere in evidenza i valori positivi e a non mostrare continuamente scene di violenza, perché anche questo contribuisce a creare una società violenta.
"Dobbiamo lavorare insieme, la società con le chiese e i media, per fare un ‘bombardamento positivo’ verso i bambini e i giovani con valori buoni, per evitare la cultura della morte, la distruzione e l'odio che si è installato nel Paese" ha concluso.
In Nicaragua si sono verificati molti episodi di violenza familiare nelle ultime settimane, ampiamente riportati dai media. Tra questi, il giovane Nahum Bravo è stato condannato alla massima pena per aver ucciso suo padre, la sorella e la matrigna per appropriarsi del denaro e delle proprietà del padre. Un altro omicidio è stato perpetrato nella regione di Waslala, dove un uomo è stato ucciso dal fratello e dal figlio di questo per impossessarsi di una fattoria.
(CE) (Agenzia Fides, 30/06/2015)
AMERICA/PANAMA - Per il Card. Lacunza “non c'è corrotto senza corruttore”, ma dobbiamo credere nella giustizia
Panama (Agenzia Fides) – "Ha paura": così il Card. José Luis Lacunza ha definito la reazione della gente ai casi di corruzione che stanno venendo alla luce sempre più numerosi nel paese latinoamericano. Il Cardinale, Vescovo della diocesi di David, è intervenuto il 28 giugno ad un programma televisivo molto popolare a Panama, "Cara a Cara", dove ha parlato della difficile situazione che sta vivendo il paese, definendola "grave".
"Ho paura delle vendette, ma credo nella giustizia - ha sottolineato il Cardinale - perché si stanno già cominciando a raccogliere elementi per perseguire i responsabili… Ricordiamoci bene: non c'è corrotto senza corruttore, è chiaro, ma è difficile. Se prendiamo i corrotti ed i corruttori vengono lasciati liberi, allora la situazione continuerà".
Secondo i dati raccolti dalla stampa locale, gli scandali di corruzione del precedente governo hanno sorpreso i panamensi. Tutto è iniziato nel novembre 2014, con l'arresto dell'ex direttore del Programma di Assistenza nazionale (PAN), Rafael Guardia Jaen. Da allora sono stati sequestrati immobili, conti bancari, yacht, altri beni e circa 140 milioni di dollari. Poco più della metà dei ministri del governo di Ricardo Martinelli sono stati indagati e tre ex ministri sono in carcere.
(CE) (Agenzia Fides, 30/06/2015)
"Ho paura delle vendette, ma credo nella giustizia - ha sottolineato il Cardinale - perché si stanno già cominciando a raccogliere elementi per perseguire i responsabili… Ricordiamoci bene: non c'è corrotto senza corruttore, è chiaro, ma è difficile. Se prendiamo i corrotti ed i corruttori vengono lasciati liberi, allora la situazione continuerà".
Secondo i dati raccolti dalla stampa locale, gli scandali di corruzione del precedente governo hanno sorpreso i panamensi. Tutto è iniziato nel novembre 2014, con l'arresto dell'ex direttore del Programma di Assistenza nazionale (PAN), Rafael Guardia Jaen. Da allora sono stati sequestrati immobili, conti bancari, yacht, altri beni e circa 140 milioni di dollari. Poco più della metà dei ministri del governo di Ricardo Martinelli sono stati indagati e tre ex ministri sono in carcere.
(CE) (Agenzia Fides, 30/06/2015)
Bollettino Fides News del 27 giugno 2015
ASIA/NEPAL - Condono del debito al Nepal: il Fondo monetario dice “no”
Kathmandu (Agenzia Fides) – La campagna “Jubilee Network”, che unisce 75 organizzazioni e 400 comunità religiose in tutto il mondo, ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) di condonare parte del debito estero del Nepal, colpito dal terribile sisma dell’aprile scorso. Come appreso da Fides, il Fondo Monetario ha ufficialmente dato risposta negativa.
La proposta intendeva utilizzare lo speciale “fondo fiduciario” dell'FMI destinato ad aiutare i paesi poveri quando si trovano ad affrontare le calamità naturali. Attraverso quel fondo sono stati condonati in passato quasi 100 milioni di dollari del debito a nazioni dell'Africa occidentale colpite dal virus ebola.
“Il diniego del FMI è una è una notizia preoccupante per il paese", ha detto all’Agenzia Fides Eric LeCompte, direttore esecutivo della rete “Jubilee Network”. Il Nepal è uno dei 38 paesi a basso reddito che possono beneficiare degli aiuti del nuovo fondo. Per poter beneficiare di tale sostegno dopo un disastro naturale, un paese beneficiario deve soddisfare determinati criteri: il disastro deve colpire almeno un terzo della popolazione del paese e causare un danno produttivo grave all'economia del Paese. Secondo il FMI, il Nepal, dopo il sisma, soddisfala la prima condizione ma non la seconda, anche se le stime parlano di 5-10 miliardi di dollari di danni, circa un terzo del totale dell'economia del paese.
Eric LeCompte rimarca che il fondo speciale “è stato creato per situazioni proprio come queste”, ricordando che FMI, la Banca Mondiale e Banca dello Sviluppo asiatico detengono circa tre miliardi di dollari del debito estero del Nepal. Il condono di parte del debito permetterebbe di destinare un flusso maggiore di risorse alla ricostruzione e alla ripresa post sisma.
“Jubilee USA Network” è un'alleanza di oltre 75 organizzazioni e di 400 comunità religiose che lavorano con 50 partner mondiali, impegnata a costruire un'economia che tutela e promuove la partecipazione dei più vulnerabili. (PA) (Agenzia Fides 27/6/2015)
La proposta intendeva utilizzare lo speciale “fondo fiduciario” dell'FMI destinato ad aiutare i paesi poveri quando si trovano ad affrontare le calamità naturali. Attraverso quel fondo sono stati condonati in passato quasi 100 milioni di dollari del debito a nazioni dell'Africa occidentale colpite dal virus ebola.
“Il diniego del FMI è una è una notizia preoccupante per il paese", ha detto all’Agenzia Fides Eric LeCompte, direttore esecutivo della rete “Jubilee Network”. Il Nepal è uno dei 38 paesi a basso reddito che possono beneficiare degli aiuti del nuovo fondo. Per poter beneficiare di tale sostegno dopo un disastro naturale, un paese beneficiario deve soddisfare determinati criteri: il disastro deve colpire almeno un terzo della popolazione del paese e causare un danno produttivo grave all'economia del Paese. Secondo il FMI, il Nepal, dopo il sisma, soddisfala la prima condizione ma non la seconda, anche se le stime parlano di 5-10 miliardi di dollari di danni, circa un terzo del totale dell'economia del paese.
Eric LeCompte rimarca che il fondo speciale “è stato creato per situazioni proprio come queste”, ricordando che FMI, la Banca Mondiale e Banca dello Sviluppo asiatico detengono circa tre miliardi di dollari del debito estero del Nepal. Il condono di parte del debito permetterebbe di destinare un flusso maggiore di risorse alla ricostruzione e alla ripresa post sisma.
“Jubilee USA Network” è un'alleanza di oltre 75 organizzazioni e di 400 comunità religiose che lavorano con 50 partner mondiali, impegnata a costruire un'economia che tutela e promuove la partecipazione dei più vulnerabili. (PA) (Agenzia Fides 27/6/2015)
ASIA/INDIA - Violenza anticristiana in Kerala
New Delhi (Agenzia Fides) – I cristiani in India continuano a subire aggressioni da gruppi estremisti indù. Come comunicato a Fides dall’Evangelical Fellowship of India (EFI), un nuovo episodio di violenza anticristiana è avvenuto domenica 14 giugno in Kerala: un gruppo di fedeli è stato aggredito durante una celebrazione in una chiesa protestante nella località di Attingal. Come riferito a Fides, oltre 200 militanti di organizzazioni radicali indù sono penetrati nella sala di culto gridando slogan come “Bharat Mathaki Jai” (“Ave madre India”). Gli aggressori hanno iniziato a malmenare il Pastore e i fedeli che sono fuggiti terrorizzati. Diversi sono stati percossi e hanno riportato ferite. I miltanti hanno devastato la chiesa rompendo l’altare e gli arredi liturgici. La polizia, giunta dopo mezz’ora, ha solo potuto constatare i danni.
Nei giorni successivi, il ministro degli Interni dello Kerala ha visitato la comunità colpita, condannando la violenza e promettendo di consegnare gli aggressori alla giustizia. I cristiani di Attingal hanno organizzato una pacifica marcia di protesta nella città, invocando armonia e libertà religiosa. D’altro canto, in una contro-manifestazione pubblica, radicali indù recitavano slogan anticristiani e scandivano minacce.
In Kerala, uno degli stati del sud dell'India, i cristiani rappresentano oltre il 40% della popolazione totale dello stato. (PA) (Agenzia Fides 27/6/2015)
Nei giorni successivi, il ministro degli Interni dello Kerala ha visitato la comunità colpita, condannando la violenza e promettendo di consegnare gli aggressori alla giustizia. I cristiani di Attingal hanno organizzato una pacifica marcia di protesta nella città, invocando armonia e libertà religiosa. D’altro canto, in una contro-manifestazione pubblica, radicali indù recitavano slogan anticristiani e scandivano minacce.
In Kerala, uno degli stati del sud dell'India, i cristiani rappresentano oltre il 40% della popolazione totale dello stato. (PA) (Agenzia Fides 27/6/2015)
ASIA/TERRA SANTA - “Nuova” sigla jihadista minaccia i cristiani di Gerusalemme
Gerusalemme (Agenzia Fides) – Alcuni volantini contenenti minacce ai cristiani di Gerusalemme e firmati da un'organizzazione finora sconosciuta che si definisce “Stato Islamico in Palestina” - con la palese intenzione di evidenziare la propria affiliazione o contiguità allo Stato Islamico – sono stati rinvenuti nella serata di giovedì 25 giugno in alcuni quartieri arabi della parte orientale della Città Santa. Secondo quanto riportato dai media israeliani, nei volantini – su cui compare anche i logo dello Stato Islamico - i cristiani di Gerusalemme vengono minacciati di morte se non lasceranno la città prima del 18 luglio, giorno in cui cade quest'anno la festa dell'Eid al Fitr, a chiusura del mese santo del Ramadan. Nel messaggio – che contiene minacce anche contro il Presidente dell'Autorità palestinese Mahmud Abbas – i cristiani vengono definiti “agenti d'Israele”.
Il messaggio intimidatorio contenuto nei volantini ha provocato immediate reazioni di Michel Sabbah, Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini, e dell'Arcivescovo Theodosios di Sebastia, del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme. “Non si sa chi ha distribuito i volantini” dichiara all'Agenzia Fides p. Raed Abusahliah, Direttore generale di Caritas Jerusalem “e francamente non sentiamo su di noi la pressione di questi gruppi di invasati. Ma certo l'episodio ha sparso preoccupazione tra una parte dei cristiani. Alcuni di loro si chiedono: come è possibile che questi pazzi siano arrivati fin qui?” Padre Raed fa notare che “le reazioni dei musulmani sono arrivate prima di quelle dei cristiani: tanti leader musulmani hanno condannato le minacce dei volantini e hanno detto che saranno i primi a difendere i loro fratelli cristiani, se succede qualcosa. Mentre molti fedeli cristiani hanno detto che non lasceranno mai la terra di Cristo, dove sono nati, davanti a nessuna minacc ia”. Il Direttore di Caritas Jerusalem fa anche notare che “queste sigle e questi gruppi possono essere appoggiati e infiltrati da forze che agiscono nell'ombra, come si vede anche in quello che sta accadendo in Iraq e in Siria. Magari adesso c'è chi vuole far vedere che i cristiani sono fragili e hanno bisogno di qualche forma di 'protezione', evidentemente non disinteressata”. (GV) (Agenzia Fides 27/6/2015).
Il messaggio intimidatorio contenuto nei volantini ha provocato immediate reazioni di Michel Sabbah, Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini, e dell'Arcivescovo Theodosios di Sebastia, del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme. “Non si sa chi ha distribuito i volantini” dichiara all'Agenzia Fides p. Raed Abusahliah, Direttore generale di Caritas Jerusalem “e francamente non sentiamo su di noi la pressione di questi gruppi di invasati. Ma certo l'episodio ha sparso preoccupazione tra una parte dei cristiani. Alcuni di loro si chiedono: come è possibile che questi pazzi siano arrivati fin qui?” Padre Raed fa notare che “le reazioni dei musulmani sono arrivate prima di quelle dei cristiani: tanti leader musulmani hanno condannato le minacce dei volantini e hanno detto che saranno i primi a difendere i loro fratelli cristiani, se succede qualcosa. Mentre molti fedeli cristiani hanno detto che non lasceranno mai la terra di Cristo, dove sono nati, davanti a nessuna minacc ia”. Il Direttore di Caritas Jerusalem fa anche notare che “queste sigle e questi gruppi possono essere appoggiati e infiltrati da forze che agiscono nell'ombra, come si vede anche in quello che sta accadendo in Iraq e in Siria. Magari adesso c'è chi vuole far vedere che i cristiani sono fragili e hanno bisogno di qualche forma di 'protezione', evidentemente non disinteressata”. (GV) (Agenzia Fides 27/6/2015).
AMERICA/HONDURAS - La Chiesa per “una politica senza corruzione”
Tegucigalpa (Agenzia Fides) – La comunità nazionale deve risolvere importante problemi sociali che affliggono questo paese, rilanciando il dialogo nelle politica: è quanto afferma l'editoriale del settimanale “Fides” della capitale del Honduras, organo principale della stampa cattolica nel paese.
“L'obiettivo principale della politica è favorire la dignità e i diritti fondamentali della persona umana. L'impegno politico significa prendere decisioni specifiche, progettare programmi, partecipare a campagne, esercitare il potere a servizio dei cittadini. Così che l'attività politica, in breve, è indirizzata alla pratica della carità vale a dire all'amore del prossimo”. Il testo del settimanale invita tutti a riflettere su come fermare la corruzione e la violenza che sembrano crescere ogni giorno nel paese.
“La storia dell'Honduras, nel secolo scorso, è stata caratterizzata da odio, rancore, vendetta e divisioni che hanno portato alla lotta armata fratricida", continua il testo, rimarcando “l'enorme disparità fra honduregni”: “Nella diseguaglianza abissale della distribuzione del reddito, il 20% della popolazione, la più ricca, prende quasi il 60% dei ricavi, mentre il 24% della popolazione più povera ha accesso a solo il 3% degli introiti del paese”.
“La presenza di corruzione che persiste ad oggi, quando vi è una maggiore consapevolezza tra la popolazione sulla gravità di questa pratica vergognosa. Corruzione, significa rubare ai più poveri l'opportunità per avere cibo, salute, istruzione, alloggio e occupazione”, conclude il testo.
(CE) (Agenzia Fides, 27/06/2015)
“L'obiettivo principale della politica è favorire la dignità e i diritti fondamentali della persona umana. L'impegno politico significa prendere decisioni specifiche, progettare programmi, partecipare a campagne, esercitare il potere a servizio dei cittadini. Così che l'attività politica, in breve, è indirizzata alla pratica della carità vale a dire all'amore del prossimo”. Il testo del settimanale invita tutti a riflettere su come fermare la corruzione e la violenza che sembrano crescere ogni giorno nel paese.
“La storia dell'Honduras, nel secolo scorso, è stata caratterizzata da odio, rancore, vendetta e divisioni che hanno portato alla lotta armata fratricida", continua il testo, rimarcando “l'enorme disparità fra honduregni”: “Nella diseguaglianza abissale della distribuzione del reddito, il 20% della popolazione, la più ricca, prende quasi il 60% dei ricavi, mentre il 24% della popolazione più povera ha accesso a solo il 3% degli introiti del paese”.
“La presenza di corruzione che persiste ad oggi, quando vi è una maggiore consapevolezza tra la popolazione sulla gravità di questa pratica vergognosa. Corruzione, significa rubare ai più poveri l'opportunità per avere cibo, salute, istruzione, alloggio e occupazione”, conclude il testo.
(CE) (Agenzia Fides, 27/06/2015)
AMERICA/EL SALVADOR - Mons. Romero riconosciuto "Meritísimo Figlio di El Salvador"
San Salvador (Agenzia Fides) – L'Assemblea legislativa del Salvador ha consegnato la distinzione onorevole di "Meritísimo Figlio di El Salvador" post mortem al Beato Oscar Arnulfo Romero, per il suo importante lavoro sociale e pastorale nel paese.
Alla cerimonia hanno partecipato i fratelli del Beato, Gaspar e Tiberio, che hanno ricevuto il riconoscimento, e i rappresentanti della Chiesa cattolica, tra i quali il vescovo ausiliare della capitale, Sua Ecc. Mons. Gregorio Rosa Chavez e Mons. Ricardo Urioste che presiede la Fondazione Romero.
Il Vescovo martire, conosciuto come la "voce dei senza voce", è stato ucciso da un cecchino il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Messa nella cappella di un piccolo ospedale per i malati terminali di cancro. Dopo 35 anni di suo martirio è stato riconosciuto perché ucciso in odium fidei. Romero è stato beatificato il 23 maggio in una cerimonia affollatissima nella capitale salvadoregna.
(CE) (Agenzia Fides, 27/06/2015)
Alla cerimonia hanno partecipato i fratelli del Beato, Gaspar e Tiberio, che hanno ricevuto il riconoscimento, e i rappresentanti della Chiesa cattolica, tra i quali il vescovo ausiliare della capitale, Sua Ecc. Mons. Gregorio Rosa Chavez e Mons. Ricardo Urioste che presiede la Fondazione Romero.
Il Vescovo martire, conosciuto come la "voce dei senza voce", è stato ucciso da un cecchino il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Messa nella cappella di un piccolo ospedale per i malati terminali di cancro. Dopo 35 anni di suo martirio è stato riconosciuto perché ucciso in odium fidei. Romero è stato beatificato il 23 maggio in una cerimonia affollatissima nella capitale salvadoregna.
(CE) (Agenzia Fides, 27/06/2015)
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Terra Santa News 26-06-2015
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Bollettino Fides News del 26 giugno 2015
AFRICA/SUDAFRICA - Presentato il rapporto sugli incidenti di Marikana, nel 2012: “una tragedia orribile”
Johannesburg (Agenzia Fides) - Un’inchiesta giudiziaria sull’operato della polizia nei tragici avvenimenti nella miniera di Marikana e critiche nei confronti della dirigenza della società Lomnin, che gestisce la miniera di platino. Sono queste le conclusioni principali del rapporto di 646 pagine della Commissione d’inchiesta sugli incidenti avvenuti nell’agosto 2012 nella miniera di Marikana (vedi Fides 31/8/2012). Dall’11 al 16 agosto, durante uno sciopero dei minatori che chiedevano un aumento di stipendio, si verificarono gravi incidenti che portarono alla morte di 44 persone, al ferimento di altre 70 e all’arresto di circa 250 individui. L’incidente più grave risale al 16 agosto 2012 quando la polizia è intervenuta sparando contro un assembramento di scioperanti armati con armi da taglio, uccidendo 34 persone. La Commissione ha accerto che 17 persone sono state colpite alle spalle mentre erano inseguite dalla polizia
Il rapporto è stato presentato ieri, 25 giugno, in diretta televisiva dal Presidente Jacob Zuma. “L’incidente di Marikana è stato una tragedia orribile, che non deve accadere in una democrazia” ha affermato Zuma. “Dobbiamo, come nazione, imparare la lezione da questo episodio doloroso. Lo dobbiamo utilizzare per costruire una società più unita, pacifica e solidale”. (L.M.) (Agenzia Fides 26/6/2015)
Il rapporto è stato presentato ieri, 25 giugno, in diretta televisiva dal Presidente Jacob Zuma. “L’incidente di Marikana è stato una tragedia orribile, che non deve accadere in una democrazia” ha affermato Zuma. “Dobbiamo, come nazione, imparare la lezione da questo episodio doloroso. Lo dobbiamo utilizzare per costruire una società più unita, pacifica e solidale”. (L.M.) (Agenzia Fides 26/6/2015)
AFRICA/BURUNDI - L’opposizione annuncia il boicottaggio delle elezioni
Bujumbura (Agenzia Fides) - L’opposizione in Burundi ha annunciato che boicotterà la tornata elettorale che inizierà il 29 giugno, con il voto per il rinnovo dei comuni e del parlamento. Il 15 luglio si dovrebbe tenere la contestata elezione presidenziale, alla quale il Presidente uscente, Pierre Nkurunziza, si presenta per ottenere un terzo mandato, nonostante la Costituzione ne preveda solo due.
La decisione dell’opposizione era nell’aria, visto che solo i partiti vicini al Presidente Pierre Nkurunziza hanno avviato la campagna elettorale (vedi Fides 22/6/2015). In una lettera inviata alla Commissione Elettorale Indipendente (CENI), i rappresentanti dell’opposizione denunciano il calendario elettorale stabilito in modo unilaterale, a dispetto delle raccomandazioni della comunità internazionale che chiedeva una scelta condivisa tra tutte le componenti politiche e sociali del Paese.
Si contesta inoltre il fatto che le elezioni non potranno certo essere “pacifiche, trasparenti e inclusive” per la presenza della milizia Imbonerakure legata al partito del Presidente, la chiusura dei media indipendenti (vedi Fides 16/5/2015) e il mancato ritorno nei luoghi d’origine di sfollati e rifugiati. Inoltre la CENI è ormai costituita solo da rappresentanti vicini al Presidente, perché la maggiore parte degli altri suoi componenti è fuggita all’estero.
Anche il secondo Vice Presidente, Gervais Rufyikiri, ha chiesto asilo politico all’estero perché “non è più capace di sostenere il comportamento del Presidente, la sua volontà di condurre il popolo burundese sulla via dell’illegalità”. (L.M.) (Agenzia Fides 26/6/2015)
La decisione dell’opposizione era nell’aria, visto che solo i partiti vicini al Presidente Pierre Nkurunziza hanno avviato la campagna elettorale (vedi Fides 22/6/2015). In una lettera inviata alla Commissione Elettorale Indipendente (CENI), i rappresentanti dell’opposizione denunciano il calendario elettorale stabilito in modo unilaterale, a dispetto delle raccomandazioni della comunità internazionale che chiedeva una scelta condivisa tra tutte le componenti politiche e sociali del Paese.
Si contesta inoltre il fatto che le elezioni non potranno certo essere “pacifiche, trasparenti e inclusive” per la presenza della milizia Imbonerakure legata al partito del Presidente, la chiusura dei media indipendenti (vedi Fides 16/5/2015) e il mancato ritorno nei luoghi d’origine di sfollati e rifugiati. Inoltre la CENI è ormai costituita solo da rappresentanti vicini al Presidente, perché la maggiore parte degli altri suoi componenti è fuggita all’estero.
Anche il secondo Vice Presidente, Gervais Rufyikiri, ha chiesto asilo politico all’estero perché “non è più capace di sostenere il comportamento del Presidente, la sua volontà di condurre il popolo burundese sulla via dell’illegalità”. (L.M.) (Agenzia Fides 26/6/2015)
AFRICA/EGITTO - I cristiani organizzano per i musulmani i “banchetti dell'unità” in occasione del Ramadan
Il Cairo (Agenzia Fides) – Anche quest'anno, secondo la consuetudine, parrocchie e famiglie cristiane in Egitto organizzano spontaneamente a fine giornata i cosiddetti “banchetti dell'unità”, momenti conviviali offerti in particolare ai vicini e ai concittadini musulmani che in queste settimane osservano, dall'alba al tramonto, il digiuno prescritto nel mese sacro del Ramadan.
Nelle scorse settimane, alcuni rappresentanti della Chiesa copta ortodossa avevano dato l'indicazione generale di utilizzare le risorse destinate ai banchetti per finanziare opere sociali e assistenziali, cominciando da quelle sostenute dal Fondo “Viva l'Egitto”, lanciato dal Presidente Abdel Fattah al-Sisi dopo la sua elezione. Non sembra però che la sollecitazione ufficiale sia stata seguita a livello capillare. I siti legati alle comunità copte descrivono con abbondanza di particolari iniziative come quella presa dai gruppi scout che distribuiscono cibo e bevande ai loro vicini musulmani.
“La prassi di organizzare banchetti e distribuire merende - spiega all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Guizeh - è solo uno dei modi in cui i cristiani partecipano al Ramadan. Nei posti di lavoro, i cristiani digiunano anche loro, astenendosi dal cibo e dall'acqua per rispetto e solidarietà nei confronti dei colleghi musulmani”. (GV) (Agenzia Fides 26/6/2015).
Nelle scorse settimane, alcuni rappresentanti della Chiesa copta ortodossa avevano dato l'indicazione generale di utilizzare le risorse destinate ai banchetti per finanziare opere sociali e assistenziali, cominciando da quelle sostenute dal Fondo “Viva l'Egitto”, lanciato dal Presidente Abdel Fattah al-Sisi dopo la sua elezione. Non sembra però che la sollecitazione ufficiale sia stata seguita a livello capillare. I siti legati alle comunità copte descrivono con abbondanza di particolari iniziative come quella presa dai gruppi scout che distribuiscono cibo e bevande ai loro vicini musulmani.
“La prassi di organizzare banchetti e distribuire merende - spiega all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Guizeh - è solo uno dei modi in cui i cristiani partecipano al Ramadan. Nei posti di lavoro, i cristiani digiunano anche loro, astenendosi dal cibo e dall'acqua per rispetto e solidarietà nei confronti dei colleghi musulmani”. (GV) (Agenzia Fides 26/6/2015).
ASIA/PAKISTAN - Negato il visto a suore missionarie: la Chiesa di Islamabad presenta appello
Islamabad (Agenzia Fides) – “Non sappiamo il motivo per cui il rinnovo del visto ci è stato negato. Il nostro lavoro è sempre lo stesso, quello dell’istruzione, per il bene dei giovani del Pakistan, di tutte le religioni. E’ per noi un fulmine a ciel sereno. Ma non possiamo restare in un paese se siamo considerate illegali”. Così la filippina suor Delia Coyoca Rubio, preside della “Convent School” di Islamabad, confida con una certa amarezza all’Agenzia Fides la situazione che sta vivendo.
Suor Delia, insieme a suor Miraflor Aclan Bahan e a suor Elizabeth Umali Sequenza, consorelle filippine della congregazione delle “Religiose della Vergine Maria”, fondata dalla filippina Madre Ignacia del Espiritu Santo, hanno ricevuto una “risposta negativa” dal Ministero degli Interni, dopo aver presentato la consueta richiesta di rinnovo del visto per vivere e operare in Pakistan.
La motivazione del diniego sarebbe quella di un “cambio del lavoro”, rispetto a quello per cui il visto era stato concesso. Suor Delia racconta: “Il nostro istituto di istruzione è aperto dal 1992. Io sono qui dal 2006 e il nostro lavoro è sempre stato il medesimo: organizzare la scuola e insegnare. Abbiamo 2.300 giovani in un campus, e 1.000 nel secondo istituto: ragazzi e giovani di tutte le religioni e classi sociali. Il nostro è un servizio all’istruzione, per il bene comune del Pakistan”.
Le suore hanno presentato domanda di rinnovo del visto biennale in aprile. A giugno attendevano la risposta. Il Ministero degli Interni ha fatto indagini e inviato ispettori. Qualche giorno fa è giunta una lettera che informava dell’esito negativo della richiesta.
La Chiesa di Islamabad è vicina alle religiose. Il Vescovo Rufin Anthony ha inviato una lettera al Ministero degli Interni chiedendo spiegazioni e contestando la disposizione. La questione verrà esaminata dall’Alta Corte di Islamabad. Se le suore dovranno lasciare il Pakistan, la Convent School di Islamabad, polo di eccellenza tra gli istituti scolastici della città, dovrà riorganizzarsi del tutto, anche se la classe docente è quasi del tutto pakistana. (PA) (Agenzia Fides 26/6/2015)
Suor Delia, insieme a suor Miraflor Aclan Bahan e a suor Elizabeth Umali Sequenza, consorelle filippine della congregazione delle “Religiose della Vergine Maria”, fondata dalla filippina Madre Ignacia del Espiritu Santo, hanno ricevuto una “risposta negativa” dal Ministero degli Interni, dopo aver presentato la consueta richiesta di rinnovo del visto per vivere e operare in Pakistan.
La motivazione del diniego sarebbe quella di un “cambio del lavoro”, rispetto a quello per cui il visto era stato concesso. Suor Delia racconta: “Il nostro istituto di istruzione è aperto dal 1992. Io sono qui dal 2006 e il nostro lavoro è sempre stato il medesimo: organizzare la scuola e insegnare. Abbiamo 2.300 giovani in un campus, e 1.000 nel secondo istituto: ragazzi e giovani di tutte le religioni e classi sociali. Il nostro è un servizio all’istruzione, per il bene comune del Pakistan”.
Le suore hanno presentato domanda di rinnovo del visto biennale in aprile. A giugno attendevano la risposta. Il Ministero degli Interni ha fatto indagini e inviato ispettori. Qualche giorno fa è giunta una lettera che informava dell’esito negativo della richiesta.
La Chiesa di Islamabad è vicina alle religiose. Il Vescovo Rufin Anthony ha inviato una lettera al Ministero degli Interni chiedendo spiegazioni e contestando la disposizione. La questione verrà esaminata dall’Alta Corte di Islamabad. Se le suore dovranno lasciare il Pakistan, la Convent School di Islamabad, polo di eccellenza tra gli istituti scolastici della città, dovrà riorganizzarsi del tutto, anche se la classe docente è quasi del tutto pakistana. (PA) (Agenzia Fides 26/6/2015)
ASIA/SIRIA - Fuga di massa da Hassakè, attaccata dai jihadisti del Daesh. Il Vescovo Audo: non è chiara “l'agenda” delle forze sul campo
Hassakè (Agenzia Fides) – L'ultimo attacco sferrato contro la città di Hassakè nella notte tra mercoledì 24 e giovedì 25 giugno dai miliziani jihadisti del Daesh (l'acronimo con cui si definisce in arabo lo Stato Islamico) sta provocando una nuova emergenza umanitaria nella provincia siriana nord-orientale di Jazira. Centinaia di famiglie costrette a lasciare le proprie case vanno così ad accrescere la massa di profughi interni già presente in quella regione siriana. “I miliziani del Daesh - riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo caldeo Antoine Audo SJ, presidente di Caritas Siria - hanno bombardato nella notte tra mercoledì e giovedì tutte le aree della città. Poi, nella prima mattinata di giovedì 25, è iniziato l'esodo di massa, che ha coinvolto anche centinaia di famiglie cristiane. Solo tra i caldei, almeno sessanta famiglie si sono spostate a Qamishli insieme al parroco Nidal, mentre altre dieci famiglie hanno raggiunto la parrocchia di al-Malikiyah. E adesso tutt i aspettano di capire come evolveranno le cose sul campo”.
Hassakè già nelle scorse settimane era stata oggetto di attacchi da parte dei miliziani del Daesh, finora sempre respinti dall'esercito governativo e dai miliziani curdi. Adesso anche il Vescovo Audo vede nell'ultima offensiva jihadista un tentativo di mettere sotto pressione soprattutto le forze armate curde, che negli ultimi giorni sembravano guadagnare terreno nella provincia di Raqqa, dove si trova da sempre la roccaforte del Daesh in Siria.
“La situazione - aggiunge mons. Audo - appare confusa. Sul campo ci sono i curdi, i jihadisti e l'esercito governativo, e non sempre si capisce l'agenda a cui rispondono le diverse forze”. Caritas Siria ha già provveduto a inviare cibo, medicine e beni di prima necessità per soccorrere i nuovi profughi. “Ogni giorno - spiega il Vescovo caldeo di Aleppo - si aprono nuove emergenze, anche in zone finora risparmiate dal conflitto. La gente è stanca, i nervi sono logorati, tutti hano paura. Girano tante armi. Così basta un piccolo incidente a far esplodere le tensioni e a provocare violenze, anche in seno ai singoli villaggi. Il nostro dovere è di rimanere, e provare a andare avanti in questa situazione. Ma non è facile”. (GV) (Agenzia Fides 26/6/2015).
Hassakè già nelle scorse settimane era stata oggetto di attacchi da parte dei miliziani del Daesh, finora sempre respinti dall'esercito governativo e dai miliziani curdi. Adesso anche il Vescovo Audo vede nell'ultima offensiva jihadista un tentativo di mettere sotto pressione soprattutto le forze armate curde, che negli ultimi giorni sembravano guadagnare terreno nella provincia di Raqqa, dove si trova da sempre la roccaforte del Daesh in Siria.
“La situazione - aggiunge mons. Audo - appare confusa. Sul campo ci sono i curdi, i jihadisti e l'esercito governativo, e non sempre si capisce l'agenda a cui rispondono le diverse forze”. Caritas Siria ha già provveduto a inviare cibo, medicine e beni di prima necessità per soccorrere i nuovi profughi. “Ogni giorno - spiega il Vescovo caldeo di Aleppo - si aprono nuove emergenze, anche in zone finora risparmiate dal conflitto. La gente è stanca, i nervi sono logorati, tutti hano paura. Girano tante armi. Così basta un piccolo incidente a far esplodere le tensioni e a provocare violenze, anche in seno ai singoli villaggi. Il nostro dovere è di rimanere, e provare a andare avanti in questa situazione. Ma non è facile”. (GV) (Agenzia Fides 26/6/2015).
ASIA - E’ l’istruzione il motore della Conferenza dei Gesuiti dell'Asia Pacifico
Macao (Agenzia Fides) – I Gesuiti dell’Asia continueranno ad avere come focus principale della loro attività e presenza il servizio dell’istruzione: è quanto emerso da un recente incontro della Conferenza dei Gesuiti dell'Asia Pacifico (JCAP) tenutosi a Macao, cui hanno partecipato rappresentanti di Hong Kong, Filippine, Cambogia, Giappone, Indonesia, Timor Est e Australia.
Come appreso da Fides, nell’incontro è stato riferito che il servizio promosso dai gesuiti procede con risultati apprezzabili in tutti i paesi. Come ha informato don Roberto Boholst SJ, il Collegio intitolato a Sant’Ignazio di Lojola a Timor Est è ora in grado di accogliere 105 studenti in ciascuna delle tre annualità di studio dei tre livelli dell'anno. Anche la costruzione del Xavier Jesuit Community School in Cambogia sta andando bene e il suo direttore, don Ashley Evans SJ, ha fornito i dettagli sulla nuova scuola.
Se in Indonesia è in fase di completamento un programma basato sul “modello pedagogico Ignaziano”, uno sviluppo significativo nella Provincia cinese è che il prossimo anno scolastico tutte le scuole avranno presidi laici. Altre buone notizie sono giunte da Giappone e Filippine.
P. Mark Raper SJ, presidente della Conferenza, ha ribadito nel suo messaggio che “la formazione è il motore della Conferenza, offrendo al gruppo tre punti da considerare: una attenta pianificazione; l’urgenza di concentrarsi su poveri ed emarginati; il valore indispensabile della collaborazione in tutta la regione. (PA) (Agenzia Fides 26/6/2015).
Come appreso da Fides, nell’incontro è stato riferito che il servizio promosso dai gesuiti procede con risultati apprezzabili in tutti i paesi. Come ha informato don Roberto Boholst SJ, il Collegio intitolato a Sant’Ignazio di Lojola a Timor Est è ora in grado di accogliere 105 studenti in ciascuna delle tre annualità di studio dei tre livelli dell'anno. Anche la costruzione del Xavier Jesuit Community School in Cambogia sta andando bene e il suo direttore, don Ashley Evans SJ, ha fornito i dettagli sulla nuova scuola.
Se in Indonesia è in fase di completamento un programma basato sul “modello pedagogico Ignaziano”, uno sviluppo significativo nella Provincia cinese è che il prossimo anno scolastico tutte le scuole avranno presidi laici. Altre buone notizie sono giunte da Giappone e Filippine.
P. Mark Raper SJ, presidente della Conferenza, ha ribadito nel suo messaggio che “la formazione è il motore della Conferenza, offrendo al gruppo tre punti da considerare: una attenta pianificazione; l’urgenza di concentrarsi su poveri ed emarginati; il valore indispensabile della collaborazione in tutta la regione. (PA) (Agenzia Fides 26/6/2015).
AMERICA/ECUADOR - Ancora manifestazioni contro il presidente Correa
Guayaquil (Agenzia Fides) – L'Ecuador continua a vivere giornate di tensione per le numerose manifestazioni che si sono svolte a Guayaquil e Quito contro il presidente Rafael Correa. Da una settimana la popolazione e l'opposizione avevano manifestato contro le disposizioni del governo che prevedono l’aumento di alcune tasse. Malgrado due giorni fa lo stesso presidente abbia annunciato un ritiro provvisorio delle proposte di legge, la manifestazioni sono proseguite.
Ieri, secondo una nota pervenuta a Fides, la manifestazione di Guayaquil è stata guidata dal sindaco della città. Al grido della piazza "l'Ecuador non è il Venezuela", si sono sentiti discorsi che paragonavano questi due paesi. Jaime Nebot, sindaco di Guayaquil, ha concluso dicendo che Correa non è né il proprietario né il padrone del paese. Se vuole un confronto ideologico si vada alle urne. Lo stesso si è verificato a Quito, dove il gruppo molto numeroso dei manifestanti è stato fermato dalla polizia perché voleva andare alla sede del Governo.
Il governo ha proposto la via del dialogo, notizia ben accolta anche dalle istituzioni sociali e anche dalla Chiesa (vedi Fides 17/06/2015), ma all’annuncio non sono seguiti segnali per l'incontro con l'opposizione o altri membri dei gruppi dei manifestanti.
(CE) (Agenzia Fides, 26/06/2015)
Ieri, secondo una nota pervenuta a Fides, la manifestazione di Guayaquil è stata guidata dal sindaco della città. Al grido della piazza "l'Ecuador non è il Venezuela", si sono sentiti discorsi che paragonavano questi due paesi. Jaime Nebot, sindaco di Guayaquil, ha concluso dicendo che Correa non è né il proprietario né il padrone del paese. Se vuole un confronto ideologico si vada alle urne. Lo stesso si è verificato a Quito, dove il gruppo molto numeroso dei manifestanti è stato fermato dalla polizia perché voleva andare alla sede del Governo.
Il governo ha proposto la via del dialogo, notizia ben accolta anche dalle istituzioni sociali e anche dalla Chiesa (vedi Fides 17/06/2015), ma all’annuncio non sono seguiti segnali per l'incontro con l'opposizione o altri membri dei gruppi dei manifestanti.
(CE) (Agenzia Fides, 26/06/2015)
AMERICA/BOLIVIA - L’Incontro mondiale dei Movimenti Sociali sarà concluso dal Papa
La Paz (Agenzia Fides) – Sono già 900 i partecipanti che hanno confermato la loro presenza all'Incontro mondiale dei Movimenti Sociali che si svolgerà a Santa Cruz, in Bolivia, dal 7 al 9 luglio 2015. La nota inviata a Fides da una fonte locale riferisce che ad aprire l'Incontro sarà il Card. Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, dicastero che è tra i promotori dell’iniziativa.
I rappresentanti delle numerose aggregazioni, non solo cattoliche, che comprendono le diverse realtà sociali, si confronteranno sul tema “Il futuro dei movimenti sociali a favore dell’ambiente”. Le conclusioni saranno consegnate al Santo Padre Francesco, che parteciperà alla chiusura dell'Incontro in quanto sarà in Bolivia per una visita pastorale dall’8 al 10 luglio.
Il gruppo delle delegazioni internazionali è assai numeroso, fra gli altri si contano 250 delegati dell'Argentina, 250 del Brasile, 50 del Cile, 10 della Colombia, 3 della Costa Rica, 2 di Haití, 2 della Repubblica Dominicana, 40 dell’Ecuador, 1 di El Salvador, 4 dell India, 2 dell’Italia, 2 del Kenya, 5 del Messico, 2 degli Stati Uniti.
(CE) (Agenzia Fides, 26/06/2015)
I rappresentanti delle numerose aggregazioni, non solo cattoliche, che comprendono le diverse realtà sociali, si confronteranno sul tema “Il futuro dei movimenti sociali a favore dell’ambiente”. Le conclusioni saranno consegnate al Santo Padre Francesco, che parteciperà alla chiusura dell'Incontro in quanto sarà in Bolivia per una visita pastorale dall’8 al 10 luglio.
Il gruppo delle delegazioni internazionali è assai numeroso, fra gli altri si contano 250 delegati dell'Argentina, 250 del Brasile, 50 del Cile, 10 della Colombia, 3 della Costa Rica, 2 di Haití, 2 della Repubblica Dominicana, 40 dell’Ecuador, 1 di El Salvador, 4 dell India, 2 dell’Italia, 2 del Kenya, 5 del Messico, 2 degli Stati Uniti.
(CE) (Agenzia Fides, 26/06/2015)
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