| ||||||||||||||||||||||||||||||
Filippesi 1,4 ... e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia...
A Betlemme
Angelus del 8 novembre 2015
◊
“Voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi”. Con queste parole, pronunciate all’Angelus in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha commentato la vicenda dei documenti vaticani Trafugati nei mesi scorsi e pubblicati in particolare in due libri appena usciti. Rubarli, ha detto Francesco, è stato “un reato”, “un fatto deplorevole che non aiuta”. Il servizio di Alessandro De Carolis: 
Niente paura, io vado avanti con fiducia e speranza. All’Angelus, Papa Francesco si affaccia dalla finestra più celebre del mondo per dire direttamente e schiettamente, accompagnato da uno scroscio praticamente continuo di applausi, cosa abbia pensato e ritenga di quando accaduto nei giorni scorsi, tra documenti rubati alle sue spalle e libri che li hanno resi noti sostenendo di fare il bene del Papa:
“So che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati.
Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili”.
“Corvi” e “Vatileaks”, delatori e manovratori, qualsiasi fossero le loro trame e mire, non gli hanno tolto il sonno e soprattutto – scandisce Francesco con voce ferma, quasi soffocato da migliaia di battimani – non lo distraggono dai suoi dichiarati intenti di rinnovamento, che affida alla preghiera di chi la Chiesa la ama sul serio:
“Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi. Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato. Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza”.
Anche la riflessione precedente aveva in certo modo fatto da preludio a queste affermazioni, incentrata com’era sul contrasto tra l'autenticità cristiana e la sua “apparenza”. Francesco ha commentato come sempre il Vangelo della domenica, quello della vedova povera che lascia nel tesoro del tempio tutto quanto ha per vivere a differenza dai maestri della legge che, dice, “si pavoneggiano in pubblico” mentre in privato “divorano le case delle vedove”:
“Anche oggi esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a Lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto”.
I ricchi che gettano nel tesoro monete in quantità, ma per loro superflue, sono ben lontani, osserva il Papa, dal “bell’esempio” di generosità della vedova, che “nella sua povertà – sottolinea – ha compreso che, avendo Dio, ha tutto”:
“Gesù, oggi, dice anche a noi che il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza. C’è una differenza fra quantità e pienezza. Tu puoi avere tanti soldi, ma essere vuoto: non c’è pienezza nel tuo cuore. Pensate questa settimana alla differenza che c’è fra quantità e pienezza. Non è questione di portafoglio, ma di cuore (...) Amare Dio ‘con tutto il cuore’ significa fidarsi di Lui, della sua provvidenza, e servirlo nei fratelli più poveri senza attenderci nulla in cambio”.
E come spesso ama fare, il Papa condisce l’enunciazione di una verità di fede con un esempio concreto che ne dimostra la forza. L’esempio di una famiglia della sua diocesi in Argentina, che mentre è a tavola a mangiare delle cotolette viene interrotta da un mendicante che ha fame. La mamma chiede cosa intendano fare ai suoi tre figli, i quali di slancio la esortano a dare il cibo al povero. Dunque, questa mamma, spiega il Papa…
“…prende la forchetta e il coltello e toglie metà ad ognuna delle cotolette… ‘Ah no, mamma, no! Così no! Prendi dal frigo…’. ‘No, facciamo tre panini così’. E i figli hanno imparato che la vera carità si fa non da quello che ci avanza, ma da quello ci è necessario (…) Siamo chiamati a dare il tempo necessario, non solo quello che ci avanza; siamo chiamati a dare subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali o di gruppo”.
Al termine dell’Angelus, Francesco ricorda sia il Convegno nazionale della Chiesa italiana, al quale prenderà parte martedì prossimo recandosi a Firenze, sia la “Giornata del Ringraziamento”, che quest’anno ha per tema “Il suolo, bene comune”, che a Roma si svolge in concomitanza con la “Giornata diocesana per la custodia del creato”, arricchita quest’anno dalla “Marcia per la terra”:
“Mi associo ai Vescovi nell’auspicare che tutti agiscano come amministratori responsabili di un prezioso bene collettivo, la terra, i cui frutti hanno una destinazione universale. Io sono vicino con gratitudine al mondo agricolo, e incoraggio a coltivare la terra in modo da custodirne la fertilità affinché produca cibo per tutti, oggi e per le generazioni future”.
Bollettino Fides News del 5 novembre 2015
AFRICA/CONGO RD - La società civile: “Ci sono jihadisti stranieri nella nostra regione nonostante quello che dice l’Onu”
Kinshasa (Agenzia Fides) - Ci sono combattenti stranieri che operano nelle file dell’ADF-NALU, il gruppo di guerriglia di origine ugandese che da anni imperversa nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Lo ribadisce una nota inviata all’Agenzia Fides dal Centre d'Etude pour la promotion de la Paix, la Démocratie et les Droits de l'Homme (CEPADHO), un’associazione della società civile locale, che precisa alcune delle affermazioni del rapporto degli esperti Onu sui gruppi armati presenti nella regione.
La CEPADHO afferma di “condividere buona parte del rapporto”, che è stato consegnato il 16 ottobre al Presidente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma ritiene che “alcune delle affermazioni fatte sulle ADF-NALU e sull’operazione volta a catturarle, non corrispondano alla realtà sul terreno”.
In particolare si contesta il fatto che “il gruppo di esperti afferma di non aver trovato alcun legame tra l’ADF ed altri gruppi terroristi stranieri”. “Questa affermazione- afferma la nota- appare assurda quando ci sono un centinaio di appartenenti alle ADF catturati che sono islamisti di nazionalità somala, keniana, tanzaniana, rwandese, sudanese…accanto a congolesi e ugandesi. È curioso che il gruppo di esperti sia rimasto silente su questa realtà”.
Si contesta inoltre l’affermazione secondo la quale durante il comando dell’operazione Sukola 1 (intrapresa dall’esercito congolese per catturare i membri dell’ADF-NALU) da parte del generale Akili Mundos, nessun sospetto di essere autore diretto dei massacri contro i civili sia stato rinviato a giudizio di fronte alla Procura militare. “Questa affermazione - recita la nota - appare gratuita, tanto più che ci sono diversi combattenti catturati dell’ADF nella prigione di Kangwayi e di Beni, senza contare altre decine che sono stati inviati a Kinshasa e a Goma”.
La CEPADHO conclude invitando il gruppo di esperti a diversificare le fonti di informazione nelle loro prossime missioni, al fine di evitare un lavoro parziale. Secondo il rapporto del gruppo di esperti, le ADF-NALU sono responsabili della morte dalle 350 alle 450 persone nella regione di Beni, tra l’ottobre 2014 e il giugno 2015. (L.M.) (Agenzia Fides 5/11/2015)
La CEPADHO afferma di “condividere buona parte del rapporto”, che è stato consegnato il 16 ottobre al Presidente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma ritiene che “alcune delle affermazioni fatte sulle ADF-NALU e sull’operazione volta a catturarle, non corrispondano alla realtà sul terreno”.
In particolare si contesta il fatto che “il gruppo di esperti afferma di non aver trovato alcun legame tra l’ADF ed altri gruppi terroristi stranieri”. “Questa affermazione- afferma la nota- appare assurda quando ci sono un centinaio di appartenenti alle ADF catturati che sono islamisti di nazionalità somala, keniana, tanzaniana, rwandese, sudanese…accanto a congolesi e ugandesi. È curioso che il gruppo di esperti sia rimasto silente su questa realtà”.
Si contesta inoltre l’affermazione secondo la quale durante il comando dell’operazione Sukola 1 (intrapresa dall’esercito congolese per catturare i membri dell’ADF-NALU) da parte del generale Akili Mundos, nessun sospetto di essere autore diretto dei massacri contro i civili sia stato rinviato a giudizio di fronte alla Procura militare. “Questa affermazione - recita la nota - appare gratuita, tanto più che ci sono diversi combattenti catturati dell’ADF nella prigione di Kangwayi e di Beni, senza contare altre decine che sono stati inviati a Kinshasa e a Goma”.
La CEPADHO conclude invitando il gruppo di esperti a diversificare le fonti di informazione nelle loro prossime missioni, al fine di evitare un lavoro parziale. Secondo il rapporto del gruppo di esperti, le ADF-NALU sono responsabili della morte dalle 350 alle 450 persone nella regione di Beni, tra l’ottobre 2014 e il giugno 2015. (L.M.) (Agenzia Fides 5/11/2015)
AFRICA/KENYA - “La visita di Papa Francesco è come avere il suono dei tamburi che trasmettono la Parola risonante in tutta l’Africa”
Nairobi (Agenzia Fides)- “Il fatto che il Papa inizi la sua visita in Africa qui, in questa grande nazione, è una benedizione e un’opportunità per noi keniani” ha affermato Sua Ecc. Mons. Alfred Rotich, Ordinario Militare, Presidente del segretariato per la visita del Pontefice nel Paese africano, in un’intervista all’emittente televisiva NTV Kenya, segnalata all’Agenzia Fides.
“Il Santo Padre porterà benedizioni e solidarietà, consolazione e speranza, in un momento nel quale molti di noi vivono nello sconforto. (…) La visita del Papa offre l’opportunità per i keniani di discutere di problemi come l’ambiente, la giustizia, la coesione sociale, l’integrità morale, lo stare insieme attraverso il dialogo” ha affermato ancora Mons. Rotich.
“Con la visita del Papa è come avere il messaggio di Gesù Cristo rinnovato, come avere il suono dei tamburi che trasmettono la Parola risonante in tutta l’Africa” ha aggiunto.
Secondo Mons. Rotich, non ci sono particolari problemi nella preparazione della visita di Papa Francesco. Sull’aspetto della sicurezza Mons. Rotich ha invitato i fedeli che abitano nei luoghi che verranno visitati dal Santo Padre a essere consapevoli dell’ambiente nel quale vivono, chiedendosi chi sono i propri vicini. Questo è anche un modo per ottenere quello che Mons. Rotich auspica rimanga della visita papale: un Paese più unito e solidale. (L.M.) (Agenzia Fides 5/11/2015)
“Il Santo Padre porterà benedizioni e solidarietà, consolazione e speranza, in un momento nel quale molti di noi vivono nello sconforto. (…) La visita del Papa offre l’opportunità per i keniani di discutere di problemi come l’ambiente, la giustizia, la coesione sociale, l’integrità morale, lo stare insieme attraverso il dialogo” ha affermato ancora Mons. Rotich.
“Con la visita del Papa è come avere il messaggio di Gesù Cristo rinnovato, come avere il suono dei tamburi che trasmettono la Parola risonante in tutta l’Africa” ha aggiunto.
Secondo Mons. Rotich, non ci sono particolari problemi nella preparazione della visita di Papa Francesco. Sull’aspetto della sicurezza Mons. Rotich ha invitato i fedeli che abitano nei luoghi che verranno visitati dal Santo Padre a essere consapevoli dell’ambiente nel quale vivono, chiedendosi chi sono i propri vicini. Questo è anche un modo per ottenere quello che Mons. Rotich auspica rimanga della visita papale: un Paese più unito e solidale. (L.M.) (Agenzia Fides 5/11/2015)
AFRICA/MOZAMBICO - Ottocento bambini in festa: non studieranno più sotto la pioggia o sotto il sole cocente
Maputo (Agenzia Fides) – Sono iniziati i lavori di costruzione di due nuove aule scolastiche nella Scuola Primaria ‘19 de Outubro di Ngalunde, 42 km da Maputo, distretto di Marracuene. A dare notizia della grande festa, che ha visto coinvolti tutti gli 800 alunni, i membri del consiglio scolastico, gli insegnanti, i genitori, le autorità tradizionali e di governo, il Centro Cooperazione Sviluppo onlus impegnato a migliorare la qualità dell’istruzione e il benessere dei bambini. A causa della scarsità di aule, oltre metà degli allievi per anni sono stati costretti a studiare all’aperto, esposti alla pioggia e al calore del sole, fatto che ha compromesso e spesso impedito il normale corso delle lezioni. Per contrastare questa situazione, la comunità rurale di Ngalunde si era già da tempo attivata e sta attualmente collaborando a titolo volontario, attraverso manodopera e materiali, ai lavori edili, iniziati lo scorso 12 ottobre. A partire dal 2016 tutti i bambini della scuola potranno seguire le lezioni in aule comode e a norma, protetti da ogni genere di agenti atmosferici, mettendo al sicuro anche libri e quaderni, che spesso durante le lezioni all’aria aperta si danneggiano. (AP) (5/11/2015 Agenzia Fides)
ASIA/MYANMAR - Il Card. Bo: “Il voto è un pellegrinaggio di speranza”
Yangon (Agenzia Fides) – Mentre si assiste a “un momento cruciale nella storia del Myanmar”, negli ultimi giorni prima del voto “c’è bisogno di una vigilanza supplementare. Auspichiamo che queste elezioni siano un processo trasparente, per garantire un voto libero ed equo anche ai poveri e agli emarginati”: lo afferma, in una nota inviata all’Agenzia Fides, il Card. Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, quando nel paese si avvicinano le elezioni generali dell’8 novembre.
Si tratta, nota il Card. Bo, delle “prime elezioni libere: 93 partiti, 5.800 candidati dei partiti, 3.000 candidati indipendenti. La ricerca per la democrazia è vitale in Myanmar oggi”.
Il Cardinale apprezza “i leader e la loro visione della democrazia”. “Evitare la violenza elettorale è una sfida difficile e sono contento che nostre leggi e le autorità siano all'altezza della sfida” rimarca. Definendo “encomiabile” il coraggio alla Commissione elettorale che “affronterà il lavoro con neutralità professionale”, il Card. Bo ricorda che “la gente vuole elezioni pacifiche” e che “il diritto al voto è sacro”. “Attraverso questo diritto, le persone determinano il loro futuro. Andare nella cabina elettorale è un pellegrinaggio di speranza. Tutti noi intraprendiamo questo pellegrinaggio. Il nostro destino è nelle urne. La democrazia, per il popolo, dal popolo e del popolo, ha forgiato la storia delle grandi nazioni. Il Myanmar aspettava questo momento da secoli”, nota.
“Oggi è il nostro appuntamento con quel destino. Insieme ci ritroviamo o insieme cadiamo. Le urne determineranno il nostro futuro. Dio ha benedetto questa nazione con immensi tesori, ma il tesoro che vale più di qualsiasi altro è la fratellanza umana, una nazione arcobaleno di 135 tribù e con le principali religioni. Abbiamo bisogno di pace oggi” osserva il Cardinale.
Il testo inviato a Fides conclude auspicando che il voto “porti pace e prosperità per questa nazione” e che il Myanmar “ritrovi il suo storico splendore”. (PA) (Agenzia Fides 5/11/2015)
Si tratta, nota il Card. Bo, delle “prime elezioni libere: 93 partiti, 5.800 candidati dei partiti, 3.000 candidati indipendenti. La ricerca per la democrazia è vitale in Myanmar oggi”.
Il Cardinale apprezza “i leader e la loro visione della democrazia”. “Evitare la violenza elettorale è una sfida difficile e sono contento che nostre leggi e le autorità siano all'altezza della sfida” rimarca. Definendo “encomiabile” il coraggio alla Commissione elettorale che “affronterà il lavoro con neutralità professionale”, il Card. Bo ricorda che “la gente vuole elezioni pacifiche” e che “il diritto al voto è sacro”. “Attraverso questo diritto, le persone determinano il loro futuro. Andare nella cabina elettorale è un pellegrinaggio di speranza. Tutti noi intraprendiamo questo pellegrinaggio. Il nostro destino è nelle urne. La democrazia, per il popolo, dal popolo e del popolo, ha forgiato la storia delle grandi nazioni. Il Myanmar aspettava questo momento da secoli”, nota.
“Oggi è il nostro appuntamento con quel destino. Insieme ci ritroviamo o insieme cadiamo. Le urne determineranno il nostro futuro. Dio ha benedetto questa nazione con immensi tesori, ma il tesoro che vale più di qualsiasi altro è la fratellanza umana, una nazione arcobaleno di 135 tribù e con le principali religioni. Abbiamo bisogno di pace oggi” osserva il Cardinale.
Il testo inviato a Fides conclude auspicando che il voto “porti pace e prosperità per questa nazione” e che il Myanmar “ritrovi il suo storico splendore”. (PA) (Agenzia Fides 5/11/2015)
ASIA/IRAQ - Anche i cristiani manifestano a Erbil contro la legge sull'islamizzazione dei minori
Erbil (Agenzia Fides) – Centinaia di appartenenti alle componenti non islamiche della società irachena hanno dato vita mercoledì 4 novembre ad una manifestazione davanti alla rappresentanza Onu di Erbil per protestare contro la legge che dispone il passaggio automatico alla religione islamica dei minori quando anche uno solo dei due genitori si converte all'islam. La mobilitazione – ha visto convergere militanti di varie sigle politiche, rappresentanti di organizzazioni della società civile e gruppi di cristiani, yazidi, mandei e sabei.
Una delegazione dei manifestanti, secondo quanto riportato dal website iracheno ankawa.com, è stata ricevuta dai funzionari dell'Onu, ai quali ha consegnato un memorandum in cui viene documentata l'incostituzionalità della legge in questione. I funzionari dell'Onu, dal canto loro, hanno assicurato che faranno pressione sul parlamento iracheno per cercare di ottenere una modifica della legge.
Lo scorso 27 ottobre (vedi Fides 28/10/2015) il parlamento iracheno aveva respinto a larga maggioranza la proposta di modifica della legge avanzata dai rappresentanti cristiani, ma sostenuta da parlamentari appartenenti a schieramenti diversi. In tale proposta si chiedeva di aggiungere al paragrafo della legge riguardante i minori una frase, per stabilire che nel caso di conversione all'islam di un genitore, i minori rimangono nella religione originaria di appartenenza fino ai diciotto anni, per poi scegliere la religione a cui appartenere in piena libertà di coscienza. (GV) (Agenzia Fides 5/11/2015).
Una delegazione dei manifestanti, secondo quanto riportato dal website iracheno ankawa.com, è stata ricevuta dai funzionari dell'Onu, ai quali ha consegnato un memorandum in cui viene documentata l'incostituzionalità della legge in questione. I funzionari dell'Onu, dal canto loro, hanno assicurato che faranno pressione sul parlamento iracheno per cercare di ottenere una modifica della legge.
Lo scorso 27 ottobre (vedi Fides 28/10/2015) il parlamento iracheno aveva respinto a larga maggioranza la proposta di modifica della legge avanzata dai rappresentanti cristiani, ma sostenuta da parlamentari appartenenti a schieramenti diversi. In tale proposta si chiedeva di aggiungere al paragrafo della legge riguardante i minori una frase, per stabilire che nel caso di conversione all'islam di un genitore, i minori rimangono nella religione originaria di appartenenza fino ai diciotto anni, per poi scegliere la religione a cui appartenere in piena libertà di coscienza. (GV) (Agenzia Fides 5/11/2015).
ASIA/TERRA SANTA - I Vescovi cattolici: più confessori nei Santuari per l'Anno Santo della Misericordia
Gerusalemme (Agenzia Fides) – I pellegrini che si recheranno in Terra Santa durante l'ormai imminente Anno Santo della Misericordia potranno accedere con più facilità al sacramento della confessione nelle chiese e nei santuari sparsi nella terra dove è vissuto Gesù. E' questa la misura più significativa annunciata dai capi delle Chiese cattoliche di Terra Santa per aiutare i pellegrini a vivere il tempo giubilare facendo esperienza viva della misericordia del Signore nel perdono sacramentale. L'intento è stato annunciato esplicitamente dagli Ordinari cattolici di Terra Santa, riunitisi in assemblea presso la sede del Patriarcato Latino di Gerusalemme dal 3 al 5 novembre. “Per vivere meglio questo anno di misericordia” si legge nel comunicato finale dell'assemblea, pervenuto all'Agenzia Fides, “è consigliabile che la celebrazione del sacramento della penitenza sia inserita nei programmi per i pellegrini. Il nostro comitato per i pellegrinaggi lavorerà per rendere più a ccessibile il sacramento della confessione nei diversi santuari”.
A conclusione dell'assemblea, i Vescovi cattolici di Terra Santa hanno anche rinnovato l'appello a tutti coloro che vogliono seguire le orme di Cristo a non farsi intimorire dalle convulsioni che pure agitano il Medio Oriente: “La gente di questa terra” si legge nel comunicato finale “ ha bisogno della vostra testimonianza”.
Nel corso dei lavori, i Vescovi cattolici di Terra Santa hanno anche analizzato il prezioso lavoro svolto da Caritas Jerusalem a favore di chi vive diverse forme di emergenza sociale e umanitaria, con particolare attenzione dedicata ai progetti messi in atto nella Striscia di Gaza. A tal riguardo, i Vescovi cattolici hanno anche chiesto di istituire in ogni parrocchia “un comitato locale che si occupi dei poveri”, in coordinamento con Caritas Jerusalem. (GV) (Agenzia Fides 5/11/2015).
A conclusione dell'assemblea, i Vescovi cattolici di Terra Santa hanno anche rinnovato l'appello a tutti coloro che vogliono seguire le orme di Cristo a non farsi intimorire dalle convulsioni che pure agitano il Medio Oriente: “La gente di questa terra” si legge nel comunicato finale “ ha bisogno della vostra testimonianza”.
Nel corso dei lavori, i Vescovi cattolici di Terra Santa hanno anche analizzato il prezioso lavoro svolto da Caritas Jerusalem a favore di chi vive diverse forme di emergenza sociale e umanitaria, con particolare attenzione dedicata ai progetti messi in atto nella Striscia di Gaza. A tal riguardo, i Vescovi cattolici hanno anche chiesto di istituire in ogni parrocchia “un comitato locale che si occupi dei poveri”, in coordinamento con Caritas Jerusalem. (GV) (Agenzia Fides 5/11/2015).
ASIA/PAKISTAN - Un anno fa due coniugi cristiani furono arsi vivi: oggi vita nuova per i loro figli
Lahore (Agenzia Fides) – Un anno fa, il 4 novembre 2014, un episodio generò un’ondata di orrore in tutto il Pakistan, scioccando il mondo intero: i due coniugi cristiani Shama e Shahzad Masih furono gettati in una fornace per mattoni da una folla di musulmani e arsi vivi per sospetta blasfemia. In Pakistan l’anniversario di quel tragico incidente è stato celebrato in diverse comunità del Paunjab. La loro memoria è viva soprattutto nel prendersi cura dei loro figli, come fa oggi la “Cecil Chaudhry & Iris Foundation”, Ong che promuove progetti per i gruppi più emarginati in Pakistan.
La Presidente della Fondazione, la cattolica Michelle Chaudhry, ha dichiarato a Fides: “Teniamo Shama e Shahzad nel profondo del nostro cuore; due vite innocenti perse a causa dell’estremo bigottismo nella nostra società. I fanatici non solo hanno bruciate due vite preziose in quella fornace; ma hanno bruciato l'umanità, hanno bruciato i principi dell'Islam e hanno bruciato il Pakistan di Jinnah e nessun risarcimento monetario può compensare un simile atto estremo di violenza”.
La Fondazione è impegnata a costruire una società giusta ed equa: “Per questo – prosegue – ricordiamo la sentenza del 19 giugno 2014 della Corte Suprema, che ha espressamente chiesto al governo di promuovere la tolleranza religiosa e sociale e di proteggere le minoranze religiose”.
La Fondazione chiede giustizia per Shama e Shehzad, auspicando che i responsabili dell’omicidio siano consegnati alla giustizia e che “sia garantita la sicurezza e la protezione di ogni pakistano, a prescindere dalla fede, genere, lingua, etnia, come sancito dalla Costituzione”.
La Cecil & Iris Chaudhry Foundation si è assunta la responsabilità di garantire una istruzione ai tre figli dei coniugi uccisi: “Abbiamo voluto portare un cambiamento in meglio nella vita di questi bambini, avendo una grande fiducia nel potere dell'educazione. Oggi ci dà immenso piacere vedere questi bambini felici, sicuri e impegnati in modo proficuo nelle attività scolastiche”. (PA) (Agenzia Fides 5/11/2015)
La Presidente della Fondazione, la cattolica Michelle Chaudhry, ha dichiarato a Fides: “Teniamo Shama e Shahzad nel profondo del nostro cuore; due vite innocenti perse a causa dell’estremo bigottismo nella nostra società. I fanatici non solo hanno bruciate due vite preziose in quella fornace; ma hanno bruciato l'umanità, hanno bruciato i principi dell'Islam e hanno bruciato il Pakistan di Jinnah e nessun risarcimento monetario può compensare un simile atto estremo di violenza”.
La Fondazione è impegnata a costruire una società giusta ed equa: “Per questo – prosegue – ricordiamo la sentenza del 19 giugno 2014 della Corte Suprema, che ha espressamente chiesto al governo di promuovere la tolleranza religiosa e sociale e di proteggere le minoranze religiose”.
La Fondazione chiede giustizia per Shama e Shehzad, auspicando che i responsabili dell’omicidio siano consegnati alla giustizia e che “sia garantita la sicurezza e la protezione di ogni pakistano, a prescindere dalla fede, genere, lingua, etnia, come sancito dalla Costituzione”.
La Cecil & Iris Chaudhry Foundation si è assunta la responsabilità di garantire una istruzione ai tre figli dei coniugi uccisi: “Abbiamo voluto portare un cambiamento in meglio nella vita di questi bambini, avendo una grande fiducia nel potere dell'educazione. Oggi ci dà immenso piacere vedere questi bambini felici, sicuri e impegnati in modo proficuo nelle attività scolastiche”. (PA) (Agenzia Fides 5/11/2015)
ASIA/CINA - Nella festa degli apostoli Simone e Giuda, due comunità accolgono nuovi diaconi e sacerdoti
Pechino (Agenzia Fides) – Due comunità ricche di vocazioni accolgono nuovi operai della vigna del Signore a conclusione del mese missionario e del Rosario. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, nel giorno della festa liturgica degli apostoli Simone e Giuda, il 28 ottobre, la diocesi di San Yuan della provincia di Shaan Xi, in Cina continentale, ha accolto il dono di 4 nuovi sacerdoti, i giovani migliori “che hanno risposto alla chiamata di Gesù per condividere la sua missione pastorale e missionaria al servizio della Chiesa” come riporta la nota. Oltre 3.000 fedeli hanno preso parte alla solenne ordinazione presieduta dal Vescovo Sua Ecc. Mons. Giuseppe Han Ying Jin, e concelebrata da 90 sacerdoti. Presenti anche un centinaio di religiose di diverse congregazioni: di Nostra Signora, del Sacro Cuore, del Bambino Gesù, domenicane.
Nello stesso giorno nella diocesi di Han Dan (Yong Nian) della provincia dell’He Bei, un’altra diocesi che è terreno fertile per le vocazioni sacerdotali e religiose, sono stati ordinati due diaconi, per “il servizio dell’altare, della Parola di Dio e del Popolo di Dio”. Durante l’omelia il Vicario diocesano ha ringraziato soprattutto le famiglie dei nuovi diaconi, perché “hanno avuto cura della vocazione e della fede cristiana dei figli. Nonostante numerose tentazioni e sfide che la società di oggi pone alle famiglie e ai giovani, i genitori cattolici sono stati davvero bravi. Siamo orgogliosi di voi e dei vostri figli!”. Inoltre ha incoraggiato un costante accompagnamento vocazionale delle famiglie.
(NZ) (Agenzia Fides 2015/11/05)
Nello stesso giorno nella diocesi di Han Dan (Yong Nian) della provincia dell’He Bei, un’altra diocesi che è terreno fertile per le vocazioni sacerdotali e religiose, sono stati ordinati due diaconi, per “il servizio dell’altare, della Parola di Dio e del Popolo di Dio”. Durante l’omelia il Vicario diocesano ha ringraziato soprattutto le famiglie dei nuovi diaconi, perché “hanno avuto cura della vocazione e della fede cristiana dei figli. Nonostante numerose tentazioni e sfide che la società di oggi pone alle famiglie e ai giovani, i genitori cattolici sono stati davvero bravi. Siamo orgogliosi di voi e dei vostri figli!”. Inoltre ha incoraggiato un costante accompagnamento vocazionale delle famiglie.
(NZ) (Agenzia Fides 2015/11/05)
AMERICA/ARGENTINA - Società mineraria si ritira da La Rioja: comunicato del Vescovo e del Vicegovernatore
La Rioja (Agenzia Fides) – La società mineraria MIDAIS si ritira da Angulos, Dipartimento di Famatina a la Rioja (Argentina). Lo hanno comunicato ufficialmente sia il Vescovo della diocesi La Rioja, Sua Ecc. Mons. Marcelo Daniel Colombo, che il Vice Governatore Sergio Casas, in rappresentanza del governo. Casas ha informato che la decisione del governo della Provincia si colloca nel contesto dell'impegno al dialogo da parte dello Stato. Sebbene il governo ritenga l'attività mineraria come un'attività principale per lo sviluppo, "bisogna mostrare sempre gesti e segni per il dialogo", e ha sottolineato che "colui che ha mediato nel processo decisionale è stato il Vescovo, Monsignor Marcelo Colombo".
Secondo le informazioni pervenute a Fides, il gruppo di residenti accampati lungo la strada che porta alla sede provvisoria degli uffici della miniera, adesso in fase di smantellamento, ha riferito alla stampa locale che "l'intervento di Mons. Colombo è stato quello più riuscito e umano". Casas ha riferito alla stampa locale che "il governo provinciale ha voluto dare il proprio granello di sabbia per riuscire a creare la pace sociale, ma bisogna essere sempre prudenti, ed in questo voglio segnalare il contributo di Mons. Colombo e la sua imparzialità".
La lettera pastorale di Mons. Colombo è molto diretta: "Ho insistito sulla necessità del consenso sociale per quelle iniziative imprenditoriali che potrebbero influenzare l'ambiente e la salute della popolazione" afferma il Vescovo, che continua: "Apprezzo la fiducia di tutte le persone coinvolte in questo processo per superare il conflitto, lasciando da parte gli interessi personali e settoriali. Vi incoraggio tutti a continuare a costruire insieme una nuova era, in cui il dialogo possa seminare la via della necessaria amicizia sociale e contribuire al bene comune di tutti gli abitanti de La Rioja".
Nella zona, secondo i dati forniti dalla stampa locale, questa è la terza impresa mineraria che si ritira della regione, come hanno già fatto la Barrick Gold e la Osisko.
(CE) (Agenzia Fides, 05/11/2015)
Secondo le informazioni pervenute a Fides, il gruppo di residenti accampati lungo la strada che porta alla sede provvisoria degli uffici della miniera, adesso in fase di smantellamento, ha riferito alla stampa locale che "l'intervento di Mons. Colombo è stato quello più riuscito e umano". Casas ha riferito alla stampa locale che "il governo provinciale ha voluto dare il proprio granello di sabbia per riuscire a creare la pace sociale, ma bisogna essere sempre prudenti, ed in questo voglio segnalare il contributo di Mons. Colombo e la sua imparzialità".
La lettera pastorale di Mons. Colombo è molto diretta: "Ho insistito sulla necessità del consenso sociale per quelle iniziative imprenditoriali che potrebbero influenzare l'ambiente e la salute della popolazione" afferma il Vescovo, che continua: "Apprezzo la fiducia di tutte le persone coinvolte in questo processo per superare il conflitto, lasciando da parte gli interessi personali e settoriali. Vi incoraggio tutti a continuare a costruire insieme una nuova era, in cui il dialogo possa seminare la via della necessaria amicizia sociale e contribuire al bene comune di tutti gli abitanti de La Rioja".
Nella zona, secondo i dati forniti dalla stampa locale, questa è la terza impresa mineraria che si ritira della regione, come hanno già fatto la Barrick Gold e la Osisko.
(CE) (Agenzia Fides, 05/11/2015)
AMERICA/MESSICO - “Dialogo con tutti, anche con il crimine organizzato”: appello dei Vescovi per la pace
Guerrero (Agenzia Fides) – I quattro Vescovi delle diocesi dello stato di Guerrero hanno chiesto al governo di "dialogare" con il crimine organizzato per invertire la grave situazione di insicurezza e di violenza che esiste nella regione. Nel documento, intitolato "Impegno con Guerrero e per la Pace", pervenuto a Fides, Sua Ecc. Mons. Carlos Garfias Merlos, Arcivescovo di Acapulco; Sua Ecc. Mons. Salvador Rangel Mendoza, Vescovo di Chilpancingo-Chilapa; Sua Ecc. Mons. Maximino Martínez Miranda, Vescovo di Ciudad Altamirano; e Sua Ecc. Mons. Dagoberto Sosa Arriaga, Vescovo di Tlapa, affermano che il governo di Héctor Astudillo inizia "nel bel mezzo di una profonda crisi sociale, economica, politica e dei diritti umani".
Guerrero, ricordano, è lo stato più violento del Messico, e "questa grave situazione ha portato alla polarizzazione, al confronto, all'emarginazione, alla disperazione e persino a cercare di farsi giustizia con le proprie mani". "E' essenziale che vengano promossi processi di dialogo e creati scenari in cui ci possiamo ascoltare, raggiungere accordi e ricostruire la memoria storica del nostro popolo" hanno scritto i Vescovi.
Riguardo alla frase di un giornalista, secondo cui dialogare con il crimine "significa scendere a patti con i delinquenti", Mons. Garfias Merlos ha chiarito alla stampa: "La parola è lo strumento per l'annuncio della Buona Novella, la parola è anche lo strumento delle autorità per rapportarsi con la popolazione, e i delinquenti sono parte della popolazione. In ogni processo di educazione o formazione c'è sempre la parola e il dialogo".
I Vescovi concludono suggerendo la creazione di “una piattaforma sociale che riesca a coinvolgere tutte le istituzioni per ricucire il tessuto sociale e così elaborare un piano di sviluppo completo".
(CE) (Agenzia Fides, 05/11/2015)
Guerrero, ricordano, è lo stato più violento del Messico, e "questa grave situazione ha portato alla polarizzazione, al confronto, all'emarginazione, alla disperazione e persino a cercare di farsi giustizia con le proprie mani". "E' essenziale che vengano promossi processi di dialogo e creati scenari in cui ci possiamo ascoltare, raggiungere accordi e ricostruire la memoria storica del nostro popolo" hanno scritto i Vescovi.
Riguardo alla frase di un giornalista, secondo cui dialogare con il crimine "significa scendere a patti con i delinquenti", Mons. Garfias Merlos ha chiarito alla stampa: "La parola è lo strumento per l'annuncio della Buona Novella, la parola è anche lo strumento delle autorità per rapportarsi con la popolazione, e i delinquenti sono parte della popolazione. In ogni processo di educazione o formazione c'è sempre la parola e il dialogo".
I Vescovi concludono suggerendo la creazione di “una piattaforma sociale che riesca a coinvolgere tutte le istituzioni per ricucire il tessuto sociale e così elaborare un piano di sviluppo completo".
(CE) (Agenzia Fides, 05/11/2015)
Iscriviti a:
Post (Atom)
Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro
Maxi impianto di depurazione a san Giorgio di Nogaro
Il maxi impianto da 13 milioni che rende il Fvg autonomo sui fanghi di depurazione - UdineToday UdineToday Completato a San Giorgio di No...
-
Il sito della Collaborazione pastorale di San Giorgio di Nogaro di nuovo funzionante! La parte secondo me essenziale è il foglietto settiman...
-
http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_P4Q.HTM Questo link guiderà chiunque lo voglia alla lettura del catechismo nel capitolo riguardante l...



