“Combattere la povertà, costruire la pace”


Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace 2009

“Combattere la povertà, costruire la pace”

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1. Anche all'inizio di questo nuovo anno desidero far giungere a tutti il mio augurio di pace ed invitare, con questo mio Messaggio, a riflettere sul tema: Combattere la povertà, costruire la pace. Già il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1993, aveva sottolineato le ripercussioni negative che la situazione di povertà di intere popolazioni finisce per avere sulla pace. Di fatto, la povertà risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà. «S'afferma... e diventa sempre più grave nel mondo – scriveva Giovanni Paolo II – un'altra seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, intere popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povertà. La disparità tra ricchi e poveri s'è fatta più evidente, anche nelle nazioni economicamente più sviluppate. Si tratta di un problema che s'impone alla coscienza dell'umanità, giacché le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offenderne la nativa dignità e da compromettere, conseguentemente, l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale» [1].

2. In questo contesto, combattere la povertà implica un'attenta considerazione del complesso fenomeno della globalizzazione. Tale considerazione è importante già dal punto di vista metodologico, perché suggerisce di utilizzare il frutto delle ricerche condotte dagli economisti e sociologi su tanti aspetti della povertà. Il richiamo alla globalizzazione dovrebbe, però, rivestire anche un significato spirituale e morale, sollecitando a guardare ai poveri nella consapevole prospettiva di essere tutti partecipi di un unico progetto divino, quello della vocazione a costituire un'unica famiglia in cui tutti – individui, popoli e nazioni – regolino i loro comportamenti improntandoli ai principi di fraternità e di responsabilità.

In tale prospettiva occorre avere, della povertà, una visione ampia ed articolata. Se la povertà fosse solo materiale, le scienze sociali che ci aiutano a misurare i fenomeni sulla base di dati di tipo soprattutto quantitativo, sarebbero sufficienti ad illuminarne le principali caratteristiche. Sappiamo, però, che esistono povertà immateriali, che non sono diretta e automatica conseguenza di carenze materiali. Ad esempio, nelle società ricche e progredite esistono fenomeni di emarginazione, povertà relazionale, morale e spirituale: si tratta di persone interiormente disorientate, che vivono diverse forme di disagio nonostante il benessere economico. Penso, da una parte, a quello che viene chiamato il «sottosviluppo morale» [2] e, dall'altra, alle conseguenze negative del «supersviluppo» [3]. Non dimentico poi che, nelle società cosiddette «povere», la crescita economica è spesso frenata da impedimenti culturali, che non consentono un adeguato utilizzo delle risorse. Resta comunque vero che ogni forma di povertà imposta ha alla propria radice il mancato rispetto della trascendente dignità della persona umana. Quando l'uomo non viene considerato nell'integralità della sua vocazione e non si rispettano le esigenze di una vera «ecologia umana» [4], si scatenano anche le dinamiche perverse della povertà, com'è evidente in alcuni ambiti sui quali soffermerò brevemente la mia attenzione.

Povertà e implicazioni morali

3. La povertà viene spesso correlata, come a propria causa, allo sviluppo demografico. In conseguenza di ciò, sono in atto campagne di riduzione delle nascite, condotte a livello internazionale, anche con metodi non rispettosi né della dignità della donna né del diritto dei coniugi a scegliere responsabilmente il numero dei figli [5] e spesso, cosa anche più grave, non rispettosi neppure del diritto alla vita. Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l'eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani. A fronte di ciò resta il fatto che, nel 1981, circa il 40% della popolazione mondiale era al di sotto della linea di povertà assoluta, mentre oggi tale percentuale è sostanzialmente dimezzata, e sono uscite dalla povertà popolazioni caratterizzate, peraltro, da un notevole incremento demografico. Il dato ora rilevato pone in evidenza che le risorse per risolvere il problema della povertà ci sarebbero, anche in presenza di una crescita della popolazione. Né va dimenticato che, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, la popolazione sulla terra è cresciuta di quattro miliardi e, in larga misura, tale fenomeno riguarda Paesi che di recente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze economiche e hanno conosciuto un rapido sviluppo proprio grazie all'elevato numero dei loro abitanti. Inoltre, tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con gli indici di natalità maggiori godono di migliori potenzialità di sviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povertà.

4. Un altro ambito di preoccupazione sono le malattie pandemiche quali, ad esempio, la malaria, la tubercolosi e l'AIDS, che, nella misura in cui colpiscono i settori produttivi della popolazione, influiscono grandemente sul peggioramento delle condizioni generali del Paese. I tentativi di frenare le conseguenze di queste malattie sulla popolazione non sempre raggiungono risultati significativi. Capita, inoltre, che i Paesi vittime di alcune di tali pandemie, per farvi fronte, debbano subire i ricatti di chi condiziona gli aiuti economici all'attuazione di politiche contrarie alla vita. È soprattutto difficile combattere l'AIDS, drammatica causa di povertà, se non si affrontano le problematiche morali con cui la diffusione del virus è collegata. Occorre innanzitutto farsi carico di campagne che educhino specialmente i giovani a una sessualità pienamente rispondente alla dignità della persona; iniziative poste in atto in tal senso hanno gia dato frutti significativi, facendo diminuire la diffusione dell'AIDS. Occorre poi mettere a disposizione anche dei popoli poveri le medicine e le cure necessarie; ciò suppone una decisa promozione della ricerca medica e delle innovazioni terapeutiche nonché, quando sia necessario, un'applicazione flessibile delle regole internazionali di protezione della proprietà intellettuale, così da garantire a tutti le cure sanitarie di base.

5. Un terzo ambito, oggetto di attenzione nei programmi di lotta alla povertà e che ne mostra l'intrinseca dimensione morale, è la povertà dei bambini. Quando la povertà colpisce una famiglia, i bambini ne risultano le vittime più vulnerabili: quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata da bambini. Considerare la povertà ponendosi dalla parte dei bambini induce a ritenere prioritari quegli obiettivi che li interessano più direttamente come, ad esempio, la cura delle madri, l'impegno educativo, l'accesso ai vaccini, alle cure mediche e all'acqua potabile, la salvaguardia dell'ambiente e, soprattutto, l'impegno a difesa della famiglia e della stabilità delle relazioni al suo interno. Quando la famiglia si indebolisce i danni ricadono inevitabilmente sui bambini. Ove non è tutelata la dignità della donna e della mamma, a risentirne sono ancora principalmente i figli.

6. Un quarto ambito che, dal punto di vista morale, merita particolare attenzione è la relazione esistente tra disarmo e sviluppo. Suscita preoccupazione l'attuale livello globale di spesa militare. Come ho già avuto modo di sottolineare, capita che «le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto. E questo va contro quanto afferma la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna la comunità internazionale, e gli Stati in particolare, a “pro-muovere lo stabilimento ed il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti” (art. 26)» [6].

Questo stato di cose non facilita, anzi ostacola seriamente il raggiungimento dei grandi obiettivi di sviluppo della comunità internazionale. Inoltre, un eccessivo accrescimento della spesa militare rischia di accelerare una corsa agli armamenti che provoca sacche di sottosviluppo e di disperazione, trasformandosi così paradossalmente in fattore di instabilità, di tensione e di conflitti. Come ha sapientemente affermato il mio venerato Predecessore Paolo VI, «lo sviluppo è il nuovo nome della pace» [7]. Gli Stati sono pertanto chiamati ad una seria riflessione sulle più profonde ragioni dei conflitti, spesso accesi dall'ingiustizia, e a provvedervi con una coraggiosa autocritica. Se si giungerà ad un miglioramento dei rapporti, ciò dovrebbe consentire una riduzione delle spese per gli armamenti. Le risorse risparmiate potranno essere destinate a progetti di sviluppo delle persone e dei popoli più poveri e bisognosi: l'impegno profuso in tal senso è un impegno per la pace all'interno della famiglia umana.

7. Un quinto ambito relativo alla lotta alla povertà materiale riguarda l'attuale crisi alimentare, che mette a repentaglio il soddisfacimento dei bisogni di base. Tale crisi è caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi e quindi da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessità e le emergenze. La malnutrizione può anche provocare gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle energie necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro situazione di povertà. E questo contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze, provocando reazioni che rischiano di diventare violente. I dati sull'andamento della povertà relativa negli ultimi decenni indicano tutti un aumento del divario tra ricchi e poveri. Cause principali di tale fenomeno sono senza dubbio, da una parte, il cambiamento tecnologico, i cui benefici si concentrano nella fascia più alta della distribuzione del reddito e, dall'altra, la dinamica dei prezzi dei prodotti industriali, che crescono molto più velocemente dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in possesso dei Paesi più poveri. Capita così che la maggior parte della popolazione dei Paesi più poveri soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di redditi più bassi sia di prezzi più alti.

Lotta alla povertà e solidarietà globale

8. Una delle strade maestre per costruire la pace è una globalizzazione finalizzata agli interessi della grande famiglia umana [8]. Per governare la globalizzazione occorre però una forte solidarietà globale [9] tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonché all'interno dei singoli Paesi, anche se ricchi. È necessario un «codice etico comune» [10], le cui norme non abbiano solo un carattere convenzionale, ma siano radicate nella legge naturale inscritta dal Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cfr Rm 2,14-15). Non avverte forse ciascuno di noi nell'intimo della coscienza l'appello a recare il proprio contributo al bene comune e alla pace sociale? La globalizzazione elimina certe barriere, ma ciò non significa che non ne possa costruire di nuove; avvicina i popoli, ma la vicinanza spaziale e temporale non crea di per sé le condizioni per una vera comunione e un'autentica pace. La marginalizzazione dei poveri del pianeta può trovare validi strumenti di riscatto nella globalizzazione solo se ogni uomo si sentirà personalmente ferito dalle ingiustizie esistenti nel mondo e dalle violazioni dei diritti umani ad esse connesse. La Chiesa, che è «segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano», [11] continuerà ad offrire il suo contributo affinché siano superate le ingiustizie e le incomprensioni e si giunga a costruire un mondo più pacifico e solidale.

9. Nel campo del commercio internazionale e delle transazioni finanziarie, sono oggi in atto processi che permettono di integrare positivamente le economie, contribuendo al miglioramento delle condizioni generali; ma ci sono anche processi di senso opposto, che dividono e marginalizzano i popoli, creando pericolose premesse per guerre e conflitti. Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, il commercio internazionale di beni e di servizi è cresciuto in modo straordinariamente rapido, con un dinamismo senza precedenti nella storia. Gran parte del commercio mondiale ha interessato i Paesi di antica industrializzazione, con la significativa aggiunta di molti Paesi emergenti, diventati rilevanti. Ci sono però altri Paesi a basso reddito, che risultano ancora gravemente marginalizzati rispetto ai flussi commerciali. La loro crescita ha risentito negativamente del rapido declino, registrato negli ultimi decenni, dei prezzi dei prodotti primari, che costituiscono la quasi totalità delle loro esportazioni. In questi Paesi, per la gran parte africani, la dipendenza dalle esportazioni di prodotti primari continua a costituire un potente fattore di rischio. Vorrei qui rinnovare un appello perché tutti i Paesi abbiano le stesse possibilità di accesso al mercato mondiale, evitando esclusioni e marginalizzazioni.

10. Una riflessione simile può essere fatta per la finanza, che concerne uno degli aspetti primari del fenomeno della globalizzazione, grazie allo sviluppo dell'elettronica e alle politiche di liberalizzazione dei flussi di denaro tra i diversi Paesi. La funzione oggettivamente più importante della finanza, quella cioè di sostenere nel lungo termine la possibilità di investimenti e quindi di sviluppo, si dimostra oggi quanto mai fragile: essa subisce i contraccolpi negativi di un sistema di scambi finanziari – a livello nazionale e globale - basati su una logica di brevissimo termine, che persegue l'incremento del valore delle attività finanziarie e si concentra nella gestione tecnica delle diverse forme di rischio. Anche la recente crisi dimostra come l'attività finanziaria sia a volte guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune. L'appiattimento degli obiettivi degli operatori finanziari globali sul brevissimo termine riduce la capacità della finanza di svolgere la sua funzione di ponte tra il presente e il futuro, a sostegno della creazione di nuove opportunità di produzione e di lavoro nel lungo periodo. Una finanza appiattita sul breve e brevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche per chi riesce a beneficiarne durante le fasi di euforia finanziaria [12].

11. Da tutto ciò emerge che la lotta alla povertà richiede una cooperazione sia sul piano economico che su quello giuridico che permetta alla comunità internazionale e in particolare ai Paesi poveri di individuare ed attuare soluzioni coordinate per affrontare i suddetti problemi realizzando un efficace quadro giuridico per l'economia. Richiede inoltre incentivi alla creazione di istituzioni efficienti e partecipate, come pure sostegni per lottare contro la criminalità e per promuovere una cultura della legalità. D'altra parte, non si può negare che le politiche marcatamente assistenzialiste siano all'origine di molti fallimenti nell'aiuto ai Paesi poveri. Investire nella formazione delle persone e sviluppare in modo integrato una specifica cultura dell'iniziativa sembra attualmente il vero progetto a medio e lungo termine. Se le attività economiche hanno bisogno, per svilupparsi, di un contesto favorevole, ciò non significa che l'attenzione debba essere distolta dai problemi del reddito. Sebbene si sia opportunamente sottolineato che l'aumento del reddito pro capite non può costituire in assoluto il fine dell'azione politico-economica, non si deve però dimenticare che esso rappresenta uno strumento importante per raggiungere l'obiettivo della lotta alla fame e alla povertà assoluta. Da questo punto di vista va sgomberato il campo dall'illusione che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa risolvere il problema in maniera definitiva. In un'economia moderna, infatti, il valore della ricchezza dipende in misura determinante dalla capacità di creare reddito presente e futuro. La creazione di valore risulta perciò un vincolo ineludibile, di cui si deve tener conto se si vuole lottare contro la povertà materiale in modo efficace e duraturo.

12. Mettere i poveri al primo posto comporta, infine, che si riservi uno spazio adeguato a una corretta logica economica da parte degli attori del mercato internazionale, ad una corretta logica politica da parte degli attori istituzionali e ad una corretta logica partecipativa capace di valorizzare la società civile locale e internazionale. Gli stessi organismi internazionali riconoscono oggi la preziosità e il vantaggio delle iniziative economiche della società civile o delle amministrazioni locali per la promozione del riscatto e dell'inclusione nella società di quelle fasce della popolazione che sono spesso al di sotto della soglia di povertà estrema e sono al tempo stesso difficilmente raggiungibili dagli aiuti ufficiali. La storia dello sviluppo economico del XX secolo insegna che buone politiche di sviluppo sono affidate alla responsabilità degli uomini e alla creazione di positive sinergie tra mercati, società civile e Stati. In particolare, la società civile assume un ruolo cruciale in ogni processo di sviluppo, poiché lo sviluppo è essenzialmente un fenomeno culturale e la cultura nasce e si sviluppa nei luoghi del civile [13].

13. Come ebbe ad affermare il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, la globalizzazione « si presenta con una spiccata caratteristica di ambivalenza » [14] e quindi va governata con oculata saggezza. Rientra in questa forma di saggezza il tenere primariamente in conto le esigenze dei poveri della terra, superando lo scandalo della sproporzione esistente tra i problemi della povertà e le misure che gli uomini predispongono per affrontarli. La sproporzione è di ordine sia culturale e politico che spirituale e morale. Ci si arresta infatti spesso alle cause superficiali e strumentali della povertà, senza raggiungere quelle che albergano nel cuore umano, come l'avidità e la ristrettezza di orizzonti. I problemi dello sviluppo, degli aiuti e della cooperazione internazionale vengono affrontati talora senza un vero coinvolgimento delle persone, ma come questioni tecniche, che si esauriscono nella predisposizione di strutture, nella messa a punto di accordi tariffari, nello stanziamento di anonimi finanziamenti. La lotta alla povertà ha invece bisogno di uomini e donne che vivano in profondità la fraternità e siano capaci di accompagnare persone, famiglie e comunità in percorsi di autentico sviluppo umano.

Conclusione

14. Nell'Enciclica Centesimus annus, Giovanni Paolo II ammoniva circa la necessità di «abbandonare la mentalità che considera i poveri – persone e popoli – come un fardello e come fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto altri hanno prodotto». «I poveri – egli scriveva - chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali e di mettere a frutto la loro capacità di lavoro, creando così un mondo più giusto e per tutti più prospero» [15]. Nell'attuale mondo globale è sempre più evidente che si costruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilità di una crescita ragionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza può quindi indurre a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado. La globalizzazione da sola è incapace di costruire la pace e, in molti casi, anzi, crea divisioni e conflitti. Essa rivela piuttosto un bisogno: quello di essere orientata verso un obiettivo di profonda solidarietà che miri al bene di ognuno e di tutti. In questo senso, la globalizzazione va vista come un'occasione propizia per realizzare qualcosa di importante nella lotta alla povertà e per mettere a disposizione della giustizia e della pace risorse finora impensabili.

15. Da sempre la dottrina sociale della Chiesa si è interessata dei poveri. Ai tempi dell'Enciclica Rerum novarum essi erano costituiti soprattutto dagli operai della nuova società industriale; nel magistero sociale di Pio XI, di Pio XII, di Giovanni XXIII, di Paolo VI e di Giovanni Paolo II sono state messe in luce nuove povertà man mano che l'orizzonte della questione sociale si allargava, fino ad assumere dimensioni mondiali [16]. Questo allargamento della questione sociale alla globalità va considerato nel senso non solo di un'estensione quantitativa, ma anche di un approfondimento qualitativo sull'uomo e sui bisogni della famiglia umana. Per questo la Chiesa, mentre segue con attenzione gli attuali fenomeni della globalizzazione e la loro incidenza sulle povertà umane, indica i nuovi aspetti della questione sociale, non solo in estensione, ma anche in profondità, in quanto concernenti l'identità dell'uomo e il suo rapporto con Dio. Sono principi di dottrina sociale che tendono a chiarire i nessi tra povertà e globalizzazione e ad orientare l'azione verso la costruzione della pace. Tra questi principi è il caso di ricordare qui, in modo particolare, l'«amore preferenziale per i poveri» [17], alla luce del primato della carità, testimoniato da tutta la tradizione cristiana, a cominciare da quella della Chiesa delle origini (cfr At 4,32-36; 1 Cor 16,1; 2 Cor 8-9; Gal 2,10).

«Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi», scriveva nel 1891 Leone XIII, aggiungendo: «Quanto alla Chiesa, essa non lascerà mancare mai e in nessun modo l'opera sua» [18]. Questa consapevolezza accompagna anche oggi l'azione della Chiesa verso i poveri, nei quali vede Cristo [19], sentendo risuonare costantemente nel suo cuore il mandato del Principe della pace agli Apostoli: «Vos date illis manducare – date loro voi stessi da mangiare» (Lc 9,13). Fedele a quest'invito del suo Signore, la Comunità cristiana non mancherà pertanto di assicurare all'intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare «gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società» [20]. Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ogni persona di buona volontà, rivolgo pertanto all'inizio di un nuovo anno il caldo invito ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti incontestabilmente vero l'assioma secondo cui «combattere la povertà è costruire la pace».

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2008

BENEDICTUS PP. XVI

[1] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1.

[2] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 19.

[3] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 28.

[4] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 38.

[5] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 37; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 25.

[6] Benedetto XVI, Lettera al Cardinale Renato Raffaele Martino in occasione del Seminario internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema « Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale », 10 aprile 2008: L'Osservatore Romano, 13.4.2008, p. 8.

[7] Lett. enc. Populorum progressio, 87.

[8] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 58.

[9] Cfr Giovanni Paolo II, Discorso all'Udienza alle Acli, 27 aprile 2002, 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXV, 1 [2002], 637.

[10] Giovanni Paolo II, Discorso all'Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, 27 aprile 2001, 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXIV, 1 [2001], 802.

[11] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 1.

[12] Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 368.

[13] Cfr ibid., 356.

[14] Discorso nell'Udienza a Dirigenti di sindacati di lavoratori e di grandi società, 2 maggio 2000, 3: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXIII, 1 [2000], 726.

[15] N. 28.

[16] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 3.

[17] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 42; cfr Idem, Lett. enc. Centesimus annus, 57.

[18] Lett. enc. Rerum novarum, 45.

[19] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 58.

[20] Ibid.

Calendario settimanale 28 dicembre 2008

Domenica 28 dicembre 2008

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)



PRIMA LETTURA (Gen 15,1-6; 21,1-3)
Uno nato da te sarà tuo erede.

Dal libro della Gènesi

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».
Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 104)
Rit: Il Signore è fedele al suo patto.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie. Rit.

Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto. Rit.

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto. Rit.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. Rit.

SECONDA LETTURA (Eb 11,8.11-12.17-19)
La fede di Abramo, di Sara e di Isacco.

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Eb 1,1.2)
Alleluia, alleluia.
Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni,
ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,22-40)
Il bambino cresceva, pieno di sapienza.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.


Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle, riuniti con la famiglia di Nazareth, modello e immagine dell’umanità nuova, innalziamo al Padre la nostra preghiera, perché tutte le famiglie diventino luogo di crescita nella sapienza e nella grazia.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Rinnova le nostre famiglie, Signore.

1. Per la santa Chiesa di Dio, perché esprima al suo interno e nei rapporti con il mondo il volto di una vera famiglia, che sa amare, donare, perdonare, preghiamo.

2. Per la famiglia, piccola Chiesa, perché ispiri ai vicini e allontani quella fiducia nella Provvidenza, che aiuta ad accogliere e a promuovere il dono della vita, preghiamo.

3. Per i genitori e i figli, perché nell’intesa profonda e nello scambio reciproco sappiano costruire un’autentica comunità domestica, che cresce nella fede e nell’amore, preghiamo.

4. Per i fidanzati, perché nella realtà unica e irripetibile del loro amore, sentano la presenza di Dio Padre, che li ha fatti incontrare e li guiderà sempre in ogni momento della loro vita, preghiamo.

5. Per le famiglie nuove, perché possano avere una casa, lieta e accogliente, in cui non manchi la salute, la serenità e la capacità di diffondere il messaggio di speranza e di pace, preghiamo.

C – Noi ti lodiamo e ti benediciamo, o Padre, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra. Fa' che ogni famiglia diventi un vero santuario della vita e dell'amore per le generazioni che sempre si rinnovano, te lo chiediamo per Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.



Natale del Signore 2008


NATALE DEL SIGNORE - MESSA DEL GIORNO

Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Is 52,7-10)
Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Dal libro del profeta Isaìa

Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 97)
Rit: Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. Rit.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. Rit.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! Rit.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. Rit.

SECONDA LETTURA (Eb 1,1-6)
Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio.

Dalla lettera agli Ebrei

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.
Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

Parola di Dio

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Un giorno santo è spuntato per noi:
venite tutti ad adorare il Signore;
oggi una splendida luce è discesa sulla terra.
Alleluia.

VANGELO (Gv 1,1-18 (forma breve Gv 1,1-5.9-14))
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli

C - Fratelli e sorelle, con il Natale Dio si è avvicinato a noi, è l’Emmanuele, il Dio con noi. Con grande confidenza presentiamogli le attese dell’umanità di oggi. In questo giorno di luce la venuta del Signore sia veramente un «lieto annuncio di salvezza per tutti gli uomini».

L - Preghiamo insieme dicendo:

Cristo, Verbo del Padre, ti preghiamo: ascoltaci!,

1. Per la Chiesa, perché, sull’esempio del suo Signore, illumini e purifichi le menti, rianimi e consoli i cuori delusi, assista nel segno dell’amore quanti sono presi dalla disperazione e vivono in solitudine; per questo preghiamo.

2. Per tutti i battezzati, che hanno accolto come dono infinito di Dio la sua Parola incarnata, perché la vivano in famiglia e nel quotidiano, e diano sincera testimonianza della fede, contribuendo a irradiarla sino agli estremi confini della terra; per questo preghiamo.

3. Per i responsabili politici e religiosi, a tutti i livelli, perché facciano propri gli impegni di giustizia dell’era messianica e promuovano la pace vera e duratura fra tutti i popoli; per questo preghiamo.

4. Per la nostra Comunità parrocchiale, perché contagi i vicini e i lontani con la freschezza dell’annuncio, con la credibilità del suo stile di vita, con la profonda spiritualità della Liturgia, con la missionarietà delle sue relazioni; per questo preghiamo.

C – Dio onnipotente, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio per annunciare il lieto messaggio della salvezza, ascolta la nostra preghiera per tutti gli uomini dei quali è divenuto fratello e salvatore. Egli vive e regna per tutti i secoli dei secoli.

T - Amen.

Aurora- Natale del Signore 2008


NATALE DEL SIGNORE - MESSA DELL'AURORA

PRIMA LETTURA (Is 62,11-12)
Ecco, arriva il tuo Salvatore.

Dal libro del profeta Isaìa

Ecco ciò che il Signore fa sentire
all’estremità della terra:
«Dite alla figlia di Sion:
Ecco, arriva il tuo salvatore;
ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Li chiameranno Popolo santo,
Redenti del Signore.
E tu sarai chiamata Ricercata,
Città non abbandonata».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 96)
Rit: Oggi la luce risplende su di noi.

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Annunciano i cieli la sua giustizia
e tutti i popoli vedono la sua gloria.

Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo.

SECONDA LETTURA (Tt 3,4-7)
Ci ha salvati per la sua misericordia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito

Figlio mio,
quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,
e il suo amore per gli uomini,
egli ci ha salvati,
non per opere giuste da noi compiute,
ma per la sua misericordia,
con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,
che Dio ha effuso su di noi in abbondanza
per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,
affinché, giustificati per la sua grazia,
diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 2,14)
Alleluia, alleluia.
Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,15-20)
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli, il Natale è un grande mistero, forse il più grande di tutti: la nascita di un Dio povero, umiliato, annientato - come dice san Paolo - nelle sembianze di un neonato. La superbia non lo capirà mai. Alla luce del Natale, preghiamo per ottenere l'umiltà.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

1. Per la chiesa: essa è portatrice del messaggio cantato dagli angeli del natale. Perché si incarichi di diffonderlo con la sorridente semplicità e l'entusiasmo dei pastori di Betlemme: preghiamo.
2. Non furono i ricchi e i potenti a conoscere per primi la buona novella, ma i disprezzati e gli emarginati. Perché comprendiamo il motivo di questa divina preferenza: preghiamo.
3. Perché i cristiani col loro distacco dalle ricchezze della terra, col loro spirito di partecipazione, con la loro benevolenza e dolcezza, siano i testimoni della misericordia di Dio: preghiamo.
4. Per quelli che soffrono: perché Cristo, nato in una stalla, illumini le loro notti d'insonnia con l'invito che loro rivolge di associarsi alla sua opera redentrice: preghiamo.
5. Perché anche noi, cristiani praticanti, ci preoccupiamo di essere la luce e la gioia natalizia per quelli che attorno a noi vivono nella notte dell'indifferenza e del peccato: preghiamo.

Signore, il tuo Figlio si è fatto bambino, infante, cioè come uno che non parla. I pastori gli hanno prestato la loro voce per farsi conoscere. Egli vuole aver ancora bisogno di noi per questo ministero. Donaci, come ai pastori di Natale, quell'umiltà che conquista i cuori, affinché, quali portatori del messaggio del tuo Figlio, lavoriamo all'estensione del suo regno di pace, di giustizia e di amore. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Mezzanotte: Giovedì 25 dicembre 2008

NATALE DEL SIGNORE –

MESSA DELLA NOTTE




PRIMA LETTURA (Is 9,1-6)
Ci è stato dato un figlio.

Dal libro del profeta Isaìa

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 95)
Rit: Oggi è nato per noi il Salvatore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. Rit.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Rit.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta. Rit.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli. Rit.

SECONDA LETTURA (Tt 2,11-14)
È apparsa la grazia di Dio per tutti gli uomini.

Dalla lettera di san Paolo Apostolo a Tito

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 2,10-11)
Alleluia, alleluia.
Vi annuncio una grande gioia:
oggi è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,1-14)
Oggi è nato per voi il Salvatore.

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Parola del Signore


Preghiera dei fedeli
C - Fratelli e sorelle carissimi, in questa notte di Natale abbiamo ricevuto il lieto annuncio che ci è stato donato un Salvatore: il Cristo Signore. In questa notte di Natale Dio ci ha rivelato il suo sogno: un mondo di pace e di amore. Come suoi veri figli e fratelli in Cristo, esprimiamo le nostre intenzioni di preghiera.

G – Preghiamo insieme cantando:

Cristo, Luce del mondo, ti preghiamo: ascoltaci!

1. In questa notte, silenziosa come ogni notte, ricordati Signore della tua Chiesa, diffusa nel mondo. Libera i cristiani da ogni paura e da ogni egoismo. Preghiamo.

2. In questa notte dona la tua pace al mondo intero: raduna i dispersi, spezza le catene degli oppressi, porta speranza agli sfiduciati, sostieni gli operatori di giustizia e di pace. Preghiamo.

3. In questa notte, misteriosa come ogni notte, ricordati Signore di tutti i fratelli di tutte le religioni del mondo. Donaci di stimare quelli che cercano Dio con un cuore sincero. Metti nei nostri cuori tolleranza e rispetto per ogni credente. Preghiamo.

4. In questa notte, discreta come ogni notte, ricordati Signore di tutti quelli che ti desiderano, ma non ti hanno ancora trovato, di quelli che dubitano, di quelli che non trovano pace. Dona loro di imbattersi nella tua tenerezza. Preghiamo.

5. In questa notte, insondabile come ogni notte, ricordati Signore di tutti noi che siamo radunati come una sola famiglia davanti a te. Siamo qui per attingere consolazione e forza. Sostieni i nostri passi, rianima i nostri cuori. Preghiamo.

C - Signore Gesù Cristo, tu non finisci mai di sorprenderci. Fatto uomo per noi, tu riveli il tuo amore smisurato per questa umanità. Trasfigura il nostro mondo con la tua pace e donaci la gioia di vivere da fratelli in te, fratello di ognuno di noi, per i secoli dei secoli. T - Amen.

Riassunto

APPELLO IN DIFESA DELLA VITA
44 medici firmano per salvare Eluana
Lasciarla morire, incompatibile con le regole della deontologia medica

Si moltiplicano le voci di quanti si mobilitano per salvare Eluana Englaro, in coma vegetativo da quasi 17 anni. È di oggi la notizia di un appello firmato da 44 medici (finora), tra i quali diversi friulani, che vogliono far sapere alla magistratura e all'opinio­ne pubblica che le procedure previ­ste dal decreto della Corte d'appel­lo di Milano per portare a morire E­luana Englaro sono incompatibili con le regole della deontologia me­dica internazionale, «la cui violazio­ne determina responsabilità anche in sede civile e penale». I FIRMATARI MESSAGGIO DELL'ARCIVESCOVO PASSI INDIETRO DELLA REGIONE REAZIONI LA VICENDA LA CLINICA CHIAMA IN CAUSA LA REGIONE 15 GIORNI, POI L'AUTOPSIA

Mamme per il Santo Natale


Una preghiera dei fedeli che ha sostituito la preghiera preparata per la Quarta domenica d'Avvento

«PREVALGA SEMPRE LA CULTURA DELLA VITA»
Caso Englaro, Chiesa friulana mobilitata versione testuale
Appello di mons. Brollo. Il vicario generale: «Se ne dia lettura durante le celebrazioni»

UDINE (19 dicembre, ore 16.45) - Mobilitazione nella Chiesa udinese per la vita. Per ogni forma di vita. Ma, in questi giorni, specificatamente per la vita più in difficoltà, come quella dei disabili in condizioni vegetative. Appunto, la vita di Eluana Englaro.
I friulani che si sono impegnati per la vita, in modo addirittura sorprendente nel terremoto e nella rinascita, hanno deciso di non stare alla finestra. Ma di scendere in campo per manifestare ancora una volta il diritto ed il dovere alla vita. Ed ecco l’accorato appello dell’arcivescovo (AUDIO), mons. Pietro Brollo, che esorta a far prevalere sempre la cultura della vita.


Consulta dei laici
Altrettanto puntuale la riflessione della Consulta dei laici, riunitasi giovedì 18 dicembre. «La giunta della Consulta dei laici si è incontrata con i vicari episcopali ed ha valutato attentamente il messaggio dell’arcivescovosulla vicenda di Eluana Englaro – si legge in una nota –. Esprime la piena adesione ai contenuti espressi e con mons. Brollo si sente umanamente vicina alla famiglia Englaro e a tutti coloro che vivono in analoghe situazione di sofferenza e di angoscia nelle proprie abitazioni e nelle strutture assistenziali».

La Consulta – continua la nota – «apprezza l’impegno delle migliaia di persone che, come il Buon Samaritano, si chinano sui fratelli sofferenti. Invita tutti i propri aderenti alla preghiera, perché in Friuli prevalga la cultura della vita e non vengano meno gli slanci di amore gratuito verso coloro che sono i più deboli e i più fragili. Auspica che la riflessione delle comunità ecclesiali sul nascere, vivere, soffrire e morire non sia legata ai momenti di emergenza, ma sia oggetto di educazione e di discernimento permanente».
Indicazioni del vicario generale
Precise, dunque, le indicazioni dell’arcivescovo, mons. Brollo, e della Consulta. Ecco perché il vicario generale, mons. Giulio Gherbezza, invita i sacerdoti a dare lettura della riflessione dell’arcivescovo e ad utilizzare le intenzioni di preghiera nel corso delle prossime celebrazioni. Ci si avvicina al Natale, una festività che esalta la vita e sapere che proprio qui in Friuli viene condotta alla morte una giovane, che invece potrebbe essere trattenuta in vita, fa scattare una reazione che non può non essere di preghiera e di impegno per la vita.

Scende in campo il Papa

Mentre veniva composta questa forte esortazione, Papa Benedetto XVI a Roma incontrava l’ambasciatore del Lussemburgo presso la Santa Sede, che presentava le sue lettere credenziali, e gli manifestava «vivissima preoccupazione» per «il testo di legge sull’eutanasia ed il suicidio assistito attualmente in discussione Parlamento».

Una preoccupazione, quella del sommo Pastore della Chiesa, per tutte le situazioni in cui la vita è in gioco. «I responsabili politici, il cui dovere è servire il bene dell’uomo, così come i medici e le famiglie, devono ricordare che la decisione deliberata di privare un essere umano innocente della sua vita è sempre malvagia dal punto di vista morale e non può essere mai lecita», aggiungeva Benedetto XVI.
Al riguardo il Pontefice ribadiva la richiesta di «accompagnamento» e l’appello a «maggiore solidarietà e sostegno nella prova». Un appello «esigente, ma il solo degno dell’essere umano», specificava.

La preghiera dei fedeli

Fratelli e sorelle, è il Signore che vuole costruire a noi uomini
una dimora: così lui è per noi Padre e noi siamo per lui figli.
Colmi di questa fiducia, alle soglie del Natale, invochiamo Dio,
perché si compiano le speranze che salgono a lui dalla Chiesa e
dall'umanità.

Preghiamo insieme dicendo: In te speriamo, Signore, ascoltaci.

«Sono stato con te dovunque sei andato». (1 Sam 7, 9)

Per tutti i credenti in Cristo, perché di fronte ai delitti e ai soprusi
e dinanzi alla fatica del vivere e del morire che molti sperimentano,
rifuggano ogni atteggiamento di condanna e manifestino
con le parole e i gesti la presenza amorosa del Signore in ogni
istante della vita umana, preghiamo.

«Non temere perché hai trovato grazia presso Dio». (Lc 1, 30)

Per coloro che giorno e notte alleviano le sofferenze di tanti
malati, per coloro che condividono con essi i lunghi giorni del
dolore e della prova, per coloro che faticano a mantenere salde la
fede e la speranza in queste situazioni, perché perseverino nell'amore
e nell'affidamento a Dio, unica fonte di grazia e di consolazione,
preghiamo.

«Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 37)

Perché in ogni situazione sia annunciato il Vangelo della vita, al
di là di ciò che umanamente appare impossibile, affinché, nelle
scelte e negli atteggiamenti umani, risplenda il dono di salvezza
di Dio che si è fatto nostro fratello in Cristo Gesù, preghiamo.

«Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1, 38)

Per la nostra comunità cristiana, perché stimolata dall'esempio
della Vergine Madre, si disponga ad accogliere sempre la volontà
del Signore e si impegni a intravedere nei solchi dell'esistenza le
tracce della tenerezza di Dio che mai abbandona chi confida in
lui, preghiamo.

Accogli, o Padre, le nostre suppliche
per l'intercessione di Maria
e di tutti coloro che ci hanno preceduto nell'attesa della salvezza;
donaci la sapienza del tuo Spirito,
per riconoscere i segni della continua venuta di Cristo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen

Auguri ai Parrocchiani


Alla nostra comunità giungono gli auguri di Buon Natale dalle loro Missioni di P. Daniele Targa e di Fr. Primo Brunato. Un auguri a tutti anche delle suore che negli anni passati sono state presenti nella nostra comunità




In questo Santo Natale giungano gli auguri a tutte le persone delle nostre parrocchie: il Signore ci aiuti a crescere nella nostra fede testimoniando la speranza che ci è donata dalla nascita del Redentore

don Livio e don Gigi











Commento alla parola 21 dicembre 2008- Quarta settimana d'Avvento


Un sì al Dio fedele


La Parola vuole raggiungere il nostro cuore proponendoci il motivo della fedeltà di Dio. Un Dio fedele significa la roccia capace di dare stabilità alle nostre vite, ma anche un Dio che ci sorprende: Davide deve accettare che non più i progetti suoi, ma quelli di Dio plasmino la sua vita. In tal modo non solo cambia l’architetto, ma deve cambiare anche il senso di tutto il nostro progetto, perché il piano divino svela anche le possibili ambiguità dei nostri progetti umani. È un discorso cui oggi siamo particolarmente sensibili, dal momento che sperimentiamo da una parte la nostra difficoltà ad essere fedeli, soprattutto sui tempi lunghi; d’altra parte ci sentiamo talvolta traditi dagli altri o dalle esperienze che facciamo, perfino da Dio stesso.

«Il Signore è con te»: questo saluto dell’angelo a Maria è l’espressione del volto di Dio che oggi si offre anche a noi. Egli è con noi ben prima che noi lo sappiamo. Una vita nuova può nascere prendendo sul serio queste parole, ma non si conosce questa affidabilità di Dio se non ci si mette concretamente a camminare con lui, come Maria.

Ognuno di noi, nella sua vita, ha sperimentato il fallimento di qualche progetto, spesso anche di programmi che sembravano molto buoni, cui teneva molto. Talvolta il fallimento è dovuto soprattutto alla propria infedeltà e debolezza nel perseguire lo scopo prefissato. La parola di Dio che oggi ci viene proposta getta luce su questa esperienza, insegnando da una parte a non credersi i padroni della propria vita, dall’altra a vivere anche il fallimento come possibile momento di crescita, dicendo, anche in quelle amare circostanze, un «» a quel Dio che non cessa di esserci fedele.

Maria,

tu che hai saputo

accogliere Dio

nella tua quotidianità,

insegnami a vivere ogni sentimento e affetto come un dono di Dio perché io possa, a mia volta, donarli alle persone che amo. Amen.


Dio nasce nell’amore

«Una sera, un ragazzo di nome Giuseppe prese il coraggio a due mani e le dichiarò: “Maria, ti amo”. Lei gli rispose, veloce come un brivido: “Anch’io”» (don Tonino Bello).

Il mistero dell’incarnazione è l’irruzione di Dio dentro la trama di una storia d’amore. Solo un cuore che ama è un cuore capace di accogliere Dio... Dio manda un angelo, il suo messaggero, a una ragazza speciale: speciale perché normale... Una ragazza come tante, ma attenta alle parole del suo Dio; bella perché innamorata! L’affetto per i nostri cari, l’amore che nasce in noi per una persona particolare, sono doni di Dio, una ricchezza da non sottovalutare. Non c’è angolo della nostra vita in cui Dio non possa nascere in questo Natale, compreso il nostro cuore innamorato!

Natale del Signore

Dove abita Dio? Lì dove c’è un cuore che Lo accoglie! E non possiamo non lasciarLo entrare perché Lui è Luce e senza luce non c’è vita; perché Lui è Amore e senza amore non c’è gioia; perché Lui è Speranza e senza speranza non c’è cammino. Natale è accogliere il Dio che viene, perché Cristo possa vivere in noi e noi in Lui.

Ci hai mai pensato che noi esistiamo perché siamo stati accolti? Che la vita è possibile solo lì dove c’è un grembo accogliente? Bello sì, ma difficile! Accogliere è un problema, un problema di cuore: significa fare spazio all’altro, abbattere i recinti de! nostro io, essere disposti a metterci in discussione, a lasciarci scombinare pensieri e progetti... E non si finisce mai...! È questione non di un momento, ma di stile...: “o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai”!

Sono nato nudo, dice Dio,

perché tu sappia spogliarti di te stesso.

Sono nato povero,

perché tu possa considerarmi l’unica ricchezza.

Sono nato in una stalla,

perché tu impari a santificare ogni ambiente.

Sono nato debole, dice Dio,

perché tu non abbia mai paura di me.

Sono nato per amore, perché tu non dubiti mai del mio amore.

Sono nato di notte, perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.

Sono nato persona, dice Dio,

perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.

Sono nato uomo, perché tu possa essere “dio”.

Sono nato perseguitato, perché tu sappia accettare le difficoltà.

Sono nato nella semplicità, perché tu smetta di essere complicato.

Sono nato nella tua vita, dice Dio, per portare tutti alla casa del Padre.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Vatican News 7 giugno 2026

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