Dalla Radiovaticana: Anno Sacerdotale


Il Papa annuncia l'indizione a giugno di uno speciale Anno Sacerdotale: il presbitero sia un testimone "riconoscibile" di Cristo

◊ Quello che inizierà il prossimo 19 giugno, per concludersi nella stessa data del 2010, sarà un “Anno Sacerdotale” che avrà lo scopo di sottolineare che ogni sacerdote deve tendere alla “perfezione spirituale”, perché il suo ministero sia efficace. L’annuncio è stato dato questa mattina da Benedetto XVI durante l’udienza alla plenaria della Congregazione per il Clero, che terminerà dopodomani. E’ importante, ha affermato fra l’altro il Papa, che il sacerdote sia ben formato sulla scia degli insegnamenti conciliari e sia sempre riconoscibile, nella moralità e nell’aspetto. Il servizio di Alessandro De Carolis

Santificare, insegnare, guidare. Dal momento in cui un vescovo gli impone le mani sul capo, la vita di un sacerdote deve dare testimonianza di questi tre valori. Valori che, ha affermato Benedetto XVI, “prima di essere un ufficio” sono “un dono”, grazie al quale il sacerdote partecipa a una “vita nuova”, acquisisce quello “stile” che fu di Gesù e quindi degli Apostoli. Ed è questa “partecipazione” alla vita di Cristo, che diventa anche una potestà, a rendere “necessaria, anzi indispensabile” la “tensione verso la perfezione morale”, ha indicato il Pontefice. Che ha poi annunciato:


“Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale ‘Anno Sacerdotale’, che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150.mo anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo”.


Poco prima, il Papa aveva ricordato che pure se duemila anni di “tradizione ecclesiale” hanno “svincolato l’efficacia sacramentale” di un sacerdote da quella che è la sua “concreta situazione esistenziale”, l’importanza della “formazione permanente” dei presbiteri resta una grande e delicata priorità, da condurre - ha rimarcato - “in comunione con l’ininterrotta tradizione ecclesiale, senza cesure né tentazioni di discontinuità”. Ai vescovi, Benedetto XVI ha chiesto di coltivare “relazioni umane veramente paterne” con i loro primi collaboratori, “soprattutto - ha detto - sotto il profilo dottrinale”:


“E’ importante favorire nei sacerdoti, soprattutto nelle giovani generazioni, una corretta ricezione dei testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, interpretati alla luce di tutto il bagaglio dottrinale della Chiesa. Urgente appare anche il recupero di quella consapevolezza che spinge i sacerdoti ad essere presenti, identificabili e riconoscibili sia per il giudizio di fede, sia per le virtù personali sia anche per l’abito, negli ambiti della cultura e della carità, da sempre al cuore della missione della Chiesa”.


A sollecitare questa attenzione da parte del Papa è la consapevolezza dei “radicali cambiamenti sociali degli ultimi decenni”, che richiedono l’utilizzo delle “migliori energie ecclesiali” per la cura dei candidati al sacerdozio. Sacerdozio, ha insistito Benedetto XVI, che deve essere debitamente valorizzato poiché la sua missione, “nella Chiesa”, prende forma da Cristo, che ne è “il centro propulsore”:


“In tal senso è necessario vigilare affinché le 'nuove strutture' od organizzazioni pastorali non siano pensate per un tempo nel quale si dovrebbe 'fare a meno' del ministero ordinato, partendo da un’erronea interpretazione della giusta promozione dei laici, perché in tal caso si porrebbero i presupposti per l’ulteriore diluizione del sacerdozio ministeriale e le eventuali presunte 'soluzioni' verrebbero drammaticamente a coincidere con le reali cause delle problematiche contemporanee legate al ministero”.


Benedetto XVI ha anche ricordato i quattro aspetti della missione sacerdotale. Essa, ha ribadito, è “ecclesiale” perché “nessuno annuncia se stesso” ma Dio. E’ “comunionale”, perché si svolge “in un’unità e in una comunione”. Ed è, infine, “gerarchica” e “dottrinale”: aspetti, ha osservato il Papa, che sottolineano “l’importanza della disciplina ecclesiastica” e, ancora una volta, della “formazione dottrinale, e non solo teologica, iniziale e permanente”.

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Programma delle Celebrazioni per il 250° anniversario della Madonna Addolorata: i aurs de Madone fino al 3 maggio



Calendario settimanale 15 marzo 2009

Avvisi 250° B.V. Addolorata nella settimana tra il 15 e il 22 marzo

Sabato ore 20.30 Casa della Gioventù

Incontro del gruppo famiglie foraniale con don Dino Bressan:

Maria nella Pasqua, Madre nel dolore e Donna nella speranza



Celebrazioni Giubilari della B. V. Addolorata

Venerdì 20 marzo ore 20.30 Barchesse di Villa Dora

La Madonna Addolorata come icona del dolore del mondo: per riflettere insieme sui molteplici volti della sofferenza nella società contemporanea

Conferenza del dott. Renzo Peressoni a cura dell’Associazione Friulana Donatori di Sangue



Domenica 22 marzo ore 20.00 in Duomo

Concerto della Banda Comunale di S. Giorgio



Aura fidelium, fulgor Virginis

I aurs da Madone

La mostra che sarà inaugurata sabato 28 marzo per poter essere tenuta aperta ha bisogno durante il giorno dell’aiuto di persone volontarie (uomini e donne, giovani e adulti). Chi è disposto a offrire qualche ora della propria giornata per questo servizio può dare il suo nome oggi, dopo le SS. Messe, agli incaricati o passare in biblioteca in Villa Dora durante l’orario di apertura (in modo particolare lunedì)

Commento alla Parola 22 marzo 2009

In cammino verso la Festa dell’Addolorata: Il Dono dell'Indulgenza

Nei giorni dell’Ottavario dell’Addolorata è stato concesso dalla Penitenzieria Apostolica di poter ottenere, nella nostra Chiesa Parrocchiale, l’Indulgenza Plenaria. Aldilà delle “storie”, anche vere, sulle Indulgenze legate al passato crediamo sia importante capirne il giusto significato nell’economia della salvezza. Abbiamo trovato queste parole di Giovanni Paolo II° espresse in un’udienza del mercoledì del 1999, che ci possono aiutare a riflettere su questo dono non legato ad offerte o denari, ma al desiderio di santità del cristiano.

1. In intima connessione col sacramento della Penitenza, si presenta alla nostra riflessione un tema che ha particolare attinenza con la celebrazione del Giubileo: mi riferisco al dono dell’indulgenza, che nell’anno giubilare viene offerto con particolare abbondanza . Si tratta di un tema delicato, sul quale non sono mancate incomprensioni storiche, che hanno inciso negativamente sulla stessa comunione tra i cristiani. L’esperienza infatti attesta come alle indulgenze talvolta ci si accosti con atteggiamenti superficiali, che finiscono per vanificare il dono di Dio, gettando ombra sulle stesse verità e sui valori proposti dall’insegnamento della Chiesa.

2. Il punto di partenza per comprendere l’indulgenza è l’abbondanza della misericordia di Dio, manifestata nella croce di Cristo. Gesù crocifisso è la grande “indulgenza” che il Padre ha offerto all’umanità, mediante il perdono delle colpe e la possibilità della vita filiale nello Spirito Santo. Questo dono tuttavia, nella logica dell’alleanza che è il cuore di tutta l’economia della salvezza, non ci raggiunge senza la nostra accettazione e la nostra corrispondenza.

Alla luce di questo principio non è difficile comprendere come la riconciliazione con Dio, pur essendo fondata su un’offerta gratuita e abbondante di misericordia, implichi al tempo stesso un laborioso processo, in cui l’uomo è coinvolto nel suo impegno personale e la Chiesa nel suo compito sacramentale. Per il perdono dei peccati commessi dopo il battesimo, tale cammino ha il suo centro nel sacramento della Penitenza, ma si sviluppa anche dopo la sua celebrazione. L’uomo infatti deve essere progressivamente “sanato” rispetto alle conseguenze negative che il peccato ha prodotto in lui (e che la tradizione teologica chiama “pene” e “residui” del peccato).

3. A prima vista, parlare di pene dopo il perdono sacramentale potrebbe sembrare poco coerente. L’Antico Testamento, però, ci dimostra come sia normale subire pene riparatrici dopo il perdono. Dio, infatti, dopo essersi autodefinito “Dio misericordioso e pietoso ... che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato”, aggiunge: “ma non lascia senza punizione”. Nel secondo libro di Samuele, l’umile confessione del re Davide dopo il suo grave peccato gli ottiene il perdono di Dio, ma non la soppressione del castigo annunziato. L’amore paterno di Dio non esclude il castigo, anche se questo va sempre compreso all’interno di una giustizia misericordiosa che ristabilisce l’ordine violato in funzione del bene stesso dell’uomo.

In tale contesto la pena temporale esprime la condizione di sofferenza di colui che, pur riconciliato con Dio, è ancora segnato da quei “residui” del peccato, che non lo rendono totalmente aperto alla grazia. Appunto in vista della guarigione completa, il peccatore è chiamato a intraprendere un cammino di purificazione verso la pienezza dell’amore.

In questo cammino la misericordia di Dio viene incontro con speciali aiuti. La stessa pena temporale assolve una funzione di “medicina” nella misura in cui l’uomo se ne lascia interpellare per la sua conversione profonda. È questo anche il significato della “soddisfazione” richiesta nel sacramento della Penitenza.

4. Il senso delle indulgenze va colto in questo orizzonte di rinnovamento totale dell’uomo in virtù della grazia di Cristo Redentore mediante il ministero della Chiesa. […].

Possiamo ora comprendere come per indulgenza s’intenda la “remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi”.

Esiste dunque il tesoro della Chiesa, che attraverso le indulgenze viene come “dispensato”. Tale “distribuzione” non va intesa come una sorta di trasferimento automatico, quasi si trattasse di “cose”. Essa è piuttosto espressione della piena fiducia che la Chiesa ha di essere ascoltata dal Padre quando - in considerazione dei meriti di Cristo e, per dono suo, anche di quelli della Madonna e dei Santi - gli chiede di mitigare o annullare l’aspetto doloroso della pena, sviluppandone il senso medicinale attraverso altri percorsi di grazia. Nel mistero insondabile della sapienza divina, questo dono di intercessione può essere benefico anche ai fedeli defunti, che ne ricevono i frutti nel modo proprio della loro condizione.

5. Si vede allora come le indulgenze, lungi dall’essere una sorta di “sconto” all’impegno di conversione, sono piuttosto un aiuto per un impegno più pronto, generoso e radicale. Questo è richiesto al punto che condizione spirituale per ricevere l’indulgenza plenaria è l’esclusione “di ogni affetto verso qualunque peccato anche veniale”.

Sbaglierebbe allora chi pensasse di poter ricevere questo dono con la semplice attuazione di alcuni adempimenti esteriori. Essi sono richiesti al contrario come espressione e sostegno del cammino di conversione. Manifestano in particolare la fede nell’abbondanza della misericordia di Dio e nella meravigliosa realtà di comunione che Cristo ha realizzato, unendo indissolubilmente la Chiesa a se stesso come suo Corpo e sua Sposa.

Domenica 15 marzo 2009


Parrocchia S. Giorgio Martire

Foglio per i lettori

III DOMENICA DI QUARESIMA

(ANNO B)

PRIMA LETTURA (Es 20,1-17)
La legge fu data per mezzo di Mosè.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile:
Non avrai altri dèi di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.
Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
Non ucciderai.
Non commetterai adulterio.
Non ruberai.
Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 18)
Rit: Signore, tu hai parole di vita eterna.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. Rit.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. Rit.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. Rit.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante. Rit.

SECONDA LETTURA (1Cor 1,22-25)
Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli uomini, ma, per coloro che sono chiamati, sapienza di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio.
Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 3,16)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO (Gv 2,13-25)
Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – In Gesù, tempio vivo della maestà infinita di Dio, il Padre ci accoglie, ci ascolta e ci esaudisce.Con fiducia presentiamo al Padre le nostre umili preghiere.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Esaudisci la nostra supplica, o Padre!

Padre, nessun tempio può contenere la tua grazia: tu vuoi abitare solo il nostro cuore. Alla tua Chiesa, diffusa su tutta la terra, non manchi mai il tuo amore di Sposo paziente e instancabile. Noi ti preghiamo.

Padre, il tuo Spirito ci ha messi in cammino verso il calvario, dove si innalza la croce, tempio e altare del tuo Figlio. Sostieni i poveri, gli ammalati, i tribolati, perché nulla ostacoli il cammino verso la pienezza della vita. Noi ti preghiamo.

Padre, il tuo Figlio è entrato nel tempio dei nostri padri per purificarlo e liberarlo dai mercanti. Cresca la fede dei nostri ragazzi, che quest’anno inviti a celebrare i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia: siano rigenerati dalla tua Parola e si nutrano della fecondità della tua amicizia. Noi ti preghiamo.

Padre, per comunicarci il dono dell’eternità il tuo Figlio è entrato nel tempo e ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra umanità: spezza le catene dell’egoismo, perché sappiamo testimoniare la tua carità. Noi ti preghiamo.

Padre, per indicarci la via della pace il tuo Figlio è stato mite ed umile di cuore: aiutaci a dialogare con il nostro prossimo che ama la violenza delle armi e a sperare nel tuo aiuto perché si instauri una società migliore. Noi ti preghiamo.

Padre, dona la pace e la gioia eterna ai nostri fratelli VARONE ATTILIO e MARAN ROMANO che questa settimana ci hanno lasciato. Noi ti preghiamo.

C – Padre, accogli le nostre suppliche, fa che vengano esaudite per i meriti di Gesù, Tuo Figlio che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli:

Amen

Benedetto sia il suo Santo Nome


Malaysia: campagna sull’uso della parola “Allah” da parte dei non musulmani

◊ Un gruppo di cristiani della provincia del Sabah, in Malaysia, ha lanciato una raccolta di firme per chiedere che venga tolto il divieto dell’uso della parola “Allah” da parte dei non musulmani. La campagna, iniziata nei giorni scorsi, andrà avanti fino al 29 marzo e ha già raccolto migliaia di firme, anche di musulmani e indù. In aprile le firme, raccolte on-line e su carta, saranno presentate al primo ministro Abdullah Ahmad Badawi. L’iniziativa - riferiscono le agenzie Ucan e AsiaNews - segue la recente marcia indietro del governo malese, che dopo avere rinnovato il permesso di pubblicazione al settimanale cattolico locale “The Herald”, senza restrizioni, ha poi riaffermato il divieto di indicare Dio con il termine Allah in pubblicazioni espressamente destinate a fedeli cristiani, minacciando sanzioni. L’interdizione riguarda anche testi e riti liturgici ed è da tempo contestata dalle Chiese cristiane, secondo le quali essa è in contrasto con il contesto culturale e normativo del Paese, dove la Costituzione garantisce libertà di parola e di espressione. In lingua malese, inoltre, non c’è un altro termine, oltre a quello di “Allah”, per indicare Dio. Sulla base di queste argomentazioni l’arcidiocesi di Kuala Lumpur ha deciso di citare in giudizio il governo. Lo scorso 27 febbraio vi è stata la prima udienza al processo, aggiornato al 28 maggio. Anche la Chiesa evangelica del Borneo è ricorsa in giudizio. Essa ha infatti ricevuto l’ingiunzione di non importare libri cristiani che contengono la parola “Allah”. I cristiani in Malaysia costituiscono intorno al 10% della popolazione, in maggioranza musulmana. La maggior parte è concentrata nelle province del Sabah e del Sarawak, nell’isola del Borneo. (L.Z.)

Stelline, Cuoricini, croci, fiorellini



Commento alla parola 8 marzo 2009


UN PADRE SACRIFICA IL FIGLIO


«Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!»: sono le parole - accompagnate dai segni di una manifestazione gloriosa (il cambiamento d'aspetto, lo splendore delle vesti, la nube della Presenza divina) - con cui il Padre conferma in Gesù la rivelazione fatta al battesimo. Lo splendore della trasfigurazione lascia trasparire, dietro le umili sembianze della condizione umana, l'identità più profonda di Gesù e quello che egli sarà in modo definitivo quando il Padre lo assumerà nella gloria. Tuttavia dietro l'appellativo «prediletto» si nasconde il misterioso dramma del sacrificio e della croce. Il Figlio unico, la realtà più cara del Padre, l'unico oggetto del suo amore, non è garantito contro la sofferenza; deve anzi accoglierla perché si manifesti la sua risposta filiale e si realizzi il progetto di salvezza per tutti gli uomini.

La gloria finale, dunque, ha questa inquietante premessa; l'amore del Padre comporta questo terribile risvolto. Incomprensibile per gli apostoli che rifiutano la prospettiva dello scacco e del fallimento (sarebbe il naufragio delle loro speranze ed attese orientate al rinnovamento della situazione religioso-politica); come ugualmente incomprensibile appare per Abramo la richiesta divina di offrire in sacrificio il figlio unico, Isacco, il figlio della promessa. Abramo ha dovuto separarsi da tutto il suo passato, ma ora si tratta di rinunciare totalmente all'avvenire! È dunque questo il volto di Dio? È questo il senso della sua paternità?

La fede al vaglio

Molte volte la vita ci ha impietosamente messi di fronte a interrogativi angosciosi. La morte di persone care, il sacrificio di tanti innocenti, vittime di imprevedibili catastrofi naturali o di violenza fratricida, la soppressione di chi parla in difesa della giustizia e della verità... strappano al cuore umano l'inquietante domanda Perché? Dio, dove sei? Il non credente risponde ricorrendo alla «fatalità» o al «tragico destino» nei casi in cui non sia in gioco la malvagità o la prepotenza omicida dell'uomo. Il credente di fronte al mistero del dolore e del male prova un comprensibile smarrimento perché molte delle sue domande non trovano risposte o spiegazioni razionali. In certi casi sembra che tutto crolli, che Dio sia lontano e assente dalle vicende umane, che ciò che viene domandato sia sproporzionato alla capacità di sopportazione umana.

«...pellegrini sulla terra»

Nella liturgia di oggi, il Signore ci offre la sua risposta, senza togliere nulla alla problematicità dell'esistenza umana. La sapienza popolare afferma genericamente che «nel buio della vita c'è un momento di luce per tutti». A questa speranza però, la fede aggiunge qualcosa di più profondo. Il credente sa che un Amore misterioso dirige la storia, anche quando gli eventi sembrano parlare in senso contrario. I nostri occhi miopi purtroppo, non hanno la lucidità necessaria per vedere il disegno divino nella sua interezza. Esso ci supera e solo la fede sa intravederlo. Nella luce sfolgorante della trasfigurazione Dio da una risposta rassicurante a Cristo e ai suoi discepoli: la croce è solo una fase del progetto che sfocia nella gloria. Lo stesso Abramo, pur lacerato da una sofferenza disumana, alla fine ritrova il Dio della Vita e della promessa che stringe con lui un'alleanza nuova e lo apre a un futuro di benedizione. Per questo egli non è solo modello dei credenti, ma anche loro padre: nella prova ha fermamente creduto che Dio si interessa alla sorte dei suoi fedeli e che la loro vita gli è estremamente cara.

Ha dato il suo Figlio per noi

Cristo, come vero Servo del Signore, adempie in piena consapevolezza l'atteggiamento obbediente di Abramo e la figura sacrificale di Isacco. E in lui il Padre ha rivelato il suo volto, la dimensione di quella che Paolo definisce la «follia» di Dio (cf 1 Cor 1,18-22). Per noi egli non ha risparmiato il Figlio unico, il Prediletto, ma lo ha consegnato alla morte come segno di amore supremo. Questo evento diventa per noi fonte di ogni dono. Perciò i cristiani sono autorizzati a eclissare ogni timore e a fondare saldamente la loro speranza perché nessun nemico è abbastanza potente da prevalere contro l'amore di Dio per loro. Né morte, né dolore, né angoscia, né tenebra possono avere la parola definitiva, tanto che Paolo può esclamare con giustificata fierezza: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?». Misteriosamente, ma con ragione, «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno». Nell'immagine del Cristo trasfigurato la Chiesa intravede la direzione del proprio cammino e riceve la sua «confermazione» per affrontare con fiducia il difficile impatto con la croce.

Un concerto corale e un racconto per l'Addolorata

Celebrazioni Giubilari della B. V. Addolorata

AVE MARIS STELLA è il titolo del concerto di canti mariani (dal gregoriano al popolare) che la parrocchia di San Giorgio Martire organizza per Sabato 14 marzo 2009 alle ore 20.30 nel Duomo di san Giorgio di Nogaro. I canti saranno eseguiti dal Coro femminile parrocchiale.

Nella stessa serata avverrà la presentazione e la lettura di un racconto di don Livio Carlino che ha lo scopo di parlare dell’Addolorata ai bambini e ai ragazzi. Esso è intitolato SEBASTIANO E LA SUA ADDOLORATA

Calendario settimanale 8 marzo 2009

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Notizie da Vatican News del 12 giugno 2026 ultimo giorno del viaggio in Spagna e alle isole Canarie di Papa Leone XIV

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