Commento alla parola domenica 31 maggio 2009

PENTECOSTE: lo Spirito apre cuori e frontiere


La Pentecoste cristiana celebra il dono dello Spirito, “che è Signore e dà la vita”. Inizialmente, la festa ebraica di Pentecoste - sette settimane, ossia 50 giorni dopo la Pasqua- era la festa della mietitura del frumento. Ad essa si unì, più tardi, il ricordo della promulgazione della Legge sul Sinai. Da festa agricola, la Pentecoste è divenuta progressivamente una festa storica: un memoriale delle grandi alleanze di Dio con il suo popolo. È da sottolineare la nuova prospettiva riguardo alla Legge e al modo di intendere e vivere l’alleanza. La Legge era un dono del quale Israele andava orgoglioso, ma era una tappa transitoria, insufficiente.

Era necessario progredire in un cammino di interiorizzazione della Legge, cammino che raggiunge il culmine nel dono dello Spirito Santo, che ci è dato, come nuova fonte normativa, come vero e definitivo principio di vita nuova. Intorno alla Legge, Israele si costruì come popolo. Nella nuova famiglia di Dio, la coesione non viene più da un comando esterno, per quanto eccellente sia, ma dal di dentro, dal cuore, in forza dell’amore che lo Spirito ci dàperché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”. Grazie a Lui “siamo figli di Dio” e gridiamo: “Abbà, Padre!”. Siamo il popolo della nuova alleanza, chiamato a vivere una vita nuova, in forza dello Spirito che fa di noi la famiglia di Dio, con dignità di figli ed eredi.

A tale dignità deve corrispondere uno stile di vita coerente. Paolo nella seconda lettura di questa festa, descrive con parole concrete due stili di vita differenti e opposti, a seconda della scelta di ciascuno: le opere della carne o i frutti dello Spirito. Per quelli che sono di Cristo Gesù e vivono dello Spirito, il programma è uno solo: “camminiamo secondo lo Spirito”.

Lo Spirito fa camminare le persone e i gruppi umani e cristiani, rinnovandoli e trasformandoli dal di dentro. Lo Spirito apre i cuori, li purifica, li sana, li riconcilia, fa superare le frontiere, porta alla comunione. È Spirito di unità (di fede e di amore) nella pluralità di carismi e di culture, come si vede nell’evento di Pentecoste, raccontataci dagli Atti degli Apostoli, nel quale si coniugano bene insieme l’unità e la pluralità, ambedue doni dello stesso Spirito. Popoli diversi intendono un unico linguaggio comune a tutti. S. Paolo attribuisce allo Spirito la capacità di rendere la Chiesa una e molteplice nella pluralità di carismi, ministeri e operazioni. La Chiesa ha sempre davanti a sé la sfida di essere cattolica e missionaria; di passare da Babele a Pentecoste.

Lo Spirito Santo è certamente il frutto più bello della Pasqua nella morte e risurrezione di Gesù: Egli Lo alita sui discepoli. È lo Spirito del perdono dei peccati e lo Spirito della missione universale. Anzi è il protagonista della missione, affidata da Gesù agli apostoli e ai loro successori. Lo Spirito è sempre all’opera: nell’azione missionaria semplice e nascosta di ogni giorno, come pure nei momenti più solenni, al fine di “rinnovare l’evento della Pentecoste nelle Chiese particolari”, in vista di un più fermo impegno nella nuova evangelizzazione e nella missione.

Per tale missione lo Spirito ci viene dato come guida “alla verità tutta intera” e come Consolatore. Strettamente legata all’opera creativa e purificatrice dello Spirito, c’è anche la Sua capacità di sanare e guarire. L’azione risanatrice raggiunge a volte anche il corpo, ma molto più spesso tocca lo spirito umano, sanandone le ferite interiori ed effondendo il balsamo della riconciliazione e della pace.


Lo Spirito Santo dona di comprendere. Supera la rottura iniziata a Babele - la confusione dei cuori, che ci mette gli uni contro gli altri - e apre le frontiere. Il popolo di Dio che aveva trovato al Sinai la sua prima configurazione, viene ora ampliato fino a non conoscere più alcuna frontiera. Il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, è un popolo che proviene da tutti i popoli. La Chiesa fin dall’inizio è cattolica, questa è la sua essenza più profonda... Vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare fra di noi; dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste. (Benedetto XVI°)




Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in noi quello stesso fuoco

che ardeva nel cuore di Gesù, mentre egli parlava del regno di Dio.

Fa’ che questo fuoco si comunichi a noi,

così come si comunicò ai discepoli di Emmaus.

Tu solo, Spirito Santo, puoi accenderlo e

a te rivolgiamo la nostra debolezza,

la nostra povertà, il nostro cuore spento,

perché tu lo riaccenda del calore della santità della vita.

Donaci, Spirito santo, di comprendere

il mistero della vita di Gesù.

Te lo chiediamo per intercessione di Maria, madre di Gesù,

che conosce Gesù con la perfezione e la pienezza della madre e con la perfezione e la pienezza di colei che é piena di grazia. (Card. Carlo Maria Martini)


Don Livio impegnato!!!(v. avvisi)

Incontro residenziale dei presbiteri a Piani di Luzza



Clicca sulla foto per ingrandirla ! Incontro residenziale dei presbiteri a Piani di Luzza «Il presbitero vive e celebra la festa». Questo il tema dell’incontro residenziale dei presbiteri dell’Arcidiocesi, in programma dal 3 al 5 giugno a Piani di Luzza. Un’occasione per condividere, in un clima di fraternità sacerdotale, esperienze e testimonianze con momenti di preghiera, assemblea e tavole rotonde. Previsti gli interventi del prof. Andrea Grillo, docente di Teologia liturgica al Pontificio ateneo sant’Anselmo di Roma e all’Istituto di Liturgia pastorale di santa Giustina a Padova, e di tre presbiteri della Diocesi che presenteranno le loro esperienze e proposte pastorali per il tempo della festa e la liturgia.

Domenica 31 maggio 2008


PARROCCHIA S. GIORGIO M.

Foglio per i lettori

DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO B)


PRIMA LETTURA (At 2,1-11)
Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli Atti degli Apostoli

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 103)
Rit: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. Rit.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. Rit.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. Rit.

SECONDA LETTURA (Gal 5,16-25)
Il frutto dello Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
Parola di Dio

SEQUENZA
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Alleluia.

VANGELO (Gv 15,26-27; 16,12-15)
Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Apriamo il nostro cuore ad accogliere il dono dello Spirito, che suscita in noi la preghiera e ci spinge ad essere attenti alle necessità e alle sofferenze di tutti gli uomini del mondo.
Preghiamo insieme e diciamo: Vieni, Spirito Santo.

1. Spirito Santo, fuoco, luce, calore, vieni in noi con forza e potenza, perché sappiamo diffondere a tutti il messaggio di salvezza di Gesù. Per questo ti preghiamo
2. Spirito del Padre, che ci rivesti del suo splendore, rendici capaci di amare tutti, anche i nemici, per essere nel mondo segno della sua bontà. Per questo ti preghiamo
3. Spirito del Figlio, che in Gesù ti sei manifestato pienamente, rendi anche noi obbedienti al Padre e fa che ci accogliamo gli uni gli altri da veri fratelli. Per questo ti preghiamo
4. Spirito di verità, che ci sveli i segreti dell'amore divino, plasma il nostro cuore, perché impariamo a lasciarci guidare docilmente dalla tua voce e ci orientiamo verso autentiche scelte di bene. Per questo ti preghiamo
5. Spirito Consolatore, tu che unisci i fedeli in un solo corpo, donaci unità perfetta e continua, perché siamo in Cristo un corpo solo e un'anima sola. Per questo ti preghiamo
6. Spirito d'amore, luce benevola del Padre, fa che chi soffre si abbandoni con fiducia alla tua azione consolatrice, per trovare in te conforto e speranza. Per questo ti preghiamo

7. Spirito del Cristo risorto, caparra di eternità, concedi i nostri fratelli Sinigaglia Renzo e Paravano Michielan Rosa, che questa settimana ci hanno lasciato, la tua pace. Per questo ti preghiamo

Esaudisci, o Signore, le nostre preghiere e, per la potenza del tuo Santo Spirito, trasforma i nostri desideri nel compimento della tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

ACLI informa sulle badanti irregolari

COMUNICATO STAMPA

Le conseguenze del reato di immigrazione “clandestinità”

DDL SICUREZZA: L'ALLARME DELLE FAMIGLIE PER LE “BADANTI” IRREGOLARI

La denuncia delle Acli Colf: «Le famiglie ci chiamano, non sanno cosa fare. Le lavoratrici hanno paura». Decine di migliaia aspettano risposta dall’ultimo decreto flussi. Il presidente delle Acli Olivero: «Accogliere le domande di assunzione già presentate nel 2007 e procedere a nuove regolarizzazioni»

Roma, 22 maggio 2009 – C’è allarme e preoccupazione tra le famiglie italiane che si avvalgono dell’assistenza di “badanti” irregolari per le conseguenze del pacchetto sicurezza approvato dalla Camera la settima scorsa, con l’introduzione del reato di “clandestinità”. Lo denunciano con forza le Colf delle Acli riunite a Roma per la loro XVII Assemblea nazionale. 160 delegate da tutta Italia, il 40% immigrate.

«Continuiamo a ricevere ogni giorno segnalazioni e telefonate allarmate» dice Pina Brustolin, responsabile nazionale delle Acli Colf, l’organizzazione professionale delle Acli che dal 1945 organizza le lavoratrici domestiche. «Le famiglie non sanno cosa fare, temono per le conseguenze. Le lavoratrici straniere ovviamente hanno paura, sono preoccupate». «Queste donne – aggiunge – rappresentano oggi l’unica speranza per molte famiglie italiane rispetto alla cura dei bambini e l’assistenza di anziani e non autosufficienti».

In Italia si contano 600mila lavoratori domestici registrati all’Inps, in gran parte donne straniere. Ma le stime che comprendono le colf e le “badanti” irregolari arrivano a calcolarne fino al doppio. L’ultimo decreto flussi ne ha previsto l’ingresso per poco più di 100mila, in aggiunta ai 90mila del decreto precedente del 2007, quando al Ministero arrivarono 420.366 domande per lo svolgimento di attività domestiche e di cura sul totale di 740.813 istanze presentate.

Sono dunque decine di migliaia le famiglie che hanno inoltrato richieste per nulla osta all'ingresso di lavoratore straniero già nel 2007, che in buona parte hanno già in casa la persona, ma ancora non hanno ricevuto risposta. «Queste famiglie – spiega Brustolin - si sentono tra l'incudine e il martello: da un lato la necessità di avere in casa la persona a sostegno delle loro difficoltà, dall'altra la paura e il rischio di avere in casa una lavoratrice che se controllata dalle Forze dell'ordine rischia di essere denunciata ed espulsa, mentre la famiglia potrebbe incorrere nel reato di favoreggiamento ospitandola in casa».

Già in base alla Legge Bossi-Fini il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno rischia l'arresto da tre mesi a un anno e l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato (art.22, comma 12). Quando il pacchetto sicurezza diverrà legge ci sarà l’aggravante del favoreggiamento per il reato di “clandestinità”. Per il lavoratore straniero è prevista l’espulsione e l’ammenda da 5mila a 10mila euro.

Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, intervenendo all’assemblea delle Colf, chiede al governo «parole rassicuranti per queste famiglie e queste lavoratrici» e propone una via d’uscita: «Accogliere tutte quelle domande “non strumentali” di nulla osta per lavoratore straniero inoltrate dalle famiglie con il decreto flussi 2007, facendo evitare a quanti sono già qui e lavorano nelle nostre case il rientro nel proprio Paese per prendere il visto. Lo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura si potrebbe riservare il diritto di fare eventuali e ulteriori indagini presso le Rappresentanze Diplomatiche italiane sulle reali situazioni delle persone "regolarizzate".

C’è poi il problema di tutte quelle famiglie che non avendo potuto usufruire del decreto flussi 2007 – l’ultima scadenza valida era il 30 maggio 2008, e il successivo Decreto Flussi 2008 non ha aperto a ulteriori richieste - hanno dovuto nel frattempo trovare risposte alle loro esigenze di assistenza nel mercato del “sommerso”, tra le lavoratrici irregolarmente presenti sul territorio. «Un azione di sostegno per queste famiglie – dice Olivero – e di giustizia per queste donne lavoratrici non può che essere quella di procedere a nuove regolarizzazioni».

Radiovaticana: Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina

Sul sito vaticano il Compendio della Lettera del Papa ai cattolici cinesi

◊ Tutti i cattolici del mondo sono chiamati oggi a elevare la loro preghiera per la Chiesa in Cina. Una Giornata speciale di preghiera proposta due anni fa da Benedetto XVI nella Lettera alla Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese. Un Compendio della Lettera, in cinese e inglese, è disponibile da oggi nel sito web ufficiale della Santa Sede. La data del 24 maggio per la Giornata di preghiera è stata indicata dallo stesso Pontefice perché è quella della memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, particolarmente venerata nel Santuario mariano di Sheshan, a Shanghai. Il servizio di Sergio Centofanti.

Il Papa invita tutti i fedeli a volgere uno sguardo pieno di affetto verso i cattolici in Cina, a pregare perché abbiano da Dio “il dono della perseveranza nella testimonianza” certi che le sofferenze saranno premiate, “anche se talvolta tutto possa sembrare un triste fallimento”. Nella sua Lettera Benedetto XVI esprime la sua intensa gioia per la fedeltà dei cattolici cinesi a Cristo e alla Chiesa, “a volte anche a prezzo di gravi sofferenze”. Una testimonianza di fedeltà, ribadisce, offerta “in circostanze veramente difficili”. Ai fedeli chiede comprensione e perdono quando è necessario. Li invita a un dialogo “rispettoso e costruttivo” con il governo a cui lancia un forte appello a garantire “un’autentica libertà religiosa”. “Lo sappia la Cina - afferma il Papa - la Chiesa cattolica ha il vivo proposito di offrire … un umile e disinteressato servizio, in ciò che le compete, per il bene dei cattolici cinesi e per quello di tutti gli abitanti del Paese”. Poi di fronte alla “situazione di forti contrasti che vede coinvolti fedeli laici e pastori” cinesi, ricorda che per l’unità della Chiesa ogni vescovo deve essere in comunione con gli altri vescovi e tutti, a loro volta, in comunione visibile e concreta con il Papa. L’Associazione Patriottica – afferma - è un organismo voluto dallo Stato, estraneo allo struttura della Chiesa, con la pretesa di porsi sopra i vescovi stessi e di guidare la comunità ecclesiale. Le sue dichiarate finalità di attuare i principi d’indipendenza e autonomia della Chiesa sono dunque inconciliabili con la dottrina cattolica. Ribadisce quindi che la nomina dei vescovi spetta al Papa, auspicando il raggiungimento di un accordo con il governo. Infine invita i fedeli cinesi a vivere intensamente la propria vocazione missionaria proclamando con coraggio il Vangelo. In questi giorni migliaia di cattolici cinesi si stanno recando al Santuario mariano di Sheshan. Benedetto XVI ha scritto una preghiera per Nostra Signora di Sheshan chiedendole di donare ai fedeli di questa terra “la capacità di discernere in ogni situazione, fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio”. “Nostra Signora di Sheshan – è la preghiera del Papa - sostieni l’impegno di quanti in Cina, tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare, affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù”.

Per tutti i volontari!


Venerdì 29 maggio ore 21.00

presso lo stand di Villa Dora.

Il comitato organizzatore incontra tutti i volontari che hanno operato per la mostra e le altre attività in occasione delle Feste dell’Addolorata per dirci scambievolmente grazie e per un momento di sobria convivialità



Nuovi Cristiani nel Giorno dell'Ascensione del Signore


Quest’oggi hanno ricevuto il Battesimo

Zanini Cristian, Dalpasso Alessandro, Ellero Lucrezia, Savio Giulia Victoria.Tartaro Alessandro,

Grop Mathias Gregory

Commento alla parola domenica 24 maggio 2009





ASCENSIONE DEL SIGNORE


Il lucchetto ed il cielo

Molti ragazzi di Roma hanno pensato di giurarsi amore eterno allo stesso modo dei protagonisti di un romanzo ormai diventato famoso. Chiudono un lucchetto sul parapetto di ponte Milvio e poi buttano la chiave nel fiume Tevere. È il loro modo di dirsi: “Saremo uniti per sempre”. Per molti non sono per niente belli da vedersi quei lucchetti… Ma è bello il simbolo e commovente l’intenzione: “Noi abbiamo chiuso questo lucchetto (cioè sigillato il nostro patto di amarci per sempre) e nessuno lo potrà mai aprire, neanche noi, perché buttiamo via la chiave”. E quel lucchetto rimane lì. È diventato un simbolo d’amore, certo! Ma è un simbolo chiuso, statico, fermo. Un testimone tenero ma silenzioso. Senza coscienza. Senza alcun potere di aiutare quei due ragazzi che vogliono amarsi in eterno. Un simbolo che arrugginisce senza neanche saperlo, semplicemente con il passare del tempo… Come succede purtroppo a tanti amori che non hanno dato a Dio le chiavi dei propri cuori e dei propri corpi. Amori e storie che si chiudono, perché erano chiusi già al momento d’iniziare.

Anche Gesù, dopo averci amato in tutti i modi possibili e fino all’ultima goccia di sangue, vuole “inventare” un simbolo d’amore. Ascende al cielo. È un simbolo aperto, dinamico, in movimento.. com’è nella natura vera dell’amore. Se il lucchetto testimonia un istante, una promessa ancora tutta da realizzare, Gesù che ascende al cielo intanto testimonia una promessa mantenuta: la sua vita, spesa per amare e sacrificata per amore di ciascuno di noi. Inoltre, il lucchetto non può cambiare la realtà della vita e dell’amore di chi lo ha messo! Gesù che ascende al cielo invece inaugura e ci introduce in una nuova realtà: quella della vita eterna. Gesù non chiude un lucchetto e se ne va, ma “apre” un nuovo orizzonte: quello del cielo, quello del Padre, quello dell’amore eterno. Quello dell’amore che non ha limiti e confini né di spazio né di tempo. Gesù non rimane spettatore impassibile e impotente - come il lucchetto - da qualche parte su di un trono al di là delle nuvole! Tutto il contrario. Ascendere al cielo non è un modo di congedarsi, di separarsi da noi! Salendo al cielo Gesù ci dice: “Ora saremo davvero uniti per sempre. Il cielo è aperto. La vita eterna, l’amore eterno è a vostra disposizione da adesso. Pietro, ricordati che io non ho buttato le chiavi, ma le ho date a te per aprire a tutti quelli che vogliono entrare! Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”. Gesù continua ad essere presente e operante ma in modo più “alto”, più perfetto… Attraverso di noi.


Perché state

a guardare il cielo?


Sembra un dolce rimprovero e, in effetti, lo è. Ma forse non dobbiamo guardare il cielo?

A ciascuno di noi sarà capitato almeno una volta di guardare il cielo - non solo per vedere che tempo farà - e rimanerne affascinati. Magari pensando a qualcuno o lasciando che i propri pensieri, desideri, spiccassero il volo… Vivendo a Roma bisogna fare molta attenzione a dove metti i piedi per terra, non puoi guardare al cielo. Ma ci farebbe bene ogni tanto fare questo. Ricordare a noi stessi che il Padre nostro che è nei cieli è il Padre di tutti, è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. Ricordare a noi stessi che non siamo stati creati solo dalla terra ma anche dallo Spirito di Dio. Che non esistiamo per stare su questa terra meglio possibile e il più a lungo possibile ma per un progetto d’amore di Dio che è ogni giorno da scoprire con la preghiera e l’ascolto della sua Parola.

Ricordare che la mia vita ha un senso e un posto, accanto a qualcun altro, per edificare il corpo di Cristo. E allora? Cosa significa il dolce rimprovero? Solo qualche domenica fa san Paolo ci aveva detto: “pensate alle cose di lassù”. Ecco la risposta: “Pensate” al cielo! Non: “guardate” il cielo… perché dovete guardare sulla terra, a quello che succede qui, a chi ha bisogno di voi.

Pensate alle cose di lassù mentre vi date da fare nelle cose di quaggiù. Perché senza l’amore di Dio non potete amare né voi stessi né chiunque vive su questa terra.

Altro che “tre metri sopra il cielo”… “Tre metri sotto terra”!!!

Pensa al cielo e ti riempi di speranza quando sei tentato di disperarti. Pensa al cielo e ricevi la forza di sacrificarti per amore quando il sentimento dell’amore sembra finito. Pensa al cielo e sperimenti la gioia di continuare ad amare quelli che pensavi di avere perso e che invece vivono nell’amore eterno di Dio e continuano ad amarti e ti attendono. Pensa al cielo e trovi il coraggio di convertirti! Pensa al cielo ma non stare a guardarlo per fantasticare o per conoscere il futuro. Il futuro è questo presente sulla terra, quello che vivi o che non vivi oggi con il Signore… questo è il tuo cielo.

Calendario settimanale 25 maggio 2008

Domenica 24 maggio 2009


PARROCCHIA SAN GIORGIO M.

Foglio per i Lettori

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO B)

PRIMA LETTURA (At 1,1-11)
Fu elevato in alto sotto i loro occhi.

Dagli Atti degli Apostoli

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 46)
Rit: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. Rit.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. Rit:

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. Rit:

SECONDA LETTURA (Ef 4,1-13)
Raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 28,19.20)
Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 16,15-20)
Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Nel giorno in cui Gesù risorto è tornato al Padre, innalziamo con fiducia le nostre preghiere nell'attesa del suo ritorno glorioso.
Preghiamo insieme e diciamo: ascoltaci, Signore

1. Per la Chiesa, perché svolga con rinnovato entusiasmo il suo impegno missionario di annunciare il Vangelo fino ai confini del mondo, preghiamo.


2. Per il Papa, i vescovi, i presbiteri e tutti i missionari del Vangelo, perché possano promuovere sempre gli autentici valori del Vangelo, testimoniando l'amore, la verità, la giustizia e la pace, preghiamo.

3. Per coloro che usano le nuove tecnologie, perché si impegnino nella diffusione della cultura del rispetto della persona umana, del dialogo, dell’amicizia. Preghiamo


4. Per i bambini che oggi ricevono il Battesimo, perché trovino nella comunità cristiana testimoni autentici e sincera accoglienza alle loro domande e speranze, preghiamo.
4. Per tutti noi, perché il Signore Gesù possa illuminare gli occhi della nostra mente, per scoprire la grandezza della speranza alla quale ci ha chiamati e dell'eredità che ci è stata promessa, preghiamo.

5. Per coloro che usano le nuove tecnologie, perché si impegnino nella diffusione della cultura del rispetto della persona umana, del dialogo, dell’amicizia. Preghiamo

6. Per la nostra sorella FABRIS MARAN ORIANNA che Dio ha reso partecipe del Mistero Pasquale di Cristo, perché viva in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.

O Signore risorto, che per tutti i tuoi figli hai preparato un posto nella tua casa, fa' che il desiderio del cielo ci renda solleciti nel compiere la tua volontà e attenti ai desideri dei fratelli che vivono accanto a noi. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

"Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia."

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA XLIII GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

"Nuove tecnologie, nuove relazioni.
Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia."

24 maggio 2009




Cari fratelli e sorelle,

in prossimità ormai della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, mi è caro rivolgermi a voi per esporvi alcune mie riflessioni sul tema scelto per quest’anno: Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. In effetti, le nuove tecnologie digitali stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani. Questi cambiamenti sono particolarmente evidenti tra i giovani che sono cresciuti in stretto contatto con queste nuove tecniche di comunicazione e si sentono quindi a loro agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione. Nel messaggio di quest’anno, il mio pensiero va quindi in modo particolare a chi fa parte della cosiddetta generazione digitale: con loro vorrei condividere alcune idee sullo straordinario potenziale delle nuove tecnologie, se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana. Tali tecnologie sono un vero dono per l’umanità: dobbiamo perciò far sì che i vantaggi che esse offrono siano messi al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile.

L’accessibilità di cellulari e computer, unita alla portata globale e alla capillarità di internet, ha creato una molteplicità di vie attraverso le quali è possibile inviare, in modo istantaneo, parole ed immagini ai più lontani ed isolati angoli del mondo: è, questa, chiaramente una possibilità impensabile per le precedenti generazioni. I giovani, in particolare, hanno colto l’enorme potenziale dei nuovi media nel favorire la connessione, la comunicazione e la comprensione tra individui e comunità e li utilizzano per comunicare con i propri amici, per incontrarne di nuovi, per creare comunità e reti, per cercare informazioni e notizie, per condividere le proprie idee e opinioni. Molti benefici derivano da questa nuova cultura della comunicazione: le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in équipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale.

Sebbene sia motivo di meraviglia la velocità con cui le nuove tecnologie si sono evolute in termini di affidabilità e di efficienza, la loro popolarità tra gli utenti non dovrebbe sorprenderci, poiché esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre.

Questo desiderio di comunicazione e amicizia è radicato nella nostra stessa natura di esseri umani e non può essere adeguatamente compreso solo come risposta alle innovazioni tecnologiche. Alla luce del messaggio biblico, esso va letto piuttosto come riflesso della nostra partecipazione al comunicativo ed unificante amore di Dio, che vuol fare dell’intera umanità un’unica famiglia. Quando sentiamo il bisogno di avvicinarci ad altre persone, quando vogliamo conoscerle meglio e farci conoscere, stiamo rispondendo alla chiamata di Dio – una chiamata che è impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio, il Dio della comunicazione e della comunione.

Il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri. In realtà, quando ci apriamo agli altri, noi portiamo a compimento i nostri bisogni più profondi e diventiamo più pienamente umani. Amare è, infatti, ciò per cui siamo stati progettati dal Creatore. Naturalmente, non parlo di passeggere, superficiali relazioni; parlo del vero amore, che costituisce il centro dell’insegnamento morale di Gesù: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza" e "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (cfr Mc 12,30-31). In questa luce, riflettendo sul significato delle nuove tecnologie, è importante considerare non solo la loro indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone, ma anche la qualità dei contenuti che esse sono chiamate a mettere in circolazione. Desidero incoraggiare tutte le persone di buona volontà, attive nel mondo emergente della comunicazione digitale, perché si impegnino nel promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia.

Pertanto, coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana. Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi.

Le nuove tecnologie hanno anche aperto la strada al dialogo tra persone di differenti paesi, culture e religioni. La nuova arena digitale, il cosiddetto cyberspace, permette di incontrarsi e di conoscere i valori e le tradizioni degli altri. Simili incontri, tuttavia, per essere fecondi, richiedono forme oneste e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento e rispettoso. Il dialogo deve essere radicato in una ricerca sincera e reciproca della verità, per realizzare la promozione dello sviluppo nella comprensione e nella tolleranza. La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze: è piuttosto ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia. Occorre non lasciarsi ingannare da quanti cercano semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità.

Il concetto di amicizia ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni. Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia. Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale. Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo, di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano.

L’amicizia è un grande bene umano, ma sarebbe svuotato del suo valore, se fosse considerato fine a se stesso. Gli amici devono sostenersi e incoraggiarsi l’un l’altro nello sviluppare i loro doni e talenti e nel metterli al servizio della comunità umana. In questo contesto, è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti. Ci si deve tuttavia preoccupare di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell’umanità, se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell’informazione e della socializzazione umana.

Vorrei concludere questo messaggio rivolgendomi, in particolare, ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede. Carissimi, sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita! Nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l’evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l’attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell’intento di toccarne le menti e i cuori, così ora l’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo. A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo "continente digitale". Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la "buona novella" di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l’umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi! Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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