Un estratto da Vita Cattolica

LA TESTIMONIANZA DI TRE PARROCI HA CONCLUSO

L’ANNUALE INCONTRO RESIDENZIALE DEL CLERO UDINESE,

SVOLTOSI A PIANI DI LUZZA DAL 3 AL 5 GIUGNO

La domenica è ancora festa

LA DOMENICA, nonostante i centri

commerciali aperti e la tentazione

per l’uomo moderno di viverla solo

come tempo libero, in Friuli è

ancora un importante spazio per

vivere la dimensione della festa, in cui la

presenza del sacerdote è accolta come

preziosa dalla comunità cristiana: è emerso

venerdì 5 giugno, nella tavola rotonda

che, presso il villaggio Getur di Piani

di Luzza (in comune di Forni Avoltri),

ha concluso l’annuale incontro residenziale

del clero diocesano di Udine.

Tre giorni (dal 3 al 5 giugno) in cui sacerdoti

e diaconi friulani hanno dedicato

del tempo alla formazione (con gli apprezzati

interventi sul senso cristiano

della festa da parte del prof. Andrea Grillo,

docente di Liturgia agli istituti S. Anselmo

di Roma e S. Giustina di Padova) e

al libero confronto tra di loro sulle difficoltà

del ministero, in un clima di comunione

e privi dell’assillo degli impegni

pastorali quotidiani.

Nella tavola rotonda i tre arcipreti di S.

Giorgio di Nogaro (mons. Livio Carlino),

Ampezzo (mons. Pietro Piller) e S. Pietro

al Natisone (mons. Mario Qualizza) hanno

fatto emergere l’immagine di parroci

friulani che, nelle diverse realtà della Bassa,

della Carnia e della Slavia Friulana, respingono

«la tentazione di trasformarsi

in burocrati del sacro, per essere invece

sempre di più ministri del mistero», come

ha sintetizzato il moderatore, mons.

Duilio Corgnali (arciprete di Tarcento).

Il senso della festa è più vero e sentito

nelle comunità più piccole e povere dal

punto di vista della presenza umana.

«Nelle piccole comunità le relazioni sono

molto più semplici – ha raccontato don

Carlino –. E così è più facile vivere il senso

della festa. Nel paese grande invece c’è

più la sensazione di avere di fronte un’assemblea

fedele ad un precetto, ad un appuntamento

». Non tutte le Messe domenicali,

però sono uguali: «In Duomo a S.

Giorgio di Nogaro nell’Eucaristia delle

8.30, quella degli anziani, percepisci subito

il senso della festa. L’assemblea canta,

risponde, è vivace». Alle 11 ci sono più

laici che si impegnano nella liturgia, il coro

che anima, «ma nel complesso l’assemblea

è più eterogenea, fredda. Ed ancor

peggio la domenica sera».

Celebrando nelle sue parrocchie di

Ampezzo, Sauris, Socchieve e Raveo,

mons. Piller trova un clima «di festa familiare

», un «rapporto bello, caratterizzato

da amicizia e stima reciproca». Peccato

che la partecipazione alle liturgie riguardi

ormai solo il 10% della popolazione

con la «grande assenza della fascia di età

che va dal post-cresima ai 30-40 anni».

Fanno eccezione le feste patronali, percepite

ancora da tutti come qualcosa

«che tiene vive l’identità e la storia del

paese». Occasioni importanti per «riallacciare

relazioni umane vere» e per far

riemergere che «il senso della festa è nel

Signore Gesù e nel messaggio del Vangelo

».

«Sono parroco in una zona un tempo

servita da 10 sacerdoti», ha sottolineato

mons. Mario Qualizza, evidenziando soprattutto

alcuni dati riferiti al territorio di

Pulfero: popolazione sparsa in 47 borgate

collegate da 50 chilometri di strade comunali,

ben otto chiese aperte al culto,

con l’aiuto di due sacerdoti, don Davide

Larice e don Sandro Piussi (il primo attivo

in zona da oltre 20 anni, il secondo da

qualche mese). E le piccole comunità sono

un patrimonio che non può andare

disperso, ha evidenziato mons. Qualizza:

«Incontrando le persone, specie nei paesi

più poveri dal punto di vista della presenza

umana, si scoprono tesori bellissimi di

partecipazione alla festa cristiana. Ho

fatto mie le parole del Vangelo: "essere

lievito e sale". In ogni paese ci deve essere

un gruppetto che poi trascina tutti gli

altri, come accade nei nostri paesi in occasione

del rosario in maggio. Invece di

guardare la massa che non c’è, dobbiamo

dare importanza al lievito e al sale».

Esperienze, confermate da altri interventi

nel dibattito, che hanno evidenziato

la necessità che in nessun paese alla

domenica sia lasciata la chiesa chiusa. Una

posizione ribadita nel suo intervento

conclusivo dal vicario episcopale per la

pastorale, mons. Igino Schiff, che ha sottolineato

l’importanza della presenza e

della vocazione laicale anche nella liturgia,

da coltivare e promuovere: «È una

presenza attiva e fondamentale. Certo, i

soggetti e le responsabilità che si moltiplicano

possono dare l’impressione di un

fenomeno un po’ disordinato, ma la crescita

di questa coscienza diffusa di corresponsabilità

è fondamentale». Proprio i

laici vanno responsabilizzati per tenere

vivo il senso della festa con la celebrazione

della Parola di Dio laddove non ci può

essere la S. Messa: «Tutti i cristiani devono

restare alla domenica nella propria

comunità – ha ribadito mons. Schiff –.

Magari, dopo aver partecipato alla celebrazione

della Parola di Dio, chi lo desidera

può anche spostarsi per andare a

partecipare alla Messa. Ma se i più forti,

quelli che possono muoversi, se ne vanno,

e lasciano soli i più "deboli", quelli

che sono impossibilitati a farlo, così accelerano

il disfacimento della comunità,

senza la quale non si celebra più l’Eucaristia

».

ROBERTO PENSA

All’imprenditore consegnato il riconoscimento “Itinerannia 2009″. «Già in settembre i primi segnali della ripresa»




«L’ampliamento tarda a causa del sito inquinato»

San Giorgio premia Steno Marcegaglia

«Anche qui abbiamo avuto problemi, ma senza ricorrere alla cassa integrazione»

AUSSA CORNO

SAN GIORGIO DI NOGARO. «L’Italia supererà la crisi ad iniziare dal 2010, anche se già da settembre cominceremo ad avere le prime avvisaglie della ripresa. Per quanto riguarda gli investimenti, questi sono già iniziati e il Gruppo ne sta facendo per 1,5 miliardi di euro in Polonia, Stati Uniti, Cina e Russia». Ad affermarlo è il cavaliere del lavoro Steno Marcegaglia, fondatore e presidente dell’omonimo Gruppo industriale, nonché padre di Emma, presidente di Confindustria, che ieri pomeriggio, durante una cerimonia a villa Dora, ha ricevuto a San Giorgio di Nogaro il premio “Itinerannia 2009″.
Stimolato dalle domande del giornalista Renato D’Argenio, Steno Marcegaglia ha ribadito che l’Italia uscirà prima degli altri dalla crisi perché gli imprenditori hanno più coraggio e lavoratori più seri e impegnati che altrove.
A confermare il suo ottimismo c’è, inoltre, la ripresa dell’acciaio che a suo dire è significativa. L’industriale, però, ha rimarcato che c’è bisogno di riforme, perchè il costo del lavoro è più alto che nel resto negli altri Stati e lo stipendio dei lavoratori più basso. «Io mi auguro - ha sottolineato - che i governi, di qualunque fazione siano, facciano quelle riforme di cui abbiamo bisogno e dichiarino guerra agli sprechi per ridurre le imposte. Non è possibile che i lavoratori che superano una certa cifra abbiano il 40% di imposte! Il futuro dell’impresa è dare molto potere d’acquisto ai lavoratori affinchè si rimetta in moto l’economia. Bisogna avere il coraggio di fare scelte anche scomode in materia: mia figlia Emma lo sta ribadendo fino allo spasimo».
In merito al suo Gruppo, Steno Marcegaglia ha sottolineato che negli oltre 50 insediamenti produttivi con 6.500 dipendenti solo tre hanno avuto qualche problema (anche nello stabilimento di San Giorgio), ma non si è ricorsi alla cassa integrazione; si è invece optato per la riduzione delle ore lavorative a 32 o 24, percependo lo stipendio come se si lavorasse 40: appena la crisi sarà superata, i dipendenti «restituiranno» le ore con gli straordinari arrivando a 48. Marcegaglia ha inoltre ribadito che il Gruppo investe tutto ciò che guadagna, non avendo soci con i quali dover fare i dividendi, evidenziando che ha un capitale sociale, più risorse accumulate, pari a 789 milioni di euro, e un fatturato superiore a 4,2 miliardi.
L’imprenditore non ha lesinato poi qualche critica agli Stati Uniti, «che ne hanno combinate di tutti i colori e ci ridevano dietro, alla fine noi usciremo perché sappiamo far bene», nè all’Inghilterra, «che ha dimenticato come si lavora e oggi l’India, sulla quale comandava, se la sta comprando».
Per quanto riguarda invece gli investimenti nell’area industriale della Bassa friulana, ha spiegato che l’ampliamento dello stabilimento ubicato nell’Aussa Corno, per produzioni di nicchia, sta tardando a causa del sito inquinato e delle difficoltà che il direttore generale del ministero all’Ambiente crea, «ma ce la faremo - ha assicurato - come del resto manterremo fede all’investimento programmato per un nuovo polo siderurgico nei terreni del Feraul (160 milioni di euro da realizzarsi entro il 2013, ndr), dove abbiamo già acquistato 100 mila metri quadri di terreno».
Francesca Artico(rassegna stampa Messaggero Veneto) Fonte

Calendario settimanale 14 giugno 2009

Sabato 20 giugno a Zellina!




Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria - Zellina

Sabato 20 giugno 2009

Festa del Cuore Immacolato di Maria

alle ore 19.00

Sua Ecc. Mons. Pietro Brollo

Presiede la S. Messa e la Benedizione della Chiesa restaurata

Commento alla parola domenica 14 giugno 2009





Prendete e Mangiate...




In Marco l’istituzione dell’eucaristia, celebrata nel contesto dell’Ultima cena del Signore con i suoi discepoli, è così legata alla morte del Signore da esserne, oltre che un’anticipazione sacramentale, anche una profezia.

Infatti Gesù, nell’intimità del cenacolo e prima della sua passione, sia con le parole sia con i gesti, attua quello che annuncia. Il pane spezzato e il calice che offre ai suoi discepoli, come richiedeva l’uso della pasqua ebraica, sono l’annuncio del nuovo patto, suggellato dal suo sangue, che, quale «agnello senza macchia», offre per la salvezza di tutti. E impone ai suoi di rinnovare quest’azione per tutti fino a quando ritornerà di nuovo tra di loro.

La chiesa, obbediente a questo comando, fa questo sacrificio e così «annuncia la morte del Signore, proclama la sua risurrezione e attende la sua venuta nella gloria». Cristo, in modo mirabile, rimane in mezzo ai suoi, li fa partecipi al sacrificio di redenzione e si fa cibo e bevanda per il loro nutrimento spirituale. Nutriti del Corpo e Sangue del loro Redentore, tutti i redenti diventano «un solo corpo e un solo spirito

in Cristo».

Tutto questo avviene attraverso la potenza dello Spirito che fa sì che tutti i credenti diventino in Cristo un sacrificio vivente a gloria di Dio Padre. L’Eucaristia è il preannunzio della piena partecipazione alla vita di Dio nell’eternità e il pegno di vita eterna, perché chi mangia il suo corpo e beve il suo sangue ha già la vita eterna in sé e l’avrà pienamente nell’eternità.

Vivere la messa

L’espressione è diventata oramai un luogo comune. Ma non basta mai: specialmente in un periodo come il nostro, in cui il cristianesimo è sottoposto a un lavoro di essenzializzazione, in cui è diminuita ogni struttura e aiuto dall’esterno, è più che mai urgente l’insistenza su queste idee “essenziali”. E urge insegnare in che modo concretamente l’eucaristia possa e debba essere calata nella vita di ogni giorno, in che modo possa e debba davvero diventare quella luce che dà spiegazione e significato alle vicende umane.

Chi non ha nulla da offrire-soffrire, non può “partecipare” all’Eucaristia: Cristo soffre e si immola, anche noi dobbiamo soffrire-immolarci con lui. E questi sentimenti vittimali sono l’anima della messa. Come si può applicare alla vita questa dottrina? Con un metodo molto semplice: spesso le nostre giornate lavorative sono piene di croci: il freddo, il caldo, la stanchezza; contrattempi, insuccessi, incomprensioni; malattie, noie, solitudini; scoraggiamenti, depressioni, angosce: si tratta di un materiale preziosissimo da offrirsi durante la messa, che - per dirla con il concilio di Trento - dai dolori di Cristo assume valore, da Cristo è offerto al Padre e per amore della passione di Cristo è accettato dal Padre. Saper accettare pazientemente la vita, è vivere il sacrificio della messa.

Vivere la comunione. Si tratta di un altro assioma classico che implica far diventare “mistica” l’unione sacramentale durante la giornata lavorativa: la quale deve diventare un continuo “rimanere in Cristo”. In questo modo si prolunga “misticamente” la comunione: si deve prendere l’abitudine di lavorare, parlare, pensare in-con-per Cristo; si tratta di prendere l’abitudine di fare tutto sotto l’influsso, più attuale-continuo che sia possibile, di Cristo. Bisogna esercitarsi a chiedersi frequentemente: «Come si comporterebbe Cristo se fosse al mio posto?». Bisogna prendere l’abitudine di “commisurarsi” con lui (A. Dagnino).

PREGHIERA


Gesù, tu mi dici che il tuo corpo «è vero cibo»

e il tuo sangue «vera bevanda»:

come vorrei che queste parole fossero davvero creative,

cioè producessero ciò che significano!

Come vorrei diventare come un’umanità aggiunta alla tua:

lasciarmi assimilare da te in modo da poter dire con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me».

Non più io che penso-parlo-agisco, ma tu che pensi-agisci-parli in me e con me!

Capisco bene che sei tu «il Verbo della vita» e perciò in proporzione che io aderirò a te, solo allora la mia vita sarà vera, perché piena di te. Tu mi dici: «Chi si ciba di me, io rimango in lui e lui in me»:

come vorrei lavorare, pensare, parlare, rimanendo in te!

Tu mi dici: «Senza di me, non potete fare nulla»!

Come vorrei non fare per davvero “nulla” senza essere ispirato, comandato, informato da te!

Se tutto in me fosse “cristocomandato”, un po’ alla volta la mia voce, così spesso alterata e nervosa, assumerebbe il timbro dolce e soave, mite e mansueto della tua, voce del buon pastore!

Domenica 14 giugno 2009


PARROCCHIA S. GIORGIO M.

Foglio per i lettori

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO B)

PRIMA LETTURA (Es 24,3-8)
Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!».
Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 115)
Rit: Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. Rit.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. Rit.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. Rit.

SECONDA LETTURA (Eb 9,11-15)
Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza.

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.
Parola di Dio

SEQUENZA
[Sion, loda il Salvatore, / la tua guida, il tuo pastore

con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore: / egli supera ogni lode,

non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita: / questo è tema del tuo canto,

oggetto della lode.

Veramente fu donato agli apostoli riuniti

in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante, gioia nobile e serena

sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne

nella quale celebriamo la prima sacra cena.

E il banchetto del nuovo Re,

nuova, Pasqua, nuova legge;

e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,

la realtà disperde l'ombra: luce,

non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria

ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo,

Obbedienti al suo comando,

consacriamo il pane e il vino, ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:

si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,

ma la fede ti conferma, oltre la natura.

È un segno ciò che appare:

nasconde nel mistero realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;

ma rimane Cristo intero in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,

né separa, né divide: intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono:

mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;

ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:

nella stessa comunione ben diverso è l'esito!

Quando spezzi il sacramento

non temere, ma ricorda:

Cristo è tanto in ogni parte, quanto nell'intero.

È diviso solo il segno non si tocca la sostanza;

nulla è diminuito della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini,

vero pane dei figli: non dev'essere gettato.

Con i simboli è annunziato, / in Isacco dato a morte,

nell'agnello della Pasqua, / nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi:

nutrici e difendici,

portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra,

conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.

Canto al Vangelo (Gv 6,51)
Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.

VANGELO (Mc 14,12-16.22-26)
Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle carissimi, nella Cena pasquale Gesù, nostro Signore, ha donato il suo Corpo e il suo Sangue per la vita del mondo. Purificati e redenti dal suo sacrificio pasquale, innalziamo al Padre la nostra supplica.

L - Preghiamo insieme e diciamo:Rinnova l’Alleanza con il tuo popolo, Signore.

1. Il Papa, i Vescovi e i Presbiteri celebrino sempre con rinnovato stupore e devozione il memoriale della nuova alleanza; il loro esempio aiuti i fedeli a partecipare ai santi Misteri in modo attivo e consapevole. Preghiamo.

2. Il Padre conceda a quanti sono tormentati dal dubbio e dall’incredulità il dono della fede che li apre a cogliere nell’Eucaristia la presenza viva e reale di Cristo. Preghiamo.

3. La celebrazione dell’Eucaristia si prolunghi nel vivere quotidiano di ogni credente. Ognuno riconosca nel Sacramento dell’altare la fonte e il culmine che dà senso alla propria esistenza personale e alla storia universale. Preghiamo.

4. I cristiani perseguitati, i martiri dei nostri giorni e quanti rischiano la loro vita per i fratelli nel segno della fede trovino sempre nell’Eucaristia la forza e la speranza per la loro testimonianza. Preghiamo.

5. La potenza del sangue di Cristo purifichi i cuori di quanti hanno causato la forte crisi economica . Dia a tutti la forza per aiutare chi ha perso il lavoro. Preghiamo.

6. Quanti si nutrono del Corpo e del Sangue del Signore sappiano tradurre nella vita il mistero che celebrano nella fede. Preghiamo.

C – O Dio, ascolta le nostre suppliche in questo giorno a te consacrato e per la partecipazione ai santi Misteri, dona alla Chiesa, sparsa su tutta la terra, la gioia di sentirsi un solo corpo in Cristo Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. T - Amen.

Parte della liturgia di oggi:...la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.

PRIMA LETTURA (2Cor 1,1-7)
Dio ci consola affinché possiamo anche noi consolare quelli che sono nell’afflizione.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto e a tutti i santi dell’intera Acaia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consóla in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.
Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.
La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione.

Parola di Dio

Gruppo Assistenza Volontaria Ospedalizzati (GAVO)

Una Associazione di Volontariato.

Gruppo Assistenza Volontaria Ospedalizzati (GAVO)

Opera dal 1984 presso l’Ospedale civile di Palmanova. Svolge mansioni prive di contenuto tecnico, ma ugualmente necessarie e utili: offerta di compagnia e sostegno psicologico, aiuto per i bisogni elementari (movimento, alimentazione, …). I volontari mettono a disposizione alcune ore del loro tempo libero a favore di altre persone che necessitano del loro aiuto. Queste sono alcune espressioni dette dai volontari: “Da questi incontri ricavo tanta pace e dolcezza”, “Ho dato così poco, ma ho ricevuto moltissimo”. L’associazione, dopo l’iniziale buona riposta, ora si trova in difficoltà per la mancanza di persone. Ora il GAVO lancia un appello alle persone che desiderano collaborare mantenendo in vita questo servizio alla persona. Chi è interessato può telefonare presso la segreteria del GAVO (0432 923130) presso l’Ospedale a Jalmicco che è aperta tutti i giovedì dalle ore 9.00 alle ore 11.00.

Calendario settimanale 7 giugno 2009

Domenica 7 giugno 2009


PARROCCHIA SAN GIORGIO M.

FOGLIO PER I LETTORI

SANTISSIMA TRINITA' (ANNO B)


PRIMA LETTURA (Dt 4,32-34.39-40)
Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n’è altro.

Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?
O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?
Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro.
Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 32)
Rit: Beato il popolo scelto dal Signore.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. Rit.

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
Perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto. Rit.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. Rit.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. Rit.

SECONDA LETTURA (Rm 8,14-17)
Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Ap 1,8)
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia.

VANGELO (Mt 28,16-20)
Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Abbiamo ricevuto lo Spirito da figli, per mezzo del quale possiamo rivolgere al Padre le nostre preghiere, in Cristo Gesù.
Lo invochiamo dicendo: Ascoltaci, o Signore.

1. Rendici sempre consapevoli della tua presenza nella nostra vita, in modo da essere segno nel mondo della tua presenza, preghiamo.
2. Fa' che siamo attenti alla tua Parola, per riconoscerti presente nella vita della Chiesa e nelle situazioni quotidiane, preghiamo.
3. Fa' che sappiamo essere sempre degni del dono della libertà che Tu ci hai conquistato per mezzo della Tua croce, attraverso la fedeltà ai tuoi comandamenti, preghiamo.
4. Tu che hai donato speranza e vita a tutti coloro che ti hanno incontrato, rendici capaci di interessarci concretamente ai popoli e alle persone che non hanno il necessario per vivere, preghiamo.
5. Fa' che la Chiesa sappia parlare a tutti, in particolare ai giovani, perché possano incontrare in te la fonte della vera gioia, preghiamo.
6. Tu che ai discepoli affidi la missione dell'annuncio del Regno, fa' che tutti i cristiani vivano con gioia e generosità la propria vocazione a servizio del mondo intero, preghiamo.

O Dio nostro Padre, perfetta Comunione, nella tua misericordia accogli le nostre preghiere e donaci ciò che è veramente necessario per la nostra vita: il primo dono necessario è proprio la tua presenza, lo Spirito Santo in noi. Per Cristo nostro Signore.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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