Dio, la musica e i giovani: il compositore Giovanni Allevi si racconta alla Radio Vaticana



◊ Osannato dal pubblico, soprattutto giovanile, ma spesso bersaglio delle critiche dei colleghi, Giovanni Allevi è un fenomeno che non si può ignorare. Il primo settembre, il quarantenne pianista suonerà all’Arena di Verona con la sua “All Stars Orchestra”, composta da 90 musicisti provenienti da tutto il mondo. Un’occasione per parlare con il compositore marchigiano di musica, del mondo giovanile e del suo rapporto con Dio. L’intervista a Giovanni Allevi è di Alessandro Gisotti:

(musica)


R. - La musica, per me, è un’esigenza viscerale: l’ho definita una strega capricciosa che ha monopolizzato la mia vita, che bussa alla mia testa, viene a trovarmi in ogni momento e mi suggerisce una manciata di note che io, poi, devo raccogliere, sviluppare fino a plasmarle in un pentagramma musicale ed eseguirle, infine, con un pianoforte oppure con un’orchestra. Ma questo è un fatto tecnico. La realtà è che la musica è un modo straordinario, entusiasmante, affascinante per raccontare il nostro tempo.


D. - Dio si può trovare anche tra le note di uno spartito?


R. - Sì, sì. Io non ho avuto difficoltà ad ammetterlo. Ho più volte ribadito che chiunque svolga un qualche tipo di attività artistica e creativa, prima o poi deve fare i conti con un’alterità, con Qualcuno che regge le fila del discorso, con un mistero che ci circonda. Quindi, il passo verso la trascendenza è brevissimo…


D. - Lei suona il pianoforte ma spopola tra i giovani come una pop star: perché?


R. - Perché? Perché i giovani sono meravigliosi! Sono molto più profondi, molto più sensibili, poetici di quanto noi possiamo immaginare. Sono circondato da una nuova generazione di sognatori, di visionari… Anche se ci troviamo in un momento di crisi, sembra vogliano tornare all’essenzialità delle cose, alla gioia di prendere di nuovo in mano il destino della propria esistenza.


D. - Lei definisce la sua musica “classica contemporanea”: non è un’affermazione che offre il destro alle critiche che tante volte ha ricevuto?


R. - Assolutamente sì. Ne sono consapevole e lo sapevo dall’inizio, ma questa è la realtà delle cose. Una definizione può essere considerata una parola vuota, se non ci fosse una vita all’interno di quella mia definizione. E’ tutto il tormento che c’è dietro a queste due parole: il mio lasciare la famiglia, il lavoro, la casa e tutto, a 28 anni, per inseguire il mio sogno e restare ore, fino a notte fonda, davanti ad una partitura per riempirla di note e darle una forma: ecco, è lì che ho capito che cosa significa la musica classica contemporanea. Cioè, è un linguaggio musicale colto - perché utilizza una notazione scritta - e che grazie ad essa riesce ad elaborare delle forme più complesse di quelle che noi siamo abituati ad ascoltare in una canzone pop, cioè una semplice alternanza strofa-ritornello. Grazie alla scrittura, si possono creare delle sinfonie, delle fughe, dei quartetti, dei quintetti, dei mottetti… ecco, queste sono le forme che la tradizione classica ci ha tramandato, forme straordinarie che però noi dobbiamo continuamente aggiornare e riempire di contenuti che prendiamo a prestito dalla realtà che ci circonda, che però è sempre diversa, sempre nuova. Ci sarà sempre una musica nuova, ci sarà sempre una musica contemporanea, e se questa si sviluppa all’interno della tradizione e delle forme della tradizione classica europea, ecco che c’è la musica classica contemporanea. Ma non lo dico solo per me…


D. - Insomma, si può amare allo stesso tempo Mozart e Michael Jackson?


R. - Dunque, Mozart e Michael Jackson sono assolutamente due geni indiscussi, ma appartengono a due generi musicali differenti. Io credo nella specificità del genere, nella purezza del genere. Io credo che esista una musica classica, che tramanda determinate, ben precise forme attraverso la scrittura. Michael Jackson è un elemento di genialità all’interno di una tradizione pop-rock, che è un’altra storia.


D. - Suonare la rende felice?


R. - Sì. Mi fa vivere intensamente. Tutte le emozioni sono accelerate, sono esagerate: l’ansia, la paura, quelle ci sono. Però, quando arriva l’applauso, quando arriva l’abbraccio del pubblico, tutto svanisce ed io mi sento in paradiso.


D. - Cosa consiglierebbe ad un ragazzo che, magari, ascoltando “Joy” o “No concept” abbia voluto mettere le mani sul pianoforte?


R. - Eh, ma ce ne sono tanti che poi mi scrivono e mi dicono: voglio diventare bravo come te. E io rispondo loro: no, tu mi devi superare, mi devi stracciare, devi prendere spunto da quanto mi è accaduto non per fermarti a farmi un complimento: non mi interessa. Ma per vivere lo stesso entusiasmo che ho vissuto io e per fare come me e meglio di me.

Radiovaticana: precisazioni

In materia di immigrazione, e in particolare per ciò che riguarda la dignità dei migranti che richiedono asilo, negli ultimi giorni alcuni esponenti politici italiani hanno duramente contestato alcune affermazioni rilasciate ai media vaticani dall’arcivescovo Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti. Da parte sua, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha affermato oggi in un’intervista di aver vissuto “da cattolico” questa situazione “con qualche dispiacere a qualche imbarazzo”. Tuttavia, ha aggiunto, l'Italia - “e lo dimostreremo coi fatti - è il Paese che ha salvato il maggior numero di vite in mare, operando coi fatti nel senso proprio voluto dal Vaticano”. Lo stesso mons. Vegliò è intervenuto nella vicenda con una nuova precisazione, che Alessandro De Carolis riferisce nel dettaglio:

"In seguito alla mia dichiarazione alla Radio Vaticana di sabato 22 corrente, pubblicata su L’Osservatore Romano del 23 agosto, circa la morte di numerosi migranti nel Mediterraneo, il Ministro Roberto Calderoli, secondo l’Agenzia A.G.I., avrebbe detto: 'Le parole sugli immigrati pronunciate da monsignor Vegliò non sono quelle del Vaticano e della CEI da cui, anzi, spesso, lo stesso Vegliò è stato poi contraddetto'.


"Al riguardo - afferma mons. Vegliò - con tutto il rispetto possibile e per amore di verità, vorrei asserire che: come Capo Dicastero ho il grande onore di fare dichiarazioni a nome della Santa Sede, mai sono stato contraddetto dalla Santa Sede, mai sono stato contraddetto dalla Conferenza Episcopale Italiana. Forse - osserva il presule - il Signor Ministro aveva in mente altre situazioni o si riferiva a qualcun altro".


"È poi inaccettabile e offensivo - continua il capo dicastero vaticano - quanto viene riportato più avanti nella dichiarazione del Ministro, quasi che io sia responsabile della morte di tanti poveri esseri umani, inghiottiti dalle acque del Mediterraneo. La mia dichiarazione - conclude mons. Vegliò - partiva solo da un fatto concreto, tragico: la morte di tante persone, senza accuse, ma chiamando tutti alla propria responsabilità".

Radiovaticana: udienza del mercoledi

All'udienza generale di Castel Gandolfo, il Papa esorta i leader mondiali: proteggete l’ambiente con spirito di solidarietà verso i poveri

◊ L’uomo non è il “padrone assoluto” del Creato. Benedetto XVI chiede ai leader internazionali di proteggere l’ambiente, solidali con i più poveri, nel rispetto delle leggi. L’appello è stato lanciato stamani da Castel Gandolfo, durante l’udienza generale, cui hanno partecipato circa 5 mila e 500 di fedeli, tra cui oltre 2 mila pellegrini tedeschi, che si sono raccolti in un secondo momento nel cortile del Palazzo apostolico, troppo piccolo per accoglierli tutti insieme. Il Papa ritiratosi dopo la prima parte dell’udienza nella Sala degli Svizzeri, per salutare personalmente alcune persone, si è poi riaffacciato al balcone rivolgendo breve discorso in tedesco. ll servizio di Roberta Gisotti:

Si concludono per molti a fine agosto le vacanze estive: “come non ringraziare Iddio del dono prezioso del Creato di cui è possibile godere, e non solo durate il periodo di ferie!”, ha esclamato il Papa:


“I differenti fenomeni di degrado ambientale e le calamità naturali, che purtroppo non raramente la cronaca registra, ci richiamano l’urgenza del rispetto dovuto alla natura, recuperando e valorizzando, nella vita di ogni giorno, un corretto rapporto con l’ambiente”.


La Chiesa impegnata nella difesa della terra, dell’acqua e dell’aria si adopera per proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso:


“Se viene meno il rapporto della creatura umana con il Creatore, la materia è ridotta a possesso egoistico, l’uomo ne diventa “l’ultima istanza” e lo scopo dell’esistenza si riduce ad essere un’affannata corsa a possedere il più possibile”.


“Quanto è importante allora - ha sottolineato il Santo Padre - che la comunità internazionale e i singoli governi sappiano dare i giusti segnali ai propri cittadini, per contrastare in modo efficace le modalità d’utilizzo dell’ambiente”, che risultino dannose:


“I costi economici e sociali, derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni, riconosciuti in maniera trasparente, vanno supportati da coloro che ne usufruiscono, e non da altre popolazioni o dalle generazioni future. La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse e del clima richiedono che i responsabili internazionali agiscano congiuntamente nel rispetto della legge e della solidarietà, soprattutto nei confronti delle regioni più deboli della terra”.


Per questo “è indispensabile convertire l’attuale modello di sviluppo globale”, ha insistito Benedetto XVI, richiamando infine “lo scandalo della fame e della miseria.” Concludendo poi la sua catechesi con le parole di San Francesco nel Cantico delle Creature:


“‘Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et omne benedictione… Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le tue creature’”.


Nei saluti finale il Papa ha fatto memoria nella solennità odierna della Beata Vergine Maria di Czestochowskiej e dei Santi Monica e Agostino, che saranno festeggiati dalla Chiesa tra pochi giorni, uniti in terra da vincoli familiari ed in cielo dallo stesso destino di gloria.

Internet secondo la rivista Città nuova

Internet, le sviste possibili
05-08-2009 di Riccardo Poggi -
Fonte: Città nuova

Crisi e rinascita dei media: che futuro ci aspetta? Spontaneità, passione, desiderio, ma anche consapevolezza.

Internet, le sviste possibili
Quando si ragiona di Internet si rischia sempre di cadere in alcune sviste. La prima è dimenticarsi del contesto tecnologico ed economico a cui ci riferiamo. In Mozambico molti bimbi a scuola imparano a fare le operazioni scrivendo col ditino nella sabbia. Pochi mesi fa parlavo via chat con Carlo, medico in Costa d’Avorio: io con linea veloce a banda larga, lui condividendo un vecchio lento modem a 56k con 3 o 4 giovani in un Internet café.
Parliamo quindi pure di miglioramenti nella nostra Rete, ma non dimentichiamo chi avrebbe diritto a un accesso diverso.
Seconda svista: pensare che ci siano “esperti” della Rete. In un ambito in continua espansione e soprattutto in continua trasformazione come la Rete, è difficile parlare di “esperti”.
Terza svista: dare per scontato che l’espansione e un più ampio uso della Rete sia automaticamente positivo. Occorrerebbe ragionare anche su questo.
Quarta svista: dimenticare che a fianco e oltre Internet e i computer ci sono altri nuovi media, come i cellulari di ultima generazione che – a patto di costi iniziali e tariffe più accessibili – potranno dare alla Rete stessa un impulso e una potenzialità probabilmente ancora difficili da immaginare.
Diffusione
Partiamo dalla situazione di Internet in Italia. Dal grafico della crescita di Internet in Italia (che proviene dal sito www.gandalf.it, frutto del lavoro paziente e costante di Giancarlo Livraghi), si vede che fino al 1999 la Rete è stata utilizzata più sul lavoro che a casa (vedi pag. 54). Nel 2000, il balzo in avanti dell’uso casalingo è legato al lancio dell’accesso gratuito alla Rete da parte di un operatore telefonico italiano.
Si vede poi, purtroppo, che nella scuola la crescita è quasi nulla, anche in tempi recenti, nonostante molti insegnanti – giovani e meno giovani – con passione e costanza si impegnino a introdurre le nuove tecnologie, aiutati a volte anche dai programmi ministeriali. In generale, a livello europeo l’Italia è al quart’ultimo posto per utilizzo di Internet e la sensazione è che ci siano luci ed ombre.
Le luci: sicuramente in famiglia l’uso della Rete è aumentato moltissimo, specie da parte dei giovani, ma anche gli adulti adoperano sempre più spesso applicazioni per la gestione del conto in banca, i servizi delle poste o di acquisto online.
Un discorso a parte merita poi l’enorme incremento nell’uso di Facebook, specie nelle età dai 35 ai 55 anni. Le aziende hanno capito da tempo che la rete non è semplicemente una vetrina, ma uno strumento per la relazione con clienti e fornitori.
Sospetti e divisione
Le ombre: sospetti e divisione. C’è sospetto in famiglia sull’uso della rete da parte dei figli, per il timore di uno strumento spesso poco conosciuto dai genitori. A me, che pure sono appassionato di Rete, capita spesso di dire a mio figlio: «Sei sempre al Pc, invece di studiare!». Salvo poi scoprire – anche su argomenti scolastici – una competenza inaspettata.
C’è sospetto a scuola, dove i Pc sono spesso confinati in aule informatiche, mentre gli studenti si collegano alla Rete via iPhone, magari all’insaputa degli insegnanti. Si ha l’impressione di un distacco troppo forte tra il mondo della Rete, in cui i ragazzi sono costantemente immersi, e i programmi ancora basati sul metodo “frontale” della scuola.
Sospetto nelle aziende che, pur in presenza di manager aperti all’innovazione, hanno spesso una struttura informatica vecchio stile, con propensione a mantenere le vecchie applicazioni conosciute e resistenza al nuovo. Anche a livelli alti si è organizzati per gestire il potere, più che il sapere, caratteristica della Rete.
C’è difficoltà – da parte di alcuni giornalisti della carta stampata – ad accettare un ruolo nell’informazione in Rete.
C’è sospetto nel potere politico: alcune proposte di legge, apparentemente contro la pedo-pornografia, lasciano trasparire il proposito di ingabbiare la libera circolazione delle idee.
C’è divisione perché, se è vero che è nella natura della Rete creare “isole” di dialogo su argomenti di comune interesse, si vede ancora una forte stratificazione per età (tra genitori e figli, tra anziani e giovani), per livello culturale e reddito (chi può permettersi la banda veloce e chi no).
Per non parlare del sostanziale ostracismo a tutto ciò che sa di religione, dove il dichiararsi cattolici provoca reazioni così forti da rendere difficile un dialogo sereno.
Rinascita?
In questo panorama, quale può essere la strategia per un migliore uso della Rete? Non esistono ricette. Dobbiamo verificare quali applicazioni e contenuti provocano una attiva partecipazione e favoriscono la comunicazione. Ad esempio i social network – l’esempio più noto è Facebook – convogliano interesse da parte di molti utilizzatori intorno a specifici campi.
Ci sono luoghi della Rete dove ognuno può “aiutare e farsi aiutare”, ad esempio i forum. Luoghi dove il sapere è liberamente fruibile; è recente la notizia che Microsoft ha deciso di abbandonare la sua famosa enciclopedia Encarta, venduta su Cd e pubblicata parzialmente in Rete. Il motivo non dichiarato ma evidente è l’enorme successo dell’enciclopedia libera Wikipedia. Ci sono applicazioni che offrono un libero spazio espressivo, unito a semplicità e trasparenza nella gestione, come i blog.
Singolarmente, questi elementi positivi della Rete coincidono con i quattro pilastri della comunicazione di cui parlava Chiara Lubich nel 2000:
1) comunicare è essenziale, perché parte costitutiva dell’uomo;
2) mettersi in ascolto dell’altro, nei panni dell’altro;
3) sottolineare il positivo;
4) importa l’uomo, non il medium, che è un semplice strumento.
Questi aspetti sono quelli che coinvolgono spontaneità, passione, desiderio e anche voglia di protagonismo: componenti di quel bambino che è in noi, che non vanno incanalate o strutturate – pena l’estinguersi di qualsiasi iniziativa in Rete –, ma sostenute da una adulta consapevolezza.
Dialogo e partecipazione
Avere un approccio consapevole alla Rete significa quindi soprattutto puntare su dialogo, partecipazione e progettualità. Qualunque iniziativa vogliamo intraprendere – dal sito web al gruppo di interesse via mail, dal corso di formazione al lavoro collaborativo a scuola, all’Intranet aziendale – richiede vigilanza e sostegno costante. Richiede dialogo, soprattutto tra età, competenze e livelli culturali diversi.
Richiede progettualità: ormai le possibilità sono enormi, per cui dobbiamo sapere cosa desideriamo e dove vogliamo arrivare, prima ancora di metter mano al mouse o alla tastiera.
Richiede partecipazione: ognuno deve poter dare un piccolo contributo, la Rete ha spazio in abbondanza. Più è aperta a tutti, più ne guadagna.
Se poi torniamo un attimo al grafico iniziale, che vedeva tre campi d’azione, lavoro, famiglia, scuola, e lo guardiamo non in termini di “luogo fisico” d’uso, quanto in termini di “ambito d’uso”, ci accorgiamo di un grande assente: il terzo settore, il volontariato, spazio per il quale, invece, la Rete sembrerebbe fatta apposta: gratuita, collaborativa, scalabile.
Alla fine, per una crescita vera (o una rinascita) della Rete serve ricordare un’idea su cui Livraghi (www.gandalf.it) insiste da tempo: «La Rete non è fatta di macchine, cavi, software, procedure e protocolli. È fatta di persone».
Riccardo Poggi
In Rete, per aiutare
Esempi che invitano all’azione.
 Poche ore dopo la prima forte scossa in Abruzzo, un piccolo gruppo di persone aveva pubblicato una pagina con le informazioni su donazioni di sangue, raccolta e distribuzione di aiuti, aggiornata in tempo reale con notizie verificate e verificabili (terremotoabruzzo.pbwiki.com). Per realizzarlo, uno strumento gratuito, Pbwiki: un wiki, un tipo di sito web aggiornabile senza conoscenze informatiche particolari.
 Riccardo Barlaam, giornalista de Il Sole 24 Ore, ha lanciato il sito www.africa-times-news.com per la pubblicazione continua di notizie fornite da una redazione di giornalisti sparsi in tutta l’Africa.
 In modo analogo è possibile creare redazioni virtuali che raccolgano e pubblichino notizie “dal basso”. Si chiama “citizen journalism” (giornalismo partecipativo).
 Sicurezza delle persone in città: tramite le mappe online è possibile raccogliere dai cittadini l’indicazione dei punti critici della città: attraversamenti pericolosi, marciapiedi stretti, buche, lampioni spenti, luoghi inaccessibili alle carrozzelle, aiuole sporche o percorsi tortuosi.
 Un esempio professionale è il progetto Polis (www.polislink.it) realizzato a Sesto Fiorentino.


Da Cittanuova n. 15/16

L'enciclica e un mercato "fraterno"
05-08-2009 di Paolo Lòriga -
Fonte: Città nuova

Stefano Zamagni, docente di economia politica all’università di Bologna, è consultore del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, organismo che segue i temi affrontati dalla “Caritas in veritate”.

L'enciclica e un mercato
Quale punto reputa più innovativo della “Caritas in veritate”?
«Un primo punto è l’invito a superare la separazione tra la sfera dell’economico e la sfera del sociale. La modernità, negli ultimi tre secoli, ci ha lasciato un modello di società in base al quale c’è, da una parte, la sfera dell’economia, con la sua logica ferrea che non ammette di essere sottomessa ad alcun giudizio, tanto che si dice: “gli affari sono affari”. Dall’altra, c’è la sfera del sociale, nella quale avvengono le compensazioni. Cioè, il sociale deve provvedere a tutto ciò che l’economia di mercato di tipo capitalistico non è in grado di produrre sul piano della giustizia e dell’equità. Non dimentichiamo che il welfare state, lo stato sociale, è figlio di questa logica di separazione. Il pensiero dell’Ottocento e, soprattutto, del Novecento – sia che si collocasse politicamente nel versante liberista o nel versante statalista – manteneva inalterato quel modello.
«Ebbene, l’enciclica di Benedetto XVI ci dice che questo è un vecchio modo di pensare, perché siamo entrati nella società post-industriale e quindi l’elemento del sociale deve entrare dentro l’economico, non a margine o successivamente. È un’innovazione notevole, che può consentire al mercato di tornare ad essere strumento di civilizzazione dei rapporti e delle strutture che genera».
L’enciclica assume il principio di fraternità nella sfera economica. Quali le ragioni?
«Benedetto XVI dà centralità al principio di fraternità. Ecco un altro punto innovativo e tra i più intriganti per gli effetti che può generare.
«La letteratura socioeconomica mette in evidenza da tempo che la gente anela oggi alla felicità, ma una società per garantire questo obiettivo deve essere fraterna. Non basta la solidarietà, che è la condizione che tende a rendere i diversi uguali, mentre la fraternità consente agli eguali di essere diversi. Una società fraterna è anche solidale, ma non è vero il contrario. Quindi è un passo in avanti.
«È importante che in questa enciclica appaia esplicitamente il principio di fraternità, perché anche la letteratura più avanzata di economia e di questioni sociali ha sottovalutato, salvo rarissime eccezioni, il bisogno di una società fraterna. E la fraternità non è altro che la traduzione, in termini economico-pratici, del principio di reciprocità. Ecco perché nell’enciclica si parla a più riprese della reciprocità.
«Va detto, infine, che la categoria di pensiero della fraternità non è una novità assoluta, perché è merito della scuola di pensiero francescana già a partire dal XIII secolo sino alla rivoluzione francese: nella bandiera c’era scritto liberté, egalité, fraternitè. Ma dopo la rivoluzione francese la parola fraternità è stata cancellata e bandita. Ora con questa enciclica si può tornare a parlare di fraternità e a considerarla come una categoria di pensiero».
L’inserimento nell’enciclica del principio di fraternità è dovuto allo scoppio della crisi finanziaria?
«No. La Caritas in veritate mette in evidenza il limite intrinseco del capitalismo: quello di identificare un fine – la massimizzazione del profitto – e farlo diventare fine dell’intera società. Il che non vuol dire che il profitto sia da condannare, ma lo condanna quando diventa l’unica ragione. L’enciclica ribadisce che il mercato è un modo per organizzare l’attività economica, mentre propone di superare il capitalismo.
«Riguardo al principio di fraternità, l’enciclica indica esempi che sono una novità: si parla di aziende non capitalistiche, quali le imprese cooperative, quelle sociali, quelle dell’Economia di Comunione. Sono imprese vere e proprie, perché producono per il mercato, però non hanno il fine della massimizzazione del profitto. Non vogliamo considerarle imprese, queste?
«La logica della separazione ricordata in precedenza tenderebbe a dire che queste appartengono al sociale. E invece l’enciclica dice: no, appartengono all’economico. Sono quella minoranza profetica che mostra che è possibile stare dentro il mercato, rispettarne le regole, perseguendo fini di utilità collettiva o sociale».

Angelus da Radiovaticana

Ancora oggi la fede cristiana scandalizza e c'è chi cerca di adattarla ai tempi e chi abbandona Cristo. Solo affidandoci interamente al Signore possiamo trovare la felicità. E' quanto ha detto questa mattina il Papa all'Angelus recitato a Castel Gandolfo. “Chiediamo alla Vergine Maria - ha aggiunto Benedetto XVI - di tenere sempre desta in noi questa fede impregnata di amore, che ha resa Lei, umile fanciulla di Nazaret, Madre di Dio e madre e modello di tutti i credenti”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Prima della preghiera mariana dell’Angelus l’applauso dei fedeli ha accompagnato le scherzose parole del Papa che riferendosi al recente incidente al polso ha detto:

“Cari fratelli e sorelle, vedete che la mano è liberata dal gesso, ma ancora un po’ pigra! Un po’ devo ancora rimanere a scuola di pazienza, ma andiamo avanti!”

Benedetto XVI ha poi ricordato che nel Vangelo di oggi Gesù chiede ai discepoli totale disponibilità al suo progetto di salvezza. Ma tanti dopo averlo seguito tornarono indietro. Anche nel mondo di oggi - osserva il Papa - non pochi restano “scandalizzati” dal paradosso della fede cristiana:

“L’insegnamento di Gesù sembra “duro”, troppo difficile da accogliere e da mettere in pratica. C’è allora chi lo rifiuta e abbandona Cristo; c’è chi cerca di “adattarne” la parola alle mode dei tempi snaturandone il senso e il valore”.

Benedetto XVI, ripetendo la domanda che Gesù aveva rivolto agli apostoli, poi chiede:

“Volete andarvene anche voi? Quest’inquietante provocazione ci risuona nel cuore ed attende da ciascuno una risposta personale. Gesù infatti non si accontenta di un’appartenenza superficiale e formale, non gli è sufficiente una prima ed entusiastica adesione; occorre, al contrario, prendere parte per tutta la vita al suo pensare e al suo volere”.

La sequela di Cristo impegna per tutta la vita: “SeguirLo – spiega il Santo Padre - riempie il cuore di gioia e dà senso pieno alla nostra esistenza, ma comporta difficoltà e rinunce perché molto spesso si deve andare controcorrente”. Alla domanda di Gesù - “Volete andarvene anche voi?” - Pietro risponde a nome degli apostoli ribadendo piena fiducia nelle sue “parole di vita eterna”:

“Cari fratelli e sorelle, anche noi possiamo ripetere la risposta di Pietro, consapevoli certo della nostra umana fragilità, ma fiduciosi nella potenza dello Spirito Santo, che si esprime e si manifesta nella comunione con Gesù”.

“La fede – aggiunge il Papa è dono di Dio all’uomo ed é, al tempo stesso, libero e totale affidamento dell’uomo a Dio; la fede è docile ascolto della parola del Signore, che è “lampada” per i nostri passi e ‘luce’ sul nostro cammino” (cfr Salmo 119, 105):

“Se apriamo con fiducia il cuore a Cristo, se ci lasciamo conquistare da Lui, possiamo sperimentare anche noi, insieme al Santo Curato d’Ars, che la nostra sola felicità su questa terra è amare Dio e sapere che Lui ci ama”.

Dopo l’Angelus, il Papa ha ricordato che oggi si è aperta a Rimini la XXX edizione del “Meeting per l’amicizia tra i popoli ”, che quest’anno ha come titolo “La conoscenza è sempre un avvenimento”:

“Nel rivolgere un cordiale saluto a quanti prendono parte a questo significativo appuntamento, auguro che esso sia occasione propizia per comprendere che conoscere non è un atto solo materiale, perché … in ogni conoscenza e in ogni atto d’amore l’anima dell’uomo sperimenta un di più che assomiglia molto a un dono ricevuto, ad un'altezza a cui ci sentiamo elevati (Caritas in Veritate, n. 77)”.

Il Papa ha salutato infine tutti i fedeli e i pellegrini arrivati a Castel Gandolfo per l’Angelus:

"A tutti voi auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie per la vostra presenza".

inizio pagina

4 nuovi cristiani in agosto


AVVISI

Oggi hanno ricevuto il battesimo: Valentini Matteo, Maran Gaia, Zemolin Gabriele, De Momi Eva Maria Elena.


Prossima data per il Battesimo 27 settembre

Foglio Parrochiale:Domenica 23 agosto 2009


Domenica 23 agosto 2009


PARROCCHIA S. GIORGIO M.

Foglio per i lettori

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

PRIMA LETTURA (Gs 24,1-2.15-17.18)
Serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio.

Dal libro di Giosuè

In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio.
Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».
Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. Rit.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo. Rit.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti. Rit.

Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato. Rit.

Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. Rit.

SECONDA LETTURA (Ef 5,21-32)
Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 6,63.68)
Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.

VANGELO (Gv 6,60-69)
Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Celebrare l'Eucaristia significa dire come Pietro: “Tu, Signore, hai parole di vita eterna”. Nella fede riconosciamo il dono della salvezza offerto sull'altare, in attesa della sua venuta. Preghiamo il Padre perché renda forte la nostra fede, preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

1. Per il Papa, i vescovi e i ministri della Chiesa: aiutino i cristiani a conoscere sempre meglio la Parola di Gesù, a interiorizzarla, perché si traduca in gesti concreti nella vita di ogni giorno, preghiamo.

2. Per il nuovo vescovo della nostra Diocesi Mons. Andrea Bruno Mazzolato. Perché lo Spirito lo assista in ogni momento del suo cammino nella comunità friulana. Preghiamo


3. Per i non credenti, per quanti fanno propria una religione vuota e superficiale: siano guidati nella scoperta della bellezza della fede cristiana, preghiamo.


4. Per gli sposi: vivano nell'unità e nell'amore e siano segno dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, preghiamo.


5. Per la nostra comunità cristiana: viva nella piena fiducia in Gesù che ci parla, ci interpella, ci nutre e ci ama, preghiamo.

6. La nostra comunità questa settimana ha affidato alla misericordia del Padre i nostri fratelli: CHIABA’ ALDO, SEGATTO, COMISSO BERTILLA, GURINI ADRIANO, PITTA INES TAVERNA….. Il Signore li renda partecipi della sua risurrezione. Ricordiamo in questa domenica Suor Maria Rosella Girardi a un anno dalla morte, preghiamo

O Padre, salva il tuo popolo che pone in te la sua fiducia, e abbi pietà di noi, quando la nostra debolezza esita di fronte ai tuoi inviti e ai tuoi comandi. Per Cristo nostro Signore.

Preghiere per il nuovo Arcivescovo in tutte le chiese Indicazioni liturgiche per le celebrazioni nelle parrocchie




UDINE (20 agosto, ore 20) - Per antica tradizione è prassi della Chiesa nominare nelle intercessioni preghiera eucaristica, cuore della Messa, il Papa, guida della Chiesa universale, e il Vescovo, capo della diocesi. Tale accenno orante è altresì segno eminente della comunione ecclesiale che scaturisce dall’unica eucaristia celebrata nella Chiesa. Per tale ragione, si invita fin da ora a nominare nella preghiera eucaristica accanto al nome del Papa Benedetto XVI anche il nome dell’Arcivescovo eletto Andrea Bruno Mazzocato menzionando pure, fino all’ingresso del nuovo Arcivescovo, anche l’Amministratore Apostolico Pietro Brollo. Ad esempio, utilizzando la preghiera eucaristica II si dovrà dire: «…in unione con il nostro Papa Benedetto, il nostro Arcivescovo eletto Andrea Bruno e l’Arcivescovo Pietro».

Inoltre, si invita a pregare per il nuovo Arcivescovo nella preghiera dei fedeli soprattutto nelle prossime domeniche in vista dell’ingresso nella nostra Arcidiocesi.

È possibile, poi, nelle ferie del tempo ordinarie non occupate da memorie obbligatorie celebrare la Santa Messa con il formulario “Per il Vescovo” (pp. 782-783 del Messale Romano). In tal caso, le letture vanno attinte dal lezionario feriale o, eventualmente, dal Comune dei Pastori e il colore delle vesti liturgiche è il verde.

La nostra preghiera intensa sarà il segno del nostro legame con il nuovo pastore che ci è stato dato. Al di là della distanza geografica e del tempo che intercorre tra la sua nomina e l’arrivo in mezzo a noi è la medesima celebrazione dei santi misteri, e in primis dell’eucaristia, fonte e culmine della vita ecclesiale, a garantire e a rafforzare l’unità tra il Vescovo e la sua Chiesa, nell’articolazione ministeriale e nella varietà delle sue componenti sociali e culturali.

Don Loris Della Pietra
direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano

Mons. Mazzocato nuovo Arcivescovo, il saluto alla Diocesi di Udine

Mons. Mazzocato nuovo Arcivescovo, il saluto alla Diocesi di Udine

TREVISO (20 agosto, ore 12.303)

Cari confratelli nell’episcopato, Ecc. Mons Brollo ed Ecc. Mons. Battisti,
cari sacerdoti, diaconi, seminaristi, consacrate /i,
care sorelle e fratelli laici dell’Arcidiocesi di Udine,

la strada maestra dell’obbedienza mi ha condotto fino a voi, fino alla vostra – e da oggi nostra – Chiesa di Cristo che è in Udine.
La Volontà di Dio Padre, manifestata attraverso la decisione del Santo Padre, mi ha ancora una volta sorpreso ricordandomi che i progetti sulla mia vita sono Suoi e non miei. Ed ho obbedito con serena convinzione, pur con una certa umana sofferenza.

Penso possiate capire che non mi è facile lasciare la Diocesi di Treviso in cui sono nato, ho ricevuto la fede, il sacerdozio e alla quale ero stato, poi, inviato come Pastore.
Posso, però, assicurarvi che nel profondo del mio cuore sono sereno, non per bravura mia, ma per una grazia dello Spirito Santo che non mi è mai mancata ogni volta che l’obbedienza mi ha chiesto nuovi ed impegnativi cambiamenti.
Con questa serenità spirituale vengo a voi come Vescovo e Pastore, pronto a conoscervi, ad amarvi e a donare tutto quello che ho di mio.

Nel motto del mio stemma ho scelto questa frase paolina: “Pro vobis in Christo ministri”, “Servi in Cristo a vostro favore”.
Così penso debba essere il Vescovo e così cercherò di essere tra voi: un servitore che porta Gesù Signore per aiutare la vostra fede, speranza e carità.
So di essere chiamato a servire una Chiesa che viene da un’antica e grande tradizione cristiana. Desidero inserirmi umilmente in questa tradizione e offrire il mio contributo per un tratto della sua storia.
Desidero continuare l’opera pastorale dei Vescovi che mi hanno preceduto nella successione apostolica; in particolare, l’opera di S. E. Mons. Battisti e di S. E. Mons. Brollo che da anni conosco e stimo, grazie agli incontri della Conferenza Episcopale Triveneta. Ho la grazia e di averli vicini e in buone condizioni e potrò avvalermi della loro saggezza.

Invito tutti a pregare lo Spirito Santo perché l’avvicendamento del Pastore sia per tutta la Diocesi un momento favorevole che renda ancor più vivo l’impegno missionario sul quale tutti da anni state camminando e sul quale con convinzione mi inserisco.

Desidero esprimere un sentimento di filiale gratitudine al Santo Padre per la stima e la fiducia che ha mostrato ancora una volta verso la mia povera persona.

Già da giorni siete nelle mie preghiere e vi chiedo la carità di iniziare anche voi a ricordarmi nelle vostre, perché ne ho bisogno.
Per intercessione di Maria Vergine e dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato, invoco su di voi la prima benedizione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

Mons. Andrea Bruno Mazzocato

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

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