PELLEGRINI DISCENDONO AL MAR MORTO E SALGONO A GERUSALEMME




















Oggi i sangiorgini in pellegrinaggio partono da Nazaret per arrivare a Gerusalemme dove alloggeranno. Nel tragitto ci saranno le seguenti tappe: valle del Giordano, Gerico, zona archeologica di Qumran(v. foto sia le rovine sia la ricostruzione), Mar Morto(riusciranno a fare il bagno? Staranno a galla sostenuti dal sale?....), Gerusalemme e, dopo i 40 gradi del deserto un 'ottima doccia... Contro la sete un buon tè alla menta, non bibitr ghiacciate!

Migliaia di persone a Viterbo per la Messa presieduta da Benedetto XVI, nel pomeriggio la visita a Bagnoregio. All'Angelus, l'invito all'umanità a non

Fonte: Radiovaticana

Circa quindicimila i fedeli che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica presieduta da Benedetto XVI nel suggestivo scenario della valle Faul a Viterbo, dove il Papa è giunto, per la sua sedicesima visita pastorale in Italia. Arrivato in elicottero intorno alle 9, è stato accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, con il quale si è poi intrattenuto per pochi minuti al termine della Messa. Dopo aver attraversato la città in papamobile ha benedetto le nuove porte del Duomo e ha visitato con il vescovo mons. Lorenzo Chiarinelli la sala del Conclave nel palazzo dei Papi. Dopo la Santa Messa e la recita dell’Angelus, il Papa ha sostato presso il Santuario di Santa Rosa, per venerare il corpo incorrotto qui custodito. Uscendo il Santo Padre ha potuto ammirare la Macchina di Santa Rosa e salutare i "facchini" che l’hanno fin qui trasportata nelgiorno della festa della Patrona della città. Per la cronaca l’inviata a Viterbo Antonella Palermo:

La Chiesa di ieri e quella di oggi. Le rivalità che segnarono “il lungo e travagliato Conclave” del 1271 e il desiderio attuale dell’intera Tuscia di ritemprare la propria fede. Così il vescovo di Viterbo Lorenzo Chiarinelli ha presentato stamani a Benedetto XVI, nella magnifica Loggia del Palazzo papale, una terra che accoglie il Santo Padre “tra tribolazioni e grazie”. Terra che - come ha espresso il sindaco Giulio Marini nel saluto di benvenuto - non sfugge ai segni dell’inquietudine contemporanea, alla domanda di certezze e stabilità per il futuro, soprattutto dei giovani. Il Papa . appena giunto nella città ancora addobbata a festa per la patrona Santa Rosa - ha benedetto le nuove porte bronzee della cattedrale, “porte della Luce”, opera del maestro Roberto Joppolo, rappresentazione simbolica della nuova configurazione della diocesi dopo l’unificazione del 1986. Nell’omelia, chiaro fin da subito è stato il messaggio del Papa: “Coraggio non temete!”, riprendendo i profeta Isaia della prima lettura. Il Pontefice ha poi messo in guardia sui rischi di solitudine e incomunicabilità creati dall’egoismo e ha levato la sua preghiera.


Cara Chiesa di Viterbo, il Cristo, che nel Vangelo vediamo aprire gli orecchi e sciogliere il nodo della lingua al sordomuto, dischiuda il tuo cuore, e ti dia sempre la gioia dell’ascolto della sua Parola, il coraggio dell’annuncio del Vangelo e la scoperta del suo Volto e della sua Bellezza!”.

“Ma, perché questo possa avvenire - ha aggiunto il Papa citando find’ora San Bonaventura, a cui dedicherà il discorso del pomeriggio a Bagnoregio - la mente deve andare al di là di tutto con la contemplazione e andare al di là non solo del mondo sensibile, ma anche al di là di se stessa”. Dal palco della Valle Faul a forma di conchiglia aperta, Benedetto XVI ha evidenziato tre priorità per la comunità ecclesiale viterbese: l’educazione alla fede, la testimonianza della fede, l’attenzione ai segni di Dio. Il Papa ha ricordato l’importante ruolo formativo dell’Università della Tuscia e dell’Istituto Filosofico-Teologico “San Pietro” così come la figura di Santa Rosa Venerini - da lui stesso canonizzata tre anni fa - antesignana delle scuole femminili in Italia:

Da queste sorgenti spirituali si potrà felicemente attingere ancora per affrontare, con lucidità e coerenza, l’attuale, ineludibile e prioritaria, 'emergenza educativa', grande sfida per ogni comunità cristiana e per l’intera società”.


Il Papa si è augurato ancora una maggiore fioritura del volontariato, già ricco di iniziative diocesane, sull’esempio di varie figure di Santi, come la monaca Giacinta Marescotti e il cappuccino San Crispino. Nel ricordo del Papa anche il Beato Domenico Bàrberi e Mario Fani che proprio a Viterbo fondò l’Azione Cattolica italiana. Ai laici, ai giovani e alle famiglie il Pontefice ha ribadito di tenersi saldi alla vocazione cristiana a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. “Ecco l’impegno sociale - ha detto il Papa - ecco il servizio proprio dell’azione politica, lo sviluppo umano integrale”. L’omelia si è poi conclusa invitando ad una speciale preghiera:

Durante questo Anno Sacerdotale, pregate con maggiore intensità per i sacerdoti, per i seminaristi e per le vocazioni, perché siano fedeli a questa loro vocazione! Segno del Dio vivo deve esserlo, altresì, ogni persona consacrata e ogni battezzato”.


Al momento della comunione, i fedeli accostatisi all’altare centrale hanno ricevuto l’ostia consacrata dalle mani del cardinale vicario Agostino Vallini invece che da Benedetto XVI perché, nonostante il recupero del polso fratturato in luglio proceda regolarmente, il Pontefice ha preferito per ora rinunciare per evitare incertezze nella distribuzione della comunione. Infine, con l’augurio di una più piena unità tra le diverse articolazioni della comunità diocesana viterbese, il Papa ha concluso la liturgia di questa mattina richiamando, nell’Angelus, il tema della sua visita:

“'Conferma i tuoi fratelli': quest’invito del Signore l’avverto oggi indirizzato a me con una intensità singolare. Pregate, cari fratelli e sorelle, perché possa svolgere sempre con fedeltà e amore la missione di Pastore di tutto il gregge di Cristo”.

Un pensiero particolare ha voluto rivolgere Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso internazionale “Uomini e Religioni” che si tiene a Cracovia sul tema “Fedi e culture in dialogo”, a 70 anni dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che ha causato decine di milioni di morti e ha provocato tante sofferenze all’amato popolo polacco. Un conflitto che - ha detto il Papa - ha visto la tragedia dell’Olocausto e lo sterminio di altre schiere di innocenti”.

La memoria di questi eventi ci spinga a pregare per le vittime e per coloro che ancora ne portano ferite nel corpo e nel cuore; sia inoltre monito per tutti a non ripetere tali barbarie e ad intensificare gli sforzi per costruire nel nostro tempo, segnato ancora da conflitti e contrapposizioni, una pace duratura, trasmettendo, soprattutto alle nuove generazioni, una cultura e uno stile di vita improntati all’amore, alla solidarietà e alla stima per l’altro”.

Benedetto XVI e Viterbo nei titoli di agenzie e giornali

Papa: fede fa superare fallimenti Pontefice a Bagnoregio, ogni cuore ha bisogno di speranza (ANSA) - VITERBO, 6 SET - La fede da' speranza e consente, ''nonostante i fallimenti della vita personale', di non 'perdere il coraggio'. Lo ha detto il papa. Benedetto XVI, a Bagnoregio ha rilevato: 'Tutti ci interroghiamo circa l'avvenire nostro e del mondo e quest'interrogativo ha molto a vedere con la speranza, di cui ogni cuore umano ha sete'. Serve pero' non una 'speranza qualunque', ma una 'speranza affidabile' che 'dandoci la certezza di giungere ad una meta grande, giustifichi la fatica del cammino'.







PAPA: CRISTIANI NON TEMANO POLITICA. LETTA: RAPPORTI SALDI CON S.SEDE VITERBO - I cristiani non devono avere "paura" di impegnarsi "in ogni ambito della società", e quindi anche in politica, un impegno che, anzi, non deve mai venir meno, neanche se "cambiano le stagioni della storia e i contesti sociali". Le parole pronunciate da Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata questa mattina a Viterbo giungono al termine di un complesso ragionamento sul cammino della fede, ma risuonano inevitabilmente, dopo gli attacchi del Giornale al direttore di Avvenire, come una esortazione al mondo cattolico a non farsi intimidire.

Un appello che papa Ratzinger non ha pronunciato per la prima volta, ma che ha ripetuto con forza e che giunge all'indomani di un convegno dell'Azione cattolica durante il quale il segretario generale della Cei, mons.Mariano Crociata, ha usato parole più esplicite per esprimere gli stessi concetti.

"Non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società", ha detto il Papa, ricordando, non a caso, i pionieri viterbesi dell'Azione cattolica. "Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali - ha aggiunto - e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. Ecco l'impegno sociale - ha concluso - ecco
il servizio proprio dell'azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale".

Benedetto XVI è arrivato a Viterbo, per la sua sedicesima visita pastorale in Italia, intorno alle 9 ed è stato accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta con il quale si è intrattenuto per pochi minuti al termine della messa. Dopo aver attraversato la città in papamobile ha
benedetto le nuove porte di bronzo della Cattedrale e ha visitato con il vescovo mons. Lorenzo Chiarinelli la sala del Conclave nel palazzo dei Papi. Ha poi celebrato la messa nello spiazzo della Valle di Faul, alle spalle del palazzo, di fronte a quasi 20.000 persone.

Nel corso dell'omelia, il pontefice ha anche invocato una "umanità nuova", "senza discriminazioni ed esclusioni" e ha affermato che "il deserto più profondo è il cuore umano", una "terra arida" che la presenza di Dio può tuttavia irrigare di "nuova linfa".

Messori, il no di Benedetto XVI al 'federalismo clericale'

Vittorio Messori (dal sito della Chiesa di Bologna)Vittorio Messori (dal sito della Chiesa di Bologna)

Roma - (Adnkronos) - Lo scrittore: il caso Boffo potrebbe rivelarsi ''un boomerang politico''. Non è in atto un regolamento di con­ti tra cardinali ma una strategia di lungo respiro di Papa Ratzinger

Il Papa: «Cristiani in politica
seguendo il Vangelo»


Dopo 25 anni, un Papa torna a visitare la “Città dei Papi”. Benedetto XVI è a Viterbo: una giornata sulle orme di Santa Rosa e di San Bonaventura. E’ il sedicesimo viaggio apostolico in Italia di Benedetto XVI. Il 3 settembre Viterbo ricorda sempre la traslazione della salma di Santa Rosa, morta a 18 anni.

Da oltre 750 anni i viterbesi ricordano questo evento trasportando la statua della santa, su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali fino al modello attuale della “Macchina”. Per Joseph Ratzinger, a Viterbo si tratta di un ritorno perchè, il 18 novembre 1982, il cardinale teologo visitò, seppure brevemente, la città per recarsi al Santuario della Madonna della Quercia, distante due km dal centro viterbese. Nel famoso santuario mariano il cardinale Ratzinger celebrò la messa e poi tenne una conferenza per 150 sacerdoti diocesani nel teatro parrocchiale.

Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: si tratta del primo incontro tra i due dopo il caso delle dimissioni del direttore di “Avvenire” Dino Boffo.

«I cristiani si impegnino in politica seguendo il Vangelo»
Fa parte della vocazione cristiana dei laici credenti prendere parte alla vita sociale, vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana e in questo modo partecipare all’azione politica. È quanto ha detto questa mattina Benedetto XVI nel corso della messa celebrata a Viterbo nella spianata di Valle Faul.

Il Papa ha esortato «fedeli laici, giovani e famiglie» a non aver «paura di testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana». Benedetto XVI ha poi spronato i cristiani a impegnarsi in politica e a vivere il Vangelo «in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi», perché «si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo».


VISITA PASTORALE MOLTO ATTESA DOPO IL «CASO BOFFO»

Benedetto XVI a Viterbo:«I cristiani si impegnino in politica seguendo Vangelo»

Al termine dell'Angelus, incontro con Gianni Letta che assicura: «Rapporti tra Italia e Santa Sede sono saldi»

Il papa a Viterbo (foto Reuters)
Il papa a Viterbo (foto Reuters)
ROMA - Fa parte della vocazione cristiana dei laici credenti prendere parte alla vita sociale, vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana e partecipare all'azione politica. È quanto ha detto Benedetto XVI durante la messa celebrata a Viterbo, di fronte a 20 mila fedeli raccolti nella spianata di Valle Faul. In prima fila, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta -«gentiluomo di Sua Santità» e braccio destro di Berlusconi - che segue il Pontefice in questa visita pastorale molto attesa dopo le tensioni che hanno seguito l'attacco del «Giornale» al direttore di «Avvenire» Dino Boffo, poi dimessosi. Al termine della celebrazione eucaristica, Letta ha fatto visita al papa all'interno della piccola sacrestia bianca allestita dietro l'altare. Un incontro durato un paio di minuti al termine del quale, il sottosegretario ha detto che «i rapporti tra Italia e Santa Sede sono saldi. Il mio sorriso dice tutto, sono felice e sereno». E alla domanda dei giornalisti se fosse preoccupato ha risposto «no, anche se come dice cardinal Ruini, bisogna sempre lavorare affinché questi rapporti siano ulteriormente rafforzati».

Gianni Letta alla fine della messa (Eidon)
Gianni Letta alla fine della messa (Eidon)
NON ABBIATE PAURA - Nell'omelia, Ratzinger ha ripetuto l'esortazione «Non abbiate paura!» che aprì il Pontificato di Giovanni Paolo II. «Fedeli laici, giovani e famiglie - ha detto - non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società. Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo. Ecco l'impegno sociale, ecco il servizio proprio dell'azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale». Non è stato questo l'unico accenno alla politica: una preghiera dei fedeli, letta durante la messa celebrata a Viterbo, era rivolta alle « autorità civili», affinchè «senza favoritismi personali cerchino il bene di tutti e promuovano la civiltà dell'amore e il riconoscimento delle nostre radici cristiane».

Il Papa vestito in verde durante la funzione (foto Reuters)
Il Papa vestito in verde durante la funzione (foto Reuters)
L'INVITO AL DIALOGO - Un invito a vincere l’egoismo e l’indifferenza per dare vita a «una nuova umanità dell’ascolto e della parola, del dialogo, della comunicazione, della comunione». Insomma un'umanità «buona, come buona è tutta la creazione di Dio, senza discriminazioni, senza esclusioni». Papa Benedetto XVI lancia un appello all'unità nel corso della solenne messa celebrata nella Valle Faul a Viterbo. «Il deserto più profondo è il cuore umano - ha aggiunto nella sua omelia - quando perde la capacità di ascoltare, di parlare, di comunicare con Dio e con gli altri». Senza dialogo, «si diventa allora ciechi perchè incapaci di vedere la realtà; si chiudono gli orecchi per non ascoltare il grido di chi implora aiuto; si indurisce il cuore nell'indifferenza e nell'egoismo».

Un altro momento della funzione (foto Reuters)
Un altro momento della funzione (foto Reuters)
NON DIMENTICARE LA SHOAH - «Non possiamo non ricordare - ha detto il Papa alla fine dell'Angelus -i drammatici fatti che diedero inizio ad uno dei più terribili conflitti della storia che ha causato decine di milioni di morti e ha provocato tante sofferenze all'amato popolo polacco; un conflitto che ha visto la tragedia dell'Olocausto e lo sterminio di altre schiere di innocenti». Benedetto XVI ha chiesto oggi ai 20 mila fedeli presenti a Viterbo di unirsi spiritualmente ai leader di diverse religioni riuniti a Cracovia dalla Comunità di Sant'Egidio «per riflettere e pregare in favore della pace, a 70 anni dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale». «E' importante - aggiunge - l'apporto che le religioni possono e devono dare nel promuovere il perdono e la riconciliazione contro la violenza, il razzismo, il totalitarismo e l'estremismo».

LA GIORNATA - Il Papa, che ha celebrato la messa con i paramenti verdi, non ha distribuito le ostie per colpa della frattura al polso in luglio. È stato sostituito dal cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini. La giornata del Pontefice a Viterbo è densa di appuntamenti. Al termine della celebrazione nella Valle Faul, Benedetto XVI ha raggiunto il Santuario di Santa Rosa per venerare il corpo. Ratzinger si è poi fermato davanti alla Macchina di Santa Rosa, «Fiori del cielo». Durante l’offertorio, alla messa, il Papa ha anche salutato due facchini in rappresentanza degli oltre cento uomini che trasportano la Macchina.

VITERBO CITTA' DEI PAPI - Otto secoli fa Viterbo fu sede papale in un periodo storico carico di tensioni per le lotte tra guelfi e ghibellini. Per l'arrivo di Benedetto XVI lungo le strette vie del centro di Viterbo le bandiere bianche e gialle hanno adornato i palazzi che sono di grande valore artistico e religioso e ricordano che questa è la «Città dei Papi», sede del primo Conclave della storia che nel 1271, dopo 33 mesi di sede vacante, portò all'elezione del Beato Gregorio X. Altri cinque Pontefici vi furono poi eletti, di cui quattro sono qui sepolti. Un altro record è segnato dal pontificato più breve della storia: il 5 settembre 1276 venne eletto Gregorio XI ma morì poche ore dopo la fumata bianca, senza nemmeno essere incoronato, tanto che non è stato mai inserito nell'elenco ufficiale dei sommi pontefici di Roma. Il nome di Gregorio XI fu poi assunto da Pietro Roger di Beaufort, eletto papa nel conclave di Avignone il 30 dicembre del 1370.

Il campanile (Ansa)
Il campanile (Ansa)
LA MACCHINA DI SANTA ROSA - Il trasporto della Macchina di Santa Rosa è avvenuto venerdì notte: «Fiori del Cielo» è stata adagiata sui cavalletti davanti alla basilica dedicata alla patrona di Viterbo e domenica sarà mostrata a papa Benedetto XVI . Una tradizione che si ripete ogni anno quello del nuovo «campanile che cammina», come definì la Macchina nel 1936 lo scrittore Orio Vergani, all'epoca inviato del Corriere della Sera. Al trasporto hanno assistito oltre 40mila persone, assiepate lungo il percorso che si snoda per le vie del centro storico. La Macchina rimarrà esposta per alcuni giorni sul sacrato della basilica di Santa Rosa.




Parla il nuovo arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato: ‘Cristiani, siate meno egoisti’


Il nuovo arcivescovo di Udine: «Cristiani, siate meno egoisti Più impegno nella società»

di FRANCESCO JORI

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Prima il Polesine, adesso Treviso, tra una manciata di settimane Udine. Come vescovo, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, trevigiano di Preganziol, 61 anni appena compiuti, sacerdote da 37, sa bene cosa significhi dire Nordest, cattolico e non.

In una sua lettera pastorale, lei sostiene che i cattolici per primi non possono permettersi il piccolo cabotaggio. Non è che invece ci stiano prendendo gusto?

Parliamo di una tendenza diffusa nella mentalità comune: fermarsi a salvaguardare gli interessi più piccoli, spesso privati o circoscritti a piccoli gruppi. Un problema di carattere civile, che certo tenta anche i cattolici praticanti. Con il rischio che si attenuino le grandi prospettive che le encicliche sociali della Chiesa, fino alla Caritas in veritate, continuano a indicare con forza.

Poco lette e ancor meno praticate da tanti cattolici, a quanto pare.

Non è una malattia dei soli cattolici. Ma è indubbio che ciò porti a un minor impegno attivo, a livello sociale e politico, dimenticando che come Chiesa siamo chiamati a un impegno per il bene comune, quindi a vivere una fede incarnata anche nella realtà.

Lei ha spesso sostenuto che siamo in un tempo di missione. Cosa significa per un cattolico essere missionario in casa propria?

Saper operare una conversione che non può essere solo un’operazione di carattere intellettuale né emotivo, ma deve diventare un’adesione autentica alla fede e al Vangelo, che passa attraverso la conversione dei costumi, del modo di vivere. Diventando testimoni nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella società, nella politica.

A suo tempo monsignor Alfredo Battisti, suo predecessore come vescovo di Udine, ammonì che si erano sapute ricostruire le case dopo il terremoto, ma non altrettanto i valori. E’ un rischio per l’intero Nordest, terremotato da un benessere che ha ridotto in macerie antichi valori?

Nel nostro territorio ci sono ancora alcune espressioni di forte impegno sociale: penso al volontariato, alla cooperazione; ma indubbiamente ci sono assenze su altri piani. Su questo ha inciso il fatto che anche a Nordest ha preso piede un’evoluzione delle mentalità e delle coscienze che ha eroso in profondità i valori del passato. Viviamo in un’epoca in cui i mezzi diventano fini; i soldi, e tutto ciò che con i soldi si può comprare, diventano un fine che dà senso all’esistenza. Così nel fondo delle coscienze si crea una confusione tra mezzi e fini.

Il Nordest è l’area col maggior numero di cattolici praticanti in Italia. Perché neanche qui la Chiesa riesce a chiarire questa confusione?

Perché si sono moltiplicate le voci: penso allo straordinario potere acquisito dai mezzi di comunicazione sociale negli ultimi 50 anni. Forse come Chiesa non abbiamo saputo cogliere subito la profondità dell’erosione in atto, e il nostro messaggio si è fermato troppo in superficie. Il nostro compito fondamentale oggi è riuscire a capire a fondo la mentalità della gente, i suoi gusti, le sue sensibilità, anche i suoi drammi esistenziali. E affrontare alcuni capitoli che forse abbiamo un po’ trascurato.

Come giudica il fatto che in questo cattolico Nordest si stiano moltiplicando le forme e le manifestazioni di paganesimo?

Più che di paganesimo, parlerei di superstizione. Che in sé è un atteggiamento religioso, ma di una religiosità malata. La superstizione in realtà è l’opposto della fede. E oggi è certamente un atteggiamento diffuso, una sorta di gramigna che mette radici nella paura, nello smarrimento.

Il che ci riporta al modo di comunicare la fede con un linguaggio e nelle forme adeguati ai tempi. Non è che anche il mondo cattolico, come la politica, come la società, stia trascurando il ruolo della formazione?

Accanto a quella liturgica, e a quella del rinnovo del tessuto delle comunità cristiane, questa è indiscutibilmente una delle tre vie principali su cui dobbiamo oggi impegnarci. Papa Benedetto negli ultimi due anni ha ripetutamente parlato dell’emergenza educativa: un punto che interroga anche la Chiesa. Quali sono le condizioni per formare le coscienze? Come riusciamo a tenere viva la tradizione trasmettendo i valori alle nuove generazioni? E’ indubbio che per riuscirci occorre saper reinterpretare la tradizione, altrimenti rimane lettera morta.

Colpisce nell’Italia di oggi, Nordest cattolico compreso, una sorta di apatìa diffusa: tengono banco polemiche spicciole su questioni apparentemente marginali, ma che segnalano quanto si sia sfilacciato il tessuto civile, quanto si sia indebolito il senso di nazione, di comunità. Come si spiega il silenzio anche del mondo cattolico, a partire dal laicato, e da realtà un tempo vitali e presenti come l’Azione Cattolica?

L’Azione Cattolica da noi ha una buona vitalità, e anche il numero degli iscritti è in aumento. E’ ben curato l’impegno sul piano della spiritualità e della morale personale. Ma forse c’è una maggior fatica a esporsi nell’ambito della formazione sociale e politica. Anche perché oggi c’è una politica diventata solo pragmatismo, una volta tramontata la stagione mobilitante delle idoelogie, con i loro pregi e difetti. Certo, la Chiesa in tutte le sue espressioni deve muoversi di più su questo terreno, come richiama l’ultima enciclica del Papa, molto profetica per la Chiesa stessa, che esorta a un impegno più forte anche come contributo da dare all’intera società, combattendo le tendenze all’inerzia e al riflusso nel privato.

Una società che specie a Nordest, e specie sotto l’influsso dell’immigrazione, diventa e diventerà sempre più plurale: che conseguenze comporta questo scenario per la Chiesa, per il suo modo di esserci?

L’integrazione è un tema straordinariamente complesso, e che proprio per questo va affrontato con serietà, evitando di cavalcare slogan e ricette a buon mercato. La Chiesa in passato ha saputo dare un contributo decisivo all’integrazione tra civiltà diverse. Oggi deve mantenere il suo compito di fondo di annunciare il Vangelo della carità, offrendo vie concrete per vivere l’amore nel modo più puro, e contribuendo con tutti gli altri soggetti sociali a stare in modo costruttivo sulla frontiera dell’integrazione.

Un pensiero per la sua diocesi trevigiana che sta per lasciare?

Mi congedo da una realtà che da un punto di vista civile ha mostrato e sta mostrando una buona capacità di accoglienza reciproca e di buona convivenza; il che indica l’esistenza di una qualità del territorio trevigiano, e dei valori di vita che lo contraddistinguono”.

E uno per la diocesi udinese in cui sta per entrare?

E’ una realtà che non conosco. Quindi, vado con l’atteggiamento di chi vuole conoscere e farsi conoscere, e di chi vuole capire il più in profondità possibile la storia e le caratteristiche di quel territorio. Conoscere bene è la base indispensabile per un dialogo costruttivo e un’azione in profondità.

Formazione Catechisti e Animatori: date importanti

Corso diocesano di formazione per catechisti dei fanciulli e dei ragazzi

NARRATORI DI UNA STORIA NUOVA”

Istituto Tomadini- udine 15-17 settembre

Convegno catechisti/animatori dei ragazzi e dei giovani

LO POSE NEL GIARDINO”

Lignano 26-27 settembre

Foglio Parrochiale:Domenica 6 settembre 2009






























Come viene spiegato nel foglietto di oggi i pelegrini oggi si recheranno al monte delle Beatitudini, a Cafarnao visiteranno gli scavi dell'antico villaggio di Pietro e la Sinagoga del IV° secolo. A Tabgha visiteranno la Chiesa del Primato di Pietro: da qui vedranno il lago di Tiberiade da vicino dopo averlo ammirato dalla zona delle Beatitudini.
Dopo il pranzo attraverseranno il lago partendo dalla città di Tiberiade.
E' prevista una sosta al Fiume Giordano.
Domani lasceranno l'albergo di Nazaret e la Galilea.


Cariparma SiGrade si prepara al quadrangolare di pallavolo di San Giorgio


Fonte

Tra una settimana il Cariparma SiGrade è atteso dal primo vero test di spessore della propria preparazione. Sabato 13 e domenica 14 settembre
infatti, Parma si recherà a San Giorgio di Nogaro (UD) per prendere parte al prestigioso “Memorial Mara Zanette”, un quadrangolare che vedrà presenti, oltre alle ducali, la Monte Schiavo Jesi (A1), lo Zoppas Conegliano (A1) e la Liu-Jo Volley Carpi(A2).

«Vengo in Friuli con il cuore e la mente aperti»

DOMENICA 18 OTTOBRE L'INGRESSO UFFICIALE

A Treviso, primo incontro ufficiale di mons. Mazzocato con l'Arcidiocesi di Udine

TREVISO (4 settembre, ore 12.15) - Primo contatto ufficiale del nuovo arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, con la nostra Arcidiocesi, in preparazione dell’ingresso che avverrà domenica 18 ottobre.

Questa mattina nel palazzo vescovile di Treviso, mons. Mazzocato ha incontrato una numerosa delegazione udinese composta dai vicari episcopali, dal cancelliere arcivescovile, dal collegio dei consultori, dai direttori degli uffici pastorali, dai rappresentanti dei consigli presbiterale e pastorale, dei religiosi e delle aggregazioni laicali.

L’Arcivescovo, che ha introdotto l’incontro con un’invocazione alla Madre di Dio e ai patroni santi Ermacora e Fortunato, ha ribadito la sorpresa per la destinazione a Udine, accettata nello spirito di obbedienza al Santo Padre. «Obbedienza – ha detto – che è esperienza di libertà».

«Vengo in Friuli con il cuore e con la mente aperti, devo conoscere e capire la terra in cui arrivo e il gregge che mi è stato affidato».
Il vicario generale, mons. Giulio Gherbezza, ha ringraziato il nuovo Arcivescovo per la serenità d’animo con la quale ha accettato la guida della Chiesa udinese. «Una serenità – ha detto – che saprà comunicare anche a noi, in un cammino di comunione e corresponsabilità». «Viene in una terra – ha proseguito mons. Gherbezza – varia e affascinante, ricca di risorse e potenzialità».

«Desidero camminare insieme a voi – gli ha risposto mons. Mazzocato –, coinvolgendo tutte le realtà diocesane, perché siamo una Chiesa davvero in cammino. Quello di oggi è un primo incontro di comunione.

Spostamenti dei parroci

Nuovi parroci in Friuli
A Codroipo don Bettuzzi, nella valle del But don Della Pietra, don Galasso a Udine
Nelle foto: da sinistra, don Della Pietra, don Galasso e don Bettuzzi.
Nelle foto: da sinistra, don Della Pietra, don Galasso e don Bettuzzi.

UDINE (4 settembre, ore 15.30) - Nuovi parroci a Codroipo, nelle parrocchie udinesi di S. Giorgio e S. Nicolò al Tempio e nelle comunità di Cercivento, Ligosullo, Sutrio e Treppo Carnico. Questi i principali nuovi incarichi decisi dall’amministratore apostolico mons. Pietro Brollo, comunicati ai consigli pastorali interessati venerdì 4 settembre.

Il nuovo arciprete della parrocchia di S. Maria Maggiore e vicario foraneo di Codroipo è don Ivan Bettuzzi, 44 anni, che lascia la parrocchia di Pagnacco e la direzione dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile. Sostituisce mons. Pietro Biasatti, 68 anni, che diventa canonico effettivo del Capitolo Metropolitano di Udine. Lo stesso incarico di canonico della Cattedrale assume don Antonio Castagnaviz, 76 anni, che lascia la guida delle comunità di Rive d’Arcano e Rodeano Basso.

Un altro importante cambiamento vede don Plinio Galasso, 71 anni, attuale parroco di Basiliano, Blessano, Orgnano, Vissandone e amministratore parrocchiale di Basagliapenta, Variano e Villaorba, nonché vicario foraneo di Variano, diventare parroco delle comunità udinesi di S. Giorgio in Borgo Grazzano e di S. Nicolò al Tempio Ossario. Domenica 4 ottobre don Plinio saluterà le sue 7 comunità, con una Messa serale, mentre sabato 10 ottobre farà il suo ingresso a S. Giorgio e la domenica 11 al Tempio Ossario.

Un altro importante cambiamento riguarda Codroipo. Il vicario parrocchiale, don Harry Della Pietra (50 anni), diviene parroco a Cercivento, Ligosullo, Sutrio e Treppo Carnico, dove sostituirà don Giorgio Fabro.

Don Bettuzzi: «Con rispetto dentro la vostra storia»
«In queste ultime settimane sono stato attraversato da sentimenti diversi – rivela don Ivan Bettuzzi, in merito al suo nuovo incarico a Codroipo –: stupore per l’inaspettata nomina e riconoscenza all’Arcivescovo per la fiducia accordatami; ma anche tristezza per un distacco che non sarà facile, sia dalla comunità di Pagnacco che dalla pastorale giovanile diocesana. Ho avuto la benedizione di poter condividere un cammino di 11 anni con due realtà straordinarie dove ho incontrato persone ricche di fede e di umanità che mi hanno permesso di maturare sia come uomo che come prete. Un nuovo incarico segna una linea di confine che non divide solo gli spazi e i tempi del ministero ma attraversa anche il cuore. Questo, inevitabilmente, sarà un fardello interiore che non potrò scaricare tanto presto. Credo che per un prete stia nell’economia degli affetti la vera scelta di povertà che si rinnova ad ogni mandato».

Quali le attese verso la nuova realtà di Codroipo? «C’è ovviamente il forte desiderio e la trepidazione di incontrare la nuova parrocchia che mi è stata affidata – spiega don Bettuzzi –. In questi anni sono state frequenti le occasioni di incontro e di collaborazione fra l’Ufficio diocesano di pastorale giovanile e la realtà giovanile di Codroipo. Ne ho ricavato l’immagine di una comunità che fa sul serio, con operatori preparati, appassionati e tenaci che hanno cercato sempre risposte adeguate e anche coraggiose, alle nuove sfide pastorali. Sono a conoscenza di un impegno vasto, profuso in molte direzioni da molti laici e sacerdoti, con discrezione e fedeltà, soprattutto al servizio dei più poveri. Con "timore e gioia grande" cercherò di inserirmi dentro questa storia, rispettando e dando continuità al cammino di una Chiesa viva, mettendo a disposizione quanto sono riuscito a maturare nei diversi passaggi del mio ministero».

Don Galasso: «Ho fatto crescere i laici»
«Lascio la forania di Variano dopo 9 anni a servizio di 7 parrocchie, durante i quali ho cercato di creare unione tra le comunità ma anche di rispettarne l’identità – spiega don Galasso –. Il mio impegno, sulla base del metodo missionario che ho imparato in Brasile, è stato a servizio delle tradizioni religiose, delle feste popolari di ciascun paese. Mi sono sentito davvero un missionario chiamato a celebrare i sacramenti e ad animare il cammino di ciascuna comunità. La gente si è affezionata a me, ed altrettanto ho fatto io con i miei parrocchiani. Ma l’obbedienza è una base del nostro servizio sacerdotale e il 17 settembre scade il mio mandato di 9 anni, come stabilisce il Sinodo. A tutti quelli che mi chiedono il perché, rispondo: prendiamo le cose con fede e serenità».

In don Plinio c’è grande soddisfazione per il lavoro svolto: «Posso constatare che i laici sono cresciuti, non solo numericamente ma soprattutto ministerialmente. I consigli pastorali ed economico, le èquipe liturgica, cateschistica e della Caritas lavorano efficacemente per mantenere uno spirito comunitario anche collaborando tra parrocchie. La sfida ora è essere parroco di due grandi parrocchie cittadine completamente differenti tra loro».
Roberto Pensa

Pellegrini dalla Trasfigurazione all'Annunciazione










Oggi i pellegrini di San Giorgio di Nogaro non prendono l'aereo: gli unici mezzi sono il pullman e ...i piedi!

Visitano: il Santuario della Trasfigurazione al Monte Tabor(ottimo panorama sulla Galilea), Cana, al mattino.
Al pomeriggio:Nazaret, fontana della Vergine, Chiesa di San Giuseppe, alla Basilica dell'Annunciazione pregheranno per i familiari e per noi durante la messa!

Domenica 6 settembre 2009


PARROCCHIA S. GIORGIO M.

FOGLIO PER I LETTORI

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

PRIMA LETTURA (Is 35,4-7a)
Si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto.

Dal libro del profeta Isaìa

Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso sorgenti d’acqua.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 145)
Rit: Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. Rit.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. Rit.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Rit.

SECONDA LETTURA (Gc 2,1-5)
Dio non ha forse scelto i poveri per farli eredi del Regno?

Dalla lettera di san Giacomo apostolo

Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 4,23)
Alleluia, alleluia.
Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 7,31-37)
Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
La gente presentava a Gesù gli ammalati perché li guarisse. Portiamo anche noi a lui le nostre preoccupazioni, confidando nel suo amore, fiduciosi che l'incontro con lui ci libererà da tutte le nostre chiusure interiori e ci aprirà all'ascolto della sua Parola.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

1. Per la Chiesa, che annuncia il Vangelo di Cristo: la sua voce sia ascoltata dalle autorità civili, politiche ed economiche, perché la nostra società smetta di privilegiare i ricchi a discapito dei poveri, preghiamo.


2. Per gli educatori alla fede, genitori, catechisti, perché insegnino ad ascoltare Dio e a parlargli con fiducia, preghiamo.


3. Per i portatori di handicap, in particolare per i sordomuti: possano ricevere un'adeguata formazione che assicuri loro un posto nella società, e i cristiani manifestino loro l'amore che Dio ha nei loro riguardi, preghiamo.


4. Per la nostra comunità cristiana: ognuno riviva il proprio Battesimo, lasciandosi risanare grazie a Gesù dalla sordità verso la parola di Dio, preghiamo.

5. Perché il Signore accompagni e guidi il viaggio in Terra Santa dei nostri pellegrini e li aiuti a comprendere meglio i segni visibili della sua Parola, preghiamo.

O Padre, che ogni giorno operi meraviglie, liberaci da tutte le infermità spirituali che ci impediscono di ascoltarti e di pregarti. Per Cristo nostro Signore.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

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