




Filippesi 1,4 ... e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia...





Dopo 25 anni, un Papa torna a visitare la “Città dei Papi”. Benedetto XVI è a Viterbo: una giornata sulle orme di Santa Rosa e di San Bonaventura. E’ il sedicesimo viaggio apostolico in Italia di Benedetto XVI. Il 3 settembre Viterbo ricorda sempre la traslazione della salma di Santa Rosa, morta a 18 anni.
Da oltre 750 anni i viterbesi ricordano questo evento trasportando la statua della santa, su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali fino al modello attuale della “Macchina”. Per Joseph Ratzinger, a Viterbo si tratta di un ritorno perchè, il 18 novembre 1982, il cardinale teologo visitò, seppure brevemente, la città per recarsi al Santuario della Madonna della Quercia, distante due km dal centro viterbese. Nel famoso santuario mariano il cardinale Ratzinger celebrò la messa e poi tenne una conferenza per 150 sacerdoti diocesani nel teatro parrocchiale.
Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: si tratta del primo incontro tra i due dopo il caso delle dimissioni del direttore di “Avvenire” Dino Boffo.
«I cristiani si impegnino in politica seguendo il Vangelo»
Fa parte della vocazione cristiana dei laici credenti prendere parte alla vita sociale, vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana e in questo modo partecipare all’azione politica. È quanto ha detto questa mattina Benedetto XVI nel corso della messa celebrata a Viterbo nella spianata di Valle Faul.
Il Papa ha esortato «fedeli laici, giovani e famiglie» a non aver «paura di testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana». Benedetto XVI ha poi spronato i cristiani a impegnarsi in politica e a vivere il Vangelo «in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi», perché «si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo».
ROMA - Fa parte della vocazione cristiana dei laici credenti prendere parte alla vita sociale, vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana e partecipare all'azione politica. È quanto ha detto Benedetto XVI durante la messa celebrata a Viterbo, di fronte a 20 mila fedeli raccolti nella spianata di Valle Faul. In prima fila, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta -«gentiluomo di Sua Santità» e braccio destro di Berlusconi - che segue il Pontefice in questa visita pastorale molto attesa dopo le tensioni che hanno seguito l'attacco del «Giornale» al direttore di «Avvenire» Dino Boffo, poi dimessosi. Al termine della celebrazione eucaristica, Letta ha fatto visita al papa all'interno della piccola sacrestia bianca allestita dietro l'altare. Un incontro durato un paio di minuti al termine del quale, il sottosegretario ha detto che «i rapporti tra Italia e Santa Sede sono saldi. Il mio sorriso dice tutto, sono felice e sereno». E alla domanda dei giornalisti se fosse preoccupato ha risposto «no, anche se come dice cardinal Ruini, bisogna sempre lavorare affinché questi rapporti siano ulteriormente rafforzati». Il papa a Viterbo (foto Reuters)
NON ABBIATE PAURA - Nell'omelia, Ratzinger ha ripetuto l'esortazione «Non abbiate paura!» che aprì il Pontificato di Giovanni Paolo II. «Fedeli laici, giovani e famiglie - ha detto - non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società. Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo. Ecco l'impegno sociale, ecco il servizio proprio dell'azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale». Non è stato questo l'unico accenno alla politica: una preghiera dei fedeli, letta durante la messa celebrata a Viterbo, era rivolta alle « autorità civili», affinchè «senza favoritismi personali cerchino il bene di tutti e promuovano la civiltà dell'amore e il riconoscimento delle nostre radici cristiane». Gianni Letta alla fine della messa (Eidon)
L'INVITO AL DIALOGO - Un invito a vincere l’egoismo e l’indifferenza per dare vita a «una nuova umanità dell’ascolto e della parola, del dialogo, della comunicazione, della comunione». Insomma un'umanità «buona, come buona è tutta la creazione di Dio, senza discriminazioni, senza esclusioni». Papa Benedetto XVI lancia un appello all'unità nel corso della solenne messa celebrata nella Valle Faul a Viterbo. «Il deserto più profondo è il cuore umano - ha aggiunto nella sua omelia - quando perde la capacità di ascoltare, di parlare, di comunicare con Dio e con gli altri». Senza dialogo, «si diventa allora ciechi perchè incapaci di vedere la realtà; si chiudono gli orecchi per non ascoltare il grido di chi implora aiuto; si indurisce il cuore nell'indifferenza e nell'egoismo». Il Papa vestito in verde durante la funzione (foto Reuters)
NON DIMENTICARE LA SHOAH - «Non possiamo non ricordare - ha detto il Papa alla fine dell'Angelus -i drammatici fatti che diedero inizio ad uno dei più terribili conflitti della storia che ha causato decine di milioni di morti e ha provocato tante sofferenze all'amato popolo polacco; un conflitto che ha visto la tragedia dell'Olocausto e lo sterminio di altre schiere di innocenti». Benedetto XVI ha chiesto oggi ai 20 mila fedeli presenti a Viterbo di unirsi spiritualmente ai leader di diverse religioni riuniti a Cracovia dalla Comunità di Sant'Egidio «per riflettere e pregare in favore della pace, a 70 anni dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale». «E' importante - aggiunge - l'apporto che le religioni possono e devono dare nel promuovere il perdono e la riconciliazione contro la violenza, il razzismo, il totalitarismo e l'estremismo». Un altro momento della funzione (foto Reuters)
LA GIORNATA - Il Papa, che ha celebrato la messa con i paramenti verdi, non ha distribuito le ostie per colpa della frattura al polso in luglio. È stato sostituito dal cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini. La giornata del Pontefice a Viterbo è densa di appuntamenti. Al termine della celebrazione nella Valle Faul, Benedetto XVI ha raggiunto il Santuario di Santa Rosa per venerare il corpo. Ratzinger si è poi fermato davanti alla Macchina di Santa Rosa, «Fiori del cielo». Durante l’offertorio, alla messa, il Papa ha anche salutato due facchini in rappresentanza degli oltre cento uomini che trasportano la Macchina.
VITERBO CITTA' DEI PAPI - Otto secoli fa Viterbo fu sede papale in un periodo storico carico di tensioni per le lotte tra guelfi e ghibellini. Per l'arrivo di Benedetto XVI lungo le strette vie del centro di Viterbo le bandiere bianche e gialle hanno adornato i palazzi che sono di grande valore artistico e religioso e ricordano che questa è la «Città dei Papi», sede del primo Conclave della storia che nel 1271, dopo 33 mesi di sede vacante, portò all'elezione del Beato Gregorio X. Altri cinque Pontefici vi furono poi eletti, di cui quattro sono qui sepolti. Un altro record è segnato dal pontificato più breve della storia: il 5 settembre 1276 venne eletto Gregorio XI ma morì poche ore dopo la fumata bianca, senza nemmeno essere incoronato, tanto che non è stato mai inserito nell'elenco ufficiale dei sommi pontefici di Roma. Il nome di Gregorio XI fu poi assunto da Pietro Roger di Beaufort, eletto papa nel conclave di Avignone il 30 dicembre del 1370.
LA MACCHINA DI SANTA ROSA - Il trasporto della Macchina di Santa Rosa è avvenuto venerdì notte: «Fiori del Cielo» è stata adagiata sui cavalletti davanti alla basilica dedicata alla patrona di Viterbo e domenica sarà mostrata a papa Benedetto XVI . Una tradizione che si ripete ogni anno quello del nuovo «campanile che cammina», come definì la Macchina nel 1936 lo scrittore Orio Vergani, all'epoca inviato del Corriere della Sera. Al trasporto hanno assistito oltre 40mila persone, assiepate lungo il percorso che si snoda per le vie del centro storico. La Macchina rimarrà esposta per alcuni giorni sul sacrato della basilica di Santa Rosa. Il campanile (Ansa)

Il nuovo arcivescovo di Udine: «Cristiani, siate meno egoisti Più impegno nella società»
di FRANCESCO JORI
Prima il Polesine, adesso Treviso, tra una manciata di settimane Udine. Come vescovo, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, trevigiano di Preganziol, 61 anni appena compiuti, sacerdote da 37, sa bene cosa significhi dire Nordest, cattolico e non.
In una sua lettera pastorale, lei sostiene che i cattolici per primi non possono permettersi il piccolo cabotaggio. Non è che invece ci stiano prendendo gusto?
Parliamo di una tendenza diffusa nella mentalità comune: fermarsi a salvaguardare gli interessi più piccoli, spesso privati o circoscritti a piccoli gruppi. Un problema di carattere civile, che certo tenta anche i cattolici praticanti. Con il rischio che si attenuino le grandi prospettive che le encicliche sociali della Chiesa, fino alla Caritas in veritate, continuano a indicare con forza.
Poco lette e ancor meno praticate da tanti cattolici, a quanto pare.
Non è una malattia dei soli cattolici. Ma è indubbio che ciò porti a un minor impegno attivo, a livello sociale e politico, dimenticando che come Chiesa siamo chiamati a un impegno per il bene comune, quindi a vivere una fede incarnata anche nella realtà.
Lei ha spesso sostenuto che siamo in un tempo di missione. Cosa significa per un cattolico essere missionario in casa propria?
Saper operare una conversione che non può essere solo un’operazione di carattere intellettuale né emotivo, ma deve diventare un’adesione autentica alla fede e al Vangelo, che passa attraverso la conversione dei costumi, del modo di vivere. Diventando testimoni nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella società, nella politica.
A suo tempo monsignor Alfredo Battisti, suo predecessore come vescovo di Udine, ammonì che si erano sapute ricostruire le case dopo il terremoto, ma non altrettanto i valori. E’ un rischio per l’intero Nordest, terremotato da un benessere che ha ridotto in macerie antichi valori?
Nel nostro territorio ci sono ancora alcune espressioni di forte impegno sociale: penso al volontariato, alla cooperazione; ma indubbiamente ci sono assenze su altri piani. Su questo ha inciso il fatto che anche a Nordest ha preso piede un’evoluzione delle mentalità e delle coscienze che ha eroso in profondità i valori del passato. Viviamo in un’epoca in cui i mezzi diventano fini; i soldi, e tutto ciò che con i soldi si può comprare, diventano un fine che dà senso all’esistenza. Così nel fondo delle coscienze si crea una confusione tra mezzi e fini.
Il Nordest è l’area col maggior numero di cattolici praticanti in Italia. Perché neanche qui la Chiesa riesce a chiarire questa confusione?
Perché si sono moltiplicate le voci: penso allo straordinario potere acquisito dai mezzi di comunicazione sociale negli ultimi 50 anni. Forse come Chiesa non abbiamo saputo cogliere subito la profondità dell’erosione in atto, e il nostro messaggio si è fermato troppo in superficie. Il nostro compito fondamentale oggi è riuscire a capire a fondo la mentalità della gente, i suoi gusti, le sue sensibilità, anche i suoi drammi esistenziali. E affrontare alcuni capitoli che forse abbiamo un po’ trascurato.
Come giudica il fatto che in questo cattolico Nordest si stiano moltiplicando le forme e le manifestazioni di paganesimo?
Più che di paganesimo, parlerei di superstizione. Che in sé è un atteggiamento religioso, ma di una religiosità malata. La superstizione in realtà è l’opposto della fede. E oggi è certamente un atteggiamento diffuso, una sorta di gramigna che mette radici nella paura, nello smarrimento.
Il che ci riporta al modo di comunicare la fede con un linguaggio e nelle forme adeguati ai tempi. Non è che anche il mondo cattolico, come la politica, come la società, stia trascurando il ruolo della formazione?
Accanto a quella liturgica, e a quella del rinnovo del tessuto delle comunità cristiane, questa è indiscutibilmente una delle tre vie principali su cui dobbiamo oggi impegnarci. Papa Benedetto negli ultimi due anni ha ripetutamente parlato dell’emergenza educativa: un punto che interroga anche la Chiesa. Quali sono le condizioni per formare le coscienze? Come riusciamo a tenere viva la tradizione trasmettendo i valori alle nuove generazioni? E’ indubbio che per riuscirci occorre saper reinterpretare la tradizione, altrimenti rimane lettera morta.
Colpisce nell’Italia di oggi, Nordest cattolico compreso, una sorta di apatìa diffusa: tengono banco polemiche spicciole su questioni apparentemente marginali, ma che segnalano quanto si sia sfilacciato il tessuto civile, quanto si sia indebolito il senso di nazione, di comunità. Come si spiega il silenzio anche del mondo cattolico, a partire dal laicato, e da realtà un tempo vitali e presenti come l’Azione Cattolica?
L’Azione Cattolica da noi ha una buona vitalità, e anche il numero degli iscritti è in aumento. E’ ben curato l’impegno sul piano della spiritualità e della morale personale. Ma forse c’è una maggior fatica a esporsi nell’ambito della formazione sociale e politica. Anche perché oggi c’è una politica diventata solo pragmatismo, una volta tramontata la stagione mobilitante delle idoelogie, con i loro pregi e difetti. Certo, la Chiesa in tutte le sue espressioni deve muoversi di più su questo terreno, come richiama l’ultima enciclica del Papa, molto profetica per la Chiesa stessa, che esorta a un impegno più forte anche come contributo da dare all’intera società, combattendo le tendenze all’inerzia e al riflusso nel privato.
Una società che specie a Nordest, e specie sotto l’influsso dell’immigrazione, diventa e diventerà sempre più plurale: che conseguenze comporta questo scenario per la Chiesa, per il suo modo di esserci?
L’integrazione è un tema straordinariamente complesso, e che proprio per questo va affrontato con serietà, evitando di cavalcare slogan e ricette a buon mercato. La Chiesa in passato ha saputo dare un contributo decisivo all’integrazione tra civiltà diverse. Oggi deve mantenere il suo compito di fondo di annunciare il Vangelo della carità, offrendo vie concrete per vivere l’amore nel modo più puro, e contribuendo con tutti gli altri soggetti sociali a stare in modo costruttivo sulla frontiera dell’integrazione.
Un pensiero per la sua diocesi trevigiana che sta per lasciare?
Mi congedo da una realtà che da un punto di vista civile ha mostrato e sta mostrando una buona capacità di accoglienza reciproca e di buona convivenza; il che indica l’esistenza di una qualità del territorio trevigiano, e dei valori di vita che lo contraddistinguono”.
E uno per la diocesi udinese in cui sta per entrare?
E’ una realtà che non conosco. Quindi, vado con l’atteggiamento di chi vuole conoscere e farsi conoscere, e di chi vuole capire il più in profondità possibile la storia e le caratteristiche di quel territorio. Conoscere bene è la base indispensabile per un dialogo costruttivo e un’azione in profondità.
Corso diocesano di formazione per catechisti dei fanciulli e dei ragazzi
“NARRATORI DI UNA STORIA NUOVA”
Istituto Tomadini- udine 15-17 settembre
Convegno catechisti/animatori dei ragazzi e dei giovani
“LO POSE NEL GIARDINO”
Lignano 26-27 settembre



Tra una settimana il Cariparma SiGrade è atteso dal primo vero test di spessore della propria preparazione. Sabato 13 e domenica 14 settembre
infatti, Parma si recherà a San Giorgio di Nogaro (UD) per prendere parte al prestigioso “Memorial Mara Zanette”, un quadrangolare che vedrà presenti, oltre alle ducali, la Monte Schiavo Jesi (A1), lo Zoppas Conegliano (A1) e la Liu-Jo Volley Carpi(A2).
UDINE (4 settembre, ore 15.30) - Nuovi parroci a Codroipo, nelle parrocchie udinesi di S. Giorgio e S. Nicolò al Tempio e nelle comunità di Cercivento, Ligosullo, Sutrio e Treppo Carnico. Questi i principali nuovi incarichi decisi dall’amministratore apostolico mons. Pietro Brollo, comunicati ai consigli pastorali interessati venerdì 4 settembre.
Il nuovo arciprete della parrocchia di S. Maria Maggiore e vicario foraneo di Codroipo è don Ivan Bettuzzi, 44 anni, che lascia la parrocchia di Pagnacco e la direzione dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile. Sostituisce mons. Pietro Biasatti, 68 anni, che diventa canonico effettivo del Capitolo Metropolitano di Udine. Lo stesso incarico di canonico della Cattedrale assume don Antonio Castagnaviz, 76 anni, che lascia la guida delle comunità di Rive d’Arcano e Rodeano Basso.
Un altro importante cambiamento vede don Plinio Galasso, 71 anni, attuale parroco di Basiliano, Blessano, Orgnano, Vissandone e amministratore parrocchiale di Basagliapenta, Variano e Villaorba, nonché vicario foraneo di Variano, diventare parroco delle comunità udinesi di S. Giorgio in Borgo Grazzano e di S. Nicolò al Tempio Ossario. Domenica 4 ottobre don Plinio saluterà le sue 7 comunità, con una Messa serale, mentre sabato 10 ottobre farà il suo ingresso a S. Giorgio e la domenica 11 al Tempio Ossario.
Un altro importante cambiamento riguarda Codroipo. Il vicario parrocchiale, don Harry Della Pietra (50 anni), diviene parroco a Cercivento, Ligosullo, Sutrio e Treppo Carnico, dove sostituirà don Giorgio Fabro.
Don Bettuzzi: «Con rispetto dentro la vostra storia»
«In queste ultime settimane sono stato attraversato da sentimenti diversi – rivela don Ivan Bettuzzi, in merito al suo nuovo incarico a Codroipo –: stupore per l’inaspettata nomina e riconoscenza all’Arcivescovo per la fiducia accordatami; ma anche tristezza per un distacco che non sarà facile, sia dalla comunità di Pagnacco che dalla pastorale giovanile diocesana. Ho avuto la benedizione di poter condividere un cammino di 11 anni con due realtà straordinarie dove ho incontrato persone ricche di fede e di umanità che mi hanno permesso di maturare sia come uomo che come prete. Un nuovo incarico segna una linea di confine che non divide solo gli spazi e i tempi del ministero ma attraversa anche il cuore. Questo, inevitabilmente, sarà un fardello interiore che non potrò scaricare tanto presto. Credo che per un prete stia nell’economia degli affetti la vera scelta di povertà che si rinnova ad ogni mandato».
Quali le attese verso la nuova realtà di Codroipo? «C’è ovviamente il forte desiderio e la trepidazione di incontrare la nuova parrocchia che mi è stata affidata – spiega don Bettuzzi –. In questi anni sono state frequenti le occasioni di incontro e di collaborazione fra l’Ufficio diocesano di pastorale giovanile e la realtà giovanile di Codroipo. Ne ho ricavato l’immagine di una comunità che fa sul serio, con operatori preparati, appassionati e tenaci che hanno cercato sempre risposte adeguate e anche coraggiose, alle nuove sfide pastorali. Sono a conoscenza di un impegno vasto, profuso in molte direzioni da molti laici e sacerdoti, con discrezione e fedeltà, soprattutto al servizio dei più poveri. Con "timore e gioia grande" cercherò di inserirmi dentro questa storia, rispettando e dando continuità al cammino di una Chiesa viva, mettendo a disposizione quanto sono riuscito a maturare nei diversi passaggi del mio ministero».
Don Galasso: «Ho fatto crescere i laici»
«Lascio la forania di Variano dopo 9 anni a servizio di 7 parrocchie, durante i quali ho cercato di creare unione tra le comunità ma anche di rispettarne l’identità – spiega don Galasso –. Il mio impegno, sulla base del metodo missionario che ho imparato in Brasile, è stato a servizio delle tradizioni religiose, delle feste popolari di ciascun paese. Mi sono sentito davvero un missionario chiamato a celebrare i sacramenti e ad animare il cammino di ciascuna comunità. La gente si è affezionata a me, ed altrettanto ho fatto io con i miei parrocchiani. Ma l’obbedienza è una base del nostro servizio sacerdotale e il 17 settembre scade il mio mandato di 9 anni, come stabilisce il Sinodo. A tutti quelli che mi chiedono il perché, rispondo: prendiamo le cose con fede e serenità».
In don Plinio c’è grande soddisfazione per il lavoro svolto: «Posso constatare che i laici sono cresciuti, non solo numericamente ma soprattutto ministerialmente. I consigli pastorali ed economico, le èquipe liturgica, cateschistica e della Caritas lavorano efficacemente per mantenere uno spirito comunitario anche collaborando tra parrocchie. La sfida ora è essere parroco di due grandi parrocchie cittadine completamente differenti tra loro».
Roberto Pensa




Oggi i pellegrini di San Giorgio di Nogaro non prendono l'aereo: gli unici mezzi sono il pullman e ...i piedi!
PARROCCHIA S. GIORGIO M.
FOGLIO PER I LETTORI
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
PRIMA LETTURA (Is 35,4-7a)
Si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto.
Dal libro del profeta Isaìa
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso sorgenti d’acqua.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 145)
Rit: Loda il Signore, anima mia.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. Rit.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. Rit.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Rit.
SECONDA LETTURA (Gc 2,1-5)
Dio non ha forse scelto i poveri per farli eredi del Regno?
Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 4,23)
Alleluia, alleluia.
Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia.
VANGELO (Mc 7,31-37)
Fa udire i sordi e fa parlare i muti.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
La gente presentava a Gesù gli ammalati perché li guarisse. Portiamo anche noi a lui le nostre preoccupazioni, confidando nel suo amore, fiduciosi che l'incontro con lui ci libererà da tutte le nostre chiusure interiori e ci aprirà all'ascolto della sua Parola.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.
1. Per la Chiesa, che annuncia il Vangelo di Cristo: la sua voce sia ascoltata dalle autorità civili, politiche ed economiche, perché la nostra società smetta di privilegiare i ricchi a discapito dei poveri, preghiamo.
2. Per gli educatori alla fede, genitori, catechisti, perché insegnino ad ascoltare Dio e a parlargli con fiducia, preghiamo.
3. Per i portatori di handicap, in particolare per i sordomuti: possano ricevere un'adeguata formazione che assicuri loro un posto nella società, e i cristiani manifestino loro l'amore che Dio ha nei loro riguardi, preghiamo.
4. Per la nostra comunità cristiana: ognuno riviva il proprio Battesimo, lasciandosi risanare grazie a Gesù dalla sordità verso la parola di Dio, preghiamo.
5. Perché il Signore accompagni e guidi il viaggio in Terra Santa dei nostri pellegrini e li aiuti a comprendere meglio i segni visibili della sua Parola, preghiamo.
O Padre, che ogni giorno operi meraviglie, liberaci da tutte le infermità spirituali che ci impediscono di ascoltarti e di pregarti. Per Cristo nostro Signore.
Messa del Giorno V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A Antifona Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie; agli occhi delle...