Giovedì Santo 2010

Oggi lo scriba, all'inizio del Triduo, pubblica i pochi scatti che ritraggono i nostri sacerdoti(compreso Mons. Giulio Gherbezza) all'interno del Duomo mentre la processione dell'Addolorata parte e, prima ancora, quando i vespri finiscono e don Luca Anzilutti legge la preghiera dei fedeli.
Non sono foto fuori tempo, sono foto che parlano di quelle persone che vivono in mezzo a noi, magari tutta una vita, sacerdoti consacrati a Dio, membri di quel sacerdozio che Gesù ha istituito durante l'Ultima Cena. Ricordiamolo questo e preghiamo per i nostri sacerdoti impegnatissimi, ma sempre con un minuto di tempo per i loro fedeli. Ce n'è pochi, troppo pochi!





Il vescovo di Luxor: Pasqua e ...Pasquetta?


AFRICA/EGITTO - Le celebrazioni della Pasqua a Luxor

Luxor (Agenzia Fides)- “Durante la Settimana Santa visito le 22 parrocchie della mia diocesi per incontrare i fedeli e vivere con loro la Passione e la Risurrezione di Cristo” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Joannes Zakaria, Vescovo di Luxor, in Egitto, dove il 7 gennaio sei fedeli cristiani e una guardia musulmana furono uccisi al termine della Veglia del Natale ortodosso (vedi Fides 8/1/2010)
“La domenica delle Palme sono stato ad Assuan, dove c’è la famosa diga, lì ho presieduto la Messa che è stata caratterizzata dalla partecipazione dei bambini” dice il Vescovo di Luxor.
“La Messa è stata preceduta dalla processione dei fedeli con i rami delle palme bianche. Si legge poi, ai 4 angoli della chiesa, il passo dell’entrata di Gesù a Gerusalemme secondo il Vangelo di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Questa tradizione ci ricorda che dobbiamo portare la Buona Novella ai 4 angoli del mondo. Subito dopo vengono benedetti gli oggetti portati dai bambini. Anche questo gesto ha un significato, quello di portare Gesù nel nostro cuore e nelle nostre case” dice Mons. Zakaria.
“Giovedì Santo mi recherò in due villaggi a nord di Luxor dove, tra l’altro, ordinerò alcuni diaconi permanenti. La domenica di Pasqua presiederò la Messa nella chiesa principale di Luxor, poiché non abbiamo una vera cattedrale. La chiesa è comunque insufficiente per accogliere tutti i fedeli, abbiamo così allestito uno schermo esterno per permettere a tutti di assistere alla Messa” continua il Vescovo di Luxor.
Mons. Zakaria sottolinea inoltre che “la domenica di Pasqua circa 50 personalità civili e religiose si incontrano con me per fare gli auguri alla comunità cristiana. Tra loro vi sono il governatore, il capo delle polizia e i parlamentari eletti nella locale circoscrizione elettorale. È un segno di attenzione nei nostri confronti e di comunione tra tutti gli abitanti di Luxor. Anch’io mi reco a presentare gli auguri in occasione delle festività musulmane e di quelle civili”.
Infine il lunedì di Pasqua si celebra una festa che risale ai tempi degli antichi egizi. “Si tratta della festa di Sham en-Nesim, o festa di primavera” spiega Mons. Zakaria. “Ci si alza intorno alla 4 del mattino per poi recarsi nei giardini o in riva al Nilo con la famiglia e gli amici. È una festa che è molto sentita ed è celebrata da tutti gli egiziani, musulmani e cristiani ed è quindi molto importante perché unisce tutto il popolo egiziano” conclude Mons. Zakaria. (L.M.) (Agenzia Fides 31/3/2010)

L'ARCIVESCOVO «IN VIAGGIO» NELLE FORANIE


«Nelle comunità per dare speranza»
Dal 9 aprile al 20 febbraio incontri con sacerdoti, giovani, sindaci

Comincerà il 9 aprile con la forania di Rivignano Varmo la serie di primi incontri dell'Arcivescovo di Udine con le foranie dell'Arcidiocesi di Udine. «Un primo contatto con le comunità cristiane e le situazioni presenti sul territorio – ha spiegato mons. Mazzocato –. Uno degli obiettivi è dare speranza ai cristiani e al Friuli in un momento storico difficile»

12 – 14 NOVEMBRE 2010 PORPETTO

Tony, nostro corrispondente, ci segnala questa collocazione ...provvisoria!

Collocazione provvisoria...


Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. L'ha donato, qualche anno fa, uno scultore del luogo. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: “collocazione provvisoria”.


La scritta che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso da lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel carconcino ingiallito.

Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce, non solo quella di Cristo.


Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima, che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.


Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.


Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre una “collocazione provvisoria”. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la sofferenza, non si venderà mai come terreno edificatorio. Anche il vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.


C'è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno alle tre di pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre di pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell'uomo. Da mezzogiorno alle tre di pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario, c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio fratello che soffri.

C'è anche per te una deposizione della croce. C'è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di dolore che adesso ti sembra assurdo. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.


don Tonino Bello

Domenica 28 Marzo


DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

PRIMA LETTURA (Is 50,4-7)
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso. (Terzo canto del Servo del Signore)

Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 21)
Rit: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». Rit.

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. Rit.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. Rit.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele. Rit.

SECONDA LETTURA (Fil 2,6-11)
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Fil 2,8-9)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO (Lc 22,14-23,56 (forma breve: Lc 23,1-49))
La passione del Signore.

+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

- Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione
Quando venne l’ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».

- Fate questo in memoria di me
Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

- Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.

- Io sto in mezzo a voi come colui che serve
E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

- Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli
Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».

- Deve compiersi in me questa parola della Scrittura
Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».

- Entrato nella lotta, pregava più intensamente
Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

- Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?
Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».

- Uscito fuori, Pietro, pianse amaramente
Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

- Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?
E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.

- Lo condussero davanti al loro Sinedrio
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

- Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

- Erode con i suoi soldati insulta Gesù
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.

- Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.

- Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

- Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

- Costui è il re dei Giudei
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

- Oggi con me sarai nel paradiso
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

- Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

- Giuseppe pone il corpo di Gesù in un sepolcro scavato nella roccia
Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

Parola del Signore.

Forma breve (Lc 23,1-49):

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

- Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

- Erode con i suoi soldati insulta Gesù
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.

- Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.

- Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

- Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

- Costui è il re dei Giudei
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

- Oggi con me sarai nel paradiso
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

- Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

Parola del Signore

PREGHIERA DEI FEDELI

C – Fratelli e sorelle, Gesù aderisce totalmente al disegno del Padre per amore, perché conosce il Padre come amore infinito e ci ama del medesimo amore. Con disponibilità sincera e cordiale adesione, invochiamo Dio per le necessità della Chiesa e di tutta l’umanità.

L - Preghiamo insieme dicendo: Cristo, Redentore nostro, ascoltaci

  1. Riconoscendo, con sofferenza, i gravi peccati di alcuni membri della Chiesa e del clero, esprimiamo la nostra comunione con il Papa, Pastore di tutta la Chiesa, e invochiamo per lui luce e forza dallo Spirito Santo in questo momento difficile. Il Signore Gesù ci aiuti ad amare la Chiesa, nostra Madre e offrire il nostro contributo perché sia sempre luce del mondo e sale della terra. Per questo preghiamo
  2. Per i giovani, affinché accada nell’esistenza di ciascuno, anche attraverso la nostra testimonianza, l’incontro con Gesù che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Per questo preghiamo.
  3. Per i governanti delle nazioni, affinché, illuminati dalla tua Luce, non si lascino fuorviare dall’incalzante dittatura del relativismo, ma, perseguendo il bene di quanti sono loro affidati, proteggano la vita, promuovano la famiglia, garantiscano la libertà religiosa e di educazione, e si adoperino per la giustizia e per la pace. Per questo preghiamo.
  4. Per i popoli colpiti dalle calamità naturali, affinché si sentano intimamente uniti alla tua Passione redentrice e offrano il tempo della prova per la salvezza e la conversione degli uomini. Per questo preghiamo.
  5. Per quanti soffrono nel corpo e nello spirito, affinché non si indurisca il loro cuore, ma, lasciandosi abbracciare dal tuo Spirito consolatore e dalla Vergine Addolorata, Madre tua, anche per mezzo della nostra vicinanza, possano unire alla tua Croce redentrice il proprio dolore, seme di vita eterna. Per questo preghiamo.
  6. Per la nostra Comunità parrocchiale, affinché viva la settimana santa, dopo l’ottavario, con autentico spirito di fede, sapendo attingere da essa la stravolgente forza del tuo Amore che ha cambiato il mondo e la storia. Per questo preghiamo.
  7. Affidiamo al Padre i nostri fedeli defunti e quanti ci hanno preceduto nella fedeltà alla Madre Addolorata, preghiamo per Zago Emilio che in questa settimana ci ha lasciato. Per questo preghiamo.

C – Ascolta, o Padre misericordioso, la preghiera dei tuoi fedeli e donaci la grazia di seguire il tuo Figlio anche nell’ora della croce per essere davvero partecipi della vita nella quale la Risurrezione ci introduce. Per lo stesso Cristo nostro Signore.

T - Amen.

CANOTTAGIIO/FRIULI VENEZIA GIULIA ALLA GRANDE



di PAOLA MAURIZIO


Regata di apertura della stagione remiera alla grande per il Friuli Venezia Giulia domenica mattina sull’Ausa Corno, con record di partecipazione (quasi 800 gli atleti-gara), in rappresentanza di 34 società provenienti oltre che dalla regione ospitante, da Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Campania, e dalle confinanti Austria e Slovenia, a dimostrazione del’alto gradimento della campo della Bassa friulana, che garantisce la disputa di manifestazioni anche di una certa rilevanza in condizioni di assoluta praticabilità. Presenti a San Giorgio di Nogaro, oltre al Comitato Regionale FVG al gran completo, le maggiori componenti politiche dei comuni viciniori, il Presidente del CONI regionale Emilio Felluga, il Presidente del Comitato Veneto Duilio Stigher, ed il giudice arbitro/giornalista Claudio Tranquilli, venuto a supervisionare la manifestazione d’apertura nella regione più ad est d’Italia. Equipaggi già in buone condizioni di forma in particolare quelli in odore di azzurro, che, invitati dai rispettivi CT di settore nazionale, si sono confrontati con i pari grado del resto d’Italia e nazioni contermini. Hanno soddisfatto i loro tecnici il 2 senza maschile (Nessi-Sferza) ed il singolo femminile Gaggi Slokar del Saturnia tra gli juniores, il singolista Ustolin (Saturnia), ed il 2 senza (equipaggio misto Canottieri Trieste/Canottieri Padova) di Lunardi e Martini tra i senior, che oltre alle vittorie, facevano registrare tempi di discreto valore in questo primo scorcio di stagione. Un programma fitto di gare (ben 76), iniziate alle 9:50 con il doppio cadetti, e l’ultima fatica della giornata l’otto junior alle 16,50, con confronti anche interessanti ed esperimenti soprattutto in campo junior/senior. E’ stato ancora una volta il Saturnia a recitare la parte del leone, con 14 vittorie (in particolare in campo juniores maschile e femminile). Erano infatti ad appannaggio del club allenato da Spartaco Barbo il 4 senza (Panteca, Baldini, Covassin, Barro Savonuzzi), il 2 senza (Sferza e Nessi) e l’otto juniores (Panteca, Baldini, Covassin, Barro Savonuzzi, Aversano, Brezzi, Calligaris, Parma), ed il il singolo (Gaggi) ed il 2 senza femminile (Casali, Ferrarese). Si distinguevano in maniera eccellente gli under 14 della Timavo di Monfalcone preparati da Roberto Delise, che non conoscevano avversari nel doppio allievi B (Polez, Bruno), il 720 allievi B (Pizzin), il 720 allieve B (Leghissa), il doppio allievi C (Centazzo P. , Centazzo S), i 720 allievi C maschile (De Paoli e Rusconi) e femminile (Sansa). Da segnalare come per la prima volta a San Giorgio di Nogaro siano scese in acqua le ammiraglie delle categorie master, junior e senior; negli otto e quindi successi del Saturnia in quello junior e senior, e del misto Querini/Ospedalieri Treviso/Diadora tra i master. Il Circolo Canottieri Saturnia si aggiudicava la classifica generale per società davanti a Ferrara e Timavo Monfalcone, e quella per gli under 14 davanti a Timavo Monfalcone e Pullino Muggia. Tra le società straniere, vinceva la classifica la slovena Piran.

Crisi dell'educazione c'è una crisi di fiducia nella vita

EDITORIALE Nuova Umanità - XXXI (2009/6) 186, pp. 685-690

LA SFIDA EDUCATIVA

Alla radice della crisi dell'educazione c'è una crisi di fiducia nella vita.

Ad affermarlo è Benedetto XVI [1], che con questa presa di posizione affronta le emergenze dell'educazione nella società contemporanea mettendo in luce la dimensione più profonda della crisi: quella di una sempre più diffusa perdita di significato della vita umana, almeno presso le correnti culturali che più si impongono, oggi, a livello di massa.

Da questo punto di vista, i problemi riguardanti le questioni dell'inizio e della fine della vita, che suscitano i dibattiti più feroci, sono l'esponente di un male di vivere che impregna l'esistenza lungo tutto il suo corso e che può rendere indecifrabili e privi di senso non solo le fasi iniziali e terminali, ma tutte le stagioni e i diversi ambiti nei quali l'esistenza si esprime. Si moltiplicano le opinioni più divergenti sui modi con i quali si potrebbe nascere e morire, perché diminuisce la capacità di riconoscere le bontà e le verità oggettive che appartengono alla logica dell'umana esistenza, e che dovrebbero accompagnarla in tutti i suoi momenti.

E come stupirsi della crisi educativa, se coloro stessi che educano (genitori, insegnanti e, in generale, tutti i soggetti con ruoli di esempio e di guida) sono prigionieri di una frattura esistenziale, frattura dell'identità che chiude la bocca dell'educatore quando dovrebbe proporsi come modello all'educando e dire: «fai come me»? La mancanza di senso, il dubbio sulla propria identità, impedisce all'educatore la trasmissione di sé.

L'educare, proprio in quanto e-ducere, cioè "condurre fuori", attraverso un processo che è ad un tempo di liberazione e di costruzione, verso una meta che costituisce il pieno significato dell'educando stesso, viene meno nei suoi tre aspetti "direzionali": non si riconosce una tradizione dalla quale ricevere le risorse e muoversi, non si vive una appartenenza comunitaria nella quale alimentarsi, non si vede una direzione verso la quale dirigersi.

La sfida educativa si rivela allora essere, nella sua radice, sfida antropologica. E proprio così la presenta e la analizza l'importante Rapporto-proposta sull'educazione recentemente presentato dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana [2]. Il Rapporto parte dall'analisi dell'emergenza educativa in Italia (ma si tratta di problemi che l'Italia condivide in gran parte con il resto dell'Occidente), svolta da più autori e sotto diversi aspetti, attingendo anche ai risultati di alcune serie indagini svolte negli ultimi anni da vari istituti di ricerca [3] e servendosi con competenza della letteratura recente, italiana e internazionale, sull'argomento.

Il Rapporto non si interessa tanto delle tecniche educative - pur importanti - ma, come sottolinea il Cardinale Camillo Ruini nella sua prefazione, considera l'educazione come «un processo umano globale e primordiale, nel quale entrano in gioco e sono determinanti soprattutto le strutture portanti [...] dell'esistenza dell'uomo e della donna» [4]: la relazionalità, la conoscenza, la libertà, l'autorità... Non uno studio settoriale dunque, ma una riflessione sulle fondamentali questioni antropologiche e sociali.

Un Rapporto, inoltre, che non si limita all'analisi, ma che è anche proposta: «gli orientamenti di fondo qui proposti vengono assunti come ipotesi di lavoro nell'esame delle situazioni concrete dell'educazione in Italia [...]. L'obiettivo non è comunque soltanto descrittivo e interpretativo: è soprattutto offrire un contributo al fine di fare evolvere positivamente la situazione» [5].

Il Rapporto-proposta si rivolge, certamente, alla Chiesa cattolica; si raccorda infatti con gli "Orientamenti pastorali" per il prossimo decennio che verranno presentati dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2010 e ai quali vuole offrire il contributo della propria riflessione culturale; ma si rivolge anche al Paese, al popolo come alla classe dirigente, nel tentativo di suscitare un dibattito e, soprattutto, di costruire un'«alleanza per l'educazione» che coinvolga più interlocutori possibile: l'educazione «è forse il tema pubblico per eccellenza, dove si gioca davvero il destino dell'intera comunità nazionale» [6].

Il Rapporto-proposta prende in considerazione, capitolo per capitolo, diversi ambiti che hanno una relazione stretta col tema educativo: famiglia, scuola, comunità cristiana, lavoro, impresa, consumo, mezzi di comunicazione, spettacolo, sport, offrendo in ogni caso contributi interessanti che costituiscono una base utile e fertile per il dibattito e l'approfondimento. Questa pluralità di approcci non riflette la frammentazione specialistica che caratterizza gran parte della cultura contemporanea: al contrario, ogni capitolo vuole essere proprio il tentativo di afferrare l'essere umano nella sua unità, e di rivendicare le esigenze di questa al di sopra di ogni visio­ne parziale. Su questa base Movimenti, Associazioni e i diversi soggetti che operano nel sociale e, in particolare, nel campo educativo, possono inserire e sviluppare il proprio originale contributo.

Interessante, in particolare, il saggio iniziale, che cerca di delineare una idea di educazione, confrontando l'impostazione personalistica cristiana, corroborata da una grande messe e varietà di esperienze che la sostengono, con altri modelli educativi oggi diffusi. Uno di questi si basa sulla separazione tra educazione e formazione: anziché perseguire il progetto di uno sviluppo integrale della persona, questo modello fornisce competenze prevalentemente tecnologiche; punta alla sola efficienza e assume come paradigma la razionalità di tipo tecnico-strumentale. Un altro modello, pure fortemente diffuso, si basa sulla spontaneità, valorizza la creatività del soggetto e l'autoeducazione, in funzione antiautoritaria.

Un elemento paradossale è dato dal fatto che questi due modelli, decisamente contrapposti perché basati, il primo sull'"oggettivismo razionale" e il secondo sul "soggettivismo emotivo", riproducono la spaccatura tra intelligenza e cuore, tra ragione e affetti; e finiscono per rivelarsi, nella pratica, complementari, perché la stessa persona può abbracciare il modello razionalistico nell'esercizio della professione, e quello soggettivamente emotivo nella sfera privata: la stessa persona si trova così a vivere due vite, entrambe squilibrate, in ognuna delle quali si sente incompleta.

Un altro elemento importante sottolineato dal Rapporto-proposta è la necessità di riconoscere l'autorità buona, quella di cui abbiamo bisogno perché la nostra originaria e personale capacità di fare esperienza e di crescere venga attivata e sostenuta. Spesso, oggi, il rifiuto di ogni autorità, che si traduce nella teorizzazione della "neutralità" educativa, cioè nella scelta di cercare di non trasmettere alcuna particolare tradizione culturale attraverso l'educazione, viene giustificato in nome della libertà, del non volere "condizionare" i giovani che vengono educati; ma è evidente che questo vuoto di autorità e di riferimenti viene immediatamente riempito «dalla pervasiva e spietata autorità dei molti poteri anonimi (massmediatici, pubblicitari e pubblicistici) che gestiscono sensibilità, affetti e pensieri di tutti i ceti sociali» [7].

Lasciando, ora, il testo del Rapporto-proposta, è da sottolineare come questo rapporto con l'autorità educante buona sia fondamentale per la conquista della piena libertà e che solo in tale rapporto si possa sviluppare un progetto educativo realmente personalistico. L'autorità buona è la forza intelligente che ci ha generati e ci ha aiutati a distinguerci da lei, facendoci incontrare noi stessi: «II bambino - spiega Michele De Beni - come in uno specchio, viene "mostrato a se stesso" attraverso l'opera dell'educatore che per primo e per dono si propone come modello. È attraverso questo particolare, ineffabile sguardo educativo che il figlio o l'allievo, a sua volta, impara a rispondere al dono ricevuto dai suoi maestri, in una danza dai vicendevoli aggiustamenti e rinforzi» [8]. È la "danza pericoretica" dove, nella descrizione di Pietro Cavaleri, i danzatori si muovono l'uno intorno all'altro in una cangiante reciprocità [9]. L'autorità educante, che genera e distingue da sé, permette all'educando di comprendere se stesso, sia attraverso i contenuti che gli sono stati trasmessi e che lo rendono simile all'educatore, sia attraverso la distinzione che il donatore, proprio perché dona, sempre crea, per rispetto di colui che ha generato, permettendo così a quest'ultimo di guardare alla tradizione e all'autorità con serenità e criticità, attraverso le quali costruisce la propria libertà.

Comprendere la tradizione e l'autorità dalle quali si proviene permette di valutare il proprio "punto di origine", di vederlo nella sua distinzione da altri punti originari e da altre possibili "visioni" che si possono acquisire. L'essere umano ha bisogno, ad un tempo, di questa appartenenza e di questa distanza, di ricevere un'identità e di sceglierla, vivendo la necessaria asimmetria del rapporto educativo: un'asimmetria non rigida, non definitiva, ma aperta e can­giante, in attesa sempre del proprio rovesciamento - quando si dovrà restituire ai padri e ai maestri per ciò che si è ricevuto come figli e discepoli - e pronta ad un nuovo rilancio.

Si esprime, in queste relazioni dinamiche così brevemente accennate, un'idea di reciprocità non improvvisata, ma che si è andata costruendo lungo un cammino millenario: «Come sottolinea sant'Agostino, potremmo dire che la "reciprocità" implica un Io che ama, un Tu amato che ri-ama e un Ideale che li unisce, vin­colo di responsabilità tra due, e tra due e un Ideale. Per cui, non si ama solo la persona che ci sta di fronte e il me che in ella ritrovo, ma si ama anche quella originaria legge universale, che è sconfinato, inesauribile, purissimo richiamo all'amore, che in lei e in me ritrovo, fatti simili tra noi, fratelli» [10].

È una reciprocità "elettiva", sottolinea De Beni, «una forma intenzionale di scambio gratuito, regolato da volontà di comunione» [11], nella quale Nedoncelle vedeva il confluire di due atti, «non come cose che si aggiungono ma intenzioni che si liberano superandosi» [12].

E in questa reciprocità si attua una nuova concezione dell'autorità, che arriva a conseguire pienamente il suo scopo proprio in questo dinamismo orizzontale, dove colui sul quale l'autorità si è esercitata è arrivato a rispondere con risposta d'amore; e diviene, per questo, autorevole a sua volta.

antonio maria baggio



[1] Benedetto XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell'educazione, 21 gennaio 2008.

[2] Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (ed.), La sfida educativa. Rapporto-proposta sull'educazione, Laterza, Roma-Bari 2009.

[3] Cf. in particolare l'ultimo capitolo, Alcuni dati empirici, pp. 196-223.

[4] Ibid., p. X.

[5] Ibid., p. XI.

[6] Ibid., p. XVI.

[7] Ibid., p. 22

[8] M. De Beni, Reciprocità ed educazione. Per un nuovo rinascimento della persona e della comunità, in «Nuova Umanità» XXXI (2009/2) 182, p. 240.

[9] P. Cavaleri, Vivere con l'altro. Per una cultura della relazione, Città Nuova, Roma 2007, pp. 22-23.

[10] M. De Beni, Reciprocità ed educazione, cit., p. 239; il luogo agostiniano è De Trinitate, Vili, 10, 14.

[11] Ibid., p. 11.

[12] M. Nedoncelle, La réciprocité des constiences, Aubier Montaigne, Paris 1942, p. 19; cit. da De Beni, in ibid.

Una segnalazione per i papà: una presenza desiderabile

CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI TAVAGNACCO

Istituto Scolastico Comprensivo

di Tavagnacco

promuove l’incontro con

Dott. Ezio Aceti - Psicologo

Il papà: una presenza

“desiderabile”

Il suo ruolo educativo nella relazione con i propri figli.

Giiovedìì 8 aprile 2010

Ore 20::30

Auditorium Comunale

di FELETTO UMBERTO

(ingresso gratuito)


L’incontro, senza voler escludere le mamme che ne fossero

interessate, è riservato ai papà che vogliono riflettere insieme

sull’importanza della loro figura e loro presenza nella

promozione di una crescita equilibrata dei loro figli.

Il dottor Ezio Aceti, laureato in Psicologia all'Università di Padova, è consulente

psicopedagogico del Comune di Milano, direttore del Consultorio familiare di

Erba (Como) ed è stato molte volte ospite in Friuli in diversi eventi.

In questo incontro vorrebbe affrontare, per la prima volta, parlandone

direttamente con gli interessati, il tema dell’importanza della presenza

del papà per la crescita dei propri figli.

Tra le sue pubblicazioni:

Dialogo per crescere, Ancora, Milano, 1995

Pronti? si parte!, Città Nuova, Roma 1998, 2003* (con Lino Fignelli)

Adolescenti a scuola, Città nuova, Roma 2001, 2001* (con Cristina Pochintesta)

Basta cavoli e cicogne!, Città Nuova, Roma 2002 (con Alberta Rotteglia)

Comunicare fuori e dentro la famiglia, Città Nuova, Roma 2004, (a cura di)

Finestre sul mondo - i ragazzi e l'uso dei media, Città Nuova, Roma, 2004

Un'Italia Anticristiana

Mi segnalano un articolo del Corriere della Sera che non si può riprodurre(si può trovare però in molti blog...). E' di Ernesto Galli Della Loggia. E' stato pubblicato il 21 marzo. Buon collegamento, clikka Qui

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Il Papa a 50 anni dal sisma in Friuli: il ricordo della tragedia promuova fraternità e carità

  Il Papa a 50 anni dal sisma in Friuli: il ricordo della tragedia promuova fraternità e carità  Oggi, 3 maggio, a Gemona, la Messa presied...