Il Centro di pastorale liturgica sulle ricorrenze di Novembre

In preghiera per i santi e per i defunti 
Le solenni liturgie dell'1 e 2 novembre. L'Arcivescovo
presiede i riti in Cattedrale e al cimitero urbano

UDINE (29 ottobre, ore 12.30) - Tutte le comunità parrocchiali vivranno, con grande partecipazione di popolo,  la  solennità di Tutti i Santi, lunedì 1 novembre, e la Commemorazione dei fedeli defunti, martedì 2 novembre. Due giorni di particolare significato che pongono, non solo al credente, le domande ultime sul senso della vita e sul mistero della morte, spesso rimosse nella nostra società. In ogni paese si celebreranno le Sante Messe e si faranno le celebrazioni, con la benedizione delle tombe, nei cimiteri.

L'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, l'1 novembre, presiederà la Santa Messa in Cattedrale, alle ore 10.30, mentre alle 15, presiederà i Vespri solenni nella chiesa dei Santi Giovanni Battista e Vito, nel cimitero monumentale di Udine. Successivamente benedirà le tombe, assieme ai parroci della città e alla presenza delle autorità cittadine, con l'animazione musicale della Corale del Duomo.

Martedì 2 novembre, l’Arcivescovo tornerà al cimitero di San Vito alle 15 per presiedere la recita del Santo Rosario assieme ai religiosi e alle religiose della città. In serata, alle 19, in Cattedrale mons. Mazzocato presiederà la Santa Messa nella commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Ma qual è il significato di queste due giornate? «Si tratta di due celebrazioni a carattere distinte - precisa don Loris Della Pietra, direttore del Centro di pastorale liturgica dell'Arcidiocesi di Udine -: la festa di tutti i Santi, celebra la gloria e l'appartenenza a Dio di coloro che hanno testimoniato la fede nel corso del tempo. Si tratta di persone note, ma anche sconosciute, vissute nella discrezione e nel nascondimento. La festa vuole ricordare anche quella santità diffusa, nascosta nelle nostre case».

Per quanto riguarda la commemorazione dei defunti, don Della Pietra ricorda come questo sia un momento molto sentito a livello popolare, ma aggiunge che «forse dobbiamo imparare a fare un passaggio dal semplice ricordo affettuoso e doveroso dei defunti a una memoria pasquale. Il cristianesimo non ci insegna solo a ricordare i nostri morti, perché li abbiamo conosciuti e ci sono cari, ma ci insegna a considerarli nella gloria della Pasqua di Cristo. La fede cristiana aggiunge lo specifico della Resurrezione di Cristo che è diventata anche la nostra».

Alcuni gesti, sottolinea ancora il direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, sono al centro di queste giornate: l'Eucaristia che ci mette in comunione non solo con coloro che sono con noi in chiesa, ma anche con coloro che fisicamente non ci sono più; la visita ai cimiteri con la preghiera di suffragio per i defunti; l’aspersione con l’acqua battesimale a memoria della nostra prima Pasqua, la nostra incorporazione al popolo dei risorti; il gesto di porre i fiori sulle tombe e di accendere lumi non solo come segno di affetto, ma come modo di proclamare che i nostri defunti sono vivi in Dio.

2 articoli sull'eruzione del vulcano!

ASIA/INDONESIA - Eruzione del vulcano: oltre 5.000 bambini profughi a rischio vita per il gelo
Semarang (Agenzia Fides) – “Dopo l’eruzione del vulcano Merapi, la priorità sono gli oltre 5.000 bambini che oggi rischiano la vita per il gelo. Il freddo è pungente, la sistemazione degli sfollati interno è di per sé difficile. Già si fatica ad assicurare la sopravvivenza. I bambini non potranno resistere a lungo in tali condizioni, nelle tende”: è quanto dice all’Agenzia Fides Johannes Paskoro, responsabile delle comunicazioni della Caritas della diocesi di Semarang, che è alle prese con l’assistenza ai profughi dopo l’eruzione del vulcano Merapi, a Giava centrale.
Il responsabile Caritas racconta a Fides: “Stiamo facendo il possibile per aiutare circa 10mila profughi che si trovavano nei villaggi alle pendici occidentali del monte. Degli altri 10.000 si occupano altre Ong. Coordiniamo i nostri sforzi con i corpi della protezione civile del governo, che ha predisposto i campi profughi. Ora i rifugiati, tutti indigeni locali, popolazioni animiste, sono dislocati in aree a circa 20 km dal vulcano. Alcuni sono in ospedale per problemi respiratori. Hanno bisogno di cibo, medicine, coperte, e anche di sostegno psicologico e conforto: è quanto la Caritas di Semarang sta facendo, grazie all’opera di centinaia di volontari giunti da tutta la diocesi”.
I profughi non vedono l’ora di tornare a casa, nonostante i pericoli che vengono ancora segnalati: “Alcuni intendono farlo fra pochi giorni, e il governo non potrà impedirlo. E’ gente avvezza alle intemperanze del vulcano: un’eruzione di piccole dimensioni si verifica in media ogni due anni, mentre eruzioni molto violente hanno in media cadenza quinquennale. L’apparato di prevenzione, a cui la Caritas ha contribuito, ha comunque funzionato molto bene”, spiega Paskoro a Fides.
La Caritas di Semarang, oltre agli aiuti umanitari, ha avviato programmi di sostegno psicologico post-trauma, soprattutto per i bambini, che fanno parte di quelle categorie più vulnerabili, con anziani e donne, che “il freddo potrebbe mettere a rischio vita”, rimarca Paskoro. Attualmente la Caritas di Semrang beneficia del supporto di “Karina”, la Caritas Indonesia, del sostegno di team del “Catholic Relief Service” (Caritas Usa) e di una contributo di 60mila euro della Caritas Germania. (PA) (Agenzia Fides 28/10/2010)


ASIA/INDONESIA - Emergenza sanitaria per gli sfollati a causa dell'eruzione del vulcano
Jakarta (Agenzia Fides) – Le autorità sanitarie indonesiane sono molto preoccupate per la diffusione di malattie tra le migliaia di sfollati a causa dell'eruzione del vulcano Mount Merapi, a Java, in seguito alla quale sono stati confermati 28 decessi e 90 ricoveri per ustioni. Inoltre, da quanto si apprende da fonti della stampa locale, un bimbo di tre mesi è morto e altre 26 persone sono in cura negli ospedali per problemi respiratori causati dalle polveri del vulcano. Secondo l'Oms, le ceneri bollenti, i gas, la roccia e il magma, causano ustioni cutanee e polmonari, asfissia, congiuntiviti o abrasioni cornee, come pure gravi problemi respiratori. In caso di caduta di cenere, in particolare di particelle sottili, si possono aggravare sia nei bambini sia negli adulti sia l’asma bronchiale che altre malattie croniche dell'apparato respiratorio.
Attualmente oltre 22 mila abitanti dei villaggi sono ospiti in 10 rifugi gestiti dal governo in 3 distretti, Magelang, Klaten e Boyolali, a 10 km dalla zona a rischio. Secondo la Croce Rossa indonesiana, gli sfollati sono soggetti a problemi di salute, come infezioni delle alte vie respiratorie, tosse e diarrea. Finora tuttavia non sono ancora stati registrati casi in 10 delle 60 baracche dei quattro distretti di Magelang, Klaten, Boyolali e Sleman, che li ospitano. Il Ministero della Sanità ha distribuito 50 mila mascherine, medicinali, alimenti per bambini e 200 milioni di rupie (US$22,000) in contanti. Nel frattempo, i soccorritori hanno raggiunto le isole Mentawai, dove uno tsunami innescato da un terremoto di magnitudo 7,5 il giorno prima ha ucciso 112 persone e ha lasciato almeno altri 109 dispersi, 250 famiglie sono sfollate, 179 case sono andate distrutte e altre 300 danneggiate. Sono state trasportate 16 tonnellate di aiuti, con 500 tende, 50 tende per famiglie, 500 tappeti, 80 coperte e 650 scatole di cibo. (AP) (28/10/2010 Agenzia Fides)

Congresso Missionario 2010

AMERICA/STATI UNITI - “Siate missionari”, l'invito del direttore nazionale delle POM a tutti i battezzati
Albuquerque (Agenzia Fides) – “La Missione, molti volti: un ritratto dei cattolici degli Stati Uniti in missione” è questo il tema del Congresso Missionario 2010 che inizia domani, 28 ottobre 2010, ad Albuquerque, in New Messico. Il Congresso, che durerà fino al 31 ottobre, prevede rifelssioni, tavole rotonde, lavori di gruppo e workshop su argomenti che riguardano il lavoro missionario negli Stati Uniti, la missione in altre tradizioni, prospettive ecumeniche in missione, i missionari stranieri che lavorano negli Stati Uniti e altre problematiche.
Il congresso è promosso dal “Catholic Mission Forum”, una associazione collegata alle organizzazioni cattoliche missionarie negli Stati Uniti, tra cui le Pontificie Opere Missionarie.
Alla vigilia del Congresso, Mons. John E. Kozar, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie negli Stati Uniti, ha dichiarato a Fides: “Non vediamo l'ora di partecipare al Congresso Missionario a New Mexico, offrendo la nostra riconoscenza all'Associazione Cattolica Missionaria degli Stati Uniti per riunire a tutti coloro che sono impegnati nel lavoro missionario della Chiesa. Siamo particolarmente lieti di partecipare a questo incontro insieme a un collaboratore prezioso, la commissione per l'Evangelizzazione e catechesi della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Nei nostri sforzi per l'animazione missionaria, continuiamo a vedere molte opportunità per la missione della Chiesa nel nostro paese: soprattutto nel campo dei nuovi media e nelle reti sociali. Speriamo che il nostro tempo insieme possa essere fecondo per incoraggiarci a vicenda. Invitiamo tutti i fedeli cattolici battezzati ad essere missionari, per condividere la fede, ed essere protagonisti nel portare Gesù, la "Buona Novella", a un mondo che attende!”. (AR) (Agenzia Fides, 27/10/2010)

Io vivo felice quando aiuto agli altri

AMERICA/ECUADOR - Più di 1.500 persone alla festa della Giornata Missionaria
Guayaquil (Agenzia Fides) – . “I bambini del mondo sempre amici”, “Viva Cristo, che viva” sono state, tra molte altre, le frasi ascoltate durante la marcia per la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, domenica 24 ottobre, a Guayaquil, in Ecuador. Alle celebrazioni hanno partecipato bambini, giovani, religiosi e genitori appartenenti all’Infanzia Missionaria di sei province.
La marcia è parte del programma della chiusura del I Congresso della Infanzia Missionaria, della zona Costa, che si svolto per tre giorni ed è stata organizzata dalla Arcidiocesi di Guayaquil e le Pontificie Opere Missionarie.
“Io vivo felice quando aiuto agli altri”, ha detto Danny Arevalo, un bambino di 9 anni che indossava uno zaino sulle spalle e camminava con un palloncino arancione in mano. Il bambino faceva parte della delegazione di El Triunfo presente alla manifestazione. Era presente anche la diocesi di Yaguachi con 130 bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni.
Mons. Antonio Arregui, Arcivescovo di Guayaquil, e Padre Ricardo Lazo, delle POM, erano alla testa del gruppo della marcia a cui hanno partecipato circa 1.500 persone.
Le delegazioni di Santo Domingo de los Tsáchilas, Manabi, Los Rios, Guayas, Esmeraldas, El Oro per due ore, hanno partecipato con balli e canti. “Torniamo a casa pieni di gioia, rinnovati nella nostra fede e con la speranza nel nostro popolo”, ha detto suor Loly Lucena, della Diocesi di Manta.
Josué e Teresa Vera, entrambi di 6 anni, portavano un cartello con la scritta: “Rispettate i nostri diritti”. I due bambini erano accompagnati da cinque loro compagni e dai loro genitori. La catechista Milagros Vera ha detto che i bambini hanno riflettuto su cosa significano le missioni e come possono aiutarle mediante la fede.
La marcia ha attraversato le vie della città e si è conclusa presso la Base Navale Nord, dove si è celebrato una Messa all'aperto, “E' la cena della festa alla quale Cristo ci ha invitato” ha detto Estela Caicedo, coordinatrice della Infanzia Missionaria del Vicariato di Esmeraldas.

AFRICA/CONGO RD - Si prepara una nuova guerra nel nord Kivu?



Kinshasa (Agenzia Fides)- Una nuova guerra nell’est della Repubblica Democratica del Congo è alle porte? È quanto si chiedono i missionari della “Rete Pace per il Congo” che riferiscono a Fides alcune indicazioni apparse sulla stampa internazionale su una possibile inedita alleanza tra forze dissidenti rwandesi e milizie congolesi per rovesciare il governo del Presidente Paul Kagame in Rwanda.
“Incrociando le informazioni apparse sia sulla ‘Libre Belgique’ sia sul ‘Congo Tribune’, nel nord Kivu, nell’est della RDC, si starebbero concentrando le forze della coalizione composta dai dissidenti del CNDP rimasti fedeli a Nkunda, dalle FDLR e dai Mai Mai congolesi” spiegano a Fides i responsabili della Rete. Il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) è un movimento ribelle congolese, guidato da Laurent Nkunda, che agisce nel Kivu. Dopo l’arresto di Nkunda da parte del Rwanda (dove è stato posto agli arresti domiciliari), il CNDP ha raggiunto un accordo con il governo di Kinshasa, e una parte dei suoi uomini sono stati integrati nell’esercito nazionale congolese. Le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) sono un gruppo ribelle rwandese, composto in maggioranza di hutu, che dopo il 1994 si oppone al governo di Kigali. Opera però nel Kivu, così come i Mai Mai, una serie di milizie di autodifese congolesi, che si oppongono alla presenza straniera sul loro territorio. La coalizione anti Kagame sarebbe guidata dal generale Faustin Kayumba Nyamwasa, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito rwandese, e compagno d’armi di Kagame, da qualche tempo rifugiatosi in Sudafrica, dove è sfuggito ad un tentativo di assassinio. Il governo rwandese lo accusa di essere il mandante di una serie di attentati commessi a Kigali.
Per bloccare sul nascere questa coalizione, il governo del Rwanda e quello della RDC starebbero preparando un’offensiva militare nel nord Kivu contro le FDLR e gli uomini di Nkunda. Vi sono voci non confermate dell’invio nell’est del Congo di truppe rwandesi in preparazione della nuova offensiva in coordinamento con l’esercito congolese.
“Il generale Nyamwasa- ricordano le fonti di Fides- è figlio di genitori tutsi e hutu. Questo potrebbe essere visto da qualche potenza, che vorrebbe sostituire Kagame, come un fattore di riconciliazione nazionale, in vista forse di nuovi scenari geopolitici regionali e internazionali”.
“Nyamwasa, però- aggiungono le nostre fonti- ha un grave handicap. È ricercato dalla giustizia spagnola per la morte dei frati maristi spagnoli, uccisi a Bukavu nel novembre 1996”. (L.M.) (Agenzia Fides 26/10/2010)

Stranieri in Friuli

In Friuli c'è ancora lavoro, gli immigrati si fermano   versione testuale
Presentato il dossier Caritas-Migrantes. In regione l'8% della popolazione è straniero

UDINE (26 ottobre, ore 11.15) - Per gli immigrati la nostra regione non è più un’area di passaggio, dalla quale poi spostarsi in altre parti del mondo, ma è una meta di destinazione. Lo confermano i dati del nuovo Dossier regionale di Caritas-Migrantes presentato questa mattina a Gorizia.
 
In Fvg l’8% della popolazione è straniero, la percentuale più alta si registra nella provincia di Udine dove le presenze sono oltre 38mila. «Questo perché in Friuli-Venezia Giulia si sta bene e, paradossalmente, c’è ancora lavoro», spiega Eva Sicurella, redattrice regionale del dossier Immigrazione.
 
Più del 60% degli immigrati presenti in regione arriva dall’Europa dell’Est: soprattutto da Romania, Albania e Serbia. Quarto paese di provenienza, e primo del continente africano, è il Ghana. Questa multiculturalità si riflette anche a scuola dove il 10% degli alunni è straniero, con picchi del 14% in provincia di Pordenone. «È un’immigrazione familiare e stanziale», spiega ancora la redattrice, sottolineando anche che il 52% degli immigrati presenti in regione è donna. 

Solo in Finale: medaglia d'argento a Caterina Navarria

Lobnya, 20:01

SCHERMA, EUROPEI JRS: SCIABOLA DONNE: NAVARRIA D'ARGENTO

L'Italia ha conquistato la prima medaglia agli Europei juniores di scherma, iniziati oggi a Lobnya in Russia, grazie a Caterina Navarria che ha vinto l'argento nella prova individuale di sciabola femminile. L'atleta friulana è stata sconfitta solo in finale dalla russa Egorian, che l'ha piegata col punteggio di 15-12. In precedenza aveva avuto la meglio, in semifinale, sull'ungherese Marton per 15-10.

Costruttori di pace

VATICANO - Benedetto XVI chiude il Sinodo per il Medio Oriente esortando a “non rassegnarsi alla mancanza della pace” ed a promuovere “un’autentica libertà religiosa e di coscienza”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Da troppo tempo nel Medio Oriente perdurano i conflitti, le guerre, la violenza, il terrorismo. La pace, che è dono di Dio, è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali ed internazionali, in particolare degli Stati più coinvolti nella ricerca della soluzione dei conflitti. Non bisogna mai rassegnarsi alla mancanza della pace. La pace è possibile. La pace è urgente. La pace è la condizione indispensabile per una vita degna della persona umana e della società. La pace è anche il miglior rimedio per evitare l’emigrazione dal Medio Oriente”. Sono le parole del Santo Padre Benedetto XVI durante la concelebrazione Eucaristica con i Padri Sinodali, a conclusione dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che ha presieduto domenica 24 ottobre nella Basilica Vaticana.
Dopo aver esortato a pregare per la pace nel Medio Oriente e ad impegnarsi “affinché tale dono di Dio offerto agli uomini di buona volontà si diffonda nel mondo intero”, il Papa ha citato un altro contributo che i cristiani possono portare alla società: “la promozione di un’autentica libertà religiosa e di coscienza, uno dei diritti fondamentali della persona umana che ogni Stato dovrebbe sempre rispettare. In numerosi Paesi del Medio Oriente esiste la libertà di culto, mentre lo spazio della libertà religiosa non poche volte è assai limitato. Allargare questo spazio di libertà diventa un’esigenza per garantire a tutti gli appartenenti alle varie comunità religiose la vera libertà di vivere e professare la propria fede”.
Nell’omelia il Pontefice ha ricordato i “tanti fratelli e sorelle che vivono nella regione mediorientale e che si trovano in situazioni difficili, a volte molto pesanti, sia per i disagi materiali, sia per lo scoraggiamento, lo stato di tensione e talvolta di paura”. L’Assemblea sinodale ha permesso di condividere “le gioie e i dolori, le preoccupazioni e le speranze dei cristiani del Medio Oriente” ed anche “l’unità della Chiesa nella varietà delle Chiese presenti in quella Regione” ha detto ancora il Papa, esortando a valorizzare “la ricchezza liturgica, spirituale e teologica delle Chiese Orientali Cattoliche, oltre che della Chiesa Latina… anche nelle rispettive comunità del Medio Oriente, favorendo la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche degli altri Riti cattolici e quindi ad aprirsi alle dimensioni della Chiesa universale”.
Tra le sfide della Chiesa cattolica in Medio Oriente, il Papa ha messo in evidenza “la comunione all’interno di ogni Chiesa sui iuris, come pure nei rapporti tra le varie Chiese Cattoliche di diverse tradizioni”, ed ha ribadito la mecessità dell’umiltà, “per riconoscere i nostri limiti, i nostri errori ed omissioni”, in quanto “una più piena comunione all’interno della Chiesa Cattolica favorisce anche il dialogo ecumenico con le altre Chiese e Comunità ecclesiali”.
Infine l’esortazione ai cristiani nel Medio Oriente, i quali, anche se poco numerosi, “sono portatori della Buona Notizia dell’amore di Dio per l’uomo, amore che si è rivelato proprio in Terra Santa nella persona di Gesù Cristo. Questa Parola di salvezza… è l’unica Parola in grado di rompere il circolo vizioso della vendetta, dell’odio, della violenza… I cristiani, cittadini a pieno titolo, possono e debbono dare il loro contributo con lo spirito delle beatitudini, diventando costruttori di pace ed apostoli di riconciliazione a beneficio di tutta la società”. (SL) (Agenzia Fides 25/10/2010)

....e per finire?

E per finire abbiamo un Mons. Livio Carlino con 9 anni di meno(quasi), parroco da 6 anni a Gonars, che arriva a San Giorgio, sembra l'altro ieri eppure questo cartoncino giaceva nel cassetto e non sarà mai buttato via:)


Chiamati per essere mandati

Veglia di preghiera per prepararci all'ingresso dei nuovi sacerdoti nelle comunità sangiorgine:








Misericordia Bassa friulana 25

25 anni della MISERICORDIA BASSA FRIULANA, lo scrivo maiuscolo perchè chi fa il bene al prossimo va rispettato e merita un posto d'onore. La festa si è tenuta il 10 ottobre 2010 e ne hanno riferito i quotidiani regionali. Si è svolta al mattino, nel giorno in cui al pomeriggio si è celebrata la Messa di ringraziamento di Don Livio che è divenuto parroco di Santa Maria Assunta di Cividale.
Qui mettiamo in mostra la copertina del libretto dei canti e la preghiera del volontario.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

  Messa del Giorno V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A Antifona Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie; agli occhi delle...