Bollettino Fides News del 22 settembre 2015

AFRICA/BURKINA FASO - I golpisti verso la resa, ma la popolazione non vuole che sia premiato chi usa la forza
Ouagadougou (Agenzia Fides) - “La crisi si sta evolvendo in modo positivo, ma non è ancora finita” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa del Burkina Faso dove i militari golpisti hanno annunciato la liberazione del Primo Ministro di transizione, Isaac Zida, che era stato posto in “residenza vigilata” nel Palazzo Presidenziale occupato il 17 settembre dagli uomini del Régiment de Sécurité Présidentiel (RSP), la “guardia pretoriana” del deposto Presidente Blaise Compaoré (vedi Fides 17/9/2015).
La popolazione è scesa nelle strade della capitale Ouagadougou per protestare contro il golpe e i militari dell’esercito regolare hanno accerchiato la città dando un ultimatum ai golpisti perché si arrendano entro mezzogiorno di oggi, ora centrale europea. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO) ha proposto un accordo che, in cambio della resa dei golpisti, prevede la loro amnistia e la partecipazione degli appartenenti al partito dell’ex Presidente alle elezioni che sono state posticipate dall’11 ottobre al 22 novembre.
“L’accordo proposto dalla CEDEAO è stato però respinto da vasti settori della popolazione locale perché questo accordo significa rendere legittimo l’uso della forza. I magistrati hanno già annunciato di respingere l’accordo minacciando addirittura di dimettersi se fosse applicato” dicono le fonti di Fides. “Non è detto dunque che l’accordo presentato dalla CEDEAO venga accettato da tutte le parti politiche e si punti invece ad una resa incondizionata dei golpisti. La cosa positiva è che l’esercito regolare vuole evitare uno spargimento di sangue”.
“Il capo dei golpisti, il generale Gilbert Diendéré ha chiesto scusa alla popolazione per il golpe ma occorre vedere se verranno accettate. In ogni caso speriamo che la crisi si risolva senza spargimenti di sangue” concludono le nostre fonti. (L.M.) (Agenzia Fides 22/9/2015)
AFRICA/EGITTO - Una Fatwa per ammettere i copti nelle liste elettorali salafite
Il Cairo (Agenzia Fides) – Ai dirigenti del Partito salafita al-Nour è servito il ricorso a una vecchia Fatwa, emessa dallo Sheikh albanese Mohammed Nasreddin al Albani, per giustificare agli occhi dei dirigenti e dei militanti più rigidi, la cooptazione di candidati copti nelle liste elettorali della formazione politica islamista, in vista delle prossime elezioni politiche. Secondo fonti copte consultate dall'Agenzia Fides, la Fatwa pronunciata dallo studioso di Legge coranica scomparso nel 1999 - e oggi ripresa come punto di riferimento dai leader di al-Nour - giustifica la presenza di battezzati nelle liste di matrice islamista con l'argomento che i cristiani sono considerati meno pericolosi degli atei per l'islam, e rappresentano quindi una sorta di “male minore”.
Intanto, discussioni sull'opportunità di candidare cristiani nelle liste islamiste continuano anche in seno alla comunità copta. Nei giorni scorsi (vedi Fides 11/9/2015), Nader El-Serafy, candidato cristiano nelle liste di al-Nour, in risposta alle polemiche di chi critica la sua scelta, aveva sottolineato che la Chiesa copta non ha mai condannato la scelta dei cristiani che decidono di militare nei Partiti di ispirazione islamista. A suo giudizio, la presenza di battezzati nelle liste di al-Nour rappresenta “un modello ottimale di esercizio della cittadinanza”, e mostra che le persone di diversa fede religiosa possono coesistere nella stessa formazione politica perseguendo programmi che guardano all'interesse nazionale più che rivendicazioni particolari. (GV) (Agenzia Fides 22/9/2015).
AFRICA/SUD SUDAN - Donne, vedove e bambini orfani continuano ad aumentare e a vivere nella precarietà assoluta
Juba (Agenzia Fides) - I dati provenienti dal Sud Sudan, il terzo Paese dell’Africa Subsahariana con il maggior numero di riserve di petrolio, sono scioccanti. Si parla di un milione e mezzo di sfollati, vedove e bambini orfani, e sono in costante aumento. Oltre 100 mila persone hanno cercato riparo in diverse strutture delle Nazioni Unite in tutto il Paese. A Juba, l’80% degli sfollati sono donne, bambini e bambine. Oltre 500 mila sono fuggiti nei Paesi vicini. Molti hanno dovuto attraversare il Nilo per arrivare fino in Uganda, lasciando tutti i loro averi e mettendo in serio pericolo le loro vite. Nel campo di Baryar, a Wau, la maggior parte delle donne sono vedove e si occupano di tutto: dalla mattina alla sera vanno a prendere l’acqua, cercano erbe, canne, rami da vendere nei mercati, distanti 10 km, e comprare qualcosa con quello che riescono a guadagnare, si occupano della cucina, dei figli e delle case. Il Governo ha concesso loro del terreno ma non possono col tivarlo. (AP) (22/9/2015 Agenzia Fides)
AFRICA - L’Africa si prepara ad accogliere Papa Francesco
Roma (Agenzia Fides) - Mentre Papa Francesco continua la sua visita in terra americana, si stanno definendo i dettagli del suo prossimo viaggio a fine novembre in tre Stati africani (Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana). Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, in un comunicato del 18 settembre il governo di Nairobi ha espresso il proprio compiacimento di accogliere dal 25 al 27 novembre Papa Francesco auspicando che il Pontefice possa ispirare i keniani ad essere più uniti.
A Nairobi, il Papa oltre ad incontrarsi con il Presidente Kenyatta, visiterà i locali uffici del Programma Ambientale dell’ONU.
“Il Santo Padre verrà a visitarci come il Buon Pastore del gregge di Dio, rafforzando la nostra fede e incoraggiandoci mentre cerchiamo di rivivere il martirio dei nostri antenati nella fede attraverso il sacrificio per il bene degli altri” ha affermato Sua Ecc. Mons. John Baptist Odama, Arcivescovo di Gulu e Presidente della Conferenza Episcopale dell’Uganda. A Kampala dal 27 al 29 novembre, Papa Francesco celebrerà il Giubileo d’Oro della canonizzazione dei 22 Martiri Ugandesi. (L.M.) (Agenzia Fides 22/9/2015)
ASIA/PAKISTAN - Urge promuovere la tolleranza e prevenire il settarismo
Faisalabad (Agenzia Fides) – In Pakistan è urgente promuovere la tolleranza e prevenire il settarismo. Il governo deve costituire una task force che metta in atto un piano strategico di azione per garantire la tolleranza religiosa. E’ quanto hanno chiesto, in una pubblica manifestazione, attivisti cristiani e musulmani di varie organizzazioni della società civile a Faisalabad, in occasione della Giornata internazionale per la pace, promossa dall’Onu. Come riferito a Fides, i manifestanti chiedono “una nuova normativa per sconfiggere il settarismo, che preveda azioni severe contro quanti etichettano gli altri come ‘infedeli’ o incitano ad uccidere in nome della religione”.
La manifestazione titolata “Pace e dignità per tutti” ha visto la partecipazione di membri di diverse comunità ed è stata promossa da enti come “Associazione delle Donne per la consapevolezza e la motivazione” (Awam), “Fondazione per la Pace e lo Sviluppo Umano” (PHD Foundation), la rete “Pakistan Ngo Network” (PNN),(LDO), “Diritti di espressione, riunione, associazione e pensiero” (REAT Network). I partecipanti hanno fortemente condannato il recente attacco terroristico al campo dell’aeronautica militare a Peshawar, ricordando che settarismo e terrorismo vanno mano nella mano. “Urge ogni sforzo possibile per eliminarli dal paese, trovando i finanziatori e punendo quanti istigano all'odio”.
In una nota inviata a Fides, il direttore della “Fondazione per la Pace e lo Sviluppo Umano”, Suneel Malik, afferma: “Bisogna mettere in campo iniziative concrete per promuovere la diversità e l'inclusione, per combattere la polarizzazione, l'odio e gli stereotipi, per migliorare comprensione e cooperazione tra persone di culture e comunità differenti”, auspicando che il governo possa “tener fede all’impegno di sconfiggere il settarismo e l’odio religioso”.
Resta determinante l’istruzione: “Urge un programma più ampio per affrontare le cause alla radice, per combattere l'estremismo, la disuguaglianza e la discriminazione a partire dal settore dell'istruzione” ha ricordato Naseem Anthony dell’Ong Awam, invitando il governo ad attuare il giudizio della Corte Suprema del Pakistan, emesso il 19 giugno 2014, in cui si invitava l’esecutivo a compiere passi concreti per garantire la tolleranza religiosa e tutelare le minoranze religiose. (PA-SM) (Agenzia Fides 22/9/2015)
ASIA/INDIA - Il governo dell’Andhra Pradesh assicura il sostegno alle Chiese
Secunderabad (Agenzia Fides) – Il governo dello stato indiano di Andra Pradesh assicura servizi e diritti alle minoranze cristiane e la tutela per i beni della Chiesa: è quanto è emerso dal recente incontro in cui i rappresentanti della Federazione delle Chiese cristiane nello stato di Andhra Pradesh hanno incontrato Chandrababu Naidu, Primo Ministro dello stato.
Come riferito a Fides da una nota della Federazione delle Chiese cristiane, i leader cristiani hanno consegnato un memorandum in cui si solleva la questione dei diritti delle minoranze e delle proprietà ecclesiali, chiedendo allo stato di non interferire negli affari amministrativi delle Chiese, delle diocesi e delle istituzioni legate alle Chiese, già regolate dalla Costituzione indiana.
Il Primo Ministro ha assicurato alla delegazione dei Vescovi la correttezza dell’approccio delle istituzioni civili, assicurando il sostegno alle Chiese soprattutto nei casi in cui vi sia stata l'occupazione dei terreni e dei beni. L’incontro ha confermato i buoni rapporti intercorrenti tra le Chiese e il governo dell’Andra Pradesh, costruiti sui binari del reciproco riconoscimento, della legalità e dello stato di diritto, presupposti per costruire l’armonia sociale e religiosa in India. (PA) (Agenzia Fides 22/9/2015)
ASIA/ISRAELE - Disposto l'indennizzo per l'incendio della chiesa di Tabgha
Tabgha (Agenzia Fides) – Lunedì 21 settembre il Procuratore generale israeliano ha annunciato che lo Stato d'Israele offrirà un indennizzo al Santuario del miracolo della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, a Tabgha, che lo scorso 18 giugno era stato oggetto di un incendio appiccato da terroristi della estrema destra radicale. Lo riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato latino di Gerusalemme.
La chiesa presso il Lago di Tiberiade, che ospita una comunità monastica benedettina, aveva ricevuto molte attestazioni di solidarietà dopo l'incendio vandalico subìto. Lo scorso 27 agosto, la chiesa era stata visitata anche dal Presidente Reuven Rivlin. In quella occasione, il Presidente dello Stato ebraico aveva ricordato che “Israele è un paese democratico, che garantisce la libertà di culto per tutti, nel quale le comunità cristiane devono poter fiorire in tutta sicurezza”.
La notizia dell'indennizzo disposto dal Procuratore generale è stata accolta positivamente dagli ambienti delle Chiese di Terra Santa. Soltanto pochi giorni fa (vedi Fides 14/9/2015), i responsabili dell'autorità fiscale israeliana avevano respinto la richiesta di risarcimento presentata dalla Chiesa cattolica per i danni provocati dell'attentato incendiario, sostenendo che la matrice terroristica dell'incendio non era dimostrabile e che il danno provocato dall'incendio non rientrava tra quelli da loro risarciti, in quanto i regolamenti in vigore garantiscono un indennizzo solo per atti di violenza causati dal conflitto arabo israeliano. (GV) (Agenzia Fides 22/9/2015).
AMERICA/CUBA - Le “case di missione”: luoghi di vita comunitaria e forza della Chiesa a Cuba
Holguin (Agenzia Fides) – Papa Francesco ha lodato ieri, durante l'omelia della Messa celebrata nella Piazza della Rivoluzione di Holguín (est), seconda tappa della sua visita pastorale a Cuba, il ruolo fondamentale per l’evangelizzazione svolto delle cosiddette "case di missione". "So con quale sforzo e sacrificio la Chiesa a Cuba sta lavorando per portare a tutti, anche nei luoghi più remoti, la parola e la presenza di Cristo" ha detto il Papa alla folla riunita nella Piazza della Rivoluzione Calixto Garcia Iniguez. "Una menzione speciale meritano le cosiddette ‘case di missione’, che, data la scarsità di chiese e sacerdoti, consentono a molte persone di avere un luogo per la preghiera, l’ascolto della Parola, la catechesi e la vita comunitaria" ha detto il Papa. "Sono piccoli segni della presenza di Dio nei nostri quartieri e un aiuto quotidiano per rendere vive le parole dell’apostolo Paolo: ‘Vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevut o’.”
Questo tipo di case sono attualmente 70 nella diocesi di Holguin, e si aggiungono a 32 parrocchie e 18 luoghi dedicati al culto. Le “case di missione” sono nate negli anni Settanta del secolo scorso, nell’ambito della missione evangelizzatrice della Chiesa e non sono mai state proibite dalle autorità di Cuba. In tutto il paese sono attualmente circa 2.330. In questi luoghi si celebrano i battesimi, si riuniscono stabilmente le comunità cattoliche, e si svolgono celebrazioni periodiche. Per questi motivi sono state considerate dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba come "uno dei maggiori punti di forza della Chiesa".
Nella nota pervenuta a Fides da una fonte locale, il Vescovo di Holguin, Sua Ecc. Mons. Emilio Aranguren Echeverría, ringraziando il Papa della sua presenza, ha sottolineato che la sua visita obbligherà la Chiesa locale "a lavorare per promuovere la pastorale dell'incontro". Mons. Aranguren ha fatto riferimento allo sforzo per promuovere le "riunioni tra amici, parenti, vicini e concittadini, come un gesto preliminare che può favorire la necessaria riconciliazione".
(CE) (Agenzia Fides, 22/09/2015)
AMERICA/VENEZUELA - Dall’Assemblea nazionale delle POM la solidarietà con i fratelli dell’Oriente
Caracas (Agenzia Fides) – Dal 14 al 17 settembre si è svolta in Venezuela la 48.ma Assemblea Nazionale delle Missioni, organizzata dalla Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) e dal Dipartimento delle Missioni della Conferenza Episcopale. Come riferisce la nota inviata all’Agenzia Fides, al centro dei lavori c’è stato il ruolo dei Direttori diocesani delle missioni e l'istituzione dei Segretari diocesani delle missioni, perché siano presenti in tutto il paese. Con il contributo dei partecipanti all'Assemblea, è stato possibile delineare il profilo e le responsabilità del Direttore diocesano delle Missioni, sulla base degli Statuti generali delle POM, al fine di migliorare il processo di animazione missionaria attraverso le quattro Pontificie Opere Missionarie.
L'assemblea ha visto la partecipazione anche di Sua Ecc. Mons Georges Kahhale, Esarca Apostolico dei Melkiti greci in Venezuela, che durante il suo discorso, ha presentato la situazione attuale dei cristiani in Medio Oriente, sottolineando l'importanza di pregare per questi nostri fratelli. Ha inoltre riferito sulle varie forme di sostegno e solidarietà dei venezuelani con la popolazione del Medio Oriente.
Infine sono stati avviati i preparativi per la Giornata Missionaria Mondiale 2015, che avrà come tema: "Testimoni di Misericordia", per riprendere l’annuncio del Giubileo Straordinario della Misericordia, mettendo in evidenza la figura del missionario come “testimone della misericordia di Dio”.
(CE) (Agenzia Fides, 22/09/2015)
AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Allerta dengue negli ospedali e nei centri sanitari del Paese
Santo Domingo (Agenzia Fides) - I principali ospedali pediatrici della capitale e i centri sanitari privati continuano a segnalare un aumento di visite nei loro ambulatori e di ricoveri di pazienti sospetti di dengue. Finora ufficialmente sono stati registrati 57 decessi e circa 5.222 contagi. Secondo fonti locali, pervenute a Fides, negli ospedali all’interno del Paese, il direttore dei Servizi Sanitari Nazionali ha assicurato che sono già state date indicazioni riguardo alla formazione di gruppi di vigilanza. Per rafforzare il controllo e ottenere una diagnosi, oltre che una adeguata assistenza, gli ospedali Materno Infantili di Herrera hanno dato vita a commissioni di vigilanza e assistenza, formate da specialisti e altri referenti di diverse aree. In altri centri di cura il personale sanitario è stato allertato sull’aumento dei casi di dengue e informato sulle raccomandazioni al riguardo del Ministero della Sanità. Negli ospedali pediatrici è operativo anche il rep arto per il controllo di dengue, malaria, leptospirosi e altre malattie. (AP) (22/9/2015 Agenzia Fides)

Messa nella Plaza de la Revolucion de La Habana,


vaticanit - italiano has uploaded Papa: chi non vive per servire, non serve per vivere
Papa: chi non vive per servire, non serve per vivere
vaticanit - italiano
Il missionario della misericordia celebra messa nella Plaza de la Revolucion de La Habana, come San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI prima di lui, e lega la misericordia al servizio, chiedendo ai cubani di prendersi cura e servire la fragilità dei fratelli.
Papa Francesco, davanti a più di 500mila cubani, idealmente abbracciati da una grande statua di Gesù Risorto posta davanti all’altare e dall’immagine del Cristo della Divina Misericordia nel lato opposto della gigantesca piazza, ha parlato del grande paradosso di Gesù. “Chi vuol essere grande, serva gli altri, e non si serva degli altri”, ha detto commentando il Vangelo domenicale dedicato ai due discepoli di Emmaus che discutevano tra loro su ch ...
VATICANO - Il primo beato del Sudafrica: Benedict Daswa, padre di famiglia, ucciso per il Vangelo
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Oggi, in Sudafrica, viene proclamato Beato Samuel Benedict Daswa, padre di famiglia, ucciso nel 1990 - appena 25 anni fa - e ucciso per la sua fedeltà al Vangelo – ha ricordato Papa Francesco all’Angelus di domenica 13 settembre -. Nella sua vita dimostrò sempre grande coerenza, assumendo coraggiosamente atteggiamenti cristiani e rifiutando abitudini mondane e pagane. La sua testimonianza aiuti specialmente le famiglie a diffondere la verità e la carità di Cristo. E la sua testimonianza si unisce alla testimonianza di tanti fratelli e sorelle nostre, giovani, anziani, ragazzi, bambini, perseguitati, cacciati via, uccisi per confessare Gesù Cristo. Tutti questi martiri, Samuel Benedict Daswa e tutti loro, ringraziamo per la loro testimonianza e chiediamo loro di intercedere per noi”.
Nato il 16 giugno 1946 nel villaggio di Mbahe in una famiglia non cristiana, Benedict Daswa viene battezzato a 17 anni. Diventa maestro elementare e poi direttore di scuola primaria, inoltre allena i ragazzi della squadra di calcio. A 30 anni si sposa e ha 8 figli. E’ impegnato in parrocchia, come catechista e animatore della liturgia, quando nel 1990 un nubifragio si abbatte sul suo villaggio e il tetto di molte capanne va a fuoco a causa dei numerosi fulmini. I capi-villaggio, ritenendo il fenomeno naturale frutto di stregoneria, decidono di assoldare uno sciamano perché individui il responsabile del sortilegio. Benedict si oppone fermamente in nome della sua fede, tentando di convincere gli altri. Una settimana dopo cade in un’imboscata: un gruppo di compaesani lo aggredisce e lo uccide selvaggiamente, mentre prega ad alta voce fino all’ultimo. (SL) (Agenzia Fides 14/09/2015)
VATICANO - Il Card. Filoni conclude la visita in Bangladesh incontrando famiglie e seminaristi
Tejgaon (Agenzia Fides) – Nel pomeriggio di sabato 12 settembre, proseguendo la sua visita pastorale in Bangladesh, il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha celebrato la Santa Messa vespertina nella chiesa di Nostra Signora del Rosario di Tejgaon, dedicandola in particolare alle famiglie. “Questa Comunità ecclesiale ha le sue radici che risalgono al XVI secolo – ha ricordato il Cardinale nell’omelia -, anche se questa terra è stata considerata territorio di missione solo nel 1852. Inizialmente affidata alla Congregazione della Santa Croce (CSC) e poi all’ordine benedettino (OSB), è diventata Diocesi il primo settembre 1886, Arcidiocesi Metropolitana il 15 luglio 1950”. Si tratta quindi, ha sottolineato il Cardinale, di “una comunità relativamente piccola, ma bellissima e straordinaria gli occhi di Cristo”.
Circa la fisionomia di questa comunità, il Prefetto del Dicastero Missionario ha sottolineato che “il nostro compito, conosciuto il Signore, è professare la nostra fede in Lui, senza esitazioni” e che “la prima tra i fedeli che hanno creduto e seguito Cristo è stata Maria… la prima discepola a dire ‘sì’, ancor prima che il suo Maestro e Signore venisse concepito”. Il Card. Filoni ha quindi esortato tutti a seguire Cristo e la Vergine Maria, e rivolgendosi in particolare alle famiglie, ha detto: “Possa ogni famiglia qui in Bangladesh vivere con la dignità della famiglia di Dio, riflettendo l'unità nella diversità del mistero della Santissima Trinità e della Santa Famiglia di Nazareth, nell’unione dell’amore e sempre al servizio della Madre Chiesa e dell'umanità intera!”
Domenica 13 settembre, nell’ultimo giorno della sua visita pastorale, il Card. Filoni si è recato nel Seminario maggiore “Holy Spirit” a Banani, dove ha celebrato la Santa Messa ed incontrato i seminaristi e la comunità dei formatori. Nell’omelia, ha ripreso e arricchito le parole pronunciate da Papa Francesco in un incontro con i seminaristi di diversi collegi di Roma, indicando quattro pilastri della formazione al sacerdozio: La formazione spirituale; la formazione accademica; la formazione alla vita comunitaria; la formazione pastorale. Quindi il Prefetto del Dicastero Missionario ha evidenziato la particolare sintonia con le Letture della domenica, “queste parole offrono grandi incoraggiamenti a tutti voi che siete in formazione”, ed ha concluso con questo incoraggiamento: “Il periodo di formazione è proprio il momento in cui il Signore ci apre l'orecchio, che è il cuore e la mente, per affidarvi i tesori della sua Parola e della sua Grazia. Coraggio! Il Signore vi chiam a ad una bella e generosa avventura. Non perdete mai la gioia di questa chiamata, perché questa gioia è il calibro della vostra vocazione. Senza gioia, non c'è vocazione e una vocazione senza gioia è già consumata”. Nel pomeriggio di domenica 13, il Cardinale si è recato in visita di cortesia al Primo Ministro quindi è partito alla volta dell’India. (SL) (Agenzia Fides 14/9/2015)

Ricordo di don Luigi Regeni nella messa del 6 settembre 2015



Bollettino Fides News del 12 settembre 2015

VATICANO - Il Card. Filoni ai Vescovi del Bangladesh: “siate seminatori di unità nelle diocesi”
Dhaka (Agenzia Fides) – L’unità con Cristo e con la comunità dei fedeli, che “hanno il diritto di vedere i loro Vescovi vivere in comunione, sia nelle decisioni pastorali da loro adottate che nella loro attuazione”, è stata sottolineata questa mattina dal Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che ha incontrato i Vescovi della Conferenza Episcopale del Bangladesh a Dhaka, nell’ambito della sua visita pastorale in Asia (vedi Fides 7/9/2015).
“Seminate l'unità e non la divisione nelle vostre Diocesi” ha raccomandato il Cardinale. Anche se il contesto di ogni diocesi può essere diverso, e di conseguenza anche le attività missionarie e i modi di evangelizzare, tuttavia “la direzione di tutte le Diocesi deve sempre essere una e la stessa”. Quindi ha spiegato: “L'unità non implica uniformità… Nessun Vescovo può reclamare che una Diocesi è sua proprietà personale. La Chiesa appartiene a Cristo e noi siamo i suoi servi, che si sforzano di fare la sua volontà. Tutti i battezzati appartengono alla Chiesa e ai suoi Pastori è affidato il compito di guidare i membri per il giusto cammino. Siamo servi non padroni”.
Il Prefetto del Dicastero Missionario ha citato con soddisfazione il gran numero di persone che ricevono il battesimo e le tante conversioni, soprattutto nelle zone rurali e fra i gruppi tribali, esortando i Vescovi a “continuare questa missione” e a “promuovere l’evangelizzazione di queste persone”, senza comunque trascurare gli impegni pastorali nelle zone urbane. Ha quindi elogiato l’impegno dei Vescovi, che si recano spesso a visitare parrocchie, comunità ed altre istituzioni, “questo dimostrerà che siamo servi di tutti, inoltre sapete bene quanto queste persone si sentano riconoscenti e privilegiate quando vengono visitate dal loro Pastore”.
“Sono ben consapevole delle difficoltà che incontrate vivendo come minoranza in Bangladesh – ha proseguito il Card.Filoni -. La grande sfida è vivere in armonia con quanti professano altre religioni, cercare un terreno comune di dialogo senza compromettere la verità della nostra fede… Vi invito a costruire relazioni armoniose con tutti. Le altre religioni non sono né i nostri rivali, né i nostri concorrenti. Papa Francesco ci ricorda che la fede si propone non solo attraverso la predicazione, ma anche attraverso il contatto personale e la testimonianza… Siamo chiamati a stabilire Chiese locali radicate nella cultura di ogni nazione, ma sempre coerenti con gli insegnamenti e le dottrine della Chiesa cattolica. Col tempo ogni Chiesa locale deve crescere, con il clero diocesano e i Vescovi locali, in modo che l'attività missionaria raggiunga ogni zona remota e bisognosa”.
Tra le raccomandazioni del Card. Filoni ai Vescovi del Bangladesh, in primo luogo figura l’attenzione particolare al cammino di formazione che si svolge nei seminari, quindi la cura per la formazione permanente dei sacerdoti, e la partecipazione dei laici alla vita della Chiesa, all’opera di evangelizzazione ed all’amministrazione delle diocesi.
“Il Popolo di Dio ha grandi aspettative da voi come Vescovi – ha concluso il Cardinale -. La vostra gente si aspetta che siate missionari che lavorano duro; promotori di comunione; collaboratori nella Chiesa; tra i primi ad incoraggiare i sacerdoti, i religiosi e i laici”. (SL) (Agenzia Fides 12/9/2015)
VATICANO - Il Card. Filoni incontra Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici del Bangladesh: “siamo tutti in stato permanente di missione”
Dhaka (Agenzia Fides) – In tarda mattinata il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha incontrato oggi a Dhaka, i rappresentanti delle 7 diocesi del Bangladesh: Vescovi, superiori dei religiosi, sacerdoti e laici, circa 120 persone.
L’ampio discorso del Prefetto del Dicastero Missionario ha avuto per tema “La prospettiva missionaria nella Evangelii gaudium: da una missione della Chiesa a una Chiesa ‘in missione’" e si è articolato sviluppando quattro punti: La novità della Evangelii gaudium; lo scopo di questo documento; la Chiesa come agente di missione; una prospettiva missionaria.
“Evangelii Gaudium non è un documento pontificio composto nel modo tradizionale” ha evidenziato prima di tutto il Cardinale, “cioè, suddiviso in varie sezioni… Inoltre, non è un documento che si rivolge esclusivamente ad una singola categoria di persone che sono obbligate a trattare con il Vangelo in una maniera quasi-professionale”. La parola “missione” è un termine aperto, e fin dall’inizio del suo Pontificato Papa Francesco ha ripetuto che la prospettiva missionaria è insita nella vita del battezzato, viene prima di ogni altro tipo di impegno pastorale. Secondo il Papa, in linea con i suoi predecessori, tutti noi, in quanto battezzati, sacerdoti, religiosi o laici, “siamo tutti chiamati ad essere agenti di missione, che appartiene a tutto il popolo di Dio”.
“Lo scopo di questo documento è mettere tutta la Chiesa in stato permanente di missione – ha sottolineato ancora il Prefetto del Dicastero Missionario -. Forse in passato, abbiamo pensato e vissuto la Chiesa in un certo modo statico, come una realtà consolidata, collegata con l'immobilità e la conservazione, piuttosto che a una realtà collegata al dinamismo e al movimento. Papa Francesco preferisce una Chiesa in movimento… in grado di trovare nuove espressioni, nuovi metodi e una nuova vita”. Quindi il Card. Filoni ha sottolineato che l’intera Chiesa è chiamata ad essere soggetto di missione, in quanto “la Chiesa non è una realtà astratta, ma una entità concreta. Di conseguenza, non si può parlare di ‘natura missionaria’ della Chiesa, senza impegnare concretamente tutti i cristiani”.
Nell’ultima parte del suo discorso, il Card. Filoni ha evidenziato che la Parola di Dio è il prerequisito per annunciare il Vangelo, in quanto essa “continua il dialogo e l’incontro di Dio con il suo popolo”. Inoltre la gioia della fede, che siamo chiamati a comunicare e a testimoniare, nasce dall’incontro con Cristo. “La manifestazione dell'amore di Dio in Gesù ha un destinatario preciso, ogni persona, me compreso, nell'esperienza di essere salvato da Gesù Cristo. L'esperienza di stupore nell'incontro rivela il mistero dell'amore di Dio per me. In questo si trovano le ragioni per la missione e il suo contenuto”. (SL) (Agenzia Fides 12/9/2015)
AFRICA/BURUNDI - I Vescovi denunciano il clima di violenza e il riaccendersi dello spirito di divisione del Paese
Bujumbura (Agenzia Fides)-“Non uccidere”. Con questo richiamo al quinto comandamento i Vescovi del Burundi invitano i burundesi a lavorare per la pace nel Paese che sta vivendo la peggiore crisi dalla fine della guerra civile nel 2003, dopo che il Presidente Pierre Nkurunziza è stato rieletto per un terzo mandato in violazione della Costituzione.
I Vescovi si sono espressi sulla situazione del Paese in un comunicato pubblicato al termine della loro Assemblea Plenaria all’inizio di settembre. I Presuli sottolineano come si sia creata una divisione nella popolazione tra coloro che si sentono al sicuro e quelli invece che temono per la propria vita al punto che in diversi sono stati costretti a fuggire anche all’estero.
I Vescovi condanno gli atti criminali che si registrano quotidianamente in particolare nella capitale Bujumbura, dove ogni notte si verificano omicidi, e dove diverse persone non dormono nel proprio domicilio per paure di essere rapite o uccise. In alcuni quartieri, denuncia il comunicato, gli abitanti sono consegnati in residenza sorvegliata e, non potendo uscire di casa per andare a lavorare o procurarsi da mangiare, rischiano di morire di fame.
“La povertà minaccia la popolazione- scrivono i Vescovi- e questa accresce il dramma che stiamo vivendo, dal momento che alcuni membri della comunità internazionale sembrano aver sospeso i loro aiuti al Burundi”.
I Vescovi deplorano inoltre il linguaggio utilizzato nel confronto politico sia da parte del governo che dall’opposizione, giudicandolo “minaccioso e teso a denigrare gli altri. (…). Un linguaggio a carattere terroristico volto a provocare il confronto come se fossimo in guerra”. Un linguaggio che serve a risvegliare lo spirito di divisione di un Paese che con gli accordi di pace voleva cambiare pagina e intraprendere la via della riconciliazione nazionale.
Dopo aver invitato i fedeli alla preghiera per la pace nel Paese, i Vescovi rivolgono un pressante appello ai protagonisti della crisi politica perché si siedano attorno ad un tavolo per “prendere i provvedimenti che permettano al Burundi di ritornare ad essere un Paese vivibile dove ciascuno si senta libero nel rispetto reciproco”. (L.M.) (Agenzia Fides 12/9/2015)
ASIA/ISRAELE - Il Vescovo Marcuzzo: non ci sarà nessuna “serrata” dei Luoghi Santi in appoggio allo sciopero delle scuole cristiane
Nazareth (Agenzia Fides) - “Non c'è niente di serio e di attendibile nelle voci che parlano di una possibile chiusura dei Luoghi Santi come iniziativa da intraprendere in appoggio allo sciopero delle scuole cristiane”. Così riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario patriarcale per Israele del Patriarcato Latino di Gerusalemme. L'autorevole e perentoria smentita pone fine alle indiscrezioni su una possibile “serrata” dei Luoghi Santi cristiani che sarebbe stata presa in considerazione dalla Chiese di Terra Santa come misura estrema da mettere in campo nel braccio di ferro in corso tra le scuole cristiane e il governo israeliano. “Questa ipotesi non è stata affatto presa in esame, a nessun livello. Anzi, noi incoraggiamo i pellegrini a venire da tutto il mondo per visitare i Luoghi Santi. Diciamo a tutti: venite in Terra Santa, non c'è nessun motivo di esitare e di avere paura” ribadisce a Fides il Vescovo Marcuzzo, che presiede anche il Co mitato negoziale delle scuole cristiane, incaricato delle trattative con il governo israeliano.
Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato da alcune agenzie, un portavoce delle scuole cristiane durante una conferenza stampa aveva fatto balenare l'ipotesi di una chiusura dei Luoghi Santi - che ogni anno attirano da tutto il mondo milioni di pellegrini - come strumento di ritorsione per colpire l'economia israeliana e nello stesso tempo sensibilizzare la comunità internazionale suo trattamento – considerato discriminatorio – che il governo israeliano sta riservando alle scuole cristiane.
Tale ipotesi è apparsa da subito in contraddizione con i numerosi appelli - lanciati di recente anche dalla Custodia francescana di Terra Santa – che invitavano i pellegrini a tornare senza indugio nella terra di Gesù, dopo il preoccupante calo di pellegrinaggi registrato negli ultimi mesi, e attribuito dagli operatori sia alla crisi economica che all'instabilità di Paesi confinanti con Israele e Palestina.
Proseguirà quindi in altre forme – compresi presidi e manifestazioni pubbliche - la protesta messa in atto dalle scuole cristiane di Terra Santa, che dall'inizio dell'anno scolastico proseguono lo sciopero a oltranza e non hanno ancora riaperto le aule per la ripresa delle ordinarie attività scolastiche. Alla radice della protesta ci sono le restrizioni di bilancio imposte dallo Stato ebraico. In pochi anni, i contributi pubblici alle scuole cristiane sono diminuiti di oltre il 45%, costringendo gli istituti ad aumentare le rette scolastiche a carico delle famiglie, spesso dotate di redditi bassi, sotto la media nazionale. Le 47 scuole cristiane presenti in Israele sono frequentate da 33mila studenti (di cui solo la metà sono battezzati) e impiegano 3mila insegnanti. I sussidi statali, che fino a qualche anno fa coprivano il 65% delle rette, sono stati drasticamente ridotti e adesso non coprono nemmeno il 30% delle spese di gestione. (GV) (Agenzia Fides 12/2015).
AMERICA/CUBA - Indulto per 3522 detenuti: i Vescovi esprimono la loro soddisfazione per “questa azione di misericordia”
L’Avana (Agenzia Fides) – "La notizia della liberazione dei prigioni è motivo di allegria e di sollievo spirituale per gli stessi detenuti e per i loro parenti così come per i collaboratori della pastorale penitenziaria" afferma un comunicato della Segreteria generale della Conferenza dei Vescovi cattolici di Cuba, pubblicato ieri 11 settembre, con il quale i Vescovi cubani esprimono loro sentita soddisfazione per il gesto umanitario del Governo dell’Avana che ha decretato un indulto per 3.522 detenuti, forse il più numeroso di tutti i tempi.

I Vescovi riferiscono che tutte le diocesi hanno ricevuto numerose richieste dai parenti di persone in carcere per chiedere l’indulto e che lo stesso titolare della diocesi ha portato avanti le pratiche presso le autorità governative o tramite la Commissione nazionale per la pastorale penitenziaria.

"Con quest'azione di misericordia si anticipano già i frutti che la Visita di Papa Francesco, nella sua condizione di Missionario della Misericordia, ci lascerà per il benessere di tutto il nostro popolo" conclude il comunicato.

(CE) (Agenzia Fides, 12/09/2015)

Bollettino Fides News del 9 settembre 2015

AFRICA /EGITTO - Il Patriarca copto Tawadros: la Chiesa ha una missione spirituale e non fa politica
Il Cairo (Agenzia Fides) – La Chiesa copta è una realtà di natura spirituale che serve tutta la società egiziana, senza eccezioni, e realizza tale servizio senza rivendicare ruoli politici diretti, limitandosi a esercitare la propria missione ecclesiale. Lo ha ribadito con forza il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, parlando in un teatro parrocchiale del Cairo. Nel suo intervento, Papa Tawadros ha ripetuto intenzionalmente che la Chiesa copta non offre appoggi diretti e personali a nessun candidato, e anche le sue iniziative sociali, assistenziali ed educative vanno tutte messe in relazione alla sua missione di natura spirituale, a vantaggio della salvezza di tutti.
Il grande Paese africano si sta preparando alle elezioni parlamentari, che si svolgeranno in più turni a partire dal prossimo 17 ottobre. I termini per la presentazione dei candidati e delle liste scadono nei prossimi giorni, e in vista di tale termine aumenta il clima di mobilitazione pre-elettorale. Nelle ultime ore, anche il copto Naguib Gabriel, leader della Federazione egiziana per i diritti umani, ha presentato presso gli organismi competenti la documentazione richiesta per partecipare alle elezioni. E’ intanto confermata la presenza di cristiani copti anche nelle liste del Partito salafita al-Nour. Nei mesi scorsi, per rispondere alle polemiche rilanciate dalla stampa, alcuni leader della formazione di matrice islamista hanno chiarito che l'inserimento di cristiani nelle proprie liste elettorali rappresenta un “atto dovuto”, reso obbligatorio dalla legge elettorale, e rientra nei pre-requisiti costituzionali a cui le formazioni politiche devono ottemperare per essere ammesse alle prossime elezioni parlamentari.
Ha annunciato da tempo la sua scelta di candidarsi nelle liste del Partito conservatore salafita anche l'attivista copto Nader El-Serafy, esponente della formazione politica Ghad el-Thawra e co-fondatore di "Copts 38", il movimento di laici sorto nel 2011 per chiedere il ripristino delle disposizioni canoniche stabilite dalla Chiesa copta ortodossa nel 1938 – e successivamente abrogate – che ammettevano 9 condizioni in cui era concesso ai cristiani copti di divorziare. La Chiesa copta non ha mai esplicitamente condannato la scelta dei cristiani che decidono di militare nei Partiti di ispirazione islamista. La legge elettorale in vigore stabilisce che i cristiani copti devono essere rappresentati da almeno 24 candidati nelle liste di Partito che concorrono a livello nazionale. (GV) (Agenzia Fides 9/9/2015).
AFRICA/MOZAMBICO - Il Presidente Nyusi riconosce il ruolo della Chiesa nella riconciliazione nazionale
Maputo (Agenzia Fides) - “La Chiesa cattolica ha sempre invitato la società mozambicana ad apprezzare tutte le persone, in particolare coloro che sono più vulnerabili e nel bisogno” ha riconosciuto il Presidente del Mozambico, Filipe Jacinto Nyusi, durante il suo intervento in occasione della Messa celebrata nella Cattedrale di Tete lunedì 7 settembre, anniversario dell’indipendenza nazionale dal Portogallo. Secondo le informazioni pervenute a Fides, il Presidente ha espresso apprezzamento per il ruolo svolto dalla Chiesa cattolica nel preservare la pace e per i suoi sforzi per la riconciliazione nazionale.
Il 7 settembre 1974 veniva firmato a Lusaka (Zambia) l’accordo tra il FRELIMO (Fronte di Liberazione Nazionale del Mozambico) e il Portogallo che metteva fine alla guerra per l’indipendenza nazionale. Subito dopo, nel 1975, scoppiava la guerra civile tra il FRELIMO, che aveva assunto il governo del Paese, e la RENAMO (Resistenza Nazionale Mozambicana), un movimento armato d’opposizione. Solo nel 1992 il conflitto civile è stato risolto con l’attiva partecipazione della Chiesa cattolica nella trattativa di pace.
Le celebrazioni per l’indipendenza nazionale coincidevano quest’anno con il 75esimo anniversario dell’erezione dell’Arcidiocesi di Maputo, la capitale del Paese. Essendo impegnato a Tete, il Presidente Nyusi si è fatto rappresentare alle funzioni religiose nello stadio della capitale dal Primo Ministro Carlos Agostinho do Rosario. Questi ha chiesto a tutti i fedeli, e più in generale alla società, di intraprendere azioni concrete per mantenere e consolidare la pace. Riprendendo lo slogan delle celebrazioni dell’anniversario dell’Arcidiocesi (“Ringraziate il Signore per le meraviglie realizzate in questi anni”), il Premier ha sottolineato che “solo una vera pace può permettere ai mozambicani di ‘fare meraviglie’ nell’avvenire”. (L.M.) (Agenzia Fides 9/9/2015)
AFRICA/MALI - Tre milioni di persone nell’insicurezza alimentare, tra loro 715.000 bambini
Bamako (Agenzia Fides) - Più di 3 milioni di persone in Mali (un quinto della popolazione) vive in condizioni di insicurezza alimentare, secondo le agenzie specializzate delle Nazioni Unite. La regione più critica è il nord, dove le condizioni di sicurezza rimangono precarie anche dopo la cacciata dei gruppi jihadisti che avevano conquistato la regione nel 2012.
La guerra ha costretto alla fuga centinaia di migliaia di persone. Secondo gli ultimi dati dell’Onu, circa 136.000 rifugiati nei Paesi limitrofi e 90.000 sfollati interni sono tornati a casa, ma centinaia di migliaia di persone vivono ancora nei campi d’accoglienza.
Per cercare di sopravvivere, secondo la Fao, dal 10 al 15% della popolazione del Mali è stata costretta a chiedere denaro in prestito, a vendere il bestiame o ad essere coinvolta in attività illecite. Tra i più colpiti molti i bambini: secondo il coordinamento Onu per l’azione umanitaria (OCHA), nel nord del Paese 715.000 bambini sotto i cinque anni soffrono di grave forme di malnutrizione. (L.M.) (Agenzia Fides 9/9/2015)
ASIA/BANGLADESH - Lettera pastorale del Vescovo di Rajshahi: “Un Giubileo di benedizione”
Rajshahi (Agenzia Fides) – “La celebrazione del Giubileo d'argento nella diocesi di Rajshahi intende rendere grazie a Dio per tutte le benedizioni che ha dato alla diocesi nella sua storia”: lo afferma la Lettera Pastorale inviata a tutti i fedeli da Sua Ecc. Mons Gervas Rozario, in occasione del 25° anniversario di fondazione della diocesi cattolica di Rajshahi. Le celebrazioni per l’evento, che prevedono i momenti-clou nei giorni 10 e 11 settembre 2015, saranno impreziosite dalla visita pastorale del Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli
Nella Lettera pastorale, inviata all’Agenzia Fides, il Vescovo ricorda la storia della Chiesa locale: “Il 21 maggio del 1990, la diocesi di Rajshahi è stata eretta canonicamente, guidata prima dal Vescovo Mons Patrick D'Rozario, C.S.C, e negli anni successivi da Mons Paulinus Costa. Alle origini nella diocesi c’erano sette parrocchie, oggi sono 19 e la 20a è in via di creazione. Grazie all’opera pastorale di preti diocesani, di missionari del PIME, di suore, catechisti e fedeli, la Chiesa cammina e coglie i frutti della grazia”.
Tra le priorità pastorali della diocesi, nota il Vescovo nel testo, fin dall’inizio vi furono l'evangelizzazione e l’opera di istruzione, punti ancora oggi fondamentali. L’evangelizzazione è andata avanti tra le popolazioni indigene degli adivasi (delle varie etnie: santal, uraon, mahali, mundari, pahari, mahato etc.) “per diffondere l'amore di Cristo attraverso lo sviluppo economico e sociale dei poveri, fornendo assistenza sanitaria e nella testimonianza di misericordia, giustizia e pace”. Inoltre il cammino di “rinnovamento della Chiesa locale è continuato a partire dalle famiglie, nelle parrocchie, attraverso una profonda adesione al Vangelo”. “Oggi ci sono molte persone che vogliono ascoltare la Parola di Dio. La Parola di Dio deve essere predicata loro con grande cura”, scrive il Vescovo Rozario.
Inoltre “la Chiesa di Rajshahi è sempre attenta ai poveri e impegnata nelle opere di misericordia, cui si dedicano sacerdoti diocesani e religiosi, suore e catechisti”, ribadisce il testo, affermando che l’intera comunità si sta preparando a vivere con gioia e con profondo impegno l'Anno della Misericordia proclamato da Papa Francesco, come nuova opportunità di testimonianza evangelica e di missione. (DC-PA) (Agenzia Fides 9/9/2015)
ASIA/TURCHIA - Una mostra d'arte e un film sul Genocidio armeno
Istanbul (Agenzia Fides) – Alcune opere d'arte legate direttamente o indirettamente alla storia del Genocidio armeno vengono esposte per la prima volta senza censure alla Biennale di Istanbul, in programma dal 5 settembre al 1° novembre. Lo riferiscono fonti turche consultate dall'Agenzia Fides. I curatori della Biennale hanno reso noto che quest'anno la manifestazione – organizzata dalla Istanbul Foundation for Culture and Arts - ospiterà le opere d'arte di 13 artisti armeni, sottolineando che anche in questo caso il potere dell'arte ha permesso di garantire a tutti un approccio nuovo e non conflittuale a una questione considerata ancora tabù in molti ambienti turchi.
La stampa turca informa inoltre che il prossimo 30 ottobre verrà proiettato anche in Turchia il film Lost Birds (Uccelli perduti), la prima pellicola prodotta in Turchia sul Genocidio armeno e realizzata dai registi Ela Alyamac e Aren Perdeci. Nel film le vicende tragiche del 1915 vengono viste attraverso gli occhi di due bambini, fratello e sorella. (GV) (Agenzia Fides 9/9/2015).
ASIA/CAMBOGIA - Famiglie costrette a vivere nei cimiteri, dove i bambini giocano tra le tombe
Phnom Penh (Agenzia Fides) – Centinaia di vietnamiti vivono tra tombe e lapidi: una intera comunità si è vista costretta ad occupare un cimitero a sud di Phnom Penh per far fronte alla povertà e alla disuguaglianza. A Thmor San, un’area del villaggio di Doeum Sleng, i bambini giocano tra le lapidi e gli adulti preparano da mangiare tra i sepolcri. Alcune famiglie hanno occupato il terreno dopo aver abbandonato il mondo rurale in cerca di opportunità di lavoro ma, visti gli affitti troppo elevati degli appartamenti di Phnom Penh, hanno accettato la necropoli come male minore. Alcuni antropologi hanno documentato in Cambogia la diffusa credenza negli spiriti che fanno parte della realtà quotidiana delle persone e sono adorati nelle case con piccoli altari o ‘case degli spiriti’. A Thmor San migliaia gli abitanti sopravvivono con il piccolo mercato, la vendita di spazzatura e gli aiuti delle ong. Tra i problemi più diffusi ci sono alcool, violenza domestica, malnutrizione , mancanza di scolarizzazione, abuso e lavoro minorile, malattie come l’Hiv, il tutto aggravato dalle frequenti inondazioni. (AP) (9/9/2015 Agenzia Fides)
AMERICA/EL SALVADOR - “I problemi non si risolvono con le manifestazioni, ma con la buona volontà” afferma Mons. Escobar
San Salvador (Agenzia Fides) – “E' una mancanza di rispetto vedere i leader che litigano per le strade" ha stigmatizzato l'Arcivescovo di San Salvador, Sua Ecc. Mons. Luis Escobar Alas, riferendosi al confronto politico sempre più acceso, mentre la criminalità aumenta senza che le autorità intervengano in modo deciso. L’Arcivescovo sottolinea che questo atteggiamento non porta alcun beneficio, perché la società è stanca di vedere la polarizzazione estrema.
Nella nota inviata a Fides, Mons. Escobar Alas commenta le manifestazioni contro la corruzione, l'impunità e la violenza, che si sono svolte sabato 5 settembre in diversi luoghi della città, promosse dai movimenti legati ai partiti politici, alla ricerca del sostegno dei cittadini. “E' vero che si tratta di questioni complesse, che si devono affrontare con un ragionamento maturo – commenta Mons. Escobar Alas -. Ma la società salvadoregna è maturata, e lo dimostra nelle sue manifestazioni civili.... Vogliamo comportamenti maturi e responsabili, cercando di risolvere i problemi fino in fondo, non le manifestazioni di piazza. Dobbiamo essere seri e cercare una soluzione con buona volontà, altrimenti non andremo avanti".
L’Arcivescovo conclude notando che sia "molto triste e significativo" che tre Presidenti dell'America Centrale si trovino ad affrontare la giustizia a motivo della corruzione: "Se di deve lottare contro la corruzione, si deve fare attraverso le istituzioni dello Stato, che devono essere rafforzate per affrontare questi problemi".
(CE) (Agenzia Fides, 09/09/2015)
AMERICA/CUBA - Festeggiata la Virgen della Carità, Patrona di Cuba, in attesa del Papa
Cienfuegos (Agenzia Fides) – “Ogni anno la festa della Vergine della Carità del Cobre ci riempie di gioia e di speranza, perché ci ricorda la sua presenza amorevole a Cuba da più di quattrocento anni. E poi, una cosa molto importante: il prossimo anno 2016 sarà il centenario della Dichiarazione della Vergine della Carità del Cobre come Patrona di Cuba, quindi preghiamo la Vergine perché il Papa Francesco chieda per noi che l'8 settembre sia giorno festivo". Così è scritto nel messaggio di Sua Ecc. Mons. Domingo Oropesa Lorente, Vescovo di Cienfuegos, per la festa liturgica della Natività della Vergine Maria, 8 settembre, giorno in cui a Cuba viene celebrata “La Virgen de la Caridad del Cobre”, Patrona di Cuba.
Nel testo del Vescovo, inviato a Fides dalla Conferenza Episcopale Cubana, dopo aver ringraziato la principale radio locale della diocesi attraverso cui il messaggio ha potuto raggiungere migliaia di cubani, Mons. Domingo Oropesa invita a riflettere sulla figura della Vergine e sull'importanza della prossima visita di Papa Francesco. "Il rapporto, il modo in cui ci rivolgiamo a Lei, l'amicizia con la Vergine, ci fa crescere, ci ricostruisce e ci rende migliori. Se per ogni bambino la figura di una madre, di una buona madre, lo sostiene e lo fa crescere con amore, figuriamoci quanto può fare l'amore della Virgen de la Caridad de El Cobre" afferma Mons. Oropesa.
Con la festa de “La Virgen de la Caridad del Cobre” in tutta Cuba sono iniziate una serie di attività che si concluderanno con la visita del Santo Padre. Ieri si sono anche conclusi i lavori di ristrutturazione della Basilica de El Cobre, dove il Papa celebrerà la Messa il 22 settembre, nello stesso luogo dove si recò Benedetto XVI nella visita del 2012.
(CE) (Agenzia Fides, 09/09/2015)
AMERICA/HONDURAS - I bambini resistono alla carestia grazie alla merenda scolastica
Intibucá (Agenzia Fides) – La grave siccità provocata da El Niño ha causato la perdita di intere coltivazioni, unica fonte alimentare per tante famiglie honduregne. In alcuni luoghi del Paese la merenda scolastica è l’unico pasto che permette ai bambini di resistere alla carestia. In molte comunità i piccoli vanno a scuola soprattutto per avere qualcosa da mangiare. Uno dei municipi dove la situazione è più precaria è Yamaranguila, Intibucá, che registra un livello di insicurezza alimentare molto critico. Abbondano campi rimasti a secco, animali rachitici e le persone rimaste senza niente da mangiare. Nella scuola del municipio i bambini fanno lunghe file con i loro piatti e bicchieri di plastica per ricevere la merenda. Alcuni ne mangiano solamente una parte, conservando il resto per condividerlo a casa con la famiglia. Complessivamente, in Honduras, la siccità compromette la vita di 161.403 famiglie di 146 municipi. Il Governo sta mettendo in pratica un piano d’azion e per portare cibo e aiuti. Ogni razione viene consegnata alle famiglie con cinque chili di riso, cinque chili di zucchero, cinque chili di fagioli, due chili di farina di mais, un chilo di caffè, due chili di burro, due chili di spaghetti e uno di pasta. (AP) (9/9/2015 Agenzia Fides)

Dio riconcilia e pacifica camminando con il suo popolo - omelia a s.Marta


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Il Papa: Dio cammina con tutti, santi e peccatori
vaticanit - italiano

, nel piccolo. Non fa una grande assemblea, non firma un documento. Lo ha spiegato Papa Francesco nell’omelia della messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa Santa Marta, commentando la prima lettura tratta dal Libro del profeta Michèa, dove si parla della piccola Betlemme che sarà grande perché da quel “piccolo viene la pace”. Sempre, ha ribadito, il Signore sceglie “le cose piccole, le cose umili per fare le grandi opere. Dio “riconcilia e pacifica nel piccolo”.

(Papa Francesco)
Ma, anche nel cammino: camminando. Il Signore non ha voluto pacificare e riconciliare con la bacchetta magica: oggi – pum! – tutto fatto! No. Si è messo a c ...

A ridere è la bocca/ Mai più la guerra

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Una famiglia che vive i propri legami alla luce del Vangelo, con un amore capace di generosità anche all’esterno, “riporta la speranza sulla terra”. È la convinzione di Papa Francesco espressa durante la catechesi dell’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata al rapporto tra la famiglia e la testimonianza della fede. Il servizio di Alessandro De Carolis: 
Un deserto urbano, dove ci si diverte tanto ma dove a ridere è la bocca più che gli occhi. E all’interno del deserto, la famiglia, l’oasi che può irrigare con l’amore di Dio, riumanizzandoli, i rapporti fra gli abitanti di questi “grattacieli senza vita”.
Famiglie trasformate 
È inesauribile la capacità del Papa di cogliere sostanza e sfumature della vita di una famiglia cristiana, offrendola come cuore di un mondo migliore. Stavolta, oggetto della riflessione è la capacità di “trasmettere la fede”. Francesco parte dall’interno di un nucleo familiare che vive di Vangelo e ne mette in rilievo forza e novità:
“Questi stessi legami familiari, all’interno dell’esperienza della fede e dell’amore di Dio, vengono trasformati, vengono ‘riempiti’ di un senso più grande e diventano capaci di andare oltre sé stessi, per creare una paternità e una maternità più ampie, e per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono ai margini di ogni legame”.
La grammatica degli affetti
La vita di famiglia, osserva, insegna la “grammatica” degli affetti, che altrimenti, dice, “è ben difficile impararla”. E questo linguaggio è lo stesso attraverso il quale "Dio si fa comprendere da tutti":
“L’invito a mettere i legami famigliari nell’ambito dell’obbedienza della fede e dell’alleanza con il Signore non li mortifica; al contrario, li protegge, li svincola dall’egoismo, li custodisce dal degrado, li porta in salvo per la vita che non muore. La circolazione di uno stile famigliare nelle relazioni umane è una benedizione per i popoli: riporta la speranza sulla terra”.
Un cuore grande, casa per tutti
E questa speranza, prosegue il Papa, ha tante facce quanti sono i gesti di generosità di cui sono capaci mamme e papà che considerano di famiglia anche chi vive fuori della porta della loro casa:
“Un solo sorriso miracolosamente strappato alla disperazione di un bambino abbandonato, che ricomincia a vivere, ci spiega l’agire di Dio nel mondo più di mille trattati teologici. Un solo uomo e una sola donna, capaci di rischiare e di sacrificarsi per un figlio d’altri, e non solo per il proprio, ci spiegano cose dell’amore che molti scienziati non comprendono più”.
Una diversa musica
Per Francesco, “la famiglia che risponde alla chiamata di Gesù riconsegna la regìa del mondo all’alleanza dell’uomo e della donna con Dio”. Pensate, suggerisce, se a questa alleanza venisse finalmente consegnato "il timone della storia", in ogni ambito sociale, e ogni decisione fosse assunta con "lo sguardo rivolto alla generazione che viene":
"I temi della terra e della casa, dell’economia e del lavoro, suonerebbero una musica molto diversa! Se ridaremo protagonismo – a partire dalla Chiesa – alla famiglia che ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, diventeremo come il vino buono delle nozze di Cana, fermenteremo come il lievito di Dio!".
Il sorriso di una famiglia vince la desertificazione delle città
Ed ecco, conclude Francesco, il lievito che riporta la vita nella Babele "della civiltà moderna”, dove ci si diverte tanto ma il cuore è spesso in esilio:
"Le nostre città sono diventate destertificate per mancanza d’amore, per mancanza di sorriso. Tanti divertimenti, tante cose per perdere tempo, per far ridere, ma l’amore manca. Il sorriso di una famiglia è capace di vincere questa desertificazione delle nostre città. E questa è la vittoria dell’amore della famiglia. Nessuna ingegneria economica e politica è in grado di sostituire questo apporto delle famiglie”.
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“Mai più la guerra”, è l’appello rilanciato stamani dal Papa al termine dell’udienza generale, ricordando la fine della Seconda Guerra mondiale con l’atto di resa del Giappone, firmato nella Baia di Tokyo il 2 settembre 1945. Il servizio di Roberta Gisotti
“Il mondo di oggi non abbia più a sperimentare gli orrori e le spaventose sofferenze di simili tragedie”.
Francesco prende atto delle tante guerre che l’umanità ancora sperimenta e che rendono questo appello di dolorosa attualità:
“Questo è anche il permanente anelito dei popoli, in particolare di quelli che sono vittime dei vari sanguinosi conflitti in corso. Le minoranze perseguitate, i cristiani perseguitati, la follia della distruzione, e poi quelli che fabbricano e trafficano le armi, armi insanguinate, arme bagnate del sangue di tanti innocenti. 
Quindi, il “grido accorato”:
“Mai più la guerra!”
Un tema tabù quello delle armi, strumento di morte in ogni guerra, come osserva don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, Movimento cattolico internazionale per la pace:
R. – Bisogna riconoscere che Papa Francesco ci mette inquietudine, non ci lascia tranquilli… Ci ricorda in tutte le occasioni che ci sono tragedie, che la guerra poi si fa con le armi e che si è responsabili nel produrle. Se guardiamo a questo mondo – il Medio Oriente, l’Iraq, la Siria, il Nord Africa, l’Africa centrale, e potremmo andare avanti – ci rendiamo conto che le armi sono l’anima perversa che permette le guerre: queste ultime rappresentano poi le fabbriche dei profughi che scappano da noi. E quindi, il Papa sveglia le coscienze – dobbiamo ringraziarlo di questo – e ci chiede di continuare ad impegnarci di più su questo tema.
D. – In genere, si parla di "corsa" al riarmo e di "piccoli passi" sulla via del disarmo. A che punto siamo nell’agenda internazionale dei Paesi grandi produttori e anche dei Paesi acquirenti di armi?
R. – Forse, a parole, sembra che si facciano tante cose… I fatti, invece, sono che le armi sono un grande business! Pensiamo all’Italia: siamo grandi esportatori di armi e le vendiamo a Paesi in guerra. Le abbiamo vendute alla Siria, a Israele, all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen. E sappiamo come l’Arabia Saudita sia molto legata al sedicente Stato islamico… E quindi abbiamo le nostre responsabilità, assieme ad altri Paesi: i grandi interessi delle armi sono quelli che muovono l’economia e la geografia mondiale. Non ci sono i soldi per la vita, a volte per gli ospedali, per le scuole o per i lavoratori, mentre ci sono, in Italia e nel mondo, tanti ma tanti soldi per le armi...
D. – Il Papa ricorda le minoranze perseguitate: tra queste, i cristiani in tante parti del mondo in fuga dalle guerre, guerre che appunto permettiamo…
R. – Io sono stato come Pax Christi, e anche io personalmente, moltissime volte nel nord dell’Iraq, e in questi Paesi di cui si parla – Erbil, Mosul, Qaraqosh, Qaramless – da dove i cristiani fuggono. Conosco benissimo questi luoghi: per me, quella tragedia nel nord dell’Iraq ha il volto di tanti amici… Però, davvero, abbiamo guardato dall’altra parte, abbiamo ignorato per tanti anni. Poi, abbiamo venduto armi anche lì e oggi le minoranze cristiane, e anche gli yazidi, stanno vivendo un inferno sulla terra. Il non guardare, o l’abituarci a questo, credo sia una grande tragedia. Pensiamo anche a tutti i rapiti – uno per tutti padre Dall’Oglio – ma vorrei anche ricordare la situazione della Palestina, dei cristiani in Palestina, e non solo. In questi giorni, il progetto del Muro, che tocca la comunità di Cremisan, dovrebbe svegliare le nostre coscienze, quelle delle nostre parrocchie e di noi parroci, e portarci a dire: “Ma la nostra pastorale tiene conto di questa situazione? Le nostre catechesi – come fa Papa Francesco – tengono conto delle tragedie di questi nostri fratelli dimenticati, oppressi e vittime di guerre, di tragedie o di epurazione etnico-religiosa?” Forse la risposta è "no", e Papa Francesco ci tira la "giacchetta" su questo.

Bollettino Fides News del 1 settembre 2015

ASIA/ISRAELE - Sciopero a oltranza delle scuole cristiane contro le “misure discriminatorie” del governo
Gerusalemme (Agenzia Fides) - Le scuole cristiane in Israele iniziano uno sciopero ad oltranza da oggi, 1 settembre, giorno in cui in tutto il Paese inizia il nuovo anno scolastico. Attraverso la misura estrema della sospensione di tutte le attività scolastiche, esse intendono protestare contro le politiche dello Stato ebraico nei loro confronti, giudicate “discriminatorie”. Lo riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ricostruendo i motivi e i vari passaggi del contenzioso che da tempo vede contrapposte le scuole cristiane alle autorità politiche israeliane.
Alla radice della protesta ci sono le restrizioni di bilancio imposte dallo Stato ebraico. In pochi anni, i contributi pubblici alle scuole cristiane sono diminuiti del 45%, costringendo gli istituti ad aumentare le rette scolastiche a carico delle famiglie, spesso dotate di redditi bassi, sotto la media nazionale
Secondo gli organismi di coordinamento delle scuole cristiane, tali misure mettono a rischio l'esistenza stessa degli istituti educativi animati dalle Chiese e dalle comunità cristiane presenti in Israele. Le estenuanti trattative - durate otto mesi - tra il Comitato di rappresentanza delle scuole cristiane e il Ministero dell'educazione israeliano non hanno portato a soluzioni considerate accettabili. Il Ministero chiedeva la trasformazione delle scuole cristiane in scuole statali. Una proposta respinta, perchè secondo gli organismi rappresentativi delle scuole cristiane, essa avrebbe portato alla fine del contributo originale fornito da quella realtà educativa, e avrebbe inferto “un tragico colpo alla presenza cristiana in Terra Santa”.
Lo scorso 27 maggio, le scuole cristiane d'Israele – frequentate da 30mila studenti, dei quali solo la metà sono cristiani - avevano organizzato una manifestazione senza precedenti per denunciare le politiche discriminatorie di cui si sentono fatte oggetto da parte del governo (vedi Fides 27/5/2015).
Prima del fallimento definitivo dei negoziati, il Presidente israeliano Reuven Rivlin aveva convocato i rappresentanti delle scuole cristiane e il Ministro israeliano della Pubblica Istruzione Naftali Bennet per tentare una mediazione (vedi Fides 27/8/2015). L'Ufficio delle scuole cattoliche in Israele, che aveva in un primo tempo espresso un giudizio positivo rispetto all'iniziativa presidenziale, adesso ha diffuso un comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides, in cui essa viene definita come un escamotage "per prendere tempo" e "porre fine alla protesta.". Lo sciopero a oltranza – si legge nel comunicato – verrà sospeso solo quando le richieste delle scuole cristiane verranno pienamente esaudite. (GV) (Agenzia Fides 1/9/2015).
ASIA/LIBANO - I Capi delle Chiese: le proteste di piazza rischiano di essere “infiltrate”
Beirut (Agenzia Fides) - Le proteste popolari contro la classe politica che da settimane agitano il Libano rappresentano una legittima espressione di pressione “democratica” nei confronti di fazioni e personaggi politici screditati, responsabili in larga misura della crisi del sistema Paese. Ma allo stesso tempo "il ricorso alla piazza cela pericoli, in particolare quando le tensioni sono esasperate e le fiamme che circondano il Libano rischiano di minare la sua stabilità". E' un messaggio allarmato e pieno di messe in guardia quello uscito dal summit dei Capi delle Chiese e delle comunità cristiane ospitato nella giornata di ieri presso la Sede patriarcale maronita di Bkerké.
Nel testo letto e diffuso alla fine dell'incontro, pervenuto all'Agenzia Fides, i Patriarchi e gli altri rappresentanti cristiani hanno puntato i riflettori sul rischio delle “infiltrazioni di facinorosi tra i manifestanti pacifici”, denunciando gli atti di violenza e di vandalismo già verificatisi durante le manifestazioni organizzate nel centro di Beirut e invitando tutti ad anteporre “l'interesse nazionale agli interessi privati, per evitare che il Libano sprofondi verso l'ignoto e per preservarlo dalle tragedie che ci circondano, e che inquietano il nostro popolo”.
Riguardo alla paralisi istituzionale e politica in cui si dibatte il Paese dei Cedri, i Capi cristiani hanno avuto parole dure sull' “impotenza della classe dirigente, incapace di garantire i servizi più elementari che sono necessari per una vita dignitosa”. Ma i leader spirituali delle Chiese e delle comunità cristiane libanesi hanno soprattutto espresso considerazioni nette ed esplicite circa la “tabella di marcia” che i politici devono seguire per uscire dalla crisi. Secondo i Patriarchi e gli altri capi cristiani, occorre a ogni costo iniziare con l'elezione del Capo di Stato, “in conformità alle norme costituzionali”, ponendo fine allo stallo e ai veti incrociati che hanno reso vacante la massima carica dello Stato dal maggio 2014. I leader che hanno preso parte al “summit” sottolineano con decisione che la scelta del nuovo Presidente deve precedere la convocazione di nuove elezioni politiche, opponendosi a chi sostiene che la crisi istituzionale si può superare solo s ciogliendo il Parlamento e chiamando il popolo alle urne. Il governo in carica – si legge nel messaggio – deve rimanere in carica almeno fino a quando non viene eletto il Presidente. E in futuro, un nuovo governo dovrà mettere mano a riforme elettorali e istituzionali per evitare nuove paralisi e vuoti di potere.
All'incontro di Bkerkè hanno preso parte, tra gli altri, il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai, il Patriarca greco ortodosso di Antiochia Yohanna X, il Catholicos armeno apostolico Aram I, il Patriarca melchita Gregoire III, il Patriarca siro cattolico Ignatius Yussef III e l'Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio Apostolico in Libano. All'incontro avrebbero dovuto prendere parte anche i rappresentanti delle comunità islamiche libanesi. Finora non sono state fornite ufficialmente le ragioni che hanno portato all'annullamento del summit islamo-cristiano. Secondo i media libanesi, la riunione sarebbe stata rinviata per la mancata partecipazione di alcuni leader musulmani. (GV) (Agenzia Fides 1/9/2015).
ASIA/INDIA - Preghiera interreligiosa nella Giornata per la Creazione
Hyderabad (Agenzia Fides) – La prima Giornata mondiale di preghiera per la salvaguardia del creato, che si tiene oggi, 1° settembre sarà celebrata in India con modalità e incontri interreligiosi. Lo riferisce all’Agenzia Fides, la Federazione delle Chiese dell’Andhra Pradesh, organismo che riunisce le comunità cristiane di varie confessioni nello stato dell’India meridionale. Come appreso da Fides, le comunità dei fedeli locali hanno organizzato diverse iniziative e celebrazioni coinvolgendo anche le comunità delle altre religioni che hanno apprezzato molto l’invito e aderito con entusiasmo alle attività proposte. “Facciamo in modo che, come ha chiesto il Papa, la Giornata sia una significativa opportunità per la preghiera, la riflessione, la conversione e l'adozione di stili di vita adeguati” afferma la nota della Federazione. Leader religiosi e fedeli indù, musulmani, sikh e di culti indigeni prendono parte agli incontri promossi dai cristiani. Tutti condividono il d esiderio di farsi “custodi della Creazione che Dio ha affidato all’umanità”.
Negli incontri, riferisce la nota giunta a Fides, saranno recitati il “Cantico delle creature” di san Francesco di Assisi e la preghiera composta da Papa Francesco, che conclude la Lettera enciclica Laudato si’. (PA) (Agenzia Fides 1/9/2015)
ASIA/COREA DEL SUD - Giovani amici dell’ambiente, a partire da piccole pratiche quotidiane
Seul (Agenzia Fides) – Tutelare l’ambiente, rispettare la natura, adottare nuovi stili di vita a partire dalla piccole pratiche quotidiane: con questo spirito alcuni giovani che hanno prestato servizio volontario durante la visita di Papa Francesco in Corea hanno lanciato una campagna che prende lo spunto dalla recente enciclica di Papa Francesco, Laudato si’.
Come riferito a Fides dall’arcidiocesi di Seul, la campagna è stata lanciata, a partire dai social network, a un anno dalla visita del Papa “per incoraggiare i giovani a concretizzare gli insegnamenti del Santo Padre nella vita quotidiana”. Lo slogan scelto è “Asciughiamo le lacrime della terra come Veronica asciugò il volto di Gesù”.
Nei giorni scorsi circa 70 giovani si sono riuniti al centro cattolico di Myeongdong, a Seul, e hanno ricevuto l’incoraggiamento del Cardinale Yeom Soo-jung, arcivescovo della città: “Voglio esprimere la mia sincera gratitudine a tutti voi, per aver offerto il vostro servizio durante la visita del Santo Padre. Ora, avete iniziato una campagna significativa che raggiunge chiunque abbia a cuore l'ambiente”, ha detto il Cardinale ai presenti.
Attraverso la pagina Facebook ufficiale della campagna, i giovani partecipanti possono annunciare il loro impegno e aderire alla campagna, raccontando e condividendo le piccole scelte quotidiane in favore della salvaguardia della natura. La campagna promuove, ad esempio, l’uso di fazzoletti di stoffa al posto di quelli di carta. Per innescare un circolo virtuoso, dei fazzoletti possono essere acquistati attraverso la casa editrice dell'arcidiocesi di Seul e i profitti dei fazzoletti saranno utilizzati per sostenere iniziative di protezione dell'ambiente. (PA) (Agenzia Fides 1/9/2015)
AMERICA/VENEZUELA - “I diritti umani sono gli stessi per tutti”: i Vescovi sulla situazione di conflitto con la Colombia
Caracas (Agenzia Fides) – “Chiediamo che venga ripistinata la normalità al più presto possibile, perché sono molte le difficoltà e le ansie che sperimentano quanti vivono su entrambi i lati del confine, e non solo loro, ma tutta la popolazione dei due paesi, che segue con stupore lo sviluppo degli eventi, che degradano la condizione di esseri civilizzati e fratelli”. Così si esprime la Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale del Venezuela, sull’attuale situazione di conflitto della zona di confine con la Colombia, che ha portato alla chiusura della frontiera tra i due paesi decisa dal Presidente venezuelano, all’espulsione di un migliaio di colombiani e al richiamo dei rispettivi ambasciatori. La motivazione è la difesa dei diritti umani e della sicurezza alimentare dei venezuelani, in quanto, secondo il governo, quasi la metà dei prodotti alimentari venezuelani viene contrabbandata in Colombia. La frontiera inoltre è usata quotidianamente da contrab bandieri, trafficanti di esseri umani e narcotrafficanti per i loro crimini.
La Commissione Giustizia e Pace “è profondamente preoccupata per varie denunce di gravi violazioni dei diritti umani nell’ambito del decreto di sospensione delle garanzie costituzionali in diversi comuni del confine, è una situazione che riguarda tutti noi che viviamo in Venezuela, dal momento che è notevole la presenza di colombiani nella nostra terra, e sono molti i legami di fraternità e cooperazione esistenti… Non si può stigmatizzare un intero gruppo di presunti crimini senza un giusto processo e il diritto alla difesa”.
Quindi i Vescovi lanciano un appello alle autorità venezuelane, perché garantiscano “un giusto processo e l'integrità fisica delle persone, con particolare attenzione per il diritto alla vita” secondo quanto stabilito dalla Costituzione e dalle leggi. Alle autorità garanti dei diritti umani dei due paesi chiedono che questo problema “abbia una rapida soluzione e non diventi un problema ideologico o politico, né occasione per promuovere la xenofobia o il disprezzo di qualsiasi cittadino a motivo della sua origine”. Solidali con i milioni di colombiani che hanno arricchito il Venezuela con i loro valori e le loro capacità, i Vescovi invitano alla responsabilità, alla calma e alla preghiera, auspicando che il fatto di dichiararsi cristiani muova la solidarietà, la misericordia, il perdono, e respinga tutto quello che porta al disprezzo, alla violenza e alla guerra.
“Molti degli espulsi non hanno potuto prendere le loro cose, che hanno lasciato in territorio venezuelano – proseguono i Vescovi -, è giusto restituire ai proprietari i beni immobili e altri oggetti; è urgente che le famiglie si riuniscano nella totolità dei loro membri al fine di evitare una crisi umanitaria causata dalle deportazioni di massa; come venezuelani vogliamo vedere la risposta del Potere Morale in pienezza, lavorando perchè siano rispettati i diritti umani di tutti i cittadini, venezuelani o colombiani”.
I Vescovi sono consapevoli della sofferenza di tante persone a causa di questa situazione ed esprimono loro solidarietà. “Noi cittadini venezuelani ci sentiamo fratelli del paese vicino, non siamo mai stati estranei, perché abbiamo una storia comune” prosegue il testo, invitando a cogliere l’occasione di questi eventi per riflettere “sul futuro del nostro paese, sulle responsabilità della leadership politica e militare nel guidare la nostra nazione, sulla pace interna e su quello che vogliamo e desideriamo come venezuelani”.
Il comunicato si conclude ribadendo che “lo Stato ha l'obbligo di garantire i diritti umani di tutti i suoi cittadini, compresi gli stranieri sotto la sua giurisdizione”. (SL) (Agenzia Fides 01/09/2015)
AMERICA/ARGENTINA - “Non possiamo accettare la violenza, dobbiamo reagire”: l’Arcivescovo di Cordoba ai funerali del sacerdote ucciso
Alta Gracia (Agenzia Fides) – "Non possiamo accettare la cultura della morte, in cui sembra che la vita delle persone non abbia alcun valore. Non possiamo accettarla come un dato di fatto, casuale. Dobbiamo reagire, non possiamo accettare la violenza". Così si è espresso Sua Ecc. Mons. Carlos José Nanez, Arcivescovo di Cordoba, durante i funerali di don Luis Jesus Cortez, 73 anni, parroco emerito della parrocchia di Nostra Signora della Misericordia della città di Alta Gracia.
Il sacerdote è stato ucciso nella sua abitazione intorno alle ore 18 di sabato 29 agosto, quando i vigili del fuoco sono intervenuti per domare l’incendio che si era sviluppato. In un primo tempo si era pensato che il sacerdote fosse morto per le conseguenze dell’incendio, invece le autorità hanno rilevato sul corpo tracce di strangolamento, quindi probabilmente l’incendio è stato appiccato dai criminali per mascherare l’omicidio commesso. Le indagini sono ancora in corso.
"E’ un orrore, è un'ingiustizia al padre Luis" ha detto l'Arcivescovo durante i funerali, celebrati ieri. "Dobbiamo pensare anche a quello che il nostro paese sta attraversando. Le autorità devono garantire protezione e giustizia, ma la società deve reagire". Mons. Nanez ha sottolineato come molti siano rimasti scioccati quando, pochi mesi fa, i Vescovi hanno affermato che l'Argentina é “malata di violenza” (vedi Fides 14/5/2014), e indicando la bara del padre Luis ha ribadito: “Questa è la prova evidente che siamo malati”. (SL) (Agenzia Fides 01/09/2015)
OCEANIA/AUSTRALIA - Appello per liberare i bambini detenuti nel centro per immigrati di Nauru
Yaren (Agenzia Fides) - Una Commissione del Senato australiano ha appena presentato un documento che definisce del tutto “inadeguate, inappropriate e insicure” le condizioni di vita dei richiedenti asilo del centro di detenzione di Nauru, stato insulare indipendente dell’Oceania della Micronesia. Il 31 luglio erano presenti 637 immigrati, compresi 87 bambini e 111 donne. Per far fronte a questa grave emergenza, l’opposizione e diverse organizzazioni della società civile in Australia hanno lanciato un appello per la liberazione immediata delle famiglie con bambini.
(AP) (1/9/2015 Agenzia Fides)
ASIA/INDIA - Nomina del Rettore del Seminario filosofico “St. Francis Xavier” di Agra
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 5 marzo 2015 ha nominato Rettore del Seminario filosofico regionale “St. Francis Xavier” di Agra, il rev. Tharcius Britto.
Il nuovo Rettore è nato il 6 luglio 1960 ad Attipakkam, Tamil Nadu. Dopo il Seminario minore (St. John’s Seminary) ha studiato filosofia al Morning Star College di Calcutta e teologia al Dharmaram College di Bangalore. E’ stato ordinato sacerdote il 27 aprirle 1991 ad Oriyur, in Tamil Nadu. Dopo aver svolto il ministero in parrocchia per alcuni anni, ha conseguito il Dottorato in filosofia (1999-2003) a Roma, presso la Pontificia Università della Santa Croce. Quindi è stato formatore ed insegnante al Seminario filosofico regionale “St. Francis Xavier” di Agra, rettore del St. John’s Seminary a Jhansi, parroco e preside della Divine Merci School, a Jhansi. Dal 2012 è formatore ed insegnante al Seminario “St. Francis Xavier”. (SL) (Agenzia Fides 1/9/2015)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

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