Bollettino Agenzia Fides del 15 giugno 2016


AFRICA/UGANDA - I Vescovi: “No all’uso politico della giustizia, sì al dialogo per risolvere le controversie”
 
Kampala (Agenzia Fides) - “No all’uso politico della giustizia!” avvertono i Vescovi ugandesi in una dichiarazione pubblicata al termine del loro ritiro a Nsaambya, nei pressi di Kampala. “Abbiamo notato le pressioni indirette del sistema giudiziario che è usato per risolvere controversie che di norma necessitano di una soluzione politica invece di fare ricorso a interventi legali” afferma la dichiarazione firmata da Sua Ecc. Mons. John Baptist Odama, Presidente della Conferenza Episcopale dell’Uganda, pervenuta a Fides.
Il principale sfidante del Presidente Yoweri Museveni (al potere da 30 anni), Kizza Besigye, è stato posto in stato d’arresto domiciliare dall’11 maggio, con l’accusa di “tradimento”, dopo aver organizzato una cerimonia per prestare giuramento come “Presidente”. Besigye contesta i risultati delle elezioni dello scorso febbraio che hanno visto la riconferma di Museveni (vedi Fides 19/2/2016).
Dopo aver ricordato alcuni passi delle Sacre Scritture che prescrivono l’imparzialità dei giudizi, i Vescovi deplorano “l'incertezza che continua ad aleggiare in molte parti del nostro Paese”, notando che dopo le elezioni “tante persone appaiono infelici, scoraggiate e amareggiate, mentre è andata persa la speranza per un Paese migliore e più unito”.
La Conferenza Episcopale lancia quindi un appello “a tutti i leader politici perché esplorino le vie del dialogo democratico per discutere apertamente le loro recriminazioni a vari livelli, come una strategia per promuovere la responsabilità politica”. “Continuiamo ad invitare i leader politici a dare priorità alla politica dell’inclusione e non a quella dell’esclusione” concludono i Vescovi. (L.M.) (Agenzia Fides 15/6/2016)
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AFRICA/KENYA - Nuovo intervento dei leader religiosi per denunciare “i discorsi incitanti all’odio”
 
Nairobi (Agenzia Fides) - “Abbiamo notato l’aumento dei discorsi infiammatori e bellicisti da parte di alcuni politici. Questa tendenza è allarmante e si deve impedire che si radichi nella cultura politica del Paese” affermano i leader religiosi del Kenya, in un nuovo intervento sull’aumento della tensione politica in vista delle elezioni generali del 2017 (vedi Fides 30/5/2016).
In una dichiarazione comune letta il 14 giugno da Sua Ecc. Mons. Cornelius Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione “Giustizia e Pace”, e dal Reverendo Peter Karanja, Segretario Generale del National Council of Churches of Kenya (NCCK), i leader religiosi chiedono l’arresto e il processo immediato per coloro che pronunciano discorsi infiammatori.
“Visto che il Paese si sta preparando per le elezioni generali del prossimo anno, tutti i casi pendenti di discorsi incitanti all’odio devono essere affrontati rapidamente e quelli trovati colpevoli condannati”.
I leader che hanno firmato la dichiarazione appartengono alla Conferenza Episcopale del Kenya, al National Council of Churches of Kenya (NCCK), all’Evangelical Alliance of Kenya (EAK), al Supreme Council of Kenya Muslims (SUPKEM), al National Muslim Leaders Forum (NAMLEF),all’Organization of Africa Instituted Churches (OAIC), al Seventh Day Adventist Church.
A metà giugno la polizia ha arrestato sei parlamentari con l’accusa di aver pronunciato discorsi incitanti all’odio. (L.M.) (Agenzia Fides 15/6/2016)
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AFRICA/EGITTO - Università di al Azhar: ferma condanna della strage di Orlando, ma attenti a chi alimenta la “retorica anti-musulmana”
 
Il Cairo (Agenzia Fides) – L'Università islamica di al Azhar, la più autorevole istituzione accademico-teologica dell'islam sunnita, ha espresso una netta condanna della strage compiuta domenica scorsa a Orlando (Florida, Usa) in un locale gay, ma ha anche messo in guardia dai tentativi di utilizzare quel massacro per intensificare le campagne di “retorica anti-islamica”. In un comunicato ufficiale diffuso da al Azhar nella serata di lunedì 13 giugno, si rimarca che “il crimine atroce” compiuto a Orlando contraddice gli insegnamenti dell'islam, e si sollecitano i musulmani che vivono nei Paesi occidentali a rappresentare un modello di “convivenza e comportamenti corretti”.
Nel contempo, i responsabili dell'istituzione islamica esprimono preoccupazione riguardo a coloro che sfruttano la tragica vicenda per alimentare sentimenti anti-musulmani “a servizio di interessi puramente politici”, ricordando che la manipolazione interessata di fatti del genere “scatena più risentimento e favorisce solo il terrorismo”. Dopo la strage di Orlando il magnate Donald Trump, in corsa per la Casa Bianca nel campo del Partito Repubblicano, ha ribadito che nel caso fosse eletto sospenderà l'immigrazione negli Usa “da quelle aree che hanno noti legami con il terrorismo”. (GV) (Agenzia Fides 15/6/2016).
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AFRICA/RWANDA - Al via un nuovo intervento di sostegno alla maternità e all’infanzia
 
Buyoga (Agenzia Fides) – Visti i risultati positivi ottenuti fino ad ora dai vari progetti avviati nei pressi del villaggio di Muyanza, distretto di Rulindo (Rwanda), il Movimento Lotta Fame nel Mondo si è posto come nuovo obiettivo quello di intervenire al fine di migliorare la situazione nutrizionale nel Settore di Buyoga. Si tratta di un progetto di sviluppo della sicurezza alimentare destinato alle giovani madri della zona e ai loro bambini. Le attività si sviluppano soprattutto in quattro direzioni e prevedono un’opera di sensibilizzazione destinata alle giovani madri, un ecografo, un analizzatore di emoglobina ed altro materiale diagnostico al Centro di Salute di Muyanza e la relativa formazione specifica al personale sanitario, corsi formativi del personale sanitario del Centro di Salute di Muyanza e corsi formativi per gli agricoltori del luogo. Il progetto partirà il 1 luglio con attività di formazione e sensibilizzazione, oltre al conferimento di strumenti diagnostici; in 3 anni verranno aiutate 500 gestanti e 1000 bambini. (AP) (15/6/2016 Agenzia Fides) 
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ASIA/PAKISTAN - Omicidi dei difensori dei diritti umani: l’Onu intervenga
 
Islamabad (Agenzia Fides) – Sollecitare il governo pakistano “a catturare i killer del ministro cattolico Shahbaz Bhatti e di altri attivisti per i diritti umani e a fare giustizia”, perché tali casi evidenziano “l'impunità persistente negli attacchi contro difensori dei diritti umani, cresciuti negli ultimi anni, e il bisogno urgente della loro protezione”: è quanto chiede una missiva inviata dall’avvocato cristiano pakistano Sardar Mushtaq Gill a Michel Forst, nominato Relatore speciale Onu per i diritti umani.
Nel testo della lettera, pervenuta all’Agenzia Fides, si ricorda che “sono trascorsi più di cinque anni dall’omicidio di Bhatti e nessuno dei suoi assassini è stato assicurato alla giustizia”. Bhatti, ricorda la lettera, “si è distinto come il più influente difensore dei diritti umani che ha alzato la sua voce per i diritti dei cristiani nel paese”. Come lui è stato ucciso nel 2014, Rashid Rehman Khan, avvocato musulmano, coordinatore della Ong “Commissione dei diritti umani del Pakistan” (Hrcp), che stava difendendo un docente universitario accusato di blasfemia.
La lettera lamenta la mancata protezione dello stato verso attivisti e promotori dei diritti umani, “bersaglio di estremisti e gli altri attori statali e non statali”. I pericoli crescono, ricorda il testo “quando ci si impegna a dare assistenza alle vittime di accuse di blasfemia”.
Anche l’avvocato Gill, che difende diversi di questi casi, è sotto tiro e alcuni dei suoi familiari sono stati intimiditi, minacciati e sequestrati. L’avvocato osserva: “Apprezzo i passi compiuti negli ultimi anni dall’Onu per sostenere la giustizia in Pakistan e auspico che la protezione dei diritti umani in Pakistan continui a essere una priorità assoluta”. E conclude: “Dato che minacce, rapimenti, attacchi e omicidi sono in aumento, chiedo al Relatore speciale Onu di adottare misure ferme e vigorose per proteggere i difensori dei diritti umani in Pakistan, specialmente quanti si impegnano a fornire assistenza alle vittime innocenti degli abusi della legge sulla blasfemia”. (PA) (Agenzia Fides 15/6/2016) 
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ASIA/MYANMAR - Appello della Chiesa per la pace nello stato kachin
 
Yangon (Agenzia Fides) – “A nome di tutte le persone di buona volontà, vorrei lanciare un appello urgente per la pace e la riconciliazione per la popolazione kachin che ha a lungo sofferto. Urge cogliere l'opportunità per una maggiore democrazia, pace e giustizia”: è l’appello lanciato, a nome della Chiesa cattolica in Myanmar, dal Card. Charles Maung Bo,’Arcivescovo di Yangon, e inviato all’Agenzia Fides. Il testo si riferisce alla complessa situazione del conflitto civile tra l’esercito birmano e la minoranza etnica kachin, stanziata nel Nord del Myanmar. Nel giugno del 2011 l'esercito birmano ha messo fine a un “cessate il fuoco” che durava da 17 anni e scatenato una vasta offensiva militare contro il popolo kachin, creando una ondata di profughi e una emergenza umanitaria.
L’appello, notando la nuova situazione politica in Mynamar, dove a novembre 2015 si è eletto il nuovo Parlamento e a marzo 2016 il nuovo presidente, afferma: “Siamo grati a tutti per questa primavera della democrazia. Plaudiamo ai partiti politici, all'esercito, alla società civile e ai leader religiosi per la loro sagacia. Il Myanmar si trova sulla scena mondiale con grandi sogni. Ma ci sono aree in cui il sogno è ancora da raggiungere. Mi riferisco alla guerra che devasta le aree kachin. Più di 150.000 persone languono nei campi profughi, ridotte alla condizione di sfollati e in attesa di aiuti internazionali. Questa guerra cronica ha prodotto solo perdenti, cioè le persone innocenti abbandonate nei campi, mentre le loro terre sono disseminate da mine, il traffico di esseri umani imperversa, la droga è una condanna a morte per i giovani kachin, le risorse naturali come le miniere di giada sono saccheggiate. Questa è la causa principale del conflitto”.
Il Card. Bo ricorda di aver vissuto accanto ai kachin per 22 anni e di aver “conosciuto il loro dolore. e le loro lacrime”. Per questo la Chiesa chiede al governo del Myanmar “uno sforzo di pace e giustizia da perseguire con sincerità”, puntando a costruire una “nazione arcobaleno con un sistema federale”.
L’appello invita le istituzioni, con l'aiuto dell'ASEAN e delle Nazioni Unite, “a portare tutte le parti in conflitto a tavolo delle trattative”. Ai gruppi armati kachin si chiede di “esplorare nuovi percorsi di pace, partecipare a conferenze di pace”, dato che “la guerra è sempre ingiusta”.
Inoltre, dato che la maggior parte dei Kachin sono cristiani (battisti, cattolici e di altre denominazioni), il Card. Bo solleva un interrogativo: “Qual è la posizione dei leader religiosi in questa guerra? La nostra fede ci spinge a perseguire la pace con la giustizia. Dove siamo nei colloqui di pace?” chiede, auspicando un ruolo attivo dei leader religiosi nel processo di pace, dato che “la pace è il cuore di tutte le religioni. Tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle”.
Chiedendo il coinvolgimento anche della società civile della comunità internazionale, il testo si conclude con un invito al popolo birmano a “resistere a tutti i tentativi di frammentare questa nazione, compiuti da mercanti di odio e da estremisti religiosi”. “Abbiamo bisogno di credere all’unità nella diversità” conclude. (PA) (Agenzia Fides 15/6/2016)
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ASIA/GIORDANIA - La Regina Rania visita il “Ristorante della Misericordia” gestito dalla Caritas
 
Amman (Agenzia Fides) - Nel mese sacro del Ramadan, i volontari della Caritas che da dicembre scorso offrono pasti a chi si trova nel bisogno nel Ristorante della Misericordia in funzione ad Amman, nel quartiere di Jabal al Weibdeh, hanno modificato il loro piano di lavoro: per adattarsi alle esigenze dei loro avventori, perlopiù musulmani. Non servono i pasti all'ora di pranzo ma hanno istituito un'apertura serale, per offrire, a chi osserva il digiuno del Ramadan, l'unico pasto consumato dopo il tramonto.
Martedì 14 giugno il ristorante e le altre realtà gestite da Caritas Jordan presso il centro di Jabal al Weibdeh hanno ricevuto la gradita visita della regina Rania di Giordania, consorte di Re Abdallah II. Le foto della visita sono state pubblicate anche sul sito ufficiale queenrania.jo. La regina, ricevuta da Wael Suleiman, direttore di Caritas Jordan, ha ascoltato la descrizione delle iniziative promosse dalla Caritas in tutto il Regno hascemita, a cominciare da quelle rivolte all'assistenza dei profughi provenienti dalla Siria e dall'Iraq. Durante la visita, la regina si è recata anche presso la chiesa cattolica di Nostra Signora dell'Annunciazione, dove ha incontrato tra gli altri l'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme.
Il Ristorante della Misericordia, inaugurato alla vigilia dello scorso Natale (vedi Fides 10/6/2016), offre ogni giorno circa cinquecento pasti caldi a chi ne ha bisogno La mensa è stata ricavata nella vecchia sede dismessa della tipografia cattolica, presso la parrocchia dedicata all'Annunziata. “Ci tenevamo a fare in modo di essere vicino a una parrocchia” aveva dichiarato Wael Suleiman all'Agenzia Fides prima dell'inaugurazione, “per mostrare che anche questa iniziativa fa parte del cammino che tutta la Chiesa è chiamata a intraprendere nell'Anno Santo della Misericordia, come ci è stato suggerito da Papa Francesco. E anche per testimoniare che la Chiesa, quando è docile strumento della misericordia di Dio, abbraccia tutti, a partire dai poveri, senza fare distinzioni”. (GV) (Agenzia Fides 15/6/2016)
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AMERICA/NICARAGUA - No al partito unico, sì alla pluralità ideologica: messaggio dei Vescovi per le elezioni
 
Managua (Agenzia Fides) – La Conferenza Episcopale del Nicaragua (CEN), al termine della sua riunione di ieri, in cui ha preso in esame la realtà che sta vivendo il paese, ha pubblicato un messaggio speciale per il popolo nicaraguense, pervenuto a Fides. Il documento, firmato dai dieci Vescovi presenti, è stato letto ai giornalisti da S. E. Mons. Jorge Solórzano Pérez, Segretario generale della CEN.
"Come Pastori della Chiesa – inizia il testo -, vogliamo offrire una parola di luce e di speranza al paese in questo momento travagliato che viviamo, a causa dei recenti avvenimenti che hanno purtroppo creato in molti un sentimento di insicurezza e di confronto, che potrebbe indebolire la credibilità e la competitività nelle prossime elezioni di novembre, favorendo la crescita dell'indifferenza e dell'assenteismo nella popolazione".
"Qualsiasi tentativo di creare le condizioni per l'attuazione di un regime a partito unico in cui scompaiano la pluralità ideologica e i partiti politici è dannoso per il paese, dal punto di vista sociale, economico e politico – proseguono i Vescovi -. E' possibile vivere in armonia e tolleranza, anche in mezzo ad una sana diversità sociale e politica, che arricchisce tutte le aree della nazione".
Il documento, in 5 punti, riprende le richieste consegnate dai Vescovi al Presidente Ortega nel 2014: "Resta valido quanto abbiamo chiesto al Signor Presidente nel maggio 2014: garantire in questo 2016 un processo elettorale presidenziale trasparente e onesto, in cui deve essere espressa, senza alcun dubbio, la volontà popolare; con un sistema che garantisca ad ogni nicaraguense la propria scheda di suffragio prima delle elezioni e un processo elettorale aperto ad osservatori di istituzioni nazionali ed estere" (vedi Fides 7,8,14/06/2016).
Il messaggio si conclude con questo invito: "Esortiamo tutti i nicaraguensi a vivere questo momento con speranza e con grande spirito civico. La situazione attuale non dovrebbe far aumentare l'apatia, né l'indifferenza, ma deve essere vissuta come una sfida per costruire una nuova società basata sul diritto e sulla giustizia, nella quale si rispetti la volontà sovrana del popolo".
(CE) (Agenzia Fides, 15/06/2016)
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AMERICA/BRASILE - “La cura per la casa comune è la nostra missione”, al via la Campagna Missionaria 2016
 
Brasilia (Agenzia Fides) – Sono appena state stampate 220.000 copie del libro della “Novena Missionaria”, uno dei sussidi per l’animazione della Campagna missionaria in Brasile che quest'anno ha per tema "La cura per la casa comune è la nostra missione", ispirandosi al racconto della creazione nel libro della Genesi: "Dio vide che tutto era cosa molto buona" (Gn 1, 31).
Secondo la nota delle Pontificie Opere Missionarie del Brasile giunta a Fides, la piccola guida, di 60 pagine, mira a creare comunione, ad aiutare a pregare, a riflettere e a incoraggiare all’impegno missionario, tenendo conto dei vari aspetti della missione.
La novità di questa Novena 2016 è rappresentata dal fatto che riporta situazioni in cui i missionari vivono e indica come prendersi cura della casa comune. Per ogni giorno offre: una breve lettura della realtà; testimonianze missionarie; la luce della Parola di Dio; riflessioni; preghiere; invito all'impegno missionario. Tutto il materiale di animazione della Campagna verrà inviato a fine giugno alle 276 diocesi e prelature del Brasile, da distribuire in parrocchie e comunità. La Campagna missionaria avrà il suo culmine nel mese di ottobre, il mese delle missioni.
(CE) (Agenzia Fides, 15/06/2016)
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AMERICA/EL SALVADOR - In fuga dalla violenza delle ‘maras’
 
San Salvador (Agenzia Fides) - El Salvador sta vivendo una grave ondata di violenza tra le bande criminali. Secondo informazioni pervenute a Fides, la piccola ma densamente popolata nazione centroamericana ha registrato più omicidi nel 2015 rispetto a qualsiasi altro anno nel corso del quale si è protratta la guerra civile e la popolazione giovanile è quella più vulnerabile. Il crimine violento perpetrato dalle "maras", come vengono chiamate le bande, ha provocato la morte di 7500 giovani salvadoregni da metà del 2014. Decine di migliaia di persone, tra i quali un gran numero di minori non accompagnati, sentono di non avere altra scelta che lasciare il Paese. La maggior parte cercano di raggiungere gli Stati Uniti per fare richiesta di asilo, ma molti riescono solo ad arrivare in Messico dove vengono intercettati dalle autorità. Nei primi cinque mesi del 2016, sono stati espulsi dal Messico circa 20 mila salvadoregni, riportati alla violenza dalla quale stavan o cercando di fuggire.
(AP) (15/6/2016 Agenzia Fides)

Ordinazione alla Domus



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Sul monte delle Beatitudini

Domus Galilaeae

La Domus Galilaeae è un centro di formazione, di studio e di ritiro, situato sulle pendici del Monte delle Beatitudini. Il progetto ebbe inizio negli anni Ottanta, quando Papa Paolo VI fece erigere in Israele un centro dove i seminaristi potessero completare la loro formazione prima di essere ordinati al sacerdozio. Fu con questo spirito che il Vaticano acquistò Notre Dame, nei pressi della Porta di Giaffa a Gerusalemme.
Papa Wojtyla, appena informato del progetto della “Domus Galilaeae”, nel 1994, mostrò subito il suo entusiasmo. Benedisse e sostenne il progetto, vedendovi un servizio per tutti i popoli e “per tutta la Chiesa”. Negli anni successivi, ottenuti tutti i permessi, la costruzione ebbe inizio nel gennaio 1999, con la posa della prima pietra, contenente un frammento della tomba di San Pietro, benedetta dal Santo Padre.
Il risultato fu una straordinaria struttura firmata dal famoso pittore spagnolo Kiko Argüello il quale, insieme a Carmen Hernandez, dette vita al Cammino Neocatecumenale. Kiko, coadiuvato da un gruppo di architetti internazionali (Mattia del Prete, Antonio Avalos, Alberto Durante e Guillermo Soler) progettò un complesso con linee decisamente moderne, che allo stesso tempo si fondono armoniosamente con la natura circostante.
La presenza in Israele di molti dei maggiori studiosi delle Sacre Scritture, di prestigiose scuole bibliche, fa della Domus Galilaeae il luogo ideale per promuovere una ripresa degli studi delle Sacre Scritture come testimonianza della presenza viva di Dio.
Informazioni per i visitatori:
Monastero Domus Galilaeae
Korazim – Israele
Lunedì - Sabato: 9:00 - 12:00 e 15:00 - 16:15
Domenica: chiuso
Lunedì - Sabato:
9:00 -
12:00 e
15:00 -
16:15

Padre Francesco Patton, Custode di Terrasanta



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PADRE FRANCESCO PATTON FA IL SUO INGRESSO ALLA CUSTODIA
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1352 - Servizio di Francesco Zampini - Accolto alla porta di Jaffa, il nuovo Custode fa il suo ingresso e il suo insediamento alla Custodia. Trepidazione e fraternità sono le parole chiavi.

Itinerannia 2016

Lo scriba ha fatto un giro delle mostre e dei chioschi: non imprecare davanti a vino birra o altro divertiti in compagnia... ciao fratello! Mandi fradi!

Bollettino agenzia Fides del 4 giugno 2016

AFRICA/CONGO RD - La libertà di manifestazione è a rischio
 

Kinshasa (Agenzia Fides)- La libertà di manifestazione garantita dall’articolo 26 della Costituzione della Repubblica Democratica del Congo è messa seriamente a rischio dalle recenti repressioni di manifestazioni indette dell’opposizione.
Come informa una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo, il 21 maggio, a Kinshasa, la Polizia ha impedito una marcia pacifica indetta per denunciare i massacri di Beni (Nord Kivu). L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (BCNUDH) ha parlato di almeno venticinque persone arrestate. Il 26 maggio, le manifestazioni previste sull’insieme del territorio nazionale, per protestare contro la sentenza della Corte costituzionale che potrebbe aprire la strada alla Presidenza a vita di Kabila (vedi Fides 25/5/2016) e per esigere l’organizzazione delle elezioni presidenziali entro i tempi previsti dalla Costituzione (novembre 2016) sono state vietate ovunque, tranne a Kinshasa e a Bukavu. Se a Bukavu la manifestazione si è ben svolta, a Kinshasa è stata dispersa dalla Polizia a causa di un "non rispetto dell’itinerario concordato".
“Il silenzio del Presidente della Repubblica, Joseph Kabila, davanti alle interdizioni e repressioni di molte manifestazioni pacifiche lascia intravedere la sua più totale incapacità di essere il primo garante del rispetto dell’articolo 26 della Costituzione e lascia il via libera al sospetto che sia proprio lui il mandante dei divieti e delle repressioni. Basterebbe una sua sola parola a difesa dell’articolo 26, per dissipare immediatamente tale sospetto” afferma la nota.
“La manifestazione di Kinshasa- prosegue la nota- iniziata con un "carattere tipicamente festivo" con la presenza di bandiere, bande musicali, tamburi, canti, danze, striscioni, slogan, ha dimostrato che il popolo congolese sa manifestare pacificamente e ha confermato che "l’unione fa la forza". Ne consegue che quelle parti politiche e sociali che vogliono un vero cambiamento nella vita politica del Paese, devono necessariamente unire i loro sforzi”.
“La volontà di cambiamento, la fedeltà ai valori costituzionali e democratici, l’unità, la determinazione e la non violenza sono "le uniche armi" di cui può disporre il popolo, per combattere quelle deviazioni politiche che, appoggiandosi sulla corruzione, sulla forza delle armi, sulla violenza e sull’impunità, favoriscono regimi autoritari che difendono interessi di parte o individuali, a scapito del bene comune” conclude la Rete Pace per il Congo che invita la comunità internazionale ad appoggiare la volontà di cambiamento del popolo congolese. (L.M.) (Agenzia Fides 4/6/2016)
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ASIA/PAKISTAN - Universitari cristiani e musulmani si impegnano per i bambini di comunità emarginate
 
Lahore (Agenzia Fides) – Promuovere tolleranza e benevolenza, colmare il divario che distanzia i giovani più poveri da quelli benestanti; abbattere le barriere di religione e casta fra comunità diverse nella società; attivare un cambiamento sociale: queste le finalità di un progetto che ha visto protagonisti gli studenti universitari della facoltà di Scienze manageriali dell’Università di Lahore, in collaborazione con la “Cecil Chaudhry & Iris Foundation”. Come comunicato a Fides, l’iniziativa, denominata “Progetto Youhanabad”, dal nome del quartiere di Lahore dove si tiene, ha coinvolto gli studenti universitari musulmani e cristiani e i bambini cristiani di Youhanabad, area popolata quasi unicamente da famiglie cristiane.
Come racconta a Fides la cattolica Michelle Chaudhry, responsabile della “Cecil Chaudhry & Iris Foundation”, “il Progetto si concentra su una vasta gamma di discipline come la storia, rappresentazione teatrale, narrazione, arte, responsabilità civica. I giovani volontari hanno creato un legame speciale con i bambini appartenenti a comunità emarginate, per aiutarli a sentirsi come parte integrante della più ampia comunità sociale del Pakistan”.
“E’ una bellissima iniziativa per raggiungere i bambini appartenenti a comunità emarginate; questi bambini devono affrontare numerose sfide a causa della loro fede e della intolleranza religiosa nella società. Il Progetto li aiuta ad affrontare l'impatto emotivo e psicologico”, ha proseguito Michelle Chaudhry.
I giovani volontari hanno lavorato diligentemente per instillare un senso di fiducia, amore e speranza, tra questi bambini svantaggiati ed emarginati: “Questo è un impegno concreto per la costruzione di un Pakistan che va oltre la discriminazione sociale e religiosa, l’estremismo religioso e l’abuso dei diritti che violano la dignità umana”, ha concluso Chaudhry.
La Fondazione continua a impegnarsi per sradicare l’ingiustizia nella società, promuovendo lo sviluppo e l’emancipazione dei gruppi svantaggiati ed emarginati, soprattutto appartenenti alle minoranze religiose. (PA) (Agenzia Fides 4/6/2016) 
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ASIA/TURCHIA - Liberato anche l'ultimo accusato per la strage dei cristiani di Malatya. Continuano le manipolazioni intorno al processo
 
Malatya (Agenzia Fides) - Bulent Aral, l'ultimo accusato per la strage di cristiani di Malatya che si trovava ancora in detenzione, è stato posto in libertà nei giorni scorsi, mentre si allunga all'infinito il processo che dovrebbe verificare la sua colpevolezza (la prossima udienza dovrebbe tenersi il 28 giugno). A fine maggio, si sono anche intensificate le operazioni per connettere tale vicenda giudiziaria all'evoluzione del "processo Ergenekon", il cosiddetto processo sullo “Stato profondo", che dal 2008 aveva messo sotto pressione settori dell'apparato militare, accusati di fomentare un complotto ultra-nazionalista contro il governo Erdogan. Allora, a condurre il processo Ergenekon erano a quel tempo anche ambienti giudiziari vicini al movimento Hizmat di Fetullah Gulen, il predicatore e politologo turco a quel tempo alleato di Erdogan, ma che in seguito è entrato in rotta di collisione con l'uomo forte della politica turca, è emigrato negli Usa e è stato etichettato dai circoli turchi filo-governativi come l'artefice di cospirazioni internazionali miranti a colpire la leadership di Erdogan. Lo stesso movimento Hizmat adesso viene etichettato in Turchia come “organizzazione terroristica”, e anche il processo per la strage di Malatya viene condizionato dalle convulsioni e dai ribaltamenti di scenario e di alleanze che connotano l'enigmatica prassi degli apparati turchi.
In sostanza, al momento attuale, alcune testimonianze puntano a avvalorare la tesi secondo cui il processo per la strage dei cristiani era stato manipolato da ambienti vicini a Fetullah Gulen che volevano utilizzarlo per far condannare i propri oppositori.
Il 18 aprile 2007, tre cristiani evangelici - i turchi Necati Aydin e Ugur Yuksel e il tedesco Tilmann Geske - vennero legati e sgozzati nella sede della casa editrice Zirve, di cui erano collaboratori. Intorno agli omicidi, le indagini individuarono un'ampia rete di complicità e di coperture che coinvolgevano membri degli ambienti militari e degli apparati di sicurezza considerati contigui alle strutture occulte dello “Stato profondo”, messe in seguito sotto accusa anche al processo Ergenekon. Secondo le ipotesi portate avanti in un primo momento dall'accusa, la strage era stata compiuta da tali apparati con l'intento mirato di far ricadere la responsabilità su gruppi islamici e quindi, indirettamente, colpire il governo islamista di Erdogan. Poi, con l'evoluzione degli scenari politici turchi e dopo la rottura dei rapporti tra Erdogan e la rete legata a Fetullah Gulen, anche il processo sulla strage di Malatya ha cambiato bruscamente direzione, e i ntorno al caso dei tre cristiani uccisi si sono moltiplicate operazioni di manipolazione politica. Nel giugno 2014 era stato liberato il generale Hursit Tolon, sospettato di essere il mandante degli omicidi, mentre negli ultimi mesi dello stesso anno altri tre detenuti appena liberati avevano iniziato a attribuire il triplice omicidio proprio a membri del movimento Hizmat di Fetullah Gulen. Infine, altri tre detenuti erano stati liberati il 21 gennaio 2015 (vedi Fides 27/1/2015). Dopo quel rilascio, dei venti inizialmente uomini arrestati per la strage rimaneva detenuto in carcere soltanto Bulent Aral, liberato anche lui nei giorni scorsi. (GV) (Agenzia Fides 4/6/12016).

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Il Papa a 50 anni dal sisma in Friuli: il ricordo della tragedia promuova fraternità e carità

  Il Papa a 50 anni dal sisma in Friuli: il ricordo della tragedia promuova fraternità e carità  Oggi, 3 maggio, a Gemona, la Messa presied...