SECONDA DOMENICA DI PASQUA – C Ottava di Pasqua 28 Aprile 2019

SECONDA DOMENICA DI PASQUA – C
Ottava di Pasqua
28 Aprile 2019

Regnare con Cristo nella gloria

RITI DI INTRODUZIONE

INTRODUZIONE
G – Celebriamo oggi la Seconda Domenica di Pasqua.
«Otto giorni dopo... venne Gesù»: è il giorno in cui il Risorto si rende presente. L’esperienza della Pasqua si sviluppa nella comunità dei primi credenti in Gesù, ora riconosciuto come il Cristo. Nel nome di Gesù la fede diventa fonte di vita.
In un’epoca in cui si vuole spiegare tutto, vedere e comprendere tutto, noi cristiani continuiamo a radunarci nel nome di Colui che non abbiamo visto, ma sappiamo vivo e presente. Ogni Eucaristia è un incontro con lui, il Risorto. Siamo disposti a riporre la nostra fiducia in Gesù? Volgiamoci verso di lui per dirgli i nostri dubbi e le nostre questioni e per essere accolti dalla sua misericordia.
Da questa Liturgia impariamo a vivere il mistero della Domenica ed a tradurlo nella vita comunitaria ecclesiale e familiare, perché il Signore risorto sia al centro della nostra quotidianità.

SALUTO
C – Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.   T – Amen.

C – La Pace sia con voi.   T – E con il tuo spirito.



RITO PER L’ASPERSIONE DOMENICALE
CON L’ACQUA BENEDETTA DURANTE
LA VEGLIA PASQUALE
C - Fratelli e sorelle, otto giorni dopo la Pasqua siamo di nuovo convocati in assemblea nel giorno del Signore. Veramente questo è il giorno fatto dal Signore! Egli stesso ha come suggerito e consacrato il ritmo settimanale della Domenica, manifestandosi risorto e vivo ai suoi discepoli. Ora il rito di aspersione con l’acqua benedetta durante la Veglia pasquale, ravvivi in noi la grazia del Battesimo: così il dono della fede ci permetterà di riconoscere, con l’apostolo Tommaso, la presenza di Gesù, nostro Signore e nostro Dio.

Breve pausa di silenzio.

G – Glorifichiamo il Signore dicendo:
Gloria a te, o Signore.

C - Padre, che dal costato del tuo Figlio hai fatto scaturire le sorgenti della salvezza.  
T – Gloria a te, o Signore.

C - Cristo, che eri morto, ma ora vivi per sempre.  
T – Gloria a te, o Signore.

C – Spirito, sorgente d’acqua viva, effuso dal Risorto per la remissione dei peccati.  
T – Gloria a te, o Signore.


C - O Dio che raduni la tua Chiesa, sposa e corpo del Signore, nel giorno memoriale della risurrezione, benedici il tuo popolo + e ravviva in noi per mezzo di quest’acqua il gioioso ricordo e la grazia della prima Pasqua nel Battesimo. Per Cristo nostro Signore.   T – Amen.

Il Celebrante asperge se stesso, quanti stanno in presbiterio e l’assemblea. Poi conclude:
C - Dio onnipotente ci purifichi dai peccati, e per questa celebrazione dell’Eucaristia ci renda degni di partecipare alla mensa del suo regno, in Cristo Gesù nostro Signore.  T – Amen.


Se non fosse possibile fare il rito di aspersione, si usi il seguente formulario per l’Atto penitenziale.

ATTO PENITENZIALE
C – Fratelli e sorelle, chiediamo al Signore la conversione del cuore, affinché possiamo riconoscerlo Risorto nelle vicende della nostra vita e nella storia.
Chiediamo perdono per i nostri peccati di incredulità, perché la sua Misericordia che risana gli occhi del nostro cuore li renda capaci di vedere e di credere.
-          Signore, che chiami beati coloro che credono in te, [abbi pietà di noi]  
T – Signore, pietà!
-          Cristo, che vieni in mezzo a noi per donarci la tua pace, [abbi pietà di noi]  
T – Cristo, pietà!
-          Signore, che doni a noi lo Spirito che purifica le nostre colpe, [abbi pietà di noi]   T – Signore, pietà!

C – Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.   T – Amen.

GRANDE DOSSOLOGIA

COLLETTA
C - Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l'inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo...   T – Amen.
oppure:
C - O Padre, che nel giorno del Signore raduni il tuo popolo per celebrare colui che è il Primo e l’Ultimo, il Vivente che ha sconfitto la morte, donaci la forza del tuo Spirito, perché, spezzati i vincoli del male, ti rendiamo il libero servizio della nostra obbedienza e del nostro amore, per regnare con Cristo nella gloria. Egli è Dio...  T – Amen.


LITURGIA DELLA PAROLA

PRESENTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
G – Non si giunge magicamente a professare la fede nel Signore crocifisso e risorto. Per diventare suo discepolo ognuno deve compiere un percorso non privo di difficoltà, ma anche ricco di risorse. Non basta aver ricevuto l’annuncio della risurrezione: dubbi e perplessità non scompaiono all’istante. Tutt’altro! Ecco perché è importante mettersi per strada, accettare di camminare insieme.

PRIMA LETTURA: At 5,12-16
Venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne


Dagli Atti degli Apostoli

Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.

Parola di Dio

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SALMO RESPONSORIALE: dal Salmo 117

Rit.  Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele: / «Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina.

SECONDA LETTURA: Ap 1,9-11.12-13.17.19
Ero morto, ma ora vivo per sempre.


Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».

Parola di Dio


SEQUENZA
Alla vittima pasquale,
s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato / noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, / il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto
e vi precede in Galilea».

Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.

CANTO AL VANGELO: Gv 20,29

Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluia.

VANGELO: Gv 20,19-31
Otto giorni dopo venne Gesù.

PROFESSIONE DI FEDE
C - «“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto…”  Sì, felici noi che crediamo senza aver visto… Felici di poter professare ora la fede della Chiesa!».
La professione di fede di Tommaso fa appello alla nostra professione di fede, che è abbandono fiducioso, prima di essere confessione di alcune verità. Noi, che per mezzo del Battesimo siamo divenuti partecipi del mistero pasquale del Cristo, siamo stati sepolti insieme con lui nella morte, per risorgere alla vita nuova. Ora, ricordando Cristo Signore, che attraverso la sua gloriosa passione è passato dalla morte alla vita, rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo, con le quali un giorno abbiamo rinunziato a satana e alle sue opere e ci siamo impegnati a servire fedelmente Dio nella santa Chiesa.

C – Rinunciate a satana?   T - Rinuncio.
C – E a tutte le sue opere?   T - Rinuncio.
C – E a tutte le sue seduzioni?   T - Rinuncio.

C - Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?   T - Credo.
C - Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?   T - Credo.
C - Credete nello Spirito Santo, la Santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?   T - Credo.

C - Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato e ci ha fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia in Cristo Gesù nostro Signore per la vita eterna.   T - Amen.


PREGHIERA DEI FEDELI
C - Ci siamo riuniti perché convocati dal Risorto. Riconosciamolo presente in mezzo a noi e, con un solo cuore, rivolgiamo al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito, la nostra preghiera per tutti coloro che faticano a sperare, perché sappiano riconoscere i segni della presenza del Risorto che viene a visitarli.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Apri i nostri occhi, Signore, alla tua presenza!
  1. Per la Chiesa di Cristo: vivendo con impegno credibile la fede del Risorto, possa — come la Comunità di Gerusalemme – crescere nel numero dei suoi figli e nella stima del popolo; preghiamo.
  2. Per tutti i battezzati: accogliendo il dono della vita del Signore risorto, che è il Primo e il Vivente, si comportino come nuove creature, libere dal fermento del peccato e segnate dalla grazia divina; preghiamo.
  3. Per chi dice di credere: la fede lo porti davvero all’incontro con Dio, a sperimentare in prima persona la sua amicizia e la sua verità; preghiamo.
  4. Per chi dice di non credere: il suo desiderio di vedere sia purificato dall’irruzione nella sua vita del dono gratuito della fede nel Signore Risorto; preghiamo.
  5. Per tutti coloro che vivono nelle difficoltà: l’esperienza della fede li aiuti a scoprire il valore dell’incontro con Dio vissuto come dono, come forza e come sostegno nella prova; preghiamo.
  6. Per questa nostra Comunità parrocchiale: il tempo pasquale ci spinga a riproporre nelle nostre scelte di vita i valori che la Risurrezione di Cristo ci ha consegnato; preghiamo.
C – Dio nostro Padre, tu sai che i nostri cuori sono lenti a credere e che la nostra vita desidererebbe avere prove tangibili della tua presenza. Apri i nostri occhi, perché riconoscano i segni divini che ci offri, e rendi salda nei nostri cuori la fede nel Signore risorto che vive e regna per tutti i secoli dei secoli.   T - Amen.





PREFAZIO PASQUALE I
Cristo agnello pasquale

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore,
e soprattutto esaltarti in questo giorno
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
È lui il vero Agnello
che ha tolto i peccati del mondo,
è lui che morendo ha distrutto la morte
e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria: Santo...

GIOVEDÌ SANTO – “IN COENA DOMINI” 18 Aprile 2019 «Capite quello che ho fatto per voi?»


GIOVEDÌ SANTO – “IN COENA DOMINI”
18 Aprile 2019

«Capite quello che ho fatto per voi?»

SALUTO
C – Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.   T – Amen.

C – Il Signore che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi.  
T – E con il tuo spirito.

ATTO PENITENZIALE
C – Fratelli e sorelle, siamo chiamati a celebrare l’Eucaristia, memoria della Pasqua e testamento dell’amore del Signore. Vogliamo riconoscere e confessare i nostri peccati perché l’egoismo di cui sono il segno sia vinto dal perdono amoroso del Padre.
-          Signore, Sacerdote della nuova ed eterna alleanza, [abbi pietà di noi]  
T – Signore, pietà!
-          Cristo, Agnello immolato per la nostra redenzione, [abbi pietà di noi]   T – Cristo, pietà!
-          Signore, Maestro di carità e di amore, [abbi pietà di noi]   T – Signore, pietà!

C – Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.   T – Amen.

GRANDE DOSSOLOGIA

Al canto della Grande Dossologia si suonano le campane. Poi non si suoneranno più fino allo stesso canto nella Veglia pasquale.

COLLETTA
C - O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore, fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo...   T – Amen.


LITURGIA DELLA PAROLA

PRESENTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
G – Alla Sua Chiesa, chiamata ad essere serva come Lui, Gesù consegna il segno della sua presenza: il nutrimento che la incorpora a Lui, ci ricolma del suo Spirito di amore e ci dona la forza di offrire la nostra vita per il bene di tutti. Come Dio è passato in Egitto per servire il suo popolo liberandolo dalla schiavitù e rendendolo un popolo di servi, così Gesù questa sera passa in mezzo a noi: ci lava, ci nutre e ci manda nel mondo per servire; è la Pasqua del Signore!

PRIMA LETTURA: Es 12,1-8.11-14
Prescrizioni per la cena pasquale.


Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:
«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Parola di Dio



SALMO RESPONSORIALE: dal Salmo 115

Rit.  Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.

SECONDA LETTURA: 1 Cor 11,23-26
Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio

CANTO AL VANGELO: cfr. Gv 13,34

Gloria e lode a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi,
così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Gloria e lode a te, Cristo Signore!


VANGELO: Gv 13,1-15
Li amò sino alla fine.


Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Parola del Signore



LAVANDA DEI PIEDI
G - Dopo aver consumato la Cena con i suoi, «Gesù depone le vesti della sua gloria, si cinge col “panno” dell’umanità e si fa schiavo. Lava i piedi sporchi dei discepoli e li rende così capaci di accedere al convito divino al quale Egli li invita» (Benedetto XVI, Omelia Giovedì Santo, 20 marzo 2008).
Vogliamo ripetere anche noi questo gesto che il Signore ci ha consegnato al fine di imitarlo nell’amore.

PREGHIERA DEI FEDELI
C – Fratelli e sorelle, in questa sera che apre i giorni della Pasqua, e nella quale il Signore Gesù ci consegna ancora una volta il coman­damento dell’amore, apriamo il cuore alle necessità di tutti gli uomini. Il Padre ascolti la voce dei suoi figli: dia concordia e unità alle sue Chiese, la pace al mondo, la risurrezione agli afflitti.
L - Preghiamo insieme cantando [dicendo]:
Ascolta, esaudisci, Signore!
  1. Dio di comunione, rinsalda l’unità delle tue Chiese, di tutti coloro che si dicono cristiani: togli lo scandalo delle divisioni. Noi ti preghiamo.
  2. Dio di fraternità, che ci chiami a servirti nella tua Chiesa, sostieni il Papa Francesco, i vescovi, i presbiteri, i diaconi e tutti coloro che svolgono un servizio alle loro Comunità: rendili instancabili e generosi. Noi ti preghiamo.
  3. Dio dell’amore, vuoi invitare alla tua mensa tutti i popoli sul monte della tua gloria: disarma i potenti, salvaci dalla follia della violenza, provvedi ai profughi, libera tutti dalla paura della guerra. Noi ti preghiamo.
  4. Dio, fonte di ogni dono perfetto, tu ci regali ancora uomini e donne che sanno amare: da’ saggezza a genitori ed educatori, affetto agli sposi, tenerezza ai giovani, forza agli anziani, pazienza a chi cura i malati, coraggio a chi dona la vita per gli altri, consolazione a chi soffre, speranza a chi è senza lavoro. Noi ti preghiamo.
  5. Dio hai mandato il tuo Figlio a servire e non ad essere servito: cambia il cuore di noi, che siamo qui stasera per condividere lo stesso pane e lo stesso vino: rendici fratelli capaci di portare i pesi gli uni degli altri. Noi ti preghiamo.
C – Radunati, o Signore, in comunione con tutto il tuo popolo per celebrare il solenne inizio della Pasqua, ascolta, benevolo, la nostra preghiera.
Con umiltà ti supplichiamo: purificandoli da ogni alimento di malvagità, trasforma in una stirpe nuova quanti siedono insieme alla tua cena, e per tua grazia fa’ che meritiamo in questo convito di salvezza sia il pane terreno sia il pane del cielo. Poiché tu sei la vita dei vivi, la salute dei malati, il riposo dei defunti per tutti i secoli dei secoli.  
T - Amen.



REPOSIZIONE DELLA SS. EUCARISTIA

Terminata la distribuzione, la Santissima Eucaristia rimane sull’altare.

DOPO LA COMUNIONE
C - Padre onnipotente, che nella vita terrena ci hai nutriti alla Cena del tuo Figlio, accoglici come tuoi commensali al banchetto glorioso del cielo. Per Cristo nostro Signore.   
T – Amen.

PROCESSIONE VERSO IL LUOGO DELLA REPOSIZIONE
G – L’Eucaristia viene ora portata nel luogo preparato per la reposizione dove siamo invitati a vivere un tempo di preghiera adorante e di contemplazione di fronte al dono di un Dio che per noi si dona e si fa cibo di vita eterna.
Il dono ricevuto è troppo grande: non possiamo fuggir via subito. Lasciamo che il cuore esprima la riconoscenza. La Parola proclamata, i gesti di questa Liturgia lascino un segno indelebile nella memoria di ognuno e trasformino le nostre scelte e i nostri atteggiamenti.
Adoriamo il Signore Gesù, risorto e vivo, presente in mezzo a noi!

Dopo l’orazione dopo la Comunione e la breve introduzione, il Celebrante incensa la Santissima Eucaristia; poi, indossato il velo omerale, copre la pisside, e la porta processionalmente nel luogo preparato per l’adorazione.
Intanto si canta l’inno eucaristico “Genti tutte, proclamate” (tutte le strofe!).
Nella processione si portino incenso (due turiboli), croce astile e ceri. Non si trascuri l’uso del tradizionale baldacchino [o almeno dell’ombrello], segni di adorazione verso Gesù-Eucaristia.
Deposta la Santissima Eucaristia nel tabernacolo (che non può essere nel presbiterio!!!), il Celebrante la incensa e rimane in adorazione silenziosa per un tempo adeguato. Poi, chiusa la porticina del tabernacolo, con i ministranti, rientra silenziosamente in sacrestia.




Agenzia fides 15 abrile 2019

AFRICA/SUD SUDAN - La pace non ha prezzo: il gesto profetico, storico e rivoluzionario di Papa Francesco
 
Juba (Agenzia Fides) – L’immagine di Papa Francesco, inginocchiato ai piedi dei leader sudsudanesi per implorare il loro perdono e rendere la pace una realtà tangibile in questo paese africano che soffre da decenni, “porta con sé una grande carica simbolica che è parte della tradizione culturale africana”, spiega a Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane (SMA). “In Africa, in molte culture – spiega il missionario - questo atto di prostrarsi, di umiliarsi ai piedi di qualcuno, avviene in due contesti molto specifici: da una parte vuole essere un segno di ringraziamento e dall’altra implora il perdono o la grazia. In questo contesto (vedi Fides 12/4/2019), il Papa scongiura i leader dei due paesi, a nome del popolo sud sudanese, al perdono e alla grazia e a porre fine alla guerra spietata che continua a martoriare la popolazione”.
P. Zagore aggiunge: “Papa Francesco nel suo ruolo di mediatore non si è limitato ad usare parole ma ha compiuto gesti e simboli forti, specifici della cultura africana dei protagonisti. Tali gesti parlano più delle parole. Il Papa ha messo in pratica il consiglio di San Francesco d'Assisi che esorta: ‘Predica ovunque il Vangelo e, se necessario, usa le parole’. Si tratta di un atteggiamento che apre i cuori induriti dall'ego e dalla violenza per riconciliare l'amore di Dio. Il Papa, nel proporre questo atto, rivoluziona l'intera dinamica della logica della diplomazia e della mediazione nella risoluzione dei conflitti.”
“In Africa, - continua padre Donald - un leader non si prostra davanti ai suoi sudditi. Anche se Salva Kiir e Riek Machar non sono direttamente dipendenti del Papa, sono suoi figli spirituali, in quanto il Papa è Padre spirituale per eccellenza. Così come Gesù nell’Ultima Cena si prostra e lava i piedi dei suoi apostoli, Papa Francesco si mette nei panni del subordinato. Il messaggio del Santo Padre è chiaro: la pace non ha prezzo. Solo abbassando il nostro ego, lasciando morire il nostro Io, che generalmente esclude il Tu e quindi rende difficile l'accesso alla comunità, possiamo d'ora in poi parlare e relazionarci come fratelli, uguali, uniti dalla stessa umanità”. (DZ/AP) (15/4/2019 Agenzia Fides)
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AFRICA/NIGERIA - “Cristiani e musulmani devono essere uniti per la pace e lo sviluppo della nazione”
 
Abuja (Agenzia Fides) – “La principale causa di violenza in Nigeria non è la religione, anche se alcuni dei nostri leader hanno usato la religione a fini politici” ha denunciato p. Cornelius Omonokhua, sacerdote cattolico, Direttore Esecutivo del Nigeria Inter-Religious Council (NIREC), organismo che raggruppa cristiani e musulmani, nella sua relazione al Seminario nazionale dal titolo: Corruzione, insicurezza e le sfide alla coesione nazionale in Nigeria: costruire la sinergia attraverso le fedi”.
"Dobbiamo liberare la religione da questo abuso. La realtà è che la fame è una delle fonti primarie e potenti di divisione dell'esistenza umana, mentre il cibo abbondante è un forte legame” ha detto p. Omonokhua.
"L’indigenza e la fame trasformano le persone in schiavi, in teppisti e adoratori del demonio. Anche il diavolo conosce il pericolo della fame e il modo in cui il cibo può rendere alcune persone adoratrici delle creature invece del creatore” sottolinea p. Omonokhua.
Il sacerdote afferma inoltre che l'avidità di potere e di governo ha fatto apparire la politica come un fattore di divisione molto serio a tutti i livelli nella vita della Nigeria. La bramosia di potere- dice p. Omonokhua- “ha trasformato la politica in una spada a doppio taglio che può persino mettere a rischio l'unità esistente nelle istituzioni tradizionali e religiose”.
Direttore Esecutivo del NIREC ha sottolineato la necessità di una sinergia tra cristiani e musulmani per la costruzione della nazione nigeriana, affermando che la corruzione potrebbe essere eliminata se musulmani e cristiani restassero fedeli agli insegnamenti delle loro fedi.
“Dato che il NIREC è la famiglia di tutti i cristiani e i musulmani in Nigeria, il nostro principio strategico deve ora essere una risposta proattiva alle questioni emergenti, rafforzando nel contempo processi di cambiamento sempre più ampi. Non dobbiamo aspettare che scoppi la violenza prima di battere i tamburi di pace. Se dobbiamo riuscire a usare il dialogo come mezzo per costruire la pace, non possiamo più aspettare che ci siano conflitti prima di costruire buoni rapporti con le persone che ci circondano” ha invocato p. Omonokhua.
Il NIREC è membro affiliato all’Africa Council of Religious Leaders (ACRL) e al Religions for Peace (RfP). (L.M.) (Agenzia Fides 15/4/2019)
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ASIA/INDONESIA - L’impegno politico dei giovani cattolici, chiave per il futuro
 
Giacarta (Agenzia Fides) – “Negli ultimi dieci anni, la Chiesa è stata molto attiva nel difendere la sua presenza di lievito nella società, intervenendo sulla scena politica per la promozione e la tutela dei princìpi e diritti, ma senza adottare una posizione partitica, ed esortando i giovani e i laici a coinvolgersi politicamente. È cresciuta una forte consapevolezza sociale. Molti cattolici sono candidati e potenziali governanti”, spiega all’Agenzia Fides P. Iwan Rusbani, sacerdote che ha prestato servizio nella Commissione per l'apostolato dei laici della Conferenza Episcopale dell’Indonesia, mentre si avvicina il voto delle elezioni generali del 17 aprile. “La nostra sfida principale oggi è coinvolgere i giovani nella politica reale", aggiunge.
Concorda, in un colloquio con Fides, J. Kristiadi, analista politico al Centre for Strategic of International Studies (CSIS) di Giacarta: “I leader della Chiesa sono ben consapevoli dell'urgenza di sostenere i giovani cattolici a pensare all’impegno diretto nella carriera politica. La vera sfida a lungo termine passa attraverso i concetti di ‘militanza politica’ e ‘integrità morale’, da passare ai giovani: militanza significa impegno personale con equilibrio e ‘autocontrollo’, per non cadere nelle tentazioni del potere o della convenienza personale; integrità significa tenuta morale fatta di onestà e trasparenza, per non compiere atti corruttivi”
Paul Soetopo Tjokronegoro, laico cattolico ed ex direttore della Banca centrale dell’Indonesia rileva a Fides: “Nell’attuale situazione della nazione, in cui intolleranza, corruzione e violenza continuano a dilagare, la voce profetica della Chiesa è essenziale. Ma noi cattolici simo pronti a lasciare la nostra zona di comfort?”.
Tra i politici cristiani, Joseph Umarhadi, parlamentare per tre mandati, osserva che “la Chiesa deve essere presente nel mondo e il dare il suo contributo nel campo della politica”, mentre Julius Setiarto, candidato cattolico per il Parlamento in questa tornata elettorale del 2019, nota: “Come attivista per i diritti umani, la mia vocazione spirituale di cattolico mi porta a lottare per attuare benefici a tutto il popolo. Il mio impegno è chiaro: stare accanto ai politici di ogni fede religiosa, per realizzare il bene comune della nazione”.
Nota Sri Mulyono, candidato cattolico a Yogyakarta: “Il nostro approccio è quello di favorire la crescita e il coinvolgimento di giovani cattolici sulla scena politica, che possano portare il loro patrimonio di valori a beneficio della nazione”. (MH) (Agenzia Fides 15/4/2019)
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ASIA/AFGHANISTAN - Con la Pasqua il dono dell’indulgenza plenaria alla comunità internazionale dei fedeli
 
Kabul (Agenzia Fides) - La piccola comunità cattolica in Afghanistan vive la Settimana Santa, in vista della Pasqua, con un programma ricco di iniziative. Durante la Domenica delle Palme, davanti alla chiesa presente all’interno dell’ambasciata italiana a Kabul, è stato piantato un ulivo proveniente dalla Terra Santa, a simboleggiare il desiderio e l'auspicio di pace per l'intero Afghanistan. Inoltre, nel corso delle celebrazioni del Triduo pasquale, del giorno di Pasqua e del Lunedì dell’Angelo, viene concessa l’indulgenza plenaria.
In una nota inviata all’Agenzia Fides, padre Giovanni Scalese, missionario Barnabita, responsabile della Missio sui iuris afghana, annuncia, inoltre, il rinnovo della facoltà di benedire gli oli durante la messa crismale del Giovedì Santo. Scrive p. Scalese: “Il Superiore ecclesiastico di una Missio sui iuris è l'Ordinario del luogo e, in quanto tale, secondo il canone 381 § 2, ha valore giuridico equivalente a un Vescovo diocesano. Può quindi fare quasi tutto ciò che fa un Vescovo, sebbene non lo sia. Ci sono prerogative episcopali che possono essere facilmente esercitate dai sacerdoti, come per esempio, conferire il sacramento della Confermazione; altri che non possono essere mai eseguite da sacerdoti, ad esempio, l'ordinazione di diaconi, sacerdoti e vescovi; altri compiti che, in alcuni casi speciali, possono essere delegati a un sacerdote. Tra questi, la consacrazione del crisma e la benedizione degli oli (l'olio dei catecumeni e l'olio degli ammalati). Nel gennaio scorso, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha rinnovato, per tre anni, al Superiore della Missione Cattolica Afghana la facoltà di benedire gli oli e consacrare il crisma. Grazie a Dio”.
L’unica parrocchia cattolica presente in Afghanistan ha sede all’interno dell’Ambasciata italiana a Kabul ed è frequentata da circa un centinaio di persone, quasi esclusivamente membri della comunità diplomatica internazionale. Da alcuni giorni, nella chiesa si può pregare davanti a una nuova statuetta in resina di 40 cm dedicata a San Giuseppe e realizzata da un’azienda di artigianato di Lucca (Italia): la statua è stata benedetta il 16 marzo, all'inizio del triduo in onore di San Giuseppe. Il 19 marzo, alla fine della Messa, è stata posta accanto alla statua di San Michele, della stessa dimensione, dove rimane esposta alla venerazione dei fedeli. (LF) (Agenzia Fides 15/4/2019)
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AMERICA/MESSICO - Il Vescovo di Apatzingán: “La macchina distruttrice della pace continua a lavorare”
 
Apatzingán (Agenzia Fides) – “Di fronte alla situazione di violenza che giorno dopo giorno si manifesta in modi diversi nella nostra terra, sento la necessità, come Pastore di questa amata diocesi di Apatzingán, di alzare la voce per denunciare tale realtà che lacera la vita quotidiana, ferendo la nostra società, le famiglie e ogni persona nelle radici più profonde della sua dignità di figli di Dio e di fratelli”. Così inizia il messaggio di Mons. Cristóbal Ascencio García, Vescovo della diocesi messicana di Apatzingán, diffuso in questi giorni e pervenuto all’Agenzia Fides. La diocesi, suffraganea dell’arcidiocesi di Morelia, comprende parte dello stato del Michoacan, nella parte centrale del paese. Negli ultimi tempi è diventata nota per la forte presenza dei cartelli della droga e la violenza degli scontri tra le bande criminali.
“La macchina che distrugge la pace continua a lavorare” sottolinea il Vescovo, che ricorda gli eventi violenti verificatisi in diversi comuni. Uno dei più gravi è quello di San José de Chila, avvenuto il 19 marzo, che ha suscitato grande indignazione: “Questa comunità è stata vittima di violenti scontri tra gruppi criminali organizzati. Le strutture della chiesa e della casa parrocchiale sono state teatro dello scontro di questi gruppi avversari, lasciando nell’intero edificio le tracce della violenza, oltre al saccheggio”.
Mons. García denuncia che purtroppo la violenza non si ferma, “gli scontri continuano in diverse comunità, provocando il panico e facendo sì che molti degli abitanti siano sfollati, alcune di queste piccole comunità sono rimaste praticamente senza famiglie; all'interno dello stesso comune le persone non possono andare da una comunità all'altra, ci sono furti di veicoli con violenza, omicidi, minacce e persino incendi di case”.
“Ritengo che questi crimini e questi peccati che gridano al cielo e spesso non sono ascoltati da quanti dovrebbero garantire la sicurezza, debbano essere denunciati” scrive il Vescovo, citando il Profeta Isaia (58,1) che parla al popolo per fargli prendere coscienza delle situazioni, causate in buona parte dall’allontamento dai comandamenti di Dio. “Insieme all'invito che ho fatto e che farò ai credenti a vivere autenticamente la nostra fede e a farci tutti strumenti di pace, lancio un appello urgente, specialmente alle autorità, il cui compito principale è garantire le condizioni di sicurezza, perché facciano tutti gli sforzi e usino i mezzi necessari affinché vengano garantite le necessarie condizioni di sicurezza, e questi eventi non si ripetano”.
Infine Mons. Cristóbal Ascencio García auspica che, al termine della Quaresima, ci lasciamo riconciliare dall’amore di Dio e preghiamo per quanti provocano violenza e morte. “Grato per la vostra attenzione a questa denuncia, chiedo a Cristo, principe della pace, di far diventare presto una realtà per il nostro popolo, la pace e la sicurezza che tanto desideriamo”. (SL) (Agenzia Fides 15/04/2019)
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AMERICA/NICARAGUA - Mons. Baez: “il Nicaragua deve risorgere come è risorto il crocifisso del Calvario"
 
Managua (Agenzia Fides) – "Un popolo crocifisso resuscita sempre, vi chiedo soltanto di non permettere a nessuno di portare via la vostra speranza, il Nicaragua deve risorgere così come è risorto il crocifisso del Calvario". Così si è espresso ieri, nella celebrazione delle domenica delle palme in una chiesa della periferia di Managua, nella parrocchia di Esquipulas, il Vescovo ausiliare di Managua, Mons. José Silvio Baez. Quattro giorni fa il Vescovo ha annunciato la sua partenza per il Vaticano dopo la Pasqua (vedi Fides 11/04/2019).
Durante la messa, Mons. Baez ha ricordato che anche oggi c'è la corruzione, la mancanza di giustizia e l'avidità dei potenti, come era accaduto al tempo di Gesù; ma ha precisato che oggi ci sono difensori dei diritti umani nazionali e internazionali, che accusano il governo del presidente Ortega della morte di centinaia di persone in Nicaragua, a partire dal 18 aprile dell’anno scorso.
A questi difensori della pace, Mons. Báez ha chiesto di "approfondire la loro fede in Cristo, con tutta la serietà possibile", e di continuare le loro manifestazioni nel modo in cui hanno fatto finora, cioè "senza mai essere trascinati dalla violenza, e senza negoziare la libertà o la dignità dell'essere umano". "Perché il Nicaragua risorgerà un giorno, per essere una società basata sulla giustizia da cui scaturisce la vera pace, in cui non è un crimine pensare in modo diverso, in cui tutti possiamo esporre le nostre idee e mettere i nostri beni materiali, al di là dell'egoismo, al servizio di tutti" ha sottolineato.
La notizia più diffusa in questi ultimi due giorni, secondo le informazioni raccolte da Fides, è stata il comunicato del governo nicaraguense inviato ai due testimoni internazionali al tavolo del Dialogo (il Nunzio apostolico, Arcivescovo Waldemar Stanislaw Sommertag, e il rappresentante dell’OEA, . Luis Almagro) il 12 aprile, in cui il governo conferma la volontà di continuare il processo di Dialogo con l'Alleanza Civica, anche se non si indicano date.
Dall'aprile 2018 la crisi in Nicaragua ha provocato 325 morti, secondo la Commissione interamericana dei diritti umani (CIDH). Le organizzazioni locali parlano di 568 morti, mentre l'esecutivo ne riconosce solo 199. Inoltre, secondo la stampa internazionale e fonti di Fides, ci sono tra 779 e 809 "prigionieri politici", quasi il doppio del numero riconosciuto dal governo, che li identifica come "terroristi", "golpisti" o "criminali comuni".
La CIDH ha denunciato il governo del Nicaragua come responsabile di crimini contro l'umanità.
L'Organizzazione degli Stati americani (OEA) sta programmando l’applicazione della Carta democratica Interamericana (vedi Fides 11/04/2019), perché l'attuale governo sta violando l'ordine costituzionale. Se questa viene approvata, sospenderebbe il Nicaragua dall’organismo continentale, con ulteriori pesanti conseguenze per il paese e per la popolazione.
(CE) (Agenzia Fides, 15/04/2019)

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Da vatican news 4 maggio 2026

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