Terremoto in Centro italia, 120 uomini della protezione civile in partenza dal Friuli
27, per ora, i morti accertati, migliaia gli sfollati. Il bilancio potrebbe peggiorare nelle prossime ore
UDINE (6 aprile, ore 9.15) - Un sisma, di magnitudo 5,8 sulla scala Richter, pari all’ottavo-nono di quella Mercalli, ha colpito poco prima delle 3 e trenta di questa mattina il centro Italia ed in particolare l'Abruzzo. Migliaia gli sfollati nelle strade invase dai calcinacci, soprattutto nella zona vicina a L’Aquila. Le vittime accertate, per ora, sono 27, ma il bilancio sarà probabilmente più tragico.
Guido Bertolaso, direttore del dipartimento nazionale della protezione Pivile, ha detto che «si tratta di un terremoto di grave entità e ha chiesto la collaborazione di tutti per evitare di intasare le strade in Abruzzo e per facilitare i soccorsi». Il Friuli non si fa attendere. Più di 120 volontari sono partiti in mattinata per le zone colpite dal sisma. Oltre ai volontari, il Friuli Venezia Giulia ha inviato una task force per la sala operativa dell'Aquila e un elicottero per la ricognizione dei danni. Non si esclude che nel corso della giornata altri volontari del Friuli Venezia Giulia partano alla volta dell'Abruzzo.
Un’altra scossa di terremoto, con epicentro a Ravenna, era stata avvertita molto prima di quella di oggi, verso le 22 di ieri sera, anche in regione, in particolare a Trieste, Grado, Lignano e nei piani alti di varie località lungo la costa friulana. Il sisma, secondo i rilevamenti della rete sismica della sala operativa di Palmanoca, ha avuto un’intensità fra il quarto e il quinto grado della scala Richter. Alla Protezione civile sono giunte varie telefonate da località costiere friulane e giuliane, ma non sono segnalati né danni, né feriti.
CLICCA su PLAY per ascoltare l'intervista con Guglielmo Berlasso, direttore della Protezione civile del Friuli-Venezia Giulia
Honsell: «Pronti a dare il nostro aiuto» «Un gruppo della protezione civile del Comune di Udine è già partito per L’Aquila per portare soccorso, mezzi e materiali di sopravvivenza alla popolazione dell’area colpita dal sisma». Ad annunciare l’invio degli aiuti da parte del Comune di Udine è il sindaco Furio Honsell. «Siamo vicini a tutte le persone che in queste ore stanno lottando contro questa terribile tragedia – dichiara il primo cittadino –. Ho già inviato un messaggio di solidarietà al sindaco di L’Aquila, al rettore dell’ateneo e agli altri amministratori locali coinvolti dall’emergenza per esprimergli sostegno e solidarietà a nome di tutta la città di Udine». Già alle prime ore dell’alba di oggi 6 aprile una squadra della protezione civile udinese è partita per l’Abruzzo con generatori, attrezzature e materiali. «Ovviamente in questo momento la cosa più importante è riuscire a soccorrere tempestivamente chi si trova ancora sotto le macerie – afferma l’assessore alla Protezione civile, Lorenzo Croattini –. Proprio per questo abbiamo individuato subito i mezzi più adatti per dare il nostro contributo».
Ancora vivo il ricordo del dramma del 1976 Il Comune di Udine ha messo a disposizione un camion-gru del verde pubblico, che nel giro di qualche ora partirà da Palmanova insieme a un pick up e con un carico di tende e di gruppi elettrogeni. In tutto sono 9 le persone partite o in partenza dal capoluogo friulano. «Udine, come tutto il Friuli, ha ancora vivo il dramma del 1976 – osserva Honsell – e proprio per questo ha reagito prontamente, con competenza e forte senso di solidarietà, alla tragedia che sta colpendo l’Abruzzo».
TERREMOTO: ACLI, “UN AIUTO PER L’AQUILA”, ATTIVATI DUE CONTI CORRENTI PER RACCOGLIERE FONDI
Roma, 7 aprile 2009- Per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni vittime del terremoto in Abruzzo, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani hanno attivato due conti correnti presso Poste Italiane e Banca Etica. Per gli iscritti delle sedi provinciali sparse in tutta Italia e per tutti i cittadini che intendono offrire un contributo economico.
I fondi raccolti saranno destinati alla realizzazione di progetti mirati da attuare nella fase di ricostruzione, in accordo con le Acli territoriali, che in Abruzzo contano 110 circoli per oltre 12mila soci, di cui circa la metà residenti nella provincia de L’Aquila.
Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero esprime il cordoglio dell’associazione per le vittime, la vicinanza ai feriti, ai familiari, a tutte le persone coinvolte: «Gli abitanti de L’Aquila e dell’Abruzzo potranno contare sul sostegno, l’affetto e la solidarietà degli italiani, che nei momenti di difficoltà come questi sanno riconoscersi come un popolo unito e dare prova di grande generosità».
I contributi di solidarietà possono essere versati sul conto corrente bancario di Banca Etica (Iban - IT 06M 05018 03200 000000129000) intestato a “Acli – Un aiuto per L’Aquila”; oppure su conto corrente postale intestato alle “Acli” (Iban - IT68 D07601 03200 000030577001), indicando nella causale “Acli – Un aiuto per L’Aquila”)
I Giovani delle Acli raccolgono l’appello del ministro Meloni e rilanciano con una proposta
TERREMOTO: FONDO GIOVANI PER RICOSTRUIRE LA CASA DELLO STUDENTE
Giuseppe Failla: «Pronti ad attivarci come volontari»
Roma, 7 aprile 2009- I Giovani delle Acli raccolgono l’appello rivolto dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni a tutte le associazioni e i movimenti giovanili per “fare qualcosa assieme” per le popolazioni colpite dal terremoto a L’Aquila e in Abruzzo, e dichiarandosi «a disposizione del ministero per quanto sarà necessario attivare nelle prossime settimane».
«Finita la fase della prima emergenza – dichiara il responsabile dei giovani aclisti Giuseppe Failla – sarà necessario inviare in loco tantissimi volontari per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto e costrette a vivere i prossimi mesi in situazione di disagio. Abbiamo già fatto appello a tutti i nostri iscritti per offrire la propria disponibilità nella fase di ricostruzione. I giovani di questo Paese hanno l’occasione di dimostrare la propria generosità, smentendo ancora una volta quanti vorrebbero etichettarli come bulli, bamboccioni o guerriglieri».
Sostegno dai Giovani delle Acli anche all’iniziativa annunciata dal ministro Meloni di un conto corrente per raccogliere fondi in accordo con il canale Mtv, con una proposta: «Sarebbe bello dedicare quei fondi alla ricostruzione della casa dello studente sventrata dal terremoto, che ha visto morire sotto le macerie ragazzi che volevano solamente studiare per costruire il loro futuro».
Duomo di San Giorgio di Nogaro gremito stasera in occasione dela celebrazione del 250° dal voto della Comunità Sangiorgina per la fine della epidemia di peste che colpì all'epoca quel territorio della Bassa Friulana. Presente il Vescovo, Monsignor Pietro Brollo che ha officiato la Messa assieme al parroco don Livio Carlino, già cappellano a Tolmezzo negli anni Novanta. Ho avuto la opportunità, parlando in Chiesa, di portare un saluto e un messaggio di fiducia ai cittadini di San Giorgio, pesantemente colpiti, assieme ad altri comuni, dalla crisi della Caffaro. Presente anche il Sindaco Del Frate, oltre al consigliere regionale Cargnelutti e al mio caro amico Toni Mammarella. Da segnalare, interessante davvero, la mostra degli ori donati alla Madonna negli anni dai cittadini di San Giorgio.
FVG/CRISI: TONDO, LA REGIONE NON LASCERA' NESSUNO IN STRADA
(ASCA) - Udine, 4 apr - ''La Regione non lascera' nessuno in strada, liberando risorse importanti per sostenere le famiglie del Friuli Venezia Giulia in questo momento difficile''.
Intervenendo alle celebrazioni per il 250* anniversario della Madonna Addolorata nel Duomo di San Giorgio di Nogaro, a margine della messa celebrata dal vescovo di Udine, Pietro Brollo, il governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, ha annunciato ''un importante impegno di tutta la Regione, dalla Maggioranza di Governo all'Opposizione, per contribuire a salvaguardare il tessuto economico e sociale di un territorio che - ha sottolineato, ringraziando anche la Chiesa per l'impegno a difesa della comunita' - soffre e soffrira' piu' di altri proprio perche' e' fondato su un'economia industriale consistente e sviluppata''.
Ma e' in questi frangenti, ha rilevato fiducioso, che si vede la forza di una popolazione capace di unirsi su valori quali lavoro, famiglia, sacrificio, impegno, sobrieta' e solidarieta'.
''Valori - ha ricordato - che anche i Paesi piu' industrializzati del mondo hanno ripreso durante il G20, condividendo il ritorno ad un'economia reale''.
Entra con la tua Parola di liberazione! Entra con il tuo pane che offre l’eternità! Entra con la tua croce che apporta salvezza al mondo! Entra, Signore, con la grande notizia della tua vita a noi affidata!
Giovedì Santo
Alla sua tavola nessuno è un numero ognuno è un amico atteso con trepidazione, quale che sia l’angustia che ha nel cuore, quale che sia la decenza del suo abito.
Non serve la carta di identità. Basta avere fame e rivolgere a Lui il nostro essere bisognosi!
Venite alla sua tavola, voi che siete feriti, voi che siete stanchi e oppressi da orizzonti troppo bassi,
voi che fate errori, voi che vi spezzate a forza di non essere ascoltati, voi tutti che piangete,
che pregate, voi tutti che sperate, e di vivere sognate! Alla sua tavola, Gesù Cristo passa da ciascuno per servirlo con sovrabbondanza di amore riconoscendo in ciascuno un prezioso ospite.
Sarete serviti tutti con la medesima attenzione. Nessuno lasciato in disparte!
Alla sua tavola non vi sono preferenze non vi sono primi e ultimi, puri e impuri!
Non vi sono altro che compagni venuti a ricevere lo stesso pane di vita piena
e lo stesso amore che lì è offerto!
A questa tavola c’è solo comunione poiché Dio stesso vi unisce e riunisce in lui e vi lega strettamente gli uni agli altri: un’alleanza che nulla può distruggere! Lasciando la sua tavola c’è un’unica maniera per fare memoria di Lui: comportarsi come fratelli di pari dignità!
Venerdì Santo
Guarda, Signore, l’immenso corteo dei crocifissi di ieri, di oggi e di domani che si avvicina a te. Sono innumerevoli e vengono da ogni dove.
Hanno scalato la montagna della sofferenza e della malattia, sono caduti e hanno gridato subendo abbandono ed emarginazione.
Hanno pianto sulle strade delle miserie umane. Sono stati lapidati e uccisi nelle prigioni e nelle ingiustizie.
Eccoli affranti, piegati, lacerati vengono verso dite portando la loro croce. Vengono sotto la tua croce e lì depongono la loro e si mettono a gridare:
«Figlio di Dio, nostro fratello crocifisso, salvaci!»
E restano in piedi sotto la tua croce mentre ti sentono mormorare Signore crocifisso, nel tuo ultimo sospiro: «Fratelli di croce, fratelli cari, il Padre vi solleva tutti alla sua guancia. Soffia in voi la vita e vi rialza. Oggi stesso, sarete con me nella gioia del mio Regno».
Sabato Santo
Ecco a voi la Luce come una colonna di fuoco,
vi precede elevata, diritta e solida vincente sulla densità delle vostre notti!
Fende le tenebre! Espelle le forze cattive che vi caricano di fardelli compromettendo il vostro avvenire!
Cammina davanti a voi! Attraversa gli oceani bui dei vostri timori e delle vostre oppressioni! Vi conduce sulle rive della vostra liberazione!
Amici, non abbiate paura, anche se la fiamma trema e vacilla sotto gli assalti del male, essa resterà solida e ferma e dolce, dinanzi ai nemici del chiarore!
Amici! Davanti a voi la Luce! Canta la gioia del Cristo estratto dal sepolcro! Danza per voi e intona l’allegria degli alleluia che gettano la loro musica sopra qualsiasi corteo di morte!
Amici, voi lo sapete: la colonna di fuoco, la fiamma, la Luce è il Cristo risorto!
PRIMA LETTURA (Is 50,4-7) Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso. (Terzo canto del Servo del Signore)
Dal libro del profeta Isaìa
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE(Sal 21) Rit: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». Rit.
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. Rit.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. Rit.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele. Rit.
SECONDA LETTURA(Fil 2,6-11) Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l’ha esaltato
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio
Canto al Vangelo(Fil 2,8-9) Gloria e lode a te, o Cristo! Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltatoe gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.
Gloria e lode a te, o Cristo!
VANGELO (Mc 14,1-15,47) La passione del Signore
+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
- Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
- Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
- Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
- Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
- Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
- Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
- Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
“Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
- Cominciò a sentire paura e angoscia Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro o! cchi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
- Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere! il lenzuolo, fuggì via nudo.
- Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto? Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di! te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.
- Non conosco quest’uomo di cui parlate Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei? E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà! ; per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
- Con lui crocifissero anche due ladroni Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
- Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
- Gesù, dando un forte grido, spirò Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
- Giuseppe fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.
Parola del Signore.
Preghiera dei fedeli Cristo Gesù, che ti sei fatto obbediente fino alla morte per donarci la pienezza della vita, ascolta la nostra preghiera, che con fiducia ti rivolgiamo dopo aver meditato sulla tua crocifissione.
Preghiamo insieme e diciamo: Maria intercedi per noi, Cristo ascoltaci!
1. Tu, che nella morte in croce hai unito cielo e terra, guarda alla tua Chiesa e donale pace e unità, perché sia segno nel mondo della tua salvezza, preghiamo.
2. Tu, che sei venuto per salvare tutti, da' agli sfiduciati la forza per superare le difficoltà della vita, il coraggio di affrontare la malattia e la premura della solidarietà a chi sta vicino a chi soffre, preghiamo.
3. Tu, che hai sofferto un'ingiusta condanna, dona forza e coraggio a chi lotta per la giustizia e a chi cerca la pace attraverso la riconciliazione e il rifiuto della violenza, preghiamo.
4. Tu, che al ladrone pentito hai promesso il paradiso, fa' che tutti i popoli ti possano riconoscere come unico salvatore, preghiamo.
5. Tu, che sei venuto a liberarci dal peccato e dalla morte, fa' che tutti noi, riconoscendo le nostre colpe e omissioni, veniamo a te, sorgente del perdono e della vita, preghiamo.
O Dio, nostro Padre, che ci hai tanto amato da donare il tuo Figlio unigenito, fa' che abbiamo sempre presente l'insegnamento della sua passione, per poter partecipare alla gloria della sua risurrezione. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
crisi: fvg; tondo, non lasceremo nessuno per strada
(ANSA) - SAN GIORGIO DI NOGARO (UDINE), 4 APR - ''La Regione non lascera' nessuno per strada'': lo ha detto a San Giorgio di Nogaro (Udine), a una manifestazione locale, il presidente del Friuli Venezia Giulia, renzo Tondo. Tondo ha anticipato che la regione ''liberera' risorse importanti per sostenere le famiglie del Friuli Venezia Giulia in questo momento difficile''. Tondo ha poi annunciato ''un importante impegno di tutta la Regione, dalla maggioranza di governo all'opposizione, per contribuire a salvaguardare il tessuto economico e sociale di un territorio che - ha sottolineato - soffre e soffrira' piu' di altri proprio perche' e' fondato su un'economia industriale consistente e sviluppata''. (ANSA).
«Ogni volta che penso al Friuli penso a mia madre. Ogni volta che penso a mia madre, penso un'icona, ad una statua dell' Addolorata che stava nel Santuario della Madonna delle Grazie: é il Santuario di Udine, nel cuore della città, dove io entrai come frate e dove mia madre mi portava fanciullo.
Appena nella chiesa, subito alla destra dell'entrata, c’era l’altare dell'Addolorata. Rivedo ancora mia madre, che era madre di nove figli tutti emigrati, (a casa ero rimasto solo io, perché ultimo) e che quindi aveva naturalmente sempre il cuore gonfio di queste storie dei figli dispersi per il mondo, la rivedo entrare in chiesa, inginocchiarsii davanti a questo altare, lei vestita di nero, la Madonna sull'altare vestita di nero, lei con il fazzoletto legato sotto il mento, la Madonna con il fazzoletto legato sotto il mento, lei con quella faccia di popolana, la Madonna con la faccia di popolana, il cuore trafitto della Madonna, mia madre che piangeva. Io guardavo da ragazzo e vedevo il volto della Madonna e il volto di mia madre e non sapevo mai distinguere e l'uno e l'altro si confondevano così...».