Domenica 17 aprile 2009

PARROCCHIA SAN GIORGIO M.

Foglietto per i Lettori

VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)



PRIMA LETTURA (At 10,25-27.34-35.44-48)
Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli

Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare , questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».
Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.
Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 97)
Rit: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. Rit.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. Rit.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! Rit.

SECONDA LETTURA (1Gv 4,7-10)
Dio è amore.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 14,23)
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.

VANGELO (Gv 15,9-17)
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle carissimi, l’amore verso i fratelli è il segno visibile del passaggio pasquale dalla morte alla vita. Imploriamo da Dio nostro Padre, Fonte dell’Amore, questo inestimabile dono.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Padre dell’Amore, ascoltaci!

1. Per la Chiesa diffusa nel mondo: perché rimanga sempre fedele al suo Signore, testimoniando l’Amore di Dio a uomini e donne di ogni razza e cultura. Si impegni a far crollare privilegi e disuguaglianze e a fondare la convivenza sul rispetto reciproco, sulla giustizia e sull’equità. Preghiamo.

2. Per coloro che ricoprono responsabilità civili e sociali: perché superino egoismi e interessi di parte, governino con saggezza e si adoperino per il bene di tutti. Preghiamo.

3. Per coloro che patiscono soprusi e angherie per la fede: la Parola che abbiamo accolto scuota le nostre coscienze e ci faccia prendere a cuore la sorte di chi è oppresso. Preghiamo.

4. Per questa nostra Comunità parrocchiale, che chiami ad essere “casa e scuola di Comunione”: perché cresca nell’amore reciproco e nella solidarietà per testimoniare con gioia e nella verità il Vangelo della speranza. Preghiamo.

5. Per noi, qui radunati a celebrare il rendimento di grazie al Dio della vita: perché impariamo davvero ad amarci gli uni gli altri come il Signore Gesù ci ha amati e a fare di ogni gesto della nostra vita un dono gratuito ai fratelli. Preghiamo.

6. Per le nostre suore che lunedì celebrano la festa delle sante Vincenza Gerosa e Bartolomea Capitanio, perché siano segno del tuo amore per la nostra comunità, per questo preghiamo…

7. Per il nostro fratello BETTIN ROBERTO che Dio ha reso partecipe del Mistero Pasquale di Cristo, perché viva in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.

C – O Padre, il tuo Figlio ci ha detto che qualunque cosa ti chiederemo nel Suo nome, tu ce la concederai. Ascolta ed esaudisci le nostre intenzioni di preghiera, anche quelle più nascoste nel nostro intimo e, con la luce e la forza dell’amore che la Pasqua ha immesso nei nostri cuori, guida la tua Chiesa e ogni uomo, perché siano al mondo l’inizio dell’umanità risorta con Cristo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

T - Amen.











A Gerusalemme e Betlemme. Dove "toccare" i fondamenti della fede
Benedetto XVI esorta i cristiani a non abbandonare la Terra Santa.

"Lì c'è posto per tutti", dice. Per due popoli e per due Stati in pace tra loro. E per le tre religioni di Abramo, unite nel servizio della famiglia umana di Sandro Magister

Fonte
ROMA, 14 maggio 2009 – Benedetto XVI ha trascorso l'intera giornata di mercoledì nei Territori palestinesi: a Betlemme e nel campo profughi di Aida.E questa è stata, inevitabilmente, la giornata più "politica" del suo viaggio. Il papa si è incontrato a più riprese con il presidente Abu Mazen, ha tenuto dei discorsi a lui e alla popolazione palestinese, ha camminato in luoghi segnati dal conflitto. Ad Aida l'alto muro che divide Israele dai Territori era visibilissimo, incombente.Benedetto XVI non si è sottratto alle aspettative. Ha invocato un superamento del conflitto all'insegna dei due popoli e due Stati. Ha reclamato sicurezza per Israele. Ha detto ai palestinesi di rifiutare il terrorismo. Ha auspicato l'abbattimento del muro.Un obiettivo di papa Joseph Ratzinger, in questo viaggio, era di conquistare il consenso dei cattolici arabi, fortemente ostili ad Israele. In Giordania ci è riuscito. A ovest del Giordano l'impresa era più difficile. Ma le tappe di Betlemme e di Aida hanno giovato. Il papa è stato molto sobrio nel richiamare le ragioni di Israele e molto esplicito e partecipe, invece, nel tratteggiare le ragioni dei palestinesi e soprattutto la loro sofferenza.Sarebbe però riduttivo e fuorviante interpretare in chiave solo politica il messaggio complessivo che Benedetto XVI ha voluto rivolgere ai cristiani di Terra Santa.A giudizio del papa la Chiesa sarà influente – anche sul terreno politico – se saprà fare altro: se aiuterà anzitutto a "rimuovere i muri che noi costruiamo attorno ai nostri cuori, le barriere che innalziamo contro il nostro prossimo".Benedetto XVI mira primariamente a convertire a Dio i cuori e le menti. L'ha detto e l'ha scritto più volte.Ed è rimasto fedelissimo a questa sua "priorità" anche in un viaggio pur così carico di valenza politica come questo in Terra Santa.Per capirlo, basta ripercorrere i gesti e le parole con cui egli ritma il viaggio.Qui di seguito è riportata una piccola antologia delle parole da lui dette mercoledì 13 maggio a Betlemme e Aida, e il giorno precedente a Gerusalemme.I passaggi più direttamente politici sono riportati per primi. Ma in essi già si coglie che lo sguardo di Benedetto XVI va oltre.E questo "oltre" egli l'ha esplicitato soprattutto nelle omelie delle messe celebrate il 12 maggio a Gerusalemme nella Valle di Giosafat e il 13 maggio a Betlemme nella Piazza della Mangiatoia, presenti migliaia di fedeli, alcuni dei quali accorsi fin da Gaza.Ai cristiani ha detto di non abbandonare la Terra Santa, come hanno fatto soprattutto negli ultimi anni. Ma perché restare? La risposta del papa è sorprendente, assolutamente da leggere. Rimanda al "vedere" e al "toccare" dei primi discepoli di Gesù. Al fondamento sensibile della fede.Altri lampi della visione che Ratzinger vuole trasmettere sono i passaggi dedicati a Gerusalemme e a Betlemme: alla potenza simbolica, profetica, teologica di queste città sante.E infine è tutto da leggere il discorso tenuto da Benedetto XVI ai capi musulmani la mattina del 12 maggio a Gerusalemme, dopo aver visitato – prima volta assoluta per un papa – la Cupola della Roccia, sul luogo del sacrificio di Abramo e dell'ascesa di Maometto al cielo. Una magnifica sintesi di come questo papa vede il servizio che ebraismo, cristianesimo ed islam possono dare all'unità della famiglia umana.Ecco dunque l'antologia, in cinque capitoli:

1. IL PAPA "POLITICO". DAI DISCORSI NEI TERRITORI






A Betlemme, la mattina di mercoledì 13 maggio:Signor Presidente, la Santa Sede appoggia il diritto del suo popolo ad una sovrana patria palestinese nella terra dei vostri antenati, sicura e in pace con i suoi vicini, entro confini internazionalmente riconosciuti. [...]È mia ardente speranza che i gravi problemi riguardanti la sicurezza in Israele e nei Territori palestinesi vengano presto decisamente alleggeriti così da permettere una maggiore libertà di movimento, con speciale riguardo per i contatti tra familiari e per l’accesso ai luoghi santi.I palestinesi, così come ogni altra persona, hanno un naturale diritto a sposarsi, a formarsi una famiglia e avere accesso al lavoro, all’educazione e all’assistenza sanitaria. Prego anche perché, con l’assistenza della comunità internazionale, il lavoro di ricostruzione possa procedere rapidamente dovunque case, scuole od ospedali siano stati danneggiati o distrutti, specialmente durante il recente conflitto in Gaza. Questo è essenziale affinché il popolo di questa terra possa vivere in condizioni che favoriscano pace durevole e benessere. [...] Rivolgo questo appello ai tanti giovani presenti oggi nei Territori palestinesi: non permettete che le perdite di vite e le distruzioni, delle quali siete stati testimoni suscitino amarezze o risentimento nei vostri cuori. Abbiate il coraggio di resistere ad ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo.Al campo profughi di Aida, nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio:Cari amici, la mia visita al campo profughi di Aida questo pomeriggio mi offre la gradita opportunità di esprimere la mia solidarietà a tutti i palestinesi senza casa, che bramano di poter tornare ai luoghi natii, o di vivere permanentemente in una patria propria. [...]So che molte vostre famiglie sono divise – a causa di imprigionamento di membri della famiglia o di restrizioni alla libertà di movimento – e che molti tra voi hanno sperimentato perdite nel corso delle ostilità. Il mio cuore si unisce a quello di coloro che, per tale ragione, soffrono. Siate certi che tutti i profughi palestinesi nel mondo, specie quelli che hanno perso casa e persone care durante il recente conflitto di Gaza, sono costantemente ricordati nelle mie preghiere. [...]Quanto le persone di questo campo, di questi Territori e dell’intera regione anelano alla pace! In questi giorni tale desiderio assume una particolare intensità mentre ricordate gli eventi del maggio del 1948 e gli anni di un conflitto tuttora irrisolto, che seguirono a quegli eventi. Voi ora vivete in condizioni precarie e difficili, con limitate opportunità di occupazione. È comprensibile che vi sentiate spesso frustrati. Le vostre legittime aspirazioni ad una patria permanente, ad uno Stato palestinese indipendente, restano incompiute. E voi, al contrario, vi sentite intrappolati, come molti in questa regione e nel mondo, in una spirale di violenza, di attacchi e contrattacchi, di vendette e di distruzioni continue.Tutto il mondo desidera fortemente che sia spezzata questa spirale, anela a che la pace metta fine alle perenni ostilità. Incombente su di noi, mentre siamo qui riuniti questo pomeriggio, è la dura consapevolezza del punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra israeliani e palestinesi: il muro. In un mondo in cui le frontiere vengono sempre più aperte – al commercio, ai viaggi, alla mobilità della gente, agli scambi culturali – è tragico vedere che vengono tuttora eretti dei muri. Quanto aspiriamo a vedere i frutti del ben più difficile compito di edificare la pace! Quanto ardentemente preghiamo perché finiscano le ostilità che hanno causato l’erezione di questo muro!Da entrambe le parti del muro è necessario grande coraggio per superare la paura e la sfiducia, se si vuole contrastare il bisogno di vendetta per perdite o ferimenti. Occorre magnanimità per ricercare la riconciliazione dopo anni di scontri armati. E tuttavia la storia ci insegna che la pace viene soltanto quando le parti in conflitto sono disposte ad andare oltre le recriminazioni e a lavorare insieme a fini comuni, prendendo sul serio gli interessi e le preoccupazioni degli altri e cercando decisamente di costruire un’atmosfera di fiducia. Deve esserci una determinazione ad intraprendere iniziative forti e creative per la riconciliazione: se ciascuno insiste su concessioni preliminari da parte dell’altro, il risultato sarà soltanto lo stallo delle trattative.L’aiuto umanitario, come quello che viene offerto in questo campo, ha un ruolo essenziale da svolgere, ma la soluzione a lungo termine ad un conflitto come questo non può essere che politica. Nessuno s’attende che i popoli palestinese e israeliano vi arrivino da soli. È vitale il sostegno della comunità internazionale. Rinnovo perciò il mio appello a tutte le parti coinvolte perché esercitino la propria influenza in favore di una soluzione giusta e duratura, nel rispetto delle legittime esigenze di tutte le parti e riconoscendo il loro diritto di vivere in pace e con dignità, secondo il diritto internazionale.Allo stesso tempo, tuttavia, gli sforzi diplomatici potranno avere successo soltanto se gli stessi palestinesi e israeliani saranno disposti a rompere con il ciclo delle aggressioni. A Betlemme, la sera di mercoledì 13 maggio:Signor Presidente, cari amici, [...] con angoscia ho visto la situazione dei rifugiati che, come la Santa Famiglia, hanno dovuto abbandonare le loro case. Ed ho visto il muro che si introduce nei vostri territori, separando i vicini e dividendo le famiglie, circondare il vicino campo e nascondere molta parte di Betlemme. Anche se i muri possono essere facilmente costruiti, noi tutti sappiamo che non durano per sempre. Essi possono essere abbattuti. Innanzitutto però è necessario rimuovere i muri che noi costruiamo attorno ai nostri cuori, le barriere che innalziamo contro il nostro prossimo.

2. CRISTIANI NELLA TERRA SANTA. PERCHÉ RESTARE
Dall'omelia della messa nella Valle di Giosafat, martedì 12 maggio:Cari fratelli e sorelle, [...] vorrei qui accennare direttamente alla tragica realtà – che non può mai cessare di essere fonte di preoccupazione per tutti coloro che amano questa città e questa terra – della partenza di così numerosi membri della comunità cristiana negli anni recenti. Benché ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare, questa decisione reca con sé come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale della città.Desidero oggi ripetere quanto ho detto in altre occasioni: nella Terra Santa c’è posto per tutti! Mentre esorto le autorità a rispettare e sostenere la presenza cristiana qui, desidero al tempo stesso assicurarvi della solidarietà, dell’amore e del sostegno di tutta la Chiesa e della Santa Sede.Cari amici, nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, san Pietro e san Giovanni corrono alla tomba vuota, e Giovanni, ci è stato detto, “vide e credette” (Giovanni 20, 8), Qui in Terra Santa, con gli occhi della fede, voi insieme con i pellegrini di ogni parte del mondo che affollano le chiese e i santuari, siete felici di vedere i luoghi santificati dalla presenza di Cristo, dal suo ministero terreno, dalla sua passione, morte e risurrezione e dal dono del suo Santo Spirito. Qui, come all’apostolo san Tommaso, vi è concessa l’opportunità di “toccare” le realtà storiche che stanno alla base della nostra confessione di fede nel Figlio di Dio.La mia preghiera per voi oggi è che continuiate, giorno dopo giorno, a “vedere e credere” nei segni della provvidenza di Dio e della sua inesauribile misericordia, ad “ascoltare” con rinnovata fede e speranza le consolanti parole della predicazione apostolica e a “toccare” le sorgenti della grazia nei sacramenti ed incarnare per gli altri il loro pegno di nuovi inizi, la libertà nata dal perdono, la luce interiore e la pace che possono portare salvezza e speranza anche nelle più oscure realtà umane.Nella Chiesa del Santo Sepolcro, i pellegrini di ogni secolo hanno venerato la pietra che la tradizione ci dice che stava all’ingresso della tomba la mattina della risurrezione di Cristo. Torniamo spesso a questa tomba vuota. Riaffermiamo lì la nostra fede sulla vittoria della vita, e preghiamo affinché ogni “pietra pesante” posta alla porta dei nostri cuori, a bloccare la nostra completa resa alla fede, alla speranza e all’amore per il Signore, possa essere tolta via dalla forza della luce e della vita che da quel primo mattino di Pasqua risplendono da Gerusalemme su tutto il mondo.Dall'omelia della messa nella Piazza della Mangiatoia, mercoledì 13 maggio:Cari fratelli e sorelle, [...] “non abbiate paura!”. Questo è il messaggio che il successore di San Pietro desidera consegnarvi oggi, facendo eco al messaggio degli angeli e alla consegna che l’amato papa Giovanni Paolo II vi ha lasciato nell’anno del Grande Giubileo della nascita di Cristo. Contate sulle preghiere e sulla solidarietà dei vostri fratelli e sorelle della Chiesa universale, e adoperatevi con iniziative concrete per consolidare la vostra presenza e per offrire nuove possibilità a quanti sono tentati di partire. Siate un ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità pratica.Al di sopra di tutto, siate testimoni della potenza della vita, della nuova vita donataci dal Cristo risorto, di quella vita che può illuminare e trasformare anche le più oscure e disperate situazioni umane. La vostra terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e politiche, ma in modo più importante – potremmo dire – di una nuova infrastruttura “spirituale”, capace di galvanizzare le energie di tutti gli uomini e donne di buona volontà nel servizio dell’educazione, dello sviluppo e della promozione del bene comune. Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura!

3. IL MISTERO DI GERUSALEMME
Dall'omelia della messa nella Valle di Giosafat, martedì 12 maggio:Cari fratelli e sorelle, [...] l’esortazione di Paolo di “cercare le cose di lassù” (Colossesi 3, 1) deve continuamente risuonare nei nostri cuori. Le sue parole ci indicano il compimento della visione di fede in quella celeste Gerusalemme dove, in conformità con le antiche profezie, Dio asciugherà le lacrime da ogni occhio e preparerà un banchetto di salvezza per tutti i popoli (cfr. Isaia 25, 6-8; Apocalisse 21, 2-4). Questa è la speranza, questa la visione che spinge tutti coloro che amano questa Gerusalemme terrestre a vederla come una profezia e una promessa di quella universale riconciliazione e pace che Dio desidera per tutta l’umana famiglia. [...]Riuniti sotto le mura di questa città, sacra ai seguaci delle tre grandi religioni, come possiamo non rivolgere i nostri pensieri alla universale vocazione di Gerusalemme? Annunciata dai profeti, questa vocazione appare come un fatto indiscutibile, una realtà irrevocabile fondata nella storia complessa di questa città e del suo popolo. Ebrei, musulmani e cristiani qualificano insieme questa città come loro patria spirituale. Quanto bisogna ancora fare per renderla veramente una "città della pace" per tutti i popoli, dove tutti possono venire in pellegrinaggio alla ricerca di Dio, e per ascoltarne la voce, “una voce che parla di pace” (cfr. Salmo 85, 8)!Gerusalemme in realtà è sempre stata una città nelle cui vie risuonano lingue diverse, le cui pietre sono calpestate da popoli di ogni razza e lingua, le cui mura sono un simbolo della cura provvidente di Dio per l’intera famiglia umana. Come un microcosmo del nostro mondo globalizzato, questa città, se deve vivere la sua vocazione universale, deve essere un luogo che insegna l'universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, l’ignoranza e la paura che li alimenta, siano superati dall’onestà, dall’integrità e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l’ingiustizia. I credenti in un Dio di misericordia – si qualifichino essi ebrei, cristiani o musulmani –, devono essere i primi a promuovere questa cultura della riconciliazione e della pace, per quanto lento possa essere il processo e gravoso il peso dei ricordi passati.

4. IL MISTERO DI BETLEMME
Dall'omelia della messa nella Piazza della Mangiatoia, mercoledì 13 maggio:Cari fratelli e sorelle, [...] il Signore degli eserciti, “le cui origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti” (Michea 5, 2), volle inaugurare il suo regno nascendo in questa piccola città, entrando nel nostro mondo nel silenzio e nell’umiltà in una grotta, e giacendo, come bimbo bisognoso di tutto, in una mangiatoia. Qui a Betlemme, nel mezzo di ogni genere di contraddizione, le pietre continuano a gridare questa “buona novella”, il messaggio di redenzione che questa città, al di sopra di tutte le altre, è chiamata a proclamare a tutto il mondo.Qui infatti, in un modo che sorpassa tutte le speranze e aspettative umane, Dio si è mostrato fedele alle sue promesse. Nella nascita del suo Figlio, Egli ha rivelato la venuta di un regno d’amore: un amore divino che si china per portare guarigione e per innalzarci; un amore che si rivela nell’umiliazione e nella debolezza della croce, eppure trionfa nella gloriosa risurrezione a nuova vita.Cristo ha portato un regno che non è di questo mondo, eppure è un regno capace di cambiare questo mondo, poiché ha il potere di cambiare i cuori, di illuminare le menti e di rafforzare le volontà. Nell’assumere la nostra carne, con tutte le sue debolezze, e nel trasfigurarla con la potenza del suo Spirito, Gesù ci ha chiamati ad essere testimoni della sua vittoria sul peccato e sulla morte.E questo è ciò che il messaggio di Betlemme ci chiama ad essere: testimoni del trionfo dell’amore di Dio sull’odio, sull’egoismo, sulla paura e sul rancore che paralizzano i rapporti umani e creano divisione fra fratelli che dovrebbero vivere insieme in unità, distruzioni dove gli uomini dovrebbero edificare, disperazione dove la speranza dovrebbe fiorire!

5. EBREI, CRISTIANI E MUSULMANI PER L'UNITÀ DELLA FAMIGLIA UMANADal discorso dopo la visita della Cupola della Roccia, a Gerusalemme, martedì 12 maggio:La Cupola della Roccia conduce i nostri cuori e le nostre menti a riflettere sul mistero della creazione e sulla fede di Abramo. Qui le vie delle tre grandi religioni monoteiste mondiali si incontrano, ricordandoci quello che esse hanno in comune. Ciascuna crede in un solo Dio, creatore e regolatore di tutto. Ciascuna riconosce Abramo come proprio antenato, un uomo di fede al quale Dio ha concesso una speciale benedizione. Ciascuna ha raccolto schiere di seguaci nel corso dei secoli ed ha ispirato un ricco patrimonio spirituale, intellettuale e culturale. [...]Poiché gli insegnamenti delle tradizioni religiose riguardano ultimamente la realtà di Dio, il significato della vita ed il destino comune dell’umanità – vale a dire, tutto ciò che è per noi molto sacro e caro – può esserci la tentazione di impegnarsi in tale dialogo con riluttanza o ambiguità circa le sue possibilità di successo. Possiamo tuttavia cominciare col credere che l’Unico Dio è l’infinita sorgente della giustizia e della misericordia, perché in Lui entrambe esistono in perfetta unità. Coloro che confessano il suo nome hanno il compito di impegnarsi decisamente per la rettitudine pur imitando la sua clemenza, poiché ambedue gli atteggiamenti sono intrinsecamente orientati alla pacifica ed armoniosa coesistenza della famiglia umana.Per questa ragione, è scontato che coloro che adorano l’Unico Dio manifestino essi stessi di essere fondati su ed incamminati verso l’unità dell’intera famiglia umana. In altre parole, la fedeltà all’Unico Dio, il Creatore, l’Altissimo, conduce a riconoscere che gli esseri umani sono fondamentalmente collegati l’uno all’altro, perché tutti traggono la loro propria esistenza da una sola fonte e sono indirizzati verso una meta comune. Marcati con l’indelebile immagine del divino, essi sono chiamati a giocare un ruolo attivo nell’appianare le divisioni e nel promuovere la solidarietà umana.Questo pone una grave responsabilità su di noi. Coloro che onorano l’Unico Dio credono che Egli riterrà gli esseri umani responsabili delle loro azioni. I cristiani affermano che i doni divini della ragione e della libertà stanno alla base di questa responsabilità. La ragione apre la mente per comprendere la natura condivisa e il destino comune della famiglia umana, mentre la libertà spinge il cuore ad accettare l’altro e a servirlo nella carità. L’indiviso amore per l’Unico Dio e la carità verso il nostro prossimo diventano così il fulcro attorno al quale ruota tutto il resto. Questa è la ragione perché operiamo instancabilmente per salvaguardare i cuori umani dall’odio, dalla rabbia o dalla vendetta.Cari amici, sono venuto a Gerusalemme in un pellegrinaggio di fede. Ringrazio Dio per questa occasione che mi è data di incontrarmi con voi come vescovo di Roma e successore dell’apostolo Pietro, ma anche come figlio di Abramo, nel quale “tutte le famiglie della terra si diranno benedette” (Genesi 12, 3; cfr. Romani 4, 16-17). Vi assicuro che è ardente desiderio della Chiesa di cooperare per il benessere dell’umana famiglia. Essa fermamente crede che la promessa fatta ad Abramo ha una portata universale, che abbraccia tutti gli uomini e le donne indipendentemente dalla loro provenienza o da loro stato sociale. Mentre musulmani e cristiani continuano il dialogo rispettoso che già hanno iniziato, prego affinché essi possano esplorare come l’Unicità di Dio sia inestricabilmente legata all’unità della famiglia umana. Sottomettendosi al suo amabile piano della creazione, studiando la legge inscritta nel cosmo ed inserita nel cuore dell’uomo, riflettendo sul misterioso dono dell’autorivelazione di Dio, possano tutti coloro che vi aderiscono continuare a tenere lo sguardo fisso sulla sua bontà assoluta, mai perdendo di vista come essa sia riflessa sul volto degli altri.

CERIMONIA DI CONGEDO DA BETLEMME «I muri non sono per sempre»


Fonte

Cari Amici,

vi ringrazio per la grande gentilezza che mi avete dimostrato in questo giorno che ho trascorso in vostra compagnia, qui nei Territori Palestinesi. Sono grato al Presidente, il Sig. Mahmoud Abbas, per la sua ospitalità e le sue gentili parole. E’ stata una profonda emozione per me ascoltare anche le testimonianze dei residenti che ci hanno parlato delle condizioni di vita qui nella Zona Ovest ed in Gaza. Assicuro tutti voi che vi porto nel mio cuore e bramo di vedere pace e riconciliazione in queste terre tormentate.

È stato davvero uno dei giorni più memorabili, fin da quando sono arrivato a Betlemme questa mattina, ed ho avuto la gioia di celebrare la Messa con una grande moltitudine di fedeli nel luogo dove nacque Gesù Cristo, luce delle nazioni e speranza del mondo. Ho visto la cura prestata ai bambini di oggi nel Caritas Baby Hospital.
Con angoscia, ho visto la situazione dei rifugiati che, come la Santa Famiglia, hanno dovuto abbandonare le loro case. Ed ho visto il muro che si introduce nei vostri territori, separando i vicini e dividendo le famiglie, circondare il vicino campo e nascondere molta parte di Betlemme.

Anche se i muri possono essere facilmente costruiti, noi tutti sappiamo che non durano per sempre. Essi possono essere abbattuti. Innanzitutto però è necessario rimuovere i muri che noi costruiamo attorno ai nostri cuori, le barriere che innalziamo contro il nostro prossimo. Ecco perché, nelle mie conclusive parole, voglio fare un rinnovato appello all’apertura e alla generosità di spirito, perché sia posta fine all'intolleranza ed all’esclusione. Non importa quanto intrattabile e profondamente radicato possa apparire un conflitto, ci sono sempre dei motivi per sperare che esso possa essere risolto, che gli sforzi pazienti e perseveranti di quelli che operano per la pace e la riconciliazione, alla fine portino frutto. Il mio vivo augurio per voi, popolo della Palestina, è che ciò accada presto, e che voi finalmente possiate godere la pace, la libertà e la stabilità che vi sono mancate per così tanto tempo.

Vi assicuro che coglierò ogni opportunità per esortare coloro che sono coinvolti nei negoziati di pace a lavorare per una soluzione giusta che rispetti le legittime aspirazioni di entrambi, Israeliani e Palestinesi. Come importante passo in questa direzione, la Santa Sede desidera stabilire presto, in accordo con l'Autorità Palestinese, la Commissione Bilaterale di Lavoro Permanente che è stata delineata nell'Accordo di base, firmato in Vaticano il 15 febbraio 2000 (cfr Accordo di base tra la Santa Sede e l’Organizzazione di Liberazione della Palestina, art. 9). Signor Presidente, cari Amici, ancora una volta vi ringrazio e affido tutti voi alla protezione dell'Onnipotente. Che Dio rivolga il suo sguardo d’amore su ognuno di voi, sulle vostre famiglie e su tutti coloro che vi sono cari. Che egli benedica il popolo Palestinese con la pace

Benedetto XVI: «In Terra Santa c'è posto per tutti!»

Fonte

L'entusiasmo dei cristiani di Israele e Palestina per la vista del Papa. Il Pontefice, durante la Messa, ricorda le sofferenze di chi ha fede in Cristo in questa zona del pianeta di Mariaelena Finessi

La navetta che porta alla valle di Josafat (il cui nome letteralmente significa “Dio giudicherà”) carica pellegrini venuti a Gerusalemme dalle Filippine, come Gina Macadamia – badante presso una famiglia israeliana – che ha marito e bimba al seguito. Tutti indossano una t-shirt bianca che ricorda questa tappa (12 maggio) del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa. Prima della salita al Getsemani, l'autobus si ferma e i pellegrini scendono per mettersi in fila al cancello che si apre sull'arena in cui il Pontefice celebrerà, da qui a poco, la Santa Messa.

L'area è la parte più settentrionale della valle del Cedron, un'ampia depressione che separa la collina del Tempio dalle pendici del Monte degli Ulivi. Gli israeliani l'hanno blindata e l'ingresso nella valle è rallentato dai controlli di sicurezza. Un primo check è per stabilire – passaporto alla mano – l'identità, la provenienza e la ragione della propria presenza in questo posto. Dire che si vuole assistere alla Messa del Papa non basta, se non si dimostra di possedere uno dei pochi biglietti di invito (si ipotizza qualche migliaia) che sono stati stampati e resi nominativi. Subito dopo si va al secondo check, dove un altro soldato giovanissimo, capelli rossi e pelle bruciata dal sole, chiede di mostrargli l'invito che analizza con uno speciale apparecchio per verificare se esso sia originale oppure una copia riuscita male. Terza fila, terzo check: si svuotano borse, si fruga nel portafogli, si tastano abiti e scarpe.

Eli Hajjar, 21 anni, partecipa all'offertorio durante la celebrazione eucaristica. In mano porta un piattino di ostie e sulle spalle la kefiah palestinese «perché – dice - non dobbiamo dimenticare le nostre radici, la nostra cultura». Eli, che vive nella città vecchia, due minuti a piedi dal Santo Sepolcro, fa parte dell'Azione cattolica e collabora attivamente alle attività della parrocchia. Ha avuto la kefiah da una ragazza che è riuscita a sfuggire al controllo degli indumenti. Tutti gli altri cristiani palestinesi hanno dovuto accettare invece che il proprio copricapo, di tradizione araba, fosse buttato a terra: con quello, qui, non si entra. Poca cosa, «ciò che importa è avere il Papa tra noi perché abbiamo davvero bisogno di lui, siamo rimasti in pochi e saperlo in questa terra ci rende orgogliosi».

Padre Eugenio Scalco, veneziano ed ex insegnante di teologia, insieme ad altri cinque confratelli cappuccini vive da sei anni a Gerusalemme Ovest, meglio conosciuto come il quartiere ebraico. La loro missione è unica quaggiù: «Abbiamo scelto questa parte della città – racconta – perché vorremmo irradiare Gesù Cristo proprio in ambiente ebraico con il quale c'è, sì, un rapporto di buon vicinato ma in realtà non condividiamo alcuna attività». Quanto alla visita del Papa non ha dubbi: «Ha compiuto un atto di coraggio – dice – di cui i cristiani hanno un estremo bisogno anche perché le ragioni del conflitto non sono mai religiose quanto piuttosto politiche». Echi di applausi lo interrompono. Dall'altare il Pontefice sceglie le parole che scaldano il cuore di questi uomini e queste donne: «Desidero riconoscere le difficoltà – afferma –, la frustrazione, la pena e la sofferenza che tanti tra voi hanno subito in conseguenza dei conflitti che hanno afflitto queste terre, ed anche le amare esperienze dello spostamento che molte delle vostre famiglie hanno conosciuto e, Dio non lo permetta, possono ancora conoscere».

Con il sole che brucia la pelle, padre Francis approfitta di una crema di protezione solare capitatagli tra le mani. Originario del Venezuela, studia a Gerusalemme da due anni presso il Pontificio Istituto Biblico: «Noi cattolici siamo una minoranza qui – spiega –, anche tra gli stessi cristiani. Per noi questa visita è un segno di appartenenza perché è Benedetto XVI il nostro pastore». Alle sue spalle un cartellone, che riproduce un mosaico composto da un frate, dice “Benedetto XVI, eroe del dialogo”. Alla fine, la constatazione di una realtà che non può essere taciuta: la partenza dei cristiani verso altri Paesi, soprattutto europei, tanto che oggi se ne contano circa 400mila su 14 milioni di abitanti (i dati sono del Patriarcato latino di Gerusalemme) mettendo insieme quelli di Giordania e Palestina, con Israele che ne conta appena il 2,8% della popolazione. «Benché ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare questa decisione reca con sé come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale della città. Desidero oggi ripetere – dice il Pontefice, non senza esortare le autorità a rispettare e sostenere la presenza cristiana qui – quanto ho detto in altre occasioni: nella Terra Santa c'è posto per tutti!».

Messa sulla piazza della Mangiatoia: «Sia tolto l'embargo a Gaza» Il Papa a Betlemme incontra i palestinesi «Il muro divisorio è sbagliato » «È necess

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BETLEMME (Cisgiordania) - «Prego per le vittime di Gaza, sia tolto l'embargo ma resistete alla tentazione del terrorismo». Benedetto XVI alle 8 (ora italiana) è giunto a Betlemme nel corso della sua visita in Israele e Giordania, e ha subito parlato al cuore dei palestinesi affermando anche che «serve il coraggio di resistere a ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo: al contrario fate in modo che quanto avete sperimentato rinnovi la vostra determinazione a costruire la pace. Fate in modo che ciò vi riempia di un profondo desiderio di offrire un durevole contributo per il futuro della Palestina, così che essa possa avere il suo giusto posto nello scenario del mondo», ha detto il pontefice ribadendo l'appoggio vaticano a uno Stato palestinese e chiedendo anche alla comunità internazionale di esercitare «la sua influenza a favore di una soluzione», visto che «nessuno s'attende che i popoli Palestinese e Israeliano vi arrivino da soli». «Rinnovo perciò il mio appello - ha scandito il Papa - a tutte le parti coinvolte perchè esercitino la propria influenza in favore di una soluzione giusta e duratura, nel rispetto delle legittime esigenze di tutte le parti e riconoscendo il loro diritto di vivere in pace e con dignità, secondo il diritto internazionale. Allo stesso tempo, tuttavia, gli sforzi diplomatici potranno avere successo soltanto se gli stessi Palestinesi e Israeliani saranno disposti a rompere con il ciclo delle aggressioni».

«I MURI NON DURANO PER SEMPRE» - Il "muro" è il «punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra Israeliani e Palestinesi» ha poi detto il Papa durante la visita nel pomeriggio a un campo di rifugiati a Betlemme. Benedetto XVI ha usato il termine meno gradito agli israeliani - "muro", appunto - per definire quella che per Israele è una barriera difensiva (’fence’, in inglese) con la Cisgiordania. «In un mondo in cui le frontiere vengono sempre più aperte, al commercio, ai viaggi, alla mobilità della gente, agli scambi culturali, è tragico - ha proseguito Benedetto XVI - vedere che vengono tuttora eretti dei muri». Le critiche del Papa e i suoi auspici sono proseguiti: I «muri si costruiscono facilmente ma non durano per sempre». I muri «possono essere abbattuti» ha detto nella cerimonia in cui si congeda da Betlemme. «Ho visto il muro che si introduce nei vostri territori - ha riferito - separando i vicini e dividendo le famiglie, circondando il vicino campo e nascondendo molta parte di Betlemme».

«IL MIO CUORE È CON LE VITTIME» -Il mio cuore si volge a tutte le famiglie che sono rimaste senza casa», ha detto il Papa. «So quanto avete sofferto a causa delle agitazioni che hanno afflitto questa terra per decine di anni. Prego per le vittime di Gaza e imploro Dio per una pace giusta», ha aggiunto il pontefice rispondendo al presidente palestinese Abu Mazen, che aveva denunciato l'occupazione israeliana. «Così come ogni altro popolo, i palestinesi hanno un naturale diritto a sposarsi, a formarsi una famiglia e avere accesso al lavoro, all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Prego anche perché il lavoro di ricostruzione possa procedere rapidamente dovunque case, scuole od ospedali siano stati danneggiati o distrutti, specialmente durante il recente conflitto a Gaza. Supplico tutte le parti coinvolte in questo conflitto di vecchia data ad accantonare qualsiasi rancore e contrasto che ancora si frapponga sulla via della riconciliazione, per arrivare a tutti ugualmente con generosità e compassione, senza discriminazione».

Commento alla parola domenicale 10 maggio 2009



Uniti A Cristo Per Avere La Vita

Devo rendermi conto che il cristianesimo non è solo un messaggio, ma una vita. Non tocca solo la mente, ma fa compiere un salto qualitativo nell’ordine dell’essere. Non è solo illuminante, ma trasformante. Perché è la vita divina riversata in me da Cristo e vivificante la mia esistenza grazie alla mia comunione con lui. Chi mi può dare la vita divina, la partecipazione alla vita immortale, una vita e al di là di ogni immaginazione, se non Dio stesso? Io non posso scalare il cielo, posso solo ricevere ciò che dal cielo mi viene donato. E la ricevo, stando in comunione con Cristo, la vite, e con i fratelli, gli altri tralci. Il Padre dà la vita al Figlio e il Figlio la trasmette a coloro che sono uniti a lui: ecco la realtà che trasforma tutto!

Penso mai all’unicità della “vita divina”? Questa espressione può, a volte, apparire vaga, perché non verificabile con strumenti umani, ma è decisiva, perché è la ragione del mio “essere figlio” di Dio, della mia vita definitiva con Dio, una vita che sarà vita “di famiglia” con l’inaccessibile e gloriosa Trinità, perché ormai sono suo “consanguineo”. Il punto di saldatura insostituibile tra il divino e l’umano resta Gesù, e la comunione con Gesù. Egli è insostituibile per la mia vita di figlio di Dio, egli mi rende un tralcio sano con la sua parola, egli mi fa giungere la linfa vitale d’immortalità, una linfa che viene dall’eterno e immerge nell’eterno.

Suprema bellezza della fede! Stupendo panorama di una vita divinizzata!


Preghiera

O Gesù, come sei grande e decisivo! Con te sono vivo, senza di te sono morto.

Con te il fiume immortale della vita divina mi travolge e mi porta verso l’oceano divino, sconfinato e senza tramonto!

Con te sono tutto, senza di te sono nulla!

Ti ringrazio, Signore,

pieno d’ammirazione, d’essere venuto

a collegarmi con l’eterno,

anzi con il Padre, fonte della vita perenne! Lègami a te, perché io non sia un tralcio reciso, un tralcio senza frutto.

Tieni tu viva in me la coscienza della necessità

della mia comunione con te.

Per questo ti presento tutto il mio bisogno della Parola che mi unisce a te, dell’eucaristia

che mi nutre di te, del comandamento nuovo

che mi collega con i miei fratelli e produce il frutto più prezioso della fraternità,

della testimonianza al tuo nome

che riempie di grappoli maturi il mio tralcio.

Mondami, Signore, con la tua parola, e sostieni il mio impegno di dare frutti duraturi nei campi della fraternità e della venerazione e dell’amore al tuo santo nome, nome di vite, nome di vita, nome di frutti che maturano per l’eternità.


Anche la vite, quando intorno le è stato zappato il terreno, viene legata e tenuta diritta affinché non si pieghi verso terra. Alcuni tralci si tagliano, altri si fanno ramificare: si tagliano quelli che ostentano un’inutile esuberanza, si fanno ramificare quelli che l’esperto agricoltore giudica produttivi. Perché dovrei descrivere l’ordinata disposizione dei pali di sostegno e la bellezza dei pergolati, che insegnano con verità e chiarezza come nella Chiesa debba essere conservata l’uguaglianza, sicché nessuno, se ricco e ragguardevole, si senta superiore, e nessuno, se povero e di oscuri natali, si abbatta o si disperi? Nella Chiesa ci sia per tutti un’unica e uguale libertà, con tutti si usi pari giustizia e identica cortesia.

Per non essere piegato dalle burrasche del secolo e travolto dalla tempesta, ognuno, come fa la vite con i suoi viticci e le sue volute, si stringe a tutti quelli che gli sono vicini quasi in un abbraccio di carità e unito ad essi si sente tranquillo. È la carità che ci unisce a ciò che sta sopra di noi e ci introduce in cielo. «Se uno rimane nella carità, Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Perciò anche il Signore dice: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può produrre frutto da solo, se non resta unito alla vite, così anche voi, se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15,4s.)

(S. Ambrogio).


Domenica 10 maggio 2009




PARROCCHIA S. GIORGIO M:

Foglio per i lettori

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

PRIMA LETTURA (At 9,26-31)
Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 21)
Rit: A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre! Rit.

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli. Rit.

A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. Rit.

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!». Rit.

SECONDA LETTURA (1Gv 3,18-24)
Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 15,4.5)
Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.

VANGELO (Gv 15,1-8)
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Il Signore ci assicura che qualunque cosa chiediamo al Padre, egli ce la concederà; con fiducia rivolgiamo a lui le nostre invocazioni.
Preghiamo insieme e diciamo: Padre, sia fatta la tua volontà.

1. Perché la Chiesa, sull'esempio della prima comunità cristiana, sia sempre aperta ad accogliere la novità dello Spirito, superando ogni diffidenza e paura, preghiamo.
2. Perché tutti i cristiani riconoscano di essere testimoni del Vangelo e siano sempre animati dalla forza dello Spirito Santo che ci viene continuamente donato, preghiamo.
3. Per tutti coloro che sono provati da situazioni di dolore, di malattia, di divisioni familiari, perché si sentano uniti a Cristo, come i tralci alla vite, preghiamo.
4. Perché tutti noi in questo tempo pasquale gustiamo la gioia di essere figli di Dio, e la comunichiamo agli altri attraverso atteggiamenti di serenità e di sguardo positivo sul mondo, preghiamo.

Per i nostri fratelli DELLA TORCA SALVATORE e PINES DANILA CARGNELUTTI che Dio ha reso partecipi del Mistero Pasquale di Cristo, perché vivano in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.

Padre, nella tua volontà è la nostra pace. Tu, che ci hai fatto la grazia di diventare tuoi discepoli, fa' che, rimanendo uniti a te, possiamo portare molto frutto a lode della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.

A Vittorio Veneto si parla di Torviscosa

CASO MARINOTTI: UOMO, IMPRENDITORE, MECENATE, ARTISTA.

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Se ne parlerà in un convegno il prossimo 16 maggio
Vittorio Veneto - Si parla ancora di Marinotti a Vittorio Veneto, dopo che nel 2006 gli esponenti della sinistra ne contestarono la possibile intitolazione dell’istituto IPSIA. L’occasione è un convegno organizzato dall’Associazione Amici di Vittorio Veneto, presieduta da Maria Grazia Gottardi, sabato 16 maggio alle 9.30 presso il Seminario a Ceneda. Relatori al convegno “Caso Marinotti: uomo, imprenditore, mecenate, artista” saranno lo storico Daniele Ceschin, il docente universitario Marco Pappini, il sindaco di Torviscosa Roberto Duz, il sociologo Ulderico Bernardi e l’architetto vittoriese Mario Da Re.
Franco Marinotti nacque a Vittorio Veneto il 5 giugno 1891 e fu capitano d’industria che si dedicò ad attività commerciali d’esportazione verso la Russia, l’estremo Oriente e vari Paesi africani. Fu direttore generale della Snia di Milano, fondò lo stabilimento e la città di Torviscosa, in Friuli. Ricoprì cariche importanti come vice podestà di Milano, presidente della Provincia, presidente della Camera di commercio italo – sovietica.
“Troppo spesso si è posto l’accento sui risvolti politici della carriera di Marinotti, in particolare sui rapporti con il regime fascista, quasi dimenticando che questi hanno caratterizzato necessariamente anche l’opera di altri industriali della prima metà del Novecento. E si è dimenticato che Marinotti ha sovvenzionato le formazioni partigiane” precisano gli Amici di Vittorio Veneto.
C.B.

Dopo 8 mesi di agonia!

TORVISCOSA. Caffaro, oggi si pronuncia il tribunale. Azienda e creditori col fiato sospeso

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TORVISCOSA. Si attende l’approvazione del “pacchetto anticrisi” della Regione per sapere se la cassa integrazione in deroga per i 270 lavoratori della Caffaro sarà prolungata per un altro anno: allo stato attuale infatti la cigs in deroga viene concessa per quattro mesi. Per cui dall’11 maggio, data di scadenza della cassa integrazione straordinaria, di cui hanno fruito finora 97 addetti, i lavoratori saranno coperti sicuramente fino all’11 settembre, ma se verrà approvata la nuova proposta, questi fruiranno degli ammortizzatori sociali per un anno intero, come auspicato da Confindustria Udine.
Intanto è attesa per oggi la decisione del Tribunale di Udine, in merito all’accoglimento della richiesta di ammissione alla Prodi bis, presentata il 3 aprile dal liquidatore Paolo Bettetto, per la Caffaro Chimica srl (ricordiamo che Caffaro srl è ancora in liquidazione), l’istanza di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria porterà alla gestione dell’azienda da parte di un commissario. Il Gruppo Snia puntualizza che da questa udienza, mai stata rinviata prima, emergerà quale potrà essere lo scenario del futuro industriale della Caffaro Chimica di Torviscosa. Sulla sentenza che il Tribunale di Udine, emetterà oggi, vertono anche le speranze delle ditte creditrici, una quarantina, di cui 25 friulane, nei confronti delle quali Caffaro vanta una situazione debitoria per circa 60 milioni di euro che, solo con l’accoglimento della Prodi bis, hanno la possibilità di riscuotere parte dei loro crediti.Intanto si resta ancora in attesa di sapere come si esprimerà il Ministero all’Ambiente in merito alla nuova proposta di transazione (relativa alle bonifiche ambientali dei siti industriali di Caffaro, valutate circa 250-300 milioni di euro) presentata da parte di Caffaro Chimica srl, Caffaro srl e Snia spa per la quale il Gruppo ha messo sul piatto la cessione allo Stato di importanti assett (beni immobiliari e risorse) per ricercare una soluzione sia delle problematiche ambientali che per quelle produttive.Ricordiamo che qualora venisse accolta, anche la Regione, attraverso Friulia, si è impegnata a intervenire, come pure la Provincia di Udine. Restano in attesa di quanto accadrà nei prossimi giorni anche i nuovi possibili partners o nuovi imprenditori disposti a rilevare il sito chimico di Torviscosa (tra questi il più interessato è l’industriale chimico bolognese Bertolini che ben conosce l’azienda e che è stato componente del Cda di Snia): dopo otto mesi di agonia si attende una soluzione che metta finalmente la parola fine alla vicenda e dia il via alla rinascita della chimica friulana.Francesca Artico

Unico polo chimico

Chimica: cavaliere bianco per Caffaro e Ineos (MF)

MILANO (MF-DJ)--Potrebbe essere il cavaliere bianco della chimica italiana, se alle intenzioni seguiranno i fatti. Francesco Bertolini, a.d. dell'omonimo gruppo bolognese, potrebbe lanciare una ciambella di salvataggio alla Vinyls Italia (ex Ineos Italia) e alla Caffaro Chimica di Torviscosa (partecipata di Snia, che detiene il 100% della controllante Caffaro srl).
L'obiettivo di Bertolini, si legge su MF, e' costituire un unico polo chimico nazionale che potrebbe comprendere anche l'impianto del clorosoda della Caffaro Chimica. Nel dettaglio, la disponibilita' per gli asset ex Ineos e' subordinata al fatto che Sartor porti i libri in tribunale e si apra cosi' la possibilita' di acquisirli, sia pure in gestione, in sede fallimentare.
Il progetto e' ambizioso ma, apparentemente, alla portata di Bertolini. Il gruppo bolognese fattura oltre 200 mln euro, lavora nel commercio di prodotti chimici di base, e' un cliente noto dei produttori chimici di Marghera e ha partecipazioni in societa' chimiche di trading. red/mur

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

Incontri dell'Auser: controlli sanitari a Palazzolo e conferenza tutta al femminile a Muzzana 8Udinnr Today)

  S entiamoci in salute, è una campagna di prevenzione sanitaria gratuita del Corpo Volontari per il Soccorso, in collaborazione con l' ...