Marano al cinema con attori e cineasti della Bassa

"Velma" di Piero Tomaselli in anteprima assoluta
alla 27° edizione di Annecy Cinéma Italien


29/09/2009, 17:19
condividi su Facebook


"Velma" di Piero Tomaselli in anteprima assoluta alla 27° edizione di Annecy Cinéma Italien
Giorgio Monte, Manuel Buttus e Camilla Zanoner
Mercoledì 30 settembre 2009 proiezione in prima assoluta di "Velma" il film del regista cervignanese Piero Tomaselli, in concorso alla 27° edizione di Annecy Cinéma Italien. Girato in una delle aree naturalistiche più affascinanti del Friuli Venezia Giulia, la laguna di Marano e recitato interamente in dialetto maranese, il film è frutto di una coproduzione che ha visto per metà il coinvolgimento di ACT Multimedia di Cinecittà insieme al produttore associato Marco Mauri - e per metà la partecipazione dell'Associazione Prospettiva T_ teatrino del Rifo, per la prima volta coraggiosamente impegnata in un progetto di produzione cinematografica indipendente, con il fondamentale sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Crup, Comune di Cervignano e Comune di Marano Lagunare e di Credi Friuli.

Il film legato strettamente ai paesaggi, le usanze e gli ambienti naturali tipici della laguna maranese, ha per protagonisti gli attori Giorgio Monte e Manuel Buttus (anche co-sceneggiatori e produttori del film con la loro Associazione Prospettiva T_ teatrino del Rifo), la quindicenne Camilla Zanoner per la prima volta sulla schermo, e vede la partecipazione straordinaria di Gianmarco Tognazzi.

La storia di Velma è semplice e lineare, e ruota attorno al controverso incontro che sfocia poi in un'empatica amicizia fra un pescatore emarginato e solitario, il capitano, e una bambina senza identità, misteriosamente ritrovata sul bagnasciuga di una spiaggia.

Piero Tomaselli, giovane regista trentaquattrenne nato a Cervignano (UD), dopo una laurea in Filosofia a Padova, si diploma in regia Cinematografica a Cinecittà. Tra i suoi lavori cinematografici, l’incredibile "Simone Lecca e il cinema (dell’) in-visibile" tra i documentari italiani più premiati ai festival cinematografici di tutto il mondo nel 2009, che vede la partecipazione tra gli altri di Carlo Lizzani, Vittorio Giacci, Giuliano Montaldo, Pierre Bazieh, Moni Ovadia e Enrico Ghezzi, e la collaborazione alla scrittura del soggetto e della sceneggiatura di "Imago Mortis", opera prima di Stefano Bessoni con Geraldine Chaplin.

"Velma" è stato girato con una Sony Cinealta con ottiche cinematografiche e sul set ha lavorato una troupe tecnica di giovani professionisti italiani e friulani, da Alberto Marchiori (direttore della fotografia), a Giacomo Avanza e Fabio Ancillai (fonici), con Katia Bonaventura (scenografa e costumista), Filippo Meneghetti (aiuto regia), Lara Calligaro (organizzatore generale).
Le musiche originali di "Velma" sono state composte dai musicisti Andrea Fontana, batterista di Elisa, e Gianluca Ballarin, già collaboratore di Tiziano Ferro e della stesa Elisa.

Fonte lovale: oggitreviso.it

IL SALUTO DEL VESCOVO

ALLA SUA TREVISO

Sarà il patriarca di Venezia a sostituire Mazzocato fino alla nomina del nuovo vescovo

Treviso - Occhi lucidi e voce commossa. E' stato difficile nascondere la commozione al vescovo di Treviso Andrea Bruno Mazzocato, che ieri ha salutato la sua comunità prima di partire per assumere la guida dell’arcidiocesi di Udine. L’alto prelato, trevigiano di nascita e di formazione, molto probabilmente avrebbe preferito restare far la sua gente ma, come ha detto nell’omelia “è giunto il momento di salutarvi tutti e di seguire, in serena obbedienza, la volontà di Dio che mi porta altrove.”

Ieri per l’ultima messa celebrata da Mazzoccato a Treviso il Duomo era gremito di fedeli. Nelle prime fila erano stati riservati posti alle autorità cittadine: Prefetto, Questore, sindaco di Treviso, Presidente delle Provincia e amministratori locali. A loro il vescovo ha riservato alla fine della messa un incontro in Vescovado, spiegando che per lui la notizia del trasferimento è giunta inaspettata e che non ha avuto alcun margine di scelta.

A metà luglio la chiamata in vaticano a decisione già presa da Papa Benedetto XVI. Sarà il Patriarca di Venezia, Angelo Scola, ad assumere già da oggi assume l’incarico di amministratore apostolico, in attesa che il papa tedesco nomini il successore del vescovo Mazzocato che fin da oggi inizierà il trasferimento a Udine dove farà il suo ingresso ufficiale: celebrata il 18 ottobre, celebrando la messa nella cattedrale della città friulana. Mons Mazzocato era arrivato a Treviso cinque anni e mezzo fa. Nella sua ultima omelia rivolta ai fedeli trevigiano, mons Mazzocato ha più volte parlato della città e della sia gente.

“A Treviso c’è una bella città organizzata e nel territorio della Diocesi c’è un tessuto di paesi che formano una serena società civile di cui tutti facciamo parte. Ma prima ancora, da secoli e secoli, c’è un popolo di Dio che ha mantenuto la stessa fede, che ha ritrovato la sua unità ascoltando la stessa Parola di Dio e mangiando lo stesso Corpo di Cristo. A Treviso c’è da oltre un millennio una comunità cristiana; c’è la Chiesa di Cristo che sempre si è conservata perché sempre si è rinnovata grazie all’opera dello Spirito Santo. Anche in questi cinque anni abbiamo constatato, in varie occasioni, quante energie spirituali abbia la Diocesi di Treviso quando ascolta la Parola di Dio e obbedisce allo Spirito Santo.

Questa Chiesa di Treviso è rimasta fedele al suo Signore Gesù grazie anche alla presenza e all’opere dei successori degli apostoli, i Vescovi che l’hanno sempre guidata, in comunione con i sacerdoti. L’hanno guidata da dove sono io in questo momento, dalla cattedra, indicando autorevolmente la Volontà di Dio con la predicazione del Vangelo” E prosegue: “I Vescovi si sono succeduti ininterrottamente e anch’io ho avuto la grazia di guidare per un breve tratto la Santa Chiesa di Treviso che è, per tanti motivi, la mia Chiesa. Ora io ho finito il mio compito, ma la Chiesa di Treviso continuerà il suo cammino con un nuovo Pastore che da questo momento siete invitati ad attendere nella preghiera e con cuore aperto. Essa può guardare in avanti con tanta speranza perché il Signore, negli anni in cui abbiamo camminato assieme, ci ha donato segni chiari per sostenere la fiducia e la speranza”.

E ancora: “Ringraziamo Dio per la santità che c’è dentro la Diocesi di Treviso, per i tanti cristiani ricchi di fede profonda e di amore per il Signore e per la Chiesa che a volte ho avuto la grazia di incontrare e di ascoltare. Ringraziamo perché in questi anni è cresciuta la comunione e la sintonia dei cuori tra Vescovo, sacerdoti, consacrati, diaconi, laici, parrocchie, associazioni e movimenti. Abbiamo avuto la grazia, in certi appuntamenti, di fare esperienza anche sensibile di questa comunione” e in conclusione della sua omelia ha detto:

“ Permettete che concluda facendo mie le parole con Mosè risponde a Giosuè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo Spirito”. Questo è l’augurio che lascio a voi che formate la cara Chiesa di Treviso: il Signore Gesù continui ad effondere in abbondanza il suo Spirito su di voi perché tutti siate profeti, capaci di capire, in questo tempo, la Volontà di Dio e seguirla senza incertezze. Per questa intenzione offro questa ultima S. Messa e invoco l’intercessione della Vergine Madre e santi patroni, Liberale e Pio X. Amen.” Al termine della messa, sul sagrato del Duomo il vescovo a trovato ad applaudirlo moltissimi fedeli e amici a cui certo mancherà.

Preghiamo per il nostro fratello che arriva...

Mons. Mazzocato: «La volontà di Dio mi porta a Udine»
L'Arcivescovo ha salutato la Chiesa di Treviso. Domenica 18 ottobre l'ingresso a Udine


TREVISO (28 settembre, ore 13.30) - Mons. Andrea Bruno Mazzoccato ha salutato la Chiesa di Treviso, domenica 27 settembre, per entrare nell’Arcidiocesi di Udine domenica 18 ottobre. Ai fedeli che gremivano il Duomo, in testa una cinquantina di sindaci e numerose altre autorità, ha chiesto umilmente «perdono». «Chiedo perdono a Dio Padre e a voi fratelli per le mie debolezze e i miei peccati che hanno appesantito la nostra Chiesa di Treviso. Li conosce Dio anche perché alcuni – come ad esempio quelli di omissione – non saprei come quantificarli» ha ammesso. E il suo popolo l’ha applaudito. Commosso il vescovo, commossa la sua gente (tra cui numerosi sacerdoti e il vescovo emerito, mons. Magnani).

Molto sobria, e al tempo stesso solenne, la concelebrazione. «Per me, Vescovo, è giunto il momento di salutarvi tutti e di seguire, in serena obbedienza, la volontà di Dio che mi porta altrove, verso la Chiesa sorella di Udine», ha detto Mazzoccato, subito precisando che «non ci salutiamo con una festa esterna o con una cerimonia ma celebrando la Santa Messa». L’Eucarestia, infatti, «ci rivela chi siamo: siamo il popolo di Dio che cammina sostenuto dalla Parola e dai sacramento del Signore e guidato dallo Spirito Santo e dai Pastori che Dio manda».

Nella preghiera dei fedeli una giovane trevigiana è salita all’ambone per invitare a sostenere Mazzoccato affinché sia «padre attento e premuroso» anche per la Chiesa di Udine.

Prima tappa a Latisana
Mons. Mazzocato sarà accolto nell'Arcidiocesi di Udine domenica 18 ottobre, alle ore 16 in Cattedrale. Durante il trasferimento da Treviso, però, farà sosta a Latisana, prima cittadina in terra friulana. Arriverà sul sagrato del Duomo alle ore 14.20, dove verrà accolto dai sacerdoti della foraniaa e dai sindaci di Latisana, Micaela Sette, e di Ronchis, Vanni Biasutti, e dalle comunità parrocchiali. Dopo un breve saluto del sindaco di Latisana, l'Arcivescovo sosterà in Duomo per un momento di preghiera e proseguirà, quindi, verso la Cattedrale di Udine.

Il saluto di mons. Brollo
Grande l'attesa e l'emozione nell'Arcidiocesi di Udine anche per il saluto a mons. Pietro Brollo, domenica 11 ottobre alle ore 16 in Cattedrale: i ifriulani esprimeranno il loro grazie al presule carnico per la testimonianza di fede e il grande impegno pastorale profuso nei quasi 9 anni di episcopato alla guida della Chiesa udinese.

Foglio Parrochiale:Domenica 27 settembre 2009


I Nuovi Cristiani di Settembre




AVVISI

Oggi hanno ricevuto il sacramento del Battesimo:






  • Scrazzolo Letizia
  • Sguassero Mattia
  • Ravidà Adele
  • Comar Sara
  • Colpo Daniele
  • La Bella Matteo
  • Sedran Alice

Domenica 27 settembre 2009


PARROCCHIA SAN GIORGIO M.

Foglio per i lettori

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



PRIMA LETTURA (Num 11,25-29)
Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo!

Dal libro dei Numeri

In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 18)
Rit: I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. Rit.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. Rit.

Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti. Rit.

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato. Rit.

SECONDA LETTURA (Giac 5,1-6)
La vostre ricchezze sono marce.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente.
Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage.
Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 17,17)
Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità;
consacraci nella verità.
Alleluia.

VANGELO (Mc 9,38-43.45.47-48)
Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, siamo diversi gli uni dagli altri e ciascuno ha carismi e doni da condividere. Lo Spirito Santo ci spinge a condividere e ad amalgamare le nostre differenze in uno stile di fraternità. Preghiamo il Padre perché ci doni benignità e mitezza verso tutti.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore!

1. Per coloro che hanno responsabilità nella Chiesa, perché aiutino a non avere mai atteggiamenti intolleranti, a non innalzare steccati, a non cercare divisioni, preghiamo.
2. Per i cristiani di tutte le confessioni, perché il Padre aiuti a ricercare l'unità, a valorizzare ciò che unisce e non ciò che divide, e a perseverare nel dialogo ecumenico con reciproco rispetto, preghiamo.
3. Per i bambini innocenti, per tutti gli emarginati e per tutte le vittime di abusi e di violenze, perché la loro grande sofferenza sia consolata dalla vicinanza del Signore, preghiamo.
4. Per la nostra comunità cristiana, perché offra un'immagine vera di Gesù, mite e accogliente, intorno a cui possano radunarsi i piccoli nella fede, preghiamo.

5. Per i bambini che battezziamo in questa domenica: perché possano crescere nella grazia di Dio, nell’amore dei genitori e nella volontà di seguire la Parola di Gesù, preghiamo.

6. La nostra comunità questa settimana ha affidato alla misericordia del Padre il nostro fratello: ROMANO FLAVIO. Il Signore lo renda partecipe della sua risurrezione,per questo ti preghiamo


Signore Gesù, aiutaci a distaccare il nostro cuore dai beni che passano. Tu che sei sempre accanto a noi, rendi il nostro cuore umile e accogliente come il tuo. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Carlino. Stroncato dalla leucemia scompare il sedicenne Matteo Della Ricca

CARLINO. Matteo Della Ricca non ce la fatta. Il giovane sedicenne carlinese, affetto da una grave malattia contro cui lottava da tempo, è morto l’altra notte all’ospedale Burlo Garofalo di Trieste dov’era ricoverato da qualche tempo. Purtroppo non è servito a salvarlo neppure il trapianto di midollo, tentato due mesi fa, intervento che sembrava, inizialmente, fosse andato bene, invece, alcune complicazioni sorte in seguito hanno debilitato ulteriormente il suo già fragile fisico.

Accanto a lui, lungo tutto il percorso della malattia, la mamma Erica, che non lo ha mai abbandonato un attimo, il papà, Pietro e i familiari tutti che hanno cercato di aiutare la famigliola, composta anche da un fratellino di sei anni, ad affrontare questi difficili momento. «Tutta la comunità pregava per lui in questi mesi- racconta il parroco di Carlino, dona Agostino Ferlizza che, appena ricevuta la notizia si è recato dai genitori-, tutti speravano che l’intervento potesse far guarire Matteo. Un ragazzo normale, come tutti i suoi coetanei, che non sembrava assolutamente malato».

Infatti, il ragazzo ha frequentato la scuola, il Malignani a Cervignano, finchè ha potuto. In prima era stato promosso senza grandi problemi, nonostante il male lo avesse già aggredito, mentre per la seconda, aveva dovuto, ad un certo punto rinunciare perché era rimasto senza forze e non riusciva a frequentare. «Ma c’era stato un accordo con gli insegnanti- racconta uno zio del giovane-, che avrebbe potuto riprendere quanto voleva».

Quando era giunta la notizia della possibilità del trapianto si era riaccesa la speranza e tutto il paese, come ha ricordato don Agostino, si era stretto intorno alla famiglia, pregando in silenzio per la riuscita dell’intervento. «Ma queste preghiere non sono andate a vuoto- assicura lo zio-, perché senz’altro sono servite a preparare la strada che ha portato Matteo in Paradiso». Ed è così che la scomparsa del ragazzo è stata spiegata al fratellino.

I funerali si svolgeranno sabato, alle 16.30, mentre questa sera, nella chiesa parrocchiale, alle 20, ci sarà un rosario. I compagni di classe della madre, intanto, hanno attivato una raccolta di fondi da destinare alla famiglia e chi volesse contribuire potrà rivolgersi a Sergio Cernuschi o a Massino Vicenzino. (p.a.)

Lectio magistralis del Card. Bagnasco sulla “Caritas in veritate”

Pubblico questa Lectio e spero di far cosa gradita ai visitatori facendo conoscere l'agenzia www.zenit.org/ fonte del post .



 GENOVA, sabato, 19 settembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo della Lectio magistralis che il Cardinale Angelo Bagasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha pronunciato questo sabato mattina nel contesto del convegno di studi dedicato all'ultima enciclica di Benedetto XVI "Caritas in veritate", tenutosi al Palazzo della Borsa di Genova.
0. Premessa   La terza Enciclica di Benedetto XVI si snoda con coerente linearità rispetto alle due precedenti (Deus caritas est e Spe salvi) e porta alla luce una connessione che è presente già nello stesso titolo e cioè che "solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta" (n. 3). Come è noto, il Papa parte da questa persuasione per rileggere in modo critico la "res sociale" di oggi, che va sotto il nome di globalizzazione e che pone una sfida inedita. Infatti "il rischio del nostro tempo è che all'interdipendenza di fatto tra gli uomini non corrisponda l'interazione etica delle coscienze e delle intelligenze" ( n. 9). Per questo si richiede non solo una volontà determinata, ma ancor prima un pensiero lucido che sappia proporre "una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali" (n. 31) dello sviluppo. Insomma si richiede "l'allargamento del nostro concetto di ragione e dell'uso di essa", secondo il pressante appello che muove -   sin dal suo inizio - il magistero di Benedetto XVI (cfr. Discorso di Ratisbona).  Il richiamo esplicito a Paolo VI e alla  Populorum Progressio (1967), così come quello indiretto alla Sollicitudo rei socialis (1987) di Giovanni Paolo II, diventa nella riflessione di Benedetto XVI lo spunto per una importante affermazione di carattere generale e cioè la riaffermazione della Dottrina sociale come un "corpus dottrinale" (n. 12), che affonda le sue radici nella fede apostolica e si colloca a pieno titolo nell'alveo della Tradizione, secondo un processo di rigorosa continuità. Così facendo il Santo Padre intende chiarire il suo punto di vista, che non è ispirato da alcuna situazione sociologicamente intesa, ma rispecchia una precisa prospettiva teologica e cioè che "l'annuncio di Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo" (n. 8). La percezione della sfida e l'esigenza di un nuovo pensiero (non solo economico-sociale) in grado di dire al meglio la novità dei fatti che sono sotto gli occhi di tutti e che proprio la recente crisi finanziaria ha ancor più   aggravato, spinge a riconsiderare luoghi comuni e pregiudizi inveterati per addentrarci dentro una interpretazione originale del fatto umano della globalizzazione. Guidano la riflessione della Caritas in veritate due presupposti, da cui scaturisce una prospettiva di grande respiro per la vita della società e della Chiesa.  I due presupposti di fondo sono da un lato la convinzione che lo sviluppo non è solo una questione quantitativa, ma risponde piuttosto ad una vocazione e dall'altra il fatto che la giustizia, pure necessaria, non è autosufficiente perché esige la carità, così come la ragione ha bisogno della fede. La prospettiva che emerge è dunque "una visione articolata dello sviluppo" (n 21), che porta a ritenere come la questione sociale sia oggi inscindibilmente legata alla questione antropologica. Vorrei ora, sia pure brevemente, sviluppare questi tre aspetti per giungere ad una osservazione di fondo conclusiva.  1. Lo sviluppo è una vocazione   Affermare che "il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: l'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale" (n. 25) significa sottrarre ad un cieco determinismo la lettura della globalizzazione e ribadire che anche questo complesso fenomeno è legato alla variabile umana. Non si dà cioè la fatalità di attenersi solo a dati ritenuti oggettivi e scientifici dimenticando quanto la componente umana giochi un ruolo decisivo nelle scelte che di volta in volta vengono prese. Ciò fa comprendere che lo sviluppo non è un processo rettilineo, quasi automatico e di per sé illimitato, ma è determinato dalla qualità umana degli attori chiamati in causa. Per questo Benedetto XVI invita ad una interpretazione che non si accontenta della semplice analisi delle strutture umane, ma rimanda ad un livello più profondo. "In realtà egli scrive le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è an  zitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti. Un tale sviluppo richiede, inoltre, una visione trascendente della persona, ha bisogno di Dio: senza di Lui lo sviluppo o viene negato o viene affidato unicamente alle mani dell'uomo, che cade nella presunzione dell'autosalvezza e finisce per promuovere uno sviluppo disumanizzato" (n. 11). Ciò richiede un preciso esame di coscienza, cui l'Enciclica non si sottrae, facendo riferimento ai progressi effettivamente fatti o non fatti nella direzione auspicata dalla Populorum Progressio. Certamente molti risultati sono stati raggiunti, ma la FAO - ancora lo scorso 19 giugno - ha comunicato le sue nuove stime: la fame nel mondo raggiungerà un livello storico nel 2009 con 1, 02 miliardi di persone in stato di sotto nutrizione. La pericolosa combinazione della recessione economica mondiale e dei persistenti alti prezzi dei beni alimentari in molti paesi ha portato circa 100 mil  ioni di persone in più rispetto all'anno scorso oltre la soglia della denutrizione e delle povertà croniche. L'Enciclica rende avvertiti che "gli attori e le cause sia del sottosviluppo sia dello sviluppo sono molteplici, le colpe e i meriti sono differenziati". Per poi aggiungere: "Questo dato dovrebbe spingersi a liberarsi dalle ideologie, che semplificano in modo spesso artificioso la realtà, e indurre a esaminare con obiettività lo spessore umano dei problemi" (n. 21). Infatti "i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani" (n. 32). Non si fatica d'altra parte a capire che "l'aumento massiccio della povertà non solo tende ad erodere la coesione sociale, e per questa via mette in crisi la democrazia, ma ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del 'capitale sociale', ossia quell'insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensa  bili ad ogni convivenza civile" (ibidem). Solo se lo sviluppo è una vocazione e non un destino si può sperare di avere ancora margini di cambiamento e soprattutto di trasformazione. Infatti "nonostante alcune sue dimensioni strutturali che non vanno negate ma nemmeno assolutizzate, 'la globalizzazione, a priori, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le persone ne faranno'. Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità" (n. 42).  2. Lo sviluppo richiede la carità oltre la giustizia   Ma come aiutare la ragione a non cedere ad una lettura rassegnata della realtà e soprattutto come aiutarla a far emergere le potenzialità che sono dentro la risorsa che è l'uomo? Una risposta sta certamente nel fatto che già nella Deus Caritas est (n. 28), la Dottrina sociale della Chiesa venga presentata come il luogo in cui la carità purifica la giustizia. Questa purificazione, peraltro, non è altro che un momento di quella più ampia purificazione che la fede è chiamata ad esercitare nei riguardi della ragione. Il concetto di "purificazione" è tutt'altro che negativo, come potrebbe sembrare a prima vista ed è agli antipodi della semplice negazione o della pura condanna. Ciò vuol dire che la giustizia è assunta ma allo stesso tempo potenziata dalla carità. Tra queste due realtà c'è insomma una relazione che va in entrambe le direzioni: per un verso non c'è carità senza giustizia perché si tratterebbe di semplice assistenzialismo, per altro verso non si dà giustizia senza ca  rità perché si finirebbe nelle secche di un arido legalismo.  Arrivare ad intuire l'eccedenza e ancor prima la necessità della carità, vista l'insufficienza della giustizia, è però il frutto di una intuizione che va ben oltre la semplice ragione. Si richiede il recupero di una categoria, quella della fraternità, che, non a caso, Benedetto XVI pone in testa alla relazione tra sviluppo economico e società civile al capitolo terzo della Veritas in caritate. La grande sfida che abbiamo davanti "è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell'etica sociale, quali la trasparenza, l'onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma che anche nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità devono trovare posto entro la normale attività economica" (n. 36). Nasce da qui una interessante serie di riflessioni che spaziano dentro il ruolo del non profit e alludono all'ibridazione dei comportamenti economici e delle   imprese, aprendo ad approcci inabituali nell'interpretazione dei rapporti internazionali. Per arrivare ad un'affermazione forte:"Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia" (n. 53). Questa chiara affermazione che dal Vaticano II (GS, n. 77) è un punto fermo richiede in realtà "un nuovo slancio del pensiero" ed obbliga "ad un approfondimento critico e valoriale della categoria della relazione. Si tratta di un impegno che non può essere svolto dalle sole scienze sociali, in quanto richiede l'apporto di saperi come la metafisica e la teologia, per cogliere in maniera illuminata la dignità trascendente dell'uomo" (n. 53). In tal modo il Papa si fa carico, ancora una volta, di restituire dignità alla domanda su Dio e di riaprire all'interno del dibattito pubblico la questione della fede (cfr. n. 56), che è chiamata a purificare la ragione, così come la carità orienta e finalizza la giustizia, se il mondo non vuole soccombere alle sue   logiche disumanizzanti. Si comprende allora perché il Vangelo si riveli il maggior fattore di sviluppo e, di conseguenza, perché la Chiesa dia il proprio apporto allo sviluppo anzitutto quando annuncia, celebra e testimonia Cristo, quando, cioè, adempie alla propria missione di evangelizzazione.  3. Lo sviluppo sociale è la questione antropologica   Il punto di approdo di quanto detto sul rapporto tra giustizia e carità e la prospettiva più originale del testo pontificio è ricondurre la questione sociale alla questione antropologica, marcando la necessaria correlazione che esiste tra queste due dimensioni che stanno o cadono insieme. Per questo Benedetto XVI propone con forza il collegamento tra etica della vita ed etica sociale, dal momento che non può "avere solide basi una società che mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata" (n. 15). In concreto, questo vuol dire che lo sviluppo vero non può tenere separati i temi della giustizia sociale da quelli del rispetto della vita e della famiglia e che sbagliano quanti in questi anni, anche nel nostro Paese, si sono contrapposti tra difensori dell'etica individuale e propugnatori dell'etic  a sociale. In realtà le due cose stanno insieme. Un esempio eloquente è dato dalla crescente consapevolezza che la questione demografica, che attiene certamente alla dinamica affettiva e familiare, rappresenti pure uno snodo decisivo delle politiche economiche e perfino del Welfare. Aver sottovalutato l'impatto della famiglia sul piano sociale ed economico riconducendola ad una questione privata, quando non addirittura ad un retaggio culturale del passato, è stata una miopia di cui oggi pagano le conseguenze soprattutto le generazioni più giovani, sempre meno numerose e sempre meno importanti. La saldatura tra etica sociale ed etica della vita è un imperativo categorico anche in altri ambiti sensibili e porta a convincersi ad esempio che l'eugenetica è molto più preoccupante della perdita della biodiversità nell'ecosistema o che l'aborto e l'eutanasia corrodono il senso della legge e impediscono all'origine l'accoglienza dei più deboli, rappresentando una ferita alla comunit  à umana dalle enormi conseguenze di degrado. Come sottolinea con vigore il Papa:"Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l'accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono" (n. 28).   Ancora una volta l'Enciclica aiuta a far emergere un più profondo senso dello sviluppo che sa porre in relazione i diritti individuali con un quadro di doveri più ampio, aiutando così ad intendere correttamente la libertà individuale che deve sempre fare i conti anche con la responsabilità sociale. Taluni fenomeni di degrado politico cui assistiamo oggi e che rivelano mancanza di progettualità e resa ad interessi di corto respiro, così come recenti episodi di abbruttimento finanziario che hanno portato al collasso del sistema economico, colpendo le fasce più deboli dei risparmiatori, confermano che l'etica sociale si regge soltanto sulla base della qualità delle singole persone. Lo dice espressamente il Papa:" Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle coscienze l'appello del bene comune" (n. 71).  4. La questione ambientale: la priorità dell'ecologia umana   Concludo, facendo riferimento ad un tema che ha colpito la pubblica opinione e che può rappresentare una sorta di controprova sperimentale della validità della lettura dello "sviluppo integrale", che Benedetto XVI propone a tutti gli uomini di buona volontà, sulla scia della grande intuizione della Populorum progressio di Paolo VI. Mi riferisco al tema dell'ambiente, cui è espressamente dedicato una parte significativa del capitolo IV (nn. 48-52) e che rileva una ricorrente preoccupazione nel magistero dell'attuale Pontefice. Scrive Benedetto XVI :"La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso. E' necessario che ci sia qualcosa come un'ecologia dell'uomo, intesa in senso giusto. Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla   cultura che modella la convivenza umana: quando l'ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio" (n. 51).   La crisi ecologica dunque non può essere interpretata come un fatto esclusivamente tecnico, ma rimanda ad una crisi più profonda perché ai "deserti esteriori" corrispondono "i deserti interiori" (cfr. Benedetto XVI, Omelia per l'inizio del Ministero petrino, 24 aprile 2005), così come alla morte dei boschi "attorno a noi" fanno da pendant le nevrosi psichiche e spirituali "dentro di noi", all'inquinamento delle acque corrisponde l'atteggiamento nichilistico nei confronti della vita. Quando infatti l'uomo non viene considerato nell'integralità della sua vocazione e non si rispettano le esigenze di una vera "ecologia umana" si scatenano le dinamiche perverse delle povertà, compromettendo fatalmente anche l'equilibrio della Terra. Una prova ulteriore, se ce ne fosse ancora bisogno, che "il problema decisivo dello sviluppo è la complessiva tenuta morale della società" (n. 51). La crisi in atto mette in evidenza dunque la necessità di ripensare il modello economico cosiddetto "oc  cidentale", come, del resto, già auspicato nella Centesimus annus (1991). Ma lo sguardo dell'Enciclica è tutt'altro che pessimista o fatalista. Al contrario con realismo apre al futuro con il seguente invito che intende fare mio:"La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente" (n. 21). 

Cittànuova: articoli attuali

17-09-2009 di Pasquale Ferrara -

Afghanistan, cambio di missione
Da molti mesi, ormai, la parola d’ordine per l’Afghanistan è “cambio di strategia”. Dopo otto anni di presenza nel Paese di contingenti militari, dopo innumerevoli conferenze internazionali, dopo programmi di sviluppo annunciati e scarsamente realizzati, l’Afghanistan è ancora lontano dalla stabilizzazione, dal consolidamento politico-istituzionale e dal progresso socio-economico. Le ultime elezioni presidenziali, che probabilmente, nonostante le non peregrine polemiche sui brogli, confermeranno l’uscente Karzai alla guida del Paese, sono un timido segnale di normalità. Ma i cosiddetti “signori della droga” dominano incontrastati in ampie aree dell’Afghanistan, e le istituzioni afghane restano in buona misura “rintanate” a Kabul.
L’Afghanistan rimane un Paese composto in gran parte da una struttura tribale, e ciò in principio non ha nulla di negativo. Senonché le antiche affiliazioni comunitarie sono state scompaginate dall’incidenza del fenomeno dei talebani e dal miraggio di facili guadagni derivanti dalla coltivazione dell’oppio e dal traffico di stupefacenti. L’esodo dai villaggi riguarda soprattutto i giovani nelle regioni pashtun nella parte meridionale e orientale dell’Afghanistan, intorno ai porosi confini con il Pakistan.
Creare una valida alternativa di vita per queste generazioni, ad esempio attraverso programmi agricoli moderni e la disponibilità di micro-crediti, è un obiettivo strategico ma difficile da perseguire in un Paese che rimane tra i più poveri del mondo. Nella comunità internazionale cominciano a serpeggiare dubbi anche sul fatto che l’intervento militare internazionale in Afghanistan sia una “guerra per necessità” e non, come quella scatenata dall’amministrazione Bush in Iraq, una “guerra per scelta”. In ogni caso, lo strumento militare mostra i suoi limiti.
I bombardamenti contro i talebani, compiuti con le cosiddette “bombe intelligenti”, hanno colpito in molte, troppe occasioni vittime civili. Difficile se non impossibile è conquistare “le menti e i cuori” degli afghani, come si proporrebbero di fare i comandi militari e le missioni civili che operano nel Paese, se invece queste menti e questi cuori vengono troppo spesso letteralmente colpiti a morte. Più che un cambio di strategia, per l’Afghanistan c’è bisogno di un cambio di missione, capovolgendo il rapporto tra i vasti mezzi impiegati per scopi militari e quelli invece dedicati a scopi civili, insufficienti e male organizzati.

Foglio Parrochiale:Domenica 20 settembre 2009


18 settembre 2009

GENOVA

IN BACINO LA SECONDA
NAVE SEABOURN

Lo scafo della seconda unità da crociera commissionata dal gruppo Carnival al cantiere T.Mariotti, Seabourn Sojourn, entrerà domani al bacino n.4 del porto di Genova per effettuare una serie di lavori inerenti l’installazione delle eliche e dell’ asse motore che dovrebbero essere ultimati nel mese di ottobre.

Lo scafo (nella foto) , lungo 198 metri, era giunto nello scalo del capoluogo ligure lo scorso luglio proveniente da San Giorgio di Nogaro, in concomitanza con la consegna della prima unità Seabourn Odyssey..

La m/n Seabourn Sojourn, 225 suites delle quali il 90% con veranda privata, sarà ultimata e consegnata alla compagnia armatrice a maggio 2010.

La commessa Seabourn comprende la realizzazione di tre navi gemelle per un valore complessivo pari a circa 50 milioni di Euro. La consegna della terza unità è prevista a primavera 2011.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

  Messa del Giorno V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A Antifona Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie; agli occhi delle...