Dalla Radiovaticana: Angelus

San Paolo, modello di conversione, nell’incontro con Cristo che ribalta la vita: cosi Benedetto XVI all’Angelus

◊ L’incontro con Cristo che ribalta completamente la vita: ne ha parlato stamane Benedetto XVI all’Angelus, nella festa della “Conversione di San Paolo". Dopo la preghiera mariana il Papa si è soffermato sull’odierna Giornata mondiale dei malati di lebbra e sul Capodanno lunare nei Paesi asiatici. Poi l’incontro gioioso con i ragazzi dell’Azione cattolica giunti a Piazza San Pietro con la “carovana della pace”. Il servizio di Roberta Gisotti:


L’esperienza dell’Apostolo delle genti “può essere modello di ogni autentica conversione cristiana”: così il Papa, che oggi nel pomeriggio presiederà nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, un incontro di preghiera - che ha affidato a Maria - in chiusura della Settimana per l’unità dei cristiani. Un evento ecumenico che assume particolare rilievo nell’Anno Paolino. San Paolo – ha detto il Santo Padre - ci indica infatti “l’atteggiamento spirituale per poter progredire nella via della comunione.”


“Certo, noi cristiani non abbiamo ancora conseguito la mèta della piena unità, ma se ci lasciamo continuamente convertire dal Signore Gesù, vi giungeremo sicuramente”.


Ha richiamato il Papa dal Vangelo odierno la prima predicazione di Gesù in Galilea: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”, che ci riporta alla conversione di Paolo sulla via di Damasco “nell’incontro col Cristo risorto; fu questo incontro a cambiargli radicalmente l’esistenza”. “Saulo comprese – ha osservato il Papa - che la sua salvezza non dipendeva dalle opere buone compiute secondo la legge, ma dal fatto che Gesù era morto anche per lui – il persecutore – ed era risorto”. Convertirsi significa quindi anche per ciascuno di noi, credere che Gesù “ha dato se stesso” per noi, morendo sulla croce e, risorto vive con noi e in noi.


"Affidandomi alla potenza del suo perdono, lasciandomi prendere per mano da Lui, posso uscire dalle sabbie mobili dell’orgoglio e del peccato, della menzogna e della tristezza, dell’egoismo e di ogni falsa sicurezza, per conoscere e vivere la ricchezza del suo amore”.


Dopo la recita dell’Angelus, il pensiero di Benedetto XVI è corso nell’odierna Giornata mondiale dei malati di lebbra a quanti soffrono e sono emarginati a causa di questa malattia, testimoniando loro la vicinanza della Chiesa.


“Mi rallegro che le Nazioni Unite, con una recente Dichiarazione dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, abbiano sollecitato gli Stati alla tutela dei malati di lebbra e dei loro familiari”.


Poi gli auguri a tutti i popoli dell’Asia orientale che si preparano a celebrare il capodanno lunare “di vivere questa festa nella gioia”, perché la gioia – ha sottolineato il Papa - “è l’espressione dell’essere in armonia con se stessi: e ciò può derivare solo dall’essere in armonia con Dio e con la sua creazione”.


“Che la gioia sia sempre viva nel cuore di tutti i cittadini di quelle Nazioni, a me tanto care, e si irradi sul mondo!”.


Quindi il saluto affettuoso del Santo Padre ai bambini e ragazzi dell’Azione cattolica e delle parrocchie romane che hanno dato vita alla tradizionale “Carovana della Pace” per le vie della città e giungendo a piazza San Pietro, accompagnati dal cardinale Vicario, Agostino Vallini. Ed è stata quest’anno Miriam una bambina di 11 anni a leggere il loro messaggio di pace, accanto al Papa, dallo studio del Palazzo apostolico.
“Siamo venuti fin qui percorrendo le strade della nostra città, con il cuore pieno di gioia e insieme a te vogliamo gridare a tutti la nostra voglia di pace”.
Benedetto XVI ha cosi ricambiato:


“Cari ragazzi, con l’aiuto di Gesù siate sempre costruttori di pace a casa, a scuola, nello sport e dappertutto. Grazie ancora!”.


Ancora dopo i saluti nelle varie lingue, in particolare rivolto ai pellegrini di lingua inglese, ha richiamato il recente messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali sottolineando che “un saggio uso delle tecnologie informatiche può contribuire a formare comunità capaci di promuovere la ricerca della verità, del buono e del bello”.


Infine il volo su Piazza San Pietro di due colombe, simbolo di Pace, consegnate dal piccolo Marco Valerio, al Papa, che le ha liberate.

Incontri con i Missionari di Villaregia in preparazione alle Celebrazioni Giubilari dell’Addolorata

Dal 6 febbraio inizieranno una serie di incontri con i Missionari di Villaregia in preparazione alle Celebrazioni giubilari dell’Addolorata. Gli incontri saranno per categorie: operatori pastorali, famiglie giovani,….

Ecco il calendario:

VENERDI’ 6 FEBBRAIO 2009 - ore 20.30

Incontro con gli operatori pastorali: consiglio parrocchiale, catechisti, coristi, religiose, volontari, mercatino missionario, caritas,..

Vivere la comunità parrocchiale

a modo di Maria

VENERDI’ 13 FEBBRAIO 2009 - ore 20.30

Incontro con i giovani: cresimandi, ragazzi dei corsi di preparazione alla cresima, giovani dei campi scuola, ecc.

Perché Addolorata?

VENERDI’ 20 FEBBRAIO 2009 - ore 20.30

Incontro con le famiglie, genitori dei ragazzi e bambini di catechismo, le coppie, i fidanzati

Costruire la famiglia con Maria

LUNEDI’ 23 FEBBRAIO 2009 - ore 20.30

Incontro con il mondo del lavoro, della scuola, della politica, dell’impegno sociale

Realizzare nella storia

ciò che Maria annuncia

nel Magnificat

Presiede S. E. Mons. Lucio Soravito De Franceschi
Vescovo di Adria - Rovigo


Tutti gli incontri si terranno presso l'Auditorium San Zorz

Commento alla Parola 25 gennaio 2009


Cogliere il tempo opportuno


Il vangelo è la buona notizia che il Padre ci ama follemente. Che fare allora? Dio non ci chiede cose grandi, iperboliche, ma semplicemente di cambiare vita, di tornare da lui. Convertirsi non è solo smettere di fare il male - come chiedeva Giona agli abitanti di Ninive - ma è riconoscere il Dio vicino a noi nelle nostre difficoltà e che ci ama anche quando le cose non vanno come noi invece vorremmo. Per convertirsi bisogna saper allora apprezzare il nostro tempo come il kairòs datoci da Dio, il ‘tempo opportuno’ che si offre nel nostro presente. Tutto è provvisorio, ma non il senso profondo della realtà che la fede ci prospetta. Fare nostra la grande opportunità di divenire figli di Dio è saper cogliere l’occasione propizia, è credere all’evangelo del Regno, evitando di attardarci in cose inutili, transitorie, e non sottostando agli ‘schemi’ mondani che ci imprigionano.

Gesù viene misteriosamente anche oggi a cercarci là dove il nostro orizzonte di vita è come quello dei primi chiamati, chiusi nel loro gettare le reti e nel riassettarle. Come i primi quattro discepoli dobbiamo allora convertirci a lui, riconoscendo il suo passaggio nella nostra vita e l’invito incessante che egli ci rivolge a seguirlo.

Divenire suoi discepoli è rinnovare ogni giorno la nostra decisione per lui, cercando dentro la nostra storia quella sua voce che ci ha già da sempre chiamato. Si entra allora nella storia della esaltante promessa del «vi farò pescatori di uomini», che non si esaurisce certamente nel compito del ministero ecclesiale, ma coincide con l’esperienza di ogni cristiano autentico. Ecco quindi la traboccante gioia della pesca messianica che è uno strappare l’umanità dalle acque velenose del male per portarla al sicuro nella vita del Regno. Senza dubbio nessuno di noi può ‘salvare’ un altro uomo, ma tutti possiamo collaborare con Gesù a gettare la rete del vangelo, perché le persone disponibili vi si aggrappino e rinascano a vita nuova.

PREGHIERA

Signore Gesù, tu mi chiami alla conversione, a sapere approfittare

del tempo opportuno che mi è stato concesso.

Non mi chiedi di fuggire dalle mie responsabilità nel presente,

ma di indirizzare le mie scelte a ciò che è conveniente

per la mia vita spirituale e mi tiene unito a te, Signore, senza distrazioni.

Desidero con il tuo aiuto mantenere il mio cuore indiviso, consacrato a te,

nello stato di vita in cui tu mi hai chiamato.

Voglio piacerti, infatti, perché comprendo che questa è l’unica cosa

della quale vale veramente la pena di preoccuparsi, con la determinazione di tendere

con tutte le energie a te, mio Dio, mio unico fine.

La “lieta notizia” del tuo venire

in mezzo alla nostra umanità rallegri

il mio cuore e mi faccia vivere la conversione

non come uno sforzo frustrante,

ma come l’avventura della riconquista

della mia vera libertà alla quale mi hai chiamato.





Signore, voglio diventare veramente libero per potere accogliere la tua chiamata e rispondere con prontezza e generosità come i tuoi primi discepoli. È bello poterti ascoltare, seguire e servire. Che la tua grazia porti a compimento l’opera buona che hai iniziato in me!














Domenica 25 gennaio 2009


III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)


PRIMA LETTURA (Gn 3,1-5.10)
I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.

Dal libro del profeta Giona

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 24)
Rit: Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza. Rit.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. Rit.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. Rit.

SECONDA LETTURA (1Cor 7,29-31)
Passa la figura di questo mondo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mc 1, 15)
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 1,14-20)
Convertitevi e credete al Vangelo.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle carissimi, eleviamo al Padre le nostre intenzioni di preghiera per le necessità della Chiesa e del mondo, invocando l’intercessione dell’apostolo Paolo nel desiderio sincero di lasciarci convertire dalla Parola di Dio .

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Esaudisci la nostra supplica

e convertici a te, o Padre.

1. Per la santa Chiesa Cattolica, cioè, universale, chiamata ad annunciare e, soprattutto, a vivere la fedeltà al Vangelo: sia “casa” che accoglie ogni uomo, segno di speranza per quanti solcano i marosi del tempo e della storia. Preghiamo.

2. Per la pace nel mondo, dono di Dio e non espressione dell’intesa dei potenti di questo mondo: perché quanti ci governano non si lascino sedurre dai desideri personali, ma abbiano il coraggio dell’apostolo Paolo nel difendere tutti i popoli, di qualsiasi razza e religione, dando a ciascuno la dignità di persona, di membro di una società civile e amante della pace. Preghiamo.

3. Per l’unita di tutti i cristiani, chiamati a formare l’unico corpo di Cristo, che è la Chiesa: pastori e teologi delle varie Comunità che professano la loro fede nel Cristo morto e risorto si adoperino per un’autentica riconciliazione, che scaturisce dalla conversione del cuore, nell’ascolto docile delle divine Scritture. Preghiamo.

4. Per i giovani del nostro tempo, che vivono alla ricerca del senso della vita: perché sentano la chiamata che il Signore rivolge loro come all’apostolo Paolo e ne imitino il coraggio, nell’andare controcorrente testimoniando la Verità agli uomini del nostro tempo. Preghiamo.

5. Per noi qui riuniti nella celebrazione della Pasqua settimanale: perché mangiando dell’unico Pane e bevendo all’unico Calice, formiamo un solo corpo e un solo spirito e, sperimentando le nostre “vie di Damasco” riconosciamo la potenza salvifica del Signore risorto. Preghiamo

6. Per i nostri fratelli RIZZOLO CORRADO,SGUAZZIN DIRCE TAVERNA, RIZZOLO CORRADO
e CECOLIN IRIDE SGUAZZIN... … che Dio ha reso partecipi del Mistero Pasquale di Cristo, perché vivano in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.

7. Per il nostro fratello Mons. Rino Calligaris: perché,nell’anniversario della sua dipartita, il Signore dia a lui la luce eterna, preghiamo

C – O Padre, che nel tuo Figlio ci hai dato la pienezza della tua parola e del tuo dono, fa' che sentiamo l'urgenza di convertirci a te e di aderire con tutta l’anima al Vangelo, perché la nostra vita annunzi anche ai dubbiosi e ai lontani l'unico Salvatore, Gesù Cristo nostro Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. T - Amen.

Calendario settimanale 25 gennaio 2009

Lettera di ringraziamento del parroco di Gaza per gli aiuti e le preghiere

Lettera di ringraziamento del parroco di Gaza per gli aiuti e le preghiere

◊ “Che Dio spazi via la rabbia degli uomini e inondi Gaza della sua grazia. A nome della gente di Gaza vi vogliamo dire grazie, amici di tutto il mondo, per le vostre preghiere incessanti e per l'aiuto di cui abbiamo bisogno urgentemente e che speriamo ci raggiunga presto”. E’ un passo della lettera del parroco di Gaza, padre Manuel Musallam, rilanciata oggi dal sito web del patriarcato latino di Gerusalemme. Padre Manuel racconta di una terra devastata, di ferite profondissime e difficili da guarire, nel copro e nella mente degli abitanti di Gaza. Descrive l’assoluto e sempre più pressante bisogno di mettere, una volta per tutte, la parola fine alla guerra tra israeliani e palestinesi, sottolineando però che non esiste pace senza giustizia.
Nella lettera si lancia ancora una volta un appello a ciascuno, perché non si dimentichi delle sofferenze di Gaza. La lettera si apre con una preghiera: “Dio – scrive padre Musllam - spazzi via la rabbia degli uomini e inondi Gaza con la sua grazia e il suo amore. Centinaia di persone sono state uccise e molte di più sono rimaste ferite durante l’invasione israeliana. La nostra gente ha sopportato il bombardamento delle case, la distruzione del raccolto, ha perso ogni cosa e adesso è senza dimora”. “Come i primi cristiani - si legge nel documento - la nostra gente sta vivendo un periodo di grandi persecuzioni, persecuzioni che andranno testimoniate alle future generazioni come una prova della fede, della speranza e dell’amore di questa gente”. “Adesso – prosegue padre Musallam - molte famiglie sono rifugiate presso le scuole dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza ai profughi palestinesi, dove speravano di essere al sicuro. Gli aiuti di emergenza non sono ancora arrivati alla nostra chiesa e la nostra gente, avendo troppa paura ad avventurarsi nella città distrutta, non è in grado di raggiungere i magazzini in cui sono stoccati gli aiuti della Croce Rossa e delle Nazioni Unite”. “Noi speriamo in Dio ma ci appelliamo al mondo intero e in particolare alla Chiesa perché Gaza venga aiutata. Le vostre preghiere e la vostra sollecitudine saranno la nostra salvezza. Il mondo - conclude - deve trovare una soluzione per il popolo palestinese e non ci si deve accontentare di tornare al punto in cui eravamo prima che scoppiasse questa guerra. I confini che ci separano da Israele devono essere ridisegnati e l'occupazione, che è iniziata 60 anni fa, deve finire. Lo status dei rifugiati palestinesi deve essere risolto sulla base del Diritto al ritorno e Gerusalemme Est deve diventare la capitale dello Stato palestinese. Bisogna abbattere il muro dell'apartheid, aprire i valichi di frontiera, liberare i detenuti palestinesi e smantellare gli insediamenti israeliani in modo che la terra possa tornare ai suoi legittimi proprietari palestinesi. La pace è possibile solo se si accorda con la giustizia. Se il mondo garantirà i diritti umani ai palestinesi, ci sarà sicuramente pace in Medio Oriente.” (T.C.)

Visita a Gaza di mons. Franco per portare la solidarietà del Papa

Visita a Gaza di mons. Franco per portare la solidarietà del Papa

◊ Il nunzio in Israele e delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina, mons. Antonio Franco, si è recato oggi a Gaza per consegnare personalmente un aiuto di Benedetto XVI. “Ho visitato il centro di Gaza, dove ho visto molta distruzione - ha dichiarato al Sir il presule - i danni più gravi, tuttavia, sono nelle zone periferiche”.“Abbiamo celebrato la Messa nella parrocchia della Santa Famiglia, gremita di fedeli – riferisce - ho portato loro la vicinanza, la preghiera e la solidarietà del Papa anche attraverso un suo aiuto personale volto ad alleviare le sofferenze di questi giorni. La solidarietà è fondamentale in questo momento perché è strumento utile a creare le condizioni di pace e di riconciliazione”. “Ho avuto modo di parlare con il parroco, padre Musallam, con le suore e con tante persone che mi hanno raccontato la loro paura e la loro sofferenza” aggiunge il rappresentante vaticano per il quale “nella popolazione si percepisce la speranza che questa tregua regga, che si riprenda la vita più o meno normale e che si facciano sforzi per arrivare alla pace vera. C’è voglia di pace – afferma mons. Franco - la gente è stanca di questa situazione e di incertezza del domani. Speriamo che la politica cerchi, almeno un poco, di concentrarsi sulle sofferenze delle persone - ha sottolineato - cercando di dare loro risposte, senza cadere in giochi di potere e di interessi. E’ urgente occuparsi dei diritti, delle esigenze e delle aspirazioni del popolo. E credo che Obama ieri lo abbia sottolineato: servono soluzioni vere ai problemi che affliggono l’umanità”. (R.P.)

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Dalla Radiovaticana: internet 2.0

Il Vangelo nell'era di Internet al centro del convegno "Chiesa in rete 2.0"

◊ A meno di 15 anni dalla diffusione popolare di Internet la rete sta consolidando il suo ruolo di medium privilegiato e, nell’era del cosiddetto web 2.0, la Chiesa non resta a guardare. Ma si può comunicare il Vangelo sul web? Per fare il punto su questa domanda si è concluso ieri a Roma il convegno nazionale “Chiesa in rete 2.0” organizzato dalla Conferenza episcopale italiana. Tra i vari interventi quelli di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei e don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali. Ascoltiamoli, a partire da mons. Crociata, nelle interviste di Paolo Ondarza.


R. - Internet presenta indubbiamente delle sfide sempre nuove. Noi abbiamo la responsabilità di educare e di educarci, questo è sicuro, ad un uso responsabile, al rapporto con le nuove generazioni e con i piccoli che, nondimeno, hanno in questi mezzi una peculiarità di conoscenza e di utilizzazione notevole.


D. - Internet può essere uno strumento di comunione e di evangelizzazione...


R. - Può essere uno strumento se viene utilizzato in maniera responsabile, opportuna e competente.


D. - Don Domenico Pompili, Internet cambia: come si pone la Chiesa nei confronti di questi cambiamenti?


R. - Con un atteggiamento sicuramente curioso. Mi pare che il web 2.0 attesti che si passa da una fase prevalentemente passiva, in cui si fruiva di contenuti prodotti da altri, ad una fase interattiva, in cui ciascuno a suo modo è partecipe e reso protagonista attivo della comunicazione.


D. - Spesso si contrappone il reale al virtuale, una contrapposizione che può anche essere pericolosa...


R. - Personalmente, pur ritenendo che il reale e il virtuale siano due dimensioni obiettivamente diverse, credo non si debba creare una contrapposizione troppo marcata, perchè ritengo che il virtuale possa essere la premessa per passare da una semplice connessione ad una più compiuta relazione.


D. - Internet oggi crea davvero relazione?


R. - Necessariamente, la comunicazione virtuale ha, oltre che delle straordinarie possibilità, anche delle particolari ambiguità. Ritengo, però, che la Chiesa debba necessariamente fare i conti con questa realtà, tenuto conto che - stando anche agli ultimi dati di indagini del Censis - per quel che riguarda l’Italia, circa il 68, il 70 per cento degli under 35, fa quotidianamente riferimento a questa forma di linguaggio.


D. - Il viaggio, dunque, della Chiesa su Internet non comincia oggi. Un bilancio del lavoro svolto finora...


R. - Mi pare che la Chiesa abbia mostrato sin dall’inizio un’attenzione particolare, a riprova del fatto che ogni volta che c’è un cambio tecnologico, la Chiesa non si mostra distante o estranea, ma al contrario si lascia coinvolgere. E' stata presentata in questo convegno, tra l’altro, una inchiesta che descrive il rapporto tra parrocchie ed Internet, e si attesta in questa inchiesta che sono circa 12 mila attualmente i siti cattolici nel nostro territorio. Si è fatto già un grande cammino, anche se dobbiamo in qualche modo seguire le strade di questa comunicazione che cambia continuamente.

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Radiovaticana informa: udienza del mercoledì

l Papa all'udienza generale: tutti i cristiani diano testimonianza di unità in un mondo sempre più diviso. La benedizione degli agnelli nella memoria di Sant'Agnese

◊ In “un mondo sempre più diviso” è fondamentale la testimonianza “concorde” dei cristiani, che devono proseguire con “perseveranza” sulla strada della piena unità. E’ uno dei passaggi della catechesi del mercoledì di Benedetto XVI, tenuta questa mattina in Aula Paolo VI e dedicata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si conclude domenica prossima. Al termine dell’udienza generale, il Papa ha provveduto alla rituale benedizione degli agnelli, nella memoria liturgica di Sant’Agnese, e ricevuto la cittadinanza onoraria di Mariazell, la città austriaca dove sorge il Santuario mariano visitato dal Pontefice durante il viaggio apostolico del 2007. Il servizio di Alessandro De Carolis:



Un anno di “incontri, dialoghi, e gesti di fraternità” per i quali rendere grazie a Dio “con gioia”. Benedetto XVI parla del 2008 appena trascorso come di un anno a particolare caratura ecumenica, impreziosito da avvenimenti di portata storica: uno su tutti, la presenza e l’intervento di un Patriarca ortodosso ecumenico in un’assise episcopale cattolica, diventato realtà lo scorso ottobre attraverso le parole di Bartolomeo I al Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio. L’obiettivo di fondo di ogni incontro - che la Settimana di preghiera rende all’inizio di ogni anno più evidente - il Papa lo ha ribadito subito, davanti alle migliaia di fedeli stipati in Aula Paolo VI:


“La piena unità è quindi connessa alla vita e alla missione stessa della Chiesa nel mondo. Essa deve vivere una unità che può derivare solo dalla sua unità con Cristo, con la sua trascendenza, quale segno che Cristo è la verità. E’ questa la nostra responsabilità: che sia visibile nel mondo il dono di una unità in virtù della quale si renda credibile la nostra fede. Per questo è importante che ogni comunità cristiana prenda consapevolezza dell’urgenza di operare in tutti i modi possibili per giungere a questo obiettivo grande”.


Spiegando l’antica visione del profeta Ezechiele - la ritrovata riunificazione delle tribù di Giuda e Israele che ha offerto il leit-motiv della Settimana di preghiera 2009 - Benedetto XVI ha affermato che si tratta di una “trasparente parabola dell’unità”, “particolarmente eloquente per l’intero movimento ecumenico”, perché “pone in luce l’esigenza imprescindibile di un autentico rinnovamento interiore in tutti i componenti del popolo di Dio”. Un rinnovamento, ha osservato il Papa, possibile solo a una condizione, quella della “conversione del cuore”, che la Settimana di preghiera sollecita con le sue molte iniziative:


“Questo spirito ha animato la Chiesa cattolica, la quale, nell’anno appena trascorso, ha proseguito, con salda convinzione e radicata speranza, a intrattenere relazioni fraterne e rispettose con tutte le Chiese e Comunità ecclesiali di Oriente e di Occidente. Nella varietà delle situazioni, talvolta più positive e talora con maggiori difficoltà, si è sforzata di non venire mai meno all’impegno di compiere ogni sforzo tendente alla ricomposizione della piena unità. Le relazioni fra le Chiese e i dialoghi teologici hanno continuato a dare segni di convergenze spirituali incoraggianti”.


Oltre all’abbraccio con il Patriarca Bartolomeo I - e agli incontri con i capi della Chiesa apostolica armena, Karekin II e Aram I - il Pontefice ha ricordato anche la vicinanza manifestata alla Chiesa ortodossa russa al momento della scomparsa del suo Patriarca, il “fratello in Cristo” Alessio II, affermando di “restare in comunione” con coloro che si apprestano ad eleggerne il successore:


“Ugualmente mi è stato dato di incontrare rappresentanti delle varie Comunioni cristiane di Occidente, con i quali prosegue il confronto sull’importante testimonianza che i cristiani devono dare oggi in modo concorde, in un mondo sempre più diviso e posto di fronte a tante sfide di carattere culturale, sociale, economico ed etico. Di questo e di tanti altri incontri, dialoghi, e gesti di fraternità che il Signore ci ha concesso di poter realizzare, rendiamo insieme a Lui grazie con gioia”.


C’è un “desiderio che ci abita in cuore”, ha concluso Benedetto XVI: quello che “si affretti il giorno della piena comunione, quando tutti i discepoli dell’unico nostro Signore potranno finalmente celebrare insieme l’Eucaristia”. In vista di quel giorno, e sulla scorta degli insegnamenti di San Paolo, è stato l’invito finale del Papa:


“Ogni comunità cresca nell’impegno dell’unità, grazie alle varie iniziative spirituali e pastorali e alle assemblee di preghiera comune, che di solito si fanno più numerose e intense in questa 'Settimana', facendoci già pregustare, in un certo modo, il giorno dell’unità piena. Preghiamo perchè tra le Chiese e le Comunità ecclesiali continui il dialogo della verità, indispensabile per dirimere le divergenze, e quello della carità che condiziona lo stesso dialogo teologico e aiuta a vivere insieme per una testimonianza comune”.


Dopo l’udienza e i saluti ai pellegrini - uno in particolare alle Suore Missionarie della Fede, impegnate nel Capitolo generale - il Pontefice, nell'Auletta dell'Aula Paolo VI, ha benedetto gli agnelli la cui lana sarà utilizzata per la tessitura dei “sacri palli”, le insegne onorifiche che Benedetto XVI imporrà ai nuovi arcivescovi metropoliti il prossimo 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Quindi si è intrattenuto con la delegazione austriaca proveniente da Mariazell, che ha voluto insignirlo della cittadinanza onoraria, dopo averlo accolto nel settembre di due anni fa nell’antico Santuario mariano per gli 850 anni della fondazione.


"Mariazell - ha detto il Papa ai presenti, ricordando con qualche sorriso l'intensa pioggia che accompagnò il suo pellegrinaggio nel 2007 - è molto più di un posto: è l’attualizzazione di storia viva di un pellegrinaggio della fede e della preghiera nei secoli". Forse non riuscirò più a tornarci, ha soggiunto, ma "vive sempre in me". E nei mieri ricordi - ha concluso - "torno sempre a fare una sosta a Mariazell, proprio perché sento come la Madre, qui, ci venga incontro e ci riunisca tutti".

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Tregua nella Striscia: ultime dalla Radiovaticana

Secondo la radio militare israeliana, il ritiro delle forze israeliane da Gaza dovrebbe essere completato prima dell’investitura del presidente statunitense, Barak Obama, in programma domani. Lasciate postazioni importanti, rimangono poche unità incaricate di presidiare ''punti strategici'' non precisati. E si fanno dei bilanci. Un portavoce di al-Fatah - il partito del presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen - fa sapere che sedici attivisti di al-Fatah sono stati uccisi a Gaza da miliziani di Hamas, 80 sono stati "gambizzati" e centinaia di sostenitori di al-Fatah sono stati costretti ad osservare ''arresti domiciliari'' su imposizione di Hamas. Da parte sua, Hamas sostiene di aver perso solo 48 combattenti e di aver ucciso almeno 80 soldati israeliani e lanciato non meno di 900 razzi. Ma soprattutto un portavoce dichiara che il movimento intende tornare ad armarsi. Intanto, l'Egitto ha invitato Israele e le fazioni palestinesi ad incontri separati al Cairo giovedì per consolidare il cessate-il-fuoco. Ieri, il vertice a Sharm El Sheikh con capi di Stato e di governo di sei Paesi europei, più l'Onu e la Turchia, ha confermato il sostegno al piano egiziano per un cessate-il-fuoco duraturo e ha annunciato l'impegno dei partecipanti per l'assistenza umanitaria alla popolazione palestinese e la ricostruzione di 4.000 edifici residenziali demoliti a Gaza. Oggi, il presidente egiziano, Mubarak, è in Kuwait per un vertice economico arabo che dovrebbe includere una sessione specifica sulla situazione nella Striscia di Gaza.

Di fronte all’estrema fragilità della tregua nella Striscia di Gaza ci si chiede cosa possa fare la comunità internazionale per rendere più stabile il cessate-il-fuoco. Giancarlo La Vella ha girato la domanda a Giorgio Bernardelli, giornalista esperto di Medio Oriente:


R. - Questo non è stato un conflitto con obiettivi militari, ma un conflitto con obiettivi sostanzialmente politici e quindi questo è il momento che la comunità internazionale entri in questo discorso. Gaza è stata abbandonata per troppo tempo a se stessa: ne abbiamo visto i risultati. Questo è il momento buono per internazionalizzare questa crisi.


D. - E’ possibile in qualche modo coinvolgere l’Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen, rimasta forse troppo a margine di questa crisi?


R. - Non dimentichiamo che, nel bel mezzo di questa guerra, il mandato del presidente Abu Mazen è scaduto. Certo, la comunità internazionale punta sul suo coinvolgimento ma bisogna essere chiari: l’unica possibilità che questo coinvolgimento sia reale è un accordo con Hamas. E’ l’accordo interno tra le fazioni palestinesi l’unico modo per riportare l’Autorità palestinese a Gaza. E questo è paradossale, perché viene alla fine di una guerra che è seguita ad un anno e mezzo in cui c’era il boicottaggio di Hamas. Questa guerra, nei fatti, ha sconfessato quella politica. C’è qualcuno che ha parlato di questa guerra come la prima guerra d’indipendenza di Gaza: di fatto, oggi tutti hanno riconosciuto che Hamas governa a Gaza. Questo è un punto sul quale ora bisognerà riflettere.


D. - E' stata una crisi dai forti accenti politici, che tuttavia ha provocato una grande emergenza umanitaria, nella quale bisogna in qualche modo intervenire…


R. - Certo. Gli unici che ci hanno perso in questa guerra sono stati i civili di Gaza, che hanno pagato il prezzo altissimo che tutti abbiamo visto. Oggi, la chiave per cambiare davvero marcia sta in un controllo che veda coinvolta la comunità internazionale alle frontiere, che permetta di far saltare quel blocco dei confini che in questi mesi ha affamato e ha creato molti disagi alla popolazione civile di Gaza. Non si può uscire da questa crisi senza una soluzione stabile anche per questo problema, perché altrimenti il cessate-il-fuoco non ha alcuna possibilità di portare, non dico ad una pace, ma neanche ad una situazione sostenibile nel medio termine.

Angelus domenica 18 gennaio

Fermare la tragedia” che si sta compiendo in Terra Santa. All’Angelus, Benedetto XVI torna a levare alta la voce affinché si ponga fine al conflitto nella Striscia di Gaza. Il Papa ricorda al Signore le centinaia di bambini, anziani e donne “vittime innocenti dell’inaudita violenza” e invita i fedeli ad accompagnare, con la preghiera, gli sforzi compiuti da numerose persone di buona volontà:


“Spero vivamente che si sappia approfittare, con saggezza, degli spiragli aperti per ripristinare la tregua e avviarsi verso soluzioni pacifiche e durevoli. In questo senso, rinnovo il mio incoraggiamento a quanti, da una parte come dall’altra, credono che in Terra Santa ci sia spazio per tutti, affinché aiutino la loro gente a rialzarsi dalle macerie e dal terrore e, coraggiosamente, riprendere il filo del dialogo nella giustizia e nella verità. E’ questo l’unico cammino che può effettivamente schiudere un avvenire di pace per i figli di quella cara regione!”.


Dalle sofferenze dei popoli della Terra Santa a quella degli immigrati. Nella Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Papa ha rivolto il pensiero a San Paolo, “grande missionario itinerante del Vangelo” che da persecutore dei cristiani divenne, dopo la conversione, ambasciatore di Cristo Risorto per farlo conoscere a tutti:


“Questa è anche la missione della Chiesa, più che mai in questo nostro tempo di globalizzazione. Come cristiani, non possiamo non avvertire il bisogno di trasmettere il messaggio d’amore di Gesù specialmente a quanti non lo conoscono, oppure si trovano in situazioni difficili e dolorose”.


La realtà dei migranti, ha detto il Pontefice, è senz’altro variegata, ma a volte è purtroppo “penosa, difficile e talora persino drammatica”. Ognuno di noi, secondo la propria vocazione e là dove vive e lavora, ha proseguito, “è chiamato a testimoniare il Vangelo, con una cura più grande per quei fratelli e sorelle che da altri Paesi, per diversi motivi, sono venuti a vivere in mezzo a noi, valorizzando così il fenomeno delle migrazioni come occasione di incontro tra civiltà”:


“Preghiamo ed agiamo perché questo avvenga sempre in modo pacifico e costruttivo, nel rispetto e nel dialogo, prevenendo ogni tentazione di conflitto e di sopraffazione”.


Il Pontefice ha poi dedicato un pensiero ai marittimi e ai pescatori che da qualche tempo vivono forti disagi a causa della pirateria e della pesca illegale. E, ancora, parlando ai rappresentanti delle comunità cattoliche migrantes presenti a Roma ha rivolto un particolare saluto agli immigrati che vivono in Italia:


“Cari amici, vi ripeto le parole dell’apostolo Paolo: nella Chiesa voi non siete stranieri né ospiti, ma fate parte della famiglia di Dio. Sappiate inserirvi bene nella comunità ecclesiale e civile, con la ricchezza della vostra fede e delle vostre tradizioni”.


Benedetto XVI ha quindi rivolto l’attenzione alla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, iniziativa al via oggi che si concluderà domenica prossima con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. Si è soffermato sul tema della Settimana, tratto dal Libro di Ezechiele: “Che formino una cosa sola nella tua mano”. Un invito da accogliere, ha sottolineato, affinché i cristiani “camminino in modo risoluto verso la piena comunione tra loro”:


“Mi rivolgo particolarmente ai cattolici sparsi nel mondo affinché, uniti nella preghiera, non si stanchino di operare per superare gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra tutti i discepoli di Cristo L’impegno ecumenico è ancora più urgente oggi, per dare alla nostra società, segnata da tragici conflitti e da laceranti divisioni, un segno e un impulso verso la riconciliazione e la pace”.


Ancora, il Papa ha ricordato l’Incontro mondiale delle Famiglie a Città del Messico e, salutando i pellegrini di lingua italiana, l’odierna Giornata della diocesi di Roma per la Scuola cattolica:


“Cari amici, il servizio educativo della scuola cattolica è oggi più che mai prezioso, perché i bambini, i ragazzi e i giovani hanno bisogno di ricevere una valida istruzione all’interno di una visione coerente dell’uomo e della vita”.


Benedetto XVI ha assicurato la sua preghiera e il suo sostegno a quanti insegnano e studiano nelle scuole cattoliche di Roma, incoraggiandoli “ad impegnarsi sempre per formare comunità educative ricche di valori umani e cristiani”.

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Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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