CERIMONIA DI CONGEDO DA BETLEMME «I muri non sono per sempre»


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Cari Amici,

vi ringrazio per la grande gentilezza che mi avete dimostrato in questo giorno che ho trascorso in vostra compagnia, qui nei Territori Palestinesi. Sono grato al Presidente, il Sig. Mahmoud Abbas, per la sua ospitalità e le sue gentili parole. E’ stata una profonda emozione per me ascoltare anche le testimonianze dei residenti che ci hanno parlato delle condizioni di vita qui nella Zona Ovest ed in Gaza. Assicuro tutti voi che vi porto nel mio cuore e bramo di vedere pace e riconciliazione in queste terre tormentate.

È stato davvero uno dei giorni più memorabili, fin da quando sono arrivato a Betlemme questa mattina, ed ho avuto la gioia di celebrare la Messa con una grande moltitudine di fedeli nel luogo dove nacque Gesù Cristo, luce delle nazioni e speranza del mondo. Ho visto la cura prestata ai bambini di oggi nel Caritas Baby Hospital.
Con angoscia, ho visto la situazione dei rifugiati che, come la Santa Famiglia, hanno dovuto abbandonare le loro case. Ed ho visto il muro che si introduce nei vostri territori, separando i vicini e dividendo le famiglie, circondare il vicino campo e nascondere molta parte di Betlemme.

Anche se i muri possono essere facilmente costruiti, noi tutti sappiamo che non durano per sempre. Essi possono essere abbattuti. Innanzitutto però è necessario rimuovere i muri che noi costruiamo attorno ai nostri cuori, le barriere che innalziamo contro il nostro prossimo. Ecco perché, nelle mie conclusive parole, voglio fare un rinnovato appello all’apertura e alla generosità di spirito, perché sia posta fine all'intolleranza ed all’esclusione. Non importa quanto intrattabile e profondamente radicato possa apparire un conflitto, ci sono sempre dei motivi per sperare che esso possa essere risolto, che gli sforzi pazienti e perseveranti di quelli che operano per la pace e la riconciliazione, alla fine portino frutto. Il mio vivo augurio per voi, popolo della Palestina, è che ciò accada presto, e che voi finalmente possiate godere la pace, la libertà e la stabilità che vi sono mancate per così tanto tempo.

Vi assicuro che coglierò ogni opportunità per esortare coloro che sono coinvolti nei negoziati di pace a lavorare per una soluzione giusta che rispetti le legittime aspirazioni di entrambi, Israeliani e Palestinesi. Come importante passo in questa direzione, la Santa Sede desidera stabilire presto, in accordo con l'Autorità Palestinese, la Commissione Bilaterale di Lavoro Permanente che è stata delineata nell'Accordo di base, firmato in Vaticano il 15 febbraio 2000 (cfr Accordo di base tra la Santa Sede e l’Organizzazione di Liberazione della Palestina, art. 9). Signor Presidente, cari Amici, ancora una volta vi ringrazio e affido tutti voi alla protezione dell'Onnipotente. Che Dio rivolga il suo sguardo d’amore su ognuno di voi, sulle vostre famiglie e su tutti coloro che vi sono cari. Che egli benedica il popolo Palestinese con la pace

Benedetto XVI: «In Terra Santa c'è posto per tutti!»

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L'entusiasmo dei cristiani di Israele e Palestina per la vista del Papa. Il Pontefice, durante la Messa, ricorda le sofferenze di chi ha fede in Cristo in questa zona del pianeta di Mariaelena Finessi

La navetta che porta alla valle di Josafat (il cui nome letteralmente significa “Dio giudicherà”) carica pellegrini venuti a Gerusalemme dalle Filippine, come Gina Macadamia – badante presso una famiglia israeliana – che ha marito e bimba al seguito. Tutti indossano una t-shirt bianca che ricorda questa tappa (12 maggio) del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa. Prima della salita al Getsemani, l'autobus si ferma e i pellegrini scendono per mettersi in fila al cancello che si apre sull'arena in cui il Pontefice celebrerà, da qui a poco, la Santa Messa.

L'area è la parte più settentrionale della valle del Cedron, un'ampia depressione che separa la collina del Tempio dalle pendici del Monte degli Ulivi. Gli israeliani l'hanno blindata e l'ingresso nella valle è rallentato dai controlli di sicurezza. Un primo check è per stabilire – passaporto alla mano – l'identità, la provenienza e la ragione della propria presenza in questo posto. Dire che si vuole assistere alla Messa del Papa non basta, se non si dimostra di possedere uno dei pochi biglietti di invito (si ipotizza qualche migliaia) che sono stati stampati e resi nominativi. Subito dopo si va al secondo check, dove un altro soldato giovanissimo, capelli rossi e pelle bruciata dal sole, chiede di mostrargli l'invito che analizza con uno speciale apparecchio per verificare se esso sia originale oppure una copia riuscita male. Terza fila, terzo check: si svuotano borse, si fruga nel portafogli, si tastano abiti e scarpe.

Eli Hajjar, 21 anni, partecipa all'offertorio durante la celebrazione eucaristica. In mano porta un piattino di ostie e sulle spalle la kefiah palestinese «perché – dice - non dobbiamo dimenticare le nostre radici, la nostra cultura». Eli, che vive nella città vecchia, due minuti a piedi dal Santo Sepolcro, fa parte dell'Azione cattolica e collabora attivamente alle attività della parrocchia. Ha avuto la kefiah da una ragazza che è riuscita a sfuggire al controllo degli indumenti. Tutti gli altri cristiani palestinesi hanno dovuto accettare invece che il proprio copricapo, di tradizione araba, fosse buttato a terra: con quello, qui, non si entra. Poca cosa, «ciò che importa è avere il Papa tra noi perché abbiamo davvero bisogno di lui, siamo rimasti in pochi e saperlo in questa terra ci rende orgogliosi».

Padre Eugenio Scalco, veneziano ed ex insegnante di teologia, insieme ad altri cinque confratelli cappuccini vive da sei anni a Gerusalemme Ovest, meglio conosciuto come il quartiere ebraico. La loro missione è unica quaggiù: «Abbiamo scelto questa parte della città – racconta – perché vorremmo irradiare Gesù Cristo proprio in ambiente ebraico con il quale c'è, sì, un rapporto di buon vicinato ma in realtà non condividiamo alcuna attività». Quanto alla visita del Papa non ha dubbi: «Ha compiuto un atto di coraggio – dice – di cui i cristiani hanno un estremo bisogno anche perché le ragioni del conflitto non sono mai religiose quanto piuttosto politiche». Echi di applausi lo interrompono. Dall'altare il Pontefice sceglie le parole che scaldano il cuore di questi uomini e queste donne: «Desidero riconoscere le difficoltà – afferma –, la frustrazione, la pena e la sofferenza che tanti tra voi hanno subito in conseguenza dei conflitti che hanno afflitto queste terre, ed anche le amare esperienze dello spostamento che molte delle vostre famiglie hanno conosciuto e, Dio non lo permetta, possono ancora conoscere».

Con il sole che brucia la pelle, padre Francis approfitta di una crema di protezione solare capitatagli tra le mani. Originario del Venezuela, studia a Gerusalemme da due anni presso il Pontificio Istituto Biblico: «Noi cattolici siamo una minoranza qui – spiega –, anche tra gli stessi cristiani. Per noi questa visita è un segno di appartenenza perché è Benedetto XVI il nostro pastore». Alle sue spalle un cartellone, che riproduce un mosaico composto da un frate, dice “Benedetto XVI, eroe del dialogo”. Alla fine, la constatazione di una realtà che non può essere taciuta: la partenza dei cristiani verso altri Paesi, soprattutto europei, tanto che oggi se ne contano circa 400mila su 14 milioni di abitanti (i dati sono del Patriarcato latino di Gerusalemme) mettendo insieme quelli di Giordania e Palestina, con Israele che ne conta appena il 2,8% della popolazione. «Benché ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare questa decisione reca con sé come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale della città. Desidero oggi ripetere – dice il Pontefice, non senza esortare le autorità a rispettare e sostenere la presenza cristiana qui – quanto ho detto in altre occasioni: nella Terra Santa c'è posto per tutti!».

Messa sulla piazza della Mangiatoia: «Sia tolto l'embargo a Gaza» Il Papa a Betlemme incontra i palestinesi «Il muro divisorio è sbagliato » «È necess

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BETLEMME (Cisgiordania) - «Prego per le vittime di Gaza, sia tolto l'embargo ma resistete alla tentazione del terrorismo». Benedetto XVI alle 8 (ora italiana) è giunto a Betlemme nel corso della sua visita in Israele e Giordania, e ha subito parlato al cuore dei palestinesi affermando anche che «serve il coraggio di resistere a ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo: al contrario fate in modo che quanto avete sperimentato rinnovi la vostra determinazione a costruire la pace. Fate in modo che ciò vi riempia di un profondo desiderio di offrire un durevole contributo per il futuro della Palestina, così che essa possa avere il suo giusto posto nello scenario del mondo», ha detto il pontefice ribadendo l'appoggio vaticano a uno Stato palestinese e chiedendo anche alla comunità internazionale di esercitare «la sua influenza a favore di una soluzione», visto che «nessuno s'attende che i popoli Palestinese e Israeliano vi arrivino da soli». «Rinnovo perciò il mio appello - ha scandito il Papa - a tutte le parti coinvolte perchè esercitino la propria influenza in favore di una soluzione giusta e duratura, nel rispetto delle legittime esigenze di tutte le parti e riconoscendo il loro diritto di vivere in pace e con dignità, secondo il diritto internazionale. Allo stesso tempo, tuttavia, gli sforzi diplomatici potranno avere successo soltanto se gli stessi Palestinesi e Israeliani saranno disposti a rompere con il ciclo delle aggressioni».

«I MURI NON DURANO PER SEMPRE» - Il "muro" è il «punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra Israeliani e Palestinesi» ha poi detto il Papa durante la visita nel pomeriggio a un campo di rifugiati a Betlemme. Benedetto XVI ha usato il termine meno gradito agli israeliani - "muro", appunto - per definire quella che per Israele è una barriera difensiva (’fence’, in inglese) con la Cisgiordania. «In un mondo in cui le frontiere vengono sempre più aperte, al commercio, ai viaggi, alla mobilità della gente, agli scambi culturali, è tragico - ha proseguito Benedetto XVI - vedere che vengono tuttora eretti dei muri». Le critiche del Papa e i suoi auspici sono proseguiti: I «muri si costruiscono facilmente ma non durano per sempre». I muri «possono essere abbattuti» ha detto nella cerimonia in cui si congeda da Betlemme. «Ho visto il muro che si introduce nei vostri territori - ha riferito - separando i vicini e dividendo le famiglie, circondando il vicino campo e nascondendo molta parte di Betlemme».

«IL MIO CUORE È CON LE VITTIME» -Il mio cuore si volge a tutte le famiglie che sono rimaste senza casa», ha detto il Papa. «So quanto avete sofferto a causa delle agitazioni che hanno afflitto questa terra per decine di anni. Prego per le vittime di Gaza e imploro Dio per una pace giusta», ha aggiunto il pontefice rispondendo al presidente palestinese Abu Mazen, che aveva denunciato l'occupazione israeliana. «Così come ogni altro popolo, i palestinesi hanno un naturale diritto a sposarsi, a formarsi una famiglia e avere accesso al lavoro, all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Prego anche perché il lavoro di ricostruzione possa procedere rapidamente dovunque case, scuole od ospedali siano stati danneggiati o distrutti, specialmente durante il recente conflitto a Gaza. Supplico tutte le parti coinvolte in questo conflitto di vecchia data ad accantonare qualsiasi rancore e contrasto che ancora si frapponga sulla via della riconciliazione, per arrivare a tutti ugualmente con generosità e compassione, senza discriminazione».

Commento alla parola domenicale 10 maggio 2009



Uniti A Cristo Per Avere La Vita

Devo rendermi conto che il cristianesimo non è solo un messaggio, ma una vita. Non tocca solo la mente, ma fa compiere un salto qualitativo nell’ordine dell’essere. Non è solo illuminante, ma trasformante. Perché è la vita divina riversata in me da Cristo e vivificante la mia esistenza grazie alla mia comunione con lui. Chi mi può dare la vita divina, la partecipazione alla vita immortale, una vita e al di là di ogni immaginazione, se non Dio stesso? Io non posso scalare il cielo, posso solo ricevere ciò che dal cielo mi viene donato. E la ricevo, stando in comunione con Cristo, la vite, e con i fratelli, gli altri tralci. Il Padre dà la vita al Figlio e il Figlio la trasmette a coloro che sono uniti a lui: ecco la realtà che trasforma tutto!

Penso mai all’unicità della “vita divina”? Questa espressione può, a volte, apparire vaga, perché non verificabile con strumenti umani, ma è decisiva, perché è la ragione del mio “essere figlio” di Dio, della mia vita definitiva con Dio, una vita che sarà vita “di famiglia” con l’inaccessibile e gloriosa Trinità, perché ormai sono suo “consanguineo”. Il punto di saldatura insostituibile tra il divino e l’umano resta Gesù, e la comunione con Gesù. Egli è insostituibile per la mia vita di figlio di Dio, egli mi rende un tralcio sano con la sua parola, egli mi fa giungere la linfa vitale d’immortalità, una linfa che viene dall’eterno e immerge nell’eterno.

Suprema bellezza della fede! Stupendo panorama di una vita divinizzata!


Preghiera

O Gesù, come sei grande e decisivo! Con te sono vivo, senza di te sono morto.

Con te il fiume immortale della vita divina mi travolge e mi porta verso l’oceano divino, sconfinato e senza tramonto!

Con te sono tutto, senza di te sono nulla!

Ti ringrazio, Signore,

pieno d’ammirazione, d’essere venuto

a collegarmi con l’eterno,

anzi con il Padre, fonte della vita perenne! Lègami a te, perché io non sia un tralcio reciso, un tralcio senza frutto.

Tieni tu viva in me la coscienza della necessità

della mia comunione con te.

Per questo ti presento tutto il mio bisogno della Parola che mi unisce a te, dell’eucaristia

che mi nutre di te, del comandamento nuovo

che mi collega con i miei fratelli e produce il frutto più prezioso della fraternità,

della testimonianza al tuo nome

che riempie di grappoli maturi il mio tralcio.

Mondami, Signore, con la tua parola, e sostieni il mio impegno di dare frutti duraturi nei campi della fraternità e della venerazione e dell’amore al tuo santo nome, nome di vite, nome di vita, nome di frutti che maturano per l’eternità.


Anche la vite, quando intorno le è stato zappato il terreno, viene legata e tenuta diritta affinché non si pieghi verso terra. Alcuni tralci si tagliano, altri si fanno ramificare: si tagliano quelli che ostentano un’inutile esuberanza, si fanno ramificare quelli che l’esperto agricoltore giudica produttivi. Perché dovrei descrivere l’ordinata disposizione dei pali di sostegno e la bellezza dei pergolati, che insegnano con verità e chiarezza come nella Chiesa debba essere conservata l’uguaglianza, sicché nessuno, se ricco e ragguardevole, si senta superiore, e nessuno, se povero e di oscuri natali, si abbatta o si disperi? Nella Chiesa ci sia per tutti un’unica e uguale libertà, con tutti si usi pari giustizia e identica cortesia.

Per non essere piegato dalle burrasche del secolo e travolto dalla tempesta, ognuno, come fa la vite con i suoi viticci e le sue volute, si stringe a tutti quelli che gli sono vicini quasi in un abbraccio di carità e unito ad essi si sente tranquillo. È la carità che ci unisce a ciò che sta sopra di noi e ci introduce in cielo. «Se uno rimane nella carità, Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Perciò anche il Signore dice: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può produrre frutto da solo, se non resta unito alla vite, così anche voi, se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15,4s.)

(S. Ambrogio).


Domenica 10 maggio 2009




PARROCCHIA S. GIORGIO M:

Foglio per i lettori

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

PRIMA LETTURA (At 9,26-31)
Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 21)
Rit: A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre! Rit.

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli. Rit.

A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. Rit.

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!». Rit.

SECONDA LETTURA (1Gv 3,18-24)
Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 15,4.5)
Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.

VANGELO (Gv 15,1-8)
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Il Signore ci assicura che qualunque cosa chiediamo al Padre, egli ce la concederà; con fiducia rivolgiamo a lui le nostre invocazioni.
Preghiamo insieme e diciamo: Padre, sia fatta la tua volontà.

1. Perché la Chiesa, sull'esempio della prima comunità cristiana, sia sempre aperta ad accogliere la novità dello Spirito, superando ogni diffidenza e paura, preghiamo.
2. Perché tutti i cristiani riconoscano di essere testimoni del Vangelo e siano sempre animati dalla forza dello Spirito Santo che ci viene continuamente donato, preghiamo.
3. Per tutti coloro che sono provati da situazioni di dolore, di malattia, di divisioni familiari, perché si sentano uniti a Cristo, come i tralci alla vite, preghiamo.
4. Perché tutti noi in questo tempo pasquale gustiamo la gioia di essere figli di Dio, e la comunichiamo agli altri attraverso atteggiamenti di serenità e di sguardo positivo sul mondo, preghiamo.

Per i nostri fratelli DELLA TORCA SALVATORE e PINES DANILA CARGNELUTTI che Dio ha reso partecipi del Mistero Pasquale di Cristo, perché vivano in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.

Padre, nella tua volontà è la nostra pace. Tu, che ci hai fatto la grazia di diventare tuoi discepoli, fa' che, rimanendo uniti a te, possiamo portare molto frutto a lode della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.

A Vittorio Veneto si parla di Torviscosa

CASO MARINOTTI: UOMO, IMPRENDITORE, MECENATE, ARTISTA.

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Se ne parlerà in un convegno il prossimo 16 maggio
Vittorio Veneto - Si parla ancora di Marinotti a Vittorio Veneto, dopo che nel 2006 gli esponenti della sinistra ne contestarono la possibile intitolazione dell’istituto IPSIA. L’occasione è un convegno organizzato dall’Associazione Amici di Vittorio Veneto, presieduta da Maria Grazia Gottardi, sabato 16 maggio alle 9.30 presso il Seminario a Ceneda. Relatori al convegno “Caso Marinotti: uomo, imprenditore, mecenate, artista” saranno lo storico Daniele Ceschin, il docente universitario Marco Pappini, il sindaco di Torviscosa Roberto Duz, il sociologo Ulderico Bernardi e l’architetto vittoriese Mario Da Re.
Franco Marinotti nacque a Vittorio Veneto il 5 giugno 1891 e fu capitano d’industria che si dedicò ad attività commerciali d’esportazione verso la Russia, l’estremo Oriente e vari Paesi africani. Fu direttore generale della Snia di Milano, fondò lo stabilimento e la città di Torviscosa, in Friuli. Ricoprì cariche importanti come vice podestà di Milano, presidente della Provincia, presidente della Camera di commercio italo – sovietica.
“Troppo spesso si è posto l’accento sui risvolti politici della carriera di Marinotti, in particolare sui rapporti con il regime fascista, quasi dimenticando che questi hanno caratterizzato necessariamente anche l’opera di altri industriali della prima metà del Novecento. E si è dimenticato che Marinotti ha sovvenzionato le formazioni partigiane” precisano gli Amici di Vittorio Veneto.
C.B.

Dopo 8 mesi di agonia!

TORVISCOSA. Caffaro, oggi si pronuncia il tribunale. Azienda e creditori col fiato sospeso

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TORVISCOSA. Si attende l’approvazione del “pacchetto anticrisi” della Regione per sapere se la cassa integrazione in deroga per i 270 lavoratori della Caffaro sarà prolungata per un altro anno: allo stato attuale infatti la cigs in deroga viene concessa per quattro mesi. Per cui dall’11 maggio, data di scadenza della cassa integrazione straordinaria, di cui hanno fruito finora 97 addetti, i lavoratori saranno coperti sicuramente fino all’11 settembre, ma se verrà approvata la nuova proposta, questi fruiranno degli ammortizzatori sociali per un anno intero, come auspicato da Confindustria Udine.
Intanto è attesa per oggi la decisione del Tribunale di Udine, in merito all’accoglimento della richiesta di ammissione alla Prodi bis, presentata il 3 aprile dal liquidatore Paolo Bettetto, per la Caffaro Chimica srl (ricordiamo che Caffaro srl è ancora in liquidazione), l’istanza di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria porterà alla gestione dell’azienda da parte di un commissario. Il Gruppo Snia puntualizza che da questa udienza, mai stata rinviata prima, emergerà quale potrà essere lo scenario del futuro industriale della Caffaro Chimica di Torviscosa. Sulla sentenza che il Tribunale di Udine, emetterà oggi, vertono anche le speranze delle ditte creditrici, una quarantina, di cui 25 friulane, nei confronti delle quali Caffaro vanta una situazione debitoria per circa 60 milioni di euro che, solo con l’accoglimento della Prodi bis, hanno la possibilità di riscuotere parte dei loro crediti.Intanto si resta ancora in attesa di sapere come si esprimerà il Ministero all’Ambiente in merito alla nuova proposta di transazione (relativa alle bonifiche ambientali dei siti industriali di Caffaro, valutate circa 250-300 milioni di euro) presentata da parte di Caffaro Chimica srl, Caffaro srl e Snia spa per la quale il Gruppo ha messo sul piatto la cessione allo Stato di importanti assett (beni immobiliari e risorse) per ricercare una soluzione sia delle problematiche ambientali che per quelle produttive.Ricordiamo che qualora venisse accolta, anche la Regione, attraverso Friulia, si è impegnata a intervenire, come pure la Provincia di Udine. Restano in attesa di quanto accadrà nei prossimi giorni anche i nuovi possibili partners o nuovi imprenditori disposti a rilevare il sito chimico di Torviscosa (tra questi il più interessato è l’industriale chimico bolognese Bertolini che ben conosce l’azienda e che è stato componente del Cda di Snia): dopo otto mesi di agonia si attende una soluzione che metta finalmente la parola fine alla vicenda e dia il via alla rinascita della chimica friulana.Francesca Artico

Unico polo chimico

Chimica: cavaliere bianco per Caffaro e Ineos (MF)

MILANO (MF-DJ)--Potrebbe essere il cavaliere bianco della chimica italiana, se alle intenzioni seguiranno i fatti. Francesco Bertolini, a.d. dell'omonimo gruppo bolognese, potrebbe lanciare una ciambella di salvataggio alla Vinyls Italia (ex Ineos Italia) e alla Caffaro Chimica di Torviscosa (partecipata di Snia, che detiene il 100% della controllante Caffaro srl).
L'obiettivo di Bertolini, si legge su MF, e' costituire un unico polo chimico nazionale che potrebbe comprendere anche l'impianto del clorosoda della Caffaro Chimica. Nel dettaglio, la disponibilita' per gli asset ex Ineos e' subordinata al fatto che Sartor porti i libri in tribunale e si apra cosi' la possibilita' di acquisirli, sia pure in gestione, in sede fallimentare.
Il progetto e' ambizioso ma, apparentemente, alla portata di Bertolini. Il gruppo bolognese fattura oltre 200 mln euro, lavora nel commercio di prodotti chimici di base, e' un cliente noto dei produttori chimici di Marghera e ha partecipazioni in societa' chimiche di trading. red/mur

Ogni domenica a Messa...

SAN GIORGIO DI NOGARO. Muore travolto mentre attraversa la strada

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SAN GIORGIO DI NOGARO. È morto all’ospedale di Cattinara a Trieste, dove era già giunto in gravissime condizioni, Roberto Bettin, conosciuto in paese come Marcello, 74enne di San Giorgio di Nogaro, investito ieri pomeriggio attorno alle 16 a Zellina da un’autovettura.Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’anziano ha improvvisamente attraversato la Regionale 14, forse in prossimità delle strisce pedonali, quando è stato travolto da una Peugeot proveniente da San Giorgio e diretta in direzione di Latisana, alla cui guida si trovava una donna di Muzzana del Turgnano, che aveva accanto il marito.Un impatto inevitabile, la donna non ha potuto evitarlo: l’anziano è caduto procurandosi un forte trauma toracico, oltre che varie ferite al corpo.Scattato immediatamente l’allarme, sul posto sono giunte in breve un’ambulanza dall’ospedale di Palmanova e l’elisoccorso del 118, i cui sanitari si sono adoperati a lungo per cercare di stabilizzare le condizioni del Bettin, ma queste sarebbero apparse subito gravi tanto da rendere necessario intubarlo, inducendo i responsabili del servizio sanitario ad elitrasportarlo al Cattinara di Trieste, dov’è stato accolto in prognosi riservata. Ma non c’è stato nulla da fare: in serata, purtroppo, il decesso.Sul posto sono anche intervenute una pattuglia di carabinieri del Comando di Latisana e una della stazione di San Giorgio, con il comandante Fabio Della Zanna, nonché la polizia municipale sangiorgina che ha provveduto a smaltire la lunghissima coda (il traffico sulla regionale è sempre intensissimo) che in ambedue le direzioni, raggiungeva circa tre chilometri.Roberto Marcello Bettin, pensionato, ex agricoltore, abitava da solo nella casa padronale di via Ciampaz 4. L’uomo era molto conosciuto a Zellina, dove si reca spesso a passeggiare, come una persona mite e molto prudente. (f.a.)

TORVISCOSA. Caffaro, un altro anno di “cassa” E la Prodi-bis slitterà a giugno



TORVISCOSA. Un altro anno di cassa integrazione straordinaria in deroga, in base a un accordo con la Regione. Ma anche un ulteriore rinvio della decisione, da parte del Tribunale di Udine, per la richiesta dell’azienda di poter accedere ai benefici della “Prodi-bis”: sono le due novità emerse ieri, la prima durante una comunicazione tra sindacati e rappresentanti di Confindustria.
La cassa integrazione (che era stata richiesta e concessa a tutti i 270 lavoratori della Caffaro) riguarda 97 dipendenti a casa fino all’11 maggio. E il nuovo provvedimento scatterà dunque da questa data e potrebbe anche interessare tuutti gli altri lavoratori. La novità è giunta ieri ai sindacalisti da fonti della Confuindustria.
E nel contempo sono emerse alcune novità in merito alla richiesta della “Prodi-bis” da parte della Snia: secondo indiscrezioni, infatti, il tribunale di Udine potrebbe rinviare la decisione a metà giugno. Nulla da fare, dunque, fino a tale data: se ne parlerà dopo le elezioni.
I tempi si allungano. Il tribunale attende di sapere come il Ministero all’ambiente si esprimerà in merito alla nuova proposta di transazione, decisione ritenuta fondamentale per l’accoglimento della “Prodi-bis”, presentata lo scorso 6 aprile da Snia, che metteva sul piatto 285 milioni di euro, ovvero dove l’azienda si impegnava a cedere allo Stato tutti gli importanti assett di Caffaro (270 milioni di euro di valori immobiliari) e a mettere a disposizione risorse per a 15 milioni di euro, in percorso finalizzato alla risoluzione delle questioni relative alle bonifiche e al danno ambientale.
Come più volte ribadito dal’ad di Snia, Antonio Onorato, le questioni da sciogliere relative al sito di Torviscosa sono di due tipi: una è da riferirsi al progetto che porterà alle bonifiche del sito e alla sua riqualificazione ambientale unitamente al rilancio industriale (progetto già approvata dalla Conferenza dei servizi); l’altra questione è relativa alla gestione delle misure che porteranno alla riparazione del danno. Su quest’ultimo, il management di Snia avrebbe espresso dubbi sulle capacità finanziario-economiche del Gruppo per riparare a tale danno.
Francesca Artico

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

  Messa del Giorno V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A Antifona Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie; agli occhi delle...