Udine. Amianto, in causa altri 400 malati

«L’Ass 5 ha fornito i dati troppo tardi»

Amianto, in causa altri 400 malati

Assistiti dalla Cgil, contano di ottenere benefici dopo le ultime sentenze favorevoli

LA CRITICA

IL CASO


FONTE

I sindacalisti aprono una polemica con la Cisl: dovevamo agire insieme I lavoratori esposti hanno operato in Friuli dal dopoguerra al 1992

Torna a esplodere il caso amianto. Un caso che viene dal passato, ma che tiene ancora in sospeso centinaia e centinaia di lavoratori. Dopo la sentenza del tribunale di Udine che ha riconosciuto l’esposizione all’amianto di 12 lavoratori del polo chimico di Torviscosa, la Cgil è pronta a presentare 130 ricorsi per altrettanti lavoratori sempre del polo chimico.
Complessivamente il patronato della Cgil sta seguendo più di 400 casi. E non è finita qui. Secondo la Cgil sarebbero migliaia i lavoratori della provincia di Udine che hanno dovuto fare i conti con l’amianto nel periodo che va dal dopoguerra al 1992. Ma soltanto una minima parte può sperare di vedersi riconosciuto il diritto di andare in pensione prima del tempo con un beneficio economico.
«Per fare domanda di riconoscimento c’era tempo fino al 30 giugno del 2005 – spiega infatti Danilo Margheritta, direttore dell’Inca, il patronato per l’assistenza e la previdenza della Cgil – e purtroppo solo una minima parte dei lavoratori esposti l’ha presentata: in tutta la provincia saranno poco più di mille. Molti altri pur avendo fatto domanda non avranno benefici perché sono già andati in pensione: una vera e proprio beffa che per quanto ci riguarda interessa 65 lavoratori».
Quello tracciato dalla Cgil è insomma un ritratto drammatico del Friuli del dopoguerra: vecchi impianti industriali in disuso dalle tubature coibentate e isolamenti con pannelli d’amianto, coperture in eternit, tubature idriche. «Inoltre – dice il segretario della Cgil, Glauco Pittilino – c’è chi abusivamente scarica nei fossi o in luoghi appartati materiali da lavorazioni edili contenenti amianto. Avere una completa mappatura è praticamente impossibile, quello che è certo è che all’interno di questo quadro ci sono dipendenti di aziende metalmeccaniche, chimiche, dei trasporti, dell’edilizia e di altri settori che per anni hanno svolto la loro attività in ambienti contaminati dalle famigerate fibre d’amianto». Ma – mette in guardia Margheritta – «generalizzare è impossibile perché ogni singolo caso fa storia a sé». Ecco perché alla Cgil non è piaciuta la “fuga in avanti” della Cisl che attraverso l’Inas ha promosso una serie di cause pilota per 12 lavoratori del polo chimico e per 15 impiegati in un’acciaieria.
«La sentenza è sicuramente positiva – dice Pittilino – , ma se avessimo agito unitariamente avremmo potuto ottenere risultati migliori». Nel “mirino” della Cgil c’è anche l’Ass 5. «Non è da oggi – prosegue Pittilino – che si scopre il problema dell’amianto e sorprende il fatto che l’Ass 5 della Bassa Friulana snoccioli solo ora dati, cifre e incidenze patologiche. Se avessimo avuto i dati anni fa probabilmente si sarebbe rafforzata la prevenzione e avremmo a disposizione degli strumenti più forti a tutela della salute dei lavoratori. Inoltre sarebbe stata più agevole la strada per accedere ai benefici pensionistici o al danno biologico previsti dalla legislazione in materia».
Proprio con l’obiettivo di fare maggiore chiarezza sulla situazione venerdì 26 giugno alle 15 la Cgil insieme all’Inca terrà un incontro pubblico al Cid di Torviscosa. «Saranno illustrati i criteri e i requisiti per accedere ai benefici di legge al fine di evitare false aspettative o improprie convinzioni – conclude il segretario della Filcem Cgil, Roberto Di Lenardo – . Il tutto tenendo conto della complessità delle leggi e dei regolamenti che purtroppo non rendono automatico il diritto come invece qualcuno erroneamente paventa».
Cristian Rigo

Un estratto dall'Annuario di Ad Undecimum...ci parla della futura, ma in parte attuale, Zellina

Da “ZELLINA: una Comunità e la sua storia. “
di Flavia Tomba, Presidentessa del Circolo Culturale Ricreativo di Zellina (22-29 Agosto 1999) - Fonte

…Attraverso mappe e fotografie si è evidenziato come il nucleo abitato, seppur di piccole dimensioni, abbia resistito al passare del tempo e abbia mantenuto pressoché inalterata la propria configurazione. Nato a ridosso della Via Annia, strada di epoca romana, ed in prossimità della roggia oggi chiamata Zellina, il nucleo antico del borgo, di cui tuttora sopravvivono, seppur con sostanziali modifiche, alcune costruzioni, testimonia con la propria conformazione e, soprattutto, con il proprio toponimo la tradizione contadina della frazione. Si tratta, infatti, di un gruppo di edifici disposti a corte (com'è tipico dell'architettura rurale della Bassa Friulana) denominato "Borg da Forcje". L'abitato della frazione è rimasto sostanzialmente inalterato nel corso degli ultimi tre secoli. E' solo nella seconda metà del Novecento che il numero dei nuclei familiari aumenta in modo considerevole e, di conseguenza, si assiste ad una piccola esplosione edilizia. Purtroppo, quest'ultima si è concentrata per lo più lungo gli assi di comunicazione con i paesi vicini con il risultato che l'abitato non ha più una propria identità precisa. Attualmente non esiste più un vero e proprio "centro" del borgo. L'area su cui sorgono la chiesa, il campo di calcio e l'ex sede delle scuole, con alcuni piccoli interventi potrebbe diventare il luogo catalizzatore della vita comunitaria, ma ciò richiede che sia risolto un problema fondamentale: il collegamento per mezzo di una pista ciclabile tra la frazione e San Giorgio che permetterebbe, tra l'altro, di raggiungere l'area suddetta da qualunque punto di Zellina, in tutta sicurezza e senza ricorrere all'automobile….

Il sito del Comune ci parla della Chiesa di Zellina

Con le dovute correzioni pubblico estraendo dal sito di San Giorgio di Nogaro, sperando di far cosa gradita a chi ha amato questi sacerdoti. Anche al giorno d'oggi Zellina ha trovato chi vuole il bene della Comunità.

CHIESA DI ZELLINA
Zellina, toponimo recente in viale Venezia.

Alla chiesa, dedicata all'IMMACOLATA DI MARIA, la prima pietra venne posta il 12 dicembre 1948. Completata sotto la direzione pastorale di don Lauro Minin e don Bepo Minighin, prima e don Bruno Roselli, poi, con il contributo volontario in opere materiali ed economiche di tutta la popolazione, la quale, per questo, alla fine della guerra smantellò un campo d'aviazione militare.

Il cemento ricavato dalla pista d'atterraggio venne trasformato in mattoni con i quali la popolazione edificò la chiesa. La benedizione solenne venne celebrata nel Natale del 1949 e la prima Messa l'indomani, giorno di Santo Stefano.

Da Radiovaticana

Usa: rabbino chiede canonizzazione di Pio XII

◊ Fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sulla beatificazione di Pio XII, adesso prega invece per lui e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo. E’ un rabbino statunitense che si è pronunciato sulla vicenda nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione dal titolo: “Papa Pio XII. Un’antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana. Il rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, spiega il perché di questo suo ripensamento. “Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che il Papa potesse fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni di ebrei furono uccisi”. Poi – ha raccontato il rabbino – nel mese di settembre del 2008 era stato a Roma, su invito di Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva capire il ruolo di Papa Pio XII durante l’Olocausto. In quell’occasione il rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema. Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione – riferisce l’agenzia Zenit. “Le prove che ho visto – ha scritto lo statunitense – mi hanno convinto che la sola motivazione di Pio XII è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”. E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perché fu sempre anticomunista”. “E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”. “Io spero – ha auspicato il rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”. Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, ha parlato del “bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”. Suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora. Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a Zenit a cui ha rilasciato un’intervista – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”. Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti. Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen: “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di nazismo dai comunisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”. In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”. “Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di Stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”. (A.V.)

Da Radiovaticana

Uganda: una casa per bambini orfani

◊ “L'Uganda sembra a prima vista un vero paradiso eppure questo Paese vive il dramma della povertà che provoca sofferenza e morte” afferma padre Danilo Salezze in riferimento alla nascita in cantiere di una casa-famiglia per i bimbi orfani e per le mamme abbandonate a Mbarara, nel sud ovest dell'Uganda. Lo prevede un progetto di solidarietà promosso dai frati della basilica di Sant'Antonio da Padova. L'iniziativa si è concretizzata dopo il recente viaggio proprio di padre Salezze, direttore generale del «Messaggero di Sant'Antonio» ed ora è stata rilanciata anche dalla rivista mensile pubblicata dai francescani conventuali. Il direttore racconta delle enormi difficoltà vissute dalla popolazione, spiegando che alla lunga guerra civile, alla miseria e alla fame, si accompagna la piaga terribile della diffusione dell'Aids. Dei trenta milioni di persone infette da hiv nel mondo, due milioni infatti sono ugandesi e l'80% non sa neppure di essere in questa situazione di estremo rischio. Peraltro non esiste in Uganda una medicina di base, e solo chi può pagare riceve qualche assistenza. Nel Paese l'Aids, oltre a fare moltissime vittime, - riferisce l’Osservatore Romano, occupatosi dell’iniziativa dei frati - è diventato fra l'altro la causa prima di molte altre situazioni drammatiche, come quella dei milioni di bambini rimasti orfani. C'è infine un elevato numero di donne malate a causa del virus, le quali sono colpite anche da altre patologie, fisiche o mentali, tutte conseguenza dell'abbandono in cui si trovano. “A questi bambini e a queste donne, dunque — sottolinea il direttore — sarà dedicata la casa-famiglia Shalom, che rappresenta un segno della solidarietà concreta dei tanti devoti di sant'Antonio sparsi nel mondo”. “Il progetto — specifica padre Salezze — nasce in collaborazione con la comunità Yesu Aurire (Gesù è vivo) di Mbarara, fondata da un sacerdote della diocesi di Mbarara, padre Emmanuel Tusiime”. “Nel progetto — aggiunge — è coinvolto un gruppo di volontari laici, uomini e donne che hanno conosciuto direttamente il dolore, il lutto, la malattia e l'abbandono, e che oggi sono impegnati nel restituire dignità alle persone che chiedono aiuto”. Per i promotori, l'iniziativa di solidarietà è insieme un modello di assistenza e sviluppo, che si basa su una grande esperienza di fede. Casa Shalom sarà in grado di accogliere fino a un centinaio di persone: settanta bambini orfani e malati affetti dall'Aids, quindici mamme sofferenti per disturbi psichiatrici con i loro bambini; oltre a un gruppo del personale volontario e medico. Il terreno è già disponibile e la comunità di Mbarara è pienamente coinvolta nell'iniziativa. Padre Emmanuel pensa già agli sviluppi futuri della casa di accoglienza: essa sarà collegata all'ospedale e all'università e diventerà un luogo di formazione per gli operatori sociali. L'intera città verrà coinvolta nell'iniziativa, i bambini bisognosi di assistenza saranno così reintegrati nelle famiglie e le donne troveranno un lavoro. Manca per ora il denaro per comprare il materiale e pagare il lavoro degli operai, ma i francescani della basilica di Sant'Antonio di Padova, attraverso la Caritas antoniana, hanno comunque deciso di appoggiare questo progetto, convinti nell'aiuto di tanti amici. (A.V.)

Un estratto da Vita Cattolica

LA TESTIMONIANZA DI TRE PARROCI HA CONCLUSO

L’ANNUALE INCONTRO RESIDENZIALE DEL CLERO UDINESE,

SVOLTOSI A PIANI DI LUZZA DAL 3 AL 5 GIUGNO

La domenica è ancora festa

LA DOMENICA, nonostante i centri

commerciali aperti e la tentazione

per l’uomo moderno di viverla solo

come tempo libero, in Friuli è

ancora un importante spazio per

vivere la dimensione della festa, in cui la

presenza del sacerdote è accolta come

preziosa dalla comunità cristiana: è emerso

venerdì 5 giugno, nella tavola rotonda

che, presso il villaggio Getur di Piani

di Luzza (in comune di Forni Avoltri),

ha concluso l’annuale incontro residenziale

del clero diocesano di Udine.

Tre giorni (dal 3 al 5 giugno) in cui sacerdoti

e diaconi friulani hanno dedicato

del tempo alla formazione (con gli apprezzati

interventi sul senso cristiano

della festa da parte del prof. Andrea Grillo,

docente di Liturgia agli istituti S. Anselmo

di Roma e S. Giustina di Padova) e

al libero confronto tra di loro sulle difficoltà

del ministero, in un clima di comunione

e privi dell’assillo degli impegni

pastorali quotidiani.

Nella tavola rotonda i tre arcipreti di S.

Giorgio di Nogaro (mons. Livio Carlino),

Ampezzo (mons. Pietro Piller) e S. Pietro

al Natisone (mons. Mario Qualizza) hanno

fatto emergere l’immagine di parroci

friulani che, nelle diverse realtà della Bassa,

della Carnia e della Slavia Friulana, respingono

«la tentazione di trasformarsi

in burocrati del sacro, per essere invece

sempre di più ministri del mistero», come

ha sintetizzato il moderatore, mons.

Duilio Corgnali (arciprete di Tarcento).

Il senso della festa è più vero e sentito

nelle comunità più piccole e povere dal

punto di vista della presenza umana.

«Nelle piccole comunità le relazioni sono

molto più semplici – ha raccontato don

Carlino –. E così è più facile vivere il senso

della festa. Nel paese grande invece c’è

più la sensazione di avere di fronte un’assemblea

fedele ad un precetto, ad un appuntamento

». Non tutte le Messe domenicali,

però sono uguali: «In Duomo a S.

Giorgio di Nogaro nell’Eucaristia delle

8.30, quella degli anziani, percepisci subito

il senso della festa. L’assemblea canta,

risponde, è vivace». Alle 11 ci sono più

laici che si impegnano nella liturgia, il coro

che anima, «ma nel complesso l’assemblea

è più eterogenea, fredda. Ed ancor

peggio la domenica sera».

Celebrando nelle sue parrocchie di

Ampezzo, Sauris, Socchieve e Raveo,

mons. Piller trova un clima «di festa familiare

», un «rapporto bello, caratterizzato

da amicizia e stima reciproca». Peccato

che la partecipazione alle liturgie riguardi

ormai solo il 10% della popolazione

con la «grande assenza della fascia di età

che va dal post-cresima ai 30-40 anni».

Fanno eccezione le feste patronali, percepite

ancora da tutti come qualcosa

«che tiene vive l’identità e la storia del

paese». Occasioni importanti per «riallacciare

relazioni umane vere» e per far

riemergere che «il senso della festa è nel

Signore Gesù e nel messaggio del Vangelo

».

«Sono parroco in una zona un tempo

servita da 10 sacerdoti», ha sottolineato

mons. Mario Qualizza, evidenziando soprattutto

alcuni dati riferiti al territorio di

Pulfero: popolazione sparsa in 47 borgate

collegate da 50 chilometri di strade comunali,

ben otto chiese aperte al culto,

con l’aiuto di due sacerdoti, don Davide

Larice e don Sandro Piussi (il primo attivo

in zona da oltre 20 anni, il secondo da

qualche mese). E le piccole comunità sono

un patrimonio che non può andare

disperso, ha evidenziato mons. Qualizza:

«Incontrando le persone, specie nei paesi

più poveri dal punto di vista della presenza

umana, si scoprono tesori bellissimi di

partecipazione alla festa cristiana. Ho

fatto mie le parole del Vangelo: "essere

lievito e sale". In ogni paese ci deve essere

un gruppetto che poi trascina tutti gli

altri, come accade nei nostri paesi in occasione

del rosario in maggio. Invece di

guardare la massa che non c’è, dobbiamo

dare importanza al lievito e al sale».

Esperienze, confermate da altri interventi

nel dibattito, che hanno evidenziato

la necessità che in nessun paese alla

domenica sia lasciata la chiesa chiusa. Una

posizione ribadita nel suo intervento

conclusivo dal vicario episcopale per la

pastorale, mons. Igino Schiff, che ha sottolineato

l’importanza della presenza e

della vocazione laicale anche nella liturgia,

da coltivare e promuovere: «È una

presenza attiva e fondamentale. Certo, i

soggetti e le responsabilità che si moltiplicano

possono dare l’impressione di un

fenomeno un po’ disordinato, ma la crescita

di questa coscienza diffusa di corresponsabilità

è fondamentale». Proprio i

laici vanno responsabilizzati per tenere

vivo il senso della festa con la celebrazione

della Parola di Dio laddove non ci può

essere la S. Messa: «Tutti i cristiani devono

restare alla domenica nella propria

comunità – ha ribadito mons. Schiff –.

Magari, dopo aver partecipato alla celebrazione

della Parola di Dio, chi lo desidera

può anche spostarsi per andare a

partecipare alla Messa. Ma se i più forti,

quelli che possono muoversi, se ne vanno,

e lasciano soli i più "deboli", quelli

che sono impossibilitati a farlo, così accelerano

il disfacimento della comunità,

senza la quale non si celebra più l’Eucaristia

».

ROBERTO PENSA

All’imprenditore consegnato il riconoscimento “Itinerannia 2009″. «Già in settembre i primi segnali della ripresa»




«L’ampliamento tarda a causa del sito inquinato»

San Giorgio premia Steno Marcegaglia

«Anche qui abbiamo avuto problemi, ma senza ricorrere alla cassa integrazione»

AUSSA CORNO

SAN GIORGIO DI NOGARO. «L’Italia supererà la crisi ad iniziare dal 2010, anche se già da settembre cominceremo ad avere le prime avvisaglie della ripresa. Per quanto riguarda gli investimenti, questi sono già iniziati e il Gruppo ne sta facendo per 1,5 miliardi di euro in Polonia, Stati Uniti, Cina e Russia». Ad affermarlo è il cavaliere del lavoro Steno Marcegaglia, fondatore e presidente dell’omonimo Gruppo industriale, nonché padre di Emma, presidente di Confindustria, che ieri pomeriggio, durante una cerimonia a villa Dora, ha ricevuto a San Giorgio di Nogaro il premio “Itinerannia 2009″.
Stimolato dalle domande del giornalista Renato D’Argenio, Steno Marcegaglia ha ribadito che l’Italia uscirà prima degli altri dalla crisi perché gli imprenditori hanno più coraggio e lavoratori più seri e impegnati che altrove.
A confermare il suo ottimismo c’è, inoltre, la ripresa dell’acciaio che a suo dire è significativa. L’industriale, però, ha rimarcato che c’è bisogno di riforme, perchè il costo del lavoro è più alto che nel resto negli altri Stati e lo stipendio dei lavoratori più basso. «Io mi auguro - ha sottolineato - che i governi, di qualunque fazione siano, facciano quelle riforme di cui abbiamo bisogno e dichiarino guerra agli sprechi per ridurre le imposte. Non è possibile che i lavoratori che superano una certa cifra abbiano il 40% di imposte! Il futuro dell’impresa è dare molto potere d’acquisto ai lavoratori affinchè si rimetta in moto l’economia. Bisogna avere il coraggio di fare scelte anche scomode in materia: mia figlia Emma lo sta ribadendo fino allo spasimo».
In merito al suo Gruppo, Steno Marcegaglia ha sottolineato che negli oltre 50 insediamenti produttivi con 6.500 dipendenti solo tre hanno avuto qualche problema (anche nello stabilimento di San Giorgio), ma non si è ricorsi alla cassa integrazione; si è invece optato per la riduzione delle ore lavorative a 32 o 24, percependo lo stipendio come se si lavorasse 40: appena la crisi sarà superata, i dipendenti «restituiranno» le ore con gli straordinari arrivando a 48. Marcegaglia ha inoltre ribadito che il Gruppo investe tutto ciò che guadagna, non avendo soci con i quali dover fare i dividendi, evidenziando che ha un capitale sociale, più risorse accumulate, pari a 789 milioni di euro, e un fatturato superiore a 4,2 miliardi.
L’imprenditore non ha lesinato poi qualche critica agli Stati Uniti, «che ne hanno combinate di tutti i colori e ci ridevano dietro, alla fine noi usciremo perché sappiamo far bene», nè all’Inghilterra, «che ha dimenticato come si lavora e oggi l’India, sulla quale comandava, se la sta comprando».
Per quanto riguarda invece gli investimenti nell’area industriale della Bassa friulana, ha spiegato che l’ampliamento dello stabilimento ubicato nell’Aussa Corno, per produzioni di nicchia, sta tardando a causa del sito inquinato e delle difficoltà che il direttore generale del ministero all’Ambiente crea, «ma ce la faremo - ha assicurato - come del resto manterremo fede all’investimento programmato per un nuovo polo siderurgico nei terreni del Feraul (160 milioni di euro da realizzarsi entro il 2013, ndr), dove abbiamo già acquistato 100 mila metri quadri di terreno».
Francesca Artico(rassegna stampa Messaggero Veneto) Fonte

Calendario settimanale 14 giugno 2009

Sabato 20 giugno a Zellina!




Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria - Zellina

Sabato 20 giugno 2009

Festa del Cuore Immacolato di Maria

alle ore 19.00

Sua Ecc. Mons. Pietro Brollo

Presiede la S. Messa e la Benedizione della Chiesa restaurata

Commento alla parola domenica 14 giugno 2009





Prendete e Mangiate...




In Marco l’istituzione dell’eucaristia, celebrata nel contesto dell’Ultima cena del Signore con i suoi discepoli, è così legata alla morte del Signore da esserne, oltre che un’anticipazione sacramentale, anche una profezia.

Infatti Gesù, nell’intimità del cenacolo e prima della sua passione, sia con le parole sia con i gesti, attua quello che annuncia. Il pane spezzato e il calice che offre ai suoi discepoli, come richiedeva l’uso della pasqua ebraica, sono l’annuncio del nuovo patto, suggellato dal suo sangue, che, quale «agnello senza macchia», offre per la salvezza di tutti. E impone ai suoi di rinnovare quest’azione per tutti fino a quando ritornerà di nuovo tra di loro.

La chiesa, obbediente a questo comando, fa questo sacrificio e così «annuncia la morte del Signore, proclama la sua risurrezione e attende la sua venuta nella gloria». Cristo, in modo mirabile, rimane in mezzo ai suoi, li fa partecipi al sacrificio di redenzione e si fa cibo e bevanda per il loro nutrimento spirituale. Nutriti del Corpo e Sangue del loro Redentore, tutti i redenti diventano «un solo corpo e un solo spirito

in Cristo».

Tutto questo avviene attraverso la potenza dello Spirito che fa sì che tutti i credenti diventino in Cristo un sacrificio vivente a gloria di Dio Padre. L’Eucaristia è il preannunzio della piena partecipazione alla vita di Dio nell’eternità e il pegno di vita eterna, perché chi mangia il suo corpo e beve il suo sangue ha già la vita eterna in sé e l’avrà pienamente nell’eternità.

Vivere la messa

L’espressione è diventata oramai un luogo comune. Ma non basta mai: specialmente in un periodo come il nostro, in cui il cristianesimo è sottoposto a un lavoro di essenzializzazione, in cui è diminuita ogni struttura e aiuto dall’esterno, è più che mai urgente l’insistenza su queste idee “essenziali”. E urge insegnare in che modo concretamente l’eucaristia possa e debba essere calata nella vita di ogni giorno, in che modo possa e debba davvero diventare quella luce che dà spiegazione e significato alle vicende umane.

Chi non ha nulla da offrire-soffrire, non può “partecipare” all’Eucaristia: Cristo soffre e si immola, anche noi dobbiamo soffrire-immolarci con lui. E questi sentimenti vittimali sono l’anima della messa. Come si può applicare alla vita questa dottrina? Con un metodo molto semplice: spesso le nostre giornate lavorative sono piene di croci: il freddo, il caldo, la stanchezza; contrattempi, insuccessi, incomprensioni; malattie, noie, solitudini; scoraggiamenti, depressioni, angosce: si tratta di un materiale preziosissimo da offrirsi durante la messa, che - per dirla con il concilio di Trento - dai dolori di Cristo assume valore, da Cristo è offerto al Padre e per amore della passione di Cristo è accettato dal Padre. Saper accettare pazientemente la vita, è vivere il sacrificio della messa.

Vivere la comunione. Si tratta di un altro assioma classico che implica far diventare “mistica” l’unione sacramentale durante la giornata lavorativa: la quale deve diventare un continuo “rimanere in Cristo”. In questo modo si prolunga “misticamente” la comunione: si deve prendere l’abitudine di lavorare, parlare, pensare in-con-per Cristo; si tratta di prendere l’abitudine di fare tutto sotto l’influsso, più attuale-continuo che sia possibile, di Cristo. Bisogna esercitarsi a chiedersi frequentemente: «Come si comporterebbe Cristo se fosse al mio posto?». Bisogna prendere l’abitudine di “commisurarsi” con lui (A. Dagnino).

PREGHIERA


Gesù, tu mi dici che il tuo corpo «è vero cibo»

e il tuo sangue «vera bevanda»:

come vorrei che queste parole fossero davvero creative,

cioè producessero ciò che significano!

Come vorrei diventare come un’umanità aggiunta alla tua:

lasciarmi assimilare da te in modo da poter dire con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me».

Non più io che penso-parlo-agisco, ma tu che pensi-agisci-parli in me e con me!

Capisco bene che sei tu «il Verbo della vita» e perciò in proporzione che io aderirò a te, solo allora la mia vita sarà vera, perché piena di te. Tu mi dici: «Chi si ciba di me, io rimango in lui e lui in me»:

come vorrei lavorare, pensare, parlare, rimanendo in te!

Tu mi dici: «Senza di me, non potete fare nulla»!

Come vorrei non fare per davvero “nulla” senza essere ispirato, comandato, informato da te!

Se tutto in me fosse “cristocomandato”, un po’ alla volta la mia voce, così spesso alterata e nervosa, assumerebbe il timbro dolce e soave, mite e mansueto della tua, voce del buon pastore!

Domenica 14 giugno 2009


PARROCCHIA S. GIORGIO M.

Foglio per i lettori

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO B)

PRIMA LETTURA (Es 24,3-8)
Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!».
Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 115)
Rit: Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. Rit.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. Rit.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. Rit.

SECONDA LETTURA (Eb 9,11-15)
Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza.

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.
Parola di Dio

SEQUENZA
[Sion, loda il Salvatore, / la tua guida, il tuo pastore

con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore: / egli supera ogni lode,

non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita: / questo è tema del tuo canto,

oggetto della lode.

Veramente fu donato agli apostoli riuniti

in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante, gioia nobile e serena

sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne

nella quale celebriamo la prima sacra cena.

E il banchetto del nuovo Re,

nuova, Pasqua, nuova legge;

e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,

la realtà disperde l'ombra: luce,

non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria

ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo,

Obbedienti al suo comando,

consacriamo il pane e il vino, ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:

si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,

ma la fede ti conferma, oltre la natura.

È un segno ciò che appare:

nasconde nel mistero realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;

ma rimane Cristo intero in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,

né separa, né divide: intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono:

mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;

ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:

nella stessa comunione ben diverso è l'esito!

Quando spezzi il sacramento

non temere, ma ricorda:

Cristo è tanto in ogni parte, quanto nell'intero.

È diviso solo il segno non si tocca la sostanza;

nulla è diminuito della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini,

vero pane dei figli: non dev'essere gettato.

Con i simboli è annunziato, / in Isacco dato a morte,

nell'agnello della Pasqua, / nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi:

nutrici e difendici,

portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra,

conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.

Canto al Vangelo (Gv 6,51)
Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.

VANGELO (Mc 14,12-16.22-26)
Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle carissimi, nella Cena pasquale Gesù, nostro Signore, ha donato il suo Corpo e il suo Sangue per la vita del mondo. Purificati e redenti dal suo sacrificio pasquale, innalziamo al Padre la nostra supplica.

L - Preghiamo insieme e diciamo:Rinnova l’Alleanza con il tuo popolo, Signore.

1. Il Papa, i Vescovi e i Presbiteri celebrino sempre con rinnovato stupore e devozione il memoriale della nuova alleanza; il loro esempio aiuti i fedeli a partecipare ai santi Misteri in modo attivo e consapevole. Preghiamo.

2. Il Padre conceda a quanti sono tormentati dal dubbio e dall’incredulità il dono della fede che li apre a cogliere nell’Eucaristia la presenza viva e reale di Cristo. Preghiamo.

3. La celebrazione dell’Eucaristia si prolunghi nel vivere quotidiano di ogni credente. Ognuno riconosca nel Sacramento dell’altare la fonte e il culmine che dà senso alla propria esistenza personale e alla storia universale. Preghiamo.

4. I cristiani perseguitati, i martiri dei nostri giorni e quanti rischiano la loro vita per i fratelli nel segno della fede trovino sempre nell’Eucaristia la forza e la speranza per la loro testimonianza. Preghiamo.

5. La potenza del sangue di Cristo purifichi i cuori di quanti hanno causato la forte crisi economica . Dia a tutti la forza per aiutare chi ha perso il lavoro. Preghiamo.

6. Quanti si nutrono del Corpo e del Sangue del Signore sappiano tradurre nella vita il mistero che celebrano nella fede. Preghiamo.

C – O Dio, ascolta le nostre suppliche in questo giorno a te consacrato e per la partecipazione ai santi Misteri, dona alla Chiesa, sparsa su tutta la terra, la gioia di sentirsi un solo corpo in Cristo Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. T - Amen.

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

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