Commento alla parola domenica 21 giugno 2009


NON AVETE ANCORA FEDE?


Lo schema letterario del vangelo di questa domenica, parte da una situazione di pericolo (la tempesta), passa attraverso l’invocazione fiduciosa dei discepoli spaventati «Maestro, non t’importa che moriamo?», per concludersi con l’intervento di Gesù sulla natura e con la duplice domanda circa la fede: domanda innanzitutto di Gesù: «Non avete ancora fede?», e domanda dei discepoli: «Chi è dunque costui...?». La domanda fondamentale a cui il racconto conduce è proprio quella finale: Chi è Gesù?

La signoria di Gesù sulle acque che tumultuano e minacciano rinvia certamente, nel linguaggio e nel simbolismo biblico, alle acque dell’esodo, quando Dio si rivelò al suo popolo, attraverso Mosè, come “liberatore”’. L’evangelista Matteo, infatti, nella sua redazione dello stesso episodio coglie bene questo parallelismo e usa, a proposito di Gesù, il verbo “salvare”: Gesù si rivela ora il vero “salvatore”! Marco, invece, lascia in sottofondo questo collegamento, per mettere in risalto la “reazione” degli uomini: egli pone al centro dell’attenzione il tema della fede. «Non avete ancora fede?», chiede infatti Gesù ai discepoli. Essi sono ancora dominati dalla loro paura.

E interessante notare che qui sembra esserci, nel testo, una contraddizione: Gesù interroga i discepoli a proposito della loro “fede” proprio quando essi si sono rivolti a lui apparentemente con fede: «Maestro, non t’importa che moriamo?». L’apparente contraddizione scompare se si riflette su quello che muove la “fede” dei discepoli: essi chiedono un intervento “interessato”, ciò che li muove è la preoccupazione per la loro pelle, essi sono ancora dominati dall’interesse a ottenere “qualcosa”.

Così sono anche tante nostre preghiere di domanda, espressione di una fede ancora molto imperfetta e che chiede “miracoli”. Sembra quasi che Gesù, nel testo di Marco, spinga i discepoli d’ogni tempo a una purificazione della loro fede e dell’immagine di Dio che la fonda: il Dio del vero credente sta oltre il mondo degli interessi terreni e le sue “leggi”, e quindi non può essere raggiunto solo a partire da questo mondo.

La fede è essere afferrati da ciò che ci riguarda incondizionatamente. L’uomo è, come ogni altro essere vivente, turbato dalla preoccupazione per molte cose, soprattutto dalla preoccupazione per quelle cose che condizionano la sua vita, come il cibo e la casa. E, a differenza degli altri esseri viventi, l’uomo ha anche bisogni sociali e politici. Molti di essi sono urgenti, alcuni molto urgenti e ognuno di essi può riguardare le cose quotidiane d’importanza essenziale tanto per la vita di ogni singolo uomo, quanto per quella di una comunità. Quando ciò accade, richiede la totale dedizione di colui che risponde affermativamente a questa pretesa; e ciò promette totale realizzazione, anche se tutte le altre esigenze dovessero essere sottomesse a essa o abbandonate per amor suo.

La fede, in quanto essere afferrati da ciò che ci riguarda incondizionatamente, è un atto di tutta la persona. Si verifica al centro della vita personale e abbraccia tutte le sue strutture. La fede è l’atto più profondo e più completo di tutto lo spirito umano [...]. Tutte le funzioni dell’uomo sono riunite nell’atto di fede (P. Tillich).


Apertura dell’Anno Sacerdotale

Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars. Questa toccante espressione ci permette di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità”: è uno dei pensieri iniziali della lettera con la quale Benedetto XVI introduce la Chiesa all’ANNO SACERDOTALE, che si è aperto il 19 giugno, giornata dedicata alla preghiera per la santificazione del clero. “Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza”, prosegue il Papa, sottolineando le “innumerevoli situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi dell’esperienza umana del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?”.

Domenica 21 giugno 2009


PARROCCHIA S. GIORGIO M.

Foglio per i lettori

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)


PRIMA LETTURA (Gb 38,1.8-11)
Qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.

Dal libro di Giobbe

Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
«Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno,
quando io lo vestivo di nubi
e lo fasciavo di una nuvola oscura,
quando gli ho fissato un limite,
gli ho messo chiavistello e due porte
dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 106)
Rit: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Coloro che scendevano in mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,
videro le opere del Signore
e le sue meraviglie nel mare profondo. Rit.

Egli parlò e scatenò un vento burrascoso,
che fece alzare le onde:
salivano fino al cielo, scendevano negli abissi;
si sentivano venir meno nel pericolo. Rit.

Nell’angustia gridarono al Signore,
ed egli li fece uscire dalle loro angosce.
La tempesta fu ridotta al silenzio,
tacquero le onde del mare. Rit.

Al vedere la bonaccia essi gioirono,
ed egli li condusse al porto sospirato.
Ringrazino il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini. Rit.

SECONDA LETTURA (2Cor 5,14-17)
Ecco, son nate cose nuove.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 7, 16)
Alleluia, alleluia.
Un grande profeta è sorto tra noi,
e Dio ha visitato il suo popolo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 4,35-41)
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Come gli apostoli, anche noi ci rivolgiamo con fiducia al Signore Gesù, morto e risorto per noi, perché con la sua pace doni forza e coraggio per resistere alle tempeste della vita.
Con fiducia di essere esauditi, proclamiamo: Sii benedetto, Signore nostro Dio.

1. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per il dono e la bellezza della tua creazione: fa' che sappiamo apprezzarla e custodirla da chi la vuole sfruttare e distruggere, preghiamo.
2. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per la tua Chiesa che custodisce l'amore che Cristo ha manifestato per gli uomini, e ti chiediamo di non vivere più per noi stessi, ma per Lui e per i nostri fratelli, preghiamo.
3. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, perché nelle tempeste della vita tu sei sempre al nostro fianco: fa' che non dubitiamo mai del tuo amore e della tua presenza, anche quando perdiamo la fiducia, preghiamo.

4. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per il bene che hai seminato in tante persone di buona volontà, che nel mondo si impegnano per difendere i diritti dell'uomo, preghiamo

(!!!)
5. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per la Comunità di Zellina,
che(oggi benedice) ieri sera ha benedetto la chiesa restaurata... fa’ che sia sempre più unita nella carità e nell’accoglienza dei fratelli, preghiamo
.
6. Ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, per i nostri bambini e ragazzi che hanno concluso l’anno scolastico e in questa settimana iniziano l’oratorio, stai accanto a loro durante le vacanze, preghiamo


Benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo, che hai donato al mondo la salvezza in Cristo, ridestandolo dalla morte e offrendo a noi la speranza di colmare in Lui tutte le nostre speranze. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Udine. Amianto, in causa altri 400 malati

«L’Ass 5 ha fornito i dati troppo tardi»

Amianto, in causa altri 400 malati

Assistiti dalla Cgil, contano di ottenere benefici dopo le ultime sentenze favorevoli

LA CRITICA

IL CASO


FONTE

I sindacalisti aprono una polemica con la Cisl: dovevamo agire insieme I lavoratori esposti hanno operato in Friuli dal dopoguerra al 1992

Torna a esplodere il caso amianto. Un caso che viene dal passato, ma che tiene ancora in sospeso centinaia e centinaia di lavoratori. Dopo la sentenza del tribunale di Udine che ha riconosciuto l’esposizione all’amianto di 12 lavoratori del polo chimico di Torviscosa, la Cgil è pronta a presentare 130 ricorsi per altrettanti lavoratori sempre del polo chimico.
Complessivamente il patronato della Cgil sta seguendo più di 400 casi. E non è finita qui. Secondo la Cgil sarebbero migliaia i lavoratori della provincia di Udine che hanno dovuto fare i conti con l’amianto nel periodo che va dal dopoguerra al 1992. Ma soltanto una minima parte può sperare di vedersi riconosciuto il diritto di andare in pensione prima del tempo con un beneficio economico.
«Per fare domanda di riconoscimento c’era tempo fino al 30 giugno del 2005 – spiega infatti Danilo Margheritta, direttore dell’Inca, il patronato per l’assistenza e la previdenza della Cgil – e purtroppo solo una minima parte dei lavoratori esposti l’ha presentata: in tutta la provincia saranno poco più di mille. Molti altri pur avendo fatto domanda non avranno benefici perché sono già andati in pensione: una vera e proprio beffa che per quanto ci riguarda interessa 65 lavoratori».
Quello tracciato dalla Cgil è insomma un ritratto drammatico del Friuli del dopoguerra: vecchi impianti industriali in disuso dalle tubature coibentate e isolamenti con pannelli d’amianto, coperture in eternit, tubature idriche. «Inoltre – dice il segretario della Cgil, Glauco Pittilino – c’è chi abusivamente scarica nei fossi o in luoghi appartati materiali da lavorazioni edili contenenti amianto. Avere una completa mappatura è praticamente impossibile, quello che è certo è che all’interno di questo quadro ci sono dipendenti di aziende metalmeccaniche, chimiche, dei trasporti, dell’edilizia e di altri settori che per anni hanno svolto la loro attività in ambienti contaminati dalle famigerate fibre d’amianto». Ma – mette in guardia Margheritta – «generalizzare è impossibile perché ogni singolo caso fa storia a sé». Ecco perché alla Cgil non è piaciuta la “fuga in avanti” della Cisl che attraverso l’Inas ha promosso una serie di cause pilota per 12 lavoratori del polo chimico e per 15 impiegati in un’acciaieria.
«La sentenza è sicuramente positiva – dice Pittilino – , ma se avessimo agito unitariamente avremmo potuto ottenere risultati migliori». Nel “mirino” della Cgil c’è anche l’Ass 5. «Non è da oggi – prosegue Pittilino – che si scopre il problema dell’amianto e sorprende il fatto che l’Ass 5 della Bassa Friulana snoccioli solo ora dati, cifre e incidenze patologiche. Se avessimo avuto i dati anni fa probabilmente si sarebbe rafforzata la prevenzione e avremmo a disposizione degli strumenti più forti a tutela della salute dei lavoratori. Inoltre sarebbe stata più agevole la strada per accedere ai benefici pensionistici o al danno biologico previsti dalla legislazione in materia».
Proprio con l’obiettivo di fare maggiore chiarezza sulla situazione venerdì 26 giugno alle 15 la Cgil insieme all’Inca terrà un incontro pubblico al Cid di Torviscosa. «Saranno illustrati i criteri e i requisiti per accedere ai benefici di legge al fine di evitare false aspettative o improprie convinzioni – conclude il segretario della Filcem Cgil, Roberto Di Lenardo – . Il tutto tenendo conto della complessità delle leggi e dei regolamenti che purtroppo non rendono automatico il diritto come invece qualcuno erroneamente paventa».
Cristian Rigo

Un estratto dall'Annuario di Ad Undecimum...ci parla della futura, ma in parte attuale, Zellina

Da “ZELLINA: una Comunità e la sua storia. “
di Flavia Tomba, Presidentessa del Circolo Culturale Ricreativo di Zellina (22-29 Agosto 1999) - Fonte

…Attraverso mappe e fotografie si è evidenziato come il nucleo abitato, seppur di piccole dimensioni, abbia resistito al passare del tempo e abbia mantenuto pressoché inalterata la propria configurazione. Nato a ridosso della Via Annia, strada di epoca romana, ed in prossimità della roggia oggi chiamata Zellina, il nucleo antico del borgo, di cui tuttora sopravvivono, seppur con sostanziali modifiche, alcune costruzioni, testimonia con la propria conformazione e, soprattutto, con il proprio toponimo la tradizione contadina della frazione. Si tratta, infatti, di un gruppo di edifici disposti a corte (com'è tipico dell'architettura rurale della Bassa Friulana) denominato "Borg da Forcje". L'abitato della frazione è rimasto sostanzialmente inalterato nel corso degli ultimi tre secoli. E' solo nella seconda metà del Novecento che il numero dei nuclei familiari aumenta in modo considerevole e, di conseguenza, si assiste ad una piccola esplosione edilizia. Purtroppo, quest'ultima si è concentrata per lo più lungo gli assi di comunicazione con i paesi vicini con il risultato che l'abitato non ha più una propria identità precisa. Attualmente non esiste più un vero e proprio "centro" del borgo. L'area su cui sorgono la chiesa, il campo di calcio e l'ex sede delle scuole, con alcuni piccoli interventi potrebbe diventare il luogo catalizzatore della vita comunitaria, ma ciò richiede che sia risolto un problema fondamentale: il collegamento per mezzo di una pista ciclabile tra la frazione e San Giorgio che permetterebbe, tra l'altro, di raggiungere l'area suddetta da qualunque punto di Zellina, in tutta sicurezza e senza ricorrere all'automobile….

Il sito del Comune ci parla della Chiesa di Zellina

Con le dovute correzioni pubblico estraendo dal sito di San Giorgio di Nogaro, sperando di far cosa gradita a chi ha amato questi sacerdoti. Anche al giorno d'oggi Zellina ha trovato chi vuole il bene della Comunità.

CHIESA DI ZELLINA
Zellina, toponimo recente in viale Venezia.

Alla chiesa, dedicata all'IMMACOLATA DI MARIA, la prima pietra venne posta il 12 dicembre 1948. Completata sotto la direzione pastorale di don Lauro Minin e don Bepo Minighin, prima e don Bruno Roselli, poi, con il contributo volontario in opere materiali ed economiche di tutta la popolazione, la quale, per questo, alla fine della guerra smantellò un campo d'aviazione militare.

Il cemento ricavato dalla pista d'atterraggio venne trasformato in mattoni con i quali la popolazione edificò la chiesa. La benedizione solenne venne celebrata nel Natale del 1949 e la prima Messa l'indomani, giorno di Santo Stefano.

Da Radiovaticana

Usa: rabbino chiede canonizzazione di Pio XII

◊ Fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sulla beatificazione di Pio XII, adesso prega invece per lui e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo. E’ un rabbino statunitense che si è pronunciato sulla vicenda nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione dal titolo: “Papa Pio XII. Un’antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana. Il rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, spiega il perché di questo suo ripensamento. “Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che il Papa potesse fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni di ebrei furono uccisi”. Poi – ha raccontato il rabbino – nel mese di settembre del 2008 era stato a Roma, su invito di Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva capire il ruolo di Papa Pio XII durante l’Olocausto. In quell’occasione il rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema. Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione – riferisce l’agenzia Zenit. “Le prove che ho visto – ha scritto lo statunitense – mi hanno convinto che la sola motivazione di Pio XII è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”. E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perché fu sempre anticomunista”. “E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”. “Io spero – ha auspicato il rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”. Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, ha parlato del “bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”. Suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora. Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a Zenit a cui ha rilasciato un’intervista – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”. Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti. Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen: “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di nazismo dai comunisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”. In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”. “Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di Stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”. (A.V.)

Da Radiovaticana

Uganda: una casa per bambini orfani

◊ “L'Uganda sembra a prima vista un vero paradiso eppure questo Paese vive il dramma della povertà che provoca sofferenza e morte” afferma padre Danilo Salezze in riferimento alla nascita in cantiere di una casa-famiglia per i bimbi orfani e per le mamme abbandonate a Mbarara, nel sud ovest dell'Uganda. Lo prevede un progetto di solidarietà promosso dai frati della basilica di Sant'Antonio da Padova. L'iniziativa si è concretizzata dopo il recente viaggio proprio di padre Salezze, direttore generale del «Messaggero di Sant'Antonio» ed ora è stata rilanciata anche dalla rivista mensile pubblicata dai francescani conventuali. Il direttore racconta delle enormi difficoltà vissute dalla popolazione, spiegando che alla lunga guerra civile, alla miseria e alla fame, si accompagna la piaga terribile della diffusione dell'Aids. Dei trenta milioni di persone infette da hiv nel mondo, due milioni infatti sono ugandesi e l'80% non sa neppure di essere in questa situazione di estremo rischio. Peraltro non esiste in Uganda una medicina di base, e solo chi può pagare riceve qualche assistenza. Nel Paese l'Aids, oltre a fare moltissime vittime, - riferisce l’Osservatore Romano, occupatosi dell’iniziativa dei frati - è diventato fra l'altro la causa prima di molte altre situazioni drammatiche, come quella dei milioni di bambini rimasti orfani. C'è infine un elevato numero di donne malate a causa del virus, le quali sono colpite anche da altre patologie, fisiche o mentali, tutte conseguenza dell'abbandono in cui si trovano. “A questi bambini e a queste donne, dunque — sottolinea il direttore — sarà dedicata la casa-famiglia Shalom, che rappresenta un segno della solidarietà concreta dei tanti devoti di sant'Antonio sparsi nel mondo”. “Il progetto — specifica padre Salezze — nasce in collaborazione con la comunità Yesu Aurire (Gesù è vivo) di Mbarara, fondata da un sacerdote della diocesi di Mbarara, padre Emmanuel Tusiime”. “Nel progetto — aggiunge — è coinvolto un gruppo di volontari laici, uomini e donne che hanno conosciuto direttamente il dolore, il lutto, la malattia e l'abbandono, e che oggi sono impegnati nel restituire dignità alle persone che chiedono aiuto”. Per i promotori, l'iniziativa di solidarietà è insieme un modello di assistenza e sviluppo, che si basa su una grande esperienza di fede. Casa Shalom sarà in grado di accogliere fino a un centinaio di persone: settanta bambini orfani e malati affetti dall'Aids, quindici mamme sofferenti per disturbi psichiatrici con i loro bambini; oltre a un gruppo del personale volontario e medico. Il terreno è già disponibile e la comunità di Mbarara è pienamente coinvolta nell'iniziativa. Padre Emmanuel pensa già agli sviluppi futuri della casa di accoglienza: essa sarà collegata all'ospedale e all'università e diventerà un luogo di formazione per gli operatori sociali. L'intera città verrà coinvolta nell'iniziativa, i bambini bisognosi di assistenza saranno così reintegrati nelle famiglie e le donne troveranno un lavoro. Manca per ora il denaro per comprare il materiale e pagare il lavoro degli operai, ma i francescani della basilica di Sant'Antonio di Padova, attraverso la Caritas antoniana, hanno comunque deciso di appoggiare questo progetto, convinti nell'aiuto di tanti amici. (A.V.)

Un estratto da Vita Cattolica

LA TESTIMONIANZA DI TRE PARROCI HA CONCLUSO

L’ANNUALE INCONTRO RESIDENZIALE DEL CLERO UDINESE,

SVOLTOSI A PIANI DI LUZZA DAL 3 AL 5 GIUGNO

La domenica è ancora festa

LA DOMENICA, nonostante i centri

commerciali aperti e la tentazione

per l’uomo moderno di viverla solo

come tempo libero, in Friuli è

ancora un importante spazio per

vivere la dimensione della festa, in cui la

presenza del sacerdote è accolta come

preziosa dalla comunità cristiana: è emerso

venerdì 5 giugno, nella tavola rotonda

che, presso il villaggio Getur di Piani

di Luzza (in comune di Forni Avoltri),

ha concluso l’annuale incontro residenziale

del clero diocesano di Udine.

Tre giorni (dal 3 al 5 giugno) in cui sacerdoti

e diaconi friulani hanno dedicato

del tempo alla formazione (con gli apprezzati

interventi sul senso cristiano

della festa da parte del prof. Andrea Grillo,

docente di Liturgia agli istituti S. Anselmo

di Roma e S. Giustina di Padova) e

al libero confronto tra di loro sulle difficoltà

del ministero, in un clima di comunione

e privi dell’assillo degli impegni

pastorali quotidiani.

Nella tavola rotonda i tre arcipreti di S.

Giorgio di Nogaro (mons. Livio Carlino),

Ampezzo (mons. Pietro Piller) e S. Pietro

al Natisone (mons. Mario Qualizza) hanno

fatto emergere l’immagine di parroci

friulani che, nelle diverse realtà della Bassa,

della Carnia e della Slavia Friulana, respingono

«la tentazione di trasformarsi

in burocrati del sacro, per essere invece

sempre di più ministri del mistero», come

ha sintetizzato il moderatore, mons.

Duilio Corgnali (arciprete di Tarcento).

Il senso della festa è più vero e sentito

nelle comunità più piccole e povere dal

punto di vista della presenza umana.

«Nelle piccole comunità le relazioni sono

molto più semplici – ha raccontato don

Carlino –. E così è più facile vivere il senso

della festa. Nel paese grande invece c’è

più la sensazione di avere di fronte un’assemblea

fedele ad un precetto, ad un appuntamento

». Non tutte le Messe domenicali,

però sono uguali: «In Duomo a S.

Giorgio di Nogaro nell’Eucaristia delle

8.30, quella degli anziani, percepisci subito

il senso della festa. L’assemblea canta,

risponde, è vivace». Alle 11 ci sono più

laici che si impegnano nella liturgia, il coro

che anima, «ma nel complesso l’assemblea

è più eterogenea, fredda. Ed ancor

peggio la domenica sera».

Celebrando nelle sue parrocchie di

Ampezzo, Sauris, Socchieve e Raveo,

mons. Piller trova un clima «di festa familiare

», un «rapporto bello, caratterizzato

da amicizia e stima reciproca». Peccato

che la partecipazione alle liturgie riguardi

ormai solo il 10% della popolazione

con la «grande assenza della fascia di età

che va dal post-cresima ai 30-40 anni».

Fanno eccezione le feste patronali, percepite

ancora da tutti come qualcosa

«che tiene vive l’identità e la storia del

paese». Occasioni importanti per «riallacciare

relazioni umane vere» e per far

riemergere che «il senso della festa è nel

Signore Gesù e nel messaggio del Vangelo

».

«Sono parroco in una zona un tempo

servita da 10 sacerdoti», ha sottolineato

mons. Mario Qualizza, evidenziando soprattutto

alcuni dati riferiti al territorio di

Pulfero: popolazione sparsa in 47 borgate

collegate da 50 chilometri di strade comunali,

ben otto chiese aperte al culto,

con l’aiuto di due sacerdoti, don Davide

Larice e don Sandro Piussi (il primo attivo

in zona da oltre 20 anni, il secondo da

qualche mese). E le piccole comunità sono

un patrimonio che non può andare

disperso, ha evidenziato mons. Qualizza:

«Incontrando le persone, specie nei paesi

più poveri dal punto di vista della presenza

umana, si scoprono tesori bellissimi di

partecipazione alla festa cristiana. Ho

fatto mie le parole del Vangelo: "essere

lievito e sale". In ogni paese ci deve essere

un gruppetto che poi trascina tutti gli

altri, come accade nei nostri paesi in occasione

del rosario in maggio. Invece di

guardare la massa che non c’è, dobbiamo

dare importanza al lievito e al sale».

Esperienze, confermate da altri interventi

nel dibattito, che hanno evidenziato

la necessità che in nessun paese alla

domenica sia lasciata la chiesa chiusa. Una

posizione ribadita nel suo intervento

conclusivo dal vicario episcopale per la

pastorale, mons. Igino Schiff, che ha sottolineato

l’importanza della presenza e

della vocazione laicale anche nella liturgia,

da coltivare e promuovere: «È una

presenza attiva e fondamentale. Certo, i

soggetti e le responsabilità che si moltiplicano

possono dare l’impressione di un

fenomeno un po’ disordinato, ma la crescita

di questa coscienza diffusa di corresponsabilità

è fondamentale». Proprio i

laici vanno responsabilizzati per tenere

vivo il senso della festa con la celebrazione

della Parola di Dio laddove non ci può

essere la S. Messa: «Tutti i cristiani devono

restare alla domenica nella propria

comunità – ha ribadito mons. Schiff –.

Magari, dopo aver partecipato alla celebrazione

della Parola di Dio, chi lo desidera

può anche spostarsi per andare a

partecipare alla Messa. Ma se i più forti,

quelli che possono muoversi, se ne vanno,

e lasciano soli i più "deboli", quelli

che sono impossibilitati a farlo, così accelerano

il disfacimento della comunità,

senza la quale non si celebra più l’Eucaristia

».

ROBERTO PENSA

All’imprenditore consegnato il riconoscimento “Itinerannia 2009″. «Già in settembre i primi segnali della ripresa»




«L’ampliamento tarda a causa del sito inquinato»

San Giorgio premia Steno Marcegaglia

«Anche qui abbiamo avuto problemi, ma senza ricorrere alla cassa integrazione»

AUSSA CORNO

SAN GIORGIO DI NOGARO. «L’Italia supererà la crisi ad iniziare dal 2010, anche se già da settembre cominceremo ad avere le prime avvisaglie della ripresa. Per quanto riguarda gli investimenti, questi sono già iniziati e il Gruppo ne sta facendo per 1,5 miliardi di euro in Polonia, Stati Uniti, Cina e Russia». Ad affermarlo è il cavaliere del lavoro Steno Marcegaglia, fondatore e presidente dell’omonimo Gruppo industriale, nonché padre di Emma, presidente di Confindustria, che ieri pomeriggio, durante una cerimonia a villa Dora, ha ricevuto a San Giorgio di Nogaro il premio “Itinerannia 2009″.
Stimolato dalle domande del giornalista Renato D’Argenio, Steno Marcegaglia ha ribadito che l’Italia uscirà prima degli altri dalla crisi perché gli imprenditori hanno più coraggio e lavoratori più seri e impegnati che altrove.
A confermare il suo ottimismo c’è, inoltre, la ripresa dell’acciaio che a suo dire è significativa. L’industriale, però, ha rimarcato che c’è bisogno di riforme, perchè il costo del lavoro è più alto che nel resto negli altri Stati e lo stipendio dei lavoratori più basso. «Io mi auguro - ha sottolineato - che i governi, di qualunque fazione siano, facciano quelle riforme di cui abbiamo bisogno e dichiarino guerra agli sprechi per ridurre le imposte. Non è possibile che i lavoratori che superano una certa cifra abbiano il 40% di imposte! Il futuro dell’impresa è dare molto potere d’acquisto ai lavoratori affinchè si rimetta in moto l’economia. Bisogna avere il coraggio di fare scelte anche scomode in materia: mia figlia Emma lo sta ribadendo fino allo spasimo».
In merito al suo Gruppo, Steno Marcegaglia ha sottolineato che negli oltre 50 insediamenti produttivi con 6.500 dipendenti solo tre hanno avuto qualche problema (anche nello stabilimento di San Giorgio), ma non si è ricorsi alla cassa integrazione; si è invece optato per la riduzione delle ore lavorative a 32 o 24, percependo lo stipendio come se si lavorasse 40: appena la crisi sarà superata, i dipendenti «restituiranno» le ore con gli straordinari arrivando a 48. Marcegaglia ha inoltre ribadito che il Gruppo investe tutto ciò che guadagna, non avendo soci con i quali dover fare i dividendi, evidenziando che ha un capitale sociale, più risorse accumulate, pari a 789 milioni di euro, e un fatturato superiore a 4,2 miliardi.
L’imprenditore non ha lesinato poi qualche critica agli Stati Uniti, «che ne hanno combinate di tutti i colori e ci ridevano dietro, alla fine noi usciremo perché sappiamo far bene», nè all’Inghilterra, «che ha dimenticato come si lavora e oggi l’India, sulla quale comandava, se la sta comprando».
Per quanto riguarda invece gli investimenti nell’area industriale della Bassa friulana, ha spiegato che l’ampliamento dello stabilimento ubicato nell’Aussa Corno, per produzioni di nicchia, sta tardando a causa del sito inquinato e delle difficoltà che il direttore generale del ministero all’Ambiente crea, «ma ce la faremo - ha assicurato - come del resto manterremo fede all’investimento programmato per un nuovo polo siderurgico nei terreni del Feraul (160 milioni di euro da realizzarsi entro il 2013, ndr), dove abbiamo già acquistato 100 mila metri quadri di terreno».
Francesca Artico(rassegna stampa Messaggero Veneto) Fonte

Calendario settimanale 14 giugno 2009

Sabato 20 giugno a Zellina!




Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria - Zellina

Sabato 20 giugno 2009

Festa del Cuore Immacolato di Maria

alle ore 19.00

Sua Ecc. Mons. Pietro Brollo

Presiede la S. Messa e la Benedizione della Chiesa restaurata

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A - 3 maggio 2026

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