ilfriuli.it ci parla di baseball e San Giorgio di Nogaro

Ricordando Gilberto Gloazzo

Fine settimana all’insegna del ‘batti e corri’ a Castions di strada, che ospiterà un torneo giovanile di baseball e un quadrangolare di softball

castionese -
Grande softball a Castions di Strada per ricordare Gilberto Gloazzo, uno dei dirigenti fondatori della Castionese, scomparso prematuramente. Ogni anno, e questa è la settima volta, i dirigenti, gli amici, i simpatizzanti lo commemorano con il Memorial ‘Ricordando Gilberto’. Il torneo si disputerà nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 sul campo di Castions, con inizio sabato alle 14.30, quando scenderanno sul diamante le squadre del settore giovanile di baseball di Buttrio, San Giorgio di Nogaro, Castions delle Mura e i padroni di casa della Castionese, per finire alle 19 con le premiazioni.
Interessanti le gare di domenica, quando saranno di scena le squadre di softball. Dalle 9.30 si confronteranno Castionese, Friul '81, Junior Alpina e una quarta squadra, le ‘Vecchie Glorie’, formata dalle ragazze che hanno conosciuto bene Gilberto e lo vogliono ricordare rimettendosi la divisa, il guantone e rispolverando le proprie mazze. Tutto il giorno si potranno vedere giocare le ragazze e degustare i prodotti del chiosco. Verso le 18 le premiazioni alla presenza delle autorità locali e la promessa di ritrovarsi il prossimo anno per ricordare ancora Gilberto.

Il Portale: buone novità sulla Caffaro

Il rilancio della Caffaro in mano a tre cordate
L'annuncio nel corso di un vertice al ministero dello Sviluppo economico

ROMA (7 ottobre, ore 13) - Il rilancio del sito chimico di Torviscosa sarà affidato a tre cordate. E’ quanto emerso oggi a Roma nel corso dell’incontro nella sede del ministero dello Sviluppo economico tra il commissario straordinario Cappelletto, i rappresentanti delle segreterie sindacali dei chimici e i funzionari ministeriali.
Il bando formalizzato dal commissario, dunque, ha avuto una risposta concreta: delle cinque cordate ipotizzate inizialmente, tre risultano idonee all’insediamento nell’area ex Caffaro. Le tre cordate, oltretutto, non configgono tra loro e questo permetterà l’insediamento di tutte quante.
“E’ un dato decisamente positivo – spiega Augusto Salvador, della Cisl Chimici – perché ci saranno anche possibilità di sviluppi superiori rispetto alla produzione della Caffaro”.
Chi si insedierà godrà del diritto di superficie per 20 anni, scaduto quel termine i subentranti potranno acquistare a tutti gli effetti il terreno. Nel frattempo l’auspicio è che si concluda la transazione del ministero dell’Ambiente sul danno ambientale sul sito di Torviscosa. “I costi delle bonifiche – ribadisce Salvador – devono essere accollati a chi ha prodotto il danno”.
Per quanto riguarda l’occupazione ci sono segnali positivi. “Una volta formalizzato l’insediamento delle cordate – prosegue l’esponente della Cisl – cominceremo la trattativa sindacale, che potrebbe iniziare nell’arco di alcune settimane”. Intanto il 27 novembre scadrà il termine dei 12 mesi di amministrazione straordinaria, anche se il commissario con ogni probabilità chiederà la proroga, consentita dalla legge, di altri tre mesi. Fino al 27 febbraio, dunque, i lavoratori continueranno a godere di tutti gli ammortizzatori sociali del caso.

Lo saluteremo con don Igino

Il Papa ad Aquileia nel 2011   
Benedetto XVI sarà in visita pastorale in Friuli e Veneto il 7 e 8 maggio

AQUILEIA (7 ottobre, ore 11.30) - Con grande gioia e commozione il card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, stamane durante il tradizionale incontro che si svolge all’inizio di ogni nuovo anno pastorale con i sacerdoti del Patriarcato nella Basilica Cattedrale di San Marco, ha annunciato che il Santo Padre Benedetto XVI ha accolto l’invito a compiere una Visita pastorale ad Aquileia e a Venezia il 7 e 8 maggio 2011.
 
Ecco le parole del card. Scola:
“Questo dono che il Santo Padre fa al Patriarcato di Venezia coincide con la conclusione della Visita Pastorale in atto nel Patriarcato dal 2004. Preparandoci accuratamente e vivendo coralmente questo straordinario evento potremo meglio comprendere i segni preziosi che lo Spirito ha disseminato tra noi lungo questo periodo di grazia e aprirci in tal modo pieni di speranza al futuro. Come il Santo Padre ci ha documentato nei recenti viaggi in Inghilterra e a Palermo, la fede, nutrita dalla preghiera liturgica e personale ed alimentata dalla carità e dal pensiero di Cristo, rivela la sua straordinaria “convenienza” per gli uomini e le donne di oggi.
La venuta del Santo Padre tra noi risponde anche ad un’altra istanza emersa durante la Visita Pastorale nel Patriarcato di Venezia: l’utilità che i cristiani propongano alla libertà di tutti gli abitanti e gli ospiti di Venezia “città dell’umanità” pratiche di vita buona per la società civile. Essi desiderano un confronto sincero e leale con tutti i soggetti in campo.
È inoltre di grande valore il fatto che il Santo Padre abbia accettato di inaugurare l’anno di preparazione interdiocesana all’evento del Secondo Convegno di Aquileia. Tutti i rappresentanti delle diocesi del Nord-Est, della Slovenia, Croazia ed Austria nate da quella celebre Chiesa madre sono convocati in Aquileia per l’incontro col Papa.
A nome di tutti i Vescovi delle diocesi interessate mi permetto di invitare le realtà ecclesiali, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, ma anche, con le debite distinzioni, tutta la società civile e le varie Istituzioni a mobilitarsi per accogliere Benedetto XVI che verrà a Venezia, dopo 26 anni dalla visita di Giovanni Paolo II e quasi 40 da quella di Paolo VI, nel vincolo di grata memoria con Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I, i tre Patriarchi Papi del secolo scorso”.
 
Le reazioni. «Accolgo con molto piacere la notizia della visita pastorale che il Santo Padre farà nella nostra terra nel mese di maggio del prossimo anno – commenta il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini – . La presenza di Papa Benedetto XVI ad Aquileia, per l’inaugurazione dell’anno di preparazione al Secondo Convegno di Aquileia, sarà un momento solenne, di grande festa e partecipazione, per tutta la comunità friulana. E’ un segnale importante di riconoscimento nei confronti della nostra Chiesa, culla del Cristianesimo mittel-europeo e della nostra identità». 
 
«Si realizza così - ha detto l'arcivescovo di Gorizia, mons. Dino De Antoni - un desiderio coltivato da lungo tempo dalle nostre Chiese. Anche personalmente avevo invitato il Papa a visitare la basilica che aveva già accolto i suoi predecessori di venerata memoria, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Siamo felici della sua venuta - ha continuato il presule - anche perché essa aprirà l'ultimo anno di preparazione al Convegno ecclesiale delle Chiese del Triveneto del 2012: sarà l'occasione per riflettere sull'impegno della nuova evangelizzazione cui tutte le nostre Chiese sono chiamate. Ma sappiamo anche che la presenza di Benedetto XVI ad Aquileia rappresenterà un'occasione preziosa – secondo l'arcivescovo - per un richiamo alle radici comuni delle Chiese del Centro, Nord ed Est Europa che, proprio grazie alla testimonianza dei martiri aquileiesi, hanno conosciuto nei primi secoli dell'era cristiana il Vangelo. La venuta fra noi del Santo Padre - ha concluso mons. De Antoni - ci ricorda che oggi Aquileia è chiamata ad essere nuovamente luogo di incontro fra le Chiese, affinché l'Europa possa tornare a respirare con i polmoni dell'Occidente e dell'Oriente».
 
«Sono molto lieto – ha detto il sindaco di Udine, Furio Honsell - che il Santo Padre abbia deciso di recarsi in visita pastorale ad Aquileia. Spero che il Papa, compatibilmente con gli impegni della sua agenda, possa recarsi anche qui a Udine, città che raccoglie l’eredità del Patriarcato di Aquileia».
 
Il sindaco di Aquileia Alviano Scarel esprime la «soddisfazione dell'intera comunità» per l'odierno annuncio della visita di Papa Benedetto XVI nella storica località friulana. «A quasi 30 anni di distanza - ha proseguito Scarel, - dalla storica visita di papa Giovanni Paolo II, con quest'occasione viene riconosciuto il ruolo fondamentale che questa città ha avuto con la sua Chiesa madre, i suoi martiri e Padri della Chiesa, nell'azione di evangelizzazione di vaste aree dell'Europa centro-orientale Aquileia - ha quindi proseguito Scarel - farà tutto il possibile per accogliere Benedetto XVI con lo spirito e il decoro che si convengono, cogliendo anche l'occasione per presentare al Pontefice - ha concluso - le nuove scoperte del periodo paleo-cristiano a cui la Fondazione sta lavorando».

 

Foglio Parrocchiale:Domenica 3 ottobre 2010



Con Don Livio a Cividale...muniti di tutti gli strumenti di ripresa!!!






INSIEME  A DON LIVIO
VERSO CIVIDALE……… ………...
IL 17 OTTOBRE
Iscrizioni nelle singole parrocchie con le seguenti modalità:
per SAN GIORGIO presso Cartoleria Ravì e informazioni al 340/4702786
per PORTO NOGARO, VILLANOVA, ZELLINA e PORPETTO dopo le Sante Messe

La partenza è prevista per le ore 14.00 dalla piazza della chiesa di ciascuna parrocchia. La quota da versare al momento dell'iscrizione è di € 10,00. Sarà garantito il posto solo per coloro che si iscriveranno entro il 3 ottobre. Oltre tale data si riceveranno le iscrizioni solo fino ad esaurimento di eventuali posti rimasti disponibili.


Domenica 3 ottobre 2010

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

PRIMA LETTURA (Ab 1,2-3;2,2-4)
Il giusto vivrà per la sua fede.

Dal libro del profeta Abacuc

Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede
».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 94)
Rit: Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. Rit.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. Rit.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». Rit.

SECONDA LETTURA (2Tm 1,6-8.13-14)
Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti
dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (1Pt 1,25)
Alleluia, alleluia.
La parola del Signore rimane in eterno:
e questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
Alleluia.

VANGELO (Lc 17,5-10)
Se aveste fede!

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle, le sofferenze e le debolezze degli uomini molte volte rendono vacillante la fede. Preghiamo con convinzione e con forza e, sull’esempio degli Apostoli, domandiamo al Signore il dono della fede e del suo amore capace di trasfigurare il mondo e di ridonare la gioia a questa nostra Comunità.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Signore, aumenta la nostra fede!
1.      Per la Chiesa di Cristo: perché aiuti gli uomini a vivere l’esperienza della fede per non lasciarsi intimorire dalla disonestà e dalla violenza che dilaga nel mondo; preghiamo.
2.      Per tutti i cristiani: la fede ricevuta come dono battesimale diventi impegno quotidiano per far sì che il Vangelo sia il messaggio al quale ispirare ogni scelta e ogni comportamento di vita; preghiamo.
3.      Per la nostra società attraversata da sentimenti di violenza e da atteggiamenti di odio e di vendetta: ritrovi la forza per leggere la storia secondo le indicazioni del Vangelo che ci aiuta ad incontrare le persone non come dei nemici da distruggere, ma come erranti da recuperare; preghiamo.
4.      Per questa nostra Comunità parrocchiale: ognuno di noi si senta un granello di senape che cresce e si sviluppa per offrire a tutti con umiltà e con gioia la testimonianza viva della fede cristiana; preghiamo.
5.      Per i catechisti e tutti coloro che frequenteranno  la catechesi a vario livello: perché ognuno porti il messaggio di Gesù vivendolo in famiglia, nella scuola, nello sport; per questo preghiamo
6.      Per il nostro fratello SAVONA FRANCESCO che Dio ha reso partecipe del Mistero Pasquale di Cristo, perché viva in eterno la comunione dei santi in paradiso. Preghiamo.
C – Padre onnipotente ed eterno, tu ci chiami a collaborare alla tua opera di salvezza rivelando il tuo amore per noi. Aumenta la nostra fede con la forza del tuo Spirito perché la nostra fedeltà risponda al dono che tu ci offri per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna per tutti i secoli dei secoli.   T - Amen.





Presentazione dell'enciclica «Caritas in Veritate»




 
L’enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritate” va annoverata tra i grandi testi del Magistero sulla dottrina sociale della Chiesa. Lo conferma la grande eco che quest’enciclica ha avuto non solo in ambienti ecclesiastici, ma politici ed economici.
In questo mio intervento, non mi propongo una presentazione esauriente dell’enciclica la cui ricchezza di contenuti chiederebbe vari e competenti approfondimenti. Mi limito a delle sottolineature che nascono anche da ciò che a me è rimasto più impresso del documento pontificio.

1. Un’architettura coerente
Mi ha colpito, alla prima lettura, l’architettura coerente con cui il Papa ha strutturato il documento. Ci si trova davanti ad un testo pervaso da un pensiero di rara robustezza e coerenza, capace di trattare di molte tematiche ( e diverse tra loro) tenendole sempre unite dentro un filo logico unitario che le illumina e le interpreta in profondità.
Il Santo Padre non si esime dall’affrontare le principali questioni con le quali si sta confrontando l’umanità agli inizi del terzo millennio (lo sviluppo, l’impresa, il mercato, la politica, la tecnica, l’ecologia, le problematiche energetiche, la giustizia verso le future generazioni, le povertà e diseguaglianze, i fenomeni migratori, i mezzi di comunicazione sociale ..), com-presa la recente crisi finanziaria da cui ancora non siamo usciti.
Entra in ognuna di essere per dare un giudizio e un orientamento appropriato ad essa.
Pur, però, nella varietà e complessità delle questioni affrontate non perde mai di vista un quadro coerente di riferimenti fondativi etici e antropologici.
Per questo, a mio parere, la lettura dell’enciclica lascia l’impressione di aver accostato un pensiero affidabile e convincente che ha colpito molti anche addetti ai lavori.
Un testo così unitario e organico nasce, certamente, dalla preparazione culturale di Benedetto XVI, dalla sua capacità di analisi lucida delle situazioni  e di robusta riflessione critica; qualità che gli sono universalmente riconosciute.
Si avverte, però, un valore aggiunto alle doti personali del Papa: è la luce che viene dalla Rivelazione cristiana. Il suo è un pensiero illuminato dalla Parola di Dio la quale non solo non mortifica l’intelligenza umana, ma, al contrario, la porta a sviluppare tutte le sue potenzialità. Le dona una luce particolare per analizzare le situazioni della storia uman con una profondità critica che, magari, sfugge ad altri sforzi intellettuali, pur di qualità.
E’ questa luce della Rivelazione che pervade la Dottrina sociale della Chiesa e i grandi documenti dei Papi, dalla Rerum Novarum in poi, rendendoli sempre attuali nelle leggere i momenti della storia e spesso profetici nell’aprire prospettive.

2. Carità nella verità
L’enciclica ha come titolo “Caritas in veritate”, la carità nella verità. Il binomio “carità - verità” non è solo il titolo e l’incipit del documento ma è la spina dorsale che gli conferisce quella coerenza di cui parlavo sopra.
“La carità nella verità, di cui Cristo si è fatto testimone nella sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera” (n. 1). Questa è la frase iniziale dell’enciclica, nella quale Benedetto XVI dichiara subito la prospettiva di fondo di tutta la sua riflessione.
In altre parole, il Papa afferma che per promuovere uno sviluppo che sia autentico benefi-cio per ogni uomo e per tutta la società umana è necessario capire bene che cosa si in-tenda per “carità” e quale sia il suo legame intrinseco con la “verità”; e non una verità qualsiasi ma la verità di cui si è fatto testimone Gesù Cristo con la sua parola e con l’esempio della sua vita.
Mi soffermo sul binomio “carità e verità” e sul loro intrinseco rapporto perché mi sembra la prospettiva per comprendere nel suo vero significato l’enciclica e perché ho l’impressione che anche le reazioni favorevoli ad essa non sempre lo abbiano sempre sot-tolineato.
Ho visto mettere in luce i temi particolari toccati dal Papa ma meno questo pilastro fondativo: la carità deve essere illuminata dalla verità e, specialmente, dalla Verità che è giunta a noi con Gesù; d’altra parte, chi è illuminato dalla Verità non può che dedicare la sua vita alla carità.
Ponendo a fondamento della Dottrina sociale della Chiesa “la carità nella verità” Benedetto XVI, porta allo scoperto la debolezza più profonda che ha caratterizzato la cul-tura della società occidentale nell’epoca moderna e, di conseguenza, anche il suo sviluppo tecnico ed economico. Si è staccata la carità dalla verità perché il pensiero moderno ha relativizzato l’importanza decisiva di essere illuminati dalla verità. Siamo “in un contesto so-ciale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso ad essa incurante e ad essa restio” (n. “)
La carità, senza più la luce della verità cristiana (che ha illuminato tutto la nostra civiltà), diventa cieca; anzi, non è più carità. Produce uno sviluppo economico e sociale di-sorientato, senza riferimenti chiari e affidabili, unilaterale nelle sue scelte.
Alla fine pagano i poveri e vien meno il rispetto integrale della dignità della persona umana e di ogni persona umana, al di là del suo stato di salute e di potere.
Scrive il Papa: “Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la ca-rità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione” (n. 2).
Nel corso dell’enciclica, Benedetto XVI mostra le conseguenze del distacco della carità dalla verità; o meglio, di aver progettato uno sviluppo economico e sociale senza averlo fondato sulla verità. Faccio solo due esempi.
La grande sensibilità ecologica che si è sviluppata negli ultimi 50 anni è inevitabil-mente sbilanciata se l’ecologia della natura non è integrata con “un’ecologia dell’uomo” (n. 51). Non è possibile battersi per il rispetto della natura e degli animali e non rispettare l’esistenza e la dignità della persona umana dal momento del suo concepimento fino al momento della sua conclusione terrena. Il Papa sottolinea come  essi non siano temi stac-cati ma intrinsecamente correlati. Senza un’ecologia globale, illuminata dalla verità dell’uomo e del creato, si arriva al degrado della persona che è il centro e il senso di tutto il creato.
Un secondo esempio è il tema della libertà religiosa (n. 29). Il Papa afferma: “Un al-tro aspetto legato in modo stretto con lo sviluppo è la negazione della libertà religiosa”. Sviluppo e libertà religiosa non sono percepiti così intimamente connessi dal pensiero contemporaneo; se non sono visti come due dimensioni molto lontane tra loro. Lo sviluppo è visto come progresso nel benessere materiale, di servizi, di strutture; la libertà di professare la propria religione come una questione privata e non rilevante né sul piano del benessere della persona, né su quello della qualità del vivere sociale. Queste prospettiva mostra una idea miope e debole di sviluppo e di benessere della persona e della comunità uma-na, poco illuminata da una verità sulla realizzazione integrale dell’uomo.
La tentazione a distaccare carità da verità può entrare anche dentro la vita e la pa-storale della Chiesa ponendo l’accento sulla carità, vista come impegno pratico di solida-rietà, di volontariato, di lotta per la giustizia e la pace.
E’ reale il rischio, denunciato da Benedetto XVI, di una carità indebolita perché poco attenta a meditare continuamente sulla verità rivelata da Cristo sull’uomo,il suo destino, la sua realizzazione soprannaturale ed eterna, le forme della carità annunciate dalla S. Scrittura.
C’è il rischio di un’azione caritativa che “scivola nel sentimentalismo”; e si fa, quindi, guidare da ciò che impressiona maggiormente l’emotività e l’opinione pubblica, “preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, ua parola abusata e distorta, fino a signi-ficare il contrario” (n. 3).
Solo illuminata dalla verità rivelata, la carità diventa una virtù “intelligente” che co-glie a fondo le condizioni del vero sviluppo che porti l’uomo e la società verso un bene comune che sia realmente il “bene” e realmente “comune”, possibile a tutti.
Cito un’espressione sintetica dell’enciclica: c’è bisogno di “un amore ricco di intelligenza e di un’intelligenza piena di amore” (n. 30)

3. L’umanesimo integrale come meta dello sviluppo
La carità, illuminata dalla verità rivelata, orienta tutte le energie, spese a favore dello sviluppo sociale. verso la prospettiva di un “umanesimo integrale”.
Su tale prospettiva richiamo ancora un attimo l’attenzione perché è un’altra delle idee forza che conferiscono coerenza e organicità all’architettura dell’enciclica.
Benedetto XVI si mette in continuità con tutto il Magistero sociale dei suoi predecessori e in particolare di Paolo VI e della sua enciclica “Popolorun progressio” che cita ampiamen-te.
E’ stato Paolo VI ad affermare in modo autorevole che lo sviluppo per essere auten-tico e veramente umano deve “integrale”. E precisa che cosa intende per “integrale”: “volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” (Populorum progressio, n. 14).
L’autentico sviluppo, quindi, deve obbedire a due condizioni:
- deve promuovere la realizzazione della persona umana, in tutte le sue dimensioni perse-guite in modo armonico;
- deve preoccuparsi che tale realizzazione sia resa possibile e accessibile a tutti gli uomini perché ogni persona ha pari dignità.
Per attuare la prima condizione è necessario che l’impegno di carità sia illuminato da una verità sull’uomo completa, da un’antropologia  “integrale” che non sacrifichi nessuna dimensione della persona umana. C’è bisogno, come si esprime Benedetto XVI di “una nuova sintesi umanistica” (n. 21). All’uomo devono essere assicurate dignitose condizioni materiali per vivere (cibo, vestito, casa, sanità), la dignità e la sicurezza del lavoro, la possibilità di una crescita culturale, l’apertura all’accoglienza della vita, la libertà religiosa per coltivare la dimensione spirituale (n. 22-29).
Queste condizioni, poi, devono essere assicurate a tutti gli uomini che formano la comunità umana senza discriminazioni di alcun genere.
Su queste prospettive di un umanesimo integrale sono chiamati ad agire tutti coloro che hanno responsabilità nel promuovere il bene comune realizzando una giustizia vera verso ogni uomo e comunità umana.
Una giustizia che miri ad un umanesimo integrale deve avere tre dimensioni che Benedet-to XVI ricorda: una giustizia  commutativa, distributiva e sociale. Queste tre forme di giu-stizia meriterebbero un’ulteriore riflessione. In particolare, merita attenzione la forma di giustizia che il Papa chiama “sociale” e che prevedere una dimensione di dono e di gratui-ta non come un sovrappiù rispetto alla giustizia ma come una forma di giustizia che assi-cura uno sviluppo armonico e rispettoso dell’uomo e di tutti gli uomini.

4. Conclusione
Come dichiaravo all’inizio, mi sono limitato ad alcuni spunti per una comprensione dell’enciclica “Caritas in veritate” senza pretese di esaustività.
In particolare ho cercato di mettere in luce alcuni principi che stanno al cuore di tutto il do-cumento pontificio e ne fanno cogliere il senso profondo e la sua armonicità.
Su questi principi siamo chiamati a riflettere specialmente noi cattolici per assumerli noi e proporli nel dialogo con altri quando si parla di sviluppo e di progresso economico e sociale.
 
Andrea Bruno Mazzocato
Arcivescovo di Udine

XXI Convegno missionario diocesano.

Acqua, bene comune da difendere   
Sabato 2 ottobre a Udine il XXI Convegno missionario diocesano.
Relatore mons. Luigi Infanti, vescovo di Aysen (Cile), originario di Teor

UDINE (1 ottobre, ore 12) - Domani, a partire dalle ore 16, nella sala «Paolino d’Aquileia» a Udine (in via Treppo 5/B) si terrà l’annuale Convegno missionario diocesano che quest’anno invita le comunità a riflettere sul tema “Acqua viva per tutti i popoli. Vangelo, acqua e beni comuni”. Animerà la riflessione  e il confronto mons. Luigi Infanti Della Mora, friulano, precisamente di Campomolle di Teor, attuale vescovo di Aysén nella Patagonia cilena, che proprio su questo tema ha scritto una Lettera pastorale “Dacci oggi il nostro pane” recentemente pubblicata in Italia dalla Emi (Editrice missionaria italiana). Una lettera che è un atto di accusa contro la privatizzazione e la mercificazione dell’acqua, che nella diocesi di Aysén, in Patagonia si traduce nel progetto di 5 grandi centrali idroelettriche, nel quale è coinvolta anche l’italiana Enel. Ma anche una profonda riflessione evangelica sul significato dei «beni comuni» che il Signore ha affidato all’umanità intera senza distinzioni e sulla giustizia nella distribuzione delle risorse planetarie.

“Il tema che affronteremo nel Convegno – spiega il direttore del Centro missionario diocesano, don Luigi Gloazzo – ci interroga profondamente sull’uso che facciamo di un dono così grande, come quello dell’acqua, e pone una più ampia questione, di grande attualità anche qui in Friuli, sulla natura del rapporto tra l’uomo e il creato. Infine ci interpella sulla nostra responsabilità di cristiani rispetto ai beni che la terra ci dona e alla loro equa distribuzione perché a nessuno sia negato il diritto alla vita”.

Il programma del convegno prevede alle 16 il saluto del vicario generale dell’Arcidiocesi, mons. Guido Genero, alle 16.30 l’intervento di mons. Luigi Infanti sul tema «Acqua viva per tutti i popoli». Alle 18 inizierà il dibattito tra i partecipanti. L’incontro si concluderà alle ore 19.

Il Convegno missionario costituisce un momento importante che mette in profonda comunione i partecipanti con tutti quei preti, religiose, religiosi e laici che dalla diocesi di Udine sono partiti per il mondo, segno chiaro della dimensione missionaria della Chiesa. Sono ben 235; precisamente 73 in America del Sud e del Nord, 36 in Africa, 19 in Asia, 1 in Medioriente, 2 in Oceania e 104 in Europa.
Il convegno è aperto a tutti.

Cristiani europei discriminati?

EUROPA/GRAN BRETAGNA - In Avvento Campagna in difesa dei cristiani discriminati a scuola e al lavoro
Londra (Agenzia Fides) – I cristiani del Regno Unito appartenenti a tutte le denominazioni, che sono soggetti a discriminazione nelle scuole e sui luoghi di lavoro, hanno promosso a livello nazionale la campagna “Not Ashamed”, invitando tutti i cristiani del paese a rimanere uniti. Organizzata da Christian Concern for our Nation, che è all'avanguardia nella difesa della libertà cristiana sul luogo di lavoro e nella società, la campagna invita i cristiani ad indossare il logo “Not Ashamed”, con il simbolo cristiano ben visibile, durante il periodo liturgico dell'Avvento e in particolare il primo dicembre, che sarà il “Not Ashamed Day”. L'ex arcivescovo di Canterbury, Carey, sta preparando un messaggio speciale per la campagna, nel quale spiega che Gesù Cristo rappresenta la Buona Novella per tutti. In una nota del fondatore di Christian Concern, Andrea Minichiello Williams, pubblicata dall’Independent Catholic News, si legge: “Come è emerso dalla recente visita del Santo Padre Benedetto XVI, c'è grande consapevolezza del tentativo di rimuovere Gesù Cristo dalla vita pubblica, relegandolo al dominio del ‘privato e personale’, con effetto disastroso sia per i singoli che per la comunità. Questa campagna vuole incoraggiare tutti i cristiani a non avere vergogna di chi sono e in cosa credono. E' tempo che la Chiesa ritrovi la sua voce e il suo ruolo nella vita pubblica”, ha detto Williams. (AP) (28/9/2010 Agenzia Fides)

Caffaro Tabella di lavoro

(ASCA) - Udine, 27 set - ''In merito alla Caffaro procederemo entro la fine dell'anno con la richiesta di svincolo dell'ex deposito legnami e dell'area Serichim e con i cantieri per la realizzazione della barriera idraulica. Per quanto riguarda, invece, il marginamento delle discariche attendo la comunicazione in merito del commissario straordinario del gruppo Snia, Cappelletto, per arrivare a novembre con il progetto approvato''.

Questa la tabella di lavoro che il commissario delegato Gianni Menchini ha illustrato in occasione della prima Conferenza regionale su ''Il territorio della Bassa Friulana e la Laguna di Marano e Grado'', annunciando contestualmente l'apertura di decisivi cantieri per la sicurezza della navigazione e la gestione della laguna.

''Iniziera' il prossimo mese il cantiere per l'adeguamento delle due vasche del Fearul e stiamo procedendo con la progettazione di tre casse di colmata: almeno due le realizzeremo presto, quella di Grado e quella in zona Aussa Corno-Marano-Lignano'', ha assicurato il commissario.

Nel corso del suo intervento Menchini non ha risparmiato l'appunto alla gestione dell'Amministrazione straordinaria che ha definito ''scollegata'', richiedendo per il futuro una maggiore collaborazione.

''Essendo di fatto due commissari di governo, pur con obiettivi ed esigenze diverse, mi sarei augurato che convergessimo su uno stesso fine, ovvero rilanciare una zona industriale e programmare anche la soluzione di problemi ambientali'', ha commentato Menchini, aggiungendo che ''il Piano da me redatto e' stato approvato dai ministeri dell'Ambiente, della Salute e dello Sviluppo economico e quindi non capisco i quattro ricorsi presentati contro di esso al Tar dal Commissario Cappelletto e che si discuteranno il 27 ottobre''.

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Radiovaticana: Chiara "luce" Beata!




◊ Una ragazza “dal cuore cristallino”, “dall’amore grande come l’oceano”: così mons. Angelo Amato ha ricordato Chiara Badano, beatificata ieri pomeriggio nel Santuario Romano del Divino Amore. Il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi ha definito questa giovane legata al Movimento dei Focolari - morta a soli 19 anni per un osteosarcoma - “una missionaria di Gesù, un’apostola del Vangelo”, colei che “ci invita a ritrovare la freschezza e l’entusiasmo della fede”. Il servizio di Isabella Piro:

“Offrire più atti d’amore a Gesù”: è questo il proposito di Chiara Badano nel giorno della sua Prima Comunione. Un proposito al quale resta fedele per tutta la vita, una vita breve, ma colma di grazia. Era nata il 29 ottobre 1971 a Sassello, vicino Savona, figlia unica di genitori profondamente cristiani. A nove anni, incontra il Movimento dei Focolari e ne assimila in pieno il carisma, il fare la volontà di Dio, il vivere la Parola di vita, l’amare Gesù crocifisso e abbandonato. La fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich, le dà un secondo nome, quello di “Luce”, tanta è la gioia dello Spirito Santo che traspare dagli occhi e dal sorriso di questa ragazza. Ascoltiamo mons. Amato:

"Fin da piccola aveva una carità gioiosa e straripante, manifestata nei fatti e non nelle parole. Chiara durante le elementari dava la sua merendina a una compagna che ne era priva. Quando la mamma lo seppe gliene dava due. Ma Chiara continuò a darle ai bambini poveri, perché in essi vedeva Gesù".
Il 17 febbraio 1989 comincia il calvario di Chiara. La diagnosi è terribile: sarcoma osseo con metastasi. Ma la giovane non si arrende. Di fronte alla malattia che le impedisce di praticare lo sport, tanto amato, dice: “Dio mi ha tolto le gambe, ma mi ha dato le ali”. E nonostante i dolori, rifiuta la morfina perché vuole rimanere lucida ed offrire tutto a Gesù. La sua stanza, prima in ospedale e poi a casa, diventa luogo di incontro e di apostolato: in tanti vanno a visitarla per portarle affetto e consolazione, ma in realtà sono loro a ricevere conforto ed incoraggiamento. Ancora mons. Amato:

"Era una ragazza che difendeva con coraggio la propria identità cristiana. La vita di Chiara è di una straordinaria attualità soprattutto per i giovani, ai quali insegna a non rifugiarsi nel rispetto umano, ma a testimoniare con fermezza la propria fede e il proprio amore al Papa".
Negli ultimi giorni, Chiara non riesce quasi più a parlare, ma vuole prepararsi all’incontro con Gesù, ‘lo Sposo’: sceglie un abito bianco, suggerisce canti e lettura per le esequie, vuole che il suo ultimo rito sia una festa. Muore all’alba del 7 ottobre del 1990. Le sue ultime parole sono per la mamma: "Sii felice, perché io lo sono”. Ed il suo ultimo gesto è un atto di carità:

"L’ultimo suo dono furono le cornee, unici organi ancora trapiantabili, perché non intaccati dalla malattia. Furono espiantate e due giovani oggi vedono grazie a lei. Chiara diceva: 'Ora non ho più niente di sano, ma ho ancora il cuore e con quello posso sempre amare'”.

◊ Sull’esempio di Chiara non rimanete analfabeti del Vangelo: non soffocate l’anelito della vostra vita a cose grandi, ad un amore universale. E’ con questo invito che il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, si è rivolto ai tanti giovani che stamattina hanno partecipato, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, alla Messa di ringraziamento per la Beatificazione di Chiara "Luce" Badano. Nella serata di ieri, in oltre ottomila si erano dati appuntamento nell’Aula Paolo VI, e molti anche in Piazza san Pietro, per una grande festa in onore di Chiara "Luce", che a loro ha inteso passare il proprio testimone. Sui due avvenimenti ci riferisce Adriana Masotti:

“I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, però vorrei passare loro la fiaccola come alle Olimpiadi. I giovani hanno una vita sola e vale la pena spenderla bene”. E’ da queste parole pronunciate da Chiara "Luce" Badano negli ultimi giorni della sua esistenza terrena che l’omelia del cardinale Bertone prende il via. Ripercorre, poi, la storia di Chiara:

“Anzitutto, alla base della sua vita vi è una fede ferma e costante nell’amore indefettibile di Dio, che si riflette nell’amore verso il prossimo. La sua biografia attesta una vita gioiosa, segno che le esigenze del vivere cristiano non si oppongono alla brama naturale di felicità”.
Il cardinale Bertone accenna ai fattori che hanno contribuito alla sua maturità cristiana: la famiglia, la comunità ecclesiale, la spiritualità del Movimento dei focolari. “Chiara Badano – dice il cardinale Bertone – dà concretezza al recente messaggio di Benedetto XVI ai giovani per la prossima Gmg, in cui scrive: ‘Cari amici, spesso la croce ci fa paura perché sembra la negazione della vita. In realtà, è il contrario! Essa è (il sì di Dio all’uomo, l’espressione massima del suo amore e) la sorgente da cui sgorga la vita eterna”. “La testimonianza di Chiara è un invito che Dio rivolge soprattutto a voi, giovani”, conclude il porporato.

(Canto iniziale “Tu hai una vita sola…”)
I giovani presenti in Basilica avevano vissuto ieri sera momenti forti. Alle 21, l’Aula Paolo VI era stracolma. La fotografia del volto luminoso e sorridente di Chiara Luce campeggia sul palco davanti ad un pubblico attentissimo, pronto ad applaudire i passaggi più profondi e a scatenarsi accompagnando i ragazzi che suonano e cantano sul palco. Sembra felice di essere lì insieme a suoi amici per i quali ha offerto la vita. La sua è una presenza spirituale tangibile, che i ragazzi avvertono. La sentono amica, compagna di viaggio, modello, ma anche una di loro. Ci sono anche i suoi genitori e i suoi amici più stretti a ricordarla. Il papà Ruggero e la mamma Maria Teresa:

“Io non concepivo un matrimonio senza figli, no? Però… pregavo. Cercavo di pregare...

“Quando Chiara è arrivata ci è apparso subito un dono della Madonna. Ma avvertivamo nell’anima, fin da subito, che Chiara non era solo figlia nostra, ma prima di tutto era figlia di Dio”.
Ha solo 9 anni, Chiara, quando conosce la spiritualità dell’unità di Chiara Lubich e scrive:

Ho riscoperto il Vangelo sotto nuova luce. Ora voglio fare di questo magnifico libro il mio unico scopo della vita. Non voglio e non posso rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio“.

E poi ancora:
“Ho riscoperto Gesù Abbandonato in modo speciale. Prima lo vivevo piuttosto superficialmente e lo accettavo per poi aspettarmi la gioia. Ho capito che stavo sbagliando tutto. Non dovevo strumentalizzarlo, ma amare Lui e basta. Ho scoperto che Gesù Abbandonato è la chiave dell’unità con Dio, e voglio sceglierlo come mio sposo e prepararmi quando viene. Preferirlo…”.
Un percorso, quello di Chiara "Luce", che si fa particolarmente intenso nell’ultimo anno di vita in un ripetuto “sì” a Dio nell’accettazione del dolore, nell’amore verso tutti. E’ ciò che, in forme diverse, tanti altri giovani del Movimento vivono come i ragazzi dell’Italia, Pakistan, Croazia e Giordania che offrono la loro testimonianza. Prende poi la parola Maria Voce, la presidente del Movimento. Ma a salutare i giovani alla fine è la stessa Chiara "Luce" in un audiomessaggio che aveva registrato durante la sua malattia:
(voce di repertorio di Chiara Luce)

"Ho capito che se noi fossimo sempre in questa disposizione d’animo, pronti a tutto, quanti segni Dio ci manderebbe! Ho compreso anche quante volte Dio ci passa accanto e non ci rendiamo conto. Adesso vi saluto anche se avrei tantissime altre cose da dirvi, ma ecco alla prossima puntata. Ciao a tutti!(canto)
La gioia di tutti è grandissima ed è un evento davvero straordinario, quello che si è vissuto. Ma quale significato ha per il Movimento dei Focolari? Ci risponde Maria Voce:

“Da un certo punto mi sono domandata anche: cosa cambia oggi? Per Chiara Luce, niente, perché noi siamo convinti che lei sia Beata dal primo momento che ha lasciato questa terra e che è andata in Paradiso. Per noi? Noi abbiamo vissuto insieme a lei questi momenti in cui lei ha guadagnato questa santità; ma cambia tantissimo, nello stesso tempo, perché è la Chiesa, adesso, che ce la ridà e la ridà non solo al Movimento ma la ridà a tutta la Chiesa, al mondo intero come garanzia che è possibile raggiungere la santità anche in una vita normale. Quindi, è questa spiritualità collettiva, questa santità di popolo che Chiara – Chiara Lubich – ha sempre desiderato che venisse in luce, proprio per questa possibilità che tutti hanno di puntare alla santità”.
Ma sentiamo alcuni dei ragazzi presenti in Aula Paolo XVI:

R. – Chiara Luce per noi è stata una compagna di vita, e con lei andiamo avanti, insieme, cercando di fare cose grandi nella vita perché Dio ci chiede questo: abbiamo una sola vita e vogliamo penderla per lui, per realizzare il meraviglioso disegno che Dio ha su di noi. E così, la nostra forza è questa: di essere insieme.

R. – Sono qui perché credo che una figura come Chiara sia veramente una testimonianza bellissima per noi giovani di oggi. Molto spesso, infatti, si tende a pensare come i santi siano qualcosa di lontano, qualcosa che non ci appartiene più, qualcosa del passato. Invece, Chiara è stata la testimonianza vivente di come anche oggi possiamo tentare di essere santi.

R. – E’ stato per me un’esperienza grandissima poter scoprire e poter sperimentare e toccare con mano che questa spiritualità che cerco di vivere ogni giorno è una cosa che porta alla santità. Ecco, per me è una spinta a fare questo ogni giorno della mia vita.

R. – Quello che mi colpisce particolarmente di lei è il fatto che sia una Beata ai giorni nostri, una Beata che sa essere figlia dei nostri tempi ma allo stesso tempo, autenticamente cristiana.

R. – Chiara, nonostante tutto il dolore che ha provato, ha accettato e ha fatto la volontà di Dio. Io sono una ragazza non tanto forte, ma pensando a questo riesco ad andare avanti ed a pensare positivo riguardo a tutti i problemi della vita.

R. – La cosa che più mi ha colpito di Chiara Luce è la sua semplicità, e questo ci spinge ad essere consapevoli che anche noi, nella nostra vita quotidiana, possiamo vivere come lei, possiamo essere tanti Chiara Luce e tanti Chiara Luce nel mondo. Quindi, il nostro è solo un “grazie”.

R. – Chiara Luce Badano mi ha fatto capire tante cose: che la santità non è irraggiungibile, ma molto tangibile, anche per i giovani. Basta fare come lei: semplicemente amare ogni prossimo che viene a noi.

R. – Non sembra vera che adesso sia una Beata! E’ una cosa di cui parlavamo anni fa, sembrava una cosa lontana, invece no: è una giovane come noi della quale possiamo dire che è Beata, che ce l’ha fatta! E’ un esempio per tutta la Chiesa, è un esempio anche formalmente. E’ veramente una gioia!

Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

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