Gran Bretagna: sdegno per la campagna pubblicitaria che nega l'esistenza di Dio

Gran Bretagna: sdegno per la campagna pubblicitaria che nega l'esistenza di Dio

◊ “Probabilmente Dio non esiste. Smetti di preoccuparti e goditi la vita”: all’inizio di gennaio questo slogan pubblicitario è apparso su oltre 800 autobus in tutta la Gran Bretagna e nella metropolitana di Londra, scatenando la reazione dei cristiani inglesi. Come riportato dall’agenzia Zenit, la campagna pubblicitaria è sostenuta dall’Associazione umanista britannica, finanziata con oltre 140mila sterline (150mila euro) e dovrebbe essere riproposta, su scala minore, anche in Spagna. Il direttore nazionale dell’associazione Christian Voice, Stephen Green, ha dunque presentato una denuncia presso l’Advertising standards authority (Asa) accusando la pubblicità di essere ingannevole e di violare il codice “a meno che chi promuove l’annuncio non dimostri che probabilmente Dio non esiste”. Nel regolamento dell’Asa, infatti, si legge che “la pubblicità non può disorientare i consumatori. Ciò significa che chi la promuove deve avere prove che dimostrino ciò che annuncia sui suoi prodotti o sui servizi prima che l’annuncio compaia”. Secondo un portavoce dell’Asa, infine, l’authority ha accettato la denuncia e la valuterà nei prossimi giorni, riservandosi di decidere se contattare o meno chi ha promosso l’annuncio. (R.B.)

Presento un'intervista della Radiovaticana dal Bollettino del 13 gennaio:

Una trovata pubblicitaria che non giova al dialogo tra posizioni diverse: il commento di don Gianfranco Calabrese ai "bus dell'ateismo"

◊ Fa discutere la notizia diffusa ieri sui principali quotidiani italiani on line della campagna atea sull’inesistenza di Dio che sarà promossa a Genova dal prossimo 4 febbraio. Su alcuni autobus del capoluogo ligure campeggerà infatti lo slogan: "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno". Analoghe iniziative sono state lanciate nei mesi scorsi anche negli Stati Uniti, in Australia, in Inghilterra e in Spagna. Gabriella Ceraso ha raccolto il commento di don Gianfranco Calabrese della diocesi di Genova, docente della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale:


R. - La pubblicità è sempre un modo di rendersi pubblico di alcune posizioni che vogliono, in qualche modo, farsi dello spazio. Se fosse un dibattito sereno, potrebbe starci, ma non vorrei fosse un modo polemico di reagire a delle posizioni nel segno di un anticlericalismo che ormai - secondo me - è datato, perché oggi c’è una forte ricerca d’incontro, di dialogo.


D. - La Chiesa, come dicono gli organizzatori di quest’iniziativa, è dunque così pervasiva da occupare tutti gli spazi?


R. - C’è un po’, in queste tesi, un motivo dominante: che la Chiesa parla sempre ed è sempre presente in tutte le cose. Ma io credo che il problema non sia che la Chiesa è presente: il fatto è che, in una società debole dal punto di vista dei valori, la maggioranza delle persone interpella la Chiesa perché vede in essa un riferimento a quei valori che vorrebbe trovare in altre figure, anche non della Chiesa, e che purtroppo non sono presenti. Quello che mi preoccupa di più, però, è che non vorrei che questi modi di agire - di tipo pubblicitario - creino polemicamente delle contrapposizioni che, in questo momento, nel nostro Paese non dovrebbero esserci, perché credo sarebbe bene lavorare insieme o almeno dibattere, ma non così, per slogan.


D. - Quanto impatto, quanta presa sulla gente può avere una pubblicità così?


R. - Può colpire all’inizio, ma di fatto non incide in profondità. Anche perché la gente, se è convinta, dentro, di certi valori positivi o negativi, conduce comunque la vita secondo questi valori, in particolare per cià che riguarda la religiosità, che io vedo - nel popolo italiano - molto radicata.

inizio pagina

La sobrietà dimenticata


di Dionigi Tettamanzi (Dal discorso, «La sobrietà dimenticata», che l’arcivescovo di Milano ha tenuto ieri sera a Varese nel primo incontro con gli amministratori locali della diocesi)

Specialmente nel momento difficile che l’economia mondiale sta attraversando, con la solidarietà non bisogna dimenticare la sobrietà, che costituisce la via maestra alla solidarietà. È infatti l’uso corretto e sapiente dei beni la prima forma che realizza una solidarietà piena e consente il dono a mani libere, senza trattenere nulla se non quanto necessario. In queste ultime settimane sempre più spesso si è insistito da molte parti e con grande enfasi sulla necessità di sostenere il più possibile i consumi. Certo le esigenze della moderna economia vanno in questo senso: se non si produce, se non si vende, se non si consuma, l’economia ristagna. Ma anche qui ritorna il tema della giusta misura: non ci sono forse troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicità più che ingannevole?

Dovremmo forse cominciare a riflettere sulla giusta dimensione della crescita economica, perché non si può far crescere all’infinito la domanda di cose, e uso appositamente il termine «cose». Forse gli economisti potrebbero aiutarci a rispondere alla domanda: quanto è giusto crescere? E, ancora, in quali settori è giusto crescere di più? La medicina, la cultura, la ricerca scientifica, l’ecosostenibi-lità, l’agroalimentare per dare cibo a tutti...

È una domanda che riguarda anche la vita dei Comuni che amministrate. Le opere essenziali in genere non mancano: scuole, strade, fognature, acquedotti, centri sportivi ecc. Manca a volte la cura quotidiana di tutte queste realtà affinché siano effettivamente e utilmente a disposizione della gente. Mancano, molto spesso, o risultano inadeguati i servizi alle persone, soprattutto ai più bisognosi per motivi non solo economici. Diventa quindi necessario interrogarci: in quale direzione crescere? Che cosa è davvero necessario? Che cosa è davvero urgente e prioritario e cosa non lo è, rispetto al bene della gente che abita il territorio da noi amministrato? Dove investire le risorse che ci sono, anche se rischiano di essere sempre insufficienti? Tocca a voi cercare e trovare la risposta appropriata. È comunque importante, prioritario tenere viva la domanda.

Più che preoccuparci genericamente della crescita, urge chiederci perché e come crescere. È in gioco il nostro modello di sviluppo, la sua dimensione veramente e pienamente umana, il suo orizzonte sociale. È giusto crescere, dunque, ma quale è la giusta misura? Forse nessuno ci sta seriamente pensando, perché ci lasciamo travolgere dal meccanismo irrefrenabile del mercato. Un’economia seria non può non porsi la domanda e cercare la risposta; così come una politica seria. Parlando del-l’attuale crisi economica globale, come un «banco di prova» e «quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di corto respiro», papa Benedetto XVI ha posto e motivato un interrogativo che chiede una riflessione accurata e una disponibilità alla «conversione»:

Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante? Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo. Sempre in rapporto a questa crisi, da leggersi in profondità «come un sintomo grave che richiede di intervenire sulle cause», il Papa afferma: «Non basta - come direbbe Gesù - porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio (cfr. Mc 2,21)» (Angelus, 1 gennaio 2009).

Per esemplificare ci poniamo qualche domanda. Possiamo sostenere uno sviluppo che non si faccia carico delle esigenze del pianeta: dei popoli poveri ed esclusi dalla mensa imbandita dei Paesi ricchi, dell’ambiente, del risparmio delle risorse naturali? Questo non significa fermare il progresso economico, ma «ri-orientarlo», significa chiedersi dove stiamo andando e correggere la rotta per raggiungere approdi migliori. Porsi la domanda sul modello di sviluppo e sul tasso di crescita, sulla distribuzione delle risorse ha realmente a che vedere con il progresso e con il benessere di tutti. Non è l’atteggiamento di chi vuol tornare indietro, ma di chi vuole proseguire con assennatezza.

Eppure si tratta di domande che spesso infastidiscono, forse semplicemente perché toccano il cuore della questione. Ancora per esemplificare: perché tacitamente accettiamo che intere aree del pianeta siano tagliate fuori dal progresso, anche minimo?

(da La Stampa del 16 gennaio 2009)

ACLI + Fondazione Marco Biagi

LAVORO: LE ACLI ADERISCONO ALLA FONDAZIONE MARCO BIAGI

Il presidente Olivero: «Coniugare insieme ricerca, formazione e buona occupazione»

Roma, 16 gennaio 2009 – Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani aderiscono alla Fondazione Marco Biagi, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, per le ricerche scientifiche nazionali ed internazionali nel campo del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Contemporaneamente, le Acli aderiscono all’associazione Adapt, fondata dallo stesso Biagi nel 2000, che opera con la Fondazione in regime di convenzione.

Nel corso della sua intensa vita, prematuramente interrotta, Marco Biagi ha incontrato e collaborato più volte con le Acli, sia a livello nazionale sia locale. Per diversi anni è stato iscritto alle Acli di Bologna, che nel gennaio 2003 – prime in Italia - hanno fondato un circolo culturale e tematico intitolato alla sua memoria.

«Il nostro obiettivo – afferma il presidente nazionale Andrea Olivero – è quello di contribuire a promuovere la ricerca nel campo del diritto del lavoro e delle relazioni industriali, e insieme migliorare la nostra offerta formativa per ciò che riguarda il funzionamento del mercato del lavoro. Le Acli metteranno a disposizione la loro esperienza e il loro radicamento territoriale per diffondere le migliori pratiche nell’ambito delle politiche di promozione della occupazione. E’ possibile coniugare insieme ricerca, formazione e buona occupazione».

Marina Biagi è convinta che le Acli porteranno un importante contributo alle attività di ricerca della Fondazione da lei presieduta.

L’adesione della Acli è volta alla realizzazione di tre importanti obiettivi: rilanciare l’idea dello “Statuto dei lavori”, per introdurre nuove tutele per i lavoratori flessibili a partire dall’estensione e dalla rimodulazione degli ammortizzatori sociali e da condizioni contrattuali tali da garantire più stabilità e sicurezza lavorativa, di reddito e di condizioni pensionistiche; migliorare la qualità dei percorsi formativi progettandoli e realizzandoli insieme alle imprese presenti sul territorio; promuovere il lavoro di cura rivolto agli anziani, ai malati e ai bambini, facendolo uscire dalla marginalità in cui spesso è relegato, adottando strumenti come quello dei voucher o della defiscalizzazione per incentivare l’utilizzo di questa tipologia di lavoro.

La vita è già complicata!

COMUNICATO STAMPA

IMMIGRAZIONE: ACLI, NO A “TARIFFARIO” SU CITTADINANZA

Roma, 15 gennaio 2009 – «Non si può trasformare la politica per immigrazione in un listino prezzi». Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani esprimono attraverso la voce del presidente Andrea Olivero la propria contrarietà a quanto approvato e ancora va discutendosi in Senato in tema di sicurezza e immigrazione.

«Dopo il “contributo” annunciato sul permesso di soggiorno – dice Olivero – abbiamo visto approvare la tassa di 200 euro per “l’acquisto” della cittadinanza. Salutata da parte di alcuni addirittura come rivoluzione culturale. A noi pare piuttosto una regressione, come ebbe a dire mesi fa autorevolmente il cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale. Un tempo la cittadinanza era un valore, un diritto, ora ha un prezzo. Abbiamo da oggi un tariffario sulla cittadinanza e l’integrazione».

Le Acli ricordano che già ora la richiesta di un permesso costa al singolo cittadino straniero oltre 70 euro. Permesso che l'amministrazione riesce a rilasciare «in tempi biblici – denuncia Olivero - mai meno di un anno e spesso di più, lasciando la persona in una situazione di costante precarietà».

Contrarietà delle Acli all’introduzione del reato di immigrazione e soggiorno clandestino. «Indignazione» per l'ulteriore provvedimento che prevede la possibilità data al medico di turno al Pronto Soccorso di denunciare alle autorità il cittadino straniero non legalmente presente che ad esso si rivolge per essere curato. Ancora critiche per la proposta del “permesso di soggiorno a punti” che assimila uno strumento normativo che ratifica un diritto ad un concorso a punti.

«Quello che più colpisce – conclude il presidente Olivero – è che a fronte di una serie di misure che vorrebbero contrastare la clandestinità per garantire la sicurezza, si rende più difficile e complicata la vita di coloro che vivono in Italia regolarmente, senza prevedere per loro nessuna politica d’integrazione. Ma senza integrazione, lo abbiamo detto più volte, non c’è sicurezza»

A rischio anche la cassa integrazione appena iniziata

I SINDACATI CHIEDONO L'INTERVENTO DI REGIONE, GOVERNO E CONFINDUSTRIA
Caffaro, decisa la liquidazione versione testuale


TORVISCOSA (16 gennaio, ore 9.15) - Giornata nera, ieri, per la Caffaro di Torviscosa. Il cda del gruppo Snia ha posto in liquidazione le controllate Caffaro e Caffaro chimica e ha nominato Paolo Bettetto liquidatore. A lui il compito di presentare le domande di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Proprio questo strumento, che prevede la presenza di un giudice per valutare se l’accordo si può raggiungere, è ormai l’unico per evitare il fallimento.
A rischio, dunque, anche la cassa integrazione appena iniziata, dopo l’11 settembre scorso, quando l’impianto è stato posto sotto sequestro per presunto inquinamento ambientale.

«Forte preoccupazione» è stata espressa dalle rappresentanze sindacalia che, in una nota diramata oggi, affermano di ritenere «non più rinviabile la costituzione immediata di un tavolo operativo per la ricerca di nuovi partners industriali in grado di elaborare un piano organico supportato da adeguati investimenti in grado di salvaguardare la continuità operativa del sito chimico di Torviscosa».

Il tavolo, nelle intenzioni dei sindacati, «dovrà assumere i connotati dell’emergenza sociale e garantire l’impegno politico del presidente Tondo e degli assessori competenti nonché del liquidatore, del sindacato e Confindustria, a perseguire con tutti i mezzi una soluzione positiva, per quanto sofferta, della vicenda».

Alla Giunta regionale e al Governo, supportati dall’azione di Confindustria, i sindacati chiedono di «scendere in campo» con loro «per scongiurare la chiusura totale o parziale del sito e degli stabilimenti insediati, ricercando le possibili soluzioni con il sostegno di un accordo di programma con i ministeri competenti e rendere attrattivo il sito e le condizioni del possibile rilancio».

«Da subito attiveremo un incontro urgentissimo – fanno sapere – con il liquidatore nominato e con le forze politiche e industriali della regione e della provincia di Udine».
Caffaro Chimica, controllata al 99,05% da Caffaro Srl, aveva totalizzato perdite per circa 10,7 milioni di euro; Caffaro Srl, controllata al 100% da Snia, aveva invece accumulato perdite per oltre 22,4 milioni di euro. «L'impatto di tali provvedimenti sulla situazione patrimoniale di Snia – è detto in una nota – verrà analizzato in dettaglio dal consiglio di amministrazione di Snia, che si terrà il prossimo 2 febbraio 2009». Fondata nel 1917 e quotata dal 1922 in Borsa, Snia è una società italiana attiva nell'area della chimica di base, specialistica e dell'oleochimica ed è presente anche nel settore immobiliare e in quello meccanico.

Unità

CHIESA LOCALE
Riuniti nella mano di Dio
Dal 18 al 25 gennaio la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani
la pastora Manocchio e mons. Brollo." vspace="5" border="0" hspace="10">
Nella foto: (da sin.) padre Deac,
la pastora Manocchio e mons. Brollo.
UDINE (16 gennaio, ore 12.15) - «Essere riuniti nella tua mano (Ezechiele 37, 17)». È il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che le diocesi italiane celebreranno come sempre dal 18 al 25 gennaio. Nell’Arcidiocesi di Udine, l’appuntamento principale promosso dalla Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo è un incontro di preghiera per invocare il raggiungimento della piena unità dei cristiani (cattolici, ortodossi protestanti) che è il volere di Cristo stesso. L’incontro è programmato per domenica 25 gennaio alle ore 18, presso la parrocchia ortodossa romena di san Basilio, in via Tomadini 3 a Udine. Alla veglia parteciperanno l’Arcivescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, il parroco romeno-ortodosso padre Iustinian Deac e la pastora valdese-metodista Mirella Manocchio.

Anche quest’anno il tema della Settimana per l’unità dei cristiani è presentato con un messaggio firmato dal presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo mons. Vincenzo Paglia, dal presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Domenico Maselli, e dall’Arcivescovo-metropolita ortodosso d’Italia e di Malta ed Esarca per l’Europa meridionale, mons. Gennadios Zervos. «Anche oggi – si legge nel messaggio - il mondo cerca unità. È un altro momento in cui sembra impossibile l’intervento di Dio; il mondo occidentale, dove non mancano i mezzi di sussistenza, corre dietro a sogni irraggiungibili e sembra dimenticare quali siano i significati veri della vita. Il cosiddetto terzo mondo si trova nella quasi impossibilità di vivere per la mancanza assoluta dei beni di sostentamento». In questo contesto, i cristiani «sentono l’urgenza di fare propria la visione di Ezechiele: essere riuniti in modo di formare un solo bastone nella mano di Dio. In questa direzione essi hanno una sola arma: la preghiera, che rivolgono a Dio da ogni parte della terra e che esige da loro una conversione all’amore e ad alla giustizia».

La Settimana per l’unità pone «le comunità cristiane di fronte alle vecchie e alle nuove divisioni – conclude il messaggio –, alla guerra e alla violenza, all’ingiustizia economica e alla povertà, alla crisi ecologica, alla discriminazione e al pregiudizio sociale, alla malattia e alla sofferenza, alla pluralità delle religioni per giungere infine a proclamare la speranza cristiana».

Commento alla Parola e 18 gennaio 2009


18-25 gennaio 2009. Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani


ESSERE RIUNITI NELLA TUA MANO


Il Signore mi parlò: «Ezechiele, prendi un bastone e scrivici sopra queste parole: Giuda e le tribù d’Israele unite a lui. Poi prendi un altro bastone e scrivici sopra: Giuseppe e tutte le altre tribù d’Israele unite a lui. Poi accostali l’uno all’altro in modo da formare un unico bastone nella tua mano… Uniti nella mia mano formeranno un solo bastone.” (Ez 37,15ss)

I cristiani sono chiamati ad essere strumenti dell’amore costante e riconciliatore di Dio, in un mondo segnato da vari tipi di separazione e alienazione. Essendo battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e professando l’unica fede nel Cristo crocefisso e risorto, siamo un popolo che appartiene a Cristo, un popolo inviato ad essere il corpo di Cristo nel e per il mondo. Cristo ha pregato per i suoi discepoli: che possano essere una cosa sola, cosicché il mondo possa credere.

Le divisioni fra noi cristiani su contenuti fondamentali della fede e del discepolato feriscono gravemente la nostra capacità di testimonianza di fronte al mondo. Vi è la tentazione di vedere le attuali divisioni e i conflitti che le accompagnano come un’eredità naturale della nostra storia cristiana, piuttosto che come una contraddizione interna dell’annuncio che Dio Padre ha riconciliato il mondo in Cristo.

La visione di Ezechiele dei due bastoni, su cui sono scritti i nomi delle tribù divise dell’antico Israele, e che diventano un solo regno nella mano di Dio, è un’immagine vigorosa della potenza di Dio nel portare la riconciliazione, nel realizzare ciò che un popolo radicato nella divisione non può realizzare. Si tratta di una immagine altamente evocativa per i cristiani divisi, che prefigura la sorgente della riconciliazione che si trova al cuore stesso della proclamazione cristiana. Sui due pezzi di legno che formano la croce di Cristo, il Signore della storia prende su di sé le ferite e le divisioni dell’umanità. Nella totalità del dono di se stesso sulla croce, Gesù tiene unito il peccato umano con l’amore misericordioso e redentivo di Dio. Essere cristiani significa essere battezzati in questa morte, nella quale il Signore, per la sua misericordia senza limiti, incide sul legno della croce i nomi dell’umanità ferita, tenendo noi tutti stretti a lui e ricostituendo la nostra relazione con Dio e fra noi.

L’unità dei cristiani è una comunione fondata nella nostra appartenenza a Cristo, a Dio. Nel convertirci sempre più a Cristo, veniamo riconciliati dalla potenza dello Spirito Santo. La preghiera per l’unità dei cristiani è un riconoscimento della nostra fede in Dio, una totale apertura di noi stessi allo Spirito. Assieme agli altri nostri intenti per l’unità - il dialogo, la testimonianza comune e la missione - la preghiera è uno strumento privilegiato attraverso cui lo Spirito Santo rende la riconciliazione in Cristo visibilmente manifesta al mondo che Cristo stesso è venuto a salvare.

Panorama dei Cristiani del mondo



2000

2006

Popolazione mondiale

6.070.581.000

6.529.426.000

Cattolici

1.055.651.000

1.128.883.000

Ortodossi

214.436.000

220.290.000

Protestanti

347.764.000

380.799.000

Anglicani

75.164.000

80.922.000







Preghiera

O Signore, che hai dato te stesso sulla croce

per l’unità del genere umano,
ti offriamo la nostra natura umana deturpata dall’egoismo,

dall’arroganza, dalla vanità e dal risentimento.
O Signore, non abbandonare gli oppressi
che soffrono per le tante forme di violenza,

di avversione e di odio,
vittime di erronee credenze e ideologie di conflitto.
O Signore, nella tua compassione tendici la mano,
e prenditi cura del tuo popolo,
cosicché possiamo gustare pienamente la pace e la gioia, nell’ordine della tua creazione.
O Signore, fa’ che tutti i cristiani possano operare insieme
per portare la tua giustizia nel mondo.
Dacci il coraggio di aiutare il nostro prossimo a portare la croce,
invece che mettere la nostra sulle loro spalle.
Signore, insegnaci la saggezza di trattare i nostri nemici

con amore, invece che con odio. Amen.

Calendario settimanale 18 gennaio 2009

Domenica 18 gennaio 2009


II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

PRIMA LETTURA (1Sam 3,3-10.19)
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.

Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 39)
Rit: Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio. Rit.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo». Rit.

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo». Rit.

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai. Rit.

SECONDA LETTURA (1Cor 6,13-15.17-20)
I vostri corpi sono membra di Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 1,41.17b)
Alleluia, alleluia.
«Abbiamo trovato il Messia»:
la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.
Alleluia.

VANGELO (Gv 1,35-42)
Videro dove dimorava e rimasero con lui.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, oggi il Signore ci chiama ad ascoltare la sua parola, per seguirla e metterla in pratica. Oggi si svela il senso della nostra dignità cristiana, spesso rovinata dalle nostre stesse divisioni. Preghiamo perché l'incontro con il Signore Gesù ci renda suoi discepoli e testimoni.
Lo invochiamo dicendo: Dona alla tua Chiesa pace ed unità!

1. Per la Chiesa di Dio, che è chiamata a partecipare e a testimoniare la santità divina, perché in ogni luogo invochi il Signore che dona lo Spirito Santo, preghiamo.
2. Per tutti i credenti in Cristo, perché non siano sordi all'appello del Signore, e sulla strada dell'ecumenismo si impegnino a superare ogni divisione e discordia, preghiamo.
3. Per coloro che hanno consacrato la vita all'annuncio del Vangelo, perché siano coerenti testimoni della tua Parola che salva, preghiamo.
4. Per tutti gli uomini, perché sappiano riscoprire nell'ascolto e nella meditazione della Parola di Dio la fonte della vera vita, preghiamo.
5. Per noi che partecipiamo all'Eucaristia, perché possiamo vivere, come i primi discepoli, la gioia dell'incontro con il Signore, preghiamo.

Signore, che hai detto ai primi discepoli “Venite e vedrete”, ascolta la nostra preghiera unanime. Libera la nostra mente e il nostro cuore da ogni sordità ed egoismo, e dona alla tua Chiesa pace ed unità, per poter offrire al Padre il sacrificio della lode con animo puro e riconoscente.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Offerte di lavoro

http://www.lavoratorio.it/articolo.php?id=750

Aquesto link offerte di lavoro per San Giorgio di Nogaro

Battesimo


OGGI HA RICEVUTO IL DONO DEL BATTESIMO

Fumolo Camilla


Foglio della Collaborazione Pastorale Di San Giorgio di Nogaro

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 14 Giugno 2026

  domenica 14 Giugno 2026 Messa del Giorno XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A Antifona Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido....